Io odio il lunedì… mousse nel bicchierino!

Questo lunedì comincia proprio male, del resto come ogni lunedì! Ma questo è peggiore degli altri! Sì, perché siamo tornati a casa di nuovo con un bel gesso nuovo nuovo di zecca… Avete capito bene: dopo ben 90 e passa giorni ancora al pargolo n. 3 non si è formato il callo osseo… “Colpa della celiachia” hanno detto, “ma adesso che mangia senza glutine si formerà in fretta”… e allora, mi chiedo, “perché deve tenerlo fino al 7 aprile????” Armiamoci di santa pazienza, perché fino ad allora (che però mi sono informata è giovedì!)… ci saranno tanti lunedì!
Altro motivo di ritardo nel consueto post “lunedale” (vi siete mai chiesti perché esiste l’aggettivo “domenicale” e tutti gli altri giorni non posseggono un loro aggettivo personale?) è che la consueta rubrica, alla quale ormai molti di voi sono affezionati, si trasforma… da “domenica cucina lui” in “domenica ci pensa lui”! Dove sta la differenza??? Be’, la differenza è proprio sostanziale, anche se vi assicuro che non c’è nessuna nota polemica in quel che dico! Anche quest’oggi, infatti, non ho nessun piatto fatto dal mio dolce doppio da pubblicare. Voglio però rassicurarvi del fatto che comunque ha mantenuto la sua promessa di non farmi cucinare… Perché se in qualsiasi famiglia di Italia, vige la sacra abitudine di passare il pranzo insieme ai parenti, noi essendo anglosassoni, la passiamo da soli o con amici… Così dopo un mio piccolo moto di ribellione sull’impegno lavorativo domenicale, che invece serve a riposare, il marito aveva deciso di risparmiarmi pensandoci lui… E così è stato! E questa domenica ci ha portati tutti al ristorante!!! Ora, preoccupato com’era che non potessi postare niente, mi ha pure chiesto di spacciare una mia ricetta per sua… ma vi immaginate l’imbroglio, a voi, che ormai riconoscete il mio stile in cucina e lo distinguete dal suo? Fra l’altro, io sono troppo onesta per fare una cosa del genere, per cui anche per quest’oggi vi beccate una ricetta fatta da me!

Mousse di tonno in bicchierino

1 scatoletta di tonno sottolio da 160 gr
1 scatola di mascarpone da 250 gr
3 cucchiai di paté di olive nere della Ortocori
1 cucchiaino di senape
1 cucchiaio di succo di limone
qualche goccia di tabasco
gherigli di noci
Sale
Niente di più semplice da preparare e da presentare come finger food in un bicchierino. Mescolate insieme tutti gli ingredienti e aggiustate di sale e di tabasco secondo il vostro gusto. Mettete in una sac a poche e spremete il composto nei bicchierini. Completate con un gheriglio di noce per dare il giusto crunch!
A presto
Stefania Oliveri

Pollo al curry e cardamomo di Nigella

So che Nigella non gode di troppi estimatori, molti la detestano quasi quanto Benedetta Parodi, molti la odiano perché non è una cuoca, non è precisa, non sa usare il coltello con maestria (veramente anche senza maestria è abbastanza scarsa…), taglia le verdure con le forbici, usa una quantità di grassi e zuccheri pari al fabbisogno mondiale per un anno, oltre ad ammettere di usare prodotti in scatola… Certo, effettivamente, queste persone vengono talmente inorridite dalle sue parole, che non sentono il resto, qundo dichiara fermamente: “comprate quelli biologici!” Ma perché si demonizza qualsiasi cosa sia acquistabile già cucinato, se è di ottima qualità? Forse non compriamo la pasta ogni giorno e anche il pane, anche se a volte ci concediamo il lusso di preparali in casa? Per questo e anche per tanto altro, io l’adoro! Sì, l’adoro, lo dico, l’ho detto senza vergogna nè tema di pudore. L’adoro perché invece la trovo così precisa nelle sue spiegazioni, così confidenziale quando parla, così chiara e puntuale nelle sue ricette… ma contemporaneamente così umana e vicina a me, che chef non sono! E così vicina alle donne di oggi che cucinano (anche se con delle scorciatoie) e che nel frattempo hanno un lavoro, dei figli, una casa, dei genitori e spesso anche un animale domestico a cui pensare. E non per ripetere un discorso già fatto, che cade solo a fagiolo, (e se non ci credete, datemi pure della copiona, ma di cotanta donna sono solo felice di esserlo e anzi magari mi riuscisse di copiarla!), ma parlando di libri di ricette e leggendo il suo post su Giulia Child (che io ancora non ho avuto il piacere), condividevo il fatto che anche Nigella è così nei suoi libri, chiara, precisa e puntuale… Ed è per questo che le sue ricette riescono tutte e alla perfezione! Per questo, da oggi in poi, prometto che (e non mi dite che sono promesse da marinaio quelle mie, se lo dico ci credo veramente … e solo che poi, magari, cambio idea…) cercherò di essere più brava nel descrivere le mie ricette, nel farvi immaginare nella mia cucina ad impiastricciare con me… magari divento come Nigella… e non solo dalla cintola in giù!

 

 

 

 

 

UNO STREPITOSO POLLO AL CURRY E CARDAMOMO DI NIGELLA

2,5 cm di zenzero fresco, pelato e grattugiato o 1 cucchiaino di quello in polvere
4 spicchi d’aglio, pelati (che io ho omesso per il mio dolce doppio)
2 cucchiaini di cumino macinato
1 cucchiaino di coriandolo macinato
1/2 cucchiaino di peperoncino secco (anche questo omesso da me)
4 cucchiai di mandorle tritate
125ml di acqua
5 baccelli di cardamomo, schiacciati
1 stecca di cannella, divisi a metà (se non l’avete un cucchiaino di quello in polvere)
2 foglie di alloro
4 chiodi di garofano (anche essi schiacciati)
4 cucchiai di olio d’oliva
1,5 kg cosce di pollo disossato e senza pelle, tagliate in pezzi
2 cipolle
250ml di yogurt greco
250ml di brodo di pollo (io vegetale home made)
125ml panna liquida
100g di uva sultanina
1 cucchiaino di curry
1 cucchiaio di zucchero semolato
1 cucchiaino di sale
75g di mandorle tritate e tostate
Mettete lo zenzero, aglio, cumino, coriandolo e peperoncino in un robot da cucina, e frullate fino a raggiungere la consistenza di una pasta. Se invece usate le spezie in polvere aggiungete anche la farina di mandorle e acqua e frullate. Mettete il composto a parte.
Pestate i baccelli di cardamomo e chiodi di garofano. Scaldate l’olio in una padella e aggiungere i pezzi di pollo – non tutti insieme, in modo da friggerli, altrimenti stufano (e non è da Nigella!) – e fateli cuocere giusto il tempo di dorarli su entrambi i lati, poi trasferite in un piatto.
Nell’olio rimasto aggiungete le spezie pestate e aggiungete ancora un po’ d’olio. Sbucciate e tritate finemente le cipolle, e fate cuocere fino a quando non saranno ammorbidite e leggermente dorate. A questo punto potete aggiungere la pasta di spezie e anche lo yogurt, mescolando per ottenere una salsa, poi aggiungete la panna, il brodo e l’uva sultanina, precedentemente messa a mollo.
Mettete quindi il pollo rosolato nella pentola, e spolverizzate di abbondante curry, e poi lo zucchero e il sale. Coprite e cuocete a fuoco dolce per 20 minuti, o fino a quando la carne del pollo vi sembrerà cotta. Servire in un piatto di portata con le mandorle tostate in scaglie.
Servite con riso pilaf, che ho fatto come suggerito da Nigella
Ingredienti:
1 cipolla
3 bacche di cardamomo
1/4 di cucchiaino di cumino
1 stecca di cannella
1/2 cucchiino di semi di papavero
1 litro di brodo (o di pollo o vegetale, come ho fatto io)
Riducete in polvere (io col pestello e ve lo consiglio) le spezie. Quindi sbucciate e tritate la cipolla e fatela soffriggere insieme alle spezie, aggiungendo la cannella spezzata in due pezzi. Appena la cipolla sarà dorata, versate tutto il riso e fatelo tostare (come fareste per il risotto), quindi aggiungete il brodo caldo, mescolate e fate cuocere a fuoco basso, senza più mescolare. Appena il brodo si sarà asciugato tutto, il riso è pronto. Servire con i semi di papavero e il pollo… non ve ne pentirete.
A presto
Stefania Oliveri

Polpette e purè o praline e lemon curd?

Diciamolo, io prendo le scorciatoie… almeno in cucina! I piatti che preparo devono potersi fare in pochi minuti, non prevedono fritture e se posso usare pentola a pressione e Bimby, sono felice!!! Ecco perché non ho mai vinto l’MTChallenge! Eh sì, perché se loro dicono “questi sono gli ingredienti obbligatori…”, io solo quelli uso!!! E così vai di destrutturazione… che mi riesce semplicissima: basta cuocere gli ingredienti separatamente e il gioco è fatto… L’unica volta che ho fatto una torta super mega arci complicata (e fantastica), ma assolutamente tradizionale nella forma, il premio è andato ad una donna che oltre a fare una ricetta super mega arci fantastica, aveva pure innovato la forma (un cigno, addirittura, aveva fatto!)… e così ho ricominciato a destrutturare sperando di avere migliore fortuna… L’ultima volta penso di essermi superata per facilità di preparazione!!! Ma stavolta ha vinto un uomo… e che ti combina??? Niente ingredienti obbligatori (e io vado in panico…), ma impone una forma: le polpette …cotte, con tanto di contorno! Be’, le uniche polpette a cui riesco a pensare sono di una banalità disarmante… Che fare? Rinuncio, più destrutturazione di così? Ma poi domenica preparo una torta meravigliosa di Nigella e il mio solito lemon curd ed una illuminazione mi folgora sulla via di Damasco… ok, abbasso il tiro, sulla via di casa… Salvo una sola fetta dall’arrembaggio e difendendola coi denti decido di fare le mie polpette… sì, sapore dolce, perché io non riesco a rinunciare al dolcino mai… nemmeno quando sono a dieta!
Polpette dolci … perché niente è come sembra!!!
Ingredienti per la ricetta della torta di compleanno di Nigella (Delizie Divine, p. 210)

250 gr. di farina (io di riso quella finissima)
1 cucchiaino e ½ di lievito
½ cucchiaino di bicarbonato di sodio
¼ cucchiaino di sale
200 gr. di latticello o come suggerisce lei 75 gr. di yogurt e125 gr. di latte parzialmente scremato
1 cucchiaino e ½ di estratto di vaniglia
125 gr. di burro morbido
200 gr di zucchero semolato
3 uova grandi
Setacciate gli ingredienti in polvere da una parte. In un’altra ciotola versate i latticello o il composto di yogurt e latte e la vaniglia. Nel frattempo lavorate a crema il burro con lo zucchero con uno sbattitore elettrico (a mano… un po’ anacronistico, no?), col Bimby, finché non risulta leggero e spumoso. Quindi unite le uova una per volta, aspettando 30 secondi dopo ogni aggiunta (suo suggerimento!). Adesso potete aggiungere le polveri alternandole al latticello e sbattete per almeno 3-5 minuti. Versate l’impasto in una teglia (io in silicone, ma vi ricordo l’accortezza di usare della carta forno per le vostre teglie se la torta è per una persona celiaca) e mettete in forno già caldo e statico per 40 minuti circa a 180° . Vale la prova stecchino. Appena la sfornate lasciatela riposare per almeno 10 minuti su una gratella , meglio fino a quando non si raffredda completamente.
La torta a questo punto è pronta per essere rivestita da una glassa la burro… Io ne ho fatta una più leggera (?!?!) il lemon curd e ci sta d’incanto!
La consistenza è perfetta per una torta da usare per decorarla, perché mantiene la sua forma perfettamente e credo che sia per questo che l’abbia chiamata proprio così.
Noi l’abbiamo mangiata così in purezza con una bella cucchiaiata di lemon curd accanto.

Lemon curd dietetico di Alessandra Raravis
Il succo e la scorza grattugiata di tre limoni bio
2 tuorli e 2 uova intere codice 0
1 cucchiaio di maizena
200 g di zucchero semolato
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva.

Io l’ho fatta con il Bimby, in questa maniera: ho lavato ben bene i limoni e ho prelevato la parte gialla della scorza evitando la parte bianca. Quindi l’ho tritata nel bimby, insieme allo zucchero con la funzione turbo per una decina di secondi o fino a quando non vi sembra opportuno. Ho quindi aggiunto tutti gli altri ingredienti insieme, l’olio, le uova e il succo del limone (filtrato). E poi l’ho fatto cuocere per 7 minuti, velocità 3 ad temperatura 80. E il gioco è fatto.
Però, comi vi dicevo, una fetta è stata salvata perché volevo fare una prova. E così ho sminuzzato il composto e l’ho spruzzato con dell’Alchermes e poi l’ho mescolato con 125 gr. di Philadelphia. Con questo composto ho formato 4 palline che ho poi panato con i pistacchi tritati, mescolati a 1 cucchiaino di zucchero. Servite con lemon curd. Vi assicuro che se la torta è strepitosa così anche in purezza, in questa versione è assolutamente goduriosa!

E domani l’appuntamento con le (st)renne è da EliFla di Cuocicucidici
A presto
Stefania Oliveri

Risotto al salmone con crema di avocado

Poche parole, ancora non riesco a non pensarci… E allora eccomi qui con una ricetta, una cosa semplice, un risotto!

Risotto al salmone e avocado

Ingredienti
Dosi per 5 persone
420 g di riso (io sempre quello)
½ cipolla
½ bicchiere di vino bianco
1lt di brodo vegetale home made
1 confezione di salmone affumicato
1 avocado
mezza confezione di mascarpone (quella da 125 gr.)
olio extravergine d’oliva q.b.
la scorza di 1 limone biologico
il succo di 1 limone
una noce di burro

Ricordatevi di preparare il brodo prima di iniziare a fare il risotto, perché è importante che il riso venga irrorato a caldo. Nel frattempo, lavate e grattugiate la scorza del limone, avendo cura di non prendere la parte bianca e spremete il succo per bagnare la polpa dell’avocado (vi consiglio di tagliarlo in due e poi con un cucchiaio prelevate il frutto). Quindi unite il mascarpone la buccia del limone e riducete tutto in crema. Tagliate il salmone a listarelle sottili. In una pentola alta fate scaldare un po’ d’olio (sicula sono e burro nel riso non ne uso, se non per mantecare!) a cui unirete prima la cipolla tritata, facendola stufare (quindi con un po’ d’acqua) e poi il riso e tostatelo per circa 3 minuti o fino a quando non diventa trasparente. A questo punto irroratelo uno spruzzo di vino bianco e lasciate evaporare. Mescolate e cuocete, aggiungendo poco per volta il brodo. Dopo circa 10 minuti, unite il salmone. Terminate la cottura e fuori dal fuoco mantecate il risotto con una noce di burro e una parte della crema all’avocado. Impiattate (io con un coppapasta) e poi con una sac a poche fate delle decorazioni con la crema… e sono sicura che farete molto meglio di me! A prestoStefania Oliveri

Domenica non cucina lui …farewell little Jessi

Anche questa settimana la rubrica “domenica cucina lui” salta… Ma stavolta il motivo è valido… Il mio dolce doppio ha passato tutta la mattina al pronto soccorso veterinario per la dolcissima coniglietta… E così ho cucinato io… dovevo pur ingannare l’attesa! Purtroppo nonostante le cure amorevoli di tutti noi, antibiotico, aerosol, carezze e coccole, la cuccioletta non ce l’ha fatta e così poco prima della mezzanotte, assistita da tutta la famiglia, ci ha lasciato… Un piccolo dolore… ma comunque un dolore… Spero si sia trovata bene con noi, almeno quanto noi lo siamo stati con lei.
Domani, si ricomincia!

Cupido o San Valentino?

Oggi voglio proprio ringraziare Dio per tutto quello che ho. Ho una bella famiglia che mi ama, ho un marito che mi sopporta pazientemente (non sempre…), ho tre bei pargoli (anche se un po’ monelli), ho un lavoro (ancora!), ho anche la salute (… vabbe’ ho una malattia non grave!), ho anche il colesterolo e la glicemia alti, ma ho anche una certa età…, ho i tacchi alti e li posso mettere, ho anche gli occhiali e i capelli biondi (ok, ho anche un bravo parrucchiere!), ho una bella casa (al centro), con il bagno in camera e una cabina armadio (straripante), ho anche una terrazza, un portiere e una macchina di seconda mano, ho la bici con cestino, ho anche una coniglietta, e ho anche tantissimi amici meravigliosi e uno che fa il compleanno il giorno di San Valentino… what else? Una torta per il suo compleanno importante!
La TORTA SAN VALENTINO

Per il pandispagna andate a vedere qui

Anche per il lemon curd andate a vedere qui

Così come per la bagna

Anche per la pasta di zucchero, qui

Per il disegno, mi sono liberamente ispirata a questo qui

P.s. liberamente significa: il suo è molto più bello e preciso… ma io continuo a non avere mezzi… 😉

A presto

Stefania Oliveri

Pasta … ma reale!

Mi vergogno come una ladra a presentarvi la mia ricetta di oggi camuffata per le (st)renne di carnevale… Mi vergogno tantissimo soprattutto di postare dopo due pezzi da novanta come Daniela e Annalù e le loro meravigliose e perfette creazioni… Ma io l’avevo detto loro, che non ero all’altezza (guai a chi si azzarda a dire “con tutti i tacchi”!!!), che ho la manualità di un elefante in un negozio di porcellane, sebbene con tutù rosa e ballerine (ma in punta di piedi, eh!). Ma, oggi mi tocca, e così mi devo umiliare e pubblicare il mio mal riuscito tentativo di camuflage… A mia discolpa solo … solo… la mia faccia di bronzo e il fatto che non ho un’altra ricetta con cui rimpiazzare il tutto…
E allora?
Pasta… ma REALE!!!

Piccola premessa: questa martorana è stata fatta per il compleanno del pargolo n.3 subito dopo aver scoperto che le ossa rotte non si calcificavano, che il gesso non poteva essere tolto e che degli accertamenti erano necessari per vedere cosa c’era che non andava… Premessa finita… però, ditemi che non vi siete impietositi un po’? Allora, sarete più clementi nel giudizio?

500 gr. di farina di mandorle (di ottima qualità o mandorle senza la buccia)
500 gr. di zucchero a velo
1 pizzico di cannella (facoltativo, ma vi assicuro che ci sta benissimo)
70 gr. di acqua
50 gr. di glucosio
50 gocce di liquore amaretto
13 gocce di mandorle amare
Colore alimentare rosso
zucchero a velo
1 albume

Se non avete la farina di mandorle potete benissimo tritare (ma molto bene) le mandorle sgusciatee pelate, aggiungendo un po’ di zucchero, in maniera tale che l’olio di queste ultime non esca. Lo zucchero a velo deve essere quello comprato, perché contiene della maizena (e qui dovete stare attenti che contenga solo maizena, altrimenti non è adatta ai celiaci!!!). A questo punto mettete tutti gli ingredienti insieme in una planetaria, ma sarà sufficiente anche un robot normale da cucina, ma con i ganci. L’acqua, invece aggiungetela a poco a poco, perché potrebbe essere troppa. Fate quindi amalgamare l’impasto e se è necessario aggiungete tutta l’acqua (di solito è necessaria). L’impasto deve risultare proprio come quello della pasta frolla. A questo punto potete prendere l’impasto e lavorarlo per pochi minuti come il pane, avendo cura di stendere sul piano di lavoro dello zucchero a velo, così che non appiccichi. Stendete la pasta ottenuta sottilmente (ma non troppo) e tagliate dei quadrati con una rondella dentellata. Ponete al centro una pallina di pasta di mandorle (ma se preferite, la frutta secca ci starà benissimo) e quindi ripiegate un lembo del quadrato sopra il suo opposto. Quindi girate gli altri due lembi su se stessi a formare dei tortellini. Per renderli più reali ho voluto ricreare la salsa (ma sembra più del ketchup) e così ho fatto una glassa reale mescolando l’albume con lo zucchero a velo a cui ho aggiunto del colorante rosso.
Il pargolo ne è stato entusiasta e i suoi amici pure, ma si sa erano occhi innocenti! 😉
P.s. Questa ricetta (esclusa la glassa) è anche vegana!
E domani non dimenticate l’appuntamento da EliFla

Chicken Pie per un ringraziamento speciale a tutti voi che mi siete stati vicini

Oggi è San Valentino (lapalissiano, lo so!) il trionfo dell’amore… ed è per questo che proprio oggi, voglio dedicare queste mie righe a tutti voi che, col vostro infinito affetto, mi siete stati vicini in questo momento mio di debolezza e tristezza, perché col vostro immenso altruismo, sia su queste pagine, tramite mail, su FB, con telefonate mi siete stati vicinissimi e questo mondo virtuale, improvvisamente è diventato reale, realissimo… L’affetto è arrivato, il conforto anche e ora non mi sento più tanto sola ad affrontare la realtà… Non sono sola, non mi sento sola e non voglio nemmeno più mangiare da sola, né io né mio figlio. E oggi che è la festa più inflazionata del mondo, casca proprio a fagiolo e per questo con profonda gratitudine VI RINGRAZIO e vi dedico pasticcio…
P.s. Per inciso amo infinitamente e profondamente anche il mio dolce doppio, che mi ha sostenuto e mi è stato accanto con tanto amore e dolcezza, oltre che con infinita pazienza, ed ha apprezzato tantissimo questo stufato… Per inciso (un altro), i cuori li ho fatti per tutti i miei uomini … ma anche per tutti voi e… per EliFla! E infine, domani è il 15! 😉
Ricetta inglese, che più inglese non si può… Io l’ho vista fare a Nigella, che però usava una pasta sfoglia già pronta… ed io? No, no, no! Ricordavo che la parte superiore non era proprio una sfoglia, ma un incrocio fra questa e la frolla… Insomma volevo ricreare quel sapore… e ci sono riuscita!
Chicken Pie gluten free


Per il ripieno:
600 gr. pollo senza pelle (io ho usato il petto, ma potete usare la parte che preferite)
500 gr. funghi
una confezione di bacon (o pancetta affumicata)
2 carote
1 cipolle
2 cucchiai di maizena
brodo vegetale (il mio home made)
timo
olio evo
Per la copertura:
225 gr. farina per impasti lievitati Piaceri Mediterranei (vi assicuro è assolutamente ottima, pur essendo una farina dietoterapica)
115 gr. di burro
65 gr. di margarina
6 cucchiai d’acqua
6 gr. xantano
1 uovo
Per prima cosa conviene preparare la pasta. Quindi prendete la farina e impastate con il burro e la margarina e unite l’acqua (io ho aggiunto anche lo xantano, ma avendo utilizzato farine dietoterapiche, probabilmente non ce n’era bisogno… aspetto lumi…). Formate una palla e avvolgetela in un sacchetto di plastica alimentare e mettetela in frigo per almeno 40 minuti. Quindi passate alla preparazione del ripieno.
Pulite e tagliate a fettine la cipolla e farla soffriggere con un po’ d’olio in un tegame, insieme alle carote tagliate a dadini piccoli e la pancetta. Quindi aggiungete i funghi freschi puliti e tagliati, anche essi, a fettine. Fate andare a fuoco basso fino a quando non vi sembreranno pronti. Nel frattempo infarinate il pollo con la maizena e il timo. Quindi fatelo dorare da tutte le parti.
Aggiungete i funghi e il brodo e fate cuocere una decina/quindicina di minuti. Mettete in una pirofila e lasciate raffreddare. Quindi coprite con la pasta preparata in precedenza , stendendola sopra tutta la teglia e cercando di farla aderire i bordi. Fate dei buchi con i rebbi di una forchetta e spennellate la superficie con l’uovo sbattuto. Mettete in forno a 200/220° per 20 minuti (circa). Mangiate caldo… ma anche tiepido e perfino freddo è buonissimo!

Con questa ricetta partecipo al contest di EliFla


A presto
Stefania Oliveri

Victoria Sponge e una notizia da metabolizzare…

Ho perso 10 anni di vita… di nuovo…
Sono celiaca ormai da tanto tempo, ma non abbastanza da non ricordare i sapori e soprattutto la morbidezza del cibo. Sono celiaca da tanto tempo, ma non abbastanza da essere stata una adolescente celiaca… Sono celiaca da tanto tempo, da farne quasi un vanto… per questo è nato il mio blog, per questo è nata la mia passione per la cucina. Ma sono celiaca da un tempo sufficiente per saper quanto si soffre nella differenza… ma sono abbastanza adulta per tollerare… Ma quando questa sorte tocca a tuo figlio, è come se un grosso macigno ti cadesse in testa e ti lasciasse lì, tramortita, stordita, assolutamente senza fiato, senza sapere cosa fare, pur essendo espertissima! Ecco cosa è successo stamattina, dopo la terza anestesia nel giro di due mesi e la prima gastroscopia della vita del pargolo n. 3… Il responso, senza ombra di dubbio, è celiachia… sì, anche lui è celiaco, come la mamma e non può farci niente, gli tocca questa eredità e non può rifiutarsi di accettarla… Anche stanotte non ho dormito, per timore che un’anestesia totale, potesse nuocergli. Anche stavolta un addormentamento traumatico, che mi ha lasciata col cuore piccolo piccolo ad aspettare che tutto fosse finito. Poi il risveglio… che se non fosse che è mio figlio sarebbe anche comico. La prima volta, quando si ruppe la gamba, dopo il primo risveglio, non trovandosi la gamba ingessata, riempì di improperi tutto l’ospedale, non risparmiando nessuno, dai medici, passando per gli infermieri, fino ad arrivare alle persone delle pulizie. Con dovizia di particolari e linguaggio forbito (?!?!?), ha inanellato una serie di parolacce, che nella mia non breve vita, penso di non aver mai sentito… e devo dire aveva ragione su tutta la linea… Qualcuno di voi ha pure assistito in diretta allo sproloquio e sa bene di cosa parlo e di quanto fosse chiaro e preciso nel lungo elenco di insulti.
La seconda volta, al risveglio, la gamba era ingessata, per cui il suo obiettivo fu diversificato e noi genitori diventammo il suo bersaglio. Non vi posso dire quello che potè uscire dalla sua dolcissima boccuccia di rose, vi basti sapere che, fra l’altro, mise in dubbio pure la mia maternità.
E anche oggi non siamo stati esenti dal suo show. Il fatto è che, l’ospedale era diverso, e i medici tutti nuovi, per cui non abituati alla sua reazione. Per farla breve, ci hanno chiuso in una stanzetta lontana lontana per non far sentire, quel che diceva, agli altri pazienti…
Alla fine, tutti abbastanza stremati, alle 14.30, dopo ben 6 ore e mezza di attesa (perché il gastroenterologo era stato chiamato d’urgenza in un altro ospedale di Palermo – sì, avete capito bene, abbiamo solo un gastroenterologo che va correndo da un ospedale all’altro!!! -) siamo tornati a casa. Adesso, finalmente l’osso si calcificherà, ma dobbiamo tutti cominciare una nuova vita, fatta di tante rinunce, di tante feste a digiuno, di tanti viaggi senza cultura culinaria, sempre con una valigia in più con il cibo che non gli fa male… Lo so, non è niente di grave e niente di terribile, ma per una mamma, vedere suo figlio dover rinunciare a moltissime cose “normali”, è una grande tristezza e adesso ho bisogno di condividerla con voi, che siete i miei amici… Da domani si ricomincia a ridere e a cercare di rendere meno pesante questa cosa a tutti… non celiaci compresi!
E come mi ha detto una grandissima donna: “con mamme come noi, mangeranno il miglior senza glutine che si possa avere”! E un’altra grande donna (non solo metaforicamente, ma anche fisicamente!) mi ha detto “se volevi dargli una vita perfetta, lo facevi di plastica”, il che, non essendo Barbie, (anche se piacerebbe ad ogni mamma) è assolutamente impossibile e allora che fare? Una ricetta senza glutine adatta a chiunque!!!
VICTORIA SPONGE CAKE
Questa stupenda ricetta l’ho presa sul libro di Nigella Lawson “How to be a domestic goddess”

INGREDIENTI
225 g di burro molto morbido
225 g di zucchero semolato
un cucchiaino di estratto di vaniglia (sostituito con la scorza di un limone bio freschissimo)
4 uova grandi
200 g di farina di riso quella sottilissima (avrebbe dovuto essere farina autolievitante)
25 g di amido di mais
1 cucchiaino colmo di lievito
un cucchiaino di bicarbonato
4-5 cucchiai di latte
due teglie da 21 cm l’una profonde circa 5 cm
Nigella, prevede due versioni, una più lunga e una più breve. La più lunga è più convenzionale, la più breve è assolutamente fuori da ogni criterio. Indovinate io quale ho fatto? Appunto! Quindi ho schiaffato tutti gli ingredienti dentro il frullatore (io il Bimby) ed ho fatto andare per circa 30/40 secondi. Poi ho preso il composto e l’ho versato in una teglia un po’ più grande di quella consigliata… Siccome, fra l’altro, non arrivo mai in fondo alla ricetta, l’ho versato il composto in una teglia sola… cosa che , poi, mi ha reso necessario, tagliare in due la torta… ma voi leggete la ricetta fino in fondo e versate il composto in due tortiere! Quindi ho messo in forno caldo a 180° per 45 minuti ca. Ho quindi fatto raffreddare e ho condito, ma non con il classico ripieno. Anche lei lo suggeriva. Quindi ho preso 100 gr. di mascarpone, l’ho ammorbidito con una forchetta e ho fatto un sottile strato che poi ho coperto un altro stato di lemon curd e l’ho coperto con l’altro strato di torta. Come potete notare non è stata bagnata, ma non ha bisogno. Insomma facilissima, ma assolutamente meraviglioso come ogni ricetta della Dea!

A presto
Stefania Oliveri

Un asso… di torta!

“Mi sa che vi ci dovrete abituare, a queste (St)Renne, anche se Natale è finito e non è rimasta neppure una briciola di avanzi. Il fatto è che ci abbiam preso gusto, a lavorare insieme e, ogni volta che si conclude un piccolo ciclo, cerchiamo subito uno spiraglio per poterne aprire un altro. Un po’ come le Mille e una Notte, avete presente? Con la piccola differenza che qui non c’è nessuna Sharazade- a parte Fabio, ovviamente- ma solo sette amici più o meno lontani l’uno dall’altro che, nella continua ricerca di un pretesto per chiacchierare, si sono imbattuti in un’idea che li diverte e li entusiasma. Anzi, a dirla tutta, deve pure essere contagiosa, perché qualcuno ci ha chiesto come fare a partecipare a questa raccolta. Neanche a dirlo, siamo caduti dalle nuvole, vista l’allegra precarietà di questo progetto: e con tutta che ci piacerebbe darvi una risposta, annaspiamo ancora nel buio. Per cui, fermo restando l’invito a “copiarci”, fatto tempo fa, se non riuscite ad organizzarvi in modo autonomo o se semplicemente vi fa piacere lavorare con noi, lasciateci un messaggio nei commenti- e vedremo di studiare qualcosa.

Nel frattempo, partiamo col tema di febbraio che, udite udite, è tutto dedicato al Carnevale.

Prima che perdiate i sensi per la sorpresa, però, ci teniamo a dirvi che le ricette di questa tornata non saranno quelle tipiche della tradizione e che, probabilmente, non un grammo di unto sgocciolerà dalle nostre tastiere. Perché il Carnevale a cui abbiamo pensato è quello originario, la festa del caos, del rovesciamento dei ruoli, del sovvertimento dell’ordine costituito, dei re che diventano schiavi e dei servi che si trasformano in padroni: il che, tradotto in termini culinari, significa ricette che non sono quello che dichiarano di essere e che, dietro a forme consuete e conosciute, celano ingredienti insoliti e sorprendenti: perché “niente è mai come sembra” come dimostra anche la nostra (st)renna, per l’occasione travestitasi anch’essa”.


L’incipit è uguale uguale a quello di MT, anzi per dire la verità, l’ha proprio scritto Alessandra e io ho solo fatto copia e incolla… quello di cui non ho fatto copia e incolla (e forse invece, mi sarebbe proprio servito) è questo asso… Ormai mi sono lanciata e non perdo occasione per sperimentare nuove (per me!) decorazioni… Così, essendo stata invita ad una cena con giocata, mi è sembrato carino portare questa torta!

Un asso nella manica… no, in bocca!

Pandispagna (ricetta della bravissima Arabafelice)


Lemon curd (della Meglio di Wonder Woman Alessandra)

Bagna … mia (o quanto meno l’ho pensata autonomamente, ma chissà quante persone prima di me…) fatta così:
120 gr di acqua
70 gr. di zucchero
40 gr di alchermes


Ingredienti per la pasta di zucchero setosa
6 gr di colla di pesce
30 ml acqua fredda
70 gr di glucosio
8 gr di glicerina per alimenti (si compra in farmacia)
16 gr di burro
450 gr di zucchero a velo (comprato)

Mettere in un pentolino l’acqua con la colla di pesce e aspettare finché non abbia assorbito gran parte dell’acqua. Quindi mettere sul fuoco a bagnomaria (senza aggiungere ulteriore acqua, mi raccomando) e quando la colla si è sciolta aggiungere il burro, il glucosio e la glicerina e amalgamare bene fino a quando non si sarà tutto ben sciolto (mi raccomando non fate friggere!) Lasciare intiepidire.
Mettere lo zucchero a velo in un robot, e unire a filo la parte liquida ottenuta, mentre il robot è in azione fino a quando non si forma una palla… attenzione a non tenere troppo a lungo il robot acceso perché può diventare tutto liquido e quindi avrete bisogno di una quantità di zucchero spropositata. A questo punto mettere su un piano spolverizzato di zucchero a velo e maizena lavorare un po’ con le mani. Vi consiglio di avere le mani sempre unte di una massa grassa piuttosto neutra (io ho usato la margarina per non dare sapore di burro a tutto). La pasta di zucchero, diversamente dal MMF non ha bisogno di riposare prima di essere usata e quindi si può passare direttamente a decorare la torta. Colorare secondo i vostri bisogni. Se avete i coloranti in polvere, vi consiglio di mettere del colorante (davvero poco) in una tazzina e far sciogliere con due gocce di acqua (e quando dico due, sono proprio due! usate una siringa per misurarle!) e poi versare sulla pasta da colorare e lavorare (anche con altro zucchero se ve ne fosse bisogno (e ce ne sarà bisogno), finché non otterrete il colore desiderato. Vi consiglio di procedere a questa operazione con i guanti in lattice, se non volete ritrovarvi il colore dentro le unghie e non poterlo più togliere! Stendete la pdz con un mattarello spolverizzando il piano di zucchero a velo e un po’ di maizena, quindi ricoprite la torta e poi decorate come più vi aggrada!

Assemblaggio:
Tagliare il pds in due e bagnare bene bene, Quindi stendere la crema e coprire col secondo strato e bagnare anche esso. Quindi spalmare una dose minima di lemon curd sopra. A questo punto potete cominciare a decorare con la pdz a vostro piacimento.

Con questa ricetta partecipo al contest di EliFla e non dimenticate che domani, l’appuntamento, è da lei!


e di Veru
A presto
Stefania Oliveri