Risotto Corallo Verde … e vediamo se ci riusciamo…

Tengo duro, tengo duro, tengo duro!!! Ancora non posso credere che succederà! Ma per la prima volta in vita mia da quando ho tre figli, stasera, non ci saranno tutti e tre! Andranno a dormire tutti dalla nonna! E io e mio marito saremo liberi di andare prima ad una festa e poi a casa, finalmente, dopo secoli, soli! Riuscirà a non abbattersi un cataclisma, nel frattempo? Ai posteri l’ardua sentenza!

RISOTTO CORALLO VERDE (per 4 persone)
320 gr. di riso (io Flora, sarò monotona, ma quello uso!)
un pacchetto di spinaci già belli e pronti freschi
mezza busta di salmone affumicato
1 cipolla
curry
olio extra vergine di oliva
vino bianco di buona qualità
brodo
burro
parmigiano
polvere di limone
Pelare e tritare la cipolla ed usarne mezza per far saltare gli spinaci con un po’ d’olio. Appena saranno cotti passare al mixer. Usare l’altra metà per il risotto. Quindi versare dell’olio in un pentola e far soffriggere la cipolla (io la faccio stufare, cioè aggiungo un cucchiaio di acqua così risulta più leggero). Aggiungere il riso e lasciarlo tostare. Quindi aggiungere il vino e far evaporare. A questo punto aggiungere il salmone e alcuni mestoli di brodo vegetale (io lo faccio a casa col Bimby) e mescolare di tanto in tanto. Dopo circa 10 minuti aggiungere anche la purea di spinaci e continuare la cottura. Quando è pronto, fuori dai fornelli, aggiungere una noce di burro, il parmigiano e il curry e mantecare. Servire spolverizzandolo con polvere di limone (che si fa come la polvere di arancia, ma con il limone!) A prestoStefania Oliveri

Marmellata mele e lavanda per la “regina della casa”

Per i miei pargoli e anche per mio marito, io sono l’indiscutibile regina della casa. Solo che il nostro concetto di “regina”, ho scoperto, non coincide!
La famiglia mi vede:
1.l’angelo del focolare (cioè cucina e fatica per fare sempre ottimi manicaretti)
2.la fatina sistema ogni cosa (cioè lava, stendi, stira e rassetta la biancheria, che se la lasci sopra il letto è una faticaccia poter andare a dormire)
3.la più bella (cioè vestito di casa e tappine -ciabatte, per gli italofoni– così i lavori si fanno meglio!)
4.la principessa al ballo, quando mi devono sfoggiare (amici e parenti… mica posso far fare brutte figure)
5.la distributrice di… soldi (“mamma, devo fare la ricarica”, “mamma, devo andare al cinema”, “mamma, la partita di calcetto”, mamma, l’hai comprato questo e quest’altro?”)
6.sempre dolce e carina (cioè, “ma perché gridi tutto il giorno come una pazza liberata dal manicomio? Per un paio di scarpe lasciate in giro -alias salone-, le mutande sotto il letto, il bagno in disordine, l’armadio … da un’altra parte, il pallone e lo skateboard all’ingresso?”
Io mi vedo:
1.Servita e riverita…
2.Ok, sola alle Maldive è più semplice!
Quindi ricetta che ho mangiato solo io, perché loro, la marmellata non la mangiano 🙁
(“Suocera, puoi star tranquilla, questo dolce non l’han mangiato…”)
Io invece l’adoro e questa in particolar modo, perché mi ricorda tanto la mia mamma che me la faceva da piccola e io ne mangiavo quintalate. Io, l’ho modernizzata un po’…
Marmellata di mele e lavanda (ebbene sì, l’ho anche io FINALMENTE!)
1 kg di mele (io ho messo le golden)
500 gr di zucchero
il succo di un limone
acqua
1 rametto di lavanda
Io l’ho fatta col Bimby e l’ho tratta d a qui
Sbucciare le mele, affettarle e irrorarle con il succo del limone. Versare lo zucchero nel boccale e coprirlo a filo con acqua. Quindi cuocere 15 minuti 100° velocità 2. Aggiungere quindi le mele e continuare la cottura 30 minuti 100° velocità 1. Aggiungere quindi i fiori di lavanda e lasciare raffreddare qualche minuto, quindi frullare 30 secondi velocità 6. Invasare, chiudere bene e capovolgere. Secondo me doveva cuocere ancora qualche minuto perché è venuta un po’ liquida. Il sapore però è ottimo, anche se forse si possono inserire ancora i fiori di un altro rametto di lavanda.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Gloria di Lavanda in TerrazzaC’è tempo fino al 30 settembre.

A presto
Stefania Oliveri

Mousse di granchio… non per vegetariani… nè per granchi!

Giusto per tranquillizzare mia suocera, per dimostrarle che, ogni tanto, in questa casa, suo figlio e i suoi nipoti, mangiano anche qualcosa di salato…
MOUSSE DI GRANCHIO
da Sale & Pepe, De Turckheim e Le Foll, “Feste d’estate 2.Buffet, cene tra amici e a lume di candela
(Le ricette riescono sempre… ma i colori non sono sempre quelli originali… al prossimo post vi svelo l’arcano…)

Ingredienti (per 8 persone… poco fameliche)

1 scatola da 250 gr. di polpa di granchioalcune gocce di limonealcune gocce di tabascosale e pepe3 cucchiai di maionese (io Calvè)1 cucchiaio di salsa di pomodoro (la mia era appena fatta con pomodori freschi)

un po’ di paprika (mia aggiunta)CrostiniSgocciolare molto bene la polpa di granchio e mescolare con tutti gli ingredienti fino ad ottenere una salsa morbida. Nel libro si suggerisce, se il composto risultasse troppo duro, di aggiungere un po’ di panna, ma io non è ho avuto bisogno. Mettere in frigorifero per almeno due ore e servire con crostini. Una vera delizia!!!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Manuela di La vie delle Spezie sul pesce

E infine, ma non per ultima voglio ringraziare Omini Pasticcini per il bellissimo premio che mi ha passato. Mi sento davvero onorata!

A prestoStefania Oliveri

Quadrotti morbidi e croccanti per risolvere i grandi dubbi sulla fede!

L’unico membro della famiglia che mi da soddisfazioni in quanto amante della lettura è mio figlio, il piccolo (il cucciolo di casa). Non solo è un appassionato lettore di libri anche un po’ avanti per la sua età, ma ha desiderio di conoscere e di leggere anche libri che leggo io, soprattutto quando parlano di bambini. Così, l’anno scorso quando lessi “Il bambino col pigiama a righe”, gli raccontai la storia e gli lessi alcuni tratti salienti. Capitò poi che essendo uscito anche il film, molte scuole programmarono la visione per i propri alunni. Io portati la mia classe, e i miei due figli grandi ci andarono con le loro. A casa non si faceva che parlare di questa storia e di tutti gli annessi e connessi relativi alla seconda guerra mondiale. Stimolato oltre modo, il mio pargoletto mi chiese di poterlo vedere anche lui e così lo rivedemmo tutti insieme a casa. Naturalmente il tutto condito da tante domande, “perché gli ebrei non credono che Gesù sia il Messia” e spiegazioni teologiche annesse e comparazioni fra le grandi religioni…

Un giorno, però, la maestra del pargoletto mi manda a chiamare, perché mi doveva parlare urgentemente di una cosa gravissima e siccome, come tutti i figli dei professori, e i miei figli non fanno eccezione, non hanno nessuna voglia di studiare, non vi dico il mio stato di agitazione, “Cosa è successo?”, “Cosa ha fatto? O meglio casa NON ha fatto, stavolta?”, “Dove ho sbagliato?” e via dicendo, conditi da una serie di sensi di colpa sulla mia inadeguatezza di madre… Arrivata di corsa a scuola, mi accoglie la maestra con un viso fra il preoccupato e l’arrabbiato… Mi preparo al peggio e mi metto nella condizione di chi deve ricevere cattive notizie. Ma la maestra non parla e mi scruta. A quel punto mi sento davvero disorientata e un grande punto interrogativo si dipinge sul mio viso. Comincia a rivolgermi una serie di domande…: “Signora, ma Daniele è adottato?” Sgrano gli occhi! Ma se è la fotocopia spiccicata di suo padre (però gli occhi sono i miei!!!! tiè!) “No, maestra, se così fosse stato glielo avrei già detto”. “Ma di che religione siete? Mi avevate detto di non essere cattolici, ma cristiani sì….”, “sì, maestra, cristiani sì”… “Mi scusi maestra, ma cosa c’entra tutto questo con quello che mi deve dire???” Dunque per farla breve, il mio cuccioletto volenteroso, aveva deciso che non doveva scrivere l’Ave Maria, che era troppo stanco (lui legge, mica scrive), che non ce la poteva fare, ma certo non poteva dare questa motivazione alla maestra, perché, poveretta, si sarebbe offesa e lui ha un animo sensibile e non vorrebbe mai che la maestra ci rimanesse male… e allora che fa? Le dice che lui non crede alla Madonna! “Come????” E’ certo lui è ebreo! “Come???? E tuo padre?” chiede la maestra per prenderlo in castagna. Candidamente il cucciolo risponde di no. Quindi la maestra trionfante, dice, “Allora non è possibile…”, ma lui che intuisce immediatamente la fregatura, sfoggia lo sguardo più innocente e malinconico e dolce che gli riesce e afferma “Ma io sono stato adottato!” La maestra a questo punto spiazzata decide di non continuare e lascia perdere. Ma la bomba è innescata, e tutti gli altri bambini sono lì che lo guardano e che gli chiedono cosa significa, dove era prima, chi erano i suoi genitori, cosa facevano e via di seguito. La fantasia del pargolo n. 3 è fervida, ma da qualche parte deve pur attingere e da dove se non da quel film??? D’altronde non era ebreo uno dei protagonisti? E’ successo il finimondo! I compagni appena arrivati a casa, raccontano tutto alle loro mamme, e quando si trovano a lezione di karate, raccontano tutto al maestro, e a quando si trovano al laboratorio d’arte raccontano tutto alle psicologhe (oh mio Dio!), e via dicendo e la notizia, in men che non si dica si sparge, tutto a nostra insaputa… Sono tutti preoccupatissimi, per cui dopo il primo racconto della maestra arrivano le prime chiamate dalle mamme e i primi interrogatori da parte degli insegnanti dei corsi… Insomma un manicomio! Alla fine si è appianato tutto con la spiegazione, non facile, della situazione… ma adesso tutti ci guardano come marziani: “MA CHE RAZZA DI FILM FANNO VEDERE AL FIGLIO?????”

E allora? Non mi resta che consolarmi (capite perché mangio così tanti dolci???)
QUADROTTI MORBIDI E CROCCANTI alias il tortino croccante di Nigella
Ricetta easy e quick dell’anglosassone Nigella.

300 gr. di cioccolato fondente (io uso le goccine)

125 gr. di burro

2 cucchiai di melassa

125 gr di marshmallows

200 gr di biscotti secchi (io gluten free e siccome ne avevo 125 gr. ne ho messi di meno)

Fondere il cioccolato (tagliato a piccoli pezzi, se non usate le goccine) insieme al burro anche esso tagliato a cubi, al microonde per 50 secondi (o fino a quando non si sia ben sciolto) ad una potenza di 450. Quindi aggiungere la melassa e mescolare bene. Sbriciolare i biscotti (molto terapeutico prendere a martellate il pacchetto sano di biscotti… come suggerisce la stessa Nigella) e aggiungerli all’impasto, insieme ai marshmallows, anche essi tagliati o meglio quelli di dimensioni ridotte (se li trovate). Mescolate il tutto e stendete su una teglia ricoperta da carta forno. Nel frattempo fate sciogliere altri 100 gr di cioccolato fondente con una noce di burro e cospargete sopra il composto, per far fare una bella crosticina croccante. Mettete in frigo. Quando il composto si sarà solidificato (se avete un buon frigo non ci vorrà molto), tagliate a quadrotti e, se volete, cospargete di zucchero a velo.


Questi quadrotti sono perfetti da portare per un picnic. Io li ho portati a casa di amici al mare e hanno fatto furore.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Morena di Menta e cioccolato di Summer Cakes

Infine, ma non per ultimo, un ringraziamento speciale va a Simonetta del blog Glu.fri cosas varias libre de gluten per il bellissimo premio che mi ha passato.


A presto
Stefania Oliveri

Vacherin ai mirtilli … molto casereccia…

Comincio subito col dirvi che non troverete una storia divertente, non vi farete quattro risate e neanche due, quindi se non siete dell’umore adatto andate direttamente alla ricetta, che con questa storia non c’entra niente!
La mia più cara amica si chiama… no, non ve lo dico come si chiama, questa carognata, io, non gliela faccio! La mia più cara amica, da ben 5 lunghissimi anni non è più la mia più cara amica e nemmeno una cara amica e nemmeno un’amica e nemmeno più una conoscente! Diciamo che dopo un anno (un intero anno fatto di 365 giorni) di carognate ho deciso che era arrivato il momento di interrompere ogni altra carognata che potesse farmi. Volete che inizi dal principio? No???? Ma io lo faccio lo stesso! L’estate di 6 anni fa, grazie ad un mio alunno, affittai la casa in un posto di villeggiatura, vicino Palermo, in collina, in un residence. Accanto alla mia villetta ce ne era una vuota e così, prontamente, avvertii la mia più cara amica, quella con cui ci dividevamo tutto (a parte i mariti), quella che consideravo la sorella che non avevo. Così, con mio grande tripudio e felicità, anche loro affittarono la casa e vennero a stare proprio lì accanto a noi! Non vi dico quanto fossi felice io! In quel residence cominciammo a fare le prime amicizie, quindi le prime cene (quando organizzavamo da lei, a casa sua gli adulti, a casa mia i bambini, quando organizzavo a casa mia, tutti da me, grandi e piccini) quindi le serate passate perennemente in compagnia. In questo residence, ahimè, villeggiava anche un magistrato molto importante, con amicizie molto importanti, alcune addirittura star della tivvù (che, però, siccome io non guardo, non avevo riconosciuto e siccome sono pure rinco… non ne ricordavo nemmeno il nome). Tant’è! Mi sembrava, allora, una situazione meravigliosa: la mia migliore amica, tanti nuovi amici simpatici pure se famosetti, tanta allegria. Ma come tutte le cose belle che finiscono, anche quell’estate terminò. Tornammo tutti a Palermo, ma ci continuammo a vedere, a parte il famosetto (che adesso è famosissimo) che tornò nella sua Torino. Certo la frequenza non era più la stessa ma il bel rapporto si era mantenuto. La mia migliore amica, però, cominciò a comportarsi in maniera strana. Non mi chiamava più come prima, organizzava uscite senza di me, ma la cosa più fastidiosa era che se anche ci sentivamo il giorno prima faceva la misteriosa sugli impegni del giorno dopo, e poi il giorno dopo le sue uscite mi diceva che aveva organizzato con questo e quest’altro. Per un anno intero la giustificai. Anche quando il famosetto arrivò a Palermo per la presentazione di un suo libro e lei, incaricata di avvertirmi, non mi aveva avvertito… “Fortuna” volle, che un mio collega, mi chiese se andavo, visto che io lo conoscevo… e così mi presentai alla presentazione con suo (di lei) sommo stupore. Per non parlare che era prevista pure una cena, alla quale ero stata invitata (senza naturalmente saperlo) alla quale io riuscii a partecipare, mentre lei dovette tornare a casa perché non sapeva dove lasciare i bambini (certo se me lo avesse detto potevano restare con la mia baby sitter…) Il fondo, però, fu toccato quando lei organizzò una cena sulla sua terrazza per inaugurarla e invitò tutti gli amici del residence… tranne me! La cena era stata organizzata per il sabato ed io il venerdì (vedi il tempismo!) l’avevo invitata per l’indomani a casa mia. La risposta vaga fu “sono impegnata”! Essendo la discrezione una delle mie qualità, non chiesi oltre. La domenica mattina, però si presentò a casa mia con tutto il ben di Dio di cibo, non vi dico, di tutto di più. Naturalmente la cosa mi stupì e non poco e chiedendole lumi, la sua risposta serafica fu “mio marito mi ha organizzato una cena in terrazza con questo e quest’altro”. Dirvi che non riuscì ad inghiottire un solo boccone, non è esagerato. Tutta l’estate passò in tristezza. Avevo aperto gli occhi su una cosa che non volevo assolutamente vedere! Non risposi alle sue chiamate e quando proprio non potevo farne a meno, non riuscivo ad essere serena. Finì la seconda estate (stavolta del colore di c… marrone). Il mio carattere mi porta a chiudere senza spiegazioni, ma volendo essere sicura di non aver fatto qualcosa di sbagliato io, le diedi l’opportunità di spiegare il suo comportamento. La sua risposta fu più dolorosa di tutto quanto non fosse già successo. Mi disse che per lei era tutto normale e che alla cena non doveva invitarmi per forza. Le risposi che se non doveva invitarmi per forza poteva anche dirmelo il giorno prima invece di fare la misteriosa. Lei continuò a sostenere che fossi una visionaria. Volli ancora credere a quanto diceva e le diedi un’altra chance. La delusione non tardò ad arrivare. Vi ho già detto che se mi insospettisco il mio Sherlock Holmes entra in azione. Così, quando mi disse che aveva cambiato palestra e si era iscritta in una vicino casa di sua madre, capii subito. Telefonai alla moglie del magistrato, che parlò senza legnate. Anzi, non sospettando niente, mi invitò ad iscrivermi pure io, così eravamo tutte e tre insieme. Dopo le prime reticenze, accettai. Non vi dico la sua sorpresa quando mi vide lì a fare ginnastica con loro… A quel punto le informazioni le avevo di prima mano. La moglie del magistrato mi invitava ad ogni cena che faceva, ad ogni incontro che organizzava, anzi mi chiese pure di accompagnarla per case, perché anche lei voleva cambiarla. L’invidia, ahimè, è una bruttissima bestia e lei, la MIA amica, si infastidì alquanto. Cercò in tutti i modi di estromettermi dal trio e organizzava sempre senza di me. Arrivò Natale e a natale si sa siamo tutti più buoni. La moglie del magistrato mi invitò a passare il capodanno con loro, visto che fra l’altro veniva, per l’occasione, anche il famosetto. Devo dirvi che la MIA amica diventò verde alla notizia, ma io prontamente rifiutai perché di passare tre lunghissimi giorni anche con lei non avevo la minima intenzione. Però, mi venne un’idea. Perché non organizzare una mega cena con tutti quanti per riunirsi prima del capodanno a casa mia? Il 28 dicembre vennero proprio tutti, famosetto e famiglia compresa (persino la suocera), tutti, tranne lei.
Da quel momento ho interrotto i rapporti frequenti con tutti, ho lasciato la palestra e ho lasciato a lei l’amicizia con tutti loro, visto che l’unica con cui non voleva condividerla ero proprio io.
Che dire? Ho tenuto il lutto per ben 4 anni e forse a tutt’oggi ne soffro ancora, anche se amicizie da allora ne ho fatte tante e la compagnia non mi manca mai. Ma la mia amica, quella con cui condividevo tutto, quella a cui potevo raccontare le mie sofferenze, quella di cui mi fidavo ciecamente, quella a cui avevo dato tutto il mio cuore, quella non l’ho più e penso che non la ritroverò mai più. E ogni qualvolta il famosetto, diventato davvero famoso, viene qui a Palermo, io non vado a vederlo, perché so che lì ci sarà lei e il solo vederla mi fa soffrire, per tutto quello che siamo state, per tutto quello che non saremo mai più!
Ora, come in ogni blog che si rispetti, si passa alla ricetta, che forse vi sembrerà complicata, ma vi assicuro che non lo è affatto…
Vacherin ai mirtilli, gelato di nutella e vaniglia
Se avete un Bimby, per prima cosa dovete fare il gelato, perché impiega tutta la notte a raffreddare e poi si deve mantecare. Quindi per prima cosa vi dirò come ho fatto il gelato alla nutella, che ho preso da qui
80 gr di nutella,
100 gr di panna fresca (io ho usato quella pastorizzata),
150 gr di zucchero,
400 gr di latte parzialmente scremato (ma avrebbe dovuto essere intero),
4 tuorli
un pizzico di sale.
Versate tutti gli ingredienti nel boccale in cottura per 5 minuti, velocità 4 a 80°. Mettete la crema nel freezer per 12 ore. Prima di servirlo, tiratelo fuori e mantecate il composto per 15 secondi, velocità 9 e poi per altri 30 secondi spatolando a velocità 6.


Per la vacherin (la cui idea è stata mutuata da “Feste d’estate. 2. Buffet, cene tra amici e a lume di candela”, De Turckheim e Le Foll), cioè per il guscio di meringa:
Naturalmente io il guscio l’ho realizzato come una normale pavlova e non come una vacherin (molto molto più difficile) ed ho aggiunto del succo di mirtilli, per far diventare il guscio rosa…
150 di albume
150 g di zucchero a velo
60 g di zucchero vanigliato
2 cucchiai di sciroppo di mirtilli
sale
300 g di panna da montare
due cucchiai di zucchero a velo
Mirtilli
Gelato alla vaniglia
Montate gli albumi (che devono essere a temperatura ambiente) con le fruste elettriche e un pizzico di sale. Appena sono spumosi, continuando a montarli, incorporate lo zucchero a velo, poco per volta finché il composto non sarà sodo e lucido. Versate, quindi, a filo lo sciroppo di mirtillo per colorare la meringa (io ho aggiunto anche un po’ di colore rosso in polvere). Distribuite la meringa in un disco spesso con i bordi più alti rispetto al centro, sopra una placca di metallo coperta da un foglio di carta da forno. Cuocete la meringa a 100° per 1 ora e 30 minuti. Lasciatela raffreddare. Quindi aggiungete il gelato (io consiglio prima vaniglia e poi nutella per un migliore risultato visivo) e fate riposare in freezer per una mezz’ora. Quindi riprendete la base e aggiungete l’altro gelato e riponete in frigo. Montate quindi la panna (dolcificatela con un poco di zucchero a velo), e stendetela con una sac a poche sulla vacherin. Decorate quindi con i mirtilli e delle meringhette che avrete fatto insieme alla pavlova. Per non far congelare la panna, una volta che il dolce si conserva in freezer, Alessandra ha svelato un segreto, che è quello di aggiungere un albume montato a neve alla panna montata, in questa maniera la panna resterà sempre morbida!
Anche se l’aspetto, mi rendo conto, non è dei migliori, devo dire che il risultato finale è davvero buonissimo. Non è detto che dobbiate fare tutto voi, quindi scegliete il gelato che più vi piace e stendetelo sopra una pavlova e il gioco sarà fatto. Se poi addirittura vi fate fare la base dal vostro panettiere di fiducia, la cosa diventerà uno scherzo da ragazzi!

A presto
Stefania Oliveri

Cheese cake ai mirtilli …e il ritorno di formaggio e scarafaggi

Che ne direste se in una calda e umida notte di mezza estate, quando nonostante il fuoco della casa e le zanzare, grazie ad una meravigliosa ventola, che avete capito che è stato l’affare migliore della vostra vita, state dormendo e un bambino di appena otto anni, con fetta di piede 36, si precipita correndo dalla sua stanza alla vostra e voi, che siete mamme, ormai abituate a svegliarvi anche ad un respiro diverso del vostro pargolo, ma a continuare a dormire se fuori c’è il terremoto, vi svegliaste, perché oltre alla corsa il suddetto cucciolo si è pure fiondato in mezzo a mamma e papà, usurpando il vostro posto, mentre dall’altra parte il papà, non solo continua a dormire (e ve ne accorgete perché continua a russare), ma rimane indisturbato dal rumore, dalla presenza, dal caldo e dall’umido, tutto questo nel cuore della notte, alle 4 in punto? E che ne direste se, visto che ormai siete sveglie e c’è un caldo da morire e invece dei canonici due litri di acqua al giorno, li siete riusciti a bere tutti prima di andare a dormire, facendo invidia anche al più esperto cammello, e quindi, dato che ci siete, decidete di andare nel bagno attiguo alla vostra stanza a svuotare la vescica e mentre siete sedute beatamente e felicemente perché almeno tutto ciò è servito almeno a depurarvi, vi trovate di fronte a voi, sul tubo della doccia, non uno scarafaggio di dimensioni normali, ma bensì un mostro di dimensioni spropositate e voi fate di tutto per contenere quell’urlo che sveglierebbe tutto il palazzo, non dico il vostro, ma anche quello alla fine, proprio in fondo in fondo, del vostro quartiere, rovinando inesorabilmente e inevitabilmente il vostro sonno? Io mi sveglio e mi metto a scrivere! E voi?
Ed ecco la ricetta da sogno di una notte (calda e afosa, ma Shakespeare non abitava a Palermo) di mezza estate.
Il dolce che vi propongo è la rielaborazione di una cheesecake fatta da Gaia di La Gaia Celiaca… solo che io non avevo a disposizione tutti gli ingredienti e ne ho realizzata una leggermente più piccola. Di seguito metterò la sua versione e poi la mia.
Cheese cake dell’agriturismo casa Aurora

500 g di mascarpone
500 g di yogurth bianco intero (io ho usato tre confezioni da 170 g di yogurth greco)
5 cucchiai rasi di fecola di patate
6 cucchiai di zucchero semolato
3 uova
1 bustina di lievito per dolci
burro e farina di riso per la tortiera (eventualmente eliminabili se si usa la carta-forno o uno stampo di silicone)
La mia versione:
2 uova piccole (90 gr.)
4 cucchiai di zucchero (85 gr )
250 gr. di mascarpone
250 gr di yougurt bianco intero
8 gr. lievito per dolci
3 cucchiai rasi di fecola di patate
Preriscaldare il forno a 180°. Sbattere le uova intere con lo zucchero e quando sono ben montate, incorporare prima il mascarpone, un cucchiaio alla volta, e poi lo yogurt. Infine aggiungere la fecola e il lievito, mescolando bene. Imburrare e infarinare con farina di riso una tortiera o per evitare questa operazione, usare la carta forno, precedentemente bagnata e strizzata, o stampi in silicone (come ho fatto io) e versarvi l’impasto. Quindi infornare per 30 minuti circa, e poi tirare fuori dal forno e far raffreddare completamente prima di sformarla. Cospargere con la marmellata (fragole, frutti di bosco, frutta rossa insomma), oppure con un coulis della stessa frutta. Io ho usato dei mirtilli in sciroppo. Anche se Gaia assicura che il gusto migliora il giorno dopo, io non ne posso parlare… perché la mia è finita immediatamente.

A presto

Stefania Oliveri

La sfida di luglio: Torretta “fuori” Norma!

Oggi post un po’ sconclusionato… nel senso che ho scritto in preda ad uno stream of conscioussness, guidato dal caldo… Perdonate la confusione dei pensieri…


Quanto son buone queste ragazze, non posso nemmeno dirlo! Non solo hanno pensato anche ad una povera celiaca come me, nel lanciare la loro sfida, ma hanno anche ampliato i margini e sempre per me! IO VI ADORO!!! … un po’ meno, però, la pasta alla Norma… ma questa una sfida è, e io che “adoro” le sfide, mi ci butto a capofitto… anche se la suddetta, necessita di un ingrediente che a me proprio non va giù: la ricotta salata… Ma cominciamo dal principio. Io non amo il formaggio, almeno che non sia bianco e assolutamente insapore. Ma non perché non mi piaccia, io non ne conosco nemmeno il sapore, ma ho un preconcetto atavico che mi fa considerare il formaggio alla stessa stregua degli scarafaggi… Per cui, non vi dico la mia felicità quando ho letto che fra gli ingredienti della pasta alla Norma, questo ingrediente non era obbligatorio…! E allora come fare una Norma senza ricotta salata e senza pasta??? Eureka: il riso. D’altro canto anche la mia pasta è fatta di farina di riso, solo che non ne conserva la forma… Insomma, questa mia Norma, una Norma non è proprio… e allora quale nome potrebbe essere più indicato? TORRETTA DI RISO FUORI NORMA …e anche un po’ light


Ingredienti:
500 gr. di riso
1 cipolla piccola
3 melanzane lunghe e viola
parmigiano
burro
olio
salsa di pomodoro
mozzarella
basilico
cipolla
vino
Preparare la salsa di pomodoro (volendo anche con la bottiglia di salsa pronta. Io l’ho fatta fresca, siamo o non siamo in estate?). Sbucciare e tritare la cipolla e metterla a stufare con un po’ olio e un cucchiaio di acqua. Quindi versare il riso e far tostare. Bagnare quindi con un po’ di vino bianco e lasciare evaporare. Quindi aggiungere due mestoli di brodo di vegetale (anche questo io l’ho fatto a casa…) e lasciare cuocere per circa 8/9 minuti, non di più. Cioè non bisogna far finire la cottura al risotto. Fuori dal fuoco mescolare con la salsa di pomodoro, il parmigiano e una noce di burro.
Nel frattempo avrete già preparato le melanzane: Prima devono essere lavate e poi bisogna togliere la buccia solo a strisce. Quindi tagliatele a fettine di un centimetro e mettetele sotto sale per mezz’ora circa. Quindi le lavate e le asciugate. Le spennellate con olio e le grigliate. In questa maniera avrete un sapore più intenso molto vicino alle melanzane fritte, ma non saranno fritte (quindi le calorie si abbassano). A questo punto componete le torrette. In una placca da forno, con l’aiuto di un coppapasta, adagiate una fettina di melanzana che coprite con il riso. Quindi coprire un’altra fettina di melanzana una e infine con fettina di mozzarella, sulla quale verserete un cucchiaio di salsa. Mettere al forno 25 minuti a 180° in forno ventilato. Sfornare e servire con del basilico fresco.

Con questa ricetta partecipo alla sfida di luglio di Menù Turistico

A prestoStefania Oliveri

Something rEd: Tartare di tonno e fragoline

Rosso. Il rosso non è neanche il mio colore preferito. In fotografia, però di solito, viene molto bene… ma quando ho visto il contest di dElecilousLy ho pensato che io non ce l’avrei mai fatta! Cosa c’è di rosso oltre al pomodoro e alle fragole??? E io non amo la pasta al pomodoro (“ok, sono l’unica italiana, ma non mi piace, la mangio – se la salsa è fatta col pomodoro fresco – ma non mi piace!!!”) e le fragole le mangio, ma solo ben zuccherate. Però, cosa di meglio di un paio di unghia di rosso laccate? That’s all! E allora? Ho cominciato a cucinare, ma niente mi soddisfaceva… fino a quando l’altra sera sono stata invitata a casa del mio amico cuoco… e folgorazione fu!!! In tutti i piatti spiccava un bellissimo rosso!!! Colpita fui, anzi colpitissima! Perché? Perché l’accostamento era fra i miei preferiti, frutta con preparazioni salate… Certo, adesso qualcuno di voi, ma sono sicura nessuna food blogger, penserà che solo una mente malata e contorta può pensare ad un contest di cucina così per lo sfizio di partecipare pure quando si è con amici a fare tutt’altro (cioè oltre a mangiare, ballare, suonare, cantare…) Be’, forse, avete ragione, ma quando io ho visto il suo piatto ho proprio pensato “questo è quello giusto per lei!” E così, oggi, eccomi qui a presentarvelo
TARTARE DI TONNO CON FRAGOLINE DI BOSCO


Niente di più semplice!
Ottimo tonno fresco (di Sicilia!!!)
fragoline di bosco (forse non proprio di Sicilia)
olio
limone (felice del giardino di mio fratello)
sale e pepe
Riducete in tartare il tonno fresco e condite con olio, succo di limone (ne basta poco), fragoline di bosco ben lavate, sale e pepe. Guarnite con la scorza grattugiata del limone.


Quindi è con grande onore che partecipo al primo giveaway di dEleciuoSly
Bannerino 1° Giveaway 2010: “Something rEd” [small size]

A presto

Stefania Oliveri

Un cuore dolce e morbido (G.F.) come la mia mamma

Da quando sono mamma, ho rivalutato, e di molto, le mamme e soprattutto la mia. Da quando sono mamma di tre maschi, poi, ho rivalutato molto anche le suocere… perché per un destino crudele e immeritato, io sempre suocera sarò!!! La mia mamma, comunque, e parlo assolutamente da figlia femmina, è la più bella e dolce al mondo (alzi la mano chi non pensa seriamente questo per la sua mamma) e fino all’età di 10 anni ero convintissima di essere oggettiva. Quando però la mia amichetta del cuore disse che la sua mamma era la più bella e dolce al mondo, mentre io pensavo che brutte come lei non ne esistevano al mondo, capì che, forse, il mio giudizio era “leggermente” soggettivo. Ma, vi assicuro, che se anche mentalmente alla mia veneranda età, so che questo concetto è assolutamente vero e razionale, io continuo a pensare di essere totalmente oggettiva nell’affermare che la mia di mamma è assolutamente e imparagonabilmente la più bella e dolce creatura al mondo!
Oggi è il suo compleanno e anche se so che non vorrebbe che lo sapesse nessuno, io voglio festeggiarla con tutti voi, tanto lei non lo saprà mai (questi i vantaggi di una mamma all’antica poco tecnologizzata). Quindi le porterò il cuore più dolce e morbido che abbia potuto fare. Auguri mammina! P.s. Grazie Claudia per la ricetta!

CUORE DI LIMONI E MANDORLE
Piccolo inciso la torta avrebbe dovuto essere un plumcake.


120 g di farina di mais per dolci (quella superfina per intenderci)
200 g di farina di mandorle
200 g di zucchero a velo
200 g di burro salato (lei non ne aveva e io nemmeno) a temperatura ambiente
3 uova
il succo e la scorza di un limone bio
1/2 bustina di lievito
1 presa di sale
Per la guarnizione
marmellata di limoni
limoncello
granella di pistacchi
Scaldate il forno a 180°C. Lavorate con le fruste il burro e lo zucchero quindi aggiungete la farina di mandorle e poi le uova uno alla volta. Infine il succo del limone e la scorza grattugiata. In ultimo setacciate la farina di mais con il lievito (ma io confesso che non l’ho fatto), aggiungete il sale e poi unite il tutto al composto. A questo punto o imburrate e infarinate uno stampo da plumcake (ma se avete amici celiaci come me fate attenzione a non usare farina 00), o usate uno stampo in silicone (ciò che ho fatto io) o ancora rivestite con carta forno uno stampo (soluzione migliore quando ci sono celiaci nelle vicinanze) e lo riempite con il composto. Infornate per circa 40 minuti.
Se volete, spolverizzate con dello zucchero a velo. A questo punto Claudia, quando il dolce era ormai freddo, l’ha spennellato un velo di marmellata di arance cosparso con delle mandorle a lamelle. Io, invece, avendo della marmellata di limoni fatta dalle mie sante manine, l’ho sciolta in un pentolino con un po’ di limoncello e non avendo le mandorle (che erano la morte sua) l’ho cosparsa con granella di pistacchi. Il risultato di questa torta/plumcake è davvero sorprendente, dolce, ma non dolcissima, morbidissima e aromatica, in una parola meravigliosa … proprio come la mia mamma!!!
A presto
Stefania Oliveri

Una stella verde e preziosa … proprio come me!

Se da un lato vi ho descritto la perfetta signora da club (o come qualcuno, molto più arguto di me, in maniera assolutamente più sintetica, ma anche molto più incisiva, l’ha chiamata) “la sig.ra Briatore & co.”, dall’altro, ho saggiamente taciuto sulla descrizione di un’altra signora: “la sig.ra Pina” ovverosia, la sottoscritta! Ma siccome se c’è una caratteristica che non mi contraddistingue, è la prudenza oltre che la saggezza, ecco a voi un saggio di tale creatura.
La sig.ra Pina si presenta al club con la sua Punto bianca, rigorosamente sporca e ammaccata, stracarica di bambini (ormai ragazzi), borse, palloni, palline, racchette. Cerca rigorosamente di posteggiare all’ombra, perché l’aria condizionata della sua macchina è esattamente come le sue frecce, funziona quando gli va, e siccome per adesso c’è troppo caldo, non gli va! Scende dalla macchina accaldata, arrossata, sudata e trafelata. Si avvia traballante verso la piscina con i suoi trampoli di almeno 12 cm su un lastricato di sanpietrini, che sono stati messi apposta per perseguitarla (esattamente come a Praga)! Siccome trasporta una borsa più grande di lei, ha deciso di comprarsi un trolley… ma molto chic e trendy, tutto dorato con un nome consono alla situazione “Camomilla” (quella che dovrei prendere ogni giorno prima di recarmi in piscina), ma che sui succitati sanpietrini risuona come una locomotiva di altri tempi (leggasi rumore di ferraglia), facendo voltare chiunque si trovi anche ad una distanza di 200 metri. Finalmente arriva agli spogliatoi, dove comincia la ricerca di un angolino dove poggiare tutto l’ambaradan che si è messa addosso: alias vestitino molto leggero marca Cavallo e scarpe con zeppa della medesima marca. A questo punto, visto che al polso non tiene un Rolex, si toglie anche l’orologio, che sennò lascia il segnale. Comincia quindi la vestizione per la piscina: bikini (rigorosamente push up e per giunta rinforzato, per raggiungere una strepitosa terza, coppa… lasciamo perdere!) marca, bene che vada, Yamamay (perché Fisico non mi pare proprio il caso, sarebbe un oltraggio al suo nome…) pareo (abbinabile e non abbinato) Tezenis, infradito più alte che si può! (Piccola, piccolissima divagazione sul tema: ho trovato le infradito più belle al mondo, dorate, così si abbinano al trolley 😉 e con tacco da 8 cm, oltre ogni rosea previsione!!!). Entra in piscina e cerca la sdraio più defilata e all’ombra che ci sia e non perché è solo scontrosa e vuole leggersi il suo santo libro in benedetta pace, o perché il pallore della pelle fa tanto donna nobile d’altri tempi e neanche perché così non le vengono le rughe, o ancora perché così il colore dei suoi capelli già partito male (pure il parrucchiere ci si è messo) non scolorisca, ma perché così evita quelle belle macchiette scure che si vengono a creare sempre nei posti giusti: baffi e pizzo, creando quel suggestivo fascino che tanto ha ispirato un genio a proferire tale frase “donna barbuta, sempre piaciuta”. Quindi, oltre a mostrare una tintarella quasi lunare, la suddetta è costretta a sfoggiare una bellissima visiera para sole (dorata anch’essa, anzi addirittura tutta tempestata da paillettes d’oro, tanto in pandan con la borsa e le scarpe) marca Carpisa, occhialoni da sole stile mosca (però stavolta la marca è buona, mica micio micio bau bau), codina per evitare di sudare. Insomma la trasformazione da signora normale a sig.ra Aliens il passo è breve… Non vi dico quando decide di farsi il bagno in piscina. La signora suddetta, non toglie gli occhialoni e neanche la visiera, ma sopra di essa indossa una cuffia color verde smeraldo (avete presente quanto dona il colore su una pelle, fra l’altro, poco abbronzata? Non per niente un altro genio dei proverbi ha detto “chi di verde si veste di sua beltà si fida”…), che è l’unico colore che i figli non vogliono indossare e per di più con l’elastico liso, così che i capelli (la piega) non si rovinino… ma si rovina sempre e quando finalmente esce dall’acqua sembra che in testa abbia una scopa di quart’ordine. E non vi dico come nuota la sig.ra Pina, che fa di tutto, un giorno sì e uno no, per non bagnarsi i capelli… La testa viene tenuta rigorosamente dritta dritta per evitare contatti con l’acqua, il movimento risulta quindi impedito e la figura diventa … “marrone”!!! Non contenta di ciò, la signora decide di fare acquagim (è pure pagato!), per cui ad ogni schizzo fa la faccia contrita e il collo si allunga e non si sa se le faccia più bene o più male ai muscoli, che invece di rilassarsi, a forza di controllare tutte queste varianti, li contrae. I figli naturalmente non hanno nessuna tata al seguito (e che bisogno c’è se già la madre assomiglia ad una baby sitter venuta dall’est?), non hanno nomi esotici né altisonanti, non hanno costumi di firme (niente Vilebrequin o come cavolo si scrive) e il grande ha pure deciso di pettinarsi i capelli come i peggiori tasci (alias bardasci, buzzurri, burini e quant’altro vi venga in mente), così da fugare ogni dubbio sulla provenienza…
E finisco qui, non perché non ci sarebbe altro da aggiungere, ma già ho detto abbastanza e chi volesse sapere di più, può sempre venire a dare un’occhiata…
P.s. Non a caso ho scelto di pubblicare oggi il post… un caldo e tardo pomeriggio d’estate…

Ricetta. Cosa pubblicare oggi? Ma un buonissimo, caloricissimo e consolatorio dolcetto…

PASTE DI PISTACCHIO (tratta dalla pasta di mandorle di Roby e guidata passo passo, telefonicamente, mentre era in viaggio, direttamente da lei… quando si dice le amiche!!!)

Ingredienti
250 g di pistacchi
250 g di zucchero a velo
6 gocce di essenza di mandorle amare (io non l’ho trovata e quindi l’ho omessa, mentre Roby mi diceva “non puoi, è indispensabile…”)
25 gocce di liquore Amaretto (ok io non so quanto ne ho messe di gocce, so che era un cucchiaio… abbondantino)
35 g di acqua
25 g di glucosio
1 pizzico di cannella

Preparazione
Tritare insieme i pistacchi e lo zucchero nel mixer e frullare finemente. Quindi unire il resto degli ingredienti ed impastare fino ad ottenere un composto morbido ed elastico. Il mio impasto è venuto un po’ troppo morbido (forse ho abbondato con l’Amaretto?) e quindi per non farlo appiccicare dappertutto ho fatto una miscela di maizena e zucchero a velo e ho cominciato a modellare la pasta sopra questa miscela. Quindi con delle formine per biscotti ho tagliato la pasta. That’s all!!! Durano parecchi giorni… se riuscite a non mangiarli 😉
A presto
Stefania Oliveri