Cupcakes con Pdz col pargolo n. 3 per gli Assaggi e le (st)Renne!

Il povero pargolo n. 3 ha ancora il gesso. E ha ancora il gesso perché poco meno di un mese fa, abbiamo scoperto che è celiaco. Ed è celiaco perché anche la sua mamma è celiaca… quindi mangia come la mamma… SBAGLIATO!!! Cioè dovrebbe mangiare come mangia la mamma… Ma tutti conoscete la sua avversione per il colore arancione, per tutte le verdure, per tutti i legumi, per tutte le novità, quindi praticamente a parte carne, patate (ma solo fritte) e pasta in bianco, non mangia altro… Ad onor del vero, prima mangiava anche i cereali… così non appena scoperta la sua celiachia, mi precipito in farmacia e compro il corrispettivo dei cereali che mangiava ogni mattina (tipo Miel Pops, per intenderci). La mattina seguente io raggiante gli presento i suoi cereali preferiti e lui, quasi incredulo e molto grato, anche se un po’ pallidini, li mangia. La mattina seguente felice che gli siano piaciuti, glieli ripresento a colazione, ma mi dice che non ha fame. La mattina successiva la scusa è il mal di pancia e l’altra ancora è che non vuole più il latte… Capisco che i nuovi cereali non gli piacciono e per non dispiacermi accampa scuse, piuttosto che dirmi “mi fanno schifo!”. La quarta mattina però lo sento parlare con il mio dolce doppio mentre gli confessa che proprio quei cereali sono immangiabili e lui rivuole i suoi cereali e non capisce perché non può, visto che sulla confezione c’è scritto che è mais… e finisce la frase dicendo “io non voglio essere celiaco!” Potete immaginare lo stato immenso di frustrazione della povera mamma, che già vive come una colpa sua, la condizione del figlio… Il povero pargolo comincia allora a mangiare merendine dietoterapiche a tignitè e la mamma è abbastanza preoccupata perché adesso mangia solo merendine, niente pane, niente cereali, niente latte… “e come si deve calcificare questo povero osso?” La mamma cerca di preparare buoni manicaretti, ma il pargolo non vuol sentir ragione. Un giorno vengono invitati a pranzo per una gita fuori porta e ognuno deve portare qualcosa. Mi si accende una lampadina… perché non coinvolgerlo nella preparazione di una merenda creativa??? Il pargolo si presta volentieri… anzi sembra pure contento di prepararli, perché, gli dico che possono servire per il cesto di Annalù e Fabio

Quindi abbiamo impastato, infornato, spalmato e poi creato con la pdz, pensando a loro… e, roba da non crederci, il pargolo ha pure spazzolato!!! Quindi adesso devo lanciare un appello agli Assaggi di Viaggi: “ragazzi, la raccolta non la potete chiudere fino a quando mio figlio non impara a mangiare tutto!!!… pliiiiiiiiissssss!

P.s. Siccome nel nostro cazzeggio giornaliero con le (st)renne (ed oggi tocca a me!) io racconto tutto questo, il buon Fabio l’ha soprannominato “Il mago della pdz”… a voi l’ardua sentenza!

Cupcakes al cioccolato con Pdz

1 tazza di farina di riso (250 gr)

1/2 cucchiaino di lievito per dolci

1/2 cucchiaino di bicarbonato

90 gr. mascarpone

1 tazza di zucchero (250 gr)

2 uova codice 0 o 1

50 gr. cioccolato fondente

1 cucchiaino da te di vaniglia bourbon liquida

q.b. latte

Preriscaldate il forno a 180 C° (io 170 perché è ventilato). Foderate la teglia da muffins con 12 pirottini di carta (a me in realtà ne sono venuti 15). Fate fondere il cioccolato al microonde a 450° per un minuto (circa) o a bagnomaria. Mescolate insieme tutti gli ingredienti in polvere tranne lo zucchero. Sbattete il mascarpone con lo zucchero. Aggiungete le uova una alla volta, in fine unite la vaniglia e il cioccolato fuso. Unite il composto di farina/lievito e solo se serve aggiungete un poco di latte a filo per rendere l’impasto morbido ma consistente. Riempite gli stampini per 2/3 con il composto e cuocete per 15 o 20 minuti. Lasciate freddare le tortine su una gratella. Quando saranno fredde potete decorare con la pasta di zucchero le cui istruzioni potete vedere qui, dopo però aver spalmato i muffins con della nutella o della ganche al cioccolato (100 gr. cioccolato fondente sciolto e 100 gr. panna non montata). E guardate cosa ha tirato fuori il mio pargolo, senza nemmeno un minimo di spiegazione da parte mia? Io invece ho usato gli stampini… E’ o non è azzeccato il soprannome che gli ha dato Fabio???

E guardate come mangia con voluttà!

P.s. Vi svelo un trucchetto: per alleggerire le calorie di un dolce, potete usare al posto del burro, lo stesso quantitativo di mascarpone. Il gusto non ne risente affatto e le calorie si dimezzano.

E mi raccomando, domani non dimenticate l’appuntamento delle (st)renne da EliFla!

A presto

Stefania Oliveri

Un menù domenicale completo del mio dolce doppio e un altro appello!

Se mia suocera avesse mai immaginato che suo figlio avesse sposato una ragazza che sa cucinare (almeno il minimo per la sopravvivenza) e che nonostante tutto suo figlio avesse avuto piacere a cucina (be’ mi sto allargando un po’, però…), penso che sarebbe stata più incline a credere ad un eventuale presidenza degli Stati Uniti… E però, suo figlio, ieri, ha ricominciato a cucinare… E pure un pranzo completo (quasi…), cioè un primo e un secondo con contorno (al dolce, naturalmente, ho pensato io!)… Si è alzato di buon ora (perfino con l’ora legale), ha preparato tutte le verdure tagliate ben bene tutte a filetti sottili, ha preparato la marinata per l’agnello (mettendocelo addirittura dentro) e ha pelato e poi tagliato chili di patate e cipolle da fare al forno. Nel frattempo che spignattava allegramente (fischiettava, quindi deduco…), ha pure preparato i pancakes per la colazione, onde evitare conflitto mondiale in casa, visto che la settimana scorsa non era riuscito a farlo… Beninteso, ha ricominciato a cucinare per Max… mica perché ne aveva una gran voglia… e dopo la performance di ieri, visto che quando sono arrivati a tavola i suoi piatti non abbiamo applaudito, ha precisato “da domai, papà, non cucina più, visto che non apprezzate…” Mi chiedo perché debba farlo io, visto che neanche a me arrivano applausi ogni giorno!

Comunque, grazie Max, per questo pranzo!

Spaghetti di riso con verdure e salsiccia

Dovrebbe essere un classico cinese… ma se il mio dolce doppio non ci aggiunge la carne, non è pasto che si rispetti…

1 confezione di spaghetti di riso (sul paccho c’era scritto per 4, ma noi ci abbiamo mangiato in 5 e sono pure avanzati…)

1 porro

2 carote

2 zucchine

1 cipolla rossa

1 callozzo (nodino) di salsiccia

salsa di soia (attenzione che sia senza glutine!!! io la compro al Naturasì)

olio extravergine d’oliva

aromi

Gli spaghetti li ha cotti seguendo le istruzioni della confezione e cioè li ha messi a mollo con acqua tiepida e li ha lasciati per tre minuti. Secondo noi sono venuti un po’ al dente… ma siciliani siamo e la pasta si mangia così! (!?!?) Nel frattempo, dopo aver lavato bene e tagliato a filetti lunghi tutte le verdure ed eliminato il budello della salsiccia, in un wok con poco olio ha fatto rosolare la salsiccia, che poi ha messo da parte e nella stesso wok ha fatto saltare le verdure. Quindi ha rimesso la salsiccia, ha scolato gli spaghetti, ha aggiunto la salsa di soia e ha spadellato un po’. Quidi ha fatto dei nidi aitandosi con un mestolo e ha servito.

Quello avanzato è stato il mio pranzo di oggi in un bento… visto che sono rimasta a scuola tutto il pomeriggio!

Agnello al forno con patate

Agnello tagliato a pezzi

vino rosso

cipolle

2 foglie di alloro

aromi

sale

patate

cipolle rosse

rosmarino fresco (comprato per l’occasione)

Mettere a marinare l’agnello con il vino, le cipolle, l’alloro e gli aromi per almeno 4 ore, ma anche di più va bene.

Trascorso questo tempo, trasferire tutto in una teglia e infornare a 220° per circa un’ora, insieme alle patate. That’s all!

E con queste ricette il mio lui, partecipa al contest di Max


Infine, ma non ultimo per importanza, vorrei segnalare alle signore dell’MTC che un’altra dea della cucina gluten free si è cimentata in quell’impasto impossibile che avete proposto questo mese… Per cui vorrei proporre un pari merito per le due gluten free girls dell’etere: Gaia e Simonetta!!! Plisssssssssss, fatele vincere!!!

P.s. per Max, se volessi essere così gentile da NON far vincere il mio dolce doppio, te ne sarei grata in eterno… Ti immagini il pubblico ludibrio che dovrei affrontare eternamente?

A presto

Stefania Oliveri

Una supplica per l’MTC … e anche per Mamma Papera!

Sapete tutti quanto io voglia vincere questa sfida dell’etere, fin dal suo principio… E sebbene io non giochi realmente per vincere, perché cerco di ottenere il massimo risultato, davvero col minimo sforzo, devo dire che ogni volta ci spero, più che altro perché spero che apprezzino proprio il fatto di ottenere “qualcosa” con un impegno davvero irrisorio (be’, chiamasi nigellite, no?). Stavolta, questo mese, davvero era impossibile mettere in pratica il mio proposito, perché la vincitrice ha proposto una ricetta davvero difficile… E se è difficile per i comuni mangianti, figuratevi un po’ per i celiaci… Un lievitato??? e di questo genere??? IMPOSSIBILE!!! Per cui immediatamente ho annunciato che io questo mese non avrei partecipato (visto che una volta che si inizia non si può più smettere, tranne piccolissime eccezioni)… “Bene”, mi sono detta, “questo mese niente tormentone PLIIIISSSS FATEMI VINCERE!!!” Per cui ben bella, mi sono messa tranquilla, ho apprezzato tutte le ricette, senza nemmeno avere travasi di bile ogni volta che ne vedevo una nuova… E però, quasi sul filo del rasoio ho visto questa e improvvisamente mi sono sentita totalmente e completamente coinvolta!!! Adesso mi sento come se avessi partecipato anche io questo mese. Per cui, per non sottrarmi al solito tormentone chiedo alle giudichesse di questo challenge “PLIIIIIISSSSSS FATE VINCERE GAIAAAAAAAAAAAA!!!”… Però, lei se lo merita davvero, non foss’altro per la fatica che ha fatto!
P.s. Non me ne vogliano tutti gli partecipanti all’MTChallenge, anche perché penso che per fare una cosa così ci vuole una grande maestria, ma sono totalmente di parte con Gaia, visto il nostro comune destino…
Ora, dopo questo doveroso appello, io, invece, vi posto una ricetta delle mie solite, minimo sforzo massimo risultato… così vi faccio vedere come ho impiegato le ultime 5 meringhe salvate dall’assalto!

Verrines al mascarpone e mirtilli


Ingredienti con dosi approssimative:
1 confezione da 250 gr di mascarpone
2 cucchiai da minestra di Alchermes (ahimé non homemade)
2 cucchiai da minestra di zucchero a velo (anche homemede)
marmellata di mirtilli
biscotti ai cereali (io gluten free)
Meringhe (homemade)
Amalgamate il mascarpone con lo zucchero e l’alchermes (potete aumentare la dose a vostro piacimento). Quindi fate un primo strato di biscotti sbriciolati nel bicchierino, con una sac a poche, seguite con uno strato di crema al mascarpone, uno di marmellata di mirtilli e uno di meringhe sbriciolate. Ricominciate con uno strato di biscotti, di crema, di marmellata. Finire con uno strato di crema al mascarpone, dei biscotti e della meringa sbriciolata.
Una goduria da non dire!!!
Con questa ricetta partecipo al contest di Mamma Papera perché è una ricetta davvero veloce (molto meno di 20 minuti!!!), appagando la mia nigellite innata!


E quindi non mi resta che … supplicare Mamma Papera e Cran Berry di farmi vincere, pliiiiiiissssss!!!

A presto
Stefania Oliveri

Come sposine, le meringhe… Apologia di una futura suocera!

(Meringhe senza glutine)
Apologia di una futura suocera.
Essendo mamma di maschi il mio destino è segnato, io sarò sempre e soltanto una suocera e, in quanto tale, sicuramente sarò la causa di ogni infelicità delle mie future nuore… Ma io voglio mettere le mani avanti e questo mio scritto servirà a discolparmi da ogni mancanza… e sì, io ho cercato con ogni forza di educarli, ma evidentemente ho sbagliato qualche cosa, perché l’impresa non è riuscita! O forse con i maschi, l’impresa non riesce mai.
Ma partiamo dal principio. Quando sono cucciolini, sono talmente adorabili, dolci e così attaccati alla mamma che ti vien voglia di procreare ancora… Poi iniziano a parlare e a camminare e già cominciano i primi guai, cosa riescono a travisare i maschi o come si sporca un maschio non riescono nemmeno 10 femminucce! Poi cominciano ad andare a scuola e ad ogni ricevimento pensi che è meglio che si dedichino alla terra… E poi diventano adolescenti e lì il dramma è vero. Ad esempio non riescono proprio a capire a cosa servano quei tubetti che si spremono su un aggeggio che assomiglia tanto ad una spazzola formato Barbie e siccome son maschi e non l’hanno mai avuta, non si spiegano come mai la spazzola si trovi nel loro bagno! Il concetto di risparmio del consumo dell’acqua riesce a superare qualsiasi altro ideale… Ogni mattina eseguono il rito del “lavarsi a pezzi”… anche se ancora non mi è dato sapere qual è il giorno stabilito e per quale pezzo. Anche il buco dell’ozono non dipende sicuramente dai miei figli e sicuramente i maschi ne sono responsabili in maniera nettamente minore. Il deodorante comprato due anni fa, sebbene ogni mattina domandi del suo uso e venga rassicurata sul suo utilizzo, non è ancora finito… Il deforestamento della Amazzonia, poi, sono certa non dipenda da loro, perché compiti non ne hanno e fogli quindi non ne consumano! I dipendenti dell’Enel e della Telecom, invece mi devono essere grati, perché sono una delle maggiori sovvenzionatrice, visto che la maggior parte del tempo i pargoli (n. 1 e 2, i ricci di casa) la passano a piastrarsi i capelli e quando non si piastrano i capelli, sono al telefono… La retta della palestra (almeno in questa casa) è una voce non eccessiva, anche se l’allenamento non è assolutamente dimenticato. Se in casa hai playstation e wii, sei a posto! Che non si dica che questi non son stati soldi ben investiti! E non vi dico il vantaggio che ne hanno le dita … come riescono a scrivere loro 5 messaggi in contemporanea, nei giorni di fiacca beninteso, nessuno mai! Questo permette loro anche una discreta cultura, visto che riescono a scrivere fino a 1000 messaggi al giorno e a leggerne 10.000… anche questa è letteratura e poi c’è sempre la missione “salvaguardia della foresta”! Cosa volere di più?
Le amicizie, poi, sono virtuali, ma le uscite sono reali e la tecnologia, devo ammettere, non li avvantaggia. Non si capisce come un cellulare possa dare l’orario sbagliato… almeno alla mia epoca, potevo mettere le lancette indietro ed essere credibile quando sostenevo che l’orologio non funzionasse! E tutte quelle sane abitudini che la mamma era riuscita ad inculcare, come aiutare ad apparecchiare e sparecchiare, mettere la biancheria sporca a lavare, lasciare il bagno decente? Roba da femminucce… e io mica ce le ho! Poi, però, l’adolescenza passa (prima o poi, e di solito è sempre poi!), ma purtroppo, mie care future nuore, queste abitudini non li abbandoneranno più… però io a quel punto, quando voi ve li sarete presi e penserete di cantare vittoria su di me, sappiate solo una cosa: le mamme si liberano dei figli maschi e son felici… solo che non vogliono farvelo credere per paura che ritornino a casa!
Comunque oggi vi propongo una ricetta che i miei uomini amano alla follia ed una delle poche cose che rifaccio almeno una volta all’anno… La ricetta è semplicissima perché basta pesare gli albumi e considerare il doppio del peso dello zucchero e montare… ma da quando ho letto questo post, la mia vita è cambiata! Quindi per tutti i segreti vi rimando a lei, io vi spiego brevemente quello che faccio io!
MERINGHE (che poi se ci fate caso, sembrano tante sposine!!!)

100 gr. di albumi
200 gr. di zucchero (di cui 100 semolato e 100 a velo)
Se per caso avete degli albumi che vi avanzano, la cosa più semplice da fare è congelarli e usarli quando vi servono. Si scongelano e si lasciano a temperatura ambiente e solo quando raggiungono questa temperatura si possono cominciare a montare. Mettere quindi gli albumi in un robot da cucina (e se non l’avete, levateci mano!) e cominciate a montare. Appena cominciano a diventare schiumose, aggiungete lo zucchero a poco a poco. Io consiglio prima quello semolato e poi quello a velo. Se usate quello comprato non avete bisogno di altro, se invece lo fate voi tritandolo con il Bimby allora è il caso di aggiungere un po’ di cremor tartaro… Continuate a montare bene, fino a quando non si formi una bella crema lucida e densa. A questo punto se siete pratici con la sac a poche, inserite la crema nella sac a poche e fate tanti ciuffetti distanziati fra di loro di circa 3 cm, Se invece non lo siete, potete fare i ciuffetti con due cucchiaini. Mettetele in forno ventilato a 90 ° per circa 2 ore 2 ore e mezza. Più mettete basso il forno più dovranno cuocere, più verranno dure… A me invece piacciono col cuore leggermente morbido quindi le faccio cuocere a 100° per 1 ora e mezza (circa). Più è bassa la temperatura più le meringhe verranno bianche perché lo zucchero non caramellizzerà (credo sia per questo), ma siccome a me piacciono più morbidine non mi interessa tanto il colore… Quindi non preoccupatevi se non vi verranno bianche candide o comunque se ci tenete, allora fatele cuocere a temperatura bassa (anche 70° gradi).


Di solito a casa mia non durano molto, ma ho cercato di salvarne qualcuna per un dolcetto che vi posterò presto!

A presto
Stefania Oliveri

Ho vinto qualcosa… finalmente! Insalata con sedano rapa, mele e nocciole… più light di così…

So che non mi capiterete mai e che a voi non sarà mai successo e che sicuramente farà parte di una di quelle patologie strane e singolari, ma io quando vedo al supermercato un ingrediente di quelli di cui ho tanto sentito parlare enon l’ho mai provato, mi prende un raptus improvviso e non posso fare a meno di farlo MIO!!! Ecco cosa mi è successo ieri col sedano rapa… Come cos’è????? E’… è… è… un sedano!!! Sì è assolutamente un sedano, forse dal sapore un po’ meno tenace, ma sempre un sedano rimane! Altrimenti non si sarebbe chiamato SEDANO rapa, ma rapa sedano, magari… Ah, se la mia povera nonna sapesse che me lo sono pure mangiato crudo!!! Si rivolterebbe nella tomba! Sì perché ogni volta che lei faceva il minestrone, io passavo un’oretta abbondante a scartare tutto il sedano e poi finalmente lo mangiavo… effettivamente, forse, lei abbondava un po’, ma addirittura mangiarlo a crudo e in insalata, non l’avrebbe mai potuto immaginare…

Un’insalata speciale… e più light di così si muore!

½ sedano rapa
2 carote
un pugnetto di uvetta passa
1 mela rossa
nocciole
olio, sale, limone e aceto balsamico s.g. (che non significa senza glutine, ma secondo gusto!)
Lavare e sbucciare le verdure e tagliarle a julienne. Lavare e affettare sottilmente (con una mandolina) la mela e bagnarla col succo del limone per non farla annerire. Ammollare l’uvetta in un po’ di acqua calda per una ventina di minuti. Tritare le nocciole e condire il tutto.
Quando ho assaggiato la mia insalatina e ho capito che il sedano rapa sa di sedano, ho deciso di aggiungere anche della valeriana e della rucola e l’ho mangiata con del formaggio spalmabile morbido… senza quest’ultimo è assolutamente vegana e crudista!
P. s. Si vede che si sta avvicinando la bella stagione e tutti i miei propositi di non fare la dieta stanno andando a rotolo????

E ora un ringraziamento speciale a Cincy che ha pensato a me per questo premio… alla faccia dei tre settimi di quelle iene delle (st)renne che non mi fanno mai vincere niente!!!

Dovrei dirvi alcune cose di me… ma dopo tutto quello che ho detto in due anni, non siete ancora stufi???? ;)Lo dedico a tutti quelli che passano di qui!A prestoStefania Oliveri

Morte Deliziosa … Agonia Gradevole… ma ne siamo sicuri???


E come potevamo fermarci? E’ troppo divertente!!! Non il fatto di cercare delle ricette, provarle, fotografarle e scriverci su un post, che è, più o meno la routine di tutte noi food bloggers, ma è troppo divertente organizzarsi per dar vita a questa raccolta a tema… perché ogni volta, come già hanno ribadito meglio qui e qui (ma repetita juvant!), si cerca di iniziare seriamente organizzando un lavoro scrupoloso, ma si finisce per parlare di tutto e sempre poco seriamente… da nord a sud, con par condicio! Però, devo dirlo, la causa di tutto ciò è il maschietto del gruppo… il suo ruolo è determinante nel cazzeggio… e di solito è pure determinante sul titolo della raccolta… Questo mese che avevamo scelto un (st)renna tanto loquace, lui ci ha lasciato senza parole… All’ultimo momento di più non abbiamo saputo fare (e non osate dire che non ci siamo “sforzate” abbastanza… a quello ci ha comunque pensato la nostra rennina!) e l’abbiamo chiamato RinnUoviamoci. Di cosa si tratta? Del riciclo delle uova pasquali, che fra poco arriveranno a quintali nelle case di tutti noi… Ora, siccome l’anello debole di tutta questa storia è sempre la sottoscritta, stavolta ho voluto strafare, proponendovi non una ma bensì due ricette… Ok, non mi devo allargare, in realtà è la stessa ricetta, però fatta in due versioni: 1. quella originale; 2. quella light!!!! Fra l’altro la ricetta (originale) è nientepopòdimenochè di Agatha Christie, conosciuta da me tramite Alessandra (e quando mai?). Il suo nome è “Morte Deliziosa” e devo confessare che dopo averla assaggiata, capisco anche il perché… Ma se “il naufragar mi è dolce in questo mar”, non vi posso dire come sia edulcorato affondare in questo abisso. Per cui quale nome migliore se non “Agonia Gradevole”???
Morte Deliziosa

per 10 persone
250 g di cioccolato fondente (al 70% di cacao), ma il mio aveva una percentuale inferiore
100 g di uva passa
150 g di zucchero semolato
150 g di burro
6 uova codice 0
40 g di farina (io di riso)
mezzo bicchierino di Cointreau (io brandy o liquore simile)

Ammollare l’uvetta nel brandy, allungato con un po’ di acqua tiepida.
Foderare una tortiera rettangolare (e poi capirete il perché) con carta da forno.
Far fondere a bagnomaria (io al microonde a 450 watt) il cioccolato con il burro. Appena si raffredda, aggiungere i tuorli, ad uno ad uno, incorporandoli con una frusta. Mescolare sino ad ottenere un composto liscio e lucido. Aggiungere poi lo zucchero, la farina setacciata, l’uvetta e, in ultimo, gli albumi montati a neve (ai quali io aggiungo sempre due cucchiai di zucchero che tolgo la conto complessivo), facendo attenzione a non smontarli.
Versare il composto nella teglia e cuocere a 190 gradi per i primi dieci minuti- e poi a 170 per i restanti 10-15.
E’ essenziale che la torta non si asciughi troppo in cottura, ma resti umida: è meglio usare il forno in modalità statica e sorvegliare la cottura, negli ultimi minuti. L’interno, infatti, deve rimanere fondente. Questo consiglio però per me è stato difficile da seguire, perché ho il forno “autonomo e indipendente” e ho scoperto (ahimè soltanto dopo) che non ha la modalità statica. Quindi, forse la prima versione ha cotto un po’ di più. Il risultato però è stato gradevolissimo e possono confermarlo tutti coloro che l’hanno assaggiata. Per questo motivo io ho scelto una teglia rettangolare, in maniera tale da tagliare la torta a quadrotti ed essere servita come dessert finger food.
La seconda versione invece è stata cotta in una teglia circolare classica di (credo) 26 cm, ho diminuito un po’ i tempi di cottura (visto l’esperienza pregressa) e quindi credo che la consistenza sia stata quella giusta.

Agonia Gradevole


per 10 persone
250 g di cioccolato al latte (il mio era per giunta per diabetici, in quanto mio fratello ne aveva comprato un chilo, perché gli avevano detto di non mangiare zuccheri… ma quando il medico gli ha dato il via libera per ricomiciare a mangiare, il cioccolato è passato tutto a me, con la frase “tu saprai che farne!”)
100 g di uva passa
100 g (anziché 150) di zucchero a velo (in realtà avrei voluto mettere lo zucchero di canna, ma mi sono dimenticata di aggiungerlo al momento opportuno, per cui quando tutto il composto era nella teglia e l’ho assaggiato, ho capito che mancava qualcosa e pensa che ti ripensa, ho avuto un colpo di genio e mi sono ricordata di aver dimenticato lo zucchero… Che fare a quel punto? Ho aggiunto lo zucchero a velo!)
150 g di barbabietole precotte (e sì, mie care, può sostituire egregiamente il burro!!!)
6 uova codice 0
40 g di farina (io di riso)
mezzo bicchierino di Cointreau (io sempre brandy o liquore simile)

Ammollare l’uvetta nel brandy, allungato con un po’ di acqua tiepida.
Foderare una tortiera rotonda con carta da forno.
Grattugiare la barbabietola. Far fondere a bagnomaria (io al microonde a 450 watt) il cioccolato senza niente. Appena si raffredda, aggiungere i tuorli, ad uno ad uno, incorporandoli con una frusta. Mescolare sino ad ottenere un composto liscio e lucido. A questo punto io ho aggiunto la barbabietola, la farina setacciata, l’uvetta e, in ultimo, gli albumi montati a neve (secondo il mio procedimento, anche se io questa volta non l’ho fatto), facendo attenzione a non smontarli.
Versare il composto nella teglia e assaggiare e così vi accorgerete di eventuali errori. Quindi, a questo punto, io ho aggiunto lo zucchero a velo e mescolato alla bella e meglio. Altrimenti ricordatevi di aggiungere lo zucchero subito prima della farina e cuocere a 190 gradi per i primi dieci minuti- e poi a 170 per i restanti 10-15 a forno statico, altrimenti fate come me a 180° e non se ne parli più!
La versione light devo dirvi che è davvero buona, non si rimpiange il cioccolato fondente (che fra l’altro i preferisco), non si avverto l’uso della barbabietola, nonostante il dolce resti morbido. Chi lo ha assaggiato, non ha capito che si trattasse di un dolce light. A questo punto non posso che dirvi che questo lusso me lo concederò più spesso!

Domani vi aspettiamo numerosi da EliFla per l’appuntamento del giovedì e venerdì da Mapi!!!

A presto
Stefania Oliveri

Chili con pollo light … per rinnUovarci!

Oggi poche ciance (come diceva la mia adorata prof. di italiano delle medie), ho di nuovo poche parole per quello che sta accadendo… So solo che non vorrei…
Anche questa domenica il mio dolce doppio è riuscito a farla franca e a non cucinare, grazie alla mia amica che ha organizzato una scampagnata per il suo compleanno proprio ieri!!! E così anche oggi niente ricetta al maschile, ma solo un’ennesima ricetta al femminile, perché (e sono certa che sarete d’accordo con me) anche in cucina la differenza fra maschi e femmine è palese!!!
Chili con pollo light

2 cucchiai di olio evo
1 cipolla finemente tritata
500 gr. di carne di pollo (petti) tritata
½ cucchiaino di peperoncino in polvere (io l’ho omesso)
400 gr. di polpa di pomodoro a pezzetti (io Mutti)
2 cucchiai di concentrato di pomodoro (io Mutti privo di glutine!)
125 ml di acqua
400 gr. di fagioli già cotti (se usate quelli in scatola dovete sgocciolarli e sciacquarli, oltre che stare attenti che siano senza glutine)
400 gr. di riso basmati
prezzemolo (se lo avete)
250 gr. di yogurt magro al naturale
In un tegame capiente mettete a scaldare l’olio e quindi soffriggere la cipolla. Per una versione più light aggiungete un po’ d’acqua, così verranno stufate. Quindi aggiungete il pollo e rosolatela a fuoco vivace sgranandola bene. Solo quando sarà tutta ben rosolata, aggiungete anche la polpa di pomodoro e il concentrato e l’acqua e portate a bollore a fuoco vivace. Da questo momento dovete far cuocere per circa mezz’ora a fuoco dolce. Passato questo tempo potete aggiungere i fagioli, per farli riscaldare e aggiustare di sale (e volendo di pepe).
Nel frattempo mettete a lessare il riso, dopo averlo sciacquato bene, e scolatelo al dente. Altrimenti potete optare per un’altra versione cioè quella di portare a bollore il riso in un litro di acqua e far cuocere per 20 minuti, quindi spostarlo dalla fiamma e lasciarlo riposare per 5 minuti, coperto.
A questo punto potete servire il chili col riso e lo yogurt.
Nonostante i fagioli, anche i pargoli hanno gradito e fra l’altro è una ricetta molto indicata per i celiaci in quanto fornisce l’apporto di ferro necessario, di cui di solito sono carenti. Infine voglio rincuorarvi sul fatto che le (st)renne son tornate con una nuova raccolta …

Credo sia chiaro a tutti di cosa si tratti e comunque da oggi si riparte con Menù Turistico, domani Assaggi di Viaggi, mercoledì (as usual) a me, giovedì a Cuocicucidici e venerdì a L’Apple Pie di Mary Pie. Quindi non perdetevi gli appuntamenti settimanali, perché ne vedrete delle belle!
A presto
Stefania Oliveri

Una Chanel … caprese

Qualche giorno fa leggevo un post di Alessandra dove confessava di comprare libri a dismisura, che neanche legge quando è iper-ultra-mega-stressata… e riflettevo a quanti soldi risparmio io, che compro solo libri di cucina e riciclo quelli che legge il mio dolce doppio (ma proprio quando sono arci-super-extra-tranquilla)… Così, secondo la mia teoria del far girare l’economia, reinvesto tutto il risparmio… in che??? Be’, secondo del periodo… Ho avuto il periodo dei vestiti, quello delle borse, quello delle scarpe (e non vi dico quante paia ne abbia dello stesso colore…), dei gioielli (va bene anche quelli finti), dei prodotti di bellezza (ok, i soldi spesi nella maniera peggiore, lo so non c’è niente da fare!) e adesso? Adesso tocca ai suppellettili da cucina… In questo momento trovo grande giovamento nel comprare piatti, bicchieri, bicchierini, posate oltre che una serie di oggetti che mi dovrebbero servire per la pasta di zucchero. Non però gli oggetti preposti all’utilizzo, ma quelli che servono per una cosa e io riesco ad utilizzare per altro. Così ho fatto razzia in un deposito di materiale per cartoleria, dove ho comprato mattarelli, stampini, stencil, siringhe e quant’altro, però ad una cifra più ragionevole … ragionevole se non mi fossi fatta prendere la mano e non avessi speso… no, non posso dirlo, che il mio dolce doppio legge sempre i post sbagliati e questo è uno di quelli. Fra l’altro da quando ho comprato tutti questi meravigliosi attrezzi, non ho più realizzato niente… sarà mica perché sono iper-ultra-mega-arci-super-extra stressata??? Be’, allora vi chiedo aiuto anche io!!!
Così vi posto una delle ultime creazioni in pdz, fatta quando ancora non avevo nemmeno un misero attrezzino e tutte le impunture (rifatte per ben due volte) sono state fatte buco per buco… (follia o stress? O solo tanto amore per la mia amica!!!) e la catenella è stata fatta anello per anello!!!
Una Chanel caprese per la mia AMICA


La base della torta è stata rigorosamente scelta da lei che non ama tanto i dolci se non questa torta
Ingredienti:
250 gr di mandorle
5 uova
250 gr di zucchero
100 gr di burro
40 gr di fecola,
1 misurino colmo di limoncello
la buccia di un limone
mezza bustina di lievito.
Tritare le mandorle e la buccia di limone: 1 min. vel. 7 e mettere da parte. Mettere nel boccale le uova e lo zucchero e montare bene: 3 min vel 5; unire tutti gli altri ingredienti (per ultimo il lievito) 1 min vel 6. Mettere in una teglia rettangolare foderata con carta dorno e cuocere a 170/180 gradi per circa 40 min. Quando è fredda coprire con uno strato sottile di marmellata di limone homemade e poi ricoprire con la pasta di zucchero. (E’ ovvio che si può fare anche senza il Bimby)
Per la copertura (in PDZ) invece le ho fatto una sorpresa… perché per adesso lei è nel periodo borse! ;)A prestoStefania Oliveri

Viva l’Italia diversa: Polenta da una siciliana

Il mio piccolo contributo a questa data importante voglio darlo anche io, ma il tricolore non l’ho messo esternamente al mio piatto, ma dentro, perché io, che sono siciliana ho voluto festeggiare mangiando un piatto tipicamente nordico: la POLENTA! Viva l’Italia unita e le sue diversità!
Polenta taragna con pollo


½ kg di polenta taragna
2 l. di acqua
sale q.b.
1 pollo intero (tagliato a pezzi) allevato a terra
1 cipolla
5 cucchiai di olio extravergine d’oliva (di Castelvetrano, una meraviglia verde oliva!)
35 gr. di funghi secchi

2 cucchiai di farina di riso
250 ml di latte p.s.
Sale e paprika q.b.
Prima di ogni cosa mettere a mollo i funghi secchi, per farli ammorbidire un po’. Lavare il pollo e fiammeggiarlo per eliminare eventuali peletti e piume. Quindi tagliarlo a pezzi e metterlo a rosolare in una casseruola con l’olio. Quindi aggiungere la cipolla tritata e i funghi scolati e continuare a cuocere con un coperchio. Preparare quindi una pappetta con la farina di riso e un paio di cucchiai di latte, quindi quando sarà privo di grumi aggiungere altro latte, fino ad integrarlo tutto e versare sul pollo, aggiustare di sale e continuare a cuocere fino a quando il pollo non sarà cotto. A fuoco spento aggiungere la paprika. Nel frattempo mettere a bollire l’acqua salata e appena comincia a bollire aggiungere la polenta versandola a pioggia e far cuocere per 5 minuti (era quella precotta…). Servire ben calda con il condimento del pollo. Devo dire che mi è sembrata assolutamente ottima!!!


Ok, un po’ di patriottismo nell’apparecchiatura c’era! 😉

A presto
Stefania Oliveri

Polpette … perBene e bloggers perbene…

Certe volte è meglio tacere (si passa per saggi…), altre volte, se invece si è saggi, conviene parlare. Esattamente come hanno fatto Anna, Blueberry, Gunther e ancora Acquaviva. Vi segnalo questi post, perché dietro ci stanno persone intelligenti, che hanno saputo cosa dire e l’hanno detto bene, anche se in situazioni come queste c’è talmente tanto dolore da far rimanere basiti. Io non riesco a parlarne, non ho parole adatte e preferisco rimanere in silenzio, ma loro hanno parlato anche per me… Ad altri, che hanno parlato a sproposito, chiedo di riflettere su questa immane tragedia, che riguarda già tutti noi e ci riguarderà ancor di più fra pochissimo tempo… e non solo perché non potremo trascorrere le nostre vacanze in quel meraviglioso paese…

E ora una ricetta per un contest che mi sta molto a cuore, quello di Sonia, per chi soffre di endometriosi, perché essere vicine al dolore altrui è un modo per condividere…


Polpette di cavolfiore (liberamente ispirate a quelle di Genny)
1 cavolfiore (e non chiedetemi il peso…)
1 cipolla scalogna
alcune acciughe sott’olio
patè di olive nere
pangrattato, sia per l’impasto che per la panatura (io Biaglut)
1 uovo
Sale
curry
Lavate bene il cavolfiore e tagliatelo in cimette e fate lessare in acqua calda e salata a fuoco vivace (così mantiene il colore, ma se prendete la varietà bianca, è meglio perché non puzza!). Tagliate a rondelle sottili la cipolla scalogna (cioè quella lunga e sottile) e mescolate con il cavolfiore lessato e ridotto a pezzetti, il patè di olive, le acciughe sminuzzate, l’uovo, il pangrattato e il curry. Formate delle palline e passatele nel pangrattato, quindi mettete le polpette su una teglia coperta da carta forno, senza aggiungere nessun grasso. Cuocete in forno a 180° fino a doratura (circa 20 minuti). Se non mettete le acciughe, sono un’alternativa vegetariana, ma in questo caso ricordatevi di aggiungere il sale, che io non ho messo.
Le polpette sono state molto apprezzate da tutti e i pargoli le hanno mangiate volentieri! Perfette come antipasti o anche come secondo.

A presto
Stefania Oliveri