Bruschetta Hummus di Peperoni

Mi sono svegliata Farah Fawcett. Vi ricordate una delle protagoniste di Charlie’s Angels? La bellissima bionda con la chioma più fluente del mondo, ammirata proprio per questo, da tutto il globo e quindi anche da me? Fin da piccola ho desiderato avere quei capelli! Per di più anche la mia mamma, la mia nonna materna, quasi tutte le mie zie (sorelle della mamma), alcune mie cugine e cugini, e ora anche i miei discendenti possiedono dei meravigliosi, fluentissimi capelli biondi e, se non bastasse, dei profondissimi occhi azzurri. Insomma sono contornata dai tipici normanni. Io invece ho preso dalla parte paterna ed esattamente dalla nonna, mamma del mio papà: bruna (quasi nera per l’esattezza), capelli lisci, anzi “chiodini” come una volta li ha apostrofati un parrucchiere, con occhi verdi, ma oliva, e carnagione chiara,di quel biancore assoluto che quando ero piccola i miei fratelli, per scherzare (ma mica tanto), mi dicevano che le pareti di casa nostra erano più colorite. La mia mamma, invece, così come tutta la sua famiglia, ha i colori tipici dei californiani. Bionda, carnagione ambrata, occhi azzurri e profondi. Bella, anzi bellissima, tanto che ancora ci fermano per farle i complimenti per i begli occhi. Non solo e non basta. I capelli della mia mamma sono di quel tipo che una volta che li pettini stanno esattamente come li hai pettinati e la mattina dopo sembra che invece di dormire tutta per intero, abbia posato la sua testa sul comodino. Anche io la mattina dopo averci dormito sopra ho bisogno di pettinarli perché restano sempre lisci. Immaginate cosa sia stata la mia adolescenza in pieni anni ’80 (1980), quando si usavano i capelli ricci e vaporosi! Ho anche fatto una permanente una volta, ma neanche quella ha sortito l’effetto desiderato, anzi! Alla fine del mio corso di studi, proprio pochi mesi prima della mia laurea, decisi di dare un look nuovo alla mia capigliatura e che se riccia non potevo diventare, almeno bionda lo potevo essere. Meno male che la moda era cambiata e anche i capelli lisci e lunghi si portavano. Certo io non desistevo dal proposito di averli quanto meno ondulati. Così ogni settimana mi recavo dal parrucchiere e rifacevo fare i capelli “mossi”, ossia grandi riccioli che si dovevano trasformare in bellissime onde come appunto quelli di Farah Fawcett. Purtroppo, invece, nel giro di mezz’oretta cadeva tutto rovinosamente e precipitosamente. Per fortuna ritornando perfetti capelli lisci. A nulla servivano quintali di lacca che facevo mettere al parrucchiere. A nulla serviva aggiungerne dell’altra anche a casa. A nulla anche la tortura a cui mi sottoponevo ogni notte dormendo con i bigodini cosiddetti morbidi, che comunque di notte tanto morbidi non risultano, facendomi passare gran parte della nottata sveglia per i dolori. Poi mi sono sposata. Certo non volevo trasformarmi dalla mogliettina tutta curata e carina del giorno, alla strega brutta e trasandata della notte, anche perché passavo più tempo notturno col maritino, che diurno. Allora escogitai le mollette a becco di cicogna, da mettere la mattina prima di entrare in doccia e togliere subito dopo. Perché si sa, il vapore acqueo aiuta a mantenere la piega. In queste due fasi della mia vita riuscivo a mantenere i boccoloni per una oretta circa e cioè il tempo necessario di uscire da casa e andare a lavorare. Alla fine, ma solo l’anno scorso, ho deciso che alla mia tenera età dovevo smettere di andare dietro ai miei desideri e di assecondare la natura del mio capello. Certo al colore originale non potevo tornare (qualche capello bianco – causa figli – me lo impedisce), ma perché non fare un taglio retto, anzi come si usa ora (si usa ancora?) più cortino dietro e più lungo davanti tutti belli lisci, lisci? E così chiedo al mio parrucchiere di trasformare il mio capello sfrangiato (gli addetti ai lavori, alias tutte le donne, sanno a che serve un taglio sfrangiato). Ho smesso anche di andare ogni settimana a fare la messa in piega con grande gioia del mio consorte per il risparmio che ne consegue (sarà mica di origine genovese?). Devo dire che male non mi stanno, anzi. E poi apprezzo il poco lavoro che richiedono. Ma da qualche mattina ho una grande sorpresa, mi sveglio con i capelli ondulati e vaporosi come quelli di Farah Fawcett! Che sia il suo spirito che mi ha prescelta? Proprio adesso che mi ero accontentata? Allora ecco di nuovo spazzola e phon per allisciarli… Ai posteri l’ardua sentenza!
Oggi vi posto una ricetta per la raccolta di Sabrina e Luca di Sapori DiVini, che sta per scadere. La cremina l’ho realizzata per ricevere dei miei cari amici che hanno portato quintali di pesce (gamberoni, oni, oni, seppie e pescioni di cui non ricordo la razza, ma squisitissimi) che abbiamo arrostito nella famosa brace del marito. Nascono però dalla collaborazione con la mia meravigliosa vicina, nonché pazientissima padrona di villa. Mentre io facevo la cremina da servire con le bruschette, lei preparava dei buonissimi crackers. Così la cremina è stata spalmata su crostini e crackers e, neanche a dirlo, i miei figli hanno preferito i crackers!
COLLABORATION TOAST BREAD AND CRACKERS

Per la ricetta mi sono ispirata alla grande Nigella, ma le dosi sono un po’ diverse per due ragioni fondamentali:
1. le dosi della cuoca più avvenente al mondo sono un po’ approssimative (ma forse è proprio quello che apprezzo di più di lei)
2. era quello che avevo a casa.
Quindi metterò direttamente le mie dosi (appositamente pesate e annotate per il blog (perché altrimenti sarei approssimativa anche io, ma senza il successo della mia maestra!)
400 gr. di ceci (in barattolo, io ho comprato un barattolino bellissimo stretto e lungo alla LIDL)
1 barattolo di peperoni (stavolta non so il peso, ma sono sempre quelli belli rossi e carnosi della LIDL, che mi ha fatto scoprire la mia comprensiva vicina)
2 cucchiaini di paprika
2 cucchiaini di succo di limone
175 gr. di Philadelphia
Mezzo spicchietto d’aglio
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Mettere nel mixer i ceci sgocciolati e lavati, i peperoni sgocciolati tutti gli altri ingredienti insieme e tritare. Mettere in una terrina e condire con un po’ di paprika e striscioline di peperone. Spalmare sui crostini e… godere!

Torta al cioccolato e mandorle… per un picnic

HIP HIP HURRA! SONO RIUSCITA A CARICARE LE FOTO!

Che giornataccia ieri. Tanto per cominciare, come già sapete, la macchina ha deciso di non refrigerare più e io invece ero costretta ad andare a Palermo. Secondo momentaccio: avevo un appuntamento per le 9.30, ma la mia baby-sitter mi comunica che per lo stesso orario anche lei ha un appuntamento che non può rimandare (fra l’altro sabato parte!). Chiamo e riesco, miracolosamente a spostare il mio alle 10.30. Mi preparo con comodo (?), mi alzo alle 7, faccio colazione, la preparo per i miei figli, mi lavo, ordino un po’, si fanno le 10.20 e penso non ce la faccio ad essere puntuale, quindi telefono per annunziare che ritardo, capiscono. Cerco quindi di svegliare i miei figli (?), cerco di spiegare loro che mamma deve andare, che a momenti Dora arriva, che devono fare colazione, che non devono litigare, che devono stare attenti al fratellino, che non devono imporgli la disciplina, ma guidarlo amorevolmente, così lui non si trasforma in Hulk lanciatore! Spero che abbiano sentito tutto quello che ho detto. Raccomando di chiedere “chi è” quando bussano alla porta e di non aprire a nessun’altro se non a Dora! Poi vado nella camera del piccolo, lo bacio e gli faccio le stesse raccomandazioni. Lui si illumina tutto e mi chiede se sta sognando o lo sto realmente lasciando solo con i suoi fratelli. La cosa mi preoccupa un po’. Lui invece si alza tutto contento va dai fratellini e comincia la sua attività preferita: chiacchierare. Nel frattempo prendo le chiavi della macchina, la borsa, i sacchetti di stoffa della spesa (sono ecologista io!) sperando che nel frattempo suoni il campanello e arrivi lei! Niente. Nel frattempo i miei figli, stranamente ubbidienti (o solo rincoglioniti ancora dal sonno e dalle mille parole del piccolo) fanno colazione. Daniele fa cadere il latte a terra e io temo una reazione del grande! Invece lui, amorevolmente, lo riprende dicendogli di stare più attento e di non muoversi che penserà lui a pulire tutto. Certo i primi tre secondi sono un po’ di panico. “Non ti muovere” sapeva di ordine e Daniele è poco incline ad ubbidire a suo fratello e quindi immediatamente risponde “non cominciare, perché poi finiamo col litigare e la mamma non vuole!” forse per questo (o non so) il tono diventa subito amorevole e nel frattempo tutti sghignazzano. Mi tranquillizzo e allora capisco che forse i messaggi subliminali funzionano. Decido che l’indomani ci riprovo con lo studio. Comunque esco di casa e li lascio soli, ricordando loro di mandarmi un messaggio quando arriva la signora. Sono ormai in un ritardo spaventoso. Ma tant’è. Ah se la mia mamma sapesse che li ho lasciati soli! Posteggio la macchina e trovo un grande albero che anche a mezzogiorno farà ombra e questa piccola vittoria mi fa ben sperare. Finisco con il mio appuntamento e quindi (giornata rotta, rompila tutta) vado a fare la spesa. E dove se non alla LIDL che mi viene vicino casa. Tremo però per il parcheggio. Non perché non si trovi. Anzi lo spiazzo antistante è enorme. Ma è anche una landa desolata e assolata. Non so quanti di voi sono andati mai da Lidl, ma fra le tante cose positive, ce n’è una negativissima. I sacchetti si riempiono dopo che si paga. Quindi tu svuoti il carrello sul nastro, la signorina li passa e tu ririempi il carrello e poi dopo metti tutto dentro i sacchetti. Sotto il sole! E io sono sola. Stavolta però trovo il posteggiatore. Contenta riempio il carrello di ogni ben di Dio. Non trovo l’acqua frizzante (o mio Dio!), ma il resto c’è tutto. Finisco e guardo in giro per il posteggiatore. Guardo. Guardo. Guardo. Mi rassegno: non c’è. Forse in pausa pranzo, visto l’orario! (ore 13.15). Torno a casa stremata dal gran caldo e dalla fatica. Finalmente si mangia, si pulisce, si riposa. Alle 18.00, visto che il maritino è pure a casa decidiamo di andare a fare un bel bagno ristoratore. Partiamo tutti, e tutti bardati, sedia sdraio minuscola, retino, tavola da surf, asciugamani, ecc. ecc. Che mare fantastico, però. Sembra una piscina. E non è nemmeno fredda. Facciamo esplorazioni subacquee e poi sopraacquee. Si fanno le 19 e Daniele vuole fare un altro bagno e anche io mi voglio immergere di nuovo. Vado a prendere gli occhialini e mentre tutti gli altri sono già più avanti, chi già dentro l’acqua. Mi appresto per godermi la mia famiglia e SPLASH, cado rovinosamente sul bagnasciuga con la bassa marea. Che dolore! Nessuno si accorge che sono caduta e io non riesco proprio ad alzarmi per il dolore, ma anche per le risate. Non so come, sono stesa sul lato sinistro, quello opposto al mare,e il braccio destro è sotto quello sinistro e la mano brucia da morire. Vedo il sangue nel rivolo di acqua sporca fra gli scogli. Brucia e sono tutta dolorante. Sono riuscita a sbattere caviglia, ginocchio, coscia, bocca e fronte. Il naso, no! Forse uno scoglio rientrato all’altezza del mio naso ha impedito il peggio. Sto lì forse un paio di minuti, forse anche meno, ma a me sembrano un’eternità! Poi riesco a girarmi poco e finalmente mio marito si accorge di me e mi chiede “perché fai la sirena nell’acqua sporca?” Vede che rido, ma poi si accorge anche che piango e si precipita per aiutarmi. Mi rialza e mi dice: “Daniele ha sette anni e tu sei e mezzo!”. Che avrà voluto dire?
Certo per consolarmi la sera avrei volentieri mangiato questa torta che ho preparato qualche giorno fa per alcuni miei ospiti, ma che è sparita in men che non si dica. E, purtroppo se non le preparo io le torte, nessuno ci pensa. Così mi consolo guardando le foto che ho fatto alla ehifù torta. Non è anche questo un momentaccio?
Torta più semplice del mondo
Tratta dal libro “Pranzi all’aperto e picnic” della collana “ La cucina dell’estate”, Giunti/Il sole 24 ore.


Ingredienti
250 gr. di cioccolato fondente
250 gr. di burro
6 uova
250 gr. di mandorle spellate (farina di mandorle)
250 gr. di zucchero
Zucchero a velo per guarnire

Sciogliere il cioccolato con il burro a fiamma bassissima. Nel frattempo sbattere le uova (tutte intere) con lo zucchero, unire le mandorle, quindi il cioccolato fuso. Versare il composto ben amalgamato in una tortiera di 22 cm coperto di carta forno o come me di silicone!!!
Cuocere in forno già caldo a 160° C per circa un’ora. Lasciare raffreddare per 15 minuti prima di sformarla e cospargere di zucchero a velo. Siccome viene proposta come torta da picnic io la rigiro subito alla mia carissima Jelly per la raccolta del suo bellissimo e utilissimo blog “Fragole e cioccolato”. Per la versione pic-nic, propongo di cuocerla in una teglia rettangolate e di tagliarla poi a quadrotti.
A presto
Stefania Oliveri

Mousse in bicchierini di cioccolato bianco e frutta di stagione

Che caldo, che caldo! Ed entrambe, contemporaneamente, le mie macchine hanno deciso di abbandonarmi: ieri mattina accendo la mia Punto e con grande disorientamento scopro che l’aria condizionata non funziona. Mi consolo pensando che avendo una seconda autovettura, ho la possibilità di portare la prima a caricare e usufruire dell’aria condizionata dell’altra. Ieri pomeriggio quindi mi reco a Palermo (nel pieno del caldo più caldo) a prendere mio marito in maniera tale che stamattina avrebbe potuto portare la macchina dal meccanico. Naturalmente prendo la mia monovolume assaporando già il fatto che almeno viaggerò fresca. E invece con orrore scopro che anche in questa l’aria condizionata non funziona. Furente, nervosa, stanca, accaldata e sudata (e non scendo nei particolari fin dove fossi sudata) vado a prendere mio marito al suo studio, imprecando contro ogni autovettura e mezzo meccanico che vedo con i finestrini ben chiusi. La mia dolce metà (sarebbe meglio dire il mio dolce doppio, ma così dice la tradizione e io mi attengo) vedendomi così furibonda, per addolcirmi e consolarmi, mi propone di andare a cenare in un localino al centro (credo si chiami “Il Ghiottone”, ma non ne sono sicura, ma mi informerò e vi farò sapere) dove si mangia non bene, ma benissimo. Accetto volentieri, almeno la conclusione della giornata sarà positiva. Arriviamo intorno alle 21 e decidiamo di sederci all’interno (almeno lì l’aria condizionata funziona!). E’ la seconda volta che ci andiamo e stavolta, se è possibile, abbiamo mangiato ancora meglio! Inizio col dire che non è un locale dove preparano anche cibi per celiaci. Ma il menu presenta una serie di piatti (dai nomi altisonanti e affascinanti) che non presentano “naturalmente” glutine. Ma cosa veramente, ma veramente importante per una golosona (forse dovrei dire una ghiottona) come me, i dolci sono quasi tutti “naturalmente” senza glutine! Adesso vi dico cosa abbiamo mangiato, tradotto per i non addetti ai lavori in un linguaggio più mangereccio, perché, sebbene risulti davvero stuzzicante il nome un po’ esotico di un piatto, la traduzione in tricolore non ne altera il gusto. Quindi come antipasto io ho preso una “millefoglie di arance e pescespada su letto di insalatina all’aceto balsamico”, alias pescespada, arance, misticanza, more, cantalupo (melone) e ribes. Mio marito invece ha mangiato un tonno scottato su letto di couscous con gamberi e verdurine varie con aceto balsamico. Entrambi gli antipasti hanno ricevuto dieci nella nostra valutazione sia per il sapore (fondamentale), che per la presentazione, che per la freschezza degli ingredienti che per l’originalità degli abbinamenti. Abbiamo proseguito con un “chicchi di riso” con cozze al limone, alias uno strepitoso risotto alla marinara in bianco dove il gusto predominante, ma assolutamente non invadente, era quello del limone, mio marito “filetti di orata con panatura di mandorle e pistacchi e gamberoni caramellati” serviti con patatine in casseruola e melanzane fritte molto aromatizzate. Una vera goduria per i sensi. E questi hanno preso dieci e lode! Infine il trionfo del dolce. Tortino al cioccolato caldo, con glassa di cioccolato bianco e mandorle tritate con gelato alla vaniglia e scaglie di mandorle tostate. Vi assicuro che, sebbene ormai è un dolce ormai conosciuto, così buono non l’avevo mai mangiato. Se ricordate il film con Bo Derek, questo dolce era come lei, da 11! Infine, cosa assolutamente non trascurabile, il tutto, pur essendo presentato in maniera assolutamente chic, non corrisponde a mini porzioni da uccellini, ma a maxi porzioni da camionisti, Quindi quando arriva il conto non ci si lamenta di pagare un tantino, perché almeno ci si alza sazi per due giorni. In fin dei conti si risparmia!
Passando alla ricetta che posterò ora, il racconto non c’entra assolutamente niente, ma il caldo sì, perché è stata ispirata e presentata in un’altra serata calda quando c’erano amici a casa. La ricetta l’ho inventata anche se l’ispirazione l’ho presa dal programma “Cortesie per gli ospiti” (io adoro Alessandro Borghese!!!). Il mio beniamino assaggiando questa mousse ha detto che era strepitosa, ma la ricetta non è stata data. Così ho deciso di provare con le dosi a piacere mio e frutta di questa stagione.
MOUSSE CIOCCOLATO BIANCO E YOGURT


250 gr.Cioccolato bianco
50 gr. burro
125 gr. Yogurt bianco dolce
250 gr. mascarpone
Cantalupo (melone)

Ho sciolto a bagnomaria il cioccolato con il burro. Appena si è raffredato, ho aggiunto lo yogurt e il mascarpone e ho mescolato ben bene. Ho distribuito nei bicchierini e l’ho messa a raffreddare nel frigo. Prima di servirli, ho tagliato il melone a dadini e li ho distribuiti su ogni bicchierino.
Effettivamente era veramente buona… e forse anche un po’ (ma solo poco) light!

A presto

Stefania Oliveri

Pasta coi Tenerumi alias una bella zuppa estiva, palermitana, calda calda!

Questa è una pasta assolutamente siciliana e siciliana doc. Uno di quei cibi estivi che mi fanno impazzire, insieme al gelo di mellone (alias anguria!), ma che diversamente da quest’ultimo è semplicissimo da preparare. Inizio col dire cosa sono i Tenerumi. Siccome non ho idea come si possano chiamare in italiano, li descriverò per chi non è isolano e forse addirittura isolano occidentale, e ancora meglio palermitano doc. Ebbene, avete presente le zucchine quelle lunghe, di colore verde chiaro? Ecco i tenerumi sono le foglie di questa pianta. Foglie vellutate e “tenere” (da questo il nome?) di una bontà eccezionale. Certo non è proprio una pasta estiva (quanto meno per i nostri climi) perché si fa in brodo… ma i tenerumi si trovano solo in questo periodo dell’anno, per cui, portate pazienza per i sudori, perché ne vale assolutamente la pena!
La Zuppa estiva

Ingredienti:
5 mazzi di tenerumi
5 pomodori freschi grandi (o anche più)
Aglio (ahimé, anzi ahimiomarito!)
Olio extravergine d’olivaGli ingredienti sono davvero pochi ed è abbastanza semplice da realizzare. L’unica fatica consiste nel lavare molto bene questa verdura. Innanzitutto bisogna scegliere le foglie più tenere, così come anche i gambi più teneri. Poi bisogna lavarla e risciacquarla svariate volte per eliminare la terra. A volte si trovano delle piccolissime zucchine e queste bisogna assolutamente prenderle e cucinare pure! A questo punto si può mettere a cuocere in acqua bollente per una decina di minuti (meglio assaggiarli) con il sale e il fuoco alto. Appena è pronta bisogna tirarli fuori dalla pentola senza buttare l’acqua di cottura perché bisogna cuocervi la pasta (di formato piccolo tipo spaghettini spezzati, conchiglie, tubetti, ecc.). Nel frattempo bisogna preparare il pomodoro. Tuffare i pomodori in acqua bollente per pochi secondi e spellarli. Tagliarli a fettine o tritarli e farli cuocere in una padella con olio e aglio. Appena la pasta è pronta, aggiungere in questo brodo i tenerumi e il pomodoro e servire. La pasta si mangia calda, ma vi assicuro che se dovesse rimanere, anche fredda è buonissima!

Prosciutto e fichi… ma con la pasta!

Che carino il mio maritino! Appena ha visto i primi fichi, li ha comprati e me li ha portati! Io adoro i fichi, li mangerei sempre. Si lo so, sono un po’ calorici, ma io ho una naturale predisposizione e propensione verso i cibi super calorici. Mi consolo pensando che almeno i fichi sono sani essendo frutta! Mio marito, però, forse ha esagerato un po’ e ne ha comprati una vagonata e considerando che a casa li mangio solo io… Come fare per consumarli e non farli andare a male (io odio buttare il cibo!)? Mi sono ricordata di una pasta che avevo visto su un giornale l’anno scorso e avevo pure preparato, ma con pessimi risultati, perché invece di usare la menta fresca, così come prevedeva la ricetta, avevo utilizzato quella secca. Mai decisione fu tanto nefanda. Volendo essere generosa con gli aromi per insaporire meglio (gli aromi, si sa, non aumentano le calorie) ho esagerato un po’, ma il risultato non ne ha giovato, il gusto non ci ha guadagnato (ma dove l’ho già sentito dire?) e tutto l’insieme è risultato … amaro, anzi amarissimo! Conclusione: tutta la pasta è andata a finire nella spazzatura (non vi dico come ho sofferto, io odio sprecare il cibo, ma vi assicuro era davvero immangiabile) e ho rifatto la pasta… in bianco! Quest’anno ho invece la mia bellissima piantina di menta nel vasetto e allora perché non riprovare? Certo un po’ spaventata lo ero, ma invece vi assicuro, anche se so che vi sembrerà strano l’abbinamento, la pasta era sublime!
LO STRANO ABBINAMENTO, CHE FUNZIONA!
(le dosi sono ad occhio, quindi fate secondo il vostro gusto!)


Fichi
Cipolla
Pistacchi
Menta
Prosciutto crudo
Olio extravergine d’oliva
Paprika
Un goccio di panna

Mettere la pasta a cuocere e nel frattempo preparare il condimento. Tritare la cipolla e soffriggerla con pochissimo olio e aggiungere il prosciutto crudo tagliato a dadini. Appena tutto è rosolato bene, aggiungere i fichi, lavati e tagliati a cubetti e far saltare per pochi secondi (altrimenti si disfano!) Spegnere il fuoco e aggiungere un goccio di panna e la paprika. Tritare i pistacchi. Lavare la menta. Scolare la pasta al dente e far mantecare nella padella dove c’è il condimento, aggiungendo i pistacchi e la menta.
Facilissima, veloce e ottima… anche se penso che sia solo per i coraggiosi che amano sperimentare sapori nuovi.
Questa ricetta cade a fagiolo per la nuovissima raccolta delle gemelline Manu e Silvia di Spizzichi e Bocconi, che propongono sempre delle raccolte insolite che stuzzicano la mia creatività!


Alla prossima
Stefania Oliveri

Caponata light… ma anche i gatti la gradiscono!

Il mio gatto è un buongustaio! In estate preparo tantissime verdure e il mio piatto forte è la caponata… ma come la fa la mia mamma e cioè leggera leggera, perché non fritta! E’ una vera prelibatezza che si mangia senza tanti sensi di colpa! Qualche giorno fa l’ho preparata come sempre. Qui in villeggiatura non ho i miei suppellettili, per cui, dovendo fotografarla per metterla sul blog, ho cercato un contenitore carino in cui metterla. Ne ho trovato uno davvero grazioso, ma molto molto piccolo… monoporzione. Così ho deciso di metterla in questa ciotolina e poi sul tavolo già imbandito per la cena. Faccio le foto e poi la lascio lì sul tavolo, perché tanto nel giro di dieci minuti mangeremo. Mi reco in cucina per prendere le ultime portate e non appena esco sulla terrazza… ORROREEEE… Oliver sta mangiando la caponata!!! Lancio un urlo, ma Oliver, si sa, è sordo e rimane ben bello al suo posto. Arriva di corsa mio marito che immediatamente lo prende e lo lancia lontano dal tavolo. Siamo tutti senza parole. Nel frattempo penso “meno male che la ciotola grande era ancora dentro casa… la caponata è salva!” E Daniele, pronto come sempre, mi dice “mamma, ma il gatto è un buongustaio!”
Ingredienti:
4 melanzane tunisine (cioè quelle lunghe e viola)
4 pomodori maturi
4 cucchiai scarsi di zucchero
1 cipolla grande
mezzo sedano
250 gr. di olive verdi
mezzo bicchiere di olio extravergine d’oliva
mezzo bicchiere di aceto bianco
Tagliare a cubetti le melanzane senza levare la pelle e cospargerle di sale. Nel frattempo far bollire un po’ di acqua e gettarvi i pomodori per spellarli. Tagliare il sedano a pezzetti. Tagliare a fettine la cipolla. Mettere su un tegame ben capiente l’olio, la cipolla, il sedano e i pomodori anche essi tritati. Quindi sciacquare molto bene le melanzane e mettere anche esse nel tegame insieme allo zucchero e l’aceto. Coprire il tegame con un coperchio trasparente, lasciando uno spiraglio con un mestolo inserito fra il tegame e il coperchio. Lasciar cuocere per circa 3 quarti d’ora e quindi aggiungere le olive denocciolate e lasciar cuocere per un altro quarto d’ora. Servire a temperatura ambiente. Si conserva a lungo grazie alla presenza dello zucchero e dell’aceto. E’ buonissima e molto, ma molto più semplice da realizzare rispetto a quella tradizionale fritta. Provatela e non ve ne pentirete.

Ed ecco Oliver dopo una capatina al motore della mia macchina…


A presto
Stefania Oliveri

Ciambella … salata con zucchine per un picnic!

E finalmente in vacanza, vera, totale e piena vacanza! Niente più impegni lavorativi, solo e sano relax… a parte marito, figli, amici dei figli, impegni dei figli, villa (chiamiamola con il suo nome) e gatto. E come dice Daniela di Menù Turistico solo “grilli che friniscono, cicale pigrissime che cantano o onde che si frangono sulla riva…”. Ma io, cara Daniela, ho molto di più! Sì, io sento il gracidar delle rane dello stagno della vicina, l’abbaiar dei cani di tutti i vicini, il cinguettar degli uccellini sugli alberi del mio giardino (che sfortunatamente si riversano anche sulla strada dove posteggio l’auto…), il pianger del bimbo dell’altra vicina, il miagolio del mio Oliver che vuole entrare dentro casa e infine (ma non ultimo) il dolce vociare delle soavi voci dei miei figli e dei loro amici (chissà come mai i ragazzini hanno questa enorme facilità a stringere amicizia!) Se non fosse che la casa è fresca e il mare è vicino (ma non così tanto da sentire anche i pesci!), quasi quasi preferirei tornare in città a casa mia che abito in una zona dove avrebbero girato il famoso spot – chi ha la mia tenera età lo ricorderà – del Cynar.
Un altro piccolo handicap dello stare in villeggiatura in una casa non tua è il fatto che non hanno tutti quei piccoli e inutili, ma allo stesso tempo utilissimi suppellettili per la cucina. Così stavolta il plumcake ha una forma diversa dal solito ed è diventato una ciambella, ma la bontà non ne ha risentito!

Ciambella di zucchine


Ingredienti:
Per il plumcake vedi qui
Per la farcia:
500 gr. di zucchine genovesi
1 cipolla
1 confezione di bacon
1 mozzarella
Olio extravergine d’oliva
Tritare la cipolla finemente e mettere in una padella a stufare con un po’ d’olio: Tagliare le zucchine a rondelle e mettere a stufare insieme alla cipolla, salare e far cuocere per una decina di minuti. Preparare l’impasto come qui e condire con il bacon, la mozzarella tagliata a dadini e le zucchine, lasciandone qualcuna per guarnire la parte superiore. Mettere in forno e far cuocere per 20 minuti circa a 180°.

Cara Jelly, anche questa ciambella mi sembra ottima per un picnic, che ne dici? Allora partecipo alla tua raccolta anche con questa ricetta!
A presto
Stefania Oliveri

Rotolo dolce ai frutti esotici…

Che serata meravigliosa ieri sera! Siamo stati invitati a casa di amici… di amici, perché la mamma della mia amica Daniela cucina in maniera spettacolare e a gran richiesta le erano stati “ordinati” i calamari ripieni e la caponata tradizionale palermitana e io, da buongustaia, non potevo mancare, naturalmente in cambio mi sono offerta di fare un dolce. Sono stata una settimana a pensare cosa poter fare. Volevo un dolce fresco, da fine pasto, leggero, adatto ad una serata estiva da passare su una splendida terrazza. Alla fine l’ho trovato… purtroppo le foto non gli rendono giustizia, perché sono state fatte a casa poco prima di portarlo a casa degli amici e poi mi sono dimenticata di portare la macchina fotografica. Mai dimenticanza fu più funesta! Non posso descrivervi il panorama che si vede da questa terrazza. Cominciamo col dire che di fronte si vede proprio vicino vicino il Teatro Massimo. Poi tutte le chiese più belle di Palermo, Baida, Monreale e dall’altra parte perfino il mare. Che spettacolo! Certo la descrizione non può rendere giustizia a questa vista meravigliosa… ma Francesca (la deliziosissima padrona di casa) mi ha assicurato che ripeteremo la serata per permettermi di fare le foto… naturalmente se io le porto un dolce!!!

Tutta la cena è stata fantastica e fra l’altro fatta affinché io potessi mangiare tutto (non sono deliziosi questi nuovi amici?), questo il menù: Antipastini vari (parmigiano, patatine, olive, noccioline, banane disidratate – che chiccheria – negroni e vino – ottimo naturalmente -); anello di riso al pesto genovese, servito con pomodorini freschissimi al centro; anello di riso con zucchine genovesi; calamari ripieni e per me anelli di calamari con lo stesso condimento di quelli ripieni (fantastici!), caponata e peperoni, frutta e il mio dolce. Ecco gli ingredienti:
Per la pasta biscotto:
50 gr. di fecola
½ cucchiaino di lievito per dolci
2 uova
100 gr. di zucchero
Un pizzico di sale
Io l’ho realizzato con il Bimby. Montare gli albumi con un pizzico di sale a neve con la farfalla a 37° per 2 minuti velocità 4. Metterli da parte e inserire nel boccale i tuorli con lo zucchero e montarli per 2 minuti a velocità 4. Incorporare la fecola e il lievito mandare per un altro minuto a velocità 4. Mescolare gli albumi per 7 secondi a velocità 2. Stendere l’impasta su una placca da forno coperta da carta forno e infornare a 180° per 12-15 minuti. Appena pronta stendere l’impasta su un canovaccio spolverizzato di zucchero a velo e arrotolarlo. Lasciare raffreddare e riempire con crema pasticcera e frutta. Io ho usato mango e pesche. Davvero prelibato.
Per la crema pasticcera (preparata sempre con il Bimby):
600 gr. di latte parzialmente scremato
100 gr. di zucchero
2 uova intere da 60 gr.
2 tuorli
40 gr. di maizena
la buccia di un limone biologico
Tritare la buccia di limone con lo zucchero 20 secondi velocità 8. Unire il latte, le uova e la maizena e cuocer 7 minuti 90° a velocità 4. Cena fantastica, casa fantastica, cibo fantastico, serata fantastica… ma soprattutto amici fantastici! What else? (magari George!)
A presto
Stefania Oliveri

Torta con ciliegie e cantalupo

Come per ora è consueto ho pochissimo tempo a disposizione per connettermi, viste le molteplici difficoltà di cui vi ho già parlato. Per questo motivo non mi dilungherò molto sulla spiegazione di questa torta che ho fatto fatto il 16 giugno, ma che solo ora ho la possibilità di pubblicare. Vi dico soltanto che l’ho fatta per festeggiare un’occasione speciale della nostra famiglia che è giunta all’ottavo anno e questo è il motivo della decorazione. Rappresenta la seconda nascita dei miei figli … che per l’appunto è avvenuta il 16 giugno di otto anni fa. Ed adesso bando alle ciance e alle sdolcinatezze (?) ed ecco la ricetta che è un riadattamento, secondo gli ingredienti disponibili a casa in quel momento, di una ricetta di Milla. La torta è venuta semplicemente fantastica. Giuro!

Milla in realtà aveva fatto un plumcake, ma a me serviva una torta da ritagliare e trasformare in un 8 per stupire i miei cuccioli… e ci sono riuscita. Ecco gli ingredienti e fra parentesi metto le dosi di Milla.

3 uova

180 gr di zucchero

60 gr. di burro fuso

un po’ di limoncello quello fresco fatto da me! (Milla diceva liquore a piacere)

1 vasetto di yougurt al cantalupo (70 gr. yougurt greco)

10 gr. farina di riso

un cucchiaino di lievito in polvere Pane degli Angeli

un po’ di latte (ma io l’ho omesso!)

ciliegie

cantalupo

Ho montato le uova intere con lo zucchero. Poi ho aggiunto in sequenza il burro fuso, il limoncello, lo yogurt, la farina di riso, un cucchiaino di lievito. A questo punto Milla ha diviso in due l’impasto e ad una parte ha aggiunto del cacao amaro. Io invece ho aggiunto all’impasto delle ciliegie denocciolate e due fettine di cantalupo tagliate a tocchetti. Ho quindi versato il mio impasto nello stampo in silicone ed infornato a 170° per una mezz’oretta… Appena pronto ho lasciato raffreddare su una gratella e poi ho tagliato i due cerchi e poi li ho sovrapposti per formare un bell’otto. Essendomi trasferita da poco a Sferracavallo non avevo altro con cui decorare la torta per cui l’ho solo spolverizzata con zucchero a velo e servita con frutta fresca (le due di cui sopra). Naturlmente si presta a tante modifiche, e sonon sicura che saranno tutte molto buone perché buonissimo è l’impasto!

Con questa ricetta dalla presentazione un po’ povera, ma dalla bontà estrema, partecipo alla raccolta di Rossa di Sera. Finalmente anche io mi aggiungo alla schiera!

A prestoStefania Oliveri

Insalata di riso basmati con cantalupo e peperoni

Ennessima insalata di riso … ma che vi aspettate da una celiaca? Però è buona buona e semplice semplice!!!

Ingredienti:

500 gr riso basmati

1 melone cantalupo piccolo

1 peperone rosso

1 scatola di mais

100 gr. di rucola

300 gr di fagiolini lessati

Lavare il riso sotto acqua corrente e mettere a lessare in acqua bollente e salata. Condire con olio Lessare i fagiolini. Sciacquare sotto acqua corrente il mais. Tagliare il peperone a dadini piccoli (a crudo), prelevare il melone con uno scavino e pulire la rucola e spezzarla con le mani. Assemblare il tutto, condire e mangiare.

La ricetta l’ho trovata su un giornale di alcuni anni fa, ma non ricordo più quale; so solo che è diventata un cavallo di battaglia delle mie cene estive, perché, nonostante il peperone crudo è buonissima. Inoltre è assolutamente light!!!


Quest’oggi non mi dilungo oltre, visti i miei inuumerevoli problemi di connessione e con il computer! Però vi facio vedere come cresce forte e sano il mio piccolo Oliver
A presto
Stefania Oliveri