Udite, udite: the wedding Day, the Wedding Cake!

Se c’è una scelta che approvo dei reali inglesi è proprio la scelta di questo dolce come wedding cake. Perché una volta che la si prova, non se ne può più fare a meno! E siccome oggi è il giorno delle nozze, quello che suggella la loro storia d’amore e lo suggella con questa deliziosa semplicità, io voglio onorarli, pubblicando la versione data da Alessandra Raravis di Menù Turistico, che essendo discendente di madre inglese (o giù di lì) ed essendo ‘ntisa in ambienti nobili (ok, ne ha anche parlato tutta la stampa inglese… ma qui in Italia se non ce lo diceva lei, chi ce lo poteva dire???) ha pubblicato qualche tempo fa la ricetta della sua famiglia! A dire il vero la ricetta suscitò in qualcuno qualche polemica e una levata di scudi da tanti altri… Così oggi, a sorpresa, in tanti pubblicheremo la SUA ricetta, oggi che è il grande giorno di William e Kate! Auguri ai principi!

Ingredienti
Per uno stampo da 20 cm di diametro
1 pacchetto di digestive al cioccolato fondente (io 200 gr di biscotti senza glutine)
250 g di cioccolato fondente, tagliato a pezzettini
250 ml di panna fresca da montare, non montata (io vegetale leggermente dolcificata)
100 gr di uvetta grossa e bionda (una mia aggiunta, perché da qualche parte ho letto anche che si aggiungono delle ciliegie candite e ho pensato che sempre frutta è e l’uvetta col cioccolato è da libidine!!)
Il procedimento è diverso da quello seguito da Alessandra, perché io leggo e dimentico e poi dimentico di rileggere. Quindi se volete la sua versione andate da lei, altrimenti qui c’è la mia versione mooooooolto easy!
Rivestite una teglia di carta da forno. Spezzettate i biscotti (in realtà io uso il metodo Nigella prendendoli a martellate col mattarello!… a che mi servirebbe altrimenti?) “in pezzi grossi”, diceva lei, ma io non ho potuto controllare la pezzatura… Dopodiché, diceva di metterli direttamente nella tortiera, alla “come viene viene”. Ovviamente l’ho letto dopo… Quindi ho scaldato la panna in un pentolino e quando era calda ho scaraventato dentro il cioccolato e si è sciolto col calore (che figata, di una semplicità disarmante!) e poi anche i biscotti mescolando bene, insieme all’uvetta, che essendo morbida non ho fatto rinvenire (mica sono un dottore, io!). A questo punto potete metterla in frigo a raffreddare per almeno 4 ore (questo lo dice sempre lei!)
Trascorso questo tempo, rovesciate lo stampo su un piatto che per me è stato direttamente quello da portata. Togliete via la carta da forno e, a me non è rimasta ganache sulla carta, e quindi non ho potuto rivestire il dolce. A questo punto sembrandomi un po’ nuda, l’ho coperta con del pistacchio tritato. La Raravis consiglia di passarlo anche in freezer per un quarto d’ora per talgiarlo più facilmente… La mia versione è buonissima e si taglia facilmente da fredda e da temperatura ambiente (un ulteriore figata, no?)

Siccome la Raravis cercava una tiara che fosse degna di tale nome e noi, ahimè, stiamo lontane, la versione che vi propongo io è con una corona d’oro massiccio (ahimè non “tutta tempestata di brillanti e pietre preziose”, ma datemi tempo…)!!!
Ma siccome i reali son gente semplice che hanno scelto di festeggiare con una torta genuina, ho anche voluto rappresentarli in veste bucolica da campagna inglese… Che ne dite, si offenderanno?

A presto

Stefania Oliveri

Muffins light e il segreto di un matrimonio duraturo!


Il segreto di un matrimonio lungo e duraturo:
Dì ad una donna che è bella, e sarà tua per sempre!
Dì ad una donna che è giovane, e sarà tua per sempre!
Dì ad una donna che è intelligente, e sarà tua per sempre!
Dì ad una donna che è spiritosa, e sarà tua per sempre!
Dì ad una donna che è magra, e sarà tua per l’eternità!
E siccome la lotta coi chili di troppo (pure se si è secche come sarde salate!!!) è perenne e costante per tutte le donne (soprattutto post feste!), un suggerimento per chi vuole essere magra, bella, giovane e intelligente (per la spiritosaggine, ahimè, non funziona!):

MUFFINS LIGHT ai Cranberries e mele (tratta da qui)

225 di farina di riso
1 cucchiaino di bicarbonato
115 gr di zucchero di canna
3 albumi grandi di uova codice 0 (bio) o al massimo 1 (allevate felicemente all’aperto)
50 gr di yogurt magro bianco
1 cucchiaino di vaniglia liquida bourbon
85 gr di mirtilli freschi (io secchi e quindi ho aggiunto io una mela grattugiata, ma anche due non sarebbero state male)

Preriscaldare il forno a 190°. Sistemare 12 (a me ne vengono 16) pirottini nelle cavità di uno stampo per muffin. Setacciare la farina e il bicarbonato. Aggiungere 6 cucchiai di zucchero di canna e mescolare. In un altro recipiente, montare a neve ben ferma gli albumi. Incorporare la vaniglia e mescolare bene. Mescolare la mela grattugiata allo yogurt e pure i mirtilli, quindi mescolare gli albumi delicatamente. Incorporate la crema ottenuta agli ingredienti secchi, mescolando appena il necessario per ottenere un impasto granuloso.
Trasferite l’impasto a cucchiaiate nei pirottini, riempiendoli per 2 terzi. Spargete sopra i muffin un velo di zucchero (io l’ho dimenticato). Fate cuocere nel forno caldo per 18/20 minuti o finché saranno ben lievitati.
Togliere dal forno. Fate raffreddare i muffin o serviteli caldi.

Suggerimento: Buoni, davvero buoni, però trattandosi di farina di riso, secondo me bisogna aumentare un po’ l’umidità dell’impasto e quindi, secondo me, se si aggiunge un’altra mela grattuggiata l’impasto sarà più morbido.
La cosa postiva è che il pargolo n. 3 è stato felice di portarseli a scuola per la merenda … e io mi sono commossa!
A presto
Stefania Oliveri

Conigli pasquali e reali… ma vegani! Come è possibile?

Ok, non è proprio la forma tipica della pasqua tradizionale di Palermo… d’accordo, qui si vedono pecorelle pascere dappertutto, ma io sono una che va in controtendenza… o meglio una che segue la tradizione, innovando!!! Cioè “resto legata al territorio e alle sue tradizioni” (quante volte l’avete sentito dire dai grandi chefs?), ma attualizzando!!!… Ok, confesso, non ho lo stampo per le pecorelle più tradizionali della Sicilia e sono pure caduta nel momento sbagliato e quindi non l’ho nemmeno potuto comprare, ma sapete, è questione di marketing e quando mi sono rivenduta, col pargolo n. 3, la nuova forma con una nobile motivazione (“in memoria della nostra Jessica Rabbit”), tutti sono stati felici… D’altronde la forma non inficia la sostanza!
Il coniglietto pasquale!

La ricetta è la stessa della frutta di martorana che trovate qui
500 gr. di farina di mandorle (di ottima qualità o mandorle senza la buccia)
500 gr. di zucchero a velo
1 pizzico di cannella (facoltativo, ma vi assicuro che ci sta benissimo)
70 gr. di acqua
50 gr. di glucosio
50 gocce di liquore amaretto
13 gocce di mandorle amare
Colore alimentare
Lucido per alimenti
Stavolta l’ho fatto col Bimby. Essendo la quantità un po’ tanta, ho sperimentato quanto segue.
Se non avete la farina di mandorle potete benissimo tritare (ma molto bene) le mandorle sgusciate e pelate, aggiungendo un po’ di zucchero, in maniera tale che l’olio di queste ultime non esca, a velocità 10 per circa un minuto. A seguire mettete lo zucchero a velo, che deve essere quello comprato, perché contiene della maizena (e qui dovete stare attenti che contenga solo maizena, altrimenti non è adatta ai celiaci!!!). A questo punto mettete tutti gli ingredienti insieme. L’acqua, invece aggiungetela a poco a poco, perché potrebbe essere troppa. Fate quindi amalgamare l’impasto, con la funzione Spiga per circa un minuto (dovrebbe essere sufficiente) e caso mai, continuate per qualche altro secondo. L’impasto deve risultare proprio come quello della pasta frolla. Spolverizzate il piano di lavoro con dello zucchero a velo e lavoratelo per pochi minuti come il pane. A questo punto prendete una stampo (da coniglio se siete innovativi…) o da pecorella e spolverizzatelo con lo zucchero a velo (se è di gesso meglio mettere della pellicola) e mettete l’impasto dentro la formina. Sformare subito e lasciare asciugare per un giorno su un vassoio, spolverizzato anch’esso di zucchero a velo. L’indomani potete colorare e il giorno successivo potrete verniciarlo con l’apposito prodotto.

Suggerimenti: attenzione provoca grande assuefazione!
Buona Pasqua!

A presto
Stefania Oliveri

Una sfida… ma con me stessa! Gnocchi “arabi” con funghi, robiola e nocciole

Giusto perché sono caduta dalla bicicletta (beninteso da ferma, neanche un incidente ho avuto!) e mi sono struppiata (fatta male), scorticandomi tutte e due i palmi delle mani e un ginocchio gonfio (sempre lo stesso di tre anni fa, quando sono caduta da un gradino – inciampai col tacco… – , attraversando la strada…), tornata a casa, dopo aver disinfettato le parti doloranti e aver messo un po’ di ghiaccio sul ginocchio, ho cominciato a fare tutto quello che faccio ogni giorno… e anche di più! Sì, perché se ogni giorno cucino, riordino e faccio fare i compiti ai miei figli, il giorno della caduta ho pure messo tre (sì, sì 3) lavatrici e, udite udite, ho fatto gli gnocchi, gli gnocchi alla romana! Dico io, ma vedete un po’ cosa mi fanno fare quelle due ingrate che poi non mi fanno nemmeno vincere!!!
Stavolta fra l’altro era pure difficile, perché la mia omonima araba, ha proposto nientepopòdimeno che gli gnocchi di semolino. SEMOLINO???? E io come faccio??? Ma siccome l’araba è magica e abbiamo scoperto che fa miracoli, sono riuscita a trovare il semolino gluten free… Insomma gli gnocchi sembravano un piatto facile per chiunque, niente cammelli o altri ingredienti strani qui da noi, per render la pariglia a chi le ha fatto passare quattro guai per trovare un coniglio o, peggio, una verza, ma per me sembravano impossibili! E invece il semolino gluten free trovai, e gli gnocchi alla romana assaggiai!!!

P.s. Siccome avevo il ginocchio dolorante, ne ho approfittato per far pulizie di primavera in dispensa e in frigo e che ti trovo? Dei funghi trifolati surgelati, dello stracchino in scadenza e delle nocciole…. Cosa ne è venuto fuori? Il condimento!!!

GNOCCHI ALLA ROMANA


Il procedimento e lo stesso visto qui, per cui non posso che ringraziarla di avermi risparmiato un sacco di fatica usando il Bimby
Dosi per 6 persone:
250 g di semolino senza glutine
1 l di latte
70 gr di parmigiano grattugiato
2 tuorli d’uovo codice 0 (bio) o 1 (allevate a terra)
1 cucchiaino di sale fino
60 g di burro
noce moscata a piacere
Per prima cosa bisogna polverizzare il parmigiano per un minuto a velocità 10 e poi lo si mette da parte. Quindi versare nel boccale il latte, il sale, la noce moscata, 20 g di burro e far cuocere per 10 minuti a 100° velocità 3. A questo punto bisogna montare la farfalla e unire a pioggia con le lame in movimento a velocità 3, il parmigiano, i tuorli e il semolino e far cuocere per 7 minuti a 90° velocità 2. A questo punto il semolino è pronto. Quindi bisogna foderare una teglia con carta forno e stendere il composto, cercando di livellarlo a 1 cm di spessore. Far raffreddare e tagliare con un coppa pasta… tradizione vuole rotondo, ma io ne ho usato uno a forma di uovo… anche se non si vede dalle foto.


Ho quindi mescolato i funghi trifolati con 150 gr. di robiola e l’ho spalmata sugli gnocchi. Ho spolverizzato col parmigiano e li ho messi al forno a 180° per 20 minuti circa. Dopo circa 10 minuti bisognerebbe mettere le nocciole tritate in modo da farle tostare… Io l’ho dimenticato… quindi le ho messe in una padellina e le ho fatte tostare a parte e successivamente le ho spolverizzate sul piatto.
Il piatto ha riscosso un gran successo, il sapore è delicato e probabilmente la prossima volta aggiungerei anche della pancetta affumicata… ma se avete vegetariani a cena è perfetta così!
P.s. Se non ci fosse stata questa sfida, non credo che avrei mai cucinato nella mia intera vita gli gnocchi alla romana… quindi ringrazio Stefania per la ricetta e quelle due matte per il Challenge, perché hanno allargato i miei orizzonti culinari!


PP.ss. Stavolta non chiedo, supplico, imploro, prego e scongiuro per vincere perché so che non ho fatto una ricetta da “porca figura” e se proprio devo vincere qualcosa spero tanto nel cestino di Annalù e Fabio, quindi risparmio il fiato per loro! 😉

A presto
Stefania Oliveri

L’etere non ha età e neanche i lollipops!

Allora, vi racconto una storia, sapendo che quando l’interessata la leggerà, saprà subito che sto parlando di lei, per questo da queste pagine le mando subito un bacio grandissimo.
Mia mamma ha tante amiche, ma una è un’amica davvero speciale! Conosciuta in una città diversa da quella natale, l’ha accolta e l’ha accompagnata in tutti questi anni come una sorella affettuosa. Per questo, noi, l’abbiamo sempre chiamata zia e per questo noi (io e i miei fratelli) l’abbiamo amata come una zia vera, no, anzi di più! Lei c’è stata sempre: nelle gioie, nel dolore, nelle difficoltà, nella buona e nella cattiva sorte. Sempre, sempre, sempre! E anche quando ci siamo trasferiti a Palermo, i rapporti non sono cambiati e come una sorella e quindi una zia, i sentimenti non sono cambiati. Essendo io l’ultima figlia ed essendo molto più piccola dei miei fratelli, vi lascio intuire quanti anni abbia mia mamma (no, non lo svelo quanti ne ha!!!) e da quanti anni conosca questa nostra deliziosa zia… Se tanto mi dà tanto, anche la zia (seppur più giovane della mia mamma), non può essere considerata certo una giovincella, almeno anagraficamente… perché, invece, mentalmente (e giuro anche esteticamente) è molto molto più giovane di me. E allora cosa si mette a fare alla sua tenera età? Impara ad usare il computer e comincia a seguirmi sul blog e poi chiama la mia mamma e le legge i miei post, stupendosi del fatto che io non lo faccia. E ride e si rallegra. Fra l’altro lei è una cuoca davvero prodigiosa e quindi il fatto che legga le mie ricette, mi mette anche un po’ di ansia… Ma dirvi che, al contempo, mi faccia un infinito piacere, è troppo poco, così come che lei sia speciale è davvero troppo riduttivo. Le dedico questa ricetta, perché lei ama sperimentare e mettersi in gioco e anche questa avventura lo dimostra!

Zietta cara, grazie infinite, di esserci!!!

Lollipos pasquali… o almeno ci ho provato!

La ricetta originale si trova in questo bellissimo blog, quindi prima di fare i lollipops ho dovuto fare questo plumcake fantastico. Io però ho seguito la ricetta originale
PLUMCAKE ALLE CARAMELLE MOU

Ingredienti:
3 uova codice 0 (bio) o 1 (allevate all’aria aperta)
160 gr di zucchero
150gr di farina di riso
1 cucchiaino di lievito
150gr di burro
25 caramelle mou
10cl di latte.
Scartate le caramelle, tagliatele a pezzetti (ma anche no) e fatele sciogliere a fuoco basso con il burro e il latte. Mescolate lo zucchero con le uova, aggiungete la farina, il lievito e la crema di caramelle. Mescolate ancora, versate in uno stampo da plumcake ricoperto da carta forno(metodo più sicuro per evitare contaminazioni) e infornate 30/40 minuti a 180°C, forno statico. Lasciate intiepidire il plumcake prima di trasferirlo sul piatto da portata. A questo punto, non conviene assaggiarlo perché altrimenti non potrete trasformarlo. Io sono riuscita a salvarlo per miracolo!

E qui come l’ho trasformato in Lollipops, seguendo di nuovo la sua ricetta, giusto perché oggi tocca alla mia ultima (st)renna (sigh, sigh) e il cioccolato ne è il protagonista!

CAKE POPS AL CARAMELLO
Ingredienti per circa 18 cake pops:
1/2 plum cake alle caramelle mou (300gr),
2 caramelle mou (15gr),
60ml di panna fresca,
200gr di cioccolato fondente,
18 spiedini
cuoricini di zucchero, confettini colorati o qualsiasi cosa vi venga in mente.

Sciogliere due caramelle mou nella panna fresca a fuoco bassissimo.
Sbriciolare il plumcake. Aggiungere la crema ottenuta alle briciole del plumcake e mescolare bene fino ad ottenere un composto umido, poi formare delle palline (io ho cercato di farli a forma di uovo…, ma la manualità da elefante ha colpito ancora!) e metterle in frigo per 2 ore (io le ho lasciate tutta la notte…)
Sciogliere il cioccolato a bagnomaria, o al microonde, in un contenitore stretto e con i bordi alti, intingere la punta degli spiedini e infilzare le polpettine. Bagnare le palline nel cioccolato fuso, in modo che siano completamente ricoperte, e decorarle come più vi aggrada e infilzandole su un pezzo di polistirolo fino a quando il cioccolato non si sia indurito.


Questi dolcetti monoporzione sono davvero buonissimi e i miei figli li hanno fatti sparire in men che non si dica. L’unico consiglio che mi sento di darvi è quello di farli se avete molto tempo (anche perché non avendo trovato gli zuccherini divisi per colore… li ho divisi io!!! – e non chiamate la neuro! -), e solo se avete più manualità di me… ma per questo non ci vuole molto!

Non dimenticate l’appuntamento di domani con l’ultima (st)renna di EliFla e venerdì con quella di Mapi… ma non preoccupatevi, torneremo!!! (… p.s. non prendetela come una minaccia…!!!)

A presto
Stefania Oliveri

Quattro candele per dire NO! Mud cake al rum…

Allora, oggi sono a casa, perché ieri sono caduta dalla bici proprio davanti scuola e meno male che non era orario di uscita degli alunni! Come al solito, quando io cado, la mia prima reazione è quella di ridere, per cui, chi mi soccorre, non capisce che mi sono fatta male! Come sono caduta? Da ferma! Sì, ero su un piccolo scivolo che permette alle moto di scendere dal gradino, ma lo stavo facendo troppo lentamente… quindi la bici si ferma e io perdo l’equilibrio e cado rovinosamente a terra. Qualche escoriazione sulle mani e il ginocchio dolorante… mi soccorrono e non riesco ad alzarmi (e anche se so che non dovrei dirlo, non era per il dolore, ma per la pesantezza del mio corpo… ma perché ridevo!). Poi finalmente in due ci riescono (per fortuna non ho avuto bisogno della gru) e sono tornata a casa con la bici… senza freno perché si è rotto… Morale della favola? Dopo un pomeriggio passato con il ghiaccio sul ginocchio, il dolore non accenna a diminuire, per cui anche oggi sono qui sul divano con la gamba distesa e il ghiaccio sul ginocchio! E allora che fare??? Postare!!!
Così ho deciso di postare questa torta fatta per il compleanno di una amica qualche tempo fa… e perché la posto solo oggi? Perché mi sembra abbastanza simbolica per quello che voglio dire! Se andate sul blog di Gaia, lei è molto più chiara di me. L’iniziativa è della Banda dei Broccoli.


Insomma 4 candele per ricordarvi di votare SI per dire NO il 12 e il 13 giugno!

2 sì per dire no alla privatizzazione dell’acqua;
1 sì per dire no al nucleare;
1 sì per dire no alla modifica della legge sul legittimo impedimento.
Vi prego di andare a vedere da loro tutte le informazioni più dettagliate!
E adesso la ricetta!

Mud Cake per un’amica speciale! La ricetta l’ho presa da lei

Ingredienti per uno stampo da 20 cm di diametro
125 g di cioccolato fondente di ottima qualità
230 g di zucchero di canna
70 ml d’acqua calda
50 ml di rum scuro di ottima qualità
125 g di burro
1 uovo sbattuto codice 0 (bio) o 1 (allevato all’aria aperta!)
125 g di farina di riso (io)
1/2 cucchiaino di lievito in polvere
15 g di cacao amaro in polvere
un cucchiaino di caffè di vaniglia liquida bourbon

Una torta facilissima da preparare. Riscaldate il forno a 180° gradi. In un pentolino sciogliete il burro. Quando si sarà sciolto aggiungete lo zucchero, l’acqua calda e il rum e portate ad ebollizione. Togliete dal fuoco e unite il cioccolato spezzettato e mescolate fino a quando non sarà completamente sciolto. Lasciate intiepidire e quindi aggiungete l’uovo sbattuto e la vaniglia.
Setacciate insieme la farina, il cacao amaro in polvere e il lievito e uniteli all’altro composto, mescolando bene. Versate in uno stampo da 20 cm foderato di carta da forno (precedentemente bagnata e strizzata) e cuocete a 180° gradi in forno statico per circa 45 – 50 minuti.
Infine, quando si è raffreddata l’ho spalmata con un po’ di nutella e ricoperta con Pdz. Qui la ricetta!
Consigli: 1. se volete una torta più alta cuocetela in una teglia più piccola; 2. la torta è buonissima, ma va mangiata a piccole dosi!
A presto
Stefania Oliveri

Dietro uno chef c’è sempre una “grande” donna: un piatto unico è d’obbligo!

Il mio dolce doppio ci ha preso gusto! E adesso la domenica vuole cucinare lui… ma perché, però, deve tormentare me per la ricetta???? Ora cominciano le belle giornate, perché non andare a mangiare fuori??? P.s. Anche se posso sembrare un’ingrata per le poche righe di qui sopra, in realtà sono profondamente felice per il suo impegno … e il mio riposo domenicale!

RISO CASIMIRO (di Tina di Colore in Cucina) Ingredienti per 4 persone:
300 g riso a chicco lungo (ha messo quello originario perché avevo finito il basmati e non ha visto 3 pacchi di parboiled… “AHHHHHHH non sei abbastanza attenta!!! Hai una dispensa di ogni ben di Dio, che fra parentesi forse neanche Lui sa di avere creato, e non c’è il riso basmati!!!”)
1 cipolla bionda
1 scatola di ananas a pezzetti oppure mezza ananas fresca (“però quella fresca era meglio…”)
1 cucchiaio di fecola (“dove è la fecola?????” “Accanto ai fuochi!” “Ma io non la trovo!!!!” “Ma è là, sotto i tuoi occhi” “AH!”)
1 cucchiaino di curry (“ma non è abbastanza!!!”, “Solo questo c’è!”, “Ma se devo cucinare, devo avere tutto a posto io!!!” … il grande cuoco…!)
600 g pollo a pezzi
olio extravergine d’oliva q.b.
1,5 dl di brodo vegetale (homemade) (“ma sei sicura che ce lo abbiamo? E come si presenta??”“no, amore, da solo non si presenta, apri il frigo e lo vai a prendere tu!…” “Dove?” mi alzo e glielo prendo!)
1 dl di panna (ho preteso di soia, ma ho dovuto prendergli anche quello!)
1 mela grande oppure due piccole (“però le sbuccio dopo che altrimenti diventano nere”, il tocco del maestro si vede!)
sale e pepe q.b. 
Procedimento: Tritate la cipolla. Fare sgocciolare l’ananas (se in scatola) e recuperare il succo. Altrimenti tagliare metà ananas fresco a pezzettini. Lessare il riso in acqua salata. Mescolare la fecola e il curry e infarinare il pollo bene. Fare rosolare la carne nell’olio, unite cipolla e rosolate brevemente. Bagnare con il succo d’ananas e portate a ebollizione. Togliere la carne e l’ananas e tenere in caldo. Unire il brodo al sugo di cottura e portate a ebollizione. Incorporare la panna e fare ridurre brevemente. Tagliare le mele a tocchetti e unitele alla salsa con l’ananas e la carne. Amalgamare e aggiustare con sale e pepe. Servire con il riso ben caldo.

Contro del piatto: molto meglio usare il basmati, l’originario si incolla…

Pro: il riso originario messo dentro il coppapasta ha una tenuta fantastica! 😉

Comunque, dietro ogni chef, c’è sempre una grande donna… mi chiedo perché dietro una chef, non ci sia mai un uomo, nemmeno piccolo!!! 😉

A presto
Stefania Oliveri

Parola d’ordine: recuperare!!!

Come si fa ad essere preoccupata, emozionata, nervosa per un colloquio con un’insegnante, non essendo più un’alunna da tanto, ma tanto tempo? Andate a parlare con la prof di latino del pargolo n. 2 e capirete come! Ieri mattina c’era il ricevimento della suddetta… e io ho avuto incubi tutta la notte. Mi sveglio abbastanza sbattuta, ma molto carica già alle 6 per non far tardi all’appuntamento alle … 10! Così faccio colazione (pur avendo lo stomaco chiuso -magari potrebbe essere un buon metodo per dimagrire!!!-), mi faccio la doccia, mi improfumo ben bene e poi passo alla scelta del vestito… Difficile, difficilissimo! “Questo no, sembrerei troppo dimessa”, “quest’altro no, troppo elegante”, “no, no, no, con questo troppo giovane e con quest’altro troppo anziana!”. “Neanche questo, il colore troppo scuro, il colore troppo chiaro, troppo leggero, troppo trasparente, troppo coprente, tacchi troppo alti, tacchi troppo bassi (non vorrei pensasse che mi può schiacciare!), troppo aggressiva, troppo ruffiana!” Finalmente trovo la mise giusta: jeans, camicia con canottierina in tinta, giacca di camoscio color glicine (primaverile) avvitata (ma non troppo), sciarpa in tinta contro eventuali scollature, gioielli poco vistosi, ma non sciatti! Arrivo a scuola alle 9.15 così da essere sicura di essere in tempo e aspetto tre quarti d’ora leggendo un libro (anche per darmi un tono!). Ho le mani sudate e non riesco a farle asciugare e temo il momento della stretta di mano. Il cuore batte forte e allora metto anche le cuffiette per ascoltare un po’ di radio e sperare di non sentirlo! Assisto ad un litigio fra una docente e un ragazzo, dove l’insegnante asserisce di essere dimagrita, ma non trasparente… La guardo e vedo un’enorme massa di ciccia… Trattengo un sorriso per paura di ledere al ragazzo e immagino la scena dell’alunno che si rotola a terra dalle risate… ma è troppo arrabbiato e non si avvera! Suona la campana e sento anche le gambe tremare, oltre al cuore che mi sale fino alla gola. Si fa attendere e io nel frattempo penso che non posso arrivare in ritardo a scuola mia e dovrò volare sulla mia bici, ma cerco di mantenere la calma. Finalmente la vedo arrivare. Lei è alta, obiettivamente alta e non alta per me. E’ bionda e ha grandissimi occhi azzurri, ma ha un’espressione dura. Ha i capelli raccolti in un morbido chignon e incede col suo passo sicuro verso di me. Sa che sono lì per lei. E io mi sento ancora più piccola e nervosa e invece mi sorride… Non so bene se è un sorriso o un ghigno… E’ elegantissima. Ha un pantalone largo color avorio e un soprabito di shantung di seta color oro, con una cintura che lo tiene legato alla vita, la borsa abbinata ai pantaloni. Sembra che stia andando ad un matrimonio, anzi che il matrimonio sia proprio quello di suo figlio e io mi sento tanto la mamma della sposa che ha dimenticato che è il fatidico giorno… Mi invita ad entrare nella sala professori e immediatamente mi si obnubila il cervello e tutti i discorsi che mi ero preparata si vanno a fare friggere! Però lei è particolarmente sorridente e disponibile e mi dipinge il pargolo per quello che è veramente. Le chiedo “ci sono margini di recupero?”, l’unica frase che mi ricordo delle tante che mi ero preparata, e sembra perfino disposta ad aiutarlo se solo lui studierà… Niente boria, niente prosopopea, niente di niente, Sarà vero, sarà reale o è solo la mia proiezione di un colloquio tranquillo con un’insegnante? In ogni caso la ringrazio per la sua gentilezza, la saluto (non prima di essermi strofinata la mano sui jeans -spero non vista-) e me ne vado… Credo di essere dimagrita due chili in dieci minuti… che fa, prendo appuntamento con lei ogni settimana per arrivare in forma alla prova costume???

E allora che ne dite di un bicchierino di questo… fra l’altro una porzione così piccola non può influire sulla ciccia… o no?

Per farlo bisogna partire dalla base che è una colomba e, udite udite, l’ho fatta io!!! La ricetta è di Felix e il procedimento di Anna Lisa con il Bimby

COLOMBA PASQUALE GLUTEN FREE
Ingredienti: 300g di mix senza glutine per torte lievitate (cioè: 290 g di farina di riso 80 g di fecola di patate 50 g di farina di tapioca o di fecola di manioca dolce, setacciate tre volte e poi ne ho prelevato 300 gr. La prossima volta però farò la proporzione per 300 gr di farina)

100 g di latte in polvere (usare quello per la prima infanzia da 0 a 6 mesi)

2 cucchiaini di xantano

130 g. di zucchero a velo

2 cucchiaini di zucchero semolato

scorza di limone

2 cubetti di lievito da 25 gr. (io ne ho usato uno da 45 gr.)

160 g. di burro fuso

2 bustine di vanillina (io ho usato un cucchiaino di vaniglia liquida bourbon)

1 fialetta di vaniglia

2 uova intere e 2 tuorli codice 0 (biologiche) o 1 (allevate all’aria aperta)

100 gr di acqua

100 gr di latte

Per la ghiaccia:

1 albume

30 g di mandorle intere

50 gr di mandorle a lamelle

100 gr di zucchero semolato

30 gr di zucchero in granella

5 o 10 g di acqua a seconda della grandezza dell’albume (io non l’ho proprio messa, ma avrei dovuto aumentare ancora la dose dello zucchero perché la glassa deve essere densa e non colare e invece a me un po’ è precipitata dentro l’impasto)

Fondere il burro nel microonde e farlo freddare. In una ciotola mettere il latte e l’acqua appena tiepidi con i 2 cucchiaini di zucchero e sbriciolarvi dentro il lievito lasciando agire per una decina di minuti. Nel boccale mescolare le farine, il latte in polvere, lo zucchero a velo, lo xantano, la scorza di limone, la vaniglia. Aggiungere quindi il burro fuso, le uova e il lievito sciolto; lavorare 2 min. vel. da 4 a 6. Coprire con un canovaccio pulito e poi con una coperta (io ho usato un pile) e farlo lievitare per un’oretta. Aggiungere la fialetta di vaniglia e lavorare ancora per 1 minuto a vel. 6. Ungere uno stampo (io ho usato quello di carta) e infarinarlo con farina di riso. Versarvi il composto facendolo aderire a tutte le pareti dello stampo. Mettere in forno spento a lievitare ancora per 45 minuti. E sarà così.

Estrarre la colomba e accendere il forno a 160/170° (dipende dal forno, nel mio che è ventilato meglio a 150°). Preparare la ghiaccia poco prima della scadenza dei 45 minuti. Nel boccale frullare lo zucchero 10 sec. vel. 9. Aggiungere l’albume (e l’acqua se ve ne fosse bisogno) e lavorare 20 sec. vel. 6. Spalmare la glassa sulla colomba e cospargere con le mandorle e lo zucchero in granella. Infornare per circa un’ora sul gradino basso del forno. A circa 15 minuti dalla fine del tempo, controllare la superficie ed eventualmente coprirla con carta alluminio per non bruciarla (io, con il mio forno devo farlo). Fate la prova stecchino prima di sfornarle e lasciatela su una gratella per circa 10 minuti. Dopodiché, come consiglia Olga, infilzatela con tanti stecchini (quelli lunghi da barbecue) e appoggiatela così capovolta su di un piano a raffreddare per almeno 10 ore. Purtroppo la mia colomba era troppo morbida e quando l’ho infilzata e capovolta, si è spatasciata al centro (forse colpa della glassa che è precipitata dentro?). Disperata, l’ho messa capovolta su una gratella, ma l’estetica era completamente compromessa… Potevo presentarla così agli ospiti? L’ho assaggiata ed era buonissima… Così mi si presentavano due soluzioni:
1. rifarla
2. recuperarla (esattamente il pargolo!)
Ecco come sono nati questi bicchierini!

Bicchierini con Mousse di Pistacchio (per 24 bicchierini)

Ingredienti

30 g di pistacchi non salati

600 gr dl di latte

2 uova + 1 tuorlo (codice 0 o 1)

60 g di fecola

100 g di zucchero

1 cucchiaino di vaniglia bourbon liquida

30 gr di rum (la ricetta prevedeva del limoncello)

Mettere nel boccale del Bimby il pistacchio e lo Zucchero 20 Sec. Vel. 5 -8. Unire gli altri ingredienti e far cuocere 8 Minuti a 90° Vel. 4.

Comporre i bicchierini:

Tagliare delle fette di colomba e con un coppapasta tagliare dei dischetti da porre alla base del bicchierino. Coprire con la crema di pistacchio (io ho usato un biberon per alimenti) fino a metà bicchierino. Quindi sbriciolare sopra un po’ di colomba, dei pistacchi e grattuggiare del cioccolato fondente.

Che dire? Laborioso? sì, ma RECUPERATA!

E con questa ricetta partecipo al contest di Vivo Pasticciando

A presto

Stefania Oliveri

Sono una fornostar!!!

E con questa nuova produzione inauguro una nuova sezione. Da oggi sono ufficialmente la nuova “irriducibile”, inenarrabile, indescrivibile FORNOSTAR!!! Ok, forse mi sto allargando un po’ (e non solo fisicamente), ma vi assicuro che quando ho assaggiato questi panini, facendo tutte le prove (caldi caldi appena sfornati, dopo due ore, farciti, l’indomani farciti, l’indomani riscaldati per pochi minuti al forno e pure appena scongelati) e sono sempre stati non buoni, ma meravigliosi! E questo non può che rendermi strafelice del risultato ottenuto, frutto di un duro lavoro di studio… di altri! Quindi non mi resta che ringraziare caramente Alessandra Raravis per l’idea, Felix per la ricetta, e la mia pertinacia nell’essere “irriducibile (come ben dice Felix) nell’usare farine alternative e non dietoterapiche. Quindi forza, provate anche voi!!!

Panini Colorati (qui la ricetta di Felix) e qui come l’ho trasformata io:

300 di riso e 100 di grano saraceno

10 gr di xantano

280 – 300 g di acqua (io ne ho usati 300 g)

40 g di olio

16 g di lievito di birra fresco

1 cucchiaino di sale

1 cucchiaino di zucchero

Per i panini rossi: 3 cucchiaini di triplo concentrato di pomodoro (io ho usato il Mutti)

Per i panini verdi: 150 gr di spinaci surgelati

Siccome volevo fare due impasti contemporaneamente, ho usato sia la macchina del pane che il Bimby. Nella macchina del pane ho fatto l’impasto rosso e ho messo tutti gli ingredienti nella macchina e impastato tutto e fatto lievitare. Nel Bimby ho fatto l’impasto verde. Il giorno prima ho fatto cuocere in una padella gli spinaci senza niente e poi li ho scolati ben bene. Il giorno dopo li ho strizzati benissimo e li ho ridotti in purea col Bimby. Quindi ho aggiunto tutti gli altri ingredienti in questo ordine: acqua (tiepida in cui ho sciolto il lievito), olio, zucchero, farine, xantano, sale e ho azionato con la funzione spiga per due minuti. In realtà alla fine dovevo toglierlo dal boccale e farlo lievitare in un altra ciotola. Siccome l’impasto è appiccicoso e morbido, io l’ho coperto con uno strofinaccio e poi con un pile e l’ho lasciato lievitare per una ora e mezza. Resistete alla tentazione di aggiungere farina, altrimenti non verrà buono!!! Trascorso questo tempo, prelevatelo con le mani infarinate e lavoratelo su un piano di lavoro infarinato. Vi rimarrà il composto appiccicato alle mani, ma non vi scoraggiate. Formate i panini (ne vengono circa 16 piccoli). Fateli lievitare 1 ora in forno spento e con la lucina accesa. Spennellateli poco con acqua (2 cucchiai) e olio (1 cucchiaio) e fateli cuocere a 190° per circa 20 minuti, se avete un forno statico. Nel mio li ho fatti cuocere a 170° per 20 minuti, perché non posso togliere la funzione ventilato. Essendo colorati non si vede la crosticina, ma se non li farete colorati dovrà averla.

L’ispirazione di questi panini è nata da una conversazione con Alessandra che mi aveva prontamente mandato la ricetta. La ricetta è di un famosissimo chef, Allan Bay, da lei rivisitata e colorata. Questa cosa mi aveva talmente tanto intrigata che avevo voluta provarla. Qui a Palermo però è difficile (se non impossibile) trovare le polverine di cui mi aveva parlato, così mi aveva consigliato il triplo concentrato, dicendomi di stare attenta all’umidità del pane… Ahimè, ho scoperto solo dopo che con le farine senza glutine, l’umidità deve essere ben maggiore… Il primo esperimento è stato quindi fallimentare. Effettivamente il sapore era buonissimo, ma il pargolo n. 3 li aveva ribattezzati “panpietra”. Delusa e sconsolata, decido di approfondire… Dove cercare se non da Felix??? Così mi sono fatta una cultura sul pane (lei ha davvero sperimentato tanto), e quando ho trovato la ricetta dei panini all’olio ho pensato che fosse quella che facesse al caso mio. Però, però c’era un però. Io, come sostiene lei, faccio parte degli “irriducibili”, cioè di quella schiera di persone che non si vuole arrendere ad usare farine alternative e non quelle dietoterapiche… così è nato il “mio mix” al quale ho aggiunto lo xantano (come scritto nella nostra Bibbia!), per dare morbidezza all’impasto. Li ho offerti per un “porta party” (una cena dove anche gli ospiti portano qualcosa da mangiare) e vi assicuro che nessuno ha capito che fossero senza glutine!

Io li ho farciti con una crema fatta così:

1 cipolla bianca molto grande (o 2 più piccole)

Olio extravergine d’oliva q.b.

Aceto q.b.

1 scatola di tonno grande (mi pare 150 gr.?)

Qualche cucchiaio (io circa 4, ma lo lascio al vostro palato) di maionese (meglio se fatta a casa, altrimenti io uso la Calvè che è senza glutine)

Tagliare la cipolla a fettine sottili e mettere a soffriggere in una larga padella con pochissimo olio. Appena la cipolla è dorata, aggiungere circa due cucchiai di aceto e far evaporare. Spegnere il fuoco e aspettare che raffreddi. A questo punto bisogna sgocciolare molto bene un tonno sott’olio e lo si aggiunge alle cipolle e quindi mescolare con la maionese. Una vera libidine!

E questi meravigliosi panini non possono che entrare nel cestino di Annalù e Fabio per il loro picnic

Non dimenticate l’appuntamento con le (st)renne di oggi da EliFla e domani da Mapi!!!

A presto

Stefania Oliveri