Dolce alle pere easy and speedy di S.M. Nigella

Come si può ben capire dalla infinita lista di dolci delle mie etichette, io sono una golosona. Quando mi diagnosticarono la celiachia fu un duro colpo per me, soprattutto perché pensavo che non avrei più potuto mangiare un dolce decente in vita mia, anche perché i dolci tradizionali, tramutati con le stesse dosi con farina senza glutine, venivano veramente male: duri, farinosi, insomma avevano proprio un saporaccio. Fu questo il motivo che mi spinse a cercare delle ricette che nascevano già con delle farine alternative e non con la classica di frumento, in tutte le sue varietà (0, 00, Manitoba, rimacinata, ecc. ecc.). E mi si è aperto un mondo! Non potete immaginare quante ricette di torte e dolci non prevedono alla fonte farina di grano. E via con farina di riso, fecola, maizena, mandorla, pistacchio, castagne, grano saraceno, miglio, quinoa, manioca, tapioca, amaranto, ecc. ecc. Capito? Si possono fare una infinità di dolci NATURALMENTE SENZA GLUTINE senza spendere un capitale in farine appositamente studiate e da comprare rigorosamente in farmacia. Sì, perché le farine alternative si trovano abbastanza facilmente (almeno le prime tre menzionate) in qualsiasi supermercato! E così è cominciato il mio “duro” lavoro di far conoscere, prima ad amici e parenti, e poi a tutti voi, quanto è semplice preparare una torta senza glutine ottenendo risultati strepitosi. Altro mio grande obiettivo (ma non solo con i dolci) è quello di cucinare senza sprecare tanto tempo. E qui cade a pannello l’altra mia grande passione per Nigella Lawson. (N.d.A. oggi ho letto già due post in due diversi blog che inneggiavano a Nigella e io che avevo già scritto tutto ciò ad agosto, ho deciso di pubblicarlo oggi perché: a. non c’è due senza tre; b. anche se la foto fa letteralmente schifo e quindi aspettavo di rifare la torta per pubblicare una foto decente, mi sono detta che forse non la rifarò più, vista la quantità enorme di ricette ancora da provare, allora meglio passare per copiona che non dare mai la ricetta). La mia cucina è una cucina espressa almeno quanto la sua e grazie a lei ho anche ottimizzato tanti passaggi, che, essendo italiana, e per l’esattezza siciliana, e quindi scorrendomi nel DNA la cucina tradizionale nostra (anche se da un po’ di tempo di ricette tradizionali ne faccio sempre meno!), spesso mi portava a rinunciare a dover fare qualcosa, perché, fra il lavoro, la casa, i figli, il marito, la spesa, ecc. ecc. non potevo dedicare tutto questo tempo prezioso a cucinare. Certo a S. M. (Sua Maestà) Nigella i tempi televisivi l’aiutano. E’ vero anche che lei sembra sempre riposata, anche quando cucina cinque portate venti minuti prima dell’arrivo degli ospiti (che meravigliosa invenzione il trucco e … la differita!), che la sua casa è sempre una meravigliosa combinazione di bellezza, ordine e pulizia (ma chi l’aiuta?), ma sto cercando (o quanto meno lo faccio ogni volta che invito qualcuno) di fare del training autogeno per convincermi che se tutto è così semplice per lei, anche io ce la posso fare (ancora i risultati non sono eccellenti, ma via via migliorano!). Fra le sue tante ricette, che ho realizzato e che mi sono sempre riuscite benissimo, (o è veramente brava lei, o sono davvero tanto facili, e propendendo più per la seconda, anche se la prima è assolutamente vera), questa estate ne ho provata una (delle tante) che ha suscitato e riscosso un successo clamoroso:

LA CLASSICA CIOCCOLATO E PERE ma easy e speedy!
Ingredienti:
2 barattoli di pere nel succo di frutta (non storcete il naso, sono veramente buone e il risultato è migliore che con le pere fresche, giuro!)
125 gr. di fecola di patate (ok, lei ha usato la farina normale, ma in questo dolce la fecola è adattissima)

125 gr. di zucchero
25 gr. di cacao (io ho usato sia quello amaro, che quello zuccherato, che metà e metà e propendo per l’ultima opzione!)

1 cucchiaino da the di lievito
¼ di cucchiaino da the di bicarbonato

150 gr. di burro
1 cucchiaino da the di vaniglia bourbon liquida (quella nera e non l’aroma!)
2 uova
Imburrare una teglia rettangolare e posizionare le pere tagliate a metà con la gobba all’insù. Mettere il resto degli ingredienti tutti insieme nel frullatore e mescolare. Stendere la crema sulle pere, anche non in maniera uniforme, perché “è bello vedere la pera spuntare” (cito testualmente Nigella) e mettere in forno caldo a 220° per 25 minuti ca. Servire caldo, accompagnandolo con del gelato alla vaniglia. Ma è buonissimo anche tiepido e freddo da frigorifero il giorno successivo. Quando si taglia la fetta l’interno risulta cremoso. Purtroppo non ho potuto fare la foto della fetta perché, pur avendola fatta per tre volte di seguito (anche con le pesche, ma è più buona con le pere!), l’ho sempre portata a casa di amici e non avevo la macchina fotografica dietro per fare la foto. Ma vi assicuro è goduriosa!…chiedete a chi l’ha assagiata.BaciStefania Oliveri

Riso ceci e cardamomo e raccolta

Se c’è una cosa che veramente odio è il lunedì. Naturalmente questo odio mi scaturisce prevalentemente, se non esclusivamente, quando ricomincio a lavorare. E non perché non mi piaccia il mio lavoro, dal quale tutto sommato ricevo abbastanza soddisfazioni (almeno dal punto di vista umano, assolutamente no dal punto di vista economico). Ma il lunedì ricominciare daccapo tutto e vedere una dura settimana di fronte di: lavoro, accompagnamenti vari dei figli, compiti (chi li ha inventati? e soprattutto chi ha inventato questa pedagogia dell’assistenza ai figli a tutti i costi, che ti fa sentire una “pezza” se non metti tutti i singoli pezzi del puzzle in ordine ogni santo giorno?), spesa, cucinare (“questo non mi piace”, questo fa schifo”, “non ho fame”, “ perché dobbiamo mangiare frutta e verdura?”), sistemare, pulire, lavare (mettere la lavatrice “mamma ma dove è la maglia così e cosà”?), ecc. ecc. E tu ti rendi conto che tutte le tue aspirazione di giovanetta si sono andate a fare friggere. Tutto lo studio che hai fatto, non è servito a niente. L’affrancamento che le mamme (quanto meno la mia) ci prospettavano dalla schiavitù di marito e figli, grazie al “lavoro”, non c’è stato. E il lunedì mattina io mi chiedo, ma cosa è cambiato da quando le mamme e le mogli erano a “tutto servizio”? E ogni lunedì mattina mi rispondo che qualcosa è cambiato: ora dobbiamo pure lavorare fuori e sentirci in colpa se non riusciamo a fare tutto! Meno male che poi finisce, mi corico e mi sveglio in un nuovo giorno il martedì che mi fa cominciare a vedere il bicchiere che si sta riempiendo… Ma oggi è ancora lunedì!

Per questo ho pensato di darvi una ricetta che ai miei figli non è piaciuta, ma che a me ha dato grande soddisfazione, per la delicatezza del suo sapore e la semplicità dell’esecuzione. La ricetta l’ho vista sul blog di Gaia Profumo di mamma e oltre alla ricetta, mi era piaciuto il racconto che c’era. La preparazione del piatto con i figli, che, al contrario dei miei avevano apprezzato, mi avevano fatto ben sperare…

Ecco la ricetta, così come l’ha scritta lei, dentro parentesi i miei commenti e suggerimenti:

RISO CARDAMOMO E CECI

Ho iniziato con i ceci al limone, che in realtà sono una semplicissima ricetta indiana. Ed il successo c’è stato: sono rimasti entusiasti! Allora, ho rielaborato la ricetta in modo da poterla proporre come piatto unico che si prepara velocemente (quando i ceci sono già cotti o quando ci usano quelli in barattolo, ottimi alla stessa maniera).
Ne è venuto fuori un riso basmati con ceci al limone, che ho aromatizzato con cardamomo (che ho trovato da Naturasì).
Per le dosi, ho provato a buttare giù un quantitativo di ceci, anche se poi devo dire che le dosi io le ho fatte ad occhio.
Ingredienti per 4 persone:
– 4 tazzine da caffè di riso basmati
– 4 manciate di ceci (secchi)
– un decina di bacche di cardamomo
– un limone biologico
– olio evo per condire
– curry (mia aggiunta)
Ho cotto i ceci la sera prima (in pentola a pressione in 40 minuti), per avvantaggiarmi. Per cuocere il riso basmati, dopo tante ricerche e prove, ho trovato il giusto rapporto tra riso e acqua: per ogni tazzina di riso considero una quantità di acqua pari a 1 tazzina e 3/4.
Il procedimento è semplicissimo: A freddo, metto in una pentola il riso, l’acqua, un po’ di sale e le bacche di cardamomo. Quando inizia a bollire, do una mescolata, copro la pentola prima con un panno e sopra con il coperchio, ed abbasso la fiamma al minimo. Tempo dieci minuti ed è pronto.
Nel frattempo ho grattugiato la buccia del limone io ho usato la polvere di limone preparata questo inverno con i limoni biologici di mio fratello) e lo ho spremuto. Una volta cotto il riso, tolgo il cardamomo (io invece l’ho aperto e ho fatto uscire i semini) e condisco con i ceci, il succo del limone ed un po’ di olio. Per decorare (ed aromatizzare) aggiungo la scorza di limone (e io anche il curry)

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Solidea e Ale A.A.A. Cardamomo

Baci e a presto

Stefania Oliveri

Lo Sformato di Imma

Con questa pioggia (PIOGGIA!?!? Urge creazione di un termine più adatto a ciò che sta cadendo per adesso dal cielo… e non dite diluvio, perché è dippiù!), io voglio parlarvi ancora della mia casa di villeggiatura. E sì, perché ancora non sono tornata all’ovile, ma sono ancora qui a Sferracavallo e non voglio proprio rassegnarmi al fatto che l’estate è finita!!! E forse ne avete già abbastanza della descrizione di questa casa di villeggiatura, ma ancora non ho detto una cosa, che oggi, assume un significato molto importante. La parte di villa che noi abitiamo è un seminterrato. Cominciamo col dire che essendo un seminterrato, non abbiamo sofferto il caldo più di tanto. Certo i primi due giorni che abbiamo dormito qui ho pensato che sicuramente sarei tornata con i dolori reumatici, perché entrando dentro le lenzuola, avevo la sensazione di tuffarmi a mare: bagnate! Certo, essendo un seminterrato, la casa non è luminosissima, ma in estate, si sa, il sole è più forte e quindi i raggi di sole che entravano fra le persiane, creavano un gioco di luce, a dir poco, fantastico. Questa estate poi, hanno detto tutti, è stata fra le più calde, ma soprattutto, fra le più secche, da anni a venire qua. Inoltre, essendo in Sicilia, nonostante tutti i meteo annunciassero pioggia a catinelle, qui ha piovuto abbastanza poco. Fino a mercoledì scorso! Mercoledì, il diluvio. Sì, proprio un vero diluvio, che è continuato per tutta la giornata, e il giorno dopo e l’altro ancora fino a oggi. Ogni mattina presto (troppo presto: ore 7.30) usciamo di casa per andare tutti a Palermo a scuola; ci infiliamo tutti in macchina e via fino all’ora di pranzo. Ma mercoledì abbiamo avuto una sorpresa. Nella strada di ritorno e precisamente allo Zen abbiamo dovuto guadare un vero fiume in piena. Superato ciò, pensavo, “siamo sani e salvi”. Arriviamo a casa (casa dolce casa) e altra sorpresa. Dalla finestra del bagno scendeva talmente tanta acqua che non sapevamo più come fermarla, ma cosa più interessante troviamo una piscina naturale proprio davanti all’uscio! Aveva piovuto talmente tanto che il tombino si è intasato e l’acqua non ha più defluito. Et voila les jeux sont fait, anche la piscina! Insomma, questa estate non ci siamo fatti mancare niente!
Anche se comunque la temperatura (nonostante tutto) non si è abbassata, mi è sembrata proprio la giornata adatta per provare una ricetta di Imma di Dolci a go go,
SFORMATO DI MAIS E ZUCCHINE
Ingredienti (per 6 persone):
1,2 l di acqua
250g di farina di mais per polenta
400g di zucchine
2 uova
½ cipolla
1 rametto di menta
2 cucchiai di grana padano q.b.
olio di oliva q.b.
sale q.b.
pangrattato di mais (io uso quello Albatros s.g.) q.b. per la teglia
250 di mozzarella
50 g di burro
Il procedimento è uguale a quello seguito da Imma.
“In una padella stufiamo le zucchine lavata ed affettate con la cipolla e se necessario aggiungiamo una tazzina d’acqua. A fine cottura uniamo le foglie di menta spezzettate, un filo d’olio, il sale e mescoliamo. Prepariamo la polenta versando a pioggia la farina in acqua bollente salata e mescolando continuamente, deve risultare morbida. Lasciamola freddare un po’ quindi aggiungiamo le uova, il grana, le zucchine(la mozzarella a fettinee il burro a tocchetti) e mescoliamo bene. Versiamo il composto in una teglia unta d’olio e cosparsa di pangrattato, facendo in modo che lo spessore non superi i 3cm. Inforniamo a 180° per circa 30′ (lei, ma anche io, ha aggiunto qualche fiocchetto di burro in superficie e una spolverata di grana)”.
Veramente buona, così come diceva Imma e la menta ricorda ancora l’estate!
Baci
Stefania Oliveri

La mia GROSSA, GRASSA (ma non troppo), (pseudo) MOUSSAKA GRECA

Ricordo di una lontana estate. Diciassette anni fa ho conosciuto quello che adesso è mio marito. Io studiavo all’Università Lingue, lui Ingegneria; io viaggiavo per studio (?!?!), lui per svagarsi dopo le fatiche dello studio; i miei soggiorni erano prevalentemente in famiglia o in college, i suoi in tenda (quando andava bene!). Io prendevo l’aereo, lui il treno. Ma la nostra prima estate, volevamo partire insieme. Ma come? Propendemmo per una semi, pseudo via di mezzo. Degli amici avevano deciso di andare in Grecia, in macchina, e noi, visto che entrambi non c’eravamo mai stati, decidemmo di accodarci. Partimmo con la sua Panda, soprannominata “Celestina” per via del suo colore, e attraversammo tutta la Sicilia, la Calabria e la Puglia fino a Brindisi per prendere la nave e traghettare fino a Corfù. Io dormivo, lui guidava e ciò lo innervosiva non poco! Ma che ci potevo fare se appena ingranava la marcia io cadevo in uno stato di catalessi? Arrivammo a Corfù a notte fonda, per cui non fu nemmeno facile trovare un campeggio. Inizio col dire che per me era la prima volta in assoluto e non vi posso dire. Ricordo solo erbacce altissime, animali dappertutto, i bagni… i bagni, meglio non ricordare. L’indomani mattina naturalmente “levammo le tende”, letteralmente. Cercammo quindi un altro campeggio. L’esperienza migliorò, ma di poco! E lì, capii che i bagni dei campeggi, semplicemente, non sono proprio nelle mie corde! Ma anche questa situazione lo infastidiva non poco. Ma che ci potevo fare io se i miei genitori mi avevano abituato a non condividere la toilette (sarebbe meglio cesso, in questo caso, ma non è fine!) con nessuno? Comunque proseguimmo il viaggio, fra alti e bassi e consigli su come fare, e finalmente arrivammo a Metzovo (dove finalmente il campeggio era abbastanza pulito e i bagni alla turca, almeno!) e alle Meteore, ma, a parte per le bellezze paesaggistiche, il viaggio proseguiva, comunque, con un certo nervosismo. Io scontenta e stanca, lui seccato dalle mie rimostranze. Arrivammo ad Atene, la patria degli Dei. Ma scoprì che neanche loro erano mai stati nei campeggi, altrimenti non sarebbero stati così sporchi e disorganizzati (o si?). Comunque i nostri amici improvvisamente dovettero ritornare in Sicilia. Che fare? Io sarei tornata, ma in aereo, tre giorni di viaggio per stare fuori solo sette giorni??? I miei viaggi duravano almeno un mese! Decidemmo di restare e proseguire da soli. Ci lasciarono un po’ scettici, pensando che non saremmo mai ritornati insieme in patria. A quel punto, soli, dovevamo decidere dove andare e pur di lasciare l’ennesimo campeggio brutto, sporco e pieno, no stracolmo, di camper e famiglie, decidemmo di spostarci su un’isola di fronte ad Atene, sperando di trovare qualcosa di meglio. E… sorpresa, ad Aegina non c’erano campeggi! “Wow”, penso io; “facciamo campeggio libero sulla spiaggia” propone invece lui! Dire che rimango basita è poco. “E qui non c’è nemmeno l’aeroporto” penso! “Mi rimane solo l’arma della gentilezza”; mi animo, quindi, di tutta la dolcezza che posso e gli propongo di affittare una camera. Forse grazie a tutta la stucchevolezza che gli ho riservato o solo perché ormai assolutamente sfinito, decise di accontentarmi. E così trovammo un posto delizioso (rispetto al campeggio, tutto mi sarebbe sembrato una reggia!). Una camera un po’ spoglia, con un armadietto a muro minuscolo (ma a che serve se c’è una comodissima unica sedia su cui accatastare e appallottolare ben bene tutto?…e io lì dovevo capire), e un bagno piccolo, piccolo, la cui doccia era davvero minuscola con il doccino talmente corto, che ci si doveva accucciare per lavarsi. Ma era tutto nostro, solo nostro, lindo, lindo (almeno dopo che l’ho pulito un po’). E poi c’era un glicine proprio sopra la nostra porta di ingresso, non vi sembra davvero romantico? Improvvisamente io sono diventata serena e simpatica, lui delizioso e dolcissimo. Decidemmo quindi di rimanere il resto della vacanza, cambiando obiettivo alla vacanza: da girovago per vedere tutto quello che c’era da vedere, a rilassante per rinfrancarci. Abbiamo cominciato a fare una vita da locali: fare la spesa, conoscere tutti i bottegai dell’isola, andare al mare, fare le piccole pulizie di casa, conoscere i vecchietti sulle soglie delle case ed essere invitati a bere Ouzo e fumare una sigaretta (solo lui) con questi gentilissimi signori, con i quali ci intrattenevamo in lunghissime chiacchierate ognuno nella propria lingua, capendoci (o almeno così pensando!) Insomma, passammo gli ultimi 15 giorni lì, senza più muoverci se non per ritornare insieme a casa, ed è stata la vacanza più bella della nostra vita. Dalla Grecia sono tornata un po’ ingrassata, per tutte le delizie che abbiamo mangiato, ma una cosa più di tutte mi è piaciuta: la MOUSSAKA, che mi ricorda quella vacanza partita così male e finita così bene! Quest’anno, dopo diciasette anni, ho deciso di provare a farla. L’ho preparata in occasione di una mega cena, sottolineando che non avevo seguito nessuna ricetta, ma solo i miei ricordi e che quindi era piuttosto un surrogato. Ma vi assicuro ha riscosso un successone.

La MIA GROSSA GRASSA (ma non troppo) pseudo MOUSSAKA GRECA:
1 kg di tritato di vitello di I scelta1,5 kg di melanzane tunisine
Vino bianco
Mezza cipolla
1 carota1 costa di sedano
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
3 pomodori spellati

Olio e sale
1 l. di besciamella (1 l. di latte, 3 cucchiai di fecola, 50 gr. di burro, sale, abbondante noce moscata e parmigiano)
Lavare e tagliare a fette di un centimetro (circa, anche meno) le melanzane e mettere in uno scolapasta con del sale per circa mezz’ora. Quindi sciacquare abbondantemente e asciugare. Spennellare le melanzane con dell’olio e mettere ad arrostire su una piastra ben calda.
Preparare quindi la carne. Mettere in una casseruola l’olio con la cipolla, il sedano e la carota tritati e far soffriggere. Aggiungere quindi la carne e far rosolare. A questo punto sfumare con il vino e quindi aggiungere il concentrato di pomodoro e i pomodori spellati e tritati. Far cuocere per ventina di minuti a fuoco basso e con il coperchio. Nel frattempo preparare la besciamelle, aromatizzandola con abbondante noce moscata e parmigiano. Quando tutto sarà pronto assemblare la moussaka. In una teglia fare uno strato con le melanzane, poi la besciamelle e infine la carne. Fare un altro strato e spolverizzare l’ultimo strato con abbondante parmigiano. (Io ho preparato due teglie con queste dosi). Mettere in forno a 180° per 20 minuti circa o fino a quando non ci sarà una crosticina dorata su tutta la superficie.Con questa ricetta partecipo alla bellissima raccolta di Roxy di Curiosando in cucina … e non solo che scade fra brevissimo! Affrettatevi anche voi!

A prestoStefania Oliveri

Riso Venere con pesto di pistacchi e pomodorini

Questa estate (a parte una piccola pausa a cavallo di ferragosto quando la città sembrava essere la luna deserta) abbiamo avuto tantissime cene e feste a casa di amici. Di alcune ne ho già parlato di altre ancora no, con grande dispiacere degli interessati che aspettavano con ansia un bel post dedicato proprio a loro (“Gisbo faccio pubblica ammenda, ma presto arriverà quello dedicato tutto a te e alla tua meravigliosa dolce metà, che ha l’infinita pazienza di sopportarti!”). Il fatto è che la connessione qui a Sferracavallo mi risulta abbastanza difficoltosa e mio marito ha deciso di rimanere ad oltranza. Il che mi rende difficile pubblicare qualcosa , vedere i vostri blog, così come scrivere qualche commento. Il che, capisco bene, non sarebbe poi la cosa peggiore che mi possa capitare, se non fosse che io sto diventando assolutamente una foodblog addict (e non victim, arrieccoci!!!); ma è ricominciata la scuola, ormai anche per i miei figli, e quindi non posso: 1. partire da casa dopo le 7.30 del mattino; 2. fare il giro delle vie più trafficate di Palermo per accompagnarli a scuola (e sono tre, di età diverse, con tre scuole differenti!); 3. tornare indietro per arrivare in tempo a scuola mia! Tutto ciò, per una come me che carbura a mezzogiorno (anche se alle nove e mezza di sera crolla lo stesso) è di assoluta e infinita fatica. Inoltre, questo, mi sottopone ad un ulteriore trasloco di libri, quaderni, penne, cartelle e indumenti un po’ più pesanti verso la casa di villeggiatura, con la terribile fatica, (quando l’uomo di casa deciderà che è arrivato il tempo), di sottoporci, al ritorno, a vero e proprio sgombero! Comunque, non volendovi tediare oltre, proprio per ricambiare tutti questi inviti, l’uomo di casa ha deciso di organizzare una grande festa. La sua meravigliosa organizzazione consiste nel dividere i compiti equamente su chi deve fare cosa. Lui decide chi invitare, io stendo la lista; lui decide di lasciarmi libera di decidere il menu e io ristendo una lista. Lui vaglia il menu e io sperimento per due settimane pietanze nuove, che, alla fine, anche se approvate dall’intera famiglia, non vengono riproposte agli invitati, perché, all’ultimo minuto, sostituisco il tutto con nuove ricette che sperimento proprio la sera della cena. Quindi io vado a fare la spesa, che comprende il giro sistematico di almeno cinque (sì, sì 5) supermercati (perché quello che cerco non lo trovo dappertutto) sparsi per la città (avete presente Palermo?). Lui si occupa dei vini (che di solito compriamo in gran quantità e quindi stavolta non ha fatto nemmeno questo) e io cucino e … cucino e … cucino! Inoltre io mi occupo di apparecchiare, quindi prendere il servizio buono, i bicchieri buoni, le tovaglie buone. Stavolta però essendo fuori casa e non volendo fare ulteriori traslochi, ho deciso di comprare tutto e quindi anche per queste incombenze me ne sono dovuta occupare io, d’altro canto lui lavora (e io?). Naturalmente mi piaceva che tutto si intonasse ai fiori che ho in giardino (non so il nome, ma di colore sono lilla) e quindi ricerca spasmodica di qualcosa con questo colore; poi, essendo anche un numero considerevole di persone, ho comprato una montagna di bicchieri e di piatti di plastica (ma non di quelli che si trovano dappertutto –troppo semplice – ma di quelli riciclabili, sono ecologista io!). Infine pulisci casa e … dopo aver pulito ben bene tutto il giardino, i vetri (sono all’inglese, pure!) la mattina della festa piove e si ricomincia daccapo! Lui però si occupa della musica per ballare. E siccome all’ultima festa ha visto un “aggeggio megagalattico che si collega wireless con il computer”… poteva non possederlo? Per cui si occupa anche dell’acquisto dell’oggettino (piccolissima nota polemica “io ho aspettato ben dodici anni per avere il Bimby”!!!) e della scelta delle musiche (che faticaccia). Il tutto sempre condito dalla frase amorevole “non ti stancare amore, non preparare troppe cose”, ma la sera della cena mi chiede sempre “ma ce n’è abbastanza? Hai preparato nient’altro?” e poi “non ti affaticare, se ti devi affaticare non la facciamo più” (e io mi chiedo “ma mi da del voi?”) Comunque, alla fine, alla festa ci divertiamo entrambi equamente! E comunque, devo confessare, è così dolce che infine mi aiuta a sparecchiare!
Ora ditemi voi se il menu era sufficiente oppure no.

Antipasti:Mousse al salmone Crema di ceciCrema di cipolle e tonnoIn realtà prevedevo anche delle mozzarelline e dei salamini mignon, ma mi sono completamente dimenticata di prenderli!
Primi:
Insalata di Riso Venere con pesto di Pistacchi e Pomodorini
Insalata di Riso, Salmone e Caviale
Secondi:
MoussakaCrostata di RisoFrittata di funghi e pancettaFrittata di peperoniFrittata di zucchine
Contorni:Pomodorini confit
Cipolla in agrodolce
Caponata Light
FruttaMelone
Uva
SusineDolci:
Torta cioccolato e mandorle
Torta al cocco
Ultima nota: dopo tre giorni da questa cena ho comprato Sale&Pepe di settembre e gli allegati (Verdure e Carne in Padella) e ho trovato tutte le ricette che ho preparato io. Mi avranno spiato?Per l’occasione vi posto una ricettina semplice, semplice, ma squisita, squisita… anzi SUBLIME!
RISO VENERE AL PISTACCHIO

1 kg di riso venere1 pugnetto di pistacchi di bronte30 gr. di foglie di basilicoMezzo spicchio d’aglioOlio q.b.Sale500 gr. pomodoriniPreparare il pesto mettendo in un frullatore i pistacchi, il basilico, l’aglio, l’olio e il sale. Seguite un trucchetto semplice per non fare annerire il pesto: aggiungere un ghiacciolo e tritare poco e ad intermittenza, così non si riscaldano le lame e non si ossida il basilico. Lessare per 40 minuti circa il riso e raffreddare sotto acqua corrente. Tagliare i pomodorini a metà e condire con olio e sale. Mescolare il pesto al riso, mettere in uno stampo a ciambella, rigirare su un vassoio piano e versare nel buco i pomodorini. Io non l’avevo abbastanza grande e quindi ho usato una ciotola… ma siamo in villeggiatura! Con questa ricetta partecipo alla bellissima e importantissima (almeno per una celiaca come me) raccolta di Piera di Ciccia Pasticcia!
Baci
Stefania Oliveri

Crostata … di riso

Daniela (l’ennesima), è una ragazza dolcissima. La conosco da quando ero piccola ed è sempre stata bella. Una rossa bellissima. La cosa strana è che io vada d’accordissimo con lei perché per metà è tedesca e io, con le tedesche, ho avuto sempre delle incomprensioni (e non di tipo linguistico) di cui forse un giorno racconterò. Con il genere maschile invece sono sempre andata d’amore e d’accordo, perché (forse per supplire alla impulsività delle donne) sviluppano una dolcezza fuori dal normale. Daniela M. (così la distinguete dalle altre) ha ereditato le caratteristica maschile di questo popolo. E’ una persona deliziosa, attenta sempre ai bisogni degli altri e forse, anche per questo, ha sposato un uomo altrettanto adorabile (fra i nostri amici è stato eletto il miglior marito e papà, ma non altrettanto bello quanto della moglie! – per Maurizio: “ho speso qualche parola gentile anche per te, ma non volevo esagerare!!!” -). Ma torniamo a Daniela. Lei è sempre così attenta, dicevo, che anche quando organizza cene per molte persone, pensa sempre anche a me e a quello che posso mangiare. All’ultima cena, fra le tante cose che ha preparato che anche io potevo assaggiare, ha cucinato anche una crostata con il guscio di riso davvero strabiliante che è piaciuta molto a tutti. Le ho chiesto la ricetta e lei me l’ha data, dicendomi di averla presa da un numero di Sale e Pepe. Ieri sera l’ho voluta provare anche io, anche se, ho apportato qualche modifica perché non amando particolarmente il formaggio, non avevo a casa l’emmental e l’ho sostituito (degnamente) con il parmigiano. Il ripieno invece è stato pensato aprendo il frigo e mettendo quello che avevo a disposizione.
Ed ecco una semplice crostata adatta anche ai celiaci, ma ottima anche per i non celiaci.

La DEGNA SOSTITUTA DI UNA CROSTATA by Daniela M.

Ingredienti per il guscio:
200 gr. di riso ribe
70 gr. di parmigiano
2 albumi
Lessare il riso in abbondante acqua salata. Scolare e raffreddare. Aggiungere il parmigiano e due albumi, mescolare e stendere in una teglia (io l’ho fatta rettangolare, perché a Sferracavallo ho solo questa forma) coperta da carta forno bagnata e strizzata e spennellata con un po’ di burro fuso, cercando di dare la forma della crostata. Mettere in forno a 200° per 20 minuti ca. A questo punto preparare il ripieno.

Ingredienti per il ripieno:
2 tuorli
1 uovo intero
250 gr. di mascarpone (o panna)
Un po’ di parmigiano
Una confezione di pancetta affumicata
Pomodori ben sodi q.b.
Ho mescolato tutti gli ingredienti insieme, dopo aver riscaldato in un pentolino la pancetta e ho riempito il guscio di riso. Ho rimesso al forno per altri 20 minuti sempre a 200° e poi l’ho lasciata per altri 5 minuti nel forno spento. Si può mangiare calda o a temperatura ambiente ed è sempre buonissima.

Grazie Daniela!

Questo è un particolare del guscio di riso, interessante no?Con questa ricetta partecipo alla bellissima raccolta di Polepole del Circolo Vizioso, anche perché penso che sia adattissima ad una cena con tanti amici. Io l’ho rifatta proprio in occasione di una cena ed è piaciuta proprio a tutti!
Stefania Oliveri

Riso selvatico con frutta

Vi ho già parlato di Celeste. Celeste è il mio fruttivendolo di fiducia di Sferracavallo, perché la sua frutta e la sua verdura sono sempre buonissime e freschissime e i prezzi non sono come quelli del mio “amico” di Palermo che sembra avere frutta di Cartier! La prima volta che ho comprato qualcosa da lui, mi sembrava che conoscesse tutti gli acquirenti benissimo, “d’altro canto”, pensavo, “siamo in un piccolo paesino, è normale che si conoscano tutti!” Servendo la prima cliente (il turno è lungo) avendola chiamata “dottoressa”, ho pensato di trovarmi di fronte al medico del paese; il cliente successivo (un anziano signore) viene apostrofato “giovanotto” e, ricordo, ho pensato “sarà un amico da lungo tempo”. Arriva il turno di un’anziana signora, che viene chiamata “nonna”… “no, non sembra la nonna di Celeste”, ho pensato, “ma certo, si conoscono tutti e quindi c’è confidenza fra loro”. Osservo più attentamente (il tempo si deve ingannare in qualche maniera) e mi accorgo che la regola di Celeste prevede l’appellativo “dottoressa” per tutte le donne della mia età che non ha mai visto prima o che vede solo nel periodo estivo; gli anziani vengono invece tutti apostrofati con “giovanotto” e le signore d una certa età “nonna”. Certo se chiamasse così mia madre, lei si offenderebbe a morte! Una volta che una giovane cinese sulla spiaggia, che le voleva vendere qualcosa, l’ha fatto, è stata letteralmente aggredita, subendo una bella e approfondita lezione sulle forme di cortesia, i pronomi e i sostantivi adatti per rivolgersi alle persone, con relativa sottolineatura sul fatto che voleva essere chiamata SIGNORA, doveva darle rigorosamente del LEI e che le poteva venire mamma e non nonna. Nel frattempo io, invece, mi godevo la scena, sghignazzando perché vedevo la povera cinesina, che non capendo una parola di quello che mia mamma le diceva, per compiacerla, annuiva continuando imperterrita a dire “si nonna!” Per tutta risposta, mia madre, sempre molto pietosa e prodiga nei confronti di tutti i bisognosi, non ha comprato più niente dalla sventurata per tutta la stagione estiva. Ritornando a Celeste, oggi però, forse perché già e da un po’ che mi vede, mi ha cambiato l’appellativo e mi ha avanzato di grado, chiamandomi “bellezza”… e io ancora non so se esserne lusingata … o offesa come mia mamma, ma per il motivo opposto! D’altronde SONO UNA SIGNORA!
Se vi state chiedendo perché ho raccontato tutta questa storia, voglio dirvi che la ricetta di oggi prevede un ottimo “cantalupo” e un profumatissimo ananas, comprati proprio da Celeste.INSALATA DI RISO SELVATICO
Ingredienti:
500 gr. riso selvatico misto
Mezzo melone “cantalupo”
Mezzo ananas
Una lattina da 250 gr. di mais
250 gr. di polpa di granchio
Ho lessato il riso in abbondante acqua salata. Ho scolato e raffreddato sotto l’acqua corrente e poi ho condito il riso con olio extravergine d’oliva. Nel frattempo ho tagliato a cubetti l’ananas e il melone ed ho aggiunto al riso insieme alla polpa di granchio. Servire freddo. Ottimo e fresco e… forse abbastanza dietetico (che non guasta mai)!