Cioccolatini francesi di Juls per uno splendido e riposante 2010

BUONI PROPOSITI PER IL 2010:

Non avere buoni propositi, così riesco a mantenerli;
Avere solo cattivi propositi, così posso non mantenerli;
Postare i premi che mi avete assegnato in un periodo compreso fra i 10 e i 15 giorni, o, magari anche un po’ di più, ma poco, prometto!
Postare le ricette almeno entro il mese in cui le ho fatte… almeno entro la stagione…
Non dimagrire e cambiare così tutto il guardaroba! (amore, tesoro, scherzo…. questo cercherò di non mantenerlo!)
Passare da Genova o almeno trovarmi ad un incrocio fra Palermo e Genova… a buon intenditor, poche parole!BUON ANNO, ANZI OTTIMO ANNO E MILLE ANCORA A VENIRE
I MEDIANT DI JULS
Ricetta:
cioccolato fondente (io consiglio di farne 100 gr. per volta)
nocciole
mandorle
pinoli
ciliegie candite
zenzero candito (a me non è piaciuto per il sapore piccante, ma mia cognata l’ha amato)
uvetta
cranberries (ovvero mirtilli essiccati)
pistacchi ananas candito (e quant’altro la vostra fantisia vi detta)Sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria, ma io l’ho fatto al microonde, facendo una sorta di temperaggio -molto rudimentale- e cioè ho azionato il microonde ad alta temperatura (credo 900, comunque la più alta) per 30 secondi. Ho quindo mescolato il cioccolato (il mio era in goccine) e l’ho rimesso per altri 30 secondi di nuovo dentro il microonde. Quindi l’ho mescolato con una manciata (assolutamente ad occhio) di goccine di cioccolato che così hanno fatto abbassare la temperatura la cioccolato (dovrebbe essere intorno ai 45° (???non ricordo), ma siccome non ho il termometro adatto – si accettano regali in tal senso – l’ho fatto a sentimento!), ma si sono fuse. Formare dei dischetti di cioccolato fondente su un foglio di carta da forno, aiutandosi con un cucchiaino. Quindi decorare a piacere, alternando frutta secca e frutta candita, giocando per sapore, colore e consistenza. Premere bene la frutta nel cioccolato, in modo che, solidificandosi, il cioccolato la trattenga al suo interno. Lasciarli raffreddare in un posto fresco, non mettere in frigo.
Consiglio: il temperaggio (e comunque anche quella sottospecie che ho fatto io) serve a non far attaccare i cioccolatini l’uno all’altro e a non farli diventare troppo opachi. Inoltre siccome, comunque, il cioccolato si rapprende piuttosto rapidamente, è meglio procedere con piccole quantità. In ogni caso fanno un figurone (e voi “una porca figura”), con uno sforzo davvero ridicolo! E sono buoni, buoni, buoni… anche quelli con lo zenzero, se lo amate, altrimenti evitatelo!
Baci cari
Stefania Oliveri

La Cassata Siciliana per il contest di Patrizia

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Se mi sono ripresa? Non ancora! Infatti non so se riuscirò ad arrivare alla fine, ma ci provo. La maratona è iniziata ufficialmente il 24 sera con una mega festa sontuosissima a casa di mio cugino. Il cenone, che tradizionalmente dovrebbe essere di magro, non lo è stato affatto, perché oltre a un timido accenno a delle polpettine di sarde in rosso (con la salsa), per il resto era tutto super arci ultra mega super stra ricco e a base di carne! Ok, la gioventù moderna non si ricorda più cosa sono le tradizioni, ma diciamo pure che anche gli anziani presenti si sono strafogati a quattro ganasce (colpa dell’Alzheimer?). Si è finito in bellezza con un tripudio di dolci: oltre ai classici panettone e pandoro che tutti conoscete e pasticcini con crema, con ricotta, con panna, c’erano anche: un dolce di Erice di pasta di mandorle e cotognata (una libidine), un rotolo di pan di spagna alla ricotta, biscotti di mandorle, biscotti al mosto (mustazzoli), biscotti buccellati e non poteva mancare sua maestà la cassata, quest’anno gentilmente offerta dalla sottoscritta! Mai decisione fu più sbagliata. Ma ormai che mi ero sbilanciata (fra l’altro quest’anno anche mia zia, mio cugino e mia cugina hanno scoperto di essere intolleranti al glutine) come potevo tirarmi indietro???? E così la mia maratona ufficiale comincia lunedì scorso con la preparazione del pan di spagna: due perché, a che ci sono, una la preparo per il 25 da mio fratello! Continuo con la preparazione degli impasti dei biscotti per il 26 (che vengono tutti a casa mia), quattro perché devo dare la possibilità di scelta: uno alle castagne con il cioccolato e uno con l’uvetta; un altro alle nocciole; un altro alla farina di riso e grano saraceno e l’ultimo al grano saraceno e mandorle e metto tutto a riposare in frigo. Il martedì comincio a fare i biscotti, ma, ahimè, non riconosco più gli impasti e così, tutti insieme appassionatamente, cominciamo a stendere la pasta e a tagliarla con i taglia biscotti. Avevo pensato di usare uno stampino per tipo ma i miei figli cominciano ad usare tutti gli stampini senza più controllo, io stendo con grande difficoltà, prendo le forme con ancora maggiore difficoltà e aggiungo farina di riso per addensare la pasta, nel frattempo l’impasto in attesa lo metto in freezer per farlo indurire… insomma una follia! Nel frattempo i miei figli decorano i biscotti con le palline argentate, lo zucchero dorato, le palline colorate, ma alla follia generale se ne aggiunge un’altra e così il cucciolo, nella smania di strafare, comincia a mettere tutte le decorazioni assieme (ma quanto erano natalizi, però!). Comunque mettiamo i primi biscotti al forno e li vedo trasformare in figure diverse da quelle che abbiamo ritagliato … tutto sembra fatto da Botero! Escono pseudo angeli di Botero, stelline che si trasformano in fiori, cristalli natalizi in reticolati, babbi natali in sigari… e capisco erano quelli alla mandorla che dovevano essere fatti a palline (la foto però era stata fatta per la prova e quindi i biscotti che vedrete, prima o poi, hanno la giusta forma!). Mi passa quasi tutta la giornata… Riesco a fare pure la torta sofficissima alle castagne (perché sa di natale). Arriva il mercoledì (la sera della vigilia) e quindi di mattina comincio di buon ora con la torta di Milla, ma con l’aggiunta di cranberries, e la torta al cioccolato e mandorle (la preferita da mio marito). Mando mio marito a comprare gli stampi da cassata e li riempio con il pan di spagna tagliato ad uopo e con la ricotta (che io non raffino, perché a me piace così, e non metto né le goccine di cioccolato né la zuccata, se la faccio io, la faccio come piace a me!). Arriva il pomeriggio e comincio subito con la glassa da stendere sopra la cassata e la faccio in abbondanza per fare le meringhe di Alessandra. Sforno le cassate, le glasso (mica lavoro da poco), spremo con la sac à poche (che professionista) le meringhe e inforno per due ore. Nel frattempo taglio la frutta candita a pezzi e decoro la cassata. Finisco e mi dedico ai mediant di Jul, che risultano essere la cosa più semplice da fare di tutto quanto, nonostante il temperaggio (anche se un po’ casalingo!). Mi resta giusto il tempo di truccarmi e vestirmi e andare a cena da mio cugino… dove comunque (forse perché essendo parenti e mi vogliono tanto bene) ricevo gli applausi per la bella cassata che ho portato! Naturalmente sono stremata e praticamente oltre ad una fettina di arista, mangio solo la cassata (ma ho fatto il bis! la foto testimonia). L’indomani da mio fratello ci aspetta il pranzo e non vi dico cosa c’era, vi dico solo cha abbiamo finito con la setteveli (fatta apposta per me!) e la cassata, per giungere al 26 pomeriggio dove appunto aspetto tutti per un tè! Ma dopo aver mangiato tutto ed aver sorseggiato un buon tè caldo (c’erano ben 23 gradi, dovevamo riscaldarci un po’?), sono rimasti anche a cena e, meno male che avevo preparato i tortini di miglio e zucca, delle frittate e delle polpettine di ceci e verdure… ma abbiamo preso anche la pizza perché c’era chi aveva ancora fame! “Pancia mia fatti capanna!”
cassata siciliana
Cassata siciliana senza glutine

SUA MAESTA’ la CASSATA SICILIANA (alla mia maniera)

 

Per il pan di spagna (vi metto la prima ricetta che ho fatto, presa da “La cucina siciliana” di Alba Allotta; la seconda che vi posterò è la ricetta di Roby di “I pasticci di Roby”)

 

Ingredienti:

 6 uova

150 gr. di fecola di patate  

200 gr. di zucchero

1 cucchiaino di vaniglia liquida
la scorza di un limone grattugiata
un pizzico di sale
Battere a lungo i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto giallo chiaro; aggiungere qualche cucchiaio di albumi montati a neve precedentemente con un pizzico di sale e incorporare lentamente la fecola setacciata con il lievito e gli aromi senza cessare di lavorare il composto. Amalgamare, infine, il resto degli albumi e versate il preparato in una teglia rivestita con carta forno e infornare a 180° per 30 minuti circa.
Quando il Pan di Spagna si è raffreddato tagliarlo in tre strati e adagiarne uno sul fondo dello stampo da cassata e l’altro tagliarlo per rivestire le pareti. Inserire al centro la crema di ricotta con le seguenti proporzioni: 500 gr. di ricotta di pecora e 250 gr. zucchero. Coprire con l’ultimo disco di Pan di Spagna. Coprire con un piatto e mettere a riposare in frigo. Il giorno dopo ho preparato la glassa.

 

Glassa:

 2 albumi il doppio del peso degli albumi in zucchero a velo  Cominciare a montare gli albumi a neve e solo quando raggiungono il doppio del loro volume cominciare a inserire lo zucchero a velo. La glassa è pronta quando il volume è quadruplicato.  Quindi stendere la glassa sulla cassata sformata e decorare a piacere con la frutta candita

Ed ecco il mio alberello di natale e il cucciolo, mentre lo stavamo facendo. Con questo post partecipo al contest di Patrizia della Melagranata che scade il 3 gennaio… affrettatevi! [slittabellaok.jpg] A presto Stefania Oliveri

Antipasto natalizio e concorso per Chefs Sans Frontiers

Breve resoconto del mio natale a Palermo … altro che Beverly Hills! A presto il resoconto completo.

Se c’è una cosa che fa strano è il CALDO a Natale! Quando mia nonna tanti anni fa andò a trovare sua sorella in Sudafrica proprio durante le vacanze natalizie, guardando le foto, la cosa più strana era vedere tutti quanti vestiti estivi e l’albero di Natale sullo sfondo. La nonna tornò assolutamente scontenta, perché, nonostante il viaggio, l’eccellente ospitalità, il “calore” umano (cioè l’affetto di tutti i familiari) le era sembrato di saltare la festività! Cara nonna, se fossi stata a Palermo in questi giorni, avresti avuto la stessa sensazione! Ebbene sì, la temperatura è stata decisamente estiva: ben 25 gradi! Che strideva totalmente con i menù assolutamente invernali preparati. E fra i sudori abbiamo consumato anche i nostri buoni tortellini in brodo (d’altro canto la minestra di tenerumi non si mangia in estate??? sempre minestra rimane!) e anche la cassata (ben piena di ricotta, zucchero, glassa e frutta candita) ci siamo mangiati… e poi anche i buccellati, la torta di castagne, le meringhe, il pandoro e il panettone e quant’altro fa natale! Solo che dopo, per andare al mare, siamo state costrette a indossare il costume intero così i rotolini e le maniglie dell’amore (che non abbiamo avuto il tempo si smaltire e che anzi crescevano a vista d’occhio) sono stati ben nascosti! “Grazie, Signore, perché hai dato l’intelletto e l’estro a uno stilista per il costume intero!” Abbasso il bikini!Per questo vi posto un antipasto un po’ light, che può servire per il prossimo cenone… forse un po’ troppo complicato, ma se non si cucina a natale quando lo si fa?

ANTIPASTO per un CALDO NATALE
Kiwi

uova di lompo rosse (sarebbe meglio caviale!)
Sbucciate i kiwi e tagliateli a rondelle (i miei erano un po’ ovaloidi…). Aprite quindi un barattolino di caviale (questa operazione è lunga e difficoltosa, ma resistete, gustarle vale la pena di soffrire un po’) e adagiare un cucchiaino di uova sulle fette di kiwi. Adagiare su un piatto da portata e servire.
Adesso voglio dedicare un po’ spazio ad una bella iniziativa di beneficenza a sostegno di Chefs Sans Frontiers. L’Alenis Srl (un’azienda che si occupa della distribuzione di macchine per caffè, cialde, ecc.) si sta adoperando nella realizzazione di un premio per la miglior ricetta a base di caffè i cui ricavati saranno devoluti a tale associazione. Il premio consiste nella pubblicazione delle migliori 50 ricette a base di caffè in un libro, più un premio in denaro per la migliore ricetta che verrà devoluto all’Associazione. Se volete saperne di più su Chefs Sans Frontiers qui il link!Di seguito pubblico il bando del concorso:BANDONERONERO.it bandisce un premio per la miglior ricetta a base di caffè.
Le 50 ricette più meritevoli saranno raccolte in un libro il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza, al netto delle spese, all’associazione Chefs Sans Frontières per l’insegnamento del mestiere della ristorazione a ragazzi di strada di tutto il mondo.
Per partecipare è necessario inviare una o più ricette all’indirizzo ricetta@neronero.it entro e non oltre il 30 Aprile 2010. La mail deve presentare come oggetto “Premio miglior ricetta”. Le ricette proposte devono essere complete di ingredienti e delle modalità di preparazione; devono inoltre prevedere l’utilizzo del caffè.Premi per le migliori ricette:
• 1° premio: macchina caffè EP 800 / LB 800 (a scelta) + 500 cialde Lavazza • 2° premio: buono sconto del 90% sulla macchina caffè LB 800 + 300 cialde Lavazza Blue• 3° premio: 300 cialde Espresso PointPer le prime 3 ricette: inserimento nei menu dei ristoranti Chefs Sans Frontieres.Per le prime 50 ricette: pubblicazione della ricetta su libro, con ricavato donato in beneficenza.Io parteciperò al più presto, e tu?Stefania Oliveri

Torta Cioccolato e Amarene per un buon Natale

E’ proprio vero “chi trova un amico, trova un tesoro”. E io devo confessare di sentirmi particolarmente vicina a Paperon de’ Paperoni in questo preciso momento. E non solo perché ho incontrato nuovi amici cari, che sento vicini come forse non si può immaginare, visto che la conoscenza è relativamente breve (Daniela, Susanna, Francesca, Isa, Silvia, Sara, ecc. ecc. mi riferisco a tutte voi), ma anche per le tante amiche che ho trovato qui nello spazio virtuale… che tanto virtuale però non è visto che l’affetto che mi arriva è tanto e sincero. Una controindicazione, però, lasciatemelo dire, c’è! Tutto questo affetto e questo riempimento di vita che il blog e gli amici ti danno, l’ho capito solo ora! Perché se riesco a scrivere queste due parole, è solo perché riemergo a stento fra nuvole di farine (alternative, naturalmente), sbuffi di zucchero, montagne di burro, mare di uova! Sì, signori, un mese all’insegna del cucinare dolci … specialmente! Perché se ogni sera abbiamo avuto un invito diverso, questo ha significato la preparazione di un dolce diverso e conseguente lavoro di sfirniciamento (ok, traduco per i non siciliani: lavorio mentale continuo) per trovare nuovi dolci da mostrare a tutte voi, e conseguente lavoro di preparazione setting per foto, foto (ma quanto ho odiato le giornate piovose e grigie, che le foto vengono male, che la luce non è buona!!!), scaricamento e postaggio (ok, poco, ma ho un archivio che potrei non cucinare per anni!) Così, approfitto di questo breve momento (devo continuare, mica ho finito, sono in preparazione due cassate, vagoni di biscotti, chili e chili di meringhe -ormai, cara Alessandra non mi ferma più nessuno-, infinità di cioccolatini – Jul, grazie per la ricetta facilissima adatta anche a una come me!- e ben 4 torte per il 26) per lasciarvi con un augurio speciale e cioccolattoso! Questa torta (che ho portato a casa di un amico per festeggiare il natale) è il mio regalo virtuale per tutte voi… e che questo periodo, così come tutta la vita, possa essere serena e felice.
BACI E ABBRACCI CON INFINITO AFFETTO
Stefania Oliveri

La ricetta è stata spudoratamente copiata dalla mia conterranea Ornella ossia “Gialla tra i fornelli”
Ingredienti
200 gr di zucchero
200 g di cioccolato fondente (almeno al 70%)
150 g di burro
4 uova
1 cucchiaio di fecola
100 gr amarene sciroppate
Sciogliete il burro con il cioccolato a bagnomaria o con il microonde (come ho fatto io). Sbattete i tuorli con lo zucchero fino a che non risulterà un composto chiaro e spumoso. Aggiungete la fecola e amalgamate. Unite lentamente e sempre mescolando la cioccolata e il burro fuso (meglio poco per volta in modo che l’uovo non cuocia. A parte montate le chiare a neve (questa operazione io la faccio sempre all’inizio per risparmiare tempo) e unitele al composto mescolando delicatamente dal basso verso l’alto. Versate nello stampo foderato con carta da forno, o in uno in silicone e cuocete a circa 180° sino a quando fuori si formerà una crosticina croccante e lo stuzzicandente, col quale avrete punzecchiato la torta, risulterà senza residui d’impasto ma comunque umido (dentro deve rimanere morbida). La torta gonfia molto, ma poi si sgonfia, quindi vi consiglio di non usare uno stampo a ciambella come quello mio, ma uno stampo da plumcake o quadrato, così da posizionare le amarene nell’avvallamento che si viene a creare. Gialla/Ornella consiglia di mangiarla ben fredda, ma io vi assicuro che è una goduria anche a temperatura ambiente (ma non quello esterno… quello di casa e riscaldata con i termosifoni!)
Con questa ricetta partecipo, sul filo del rasoio, alla raccolta di Chiara di “Cavoli a MerendaAvvent-atevi!
Ancora un mondo di auguri!!!![banner.psd.jpg]
A presto!

Crostata sì, ma salata e “alterantiva”!

Se qualcuno osa affermare che a Palermo c’è sempre bel tempo, sole, caldo e non piove mai, ci sono solo due spiegazioni plausibili: o non è mai stato a Palermo o è palermitano e quindi poco obiettivo! Io, invece, sì che sono assolutamente obiettiva, essendo solo di adozione palermitana e provenendo da Trapani dove veramente non piove mai (a parte quando si è alluvionata, come negli anni ’70… quisquiglie) (le origini come è evidente sono sicule sicule, ma quando ho avuto la possibilità di scelta, nell’età della ragione, ho deciso di essere olandese, cominciando così il mio processo di trasformazione… interiore ed esteriore) e mia mamma sostiene che il suo ombrello si è rotto per mancanza di usura! E ora vi do la prova di quello che dico sul tempo di Palermo (non preoccupatevi non farò il bollettino metereologico, minuto per minuto). Oggi ad esempio quando mi sono svegliata la giornata sembrava nuvolosa, ma nel giro di pochissimo, il tempo si è messo proprio bello. La temperatura era mite, il cielo era terso e addirittura il sole splendeva. Quindi io, tutta felice, mi preparo per prendere la mia bella (bella per affetto, non oggettivamente) bicicletta per recarmi a scuola. Niente guanti, tanto c’è caldo. Niente sciarpa, tanto c’è caldo! Indosso un impermiabile leggero, tanto c’è caldo. Esco alle 12.30 e siccome è ancora presto decido di andare a vedere un negozio di scarpe (“no, mi sono sbagliata, amore, era la farmacia!”). Lego la bicicletta ad un palo e faccio due passi. All’uscita del negozio mi sembra di essere entrata col giorno e di essere uscita con la notte. Tutto intorno buio quasi pesto. Alzo gli occhi al cielo e vedo una nube nera all’orizzonte… “Ok”, penso “ho il tempo di tornare a casa”. Slego la bicicletta, metto le “medicine” al riparo (non si sa mai) e parto verso casa. E prego: “fammi arrivare a casa”. Prendo anche un controsenso per far prima. “Ce la faccio, ce la faccio!!!” Neanche 100 metri, comincia a piovigginare; altri 100 metri comincia a diluviare! Neanche un balcone sotto cui ripararsi. I capelli si inzuppano, così come i vestiti, con tutto l’impermiabile che non regge ai cati (secchi) d’acqua che mi arrivano addosso. Gli occhiali si riempono di gocce. “Ci vorrebbe il tergicristallo per lenti” penso e nel frattempo le gocce cominciano ad arrivare anche agli occhi. Il trucco si scioglie e comincio a lacrimare per il bruciore. Non mi rimane che chiedere “almeno, non farmi cadere le mani” che nel frattempo sono diventate di cristallo. Finalmente arrivo a casa e sono anche felice… perché sono stata esaudita: le mani non sono cadute… ma per poco!

Quindi ricettina calda calda (ok si può mangiare anche tiepida e anche a temperatura ambiente… ma non quella che c’è per adesso fuori!)

CROSTATA SALATA ZUCCA E RICOTTA

Ingredienti per la pasta (di Isabella di Celiachia on line):

100 g di farina di riso,
100 g di farina di mais macinata finissima (non pensate di farlo voi perché non funziona)
50 g di amido di mais
100 g di acqua
70 g di olio di semi di girasole
mezza bustina di lievito per torte salate
sale.
Versare in una terrina l’acqua, l’olio di semi di girasole, un pizzico di sale e il lievito. Mescolare bene finché il lievito non sarà sciolto. Aggiungere il mix di farine poco per volta, mescolando fino ad ottenere un impasto morbido e omogeneo. Ricoprire una tortiera con la carta da forno (o usarne una di silicone) e stendere l’impasto con le mani fino a ricoprirne la base e i bordi. Questa è un’ottima base vegana.

Per la farcia (rigorosamente ad occhio):
zucca
cipolla
ricotta (di pecora)
1 uovo (codice 0 o al limite 1)
parmigiano
La zucca io l’avevo già preparata mettendo della cipolla a stufare con olio e pochissima acqua e aggiungendo poi la zucca tagliata a tocchetti e fatta cuocere per circa 20 minuti. Quindi l’ho amalgamata (fredda) alla ricotta e all’uovo, ho aggiunto un pizzico di sale ed ho versato il pastella sulla pasta in maniera omogenea. Ho spolverizzato la torta con del parmigiano grattugiato e ho infornato in forno caldo a 180° per circa mezz’ora. OTTIMA!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di fiorix di Cuor di Panna

Ciao e a presto
Stefania

Simil pastiera e simil cuccia … in ritardo

La tradizione siciliana vuole che per Santa Lucia si mangi il riso e la cuccia… e che vengano bandite dalla tavola per quel giorno tutti i farinacei (pane, pasta e dolci…). Cosa che, essendo celiaca, mi potrebbe fare assolutamente felice (visto che sono proprio queste le cose che non posso mangiare). Ma a Palermo la tradizione vuole che si mangino le arancine (e non mi dite che ho sbagliato, qui sono femmine!!!) con carne (ragù), burro (alias mozzarella e prosciutto) e anche con la gianduia (ma benché io sia una sfegatata sostenitrice di cioccolato e dolci, proprio non riesco nemmeno ad immaginarle… figuratevi a mangiarle). Ma, non so se conoscette le arancine (!?!), ma all’esterno sono ricoperte da uno strato di pangrattato croccante e dorato che, fino a prova contraria (e almeno che non siate celiaci) è fatto con il frumento… E la cuccia allora? E’ grano puro, cotto nell’acqua, o nel vino e poi condita con lo zucchero, con la crema di ricotta, con la crema pasticcera, con il bianco mangiare… Ma non dovevano essere banditi i farinacei??? E così da quando ho scoperto di essere celiaca la cuccia è stata severamente bandita dalla mia tavola, rispettando appieno la tradizione (ma quanto sono ligia io!). Quando ero piccola la mia mamma invece la cucinava ogni anno e in abbondanza perché a noi piaceva tanto. La preparazione prevede tre giorni di ammollo e ore e ore di cottura, che mia madre accorciava con la pentola a pressione. La mattina di Santa Lucia, per colazione ci faceva trovare una bella tazza fumante di grano con la sua acqua di cottura che noi condivamo con lo zucchero. Era una gran festa. Solo che (e non so perché) mia madre aggiungeva anche i ceci… che io cordialmente, ma categoricamente, odiavo. Così una buona mezz’ora mi passava alla ricerca di ceci all’interno della brodaglia e alla loro epurazione. Poi, dopo il duro lavoro, finalmente mi potevo godere la mia meritata razione. Qualche cecio birricchino però riusciva sempre a scappare alla cattura, ma la sua fine era ancora peggiore, perché appena me lo ritrovavo in bocca, lo sputavo schifata…Ogni anno le chiedevo che la facesse senza ceci, ma puntualmente lei li metteva, sostenendo che la cuccia si facesse così! Forse per questo motivo fino a qualche anno fa, diciamo che, non apprezzavo il loro gusto (ma poi si cresce e i gusti cambiano). Quando arrivammo a Palermo, però, scoprii con enorme gioia che la cuccia poteva essere condita in maniera diversa e soprattutto, cosa meravigliosa, che non si usavano i ceci!!! Ma mia madre comunque si ostinava a farla sempre alla stessa maniera, perché lei mica è palermitana. Per fortuna io avevo una amica carissima palermitana d.o.c. da generazioni, la cui mamma si attenva scrupolosamente alla tradizione locale facendola senza ceci (alleluia) e con la crema di ricotta. Potevo io non mangiarne quintalate??? Naturalmente e inspiegabilmente il consumo a casa diminuì (con grande stupore della mia mamma, che però continuava a farla perché mi piaceva tanto). Non appena scoprimmo che fossi celiaca, la produzione cessò del tutto, mia madre si rifiutò di farla (“la bambina non la può mangiare” – ma avevo 28 anni) e nessuno a casa mangiò più la cuccia. Tutti comunque, ragionevolmente, se ne fecero una ragione a casa, tranne me! Io adoravo la cuccia palermitana! E non riuscivo a darmene pace. Così qualche anno fa cominciai a sperimentare un’alternativa per sostituire il grano!!! Provai con la quinoa, visto i suoi grani… ma il sapore è troppo lontano. Il passo dalla tavola alla spazzatura fu breve. Poi provai con il miglio, ma anche esso non ebbe successo. Infine provai (scoraggiata) con il grano saraceno e … devo dire che il risultato mi sembra abbastanza soddisfacente; forse ho dimenticato nel frattempo il sapore del grano… ma il mio palato ne rimane appagato e così adesso ogni anno a casa mia si rispetta di nuovo la tradizione di famiglia con la cuccia … ma assolutamente senza i ceci!!!

Simil cuccìa

Ingredienti:

250 gr. grano saraceno

500 gr. ricotta di pecora

350 gr. di zucchero (anche meno… volendo… ma io non voglio!)

Lessare il grano saraceno in acqua bollente per circa 20 minuti. Scolare e far raffreddare. (Molto più semplice del grano, no?). Mescolare la ricotta con lo zucchero e setacciarla (io non lo faccio mai perché mi piace granulosa). Alla vera cuccia palermitana si aggiungono le goccine di cioccolato… io non lo faccio perché non mi piace (e passerei ore a togliere le goccine!)

 


Con questo ripieno ho pensato di preparare un dolce tipico napoletano che non mangiavo da quando sono diventata celiaca, perché essendo con il grano non potevo riprodurlo…

 

 

 

LA SIMIL PASTIERA NAPOLETANA

 

Ingredienti per la frolla senza glutine vedi qui.

 

Per il ripieno vedi sopra con l’aggiunta di 2 cucchiai di acqua di rose. Io non ho aggiunto i canditi perché non li avevo.

A prestoStefania Oliveri

Old Fashioned Chestnut Cake

Se c’è una cosa che è proprio soddisfacente è quella di passare una bella serata. E se la si trascorre con amici simpatici e cari, sicuramente è una bella serata. O quando si mangia bene, si può certo dire che è stata una bella serata. E ancora quando si incontrano persone nuove ed interessanti, si può sicuramente dire che è stata una bella serata. Quando ci si diverte, quando si è in buona compagnia, in un bel posto e l’atmosfera è piacevole si può indubbiamente dire di aver passato una bella serata… Ma cosa sta dietro a tutte queste occasioni? Ore dal parrucchiere, dal visagista, dall’estetista…a fare la messa in piega, la manicure, la pulizia del viso, il trucco, la depilazione (!!! – diciamolo non siamo naturalmente prive di peli, ma facciamo una fatica cane a levarceli … e dappertutto!-). Ore al supermercato per scegliere, comprare trasportare cibo; ore davanti ai fornelli (alzi la mano chi ha le fatine buone di Cenerentola a casa, perché è esclusa!); ore a pulire casa (vale lo stesso discorso per le fatine… ma se le avete, fatemi gentilmente sapere dove si comprano che ne voglio una vagonata!). Ma lo si fa ben volentieri (a parte le sevizie della depilazione e qualche altra cosuccia spicciola, che ognuno di voi può immaginare) e tutto per quell’attimo fugace di felicità che si traduce in una bella serata. Ma c’è un momento, unico e raro, meraviglioso e sublime che trasforma una bella serata in un’ottima serata, ed è quando qualcuno, guardandovi proclama ad alta voce, davanti a tutti, ma soprattutto davanti a tutte le altre: SEI DIMAGRITA!!! Questa è la ricompensa più grande a tutti i sacrifici… e anche se la bilancia, a casa, non conferma, lo scopo ormai è ottenuto! Perché, è inutile nasconderlo, il detto è proprio vero: “non si è mai né troppo ricche, né troppo belle, né troppo magre!” GRAZIE GISBO!

E adesso, visto che il complimento l’ho incassato, vi posto una di quelle ricette che mi hanno fatto tanto dimagrire:

OLD FASHIONED CHESTNUT CAKE della Alessandra Raravis che l’ha copiata da Nigella! (Tanto per essere chiari sull’apporto calorico e la fonte, ricetta riportata para para!!!)

Per la base
Se la desiderate più alta, seguite le indicazione della base della Old Fashioned Originale
Invece, se la volete più bassa, come in questa versione, prendete:
100 g di crema di marroni
100 g di cioccolato fondente ( dal 50% al 70%, dipende da quanto la volete dolce)
100 g di burro
4 uova (tuorli e albumi)
30 g di fecola (lei ha messo la farina…)
1/2 cucchiaino di lievito
2 cucchiai di zucchero (ma lei ne ha messo uno)

Spezzettate il cioccolato, fatelo fondere a bagnomaria (io al microonde) con il burro tagliato a dadini. Montate i tuorli con lo zucchero e, quando sono spumosi, aggiungetevi la crema di marroni. Appena il cioccolato e il burro si sono sciolti, mescolateli per amalgamarli bene, lasciate leggermente intiepidire e poi versateli sul composto di uova e marroni. Riprendete a montare e, in ultimo, aggiungete la fecola setacciata con il lievito. Amalgamate bene con una spatola.
Montate le chiare d’uova a neve (e qui che ho messo il secondo cucchiaio di zucchero e l’operazione l’ho fatta per prima), non troppo soda e incorporatele al composto di base. Dopodiché, prendete due tortiere, meglio se a cerniera e di 22 cm di diametro (la sua era troppo grossa… e anche la mia), foderate il fondo con carta da forno e imburrate bene i bordi: poi, versare metà composto in ciascuna di esse e infornare a 180 gradi per una mezz’oretta.
Lasciate raffreddare benissimo prima di sformare, perché l’impasto è molto morbido e se non sono perfettamente fredde corrono il rischio di sbriciolarsi.

Nel frattempo, preparare la Ganache alla Crema di Marroni
200 g di cioccolato fondente
300 g di panna fresca non montata ( potete scendere anche a 250, ma io addirittura ne ho messi 200 g e sono bastati lo stesso)
200 g di crema di marroni
1 cucchiaino di caffè solubile
1 cucchiaino di rum

Fate fondere il cioccolato a bagnomaria (o sempre al microonde). Quando è perfettamente fuso unite rum e caffè e quando si è un po’ raffreddato, aggiungere la panna e mescolare bene con una frusta, in modo da avere un composto abbastanza denso. Fate raffreddare montando con le fruste elettriche. Non preoccupatevi se non monta tantissimo, perché il successivo passaggio in frigo provvederà a farla addensare come si deve. Comunque sia, quando si è raffreddata, aggiungete la crema di marroni e montate ancora un po’.

Assemblaggio del dolce (secondo Alessandra):
“Se avete un anello da pasticceria, sarebbe meglio usare quello. Altrimenti, potete sempre servirvi di uno stampo da cerniera: in questo caso, non sformate la torta che dovrà fare da base al dolce.

Fate uno strato di ganache sulla superficie della prima torta e qui fate attenzione: siccome la ganache, in questa fase di lavorazione, è ancora morbida, mettetene poca, al centro del dolce, e allargatela con una spatola, facendo attenzione a non farla trasbordare. Dopodiché, mettete tutto in frigo, torta e ganache.
Dopo circa tre ore, vedrete che la crema si sarà ben rassodata, ma resterà comunque morbida. Lasciatela a temperatura ambiente per una mezz’oretta, poi proseguite con l’assemblaggio:
se vedete che la ganache sulla prima torta non è molto alto, spalmate ancora un po’ di ganache (io calcolo come max un dito di spessore: se è troppo alto, non regge il peso della seconda torta e della decorazione successiva)
coprite con la seconda torta e spatolate la ganache tutta intorno. Regge anche fuori dal frigo, senza problemi”.
Assemblaggio del dolce (secondo me):
Fate uno strato di ganache sopra la prima torta partendo dal centro della torta per evitare che fuoriesca tutta la gananche (la mia comunque era abbastanza densa, quindi non trasbordava facilmente). Ponete la seconda torta sopra la prima e ricoprite con l’altra parte della ganache. QUindi riponete in frigo. Prima di servirla fatela uscire dal frigorifero almeno mezz’ora prima, così che la crema sia più morbida.
Decorazione: o così, in purezza (come ha fatto Alessandra), oppure con marron glacèe (come ho fatto io, per non farmi mancare il giusto apporto calorico alla mia dieta) e zucchero a velo. Alessandra suggerisce: “Se volete prepararla per le feste natalizie, anche una foglia d’ora spezzettata qua e là ci sta bene
Al di là della lunghezza della spiegazione, è facilissima”
E io aggiungo: E’ UNA ASSOLUTA GODURIA che vi farà senz’altro dimagrire…

A presto
Stefania Oliveri

Curry di Cavolfiore e Ceci di FrancescaV

Se c’è un vantaggio ad essere bruttine da ragazzina, è quello che invecchiando si migliora! Come tutte le cose buone della vita: il buon vino, la gallina… da vecchi rendono maggiormente! Forse perché (se vogliamo essere profonde…) la bellezza è una cosa caduca e quindi come tale prima o poi svanisce… e di solito con l’avanzare degli anni SVANISCE! (grazie Dio perché esisti!) mentre la bruttezza non svanisce mai… O perché con l’avanzare degli anni si è imparato a truccarsi e quindi si celano i tanti difettucci che si possono avere, mentre da ragazzette acqua e sapone (prima, ora le ragazze sono tutt’altro che acqua e sapone!), non si poteva che mostrare la mercanzia per quello che era! Insomma chi è brutto ha il vantaggio che nessuno si aspetta che migliori! Io ho passato tutta la mia adolescenza alternando periodi in cui mi vergognavo per come ero e altri in cui cercavo di convincere gli altri che assomigliavo a Valerie Kaprisky (come mi aveva detto un fidanzatino innamoratissimo), solo che nessuno notava la somiglianza (ciechi!) Così, quando dopo vent… anni e anni che non vedevo i miei compagni, grazie a (o a causa di, ai posteri l’ardua sentenza) Facebook ci siamo ritrovati e qualcuno ha avuto l’idea di rincontrarci, io non vedevo proprio l’ora! E sì, ormai, grazie ai potenti mezzi messi a mia disposizione (la tintura dei capelli, il trucco, i tacchi e, soprattutto, una dose esagerata di spavalderia e sicurezza che ad una certa età si conquistano), ho rincontrati i miei vecchi (non anagraficamente parlando, beninteso!) compagni di scuola! I miei pronostici si sono avverati e finalmente la mia rivincita! La bella della classe ancora non è ancora sfiorita, ma io ho fatto la mia figura… E’ stata proprio una bellissima serata … però l’ho passata cercare di convincere tutti che adesso assomiglio a Michelle Pfeifer…
E adesso una ricetta ottima che ho preso da FrancescaV, che è speziata tanto quanto ormai lo sono io!
CURRY DI CECI E CAVOLFIORE

Ingredienti x 4:
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1 cipolla rossa
da 2 a 3 cucchiai di curry giallo in polvere (a vostro piacimento)
1 peperoncino (io non l’ho messo)
4 piccole patate (non le avevo e non le ho messe nemmeno)
2 carote
300 gr. di cavolfiore
2 pomodori
400 gr. di ceci ammollati dal giorno prima (o in scatola)
400 ml. di latte di cocco (una lattina)
250 ml. d’acqua
sale e pepe
riso basmati d’accompagnamento.
In una pentola abbastanza alta scaldare l’olio e far soffriggere la cipolla tagliata fine a fuoco basso per un po’. Aggiungere il curry in polvere (e il peperoncino sminuzzato, se lo usate) e amalgamare con un cucchiaio di legno. Aggiungere le verdure lavate, sbucciate e tagliate a pezzetti (io avevo lesso il cavolfiore il giorno prima, ma secondo la ricetta si può mettere a crudo), i ceci ben scolati (se usate quelli in scatola sciacquateli bene prima sotto l’acqua corrente), il latte di cocco e salare. Aggiungere l’acqua, coprire con un coperchio e lasciar cuocere a fuoco medio per circa 30 min. (io naturalmente l’ho fatto cuocere molto meno circa 10 minuti e senza acqua). Gli ultimi minuti scoperchiare se c’è bisogno di far asciugare un po’ di liquido, o se vi piace più asciutta. Servire mettendo su un piatto fondo del riso basmati cotto semplicemente nell’acqua, e versare sopra la zuppa. Si può mangiare anche come contorno, accompagnandolo solo con del pane. E’ meraviglioso!

A prestoStefania Oliveri

Verdure sì, ma con gusto!

Il Natale non mi piace e non perché voglio andare in controtendenza, ma proprio perché non mi piace e basta! Mi stressa dover pensare ai regali, tanti in pochissimo tempo (anni fa mi “avvantaggiavo” comprando ciò che via via mi piaceva e ritenevo adatto a quella o quell’altra persona con un anticipo anche di 6/8/10 mesi… ma in realtà il vantaggio era solo per i negozianti perché al momento oppurtuno o non ricordavo più cosa fosse e per chi, o già ne avevo fatto buon uso io, o erano scadute le condizioni per cui quel regalo non andava più bene… e io ho la tendenza a non riciclare i regali… e quindi mi restavano sul groppone!). Negli ultimi anni allora ho deciso di comprarli solo nel mese di dicembre, ma naturalmente c’è il rovescio della medaglia: “che compro?”, “ma quanto costa!!!!”, e via di seguito, con conseguente stress da DEVOPERFORZACOMPRAREQUALCOSA! Così quest’anno avevo pensato, visto che ora ho il blog e tutti lo sanno (ma perché le notizie che si vogliono tenere nascoste si spargono così velocemente?), di confezionare io, con le mie dolci manine, qualcosa. Allora, in tempo (supponevo), ho cominciato a cercare ricette di liquori e biscotti (what else?). Ma… con terrore… ho scoperto che per i liquori ci vogliono almeno tre mesi di anticipo e per i biscotti, tutti quelli senza glutine, sono una emerita ciofeca (almeno quelli che ho provato io!). E allora che fare??? Ancora non lo so, quindi si accettano suggerimenti, perché il tempo passa e io non ho nemmeno una minuscola idea.

Un altro motivo per cui odio il Natale è che mi sembra che ci sia una rincorsa ai fatidici giorni, che poi svaniscono in un nano secondo lasciandoti solo… dei chili in più. E’ vero che per i chiletti in più un forte contributo proviene anche da tutte le cene e le feste che si accavallano per tutto il mese e anche dal fatto che dovendo provare le ricette per i dolci da regalare, quelle per le torte da offrire il 26, e quant’altro, dovrei passare il resto del tempo a digiunare e in palestra, ma come potrete ben intuire non faccio nè l’uno nè l’altro!
Terzo motivo è non il non avere certezze! Veramente una certezza assoluta l’ho ed è che il 24 sera, come ogni anno, passiamo la vigilia da mio cugino, che organizza una cena in grande stile con una quarantina di persone. Un’altra certezza ce l’ho: il 26 tutti a casa mia (mi tocca!) per quello che io ho ribattezzato un teanner (tea/dinner, hanno inventato loro il brunch e io invento il teanner!!!) con altrettanto quarantina di persone… Ma il 25???? Queste altre 38 persone (esclusi me e mio cugino) che fanno? E su questo mistero non voglio dilungarmi oltre, anche perché potrei urtare la suscettibilità di qualcuno (che mi legge a mia insaputa e non ho intenzione di litigare con nessuno… siamo a Natale!) quindi preferisco tacere… e ve lo dico prima mi avvalgo della facoltà di non rispondere (quindi niente domande)! E così, fino al 24 a mezzogiorno non saprò di che morte morire… ma nel frattempo fioccano le telefonate per sapere “chi organizza il 25?”… Ma non siamo a Natale?????

Dopo le riflessioni su questo periodo di gioia e bontà, vi lascio una ricetta, anzi due, che cercano di rimediare (ma mica tanto) all’incameramento sovrabbondante di calorie. Le ricette, così come le eccellenti materie prime, me le ha fornite il mio consulente di fiducia Mr. Celeste, il solo, l’unico, l’inarrestabile, l’irraggingibile (no, no, sta a Sferracavllo è raggiungibile), l’irascibile (no, no quello era Braccio di Ferro!) miglior fruttivendolo dell’anno!

BIETOLE E FUNGHI FRITTI

Ingredienti: bietole belle grandi
uova (assolutamente a codice 0! o come dice la mia amica Milla “di galline che razzolano!”)

pangrattato (io uso quello di mais che trovo da Eurospin, ottimo per le fritture, che vengono belle croccanti!)
olio extravergine d’oliva
Niente di più semplice. Lavare bene le verdure e separe le foglie dalle coste. Sbollentare per pochi minuti le coste e farle raffreddare. Sbattere quindi un uovo con un po’ di sale e passare le coste prima nell’uovo e poi nel pangrattato. Quindi friggere in poco olio. Mangiare ben calde!

Per i funghi:
Stessi ingrdienti e stessa procedura, anche se per i funghi basta solo pulirli e passare una bella pezza umida sopra (o lavarli velocemente e lasciarli scolare bene) e poi procedere come per le biete.

A presto
sperando che il Natale passi in fretta!
Stefania Oliveri

Vellutata in viola!

Oggi è il no B Day! (N.d.R. Manifestazione, garbata, di dissenzo contro il nostro capo di governo). E Gennarino ha proposto di aderire pubblicando delle ricette in viola. Io adoro il viola e la vellutata col cavolo rosso mi ha dato, assolutamente inaspettatamente, questo bellissimo colore. Oggi solo poche parole… bastano le immagini…
Ingredienti:
mezzo cavolo rosso
1 cipolla piccola
olio extravergine d’oliva
latte di soia
panna
sale
curry
Tagliare a julienne il cavolo e lavarlo e tritare la cipolla. Soffriggere brevemente la cipolla e quindi aggiungere il cavolo e il sale e far cuocere fino a quando il cavolo non si è ammorbidito. A questo punto con il minipimer ridurlo in purea e aggiustare di sale e aggiugere un po’ di latte per renderlo più fluido (ma solo se è necessario) e il curry. Versare quindi nelle ciotole e macchiare con la panna fresca. E’ semplicemente fantastica, tanto da vedere quanto da mangiare.
A presto
Stefania Oliveri