Oggi pesci: Salmone alla crema di avocado e limoni confit

Qualche giorno fa, dopo il ricevimento dei genitori di due dei tre miei pargoli (perché le disgrazie non vengono mai sole!), ero talmente depressa, che stavo cedendo alla regola d’oro “NIENTE ANIMALI IN CASA, tranne pesci rossi”. Ma proprio quest’ultima parte del pensiero, mi ha fatto desistere perché ho pensato a tutti quelli che abbiamo avuto e alla fine che hanno fatto, o meglio, alla fine che mio marito ha fatto fare loro. Riuscite ad immaginare come è la vita con un fish serial killer? Io sì. E per questo ho pensato che non sarebbe stato opportuno portare nella gabbia del leone un povero esserino innocente. Ma cominciamo dal principio. (P.s. Anche stavolta un’avvertenza. Se volete la ricetta, passate alla fine della pagina, altrimenti mettetevi comodi e gustatevi un buon tè e un dolcetto… che il tempo c’è!), I bambini, si sa, desiderano sempre possedere qualche animaletto per casa e miei non fanno eccezione. Ma io, a tal proposito, sono stata sempre irremovibile: ne ho già tre e non ne entrano altri! Però, si sa (ancora), cuore di mamma è debole, così quando un giorno il mio pargolo di mezzo vinse a boccette un pesciolino rosso, gli permisi di entrare (anche al pesce, s’intende…) convinta com’ero che sarebbe durato da Natale a Santo Stefano! Naturalmente ci fu il battesimo e lo, anzi la (avevo deciso che se un altro essere vivente doveva entrare a casa per lo meno doveva essere femmina… ad ogni costo!), quindi la chiamammo Gaia (come il personaggio di “Galline in fuga”!). La pesciolina però era forte e quindi sopravvisse felicemente (nonostante i miei figli) per ben otto mesi. A quel punto, essendo estate, avevamo affittato una casa in collina e ci trasferimmo a Sant’Onofrio per i tre mesi estivi. Le cure della pesciolina passarono quindi al marito che ogni giorno tornando a Palermo per lavoro, passava da casa per accudire Gaia. Quando entrò in ferie (due misere settimane) comprò una bella pasticca di mangime (di quelle che si sciolgono piano piano e che durano un mese) e la tuffò nella boccia. Io però ero un po’ preoccupata per le due settimane di assoluta solitudine dell’animaletto. Ogni giorno pensavo a Gaia, alternando sentimenti di colpa a sentimenti di apprensione. Così alla ripresa del lavoro di mio marito la prima domanda fu quella di aggiornarmi sulla silenziosa bestiolina… ma, rimanendo senza alcuna risposta lo spronai “parla”. Ancora atteggiamento omertoso… e poi, finalmente, “Giovanna (la signora delle pulizie, n.d.s.) l’ha uccisa!” “Come????”, grido io, “Le ha dato troppo cibo”, sentenzia lui. Affranta e sconsolata, cercai di farmene una ragione, soprattutto per i miei piccoli. Così tornando dalle ferie estive, incontrando Giovanna, cercai di farla sentire in colpa per la situazione (dovevo vendicare la memoria della piccola creatura?). Ma, sorpresa! Giovanna, non solo mi nega di aver aggiunto altro mangime, ma si sbottona dicendomi di averla trovata già morta in veranda… Piccolo Sherlok Holmes entra in azione e indaga. Con una domanda a trabocchetto, degna di Monsieur Poirot, venni a scoprire che la boccia era stata lasciata in veranda il giorno delle ferie con le finestre ben chiuse (“altrimenti suonava l’allarme”) dal mio sposo, che anzi, mi disse, pensava di fare una cosa ottima perché la mandava in ferie ai tropici. Vi lascio immaginare le mie grida e le urla di disperazione per la morte atroce che aveva riservato alla povera bestiola: bollita! “Giuro che non entreranno mai più animali a casa mia!” Neanche due mesi dopo mio marito decise di farsi un acquario. Naturalmente lo minacciai, sufficientemente convincente, e così l’acquario finì nel suo studio…. pieno zeppo di pesci (maschi o femmine a quel punto non mi interessava più). Ma l’estate ha la brutta abitudine di ritornare ogni nove mesi e la gestione dell’acquario è difficile. Stavolta però non avevamo affittato nessuna casa e i pesci vennero trasferiti a casa nostra dentro un secchio in attesa di una aquario più dignitoso. Il fine settimana però decidemmo di andare a trovare al mare (a Trapani) mia mamma. Certo i pesci (ridotti a 8) non potevano affrontare il viaggio con noi. Allora decidemmo (ma è un plurale maiestatis) di metterli in un balconcino molto fresco con la solita pastiglia. L’esperimento andò a buon fine e questo ci convinse a partire anche il fine settimana successivo. Al nostro ritorno però di pesci ne troviamo solo 5. Uno aveva tentato la via di fuga ed era finito a terra, gli altri due non sono stati mai ritrovati (forse la fuga riuscì). Fatto sta che, ad ogni partenza, qualcuno ci lasciava. Alla fine dell’estate non ce n’erano più. Ma arriviamo all’anno scorso. Il pargolo n.3 (il piccolo di casa), va ad una gita con la scuola e gli regalano … un pesce… Cosa potevo fare se non accoglierlo nella bellissima boccia di Gaia? Lo battezziamo Ashley (a questo punto cercavo di non affezionarmi, quindi o maschio o femmina, non aveva più importanza). Ma ritorna anche stavolta l’estate (abbiamo questo brutto vizio qui!) e ci trasferiamo a Sferracavallo dove c’è (meraviglia delle meraviglie) uno stagnetto con un pesce rosso con la testa enorme (oltre ad un’infinità di girini e ranette). Decidiamo che se Ashley vuole sopravvivere deve cambiare residenza. E così traslochiamo anche lui. Si adatta immediatamente alla nuova situazione che,anzi, sembra essergli del tutto congeniale. Cresce pure a vista d’occhio. Alla fine dell’estate dopo uno dei violenti acquazzoni, il pesce dalla testa enorme scompare e Ashley adesso nuota da solo a Sferracavallo e a casa nostra non ha fatto mai più ritorno. Arriviamo così al 23 dicembre, quando passeggiando per uno di questi mercatini natalizi, sempre il cucciolo di casa vedendo i pesci, mi chiede di comprargliene uno. Come fare a dire di no? Abbiamo tutto a casa… E, crepi l’avarizia, decido di comprarne due (per farsi compagnia). Stavolta vengono battezzati con due nomi femminili, uno il mio, l’altro quello della tata. Intimo a mio marito di stare loro lontano, ma contemporaneamente penso “l’estate è ancora lontana!”. Ma il 25 dicembre si sfiora la tragedia. Il cucciolo in lacrime mi dice che i pesci sono morti per colpa del fratellone che ha messo loro troppo mangime. La storia mi puzza un po’. Cerco, comunque, di consolarlo e gli prometto che ne compreremo altri due il giorno dopo e così si acquieta. Ma mentre mi sto vestendo, il colpo di scena. Non c’è stato nemmeno bisogno del mio fiuto da segugio che mio marito mi confessa, dopo avermi fatto giurare di non dirlo mai a nessuno ed io averglielo assicurato: “mentre stavo pulendo la boccia dei pesci, li ho visti che cominciavano a nuotare vorticosamente fino a scontrarsi e a morire”. Lo guardo attonita. Penso “sta scherzando. Non possono aver deciso di suicidarsi solo alla vista!” E lui continua “non mi ero accorto che avevo aperto l’acqua calda!” Lo riguardo basita pensando tutto il male possibile “disgraziato, disattento, stavi rovinando il pranzo di natale, hai lasciato addossare la colpa al sangue del tuo sangue…” e nel frattempo mi ribadisce “giura che non lo dirai a nessuno!” Scoppio a ridere (pregustando già la vendetta) e gli prometto “non preoccuparti, amore, a Daniele non lo dirò!”
Siccome di pesci abbiamo parlato, una ricetta di pesce vi posterò:
SALMONE CON CREMA DI AVOCADO e LIMONI CONFIT
Per la crema di avocado:
1 avocado maturo
125 gr. philadelfia
qualche goccia di limone
Scavare l’avocado, dopo averlo tagliato in due, con un cucchiaio per prelevare la polpa. Frullarla con la philadelphia e il limone. Quindi adagiare sopra la crema delle fettine di limone confit. La crema è meravigliosa e si può usare anche spalmata su crostini di pane, come antipasto.
Per il salmone
Ingredienti:
2 filetti di salmone (i miei erano congelati)
crema all’avocado
paprika
limoni confit
Arrostire i filetti di salmone, prima dalla parte della pelle e poi dall’altra parte, ma per pochi minuti, altrimenti si secca (ed è un peccato!) Spalmare ancora caldo con la crema all’avocado, spolverizzare un po’ di paprika e peperoncino e adagiare qualche fetta di limone sott’olio. Assolutamente godurioso!


La ricetta dei limoni l’ho presa da qui e lei, a sua volta, l’ha tratta dal libro La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa di Claudia Roden di Claudia Roden Lamoun makboussIngredienti:
limoni
sale grosso
paprika
olio extravergine di olivaLavare bene i limoni e asciugarli con uno strofinaccio. Affettarli e disporli su un piatto o in uno scolapasta cospargendoli di sale grosso. Aspettare almeno 24 ore, in modo che diventino morbidi e dolci. Disporre le fette di limone in un contenitore di vetro alternandole con pizzichi di paprika. Coprire di olio e chiudere ermeticamente. Riporre al fresco per 3 settimane. Dopo questo periodo di tempo si potranno consumare.A presto Stefania Oliveri

Torta grano saraceno e frutta per onorare tutti voi che mi avete premiato… e non solo

Se c’è una cosa che mi fa piacere è quella di ricevere dei premi da voi! Mi rende giuliva… proprio come un’oca! E sono questi piccoli, grandi pensieri che rendono anche speciale questo mondo, fatto di tante gioie (vere e non virtuali, perché il sentimento di ognuno di noi è assolutamente autentico) e di qualche dolore… anch’esso molto reale, anche se invece la conoscenza è solo virtuale. Oggi, quindi voglio onorare alcuni di voi, perché avete avuto un pensiero carinissimo nell’assegnarmi dei premi del tutto immeritati, e qualcun’altro perché invece lascerà comunque un segno indelebile in me. Per questo, innanzi tutto, voglio ricordare Nino, il cui blog conosciuto pochi mesi fa, mi fece emozionare fino alle lacrime con un post dedicato alla moglie. Poche e semplici parole dedicate al suo amore grandissimo. Ora, lui non c’è più, ma sono sicura che finalmente ha raggiunto il suo “grande amore”. Ciao Nino!

E adesso invece un ringraziamento speciale va a (in ordine di arrivo dei premi): Luciana di “Dal dolce al salato”, Malù de “Il cantuccio di Malù”, Max de “Il blog di Max e Maurina di Comfort food. Uno l’ho avevo già ricevuto ed è questo
[pre.JPG]
il secondo invece è del tutto nuovo
[premio+blog.jpg]
 
e prevede un gioco e cioè elencare le 10 cose che ci rendono più felici… e le mie sono:
1. l’aria inquinata, la spazzatura ad ogni angolo, i rumori molesti (in una sola parola: Palermo);
2. fare la dieta;
3. far fare i compiti ai miei pargoli;
4. fare le pulizie a casa, rimettere in ordine e soprattutto stirare in estate;
5. non uscire a cena fuori;
6. stare in assoluta solitudine;
7. guidare in mezzo al traffico;
8. litigare;
9. essere celiaca;
10. non viaggiare!
Be’, il premio deve essere passato ad altri 10 food blogger e io lo assegno:
Gaia di La Gaia Celiaca
E le vostre, quali sono?

E adesso la ricetta, che questo, sempre un blog di cucina è! La ricetta io l’ho trovata da “Senza perdere la tenerezza” che a sua volta l’aveva vista da Pippi de “Io… così come sono“. E questa è la mia versione.
 
TORTA SARACENA CON FRUTTA
Ingredienti:

100 g fecola (loro farina di grano 00)100 g di farina di grano saraceno60 g di olio di semi2 uova codice 0 o al massimo 175 g di zucchero semolato75 g di zucchero di canna (io ho usato il muscovado)1 bustina di lievitoun pizzico di sale2 mele1 banana ananasfragole (ma si può usare qualunque frutta, io, ad esempio, l’ho fatta solo mele, uvetta e pinoli, e un’altra mele ed ananas… comunque viene sempre buona, anche se diversa)il succo di un limone Ho tagliato la frutta a cubetti, l’ho spruzzata col succo del limone e con due cucchiai di zucchero sottratti ai 150 g totali. Il restante zucchero l’ho montato con le uova fino a renderle chiare chiare e spumosette, ho unito l’olio (sempre sbattendo) il pizzico di sale, le farine setacciate con il lievito e quando tutto è stato bello amalgamato, ho unito la frutta. Pippi l’ha scolata dalla maceratura, io invece l’ho messa perchè il composto mi sembrava un po’ denso. Ho mescolato piano piano il tutto e messo in una teglia di circa 23 cm. di silicone, ma si può far cuocere in una teglia foderata da carta da forno bagnata e strizzata. Quindi l’ho messa in forno a 170° per circa 45 minuti. Ottima, e migliora il giorno dopo!

A prestoStefania Oliveri

Un cuore caffè e castagne per Chefs Sans Frontières

Quando qualche mese fa mi contattarono per una bella iniziativa di beneficenza a sostegno di Chefs Sans Frontières, io ne fui veramente onorata. L’Alenis Srl (un’azienda che si occupa della distribuzione di macchine per caffè, cialde, ecc.), infatti, si sta adoperando nella realizzazione di un premio per la miglior ricetta a base di caffè i cui ricavati saranno devoluti a tale associazione. Il premio consiste nella pubblicazione delle migliori 50 ricette a base di caffè in un libro, più un premio in denaro per la migliore ricetta verrà devoluto all’Associazione. Ma se volete saperne di più su Chefs Sans Frontières. ecco qui potete trovare il link!Certo partecipare, volevo, ma non era facile pensare ad una ricetta col caffè che non fosse banale e scontata. Così, nel frattempo che cercavo un’idea per intervenire attivamente anche io, mi davo da fare coinvolgendo tutte quelle amiche food blogger che pubblicavano delle belle ricette a base di caffè. Ieri, finalmente, un’illuminazione … o almeno quello che penso sia tale… almeno per me… ok, decidete voi e poi… anche loro. Intanto io vi lascio la mia ricetta!

L’idea è di Zizziri, io l’ho arricchita e adattata al concorso.CUORI ALLE CASTAGNE GLASSATI AL CAFFE’Ingredienti:2 vasetti (di yogurt) di farina di castagne1 vasetto di maizena2 uova codice 0 (o al massimo 1)2/3 di vasetto di miele (il mio era di acacia)2 tazzine di caffè1 bustina di lievito la scorza di una arancia biologica150 ml di olio di semi (io ho usato soia)Per la glassa al caffè:200 gr. di zucchero a velo2 cucchiai da minestra di caffèCome per tutti i muffins ho mescolato prima tutti i liquidi e poi tutti i solidi, quindi li ho uniti tutti insieme. Infine ho aggiunto la scorza dell’arancia e poi il caffè. Se l’impasto vi dovesse sembrare un po’ liquido aggiungete un altro cucchiaio o due di farina di castagne. Quindi ho messo il composto negli appositi stampini (e per l’occasione mi sembrava corretto un cuore… certo, sarebbe stato più indicato un chicco di caffè… ma ancora non l’ho trovato…) e ho cotto in forno già caldo e statico a 180° per circa 20 minuti. Li ho quindi messi a raffreddare su una gratella e poi ho ricoperto con la glassa al caffè, che ho preparato mescolando bene lo zucchero con il caffè. A noi sono piaciuti tantissimo… spero anche a voi.Qui sotto riporto il bando, per chi fosse interessato.

BANDONERONERO.it bandisce un premio per la miglior ricetta a base di caffè.
Le 50 ricette più meritevoli saranno raccolte in un libro il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza, al netto delle spese, all’associazione Chefs Sans Frontières per l’insegnamento del mestiere della ristorazione a ragazzi di strada di tutto il mondo.
Per partecipare è necessario inviare una o più ricette all’indirizzo ricetta@neronero.it entro e non oltre il 30 Aprile 2010. La mail deve presentare come oggetto “Premio miglior ricetta”. Le ricette proposte devono essere complete di ingredienti e delle modalità di preparazione; devono inoltre prevedere l’utilizzo del caffè.Premi per le migliori ricette:
• 1° premio: macchina caffè EP 800 / LB 800 (a scelta) + 500 cialde Lavazza • 2° premio: buono sconto del 90% sulla macchina caffè LB 800 + 300 cialde Lavazza Blue• 3° premio: 300 cialde Espresso PointPer le prime 3 ricette: inserimento nei menu dei ristoranti Chefs Sans Frontieres.Per le prime 50 ricette: pubblicazione della ricetta su libro, con ricavato donato in beneficenza.

A presto
Stefania Oliveri

Cucina siciliana in onore di Gaia

E’ arrivato il momento tanto atteso di un bel post lungo e complicato, pieno di foto e ricordi. Quindi bando alle ciancie… ma se non ne avete voglia, saltate subito alla fine dove ci sono le ricette… altrimenti prendetevi una bella tazza calda di tè fumante e magari anche un dolcetto, e iniziate la lettura.

Se c’è una cosa che proprio non tollero è la bugia! La vivo come un grosso affronto a me e alla mia intelligenza. E quando qualcuno mi mente, mi offendo terribilmente perché il pensiero che ne scaturisce spontaneo è: “ma pensa che io sia stupida???” Ecco perché sono tremendamente adirata con Gaia, alias pagnottella. Ma con un nick di tal portata, che cosa ci si potrebbe aspettare???almeno qualche chiletto in più, o anche solo qualche etto in più… e invece NADA! Niente di niente, è “sicca come una sarda salata” (cioè magrissima come un’acciughina sotto sale)!Ma non di quella magrezza orribile, quella che fa sembrare malate. E’ asciutta, atletica, in una parola IN FORMA!!! BU-GIAR-DA!!! Mia cara, ti ho scoperta, sei una bugiarda patenta!!! Ma cominciamo dal principio. Martedì, appena tornata a casa, la tata mi annuncia “ha telefonato Roberta”, io ho subito capito cosa era successo. Le gambe hanno cominciato a tremare e la speranza si è fatta strada in me. Quindi richiamo. Roberta, fuga ogni sospetto: “Gaia è a Palermo”! Ma purtroppo non coincidono i nostri impegni ed insieme non la possiamo incontrare. Chiudo la chiamata in preda all’emozione. La giornata, fino a quel momento dura, prosegue ancora più duramente, perché ritornata solo alle 14,30 riesco da casa alle 15! Ho un appuntamento dal medico… Ho però il tempo di chiamare anche Patrizia, ma non la trovo. Esco di casa, sperando di rintracciarla dopo. Ritorno a casa e non la riesco a trovare, così decido “anche da sola, ma Gaia non me la perdo!”. La chiamo e la invito per l’indomani sera. Lei accetta entusiasta, come se stessi facendo una gran cosa. Mi sento francamente lusingata. Comincio a pensare cosa prepararle per la cena: certo da una food blogger ci si aspetta qualcosa… E poi voglio farle assaggiare qualcosa di siciliano… Chiedo a mia mamma che è l’esperta della cucina tradizionale e comincia ad elencarmi pietanze che ci vogliono secoli per farle: Pasta con le sarde (“a quest’ora dove le trovo?????” “ma con questo tempo, fra l’altro, le potrei fare quella con le sarde a mare…” “e poi lo sai quanto tempo ci vuole??? Io domani sono a scuola!!!”); propone ancora il brociolone (“mamma, troppo antiquato!”), le panelle (“be’ quelle non le ho fatte mai…”), la cassata siciliana (“mamma, ma sai quanto tempo ci vuole, almeno due giorni di preparazione!!! Ti ricordo che sono una lavoratrice!!!”). Insomma il panico! Visto che l’aiuto di mia mamma è assolutamente inutile, decido da sola. Vada per le arancine, il riso ne ho sempre una gran quantità a casa. La caponata sì, ma con le mele, perché melanzane non ho e non è stagione! Vado a comprare gli involtini di pesce spada (così li devo solo mettere al forno), la salsiccia (anche con quella ho poco da fare), l’insalata di arance e finocchi non può mancare e il dolce? Ah sì, faccio il rollò di ricotta, Gaia adora la ricotta … e questo l’ha inventato tanti anni fa una pasticceria di Palermo… ed è molto più veloce della cassata! Certo un antipasto ci vorrebbe: vada per lo sfincione, ma quello lo compro, non ho il tempo di farlo. Ok, menù deciso. Finalmente dopo cena riesco pure a rintracciare Patrizia. Bene ci sarà anche lei. Una sorpresa per Gaia! E allo sfincione ci pensa Patrizia, così come alla caponata, ma quella V-E-R-A!!! Tutta la notte non riesco a dormire. Penso al diluvio che sta cadendo dal cielo, al freddo che ha trovato nella “calda” Sicilia… come se tutto dipendesse da me! Mi alzo di buon’ora e di buon umore, una volta tanto, vado a scuola felice. Finisco alle 13.30 e vado a prendere Daniele, con un sorriso stampato sul viso. Mi sono organizzata in tempo e quindi devo fare solo le ultime cose! Non vedo l’ora di vederla! Oddio, mi sono dimenticata di chiederle quanto sia alta, così potrei decidere che tacco mettere. Ok, vada per il più alto che posseggo… tanto non sarà mai sufficiente! E infatti! L’appuntamento è praticamente di fronte casa mia. Quindi quando arriva la telefonata, indosso il cappotto e scendo immediatamente da casa. Il tempo di attraversare la strada e vedo corrermi incontro una ragazzina che mi salta addosso, mi abbraccia, mi prende in braccio (pure forzuta è!). Ci abbracciamo e ci stritoliamo, gridiamo e ci baciamo, come se ci conoscessimo da sempre!!! Già l’adoro! E’ bellissima, ha un sorriso solare, una dolcezza infinita, un’allegria contagiosa, una vitalità travolgente. Arriva dopo poco anche il suo ragazzo Mimmo, che mi dice: “ma come ha fatto a riconoscerti da tanto lontano???” E io che mi ero anche dimenticata di dirle che avevo la borsa glicine per farmi riconoscere!!! Comunque andiamo a casa, tutti e tre, ma Mimmo è dimenticato, perché noi parliamo in continuazione, senza fermarci, ci continuiamo ad abbracciare e baciare. Non che lui sia meno simpatico, chiacchierone, intraprendente, ma noi siamo troppo prese l’una dall’altra. Arriviamo a casa e conoscono anche la mia mamma, che nel frattempo aveva aspettato col cucciolo che arrivassimo. E rimane anche lei folgorata dalla coppia così aperta e simpatica. Mi hanno pure portato dei doni: una candela (e io le adoro e ne ho la casa piena e le accendo sempre) e un vino… pugliese, what else??? Buonissimo. Nel frattempo torna anche il maritonzolo e Mimmo è sistemato. Loro parlano di vini (da esperti), noi parliamo di tutto!!! Arrivano anche Patrizia e suo marito, carichi come Babbo Natale, perché oltre alla caponata e allo sfincione, ha preparato anche le cassatelle e, siccome io quelle non potevo assaggiarle, anche una torta goduriosissima al cioccolato, che posso mangiare anche io (“Patrizia sei un assoluto tesoro!!!”), oltre ad un porta spezie di acciaio modernissimo per il quale io sbavavo da tempo!!! Insomma la serata è andata avanti fino all’una di notte, pieno di risate e gioia. Abbiamo fatto anche le foto (naturalmente!) e anche delle pietanze (e potevano mancare???) e poi sono andati via, perché l’indomani purtroppo si ricomincia! E appena hanno varcato la soglia di casa, già mi mancavano… Gaia, sei una persona speciale e io ti perdono per la tua bugia, ma solo se torni più spesso!!!
Per le foto divertenti vi rimando qui
Le mie ricette siciliane sono state naturalmente rivisitate (è più forte di me!) ed ecco le ricette:

ARANCINE Stefania’s way

½ kg di riso
½ cipolla
olio vino bianco per sfumare
brodo vegetale
curcuma (ci vorrebbe lo zafferano… ma la curcuma è buonissima e antitumorale…)
burro
3 uova codice 0 o 1 (ma se l’impasto risulta troppo asciutto anche un quarto lo potete aggiungere)
grana (mi raccomando non parmigiano!!!)dadini di pancetta
mozzarella
pangrattato di mais (vengono molto più croccanti!)
Preparare il risotto come consueto e cioè far soffriggere con un po’ d’olio la cipolla tagliata a dadini piccolissimi. Aggiungere quindi il riso e farlo tostare. Sfumare con del buon vino bianco e poi aggiungere il brodo fino a cottura. A fine cottura, fuori dal fuoco amalgamare con la curcuma, il burro e il grana e quando si raffredda un poco aggiungere anche l’uovo all’impasto. A questo punto si deve mettere un po’ di risotto nella cavità della mano e mettere al centro qualche dadino di pancetta e di mozzarella, quindi chiudere con un altro po’ di risotto. A questo punto rotolate le arancine nel pangrattato compattandole bene e sono pronte per essere fritte. Quindi riscaldate bene dell’olio (io uso quello di mais, perché a me vengono malissimo con quello d’oliva, ma voi friggete come meglio sapete) e far friggere fino a quando non diventano dorate. Come potete notare è un metodo più veloce rispetto a quello tradizionale che trovate dovunque, ma vi assicuro che vengono assolutamente identiche a quelle fatte con il metodo tradizionale, ma sono molto più veloci. D’altronde non sarei una sfegata fan di Nigella…

Passiamo adesso al dolce
ROTOLO DI RICOTTA
Ingredienti:
Per la pasta biscotto:

25 gr. di farina di riso25 gr. di maizena (o altrimenti 50 gr. di fecola in tutto)½ cucchiaino di lievito per dolci2 uova grandi codice 0 o 1100 gr. di zucchero

Un pizzico di saleMontare gli albumi a neve con un pizzico di sale Quindi montare i tuorli con lo zucchero e poi incorporare le farine e il lievito Incorporare quindi anche gli albumi delicatamente dal basso verso l’alto. Stendere l’impasto su una placca da forno coperta da carta forno e infornare a 180° per 12-15 minuti. Sfornare e stendere immediatamente su un canovaccio spolverizzato di zucchero a velo e arrotolarlo. Lasciare raffreddare e riempire con la crema di ricotta fatta con una proporzione di ricotta di 1 kg e 600 gr. di zucchero (volendo si possono aggiungere delle goccine di cioccolato fondente) e riarrotolare per dare la forma di rotolo (appunto!). Meglio se fatto il giorno prima.GAIA GIA’ MI MANCHI, TORNA PRESTO!!!BaciStefania Oliveri

Pure questo è amore! Bi…scotti

Ancora non è tempo di lunghi post e lunghi racconti. Ancora oggi, poche parole e alcune immagini, perché “pure questo è amore”!!! E questo è l’amore che voglio festeggiare sempre, proprio nelle differenze… Andate a vedere qui per capire di cosa parlo…
FROLLINI “GLI OPPOSTI SI ATTRAGGONO”
La ricetta è di Imma

Ingredienti:

360 gr farina di riso

200 gr amido di mais

300 gr burro
300 gr zucchero
50 gr cacao (io 25)

100 gr uova intere (2 uova codice 0 o 1)

scorza di limone bio

Ho montato a crema il burro con lo zucchero e poi ho aggiunto il resto degli ingredienti. In metà dell’impasto ho messo il cacao e poi l’ho fatto riposare in frigo. Quindi l’ho steso e l’ho tagliato con il coppapasta Ho infornato, in forno caldo, a 180 per 12 minuti.

L’insalata sicula-danese (quasi come me!)

Visto che oggi è la giornata del risparmio enegertico, il mio post, tanto per cambiare, sarà breve breve… anzi è già finito! Vi preannuncio solo che dovete rispiarmiare le forze per il prossimo, perché ho una lunga storia da raccontare… un magico incontro….

Ecco la mia ricetta (non ricetta) risparmiosa!

L’INSALATA SICULA SICULA e un po’ DANESE

Arance

finocchi

cipollina lunga

aringhe affumicate

uvetta passa

pinoli

olio extravergine d’oliva

sale

Tagliare le arance a tocchetti, i finocchi a fette, le aringhe a pezzetti e mescolate tutto insieme in una bella (ma volendo anche brutta) insalatiera. Aggiungete una manciata di pinoli e di uvetta passa e condite! STREPITOSA! … e poi vi potete anche abbuffare con i dolci fritti di carnevale!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Vale di InFUSIONE

A prestoStefania Oliveri

Biscotti di riso

Se per la famosa Cornelia, solo i suoi figli erano i suoi veri gioielli… devo dire che a me mi hanno truffato vendendomi bijoutteria a prezzo di Tiffany!!!E sì, amici miei, perché se da un lato il loro mantenimento è un lusso (per favore non tassate pure loro…), la resa invece è un po’ scadente. Cominciamo dal pane… PANE???? direte voi, sì, pane! Ogni sera il rito di recarsi al panificio per avere dei panini ben morbidi da mangiare tocca alla sottoscritta (non è una grossa beffa???), ma se per un motivo qualsiasi la suddetta ha un impedimento, addirittura si arriva alle botte (fra di loro)… per non andare a comprarlo! Altro esempio: eravamo abituati malissimo nell’altro edificio dove abitavamo, perché il portiere era una perla d’uomo, che fra le altre cose buttava la spazzatura per noi. Da quando abitiamo nel nuovo appartamento, il portiere, essendo nobile, ha deciso che non fa questo servizio per il palazzo (neanche sotto lauto pagamento!). Così ogni sera si deve andare a buttare la spazzatura… fra l’altro io sono pure una “pazza” che fa la raccolta differenziata… chi la butta??? Scene di ordinaria follia si susseguono, quando non provvedo diversamente (cioè sempre). Non parliamo poi della scuola e dello studio. Se per caso uno di loro resta a casa perché ha la febbre, c’è la disinfestazione, o per una qualsiasi altro motivo (esterno, cioè lontano dalla lagnusia – poca voglia di fare qualcosa- ), gli altri due protestano vivamente, dichiarando a spada tratta la mia mia ingiustizia nei loro confronti e annunciando battaglie (al limite del legale) per affermare i loro diritti di non studiatori!!! E Roberta che ha telefonato qualche giorno fa, ne ha avuto un saggio per telefono… E poi le soddisfazioni ogni volta che c’è un ricevimento dei genitori, ne vogliamo parlare??? Be’ il 18 ne ho un altro… consoliamoci con qualche biscottino, va!
FROLLINI CON FARINA DI RISO (non somigliano ai miei 3 pargoli???)

Ingredienti: 150 gr di farina di riso 75 gr di farina gialla fine (di mais) 90 gr di zucchero semolato 90 gr di burro a temperatura ambiente

1 uovo codice 0 o 1la scorza grattuggiata di un’aranciasale poco latte o acqua Impastate rapidamente le farine, lo zucchero, il burro e l’uovo con un pizzico di sale, sarà più facile con il robot da cucina.
Aggiungete poca acqua fredda (o latte) e mescolate lentamente finché l’impasto avrà formato una palla.
Avvolgete la pasta in pellicola trasparente e riponete in frigo per 1 ora.
Stendete con il mattarello su un piano infarinato in uno strato piuttosto sottile.
Ritagliate i biscotti e deponeteli su placche ricoperte con carta da forno.
Cuocete nel forno già caldo a 190° per circa 8 o 10 minuti. Spolverizzate infine con zucchero a velo. Veramente buoni.A presto
Stefania Oliveri

3 piatti indiani

Ivana, grazie del meraviglioso pomeriggio! Quando si dice che si conoscono persone speciali! Ed è proprio quello che è successo sabato pomeriggio. Veramente la fautrice di questo pomeriggio l’ho conosciuta l’anno scorso e quindi un ringraziamento speciale va pure a lei, ma lei già sa quanto l’adori!!! Ma siccome non è mai troppo né abbastanza voglio dirle pubblicamente: Annalisa, sei una persona straordinaria!!!
Ok, basta con gli special thanks e passiamo all’oggetto di cotanto entusiasmo: l’organizzazione di un pomeriggio, tutto al femminile (compreso il cane!), passato ai fornelli, con la bravissima Janet che ha preparato una stupenda cena tamil, a casa di Ivana (appunto), amica di Annalisa (riappunto!). Abbiamo (ok, io non ho fatto molto oltre alle foto e a mangiare… gli anacardi che servivano per il riso e che io ho quasi finito tutti…) cucinato tre tipici piatti indiani: le polpettine (kaidil) di tonno e patate (ma non illudetevi non c’entrano niente con il finto pesce…), i meat rolls e il pollo al curry con riso basmati (dove però, ahiloro, mancavano gli anacardi… qualcuno c’era, pochi, ma buoni… garantisco!).

L’appuntamento era alle 16.00 e io, per fare una cosa diversa dal solito, arrivo quasi puntuale (i 5 minuti accademici, non mi sono permessi???). Salgo a casa di Ivana, che ancora non conosco, ma so che ad attendermi ci sono anche altre mie colleghe (e amiche): Annalisa, Floriana e Teresa. Tutte le altre non le conosco. Sono già tutte intorno alla cucina (bellissima cucina a penisola, perfetta per questa occasione) e nessuna mi degna di uno sguardo… in compenso mi accoglie, saltandomi addosso, Luna, la cagnolina padrona di casa. La cosa mi preoccupa un po’ visto che sono stata morsa tre volte, nell’ordine: nella pancia, nel sedere (buongustaio di un cane) e alla caviglia. Lancio un urletto (cerco di contenermi) ed ecco che tutte (o quasi) si accorgono di me. Mi tolgo in tutta fretta il cappotto, prendo la mia fedelissima macchina fotografica e mi appollaio su di uno sgabello a guardare e fotografare ciò che Janet sta già cucinando. Alcune prendono appunti, altre (poche) si offrono per aiutare. L’unica che si da davvero un gran daffare (oltre Ivana) è Donatella, che per tutto il pomeriggio taglia le verdure, quintali di cipolle e passa tutte le palline e i meat rolls nell’uovo… Dopo un po’ anche Adele si offre per tagliare patate… ma non appena le fa finire rovinosamente tutte a terra, la costringono a ritirarsi e a prendere appunti. Annalisa si attiva pure, addirittura si occupa di stare attenta alle fritture e poi da meravigliosa amica comincia pure a lavare stoviglie, nonostante le proteste di Ivana… Paola (un D.S.G.A., ok per i non addetti ai lavori un Dirigente Scolastico G… (???) Amministrativo, cioè in parole povere la capa segretaria di una scuola) prende diligentemente appunti, organizzatissima, come solo un vero D.G.S.A. può essere! Io, Floriana e Teresa guardiamo, mangiamo, beviamo, assistiamo, parliamo, ridiamo, commentiamo, ci impuzziamo di fritto e … nient’altro (sarà perché siamo tutte colleghe della stessa scuola???).Che dire? A parte che la sera io avevo una festa e che la puzza di frittura mi è penetrata fin dentro le ossa, e a niente sono valsi doccia, shampoo, creme e unguenti profumatissimi, è stato un pomeriggio da ricordare e sicuramente da ripetere… magari con un’altra cucina che non preveda la frittura pure delle mutande… IVANA ASPETTACI!

Estasi all’assaggio

Pure i dolcetti ci ha fatto trovare!
Passiamo alle ricette:
KAIDALI (polpettine… dette palle dalle altre 6!) Tonno sott’oliopatate lessatecipollafoglie di keruc (???)
peperoncino (lei ha stra abbondato…)
uovopangrattato Sgocciolare benissimo l’olio e mescolarlo alle patate lessate e schiacciate. Nel frattempo far soffriggere brevemente la cipolla con un po’ d’olio e delle foglie di una odore che non abbiamo capito cos’è, ma che si può trovare al negozio tamil in via Ferrara. Mescolare anche questo all’impasto, insieme con il peperoncino, quindi formare delle palline ben rotonde (se ci riuscite, la loro manualità è pazzesca e in confronto Giotto era un principiante). Passatele quindi nell’uovo e nel pangrattato e quindi friggetele in un wok abbastanza pieno di olio di arachidi. Quindi servire caldi
MEAT ROLLS Carne di vitello tagliato a tocchetti piccolissimi foglie di keruc cipollapatate lessate
salsa di pomodoro
per la pastella
500 gr. di farina 00, ma Janet dice che si può fare con la farina di riso
1 cucchiaino da tè di curcuma acqua q.b. fino a formare la consistenza di una pastella per crepe
Mescolare la farina e la curcuma, quindi aggiungere l’acqua e mescolare, lasciare riposare per un po’. Quindi riscaldare una pesante padella dai bordi bassi, versare la pastella e cuocere solo da un lato. Condire con il ripieno e formare un involtino. Passare quindi nell’uovo e nel pangrattato e … naturalmente friggere.

CURRY DI POLLO E RISO
carotecipolle

melanzane
uvettaanacardi (???)
piselli lessaticurry

riso basmaticurcumaolio di arachidi

sale Tagliate tutte le verdure, dopo averle lavate e sbucciate, a tocchetti piccolissimi (se avete una Donatella a disposizione è l’ideale), tranne le carote che devono essere tagliate a bastoncini. Quindi friggetele e mettetele da parte (comprese le carote… e sì, sì, sì vanno fritte pure loro!). Nel frattempo lessate i pisellini. Lavate il riso basmati per ben tre volte, quindi lessatelo in abbondante acqua salata, aggiungendo un cucchiaino di curcuma (anche due volendo). In una padella larga fate soffriggere le cipolle, tagliate finemente, con un po’ d’olio (lei ha usato per tutto l’olio di arachidi, ma ad un mio appunto sull’uso del ghee, mi ha guardata illuminandosi il viso e mi ha detto “quello è meglio!”…), quindi aggiungete questa erba, che Janet chiamava keruc (o qualcosa del genere) e che comunque nel suo negozio di via Ferrara (a Palermo!) si trova (astenersi gli amanti dei km 0 perché arriva ogni settimana direttamente dal suo paese…). Quindi aggiungete l’uvetta e gli anacardi (… o quel che ne rimane) e fate tostare qualche minuto. Aggiungete quindi il riso scolato, le verdure fritte, i piselli (ma perché non si friggono pure quelli?), e mescolate su fuoco vivace. Servite con il pollo al curry e con le cosce di pollo … fritte! PER LE COSCE DI POLLO:
Mettere a marinare con olio (pochissimo), curry e sale per circa un’ora. Quindi riprendetele e levate con le mani la marinatura e passatele in padella con olio (poco) e fate friggere abbondantemente, al limite della bruciatura. Quindi servite con il riso!

Alla fine ci siamo portate a casa pure i doggy Bags!A presto

Stefania Oliveri

Macco radical chic

Siccome il freddo imperversa (anche qui a Palermo… e non ci siamo abituati), prima che venga di nuovo il caldo (perché, comunque lo scirocco è sempre in agguato…) ho deciso di pubblicare una vellutata (macco) tutta siciliana (anche se ancora non ho finito con le ricette di natale…) e poco prima di pubblicare un reportage su un sabato pomeriggio indiano tutto al femminile. Curiosi? Aspettate ancora un po’, giusto il tempo di riordinare bene le ricette e non darvi false proporzioni… che poi le ricette non riescono e si spande la voce che non so cucinare…

Ma per non tediarvi oltre, vai con la ricetta:
 
Marco di fave
 
MACCO DI FAVE nelle coppette nuove nuove!
 
Ingredienti:
1 busta intera di fave secche decorticate
mezza cipolla
olio extravergine d’oliva
2 carote
1/2 costa di sedano
curry
giri (per i non siciliani: bietole)
ricotta rigorosamente di pecora freschissima
semi di papavero
Mettere le fave a bagno per una notte intera. Quindi sciacquarle. Nella pentola a pressione far stufare la cipolla, tagliata piccolissima con dell’olio. Quindi aggiungere anche le carote e il sedano (sempre tagliati microscopici). Aggiungere le fave e tanta acqua da ricoprirle fino oltre un dito al di sopra. Chiudere il coperchio e far cuocere a fuoco alto fino a quando la pentola non inizia a fischiare, quindi abbassare il fuoco e far cuocere per 20 minuti circa. Quando è pronto, far sfiatare, aprire il coperchio e salare (io aggiungo anche il curry che ci sta d’incanto, ma i puristi non lo farebbero mai… altrimenti che piatto siciliano è?). Nel frattempo, dopo aver lavato benissimo i giri, lessarli in acqua salata, ma non molto, aggiungendo un pizzico di bicarbonato così che rimangano ben verdi. Quindi scolarli. Adesso comporre il piatto. In una fondina mettere la vellutata di fave, adagiare sopra un rotolo di bietole, una quenelle di ricotta e spolverizare con i semi di papavero e un filo di olio d’oliva.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Alessia di Timo e Maggiorana
 
[IMG_6193diFrancesca]
 
A presto
Stefania Oliveri

Cipolle in agrodolce con semi di sesamo

Se c’è una cosa che devo proprio dire è che Gisbo è un ragazzo davvero divertente! Irriverente, ma divertente! E mi fa ridere tantissimo, soprattutto quando vedo gli altri costipati per la sua sfacciataggine. Perché, senza peli sulla lingua (oddio anche sul capo è un po’ carente, ma questa è un’altra storia…), spiattella in faccia alle persone ogni loro piccola baggianata, ma con garbo, divertendo anche il malcapitato di turno. Sono sicura che sarebbe in grado di farlo anche al papa, non rischiando però la scomunica. Naturalmente prende in giro anche me! Su cosa? Sul blog, naturalmente! Una sera, ad esempio, ci ha inviatati a cena con un gruppo di amici. Lui e sua moglie hanno preparato una cena luculliana, pantagruelica e naturalmente buonissima, con una varietà e bontà degni dei migliori ristoranti. Naturalmente, conoscendolo un po’, deduco che tutto il suo impegno fosse profuso per dimostrarmi la sua perizia anche in cucina. E ci è, anzi ci sono riusciti benissimo! L’amico nostro però immaginava che dopo la sua cena (alla quale, fra l’altro, aveva letto una serie di post miei, con una interpretazione della sottoscritta degna del premio Oscar), che io scrivessi qualcosa anche su lui (visto che tutti quelli che fanno parte della mia vita, prima o poi, vengono immortalati in queste misere pagine!) E io, invece, (fino ad oggi) niente, provocando grandi scene di gelosia, oltre ad offese immani. Così questo natale ho organizzato una cena e per farmi perdonare ho preparato per lui un contorno di cipolle che adora. Non vi dico la sua felicità. Essendo in tanti, c’era anche una persona che mi aiutava, per cui non ho fatto caso alla fine delle cipolle. A fine serata, Gisbo, mi chiede di fargli un pacchettino con le cipolle rimaste, se proprio desideravo il suo perdono. Come avrei potuto rifiutare una richiesta del genere? Quindi prontamente mi metto alla ricerca di un contenitore dove riporle… niente… tutti gli infiniti contenitori di plastica di ogni genere e tipo, spariti. Finalmente uno, in lontananza nel piano più alto dello stipetto, per cui incaricando il gigante di turno a prenderlo (visto che con tutti i tacchi di ben 14 cm non ci arrivavo…), felice del ritrovamento, mi metto alla ricerca delle cipolle. Apro il frigorifero e scopro che le migliaia di scatole che posseggo sono tutte ben impilate lì dentro, ben piene e ricolme di cibo. Ma delle cipolle neanche l’ombra. Quindi mi butto nell’ardua impresa di ritrovare le cipolle. Apro tutte le scatole: NIENTE! Riprovo… riapro tutte le scatole, forse l’ora tarda non mi rende lucida nel cercare, NIENTE! Cerco anche altrove: in dispensa, negli stipetti, nei ripiani degli armadietti. NIENTE. Comincio a demoralizzarmi. Dove le avrà messe queste cipolle??? SCOMPARSE DEL TUTTO! Penso AD ALTA VOCE “forse sono finite”, ma lui insistente mi incita a cercarle perché “no, che non sono finite, le ho tenute bene d’occhio”. Ricerco. Niente. Mi offro allora di dargli qualcos’altro in cambio. Ma lui insiste, solo le cipolle vuole! Alla fine stremati entrambi dalla ricerca desistiamo e va via. L’indomani mattina, uscendo fuori nel balcone, per avviare la lavatrice, sopra la piletta, che ti trovo? Le cipolle! E in un contenitore pure grande! La persona che mi aiuta a casa, aveva pensato di riporle lì fuori perché il frigo era stracolmo e fuori c’era freddo, forse più che dentro il frigo. Gisbo, le abbiamo fatte fuori tutte quel giorno, ma non temere le rifaccio solo per te!
Ed ecco la ricetta, così, se nel frattempo Gisbo se le vuole fare, può:Alla ricerca delle CIPOLLE PERDUTE
800 gr cipolle rosse di Tropea
2 foglie di alloro
40 cl di olio extra vergine di olive
400 ml di buon brodo vegetale
2 cucchiai di zucchero
40 cl aceto di vino rosso
1 cucchiaino di semi di sesamo
Naturalmente se le fate per più di 4 persone moltiplicate le dosi per 4 e munitevi di fazzoletti e cominciate col tagliare le cipolle a fettine sottili e sciacquatele. Preparare il brodo vegetale (cipolla, carote, zucchina e sedano): Mettetele quindi in una capace padella con dell’olio e fatele stufare. Quindi aggiungete il brodo e le foglie di alloro. Proseguite la cottura per 10 minuti a fuoco basso. Cospargete quindi le cipolle con lo zucchero e il sesamo, togliete l’alloro, e fate rosolare per altri 3 minuti circa. Servire fredde. Sono la beatitudine!A prestoStefania Oliveri