Frutti di mare … di martorana

Allora, ho già detto che sono poco incline a ripetere gli errori, ma già che mi sono sbilanciata una volta (con l’ingegnere) e anche la seconda (col pasticcere), non posso propormi anche la terza volta (col preside!). Per questo, ho deciso che, visto che non lo posso sposare, lo voglio proporre per la beatificazione! Ebbene sì, miei cari lettori (pochi, visto che non mi votate!!!), quest’uomo merita il processo di santificazione in vita! Perché??? Perché oggi l’ho incontrato casualmente (ci credete se vi dico che evitavo di avvicinarmi anche solo a 100 metri dalla presidenza, preferendo addentrarmi nei meandri della nostra enorme scuola, piuttosto che prendere da quel corridoio molto più vicino alla sala docenti e alle mie classi, ma anche così pericolosamente vicino alla presidenza?) e non solo mi ha salutata (e io ancora non potevo credere che mi rivolgesse lo sguardo, figuriamoci la parola!), ma mi ha pure proposto di portare qualche altra cosa per assaggiarle … del tutto basita, non riuscivo a credere alle mie orecchie… e siccome la linguaccia mia non sta mai al posto suo, ho risposto: “ben condita di capelli?” Giuro che non riuscivo a credere di aver pronunciato quelle parole!!! E lui, dopo una crassa risata, ha aggiunto “lei, è la mia preferita!!! Allora, quando comincia il corso?” Ora ditemi, ha o non ha gli estremi per la canonizzazione?
Così ora passo alla ricetta della frutta di martorana che ha assaggiato e che era capello sfornita!
Prima devo fare un piccolo annuncio (e vedo che in questi giorni ne girano tanti). Da quando faccio il corso per i bambini le cose sono andate ancora oltre. La mia dolcissima Roberta mi ha contattata e mi ha coinvolta in un progetto di corso di cucina per adulti, che partirà proprio martedì 9 novembre. Inoltre, lei si occupa da anni ormai, di catering e mi ha chiesto di collaborare con lei… insomma, io non sto più nella pelle per tutte queste bellissime novità. Ma che c’entra con la frutta di martorana? Bene la mia dolcissima amica, ha trovato anche il tempo di insegnarmi tutti i trucchi della pasta di mandorle e della sua colorazione… e vi giuro è una goduria…e io che sono “panza lenta”, vi lascio con la sua meravigliosa ricetta!
FRUTTI DI MARE DI MARTORANA

500 gr. di farina di mandorle (di ottima qualità o mandorle senza la buccia)
500 gr. di zucchero a velo
1 pizzico di cannella (facoltativo, ma vi assicuro che ci sta benissimo)
70 gr. di acqua
50 gr. di glucosio
50 gocce di liquore amaretto
13 gocce di mandorle amare
Se non avete la farina di mandorle potete benissimo tritare (ma molto bene) le mandorle sgusciate aggiungendo un po’ di zucchero, così che l’olio delle mandorle non esca. Lo zucchero a velo deve essere quello comprato, perché contiene della maizena (e qui dovete stare attenti che contenga solo maizena, altrimenti non è adatta ai celiaci). A questo punto mette in una planetaria, ma sarà sufficiente anche un robot normale da cucina, ma con i ganci, tutti gli ingredienti insieme. Solo l’acqua non aggiungetela tutta, perché potrebbe essere troppa. Fate quindi amalgamare l’impasto e se è necessario aggiungete l’acqua. L’impasto deve risultare proprio come quello della pasta frolla. A questo punto potete prendere l’impasto e lavorarlo per pochi minuti come il pane, avendo cura di stendere sul piano di lavoro dello zucchero a velo, così che non appiccichi. A questo punto è pronta per essere modellata. Se avete le formine adatte, che a Palermo hanno tutti i fornitori di pasticcerie, è molto più semplice. Io non le avevo ed ho utilizzato le formine dei ghiaccioli. La tradizione palermitana vede questa pasta protagonista di questi giorni, soprattutto prima dell’avvento di Halloween. Per questo, in questo periodo, troverete tutte le pasticcerie e tutti i panifici pieni di frutta di martorana. Infatti la tradizione vuole che questa pasta venga modellata a mo’ di frutta e dipinta a mano, tanto da sembrare vera. Come vi dicevo, io le formine non le avevo e così ho fatto delle bellissime monoporzioni (proprio adatte all’epoca moderna) o come farebbe più figo, porzioni da finger food, proprio con gli stampini in silicone dei ghiaccioli. In ogni caso, potete anche semplicemente fare delle palline e volendo passarle nello zucchero semolato e la bontà non ne risentirà.
Se volete colorarla, dovete aspettare almeno una notte, quindi procedere. Per farla diventare lucida dovrete aspettare un’altra notte e poi procedere con la lucidatura. La mia non è lucidata, perché non ho trovato il lucido (in questo periodo è impossibile reperire quasi tutto per fare la martorana!!!), ma vi assicuro che il risultato è stato apprezzato ugualmente.
Se vi è piaciuta questa ricetta, cliccate su questo link e cliccate su MI PIACE. Grazie infinite!
A presto
Stefania Oliveri

Come uno SMILE possa essere premonitore: torta alle castagne, cioccolato e nutella

Da oggi ufficialmente sono stata ribattezzata Bridget Jones e devo cambiare lavoro!

Non avevo mai capito i motivi che spingessero le persone a pensare di voler morire… non l’avevo mai capito, fino a stamattina, quando avrei voluto direttamente essere assunta in cielo senza passare nemmeno per l’esperienza del decesso, della dipartita, del trapasso, insomma della morte. Sì, quello che avrei voluto avvenisse, era una sparizione subitanea dall’intera faccia della terra, senza la possibilità di nessun futuro incontro con quel sant’uomo del mio preside!

E se mai vi fosse qualche dubbio sulla sua persona, da questo momento in poi, io passerò la vita a dipanarlo e se qualcuno potesse mai avere anche un piccolissimo pensiero negativo su quest’uomo, io mi impegno a a difenderlo, vita natural durante, a spada tratta contro chiunque, foss’anche il papa in persona.

E se mai un’intenzione maligna è passata per l’anticamera del mio cervello, mai niente è riuscito a architettare una cosa così terribile e poi proprio a lui, che conosco da così poco tempo e che, già al primo giorno di scuola, l’ho fatto tribolare con uno svenimento proprio in presidenza a trenta centimetri di distanza dalla sua bellissima scrivania e proprio davanti ai suoi piedi, prontamente soccorsa con le caramelle che adesso si trovano sempre sul suo tavolo (mai caramella fu più salvifica che in quel momento). Così oggi, approfittando del festeggiamento per un collega che va via, ho preparato una torta. E una torta speciale. Una torta che mi ha portato via delle ore per prepararla e non perché in realtà sia difficile, ma perché, essendo un’occasione speciale, ho preparato la pasta MMF per fare dei piccoli smile, che facessero capire al collega quanto siamo stati felici di conoscerlo. Solo uno era triste! Ed era triste proprio perché lui se ne va. In questa atmosfera, comunque, ridanciana e di festa, conserviamo dei pezzi al nostro amato preside, troppo impegnato per poter prender parte ai festeggiamenti. Così prendiamo alcuni cubotti e li mettiamo da parte proprio per lui. Così ci rechiamo da LUI per potergli fare assaggiare il dolce preparato amorevolmente da me, insieme alla frutta (di mare) di martorana (domani la ricetta, stay tuned). Il capo, felice del pensiero, ne assaggia subito uno, partecipando alle lodi (esagerate) per la torta. Assaggia quindi la pasta reale e afferma che il corso di cucina che ho proposto per la scuola DEVE essere assolutamente fatto. Ritorna, carinamente, alla carica del secondo pezzo di torta, mentre io cerco di non fargli scegliere l’unico triste, dichiarando a più riprese, che sono io, rattristata dalla separazione dal collega, ma lui si incaponisce che quello deve mangiare. Mentre tutti parliamo, cominciamo a vedere che cerca, ma con non chalance, di levarsi un pelo dalla bocca. A quel punto la situazione precipita. Una mia collega gli punta un dito contro, chiedendo se fosse un capello quello che si toglieva dalla bocca. Io comincio a diventare purpurea, tutti cominciano a ridere, il preside si affanna a porre termine a quella situazione. Io comincio quindi a balbettare e per rassicurarlo, mentre gli assicuro che i capelli erano puliti… Un collega (ingegnere, e lo dico!), sottolinea: “sì, li ha lavati ieri!” Fine di una carriera scolastica, cominciata da poco e già stroncata sul nascere.
E domani come mi presento a scuola? Forse è meglio che vada a fare un bel taglio operativo!

TORTA DI CASTAGNE E NUTELLA
300 gr. di farina di castagne
260 gr. di latte (io di soia)
160 gr. cioccolato fondente
100 gr. zucchero
2 uova
1 cucchiaino di vaniglia liquida bourbon
1 cucchiaino di lievito per dolci
sale
Per la copertura
nutella
smile in MMF
Far sciogliere a bagnomaria (o al micronde come faccio io, il cioccolato). In un frullatore mettere tutti gli ingredienti insieme e amalgamare bene. Alla fine aggiungere il cioccolato fuso e mescolare di nuovo molto bene. Quindi versare in una teglia rettangolare ricoperta di carta forno e infornare in forno già caldo e statico a 180° per 40 minuti. Appena pronta, lasciare raffreddare e quindi ricoprire con uno strato di nutella. Nel frattempo preparare la pasta MMF, come descritto qui, e colorare di giallo e poi stenderla e tagliare con un taglia biscotti circolare. Quindi sciogliere un po’ di cioccolato fondente e con la punta di uno stuzzicadenti fare gli occhi e la bocca… magari un po’ meglio di me!
P.s. Se avete i capelli, legateli bene!

La torta è stata presa da un libro di Deborah Castro, Ricette senza glutine, e da me modificata… e non solo per il condimento interno!
A presto
Stefania Oliveri

Spaghetti di soia e salmone per alti valori

Ok, finalmente mio marito ha capito che ho il colesterolo alto e che non può cucinare carne rossa!!! Così questa domenica, ha ripreso a cucinare, ma mi ha accontentata con un bel primo. Non solo! Visto che anche la glicemia si è alzata (e guai chi si azzarda a dire che sono le uniche cose alte che mi riguardano… perché anche i tacchi ho alti, anzi altissimi!!!), anche la pasta la devo vedere con il contagocce. E allora, che fare? Gli spaghetti di soia, che fanno tanto bene alla salute, allo spirito e alla gola.
Da una ricetta liberamente tratta da libro di Jamie Oliver (la bibbia di mio marito), ecco a voi gli
SPAGHETTI DI SOIA CON VERDURE E SALMONE
Piccola precisazione prima di entrare nel vivo della ricetta. Ebbene sì, dopo solo quattro volte e sottolineo 4, che mio marito cucina, riesce pure a variare la ricetta di partenza… ho proprio creato un mostro… ma che bel mostro!


Ingredienti per 5 persone:
500 gr. di spaghetti di soia (effettivamente sono un po’ tanti, ma sono finiti tutti comunque)
250 gr. di funghi champignon
1 peperone giallo (ma anche rosso è perfetto)
2 fette di salmone
2 cipollotti lunghi
2 zucchine genovesi
1 peperoncino verde (la varietà non piccantissima!)
salsa di soia senza glutine (state molto attenti perché le salse che si trovano normalmente in commercio contengono glutine!!! da Naturasì si trovano invece quelle senza glutine)
curry
zenzero
sale
pepe
olio (lui ha usato olio extravergine d’oliva, anche se nella ricetta era previsto olio di semi di arachidi)
anacardi

Lavare, sbucciare e tagliare a tocchetti tutte le verdure (be’, in realtà questo non l’ha fatto lui, ma non si può sempre sottilizzare!). Quindi far riscaldare l’olio in un wok, insieme ad abbondante curry e far saltare le verdure. Tagliare anche il salmone a cubetti e quindi aggiungerlo alle verdure e saltare anche il pesce. Sfumare con un po’ di salsa di soia. Nel frattempo mettere in una pentola dell’acqua insieme agli spaghetti di soia e portare ad ebollizione. Quando bollirà, spegnere e scolare. Quindi riversare nel wok e farli saltare con altra salsa di soia. Condire con gli anacardi.


Che dire? Ma perché non cucina ogni giorno lui???A prestoStefania Oliveri

Forbidden Apple Pie per la sfida del mese

E pensare che nel mio esame del sangue hanno riscontrato che ho la glicemia e il colesterolo alti… che ci volete fare, quando si invecchia, i valori sballano! E io, che sono davvero brava e scrupolosa, e ligia ai dettami del dottore che faccio? Una tortina alla frutta, leggera leggera, con le mele, che non sono tanto zuccherine… perché se MT chiama, Cardamomo risponde! Solo che mentre la stavo facendo mi sono ricordata di un ripieno godurioso… e mi sono scordata della glicemia e del colesterolo… ma che ci volete fare, con la vecchiaia si perde anche la memoria!

FORBIDDEN APPLE CAKE


Ingredienti per la crostata
150 gr. farina di riso
150 gr. farina di mais tipo fioretto bio
50 gr. farina di mandorle
120 gr. zucchero
120 burro freddo tagliato a cubetti
70 gr. latte (penso che 50 gr. siano meglio! io ho usato quello di soia)
1 cucchiaino di bicarbonato
la scorza di un limone bio grattugiata

Per il ripieno
4 mele renette
100 gr. di zucchero
e
4 mele renette
50 gr. burro

per la crema toffee
200 gr. zucchero
75 ml di acqua
acqua
panna

Preparazione della crostata:
Riunire tutti gli ingredienti insieme in un robot da cucina e impastare per pochi minuti. Quindi prendere il composto e metterlo in sacchetto per alimenti e far riposare in frigo almeno per mezz’oretta.
Nel frattempo preparare i ripieni di mele.
Per prima cosa lavare, sbucciare e tagliare in otto spicchi le prime mele e metterle insieme al burro in una padella a dorare. Quindi, appena pronte, trasferitele in un piatto e lasciate raffreddare.
Nel frattempo preparate anche il secondo ripieno. Lavate, sbucciate e tagliate in otto spicchi anche le altre mele e mettetele nella stessa padella delle prime con lo zucchero. Quindi fate cuocere a fuoco basso per 20 minuti circa.
Prendete adesso l’impasto e stendetelo su uno stampo da crostata (se non riuscite a stenderlo con il mattarello – ed è per questo che dovete mettere poco latte! – non entrate in panico, ma prendete l’impasto e stendetelo direttamente sulla teglia), sempre foderato con carta forno. Con un altro foglio di carta forno, coprite la pasta e quindi riempite con fagioli e mettete di nuovo in frigo per altri 30 minuti e poi passate in forno caldo e statico per 10 minuti a 190°. Quindi eliminate la carta e i fagioli e rimettete al forno per altri 5 minuti. Poi prendete la crostata e spalmate prima con il ripieno di mele e zucchero e poi coprite con le mele al burro. Infornate nuovamente per ulteriori 30 minuti.
Appena la torta è pronta, preparate la crema toffee.
In una padella mettete lo zucchero e l’acqua e senza mai mescolare fate caramellare. Non appena il caramello sarà pronto, togliere dal fuoco e aggiungere la panna da montare a temperatura ambiente (meglio se leggermente riscaldata) e mescolare fino a quando si formerà la crema (se dovesse rapprendersi un po’ lo zucchero, rimettete sul fuoco (a fuoco bassissimo) e fate sciogliere. Quindi versate sulla crostata.
Far raffreddare la torta e servire con una panna leggermente montata.
La crostata è da libidine!

Quindi è con grande onore che partecipo alla sfida di Menù Turistico, lanciata da due degni compari, Annalù e Fabio di Assaggi di Viaggio


Se stavolta non vinco, non mi importa… il mio premio l’ho avuto già! Con questa ricetta partecipo al contest della bravissima Stefania di Araba felice “Inventa la mela”

Anche con questa ricetta vi voglio ricordare che ottobre è il mese della prevenzione del cancro al seno. Il rosa è il colore simbolo di questa lotta! Per altre informazioni andate a guardare il sito della LILT qui.
A presto
Stefania Oliveri

La torta Skradin di Virginia vestita di rosa per una nobile causa!

Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno. E’ la campagna lanciata da Nastro Rosa. Ed oggi è la giornata in rosa, scelta da molte food blogger, per ricordarlo. Mamma felice, Semplicemente Pepe Rosa e Tania di Dulcis in furno hanno lanciato l’idea e tante di noi hanno aderito volentieri, per incoraggiare tutti alla prevenzione. Io, ho deciso che per tutto il mese pubblicherò post in rosa, per non dimenticare che la prevenzione è una cosa importante. E non sto qui a dirvi i milioni di motivi per cui è importante controllarsi. Mia mamma me l’ho insegnato fin dalla mia giovinezza, aiutandomi ad imparare uno stilo di vita. Insieme a lei, fin da quando avevo 18 anni, ogni anno ci facciamo visitare, ma tante donne non lo fanno nemmeno dopo i 40. Quindi amati e controllati, non è mai troppo tardi! Grazie alla prevenzione tante donne hanno scoperto in tempo il tumore e sono ancora qui con noi. Non pensare che a te non può capitare. Non può capitarti se ci pensi in tempo!
La torta Skradin in rosa! La ricetta è di Virginia de Lo spilucchino. Andate a vedere da lei per le origini)

200 gr. di noci (grazie Silvia per le noci buonissime che mi hai regalato, questo post lo dedico a te!)
150 gr. di zucchero semolato
6 uova codice 0 o 1
½ cucchiaio di miele (io di acacia)
200 gr. di cioccolato bianco
un po’ di latte
un goccio di grappa ai petali di rosa (ma io ho messo un rum al miele comprato in Andalusia)
A parte schiacciare le noci per arrivare ad avere 200 gr. di noci, la preparazione è veramente semplice. Tritare le noci con metà dello zucchero e ridurle in polvere. Montare le uova intere con l’altra metà dello zucchero, fino a quando queste non diventano ben spumose e chiare. Quindi aggiungere la farina di noci, il miele e il rum. Foderare una teglia con carta forno e versarvi il composto (che sarà abbastanza liquido). Quindi infornare in forno già caldo e statico a 180° per 50 minuti (o anche un’ora). Vale la prova stecchino.
Sfornare e fare raffreddare. A questo punto, mettete in una ciotola il cioccolato bianco spezzettato con qualche cucchiaio di latte e mettere al microonde alla temperatura più bassa e fare sciogliere. Per farlo diventare rosa (ma non è indispensabile) aggiungere la punta di uno stecchino di colorante rosso e mescolare. Infine decorare come meglio credete. Io avevo dell’MMF e ho fatto dei fiori e infine ho usato le noci macadamia che mi piacciono tantissimo.
La torta è veramente buona e rimane molto morbida.


A presto
Stefania Oliveri

Dolcetti vari per bimbi… e non solo!

E cominciato tutto per gioco ed effettivamente è continuato per gioco. E adesso siamo già alla terza lezione. Lezione di che???? Cucina, naturalmente! Un gruppo di compagni del pargolo n. 3 sono venuti un pomeriggio a casa a studiare e poi volevano fare merenda. Allora mi si è accesa la lampadina e ho proposto: “perché non ce la facciamo noi la merenda?” Pensavo che mi ridessero in faccia, negandosi l’esperienza. E invece in coro tutti insieme hanno giubilato all’idea! In quattro e quattro otto, ho scelto una ricetta, ci siamo messi i grembiuli e abbiamo cominciato a cucinare. I bambini erano entusiasti all’idea e la cosa che mi ha fatto più piacere è stato constatare il clima di collaborazione che si è creato e la serietà nel seguire le procedure, dando poi libero sfogo alla fantasia nella forma, quando il contenuto era già bello che fatto! Così prendi gli ingredienti, spiega le loro proprietà (e qui vai con l’indottrinamento sui materiali di prima qualità da usare, prime fra tutte le uova, le differenze fra le varie farine – wow! -) mescola anche dei termini inglesi, setaccia, rompi le uova, pesa, mescola, impasta, stendi, inforna e poi infine mangia, è stato un tutt’uno! Le farine sono andate a finire un po’ dovunque, ma loro erano talmente felici e così anche i loro genitori, che mi hanno proposto di rifarlo. Alla seconda lezione ho deciso però di proporre il cioccolato! Mai scelta fu meno opportuna per la mia cucina, ma che divertimento con i cuccioli! E vai anche qui con la differenza fra i vari cioccolati (“ma così tanti ne esistono?”), lezione sui cereali (naturalmente indottrinamento gluten free!), sempre con contorno di inglese (perché non fa mai male…). Ahimè, anche qui, la mia cucina non riusciva ad immaginare dove potesse arrivare il cioccolato e soprattutto il riso soffiato, ma anche stavolta tanto divertimento e poi una merenda golosa e soprattutto sana!
Domani il terzo incontro con la frutta, lo scoglio duro di tanti bambini, con relativa spiegazione di quante razioni giornaliere di frutta e verdura bisogna mangiare. E venerdì prossimo, lezione con le verdure, per dimostrare loro che si possono fare tante bontà anche con i cibi che non amano.
Questa cosa è tanto piaciuta che la voce si è sparsa e così adesso non ci sono più soltanto i compagni del mio pargolo, ma anche degli amichetti che lo vogliono fare. Così fra due settimane partirà la seconda edizione del laboratorio di cucina. E chi lo poteva mai immaginare???? Non c’è niente da fare, io sono insegnante 24 ore su 24!
Ecco alcune immagini e le due ricette finora realizzate:
Prima lezione
Treccine di mais (da La Pasticceria. Biscotti e piccola pasticceria, la Biblioteca di Repubblica-L’Espresso, ma da me modificata gluten free)

Ingredienti:
200 gr. farina di riso
150 burro
100 gr. di farina di mais fumetto (super fine) (io bio)
100 gr. di zucchero
2 uova codice 0 o 1
2 cucchiaini di lievito
1 cucchiaino di scorza di limone bio grattugiata
farina di riso per infarinare
latte
Lavare bene il limone e grattugiare la buccia. Setacciare insieme le farine e il lievito facendoli cadere in una ciotola. Aggiungere anche lo zucchero e il burro tagliato a pezzetti mescolare tutto insieme. Aggiungere le uova e la scorza del limone, bagnando con qualche cucchiaio di latte (da aggiungere poco alla volta). Infarinare il tavolo e trasferirvi l’impasto e tagliando dei pezzi ricavare dei cordoncini di circa 15 cm. Piegare in due il cordoncino e fare combaciare le estremità e, tenendole ferme, attorcigliare i cordoncini formando le treccine. A questo punto spennellare con un po’ di latte e spolverizzare con zucchero semolato o anche decorare con gocce di cioccolato (come abbiamo fatto i miei cuccioli). Cuocere i biscotti nel forno statico già caldo a 180° per una ventina di minuti.
Seconda lezione
Children Cereali (da un’idea di Sarah di Fragole e Limone)

Ingredienti:
200 gr di cioccolato bianco
400 gr di cioccolato fondente (lei ha usato il cioccolato al latte)
riso soffiato a volontà (per i celiaci che sia gluten free!)
Abbiamo fatto sciogliere prima metà del cioccolato fondente al microonde. Quindi abbiamo rivestito una teglia con un foglio di carta forno leggermente inumidito e quindi abbiamo versato il cioccolato stendetelo bene: cospargete con un bel po’ di riso soffiato, in modo da ricoprire il cioccolato. Pressate col dorso di un cucchiaino e fate rassodare in frigo per una ventina di minuti.
Nel frattempo abbiamo fatto sciogliere il cioccolato bianco, sempre al microonde e abbiamo mescolato altro riso soffiato. Quindi abbiamo ripreso lo stampo e lo abbiamo versato sopra il primo strato, stendendolo in modo uniforme, e l’abbiamo rimesso in frigo a riposare. Quindi abbiamo fatto sciogliere il resto del cioccolato fondente e l’abbiamo spalmato sui primi due strati e l’abbiamo rimesso in frigo per altri 20 minuti. A questo punto l’abbiamo mangiato, dopo comunque aver fatto una scorpacciata degli ingredienti separati fra di loro.

A presto con nuove notizie
Stefania Oliveri

La dacquoise di Luca Montersino in rosa per la campagna del Nastro Rosa

Io amo quest’uomo e me lo sposerei anche subito, sebbene sia contraria a ripetere gli errori. Ma come si fa a non amarlo??? Luca Montersino, io ti amo dal profondo del mio cuore! E sebbene tu venga solo dopo Nigella, hai scalato in pochissimo tempo le vette del mio cuore. Ti amo perché fai dei dolci meravigliosi (e questo è già tanto), ma soprattutto ti amo perché hai un occhio di riguardo verso noi poveri disgraziati intolleranti al glutine, per cui quando dici di fare il pandispagna con la farina di riso cosicché anche noi celiaci possiamo gustare delle prelibatezze, che invece spesso non possiamo assaggiare un dolce solo per uno strato sottilissimo di pandispagna, io ti bacerei tutto il giorno (eh sì che non sei neanche malaccio, volendo potrebbe anche piacermi!). In ogni caso questa, se pur breve, dichiarazione d’amore nei confronti di quest’uomo è solo l’introduzione ad una vera poesia, che è la realizzazione di un suo meraviglioso e squisitissimo dolce! DACQUOISE CON CREMA CHANTILLY ALL’ALCHERMES CON MELOGRANO (tratta da Peccati di Gola, pag. 230) Ingredienti per 1,4 kg di dacquoise 200 gr. di albumi (più o meno di 6 o 7 uova codice 0 o 1)
250 gr. di zucchero
375 gr. di farina di mandorle 100 gr. di farina di riso :))))
275 gr. di zucchero
Premesso che non sono totalmente rincoglionita da scrivere due volte la dose di zucchero, passo al procedimento. Secondo quanto scritto nel suo libro, bisognerebbe montare gli albumi direttamente con la prima dose di zucchero. Io, però, prima ho fatto montare un pochino gli albumi e poi ho aggiunto a cucchiaiate lo zucchero fino al completo esaurimento di quest’ultimo e fino a quando il composto non è risultato ben montato. Questo non perché io sia più brava di lui (giammai), ma perché secondo me la dicitura del procedimento è per addetti ai lavori, che quindi sanno già come si fa (e non si mettono assieme per montarli). Ma se qui Luca vuole smentirmi, non aspetto che sue notizie :))). In un altro recipiente bisogna mettere insieme la farina di mandorle, l’altra dose di zucchero e la farina di riso e bisogna miscelarle un po’. A questo punto bisogna aggiungere questa miscela agli albumi montati, delicatamente e mescolando dall’alto verso il basso per non smontare il composto. Quindi avrete un composto enorme che dovreste mettere in una sac a poche (sacca da pasticcere), ma che essendo tantissimo non riuscirete a farlo in una volta sola… Quindi se volete potete fare come farebbe Nigella e potete stendere la pasta in maniera circolare su un foglio di carta forno (tanto poi viene ricoperta e non si vedono eventuali imperfezioni, se invece volete mangiarla così al naturale, è meglio utilizzare la sacca e fare dei cerchi concentrici sul foglio di carta forno). A questo punto è pronta da infornare in forno già caldo, ma ventilato (e se non l’avete, fate come per la meringa, lasciatelo un po’ aperto) a 180° per 12-15 minuti circa. A questo punto la torta è pronta per essere mangiata così o per fare da “pandispagna” a qualcos’altro. Io ho deciso di ricoprirla con una crema chantilly all’alchermes. Ingredienti per la crema: ½ litro di latte (io ho usato quello parzialmente scremato) 5 tuorli codice 0 o 1 50 gr. di maizena (o fecola) 3 cucchiai di liquore Alchermes (o vaniglia o scorza di limone) un pizzico di colorante alimentare rosso (facoltativo) 100 gr di zucchero 125 gr. di panna da montare 3 cucchiai di zucchero a velo Mettere nel boccale del Bimby tutti gli ingredienti, tranne la panna e lo zucchero a velo. Quindi azionare la macchina e far cuocere il composto per 7 minuti a velocità 4 a 90°. Quando la crema è pronta e ancora calda aggiungete una noce di burro che non farà creare quella patina fastidiosa che si forma sulla crema pasticcera. A parte montate la panna con lo zucchero, fate attenzione affinché la panna e il contenitore dove la monterete siano ben freddi. Quando la crema si sarà raffreddata, aggiungere la panna montata mescolando dall’alto verso il basso per non farla smontare. A questo punto potete montare il dolce. Avendo io fatto dei cerchi via via più piccoli, la mia torta ha una forma a piramide, ma potete farla come più vi aggrada. Mettete il cerchio più grande alla base e ricopritelo con la crema e aggiungete via via tutti gli strati fino ad esaurimento degli ingredienti. Infine Spolverizzate con i chicchi del melograno. Vi assicuro che è una vera prelibatezza! Anche con questa ricetta in rosa voglio dare una mano alla Campagna del Nastro Rosa, ricordandovi che ottobre è il mese della prevenzione per il cancro al seno.

Inoltre con questa ricetta partecipo alla bellissima raccolta di La Ginestra e il mare sulle mandorle.

A presto Stefania Oliveri

Salmone grigliato in panatura di senape e fiocchi di mais gluten free

Anche questa domenica il mio doppio ha fatto il suo dovere e anzi per dire la verità anche durante la settimana ha cucinato, facendo più del suo dovere. Questa domenica è toccato al pesce, con mio grande gaudio, e stavolta non ho avuto proprio niente da ridire… con mio grande stupore! E’ diventato troppo bravo!
Salmone grigliato in panatura di senape e fiocchi di mais gluten free

Ingredienti per 6:

6 fette di salmone un po’ spessi e con la pelle
sale e pepe
olio
senape di digione
fiocchi di mais Dietoline (gluten free)
limone
Accendere il grill del forno alla temperatura più alta. Foderare la teglia di carta forno e adagiarvi sopra le fette di salmone, condite con sale e pepe. Spalmare un cucchiaino di senape su ogni filetto. Mettere i fiocchi di mais in una ciotola e spruzzare un po’ di olio e mescolare. Cospargere i fiocchi sul pesce. Quindi mettere al forno la teglia per 10 minuti. That’s all, ma è fa maiala effige! P.s. La ricetta è sempre di Jamie Oliver, ma lui l’ha realizzata con la trota salmonata, anche se suggerisce anche altri pesci grassi, fra gli altri anche lo sgombro. Proverò!

A presto
Stefania Oliveri

La torta di Dora in rosa per un’ottima causa

Una torta di giovedì??? E la dieta??? Ma, vi assicuro, ho un’ottima scusa. Oggi è il compleanno della nostra tata. E come non festeggiarla e ricambiarla per tutto l’amore che ci dimostra da anni? Così, ieri pomeriggio, mentre lei non c’era, io e il pargolo n. 3 abbiamo fatto una torta proprio per lei. La scelta è stata difficile perché tutte quelle che facevano parte della mia to do list, non era di gradimento del cucciolo… Quando finalmente ha visto questa, che si chiamava “paradiso”, ha deciso che era proprio quella giusta da fare! La ricetta è di Virginia, ma essendo una torta di compleanno ho pensato di arricchirla con una crema alle rose!
Torta di riso … torta paradiso


Ingredienti:
– 200g di farina di riso biologica
– 60g di maizena
– 200g di burro a pomata
– 180g di zucchero
– 3 uova di galline estremamente contente di stare nell’aia e donarci le loro sanissime uova
– 1/2 cucchiaino di lievito per dolci
– vaniglia bourbon liquida
– 100ml di latte
– 1 pizzico di sale

Montare il burro morbido con lo zucchero e il pizzico di sale. Aggiungere quindi le uova intere e la vaniglia e continuare a montare. Incorporare, quindi, le farine miscelate con il lievito e setacciate e infine aggiungere il latte. Infornare a 180° in forno caldo e statico per 40 minuti circa!
Quindi preparare la crema pasticcera alle rose (io l’ho fatta con il Bimby).


Ingredienti:
½ litro di latte (io ho usato quello parzialmente scremato)
5 tuorli delle galline di cui sopra
50 gr. di maizena (o fecola)
3 cucchiaini di fiori di rosa essiccati (o vaniglia o scorza di limone)
un pizzico di colorante alimentare rosso (facoltativo)
100 gr di zucchero
Far scaldare un po’ di latte e mettere in infusione i fiori secchi di rosa. Nel frattempo mettere nel boccale del Bimby tutti gli ingredienti e infine aggiungere il latte aromatizzato, filtrandolo. Quindi azionare la macchina e far cuocere il composto per 7 minuti a velocità 4 a 90°.
La torta è molto soffice e buona da sola ed è ideale per portarla a scuola per la merenda dei bambini. Se invece vi serve come fine pasto o per un compleanno si può servire con questa crema (o qualsiasi altra crema) e volendo imbibirla un po’.

Con questa ricetta voglio aderire alla campagna lanciata dalla Compagnia del Nastro Rosa contro il cancro al seno. Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione ed è importante che ognuno di noi faccia qualcosa per sè e per gli altri. Grazie a Tania per avermelo ricordato! Se volete aderire anche voi, basta postare una ricetta in rosa e fare riferimento al link della compagnia.A prestoStefania Oliveri

Costolette di maiale glassate by Oliver…

Inauguriamo un nuovo spazio che si intitola “la domenica cucina lui” e stiamo a vedere fino a quando durerà! Non perché il mio dolce doppio non sia una persona che porta a termine gli impegni, ma perché dovendo cucinare lui, decide anche lui il menù, che è rigorosamente di carne! E qui la carne non è tanto ben vista, perché a parte il pargolo n. 3, che deve avere trascorsi da leone, il resto dei cardamomos deve essere appartenuta al genere belante!
Così sabato pomeriggio, preso da un improvviso slancio altruistico, mi dice “vado io a fare la spesa”. Ritorna gongolante. Per una settimana aveva studiato il libro di Jamie Oliver regalatomi dai pargoli per natale, ma sotto suo suggerimento, essendo Jamie il suo chef preferito (da quando guardo Gambero Rosso, forse ho creato un mostro!). Durante la settimana aveva chiesto lumi e consigli, aveva chiesto se c’era quello o quell’altro ingrediente e poi mi aveva interpellato per la scelta della ricetta. Ahimè, però, prevedeva un curry “avanzato” che, non solo non ne avevamo fatto, ma per giunta essendo sabato pomeriggio non era nemmeno pensabile farlo avanzare! Così decide lui. Ieri mattina finalmente svela l’arcano: “oggi, costolette di maiale!”, esordisce trionfante. La delusione si dipinge subito sul volto dei pargoli n. 1 e 2 e sul mio, mentre il pargolo n. 3 sfodera un sorriso smagliante. Tanto è contento che l’aiuta pure a cucinare. Indaffaratissimi a macinare pepe e seguire attentamente le istruzioni, non si accorgono che io li fotografo, non si sa mai un domani si dimenticassero…
Così, finalmente alle 14.30 (ora locale!) siamo tutti a tavola con le nostre costolette. Musi e mugugni non mancano, ma al primo assaggio tutti si ricredono e cominciano ad elogiare il piatto di papà: “buonissimo!” “ma così la mamma non l’ha fatta mai!” “Così sì che è buona la carne…” Offesissima, non rivolgo la parola più a nessuno, quegli ingrati, voltagabbana mi hanno venduta in un batter d’occhio e io ribadisco “buona sì, ma io volevo la pasta!”
Costolette di maiale glassate by Jamie Oliver (“La mia scuola di cucina”, Tealibri, p. 230)

Ingredienti per 5 persone:
6 costolette di maiale (al capofamiglia ne toccano due, sostiene lui!) possibilmente da allevamento all’aperto (sostiene Jamie Oliver)
olio d’oliva (extravergine aggiungo io!)
sale marino e pepe appena macinato
12 rametti di salvia freschissima (appena raccolta dal vaso, basterà?)
optional: un limone, salsa di mele, chutney di mango, marmellata di albicocche, sciroppo d’acero o miele, per glassare. Lui ha usato lo sciroppo d’acero benché nella mia dispensa mancasse solo il chutney di mango!!!
In teoria si dovrebbe staccare la cotenna dalle costolette. In pratica le nostre erano sfornite, quindi abbiamo saltato il passaggio. Dopodiché di dovrebbero tagliare a striscioline e incidere, condirle con sale e pepe e grigliarle. In pratica lui ha condito le costolette, le ha strofinate con l’olio, le ha ben salate e pepate e le ha messe su una padella ben calda e le ha fatte cuocere per 4/5 minuti per lato, girandole ogni minuto. Appena le costolette si son ben dorate, ha aggiunto la salvia anch’essa condita e le ha fritte per pochi secondi. Infine ha aggiunto una bella cucchiaiata abbondante di sciroppo d’acero su ogni costoletta e le ha lasciate cuocere fino a quando si sono fatte di un “bel colore marroncino-dorato” (by J.O.), girandole da entrambi i lati in maniera farle diventare “appiccicose”. Bisogna farle riposare qualche minuto, suggerisce Lui, e poi bisogna servirle con la salvia fritta e un contorno. Noi abbiamo optato per i fagiolini e il cavolo cappuccio rosso stufato.

A presto

Stefania Oliveri