La Torta Amaretto … proprio quello che ci vuole

Vi ricordate del mio alunno e delle sue performance all’Orto Botanico? Be’, devo dirvi, che le cose sono migliorate tantissimo. Da quel giorno tutto è cambiato e adesso si va d’amore e d’accordo. Sì, sì, ho proprio imparato ad ubbidire bene e così lui non si arrabbia più! Che devo dirvi, l’ubbidienza fa miracoli! E infatti adesso non mi lancia più quei fastidiosi anatemi, conditi da fiorenti e variegate parolacce. No, non più amici miei. Anzi adesso mi aspetta per andare in classe e quando io non ci sono rimane tutto il giorno al bar ad aspettarmi (con grande gioia dell’assistente e della proprietaria del bar, che appena mi vedono mi chiedono immediatamente quando è che me lo porto in classe…). Anche lui, appena mi vede, mi viene subito incontro con un sorriso smagliante, mi abbraccia fortissimo (mi stritola sarebbe più adeguato, ma lo fa per affetto, mica per altro), mi ricopre di baci e mi dice “ti voglio bene” con gli occhi languidi. Che ne pensate, non è un bel salto di qualità? Qual è stata la mia strategia per ottenere tal risultato? Per esempio per farlo andare in classe a studiare, per prima cosa gli devo promettere di fargli fare una cosa che gli piace tantissimo, cioè scrivere una lettera d’amore alla sua fidanzata e non chiedetemi il nome, perché ne cambia una ogni quarto d’ora. In ogni lettera, oltre a promettere infiniti baci sulla bocca, di andare in discoteca e di non aver paura di suo padre (???), chiede regolarmente a tutte di sposarlo il 30 ottobre! Fra queste io non sono mai stata e quando, una volta, qualcuno gli chiese se era interessato ad avermi come fidanzata, lui rispose candidamente e molto onestamente, che ero troppo vecchia per lui. Tant’è, me ne sono fatta una ragione, anche se, il mio orgoglio, un po’ ferito ne è rimasto. Poi, però, dopo che abbiamo scritto la lettera d’amore (ormai sono un’esperta di missive e affari di cuori), finalmente si comincia a studiare… solo che, il ragazzo, pretende tutte le attenzioni su di se’ e guai a distrarsi anche solo un attimo, pure per cercare qualcosa da fargli fare… Così, subito, senza nessun indugio mi chiama così “PRONTOOOOOO!?!?!” E, io, che ormai ho imparato la lezione, ubbidiente mi volto verso di lui immediatamente, con gli occhi teneri (anche se a volte un po’ rossi, ma lo spaccio per congiuntivite) gli rispondo. “sì, mio sire?”. E guai a nominare il padre ed una eventuale telefonata per comunicargli la sua disapprovazione nei confronti dello studio, perché, adesso che siamo in sintonia, mi comincia ad urlare un grazie di sfida e promette di tirare banchi per aria. Ma io, che ho imparato, non lo faccio più e per indurlo a studiare ulteriormente devo promettere di fargli chiamare la fidanzata di turno. E inutile dirgli che non conosco il numero (che ci posso fare se non riesco a dire bugie?), lui non vuole sentire ragioni e contro ogni mia volontà, che invece mi imporrebbe, per estrema correttezza, di non promettere ciò che non posso mantenere, devo promettere. E allora si accorda per altri cinque minuti di lavoro… poi, passati questi faticosissimi minuti, mi guarda ancor più languidamente e mi dice “ora basta, sono stanco, ho lavorato troppo per oggi” e io che ho il cuore tenero, cedo! Ora, io mi chiedo, ma quanti minuti in totale riesce a studiare? Ai posteri l’ardua sentenza…
Quindi per festeggiare tutti questi miglioramenti ho deciso che dovevo proprio premiarmi con una torta. Quella più adatta mi è sembrata quella della dolcissima Gaia di La Gaia Celiaca, per il suo nome ispiratore…
TORTA AMARETTO (e a buon intenditor, poche parole!)

Ingredienti
2 cucchiai di fecola di patate
1 cucchiaio di fioretto di mais (quella sottilissima)
1 cucchiaio di farina di riso + quella per infarinare la tortiera (io no perché ho usato uno stampo in silicone)
200 g di mandorle sbucciate (io farina di mandorle)
200 g di zucchero semolato + 4 cucchiai
110 g di burro + quello per imburrare la tortiera (io no perché ho usato uno stampo in silicone)
4 uova codice 0 o 1
1/2 bustina di lievito per dolci
Preparazione
Per la base:
separare le chiare dai tuorli e tenere da parte le chiare per la farcitura.
Sbattere i tuorli con 4 cucchiai di zucchero. Aggiungervi 110 g di burro fuso intiepidito, e per ultima la fecola di patate, la farina di riso, il fioretto di mais e il lievito. Versare il composto in una tortiera da 28cm di diametro e versarvi l’impasto. Ne verrà uno strato piuttosto sottile. Va bene così. E comunque appena cotto sarà morbidissimo.
Se avete le mandorle intere tritarle finemente nel mixer e mescolarle a 200 g di zucchero.
Montare le chiare a neve ben ferma e incorporarle un cucchiaio alla volta al miscuglio di mandorle e zucchero, sempre montando.
Versare il composto così ottenuto nella tortiera, sopra l’impasto, e far cuocere nel forno statico, precedentemente scaldato, a 180° per 40 minuti (come suggerisce Gaia).
Lasciar raffreddare e servire. “Il giorno dopo è pure più buona” asserisce Gaia, ma io dico che è divina!

A presto
Stefania Oliveri

Il mio modesto contributo al pranzo domenicale: TORTA AL LIMONE…

Come promesso vi racconto il sequel della giornata di domenica con lo chef. Se dal mio primo post vi è sembrato che tutto sia stato rose e fiori, vi sbagliate di grosso. Perché, come dice sempre la mia mamma, “ogni rosa ha la sua spina”. E se credete che, siccome non ho cucinato significa che non ho fatto niente, vi sbagliate di grosso 2 (la vendetta… per l’appunto!) Perché, indovinate un po’, a chi è toccato ripulire per bene??? Esatto! Ora è d’obbligo una piccolissima premessa. Io sono una che non frigge… mai… quasi mai! E domenica, mi sono ricordata perché. In ogni caso, ogni volta che comunque decido “volontariamente” di sottopormi a questa pratica, mi rendo conto che in fin dei conti, sono abbastanza brava… No, no, aspettate, non brava nei fritti, quelli no (esattamente come mia madre, e non so se lei lo facesse apposta o meno, ma io devo confessare che mi ci metto d’impegno per sabotare le intenzioni di figli e marito di mangiare ogni sera cotoletta e patatine, notoriamente fritte, i fritti mi vengono davvero male…), ma bensì sono bravissima a limitare i danni degli schizzi dovunque, dell’unto dappertutto, del cattivo odore che si attacca alla pelle (solo ai capelli…) e guai a chi si azzarda a dire che è perché non friggo! Ma quando viene a casa Gaetano, che friggerebbe anche sua madre, e, per di più mette tutti al firrìo (lavoro), forse perché sono maschi e nel loro DNA per contratto c’è scritto sporcizia e disordine, succede il finimondo! Non vi dico quante volte ho dovuto pulire il banco e non vi dico nemmeno, per decenza, fin dove è arrivato il sivo (l’unto)! E così la povera Cenerentola ha dovuto faticare per due giorni e mezzo per riportare tutto alla normalità. Oltre a questa dolce attività, anche questa “volontarissima”, ho anche preparato una torta, rigorosamente senza glutine per me e senza lattosio per Gaetano (perché anche con gli amici non ci facciamo mancare niente!). Ed essendo una bella giornata primaverile (la prima), cosa meglio di una torta al limone? Una torta al limone con gelato di vaniglia!!
L’idea l’ho presa da lei, ma la sua versione prevedeva le arance… ma io solo limoni biologici possedevo e allora zac, l’ho trasformata!
TORTA AL LIMONE LEGGERISSIMA (da meringhe alla panna)

rvita con gelato alla vaniglia
3 limoni non trattati
250 gr. zucchero
2 cucch. Olio assolutamente gentile (io ho usato quello di soia bio)
150 gr. fecola
3 uova codice 0 o 1
1 bustina lievito.
Lavare accuratamente i limoni e pelarli con un pelapatate solo la parte gialla della scorza, facendo attenzione a non prendere anche la parte bianca, che è amarognola. Pelare quindi i limoni a vivo, levare gli ossi e frullare anche la polpa. Aggiungere quindi l’olio, lo zucchero, e infine le uova intere, e far montare bene. Quindi, sempre continuando a frullare, aggiungere la fecola col lievito. L’impasto risulta abbastanza liquido. Versare, quindi in una teglia (io in silicone), infornare a 180 gradi per 40 minuti o fino a quando lo stecchino non risulta asciutto. In ogni caso se la superficie vi sembra che scurisca troppo velocemente, coprite con carta argentata. Io l’ho decorata con zucchero a velo e ho servito con il gelato alla vaniglia. Hanno fatto tutti il bis, nonostante il pienone precedente!A prestoStefania Oliveri

Due antipasti… dicono!

La cosa bella dell’avere per amico uno chef, è che prova i piatti con gli amici! Così, pressoché ogni domenica si va a cenare a casa sua, e tutto, magicamente si trasforma in una bellissima festa, con tanti invitati, che ballano, che cantano, che suonano.
La cosa bella dell’avere una amica che ha un blog di cucina, è che è felice di provare e sperimentare, ma soprattutto che è stracontenta di fotografare e pubblicare ciò che assaggia! E così anche questa domenica Gaetano è venuto a cucinare da noi, con grande plauso da parte dei miei figli, che adorano la sua cucina siciliana, innovata in forme e sapori, ma pur sempre tradizionale. Infatti, mentre sono sempre scettici sulle mie novità (sono troppo delicata e aperta al mondo per loro), si fiondano a capofitto su tutto ciò che cucina il loro idolo. Invece, quando cucina la mamma, anche se fa gli stessi piatti (…), ci sono lamentele e stridor di denti! Vero è che io proprio uguale uguale non cucino, sono meno tradizionalista e i miei figli invece patriottici sono! Comunque ritornando a parlare di cose belle, vi siete mai chiesti cosa ci sia di meglio di cucinare? Sì, indovinato, mangiare senza faticare! E siccome le foto a casa le faccio io, la domenica è trascorsa a guardare i miei uomini messi al firrio (cioè a lavoro) da Gaetanuccio bello, mentre io prendevo appunti, fotografavo e assaggiavo! Addirittura l’omone (mio marito) si è pure bruciato mentre friggeva… Insomma, Santo subito! Per la verità c’era anche una bella femminuccia con noi: Maria Grazia, che ha dato il suo contributo determinante alla giornata (come solo le donne possono fare)! E per compensare la predominante presenza maschile, infine è arrivata pure Giulia (sua figlia) che ha ingentilito i miei pargoli… Insomma, abbiamo passato una giornata fantastica, memorabile, goduriosa e arricchente! E siccome, lo sapete, anche io sono molto generosa, adesso vi arricchisco anche io con le magnifiche ricette del MIO CUOCO!

CURUCU by Gaetano Sampino
ingredienti per 32 spiedini:
500 gr carne tritata (o carne di manzo da tritare con tutti gli altri ingredienti)
1 peperone verde piccolo
1 cipolla lunga
1 uovo
menta
6 pomodorini
basilico q. b.
sale e pepe
curcuma
olio
pancarré tostato
per l’agrodolce
4 cipolle bianche schiacciate enormi
olio
acqua
1 bicchiere di aceto di vino bianco
3 cucchiai di zucchero
Tritare tutto insieme e amalgamare. Impastare come se si dovessero fare delle polpette. Prendere le polpettine e inserire lo stecchino e formare dei fusi (se avete le gentili mani di Maria Grazia è meglio!). Friggere in olio caldo (se non vi bruciate è meglio!).
A parte preparare l’agrodolce. Tagliare a julienne le cipolle e mettere a stufare con l’olio e l’acqua. Non appena appassiscono aggiungere l’aceto e lo zucchero. Fare cuocere fino a quando non evapora tutto l’aceto.
Servire freddo

TORRETTA DI PANELLE CON GAMBERI
(o a paneddaa maritata c’u gamberu)

per le panelle
500 gr farina di ceci
1,5 l d’acqua
sale
pepe
prezzemolo
olio
In una casseruola larga mettere la farina di ceci e aggiungere la metà dell’acqua e amalgamare con una frusta fino a formare una crema ben fluida. Accendere il fuoco e sempre amalgamando con forza, aggiungere il resto dell’acqua fino a quando non si asciuga bene e sembra che un vulcano esploda (come sono poetica!). Stendere velocemente l’impasto su un piano di marmo e tagliare con un coppapasta appena si raffredda o utilizzare il piatto capovolto per stendere l’impasto (però vi servono circa 25 piatti per questa quantità, non dite che non vi ho avvertito). Se però le volete classiche e cioè a rettangoli, basta stendere l’impasto e poi tagliarlo con un coltello. Friggere in abbondante olio di semi o olio d’oliva gentile (e qui si bruciò il marito).
Per la farcia
800 gr gamberi bianchi già sgusciati
8 porri
olio evo
sale e pepe
Lattuga riccia
Lavare e pulire molto bene i porri. Quindi tagliarli a rondelle e fare appassire con olio e acqua in una padella grande. Aggiungere, quindi, i gamberi e far saltare velocemente. Aggiustare di sale e pepe. Far raffreddare prima di usare. Lavare e tagliare la lattuga riccia e mescolare con il composto.
Mettere nel piatto una panella, coprire con un po’ di farcia e coprire con l’altra panella. Servire. Volendo si può aggiungere dell’aceto balsamico ridotto!

Benchè Gaetano dica che sono due antipasti, secondo me vanno benissimo anche come secondi… però fate voi!

Lo chef Gaetano Sampino

E queste sono le altre portate che ci siamo strafogati, ma che vi riservo per la prossima puntata…

A presto

Stefania Oliveri

Non tre piatti, ma ben quattro, gluten free per la Rossa

E finalmente anche io partecipo al gioco di Giulia di Rossa di Sera: creare tre piatti con soli 15 euro.

Io, per adesso, ho pochissimo tempo, praticamente sto a casa mezz’ora a pranzo e poi ritorno la sera verso le nove… inoltre siamo pure a dieta, io e il coniuge. Insomma nessuna condizione ideale per pensare, elaborare, creare, cucinare e fotografare. Quindi ho scelto quattro ricette, fra le ultime che ho cucinato, che sono piaciute al maritino e ho cominciato a fare i conti… Ho scoperto che, nonostante usi farine alternative sempre più costose, farine dietoterapiche estremamente più costose, alla fine dei conti, con l’importo mi mantengo piuttosto bassa. La scelta dei piatti è stata operata infatti fra quelli che non prevedevano uso di ingredienti “costosi” quali ad esempio il pesce, perché pensavo che il prezzo dei prodotti senza glutine avrebbe inciso moltissimo. Così, non è stato! Per cui il totale per questa cenetta per due è di soli 9,00… la prossima volta mi lancio per qualcosa di più chic!
Spero comunque che la semplicità e la bontà di questi piatti mi ripaghi comunque… la tasca, comunque, non l’ha svuotata, e il mio principe azzurro ha apprezzato!!!
P.s. Le foto fanno schifo e me ne scuso, ma non ho tempo per metterli in posa, quindi li ho fotografati tout court e buonanotte!
ANTIPASTO
TORTA BRISE’ CON INTERNO INDIANO

Gli ingredienti sono per 6 persone, perché io ho fatto una torta intera… Poi, calcolo, che servo solo una fetta (ma c’è la possibilità di fare il bis…) e alla fine il costo è calcolato per 1 persona.
Per la pasta brisè
200 g di farina Biaglut 1,90
90 g di burro (io compro quello tedesco da Lidl) 0,40 cent
1 uovo codice 1 , 0,25 cent
20 – 30 g d’acqua
mezzo cucchiaino di sale
Impastare la farina con il burro poi aggiungere l’uovo e l’acqua. Fare la palla e mettere in frigo per 2 ore.
Totale 2,55 a porzione 0,43
Per la farcia
150 g di carne di tacchino tritata (tritata al coltello) 1,50
una confezione di pancetta affumicata 1,00
2 carote 0,20
1 cipolla grande tritata 0,15 cent
un ciuffo di prezzemolo
150 g di cavolo cappuccio rosso tritato (tagliuzzato al coltello) 0,30 cent
1 cucchiaino di sale
3 cucchiai di salsa di ostriche 0,20
100 gr. funghi freschi 0,30
1 confezione di panna di soia (in offerta) 1,00
1 uovo codice 1 0,25 cent
In una padella antiaderente far tostare la pancetta fino a renderla croccante, togliere la pancetta e mettere il tacchino e farlo scottare leggermente. Tagliare a julienne tutti gli ingredienti e riunirli in una ciotola e mescolare bene e lasciar riposare per una ventina di minuti. Quindi mescolare con la panna ed un uovo e infornare a 180 gradi per circa 20 minuti.
Totale 4,90 a porzione 0,82

Primo
Spaghetti al pesto di asparagi, spinaci e mandorle (la ricetta l’ho trovata da Ciboulette)
Gli ingredienti si intendono per 4 persone
320 gr. spaghetti Schaer 2,60 cent
1 mazzo di asparagi 1,50
40 g di spinacini baby 40 cent
50 g di mandorle tostate 40 cent
1/4 spicchio d’aglio (omesso)
40 g di grana grattugiato 50 cent
1 cucchiaino di scorza di limone bio grattugiata
80 ml di olio extravergine di oliva 40 cent
1 cucchiaio di succo di limone
sale e pepe
totale 5,80 diviso due 2,90 a porzione 1,45
Procedimento:
Mondate gli asparagi eliminando con un coltello la parte bianca più legnosa, lavateli con cura sotto l’acqua corrente in modo da eliminare ogni residuo di terra. Fateli cucinare al vapore fino a quando saranno di colore verde intenso e saranno diventati teneri, ma croccanti. Tagliate le punte con un coltello e conservatele da parte. Lavate gli spinaci molto bene e asciugate anch’essi.
Raccogliete quello che resta degli asparagi, tagliandoli in 2 o 3 pezzi con un coltello, e trasferiteli nel boccale del mixer insieme agli spinaci e alle mandorle e la scorza di limone e tritate il tutto, fino ad ottenere una sorta di crema verde piuttosto densa. Unite l’olio extravergine di oliva a filo, dando velocità fino ad ottenere una consistenza omogenea. Aggiustate a piacere con sale, pepe e succo di limone. Aggiungete quindi il grana padano grattugiato
Nel frattempo lessate gli spaghetti in una pentola piena di acqua bollente salata, scolatele quando saranno al dente e fatele saltare brevemente in una padella antiaderente nella quale avrete fatto scaldare il pesto. Unite le teste degli asparagi (io me ne sono completamente dimenticata) e mescolate per amalgamarle. Servite subito nei piatti da portata accompagnando con grana grattugiato a piacere.

Siccome il budget me lo consente e anche la Rossa Giulia ha detto sì, aggiungo anche un secondo. Questo è uno di quei secondi che piacciono a tutti ad adulti e bambini (il che non guassta mai). La foto è ancor peggiore delle altre, ma non lasciatevi scoraggiare perché la bontà non è descrivibile, la semplicità di esecuzione sconvolgente e il prezzo irrisorio.

SALSICCIA PANATA
Per due:
4 “callozzi” di salsiccia (cioè due nodi a testa, per abbondare con le porzioni…) 0,85 centesimi l’uno
pan grattato (io ho usato quello della Biaglut)
Tagliare a metà la salsiccia e passarla nel pangrattato. Quindi adagiare in una pirofila e cuocere al forno per 20 minuti circa. Servire con una insalatina o patatine al forno.
Costo totale 3,40

Infine per il dolce ho pensato ad una torta che è piaciuta tantissimo al maritonzolo e, romanticamente, l’ho trasformata in mono muffins a forma di cuore e la glassa l’ho colorata di rosso (passione), della mia spacciatrice ufficiale di calorie Alessandra di Menù Turistico

CUORI AL LIMONE CON SEMI DI PAPAVERO


6 tuorli codice 1, 1,50
1 uovo intero (come sopra), grosso 0,25
150 g di zucchero semolato 0,10
60 g di farina di riso 0,10 cent
60 g di fecola Cleca 0,03
zeste di 2 limoni bio del giardino di mio fratello
200 g di burro 1,00
60 g di semi di papavero 0,18
mezza bustina di lievito

Totale 3,16 e a porzione 0,53
Mettete i tuorli, l’uovo intero e lo zucchero in una planetaria, in un robot elettrico o in una ciotola (io il Bimby) e montate con delle fruste il composto fino a quando non sentirete più i granelli, cercando di incorporare più aria possibile (come per il Pan di Spagna). Aggiungete, quindi, la scorza di limone, continuando a montare. Quindi le due farine, setacciate e il lievito: incorporatele con una spatola, facendo attenzione a non smontare il composto. Dopodiché, aggiungete il burro morbido e montate a velocità media. Infine i semi di papavero. Infornate a 180 gradi, per una trentina di minuti, con prova stecchino.
Infine preparate una glassa
125 gr di zucchero a velo 0,35
2 cucchiai di succo di limone
qualche goccia di colorante alimentare rosso… ma questo non so proprio quantificarlo…
In una ciotola mettete lo zucchero, il colorante e il succo di limone e cominciate a mescolare, finché non sia pronta la glassa che verserete sopra i muffins!
Tot 4,50 a persona, per due persone 9,00A presto
Stefania Oliveri

Sformato di riso per tante risate

Adesso tocca a me! Ma stavolta vi stupirò con effetti speciali… stavolta poche parole (giusto per risparmiarvi i quattro e oltre post, come li ho dedicati a Praga). Questa volta parleranno le immagini, anche quelle poche, perché sono stata così bene ed ero così felice, che non ho voluto sciupare il momento dedicandomi alle fotografie, ma godendomi secondo dopo secondo (Roby, non ti azzardare a dire a mangiare!!!). Solo, posso dirvi, di aver ricevuto tutto il calore che maggio, di solito, riserva a noi siciliani, da loro, le mie meravigliose amiche.
P.s. E’ vero che ho mangiato tantissimo (ormai mi hanno sputtanata… non posso continuare a negarlo) ed ho fatto pure il bis dei dolci (un pezzettino piccolo piccolo), ma da oggi sto recuperando con un lungo digiuno di penitenza… in attesa del prossimo incontro.

A me è toccato fare uno sformato (un primo) e la “mia” caponata light (qui e qui quella di mele) e io che in genere posto solo dolci, perché penso che chi non è celiaco non faccia dolci senza glutine, mi sono pure spaventata. Ho pensato “ma staranno attente a che sia tutto rigorosamente senza glutine?”, quasi tentata di fare pure io un dolce, per non rimanere senza, all’ultimo minuto. Poi ho deciso di fidarmi e… che dire? Ho fatto il bis! E quando mi ricapita un’occasione così????

La prima foto e l’ultima è l’ottima pasta con pesto e vongole di Patrizia (la prima foto è con la pasta senza glutine al grano saraceno, l’ultima è con la pasta proveniente direttamente da Caserta…); la seconda foto (e mi scuso con Roby per la pessima foto che ho fatto) è lo sformato godurioso di crespelle di riso e melanzane fatto, appunto, dalle sue manine sante; la foto al centro sono (anzi erano, perché le ho finite tutte io) le more del giardino di Patrizia.
Lo sformato mio, quello di asparagi, vi dicevo, seppure bruttino da vedere (è la prima foto in basso), è comunque buono da mangiare (almeno Claudia me l’ha fatto credere, gentilezza o pietà?) per cui vi do la ricetta di questo sformato molto delicato

Ingredienti (per 12 persone)
1 kg di riso
1 mazzo grande di asparagi
1 confezione di pancetta affumicata
mozzarella 1 confezione e mezza)
mezza cipolla
olio assolutamente extravergine d’oliva
brodo vegetale (fatto a casa!)
vino (di ottima qualità)
grana (in abbondanza)
una noce di burro
Pulire bene e cuocere al vapore gli asparagi. Preparare il classico risotto. Tritare la cipolla e dorarla (soffriggerla, stufarla) nell’olio, insieme ai gambi degli asparagi tagliati a rondelle e alla pancetta affumicata. Quindi versare il riso e fare tostare bene. Sfumare con il vino e farlo evaporare tutto, altrimenti vi rimarrà l’amarognolo. Aggiungere il brodo a mano a mano e far cuocere solo per 10 minuti. Quindi levare da fuoco e condire con burro e grana. A questo punto conviene farlo raffreddare un po’. Quindi spennellate una teglia di burro e cospargete di pangrattato (attenzione se un celiaco è presente dovete usare quello senza glutine oppure usare la carta forno direttamente che vi eviterà un sacco di noie). Versare metà del risotto nella teglia e aggiungere la mozzarella tagliata a fettine, Ricoprire quindi con il restante risotto e spolverizzare con abbondante grana. Infornare a forno ad alta temperatura 200/220° per una ventina di minuti o fino a quando non formerà la crosticina croccante sopra. Servire ustionante (almeno a me piace così).
Infine (dulcis in fundo, no?) le meravigliose torte di Roby, Corolla alle fragole e Claudia, Torta fredda allo yougurt, che addirittura ha fatto i biscotti (gli abbracci) senza glutine, pure!!!

Infine, pure i regali ci sono stati. E anche se le foto non ci sono, vi assicuro che sono stati molto graditi. Patrizia, oltre a farci il pacchettino (in realtà erano due sporte grandi e grosse e stracolme) con i resti, ci ha fornito pure di nespole del suo giardino e mandarinetto (qui la sua ricettta, che vi assicuro è ottima), fatto dalle sue dolci manine con i manderini del giardino del suo papà. Insomma cosa desiderare di più??? Un altro incontro!A prestoStefania Oliveri

Cipolle Light dell’Angelo Buono

Ok, lo so, lo state pensando ed è assolutamente vero, sono una copiona! E soprattutto, almeno ultimamente, il mio blog è diventato la fotocopia di Menu Turistico… volete il link? E a che vi serve se trovate già tutto qua? Ok, ok, faccio la brava e lo metto, altrimenti mi potrebbero accusare di plagio e io, proprio una plagiatrice non sono! Intendesi per plagio l’“appropriazione, totale o parziale, di lavoro altrui, letterario, artistico e simile, che si voglia spacciare per proprio” (Dizionario lo Zingarelli, Zanichelli 1999).
“Il plagio (dice qui) “può prendere diverse forme:
– copiare direttamente, parola per parola, il lavoro di un’altra persona, senza l’uso di virgolette e senza un riferimento alla fonte (la fonte può essere pubblicata in un libro o una rivista, o non pubblicata; può essere un documento in rete copiato con la funzione “taglia e incolla”; può essere la relazione di un altro studente, copiata con o senza il suo permesso);
– parafrasare il lavoro di un’altra persona senza alcuna indicazione della fonte;
– presentare una idea innovativa di un’altra persona senza indicare la fonte;
– appoggiarsi al lavoro o alle idee di un collaboratore, facendo passare per un lavoro pienamente autonomo quel che è in parte il lavoro del collaboratore.”
Ma siccome, ormai il link l’ho citato vi dico che questa ricetta la potete trovare para para (uguale uguale), ma proprio identica, spiccicata qui:
le CIPOLLE DI DANIELA (stavolta non solo la musa, ma la fonte!)
a sua volta ispirata “integralmente dall’ultimo numero di “sale e pepe”.
Per 4
8 cipolle bianche
340 g di melanzane a tocchetti
3 pomodori maturi (piccolissima variante io pomodorini facciamo una decina)
un cipollotto
origano
olio extra vergine d’ oliva
un cucchiaio di parmigiano reggiano grattugiato (io grana)
sale
pepe
“Pulite le cipolle, tagliate la calotta superiore e lessate per 10 minuti in acqua bollente salata; scolatele ed estraete delicatamente i cuori lasciando solo i 2/3 strati esterni”.Io, che invecesono cretina e masochista, ho scavato le cipolle prima di lessarle… non vi dico la fatica e i pianti, quindi fate come dice lei! “Soffriggete il cipollotto tritato fine in una padella con 3 cucchiai d’olio, unite i tocchetti di melanzana, i pomodori a pezzetti, alcuni cuori delle cipolle che avete estratto tagliati a dadini un pizzico abbondante di origano, sale e pepe e cuocete a fuoco medio per 15 minuti, mescolando spesso (senza aggiungere alcun liquido n.d.r.). Trasferite le melanzane in una ciotola e mescolate con il parmigiano”. Io ho dimenticato di mettere il grana e l’ho aggiunto alla fine prima di infornare le cipolle. “Distribuite il mix nelle cipolle e sistematele in una teglia unta d’ olio” (poco non preoccupatevi), “conditele con un altro filo d’olio e un altro pizzico di origano e cuocetele in forno già caldo a 180° per 20 minuti”. STREPITOSE!


Tre precisazioni:
1.anche qui, le foto di Daniela sono molto più belle, ma siccome non volevo approfittare pure di queste, e volevo dimostrare di averle fatte proprio io, ho inserito le mie foto…
2.Menù Turistico è scritto da due giovani (ma che dico giovanissime) donne brave, belle e buone, però una è una paladina della nostra linea, l’altra è una paladina… punto e basta (sicuramente non del nostro colesterolo…)
3.Angelo, questa ricetta è tutta per te, come ti avevo promesso!
A presto con altre ricette alla portata di tutti, ma proprio di tutti!
Stefania Oliveri

Spring rolls di riso per lo Spatascio’s Day


Spatascio’s day anche per me! Ma non oggi, quanto meno non solo oggi. E sì, perché all’opera santa di camouflage a cui si dedicano tante di voi, per nascondere gli erroririni, io non ci penso nemmeno a farla. Non sono brava con photoshop, né ho una grossa manualità che mi consente di abbellire un piatto, né ne ho il tempo e la voglia, forse anche perché non mi riesce e allora, a che serve? Per questo voglio dire a gran voce e dichiarare al mondo, ma soprattutto a Muscaria, Alessandra, Daniela e Gambetto, che sono io la vera artista, la vera Picasso dei piatti dolci e anche di quelli salati!!! Certo sono consapevole che una buona mano me la da anche la materia prima che uso… perché le farine senza glutine, sono meno elastiche, più sbriciolose, meno compatte, insomma in una parola meno lavorabili. Ma seppure devo ammettere che la parte da leone la fanno loro, anche io nel mio piccolo, riesco a dare il mio colpo di grazia. Se poi riuscite a frantumare, ma bene bene però, anche del cibo già pronto, come ad esempio le cialde di riso per i famosissimi involtini primavera, allora vedrete che forse riuscirete ad eguagliare il mio capolavoro che vi presento oggi. E’, quindi, senza ritegno, che vi mostro l’ultima (in ordine di preparazione) mia creatura
SPRING ROLLS quasi come Ciboulette
Ing:
150 g di carne di tacchino tritata (anche io l’ho pazientemente tritata al coltello)
5 fettine di bacon (io una confezione di pancetta affumicata)
1/2 tazza di spaghetti di soia reidratati (io non l’ho usata)
2 carote (mia aggiunta!)
3 cipolle verdi tritate (1 grande, dorata)
1/4 tazza di foglie di coriandolo tritate (un ciuffo di prezzemolo)
1/4 di tazza di cavolo cappuccio rosso tritato (tagliuzzato al coltello, circa 150 g)
1 cucchiaino di pepe nero macinato al momento (omesso)
1 cucchiaino di sale
3 cucchiai di salsa di pesce (la mia era di ostriche!!!)
2 spicchi di aglio schiacciati (omessa per il marito!)
15-20 cialde di riso (io una sola confezione ben macinata, si trovano nei negozi di alimenti orientali o da Colantoni – a Palermo)
1/2 tazza di funghi reidratati (io funghi freschi)
Mezzo albume per chiudere (facoltativo, ma io l’ho dimenticato)
Olio di semi per friggere (omesso perché li ho messi al forno!)

In una padella antiaderente far tostare la pancetta fino a renderla croccante, togliere la pancetta e mettere il tacchino e farlo scottare leggermente. Tagliare a julienne tutti gli ingredienti e riunirli in una ciotola e mescolare bene e lasciar riposare per una ventina di minuti.
Passare alle cialde si riso. Ciboulette diceva di bagnare le cialde di riso (una alla volta) per qualche secondo nell’acqua tiepida e di disporre la prima delicatamente sul piano di lavoro in modo da non farla rompere. Io invece ho seguito le istruzioni del pacchetto che diceva di metterne una alla volta in panno bagnato e strizzato e di lasciarla riposare per qualche minuto. Però forse il primo procedimento è migliore. Disporre quindi un cucchiaio di ripieno sul lato della cialda più vicino a sè. Arrotolare dal basso verso l’alto arrivando circa ad un terzo (o un po’ di più) dell’altezza della cialda (o diametro visto che nel “suo” caso erano rotonde e nel mio avrebbero dovuto esserlo!). Ripiegare le cialde dai lati verso il centro, in modo da racchiudere il ripieno, poi continuare ad arrotolare in modo abbastanza stretto. Tutto questo se le cialde sono sane…ma le mie erano spezzettate e quindi ho fatto con molte un lavoro di puzzle… riuscito male. A questo punto, Ciboulette le ha fritte, ma io non ne ho avuto il coraggio, perché mi spaventavo che si aprissero e quindi le ho adagiate delicatamente su una pirofila, le ho cosparse con un filo d’olio d’oliva (ok, non è tanto cinese, ma io siciliana sono!) e le ho infornate a 180 gradi fino a doratura. Servirli tiepidi con un dipping di salsa di pesce o, come nel mio caso, con la salsa di arachidi.

Per la salsa di arachidi (della bravissima Viviana), buonissima!

Due cucchiai di salsa di soia
Due cucchiai di acqua
Un cucchiaio e mezzo di aceto di riso (o di mele, che è ugualmente delicato)
Un cucchiaio di salsa di pesce (ostriche)
Un cucchiaino di zucchero
Due cucchiai di arachidi non salate pestate al mortaio o tritate
(Io ho abbondato con le dosi perché mi sembravano insufficienti)
Tritare le arachidi (come ho fatto io nel mixer) o pestarle al mortaio, mescolarle a tutti gli altri ingredienti e far riposare almeno 20 minuti.
A dispetto della presentazione e della foto, fatta con gli ospiti a tavola che mi insultavano perché volevano assaggiarli… il gusto è veramente ottimo. Quindi qualche suggerimento:
1. comprare le cialde di riso e consumarle subito quando sono ancora sane;
2. comprarle sane;
3. potete non friggerle perché vengono buonissime alla stessa maniera, ma sono più light… se non aggiungete la salsa di arachidi!
4. Andate a vedere da lei per la bellezza delle foto e della presentazione;
5. Infine, sono o non sono io la regina del Spatascio Cook, la Picasso della situazione????


A presto

Stefania Oliveri

Insalata della Musa

Se c’è una cosa che proprio mi rende contenta, è la rete di amicizia che si è creata grazie al blog! Sembrerà poca cosa, ma come dice Polepole, spesso sono le piccole cose quelle che rendono più felici. E se prima mi bastava correre sulla mia bicicletta, col tepore primaverile che mi accarezzava la pelle e il vento i capelli, adesso, in questa fredda primavera, il mio cuore viene riscaldato dall’affetto di tutte voi! In particolar modo sabato scorso, un sabato assolutamente grigio e bigio, si è trasformato in una bellissima giornata grazie a Barbara (di Chez Babs) e a Daniela (di Menu Turistico), che mi hanno dedicato entrambe due bellissime ricette. “Al cor gentile reimpara sempre amore”, diceva il dotto Petrarca… E dopo cotanta dedica, come non potevo io subito ricambiare??? Ben poca cosa, la mia, ma lei, Daniela, è stata la mia musa ispiratrice, in questo tristo periodo di dieta, allietandomelo e rendendomelo più lieve e … gustoso!!! Per il dolce della cara Barbara, aspettiamo chili migliori… Un bacio grandissimo ad entrambe!
L’INSALATA DELLA MIA MUSA (riveduta e corretta, meglio scorretta, da me!)

1 mazzo di asparagi (rigorosamente non selvatici)
spinacini novelli
1 uovo a commensale
rucola
songino
olive nere
olio e sale q.b.
Ho fatto soltanto cuocere a vapore gli asparagi. Ho lavato benissimo gli spinacini e tutte le altre verdure, ho fatto le uova sode. Quindi ho assemblato il tutto nel piatto. Devo dire che per essere un piatto light, mi ha soddisfatto la gola in egual misura di un piatto ipercalorico!
A presto
Stefania Oliveri

Un dolce Lemon Curd gluten free

Ok, se avete problemi di linea (alias siete a dieta e stretta per giunta) cambiate subito, ma che dico, immediatamente blog. Se invece ve ne state fregando della prova costume e avete deciso che metterete il “burquini” (dicesi burquini – dice la mia amica Alessandra – costume coprente, dai denti agli alluci!!!) o, meglio, avete deciso che per le vacanze di questa estate il mare lo vedrete solo col cannocchiale, o ancora, ma qui avete tutta la mia invidia e la mia ammirazione, siete di quelle che hanno il metabolismo veloce e quindi mangiate e mangiate e non ingrassate, allora potete continuare a leggere, perché qui oggi ci si farà molto male… soprattutto a fianchi, cosce e glutei!
E siccome oggi è anche, per inciso, la festa più bella al mondo, che mi riguarda, anche, da un po’ di anni a questa parte, ma che avendo solo maschi non ho, dico, NON HO NESSUNO, che me la festeggi, ho deciso che mi festeggio da sola, o meglio con la mia mamma (“mamma, non è bello avere una figlia femmina che ti pensa e ti fa i regalini???”) e se un regalo devo fare e farmi, deve essere buono o niente! Niente sconti, niente serie B, niente riduzioni, solo un mega, importante, imponente regalo, uno di quelli che quando già solo ci pensi, prendi 6.000 (ho messo il puntino a scansi d’equivoci, ho detto seimila!) CALORIE! E quindi, bando alle ciance, bando ai facili e semplici sentimentalismi, eliminata ogni retorica, ecco a voi
IL DOLCE PIU’ DOLCE PER LA MAMMA PIU’ DOLCE DEL MONDO (mia mamma … ed io!)

Prima è necessaria una piccola (giuro piccolissima) premessa. Non avevo mai assaggiato il lemon curd, ma leggevo in giro della sua bontà, anzi della sua squisitezza. Pensavo io “un dolce al limone, meraviglioso????? No, solo quelli alla ricotta possono essere davvero fantastici” e quindi non mi ero mai convinta a farlo. Poi, mio fratello, mi regala un quintale di limoni biologici e cosa fare??? Il lemon curd! Naturalmente, siccome mi fido di quelle due pazze scatenate di MT e la mia spacciatrice di mega calorie è proprio lei, mentre l’altra, è l’angelo buono che pensa alle mie diete (attendete il seguito e lo scoprirete…), allora sono andata direttamente da loro a vedere e che scopro??? Un lemon curd sano e dietetico!!!! E allora, mi sento perduta e cerco in rete e trovo una ricetta che si avvicina alla loro (solo più calorica!) e fatta col Bimby, qui.

LEMON CURD RIVISITATO E “CORRETTO” (dall’Alchermes!)
Ingredienti
4 limoni bio (buccia, anzi scorza, e succo)
220 gr. di zucchero
3 uova intere e 1 tuorlo
100 gr di burro
Lavare ben bene i limoni e prelevare la parte gialla della scorza evitando la parte bianca. Quindi metterla nel bimby, insieme allo zucchero e tritare a velocità 5 per 20 secondi. Aggiungere il burro ammorbidito al microonde (potenza 450, 50 secondi), le uova e il succo del limone (filtrato). Azionare il Bimby per 7 minuti, velocità 3 ad temperatura 80. E il gioco è fatto. Quindi mettere la crema in vasetti ben puliti e asciutti, tappare e capovolgere il barattolo fino a quando non si raffredda. Conservare in frigo.
Per il dolce:
fragole (io 4 vaschette)
4/5 cucchiai di zucchero
il succo di mezzo limone
e liquore Alchermes q.b. (cioè quanto ne serve per imbibire bene i savoiardi e quelli senza glutine, notoriamente, ne richiedono tanto…)
savoiardi o pan di spagna
Lavare bene le fragole, togliere il cappello e tagliarle a rondelle. Quindi mettere lo zucchero e il succo del limone e lasciar macerare per un po’ (mezz’ora?). Aggiungere quindi l’Alchermes.
Prendere dei savoiardi (io quelli della Schaer), o anche un pan di spagna (meglio se fatto a casa, ma credo che quello al limone di Piaceri Mediterranei sarebbe stato divino) e stendere su una pirofila, bagnare bene con il liquido delle fragole. Stendere quindi una generosa dose di lemon curd e coprire con le fragole macerate, evitando il sughetto.
Rientra nella categoria dolci al cucchiaio, ma non solo perché serve il cucchiaino per mangiarlo, ma perché non potrete più staccarvi dal cucchiaio una volta che comincerete a mangiarlo!


Auguri a tutte le mamme, soprattutto a quelle con solo figli maschi!

E già che ci sono vi lascio il link a questo blog “Mamma Fortunata”, che mette in palio questo libro per festeggiare il suo secondo bloganno
alla fine del silenzio
E stavolta, spero di vincere!!!
E infine, ma non per questo ultimo, partecipo anche io al meraviglioso giveaway di Zucchero e Sale
Scade il 12 maggio!
A presto
Stefania Oliveri

Pavlova crema di limone e kiwi… per me la torta della bontà

Se qualcuno pensa che io sia una donna fortunata, dopo quello che ho scritto nel post precedente, devo proprio smentirlo, perché così non è. Anche se devo confessarlo se per caso c’è una sola eventualità che una cosa non bella accada, 100 volte su 100 succede proprio a me! E così mi capita di scegliere sempre l’unica camicia difettosa in un negozio di gran lusso, di prendere la confezione di panna con una scadenza dopo tre anni, di aprirla e di trovarla inacidita; di riuscire a posteggiare vicino casa dopo due lunghe ore di attesa e di trovare la multa perché la ruota si avvicinava leggermente alla striscia blu; di partecipare a svariati give away (vero Sarah??? vero extramamma??? solo per citare gli ultimi) e non essere sorteggiata! Non solo, anche quando decido di partecipare a un contest con premiazione per le migliori ricette, riesco sempre a scegliere quella sbagliata, perché non vince (altrimenti sarebbe quella giusta!). E vi ho mai detto di quando sono caduta dalle scale della scuola? E non quando ero una studentessa, ma bensì da insegnante! Era il primo anno che insegnavo e quindi ero abbastanza giovane da essere vicina all’età dei miei alunni. Arrivai quasi alla fine dell’anno dopo aver presentato esposto, perché il mio posto avevano pensato bene di darlo a quella dopo di me… dopo un mese di persecuzioni all’impiegata della Provincia, che ogni giorno, quando mi vedeva, le veniva un gran mal di pancia, finalmente mi restituirono il maltolto. Ma, qualcuno non gradì e così il giorno in cui mi dovevo presentare a scuola, arrivai con il piede fasciato e le stampelle per una escoriazione del 4° grado alla pianta del piede, dovuto al cambio di stagione delle scarpe (mai successo prima e mai più successo dopo, nemmeno con le stesse scarpe…). Mi faccio il mio ultimo mese di supplenza fra mille sacrifici. Partivo la mattina alle sei dalla stazione centrale di Palermo, per raggiungere in tempo la scuola a Cefalù. Ahimè, scoprì con terrore che non esistono (o esistevano) taxi in quella cittadina ridente (“è tutto così vicino” mi fu data come risposta) e quindi non mi restò che chiamare a scuola e dire se qualcuno poteva venirmi a prendere … Un santo bidello si immolò per la causa e così non persi la supplenza conquistata con tanta fatica! Passò il mese e gli ultimi giorni di scuola passarono nel trambusto generale di una ristrutturazione. L’ultimo giorno di scuola, mentre scendevo allegramente quelle scale che non avrei più rivisto, il tacco (sempre con il tacco io!) si incastrò in un gradino, facendomi precipitare per ben due rampe… Non vi dico il rumore. Si fermarono pure gli operai… Accorsero tutti i bidelli (grazie a Dio, di studenti, neanche l’ombra), spaventatissimi (forse per il risarcimento che avrei potuto richiedere?) Mi soccorsero in mezzo ad una mia bella crisi di risate isteriche impossibili da trattenere e per forza decisero che mi serviva un bicchiere d’acqua. Mai scelta fu meno indicata. Io cercavo di rifiutare di berla, ma loro insistevano e più io rifiutavo e ridevo, più loro insistevano. Per farla breve, accettai. Mai scelta fu meno saggia. Appena il primo sorso si trovò all’interno della mia bocca, una crisi mi salì dallo stomaco e sentì di non poterla trattenere… Morale della favola: spruzzai l’acqua tutta addosso ai bidelli, che a quel punto mi tolsero il bicchiere dalle mani e mi lasciarono lì a terra. Il bidello misericordioso (l’unico rimasto… altrimenti non si sarebbe guadagnato il titolo) mi disse: “Professoressa, arrivò col piede fasciato e se ne sta andando col piede rotto, meno male che è finita!” Che avrà voluto dire???
E siccome anche la dieta che seguo ormai da un mese, non sta portando i risultati sperati (neanche un chilo ho perso e ho bandito tutti i carboidrati, pane, pasta, biscotti e dolciumi vari, dalla diete), oggi vi posto un bel dolce che ho dimenticato di far partecipare al contest “La torta della bontà”…
PAVLOVA alla CREMA di LIMONE e KIWI
Vi do gli ingredienti come li ha dati Monica Bianchessi su Alice.

Ingredienti:
3 albumi di uova grandi
150 gr. di zucchero semolato
1 cucchiaio di maizena
1 cucchiaino di aceto di vino bianco

Procedimento:
Montare gli albumi a neve con un pizzico di sale. Appena montati aggiungere a poco a poco lo zucchero, poi la maizena, e infine l’aceto. Foderare quindi una teglia (meglio la placca del forno) con carta forno e formare, con gli albumi montati a neve ben ferma, un cerchio lasciando i bordi più alti rispetto al centro. Mettere in forno ventilato a 120° per 2 ore ca. (io l’ho fatto cuocere un po’ meno e dopo la prima ora ho abbassato a 100°… da questo dipende la colorazione della meringa). Quando è pronta, farla freddare e poi preparare la crema e adagiarla sopra.
Per la crema:
1 lattina di latte condensato
¼ litro di panna
il succo di 3 limoni
Mescolare tutti gli ingredienti insieme poi ricoprire la pavlova. Quindi tagliare i kiwi a rondelle e decorare (magari un po’ meglio di come ho fatto io…) la torta. E’ semplicemente fantastica!
Consiglio: la meringa può essere fatta anche il giorno prima, ma bisogna decorarla solo all’ultimo minuto, perché altrimenti può inumidirsi! Però, è buona anche il giorno dopo…. se rimane!