Un dolce fiore per un fiore dolce! Torta colomba (anche se non si vede!)

Ho un sorriso da ebete, ancora ora, stampato sul viso… e non riesco a cancellarlo, ma conoscerla è stata una grandissima emozione! E non dite che lo dico per ogni food blogger che incontro… ma che ci posso fare se tutte quelle che ho conosciuto fino ad ora sono davvero speciali??? Questa, poi, è specialissima. Addirittura arriva dal Giappone!
Il nostro incontro non è nato sotto i migliori auspici. Quando io ho saputo che lei veniva qui a Palermo, le ho scritto immediatamente che volevo incontrarla ad ogni costo. (Il suo è stato fra i primi blog che io ho cominciato a seguire e mi piaceva tutta quella calma e quella soavità che traspariva). Lei gentilissima mi risponde che, sì, ha grande piacere a conoscermi, ma che il programma prevede un foltissimo numero di tappe e che le sole ore (pochissime) libere sono la domenica fra le tre e le quattro e il lunedì dopo cena. Mumble mumble! Le rispondo che per me va bene tutto, la raggiungo dovunque e a qualsiasi ora pur di vederla. Il carteggio avviene però con un certo anticipo e io, che sono notoriamente stunata (testa in aria) temo di dimenticarlo. Non lo dimentico affatto e anzi quando arriva la domenica mattina la chiamo immediatamente al cellulare per organizzare l’incontro. Tutto fatto, ci vedremo alle tre al suo hotel, perché dopo devono andare a teatro, lei e 14 giapponesi che accompagna! Non sto nella pelle, organizzo mentalmente l’incontro, il pargolo n. 3 non vede l’ora di conoscere l’ennesima food blogger amica di mamma (“ma come l’hai conosciuta questa giapponese???”) e si prepara con i suoi migliori vestiti della festa! Ma alle 14.30 arriva una chiamata che mi annuncia che la mia mamma è caduta. Oh no! Temo il peggio. Mia mamma minimizza e mi dice di non preoccuparmi, ma lei fa sempre così e questo mi fa preoccupare ancor di più! Corro a casa sua per vedere cosa è successo e la trovo con le ginocchia gonfie e nere, la mano, il mignolo e il braccio gonfi, neri e molli, il viso tutto escoriato e gonfio… Telefono ad Anna e disdico. Anna, deliziosa mi rassicura e mi conforta dicendomi che è tutto a posto e che l’importante che la mia mamma stia bene. Fine della domenica! Grazie a Dio, però, mia mamma non ha nulla di rotto e pur essendo un anziana signora, è arzilla più di me e si riprende velocemente. Così già la sera stessa vedo che migliora di minuto in minuto. La mattina la chiamo per sapere come sta e la sento tutta allegra, il pomeriggio la vado a trovare ed è quasi normale (certo un po’ a chiazze nere violacee, ma son tanto di moda…), così capisco che la sera posso incontrare Anna, perché mia mamma non ha bisogno di me. La chiamo immediatamente e prendiamo un appuntamento per le 10. Il cucciolo non potrà esserci e ci rimane tanto male, ma gli prometto le foto.

Così con un bacio della buona notte si riappacifica! Appena entro nella hall vedo due donne che parlano e una si alza di scatto e mi corre ad abbracciare. Non posso descrivervi l’emozione! Insieme a lei c’è anche Mariella, una ragazza del Forum Peccati di Gola e di Amicizia. Non vi dico quanto abbiamo potuto parlare tutte e tre, delle nostre vite, delle nostre emozioni, dei nostri blog, dei vostri blog e vi assicuro che la sensazione era come di parlare con amiche carissime di amiche altrettanto carissime. E’ incredibile quanto questo mondo assolutamente virtuale, che per molti è solo pura follia, sia invece così reale e così carico di affetto.
Che altro dirvi, che Anna è deliziosa, lo si vede anche dai suoi blog, che è eccezionale lo si vede da quel che scrive e prepara, che è fantastica lo si capisce al primo sguardo. Lei raccoglie in sé tutta la sua meridionalità – è pugliese lei, mica giapponese 😉 -, così solare, affettuosa, genuina e insieme la sua “giapponesità” nella sua dolcezza, nella sua calma e tranquillità. Insomma, meno male che c’è internet, così la sua estrema lontananza, sarà mitigata dell’estrema vicinanza di internet!!!
E ora per festeggiare degnamente un fiore di donna, cosa se non una torta a forma di fiore?
In realtà avrebbe dovuto avere la forma di una colomba… perché il libro da cui l’ho presa la spaccia per una “Colomba profumata”. Io non ho lo stampo a forma di colomba (a buon intenditor poche parole, “amore, idea per un futuro regalo? Una sorpresa infrasettimanale? Un “fiore”?), ma rinunciare alla colomba durante la pasqua proprio no! Questa torta infatti aspetta in archivio da pasquetta perché l’ho preparata proprio per un pic nic fra amici in riva al mare… Il sapore si avvicina proprio alla colomba, ma risulta un po’ asciuttina. Per questo motivo l’ho tagliata a metà e farcita. Devo dire che hanno apprezzato tutti anche dopo pranzo, ma secondo me è perfetta per la colazione.
Ingredienti:
6 uova codice 0 o 1 (cioè biologiche o allevate all’aria aperta!)
75 gr. di fecola
80 gr. di farina di riso
175 gr. di zucchero semolato
1 cucchiaino di lievito in polvere
la scorza grattuggiata di un limone bio

Con uno sbattitore elettrico (io il Bimby) lavorate bene le uova intere con lo zucchero e la scorza del limone fino a farle diventare gonfie e spumose. Questa operazione deve essere fatta a bagnomaria o altrimenti (come ho fatto io) a 37° con il Bimby, finché il composto non diventa tiepido. Quindi lasciate raffreddare prima di incorporare a pioggia le farine setacciate e e il lievito. Mettete in uno stampo (io in silicone, ma per i celiaci è meglio foderare uno stampo con carta forno) e fate cuocere in forno già caldo a 180° per 50 minuti ca. Quando è fredda tagliare a metà e farcire con marmellata (a vostro piacere, io ho usato quella di mirtilli neri) e glassate la superficie con zucchero a velo lavorato con del succo di limone (q.b.). Io ho aggiunto del colorante alimentare rosso in polvere per i petali e giallo e i semi di papavero per il centro.
A presto con nuove ricettine col the matcha! 😉
Stefania Oliveri

Torta al cioccolato e pistacchi per un amore di mamma!

So che adesso qualcuno (se siete buoni, tutti se non siete clementi) griderete allo scandalo, ma io strozzerei il mio pargolo n.1. Sì, proprio lui, l’adolescente. Anzi se proprio devo dirla tutta, in realtà vorrei spezzargli le gambe e tagliargli la testa… forse, solo così potrei risolvere qualche piccolo problemuccio che per adesso c’è fra di noi… E questo solo perché ultimamente c’è qualche piccola incomprensione fra di noi (ad esempio lui non capisce quando dico “NIENTE TELEFONO”, ribattendo che non ho detto anche “NIENTE SCHEDA”!!!, o ancora “METTI GLI OCCHIALI” e lui ribadisce che non ho detto “DOVE METTERLI” e cioè sul naso e non in tasca, e ancora “DIMMI SUBITO DOVE SEI O ALTRIMENTI NON TORNI A CASA STANOTTE” sostenendo che non aveva capito che fosse una minaccia, ma una scelta da fare, e via di seguito…). Che dite è ancora fortunato a possedere ancora entrambe le gambe??? A mia parziale discolpa e redenzione per cotanto istinto violento, che mi frustra in quanto madre, in quanto educatrice e in quanto essere umano, in linea di principio, dedito alla non-violenza (fino a quando non si tratta di lui!), voglio però dirvi che, essendo ieri il suo compleanno, anche se in realtà avrei servito volentieri il suo scalpo su un piatto d’argento a suo padre, nonché mio marito, ho finito per fargli una torta… perché, comunque c’è sempre tempo per ucciderlo e non è di certo, all’ora di pranzo!

TORTA PISTACCHI E CIOCCOLATO


Per la torta
150 gr. di pistacchi sgusciati
250 gr. di cioccolato fondente
150 gr di zucchero
6 uova codice 0 o 1 (quindi di gallina felice o quasi)
150 gr. di burro
1 cucchiaino da caffè di vaniglia bourboun (in alternativa i semi di un baccello, ma vi prego mai la vanillina!!!)

Per la copertura:
100 gr. di cioccolato fondente
30 gr di burro
granella di pistacchi

Far sciogliere a bagnomaria (io lo faccio col microonde) il cioccolato (io uso gocce di cioccolato, ma va bene anche la tavoletta che però deve essere spezzettata) con il burro (meglio anche esso a tocchetti). Nel frattempo sbriciolare i pistacchi. Quindi far montare le uova intere (wow!!!) con lo zucchero e quindi aggiungere il cioccolato fuso e raffreddato. Aggiungere la granella di pistacchio e la vaniglia e mescolare nuovamente. A questo punto travasare l’impasto (molto liquido, ma non vi spaventate) in una teglia. Io uso quella in silicone, ma se dovete cucinare per un celiaco e quindi non dovete avere contaminazioni, è meglio foderare con carta forno uno stampo, altrimenti potete imburrare una teglia e spolverizzarla con della fecola. Mettete in forno caldo a 160° per 1 ora. Prima di guarnire la torta con la glassa al cioccolato aspettate che si sia raffreddata.
Procedete a fare la glassa. Niente di più semplice. Sciogliere a bagnomaria, ma io lo faccio sempre al microonde ad una bassa potenza (300) per 2 minuti, il cioccolato tritato e il burro. Stendete sulla torta e cospargete di granella di pistacchio.
Benché l’impegno profuso sia veramente bassissimo, la torta è strepitosa. Nella nostra famiglia sta quasi prendendo il posto dell’Eletta ed è veramente da “maiala effige”!

Con questa ricetta partecipo alla bellissima raccolta di La Torta Pendente
L'altra Farina - http://latortapendente.blogspot.com Affrettatevi avete tempo fino al primo novembre!!!A presto Stefania Oliveri

Pasta c’anciova in bianco (pasta con acciughe che non si allenano…)

Io ce la sto mettendo tutta, ma proprio tutta. Perché basta con la fama di essere pigra!!! Basta che la ginnastica la faccio fare solo ai polpastrelli per digitare il codice del bancomat o la tastiera per il blog, basta che gli unici muscoli che tengo in allenamento sono le corde vocali! E allora ecco che rientro e di buona lena mi metto a fare l’acquagym, ogni giorno dispari dalle 16.30 alle 17.30! Io sì, che ho forza di volontà! Io sì, che dimostrerò di essere sportiva con tutto il corpo! … ma allora perché ogni lunedì, mercoledì e venerdì dalle 16.30 alle 17.30 succede qualcosa??? Perfino la pioggia (il diluvio di nuovo!), il lavoro (collegi, consigli, riunioni), gli amici, gli ospiti, i malesseri, i pargoli e le riunioni a scuola loro (ma che ci vado a fare? tanto mi dicono sempre le stesse cose: “signora, non si applica abbastanza…”) e quant’altro, si concentrano proprio in quell’ora lì! E poi non dite che son io, eh? Forse sono solo diversamente sportiva e tutto il creato lo sa e si adegua!
E quindi tanto per tenere in allenamento (ma parco, sia chiaro) la cucina, ecco un piatto semplice semplice della nostra tradizione siciliana, ma di una bontà che non appena lo proverete, non potrete più farne a meno. Una sola avvertenza: piace anche ai bambini!
PASTA C’ANCIOVA IN BIANCO (per gli italofoni “Pasta con l’acciuga senza salsa”)

Ingredienti (per 6 persone):
500 gr. di spaghetti
1 spicchio d’aglio intero (ma se vi piace anche due o tre non ci stanno male!)
olio extra vergine di oliva in abbondanza
7 o 8 filetti di acciughe sottolio (ma esagerate pure anche qui!)
pangrattato
sale
Il condimento si prepara mentre cuoce la pasta, per questo è un piatto da fare all’ultimo minuto anche se avete ospiti improvvisi. Mettere a bollire una pentola con abbondante acqua e salare. Non appena bolle, calare gli spaghetti. Nel frattempo versare in una capace padella dell’olio, le acciughe e l’aglio intero. Far dorare l’aglio, facendo attenzione che non bruci e far sciogliere le acciughe. Nel frattempo, in una padella più piccola, mettere il pangrattato, un po’ d’olio e il sale. Far dorare il pangrattato. State molto attenti che non bruci, perché anche se spegnete il fuoco la padella rimane calda e continua a cuocere e quindi il rischio di bruciare il pangrattato è in agguato! Quindi scolare gli spaghetti ben al dente e far saltare nell’olio aromatizzato all’acciuga. Servire con una spolverizzata di “mollica atturrata” (pangrattato abbrustolito).
La ricetta non è a basse di mele, tutte finite per via della dieta (e con qualcosa si dovrà pur fare lo spuntino…), ma lo stesso voglio fare gli auguri di un ottimo bloganno a Kat di “American Pie e … dintorni” per il suo blog bello e fresco, sempre con ottime ricette! Per l’occasione ha indetto un blog candy che scade il 28 settembre 2010… affrettatevi!
Auguri bella!

A presto
Stefania Oliveri

Cotton sicilian cheesecake ovvero la caZZata!

Genesi di un dolce.
L’idea del dulche de leche sopra la cotton japanese cheesecake mi era stata rubata, di conseguenza anche il titolo da “assoluta porca figura” “cotton argentinian cheesecake”. Prostrata dalla mancanza di un idea alternativa e umiliata dalla bontà e dalla bellezza del proliferare di cotton japanese cheesecakes da “maiala effige” avevo deciso di gettare la spugna… Quando ecco riaffiorare dal mio salumaio di fiducia la ricotta, sua maestà la ricotta di pecora! In quattro e quattro otto (ma quanto so’ brava in matematica! -la mia prof. di matematica sarebbe davvero fiera di cotanta abilità-) ti stampo la torta di Genny! Mi viene pure un’altra genialata, nel frattempo. Perché non farla a forma di ciambella? Detto fatto! Ma non so se per via dello stampo (forse un po’ troppo grandino?) o del lievito (forse un po’ poco?), forse le dosi un po’ ridotte (la prossima volta raddoppio … e non lascio) la mia torta ha assunto l’aspetto di una panella… Ma non siamo in Sicilia? Detto, fatto e guarda come trasformo la frittata? Zac ed ecco a voi la cotton sicilian cheesecake ovvero la mia caZZata!

130 gr ricotta di pecora
3 uova codice O o 1
30 g farina di riso
10 g maizena
30 g burro (io tedesco… sono per la multiculturalità!)
60 g zucchero
1 cucchiaino da caffè di vaniglia bourbon liquida
50 ml latte fresco
un pizzico di sale
qualche goccia di limone
la scorza grattugiata di mezzo limone bio
la punta di un cucchiaio di lievito per dolci
Per la copertura:
½ kg di ricotta di pecora
250 gr di zucchero
frutta candita a piacere
Fare fondere il burro e lasciare intiepidire. Mescolarlo con la ricotta, il latte, il succo del limone, la scorza del limone e la vaniglia .
Unire uno alla volta i tuorli d’uovo, poi le due farine e il sale.
Montare le chiare d’uovo con il lievito setacciato: quando cominceranno a gonfiare unire lo zucchero e continuare fino a che saranno ben sode.
Unire le chiare alla base, e versare nello stampo (piccolo mi raccomando), io ne ho usato uno in silicone. Quindi riporlo dentro un altro stampo, e versare acqua fino all’altezza di un paio di centimetri.
Cuocere per 70 minuti a 160°C in forno non ventilato, verificare la cottura con lo stecchino. Far raffreddare prima di staccarlo per bene dal bordo.
Piccola precisazione. Nel blog di Genny “Al cibo commestibile” lei diceva così:
“* attenzione alla cottura, che è il solo punto delicato della ricetta e va seguita pedissequamente. Se per caso dopo 70 minuti vi sembrasse ancora tutto troppo tremolante, coprite la torta e prolungate la cottura di un’altra decina di minuti”.
Che ho fatto io? Ho seguito alla lettera il suo consiglio, dimenticando però i 70 minuti… la torta non era affatto tremolante, però è venuta un po’ palliduccia… che volete farci? E’ finita l’estate!
Per finire, ho preparato la crema mescolando bene la ricotta con lo zucchero, ma non l’ho setacciata perché a me piace rustica. Per problemi di immagine l’avrei proprio dovuto fare… ma io non tengo all’apparenza, ma alla sostanza (…). Ho quindi tagliato la mia panella, ops, torta, e ho sovrapposto le fette (per dare un po’ di spessore). Ho guarnito con la crema di ricotta, adoperando una sac a poche (ma potete servirvi benissimo di un cucchiaio e non si vedrà la differenza!) e ho guarnito con la frutta candita tipica delle cassate.
L’ho assaggiata subito ed era buonissima, l’ho assaggiata anche oggi ed era anche più buona. Quindi la prossima volta aumenterò le dosi e userò uno stampo più adeguato, oltre che, prometto, la farò cuocere per tutti i minuti necessari.

Con questa caZZata partecipo alla sfida delle due matte di Menu Turistico, con la ricetta dell’altra non proprio sana di mente di Genny… come non avrei potuto parteciparvi anche io, che sono una nota scriteriata?
A presto
Stefania Oliveri

Gelo di mellone e un requiem per la mia lavanda

So che non mi crederete mai, dopo aver parlato di diluvio, ma vi chiedo un minuto di silenzio per la mia bellissima pianta di lavanda, che in questa calda estate, abbandonata dalle attenzioni affettuose della sottoscritta e affidata alle “cure” di un estraneo, si è lasciata morire per il grande dispiacere di non aver accanto la sua adorata mamma!!! E poi dicono che non hanno cuore!

Quindi un dolce GELO DI MELLONE (per gli italofoni anguria) per sopperire al gelo nel mio cuore


Per ogni 1 litro di succo di anguria
80 gr di maizena
100 gr. di zucchero
1 cucchiaino da caffè di vaniglia bourboun liquida (o cannella in pezze da togliere in seguito)
fiori di gelsomino
pistacchi
gocce di cioccolato (ma io non le metto perché, secondo me altera il gusto meraviglioso del gelo!)
Questa è la prima volta che lo faccio col Bimby. Inutile dirvi che il tutto si è risolto in pochissimi minuti. Il gelo è semplice da fare, ma è lungo ed ha bisogno di continue attenzioni nella cottura. Col Bimby si accorciano di molto i tempi e non si attacca niente! Per cui bando alle ciance e cominciamo.
Tagliare l’anguria a pezzi grossi e togliere tutti i semi (questo è il lavoro più lungo che rimane da fare). A questo punto secondo la ricetta Bimby trovata nell’etere, si dovrebbe frullare la polpa per alcuni secondi. Io però ho proceduto alla vecchia maniera e l’ho passato con un passa verdure. A questo punto ho visto quanto liquido avevo ottenuto e ho fatto le debite proporzioni secondo la vera ricetta siciliana. A questo punto ho messo in funzione il mio elettrodomestico e ho mescolato il succo con l’amido per 10 secondi a velocità 4. Quindi ho aggiunto anche lo zucchero e ho selezionato la cottura a 100° per 7 minuti a velocità 1. A questo punto ho aggiunto la vaniglia e alcuni fiori di gelsomino, ho spento e l’ho lasciato intiepidire. Quindi ho recuperato i fiori e ho versato in stampini singoli ed ho aspettato che si raffreddassero del tutto. Ho guarnito con pistacchi tritati e fiori di gelsomino e li ho messi a raffreddare in frigorifero fino al momento di servire.
A me piace così in purezza, ma spesso a Palermo si usa farcire di gelo le crostate. Se vi piace aggiungete anche gocce di cioccolato sopra (che rappresentano i semi dell’anguria!)
A prestoStefania Oliveri

INVITO A CENA CON… DILUVIO

Potevamo farci mancare niente? E no! Perché quando una siciliana doc (con velleità olando-ispano-austriache, ma sempre siciliana) organizza un comitato per il benvenuto per una milanese doc, non può tralasciare nessun dettaglio! Una serata tipica siciliana, il caldo, le specialità culinarie, la buona compagnia, il buon vino… il traffico e il rumore (quelli non mancano mai!)! E poi, la pioggia, anzi no, il diluvio! E sì, perché quando noi facciamo le cose (quando?), le facciamo bene… o niente! Così, organizzo una bella cena nella mia terrazza “coperta”, una cena tipica siciliana (o quasi), delle belle food bloggers siciliane, le loro famiglie (così i pargoli sono pure più contenti!) e un tersissimo cielo blu cobalto puntellato qua e là di qualche stella splendente. Come??? Il cielo terso e le stelle??? Ma non doveva piovere? Ci dobbiamo sempre far riconoscere noi, diciamo una cosa e poi ne facciamo un’altra! Però, guardo il meteo speranzosa e mi rilasso, vedendo che intorno alle 23 pioverà. Bene! Altrimenti cosa posson pensare questi milanesi, che da noi c’è la siccità? Che, per caso, non siam capaci anche noi di far cadere la pioggia? Che le strade le non le puliamo con una bella scaricata di acqua? Che i fiumi (???) non li nutriamo? Che i pascoli non li innaffiamo? E no! Alle 23.00, sicuramente pioverà!
Devo confessarvi che stavo un po’ in ansia. Laura e Marco arrivano alle 20.30 e ancora il cielo è ben terso e limpido… Alle 21.00 arrivano Patrizia & co. e ancora niente. Alle 21.15 arriva anche Roberta & co. E niente di niente, neanche una piccola nube passeggera! Comincio a preoccuparmi. Non facciamo che la promessa non venga mantenuta… Però alle 21.30, finalmente qualche piccola nuvola fa capolino timidamente, mentre noi cominciamo a mangiare gli antipasti. Io son dentro a preparare il pane con la milza, come una vera meusara, con tanto di grembiule andaluso e nel frattempo gli ospiti mangiano un leggerissimo sfincione palermitano e una delicatissima farinata con cipolle (be’ la cipolla è fra gli ingredienti principali in Sicilia e, pargoli a parte, siamo tutti sposati!). Alle 21.45 circa cominciamo col primo, un tabulè (con cipolla cruda of course!) e fanno pure il bis. Così è solo alle 22.15 che attacchiamo con i secondi e i contorni: involtini alla palermitana, sgombro all’agrodolce (ancora cipolla), caponata di mia suocera, insalata vastasa (traduzione di maleducata…), e finalmente proprio in questo momento il cielo si apre! Una quantità d’acqua inaudita, un diluvio di quelli giusti, di quelli che perfino Noè ne sarebbe stato invidioso. Una soddisfazione poi, quando la canaletta di scolo si intasa e l’acqua comincia a scorre dalla tettoia sulla terrazza come un vero torrente in piena, schizzando su tutti. E non vi dico, quando anche il vento si è alza rendendo il riparo (già abbastanza precario per via di precedenti buchi di perni non più utilizzati, ma questa è un’altra storia – su mio marito – che prima o poi vi racconterò), assolutamente inutile, facendoci una doccia a gratis! E sì, per noi le promesse son debito e pure in anticipo arriviamo, altro che i soliti ritardi!!!
Ok, forse per le pietanze non avrebbe giovato l’acqua (e chi lo sa?), ma volete mettere la soddisfazione di una arruciata* del genere? Comunque per evitare di annegare (certo, cosa disdicevole per una milanese, uno smacco del genere in quel di Palermo), quindi per estrema umanità e infinita bontà d’animo, quale ci contraddistingue, decidiamo di prendere il dolce dentro casa. Roberta ci addolcisce con una torta iper super mega arci calorica, di una bontà infinita, la cui preparazione la potete trovare qui e un gelo di mellone (alias anguria, prossimamente su questi schermi) arci fantastico, che neanche a dirlo avevo preparato anche io… con la stessa ricetta (ma quanto siamo in sintonia noi???).
Nonostante tutto ci siamo fatti 4, no anche 8, ma che dico anche 16 risate. I nostri figli hanno socializzato benissimo (il sabato hanno ripetuto da soli fuori…) e la serata, nonostante il tempaccio ce l’abbia messa tutta, è terminata alle due… ma solo perché l’indomani Patrizia doveva lavorare!

La domenica, però il tempo si è fatto perdonare, regalandoci un sole davvero cocente! Il tour prevedeva però Monreale e non il mare… Dopo un pranzo alla Trattoria Primavera, dove si mangia BENISSIMO la tipica cucina siciliana, abbiamo fatto un tour veloce per la città, cercando di fare apprezzare loro le nostre bellezze (dico, a parte le donne, abbiamo anche dei monumenti da mostrare 😉 ): così siamo passati dal Palazzo Reale, la Cattedrale, il Palazzo Arcivescovile, Palazzo delle Aquile (sì proprio quello della presentazione del libro di Alessandra), Palazzo Comitini, Orto Botanico, Piazza Magione (oggi piazza Falcone), il Foro Italico, Piazza Marina, la Chiesa della Catena, per poi arrivare fino al Parco della Favorita, alla Palazzina Cinese e a Villa Niscemi.
Infine alle 18 e non un minuto prima, li abbiamo lasciati al loro albergo perché dovevano prendere l’aereo per ritornare a casa 🙁 . Ma come, non avevamo tralasciato niente per non far sentire loro la lontananza della loro terra… Sarà stato il troppo caldo domenicale o la bruciatura su un braccio presa durante il pranzo… o forse la prenotazione del volo di ritorno… Comunque siamo stati benissimo insieme, perfino i miei pargoli si sono dimostrati più civili di quanto non siano di solito e il pargolo n. 3 neanche a dirlo, si è appiccicato a Laura, sommergendola di mille discorsi (tutto la mamma!) e alla fine l’ha salutata dicendole: “mi ha reso felice conoscerti!”

*bagnarsi dal capo ai piedi, dal Vocabolario Siciliano, vol. I, A-E

TABULE’Ho utilizzato due tipi diversi di cous cous. Per tutti quanti quello di grano biologico, per me quello di mais. Questo non perché il cous cous di mais non sia buono, ma perché in Sicilia, a Trapani soprattutto, la patria del cous cous, viene utilizzato quello di grano. Volendo far assaggiare una tipica nostra preparazione ho differenziato i due cous cous, ma vi assicuro che quello di mais non ci fa rimpiangere di non poter mangiare quello di grano. Per 16 persone:
1 kg di cous cous di grano biologico
3 melenzane (tunisine, cioè quelle lunghe e viola scuro)
6 zucchine genovesi
1 kg di pomodorini
2 cipolle rosse di tropea
250 gr. di ceci (io ho usato già quelli pronti)
pistacchi
olio extra vergine di oliva
sale
menta in abbondanza
Piccola precisazione: è vero che i primi sette anni della mia vita li ho passati a Trapani; è altrettanto vero che ogni estate passo almeno una settimana a Trapani o nelle isole di fronte, ma non ho mai imparato ad incocciare il cous cous e penso che mai imparerò, perché è un’arte davvero difficile! Comunque i risultati con i cous cous precotti, devo assicurarvi, che non fanno assolutamente rimpiangere la preparazione tradizionale.


Preparare il cous cous come descritto sulla confezione. Di solito si mette una quantità d’acqua calda pari a tre volte il peso del cous cous. Si versa sulla farina e si lascia riposare qualche minuto. A questo punto con una forchetta, dopo aver aggiunto un po’ d’olio, si sgrana e così da una matassa appiccicosa si ricava un cous cous dalla consistenza della sabbia.
Nel frattempo si preparano le verdure. Tagliare le melanzane a tocchetti e anche le zucchine, dopo averle lavate bene. Prima le melanzane avevano bisogno di stare a spurgare l’amarognolo, mettendole sotto sale per una mezz’ora circa. Ora le melanzane non sono più amare e quindi anche questa fase più essere saltata. In una capace padella far riscaldare bene dell’olio e far soffriggere le melanzane e le zucchine. Naturalmente poche per volta, altrimenti le verdure rimangono piuttosto molli e appiccicose. Tagliare la cipolla a dadini piccolissimi e salare. Tagliare i pomodorini e condire con olio e sale. Aprire il barattolo dei ceci, scolarli e lavarli molto bene. Quindi assemblare tutte le verdure con il cous cous e condire con altro olio e abbondante menta tritata a mano. Servire con i pistacchi tritati al coltello.
Se vi piacciono si possono aggiungere anche dei peperoni rossi e crudi tagliati a dadini. Io non li ho messi perché a Laura non piacciono, ma vi assicuro che ci stanno d’incanto!

A presto

Stefania Oliveri

Plumcake agli spinaci per un attacco di generosità di mio marito

Mio marito è un uomo generoso! Se c’è una cosa che davvero lo contraddistingue è la generosità. Anzi quando l’ho conosciuto lui pensava di me che fossi un po’ tirata, mentre io affermavo di essere soltanto oculata. Con gli anni però mi sono resa conto di una cosa fondamentale, che è un dovere per tutti e un obbligo morale per ciascuno. E allora da novella Tremonti ho capito che per combattere la crisi bisogna far girare l’economia! Ecco la mia teoria economica infallibile. Se per esempio vado al supermercato e diciamo acquisto 10 prodotti in offerta speciale con un risparmio del 40%, non è giusto poi reinvestire questo risparmio nell’acquisto di un altro bene? Questo è far girare l’economia. Se per esempio, accumulando punti al supermercato, mi danno un buono spesa di 100 euro, non è giusto che io reinvesta questi soldi? Se ancora io vado al mercato a fare la spesa e invece di farmi rubare il 50% su frutta e verdura, io li risparmio, non è giusto poi reinvestirli??? Se per caso riesco a trovare un biglietto aereo di andata e ritorno a soli 19 euro anziché a centinaia, non è giusto che si reinvesta almeno in un’altra vacanza? Mio marito, fino ad ora, non ne era convinto, e non perché non sia generoso, ma mi ha sempre frenato (quando presente) nell’investimento di questi fondi risparmiati. Però, credo di averlo convinto e ora ne ho la prova. Quando sono andata a Praga con i miei alunni, si è rotto il frigorifero, e il buon marito è andato subito a comprarne uno nuovo. Ad essere sinceri erano mesi che ci dava avvisaglie, così avevamo già fatto dei giri per vedere di acquistarne uno nuovo. La cifra di quello che aveva tutte le caratteristiche adatte a noi era sempre intorno agli 800 euro. Mio marito però, da solo, riuscì a trovare un’occasione speciale, così al mio ritorno mi fece trovare un frigorifero nuovo proprio come piaceva a me per soli 350 euro. Naturalmente omise questo piccolo particolare Con l’andare dei giorni però il frigorifero non raffreddava e, cosa ancor peggiore, faceva il ghiaccio. Tante buone pietanze buttate, le bibite sempre calde (e siamo in Sicilia!) e sbrinamento a più non posso (con conseguente super carico di lavoro!) Quando però io osavo affermare che il frigo non funzionava, mio marito mi rispondeva sempre che era perfetto e che andava alla grande! Fino a quando non l’ho costretto a chiamare l’assistenza per vedere perché funzionava così! Scoprì allora che il frigo non era di quelli NOFROST! Mi sentì presa in giro! Cominciai così una guerra contro chi ci aveva venduto un frigo SIFROST e per quel prezzo esagerato che io sapevo, con tanto di invettive inaudite. Il marito fu così costretto a confessare che era stato proprio lui a sceglierlo così perché costava poco… Rimasi basita per un po’… ma adesso, pensandoci bene, ho capito che il mio dolce doppio l’ha fatto per me, per permettermi di investire la parte che ha risparmiato. Così ora esco e vado a spendere i 450 euro rimanenti!

Quindi ricetta che non ha bisogno di essere conservata in frigorifero:

PLUMCAKE AGLI SPINACI PIACERI MEDITERRANEI

180 g farina senza glutine (stavolta ho usato la farina Piaceri Mediterranei per pane e pasta)
3 uova codice 0 o al massimo 1
1 dl latte
1 dl olio extravergine di oliva
250 gr. di spinaci surgelati
1/2 cipolla tritata
una confezione di pancetta affumicata
1 bustina di lievito
curcuma
olio
sale
pepe
Tritare la cipolla e farla appassire con un po’ d’olio. Quindi aggiungere gli spinaci e la pancetta e far cuocere fino a quando non saranno pronti, salare poco. Lasciare raffreddare. Io ho usato il bimby per la preparazione del composto. Sbattere le uova insieme all’olio, al latte, il sale e la curcuma. Incorporare quindi la farina e il lievito per 40 secondi a velocità 4. Una volta ottenuto un composto omogeneo, aggiungere gli spinaci cotti. Versare il tutto in uno stampo da plum cake foderato di carta forno e infornare per circa 40 minuti a 180°C. Sformare a fine cottura, lasciar raffreddare su una gratella e servire.
Avviso per i celiaci: è la prima volta che provo questa farina e l’ho trovata proprio buona. Il plumcake è venuto veramente morbido e non c’è nessun retrogusto tipico delle farine dietoterapiche. Inoltre il plumcake ha conservato la sua consistenza e bontà anche il giorno successivo. Per cui stamattina ne ho presa un’altra confezione!

Pollo Nigella’s Style, ovvero come mi sono rovinata da sola!

Mi sono rovinata con le mie stesse mani! Come sempre mi succede in cucina. Perché da quando ho fatto questo pollo, la mia famiglia, dal mio dolce doppio alla mia dolce metà, anzi al mio dolce quarto (visti i chili che ho accumulato…) non vogliono più il pollo arrosto comprato in rosticceria! E allora, bando alle ciance ed ecco a voi una ricetta goduriosa alla maniera di Nigella… quindi niente di light!

POLLO CON PANCETTA CROCCANTE
Ingredienti:
1 pollo intero vissuto felicemente nell’aia
2 fette di pancetta (visto neanche si esagera!)
olio q.b. (io l’ho omesso!)
Brandy q.b.
Siccome Nigella esagera sempre con le calorie, io ho rivisitarla poco poco e invece di mettere la pancetta in una padella con l’olio, l’ho messa su una padella antiaderente senza alcun grasso e l’ho lasciata rosolare per un poco. Quando le due fette si sono fatte croccantine, le ho inserite all’interno del pollo, che ho precedentemente lavato e pulito ben bene.
A questo punto ho aggiunto del brandy nella padella dove ho rosolato la pancetta e l’ho fatto evaporare. Con il sughetto, così ottenuto, ho irrorato il pollo e l’ho infornato per 50 minuti a 220°.

Quando sarà pronto, levare la pancetta da dentro il pollo e sbriciolarla sopra e tagliare a fette il pollo condendolo con il sughetto che si sarà formato. Nigella proponeva di servirlo con lenticchie aromatizzate con la salsa del pollo e poco prezzemolo… ma anche qui ho dovuto fare la mia modifica e l’ho servito con patatine al forno. E’ di una bontà straordinaria!


Con questa ricetta partecipo alla raccolta di In cucina con Masterchef sulle ricette di Nigella
A presto
Stefania Oliveri

Per dimenticare una brutta storia di figli… aspra come il limone!

Il mio pargolo n.1 è andato in vacanza con un suo amico e la famiglia di lui. Io, mamma sicula, trepidante gli raccomando di comportarsi bene e di chiamare spesso, e subito qualora si trovasse male. Il primo giorno, chiamo io per sapere se è tutto a posto. “Tutto ok”, la risposta. L’indomani aspetto fin verso le 11 per chiamarlo, supponendo che abbiano fatto tardi la sera prima. Mi aspetto qualche messaggino al suo risveglio che mi dia l’OK per chiamarlo, visto che “li ha gratis” o meglio glieli abbiamo pagati noi! Niente. Così alle 11.30 non ce la faccio più e lo richiamo io. Mi aspetto una voce assonata e invece è pimpantissimo. “Come va?” domanda di rito “vi siete alzati tardi?” “No, mamma, siamo già andati da Lidl a fare la spesa!” “…???” Comincio ad innervosirmi… quando è a casa non lo riesco a portare con me a fare la spesa neanche con le bombe e tutta da sola mi carico come un mulo e adesso è felice come una pasqua! Allora gli chiedo “ma perché non mi scrivi qualche messaggio per farmi sapere quando ti alzi, che fai…”. “ok” risposta lapidaria e chiude, forse intuendo il tono leggermente di rimprovero. Così stamattina, il figlio ubbidiente mi manda questo messaggio sul mio cellulare: “Buon gg a tutti… buon divertimento…vi saluto… nn so ke altro scrivere”. Quando si dice “amore di figlio!” Un poeta ho allevato!
E quindi, come da migliore tradizione, non posso che bere per dimenticare le serp i che allevo in seno. E cosa se non un ottimo limoncello??? La ricetta è di Susanna, la mia amica bravissima e meravigliosa che cucina di incanto!

Per cui ecco a voi il

LIMONCELLO SUSANNA’S STYLE
(ve la scrivo proprio così come l’ha fatto lei!)

1 litro alcool
1 litro H2O (si vede che è biologa?)
gr.750 zucchero
In un barattolo di vetro a chiusura ermetica metti l’alcool con la buccia dei limoni (non la parte bianca) e lascia per circa 10-15 giorni (al buoio aggiungo io e siccome me ne sono pure dimenticata li ho lasciati un tantino di più…).
Trascorso questo tempo in un tegamino fai sciogliere lo zucchero con l’acqua, spegni il fuoco e aggiungi l’alcool privato delle buccie, se rimangono resuidi conviene anche filtrarlo.
Versa in bottiglia e tappa quando è freddo. Conserva in freezer.
Se usi limoni verdelli viene più buono (ma io non li avevo e ho usati quelli gialli del giardino di mio fratello). E i limoni??? Quanti limoni??? Ok, poi me lo ha detto a voce 6/7… meglio 10!!!.
A presto
Stefania Oliveri