Medaglioni di filetto di maiale colorati gnam gnam

Mi attanaglia una domanda cruciale, da un po’ di tempo a questa parte e cioè, “chi l’ha detto che più si cresce e più si diventa saggi????” Nella mia, pur breve, esperienza, mai una cosa più stupida e insensata fu detta. E io… non faccio eccezione! Io più cresco (o dovrei dire invecchio???) e più divento stolida e quindi assolutamente meno saggia. La riprova? La riprova ce l’avete proprio nel post qua sotto. E sì cari amici miei, perché forse per l’arrabbiatura, forse per la dieta, forse solo per una sorta di invecchiamento (non so più quanto precoce) la ricetta l’avevo postata appena qualche giorno prima… Avete capito bene, non mesi prima, non l’anno scorso, non cento post fa, ma appena qualche giorno fa nello stesso mese di aprile… Ecco, ho fatto outing e non me ne dolgo… servirà a farmi perdonare???
E visto che invece di ricette ancora da postare ne ho un archivio pieno, adesso ne scrivo una che non ho mai pubblicato, nuova di zecca… (ma prima vado ad assicurarmi che non l’abbia veramente fatto nei mesi appena scorsi…)
MEDAGLIONI DI FILETTINO DI MAIALE AI POMODORINI
Ingredienti:
2 filettini di maiale
1 scalogno o una cipolletta lunga
1 cucchiaino (da caffè) di cumino
½ cucchiaino (da caffè) di curcuma
una ventina di pomodorini dolci
sale
olio extravergine di oliva

Tagliare il filetto in medaglioni di circa due cm. In una grande padella riscaldare l’olio e aggiungere i medaglioni e farli saltare a fuoco alto per 2 minuti per ogni lato. Quindi abbassare la fiamma e continuare la cottura lentamente per circa 5 minuti. Non cuocerli troppo o si rischia di indurire la carne. Adagiare i medaglioni su un piatto da portata. Nella stessa padella aggiungere le spezie e i pomodorini tagliati in quarti e far saltare per pochi secondi, quindi adagiare sopra i medaglioni. Servire subito.
Volendo può essere considerato un secondo light, ma saporito.


Con questa ricetta e proprio in corner partecipo alla raccolta di Gnam Gnam che scade proprio oggi
La cucina a colori – Raccolta di ricette di cucina
Alla prossima… sperando di non ripetere come Paganini!
Stefania Oliveri

Torta cioccolato bianco e yogurt

Se c’è una cosa che proprio mi prostra è il cattivo rapporto che ho con i miei figli!!! Quanti di voi sono in contatto anche via feisbuk (Alessandra rassegnati, t’ho copiata!) sanno degli ultimi eventi tragicomici (cioè tragici per me, comici per tutti gli altri) che riguardano i miei tre dolci pargoli!!! Ma la cosa che proprio non mi va giù, è che mentre per i primi due ho la giustificazione, “sono adolescenti” (con tutti gli annessi e connessi), per il cucciolo non ne ho!!! Il mio batuffolo, la mia gioia, il mio cuoricino bello e piccolo fino all’altro ieri, si è trasformato in una iena inferocita che contesta tutto, che disubbidisce in tutto, che non fa i compiti (e già sarebbe poco… lui non li scrive proprio e poi con aria innocente mi dice “ho solo questo qui e controlla come lo so bene”, infinocchiando la madre fiduciosa e sorpresa di quanto abbia studiato bene quell’UNICA cosa che ha deciso di studiare, per infinocchiarmi!!!) Ma il colmo l’ha raggiunto ieri, quando dopo aver avuto i muratori a casa, una gita mattutina con i miei alunni al magnifico Orto Botanico di Palermo (ma che io non sono riuscita a vedere perché per circa un’ora e mezza sono stata a convincere un mio alunno con la sindrome di Down, a visitare il posto, con tutto le parole amorevoli che potevano uscirmi dalla bocca – e meno male che i pensieri non si leggono – e ripagata con insulti, spintoni, sgambetti e impertinenza… volete un saggio “tesoro, io ti voglio tanto bene e tu sei bravo, quindi dobbiamo fare la visita al parco”, condita da baci e abbracci, e lui “NO, ti rump’ u culu” – che credo non abbia bisogno di traduzione -, “tesoro, ma tutti i tuoi compagni ti aspettano, stanno guardano le tartarughine, l’albero del cotone, quello del sapone… non vuoi vederli anche tu?” e sempre baci e abbracci, “NO, ho detto NO e non parlare più che ti rump’u culu”, “Tesoro, allora mi costringi a chiamare papà e dirgli che non ti stai comportando bene…”, “papà u sgozzu e a ‘ttia ti lassu cca’ in terra, morta” e via dicendo…), dicevo dopo questa mattinata tranquilla a casa mi aspettano tre compagni del cucciolo, oltre i miei tre figli e mio marito, quindi prepara menù bambini (pasta con salsa, nuggeth di pollo e purè di patate) oltre a menù dietetico per noi adulti (ok, non mi sono sprecata molto, carne arrostita e insalata, ma sempre altre due cose da preparare), per accompagnarli poi, tutti insieme appassionatamente, ad una festa di un altro compagno di scuola. Quindi finiamo di pranzare e mentre si sparecchia, li invito a fare i compiti e a sbrigarsi, perché da lì ad un ora si deve uscire. Mentre mi trovo in bagno per lavarmi i denti, il cucciolo viene a chiedermi il permesso per giocare un pochino. Io farfuglio che non c’è tempo, di sbrigarsi, di lavarsi i denti pure lui, mettersi le scarpe, e solo dopo che ha finito di fare tutto, possono giocare fino a quando non andiamo via. Neanche due minuti dopo arriva il mio grande e mi dice che il cucciolo vuole giocare alla play, ma non ha nemmeno finito i compiti. Infuriata vado a vedere cosa succede. E che ti scopro??? I compagni avevano finito tutti i compiti e lui no e uno di loro, candidamente, mi dice “ma tanto capita sempre che non fa qualcosa”! Volevo morire! Per di più non aveva fatto nemmeno una minuscola cosa di ciò che gli avevo detto, in compenso era già con la playstation accesa!!! Qui c’è un detto che dice “fimmina fui e diavolo diventai” … morale della favola: ho accompagnato i suoi tre amici alla festa, lui è rimasto a casa a studiare e io al ricevimento dei genitori previsto per il pomeriggio, non ci sono andata!!! Quindi, ora sono alla ricerca, NON di una motivazione per capire il comportamento di mio figlio, ma del metodo migliore per toglierli (tutti e tre!) dalla faccia della terra senza doverli pagare per nuovi!!!
Per ora l’unica consolazione che mi rimane sono i dolci… anche se questa l’ho solo guardata, perché risale al periodo predieta…. Me misera, me tapina!!!
La ricetta viene da qui e io ho cambiato solo la farina, che non ne ho usato una dietoterapica, ma ho fatto un mix di farina di riso e fecola di patate.
Torta allo yogurt (“acida” quanto me!)


Ingredienti:
4 uova (albumi a neve)
200gr zucchero
100gr burro fuso e raffreddato
2 vasetti di yogurt alla vaniglia
1 bicchierino di limoncello
un pizzico di sale
350gr farina (di cui 250 di riso e 100 di fecola)
1 e 1/2 bustina di lievito per dolci
50gr cioccolato bianco tagliato a scaglie
Montare i tuorli con lo zucchero fino a quando non saranno spumosi. Aggiungere il burro fuso freddo, gli yogurt e il limoncello. Setacciare le farine col lievito e unirle al composto; aggiungere il cioccolato a scaglie e gli albumi montati a neve con un cucchiaio di zucchero. Mettere in uno stampo in silicone, o foderato di carta forno (così si evitano contaminazioni), da 24-26cm (io in uno a ciambella), versare l’impasto e infornare a 180° per 40-45min. (vale la prova stecchino). Sfornare, lasciare raffreddare, sformare e cospargere di abbondante zucchero a velo.
Ora, se devo proprio dirla tutta, neanche mi ricordo come sia venuta la torta… ma visto che è sparita in giornata, suppongo che sia piaciuta…
A presto (da questi schermi…)
Stefania Oliveri

Cheesecakes salati per la dolce Imma

La dolce Imma lancia una raccolta sulle cheese cakes e io sono a dieta… E io non ne ho fatto una… mi sono sacrificata e ne ho fatte ben due!!! Ma, siccome per adesso i dolci sono assolutamente, completamente, inevitabilmente banditi, le ho fatte salate… un bieco trucchetto per trattenermi da mangiarne una gran quantità, tutta io!!!
CHEESECAKES

Ingredienti:
150 gr grissini senza glutine della Biaglut (facilmente sostituibili con qualsiasi tipo di crackers o grissini…)
375 gr. di philadelphia (così è più leggera…)
1 confezione di panna di soia (…anche così rimane leggera? Ai posteri l’ardua sentenza)
un mazzetto di asparagi (non selvatici, sono a dieta ma le cose amare proprio no!)
250 gr. di spinaci freschi
1 confezione di pancetta affumicata (non ho scusanti, light non sono, ma se volete potete evitarli)
60 gr di burro (però con i grissini gluten free, a mio parere, sono risultati un po’ pochini…)
2 uova codice 0 (o come dice la mia carissima pagnottella “di gallina felice”)
foglioline di timo fresco (della mia dolce Claudia, “grazie tesoro!!! ci stava benissimo”)
Tritare i grissini grossolanamente, sciogliere il burro (io al microonde) e mescolarlo ai grissini. Versare quindi in due tegliette piccole (io ne ho usate due rettangolari da circa 20 x 15 cm) foderate con carta forno (forse sarebbe stato meglio bagnarle e strizzarle??? Attendo suggerimenti). Nel frattempo sbollentare in pochissima acqua, dopo averli puliti e lavati ben bene, gli spinaci e nel frattempo cuocere al vapore gli asparagi (sempre prima puliteli, togliete un po’ di buccia dura da sotto e lavateli bene), (p.s. ora che ci penso ho pure risparmiato tempo e gas… ma quanto sono ecologica!!!). Quindi mettete in una terrina la metà della philadelphia, della panna, un uovo, un pizzico di sale e frullate. Quindi versate sulla base il composto e cospargete con metà pancetta.
Preparate l’altra crema con il resto degli ingredienti con gli asparagi, tranne 6 punte, che servono da decorazione. Quindi infornate a 180° per una ventina di minuti. Consumate a temperatura ambiente.
Sono state portate a cassa di amici il 25 aprile e hanno gradito moltissimo, ma quella che è piaciuta (ma solo leggermente) di più, è stata quella agli asparagi.
Con queste due torte partecipo al contest di Imma di Dolci a go go che scade il 22 maggio!
[contest3.jpg]
A presto
Stefania Oliveri

I calamari “fritti”, ma dietetici…

Mia mamma dice sempre che “se una getta un osso ad ogni cane che abbia…” non ci si arriva più! E così io metto in pratica questo detto anche a casa mia, perché se io dovessi accontentare le esigenze di tutti i nostri palati, da noi si mangerebbero soltanto patatine fritte, crostacei e cioccolato (e metterei tutti d’accordo). Perché fra la mia intolleranza al glutine (ed una grossissima fetta di alimenti è eliminata), la mia repulsione verso tutti i formaggi non bianchi e non morbidi (ebbene sì, sono una razzista verso i formaggi di “colore”… anche quelli giallino pallido pallido), il mio controllo delle calorie, per cui niente fritture e cibi complicati, l’avversione di tutti e tre i miei figli verso tutti i legumi, i pesci e la carne (be’ anche io verso quest’ultima, se non super condita… io sarei votata al vegetarianesimo spontaneo), l’intolleranza (alimentare) di mio marito verso aglio e latte, l’antipatia del cucciolo verso tutti i cibi arancioni, verdi e viola… mi resterebbe poco da fare. Ecco anche perché è nata la mia passione per il cibo, oltre perché amo in maniera smisurata mangiare, cerco di trovare alternative che mettano d’accordo un po’ tutti. Devo dire che raggiungo sempre… scarsi risultati, ma quando ho fatto questo piatto ho proprio messo tutti d’accordo e io sono stata felice. Meditate gente (alias marito e figli), ci vuole davvero poco per rendermi contenta (… a parte a un gioiello serio, una vacanza al mese e una villetta a Sferracavallo… mi accontento di poco io!!!)
CALAMARI AL FORNO CHE SEMBRANO FRITTI

Calamari
pangrattato di mais (così vengono ben croccanti e dorati)
olio extravergine d’oliva (pochissimo)
sale
limoni
Lavate bene i calamari e tagliateli a rondelle. Quindi irrorateli con pochissimo olio e passateli nel pangrattato. Metteteli in una teglia con carta forno e salate. Infornate a 180° per 20 minuti.
Servite ben caldi con fette di limone tagliate a quarti.
Sembrano quasi fritti, ma sicuramente sono un po’ più light… Qui la foto di quelli fritti (ma passati nella farina di riso…)
A presto
Stefania Oliveri

Lo sfincione palermitano gluten free e uan errata corrige

Una amica, una cara amica, organizza un contest bellissimo, ma che ha come protagonista lo sport guardato in TV… Il fatto è che io non guardo più la televisione, ma soprattutto a casa nostra non si guardano sport alla televisione. Niente, nada, nothing, nicht, nemmeno i mondiali, nemmeno quando gioca l’Italia… Famiglia strana, la mia, lo so! Composta da soli uomini che non guardano lo sport in tivvù! Da noi lo sport si fa, o meglio lo fanno, perché io sono l’antisportiva per eccellenza, almenoché per sport non s’intenda anche “passare da un negozio all’altro senza distinzione di sorta (le malelingue lo chiamano shopping…)”, “allenare l’ugola anche con le pietre”, “sfogliare una rivista”, “leggere un libro” (anche se rientra nella categoria ginnastica passiva), “accompagnare (ma rigorosamente a piedi) il pargolo n. 3 a destra e manca” e sorvolo su tutti i lavori domestici compresa la spesa in 5 supermercati diversi e due/tre mercati … ma se rientra nelle attività sportive, anche questo, non lo guardo alla TV! Però gli esseri normali (cioè tutti gli altri), cioè i palermitani, da quando la squadra del Palermo è salita in serie A, si organizzano e non c’è partita che non si guardi rigorosamente in compagnia e contornato da relativo “schiticchio” (anche se la partita è alle tre del pomeriggio, il palermitano, per sua indole, deve mangiare!). E che si mangia in queste occasioni? Il palermitano raffinato ormai si è convertito alla pizza, ma il palermitano doc, quello verace, quello che la partita la vede insieme a tutto il parentado, compresi i cugini di 3° grado (incontri inclusi), il vero palermitano, dicevo, mangia lo “sfincione”! Cos’è lo sfincione???? Lo sfincione è una pizza (o quasi) molto più alta, condita con cipolla fritta (ecco perché il raffinato dice di non mangiarlo, ma lo mangia pure lui… ma di nascosto), pezzetti di pecorino, pomodoro ‘ngranciato (e come si traduce questo???), “mollica atturrata” (pangrattato abbrustolito con l’olio) e parmigiano o grana abbondante… Così, solo per dare onore alla mia carissima amica, mi sono sacrificata e l’ho preparato naturalmente (e “naturalmente”) gluten free!

SFINCIONE

(Scusate la pessima foto, ma è stata fatta appena sfornata ieri sera e poi… non n’è rimasta…)

Ecco gli ingredienti:
Per la base
350 gr. di maizena
400 gr. di farina di riso sottilissima (mi raccomando, altrimenti il sapore non è buono!)
un cubetto di lievito da 40 gr.
60 gr. di burro (ma mi pare che la versione verace preveda la sugna…)
15 gr. di sale
450 gr. di latte
Olio extravergine d’oliva
sale
Mescolare le due farine e sciogliere il burro al microonde e mescolare insieme. Stemperare (riscaldare, ma non troppo) il latte e aggiungere il lievito, avendo cura di farlo sciogliere bene. Quindi aggiungerlo all’impasto e lavorare fino a raggiungere una consistenza compatta, ma morbida. Salare. Lasciare lievitare un’ora e mezza al calduccio. Deve diventare circa il doppio. Quindi, riprendere l’impasto, e stendere su una teglia aiutandosi con un po’ di olio. Condire e lasciare riposare altri 40 minuti circa. coperto con pellicola.
Per il condimento:
600 gr ca. di pomodoro pelato
300 gr di cipolla
olio extravergine d’oliva
grana (versione blasfema, perché a Palermo si usa pecorino e caciocavallo, in parte grattugiati e in parte a cubetti)
origano
4 filetti di acciughe (facoltative, ma ci stanno benissimo)
50 gr. di pangrattato (io uso quello di mais perché viene bello croccante)
sale
Tagliare a fettine la cipolla e farla soffriggere con l’olio. Quindi aggiungere il pomodoro, salare e lasciar cuocere per circa 20 minuti. Salare e pepeare a vostro piacere. Far raffreddare. A questo punto stendere sull’impasto lievitato e spolverizzare con abbondantissimo grana, origano, sale e qualche aggiughina sott’olio spezzettata. (Come dicevo, nello sfincione vero, ci vanno anche pezzetti di pecorino -no, errato, è il caciocavallo-… ma io non lo mangio e quindi non lo metto, ma se a voi piace, questa è la morte sua!)
A parte fate tostare il pangrattato con un po’ d’olio e sale e versate sul condimento.
Quindi cuocere in forno caldo a 200° per 20 minuti circa.
La pasta deve essere alta, circa 5 cm dopo la lievitazione e quindi la teglia per queste dosi deve essere circa di 35×25 cm.

La pasta è venuta assolutamente spugnosa, proprio come deve venire, soffice e alta. La mia famiglia (che mi vogliono bene, ma non fino a questo punto) hanno detto che era proprio buono, quasi come quello “vero”… che avranno voluto dire????

Quindi è un grande onore per me partecipare al contest “Il panino con la coppa” di Anna Maria di “La cucina di q.b.
[poltrona_con_pallone_490x170[10].png]
A presto
Stefania Oliveri

Marmellata di limoni e mele per un incontro solare!

Ogni incontro è speciale, perché speciali sono le persone che ho incontrato. Stamattina è toccato a Claudia del bellissimo blog Scorza d’arancia.Un incontro che cercavamo da tempo e finalmente si è concretizzato. Claudia è proprio così come appare nel suo blog, una bellissima persona proprio come lei, con una profondità immensa proprio come i suoi occhi, di una generosità estrema (o “babba”, come dice lei…). Ci sentiamo per metterci d’accordo sull’incontro e a che ci siamo cerchiamo di coinvolgere anche Patrizia e Roberta. Visto che siamo tutte, e dico tutte, a dieta strettissima, Roberta ha un’idea geniale, ci incontreremo in un’erboristeria dove fanno tisane e thè di tutti i tipi e di tutti i generi. Proposta accolta con il plauso di tutte. Claudia mi dice che mi passa a prendere lei a casa mia, così andiamo insieme, e io resto “alluccuta” (stupita) perché non le viene proprio di passaggio, ma è così sinceramente disponibile che accetto volentieri. Purtroppo Roberta, all’ultimo minuto non può essere dei nostri (anche se insieme a Lory è stata presente ed hanno sorseggiato il thè con noi!). Appena ci vediamo ci abbracciamo come se ci conoscessimo da una infinità di tempo. E’ bello trovare nella persona che si incontra proprio ciò che ci si aspetta! E lei è così bella, interessante, eclettica e solare. Mi piace proprio. Arriviamo all’appuntamento e poco dopo arriva anche Patrizia (dimagrita di ben 5 chili!!!! onore alla sua forza di volontà!). Ci sediamo come se ci conoscessimo da sempre, parliamo di tutto senza mai fermarci un attimo (o come dice Claudia “abbiamo bisogno del semaforo…”) e la mattinata vola in men che non si dica. Ci lasciamo per andare a riprendere i nostri pargoli all’uscita dalla scuola, ma già abbiamo parlato del prossimo incontro!
Vi lascio con una marmellatina fatta scetticamente, giusto perché avevo dei bellissimi limoni biologici, ma che alla fine si è rivelata talmente buona, che devo richiedere a mio fratello i limoni per rifarla… perché la marmellata è già finita!!! Due barattolini li ho portati alle due dolci donzelle, perché sebbene a dieta, la mattina due fette biscottate con un velo di marmellata sono concesse… speriamo che piaccia loro come è piaciuta a me!
MARMELLATA DI LIMONI E MELA
1 kg di limoni non trattati e freschissimi (cioè appena raccolti)
1 kg di zucchero (e non storcete il naso oh voi a dieta!)
1 mela
That’s all!
Mettere i limoni punzecchiati con i rebbi di una forchetta a bagno per tre giorni, avendo cura di cambiare ogni giorno l’acqua. Il terzo giorno resuscitateli (scusate, ma ci stava proprio) dall’acqua e tagliateli a fettine sottilissime, con tutta la “scorza”. Io ho utilizzato il Bimby per fare la marmellata (e dopo ho pensato che potevo dare una frullatina ai limoni con lui, sarà per la prossima volta), Comunque ho messo tutti gli ingredienti dentro il Bimby e l’ho azionato a velocità 2 temperatura 100 per 30 minuti. Se vi sembra ancora troppo liquida fatela andare ancora cinque minuti e poi, casomai, altri cinque. Quindi, quando è ancora calda, mettetela in dei barattoli di vetro, chiudete bene e capovolgete il vasetto fino a quando non si sarà raffreddata. Conservare in frigo.
Nella foto ho voluto immortalare la piantina di timo freschissimo che mi ha portato Claudia. E dire che lo cercavo da tanto tempo e non l’avevo mai trovato! Grazie bedda!!!

A presto

Stefania Oliveri

Sgombro panato in leggerezza

Terminato argomento Praga, anche se mi preme sottolineare che Praga condivide con Palermo il suo più grosso problema, “IL TRAFFICO” (Benigni docet!), passo a un argomento piuttosto spinoso (e se leggerete fino in fondo capirete anche perché!) che è la dieta! Dovete sapere che le mie cugine sono magrissime, e poco più grandi di me (io sono la minore delle tre) e il loro impegno nel mantenere la forma fisica tramite una perseverante (per me esasperante) dieta e costatando il loro assoluto odio verso la cucina e tutto ciò che sono pentole e fornelli, mi sono presa un po’ di invidia e ho deciso di mettermi anche io a dieta. Ma, come in qulasiasi situazione, ecco apparire, sul lato sinistro, il mio cattivo angelo, sotto le vesti della mia mamma che cerca di dissuadermi… “vuoi mettere il tuo bel viso rotondo (e anche tutto il resto, n.d.a.) piuttosto che il loro viso affilato (così come tutto il resto, idem), ma incline (dice mia madre) alle rughe???” Sarà? E per un momento (il tempo di mangiare una bomba calorica) ci sono anche cascata… Ma a me sembra della serie “ogni scarrafone è bello a mamma soia”!!!
Quindi ricetta leggera (o quantomeno più light di come l’avrei potuta cucinare, se non fossi stata colta dall’attacco dagli occhi verdi della gelosia…)
SGOMBRI PANATI al forno


Sgombri (uno per ogni commensale), che il pesce azzurro fa bene
pangrattato (io uso quello di mais, senza glutine e molto più croccante!!!)
olio extravergine d’oliva (che è il migliore in assoluto, perché non fa mai male alla salute)
limone (che è a zero calorie!)
sale (poco, altrimenti si trattengono liquidi)
Procedimento:
Dal pescivendolo (questa è un diktat, non lo dimenticate o altrimenti dimenticatevi della ricetta, perché diventa davvero una faccenda molto spinosa) fatevi pulire ben bene il pesce e fatevelo aprire a libro. A casa risciacquatelo ben bene e abbiate l’accortezza di verificare se ci sono ancora spine residue (e nel qual caso la prossima volta cambiate pescivendolo…). Quindi bagnate il pesce nell’olio (o per diminuire le calorie prendete un pennello e spennellate il pesce con l’olio, così ne assorbirà meno) e poi passate ogni pesce sul pangrattato, leggermente salato. Quindi adagiatelo su una placca da forno (meglio se foderata con carta forno) e cuocete a 180° per circa 20 minuti. Servite con fette di limone. La semplicità della ricetta, nasconde una bontà che si son fatti fuori anche i miei figli, notoriamente contrari a qualsiasi pesciolino…E ora un ringraziamento speciale va a Debora per questo meraviglioso premio che mi ha mandato

IV ed ultima parte: PRAGA

E adesso la quarta ed ultima (finalmente, direte voi) parte dedicata a Praga. Ed inizio subito con il cosiddetto PALAZZO BALLERINO (o dancing building) ispirato da Fred Astaire e Ginger Rogers. Palazzo modernissimo letteralmente attaccato ad uno antico. Molto suggestivo!

PICCOLA VENEZIA In realtà in ceco, il quartiere di cui sto parlando, si chiama Malà Strana, che significa “Parte Piccola” ed è il nome con cui venne identificata questa parte della città quando nel 1300 gli abitanti si trasferirono a Nove Mesto, la Città Nuova.
Però venne distrutta da guerre e incendi e solo quando arrivarono artisti e architetti italiani (!!!), il quartiere cominciò ad assumere l’aspetto barocco e rinascimentale che ancora oggi conserva, che la rende come fuori dal tempo. Non ci sono auto e i turisti raramente arrivano agli angoli più nascosti e di sera il quartiere assume un aspetto magico, quasi irreale.

Ma come è facilmente comprensibile viene soprannominata la piccola Venezia perché nella parte che confina con il fiume Modalva i palazzi entrano nell’acqua. Da qui si arriva alla città vecchia tramite il Ponte Carlo…


PONTI: se è vero che Praga è conosciuta come la città delle cento torri, non scherzano nemmeno i ponti sulla Moldava.
Bellissimo e suggestivo è appunto il Ponte Carlo (chiamato così perché fu fondato da Carlo IV – che, detta fra di noi, era un gran bell’uomo-), dove, di giorno, si trovano tanti artisti di strada.

Il ponte tutto in pietra è costellato di moltissime statue

e la leggenda vuole che un desiderio si avveri se si toccano in contemporanea due parti di una stessa statua… naturalmente per quelle piccolette come me, le difficoltà aumentano… così mi sono fatta aiutare da un mio alunno che mi ha sostenuta sul parapetto. Anche l’altra mia collega si è fatta aiutare da un altro mio alunno, che l’ha sollevata talmente forte, che lei, un fuscello leggero, è volata fin sulla statua sbattendo violentemente lo zigomo. Inutile dirvi la sua (dell’alunno) mortificazione … e le mie risa… poi ho aiutato la mia collega dandole qualcosa di freddo da mettere sulla parte… (non vi mostro le foto per decenza…)

SAN PIETRINI Tutta la città vecchia, ma anche Malà Strana è costellata di sanpietrini, cioè piccoli ciottoli che rivestono il manto stradale. Bello, bellissimo e anche a Palermo, una volta le strade del centro storico erano ricoperte di sanpietrini. Ma, se da una parte, donano un asspetto romantico e fuori dal tempo, dall’altra, anche con le scarpe basse, li odierete. Le storte non sono normali e non vi dico quando una sera, ho avuto la malagurata idea di indossare le mie scarpe tacco 12 (e solo 12) … Per farla breve, dopo aver attraversato tutta il centro da piazza Venceslao fino a piazza dell’Orologio, quando sono arrivata sul ponte Carlo, ho deciso che non sarei più andare avanti e così mi sono fermata ad aspettare gli altri che vedessero il fiume di notte… Un collega mi ha aiutata a sedermi sulla balaustra, ma, fra la paura di cadere di sotto (avete presente quanto è alto???) e la mia proverbiale agilità, mi ha dovuto sollevare di peso prima di rischiare di farsi venire un’ernia seduta stante!
SCARPE: di conseguenza vi consiglio le scarpe più comode e basse che possediate!
SEGNALI STRADALI: Ne ho fotografato uno che ho bisogno che qualcuno mi spieghi!

SHOPPING: I prezzi ormai sono esattamente come in Italia, quindi non c’è niente di veramente conveniente. Caratteristici di quei posti sono i granati e l’ambra, ma quello che volevo comprare io costava molto al di sopra dei mille euro…
SPIRITO: caratteristico è il Beckerovka, un liquore a base di alloro, oltra alla birra che è notoriamente più leggera…
SPOSI: ho avuto la fortuna di imbattermi in una coppia di sposi. La loro tradizione vuole che si indossi qualcosa di rosso…

Purtroppo sembrava che cambiassero strada ogni volta che mi mettevo di fronte a loro, per cui le foto non sono venute granché. Posso solo farvi notare che oltre al bianco devono indossare qualcosa di rosso, e che i parenti vanno dietro agli sposi con i fiori, mentre fanno le foto, consigliando loro le pose…

TORRI come non parlare delle torri, visto il suo soprannome?Una per tutte quella delle polveri, così chiamata perché fu usata come deposito di polveri da sparo, si trova nello Stare Mesto e da qui si arriva ad una sala da thè meravigliosissima… se potete andateci!

UOVA: le uova sono un altro elemento caratteristico di questa terra e poi essendo in periodo pasquale ancor di più. Quindi si trovano in qualsiasi bancarella, colorate nelle più svariate maniere, dei più diversi materiali…

VENTO: non c’è stato molto vento, per nostra fortuna, perché quando spira c’è molto freddo… ma ogni volta che dovevo fare una foto, si alzava magicamente. Ecco una dove i capelli sono quasi normali…


Z… z… zeta come: siamo arrivati alla fine del racconto, ma non perché non avrei altro da dirvi, ma perché non vorrei che pensaste che l’intento della cucina fosse scomparso del tutto da questo blog. Per cui vi lascio e la prossima sarà con una ricetta…
A presto
Stefania Oliveri

P.s. Se volete vedere delle belle foto, molto più esaustive delle mie, potete andare qui!

La M di Praga (parte III)

La terza parte è dedicata principalmente ai monumenti che abbiamo visitato a Praga, seppur velocemente…Chissà perché quando si parte con gli alunni si capisce che la cosa più importante nelle città che si visitano sono le bellezze locali… ma non quelle statiche… Se non siete interessati a conoscere la storia di quei pochi monumenti che abbiamo visitato, vi prego comunque di non cambiare blog, ma di andare a leggere la parte (secondo me interessante) sulla movida praghese…

Ma prima un piccolo accenno è doveroso farlo per i:
MEZZI DI TRASPORTO. Essendo un viaggio organizzato abbiamo avuto pochissime possibilità sui mezzi pubblici, però c’è da notare una grande stranezza. Il prezzo del biglietto dell’autobus varia a seconda da dove lo comprate, così vi costerà 20 corone se lo prendete nelle colonne che ci sono alle fermate, ma vi costerà 26 corone se lo acquistate sopra l’autobus… Il biglietto dell’autobus vale anche per la metropolitane, però se lo acquistate nelle macchinette nelle stazioni vi costerà solo 18 corone… Insomma anche in questo poca chiarezza… Discorso a parte meritano i taxi i quali prendevano per trasportarci dall’albergo al centro città 300 corone (e in macchina salivano 3 persone), ma se per caso il taxi era una monovolume il prezzo lievitava fino a 700 corone per 7 posti, quindi 100 corone a testa. Una sera però in un taxi sono saliti solo tre persone, ma il taxista della sera precedente pretendeva 400 corone … abbiamo contrattato con un altro taxista e questo ha accettato di trasportarci a 100 corone a testa. Ergo, bisogna contrattare per tutto!!!

MONUMENTI
La città è stracolma di chiese, palazzi, castelli, musei, ponti e quant’altro, ma noi abbiamo visto soltanto:
Chiesa di San Nicola: in realtà, questa non era inserita nel nostro giro, ma essendo considerata la più bella chiesa di Praga, non ho voluta perderla. Così approfittando di un’ora libera, mentre gli altri si dedicavano allo shopping, io mi sono rifatta gli occhi con questa meraviglia. Fra l’altro, se ricordate la mia gioia nell’usufruire di sconti per docenti, qui ho provato una gioia intensa nel pagare la metà del biglietto dicendo che ero insegnate. Ma non vi preoccupate perché comunque l’ingresso è comunque poca cosa!


E’ una chiesa barocca, costruita nella seconda metà del Seicento, quando cioè il Rinascimento stava lasciando il suo posto al Barocco ed è considerata una delle espressioni più valide del Barocco in Europa… e io me la dovevo perdere???? Effettivamente, entrando si ha un’impressione di maestosità e opulenza tale da lasciarti senza respiro, con l’uso smodato di materiali pregiatissimi come marmo, oro, legno intagliato (della precedente chiesa di San Nicola del 1200 si cui era sorta questa) e affreschi. La cosa più stupefacente (no, non è la cosa più stupefacente, ma la più impressionante sì) sono quattro immense statue che reggono la cupola, che sono i quattro padri della chiesa Ortodossa: San Cirillo d‘Alessandria, Giovanni Crisostomo, Gregorio di Nissa e Basilio il Grande.

Chiesa della Vergine Maria Vittoriosa: in questa chiesa invece si trova il Bambino Gesù, simbolo stesso di Praga, che fu portato qui dalla Spagna da una una nobildonna. La piccola reliquia si tramandava da madre, in figlia, ma si racconta che la donna non poteva avere figli. Finalemente all’età di 40 anni procreò, ma un maschietto, così la donna donò la statua all’ordine dei Carmelitani. Il bambino possiede un armadio degno di una regina e le suore si occupano di vestirlo secondo il periodo liturgico (essendo poco prima di Pasqua era viola).

Palazzo Reale:
Il Castello di Praga ha attraversato uno dei suoi momenti di massimo splendore durante il regno di Carlo IV (1346-1378) diventando sede del Sacro Romano Impero. Il Palazzo Reale venne riedificato, le fortificazioni rafforzate e fu dato inizio alla costruzione della Cattedrale di San Vito seguendo lo stile della cattedrali gotiche francesi di quel tempo.
L’ingresso e la Prima Corte
La visita al Castello richiede almeno un giorno e noi invece ci abbiamo speso appena mezza giornata… quindi praticamente è stata una corsa all’interno di questo complesso fra una pioggierellina fine, ma insistente e un freddo rigido. All’ingresso principale ci sono le guardie le cui uniformi non sono costumi storici, ma sono stati disegnati da Pissek, il costumista del film Amadeus, dedicato a Mozart che a Praga visse per alcuni anni. Il cambio della guardia c’è ogni giorno, alle 12 ed è piuttosto surreale, soprattutto se si è visto quello di Londra….

L’ingresso del Castello è decorato con le statue gigantesche che rappresentano la Gigantomachia.

La Seconda Corte
Superato l’ingresso si entra nella Seconda Corte attraverso la splendida porta barocca. Sulla destra della porta si trova la Cappella della Croce, con bei interni fatti decorati con affreschi e oro. La parte più interessante della Seconda Corte è la Galleria Rodolfina che si trova sulla sinistra, che noi però non abbiamo visitato. Accanto alla galleria c’è l’ingresso dell’immensa Sala Spagnola. Qui le foto si possono fare solo se si paga il dazio!
La Terza Corte
Attraverso il passaggio ad archi si entra nella Terza Corte e subito ci si trova davanti la Cattedrale di San Vito, inglobata proprio nel Palazzo Reale quasi a volere indicare l’unione tra potere temporale e potere spirituale.


Dentro, colpisce soprattutto l’altezza della navata, ma il gioiello della Cattedrale di San Vito è la Cappella di San Venceslao, principe della dinastia dei Premyslidi ucciso, nel 939, dal fratello pagano Boleslav il crudele e Santo protettore della Boemia. Questa cappella, concepita come uno scrigno, ha nelle sue pareti dorate più di milletrecento pietre dure di Boemia incastonate, che fanno da corona ad affreschi del XIV secolo narranti la Passione. La tragedia di Venceslao, è rappresentata in oro e azzurro. La Cappella dell’Incoronazione, vietata al pubblico dal 1867, conserva i gioielli della Corona boema, come la corona d’oro di san Venceslao, che comprende preziosissimi zaffiri. Al centro del cortile della Terza Corte c’è una bellissima riproduzione della statua che raffigura San Giorgio e il Drago. Proprio di fronte alla statua c’è l’ingresso del Palazzo Reale che conduce nell’immensa Sala Vladislao. Le volte sono immense e splendidamente illuminate da enormi vetrate rinascimentali. La sala è talmente ampia che vi si svolgevano all’interno dei giochi a cavallo. Sulla destra della Sala c’è l’ingresso per un’altra sala, importantissima per la storia ceca e di tutta Europa. È la Cancelleria di Boemia dove, nel 1618, avvennela famosa Defenestrazione di Praga, ad opera di alcuni nobili, che infuriati per la perdita dei privilegi, scaraventarono dalle finestre i governatori cattolici che rappresentavano il Re Mattia. Si dice che sopravvissero perché caddero sull’immondizia delle cucine del Castello.

La Basilica e il Monastero di San Giorgio
Dalla Sala Vladislao si accede alla Piazza di San Giorgio, entrando nella Quarta Corte su cui si affaccia uno dei monumenti più belli di tutto il Castello: la Basilica e il Monastero di San Giorgio. Nella cripta si trova la statua di Santa Brigida con il ventre pieno di serpenti. Inoltre si trova anche la statua di Santa Ludmilla, nonna di Venceslao (quella strozzata dalla nuora, per intenderci).

Le Torri e il Vicolo d’Oro
Superato il complesso dedicato a San Giorgio girando a sinistra si raggiungono le Torri di Dalibor e delle Polveri e il Vicolo d’Oro, dove si dice abitassero degli alchimisti che cercavano di cambiare il ferro in oro. E formato da piccolissime case basse, che adesso ospitano negozi di souvenirs e birrerie. Piazza dell’orologio:
Una piazza contornata da numerosi edifici storici, dove al centro si trova un mercato permanente con bancarelle che vendono souvenirs per turisti e anche cibo caratteristico. Una speciale attrattiva turistica è rappresentata dall’orologio astronomico, nel quale appaiono tra le 9.00 e le 21.00 le figure dei 12 apostoli e in cima alla torre un uomo in costume suona una tromba. Ogni ora un numero impressionante di persone si raduna davanti alla torre per assistere alla scena.

Prima di arrivare al Castello si passa dalla piazza del Loreto, che prende il nome dalla Chiesa che vi si trova. Il Santuario di Loreto, luogo di pellegrinaggio del mondo cristiano, ha il suo centro nella “Santa casa”, una copia esatta di quella che si ritiene sia stata la piccola casa della Vergine Maria a Nazareth dove l’arcangelo Gabriele le annunciò la nascita di Gesù. Il modello della Santa Casa è ricalcato su quella del Loreto italiano, che, si narra, gli Angeli trasportarono dalla Palestina. Questo fu fondato nel 1626 con la Santa Casa voluta da una nobile dama di una ricca famiglia ceca, e realizzata da un italiano. Non vi dico la bellezza e la ricchezza! Al piano superiore, poi, si trova il tesoro di Loreto, che raccoglie pezzi di valore inestimabile fra cui dei calici e degli ostensori tempestati di pietre preziosi e brillanti accecanti. Inoltre la fondatrice donò al Santuario il suo preziosissimo abito nuziale (visibile solo in un quadro), perché andata in sposa a 40 anni ad un uomo molto più giovane di lei (di circa 20 anni), la Vergine facesse durare il suo matrimonio. Non è dato sapere se la sua preghiera fu esaudita. Inoltre si trova la statua di una donna barbuta in croce, che si racconta non volesse sposare un pagano, per cui chiese il miracolo a Dio che le fece spuntare la barba. Naturalmente il pagano non la sposò e anzi la fece crocifiggere (forse non conosceva il detto “donna barbuta, sempre piaciuta…”)

MOVIDA
Discorso a parte merita la vita notturna.


Numerosissime sono le discoteche e i P.R. Che le propongono agli studenti, organizzando dei pullman che li prendono in albergo, li accompagnano in discoteca e poi li riaccompagnano in albergo dalle 2 alle 3 (di notte). L’ingresso ai professori è gratuito e perfino di offrono un privèe e una bottiglia di champagne (pessimo e caldo) dove stai ad aspettare che i tuoi alunni ballino. Noi siamo andati al “5 piani” un locale vicinissimo al Ponte Carlo, fatto appunto di cinque piani dove si suona musica diversa. So, però, che ci sono altre discoteche migliori (mi sono sentita in un locale anni ’70 un po’ squallido, almeno dove c’era il privèe era così…), ma noi non siamo andati…


I pub, invece hanno un’apparenza piuttosto normale, ma sotto ogni locale si trova un piano dedicato a lap dance e spogliarelli… Noi ce ne siamo accorti assolutamente per caso, perché proprio in quel locale dove il cameriere è stato piuttosto sgarbato, la mia collega, dovendo utilizzare il bagno è scesa nel piano sottostante, scoprendo il secondo locale… Abbiamo cercato di non far trapelare la cosa, ma certo non potevamo impedire agli alunni di andare alla toilette! E così il primo che è sceso ha avvertito tutti, provocando il pellegrinaggio al bagno di tutti gli altri. Io, ero troppo arrabbiata e avevo i piedi troppo doloranti per far prevalere la mia curiosità e quindi non ve ne so parlare, ma i miei alunni mi hanno solo detto “prof., scandaloso”! Che avranno voluto dire?

Alla prossima e spero (per voi) ultima puntata.Stefania Oliveri

Praga, parte II

Ed eccoci alla puntata numero due su Praga.

DOLCI: anche questi per me sono stati proibiti perché tutti rigorosamente a base di farina, ma mi hanno assicurato che sono buonissimi. Per strada poi potete trovare chi fa la cialda (tipo wafer) e un dolce che assomiglia alla treccina che viene cotto girando su un’asta di ferro, tipo pollo arrosto per intenderci.
FUMO: Paese che vai usanza che trovi: praticamente ti fanno la multa se fumi all’aperto al centro storico, ma ti è consentito fumare all’interno di qualsiasi locale… vi rendete conto di cosa significhi per una non fumatrice come me, che finalmente ha ottenuto un po di rispetto dai fumatori, a ritrovarsi immersa in una immensa nube tossica???

GENTE: purtroppo la seconda puntata (e non credo ultima) non comincia bene. Perché se c’è una cosa che mi ha lasciato l’amaro in bocca di questa bella esperienza è proprio la gente! Devo dire che ho trovato una scortesia diffusa fra tutti i praghesi (ok, la maggior parte), che non solo non curano il turista, ma addirittura lo trattano a pesci in faccia! E io che sono la persona più pacifica e paziente del mondo (almeno con gli estranei), mi sono ritrovata a rispondere per le rime più di una volta! Esempi? In un pub, una sera entriamo in venti e sono l’unica che parla l’inglese. I miei alunni ordinano alla bell’e meglio qualcosa da bere e anche noi professori. Il cameriere sbrigativo va via e ritorna con i bicchieri e io, portavoce, gli chiedo se ci sono delle patatine fritte. Già mi guarda spazientito e mi risponde con un secco “NO”. I miei alunni, però vorrebbero mangiare anche qualcosa, così gentilmente chiedo i menù, che non ci erano stati portati. Bruscamente ci porge i menù. A questo punto ordiniamo qualcosa da mangiare, e lui ha un atteggiamento come se ce li stesse dando gratis. Porta le cose da mangiare e io gli chiedo (per la mia collega) di portare una acqua tonica… E’ successo il finimondo. Mi ha rimproverata di averlo chiamato più volte, di cercare di raccogliere le idee e ordinare tutto insieme e mi chiede scortesemente se è tutto o lo dovrò chiamare qualche altra volta… Io rimango un istante basita e poi con tutta l’arroganza possibile gli rispondo “I DON’T KNOW!!!” (ok vi aspettavate di più, ma non è nelle mie corde e già questo per me è stata una violenza). E devo dire che sullo stesso stile sono tutti i negozianti e chiunque a che fare con il pubblico. Altro esempio? In albergo ci hanno dato un tesserino senza il quale ci hanno fatto storie per: darci la chiave, per darci una (dicasi una piccolissima) bottiglietta d’acqua (anche a noi professori), per farci entrare al casinò, per prenotare il bowling… ma dico io chi sarebbe tanto pazzo da arrivare fin lì per “rubare” una miserrima bottiglietta d’acqua, per entrare in questo “casinò” come lo chiamano loro, in queste due piste da bowling?????

Certo però la bellezza, tanto decantata, delle donne è reale… e questa che vi mostro è una ragazza del bar del castello (da noi ribattezzata “la castellana”), che un mio alunno (mooooolto gentile) ha detto che mi somigliava (Captatio benevolentiae??? Sììììììììì e ci è riuscito!)… va da sè che non solo ne sono stata lusingata, ma questo mio alunno meriterà qualche punto in più all’esame!!!

GHETTO EBRAICO
La nostra vacanza inizia proprio con la visita al ghetto ebraico, un quartiere molto antico della città dove però la maggior parte degli edifici è in stile Liberty, in quanto nel 1873 il quartiere subì una rimodernizzazione profonda. Qui si trovano: al suo ingresso il vecchio municipio, la cui peculiarità sta in un orologio che gira le sue lancette al contrario per contare il momento in cui arriverà il Messia; due sinagoghe dismesse ora trasformate in musei, fra cui il museo dei disegni dei bambini di Terezin (circa 15.000 bambini soggiornarono lì), molti dei quali defunti, dove fra l’altro sui muri sottostanti al museo si trovano sulle pareti i nomi di tutti gli ebrei cechi e moldavi defunti (impressionante vedere tutte le pareti con tutti quei nomi sopra), il museo di cimeli sequestrati agli ebrei dai tedeschi con particolare attenzione all’arte funeraria e il cimitero ebraico che conserva le tombe dal 1439 al 1787. Le lapidi sono affastellate l’una sull’altra perché per gli ebrei è sacrilegio riesumare le tombe e siccome fino ad allora non era stato concesso loro nessun altro spazio, non potevano che accumulare le tombe e i corpi l’uno sull’altro. Si dice che ne conti circa 12.000 tutti seppelliti nella nuda terra.


I sassolini sulle lapidi, o i bigliettini ripiegati su se stessi e ancora le monetine, sono indice delle preghiere dette per quel defunto.

GIRO TURISTICO SULLA MOLDAVA
Se c’è una cosa che potete evitare tranquillamente è proprio il giro sul battello (almeno il giro da un ora è completamente inutile). Infatti esso percorre un breve tragitto sul fiume che facilmente visibile dai ponti di Praga. Insomma risparmiatevi il prezzo del biglietto.

GUIDA: La nostra guida principale è stata una bella signora, alta e bionda, con un accento spiccatamente ceco e che ci accompagnati per 5 giorni con le scarpe aperte, pure quando ha piovuto. Il sesto, con un sole che spaccava le pietre, anche se i gradi erano comunque pochini, la stessa indossava un paio di stivaloni grigi da cowboy (???). A parte la difficoltà di capire molte delle sue spiegazioni che dovevano piuttosto essere interpretate, la signora ci ha accolti facendo subito un discorsetto su quanto i cechi erano desiderosi di raggirarci. Ecco quindi che ci suggeriva di non cambiare denaro nelle banche dove promettevano di fare un buon cambio, ma poi con le commissioni ci fregavano. Così, lei carinamente si è messa a nostra disposizione per cambiarci ogni euro con 24 corone (invece delle 27 ufficiali delle banche). Fin qui è lapalissiano anche a me, che solo come spenderlo e mai come farlo il denaro, che a lei la cosa dovesse convenire. Così, anche per la comodità, abbiamo tutti cambiato tramite lei. A parte che in molti negozi (forse in tutti) accettano gli euro con un cambio a 25 corone (…), la cosa più fastidiosa è successa l’ultimo giorno, quando le avevamo chiesto (la sera prima) se ci cambiasse le corone in euro e lei aveva esclamato “CERTO!”. Invece, la mattina della partenza aveva sbadatamente lasciato gli euro a casa perché prima era andata dal dottore e quindi il cambio dovevamo farlo all’aeroporto… dove ci hanno dato solo 21 corone ogni euro… Per la serie “non fidatevi dei cechi!”.

INVASIONE RUSSA

Fra i Paesi comunisti appartenenti al Patto di Varsavia la Cecoslovacchia era quella meno allineata, quella in cui la partecipazione popolare aveva portato ad un regime comunista più liberale. Tutto ciò fu molto mal visto da Mosca, la quale dapprima provò con mezzi diplomatici a riportare tutto a posto e poi nel 1968 invase Praga con i carri armati per imporre il suo regime. Seguirono anni di dura repressione. Non valse a niente la forte protesta degli studenti che ad uno ad uno (il primo fu Jan Palach) si dettero fuoco in piazza Venceslao (nella città nuova) affinché il mondo vedesse cosa stava succedendo e si dovettero aspettare gli anni ’90 per trovare l’indipendenza. A simbolo di questa liberazione si trova un manometro dove prima c’era una statua di Lenin, ad indicare come cambia il tempo politico (e non atmosferico) a Praga. E siccome oscilla molto lentamente e a volte si ferma, i praghesi lo guardano con assoluta diffidenza. Fra l’altro c’è da sottolineare che comunque ad oggi non sono contenti della loro classe politica (e questo li accomuna a tanti paesi…) e quindi si teme che alle prossime elezioni i contadini, che sono quelli che sentono maggiormente il peso della crisi economica, voteranno nuovamente per i comunisti… Speriamo solo che non li faccia ripiombare in quegli anni bui…

LINGUA
Il ceco è difficilissimo, per cui col turista si comunica in inglese. Quasi tutti lo conoscono (più o meno). I miei alunni, purtroppo, meno… per cui mi hanno chiamata anche quando dovevano comunicare con qualche gentile donzella…

Fine della seconda puntata e ci risentiamo per la terza…

A presto

Stefania Oliveri