Apple muffins

Se mi avessero mai chiesto se credo alla legge del contrappasso di “dantiana” memoria, gli avrei sicuramente risposto di no! Certo è stata una trovata geniale da parte del toscano, ma sempre di letteratura si parla! E mai e poi mai avrei potuto pensare che invece la novella Beatrice (visto che femmina sono!) avrebbe scritto il sequel: “La Divina Commedia 2”. E sì, signore e signori, ogni giorno io mi ritrovo in mezzo al cammin di nostra vita in uno dei gironi di rinomata memoria a ripercorrere con i miei figli quello che mai avrei immaginato. E così cominciamo con il pargolo n. 1, quello grande, l’adolescente. Egli (ma forse sarebbe più adatto dire “ei”) indossa i pantoloni a vita bassa (“quello dove arriva la cintola”, ho spiegato, “si chiama in un’altra maniera e non è indicato anatomicamente come “vita”, ma come “c…”). Ho cercato anche di stringere un accordo e cioè che dovevano arrivare all’altezza delle mutande, ma ahimé (ahinoi, ahitutti) l’accordo è sfumato miseramente fin dal principio. Ma io ero una brava ragazza che si vestiva proprio come desiderava la sua mamma e qui Dante non ci avrebbe azzeccato. Ancora. Egli, il pargolo, si ostina ad allisciarsi i capelli per metterli tutti davanti la faccia (e sì che invece mi è venuto riccioluto come i miei fratelli e se fosse stato adolescente negli anni ’80 avrebbe sfoggiato una capigliatura da far invidia a Toni Manero) e qui la legge ha funzionato in quanto anche io mi dannavo per avere i capelli vaporosissimi (eravamo appunto negli anni ’80), ma sempre lisci, anzi chiodi, mi rimanevano! Fra l’altro è pure carino (e non pensiate che lo dico perché “ogni scarafone è bello a mamma sua”!): biondino, occhio azzurro, bel fisichetto… ma evidentemente non è di moda, e mi ha proposto di scurirsi i capelli e mettere le lentine scure!!! Ma la cosa che più di tutte mi fa dannare (e che dimostra, senza ombra di dubbio alcuna, la veridicità del legge) è proprio il suo fisichetto. Di famiglia abbiamo una naturale propensione a non ingrassare (io l’avevo e l’ho persa, se qualcuno la trovasse è pregato di farmela riavere). Naturale propensione che viene avvantaggiata dal fatto che non ci piace mangiare (anche questo io l’ho perso, ma se lo trovate ve lo potete tenere!). Mia madre con noi tre figli ha patito per tutta la nostra infanzia perché di mangiare non ne volevamo proprio sapere! E qui casca l’asino (e ritorna Dante), anche i miei figli (almeno due su tre) non hanno intenzione di mangiare. E io lì a penare come la mia mamma, prima di me! Non vi racconto poi tutte le vicissitudine scolastiche del mio dolce pargoletto… sappiate solo che, ogni volta che sono andata ad un ricevimento dei genitori, ho cercato sempre di nascondere il fatto che io insegnassi! Ma si sa “la moglie del calzolaio va con le scarpe rotte”! E invece io ero bravissima, ho sempre preso il massimo dei voti dalle elementari all’università e oltre! Ma siccome il DNA si divide esattamente a metà, la legge del contrappasso stavolta è toccata a mio marito… ma allora perché tocca a me fargli fare i compiti e andare ai ricevimenti???? (adesso lo so che dovrò scrivere un post tutto per lui per rimediare e per fargli comprendere che nonostante tutto lo amo infinitamente!)Passiamo ora al pargolo n. 2. Anzi no, ci ho ripensato, sto scrivendo “la Divina Comedia 2” e allora al prossimo post, vi racconterò della creatura che sta nel mezzo! La ricetta che posto oggi è però molto piaciuta al pargolo n.1. E quindi voglio ringraziare la carissima Adelaide di “Diario di una passione” per aver rielaborato una ricetta di Paoletta di Anice Cannella. E io che sono una copiona (ma di quelle che però cita la fonte) li ho rifatti precisi precisi, anzi no…qualche modifica l’ho apportata anche io!

Ed ecco allora i miei ex cherry, ma adesso
APPLE MUFFINS (d’altrocanto devo seguire la stagionalità degli ingredienti o no?)

Come dice Adelaide: “La farina di riso rende il muffin molto delicato, quasi friabile, meno compatto per intenderci, ma assolutamente gradevole e ripeto, leggerissimo!” Ma io la prossima volta dimezzerò la dose della farina di riso e la integrerò invece con la fecola di patate per avere un risultato più omogeneo!
Ingredienti per circa 16 muffins

200 gr. di farina di riso
90 gr. di farina di mandorle
170 gr. di zucchero
2 cucchiaini di lievito per dolci
1/4 di cucchiaino di bicarbonato di sodio
un pizzico di sale
65 gr. di olio
1 uovo
220 ml di latte
1 mela bella grossa (Royal gala) (ma Adelaide aveva usato 150 gr. di ciliegie tagliate a pezzettini + 16 intere)I muffins sono la cosa più facile e veloce da realizzare perché seguono una regola d’oro: prima gli si mescolano tutti gli ingredienti secchi (farina di riso, farina di mandorle, bicarbonato, lievito, zucchero e sale) tutti insieme in una ciotola; poi si mescolano tutti gli ingredienti umidi (latte, uova e olio) in un’altra ciotola. Quindi si uniscono gli ingredienti liquidi a quelli solidi, ma senza girare troppo. Alla fine ho aggiunto la mela tagliata a tocchetti piccoli. Ho riempito degli stampini in silicone per 3/4 e ho messo al forno (assolutamente statico, mi raccomando) a 190° per circa 20 minuti. Alla fine ho spolverizzato con zucchero a velo.Ottimi veramente!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Mara di Pan di Panna che scade il 28 febbraio 2010.

A prestoStefania Oliveri

Coniglio alla Cacciatora (mai ricetta fu più adatta a chi copia!)

Solidarietà ad Adriano di “Profumo di Lievito” e a Lydia di “Tzatziki a colazione” e anche a tutti gli altri (ahimé tanti!): tutte noi copiamo le ricette, certe volte pedissequamente, certe volte apportando modifiche, altre ancora innovando… ma certo non lo facciamo a scopo di lucro e comunque ogni volta che lo sappiamo citiamo la fonte! Questo non è illegale, questo non è brutto, questo non è plagio. Questo è inno, questo è omaggio, questo è rispetto! chi copia e non cita la fonte froda e questo è oltremodo oltraggioso!

Quando scrivo qualcosa sul blog mi ispiro alla realtà che mi circonda. Certo, a volte, mi lascio prendere un po’ la mano ed esagero un poco… a volte focalizzo la mia attenzione su un particolare … ma ciò non vuol dire che quello è la sola e unica verità che esiste. E così, devo confessarvi, che mio marito ha letto il post che lo riguardava. L’ultimo, quello che speravo non leggesse mai, quello in cui dico che non cucina. Il che è assolutamente vero. Come è vero che in casa per 335 giorni all’anno non mi aiuta. Ma la motivazione è più che nobile: fatica tutto il giorno fuori casa. Avete capito bene: ciò succede per 335 giorni, perché nel mese di vacanza della COLF, invece mi aiuta e tanto e anche i miei figli (ma questo già l’ho scritto, ma lui non l’ha letto!). E che, se è vero che anche io lavoro, è pure vero che la donna delle pulizie,ce la possiamo permettere grazie al suo lavoro… perché io insegnante sono (quanto posso guadagna’). Per cui l’aiuto che non mi dà lui personalmente, me lo fornisce a suon di “dindini”. Ma a parte tutto questo, volevo sottolineare con questo post e non perché voglio rimediare a torto o per piaggeria, ma perchè in realtà è un marito eccezionale, che accompagna a scuola il nostro piccolino e lo va a prendere; che, quando è libero, si dedica ai figli in maniera strepitosa; che quando erano piccoli ha cambiato loro i pannolini e ha raccolto vomito; che si alzava la notte per dare il latte al cucciolo di turno; che prepara i pancakes benissimo; che è sempre pronto ad uscire quando glielo chiedo e non è un pantofolaio; che gli piace ballare e non perde occasione per farlo; che apprezza tutte le pietanze che preparo anche quando vengono un po’ bruciacchiate, insipide, crude, scotte; lui che vorrebbe mangiare sempre e solo pasta con la salsa e carne arrostita, mi fa mille complimenti per le stranezze che preparo; che mi accompagna il sabato a fare la spesa grossa per tutti i supermercati di Palermo e dintorni; e soprattutto (ma altro non posso dire) che mi riscalda i piedi ghiacciati senza alcun lamento quando in inverno glieli appiccico alle cosce! Per questo e tanto altro lo amo e lo apprezzo… e per questo mi ostino a dimostrarglielo cucinando per lui. E quindi, personalmente, posso dire che io già il mio SUPEREANALOTTO l’ho già vinto quando ho sposato lui: L’UOMO DELLA MIA VITA!Ora siccome lui ama maggiormente la carne e a lui è dedicato questo post, pubblico la ricetta del classico
CONIGLIO ALLA CACCIATORA (ovvero quel coniglio -forse ho sbagliato animale… squalo più appropriato? – di chi ha copiato)

1 coniglio a pezzi250 gr. di olive verdi di Castelvetrano1 costa di sedano1 cipolla mediaOlio extravergine di olivaMezzo bicchiere di aceto di vino bianco2 cucchiai di zuccheroSale

Ho fatto scottare il coniglio con un po’ di olio e quindi ho aggiunto la cipolla tagliata a fettine e il sedano tagliato a tocchetti e ho fatto rosolare. A questo punto ho aggiunto l’aceto e lo zucchero e ho fatto cuocere a fuoco basso per circa 20/25 minuti con il coperchio sollevato da una paletta. Ho aggiunto quindi le olive denocciolate e ho fatto cuocere per altri 10 minuti. Si può mangiare caldo, tiepido o freddo, è sempre buono!

Ricotta e loti “Buoni e Veloci”!!!

Ieri Gunther scriveva fra i commenti che forse mio marito è geloso di questo blog. E se non lo conoscessi così a fondo come lo conosco, direi proprio di no. Devo confessarlo, forse lo sarei anche io. Sì, perché una passione che è nata in sordina, piano piano, per far passare quell’infinito tempo che trascorrevo a far fare i compiti a mio figlio, si è dilatato e adesso, ogni minuto è buono per mettermi davanti al computer e passare del tempo con il mio blog. Il tempo impiegato comincia già con il reperimento delle materie prime (“ma quanto ci stai a fare la spesa?”, “ma perché dobbiamo girare tutti i supermercati di Palermo?”). Poi arrivo a casa tutta contenta e come una sorta di invasata mi metto a spadellare davanti ai fornelli e nessuno mi può disturbare (a parte “mamma, mi dai soldi che devo comprare…”, “mamma, come mi vesto?” – così poi, l’adolescente, mette tutt’altro, insomma giusto per sapere cosa non mettere -, “mamma, lo fai finire!”, “mamma, non mi fa giocare alla playstation” – questo, a turno, me lo vengono a dire tutti e tre), perché io tanto non li sento e non intervengo (a parte quando il grande ha strappato la felpa al medio…). Poi si passa alla “mise en place” (è vero, questo mi occupa poco tempo, e si vede, perché tutti sono affamati e vogliono mangiare) e la fotografia… anche qui poco tempo (“si raffredda, dobbiamo mangiare sempre tutto freddo?”). Poi devo passare del tempo per scaricare le foto, per scegliere quelle migliori (!?!?) e scrivere il nome (per fanatismo, così se me le rubano, sanno di chi sono… ma non è mai successo e questo mi rattrista grandemente!). Poi scrivere il post, caricare le foto e pubblicare. Ma non è finita qui, perché poi ci sono i commenti da leggere (e quanto mi diverto) e quindi da rispondere. E poi dulcis in fundo, mi DEVO tenere aggiornata su tutto quello che fate. E qui passo ore e ore. Sì perché, anche se il blog ha deciso che posso tenere d’occhio solo 300 di voi, io ho trovato il sistema per aggirarlo e già ne seguo 378! Considerando che c’è qualcuna di voi molto solerte, che pubblica ogni giorno e qualcuna un po’ più lumachina che pubblica solo una volta a settimana, ogni giorno almeno 60 blog li visito di sicuro… e qui l’altro lavoro: leggere attentamente, scrivere dei commenti, salvare le ricette che voglio rifare (lo so, ne ho talmente tante che avrò bisogno di almeno 5 vite… e io sono per giunta cristiana e non credo nella reincarnazione…, magari visto che esiste l’infinito nell’aldilà, potrei approfittarne!) E questo è il momento più bello in assoluto. Sì, perché non vedo l’ora di venirvi a trovare. Qualcuna perché scrive in maniera tanto divertente che mi sentono ridere pure al piano di sopra, altre perché pubblicano fotografie fantastiche che mi fanno sognare e che mi fanno quasi immaginare di mangiare quello che vedo, altre perché sono persone dolcissime, altre ancora perché pubblicano ricette in perfetta sintonia con i il mio gusto, altre perché le sento amiche senza neanche averle mai viste. E allora ecco scatenarsi la gelosia del mio cucciolo più grande: il maritonzolo! Che vorrebbe che ogni minuto libero lo dedicassi soltanto a lui… Ma adesso c’è un ulteriore distrazione. Oltre ad aver influenzato tutta la famiglia (vuoi o non vuoi sono tutti coinvolti nel processo succitato) per cui i miei figli mi consigliano su le ricette da realizzare, il set fotografico, l’inquadratura e l’angolazione delle foto, anche il cuccioletto di casa stava proprio diventando geloso come il paparino…, ma, come sempre, non si è perso d’animo, e ha deciso di fare un blog tutto suo su fate, folletti ed elfi. E invece di essere colpito dall’influenza, è stato contagiato anche lui, inesorabilmente e inevitabilmente dalla blogsfera, proprio come la sua mamma! Quindi mie care e cari (perché grazie a Dio qualche uomo lo si trova pure tra i fornelli), se volete andarlo a trovare basta cliccare qui… e, per favore, lasciategli qualche commento, così sarà felice anche lui!

E ora vi lascio con una ricettina semplice semplice che serve ad addolcire il mio AMORE grande!

BICCHERINI DI RICOTTA E LOTI

500 gr. di ricotta di pecora
350 gr. di zucchero (se volete anche un po’ meno, ma poco!)1 loto piccolo a bicchierinoSetacciare la ricotta con lo zucchero e farla riposare per almeno un’ora. Mettere poi in bicchierini piccoli e coprire con la polpa di un loto piccolo.Semplice, ma assolutamente goduriosa.Con questa ricetta partecipo al contest di Stefania di Buoni e Veloci , visto che non ci sono arrivata con quella dei gelati!


Anche se la ricotta non l’ho prodotta io (non ancora!!!) e non amo particolarmente il formaggio… non avrei mai immaginato di poter partecipare a questa raccolta, ma il potere del blog…!!!

A presto
Stefania Oliveri

La minestra di miglio e premi E PUBBLICHE SCUSE

Come ogni sabato mattina, ormai, vado a Sferracavallo a fare la spesa. E sì, io il mio amico Celeste non lo tradisco. Mi trovo così bene! Celeste (il fruttivendolo, ricordate?) mi da sempre frutta e verdura buona e fresca e la cosa che me lo fa apprezzare di più e che non la da solo a me perché sono sua cliente, ma a tutti, perché lui prende solo roba di prima qualità! Naturalmente ciò lo fa preferire da tantissime persone, che ritornano sempre a comprare da lui. Così sabato scorso mentre aspettavo il mio turno (è ben attrezzato lui, ha messo il numerino!), vedo una signora che gli porta un foglio A4 e gli dice qualcosa. Forse sentendosi osservato, mi confida che la signora “scrive ricette di cucina su internet e gli fa pubblicità, perché parla bene di lui!” Punta sul vivo, mi premuro a dirgli che lo faccio anche io e che la settimana successiva gli porterò “le prove anche io”. Giunge il sabato successivo e quando sono lì già da lui, mi ricordo di non aver stampato i post (a grande richiesta ecco ciò che ho scritto) che lo riguardano. “Oddio, non ci crederà mai!” penso. E così per scusarmi comincio col dire “Ho dimenticato di stampare…” e lui mi interrompe dicendomi “lei si chiama Oliveri… Tiz…” “Stefania” dico io. “Allora è lei! Sa, la foto è un po’ piccola, qui porta sempre gli occhiali da sole (enormi n.d.s.) e non ero sicuro fosse lei Ho letto tutto. Anzi l’ho stampato e l’ho letto a tutti i miei amici”. (eh sì che sono veramente famosa adesso!) E comincia a farmi domande, in ordine, su: a- mia madre; b. la cinesina; c. Cartier; d. dove insegno (“ma ho scritto pure quello???” penso e non ricordo). Comincia a raccontare il post, a dire che ormai quando vede una signora anziana pensa a mia madre e non la chiama più “nonnina”. Mi dice che è una fortuna che mia madre non sia sua cliente, perché sarebbe stato rovinato, e così di seguito. Io comincio a ridere, addirittura comincio a lacrimare per le risate. Tutti guardano e sorridono anche loro. Anche mio marito partecipa all’ilarità generale, ma essendo all’oscuro del post incriminato, mi chiede ragguagli. Io, invece, ricordo vagamente quello che ho scritto, quindi cerco di fare un riassunto, ricordando perfettamente però, la scena della cinesina e di mamma. E Celeste che continua a fornire particolari su particolari e io che continuo a ridere. Stupefatto da tanto sapere di Celeste, mio marito mi guarda, e un po’ preoccupato mi chiede “ma che scrivi su ‘sto blog, non dovevano essere solo ricette? Non è che fornisci dati che è meglio non rivelare al mondo intero (sempre esagerato lui!)?” E io candidamente lo guardo e gli rispondo: “solo ricette e il tuo 740”. E conoscendo la mia naturale avversione per i numeri e per i soldi (avversione nel fare i conti, non nello spenderli) si tranquillizza! Speriamo che non controlli i post in cui parlo di lui, altrimenti altro che risate!!!
Comunque ho comprato una bella zucchina di quelle lunghe e chiare (quelle dei “tenerumi” per intenderci), le patate, le cipolle e il pomodoro fresco e ho fatto una bella minestra!

LA MINESTRA SPECIALE “DI CELESTE”Ingredienti:
1 zucchina lunga
5 patate nuove
4 pomodori per salsa ma molto sodi 1 cipolla grande
Sale
Olio extravergine d’oliva
Miglio
Lavare la zucchina, togliere la buccia e tagliarla a rondelle. Pelare la cipolla e tagliarla a fettine. Pelare le patate e tagliarle a tocchetti. Sbollentare i pomodori, togliere la pellicina e tagliare anche questi a pezzetti. Mettere a soffriggere con un po’ d’olio la cipolla. Quindi aggiungere le patate e dopo il pomodoro. Far soffriggere ancora un po’, quindi aggiungere dell’acqua (mezza pentola circa). Far cuocere per circa 15 minuti e quindi aggiungere la zucchina. Far cuocere fino a quando tutto non sarà cotto. A questo punto si può scegliere o di mangiarla con dei crostini di pane, oppure di fare una bella minestra con la pasta. Io avevo del miglio e così ho deciso di farvi cuocere il miglio. E’ venuto davvero buona!!!
E ora voglio ringraziare TRE amiche speciali che hanno pensato a me per questi premi. La prima (in ordine di arrivo) è Ele di Alice nella cucina delle meraviglie, alla quale devo pubbliche scuse per non averla menzionata prima, ma la mia stolitanza conclamata e il computer rotto, mi avevano fatto dimenticare di aver ricevuto il premio anche da lei (POTRAI MAI PERDONARMI???); la seconda è Pina (Pinar) di “Doce Doce“. Ad entrambe grazie di cuore!

E a mia volta lo voglio assegnare ai neonati, ma bellissimi blog di Silvia “Basilico & Pinoli”; di Puccina di “Il mondo di Puccina”, di Gaia di “La Gaia celiaca”, di Giò di “La cucina della socia”

Il terzo (in ordine d’arrivo) di Silvia (polepole) di “Il circolo vizioso“. Grazie carissima per la solidarietà dimostratami anche con questo bellissimo premio!!!


Questo invece lo passo alla simpaticissima Lo di Galline: 2nd life (la farina di grano saraceno la posso mangiare!!!), a Milla de “Il mondo di Milla”; ad Ale di “Essenza di Cannella”, ad Alessandra di “Gustosamente insieme”; a Roberta di “I pasticci di Roby” e infine, ma non ultima, a “La cucina di q.b.“, che so che l’ha ricevuto (e non mi sorprende), ma ha creato dei dolcetti pensando proprio a me, affinché anche chi come me (celiaco) possa mangiare queste bontà!
Ma entrambi li assegno a tutti voi che seguo con amore da quando ho iniziato questa avventura nella blogsfera!!!
Baci
Stefania Oliveri

Goduria alla Nutella

Mi sono davvero stancata! In questa casa faccio tutto io! Nessuno che mi aiuti, nessuno che mi sostenga! Cominciamo dal principio. Io cerco le ricette; io vado a fare la spesa; io scelgo gli ingredienti; io li assemblo; io li cucino; io poi pulisco; io ancora impiatto; io fotografo; loro mangiano; io poi scarico le foto; io scrivo i post; io pubblico; io rispondo e da qui ricomincia il ciclo! E loro si lamentano! Sì, si lamentano che sono troppo impegnata, che cucino toppe prelibatezze inadatte ai bambini (ma intanto con la caponata di mele si sono leccati i baffi!) E io che dovrei dire? Sono contornata da amiche i cui mariti eseguono tutto (o quasi) il ciclo!!!Ad esempio domenica telefono alla mia amica Daniela P. “Giornataccia”, condividiamo, “freddo, pioggia, cambio di stagione”. “Cosa hai mangiato?” mi fa lei E io rispondo di aver preparato uno sformato di riso il giorno prima per portarlo a Sferracavallo. “E tu?” “Ninni (suo marito, capito? Marito, uomo, sesso maschile!!!) ha preparato il rollò di tacchino ripieno di verdurine”. “Buono, anzi buonissimo, l’ha mangiato persino il bambino”. Un attacco improvviso di bile mi attanaglia… Che fare: a. sbatterle in faccia il telefono per non sentire; b. sbattere il telefono in faccia a mio marito; c. cambiare amica; d. cambiare marito. Ripensandoci dovrei cambiare tutte le amiche di nome Daniela, perché tutti i loro mariti cucinano e bene e non una volta tanto per esibirsi davanti ad amici compiacenti, ma ogni giorno, con la fatica giornaliera di pensare “oggi che faccio, oggi che compro?”. Pondero bene la cosa… e mi accorgo che sì è proprio il nome che fa la differenza. Sì, perché se ripenso a tutte le Donatelle, i mariti non cucinano; neanche quelli delle Patrizie. Né delle Antonelle, né delle Claudie, né delle Gabrielle, né tanto meno delle Viziane (un po’ questo sì)! Rientra invece Danila, fra le fortunate, e Caterina, ma di Caterina ne conosco una sola quindi non posso fare statistiche. Allora capisco che c’è una quinta possibilità: e. cambio nome! Forse sarò più fortunata!
Dimenticavo: sabato pomeriggio ho anche fatto una torta (“naturalmente” gluten free) da portare a casa di amici che ci avevano invitati a cena. Girando per i blog, venerdì mi ero imbattuta in una ricetta a dir poco goduriosa… L’autrice, ormai, è stata collaudata da me con tante altre ricette sempre fantastiche. E quale migliore occasione per collaudare una bomba calorica, che se non finiva, lasciavo a casa degli amici ad attentare alla loro di linea e non alla mia? E così l’ho fatta! La ricetta originale si chiama GODURIA ALLA NUTELLA, ma io la voglio ribattezzare:
La GODURIA DI MILLA!
(riporto il testo integrale)Ingredienti: 250 gr di nocciole 90 gr di zucchero2 tuorli (io tre, perché l’impasto mi sembrava troppo duro)3 albumiun cucchiaio di fecola di patateun pizzico di lievito (io un cucchiaino)300 gr di nutella (dose approssimativa, dipende da quanto siete golosi…)zucchero a velosale
“Preparazione: accendete il forno a 160°, fate tostare le nocciole in un padellino antiaderente girandole sempre per un paio di minuti, poi riunite nel mixer 200 gr di nocciole con la metà dello zucchero e frullatele fino ad ottenere una polvere finissima. Versate la farina di nocciole in una terrina ed unite lo zucchero rimasto, i tuorli, la fecola ed il pizzico di lievito. A parte montate gli albumi con un pizzico di sale, poi incorporateli al composto mescolando dal basso verso l’alto per non farli smontare.
Versate tutto in uno stampo a cerniera (imburrato ed infarinato, oppure rivestito con carta forno) da 18 cm.” Io, come al solito l’ho invece messo in uno stampo in silicone. “Cuocete il dolce in forno per circa 30 minuti (prova stecchino) poi sfornatelo e fatelo raffreddare, a questo punto spalmare con un generoso strato di nutella, guarnire con i 50 gr di nocciole rimaste, tagliate grossolanamente, spolverizzate di zucchero a velo e servire.
Note: normalmente uso uno stampo un po’ più grande di quello indicato nella ricetta, quindi a me viene un dolce basso, in caso usaste uno stampo più piccolo ottenendo una torta più alta, la ricette prevede di tagliarla e farcirla sempre con nutella, ovviamente sempre mantenendo anche l’altro strato di nutella!!”
Io ho seguito il consiglio di Milla e l’ho fatta in uno strato solo. La torta è veramente buona e inaspettatamente soffice. Inutile dirvi che non è rimasta!Che ne pensi Milla?A prestoStefania Oliveri

Caponata sì, ma con le mele!

Che sono una gran golosa questo ormai credo che si sia capito. Che combatto con 4 chili di troppo (che non voglio far diventare 8) credo che sia chiaro a tutti. Però credo che una cosa non sia abbastanza chiara a nessuno e men che meno a me: come faccio a rimanere nei quattro chili in più e non trasformarli in otto! Sì, perché dieta non ne faccio, o almeno la inizio il lunedì mattina e già il lunedì sera faccio una pausa per l’aperitivo con gli amici (un buon bicchiere di martini con un’olivetta e un po’ di patatine e salatini…, ma quante calorie saranno? Boh!). E anche a sport siamo messi male. Non ne pratico molto se non del sano salto per i vari supermercati e tuffi nei vostri blog! A volte alleno anche le braccia sfogliando riviste (naturalmente di cibo), e qualche libro (non sarà un caso se l’ultimo che ho letto si intitolava “Il conto delle minne” e le minne di Sant’Agata sono un famosissimo dolce catanese!). Certo tutto questo nel mio tempo libero. Per il resto salgo e scendo scale per accompagnare i miei figli di qua e di là e anche a scuola essendo una grande scuola, vado su e giù per raggiungere le classi. Certo a scuola vado in bici, ma elettrica (ma almeno sono ecologica io!), e quando non piove, e checché se ne dica qui a Palermo quando comincia a piovere non la finisce più (come avremmo potuto essere la tanto decantata Conca d’oro, altrimenti). E’ vero, cerco di mangiare tanta frutta e verdura, ma voi sapete anche della mia predilizione per i gusti agrodolci… Un sport che invece pratico e abbastanza di frequente, pure, invece è parlare. Sì, l’ugola è il mio muscolo (?!?) più allenato e parlando parlando con la mia collega di religione (donna deliziosissima, conosciuta quest’anno, con un sacco di passioni contagiose fra cui il cucito di vestiti megafantastici e i viaggi) abbiamo condiviso la passione per la cucina, scoprendo per l’appunto la mia preferenza per i gusti agrodolci. Ed ecco la ricetta che mi ha dato e che io ho subito rifatto:
Una SORPRESA nella CAPONATA


Ingredienti:

6 mele Royal Gala
4 pomodori maturi
4 cucchiai scarsi di zucchero
1 cipolla grande
mezzo sedano
250 gr. di olive verdi
mezzo bicchiere di olio extravergine d’oliva
mezzo bicchiere di aceto bianco
Far bollire un po’ di acqua e gettarvi i pomodori per spellarli. Tagliare il sedano a pezzetti. Tagliare a fettine la cipolla. Mettere su un tegame ben capiente l’olio, la cipolla, il sedano e i pomodori anche essi tritati, insieme allo zucchero e l’aceto. Coprire il tegame con un coperchio trasparente, lasciando uno spiraglio con un mestolo inserito fra il tegame e il coperchio. Lasciar cuocere per circa 15 minuti e quindi aggiungere le olive denocciolate e le mele tagliate a cubetti, lasciar cuocere per un altro quarto d’ora. Aggiustare di sale. Servire a temperatura ambiente. Si conserva a lungo grazie alla presenza dello zucchero e dell’aceto. E’ buonissima e molto, ma molto più semplice da realizzare rispetto a quella tradizionale fritta. Provatela e non ve ne pentirete.

…. E’ buonissima, inaspettatamente! E se non si dice che ci sono delle mele non si capisce di cosa si tratta. E’ semplice da realizzare e non così calorica. Provatela e non ve ne pentirete. A presto
Stefania Oliveri

Crostata di mandorle e pere di Laura e non solo

Se c’è una cosa che mi chiedo in continuazione quando sono a dieta (o quasi) è come fanno quelle magre a rimanere tali. La risposta inevitabilmente e inesorabilmente è sempre la stessa “non mangiano!” Se così non fosse, ingrasserebbero. Come Laura Ravaioli. Un altro mito, per me, oltre alla mitica Nigella! Ma lei, al contrario di Nigella, è magra, forse anche un po’ troppo! Considerato poi il fatto che la televisione ingrassa, lei è davvero scheletrica e, di solito, io non mi fido dei cuochi troppo magri (“forse cucinano schifezze che non mangiano neanche loro????”) Ma per lei è un discorso a parte. Infatti le sue ricette, ogni volta che mi cimento, mi riescono alla grande e cosa più importante piacciono! Per esempio una volta ho rifatto una tagine di tacchino (ma non ho la pentola adatta, ahimé, o almeno ne ho una tanto piccola da essere buona solo per le Barbie… ma siccome possiedo solo figli maschi… mi trovo alquanto sfornita di bambole da nutrire!), che prevedeva il miele di castagne. Imprudente quale sono ho realizzato la ricetta per la prima volta quando avevo a pranzo la famiglia al gran completo (compresa la suocera!). La componente maschile della famiglia ha apprezzato non poco, mentre in quella femminile (compresa me) ha suscitato assolutamente lo schifo! In sé per sé il piatto però era buono, per cui ad una cena con tanti amici (circa 40) l’ho rifatta, ma usando un miele d’acacia. Quella volta hanno tutti apprezzato, tranne i miei fratelli che avevano gradito maggiormente la prima versione! C’è da dire che comunque i piatti della Ravaioli sono piuttosto semplici (o comunque io solo quelli segno), e poi li spiega con così tanta dovizia di particolari che non è possibile non riuscire a riprodurre una sua ricetta. Qualche tempo fa le ho visto fare una crostata con un ripieno davvero eccezionale. Ma io sono un po’ restia a realizzare ricette, che devono mangiare tutti, con la farina senza glutine. Così l’avevo messa da parte in attesa. Girando per i blog ne ho scoperti due che condividono la mia stessa filosofia, cioè quella di preparare cibo che non contenga naturalmente glutine, ma senza ricorrere agli ingredienti prettamente da farmacia! E cioè: La Gaia celiaca e Celiachia on line . Ed ecco quindi mi appare la sua crostata interamente realizzata con ingredienti alternativi. Dopo pochi giorni scopro quella di Isabella, molto simile. Oddio mio, quasi mi veniva un colpo per la felicità! Così immediatamente ho preso gli ingredienti e l’ho realizzata sentendomi assolutamente libera di offrirla a tutti senza alcuna riserva. Il risultato finale è quello di una crostata dal sapore di crostata vera (chi è celiaco può ben capire cosa voglio dire) e per il ripieno ho potuto così provare quello di Laura. P.S. come fa però, questa, a non ingrassare?
LA CROSTATA IN COLLABORAZIONE:
Ingredienti per la pasta frolla:

150 gr di farina di riso
75 gr di farina gialla fine (fioretto di mais)
90 gr di zucchero semolato
90 gr di burro a temperatura ambiente
1 uovo
sale poco latte o acqua (1 cucchiaio circa)Impastare rapidamente le farine, lo zucchero, il burro e l’uovo con un pizzico di sale (io ho usato il Bimby). Aggiungere poca acqua fredda (o latte) e mescolare e formare una palla con l’impasto. Far riposare la pasta nel frigo per almeno mezz’ora dentro un sacchetto di plastica per alimenti o avvolta nella pellicola trasparente.
Stendere con il mattarello la pasta su carta forno in uno strato di circa mezzo centimetro. Adagiare quindi in uno stampo da crostate e farcire.
Ingredienti per la farcia:100 gr. di farina di mandorle
100 gr. di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di kirsh (io non l’avevo e ho utilizzato il rum)100 gr. di burro2 cucchiai di fecola3 pereMettere il burro a temperatura ambiente a pezzetti in una ciotola. Aggiungere quindi lo zucchero e mescolare finché il composto sarà ben amalgamato. Aggiungere quindi la farina di mandorle e l’uovo e continuare a sbattere finché la consistenza sarà quella di una crema. Aggiungere quindi la fecola e il liquore e quindi versare sulla frolla. Riporre in frigo e nel frattempo sbucciare le pere e metterle a mollo. Quindi tagliare le pere in due e praticare dei tagli orizzontali. Stendere quindi le pere sulla farcia pressando le mezze pere, così da formare un ventaglio, dal centro verso l’esterno. Mettere nel forno già riscaldato a 180° per 35 minuti ca.Lo so che è lunedì e che ufficialmente ricomincia la dieta, ma io mica l’ho fatta oggi!A prestoStefania Oliveri

Le “minne ammalorate” di S. Tefania! ovvero mousse di salmone

Come promesso vi posto un’altra ricetta per Sabrina e Luca e la loro bellissima raccolta BruscheTiAmo insieme? E’ una buonissima mousse al salmone che ho visto sul blog di Antonella il pomeriggio stesso della famosa cena, quando, in preda al panico perché mi sembrava che ci fossero poche cose da mangiare, ho cercato aiuto nella rete e ho trovato l’aiuto che ricevo sempre da tutti voi! Nel frattempo stavo leggendo un bellissimo libro di una sicilianissima Giuseppina Torregrossa “Il conto delle minne” (che vi consiglio vivamente!!!). La storia è bellissima, struggente e insieme leggera. Tutto si fonda e gira intorno ad un buonissimo dolce catanese, che nella forma assomiglia proprio ad un seno femminile, e alla potenza che il vero seno femminile esercita su ogni essere umano. Queste “minne” devono essere tonde, bianche e perfette proprio come racconta la tradizione quelle di Sant’Agata , se così non sono, l’autrice, dice che sono “ammalorate” cioè ammalate. Quando ho visto la mia mousse mi sembrava proprio una minna di Sant’Agata, anche se la presenza di tanti puntini rossi, non la rendevano proprio perfetta. Inoltre il pesce, proprio odore non fa, e la presenza del salmone certo non la faceva profumare granché. Per cui guardando queste due ciotoline vicine, mi è venuto in mente che le minne ammalorate potevano essere proprio queste.
Non me ne voglia Antonella e neanche Giuseppina (ormai famosa come sono, con le scrittrici mi posso dare di TU!!!) , ma la mousse l’ho ribattezzata per sempre:

Le MINNE AMMALORATE di S.Tefania

Ingredienti:

240 gr. robiola

240 gr. mascarpone

200 salmone affumicato

uova di lompo rosse q.b.

Frullare nel mixer la robiola, il mascarpone e il salmone. Infine aggiungere le uova di lompo e mescolare. Spalmare su crostini di pane, crackers o quant’altro.

A prestoStefania Oliveri

Purea di ceci simil tunisina

Che soddisfazione, che soddisfazione! Non sto più nella pelle. A scuola, dove insegno,ormai si è sparsa la voce che non solo mi piace cucinare, ma anche che ho il blog. Dapprincio mi vergognavo come una ladra, adesso, quando mi chiedono qualche ricetta li rimando allo schermo! Stamattina incontro una collega che mi dice “ho mangiato la tua crostata di riso”. Io, presa dalla botta (come si dice qui, alias “del tutto stupita”), la guardo trasecolata e fra me e me penso “ma quando glielo ho fatta assaggiare?” (ma prima di mezzogiorno non carburo!). Poi mi riprendo e le dico “l’hai fatta?” E lei mi dice di no e mi racconta che sabato scorso è stata invitata da una sua amica, che le ha cucinato questa crostata e quando lei le ha chiesto la ricetta l’ha rimandata al mio blog, dicendole “è di una certa Oliveri, Stefania Oliveri!” Immediatamente la mia collega si ricorda del mio blog e conclude “Non ne posso più, ma allora ditelo!”

Data la mia notorietà (mi sto lucidando le unghia sulle spalle!!!) vi posto una ricettina buonissima e se la rifarete, vi chiederanno sicuramente la ricetta e voi direte “è di Oliveri, Stefania Oliveri!!!”… magari divento come Nigella??? (Vi sembro un po’ fanatica stasera???)

PUREA DI CECI PER CROSTINI

Ingredienti:250 gr.di ceci (in barattolo già pronti, altrimenti come faccio ad essere la novella Nigella?)

il succo di mezzo limonepaprika

mezzo spicchio d’aglioolio extravergine d’oliva q.b.

Niente di più semplice: sgocciolare e sciacquare bene i ceci, mettere tutto nel mixer e triturare! Spolverizzare con paprika e servire con crostini di pane! That’s all!Con questa ricetta, visto che l’hanno prorogata, partecipo alla raccolta di Sabrina e Luca di Sapori diViniE poi voglio ringraziare due persone fantastiche Maurina di Comfort Food e Barbara di Ricette Barbare per avermi passato questo meme:
Devo dire 10 cose che mi riguardano:
1. sono Oliveri, Stefania Oliveri (arridagli!)… (fa un po’ James Bond!);
2. sono alta … sono altina… ok sono bassina un metro e … mi dovete vedere di presenza, ma rigorosamente con i tacchi di 12 cm. (neanche a letto me li tolgo!)
3. sono bionda naturale… da qualche parte, un po’ meno naturale da qualche altra parte;
4. ho gli occhi verdi (ma per davvero e non come la pubblicità);
5. ho … tot anni;
6. ho tre (dicasi tre) figli tutti maschi!
7. amo ballare, ma sono un po’ legata;
8. amo cantare, ma sono totalmente stonata come una campana e, ahimè, l’ho trasmesso nel DNA anche ai miei pargoli;
9. assomiglio precisa precisa a Gwinett Paltrow!!!
10. non dico mai bugie (o quasi) piuttosto rivesto di rosa la verità!
Buona notte
Oliveri, Stefania Oliveri!

Dolce al caramello “riciclato”

 

Almeno tre volte al giorno mi chiedo perché tutto ciò che è buono e saporito, faccia così tanto ingrassare. Soprattutto da quando ho scoperto di essere celiaca (quando tutto quello che mangiavo era terrificante per i miei villi), ho scoperto che mangiando si ingrassa. E sì, perché prima, pur mangiando emerite schifezze, almeno il mio lato esteriore non ne risentiva, per cui mi ero convinta di poter strafogare ogni genere di porcheria, perché tanto “di costituzione sono magra”. E invece no! Quando ho cominciato a seguire la dieta e tutto era rigorosamente senza glutine ho scoperto che invece di costituzione tendevo ad ingrassare e, purtroppo, non sempre nei punti giusti. E così è cominciato il calvario, anzi il doppio calvario. Sì, perché da una parte mi dovevo assolutamente astenere da tutta una serie di cibi da me adorati (vedi dolci, pane e pasta) e, peggio, la rinuncia non portava comunque gli effetti desiderati di restare in forma, perché invece la forma la prendevo o meglio la perdevo! Così cominciò la ricerca di cibi sani (almeno per il mio fisico) e poco calorici, facendomi precipitare però in una sorta di limbo, anzi no, di inferno. Fu a quel punto che decisi di mettermi alla ricerca di cibi che comunque, almeno, seppur “doppiamente” dietetici, soddisfacessero il mio palato. In quel preciso momento però conobbi Nigella. Oddio Nigella è tutto fuorché una che cucina in maniera light. Divenne, comunque, il mio mito. Perché? Perché la vedevo mangiare con voluttà e goduria ogni pietanza che preparava senza sensi di colpa; perché nonostante non fosse proprio un fuscello i suoi chili mi sembravano assolutamente ben distribuiti; perché le vedevo preparare in un battibaleno tutto senza però avere una tecnica da chef (il che l’avvicinava assolutamente a noi umani!) badando alla qualità degli ingredienti, ma anche al risparmio di energie personali (vedi scatolame vario). La mia lotta con i cibi light divenne un capitolo chiuso. Ma si sa la vanità femminile (almeno la mia) fa sì che ogni volta che provo un vestito, vorrei sempre che mi entrasse una taglia più piccola e se prima ero una 38, poi sono passata a una 40, adesso sono diventata una 42 (sarei una 43, ma ancora non l’hanno fatta e quindi mi faccio entrare con enormi sacrifici la 42). Certo detto così si potrebbe pensare “ma di che si lamenta, è una fanatica”, ma, per lasciarvi nel dubbio, non vi dico quanto sono alta (non lo confesserei neanche sotto tortura, preferisco di gran lunga confessare la mia età), e così capireste perché dovrei perdere almeno una taglia. Che poi, tutte le donne lo sanno, perdere 4 chili è la cosa più difficile, ma guadagnarne uno è semplicissimo (ed è l’unico caso in cui diventa più semplice guadagnare!) Comunque, da oggi, è ufficiale, sono a dieta (anche se mi chiedo perché una dieta post vacanza, quando si va incontro all’inverno, quando i vestiti ci aiutano a nascondere qualche maniglia di troppo?). E allora vi posto la ricetta di una torta assolutamente non dietetica (ma è di Nigella), che ho fatto domenica mattina per una colazione super coccolosa.

Piccola premessa: questo dolce è ottimo per riciclare avanzi dolci di ogni genere come ad esempio cornetti del giorno prima, pan di spagna un po’ duri, ecc. ecc. Io ho usato dei croissant imbustati il cui ripieno al cioccolato era sublime, ma la consistenza esterna era un po’ gommosa (non ricordo il nome della marca, ma erano senza glutine) e un pan di spagna avanzato. Il risultato, anche se a vedersi non è eccezionale (e mi scuso ancora per le foto, ma in questo periodo non posso curare la grafica), al palato è sublime… devo dire che anche le cosce gradiscono e si vede!

Signore e signori ecco a voi gli ingredienti:
DOLCEZZA RICICLATA

100 g di zucchero

un po’ d’acqua (ad occhio)
125 g di panna liquida
125 g. di latte
2 uova
Pan di spagna, croissant, o altro a piacere
Mettere in una padella lo zucchero e l’acqua e aspettare (senza mescolare) che si formi il caramello. Appena è pronto aggiungere a filo la panna, il latte (meglio se caldi) e infine le uova (uno alla volta) leggermente mescolati. Versare quindi sui cornetti spezzati grossolanamente e fare attenzione che sia tutto inzuppato. Infornare a 160° per 20 minuti. Mangiare caldo, magari con una cascata (se non si è a dieta) di panna non montata o montata leggermente. Assolutamente goduriosa.
 
Note, se il caramello si rapprende aggiungendo il latte e la panna, rimettete tutto sul fuoco e fate sciogliere. Quindi mescolate le uova e aggiungete, a poco a poco, un po’ di liquido caldo, fino a farle arrivare a temperatura, quindi aggiungete tutto il liquido. Questa operazione è importante, altrimenti vi trovate con delle uova strapazzate .
Con questa ricetta partecipo alla bellissima raccolta di Giulia di Jul’s Kitchen sponsorizzata da Macchine alimentari
Voglio ringraziare la dolcissima Ele e la sua adorata chef Alice e il suo amatissimo pasticcere Martino di “Alice nella cucina delle meraviglie” per avermi donato questo graditissimo premio.
Baci a tutti
Stefania Oliveri