Baci… di dame!

Sabato il grande incontro! Dopo mesi e mesi finalmente ci siamo viste… Oddio viste, per una ciecata come me è un parolone… Un evento della Schaer è stata l’occasione, un evento al quale ho deciso di partecipare, all’ultimo minuto, e solo dopo che Sonia mi ha detto che ci sarebbero state lei ed Elena! E col senno di poi, ho fatto benissimo perché è stato davvero organizzato bene e ho imparato tante cose nuove molto interessanti!
Comunque, arrivo in ritardo, come al solito (ma stavolta, giuro, avevo una validissima ragione! E mi sono pure persa il cocktail di benvenuto) e mi infilo in questa sala piena di persone che ascoltano interessate una dottoressa che parla di celiachia. Mi seggo a metà sala per non disturbare, ma cerco fra la folla di farmi vedere… sì vedere, perché loro conoscono me, ma io non conosco loro! Dietro di me ci sono due ragazze simpatiche, sembrano tanto amiche e una, ad un certo punto si alza per fare una domanda, ma dimostra una competenza da lasciare senza fiato persino Andy Luotto! Mi piacerebbe davvero fossero loro quelle che cerco, ma le guardo e loro non danno segni di conoscermi, non saranno loro… peccato. Poi inizia lo show di Andy Luotto che cucina senza glutine (per inciso, io adoro quest’uomo così dolce e sensibile, che ha scritto un bellissimo libro di ricette con una sezione dedicata ai celiaci!) e quando chiede se qualcuno vuole assaggiare una magnifica pasta col pesce, non ci penso due volte e mi propongo! Mi immolo più per la scienza che per me… e penso così mi vedranno in tutta la sala e mi riconosceranno… Mi mangio un piatto di maltagliati da libidine e se anche la giornata finisse qui, sono soddisfatta comunque. Ma quando torno al mio posto, finalmente vedo una ragazza avvicinarsi e… ed è lei, Sonia, una delle due ragazze che stavano dietro di me e quindi l’altra è Elena!!! Il resto della manifestazione passa in chiacchiere e risate, fino al momento del corso di cucina. Noi facciamo quello sulla pizza, col bravissimo Dovilio Nardi (totalmente ammaliato dalla bellissima Sonia) e, toh, viene bella elastica! Sarà per questo che gli chef presenti fanno parte del NIP? Ma ormai i segreti ce li hanno insegnati e quindi non posso più sbagliare!!! Il mio dolce doppio, come al solito, mi accompagna e rimane estasiato dalla vitalità delle due donzelle, oltre che piacevolmente sorpreso dal divertimento dell’evento! Alla fine, non dopo aver fatto mambassa di gadgets, ci lasciamo con tanto dispiacere non prima di esserci scambiate il numero di telefono… ma poteva essere una cosa normale??? Se ci sono io, NO!!! Non avendo gli occhiali, digito sulla tastiera a memoria i numeri e poi passo a scrivere il nome, sempre a memoria, … meno male che sono previdente e decido di far vedere loro cosa ho combinato… e indovinate? Nessuno aveva gli occhiali e ci vedeva… insomma 4 ciecati insieme! Comunque alla fine ci siamo riuscite a scambiarci questi numeri e adesso… non si liberano più di me!!!!
Questa volta niente foto e nemmeno la ricetta è quella della pizza… A mia discolpa posso solo dire che ero troppo emozionata e ho dimenticato la macchina fotografica! Ma se andate a vedere il blog di Sonia, troverete una carrellata di foto, oltre che un resoconto più completo del mio.

E allora quale ricetta scegliere, adatta alla situazione? Ma i BACI DI DAMA salati!
La ricetta, neanche a dirlo, è di Menù Turistico, che ha fornito sia la versione salata glutinosa che quella dolce senza glutine.

Ingredienti
per una quarantina di baci di dama, grandi come nocciola
100 g di burro freddo
100 g di farina di mandorle
100 g di farina di riso
70 g di parmigiano reggiano
un tappo di brandy
un tappo di acqua minerale (perchè le farine senza glutine assorbono più liquidi, ma potete sostituirlo con un altro tappo di brandy)
una presa di sale

Mettere tutto nel mixer, fino a quando la pasta non forma delle briciole, poi trasferite sulla spianatoia e lavorate velocemente a mano, ma poco, perché è come la frolla, vuole poco calore umano…. Quindi formate delle palline e adagiate su una placca da forno foderata con carta forno e mettete a riposare in frigo. Dopo una mezz’ora potete metterlo a cuocere in forno a 150 gradi e fate cuocere per 15- 17 minuti max: dovete tirarli fuori quando sono appena appena compatti e non preoccupatevi se si sbriciolano, a toccarli. Al contatto con l’aria, si induriranno, senza per questo perdere nulla della loro fragranza.

Quando si sono raffreddati, io li ho farciti così:
250 g di philadelphia
pesto genovese
La Raravis afferma che reggono bene anche da farciti: potete prepararli comodamente anche 3 o 4 ore prima di servirli, senza bisogno di tenerli in frigo, ma i miei sono finiti subito e quindi non posso confermarlo! 😉

A presto
Stefania Oliveri

Giovedì gnocchi… ma ad impatto 0!

Oggi post ad impatto 0, perché io so’ ecologica!!! E quindi andate a vedere questa iniziativa e poi decidete se anche il vostro blog debba essere a impatto zero… Grazie a questo post, un albero verrà piantato e ridurrà l’inquinamento del mio blog… e sì, non perché essendo un blog di cucina, invitabilmente produce rifiuti, ma anche perché proprio per il fatto di esistere produce 3,6 kg di CO2 l’anno, già solo perché mi venite a trovare… E allora ho deciso di permettervi di venirmi a trovare ma di non produrre inquinamentto… Se volete saperne di più andate a vedere qui!

Più volantini digitali, meno carta sprecata
Quindi anche la ricetta di oggi, assolutamente nello spirito e sì perchè gli scarti sono stati trasformati in cibo… Gli gnocchi molecolari li ho presi da Shamira La Gatta, e io ho deciso di farli con una purea un po’ speciale… quella di bucce di fave, fresche e biologiche!

GNOCCHI MOLECOLARI CON BUCCE DI FAVE


Purea di bucce di fave (lavate bene e senza fave) sbollentate e passate al mixer o cotti in pentola a pressione con poca acqua salata per circa 5 minuti dal fischio
Per ogni 100 gr di purea
40 gr philadelphia (anche se in origine doveva essere mascarpone o ricotta)
10 gr di farina di riso
10 gr. di fecola
Far riscaldare la purea in una casseruola e aggiungere le farine. Mescolare fin quando il composto non diventa gelatinoso. Quindi spegnere ed aspettare che raffreddi. A questo punto aggiungere la philadelphia (ma prima di metterla tutta controllate il composto, perché non deve risultare troppo morbido, come è successo a me!) e mescolare. Quindi formare degli gnocchi. Siccome il mio impasto era piuttosto morbido, io ho preso la sac a poche e spremuto gli gnocchi direttamente nella pentola che bolliva.

Poi ho condito con il tonno in scatola (sgocciolato), fatto soffriggere in un po’ d’olio con uno spicchio d’aglio e una piccola accciuga. Condire con foglioline di menta.

Volete sapere una cosa? Li hanno mangiati tutti e si sono pure leccati i baffi… quando ho detto che erano le bucce delle fave, non mi hanno creduta… ma giuro, erano fatti con le bucce!

A presto

Stefania Oliveri

Domenica cucina lui… risotto ananas, rucola e capicollo


Domenica ore 13.00
Lui: amore, che cucino oggi?
Io: ??? (Pensavo volesse farmi una sorpresa …)
Lui: sì, volevo cucinarti il primo che ho mangiato ieri sera…
Io: Bene!
Lui: abbiamo gamberetti… anche surgelati?
Io: ??? (e quando mai li abbiamo avuti!)
Lui: Ma non HAI nemmeno del pesce surgelato???
Io: platessa! Ma qual era il piatto?
Lui: Tagliolini scampi e speck!
Io: ah! Buono! Ma non ci sono né scampi né speck…
Lui: e adesso che cucino???
Io: ???
Lui: che c’è in frigo?
Io: ananas, fragole, pomodorini…
Lui: mumble mumble… dai, cosa vuoi che ti cucini?
Io: eureka! Fammi il risotto ananas, radicchio e pancetta che ho fatto due anni fa!
Lui: abbiamo il radicchio?
Io: no!
Lui: mettiamo la lattuga!
Io: no! Metti la rucola!
Lui: e al posto della pancetta, metto il capicollo!
Io: perché? La pancetta c’è!
Lui: perché do il mio tocco creativo!
Abbiamo cominciato a mangiare alle 14.30… magari la prossima settimana l’avverto che deve comprare gli ingredienti il sabato!

Il mio risotto rivisitato

1

ananas
100 gr (circa) di capicollo tagliato a cubetti
un mazzetto di rucola
parmigiano
curry
450 gr riso
vino bianco
mezza cipolla
brodo vegetale (home made)
olio extravergine d’oliva
una noce di burro per mantecare
Tritare la cipolla e mettere a stufare con l’olio, aggiungere il capicollo, il curry e quindi il riso e far tostare. Aggiungere quindi il vino e sfumare. Aggiungere il brodo caldo a poco a poco. Quasi a fine cottura del riso aggiungere l’ananas tagliato a dadini. Fuori dal fuoco aggiungere altro curry, il burro e il parmigiano e mantecare. Aggiungere qualche altro cubetto di ananas a crudo e, preferibilmente servire sull’ananas tagliato a metà… ricordatevi di avvertire vostro marito in tempo, però!
Note: Il riso usato era quello giusto anche stavolta, forse un po’ croccante, ma noi siamo siciliani e mangiamo al dente, il parmigiano abbondante, ma, qui, a parte me, mangerebbero tutti parmigiano con la pasta… Per il resto, tutti hanno gradito e osannato il papà… ma io non mi ricordo lo stesso trattamento per il mio…

A presto

Stefania Oliveri

Gli specchi di Pakà e il mio umilissimo contributo!

E’ proprio vero, chi trova un amico trova un tesoro! E io ne ho trovato un altro! Lei, la mia amica, l’ho conosciuta ad un corso di cucina (tanto per cambia’!). Dire che ci siamo divertite è troppo poco (se volete potete leggere il resoconto qui). Ci siamo intese subito! Lei è un’artista a 360 gradi! Una che una ne fa e cento ne pensa. Un’eclettica. Una che dove la metti suona. E ora ha finalmente deciso di mettere a disposizione di tutti la sua arte, aprendo un laboratorio… Non vi dico lo spettacolo!!! Ed essendo pazza da legare (altrimenti non potrebbe essere amica mia), ha anche deciso che la dovevo aiutare… E allora adesso vi lascio alle immagini che parlano più delle parole… Io nel mio piccolo ho cercato di riprodurre una delle sue splendide cornici, ma potevo mai uguagliare il suo genio???

P.s. Per chi fosse interessato il suo laboratorio si chiama GLI SPECCHI DI PAKA’ ed è in via XX settembre, 11 a Palermo. Andate a trovarla, non potrete fare a meno di ammirare il suo genio e sicuramente non ve ne andrete con le mani vuote! TORTA SPECCHIO
La base è una red velvet cake che ho rivisitato, con risultati eccellenti a livello di sapore, purtroppo il pochissimo tempo a disposizione per realizzarla e sopravvenuti problemi familiari, piuttosto pesanti (perché non si riesce mai a stare sereni!) mi hanno impedito di progettare un aspetto migliore… apprezzate la volontà!
500 gr farina per dolci setacciata (io ho usato 348 gr di farina di riso, 96 gr fecola, 60 gr tapioca)
1 cucchiaino di sale
15 gr cacao amaro
220 gr burro non salato a temperatura ambiente
600 gr di zucchero
4 uova grandi (io codice 0, cioè bio)
2 cucchiaino di vaniglia bourbon
480 ml di buttermilk (ma se non lo trovate, fate inacidire per 20 minuti il latte con un cucchiaio di limone)
3 cucchiaini di colorante rosso
2 cucchiaini di aceto bianco
2 cucchiaini di bicarbonato di sodio
Pre-riscaldare il forno a 175°C.
In un recipiente mescolate la farina, il sale, il cacao. In un altro recipiente, sbattete il burro per 2-3 minuti, finché sarà soffice. Aggiungete lo zucchero e sbattere per altri 3 minuti.
Aggiungete le uova, una alla volta, sbattendo 30 secondi dopo ogni aggiunta.
Aggiungete il colorante al buttermilk in una ciotolina e quindi aggiungere, alternando le polveri al buttermilk. Possibilmente iniziate e finite con la farina.
In una tazzina mescolate il bicarbonato all’aceto bianco, facendo attenzione a versarlo subito nell’impasto e incorporatelo bene con una spatola.
Ho foderato due teglie rettangolari da 30×22. Fate cuocere per 25-30 minuti, o finché non vedete che è cotto (con il trucchetto dello stuzzicadenti!)
Lasciate raffreddare la torta dentro la teglia per 10 minuti. Poi toglietela dalla teglia e lasciatela raffreddare, quindi fasciatela nel domopak. A questo punto mettetele in frigo per diverse ore (io l’ho lasciata tutta la notte). In questa maniera sarà più facile da tagliare senza che si sbricioli e sarà più semplice mettere la farcitura. Non spaventatevi se vi sembra troppo dura, perché a temperatura ambiente tornerà morbidissima.
Questa è la ricetta base, a questa si possono aggiungere infiniti sapori, come caffè, cioccolato in polvere, pezzi di frutta fresca, veramente di tutto e io ho aggiunto dell’ananas a pezzi. Si può conservare in frigo in un contenitore ermetico e riutilizzare quando ne ha bisogno.
Quindi ho fatto la
Butter cheesecream
Ingredienti:
500 gr – formaggio cremoso tipo Philadelphia (io ho usato il mascarpone)
240 gr – burro morbido
280 gr – zucchero a velo
2 cucchiaini di scorza di limone
Procedimento:
Sbattere bene il burro finché è cremoso. Quindi unire lo zucchero, l’estratto di vaniglia e il formaggio e sbattere per almeno 5 minuti. A questo punto potete farcire. Io l’ho messa in frigo per farla rapprendere un po’, visto che ho usato il mascarpone. La crema va conservata in frigo, anche se a temperatura ambiente non si scioglie ed facilmente lavorabile.
Dopodiché ho farcito la torta in 4 strati con questa crema e ogni strato è stato farcito con fragoloni… Vi dico solo che era da libidine e tutti hanno fatto il bis!

La ricetta della pdz la potete trovare qui e, come al solito, ribadisco che è stato fatto tutto a mano senza nessun aiuto da parte di strumenti particolari e adatti e il soggetto è stato scelto ispirandomi ad uno dei suoi meravigliosi specchi… naturalmente non eguagliando nemmeno lontanamente l’originale!
Con questa torta partecipo al contest della Piccola Bottega dello Zucchero perché tutto è stato fatto rigorosamente senza usare strumenti specifici… ahimè! 😉

Ecco una carrellata del suo bellissimo laboratorio
Specchi per camerette di bambine.

Una veduta del laboratorio dall’alto

Mentre faccio le porzioni (visto che bel rosso?)

Una parte del buffet.

Un altro scorcio del laboratorio e sullo sfondo le sue bellissime cornici.
P.s. Dal vivo sono mooooooolto più belle, ve lo assicuro, fateci un salto e mi darete ragione!
PP.ss. Anche la torta era meglio dal vivo! 😉
A presto
Stefania Oliveri

Chi di fragola ferisce, di fragola perisce!


In questi giorni qui c’è uno scambio, della serie “a noi la Borsa ci fa un baffo!” Ed è proprio in queste occasioni che capisco cosa vuol dire consumismo. Di cosa sto parlando? Ma del cambio di stagione! … che qui da me, è follia! Perché se si moltiplica il numero delle mie cugine, con il numero dei loro figli, con il numero dei miei, più il numero delle mie cognate e dei loro figli (e per fortuna loro hanno le femmine e così contiamo solo la metà della roba…) e di tutti i vestiti e le scarpe che si comprano per i nostri pargoli, non si riesce a trovare un numero finito… E così, sommersa da vestiti, faccio i gruppi: quelli che stanno ancora al pargolo n.1, al n. 2 e al n. 3; quelli che invece non stanno più all’1, al 2 e al 3, ma ancora non vengono né all’1, né al 2, né al 3, ma l’anno prossimo, forse… Poi ci sono quelli che vanno a tal cugino, o all’altro. E poi c’è la montagna dei vestiti dei cugini che arrivano a noi e che io cerco di smistare all’1, al 2, al 3. Poi c’è anche la fila degli indumenti che vengono all’1, al 2 e al 3, ma non gli piacciono e l’altra, quella di quelli che adorano e che non vogliono passare… E poi mi dimentico a chi appartengono le file e quindi capita che nell’armadio di uno, va la biancheria dell’altro… Il problema è quando invece c’è un pacco che vaga da una casa all’altra perché non si trova il legittimo proprietario. E così, quando inizia il caldo, a me viene il freddo e quando comincia il freddo, a me sale il caldo… Però, in questa storia c’è anche un pizzico di ottimismo e di speranza… non trovate che questo sia un atteggiamento assolutamente ecologico? E allora, spiegatelo ai miei pargoli che è necessario provare gli indumenti, per vedere a chi appartengono!
Allora, in questi casi di puro isterismo generale, la sottoscritta,, per non stressarsi pure con il pensiero “cosa cucino oggi?”, “cosa gli faccio mangiare?”, compra quintali dello stesso ingrediente e poi lo ripropone in tutte le salse… E indovinate un po’ cosa ho comprato ultimamente… FRAGOLE!!! E allora, perché non conservare la loro bontà anche in un barattolo?


MARMELLATAAAA!
(dal ricettario Bimby… o quasi!)
500 gr fragole
200 gr zucchero (io di canna, ma vi assicuro che anche 150 gr. andranno benissimo!!!)
un cucchiaio di succo di limone
Lavare accuratamente le fragole e togliere il picciolo. Metterle nel boccale, insieme allo zucchero e frullare per 10 secondi alla massima velocità. Mettere il limone e far cuocere per 20 minuti velocità 1 temperatura Varoma. Quando è pronta, versare in un barattolo sterilizzato e quindi chiudere col tappo e capovolgere il barattolo fino a quando non si sarà raffreddato per creare il sottovuoto!
Inutile dirvi che con questa preparazione mi sono portata in vantaggio sul mio dolce doppio! 😉


E infine, ma non ultimo, voglio segnalarvi l’inaugurazione di un bellisimo laboratorio di arte e design di una mia amica, Ivana (ve la ricordate?), dove troverete delle cose fantastiche create dalle sue dolci manine. Vi aspettiamo sabato 21 (cioè domani) alle 18,30 in via XX Settembre 11, Palermo. Dimenticavo, il laboratorio si chiama GLI SPECCHI DI PAKA’!

A domani, allora!

Stefania Oliveri

…perché non esistono più i frigoriferi di una volta!

Hip hip, hurrà! Da oggi, nel mio frigo, c’è molto più spazio… Perché? Perché si è rotto un ripiano… e la spiegazione “ufficiale” della signora delle pulizia è stata che io riempio il frigo “di ogni ben di Dio” e, si sa, pesa… quindi la colpa è mia! Ma, ad onor del vero, è stato riempito molto di più, in passato senza mostrare il minimo cedimento.
La mia spiegazione, invece, è stata che qualche pargolo si è appoggiato al ripiano e si è spaccato… I pargoli negano, ma, effettivamente, uno era fuori, uno è troppo lagnuso per aprire il frigo e l’altro, non mangia!
Si scopre nel frattempo che il ripiano si è spaccato di dietro… ergo, desume l’ingegnere, si è stipato il frigo, spingendo da fuori verso dentro … quindi, chiudendo il cerchio, è colpa della donna … che ho scelto io! Alla fine dei conti però il risultato non cambia: il frigo rimane depredato di un ripiano, nessuno paga, se non io perché mi manca un ripiano e mio marito che l’ha comprato poco tempo fa (ma forse non esistono più i frigoriferi di una volta!), e la signora continuerà a stipare… Però se si sbriga, magari riesco ad avere un frigo NOFROST, per la fine dell’anno!

E allora beviamoci su, per affogare i dispiaceri, magari analcolico, prima che i fumi arrivino in testa e ad affogare è qualcun’altro!

La mia personale versione dello Smoothie

250 gr di yougurt bianco ma addolcito con zucchero di canna (o di uva)

8 fragole (lavate e private del picciolo)

2 cucchiai di zucchero a velo

Mettere tutto in frullatore e azionare… that’s all!
E questa, è stata la mia fatica di domenica… 😉

P.s. La differenza fra un milk shake e uno smoothie, sta nel latte, nel primo c’è e nel secondo no!

Con questa ricetta partecipo al contest di Silvi’s Kitchen sullo yogurt

A presto
Stefania Oliveri

SorRiso alle fragole…

Per adesso sono in fase creativa e la mia cucina sembra il laboratorio di un chimico. Mai come adesso c’è stato più disordine e cianfrusaglie in giro… oltre che una marea di frutta e verdura fresca… Ma domenica cucina lui… anche se per adesso continuo a decidere io… Ma questa domenica è toccato ad un dolce o a un salato?

Risotto alle fragole


ingredienti per 5 persone (da un idea di Marta )

INGREDIENTI:
350 gr. di fragole mature
400 gr. di riso (io uso il Flora per risotti e stavolta ha preso il pacco giusto anche lui!)
1 spolverata di harissa e una di curcuma
1 e 1/2 cipolla bianca (ha abbondato lo so, ma a me non dispiace affatto!)
1/2 bicchiere di vino bianco
olio extra vergine d’oliva
brodo vegetale home made (ma da me!)
parmigiano
una noce di burro

Ha soffritto la cipolla, tagliata sottilmente, in un tegame antiaderente. Quindi ha aggiunto il riso e l’ha fatto tostare, insieme a delle fragole tagliate a rondelle. Quindi ha sfumato con il vino, lasciandolo evaporare completamente. Poi ha aggiunto il doppio del peso del riso, di brodo e ha lasciato che cuocesse per circa 15 minuti. Il riso dovrà risultare all’onda. Quindi ha mantecato fuori dal fuoco con burro e parmigiano. Decorare con le fragole tenute da parte. Siccome non ha fatto la riduzione con l’aceto balsamico, credo che sia indispensabile servirlo con le fragole non cotte, per donare al piatto la giusta acidità.
Che dirvi? L’ha mangiato anche il pargolo n. 3… non ci credete?

E con questa ricetta partecipo alla raccolta della Cucina di Irina sulle fragole

A presto
Stefania Oliveri

Pisellum, pisellum, pisello… tutte le declinazioni del pisello!

Ci si può davvero entusiasmare così tanto per dei piselli???

Stavolta ho davvero esagerato, ho strafatto. Ma, per la prima volta, l’ho fatto per puro spirito di conoscenza e non solo per partecipare alla sfida più seguita dell’etere… e neanche per vincere (e giuro, è vero!), ma solo perché questa ricetta ha risvegliato in me talmente tante emozioni, che non so se riuscirò a contenere tutto in un post.
Cominciamo dal principio. Quando ho visto la ricetta sono stata catapultata indietro di almeno 25 anni, quando per la prima volta assaggiai questa delizia. E non sto esagerando! Mia mamma faceva la pasta con i piselli, che io fino a certo punto della mia vita detestavo addirittura … Poi si cresce e si cominciano a scoprire gusti nuovi, soprattutto quando si va a mangiare fuori… Me lo fece assaggiare la mamma del mio fidanzatino dell’epoca (grande cuoca) e, per la prima volta, capì che i piselli erano una roba fantastica! … erano piselli freschi!
Da allora credo non li abbia più mangiati… Io sono una donna impegnata, lavoro, ho tre figli, mica mi posso mettere a sbucciare i piselli… molto meglio quelli surgelati… Però, il mio pusher personale di verdure fresche e biologiche, due giorni prima del lancio della sfida mi dice che ha dei piselli e delle fave meravigliose… E qui ho capito come la mia vita è stata cambiata da due anni di blog e senza pensarci due volte, gli dico di portarmeli, sentendomi felice per questa esperienza che mi sto preparando a vivere e con me tutta la famiglia (mica potevo sbucciarmele da sola…!). Quando Anna Maria (la vincitrice meritatissima di questo mese) e MT lanciano la loro sfida, mi sento la donna più fortunata al mondo, parto avvantaggiata!
Arriva il prezioso pacco e io mi sento eccitata ed emozionata come se avessi fra le mani brillanti… Chiedo ai pargoli di aiutarmi, di fare attenzione, di non rompere i baccelli che mi servono (???), li invito ad assaggiare i piselli crudi e loro, forse perché io sono gasata, si convincono di tutto quello che dico e non solo mi aiutano, ma assaggiano e apprezzano. A questo punto non riesco a fare a meno di creare (va bene, la parola è grossa, ma il blog è mio, il post è mio e le parole le scelgo io!). E decido di assaggiare questi gioielli in tutte le maniere possibili… E così sono nate tre ricette, con gli stessi ingredienti ma diversissime fra loro… e adesso vi spiego che ho fatto.

Risi e bisi
La prima ricetta è la versione classica, mi piace troppo e non ho voluto privarmi dell’amarcord, concedendo ai miei figli la possibilità di averne uno tutto loro e sono sicura di esserci riuscita, perché il piatto è talmente piaciuto loro, che mi hanno chiesto se glielo avessi rifatto, se mi avessero confessato che gli era piaciuto (sostengono, a torto, che cucino solo ciò che non piace loro, quelle serpi!)

Ingredienti (5 persone)
1,2 kg gr di piselli teneri e dolci con bacello (non so se mangiatutto, ma noi ce li siamo mangiati tutti!),
400 gr di vialone nano (io ho usato il mio solito),
vino bianco
60 gr di burro chiarificato (eh no, sono sicula, io uso l’olio extravergine d’oliva!),
50 gr di pancetta (io affumicata),
2 cipolle bianche piccole (o 3 scalogni),
1 patata,
1 ciuffo di prezzemolo (non ce l’avevo),
parmigiano reggiano,
sale e pepe nero macinato al momento.
Un segreto di Anna Maria: i piselli sgranati devono essere della medesima quantità del riso (o il triplo se con baccello).

Procedimento
Io ho fatto delle piccole modifiche. Sgranare i piselli separando i semi dai baccelli, conservare entrambi e lavarli.
Far stufare mezza cipolla tritata e aggiungere i piselli e quindi l’acqua, salare e portare ad ebollizione e cuocere per circa 15 minuti (ma anche meno).
Nel frattempo, in un’altra pentola lessare i baccelli, in acqua salata e farli bollire per circa un’ora. Passare quindi brodo e baccelli al passaverdura oppure al mixer e poi, però, setacciare. Si otterrà un liquido un po’ verde e un po’ denso che sarà il brodo per preparare il risotto, da tenere al caldo con un fuoco basso.
Tritare l’altra metà della cipolla cipolla e rosolarla insieme con l’olio in una casseruola (io di rame non ce l’ho!) per qualche minuto, quindi tostare il riso, fino a quando non diventa trasparente, sfumare con un po’ di vino bianco e far evaporare e cominciare versare un paio di mestoli di brodo bollente e cucinare fino a cottura ultimata, cioè per circa 15 minuti. Togliere dal fuoco, regolare di sale, unire il pepe macinato fresco, i piselli, la pancetta fatta cuocere nel frattempo in una padella senza aggiungere altri grassi, il burro e il parmigiano e mantecare, far riposare coperto per 2 minuti. Infine servire, con un cucchiaio di purea di baccelli di piselli.

Insalata di riso venere, con piselli e pancetta (per 5 persone)
La seconda ricetta è una versione estiva della precedente. Mi sono detta che avvicinandosi l’estate e il caldo, magari può essere apprezzata una versione fresca…
1 kg di piselli da sgranare

400 gr di riso venere
pancetta affumicata
olio extravergine d’oliva
Questa è davvero semplicissima da fare. Il riso venere deve cuocere 40 minuti e con i tempi ristretti a pranzo, non potevo certo permettermelo. Quindi ho cotto il riso venere in pentola a pressione. Ho messo il quadruplo d’acqua, salata, rispetto al riso. Ho chiuso la pentola a pressione e ho acceso il fuoco a fiamma vivace, fino al fischio. Quindi ho abbassato la fiamma al minimo e ho fatto cuocere per 10 minuti. Nel frattempo ho sbollentato i piselli (i miei davvero piccoli) per 5 minuti (a me, comunque piacciono più duri, che molli) e ho fatto diventare croccante la pancetta in una padella senza aggiungere grassi. Quindi, quando tutto si è raffreddato ho composto il piatto mescolando gli ingredienti e condendo con un filo d’olio a crudo. Una versione abbastanza leggera, rispetto alla precedente.

Gnocchi di piselli e baccelli molecolari
La terza ricetta invece è pura sperimentazione… anche se non mia, io ho solo ricopiato (o quasi) da Shamira La Gatta ed è cucina molecolare… che lo spirito di Adrian Ferrien sia arrivato fino a Palermo?
Purea di baccelli di piselli e piselli sbollentati passati al mixer
Per ogni 100 gr di purea
2 philadelphia (anche se in origine doveva essere mascarpone o ricotta)
10 gr di farina di riso
10 gr. di fecola

Far riscaldare la purea in una casseruola e aggiungere le farine. Mescolare fin quando il composto non diventa gelatinoso. Quindi spegnere ed aspettare che raffreddi. A questo punto aggiungere la philadelphia (ma prima di metterla tutta controllate il composto, perché non deve risultare troppo morbido, come è successo a me!) e mescolare. Quindi formare degli gnocchi. Siccome il mio impasto era piuttosto morbido, io ho preso la sac a poche e spremuto gli gnocchi.


A noi sono piaciute tutte e tre le versioni e non vi so dire quale di più, perché sebbene siano gli stessi ingredienti, la loro diversa combinazione e cottura, conferiscono dei sapori assolutamente differenti… provare per credere!

Con queste ricette partecipo all’MTC di questo mese

A presto
Stefania Oliveri

Voglia di estate? Così si può!


Mi sono accorta che pur non cucinando tutta la settimana pranzetti luculliani e dolci più o meno calorici, mi si accumulano ricette su ricette e foto su foto. Poi esigenze di blog mi portano a postarne alcune e tralasciarne altre e a ritrovarmi delle foto di cui non ricordo più la ricetta, anche perché io sono una monomaniaca, che a periodi si fissa con una tipologia e per mesi sforno tutte le varianti di quella tipologia. L’ultima è stata quella dei muffins e dei cupcakes. Adesso è cominciata la serie torte decorate… e quindi mentre ce ne sono di vecchie che aspettano di essere postate, e che penso non arriveranno mai più su queste pagine, ve ne racconto una di cui sono particolarmente orgogliosa. E lo sono, non perché sia particolarmente bella, ma perché è invece particolarmente buona e semplice… Insomma la torta perfetta da essere ricoperta da pasta di zucchero.
Una piccola precisazione è d’obbligo. Sebbene io, insospettabilmente, ami la cucina inglese (che vi assicuro è migliore di quel che si creda), avevo il terrore che questa torta fosse una porcata! Ma essendo una che ama il brivido della sperimentazione e soprattutto della sperimentazione senza rete (cioè sperimento quando ci sono amici… ma adesso mi sono lanciata anche con gli estranei…), non potevo lasciarmi sfuggire il compleanno di un amico, che aveva organizzato una festa con una ventina di persone… E dopo avergli assicurato di fare una torta sperimentata, avendomi detto, però di decidere io sul gusto, tanto a lui piace tutto quello che cucino, non potevo lasciarmi sfuggire questa meravigliosa occasione. Così non solo mi sono lasciata tentare da una Red Velvet Cake, mai provata, realizzata pure naturalmente gluten free, ma l’ho decorata con una Butter Cheese Cream, con la consapevolezza che i siciliani non amano le creme al burro… Però, è stato un successione!
Il tema è stato scelto in base alla preferenza del festeggiato che ama l’estate e il mare (siculo è!), ma io l’ho adattato alle mie esigenze… ancora è meglio non mostrare le rotondità… 😉

RED VELVET CAKE… anche se non sembra
(la ricetta è di Ellie di Baker, anche se circolano diverse versioni, più o meno uguali. Fra parentesi le mie modifiche)
250 gr farina per dolci setacciata (io 240 gr di farina di riso)
1/2 cucchiaino di sale
15 gr cacao amaro
110 gr burro non salato a temperatura ambiente
300 gr di zucchero
2 uova grandi (io codice 0, cioè bio)
1 cucchiaino di vaniglia bourbon
240 ml di buttermilk (ma se non lo trovate, fate inacidire per 20 minuti il latte con un cucchiaio di limone)
2 cucchiai di colorante rosso (io ne ho messo nemmeno un cucchiaino… ma la torta è rimasta marrone…)
1 cucchiaino di aceto bianco
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio
Pre-riscaldare il forno a 175°C.
In un recipiente mescolate la farina, il sale, il cacao. In un altro recipiente, sbattete il burro per 2-3 minuti, finché sarà soffice. Aggiungete lo zucchero e sbattere per altri 3 minuti.
Aggiungete le uova, una alla volta, sbattendo 30 secondi dopo ogni aggiunta.
Aggiungete il colorante al buttermilk in una ciotolina e quindi aggiungere, alternando le polveri al buttermilk. Possibilmente iniziate e finite con la farina.
In una tazzina mescolate il bicarbonato all’aceto bianco, facendo attenzione a versarlo subito nell’impasto e incorporatelo bene con una spatola.
Con questa dose c’era scritto di imburrare due teglie di 24 cm… Io ne ho ne ho usata una sola di 24 cm che poi ho tagliato in due. Far cuocere per 25-30 minuti, o finché non vedete che è cotto (con il trucchetto dello stuzzicadenti!)
Lasciate raffreddare la torta dentro la teglia (io in silicone, ma altrimenti, mi raccomando imburrata e infarinata con farina di riso, o ricoperta da carta forno) per 10 minuti. Poi toglietela dalla teglia e lasciatela raffreddare, quindi fasciatela nel domopak. A questo punto mettetele in frigo per diverse ore (io l’ho lasciata tutta la notte). In questa maniera sarà più facile da tagliare senza che si sbricioli e sarà più semplice mettere la farcitura. Non spaventatevi se vi sembra troppo dura, perché a temperatura ambiente tornerà morbidissima.
Questa è la ricetta base, a questa si possono aggiungere infiniti sapori, come caffè, cioccolato in polvere, pezzi di frutta fresca, veramente di tutto e io ho aggiunto dell’ananas a pezzi. Si può conservare in frigo in un contenitore ermetico e riutilizzare quando ne ha bisogno.
Quindi ho fatto la
Butter cheesecream
Ingredienti:
250 gr – formaggio cremoso tipo Philadelphia (io ho usato il mascarpone)
120 gr – burro morbido
140 gr – zucchero a velo
2 cucchiaini di vaniglia bourbon (io ne ho usato uno, ma voglio provare con la scorza di limone e senza vaniglia…)
Procedimento:
Sbattere bene il burro finché è cremoso. Quindi unire lo zucchero, l’estratto di vaniglia e il formaggio e sbattere per almeno 5 minuti. A questo punto potete farcire. Io l’ho messa in frigo per farla rapprendere un po’, visto che ho usato il mascarpone. La crema va conservata in frigo, anche se a temperatura ambiente non si scioglie.
Ellie suggerisce di non usare Philadelphia light o Yogurt, perché risultano versioni troppo morbide per lo scopo e che la migliore è la Philadelphia in panetti
A questo punto , farcite la torta, senza bisogno di bagnarla, io ho farcito anche con dell’ananas a pezzi nello strato interno e poi ho coperto il tutto con la crema. Quindi potete coprire con la pasta di zucchero, la cui ricetta la trovate qui.
Per fare questa torta mi sono ispirata ad una torta di Fiorella, certo non riuscendo ad emulare la sua maestria, anche perché continuo a non avere gli strumenti adatti. In ogni caso, per ricreare l’impressione delle mattonelline tipiche della piscina, ho utilizzato un mattarello intagliato a quadretti (travato in una cartoleria ben rifornita). Per l’acqua invece ho ricoperto la pdz azzurra, con della colore in gel azzurro. Se non lo trovate, potete usare della marmellata, di mele o di pere, passata e poi colorata con il colore azzurro.
Il sapore era molto buono e quindi penso proprio che la userò spesso per fare la basse di torte decorate… e i miei preconcetti (così come quelli dei presenti) sulla crema al burro sono svaniti in un lampo!

Con questa torta partecipo al concorso di La Piccola Bottega dello Zucchero di Cristina

A presto
Stefania Oliveri

Niente burro nei muffins … ricetta light!

La vera differenza fra maschio e femmina riguarda la zona alta del nostro corpo, quella dove dovrebbe stare il cervello… che i maschi non hanno… Cominciamo da lì!

Piccoli segni
1. Come si spogliano i maschi?
Si levano maglietta e felpa insieme, non prima l’una e poi l’altra, ma insieme. Anche la camicia non la sbottonano e comunque se sopra hanno un maglione, anche loro subiscono la stessa sorte! Bisognerebbe inventare un maglione con colletto e polsi incorporati, così poi uno (cioè una) non deve fare la doppia fatica quando le deve lavare?

2. Dove si posano i vestiti?
Quali vestiti? Quell’ammasso informe che giace in un luogo ben in vista della stanza? Quello lanciato a mo’ di palla? Ma già hanno fatto la fatica di spogliarsi!
Le scarpe non si slacciano.
Le calze … lasciamo perdere, va!

3. Come si vestono i maschi?
Rinfilano il groviglio di camicia/maglione, felpa/maglietta, noncuranti del fatto che siano sgualciti e che chiunque li incontrerà, penserà “poveri figli, ma quella sciagurata di madre/moglie, non fa niente tutto il giorno! Così li fa uscire vestiti?”
Le calze, torniamo al tasto dolente, devono essere rigorosamente fantasmini pure con 0 gradi sotto zero, altrimenti non fa figo, e non importa se sono diversi fra di loro… che importa se uno, (sempre una) fa una fatica enorme ad accoppiarli dopo una lavata? (e alzi la mano chi non si ritrova almeno 3 o 4 calzini spaiati ad ogni lavatrice!). Quindi inutile comprare calzini lunghi, giacciono in fondo ai cassetti!

4. Come si lavano? Sono per il risparmio energetico. Sono profondamente ecologici!

5. Come vedono il futuro i maschi?
Davanti alla play station… o dormono! Un libro? Questa parola, ormai ne sono certa, non la conoscono…

6. Come vedono le donne? Solo con gli occhi!… ahimè, non contano l’intelligenza, la cultura, la saggezza, la bravura, la temperanza (???) e quando hanno il c… la fortuna di trovare una donna come me (!), non l’apprezzano!

7. Come festeggiano la mamma? … Passiamo alla domanda di riserva!

… to be continued…


Muffins Light, senza burro ma con le zucchine
200 ml di acqua
60 gr. di zucchine genovesi (sotituisce la stessa quantità di burro prevista)
85 gr. di zucchero di canna
1 cucchiaio di melassa
3 cucchiai di latte (di soia per una versione vegana)
1 cucchiaino di vaniglia bourbon liquida
1 cucchiaino scarso di bicarbonato
200 gr. farina di riso
50 gr. fecola

Copertura di glassa reale
1 albume (da sostituire con limone per la versione vegana)
zucchero a velo q.b.

Mettere in un pentolino l’acqua, lo zucchero e la melassa e far cuocere, fino a quando lo zucchero non si sarà sciolto. Portare a bollore, fare cuocere per 5 minuti e poi far raffreddare. In un terrina mescolare il latte, la vaniglia, le zucchine grattuggiate e il bicarbonato. Quindi versare sui sulle parti solide setacciate e mescolare bene. Distribuire il composto nei pirottini inseriti in stampi da muffins e cuocere al forno riscaldato a 180° (preferibilmente statico) per circa 20 minuti o fino a quando non siano ben gonfi e cotti. Mettere su una gratella a raffreddare. Dopodiché coprire con la glassa.
Fare la glassa:
Montare a neve l’albume aggiungendolo zucchero a poco a poco fino a raggiungere la consistenza voluta. Io l’ho colorata di verde e ho aggiunto un fiore in pdz, per farli mangiare anche al pargolo n. 3.

Alcuni, invece, li spolverizzati con un poco di zucchero a velo per contenere ancor di più le calorie e mangiarli anche io… La consistenza, subito è buona, ma già l’indomani è un po’ gommosetta. Con la glassa sono buoni, senza non hanno molto sapore… Ma si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco e non tutti i muffins light possono essere strepitosi!

A presto
Stefania Oliveri