La zucca in agrodolce alla maniera di Paola!

Settimana buia, quella appena trascorsa, sotto ogni profilo: niente computer all’orizzonte, ogni pomeriggio rientro a scuola (ma chi lo ha detto che gli insegnanti lavorano mezza giornata???), compiti a profusione del piccolo, che puntualmente non ha fatto perché la mamma non c’era! e questa settimana non si preannuncia migliore: adesso tocca ai ricevimenti dei miei figli (ed essendo tre…), e la successiva iniziano gli scrutini delle mie classi, perché abbiamo votato per il trimestre e poi un successivo pentamestre… ma se avessi immaginato che tutto ciò significava avere un mese dicembre totalmente pieno di impegni pomeridiani, proprio il mese di dicembre, avrei votato contro. Ma ormai la frittata è fatta!

Inoltre io proprio non capisco perché proprio a me, ma sempre a me succede ‘sta cosa! E dire che io non sono proprio una stacanovista del lavoro, anzi devo dire (lo confesso) che se posso risparmiarmi lo faccio, anche volentieri! Certo non mi tiro indietro di fronte al lavoro in classe con i ragazzi, il preparare il materiale per i miei alunni, nel cercare di aggiornarmi sempre per fare al meglio il mio lavoro, ma quando si tratta di extra, no. Proprio no! Non ci sto! Io voglio dedicare tutto il tempo libero che mi rimane ai miei cuccioli, a mio marito, ai miei hobby, al parrucchiere, allo shopping, al dolce far niente, all’ozio puro e sublime! E se c’è una cosa buona nell’insegnare al superiore consiste proprio in quei pochi giorni liberi in più rispetto a tutti gli altri ordini e gradi (certo non è come all’università…): giornate di sciopero dei miei alunni, le assemblee di istituto che ogni mese scandiscono la vita scolastica, per usufruire di tutti quei piccolissimi vantaggi che provengono dal fatto che hai a che fare con ragazzi indipendenti. Ma una maledizione mi perseguita. Ogni volta che la scuola chiude per un motivo qualsiasi (concorsi, disinfestazioni e quant’altro) io sono sempre in servizio. Come? direte voi. Perché sono una di quelle insegnanti che si rendono disponibili ad accompagnare i propri alunni a qualsiasi manifestazione e progetto fuori dall’Istituto! E io credo fermamente in questi momenti formativi e penso che siano importantissimi e assolutamente costruttivi… ma mi chiedo: MA PERCHE’ LE DATE PRESCELTE COINCIDONO SEMPRE CON UN GIORNO DI VACANZA PER TUTTI GLI ALTRI MIEI COLLEGHI???? Quindi finisce sempre che faccio sempre un sacco di ore in più e per giunta assolutamente non pagate… ma questo Brunetta lo sa????

Ora passiamo all’unica ricetta che vi posso postare in quanto la fotografia giace da tempo nel mio archivio (tutte le altre sono ancora ben conservate nella macchina fotografica (quando avrò il nuovo computer finalmente potrò scaricare le centinaia, ma che dico migliaia, di foto che ho fatto in questo frattempo) e cioè la meravigliosa

ZUCCA IN AGRODOLCE (what else?)


La ricetta è di Paola di Nocciole Tostate che a sua volta l’aveva vista da Camomilla. E’ davvero buona e semplice e riporto integralmente la versione di Paola, anche perché io l’ho seguita “para para”!

“Ingredienti per 4 persone: 800 g di zucca (lei ha usato la mantovana, io una che mi ha dato Celeste -arrieccolo – e che mi ha detto che era buonissima e così è stato!)
2 cipolle gialle
1/2 cucchiaino di peperoncino rosso a scaglie (io l’ho omesso perché dovevano mangiarlo anche i miei figli che non gradiscono)
3 cucchiai circa di olio extravergine di oliva
qualche fogliolina di menta fresca
sale
per la salsa al miele:
80 ml di miele di acacia
80 ml di aceto di vino rosso

Eliminate la buccia della zucca con un coltello affilato e riducetela a cubetti di ugual dimensione. Mondate la cipolla e tagliatela a spicchi (io l’ho fatta a fettine più sottili, sempre per i miei cuccioli che sevedono i pezzi di cipolla troppo grossi si impressionano). Trasferite entrambe in una teglia rivestita di carta da forno (e cospargete di peperoncino rosso, se lo mettete) e olio extravergine di oliva, regolando di sale. Fate cuocere nel forno già caldo a 200° per circa 30-40 minuti, o comunque fino a quando la zucca sarà diventata tenera e dorata, mescolando a metà tempo.
Un paio di minuti prima che la zucca sia giunta a cottura, in una piccola casseruola portate ad ebollizione l’aceto di vino rosso insieme al miele di acacia, mescolate per farlo sciogliere e fate ridurre per circa 5 minuti. Dovrete ottenere una salsa appena un po’ densa, ma fate attenzione a non lasciarla troppo sul fuoco altrimenti otterrete un caramello ed il rischio di bruciarlo sarà altissimo. Trasferite la zucca e le cipolle in un piatto da portata, irrorate con la salsa al miele e completate con qualche fogliolina di menta fresca. Servite immediatamente”.
Io l’ho servita con l’arista, ma quella che è rimasta l’ho accompagnata con la ricotta (ma di pecora) seguendo le indicazioni di Camomilla e di Paola… e vi assicuro anche io che è davvero ottimo!!!

A presto miei cari

Stefania Oliveri

Risotto pere e bacon

Se c’è una cosa che ho imparato da tutta questa esperienza, è che NON BISOGNA PORTARSI IL COMPUTER A LETTO! Perché come tutte le cose che non si fanno, benché dia le sue massime soddisfazioni, poi se ne paga il prezzo e molto alto anche! Portare il portatile a letto significa infatti non consentirgli la giusta respirazione, con il conseguente mancamento (prima diventa asmatico) fino alla definitiva e prematura (?!? almeno per mio marito, che oltre ad essere stato sostituito, ha dovuto pure prima correre per l’aiuto doveroso… e poi per la sostituzione) scomparsa. Ma si sa ogni pc è unico e insostituibile e io ne piango affranta la precoce dipartita e giuro solennemente che il prossimo non lo sottoporrò alle sevizie del primo (in gioventù, si sa, si è più smodati), non lo farò lavorare più di otto ore al giorno, non lo lascerò giacere acceso sul lettone a riscaldarsi tutto solo (ok, neanche in mia compagnia), né lo costringerò a cucinare con me fra sughi e schizzi. Detto ciò, dopo il giusto mea culpa, le scuse di rito e le solenni promesse… aspetto con ansia le prestazioni del più giovane cervello elettronico che spero, per natale, arriverà. Si sa, gli anziani traggono sempre linfa vitale dai giovani… no???

E per non farsi mancare niente vi lascio con un risotto buonissimo fatto almeno tre settimane fa e che rifarò assolutamente per qualche occasione speciale

RISOTTO DEL CONTADINO INTENDITORE! (“al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere”… e il bacon!)

Ingredienti:
½ cipolla
Olio extravergine d’oliva

500 gr. di riso (io il Flora… ma anche qui mi rendo conto di non essere proprio in sintonia con la scuola di pensiero che vuole il Carnaroli…)
Vino bianco (forse mezzo bicchiere)
Brodo vegetale (o di dado o lo fate voi, meglio!)
1 confezione di bacon affumicato di 250 gr.
3 pere ben sode
Parmigiano
1 noce di burro per mantecarecurry

Tagliare la cipolla a dadini piccoli piccoli e mettere a soffriggere con l’olio (ripeto, io sono siciliana e il burro lo uso poco!). Quindi aggiungere il riso e mescolare fino a quando i chicchi non diventano trasparenti. Solo a questo punto aggiungere il vino e far evaporare (attenzione bisogna che evapori bene altrimenti rimarrà il sapore amarognolo del vino). Quindi aggiungere il brodo caldissimo. A questo punto due scuole di pensiero: 1. aggiungere il brodo a poco a poco e mescolare di tanto in tanto fino a quando il risotto non è pronto (come faccio io); 2. aggiungere una quantità d’acqua pari a due volte il volume del riso e non mescolare fino a quando non si asciuga (ma io non ho mai avuto il coraggio di provare!). Nel frattempo in una padella antiaderente far saltare (senza nessun grasso, tanto lo rilascia lui!)il bacon, quindi metterlo da parte e nella stessa padella mettere le pere tagliate a cubetti e farle saltare pochi minuti. A cottura ultimata, aggiungere al risotto il bacon e le pere e fuori dal fuoco, il burro (ora sì!) e il parmigiano e spolverizzare con un po’ di curry.


A presto (almeno spero)

Stefania Oliveri

La minestra facile di Marta Marzotto e premi

Per adesso ho il classico blocco dello scrittore (non perché mi senta tale con la S maiuscola, ma in quanto scrivente, scrittrice rimango). Invece non ho il blocco del fotografo (ma infatti, chi ne ha mai sentito parlare???) e quindi accumulo foto su foto di ricette su ricette, talmente tante che le ultime mie “creazioni” (coniglio con prugne, sformato di ricotta e zucchine) non le ho nemmeno fotografate, perdendo per sempre il ricordo di esse, perché una volte fatte le ricette vengono accantonate o perché non riuscite (ma non era questo il caso) o perché troppo buone, ma essendo sempre alla ricerca di ricette ancora migliori, si passa avanti! E allora passo subito alla ricetta di oggi che, giusto per darmi un tono è niente popòdimeno che di Marta Marzotto. E’ una zuppa semplicissima, buonissima e proprio adatta a questa stagione… ma solo per chi non vive in Sicilia, dove ancora andiamo al mare! (p.s. GRAZIE DIO PER AVERMI FATTA NASCERE IN QUESTA ZONA CLIMATICA DELLA TERRA!)

La ZUPPA di MARTA


Ingredienti
6 carote
mezzo sedano
1 cipolla grande
olio extra vergine d’oliva
sale
acqua
pasta
parmigiano
Lavare, pulire e tagliare a tocchetti (meglio se grossolani, così almeno suggeriva la contessa) tutte le verdure. Mettere in una pentola capace l’olio e far soffriggere le verdure per poco e quindi coprirle con abbondante acqua. A metà cottura aggiungere una pasta corta (il formato sceglietelo voi) e ultimate la cottura. Aggiungere quindi un’abbondante manciata di parmigiano. Uno spettacolo!!!
Ne approfitto per rispondere ad un gioco passatomi da Dida di Gli amori di Dida

6 nomi con cui ti chiamano: Stefania: i familiari; Stefania: gli amici; Amore e paperina: mio marito; mamma: miei figli; proffy: i miei alunni; l’ultimo non vorrei dirlo per paura di ritorsioni … ok un mio alunno disabile che non pronunciava bene le parole … mi chiamava… befana… ma solo per l’assonanza con il nome (sia ben chiaro!!!)…

3 cose che indossi in questo momento: cose che indosso sempre: occhiali (con l’età sto diventando ciecata e non potrei scrivere altrimenti!), collanina e orecchini!

3 cose che hai fatto stanotte, ieri e oggi: ieri ho cucinato uno sformato e una torta di ricotta, sono andata ad un convegno, ho fatto fare i compiti a mio figlio!!! Stanotte ho cercato di dormire, dopo ben quattro notti insonni a causa della tosse del cuccioletto, ma mio marito mi ha svegliato per passargli la crema per il suo mal di schiena e quindi poi ho letto un po’ (visto che il mio adorato pc è ricoverato). Oggi sono andata al lavoro, ho fatto lezione, ho già preparato il pranzo!!!
2 cose che hai mangiato: quando? Solo due? Mi viene difficile dire quale… ok, ho scelto: la torta di ricotta e uvetta e uno snack con semi di sesamo

3 persone a cui hai telefonato oggi: a scuola, a mio marito, a mia madre
2 cose che farai oggi: andrò dal parrucchiere e poi mi aspetta un bell’aperitivo con una mia amica d’infanzia

3 bibite preferite: Acqua frizzante, Martini (bianco, rosa e rosso), vino “Bianco di nera”!

3 cose che desideri: vorrei dire la pace nel mondo, il benessere mondiale e l’acqua gratis per il pianeta… ma mi limiterò a desideri più egoistici: tutto il meglio per la mia famiglia (in toto, così includo ascendenti e discendenti in una sol desiderio), non essere più celiaca e un lavoro meglio retribuito … in alternativa a quest’ultimo, che mio marito diventi ricchissimo e mi mantenga lussuosamente (sarà troppo?)

E infine voglio ringraziare la mia omonima Stefy di La bottega delle bontà per avermi assegnato un premio. Per adesso sono così giù che ne ho proprio bisogno!!! Il premio mi era già stato assegnato e quindi rimando a qui per il gioco accluso!
Baci a tutti
Stefania Oliveri

La Fatica di essere sfoglia

AVVISO: Ho il computer che sta lasciandomi… mi consente solo brevi incursioni e non sempre mi lascia scrivere… che si sia messo d’accordo con mio marito??? Spero, a breve, di risolvere il problema e postare qualcosa oltre che lasciare un segno delle mie visite!!! A presto.


Se c’è una cosa che proprio odio, è cucinare! Bene l’ho detto! Sì, io odio cucinare! Oggi voglio proprio fare outing e dirvi che a me, in realtà, la cosa che veramente piace è: MANGIARE e non cucinare!!! Mia madre ripeteva spesso a mio padre che “non si vive per mangiare, ma si mangia per vivere” e quando io le sentivo dire questa frase, la condividevo appieno! Per me mangiare era un vero strazio (ne ho già abbondantemente parlato) e l’unica cosa che realmente mi sostentava era la famosa tazza di pane e latte! Quando mi sono sposata, però, ho cominciato a cucinare io e quindi a incuriosirmi per alcune pietanze che vagamente mi intrigavano (a parte i dolci, naturalmente). E così ho scoperto il gusto delle pietanze e ho scoperto, cosa più importante, che io adoravo mangiare! Nel primo anno di matrimonio (ma credo sia un classico) io e mio marito prendemmo un po’ di peso… lui circa 10 chili, io circa 4 (affezionatissimi e non mi hanno mai più lasciata). Certo cucinavo, ma la cosa che mi piaceva fare era andare a mangiare fuori. Tutte quelle pietanze, buone, succulenti, elaborate, ben presentate… Finché un giorno ho scoperto di essere celiaca! Addio pranzi e cene fuori, addio pietanze appetitose, addio cibo. Non vi dico la depressione! Guardavo mio marito mangiare le cose che io non potevo e le lacrime scivolavano sole sole sul mio viso. Tanto che (e questo è amore) decise di adottare anche lui una dieta priva di glutine…! Ma io continuavo a non rassegnarmi. Ma siccome io credo fermamente che “Dio non ci prova al di là di quanto noi stessi possiamo sopportare”, mi diede la forza di reagire e … cominciai a cucinare a casa tutto ciò che fuori non potevo assaggiare. E così nacque la mia passione per internet e per i blog di cucina. Primo fra tutti il “cavoletto” e a pari merito “Gennarino” che erano fonte di grande ispirazione. Piano piano, cercando, cercando e soprattutto cercando ricette senza glutine incontrai i blog di Anna e di Jelly. E fu in quel momento che presi la decisione di mettere a disposizione di altri celiaci e non, la mia esperienza (piccola) culinaria. E se ben guardate nel mio blog, vi accorgerete senz’altro del mio piccolo segreto (grande visto che sono, anzi mi fregio, del titolo di foodblogger): tutte le ricette che ho finora postate sono di una facilità estrema e cioè non richiedono né un grande sforzo, né una grande perdita di tempo, forse, ogni tanto, qualche ingrediente un po’ strano, ma mai, dico mai uno sforzo sovraumano! Filosofia: MINIMO SFORZO, MASSIMO RISULTATO! …Fino ad oggi, fino a questa ricetta! In questi ultimi tempi, molti di voi si sono cimentati nella produzione di questa bontà e meraviglia. E io vi ammiro, giuro, dal profondo del mio cuore!!! Anzi, di più, vi amo e vorrei essere vicina a voi, per godere di questa vostra perizia, ma io NON LA FACCIO PIU’! E questo mi fa entrare a pieno titolo nella raccolta di Elel!

Ebbene sì, cari miei, in un momento di grande confusione mentale e di obnubilamento intellettivo, mi sono messa a fare la cosa più elaborata e difficile da creare, la cosa che solo la mente contorta di uno chef (uno vero, dico) abbia potuto pensare, annullando miseramente il mio principio fondamentale. Ebbene signore e signori, sto parlando proprio di lei, la

PASTA SFOGLIA SENZA GLUTINE!!!


(la ricetta, con tutti i passaggi – più o meno rispettati – li devo alla grande Marta di “Non siamo chef”, che mia ha inviato il suo meraviglioso ricettario senza glutine. Marta sei semplicemente fantastica … e ti apprezzo ancor di più da quando ho provato la tua ricetta!). La ricetta originale però, mi ha segnalato la proprietaria di Cucina In Simpatia, è stata studiata e messa a punto da Felix e si trova proprio qui.
80 g di Farmo/Coop
45 g di Biaglut
77 ml di acqua
1 g di sale
Per la sfogliatura e i giri
125 g di burro
25 g di farina Biaglut
Impastate la farina l’acqua e il sale fino ad ottenere un panetto sodo che farete riposare per 20 m sotto un recipiente di vetro. Nel frattempo mescolate 50 gr di farina con il burro ammorbidito e mettetelo sopra un foglio di carta da forno. Sopra adagiate un altro foglio e stendete la pasta con il mattarello in modo da appiattire un po’ il burro Passati i venti minuti tirate la pasta cercando di fare un quadrato di 30 cm di lato (ma io non ci sono riuscita). Al centro mettete il panetto di burro e chiudete a pacchetto sigillando benissimo, affinché il burro non fuoriesca (a me però un po’ è uscito) Ristendete con il matterello. A questo punto si iniziano le piegature (nel blog Celachia In Simpatia si possono vedere bene i passaggi che sono stati fotografati). Si piega quindi la pasta di un terzo verso l’alto e poi l’altro lato verso di voi. In questo modo l’apertura è verso di voi, fate fare mezzo giro all’impasto in modo che l’apertura si trovi dal lato opposto. Da questa posizione tirate di nuovo la pasta verso l’alto e ripetete le piegature di prima, facendo fare di nuovo mezzo giro in modo da portare l’apertura dalla parte opposta a voi. Quindi mettete la pasta leggermente infarinata in frigo per mezz’ora (almeno così è consigliato, ma siccome io avevo fretta e comunque sono per le cose sbrigative, l’ho messa in freezer per 10 minuti ogni volta). Quindi riprendetela e rimettetela sulla spianatoia sempre con l’apertura dal lato opposto a voi e ripetete le piegature nella stessa maniera. Riponete in frigo di nuovo per mezz’ora (o come me 10 minuti nel freezer). Rifate il tiraggio della pasta e le piegature fino a quando non avrete fatto sei giri. A questo punto la pasta è pronta per essere cotta o surgelata. Io, in realtà l’ho spianata, l’ho messa fra due fogli di carta forno e l’ho conservata in frigo fino all’indomani, quando ho preparato dei cornetti con crema pasticcera e uno strudel salato con prosciutto e mozzarella. Ai miei figli sono piaciute tanto entrambe le cose e avrebbero voluto il bis… e io, da mamma amorevole quale sono, mi sono recata subito al supermercato e ho comprato quella pronta!!!


A presto con una ricetta più semplice e soprattutto veloce! Stefania Oliveri

Risotto pesto di pistacchi e salmone

Si fa un gran parlare dell’attesissimo (quantomeno da tutti i food bloggers) film Julia & Julie e così sabato siamo andati vederlo! Mi sono seduta abbastanza trepidante perché “una di noi” ce l’aveva fatta e aveva coronato il suo sogno (o almeno uno dei sogni ricorrenti di noi foodbloggeristi) e cioè diventare famosa con le sue prodezze culinarie. E quindi, più o meno, mi aspettavo di rivedere me alle prese con il mio blog, le mie ricette, le mie foto, i miei testi. E sicuramente sarò una voce fuori dal coro, e mi attirerò tutte le vostre ire funeste,ma devo assolutamente fare outing: ma a me non è piaciuto! Dopo un inizio abbastanza simpatico e divertente, tutto il film è incentrato sulla assoluta vaghezza. Julie potrebbe scrivere un blog su qualunque altra cosa e lo spettatore non se ne accorgerebbe nemmeno. Niente ricette, niente foto, nessuna ricerca. Il pathos che mi aspettavo di trovare per, non dico ogni piatto cucinato, ma almeno uno (uno solo) non c’è stato. Se non crisi isteriche per un arrosto bruciato… che se da una parte è vero che se si brucia qualcosa ci si resta male, dall’altra ognuno di noi cerca di non tramutare il tutto in un disastro, ma per lo meno di rimediare il salvabile. Filosofia che poi è anche quella di Julia Child!

Il parallelismo fra le due Julie, poi, è abbastanza sbiadito se non per una vaga venerazione della più giovane per la più anziana, anche se francamente alla fine ho trovato che tutto sia stato incentrato più sulla vendetta che su altro. Far apparire la più famosa come una tontolona, con una voce ridicola e un’intelligenza al di sotto del normale (che non le fa comprendere alcune situazioni abnormi), non mi sembra che il quadro che ne esca fuori sia dei più lusinghieri. Per carità, so che la vera Julia Child ha bruciato arrosti e soufflè, ha “spatasciato” uova e arrangiato piatti con verdure intere e non finemente tagliate a julienne, che poi invece magicamente apparivano per bene come dovevano essere, ma è pur vero che ha rappresentato una pietra miliare nella cucina america anche e forse proprio per la sua assoluta normalità in cucina (non è anche questa la forza di Nigella Lawson, che l’avvicina molto di più a noi comuni mortali che cuciniamo ogni giorno per le nostre famiglie e non ai grandi chef che ammiriamo, ma sono anche lontani mille miglia da noi?). E infatti (e qui forse sono malvagia) ha aspettato che l’anziana signora morisse prima di pubblicare il libro. Inoltre se tanto mi dà tanto, vorrei vedere quanto realmente Julie si è trasformata. Perché da quello che si intuisce le ricette di Julia invece erano piene zeppe di burro e colesterolo e se, veramente, l’odierna Julie ne ha fatte circa due al giorno (524 in 360 giorni), mangiando una porzione normale di ciò che ha cucinato e non buttando via gli avanzi (i piatti prevedevano ingredienti assai costosi trattandosi di cucina francese) allora la sperimentatrice avrebbe dovuto tramutarsi in una botte ambulante o, come meglio si dice a Palermo, “un’arancina coi piedi” (arancina a Palermo è femminile!!!). Più realisticamente è invece presentata la prima Julia: mastodontica! A parte queste considerazioni sulla linea della bloggerista (che comunque, ripeto, avrebbe dovuto essere un po’ più in carne, quanto meno per incarnare un tipo normale di amante del buon cibo… grasso), il film resta abbastanza in superficie e non delinea né il carattere dell’una né tanto meno quello dell’altra. Non è neanche un film così divertente, né polpettoso, né romantico, né di azione, insomma non riesce ad entrare in nessun genere e così già a metà del primo tempo ci si chiede quando arriva l’intervallo e al secondo tempo non si vede l’ora che finisca. Quindi, avrei speso meglio i miei soldi aspettando che uscisse in cassetta. Se però bloggeristi non siete, ma se state leggendo il mio blog, una qualche ricerca comunque la fate, e certo non vi fermate alla superficie del cibo, allora forse potrebbe piacervi, pensando a chi come me si affatica ogni giorno per cercare, sperimentare, cucinare, fotografare e mettere a disposizione di tutti il nostro piccolo tesoro “artistico”.

Dicendo questo vi lascio con una brutta foto di una ricetta, non proprio light, ma neanche lontanamente “degna” quanto a colesterolo e trigliceridi di Julia Child!… ma tanto quanto è importante l’immagine di un cibo??? Per la Powell e la Ephron non tanto.

RISOTTO PESTO DI PISTACCHI E SALMONE (questa ricetta è nata da una mia idea di accostamento dei due ingredienti… sono sicura che qualcun altro ci avrà già pensato, ma io non l’ho letto da nessuna parte… per cui mi fregio del nuovo accostamento!)
Ingredienti

Per il pesto di pistacchi:
2 manciate di pistacchi (sgusciati) di Bronte
½ spicchio d’aglio
8-10 foglie di basilico
Olio extravergine d’oliva q.b.
Sale q.b.
Qui la ricetta già comincia con il piede sbagliato, perché io, assolutamente lontana da chef e cuochi (ma io sono solo una che cucina per la sua famiglia, amici e parenti) metto tutti gli ingredienti in un mixer e trito… e il pesto è pronto! (Trucchetto: aggiungete un cubetto di ghiaccio per non fare annerire il pesto).
Per il risotto:
½ cipolla
Olio extravergine d’oliva
500 gr. di riso (io il Flora… ma anche qui mi rendo conto di non essere proprio in sintonia con la scuola di pensiero che vuole il Carnaroli…)
Vino bianco (forse mezzo bicchiere)
Brodo vegetale (o di dado o lo fate voi, meglio!)
1 confezione di salmone affumicato di 250 gr.
Parmigiano (chi lo vuole, ma se è risotto, anche se di pesce, secondo il mio modestissimo parere ci va!)
1 noce di burro per mantecare
Tagliare la cipolla a dadini piccoli piccoli e mettere a soffriggere con l’olio (ripeto, io sono siciliana e il burro lo uso poco!). Appena è pronta mettere anche il salmone tagliato a striscioline e far cuocere pochissimo. Quindi aggiungere il riso e mescolare fino a quando i chicchinon diventano trasparenti. Solo a questo punto aggiungere il vino e far evaporare (attenzione bisogna che evapori bene altrimenti rimarrà il sapore amarognolo del vino). Quindi aggiungere il brodo caldissimo. A questo punto due scuole di pensiero: 1. aggiungere il brodo a poco a poco e mescolare di tanto in tanto fino a quando il risotto non è pronto (come faccio io); 2. aggiungere una quantità d’acqua pari a due volte il volume del riso e non mescolare fino a quando non si asciuga (ma io non ho mai avuto il coraggio di provare!). A cottura ultimata, aggiungere il pesto, il burro (ora sì!) e il parmigiano… tutto fuori dal fuoco. E BON APPETIT!!!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Gata da Plar “Come ti concio il salmone affumicato”
A presto

Stefania Oliveri

L’arista alle prugne di Katty, ricordando la crostata di Adriano e la caprese di Lidia

L’ottima ricetta di cui vi parlo oggi è l’ ho trovata sul bellissimo blog di Katty. Ecco come si fa, si cita la fonte di ispirazione. Io non ho potuto rifare la ricetta di Adriano, nè quella di Lidia, ma, a mio modo, voglio ricordarli per il torto subito, da chi più potente e astuto si è appropriato delle loro ricette, senza nemmeno un ringraziamento.

Che non mi piace la carne, credo che si capisca dai pochi secondi che ho postato in questo blog. Io mi definisco una “vegetariana … mancata”, ma solo perché ogni tanto la carne la mangio. Però da quando ho intrapreso la carriera di “cuoca familiare” (cioè cucino per la mia famiglia, cioè mi sono sposata e ho messo al mondo i miei cuccioli), visto che la trasmissione della non piacevolezza della carne è avvenuta per DNA a miei 2 cuccioli grandi, cerco di fargliela mangiare in modo diverso dalla solita fettina. Infatti il “mancata” deriva dal fatto che se la carne è cucinata in maniera diversa dalle fettina arrostita, mi piace e come! Nel primo anno di matrimonio, quando non avevo mai cucinato nemmeno un uovo fritto, figuriamoci altro, se invitavo qualcuno a cena il secondo altro non era che pollo arrosto (rigorosamente comprato fuori). Per il resto non cucinavo niente che fosse vagamente animale. Una volta però attirata dallo spezzatino di soia, mi sono messa all’opera e ben allegra ho cominciato a spignattare. Ho aggiunto un sacco di aromi, i peperoni, forse anche le melanzane e non ricordo ancora cosa e l’ho presentato tutta contenta per cena. Mio marito, del tutto incredulo di trovare al suo desco qualcosa che ricordasse la ciccia, mangiava tutto contento. Mangiando, mangiando apprezzava la morbidezza della carne “quanto è tenero sto taglio”, “che buona, ma che carne è?” anche perché con tutte le verdure che lo ricoprivano sarebbe stato difficile capire cosa fosse. Così, del tutto contenta del mio successo confessai che fosse soia. Rapito, estasiato, coinvolto con tutti i sensi, mio marito continuava a chiedermi “ma che animale è?” E io continuavo a rispondere serafica “soia” e lui ancora “buona, ma che parte è?” e io ancora “soia”; fino a quando a un certo punto non contento della mia risposta mi chiese “ma che pezzo della mucca è!” E io, scoppiando a ridere, gli risposi “la parte che mangia!” Probabilmente assolutamente obnubilato dalla contentezza di mangiare qualcosa che vagamente assomigliasse alla carne, o forse anche a causa dalla tarda ora (io mi ritiravo alle 11.30 di sera dopo un corso che seguivo a Santa Agata di Militello in provincia di Messina e tornavo non prima di quell’ora e lui, dolce, mi aspettava per cenare!!!) o ancora perché la sua mamma (esattamente come la mia) non aveva mai preso nemmeno in considerazione di poter cucinare la soia al posto della carne, non poteva credere che fosse qualcos’altro che non spezzatino di vera e reale carne di animale. Da quel momento la soia fu un alimento importante nella nostra dieta, ma certo non potevo rischiare il divorzio da un carnivoro per eccellenza come mio marito, per cui ho deciso che la carne a casa nostra non sarebbe più entrata in forma di suola di scarpa, ma cucinata proprio come la soia, così da non riconoscere del tutto il suo sapore.

Quando ho visto quindi questa meravigliosa ricetta da Katty, non stavo più nella pelle. Per di più avevo un chilo di prugne secche da smaltire (di solito per cene a buffet le arrotolo con del bacon o del lardo di colonnata e le inforno – lo so fa molto anni ’80, ma mi piacciono da morire – ma dopo averli riproposti a tutti i miei amici, posso continuare sempre sullo stesso filone?). Così domenica ho preso il coraggio a quattro mani e l’ho fatto. Vi assicuro: libidine allo stato puro! Per cui amici miei che mi seguite sappiate che alla prossima cena vi ritroverete:
L’ARISTA DELLA DOMENICA
ingredienti:
1 kg di arista di maiale
20 gr di burro + 20 gr. di olio
odori per arrosto
80 gr di pancetta
1/2 bicchiere di vino
1/2 bicchiere di latte
300 gr di prugne secche senza nocciolo
marsala q.b.
sale e pepe

Ho messo a bagno le prugne secche con il marsala (o altro vino liquoroso) per almeno mezza ora. Ho inciso l’arista con un coltello lungo e affilato da parte a parte, facendo una specie di croce. Ho quindi riempito il taglio con tutte le prugne che ci stavano (spingete ben bene) e ho insaporito la carne con un rametto di rosmarino. Ho quindi ricoperto l’arista con la pancetta tutta a giro e l’ho legata bene con uno spago. Quindi l’ho fatta rosolare bene e da tutte le parti con il burro e l’olio e quindi ho aggiunto il vino. Non appena è evaporato, ho aggiunto il latte. Dopo circa 20/25 minuti di cottura ho aggiunto la bagna di marsala e prugne rimasta e ho lasciato cuocere ancora per 20/25 minuti. A questo punto bisogna lasciar raffreddare l’arista e quindi tagliare a fette e condire con il sughetto e le prugne. Il voto che è stato dato all’uninamità dai miei familiari è stato 9, 5… ma solo perché forse ho lasciato cuocere un po’ troppo la carne. Io infatti ho riportato i minuti che secondo me ci vogliono per farla venire a puntino. Il sapore è eccellente perché le prugne si sposano benissimo con la carne di maiale e il sapore del marsala aggiunge raffinatezza a tutto.

Adesso un ringraziamento speciale va a Lady Cocca (che fra l’altro da pochissimo ha festeggiato -egregiamente- il suo primo bloganno -AUGURI!) per avermi assegnato un bellissimo premio. Il giochino l’ho già fatto e lo potete trovare qui e già l’ho rigirato a mia volta i blog che trovate sempre qui.A presto
Stefania Oliveri

Ancora muffins (ma al ciocco bianco), ancora figli!

Riassunto delle puntate precedenti: figlio n.1 detto “il bello”, figlio n. 2 detto “il medio micioso”. Passiamo quindi al pargolo n.3: “il cucciolo”. E’ il più piccolo e in quanto tale anche il più viziato. Viziato, certamente, non da me perché io ho una naturale propensione ad incarnare la signorina Rottermeyer di heidiana memoria (alias l’istitutrice di Heidi). Ma a casa non ci sono solo io e così il pargoletto è stato viziato ben bene da: 1. mio marito, 2. mia mamma, 3. la tata! E cosa potevo io, di fronte a tre titani del genere, che mi impedivano di impartire la disciplina? Questo piccolo esserino, fra l’altro, è sempre stato molto deciso e volitivo fin da piccolissimo e (torniamo a Dante) fino a tre anni mangiava di tutto! Ma la sua volontà, a tre anni, decise che non doveva più mangiare e soprattutto niente che contenesse il colore rosso o arancione. Non vi dico appena c’era una piccola carotina o un pezzetto piccolissimo di pomodoro cosa succedeva. Decisi di impormi con il metodo Rottermeyer. Così ogni pranzo e ogni cena, dopo infiniti pianti e strilla per affermare la sua volontà, finiva sempre con la minaccia da parte mia di contare fino a tre, termine ultimo per impedire che il cucchiaio di legno venisse usato sul suo culetto. Per fortuna, devo rassicurarvi, che non è mai stato usato, perché quando arrivavo a due, evidentemente la mia faccia convincente, lo persuadeva subito a mangiare. La soddisfazione però la prendeva mi madre, che da un lato se la rideva perché anche io stavo subendo ciò che io avevo inferto a lei, dall’altro mi ammirava perché riuscivo comunque a farlo mangiare (lei non ci riusciva con me … ma non ha mai contato!). Non vi dico però il mio fegato. Ho cercato allora di prenderlo con il “dolce” … preparando goduriosi manicaretti che venivano mangiati con gran voracità dai pargoli n. 1 e 2, con mia grande soddisfazione, ma lui non ne assaggiava (e tutt’ora non lo fa) neanche un pezzetto (e qui non mi andava di contare, perché sempre dolci erano, meno ne mangiava meglio era!). Certo, devo confessarvi che se cucino la carne o gli do un pezzo di formaggio lui li mangia e anche ben volentieri. E questo per me è grosso smacco, perché il DNA maritale ha prevalso su quello mio, che invece preferisco di gran lunga dolci e primi e non mangio “quasi” nessun formaggio. La frustrazione maggiore deriva poi dal fatto che non solo non mangia le cose che gli cucino, ma che addirittura preferisce mangiare tutte le schifezze industriali che gli propina la pubblicità. E io che mi affatico a preparare e lui che si ostina a non mangiare!Ancora. Anche con il pargolo n. 3 purtroppo l’argomento scuola è un tasto dolente. A differenza dei fratelli lui, però, ama leggere (tutto la mamma!!!) e ha cominciato a leggere i libri da solo non appena ha imparato a sillabare. Ma, c’è un ma. La sua infinita intelligenza (tutto sua madre anche in questo caso!!!) gli ha fatto scoprire subito una tipologia di lettura adulta: la predizione. Così non appena comincia una parola già lui passa a quella successiva indovinando dal testo la parola adatta. Questo unita alla sua scarsa considerazione per lo studio (“ma se leggo”), ha portato il cucciolo a non conoscere la differenza fra le parole con le doppie e quelle senza, e quindi a una lettura spedita (più del normale) ad una comprensione matura e ad una rielaborazione personale, che però si accompagna a un disastroso scritto. Dunque non scrive! Soddisfazioni grandi mi riserva però con l’inglese, per il quale è veramente portato (tutto sua mamma!!!).Qualche indecisione ancora ce l’ha, invece, con lo sport (proprio tutto sua mamma!) e con una famiglia di sportivi alle spalle (quella di mio marito) dove non solo si pratica, ma lo si segue anche alla TV (mia suocera si vede tutte le partite di pallone e di palla a canestro – o era basket, tanto per me è lo stesso -… grazie a Dio mio marito, no!), non vi dico l’onta che rappresenta il mio povero cuccioletto, che ancora non ha deciso cosa preferisce NON fare! (Ma ogni tanto, sta legge del contrappasso, non doveva anche colpire il ramo paterno? Ben fatto amore cuccioloso della mamma tua!). D’altro canto anche lui ha un muscolo molto ben allenato, proprio come quello della sua mamma: l’ugola! Il mio piccolo parla sempre, sempre, sempre. Anche di notte. Anche da solo. Anche dentro la piscina, dentro l’acqua del mare. Parla quando deve fare i compiti, parla quando dovrebbe mangiare, parla in chiesa, parla a scuola (arridaglie ai ricevimenti), parla con tutti e canta, canta, canta. Tanto che il mercoledì aspettiamo X Factor insieme! E ci arrabbiamo quando fanno uscire quelli più bravi e fanno rimanere quelli meno bravi perché devono ancora imparare… ma non dovrebbe vincere chi ha l’x factor, e chi ha l’x factor non dovrebbe almeno, anche sapere cantare? Ma questa è un’altra storia.

Comunque due giorni fa c’è stata una svolta, almeno in campo gastronomico. Ho provato dei meravigliosi muffins (naturalmente senza glutine) fatti apposta per me dalla meravigliosa proprietaria del blog “La cucina di qb”. Tutto contento mi ha aiutata a farli, eccitato dal fatto che ci fosse il cioccolato bianco. Sfiduciata, come sempre, ho pensato che non appena pronti mi avrebbe detto “li mangio dopo” e questo dopo si sarebbe trasformato in un mai. E invece non solo li ha assaggiati, ma li ha portati anche a scuola guadagnandosi dei punti dalla maestra che li assegna solo a chi porta merende “sane” – nel senso di salubri . Questa precisazione nasce da un fatto accaduto una volta. Proprio questo pargolo ci lasciò totalmente basiti quando alle mie rimostranze per convincerlo a mangiare un ghiacciolo alla frutta piuttosto che un pacchetto di patatine perché il primo era molto più sano di queste ultime, lui mi rispose “non è vero mamma, ho visto un bambino che aveva un ghiacciolo tutto rotto”! Per cui adesso, per essere precisi, devo sempre specificare… altrimenti son guai!
TORTINO-DI-MANDORLE-E-CIOCCOLATO-BIANCO (http://www.lacucinadiqb.com/2009/10/tortino-di-mandorle-e-cioccolato-bianco)
Ingredienti
150 gr di zucchero150 gr di farina di mandorle (o mandorle tritate finissime)
150 gr di farina di riso
1 bustina di lievito Pan degli Angeliqualche goccia di aroma alle mandorle (io non l’avevo e non l’ho messo)
2 uova grandi allevate rigorosamente a terra
100 gr di yogurt (io ho usato quello alla vaniglia di Granarolo)
100 gr di burro chiarificato morbido
200 gr di cioccolato bianco (io Galak)(Le marche non sono specificate per fare pubblicità,ma per permettere a tutti di sapere quali prodotti non contengono sicuramente glutine, né alcuna contaminazione)
Procedimento

Nel Bimby abbiamo montato le uova con lo zucchero fino a renderle spumose. Nel frattempo nel forno a microonde (a bassissima temperatura) abbiamo fatto sciogliere il burro con il cioccolato, che abbiamo poi aggiunto alle uova. Abbiamo setacciato la farina di riso con il lievito ed infine abbiamo aggiunto tutti gli altri ingredienti. Abbiamo quindi versato la pastella nei pirottini di silicone, riempendoli quasi completamente. Li abbiamo messi a cuocere nel forno già caldo, statico a 190° per 35-40 minuti, fino alla completa asciugatura interna del dolce. Abbiamo fatto raffreddare sopra una gratella e spolverizzato “con una nuvola di zucchero a velo”.
Ottimi veramente… e sono piaciuti anche a mia mamma che non ama né il cioccolato bianco né questa tipologia di dolci.

Anche con questa ricetta partecipo alla raccolta di Mara di Pan di Panna

[MUFFINS+MANIA.JPG]

I Muffins con mandorle e gocce di cioccolato di “qb”

Riassunto del puntata precedente (anzi del primo girone): si è parlato del figlio n. 1 detto “Il bello”, fine.Seconda puntata: il pargolo .2: “Il medio”. Egli è l’unico che non mi fa penare (o non tanto, quanto meno) quando si siede a tavola. Nel senso che se trova qualcosa che gradisce allora la spazzola in un nano secondo. Avete presente gli affamati? alla stessa maniera. Tanto che in famiglia viene soprannominato “l’allafannato” (cioè “colui che mangia in maniera ingorda come se non avesse mai visto tanta grazia di Dio attorno o davanti a lui”). E se non mi fa penare per quanto mangia, mi fa penare molto per come mangia! E qui, legge del contrappasso smentita, ma “meraviglia fatta” assolutamente confermata (il figlio di nostri amici mangiava alla stessa maniera del mio e io pensavo “ma non gliela insegnano l’educazione a ‘sto maialino?” Ecco fatto!). A scuola con lui ho avuto delle soddisfazioni (certo niente a che vedere con i miei risultati, ma se la mater semper certa est e pater nunca, in questo caso, invece, si conferma che mio marito è assolutamente il padre!). Però se non mi posso lamentare per i risultati, non lo stesso si può dire del suo comportamento. Quindi, anche con lui, quando vado ai suoi ricevimenti genitori, mi vergogno come una ladra. La frase che mi sento più spesso dire è “signora, ma anche a casa è così agitato?” ed io con un’espressione assolutamente sconsolata e afflitta vorrei dire che “no, assolutamente no, siete voi che non lo sapete trattare”, e invece il mio viso, senza bisogno di parole, dice “sì, assolutamente sì, non so che fare, aiutatemi voi, vi prego!!!”. Ma se il papà del pargolo scendeva da sopra l’ascensore (non dentro, sopra, sopra la cabina stava), anche qui una certezza ce l’ho! Per il vestiario, ancora non è ai livelli del n. 1, ma certo è ben lontano da come vorrei che si vestisse io… non ho speranze! Non vi dico poi quando si tratta di aiutarmi. “Andiamo a fare la spesa?”, io. “Che noia, che strazio, tutta questa strada!”, lui. “Ma poi tu mangi (sbafi sarebbe più adatto) tutto quello che preparo e ti piace”, sempre io. “Ma lo faccio per gentilezza”, sempre lui. E via così fino a quando mi scoccio e vado sola! E non vi dico se mi azzardo a fargli una coccola in pubblico. E se per caso piove e io amorevole vado a prenderlo a scuola, premurosa con l’ombrello, mi guarda torvo, come se fossi una specie di megera. Poi, però, la sera mi viene vicino e mi chiede ancora “micioso” “mamma, mi abbracci?”… ormai anche il n. 2 l’ho perso (almeno in pubblico), ma non definitivamente! E allora non mi rimane che cucinare e coccolarlo ancora un po’ così:

MUFFIN CON FARINA DI MANDORLE, RISO E GOCCE DI CIOCCOLATOLa ricetta è di La cucina di qb. La voglio ringraziare in particolar modo perché ha realizzato questi muffins pensando a me che sono celiaca. Mi hai commossa! Grazie di cuore!Fra parentesi metterò le mie piccole modifiche.Ingredienti:
150 gr di zucchero aromatizzato con vaniglia (io zucchero normale con l’aggiunta di un cucchiaino di vaniglia liquida – sempre quella bourbon)
75 gr di farina di mandorle (o mandorle tritate finissime)
75 gr di farina di riso
1/2 bustina di lievito
6 cucchiai di latte intero (io latte di soia)
2 uova grandi (rigorosamente allevate a terra)
120 gr di yogurt (io alla vaniglia)
150 gr di burro chiarificato morbido
130 gr di gocce di cioccolato fondente
Qui il procedimento l’ho cambiato perché non avevo capito qualcosa. Così ho montato le uova con lo zucchero, poi ho aggiunto le mandorle e poi la farina di riso setacciata con il lievito, lo yogurt ed il latte ed infine le gocce di cioccolato. In realtà dovevo infarinarle, ma io l’ho dimenticato. Forse però essendo dei muffins dovevo seguire la regola d’oro “i solidi da una parte, i liquidi dall’altra e poi mescolare tutto insieme” e l’impasto dovrebbe risultare un po’ granuloso. Versare il composto a cucchiaiate (un cucchiaio abbondante) e cucinare nel forno statico (mai ventilato) caldo a 190° per 25 minuti (controllando la cottura con lo stecchino che deve risultare asciutto).Farli raffreddare sopra una gratella per dolci e servirli dopo averli decorati con zucchero a velo.Un consiglio: mettete le gocce di cioccolato all’ultimo momento e infarinate, altrimenti vi precipiteranno in basso come è successo a me. I muffins erano buonissimi anche se il cioccolato è tutto depositato in fondo!
Anche con questa ricetta partecipo alla raccolta di Mara di Pan di Panna[MUFFINS+MANIA.JPG] Tanto per non smentirmi nella mia sbadataggine e nelle cose strane che faccio, volevo chiedere ancora una volta PERDONO a Ele, Alice e Martino di Alice nella cucina delle meraviglie per aver dimenticato di citarli nell’elenco dei blog da me premiati. Carissimi con grande affetto vi passo allora tutti e tre i premi. Li meritatate a prescindere, li meritate per la mia ‘ndranaggine (a buon intenditor poche parole!!!) A presto Stefania Oliveri

Tacchino e purè di mele e una storia fantastica! e Premi!

Sono sicura che non ci crederete mai, ma sto per raccontarvi una storia che se fosse la trama di un film sarebbe sicuramente credibile, perché un film, ma sarebbe sicuramente catalogato fra i film polpettoni e irrealistici, ma simpatici, di quelli che certamente non costituiscono la pietra miliare del firmamento cinematografico, ma che si vanno a vedere perché sono rilassanti e divertenti. Ma vi giuro che invece, tutto quello che sto per raccontarvi è la pura verità. Una verità che va ben oltre l’immaginazione, che a raccontarla sembra inventata. Ma cominciamo dal principio (non spaventatevi, cercherò di essere breve). Vi ricordate il post scritto su Celeste? Sì, il fruttivendolo, il mio fruttivendolo di Sferracavallo. E vi ricordate la storia che ne è seguita, quella della pubblicità per intenderci? Be’ se non la ricordate i rimando qui e qui, ma adesso vi racconto il seguito. Sì, perché la storia ha un seguito. Domenica mattina. I miei pargoli n.1 e n.2 hanno la febbre. Il 2 addirittura ha le visioni durante tutta la notte, per cui nottataccia per tutti (o quasi). Dicevo domenica mattina, tutti dormono e io, ormai assolutamente blog addict e victim, accendo il computer per vedere le novità. Sabato e domenica sono giorni meno intensi dal punto di vista “pubblicativo” e quindi decido di vedere la posta (non lo faccio quasi mai!) e sorpresa trovo una e-mail con il nome di una persona sconosciuta. Che fare? Di solito le cestino senza nemmeno pensarci per paura di qualche virus (a casa per ora, fra l’altro ne abbiamo già in abbondanza, non ho certo bisogno che i virus vengano ad abitare e colonizzare anche il mio portatile!!!). Ma l’oggetto attira inesorabilmente la mia attenzione: “Celeste!”. Mi avvio con timore ad aprire questa posta, è troppo più forte di me! E con mia meraviglia trovo una lettera che mi fa scoppiare a ridere fragorosamente, svegliando inevitabilmente marito e figlio, che invece dormono beati accanto a me! Questo il testo:
“Mi scusi per l’intromissione nel suo spaziovirtuale “privato” ma credo di doverle delle spiegazioni.
Sono la signora che ha consegnato a Celeste il foglio A4, ma in realtà quel foglio era una copia del suo spiritosissimo articolo. L’aveva letto mia sorella, che vive a Bari e la segue con interesse, e me lo aveva segnalato.
Io ne avevo accennato a Celeste scherzando sul fatto che si faceva pubblicità “a gratis” e lui mi aveva chiesto di poterlo leggere.
Detto fatto l’ho stampato e recapitato…
Buffo pensare che lei era lì, mi sarebbe piaciuto conoscerla! Comunque non è detto che non accada visto che anch’io faccio la spesa da lui.
Un affettuoso saluto
R…” (ometto il nome per riservatezza, ma se l’autrice di questa lettera mi autorizza, lo pubblicherò).Bellissima e-mail, no?
Non è una storia incredibile? Non trovate straordinario questo nostro piccolo mondo? Comunque mi farebbe tanto piacere sapere chi fra voi è la sorella di Bari e conoscere R. … perché no, magari proprio da Celeste. Chissà quante volte ci siamo incrociate!
E adesso, come sempre (perché altrimenti che food blog sarebbe), passiamo alla ricetta. Questo tacchino è proprio quello che abbiamo mangiato domenica a pranzo e voglio ringraziare Daniela di Menù Turistico, perché la ricetta l’ho presa proprio da lei. (visto come si fa? Si cita la fonte!!! – nota leggermente polemica per chi sapete voi! -).
FESA TACCHINO CON PANCETTA E PURE’ DI MELE

Per 5 (mangioni)

900 gr di fesa di tacchino
filo da cucina per legare l’arrosto
3 foglie di salvia, un rametto di rosmarino, uno di timo
10- 12 fette circa di pancetta
olio extravergine d’oliva
dado classico
1 bicchiere di vino bianco secco
1- 2 cucchiaini di fecola di patatePer il purè di mele
1 kg di mele (io ho usato le Gold, perché avevo quelle, Daniela suggerisce le Stark o le Renette)
il succo di 1 limone
2-3 cucchiai di fecola di patate
1 noce di burro
saleHo preparato la fesa di tacchino arrotolandola un po’ su se stessa spolverizzandola con le foglie di salvia, il rosmarino e il timo secchi tritati. La forma della carne deve essere quella di un brociolone il più possibile compatto. Ho ricoperto tutto l’arrosto con le fettine di pancetta (perché non avevo letto che si dovevano mettere solo sulla parte superiore). Ho legato strettamente la fesa con la sua copertura e l’ho adagiato in una pentola capace a fondo spesso (proprio come aveva suggerito Daniela, ma io non l’ho di rame) e ho fatto rosolare la carne con un po’ di olio. Non esagerate, perché la pancetta perde il suo grasso in cottura e poi vi trovate un lago di olio. Quando si è ben rosolata, l’ho bagnata con il bicchiere di vino bianco e una volta evaporato, ho sbriciolato mezzo dado da brodo nel tegame e ho allungato il fondo di cottura con dell’acqua calda (un bicchiere o poco più). Coprite con un coperchio e fate cuocere per un totale di 40 minuti e tutto risulta cotto a puntino e saporito. State attenti però a che l’acqua non evapori prima del tempo, se così dovesse essere aggiungetene ancora un po’. Ho quindi tolto l’arrosto dal tegame e l’ho lasciato riposare su un tagliere. Quindi ho aggiunto al fondo di cottura nel tegame i cucchiaini di fecola mescolando velocemente con una frusta. Questo rende il sughetto particolarmente denso e piacevole. Lasciate sobbollire per qualche minuto e spegnete il fuoco.
Intanto ho preparato il puré di mele. Ho sbucciato le mele e le ho tagliate a tocchetti e le ho cotte in pochissima acqua a fiamma bassa finché non sono sfatte. Quindi le ho frullate e ho aggiunto il succo di limone, un pizzico di sale e la fecola, per ottenere un composto piuttosto consistente. Ho rimesso il recipiente sul fuoco con la noce di burro e ho fatto cuocere, mescolando, finché il composto non è risultato ben amalgamato e ha preso la consistenza di un classico puré.
Servire le fette di arrosto tagliate non troppo sottile e irrorate col loro fondo servire insieme al puré caldissimo (“è ottimo contorno per cani arrosto e anche per il pollame, perfino lessato” suggerisce sempre Daniela). Se non piace il puré di mele, è ottimo con il classico puré di patate. Ma, ormai lo sapete, a me piacciono i sapori agrodolci…
Passiamo ora ai premi. Voglio ringraziare Webmaster di Cucina vegetariana per questo premio che mi ha assegnato
E ancora Marifra79 di Menta e Liquirizia ed Edi di Il Golosorso ed io

Questo premio include un gioco, al quale partecipo volentieri. Si tratta di rispondere a 10 domande e cercherò di essere sintetica!1) In quale animale ti incarneresti?Animale? Giammai, piuttosto una bellissima, famosissima, ricchissima, amatissima attrice … o almeno nel suo gatto!;2) Di chi o che cosa non potresti fare a meno?L’elenco è lungo! Ma se proprio devo scegliere, gli elettrodomestici;3) Cosa apprezzo di più di una persona?
la sincerità (ad ogni costo… magari con diplomazia) e l’allegria;4) Di che colore preferisco vestirmi?
Dovrei vestirmi di nero perché smagrisce, ma poi uso una varietà di colori infinita che mi porta per necessità ad avere una collezione di un centinaio di paia di scarpe (lo posso confessare perché mio marito ha già avuto il suo attacco di cuore durante il cambio di stagione!!!)5) Definisciti con tre parole:
Bella, alta e … famosa (ormai!), no formosa FAMOSA!!!;6) Un viaggio che vorrei fare o un paese che vorrei visitare:
Uno? Tutti! Però andrei a vivere volentieri in Spagna;7) Citazione preferita:
”Forse non andremo più vagando così tardi nella notte,anche se meno amore non ha il cuoree come prima brilla la luna”Lord Byron8) Cosa ti piacerebbe fare:
Diventare ricca per dedicarmi solo ai miei hobby;9)Se non ti dedicassi a quello che fai cos’altro ti piacerebbe fare:
Insegnare (sempre), ma all’università!!!10) Qual è la tua maggior stravaganza?
sarebbe più semplice dire qual è la mia maggiore normalità….Passo il gioco a:Barbara di Chez BabsLo di Galline 2nd lifeGiusy di Gli amori di DidaClaudia di Scorza d’aranciaIl mio piccolo pargoletto (il n. 3 per intenderci quello del blog) ha assegnato il premio a:Mariù di Porgi l’altra pancia (mio figlio vuole sapere tutto di te!)Evelin di Agave Palermo BlogRoberta di I pasticci di RobyIrene di Magico FornoLe ricette di mamma AnitinaMilla di Il dolce mondo di MillaClaudia di My ricettariumAnna di Anna the niceE infine, ma non ultima, voglio ringraziare Irene di Magico forno che mi ha assegnato questo simpaticissimo premio!!!A presto Stefania Oliveri