Torta cioccolato bianco e yogurt nella mia cucina


Questa che vi mostro è la seconda cucina della mia vita. Nella prima ho lasciato il cuore, ma cambiando casa non l’ho potuta portare con me… Questa invece l’ho trovata già bella e montata… e non avendo tanti soldi per buttarla terra e farne una supertecnologica, come la volevo io, mi sono accontentata di personalizzarla… Così via con i colori. La mia prima cucina era tutta panna, i pavimenti, le piastrelle, il piano e questa era una versione sbiadita e più rustica (e io odio il rustico in città!!!). Così ho messo delle mattonelle fiorentine alle pareti, il pavimento giallo, le pareti le ho colorate di giallo e di azzurro e anche gli stipetti hanno subito la stessa sorte e poi l’ho riempita di libri di cucina (ma ce ne sono a bizzeffe anche nelle mensole in corridoio) e pentolame e vasellame vario… Ha un solo grande, grandissimo problema… è poco luminosa… e mi intristisce da morire… Ma quando arrivano le 4 del pomeriggio e il sole entra prepotente dalla finestra, allora sì che la mia cucina diventa meravigliosa, si illumina e sprizza allegria da ogni parte… peccato che duri solo due ore al giorno… Ma sto studiando un metodo per avere il sole 12 ore al giorno… ce la farò????
Partecipo al giveaway di Sarah di Fragola & LimoneIl cuore in cucina“, scadenza il 26 aprile
Ora la ricettina, perché anche mentre sono in viaggio voglio annoiarvi con una delle mie creazioni (che parolona!!!!). Questa torta è nata perché avevo grattugiato una marea di cioccolato bianco per un’ altra torta che prevedeva il mascarpone, che, ahimè, era scaduto! Così ho cercato una alternativa con il cioccolato bianco ed è venuta fuori una meraviglia!
TORTA CIOCCOLATO BIANCO E YOUGURT


(la ricetta è un riadattamento di Viviana)
4 uova (albumi a neve)
200gr zucchero
100gr burro fuso freddi
2 vasetti di yogurt bianchi allo zucchero di canna
1 bicchierino di limoncello
un pizzico di sale
250gr farina di riso
150 gr di fecola (lei ha usato farina senza glutine dietoterapica)
1 e 1/2 bustina di lievito per dolci pane degli angeli
50gr cioccolato bianco tagliato a scaglie
Montare i tuorli con lo zucchero fino a quando non saranno spumosi. Aggiungere il burro fuso freddo, gli yogurt e il limoncello. Setacciare la farina col lievito e unirla al composto; aggiungere il cioccolato a scaglie e gli albumi montati a neve. Versare in uno stampo tondo (io ne ho usato uno a ciambella in silicone) da 24-26cm, e infornare a 180° per 40-45min. (vale la prova stecchino). Sfornare, lasciare raffreddare, sformare e cospargere di abbondante zucchero a velo.
A presto
Stefania Oliveri

Medaglioni di filetto di maiale alle mele verdi

Un post veloce, perché in partenza e quindi con milioni di cose da sbrigare fra cui:
1.ricerca di un paio di scarpe tacco 15 (almeno) da portare a Praga (per uscire la sera…);
2.parrucchiere per méches (parto e devo avere la testa in ordine, no?) e speriamo che con capitino tutte le ultime disavventure…;
3.depilazione… che c’è la piscina in albergo e non vorrei essere scambiata per una scimmia;
4.acquisto regali compleanni compagni cucciolo… perché se non ci pensa la mamma, alla festa ci va senza regalo;
5.spesa, perché altrimenti mangiano per 6 giorni patatine fritte (quelle nel pacco) e cioccolata, e poi a me tocca fare la pastina in bianco per i successivi 6 mesi, per rischio appendicite;
6.cucinata e organizzazione cibo in schisette (si dice così?) per ogni giorno con la scritta “mezzogiorno” “sera” “colazione” altrimenti sarebbero capaci di mangiare lo sformato a colazione e la torta a pranzo!
7.Preparazione valigia (e che ci metto????? C’è un freddo: -3 gradi!!!);
8. preparazione cibo senza glutine da portare in viaggio (plumcake colazione, pane, crackers…) ;
9.fare un planning dell’organizzazione sportiva settimanale dei tre figli;
10.fare un planning dei compiti;
11.scrivere al pargolo di mezzo di usare il deodorante dopo aver lavato le ascelle, altrimenti non lo fanno entrare a scuola per puzza molesta;
12.lasciare l’abbigliamento pronto per il cucciolo, con le alternative se fa più caldo o più freddo… per quelli grandi ormai ho perso le speranze e lascio che Dio li protegga dai colpi di freddo e caldo, perché riescono a mettersi il piumone con 25° e la magliettina a maniche corte con 13°, ma non posso più discutere sull’abbigliamento…;
13.fare le telefonate di rito, di saluti;
14.cercare di non dimenticare niente…
Ma per Ciccia Pasticcia che cerca ricette da fare a pasqua, pubblico una ricettina veloce… forse questa non è proprio pasquale, ma a noi è piaciuta così tanto e poi è così veloce che andrà benissimo per questa mia Pasqua di corsa, appena di ritorno da Praga… sempre che lì non venga ispirata da qualcos’altro…
FILETTINO DI MAIALE ALLE MELE VERDI

Ok, lo so che si mangia l’agnello, ma mi infastidisce proprio pensare che il povero cucciolo sia ammazzato in questa occasione… e per il maialino non mi dispiace??? A penarci su, proprio sì, ma, ancora, non sono diventata vegetariana… ma se mi dilungo ancora mi sa che ci divento seduta stante!
Ingredienti (se siete pochi, anzi pochissimi):
1 filettino di maiale
2 mele verdi (ne ho comprate due chili, in qualche modo dovevo pure impiegarle???)
vino bianco
brandy
olio extravergine d’oliva
burro (pochissimo)
un po’ di dado vegetale fatto in casa
Ho messo a scaldare in una casseruola dell’olio e ho fatto rosolare ben bene il filetto di maiale da tutte le parti, quindi ho fatto sfumare con un po’ di vino bianco. L’ho fatto cuocere per una ventina di minuti a fuoco basso, aggiungendo qualche cucchiaio di acqua calda e poco dado vegetale.
In un altro tegame ho invece messo pochissimo burro e vi ho fatto insaporire le mele sbucciate e tagliate a fettine sottili, fino a quando non sono diventate dorate. A questo punto ho irrorato con un po’ di brandy che ho fatto evaporare e le ho fatte cuocere finché la loro consistenza non è risultata morbida. Ho quindi tagliato il filetto a rondelle e ho servito con le mele e decorato (ma ci stava benissimo) con riduzione di aceto balsamico.


P.s. Se il filetto di maiale lo fate dorare con il burro viene molto più buono e saporito, ma acquista calorie e colesterolo… La prossima volta ci aggiungo anche delle cipolle, che saranno sicuramente la morte sua e la nostra resurrezione.
PP.ss. Aggiungendo sopra il filetto della riduzione di aceto balsamico aromatizzato, sarà ancora più buono!
Con questa ricettta partecipo alla raccolta di Piera di Ciccia Pasticcia
A presto
Stefania Oliveri

Quenelle ceci, verdure e curry

L’altezza (e guai a chi si azzarda a dire la bassezza!!!!) non è stato mai un problema per me. Vuoi perché avevo delle compagne ancora più basse (ma io le consideravo nane, perché al di sotto di me, non si è normali…), vuoi perché sono sempre stata una ragazza intelligente (ma quanto sono modesta!!!) e quindi capivo che i veri problemi erano altri, vuoi perché comunque la mettevo, anche disperandomi, non sarebbe cambiato niente, ho sempre cercato di non farlo diventare un problema. Poi, sono diventata adulta, e ho scoperto che con i tacchi le cose andavano meglio, così ho deciso che non avrei mai più smesso di portarli… nemmeno a casa! Infatti le mie ciabatte hanno ben 5 cm di tacco (be’, poca cosa, ma sono ciabatte!). Così l’anno scorso anche per partire mi sono portata un paio di scarpe “comode”, le classiche scarpe sportive con 10 cm di tacco… solo che dopo appena 7 km, avrei preferito camminare sulla lingua, piuttosto che sui piedi… Così, quando partii per il viaggio di istruzione con i miei alunni, decisi che dovevo avere davvero un paio di scarpe comode, optando per le Hogan Interactive, che chi ce le ha, sa perché me le sono portate! Solo che, essendo piuttosto bassine (solo 7 cm di tacco – dicono – ma a me sembrano di meno!), erano anni che non le mettevo, con il risultato che in viaggio mi si sono decomposte (qui per vedere come!), con la conseguenza di aver dovuto comprare un paio di scarpe da ginnastica, comodissime, ma davvero bassissime!!! Quest’anno, quindi ho deciso di essere previdente, e di prendere, e mettere in anticipo, le altre che avevo (anche esse abbandonate da un paio di anni). Morale della favola? Decomposte anche esse, ma almeno prima della partenza! Così, corro subito ai ripari comprando stavolta un paio di ultra comodissime Rucoline. Non vi dico come sono stati bene i miei piedi! Tutte le altre parti del corpo dolevano che era un piacere, ma i piedi erano freschissimi. Però le Rucoline hanno solo forse 4 cm di tacco!!! E ora come faccio??? Ora che devo partire con i miei alunni??? Non mi farei problemi se i miei alunni quest’anno avessero la stessa altezza di quelli dell’anno scorso. E invece no, quelli di quest’anno sono praticamente Vatussi! Sì, più o meno, ci separano solo 40 cm (uno più, uno meno…). Ma anche questo non sarebbe stato un problema se potessi portarmi, e stare comoda, i miei bei tacconi (come succede più o meno ogni giorno a scuola… a parte che comunque si passa più tempo seduti che in piedi!!!). E non sarebbe stato un problema se io una ventina di anni fa avessi accettato la corte di un bellissimo ragazzo olandese di ben 1 metro 98 centimetri (e le foto sono su FB, per la conferma!!!), che per tre mesi non ha fatto che ripetermi che l’amore non aveva altezza. Be’ se avessi accettato la sua corte, forse adesso non mi farei alcun problema, ma avendola rifiutata per il suddetto motivo, oggi mi trovo un po’ in difficoltà. Non foss’altro perché io (e sottolineo IO) dovrei essere il loro punto di riferimento e non il loro punto e basta!!! Così pensa che ti ripensa, ho capito quale può essere la soluzione. Ed è semplice! Prima di ogni cosa vi debbo informare su una cosa fondamentale: ho una bella (dipende dai punti di vista) scoliosi ad S che si ruba ben 4 cm dalla mia altezza!!! (Schifosa di una Scoliosi!!!) Secondo: essendo celiaca ed essendo la celiachia la malattia del malo assorbimento, per cui non ti permette di crescere quanto dovresti (perché è come se non mangiassi), e non essendo io cresciuta per ben un anno intero all’età di 5 anni (quando ero invece piuttosto altina per la mia età), e crescendo ogni bambino in media almeno 5 cm all’anno, sono stata derubata di ben 9 cm che rivoglio!!! E siccome sotto i piedi non li posso più mettere, almeno, chiedo che mi siano riconosciuti di diritto nella carta di identità! Sì, perché se effettivamente visivamente non cambia niente, volete mettere la soddisfazione di dire “non ci credi? E io te lo dimostro, ecco qua la carta di identità, hai visto quanto son alta????”

QUENELLE di CECI, VERDURE e CURRY
Ingredienti:
500 gr. ceci lessati (dimenticati in freezer e scambiati per soia)
3 carote
2 zucchine
1 cipolla
1 uovo codice 0 o 1 (o 2 a secondo del bisogno)
olio
curry
sale
Le dosi sono assolutamente ad occhio … in realtà queste polpette sono state fatte a natale (e mangiate in quel periodo), per cui non mi ricordo assolutamente più le dosi precise (oltre che bassa, pure un po’ rinco…, che ci volete fa’?)
Scongelate i ceci lessati (o fateli freschi o comprate quelli in barattolo di vetro… io di solito ne faccio un quantitativo maggiore e poi li congelo in porzioni da 250 gr). Lavate bene le zucchine e le carote e togliete la buccia a quest’ultime. Grattugiatele con la grattugia a fori larghi e mettetele in una padella con un po’ di olio, insieme alla cipolla tagliata sottilmente e fatele saltare per pochi minuti. Quindi salate e conditele con il curry. Tritate con il mixer i ceci e aggiungete le verdure e l’uovo e amalgamate bene. Aggiustate di sale e aggiungete del curry (se è necessario) e formate delle quenelle con due cucchiai. Disponete su una placca da forno con carta forno e infornate a 180° per 15 minuti circa.
Sono strepitose e assolutamente facilissime da fare, ma (come direbbe la mia amica Alessandra) da assoluta “porca figura”!!!
Queste polpette possono rappresentare un ottimo finger food per una cena on piedi, per questo partecipo alla raccolta di Nanny di Sapore di Vaniglia


Chiunque voglia partecipare ha tempo fino al 30 maggio.
A presto
Stefania Oliveri

Torta alle 3 C… Chocolate Cola Cake e premi

Da quando ho il blog la mia vita è cambiata. Io penso in meglio, ma c’è chi invece pensa che non solo io sia peggiorata, ma che la sua (anzi dovrei dire la loro) vita è cambiata e in (molto) peggio! E allora io mi interrogo su cosa è bene e su cosa è male. Universalmente (o quasi) i concetti di bene e di male sono facili da riconoscere, ma a casa mia sembra che tutto questo si sia assolutamente stravolto. Ok, per farla breve, da quando ho il blog sono ancora più attenta ai prodotti che compro, mi informo su ciò che è sano e ciò che invece fa male, bandendo per sempre (o quasi) tutti quei cibi che sono nocivi. Quindi via le fette di pane imbustate che contengono alcol, via la margarina che non si sa bene cosa diavolo contenga, via il parmigiano, i dadi e quant’altro perché contengono il glutammato monosodico (Melampa docet) che provoca una serie di danni dall’occhio al cervello, passando per l’ipotalamo e favorendo obesità, disturbi comportamentali (e non ne abbiamo certo bisogno), provoca alterazioni endocrine, rachitismo, epilessia e infertilità, via tutti gli alimenti che presentano aspartame (Melampa ridocet) che provoca il tumore, via tutti gli additivi, via tutte o quasi le merendine, pieni di ogni schifezza, via le uova se non rigorosamente a codice 0 e io che mi affatico a panificare, biscottare, dadare (fare il dado, ora anche conio!), ad eliminare grassi, colesterolo, e non ultimo glutine (che comunque bene non fa!). E mentre io mi sentivo la mamma più brava e più buona del mondo (e qui chiedo a voi di esprimervi), si preparava, alle mie povere spalle, una rivolta subdola e matricida. E così l’altro giorno una protesta formale comincia in casa mia. I miei figli (con la complice partecipazione di quello che dovrebbe essere mio marito, ma si rivela, il più delle volte, solo il figlio cresciuto) hanno steso un editto contro la sottoscritta, dichiarandomi estromessa dal mio ruolo di “regina della casa” (come dico io, “despota” come sostengono loro) e quindi impossibilitata a decidere sul menù giornaliero della famiglia. Insomma per farla breve, mi hanno detto che sono un oppressore, una tiranna (e via di seguito con tutti i sinonimi), che non permetto loro di mangiare ciò che vogliono, che li costringo a mangiare schifezze e che questo regime alimentare, che io chiamo “sano”, ha semplicemente rotto loro i c… e qui in giro ce ne sono tanti…
Così sono andati a fare la spesa con il padre e hanno portato in casa una serie di porcherie pronte e confezionate (ci mancava poco che mi portavano pure il pacchetto di McDonald’s) e una scorta mega galattica di coca cola… Ed ecco che mi viene un’idea, se proprio non posso combatterli (per convincerli, sia chiaro) almeno me li devo fare amici e batterli nel loro stesso campo. E mi ricordo, improvvisamente, di una torta di Alessandra… (una delle cause della mia rovina fisica…) la “torta alle tre C”, che stanno per Chocolate Cola Cake… E così, ieri faccio loro questa torta piena di ogni ingrediente contrario al mio credo, assolutamente oltre ogni decenza, cercando di dimostrare che schifezza ne sarebbe venuta fuori … e invece, nooooo, oddio è venuta una torta buonissima, sofficissima e, devo confessare, che ne ho mangiata tanta anche io…, ma di nascosto. Da questa esperienza ho capito una cosa che se rinasco voglio solo figlie femmine!!! E inoltre prometto solennemente che non permetterò mai più a marito e figli di andare a fare la spesa senza il mio supercontrollo… e da domani si postano solo torte sane (va be’ anche a fette…)

CHOCOLATE-COLA CAKE
da Alessandra che a sua volta da The English Kitchen


per la torta
250 g di burro
250 g di farina di riso (era farina 00 autolievitante)
300 g di zucchero
3 cucchiai di cacao amaro, setacciato
un cucchiaino generoso di lievito
200 ml di Coca Cola
75 ml di latte
2 uova grandi, sbattute
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

per la glassa al burro
60 g di burro soffice
200 g di zucchero a velo setacciato
2 o 3 cucchiai di cacao amaro setacciato
2 cucchiai di Coca Cola
per la salsa
125 ml di panna
3 cucchiai di burro a pezzetti
70 g di zucchero
60 g di zucchero di canna
60 g di cacao setacciato

marshmallow per decorare
per la torta:
Mescolare gli ingredienti secchi come per i muffins farina, zucchero, lievito e cacao, far fondere il burro e unirvi la Coca Cola. Versare questo composto negli ingredienti secchi, mescolare bene e in ultimo unire le uova sbattute velocemente, il latte e l’estratto di vaniglia. Versare in una teglia in silicone o coperta da carta forno e far cuocere a 180 gradi per 40 minuti. Quindi sfornare, fra raffreddare e sformare su una gratella.
per la glassa al burro:
montare gli ingredienti tutti insieme, fino a quando saranno soffici e morbidi. (Alessandra ha aggiunto un po’ di panna fresca non montata, perché secondo lei il burro è un po’ poco, ma a me è venuta un po’ troppo liquida…)

Quando la torta è completamente fredda, ricoprirla con questa crema, stendendola con una spatola

per la salsa*
montare il burro con lo zucchero, fino a quando non si sentiranno più i granelli. Aggiungere la panna e montare con le fruste; in ultimo aggiungere il cacao e montare, fino ad ottenere un composto soffice e spumoso
Ora vi riporto integralmente un passaggio di Alessandra, che mi ha convinta a saltare questo passaggio…
“* la speciale venerazione di cui l’autrice del blog inglese gode in questa casa non è stata minimamente scalfita dalla solenne bocciatura di questa salsa. Intendo dire che mai nella vita mi vedrete alle prese con una simil ganache che grida vendetta al cospetto di Dio per percentuali di grassi e orripilanza della preparazione. Quindi, se siete di quelli che amano il dolce “dolce”- e anche qualcosa di più, nappate la torta con una normale ganache al cioccolato, se non addirittura con del cioccolato fuso. Altrimenti, saltate il passaggio” e io l’ho fatto!
Infine, se non vi sembra già troppo, decorare con mashmellows.

Ora, dopo questa bella batosta della scorsa settimana, giusto per tirarmi un po’ su (e ci sono riusciti) perché tutto questo ringalluzzisce e non di poco la mia vanità, vi dico subito che ho ricevuto ben 4 premi!!! Ok, lo so, molti di voi li hanno già ricevuti, e già da tempo ed alcuni mi sono stati assegnati molto tempo fa… ma per la serie “meglio tardi che mai” adesso li posto anche io e voglio ringraziare per questo, in rigoroso ordine cronologico,
Italians do eat better,

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Vale di Mangia e bevi,

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Grazie, grazie e grazie e li rigiro a tutti voi che mi venite a trovare e in particolar modo ad Alessandra e Daniela di Menù Turistico, senza le quali non avrei mai conosciuto e mangiato questa torta, e Melampa, per la legge del cotrappasso, perché senza di lei non avrei mai saputo certe cose…

Quando il pane è veloce, facile e gluten free…

Quando si dice di usare mezzi pubblici per comunicazioni private… Ma vi assicuro, che non è così, oggi farò un post di informazione… scientifica. Sono certa che molti di voi ogni giorno vengono assaliti dal dubbio amletico “cosa è lo XANTHANO???” e ancor di più “come potrei usarlo in cucina?” Oggi, io, sono qui per rispondere proprio a questo, erudendo quanti di voi, sono in embasse. Lo xanthano è un polisaccaride (???) derivato dalla coltura di un piccolo microorganismo, che possiede proprietà elastiche e aggreganti molto speciali. Si evince da se’ che è una polverina magica per tutti i celiaci (e non solo), che come me, vogliono usare delle farine naturalmente prive di glutine e non strettamente quello dietoterapiche. I celiaci anglosassoni la usano normalmente, poiché aiuta a dare consistenza all’impasto, ad ottenere una buona lievitazione, a rendere più morbidi i prodotti. E io potevo non averlo????? Fra l’altro anche in Italia viene usato nelle preparazioni per gelati artigianali o nell’industria farmaceutica e viene considerato un additivo alimentare con la famosa sigla E 415
E oggi sono felice come una pasqua, perché finalmente posso dare ai palermitani una buona notizia. Signore e signori, ladies and gentlemen, messieurs e mesdames, lo XANTHANO si trova anche a Palermo!!! Il proprietario di celi@chia-food di Piazzale del Fante, 61 me lo ho fatto trovare sabato proprio lì! Inoltre lo potrete trovare anche nell’altro punto vendita Via Francesco Speciale, 63 e, se non fosse abbastanza per oggi, anche ad Agrigento!
Ragazzi da oggi si panifica!!!
P.s. Devo segnalare, per estrema onestà intellettuale, che un piccolo difettuccio, lo tiene pure lui… la confezione da 200 gr. Costa 12,50 euro… però se ne usano pochi grammi in ogni ricetta.
Ora certa di avere arricchito ognuno di voi di questa fondamentale notizia, senza la quale non avreste potuto vivere, vi lascio una ricetta di pane… ehm, buonissimo anche senza lo xantano… Sì perché da quando l’ho visto nel blog di Milla, l’ho fatto quasi ogni giorno e ancora non avevo questa polverina magica… ma siccome viene buonissimo lo stesso, io vi consiglio di non usarlo… vi faccio risparmiare (… ma quanto sono buona!)
Milla diceva, nel suo bellissimo blog, che è un pane facilissimo da fare e io non posso che confermare e quindi è tutti per tutti quelli che come me, vogliono mangiare un buon pane, ma senza faticare!!! Anche Aurelia l’ha fatto e ve lo può confermare. Io, però, l’ho trasformato naturalmente senza glutine. Ed ecco a voi:
IL PANE PIU’ FACILE E VELOCE AL MONDO


Ingredienti:
(questa mia versione è con metà dose)
200 gr. di farina di riso

50 gr. di farina di grano saraceno
175 ml di acqua tiepida
1/3 cubetto di lievito di birra
1 cucchiaino di sale scarso
1 cucchiaino di miele scarso
semi di lino per la copertura

Preparazione: in una parte dell’acqua sciogliamo il lievito insieme al miele. In una ciotola mettiamo le due farine, aggiungiamo il lievito sciolto e l’acqua mescolando rapidamente con una forchetta e infine mettiamo il sale: l’impasto risulterà molle e appiccicoso, non liscio.
Spolveriamo la superficie con abbondante farina di riso e lasciamo lievitare coperto e al caldo per un’ora e mezza.
A questo punto prendiamo l’impasto e con l’aiuto di un leccapentola lo trasferiamo su una teglia coperta da carta forno e inforniamo 240° per circa 30′ se usiamo il forno statico o ventilato, fino a doratura. A Milla sono venuti dei filoni, a me viene, invece, tipo ciabatta, ma vi assicuro che è buonissimo e a casa mia ormai vogliono solo questo!

A presto
Stefania Oliveri

Antipasto rumeno… quanto sono internazionale!

IMG_0109 Con questa ricetta, già pubblicata, partecipo al bellissimo contest di “Il cucchiaio d’oro” in collaborazione con Esperya. Infatti questo antipasto oltre ad essere fatto con il… capretto , contiene anche l’uovo… insomma più pasquale di così non si può!!! Affrettatevi avete tempo solo fino a domani!

Oggi sono contenta come una pasqua perché ho fatto un po’ di shopping e, prima che venga un infarto a mio marito (“amore, non ho speso tanti soldi… in generale… magari ti sembrerà tanto in particolare ai prodotti, ma nel totale ho speso davvero poco”), non ho comprato vestiti e neanche scarpe… e nemmeno gioielli! L’ambito è più culinario/casalingo. Infatti proprio oggi ho trovato delle cosine che cercavo da molto tempo e la loro richiesta mi faceva guardare come se fossi una povera pazza (“i manicomi sono chiusi, e ora ce li abbiamo piedi piedi!”). Ebbene, miei cari, ho proprio trovato il SUCCO DI MELOGRANO!!!! e anche le sfoglie di riso per fare gli spring rolls, la pasta wasabi e le noccioline imbustate (vabbe’ queste sono più semplici ma, “Iana, adesso posso fare l’antipasto sierraleonese!!!”). E poi una soddisfazione che non vi dico quando entro in un negozio di casalinghi e finalmente trovo quelle belle ciotoline con il leone ai lati. Ancora invece non ho trovato le tazze da minestra, quelle cioè col doppio manico. Veramente una volta in un mercatino dell’antiquariato le avevo scovate, ma avrei dovuto comprare tutto il servizio composto da 24 piatti piani, 12 piatti fondi, 12 piattini da frutta, tutte le ciotole del servizio (zuppiere e quant’altro), il servizio da caffè e il servizio da tè sempre per 12, per la modica (davvero modica) cifra di 1.200 euro… ma io volevo solo le tazze… Io lo avrei pure comprato, ma poi avrei dovuto cambiare casa…

Comunque proprio per confermare la mia contentezza vi posto una ricetta che forse sarebbe più congeniale proprio nel periodo pasquale, invece io l’ho preparata nel periodo natalizio, quando è venuto dagli States il mio migliore amico e sua moglie (che meglio non poteva scegliere! “Diana ti adoro!… perché non tornate???”). E se non preparavo questo piatto in questa occasione con i miei migliori amici, perché è lì che si vede se sono veramente tali (e lo sono e l’hanno dimostrato), non avrei mai potuto provarlo! Comunque mi avevano chiesto un menù siciliano perché stando a San Francisco mangiano sempre cose straniere e invece avevano voglia di un po’ di casa. Quindi studio un menù da mamma e preparo un risotto con il ragù in bianco (poi lo posto, è godurioso) e il classico capretto con le patate! Ma cosa fare di tutte quelle interiora???? Ok, il menù doveva essere siciliano, ma sono sicura che la cucina rumena non l’hanno mai assaggiata… e così ecco a voi un

ANTIPASTO RUMENO
Ingredienti:
Interiora di un capretto (cuore, polmoni, reni, milza)
Un pezzetto di carne
3 uovo
2 cipollotti
un po’ di prezzemolo
sale e pepe
Far bollire in acqua salata, le interiora e il pezzo di carne fino a quando sono pronti (si vede). Scolare, ma non buttare l’acqua di cottura. Triturare il tutto e aggiungere un uovo all’impasto, i cipollotti tagliati a rondelle, il prezzemolo e quindi aggiustare di sale e pepare. Se il composto è troppo duro aggiungere un po’ di acqua di cottura. Nel frattempo far rassodare due uova. Mettere in una pirofila di plumcake uno strato, quindi adagiare le uova (o intere o tagliate a metà come me). Ricoprire con l’altra metà dell’impasto e mettere a forno a 180° per 20 minuti o fino a quando non si sarà formata una crosticina sopra. Servire tiepido.
Naturalmente non ho detto loro prima di cosa si trattasse, ma ho chiesto che si fidassero. Hanno mangiato, finito, fatto il bis e poi ho confessato. Hanno gradito molto!

A prestoStefania Oliveri

Barcellona sotto la neve… 30 anni dopo

Non so proprio da dove cominciare, perché tutto è stato talmente bello e portentoso che mi si affastella dentro non riuscendo a dargli un ordine. Fra l’altro non vorrei tediarvi con lunghe descrizioni, perché in un posto o ci sei andato o non puoi descriverne la magia a parole, né con le immagini… e di foto ne ho fatte ben 704! Per cui se volete, potete già decidere di cambiare blog, perché alla fine non ci sarà nemmeno una ricetta e questo non sarà un racconto, sarà un romanzo… come quelli di Grossman… 800 pagine e non finire…
Tutto ha inizio una sera calma e serena: il 3 marzo 2010. Decido di farmi lo shampoo, perché l’indomani si parte per Barcellona e bisogna avere la testa sempre in ordine (non si sa mai), quando si parte. Accendo la luce del bagno e puff, si fulmina. Decido di non farmi impressionare dall’evento, ma “perché giusto stasera?” Continuo imperterrita. Entro dentro la doccia, che per l’occasione decide di trasformarsi in una sauna svedese (avete presente?): getti di acqua calda e freddi alternati, con i freddi sempre più frequenti e i caldi sempre più ustionanti. “No no no! Non mi faccio impressionare, IO!” Ad un certo punto guardo il piatto doccia che ha assunto un colore marroncino…. Vero è che ho avuto una giornata pesante e che i capelli li ho lavati tre giorni prima, ma non pensavo di essere così sporca!… Comincio ad impressionarmi! Decido comunque di continuare e mi rendo conto che forse non sono io di quel colore, ma l’acqua che esce dai tubi… Attimo di titubanza… Decido di uscire dalla doccia con i capelli ancora insaponati. Mi asciugo e apro il rubinetto del lavandino per sciacquarmi i capelli… “sì sì, va un po’ meglio”… ma neanche il tempo di pensarlo e anche qui l’acqua fa le bizze… Inorridita e sconcertata chiamo mio marito (ok, urlo con una voce impressionante che in confronto la protagonista di Psyco sembra una dilettante). “Tu sei ingegnere, e idraulico per giunta, che sta succedendo??????” Sentenzia: “E’ finita l’acqua!” E una doccia fredda arriva a gelarmi il sangue: “è un segno, è un segno, no, anzi, sono tanti i segni!!!”. Non vi dico la messa in piega come mi è venuta… neanche il balsamo ho potuto mettere.
4 marzo 2010: Mi sveglio all’alba, anticipo un’ora a scuola, faccio due ore e scappo a casa, dove già i bagagli sono pronti. Prendiamo tutto e ci mettiamo in macchina per raggiungere l’aeroporto di Trapani e prendere l’aero, che, finalmente ci porterà a Barcellona. Dovete sapere, però, che il 4 marzo, oltre ad essere il giorno del compleanno di Lucio Dalla, è anche il mio… (e guai al primo che si azzarda a dire che è per questo che siamo alti uguali!). E da quando ho 19 anni (e adesso ne ho pelino più del doppio), io cado in una profondissima depressione e sconforto, che viene superato solo il giorno dopo. Così, per cercare di superare il giorno indenne, negli anni ho escogitato svariati diversivi, con, ahimè, scarsi risultati. Lo scorso anno, quel sant’uomo di mio marito, decide di farmi una sorpresa e di organizzare un viaggio… Ed ha funzionato. Io mi sono dimenticata del compleanno e lui si è evitato i miei malumori! Tutti contenti! Così, quest’anno, per scherzare, butto giù “perché non ripartiamo anche quest’anno?” e, tadan, riorganizziamo un ritorno a Barcellona, ma stavolta con tutti i pargoli! Ok, forse non è il modo migliore per passare un compleanno, ma io, invece (e stranamente) mi sentivo contenta come una pasqua… anche se il giorno della partenza coincide con il giorno preciso del compleanno… Prendiamo l’aereo… oddio, chiamarlo aereo è un po’ troppo, ma serve l’incoraggiamento, no? E poi i biglietti sono costati solo 5 euro… “ma il carburante si sono ricordati di farlo?” Ok, mi faccio vedere serena e tranquilla, ma nel frattempo penso alla lapide con su scritto “4 marzo 19… – 4 marzo 2010”.
In autostrada il vento è talmente forte che la macchina viene sballottata frequentemente. Comincia a seguirci una pioggia fitta fitta e sottile sottile. Ma io continuo a mostrare un sorriso a 32 denti e a dire “sono felice!”. Arriviamo al check in e dopo averci fatto togliere tutto, cinture, scarpe, gioielli, orologi, chiavi e, a momenti anche il reggiseno col ferretto, chiamano mio marito in disparte e gli dicono di aprire la valigia. Entro ufficialmente in agitazione. Gli chiedono di chi sia la valigia e lui prontamente risponde che è sua (perché non è mai preciso? Perché non gli dice che “è di mio figlio e la valigia l’ha fatta sua madre e io non ho idea di cosa diavolo ci possa essere dentro”????). Gli chiedono se dentro c’è una bomboletta spray, e lui prontamente risponde “certo che no”. L’espressione del poliziotto cambia e si fa cattiva. Il pargolo n. 1 interviene prontamente e dichiara: “certo che sì, la mamma ha voluto che portassimo l’infasil…” Scongiurato arresto per detenzione di bomboletta spray per prevenzione di puzze adolescenziali…
Decolliamo. E magia, il volo è stupendo e veloce. Niente vento, niente pioggia. Arriviamo presto a Girona e prendiamo l’autobus per arrivare a Barcellona, dove ad attenderci c’è un meraviglioso pomeriggio di sole. Decidiamo (ok è un plurale maestatis, ma era o no il mio compleanno? Sono o no l’unica femmina di casa?) che il pomeriggio è dedicato a me, a quello che voglio vedere e dove voglio andare a mangiare… Così ci incamminiamo verso la Pedrera e tutti i negozi di articoli casalinghi che si trovano fra il nostro albergo e la Casa Milà (con grande interesse dei miei figli…) vengono attentamente visitati e vagliati come musei! Finalmente arriviamo alla casa costruita dal grande Gaudì e anche i pargoli, finalmente, sono contenti, perché lo spettacolo è meraviglioso già così. Questo palazzo, infatti, solo a guardarlo da fuori sembra come la sabbia del mare mossa dalle onde e come se delle alghe marine fossero attorcigliate fra di loro insieme a dei tentacoli di polpi. Quindi lo stupore è assolutamente d’obbligo. Ma quest’anno dobbiamo comunque visitarla anche all’interno. E in quel momento sperimento quanto davvero io sia fortunata. Perché, se c’è una cosa che mi fa gustare ancora di più una mostra, un museo o una visita è che per me è gratis. Sì, perché gli insegnanti (ahimè, solo a volte) usufruiscono degli sconti per la cultura. Così il mio biglietto è free! Ok, sto dedicando ben 5 righe a questa circostanza e ancora non ho parlato di questa meraviglioso palazzo… e non ve ne parlerò, perché ogni parola potrebbe sciogliere l’incanto.
(I quattro cavalieri)Vi dico solo, che se vi doveste mai trovare da quelle parti, dovrete assolutamente entrare e vedere il suo interno, ma soprattutto salire sul terrazzo, che non solo è strabiliante da vedere perché popolata da misteriosi comignoli a forma di cavalieri medievali, ma anche per la meravigliosa vista di cui si gode! (Potevo non mostrarvi la cucina?)

Finita la visita (alle otto in punto chiude e non ci son santi che tengano) decidiamo di festeggiare e dove se non in un ristorante gluten free? Prima di partire mi sono bene organizzata. Ho fatto un’accuratissima ricerca su internet (qui potete trovare l’elenco a cui mi sono rifatta io), mi sono stampata tutte le mappe dei ristoranti in cui potevo mangiare anche io e parto da Palermo con un fardello di carta pesante più dei vestiti che mi sono portata. Così, senza difficoltà troviamo la pizzeria Pizza Leggera sulla strada vicino all’albergo, in Tuset 15, dove non solo posso godermi una buona pizza (non vi aspettate un buona pizza italiana, e men che mai napoletana, ma chi si accontenta gode e chi gode si accontenta di più -diceva un mio amico…) e si paga abbastanza poco (circa 18 euro a persona). Certo sono rassegnata a rimanere senza torta… ma, sorpresa, fanno una pizza dolce al mascarpone, fragole, noci, caramello e zucchero a velo, semplicemente libidinosa, quindi sto a posto! Ritorniamo in albergo stanchi, ma soddisfatti!
Notte fra il 4 e il 5 marzo: Scopro con orrore di aver portato una camicia da notte troppo pesante! Dovete sapere che Barcellona si trova più o meno all’altezza di Roma, quindi presenta un clima leggermente più freddo rispetto al nostro e che, per noi siciliani, qualsiasi temperatura sia sotto i 15 gradi, viene percepita come freddo polare! Fatta questa premessa, oltre a sottolineare lo sbalzo di temperatura al quale eravamo stati sottoposti al nostro arrivo, mi urge evidenziare che il proprietario dell’albergo deve sicuramente essere di origine africane, per cui il clima al quale veniamo esposti dentro all’hotel è vicino a quello equatoriale! Da brava mamma siciliana, io avevo preparato i pigiami più caldi che possediamo (“non è che i bambini s’avissiro arrifriddari” -i bambini non devono raffreddarsi”) … fortunosamente levati dalle valigie da una tata previdente, che ci ha salvati dallo scioglimento. Il clima tropicale della stanza e la temperatura da sauna che si raggiunge poi all’interno del bagno, preannuncia una perfetta pulizia del viso, impedita soltanto da uno specchio non dotato di un sistema ingrandente per una diversamente vedente come me, costretta ad inforcare gli occhiali per ogni minima operazione… Così decido di abbandonare l’impresa, nonostante le condizioni favorevoli e di andare a dormire… Mi sveglio riccia. Ok, ormai ho rinunciato alla messa in piega!
5 marzo 2010: Il compleanno è passato, ora si torna a pensare ai figli, quindi prima tappa obbligatoria è lo ZOO!


Situato all’interno del parco della Ciutadella (dove si trova fra l’altro una fontana spettacolare sempre del nostro Gaudì).


Sapete quanto è grande questo zoo? E quante specie animali ci sono? Sapete quanto abbiamo camminato? Vi bastino sapere solo due numeri: ci sono circa 8.000 animali e noi abbiamo scattato circa 300 foto solo al suo interno. Se non avete bambini al seguito, ma vi trovate a Barcellona, consiglio vivamente di andarlo a visitare lo stesso, perché è un’altra meraviglia!


Si passa, quindi, al pranzo (ok un po’ tardino, erano circa le 15,30) in una panineria che fa bocadillo (panini) anche per celiaci: CONESSA nel Barrio Gotico (vi avevo detto o no che sono partita informatissima???). La fila è enorme e il locale è minuscolo. Il servizio è inesistente e per sedersi bisogna affidarsi ad un buon santo che ti raccomandi. E il panino? Il panino non mi è piaciuto… ma forse per gli standard spagnoli era buono… non so dirvi. So solo che non lo consiglio.
A che siamo lì, però, decidiamo di dedicarci al quartiere e alle chiese che ci sono. Anche queste molto belle e particolari e anche per entrare nella cattedrale (del 1298) si paga il biglietto: 5 euro cadauno (e niente sconto per gli insegnanti… mica è cultura questa!), con la possibilità di accedere al tetto da dove si gode una vista spettacolare… Inutile dirvi che la sera eravamo semplicemente distrutti e che ho scoperto ben tre cose importanti: 1. le scarpe basse fanno comunque male; 2. posseggo dei muscoli (doloranti) in posti impensabili; 3. nonostante vi sentiate le persone più previdenti al mondo portando con voi una cassettina con i medicinali di pronto intervento, sappiate che ne avrete sempre dimenticato uno, che era proprio quello che vi sarebbe servito! Io ho dimenticato i cerotti per le vesciche e il collirio per la congiuntivite (del povero cucciolo n.3!)

6 marzo 2010: Vista la splendida giornata decidiamo di andare a visitare Parc Guell del geniale Gaudì, con relativa “acchianata” (salita) fin in cima alla cima più alta del parco.


Da qui si gode una fantastica veduta della città e poi sembra quasi di essere in città della fantasia alla maniera di Disney. Quindi si ridiscende e ci si dirige alla Sagrada Familia, altra meraviglia che incanta i miei figli, la chiesa per eccellenza che incarna lo spirito di Gaudì e della città, oltre che del modernismo, dove troviamo una manifestazione per via della crisi che, strano, ma vero, c’è anche lì! Mangiamo in una catena “Fresco” che è una specie di self service con migliaia di verdure e insalate, dei piatti caldi, la pizza, la pasta, tre zuppe, la frutta, il dolce e da bere e puoi prendere tutto quello che vuoi, tutte le volte che vuoi alla modica cifra di 8,95 (ok, 9 euro…) e, anche io, riesco a trovare qualcosa da mangiare!!!
Ci dirigiamo, a piedi, ma è una splendida giornata di sole, verso casa Batllò, passando dalla Torre Agbar, e trovo anche il tempo di comprarmi un vestito da “spagnola”!!! Rosso a pois neri, proprio come si conviene! Ci godiamo le strade piene di bellissimi e ricchissimi palazzi e finalmente arriviamo in quest’altro capolavoro di Gaudì e, se è possibile, ci piace ancor di più, di tutti gli altri palazzi visitati! Casa Batllò.

(Questa è la tipica croce del Gaudì, che egli, essendo molto devoto, mise su ogni suo edificio)

Barcellona
Perché? Perché è magico, sembra quasi fatato, sembra la casa bella di Haensel e Gretel. Non vi dico dentro dove sembra che si apra un mondo sottomarino con la scala a forma di scheletro di balena e le mattonelle che vanno a degradare dal celeste chiaro fino all’azzurro intensissimo. E in cima sul tetto oltre a godere di una magnifica vista della città oltre che di una delle più belle vie di Barcellona, si trova il drago… Anche qui, però, non usufruisco di nessuno sconto… la casa è privata e se ne fregano degli insegnanti! Ma il prezzo (alto) viene ammortizzato bene dalla bellezza del palazzo e non ci penso più! Man mano che saliamo l’occhio di mio figlio si abbassa sempre più e si gonfia fino all’inverosimile e così l’ultima tappa prima della cena è una corsa in farmacia, dopo una telefonata interminabile con il nostro medico, per comprare un collirio per la congiuntivite. Stanchi e stremati, stavolta, ci infiliamo nel primo locale a portata di mano e con orrore scopro che tutte le pietanze prevedono il pane e io non posso che mangiare un piatto di patatine… Ma la stanchezza è tale e tanta che non mi importa… Ci portano i menù con su stampate le portate, dove appaiono panini dall’aspetto normale e con un prezzo molto ragionevole… scopriamo invece che sono dei finger food a 1,50 cadauno e le patatine sono solo cinque, sì proprio 5 di numero… Spendiamo un patrimonio per cenare e torniamo in albergo stanchi e digiuni!

7 marzo 2010: E’ domenica mattina, il tempo non è male e decidiamo di andare a visitare la fondazione Mirò, che la prima volta c’eravamo persi. La fondazione si trova nel bel mezzo di un fantastico parco, ben servito dagli autobus. Quindi prendiamo la metropolitana, che merita un capitolo straordinario a parte, e arriviamo a piazza Espanya, da dove si prende l’autobus per attraversare questo enorme parco in collina… ma, siccome siamo tanto fortunati, becchiamo la maratona per cui tutte le strade sono interrotte e i pullman non fanno servizio. Non ci demoralizziamo e decidiamo di andare a piedi. Sebbene la camminata non è stata indifferente, il gioco ne è valsa la candela. Intanto in questa piazza si trova una fontana, ma che dico una fontana, sono migliaia di fontane che affastellano tutta la strada e la piazza, fino ad arrivare al Museo di Arte Catalana, ospitato nel palazzo Nazionale di Montjuic, che è stato costruito (con assoluta magnificenza) per l’Esposione Universale del 1929 e ristrutturato da Gae Aulenti nel 2002.


Il museo non l’abbiamo visitato, ma una scelta si deve pur fare, per cui continuiamo a salire, fino a giungere ad un palazzetto bianco moderno, al cui interno si trovano le opere di Mirò.

Inutile dirvi che mi è piaciuto tutto, ma il mio amore per artisti come lui, Kandisky, e altri astrattisti, nasce già ai tempi dell’università, perché prima, purtroppo, nessuno me li aveva fatti conoscere… I miei figli, invece, rimangono un po’ basiti, ma io spiego loro da cosa nasce tutto ciò e soprattutto perché nasce, e alla parola “RIBELLIONE” si accendono e seguono più volentieri il percorso. Stendiamo un velo pietoso sulle mie entrate gratis o ridotte e stavolta anche sul cibo, che viene consumato al bar della fondazione, dove, naturalmente, non ci sono nemmeno le patatine… La giornata prosegue con una gita in teleferica verso il castello di Montjuic, del XVIII secolo, dove i miei figli sono andati in brodo di giuggiole per i numerosi cannoni (ma dico io si può essere così felici di vedere dei cannoni, con una madre pacifista come me???), ma dove, ho spiegato, che durante il regime di Franco, veniva usato per torturare e reprimere ogni tentativo di insurrezione. Inutile dirvi, che per quanto è ameno il posto, non mi hanno creduta minimamente e hanno continuato a giocare alla guerra…


Siamo quindi ridiscesi e per non farci mancare niente abbiamo preso pure la funivia, che ci ha condotto direttamente alla metropolitana e quindi al porto, che avevamo ammirato fino a quel momento dall’alto. Inutile dirvi quanto abbiamo continuato a camminare. La cena (a questo si ridotta la nostra vita notturna, ma con pargoli a carico, era il massimo che si potesse fare) invece doveva essere consumata in un’altra pizzeria con menù senza glutine: TELEPIZZA. Le indicazioni non erano del tutto chiare, ma avendo una natura da Sherlok Holms, l’ho trovata. Per chi volesse andare si trova a Passeig de Gràcia, ma uno molto più grande (e forse anche meglio organizzato) si trova ad Urquinaona, proprio di fronte alla metropolitana. Dunque, arriviamo (quasi increduli) e ci sediamo… il locale è vuoto e non certo perché è presto… Ci guardano un po’ sorpresi, ma comunque pronti a servirci. Per farla breve funziona maggiormente come pizza da asporto e ci dicono, però, immediatamente che l’unica pizza senza glutine disponibile è quella ai 4 formaggi… e io mangio pochissimi formaggi (da poco ho imparato a mangiarli, ma devono essere bianchi, cremosi, insapori…), ma sicuramente mai quattro tutti insieme… Inutile dirvi che ci siamo alzati e ce ne siamo andati! Per fortuna che di fronte c’era un locale tipo Fresco e così, almeno, la sera ho mangiato!

8 marzo 2010: ahimè ultimo giorno da passare a Barcellona. Decidiamo che è il giorno dedicato allo shopping (ci vuole, no?) e così di buon mattino ci dirigiamo alla Rambla per andare a visitare la Boqueria, il mercato più bello, variopinto, assortito e costoso che abbia mai visto. Abbiamo assaggiato quasi ogni tipo di frutta strana che abbiamo visto, abbiamo comprato caramelle gommose, finite in un batter d’occhio, anche il salamino per il sant’uomo e ho scattato migliaia di fotografie a tutte le bancarelle, in preda ad un estasi compulsiva che mi induceva a fotografare tutto ciò che non potevo portare via. Avete presente, per esempio, di quanti animali si possono mangiare le uova??? Lì ne ho contate ben otto specie: struzzo, emu, oca, quaglia, gallina, rovells (che sarà mai???), pavone, anéc (???). Avete presente tutti i tipi di confetti che avete mai sognato di vedere? Lì sono riuniti tutti insieme: di tutti i colori, di tutte le forme, di tutte le misure… Ecc, ecc.


Sulla Rambla poi i miei figli si sono divertiti un mondo a guardare i pittori con i loro dipinti, le loro caricature; i mimi, il mago che ha perfino coinvolto il cucciolo di casa e il cucciolone grande gli ha fatto la ripresa al contrario… e poi tutti i negozi e siccome c’era abbastanza freddino (- 3 gradi) entravamo ed uscivamo in continuazione per riscaldarci. L’impazienza dell’omone però, mi ha messo in imbarazzo (essendo l’unica donna, ero l’unica interessata allo shopping e 4 facce mogie e svogliate stavano lì a guardarmi, dicendomi “ANCORA???”). Insomma non ho comprato che due magliettine in un negozio che qui a Palermo ancora non c’è (Stradivarous) per la modicissima cifra di euro 7,90… e pure male sono stata guardata! Arriviamo così nuovamente al Barrio Gotico, dove decidiamo di fermarci per mangiare. Da lì, poi finalmente shopping. Ma mentre mangiamo comincia a cadere la neve… I miei figli estasiati da tale vista non facevano che fare foto all’evento, mentre noi aspettavamo che finisse… Aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo e aspettiamo… Alle 15,30 decidiamo di uscire dal ristorante e di rimetterci in cammino, d’altro canto ancora lo shopping non ha portato i suoi frutti… Ma la neve invece di diminuire, rinforza. Così decidiamo di fare un’ultima visita al Palazzo della Musica Catalana (almeno si sta calducci e riparati).

Se non siete già stati a Barcellona e non siete andati a vedere questa sala di concerti, dovete assolutamente farlo. Sì, perché della bellezza e ricchezza di Barcellona, sembra che il merito vada tutto a Gaudì (che ha comunque contribuito grandemente), ma non si sa che ci sono stati tantissimi architetti altrettanto bravi che hanno contribuito alla grandezza della città, anche se non hanno raggiunto la fama del primo. Uno di questi è appunto Montaner, che nel 1908 disegnò questo grandioso edificio, che voleva fare da contrasto all’industrializzazione imperante. Per questo motivo l’intero edificio (sia fuori che dentro) sembra raccogliere tutta la bellezza della natura, con centinaia di ghirlande (una diversa dall’altra), moisaici, vetri colorati, pannelli istoriati, e quant’altro, che lo rende un’esplosione di colori, forme e luci. Dopo questa meraviglia decidiamo di vederne ancora uno monumento, si trova, quasi, sulla strada ed è un’altra casa disegnata interamente da Gaudì: Casa Calvet. Arrivati lì, però, scopriamo che è una casa privata e non visitabile, ma in compenso c’è un ristorante dove servono anche menù senza glutine… ma sono solo le 5… e mio marito è bagnato fradicio, così, molto a malincuore, decidiamo di ritornare in albergo in modo da permettergli di cambiarsi. Prendiamo la metropolitana, facciamo i dovuti cambi, e dopo pochi minuti usciamo alla fermata del nostro albergo e… troviamo tutto coperto di bianco. La neve cade ancora più fitta, i ragazzi si rincorrono lanciandosi le palle di neve, insomma sembra di trovarsi in montagna. Arriviamo in albergo, mio marito si cambia, accendiamo la tele e sentiamo al telegiornale di non muoversi di casa, che tutto è bloccato, che si ha difficoltà a rientrare a casa… Inutile dirvi, che non siamo più usciti. Ecco cosa riesce a fare mio marito pur di non uscire un centesimo dalla tasca… perfino il Padreterno ha convinto a scatenare una bufera per salvare il suo portafogli, e quando si tratta di salvare, si sa, Lui non si tira mai indietro!
Notte fra l’8 e il 9 marzo 2010: I bambini sono, naturalmente, felici di questo evento del tutto straordinario, ma io penso al ritorno… quindi la notte trascorre guardando i telegiornali che ci tengono aggiornati sulle condizioni metereologiche…
La mattina alle 8 avremmo dovuto prendere l’autobus per Girona, ma le strade sono ancora tutte bloccate, quindi fino alle 11 stiamo in albergo, aspettando. Ma siccome è un paese stra mega, ultra arci civile, hanno lavorato tutta la notte per liberare le strade, le ferrovie, gli aeroporti. Quindi alle 11 finalmente prendiamo il nostro autobus e alle 13 arriviamo all’aeroporto, dove scopriamo (ma con sollievo) che il nostro aerio partirà alle 15… meno male che ci siamo portati un libro…
Alle 17 atterriamo a Trapani alle 18 arriviamo a Palermo e alle 19 (a causa del traffico) arriviamo finalmente a casa!
Ora solo due o tre altre precisazioni:
1. innanzi tutto devo dire che Barcellona è una città pulitissima, senza spazzatura strabordante da tutti i cassonetti, senza traffico, senza macchine posteggiate (figuratevi le doppie file… ma Cammarata viaggia), ma, se avete un figlio di tredici anni, evitate comunque di farlo partire con un giubbotto bianco e relativa sciarpa coordinata, perché in ogni caso per quanto puliscano, le metropolitane i passamano delle scale mobili, così come le panchine hanno il brutto vizio di essere fastidiosamente impolverate e toccate da milioni di mani sporche, per cui, i suddetti capi, diventeranno neri e lerci anche lì;
2. se dovete partire con pargolo a seguito che dorme nella vostra stanza, fate patti chiari ed amicizia lunga, cioè spiegategli bene che non si sono badate a spese per quel terzo letto nella vostra camera, che c’è di proposito per lui, per essere usato e che le cameriere al mattino saranno felici di rifarlo…;
3. se, come me, siete abituati a dormire al buio, assicuratevi che ci siano le tapparelle da abbassare… io l’ho scoperto solo l’ultimo giorno, dopo aver dormito per 4 notti con la luce del pianerottolo sparata negli occhi tutta la notte (ma lo sanno lì che esistono svariati modi per il risparmio energetico, fra cui far accendere la luce solo al bisogno???);
4. vorrei spendere qualche parola sui parrucchieri spagnoli. Se per caso vi trovate a Barcellona, vi sconsiglio vivamente di farvi fare una messa impiega, un taglio e men che mai un colore… uscite tutte in serie: frangia alla Valentina e capello arancione… a prescindere dalla vostra età!
5. La metropolitana è una goduria, sopratutto per chi, come me, abita in una città dove i treni sono adibiti a metropolitana e la corsa c’è ogni 20 minuti negli orari di punta e ogni ora nel resto della giornata. Puoi comprare i biglietti come vuoi e cioè puoi fare l’abbonamento giornaliero, per due, tre, quattro e cinque giorni o puoi comprare un carnet da 10 biglietti… mai viste così tante possibilità e io mi chiedo, ma quelli delle FF.SS. vanno all’estero? Inoltre, una cosa che mi ha fatto veramente impazzire dalla gioia è il count down e così ogni tre minuti (dicasi 3!!!), tu sai fra quanti secondi arriverà il tuo treno… Cose dell’altro mondo!

E dopo questo “breve” resoconto, se siete arrivati fin qui giù, vi auguro una serena notte.
A presto
Stefania Oliveri

Crostata Ricotta e Nutella con frolla saracena

Ok, vi faccio fare un po’ di “bile” (come si dice dalle mie parti, alias il fegato “sfatto” per il versamento copioso e abbondante, appunto, di bile!). Perché la saga di Gaia non è mica finita con il post precedente! E no, perché come dice il detto “non c’è due senza tre” e il tre c’è stato! Il lunedì pomeriggio, quando credevo che ormai pagnottella e pagnotto fossero ormai lontani, ricevo la loro chiamata e … tadan (sono squilli di tromba!), mi dicono che sono ancora a Palermo e che ci DOBBIAMO vedere, perché hanno dimenticato di darci (a tutte e tre, Roby, Patrizia e me) una cosa. Ma cosa ancora, che erano arrivati come i re magi carichi di doni? Mancavano ancora i datteri, dopo solo: la rosa del deserto, che avrebbe dovuto essere sorteggiata, ma essendo stata, io, vilipesa per la storia delle lasagne – o è stato prima e quindi fui vilipesa per questo? – ho scelto la più bella (però… l’ho scambiata tre volte, perché non ero sicura di quale fosse la più incantevole); la sabbia del deserto (che essendo una fanatica abbino ad una cipria di Coco Chanel), una candela (al posto del cous cous che adoro ma non posso mangiare -Gaia sei un tesoro delicatissimo- bugiarda, ma delicata!). Così, verso le 5 del pomeriggio, come se fossimo in una città civile, arrivano ben belli i due in bicicletta. Be’ proprio ben belli non tanto… ma l’amore fa vedere le cose sotto un’altra luce. Infatti arrivano morti e stremati, perché pagnotto ha rotto la catena e ha strappato i jeans (proprio come Hulk), e, dall’altro capo della città (dove ha perso le scarpe il Signore) dove appunto si trova il parcheggio del camper, sono arrivati fino a cassa mia a piedi, trascinandosi dietro le bici! Io, però, intanto, mi ero premurata di preparare per loro una crostata (mica si deve dire che qui in Sicilia vi lasciamo digiuni, voi del continente!) con ricotta e nutella e dei biscottini per il tè! E così, abbiamo trascorso un altro pomeriggio insieme (davanti al computer – Gaia e pagnotto mi hanno tecnologizzata, perché io sono diversamente tecnologica…) e adesso, finalmente ho Skype, anche io!!! E sapete questo che significa? Che da due giorni, non facciamo che stare insieme dalle 21 a mezzanotte a parlare ininterrottamente… e quindi, in linea di principio, c’è stato anche il quattro, il cinque, il sei, ecc. e penso che arriveremo all’infinito, relativamente agli incontri!!!
Ora vi lascio con la ricetta della crostata, già postata, in parte, credo addirittura sia stata la prima torta del blog, ma mi rendo conto che più vado avanti e più diversifico le cose anche già fatte, per cui vi metto l’odierna versione della meravigliosa crostata della mia mamma:
CROSTATA NUTELLA E RICOTTA
Ingredienti per la crostata:
200 gr. farina di riso
100 farina di grano saraceno
150 gr. burro
200 zucchero
3 tuorli d’uova codice 0
scorza grattugiata di arancia
latte di riso (o soia o vaccino) q.b. alias solo 2 cucchiai al massimo
mezzo cucchiaino di bicarbonato
Preparare la frolla. Mettere tutti gli ingredienti secchi nel Bimby e quindi aggiungere le uova e il burro a pomata. Mescolare 1 minuto velocità 4. Quindi aggiungere un po’ di latte se necessario. Far riposare per almeno mezz’ora il composto in frigo e quindi stendere la pasta frolla e riempire con la crema. Infornare a 180 gradi per circa 30 minuti.
Ingredienti per il ripieno:
600 gr. di ricotta (rigorosamente) di pecora
300 gr. di zucchero (secondo mia mamma ce ne vorrebbero 450 gr.!!!)
4 o 5 cucchiai (o a vostro piacimento anche di più) di nutella
Mescolare bene ricotta e zucchero e quindi aggiungere la nutella.

Lasagne al pesto di pistacchi per una serata fra foodbloggers!


Ritorna Gaia, finalmente! Perché anche se è una bugiarda patentata, io l’ho adorata fin dal primo momento che l’ho vista! Lei è il sole, la primavera, la gioia, la libertà, l’allegria! E quando se ne è andata ci sono stata così male. Mi è mancata ogni giorno e, ogni momento, pensavo a lei! Vi sembro esagerata? Sì, anche a me! Ma cosa ci posso fare? E’ stato davvero così. E solo il pensiero che l’avrei rivista mi faceva sorridere. Così, finalmente è arrivato il momento. Domenica ci saremmo incontrate, stavolta tutte insieme, anche Roberta presente all’incontro.Così decidiamo di organizzare una cena, stavolta a casa di Patrizia che ci teneva tanto, e ci dividiamo i compiti. Cerchiamo nuovamente di farle assaggiare delle specialità siciliane, ma quanto è difficile quando c’è una celiaca di mezzo! Perché moltissime cose prevedono “la mollica” (il pangrattato)… Mi propongo per il primo, così almeno un problema è risolto. E Roberta mi consiglia di fare le lasagne al sicilianissimo pesto di pistacchi. E chi le ha fatte mai??? Mi assale la solita ansia da prestazione. Ma non mi do per vinta. Lasagne? E lasagne siano! La cui ricetta, però, mi viene data per telefono daRoby! “Prima di ogni cosa”, mi dice, “devi fare il pesto di pistacchi”, “ok”, penso, “questo lo so fare”. “Poi”, continua lei, “fai la bechamelle con il brodo vegetale”… se avesse potuto guardare la mia faccia, avrebbe visto al suo posto tre grossi (no, enormi) punti interrogativi impressi sopra. Mi riprendo dall’attimo di smarrimento ed esordisco “ah, sì, l’ho visto da Daniela (Menù Turistico), la so fare”, mento spudoratamente! “E poi assembli con le lasagne, se vuoi metti la mozzarella, la pancetta, il grana”. “Ok”, penso, “ce la posso fare”. Così mi metto alla ricerca spasmodica del basilico… ma vi immaginate a febbraio??? Dovunque, giuro, dovunque l’ho cercato, non l’ho trovato! Così mi viene il lampo di genio, “uso il pesto che ho fatto questa estate con il basilico piantato da me”! Ok, ricetta fatta. Orgogliosissima porto le mie lasagne da Patrizia, pronte per essere infornate, quando una domanda sorge in loro spontanea: “ma quale lasagne hai usato? Quelle fresche?” A quel punto mi rendo conto di aver fatto un errore grossolano. E ora che faccio? Mento spudoratamente per apparire una vera foodblogger competente, degna di questo nome o dico la verità, sperando nella clemenza della corte? Per un attimo, ma proprio un nano secondo, decido di mentire, poi la mia natura vince e confesso! “ok, io non sono brava con le lasagne…” balbetto, “non le faccio mai…” e poi senza glutine esistono solo versione secca e quindi non ci ho pensato neanche…” arrossisco! Giusto in questa occasione dovevo fare una figuraccia del genere! Ma penso che ormai il peggio è passato. Ma un’altra domanda mi spiazza, la perfida Roby, mi chiede: “ma le hai sbollentate, vero?” Il suo viso ha un’espressione speranzosa, ma incontra il mio, smarrito del tutto, “le…le…lessate prima?” Precipito nel baratro della vergogna! “Ora mento, devo mentire, per non deluderle”. Ma anche stavolta la natura è più forte di me e siccome io odio le bugiarde (capito Gaia????) mi fa confessare candidamente “io non le sbollento mai”. Disperate, ma cortesi, mi dicono “ma almeno la bechamelle, l’hai fatta abbastanza liquida” (“ma che è, un interrogatorio???) e quindi altra confessione choc: “boh, io non l’ho mai fatta col brodo, che ne so come era????” Penso all’enorme responsabilità che mi sono presa decidendo di fare un primo mai fatto… “Però”, mi arrampico sugli specchi “il dado l’ho fatto io, mica è quello comprato”… (certo anche la pasta delle lasagne avrei dovuto fare, se fossi una vera FOODBLOGGER!!!) Ok, ormai è andata, mi sono sputtanata abbastanza. Non vi dico poi, quando scopro tutto il ben di dio che hanno preparato quelle altre due arpie! E come sono belle da vedere! Lo so, lo so, tutto per farmi fare brutta figura! Ci mettiamo a tavola che le lasagne sono pronte. Una tavola imbandita di tutto punto, piena di ogni ben di Dio! Tremo al pensiero che siano dure, insapori e immangiabili. Giusto la prima portata, quando ancora siamo tutti affamati, doveva essere la mia! Ma tant’è. Penso “la prossima volta non mi faccio fregare, un dolce preparo che almeno siamo tutti sazi e magari qualcuno neanche lo mangia…” Vedo tutti un po’ titubanti… L’aspetto (nonostante l’orrida foto) non è male dal vivo… ma le aspettative non sono delle migliori. Per primi vengono serviti i bambini e per primi finiscono… E, miracolo, chiedono il bis!!! Capito il BIS!!! Così cominciamo tutti a assaggiare e nonostante tutto sono piaciute, le hanno finite e anche qualche adulto (e non faccio i nomi…) ha fatto il bis e anche il ter! Comunque abbiamo mangiato anche tutto il resto, senza problemi e scrupoli, era tutto una super meraviglia. Alcune pietanze le abbiamo fotografate (“contro la natura nemmeno la scienza”), ma mi sono accorta che non tutto è stato immortalato, perché comunque eravamo troppo impegnati a mangiare… e infine due dolci spettacolari: sua maestà la cassata di Roberta e lo zuccotto di Patrizia. E volete sapere una cosa, io sono riuscita ad assaggiarne solo due pezzettini piccolissimi perché ero davvero troppo sazia. Incredibile, ma vero! Ma la vera ciliegina sulla torta è che Patrizia carinamente mi ha fatto il pacchetto e mi ha dato tutta la cassata per portarla a casa… inutile dirvi che è già finita!
P.s. Forse non sono stata abbastanza chiara in proposito, ma Patrizia e Roberta hanno organizzato un menù totalmente gluten free per me… NON PENSATE ANCHE VOI CHE SONO DELIZIOSISSIME!!! O forse l’han fatto per fare ingozzare anche me, come un’oca???
PP.ss. Roberta ha pure comprato il pancarrè senza glutine e me lo ha portato, pensando che io potessi dimenticare i miei crackers… e così è stato: ho dimenticato i crackers! Come farei io senza i miei angeli custodi???
PPP.sss. Stavolta Gaia è andata via, ma io non sono più tanto triste… perché già ieri sera siamo state su Skype fino a mezzanotte e chi la lascia più???

La sublime cassata di Roberta.

Errata corrige: Questa pietanza era stata erroneamente scambiata per la caponata di carciofi di Roberta… chiedo venia all’autrice di questo piatto che invece era Patrizia e questi sono i “carciofi alla paesanella” (il nome, fra l’altro, l’abbiamo proprio inventato tutti insieme, perché diversi da quelli alla villanella, ma con ingredienti in comune). Purtroppo i fumi dell’alcol hanno fatto effetto… ma allora dov’è la foto della caponata? Comunque anche questi erano strepitosi e più di uno ha fatto il bis!


Le fave di Patrizia.


Lo zuccotto strepitoso di Patrizia

Le lasagne (poco fotogeniche) mie!!!

Ingredienti per le lasagne indegne di una foodblogger:
lasagne secche comprate al supermercato più vicino casa (se invece siete foodblogger seri e che si rispettano fate quelle fresche direttamente voi, ma non cercate qui la ricetta, perché non la torverete… mica sono una foodblogger seria e che si rispetta, io!)
mozzarella
pancetta affumicata
Per il pesto:
basilico
pinoli (ma altrimenti anche senza)
pistacchi
olio
sale
Per la besciamelle:
Dosi per la besciamelle come l’ho fatta io:

1,5 litro di buon brodo vegetale (eh, eh, eh, qui risollevo il mio nome!)

100 gr di maizena

30 gr di burro

mezzo cucchiaino di sale

noce moscata q.b.

grana a vostro piacere

Quindi procediamo per la realizzazione. Preparare il pesto. Qui i puristi, cambino blog, perché io lo faccio rigorosamente con il frullatore… Metto tutti gli ingredienti insieme e frullo, aggiungendo olio q.b. (deve essere piuttosto liquido…)
Quindi faccio la besciamelle con (anche qui i puristi, se sono arrivati fin qui, possono cambiare blog, perché io uso) il Bimby. Quindi metto tutto dentro e aziono e fa tutto lui!
A questo punto mescolo la besciamelle e il pesto e comincio a fare degli strati con la crema ottenuta, le lasagne, fette di mozzarella e grana, e dadini di pancetta fatti riscaldare in una padella senza niente. Finite con lo strato di lasagne ricoperte dalla crema e spolverizzate con abbondante grana. Mettete, quindi, al forno a 200° per una ventina di minuti o fino a quando la superficie non sarà dorata.
A presto
Stefania Oliveri