Lapin au citrone pour MT Challenge

Forse non tutti sanno che, da quando ho partecipato alla trasmissione del ruggito del coniglio, io non sono più riuscita a mangiare il coniglio. E dire che mi piace e pure assai e che col coniglio metto d’accordo tutta la famiglia… Che c’entra direte voi? Non lo so, ma ogni volta che ne vedevo uno dal macellaio ripensavo a Dose e a Presta… e proprio non ce la facevo.
E poi, un giorno, la sfida di Menu turistico… oh mio Dio, IL CONIGLIO!!! No, no, no, non lo posso fare! E mentre cerco una scusa più plausibile e meno stupida di questa, mi viene in mente che l’ho già fatto e pubblicato! “Bene” penso, “ho una scusa meravigliosa”. Avendo infatti pubblicata la ricetta prima del tempo non posso partecipare. Così scrivo alle due squinternate e incrocio le dita. E, hippi hippi hurra, esito positivo posso partecipare fuori concorso… così almeno stavolta avrò un’ottima scusa per non vincere!
Però, a me, quelle due, mi sono proprio entrate dentro. E contro questo male oscuro, ho capito, non c’è niente da fare… ho cercato, giuro, di disintossicarmi, ma non ci sono riuscita e un tarlo feroce mi scavava dentro. Così, sabato scorso, vado dal macellaio e vedo un coniglietto tutto a pezzi, che proprio ad un coniglio non assomigliava più… e allora, presa da un feroce raptus di follia e rimangiandomi ogni parola data che non avrei mai più consumato la carne di questo tenero animale, lo compro!… Certo, alla cacciatora non potevo più farlo e allora??? Con i limoni!!! Sono o no, la maggior ricevitrice di limoni biologici di Palermo e dintorni???
P.s. Il mio coniglietto ai limoni rientra a pieno titolo nella sfida, perché le condizioni richieste, sono state rispettate, ma… del tutto involontariamente. Anche la foto non è delle migliori, né la presentazione, perché in realtà io non l’ho fatto per la sfida… E quindi questa ricetta non la iscrivo all’MTCialleng… questa gliela faccio vedere, perché sono sicura che se l’assaggiassero, non potrebbero più farne a meno… Ma quanto sono buona io?

LAPIN AU CTRONE


1 coniglio a pezzi piccoli
3 limoni
1 cipolla
1 mazzetto di erbe aromatiche miste
(origano fresco, salvia, rosmarino o come ho fatto io quelli dell’Ariosto per arrosti)
2,5 dl. di vino bianco secco
olio extravergine di oliva
sale
pepe

Preparazione:
Sbucciate la cipolla e tritatela. Preparate la marinatura mescolando in una ciotola il vino, 1 cucchiaio di olio, il succo filtrato di 2 limoni, una manciata di foglie di origano, un rametto di salvia (o gli aromi dell’Ariosto), la cipolla, il sale, il pepe. Quindi immergete il coniglio nella marinata e lasciatelo in frigo per 4 ore (il tempo cioè di andare a scuola, farvi le vostre belle riunioni e tornare). Lavate il limone rimasto e tagliatelo a rondlle. Sgocciolate per poco tempo il coniglio mettetelo in un tegame e, fate cuocere a fuoco medio coperto, bagnandolo spesso con la marinatura. Dopo 1 ora di cottura aggiungete il limone, tagliato a pezzi, salate e pepate, e continuate la cottura finché la carne sarà ben cotta. Togliete il coniglio dal fuoco e, cospargete con il trito di erbe aromatiche fresche (se le avete) e servite caldo.
Anche stavolta ha incontrato i gusti di tutta la famiglia… Grazie Ginestra e grazie ragazze!

Girelle di pasta sfoglia con crema di carciofi OrtoCori

Se qualcuno si azzarda a dire che gli insegnanti lavorano mezza giornata, giuro lo uccido! O altrimenti mi dica in quale scuola succede ciò, che chiedo immediatamente il trasferimento! Perché dal primo di settembre, io, non ho avuto un giorno di pace e fra riunioni, insediamenti, elezioni, consigli di classe, collegi dei docenti, ricevimenti dei genitori, consigli d’istituto, G.L.I.S. allargati e ristretti, dipartimenti e quant’altro e per poi, di nuovo, ricominciare a giro, io non ho avuto un pomeriggio libero! E fra tutti questi impegni miei e quelli relativi agli impegni scolastici dei pargoli (sui quali, fra l’altro, a parte piccoli resoconti, preferisco sorvolare…) c’è poco tempo per cucinare… per cui approfittando di una gentilezza estrema da parte di OrtoCori, che mi ha inviato una fornitura di loro prodotti, ho fatto fuori le loro scorte, così, al naturale, con grande gaudio da parte di tutti… Finché, nello sforzo estremo di mamma diligente, non ho pensato di preparare alla famiglia qualcosa di appetitoso ed estremamente impegnativo…
Così, ritornata alle 20,30 dall’ennesima riunione, ho preso un rotolo di pasta sfoglia già pronta (rigorosamente comprata), ho aperto l’ultimo vasetto della OrtoCori, e con grande ddifficoltà ho spalmato la crema di carciofi sulla pasta. Quindi, presa da un raptus di follia, ho pure arrotolato la pasta, l’ho infine tagliata a rondelle e adagiata su carta forno. E, in un ultimo sforzo eroico, ho infornato a 180° (stavolta forno ventilato, così fa prima!) per una ventina di minuti.

L’impegno è stato davvero tanto, ma il risultato ne è valso davvero la pena!

Se per caso l’OrtoCori impietosita da cotanto sforzo, volesse rifornirmi di un’altra fornitura, per sfamare i miei poveri pargoli + dolce doppio, visto che le fatiche scolastiche ancora non sono finite e adesso ci saranno pure gli scrutini e le consegne delle pagelle, la sottoscritta, povera lavoratrice stanca, ringraziarebbe ancora tanto tanto tanto! Altrimenti, vado a comprarli! 😉

A presto

Stefania Oliveri

Lo spirito delle (st)renne: Limoni alla Grappa

“Tremate, tremate, le (st)renne son tornate!” … e non vi dico chi mi ha suggerito questa frase…, vi dico solo che è un insospettabile! Ma forse è stata ispirata dallo “spirito” di questa ricetta!
Comunque, dopo la ricetta meravigliosa di ieri, ispirata ad una regione bellissima, almeno tanto quanto la mia (!), la confettura di Cipolle di Tropea delle due (st)renne coccoline amorose, Annalù e Fabio, l’idea di oggi, nasce dal fatto che io SICULA sono, e nella CONCA D’ORO nacqui e cosa c’abbiamo noi a quintalate??? I LIMONI! E poi mio fratello ha 4 begli alberelli massari (operosi) e ogni settimana figliano (devono mantenere alta la fama di “tomber des citronettes”, dei migliori masculi siculi, loro!) E così anche i regali di natale risentiranno di questa sovrapproduzione!
LIMONI ALLA GRAPPA

Prima è doverosa una premessa. La settimana scorsa, forse, vi ho un po’ spaventati dicendovi che la ricetta era un po’ lunga e la si doveva fare per persone veramente care che avrebbero capito il vostro affetto. La ricetta di questa settimana, per compensazione, è molto breve, veloce e facile… Questo non significa che allora potete regalarli a tutti, perché comunque implica una grande pazienza e un grande pensiero di anticipo. Infatti devono riposare per ben due mesi per essere gustati… E allora anche questi, solo a persone care!
Ingredienti:
2 kg di limoni non trattati e grossi
1,5 l di grappa
8-10 chiodi di garofano
1 kg di zucchero
Pelate a vivo i limoni, eliminate cioè anche la pellicina bianca intorno e tagliateli a rondelle possibilmente tutte dello stesso spessore. Quindi metteteli in vasi di vetro e spolverizzate ogni strato con un po’ di zucchero, intervallando con qualche chiodo di garofano. Riempite ogni barattolo per tre quarti e versate la grappa fino a coprire tutti i limoni. Chiudete bene i vasetti e mettete a riposare in luogo fresco e buio per ALMENO due mesi prima del consumo.
Siccome, da adesso, mancano meno di due mesi al Natale, potete regalarli con l’indicazione della data di consumo.
A domani con un’altra meravigliosa ricetta dalla donna più vulcanica della raccolta la (st)renna Fla di Cuocicucidici .A presto(st)renna (St)efania Oliveri

Velluta di zucca e cavolfiore con chips di patate

Vi aggiorno sulle condizioni meteorologiche di Palermo: un giorno fa freddo e tre, fa caldo! Ma, a volte, nello stesso giorno, fa caldo e freddo…. Che tipo di clima è questo??? Vedi cosa succede a non studiare bene la geografia???… Però, giuro, era quasi l’unica materia… e non sono andata mai al di sotto del sei… anche se nemmeno la ginnastica riusciva ad alzarmi la media, “rovinosamente” abbassata da questo votaccio… perché in ed. fisica, io, prendevo 6!!!
P.s. Grazie prof. per essere stata così paziente con me, per aver sopportato 5 anni di jeans con scalda muscolo, il massimo dello sportivo per me!

Vellutata di zucca e cavolfiore


La ricetta nasce dall’assemblamento di verdure che avevo a casa e dal fatto che proprio quel giorno c’era un freddo cane… Così, invece di prendere le verdure cotte in precedenza e mangiarle appena uscite dal frigo per sopperire al caldo afoso del giorno prima, le ho riscaldate e passate ed è venuto buonissima!
Zucca rimasta cotta al vapore
Cavolfiore rimasto lessato
un po’ di latte di soia (q.b.)
un cucchiaio di farina di riso (per addensare, visto che per adesso non mangio le patate bollite che hanno un alto indice glicemico)
curry
sale
un filo d’olio evo
Mettere le verdure cotte in una pentola e aggiungere il latte e un cucchiaio di farina di riso e riscaldare. Non appena sarà bollente, passare e aggiungere curry e sale.
Per renderla un po’ più appetitosa, almeno per i miei figli, ho fatto delle chips di patate
Patate
curry
paprika
olio
sale
Tagliare con una mandolina le patate lavate e sbucciate. Adagiatele su una placca ricoperta di carta forno e cospargete con olio, sale e curry o paprika. Mettere in forno caldo a 180° fino a quando non si coloreranno. Servite con la vellutata.
P.s. Il pargolo n. 3 si è divertito un mondo a tagliare le patate, tanto da accettare di mangiare anche la vellutata…
Buonissima… e assolutamente dietetica!A prestoStefania Oliveri

Una soluzione alternativa per evitare un figlicidio…

Giorno 16 novembre, ricevimento dei genitori, ore 18.
Giorno 16 novembre, casa, ore 14. “Mamma, oggi pomeriggio c’è ricevimento…”
“Siiii…”
“Voglio avvertirti che ho qualche mediocrità…”
“Nooo…”
“Voglio avvertirti io, prima che te lo dicano i professori…”
“E perché non dirmelo alle 17.50… o almeno, visto che hai aspettato tanto, dopo pranzo, così almeno mangio tranquilla?”
“Ma almeno te l’ho detto io!”
“Evviva la sincerità!”
Intervallo fra le 14.00 e le 19.30 (ora in cui sono ricevuta…), medito sulla punizione: gli rompo solo le gambe o l’ammazzo?
Ore 19.31 ho deciso: l’ammazzo e me ne frego che il sangue macchia!
Ore 20.30 richiesta di spiegazioni.
“Mamma, ma la prof. X mi aveva detto che mi aveva messo 5 e non 4…” e giù di seguito con tutte le “ingiustizie” dei proff. Y, Z, Tal de Tali,Tizio, Caio e Sempronio.
Ascolto impietrita.
“E poi, ho 10 in educazione fisica…”
“E allora???” urlo
“Mi alza la media!”
Ho deciso: lo ammazzo, me ne frego delle macchie di sangue e voglio che sia una fine lenta e dolorosa!

Per non appesantire il giro vita, che “grazie” ai miei figli va lievitando come se fosse una brioche, ho deciso di provare a impegnare le mie mani e così, vai di mattarello!

PASTA FRESCA

La ricetta è di Felix e la trovate da Un Cuore di Farina Senza Glutine, ma è una ricetta che possono fare tutti, che non utilizza farine dietoterapiche e che, vi assicuro, non vi farà rimpiangere (anzi neanche vi accorgerete) della differenza!!!

Ingredienti:
100gr di farina di riso
250gr di Amido di Mais
250gr di Fecola di Patate
10gr di Xantano
sale qb
1 uovo ogni 100 gr di mix

e 1 cucchiaio di olio e 1 di acqua ogni 300 gr di farina

Innanzi tutto voglio precisare che lo xantano non è facile da trovare… però nei negozi che vendono prodotti senza glutine, oppure nelle farmacie (dicono) si dovrebbe trovare… Lo xantano dà una bella spinta agli impasti senza glutine, però, ho letto da qualche parte (forse nel libro consigliato proprio nel post precedente, sempre di Felix?) che la farina di carrube serve allo stesso scopo, forse si potrebbe provare a sostituirlo con quest’ultima… Io non ho fatto la prova, quindi, caso mai fatemi sapere! Però la farina di carrubbe è molto più semplice da trovare, perché qualsiasi Naturasì la vende!

Seconda precisazione. Felix asserisce che “per 400 g di mix ci vogliono 5 o 6 uova a seconda della grandezza. Questa mescola va bene anche per tutti gli impasti che devono essere tirati in sfoglia sottile (es. strudel o chiacchere). Io ormai la pasta all’uovo la preparo soltanto con questo mix.
Se non vi va di aggiungere più uova rispetto al peso della farina, fate 400 g di mix, 4 uova e poi acqua fino a che raggiunge la giusta consistenza, che deve essere più morbida se volete preparare la pasta ripiena. Così viene un impasto più leggero e si sentono meno le uova”. Io, invece, ho fatto come per la pasta fresca con il glutine, al posto dell’acqua ho aggiunto un cucchiaio di olio e uno di acqua ogni 300 gr. di farina. E il risultato è stato perfetto!

Terza ed ultima precisazione. Io l’ho impastata con il Bimby, che è più semplice, poi però mi sono affaticata a distenderla a mano e fare le tagliatelle tagliandole al coltello, perché non ho lo stendi pasta, perché mio marito non mi ha impedito di comprarlo… ma questa è un’altra storia…

Il procedimento è abbastanza semplice. Mettere tutti gli ingredienti nel Bimby e azionare il robot, con la funzione Spiga (non è una beffa del destino?, almeno per me dovrebbe essere barrata!), che serve, appunto ad impastare. Poi si prende questo bel panetto e si lascia riposare avvolto in un panno pulito per circa mezz’ora. Quindi lo si riprende e lo si comincia a stendere a piccole quantità. Quando vi sembra abbastanza sottile, si arrotola la pasta da due lati, così da formare due cannoncini, che si incontrano al centro. Si tagliano (o si cerca) delle strisce di un centimetro circa (e qui deve intervenire la manualità che c’è in voi… e che a me ancora manca) e poi si prendono questti cannoncini dal centro e si srotoleranno con estrema facilità e si mettono ad asciugare su un vassoio spolverizzato con farina di riso. A questo punto, potete cuocerla, in abbondante acqua salata, per poco tempo, e la potete condire come meglio vi aggrada.

Avendo fatto tanto impasto (avevo tanto da sfogarmi col mattarello!!!), io l’ho provata in tre modi diversi.

Tagliatelle con pistacchi e ricotta

Tagliatelle con pesto genovese
(vedi la prima foto)

Tagliatelle al curry, panna e bacon

A presto… con notizie più confortanti!

Stefania Oliveri

La Martorana si veste di Natale! Benvenute (st)renne!

Oh mio Dio, sono emozionatissima nell’annunciarvi che, una combriccola di pazzi (cos’altro per questa avventura e per avermi voluta nel team?), mi ha coinvolta in una meravigliosa avventura, confidando non so in cosa, bene, visto che gli altri quattro, coinvolti, son pezzi da novanta! Tra poco, pochissimo tempo sarà Natale, e una raccolta era d’obbligo per la Bionic Girl Alessandra di Menù Turistico. E quindi mesi e mesi di duro lavoro per decidere cosa e chi dovesse fare quello e questo… Ok, confesso, solo pochi giorni, che come potete vedere dalle cose già pubblicate, sono bastate agli altri per fare meraviglie, ma a me non sono bastate per fare qualcosa di decente! Ma tant’è. Ormai mi hanno voluta e questo si devono piangere. Così, 5 (st)renne di Babbo Natale (“la paternità del nome è ovvia” :-D), di cui una un po’ acciaccata (cioè io… se non l’aveste capito quella stravaccata a terra sono io!) posteremo dal lunedì al venerdì, ognuno di noi un giorno, un piccolo dono, una ricetta, un addobbo che speriamo possano entrare anche nelle vostre case e regalarvi un felice Natale. Cominceranno il lunedì Ale e Dani di Menù Turistico, il martedì Annalù e Fabio di Assaggi di Viaggio, il mercoledì (indegnamente) io, il giovedì Flavia di Cuocicidici ed il venerdì Mapi di La Apple Pie di Mary Pie.
E adesso bando alle ciance e passiamo alla ricetta, che se dal punto di vista fotografico non fa una bella figura, vi assicura che recupera grandemente col sapore (e lo affermo senza modestia!). L’idea nasce dal successone avuto con la “frutta di martorana” fatta per il primo novembre. Allora mi son detta: “ma perché non mangiarla tutto l’anno? E perché non regalarla per Natale?” E così ho preso degli stampini natalizi e ho sostituito gli stampi della frutta con questi e il gioco è fatto! Devo ammettere che è più facile a dirsi che a farsi, perché il procedimento ha bisogno di tre giorni di lavoro… ma concentrato comunque in poche ore! Quindi, quando regalerete questa delizia, fatelo per le persone veramente care, le quali daranno il giusto valore al tempo dedicato per confezionare loro queste piccole squisitezze!
Ultima avvertenza: magari coloratele meglio di me!
La Martorana si veste di Natale


500 gr. di farina di mandorle (di ottima qualità o mandorle senza la buccia)
500 gr. di zucchero a velo1 pizzico di cannella (facoltativo, ma vi assicuro che ci sta benissimo)70 gr. di acqua

50 gr. di glucosio
50 gocce di liquore amaretto
13 gocce di mandorle amare
Colori alimentari
Lucido per alimenti

Se non avete la farina di mandorle potete benissimo tritare (ma molto bene) le mandorle sgusciate aggiungendo un po’ di zucchero, in maniera tale che l’olio delle mandorle non esca. Lo zucchero a velo deve essere quello comprato, perché contiene della maizena (e qui dovete stare attenti che contenga solo maizena, altrimenti non è adatta ai celiaci). A questo punto mette in una planetaria, ma sarà sufficiente anche un robot normale da cucina, ma con i ganci, tutti gli ingredienti insieme. L’acqua, invece aggiungetela a poco a poco, perché potrebbe essere troppa. Fate quindi amalgamare l’impasto e se è necessario aggiungete tutta l’acqua. L’impasto deve risultare proprio come quello della pasta frolla. A questo punto potete prendere l’impasto e lavorarlo per pochi minuti come il pane, avendo cura di stendere sul piano di lavoro dello zucchero a velo, così che non appiccichi. A questo punto dovete procedere proprio come per i biscotti e cioè stendete l’impasto con uno spessore di circa 2 cm e con dei taglia biscotti natalizi, ritagliate le forme e mettetele ad asciugare per una notte su un vassoio spolverizzato di zucchero a velo. Solo l’indomani potrete colorarla e quindi lasciarla ad asciugare per un’altra notte. L’indomani potrete lucidarla e dovrete aspettare un’altra notte prima di incartarla. Io vi suggerisco di comprare della carta plastica e fare dei pacchettini, chiudendoli con un nastrino.

Domani appuntamento da Flavia, non mancate!!!
A presto
Stefania Oliveri

Cubi di grano saraceno e mele… perché non sono Gordon Ramsey!

Adoro quell’uomo! E non perché è biondo. E nemmeno perché è alto e aitante! O forte! E tanto meno (o quanto meno non solo) perché è uno chef, uno dei migliori sulla piazza! Ma Gordon Ramsey è il mio idolo perché sbraita a destra e manca (sempre a ragione, sia chiaro) contro tutti quelli che sbagliano! Urla talmente forte e inveisce talmente bene che i capelli dei poveri malcapitati si rizzano sulla testa e preferiscono diventare da soli scalpo! Oh, quanto vorrei essere come lui! A casa e a scuola… Be’ a casa devo dire che mi alleno con costanza con i miei figli… ma a scuola, esercito a fondo la mia buona educazione e la mia infinita pazienza… e non solo con gli alunni… anzi. Ma si sa per buona creanza è meglio tacere.


Vi racconto invece di quell’anno in cui un alunno down si era convinto che da me poteva ottenere tanti dolcetti … (chissà cosa glielo avesse fatto pensare…). E io, che sono tanto misericordiosa, avrei anche assecondato le sue esigenze, solo che i genitori mi avevano proibito categoricamente di offrirgli qualsiasi cosa perché il povero ragazzo oltre ad essere down era pure diabetico… Così dopo numerose insistenze da parte sua (“buongiorno bella Stefania, che mi offri oggi?”, “buongiorno capo, che mi hai portato oggi?”, “buongiorno prof. Cosa mi fai mangiare oggi?”) e aver intrapreso numerose proteste (sit in in mezzo ai corridoi della scuola, ma anche in mezzo alla strada… cosa che devo dire portava sempre i suoi frutti…), ma aver capito che ne otteneva ben poca cosa (giuro, con mio grande rammarico!), un giorno incontrandomi, mi apostrofa con “buongiorno buttana!” (qui la consonante sorda si trasforma in sonora, ma credo che il senso sia abbastanza chiaro!). Rimasta del tutto basita, dapprincipio, cerco, in un secondo momento, di riprenderlo amorevolmente (“ma come, tesoro? A me dici questo?” e sono sicura che lui avrà pensato “cretina, a te proprio a te, a chi altro, vedi nessun altro intorno a te???”) e di fare pace con lui, promettendogli tanto affetto e amore, ma cibo proprio no, “perché mamma e papà non vogliono”. Certo il mio amor proprio (nonostante tutto) ne esce abbastanza abbattuto, ma me ne faccio una ragione e vado avanti. Da lì, però, mi rendo conto che c’è una lenta (e mica tanto) flessione nei nostri rapporti (forse perché non mi saluta più, forse perché mi guarda torvo, o ancora perché le uniche parole che mi rivolge sono “che mi dai?”) Così ogni volta che lo incontro cerco di evitare di farmi apostrofare in maniera poco consona al mio ruolo (a proposito, ma qual è ormai il mio ruolo a scuola???). Finché, un giorno, a ricreazione, mentre parlo con una collega, si avvicina lui insieme all’insegnante specializzata sul sostegno, tenendola per mano e, a prima vista, del tutto calmo e sottomesso, e con un gesto fulmineo e lesto (a proposito non vi ho ancora detto che io lo chiamavo Pino, come diminutivo di bradiPINO”…), arriva un bel (???) calcione sullo stinco. L’effetto immediato è un’accasciamento a terra, che mi lascia assolutamente senza fiato. Il dolore è talmente tanto che la prima cosa che penso è “mi son rotta lo stinco!” La reazione quindi è differita (e non so se dire se grazie a Dio o purtroppo), perché invece che far partire le mani contro il suo viso e fargli incontrare un pugno, istintivamente porto le mani sul mio stinco e lo stringo fortissimo (forse un’involontaria manovra di strozzamento del collo del suddetto), mentre la mia collega comincia a urlargli “non si fa! Chiedi scusa!” Il ragazzo naturalmente non ha intenzione di chiedere scusa, io incasso solo un gran livido e lui rimane impunito sulla questione. Finché un giorno andiamo a teatro e all’uscita inscena la sua solita protesta con sit in per ottenere cibo, dalla quale però mi tengo ben lontana. Essendo ormai tutti abbastanza allerta delle sue reazioni stiamo ben attenti ai suoi balzi felini. Infatti, ad un certo punto, si alza di scatto e con salto, raggiunge una ragazzina, che fino a poco prima l’aveva baciato e accarezzato per convincerlo “con le buone” ad alzarsi da terra, e le da uno schiaffone sonoro, talmente forte, che mi sembra che la sua testa ruoti per ben due volte su sé stessa. A questo punto non posso più trattenermi e mi precipito anche io in maniera fulminea e, mentre tutti (professori, assistenti, alunni) cercano di tenerlo per non farlo scattare ancora contro la povera ragazza, io comincio ad urlare “SEI UNO SCREANZATOOOOOO!!!” A questo punto tutti si fermano e si girano verso me, compreso lui. Orgogliosa, penso, che il mio tono di voce autorevole ha risolto la situazione e mentre sto cominciando a godere della mia vittoria, tutti, all’unisono, cominciano a ridere a crepapelle… compreso lui! Capisco subito che non sono cosa… e che la vocazione da Gordon Ramsey non ce l’ho proprio… sarà perché mi pagano un cinquantesimo di quanto danno a lui? Ai posteri l’ardua sentenza!
Ok, e come al solito ho bisogno di tanta consolazione… e siccome per adesso le consolazioni devono essere sul dietetico andante, vi propongo una ricetta piuttosto light, ma molto saporita, presa da qui con qualche piccola modificaTORTA DI GRANO SARACENO E MELE
3 uova codice 0 o 1
120 gr zucchero di canna integrale
100 gr olio di semi
100 gr latte di soia
sale
150gr farina di grano saraceno
50 gr mandorle (orig. 100, ma io ho dimenticato di aggiungerle)
1 cucchiaino di cremor tartaro & bicarbonato)
2 – 3 mele
la scorza grattuggiata di un limone bio
Montare le uova con lo zucchero a lungo, unire l’olio a filo, il sale, la farina setacciata alternata col latte, la scorza del limone, la farina di mandorle e il lievito.
Unire le mele tagliate a dadini. Io ci ho aggiunto un cucchiaio di succo di limone e uno di farina di grano saraceno (avevo paura che sprofondassero).
Coprire con carta forno uno stampo rettangolare e cuocere a 180° per 35/40 minuti. Quando è fredda spolverizzare con zucchero a velo e tagliare a quadrotti. Ottima merenda!A prestoStefania Oliveri

Macaron alle mandorle con lemon curd e pistacchi per perdersi in un mare di dolcezza

Ho smesso di fare acquagym, ho meglio l’acquagym ha voluto fare a meno di me, visto che dal cielo, ogni volta che ci ho tentato, è caduto l’inverosimile. Così, convinta da una cara amica, benché insegnante di educazione fisica, sono andata a fare la prima lezione di power qi. E ho capito perché non mi piace fare ginnastica. E se la lingua batte dove il dente duole, a me il tacco batte dove la gamba non arriva! Se per fare ginnastica si potessero usare almeno un paio (forse anche due o tre paia sarebbero meglio) di centimetri di tacco, per me la situazione si addolcirebbe e forse (e sottolineo forse) mi riuscirebbe anche meno pesante dover indossare quell’abbigliamento informe e (dicono) comodo, che trasforma ogni essere umano in un perfetto sacco da spazzature. L’unica disciplina che, veramente, elimina le differenze dimensionali è l’acqua gym: non esistono bassi e alti! Purtroppo ha un piccolissimo inconveniente: si deve fare in costume… e il “burquini” (Alessandra docet!) ancora non l’hanno inventato. Comunque, ormai, anche l’acquagym è stata archiviata. Ritornando invece alla lezione di ieri, ho realizzato che, seppure riuscissi a superare anche questa piccola (per me alta!) difficoltà delle scarpe, quando il maestro mi ha detto: “il power qi non è una ginnastica è una filosofia e serve per ritrovare sé stessi!”, come se mi stesse svelando il segreto per allungare, io ho capito che ho altri due ottimi motivi per non praticarla:
1.se è una filosofia, perché tanta fatica e soprattutto tanto sudore???
2.RITROVARMI????? e chi vuole ritrovarsi??? Io voglio, assolutamente perdermi!!!
E questo meraviglioso dolce è il luogo ideale!!!

Macaron al lemon curd e ananas


Per il “macaron” alle mandorle la ricetta l’ho presa da quella dolcezza di Roby
100 g di mandorle in polvere
90 g di zucchero a velo
20 g di fecola di patate
170 g di albumi
70 g di zucchero

Preparazione del “macaron alle mandorle”
Montare gli albumi a neve aggiungendo lo zucchero a poco a poco. Setacciare insieme le mandorle in polvere, lo zucchero a velo e la fecola. Trasferirli nella ciotola degli albumi montati e mescolare con una spatola di gomma, con delicatezza procedendo dal basso verso l’alto. A questo punto Roby suggeriva di mettere il composto in una sacca da pasticcere e di spremerlo a palline lungo il bordo interno del cerchio della teglia a cerniera.Spremerlo anche sulla base a forma di cerchi concentrici e spolverizzare con dello zucchero a velo.Infornare a 200° e lasciare cuocere per 20/25 minuti. Il mio composto però è venuto un po’ liquido, quindi questa operazione è stata inutile, in quanto mi si è appiattito sulla teglia. La cosa però non inficia il risultato, se non dal punto di vista estetico. Per questo io ho deciso di coprirlo tutto con il lemon curd.
Sfornare e sformare il “macaron” alle mandorle, e spennellarlo con lo sciroppo fatto di acqua e limoncello (fatto in casa) in parti uguali e un cucchiaino di zucchero.
Quindi spalmare sopra il lemon curd, preparato, come qui, così:

Il succo e la scorza grattugiata di tre limoni
2 tuorli e 2 uova intere
1 cucchiaio di maizena
200 g di zucchero
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva.

Io l’ho fatta con il Bimby, in questa maniera: Lavare ben bene i limoni e prelevare la parte gialla della scorza evitando la parte bianca. Quindi metterla nel bimby, insieme allo zucchero e tritare a velocità 5 per 20 secondi. Aggiungere l’olio, le uova e il succo del limone (filtrato). Azionare il Bimby per 7 minuti, velocità 3 ad temperatura 80. E il gioco è fatto.

A questo punto ho tagliato a fette sottilissime l’ananas e le ho disposte sul macaron e poi ho guarnito con dei fiori in MMF e pistacchi non salati tritati.

Vi assicuro, un trionfo di bontà!

Con questa ricetta partecipo al bellissimo contest di una carissima amica Simonetta di Glu.fri cosas sin gluten

Per antipasto preparerei una mousse di granchio,
come portata principale un risotto corallo verde, e infine questo meraviglioso dolce, che vi assicuro non è assolutamente difficile da preparare!!!

Infine, ma non per ultima, voglio ringraziare Felix che mi ha passato la Staffetta dell’amicizia. Sono onorata che abbia pensato a me per questa staffetta, perché io la considero una eminenza grigia nel panorama dei food blogger per celiaci. Lei è la mia ispiratrice, anzi la mia assoluta maestra per le ricette impossibili per i celiaci (vedi pane, pasta, lievitati e quant’altro). Con le sue dosi, le sue ricette riescono sempre bene e nessuno si accorge della differenza!
Ecco le mie risposte:
1- Quando da piccoli vi domandavano cosa volevate fare da grandi, cosa rispondevate?
Tutto, tranne l’insegnante… Mai dire mai…
2- Quali erano i vostri cartoni animati preferiti?
Periodaccio il mio, perché cominciavano tutti i cartoni giapponesi… quindi Candy candy, Goldrake e infine (perché già ero grandetta) Lady Oscar… E questi sono i risultati!
3-Quali erano i vostri giochi preferiti?
Barbie era la mia bambola preferita e quindi tutto quello che girava intorno a lei… ahimè, benchè mi pensassi come lei, non ho ereditato le sue chilometriche gambe…
4-Qual’è stato il più bel vostro compleanno e perché?
Nessuno. Odio fare il compleanno, odio il tempo che passa e mi deprime da pazzi… però per i miei anta (neanche riesco a dirlo!!!), mi ha fatto piacere che mio marito mi abbia organizzato una festa a sorpresa… e la sorpresa me l’ha fatta davvero!
5-Quali sono le cose che volevate assolutamente fare e non avete ancora fatto?
Sfilare su una passerella, diventare ricca e famosa, sposare Richard Gere, avere per amante Prince (… de gustibus…)
6-Quale è stata la vostra prima passione sportiva e non?
Passione sportiva??? Ahahahahahah… me la porto da piccola l’antipatia per lo sport… la prima passione è stata la musica di Prince (aridaglie) e Kandisky (so cerebrale, io!)
7-Quale è stato il vostro primo idolo musicale?
Se forse qualcuno avesse qualche dubbio è stato Prince, ma anche gli U2 mi piacevano moltissimo…
8- Qual’è stata la cosa più bella chiesta (ed eventualmente ricevuta) a Babbo Natale, Gesù Bambino, Santa Lucia?
Dei figli sani e ringrazio Dio per avermeli donati…

A presto

Stefania Oliveri

Tre ricette dolci e dietetiche… scherzetto!!!

Che ne pensate di tre ricette al prezzo di una??? E senza nemmeno uno straccio di racconto??? Un solo unico ringraziamento: a DIO! Che per adesso mi protegge dall’alto!
I primi biscotti che posto sono stati fatti con i bimbi del corso di cucina. Come vi avevo detto, ho usato la zucca nell’impasto per dimostrare loro che squisitezze si possono creare con le verdure… e siccome Halloween era vicino, quale forma più adeguata???

Streghette alla zucca con glassa di zucchero
250 gr zucca
½ bicchierino da caffè di amaretto
½ succo ace
530 gr. di farina 00
170 gr. di burro
200 gr. di zucchero
1 uovo
buccia grattugiata di un limone
Lessare la zucca in poca acqua, scolare e trasferire in una casseruola con 50 gr. di zucchero e i liquori. Lasciare asciugare per 10 minuti, quindi ridurla in purea, lasciare raffreddare. Impastare tutti gli ingredienti e formare un panetto e lasciare raffreddare in frigo per 30 minuti. Stendere la pasta e incidere con il taglia biscotti. Infornare a 180° per 20/23 minuti!
Infine fare una glassa con zucchero a velo e qualche goccia di limone e colorante alimentare e divertirsi a decorare!
La seconda ricetta invece è stata fatta per me, perché per adesso devo limitare grassi e zuccheri… Però i biscotti non li ho mangiati solo io, anzi mi sono stati rubati tutti da pargoli e dolce doppio…

Biscotti dietetici con grano saraceno e limone (visti da lei e riadattati)


200 gr di farina di riso Biologica
70 gr farina di grano saraceno
100 zucca bollita e ben scolata
1 cucchiaino di bicarbonato
70 gr di zucchero di canna integrale
4 cucchiai di olio d’oliva
40 ml di acqua circa (anche meno)
la scorza grattuggiata di un limone

Ridurre a velo lo zucchero di canna grezzo. Quindi passate la zucca al mixer per ridurla alla consistenza di una purea (sostituirà egregiamente il burro!).
Unite alla farina precedentemente setacciata, lo zucchero integrale a velo, la zucca, 1 cucchiaino raso di bicarbonato, i 4 cucchiai d’olio d’oliva e iniziate a lavorare l’impasto, unite all’ultimo l’acqua gradualmente sino ad ottenere un impasto sodo e modellabile.
Stendete l’impasto con il mattarello piuttosto spesso e ricavate delle formine. Essendo Halloween mi è stato imposto dai pargoli, streghe e gatti.
Mettete i biscotti in una teglia rivestita con carta da forno e infornate 10 min. a 180°. Se volete potete spolverizzare con zucchero a velo…

Infine, ma assolutamente non ultima, una torta goduriosissima, benchè dall’apporto di grassi contenuto.

Torta leggera al limone con lemon curd all’olio

Ingredienti per la base (vista da lei):
250 g di farina prelevata da una miscela di farine senza glutine così fatta:
6 parti di farina di riso
2 parti di fecola di patate
1 parte di farina di tapioca setacciata per tre volte in un unico contenitore
250 g di zucchero
3 uova
130 g di acqua
130 g di olio di semi (io di soia)
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
buccia e succo di due limoni

Procedimento:
Niente di più semplice e veloce: mescolate tutti gli ingredienti e versate il composto in una tortiera coperta di carta forno (o in silicone come faccio io) dal diametro di 26 cm.
Infornare in forno già caldo per 35-40 minuti a 180°C. Fate quindi raffreddare e nel frattempo preparate il lemon curd all’olio di oliva con la ricetta di Alessandra di Menu Turistico (p.s. Santa subito anche lei!):

il succo e la scorza grattugiata di tre limoni
2 tuorli e 2 uova intere
1 cucchiaio di maizena
200 g di zucchero
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva.

Io l’ho fatta con il Bimby, come è scritto qui, in questa maniera: Lavare ben bene i limoni e prelevare la parte gialla della scorza evitando la parte bianca. Quindi metterla nel bimby, insieme allo zucchero e tritare a velocità 5 per 20 secondi. Aggiungere l’olio, le uova e il succo del limone (filtrato). Azionare il Bimby per 7 minuti, velocità 3 ad temperatura 80. E il gioco è fatto. Quindi mettere la crema in vasetti ben puliti e asciutti, tappare e capovolgere il barattolo fino a quando non si raffredda. Conservare in frigo.
Vi metto, però, anche la sua versione fatta sui fornelli “A freddo, in una casseruola dal fondo spesso, ho mischiato tutti gli ingredienti, ad eccezione dell’olio, amalgamandoli bene con una frusta. Ho messo sul fuoco a fiamma medio bassa e, sempre mescolando, ho portato ad ebollizione. Ho abbassato la fiamma al minimo, ho fatto bollire per due minuti e poi ho filtrato il tutto in un colino a maglie molto strette. In ultimo ho aggiunto UN cucchiaio di olio EVO leggerissimo e ho subito invasato. Con questa dose, ho ottenuto circa 350 ml di curd denso e lucido e dallo stesso identico sapore dell’altro”.

A questo punto, tagliate la torta in due e bagnate le due metà con una miscela di acqua, zucchero e limoncello (fatta assolutamente ad occhio!), quindi farcite con metà del lemon curd. Coprite con l’altra metà, imbibite bene anche questa e coprite con il lemon curd rimanente. A questo punto se vi piace potete lasciarla così o coprirla con ananas tagliato a fette sottili. Io sono stata costretta a decorarla con MMF a forma di streghe e gatti… ma va?
A presto con altre ricette
Stefania Oliveri