I Peperoni della suocera … non sono indigesti

La mia ex suocera (ex solo perché mamma del mio ex fidanzato) era una cuoca strepitosa. Ora che ci penso assomigliava anche un po’ a Nigella, sia fisicamente che caratterialmente (almeno dal punto di vista culinario). Bella, giovane, fisico prorompente e brava cuoca. Purtroppo questo non le era bastato a mantenersi il marito, che, quando ancora i bambini erano piccoli (ben tre maschi!) l’aveva lasciata per un’altra donna (ma forse l’ennesima). Questo le aveva causato qualche problema (ma io all’epoca pensavo che un marito come quello era meglio perderlo che trovarlo), ma tant’è, lei ci soffriva tanto e passava anche periodi molto lunghi di depressione. Fra una depressione e l’altra, però, uno dei suoi hobby, era quello appunto di cucinare, e l’arte l’aveva pure passata al figlio (il mio ex, per l’appunto) che, forse costretto dalle lunghe “assenze” dalla cucina della mamma, non solo ripeteva con eccellenza i suoi piatti, ma (quando ci siamo lasciati) aveva intrapreso anche la via della cucina cinese, che io adoro, ma che non mi ha fatto desistere dal lasciarlo. Uno di quei piatti fantastici, che tuttora io ripropongo spesso per le mie cene, per la semplicità dell’esecuzione e il gradimento che riscuote (non vi sembra una frase di Nigella?), sono i “Peperoni con mollica e pinoli” e non trascuro mai di citare l’autrice del piatto e il relativo racconto dell’ex suocera e dell’ex fidanzato… ormai con il sorriso un po’ complice anche di mio marito.

I PEPERONI della ex SUOCERA


(le dosi sono assolutamente imprecise, perché il piatto si fa rigorosamente ad occhio e fra l’altro anche mentre lo facevo non ho fatto caso alle quantità)
2 peperoni rossi e 2 gialli (la cromia ha un suo valore!)
1 cipolla media
Olio extravergine d’oliva
Una manciata di uvetta passa
Una manciata di pinoli
Una manciata di parmigiano
Pangrattato (forse due manciate) io ho usato quello della Biaglut, ma devo dire che potete usare quello dell’Albatros che si trova facilmente da Eurospin ed essendo di mais, va benissimo per i celiaci
Lavare, pulire e tagliare a quadretti i peperoni. Affettare (non troppo sottilmente) la cipolla e metterla a soffriggere con l’olio in una padella larga. Aggiungere quindi i peperoni e far rosolare ben bene. Nel frattempo mettere a bagno l’uvetta per farla rinvenire, a quasi a fine cottura aggiungerla insieme a pinoli, ai peperoni. Far tostare il pangrattato con un po’ d’olio e il sale e aggiungere ai peperoni ormai cotti. Spegnere il fuoco e aggiungere il parmigiano. Riassicuro una libidine!
E ora andiamo ad un giochino passatomi dalle Broccole Francesca e Fiorella. Consiste nel riportare la frase riportata nel quinto rigo di pagina 161 del libro che si sta leggendo. Per adesso, per la verità, sto leggendo dei libriccini piccoli piccoli che non arrivano mai neanche a 100 pagine, ma perché mi devo riprendere da “Ad un cerbiatto somiglia il mio amore”, che invece di pagine ne possiede ben 781. Per cui la frase appartiene a questo “chiummo” (per i non siciliani “pesante volume” non solo per il suo reale peso specifico) ed è: “a lei parvero torbidi e come ciechi – e la fissò senza comprendere.” Passo il gioco a due blog simpaticissimi quello di Alessandra e Daniela di Menu Turistico e quello di Anna di La settimana gastronomica.
Arrivederci … (se il computer me lo consente)
Stefania Oliveri

Spaghetti di soia e verdure saltate nel wok (quanto sono cinese!)


Sabato mattina di agosto ore 9. Sono a letto. Stamattina non sono andata a correre perché la mia amica Daniela (la chiamerò S. così capite quale delle trecento Daniele è) è partita (anche lei, sigh!) per andare a prendere sua figlia ballerina a Catania per uno stage. Sento il cane del vicino e mi risveglio, ma rimango a poltrire e a crogiolarmi visto che da lunedì si riprende a correre alle 7.30. Non aspetto nemmeno l’uomo delle pulizie che sostituisce la mia donna delle pulizie, perché, quest’anno anche lui ha deciso di andare in vacanza… Quindi decido di dilatare il tempo e di dedicarmi un po’ di coccole prima di cominciare a ordinare, pulire, lavare, ritirare la biancheria, mettere la lavatrice e nel pomeriggio stirare (stiro ogni giorno!!!), cucinare, pulire, ecc.. Tutti dormono a casa e di solito prima delle 10.30 (ma solo se li chiamo io, perché appunto devo pulire le stanze loro) non si alzano e con fatica. Anche mio marito finalmente è in ferie, cioè non va a Palermo a lavorare, ma lavora da Sferracavallo (ma almeno è a casa!). E lui, che è un tesoruccio, visto che tutti hanno deciso di darmi forfait per le pulizie, ha deciso di aiutarmi: vuole imparare a cucinare! Però, c’è un però. Ha aggiunto che vuole imparare a fare tutte quelle cose che di solito non faccio io e cioè vuole cucinare “normale” come dicono i miei figli e fritture varie, che io invece evito accuratamente di fare a casa. Così, mi propone di fare le cotolette e le patatine fritte. Ok, ma un po’ a malincuore. Nella mia mente passa già grasso sui glutei, sulle cosce, cellulite dappertutto, arterie ostruite, cibo insano, ma soprattutto schizzi d’olio su tutta la cucina! Che alla fine dovrò faticosamente pulire io. Eh sì. Gli uomini si sa, sono carini, cucinano, a volte fanno pure i piatti, e a volte aiutano anche a stirare, a passare lo straccio, ma la pulizia della cucina è una di quelle cose che proprio non capiscono. Non per cattiveria, ma una volta fatti i piatti, cosa altro c’è da fare? Soprattutto se il piano cottura è di un bellissimo e splendente acciaio e le mattonelle di fronte di n bel bianco appena bordato di azzurro? E va bene, facciamo aiutare! Ed ecco a voi LE COTOLETTE (naturalmente impanate dalla sottoscritta, perché lui è lo chef!) E LE PATATINE FRITTE (però, amorevolmente tagliate dal marito!)
Sulla ricetta non mi dilungherò perché penso che anche un bambino le sappia fare, ma in compenso mi dedicherò ad un’altra ricetta, che riequilibra il colesterolo del cibo “normale”.
SPAGHETTI DI SOIA CON VERDURE SALTATE

Una confezione di spaghetti di soia da 250 gr.
4 carote
3 zucchine
1 peperone rosso
1 peperone giallo
1 cipolla
Salsa di soia
Olio (anche se la ricetta è orientaleggiante io non riesco a rinunciare all’extravergine d’oliva!)
Dopo aver lavato accuratamente tutte le verdure, bisogna tagliarle a bastoncini alla maniera cinese (o simil tale). A questo punto è “indispensabile un wok, nel quale aggiungere l’olio per farlo scaldare. Aggiungere quindi tutte le verdure (e io vi consiglio di mettere prima le carote e le cipolle, e poi tutto il resto) e far saltare per pochi minuti, alias le verdure devono cuocere, ma rimanere croccanti). Preparare gli spaghetti di soia è quanto di più facile: basta seguire le indicazioni sulla confezione! Comunque, si tengono a mollo per dieci minuti in acqua a temperatura ambiente e poi altri 2 in acqua bollente. Quindi si scolano e si passano nel wok dove ci sono le verdure e si fanno saltare aggiungendo la quantità di salsa di soia preferita. Servire caldi.
La quantità che sembra irrisoria basta per 6 persone… almeno che non abbiate degli amici come i miei, che avendo gradito e apprezzato moltissimo, li hanno spazzolati via tutti con il bis!

Approfitto per ringraziare la dolce Mariarita di Dolce e Salato per avermi passato questo bellissimo premio, che se anche avevo già ricevuto e passato, fa sempre piacere riricevere!!! Baci Mariarita!


Baci e a presto (almeno spero)
Stefania Oliveri

Torta cioccolato e fichi

Agosto. Ormai è arrivato (e ormai sta quasi finendo). E tutti sono partiti. Perfino la mia tata. E noi qui. OK, non mi posso lamentare, questo inverno sono partita due volte! Ma ad agosto mi sembra di essere assolutamente sola e senza amici e famiglia, perché ognuno va per la sua strada e quando tutti (o quasi) entrano in vacanza, io, invece comincio a lavorare. Tutti i figli a casa a sporcare (stanza, vestiti, bagno…), il marito a casa, che decide di fare tutto quello che si è ripromesso di aggiustare durante tutto l’anno, ma con uno strano ordine, tutto insieme e quindi poi si trovano oggetti vari sparsi per casa e giardino in attesa di essere sistemati. Donna delle pulizie in vacanza. Quindi io comincio a svolgere i lavori forzati e comincio a fare le grandi pulizie della casa (non perché mi vada, anzi al contrario, io vorrei non fare niente tutto il giorno, ma la mia pignoleria e naturale avversione contro il disordine, primo, e sporco, dopo, mi portano per forza di cose a diventare maniaca, ma essendo innaturalmente predisposta alla fatica, mi deprimo!). Tutto questo mi porta però a risparmiarmi in altre faccende, come ad esempio cucinare. E allora comincio ad evitare di preparare tutti quei cibi complicati per cui ci vogliono più di dieci minuti di preparazione e quindici di cottura e se non c’è cottura meglio! Allora ecco che cominciano insalate, capresi, panini e gelati, magari pure confezionati e la mia volontà di salutismo barcolla, barcolla, fino a cadere del tutto. Devo dire il tutto condito da infinita gioia dei miei figli che non si sentono più minacciati dai piatti “strani” della mamma. Anche questo, invece, a me mi deprime perché vengono meno tutti i principi in cui credo per 11 mesi all’anno! Però, visto che mia suocera, assolutamente inaspettatamente, mi ha portato un cesto di fichi del suo giardino ed essendo stata invitata da mia cugina, che adora il cioccolato e tutte le sue varianti, ho deciso di forzarmi e prepararle una torta al cioccolato e fichi.
LA TORTA PER MARI


Ingredienti:
(uguale alla torta per i pic nic e cioè):
250 gr. di cioccolato fondente
250 gr. di burro
6 uova
250 gr. di mandorle spellate (farina di mandorle)
250 gr. di zucchero
4 fichi
Zucchero a velo per guarnire
Sciogliere il cioccolato con il burro a fiamma bassissima. Nel frattempo sbattere le uova (tutte intere) con lo zucchero, unire le mandorle, quindi il cioccolato fuso. Versare il composto ben amalgamato in una tortiera di 22 cm coperto di carta forno o, come faccio io, di silicone (ma se cucinate per un celiaco vi cosnsiglio vivamente la carta forno, così si evita qualsiasi contaminazione, dannosissima). Tagliare i fichi a fettine sottili, dopo averli lavati (ma non togliete la buccia) e disporli a raggiera sulla torta. Cuocere in forno già caldo a 160° C per circa un’ora. Lasciare raffreddare per 15 minuti prima di sformarla e cospargere di zucchero a velo.
Questa piccola modifica la rende, se possibile, ancora più buona!

Con questa ricetta, con onore, partecipo alla raccolta delle gemelline Manu e Silvia di Spizzichi e Bocconi sui fichi!
A presto
Stefania Oliveri

Insalata di riso salmone e caviale e premio e raccolta

Da quando sono qui a Sferracavallo la mia vita è sicuramente cambiata e non solo perché non lavoro! Tanto per cominciare mi sembra di abitare in uno di quei paesini sperduti incontaminati dalla vita frenetica. Proprio nel posto dove abito io, infatti, gli unici “rumori” che si sentono sono quelli della natura, che seppur chiassosa, non è assolutamente disturbante, anzi. Seconda cosa: Sferracavallo risulta essere un paesino ancorato ancora alla genuinità delle cose. Il contadino che ti porta la frutta, la verdura e perfino le uova fresche e biologiche. Il macellaio, gentile, che ha solo carne freschissima. Il pescivendolo, che vende solo pesce di giornata. E la gentilezza della gente, che, abituata a riconoscere tutti gli abitanti, quando vede me, “straniera”, si mostra ancora più gentile e disponibile. Queste piccole cose, che dovrebbero essere assolutamente scontate, per una cittadina come me, e di Palermo per giunta, dove la gente si stupisce quando da buona vicina offro una tazza di caffé al nuovo arrivato, risultano davvero sorprendenti. Inoltre sento l’odore di aria pulita, fatta di alberi e fiori, di mare e di pesci. Tanto che per conformarmi a questa salubrità del luogo, con la mia amica Daniela (la mia amica che abita a Sferracavallo – io conosco almeno una decina di Daniela, e sono tutte mie amiche!-) abbiamo deciso che ogni mattina alle 7.30 ci facciamo una bella scarpinata e arriviamo fino alla riserva di Capo Gallo. Certo per una antisportiva come me, anche questo è una grossa novità. E vi giuro, neanche mi pesa. Sferracavallo però ha un grosso, anzi grossissimo limite, per una fashion addict (e assolutamente non victim!!!) come me: non ci sono negozi dove fare shopping! Ma non dico per dire che ce ne sono pochi, o per dire che non vendono niente di buono. Non ce ne sono proprio! C’è il giornalaio, ci sono diversi bar, ristoranti a profusione, naturalmente un supermercato, alcuni panifici, il fruttivendolo, il pescivendolo, il macellaio e nient’altro! Giuro, nient’altro. Così, visto che ormai gli sconti sono arrivati al 50%, ieri, sempre con la mia amica (per adesso condividiamo quasi tutto) siamo andate a Palermo, approfittando del fatto che lei doveva comprare pure un regalo. Non vi dico la goduria. Certo la confusione c’era, il traffico pure, la gente a mai finire e l’odore di asfalto e sudore anche. Ma volete mettere la goduria di entrare ed uscire da tutti i negozi del centro? Un piccolo (quasi insignificante) problema di Palermo è, però, il posteggio. Nonostante le zone blu a pagamento, che si estendono perfino dentro le abitazioni (a momenti), il parcheggio rimane sempre un problema. Difficilmente si trova, quando se ne trova uno, qualcuno è subito pronto a fregartelo (la cortesia è proverbiale in città) e quando finalmente invece lo trovi e posteggi, devi cominciare a cercare un posto dove vendono i biglietti. E anche questa è una ricerca piuttosto lunga. A volte trovi qualche bel posteggiatore (di solito di colore, quindi belli per davvero) che ti vengono prontamente in soccorso vendendoti i biglietti agognati, sotto ricompensa, naturalmente! Ieri, però, con la mia amica abbiamo voluto fare le signore, così ci siamo recate direttamente in un garage per lasciare la macchina e non sottoporci al supplizio della ricerca. Il tizio ci chiede “Prima delle otto (p.m. intendeva) venite?” e la mia amica risponde “siamo facce che facciamo più tardi?” sottintendendo, “noi siamo signore, ma con tanto di mariti e figli che ci aspettano per quell’ora, per cenare!” Sorridiamo e andiamo. Andiamo libere, felici, spensierate, anzi impensierite solo da quante cose belle vediamo e possiamo comprare… Ci spingiamo, forse, un po’ troppo. Ma si sa Palermo è grande e il centro infinito e pieno, pieno di bei negozi! Riusciamo però, nonostante tutto, a ritornare in tempo, o quasi. Sono appena le 20.05. Ma qui, noi siciliani, siamo flessibili. Noi crediamo ciecamente nel quarto d’ora accademico. Noi siamo gentili e disponibili e pronti alle esigenze altrui. Noi non siamo svizzeri, non regoliamo gli orologi. Il tempo da noi si dilata. Si cena tardi, fa sempre così caldo! Evidentemente l’appalto del garage invece, è stato dato in mano ad una compagnia tedesca. E alle 20.05 il cancello è ben chiuso, con la nostra macchina dentro! La mia amica dimostra un aplomb invidiabile. Si reca al bar di fronte per ricevere notizie. Io invece entro in panico. Penso a tutto quello che di negativo comporterà questa situazione e mi vedo senza via di uscita. Lei serafica ritorna e mi annuncia che non hanno lasciato le chiavi, che il tizio non ha il numero di telefono di nessuno, che se ne parla l’indomani per riprendere la macchina. La mia amica, sempre serafica, mi propone di prendere l’autobus (due per la verità) e tornare a casa. E io penso “così vestite, con questi tacchi, con tutti questi pacchi, ferme ad aspettare il primo e il secondo autobus, ci fanno a pezzettini”. Decido di chiamare mio marito e con voce da gattina spaurita, gli racconto la nostra disavventura e l’intenzione di tornare con l’autobus, per non disturbarlo. Conto, però, sul fatto che anche a lui verranno i miei stessi pensieri. E infatti, disponibile (ma lui è sempre disponibile se io mi trovo in difficoltà) mi dice di non pensarci nemmeno e che ci verrà a prendere lui. La mia amica, mi propone di prendere un aperitivo al bar, ma poi mi vede un po’ costipata e mi propone dell’acqua, che comunque non riesco nemmeno a mandare giù. Penso al fatto che poi si deve recuperare la sua macchina e quindi l’indomani, bisogna ritornare a Palermo, col caldo, col traffico e domai è sabato mio marito è a casa! Ci sediamo, comunque ad aspettare mio marito, sorseggiando la nostra acqua frizzante con ghiaccio e limone, e il barista ci dice, che in questo garage posteggia una signora che ogni sera verso le nove esce. Se almeno lei aprisse il cancello, magari potremmo cercare le chiavi e vedere di recuperare la macchina. Ma della signora neanche l’ombra. Vediamo preparare dei cocktail eccezionali (ma io non riesco a deglutire neanche l’acqua) e parliamo della vicenda con il barman, aspettando mio marito. Sono già le 21.15. Mio marito sta ritardando, ma quando l’ho chiamato era ancora al mare. All’improvviso il barman riconosce un ragazzo che posteggia la sua auto in questo stesso garage, così avverte la mia amica di vedere se può recuperare la macchina. Io incrocio le dita, spero che le chiavi siano dentro l’abitacolo, spero che ci sia la possibilità di uscire la macchina da quel posto! Un sorriso illumina il volto di Daniela che trionfante mi avverte che può prendere la macchina. Telefono subito a mio marito per bloccarlo, ma nel frattempo lo vedo arrivare con tutti i bambini, bagnati, tramortiti, ma trionfanti di essere finalmente arrivati perché per strada c’era un gran traffico. Mio marito non si è arrabbiato, anche perché, grazie al ragazzo che ci ha aperto il garage, siamo riuscite a nascondere tutti i nostri pacchi e pacchettini, con i nostri acquisti nel portabagagli della macchina… altrimenti: APRITI CIELO!
Con questa amica, come vi dicevo, per adesso condivido molte cose, fra cui le occasioni gastronomiche. Così quando ho invitato a cena le mie cugine, lei non poteva mancare, apportando, fra l’altro, il suo aiuto con due buonissime frittate, apprezzatissime da tutti i commensali. In quella occasione ho anche preparato una insalata di riso … delle mie! In realtà è un’insalata fatta una volta da una mia cognata che io ho rivisitato in questa maniera. La sua era buona, ma la mia di più!
INSALATA RIVISITATA DELLA COGNATA
Ingredienti (dosi ad assoluto piacere o occhio):
600 gr. riso per insalate (io sempre e solo Flora)
Una busta da 200 gr. di salmone affumicato
Mezzo barattolino di caviale (io ho usato uova di lompo rosse)
100 gr. di rucola
100 gr. di radicchio
1 mela granny smith
Olio extravergine d’oliva
Limone
sale
Lessare il riso in abbondante acqua salata. Scolare e far raffreddare amalgamandolo con abbondante olio. Tagliare il salmone a striscioline e mettere a macerare con olio, limone, sale e pepe. Lavare bene le verdure e tagliare anche esse. Ridurre a dadini la mela e irrorare con il succo del limone. Infine assemblare il tutto e infine coprire con le uova del caviale.
Semplicemente MERAVIGLIOSA!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta, segnalatami dalla gentilissima broccola Fiorella, di Nico del blog “La mia Agenda

Adesso voglio ringraziare la carissima Maria Rita per questo premio meraviglioso che mi ha donato

E lo passo a:
Antonella di Toni’s Pastries
Ad Alessandra e Daniela di Menù Turistico
Alle Fiorella e Francesca di Due Broccole in cucina
A Manu e Silvia di Spizzichi e Bocconi
A Roby di I pasticci di Roby
A Luca e Sabrina di Sapori diVini
A Cinzietta di
A Valentina di Cuochetta in Punta di piedi
A Barbara di Chez Babs
A Jelly di Fragole e Cioccolatto
Ad Edi del Golosorso ed io
e a Dario di Zioda’
Baci a tutti
Stefania Oliveri