Chiffon cake panna e ciliegie per 15 anni d’amore

(Chiffon cake panna e ciliegie senza glutine)

E ve lo dico: oggi son 15 anni! Sì, sono 15 anni che io e il dolce mio doppio siamo marito e moglie… e fino a l’altro ieri non sapevo se ci saremmo arrivati a questo traguardo! Eh sì, perché sebbene chi ci conosca pensa che siamo una bella (merito mio) e simpatica (merito suo) coppia, noi litighiamo! So che non potrete crederci mai, ma litighiamo e litighiamo per ragioni importantissime, che, se non fosse per la mia grandissima pazienza, ci saremmo già lasciati!
Infatti da ben 15 anni, il mio dolce doppio russa e solo da tre giorni si è finalmente deciso a mettere il cerottino che, benché lui non ci credesse (e per questo ha fatto passare 14 anni, 11 mesi e 27 giorni), funziona!
Lascia le scarpe in soggiorno (però anche qui c’è stato un miglioramento, prima le lasciava in salotto!).
Mangia alla velocità della luce e quando finisce si alza e prende la frutta… solo per sé, però prima chiedeva a me di prenderla!
Mi dice spesso “ho visto delle nespole meravigliose”, ma mai che pensi di comprarle, però, adesso se gli regalano qualcosa la porta a casa, mentre prima la lasciava in studio a marcire.
Non chiude mai il dentifricio… però adesso non lascia il tappo in un’altra stanza, per la spazzola invece ancora faccio la caccia al tesoro… e io mi chiedo come mai a quest’età tutti gli uomini sono calvi e lui ancora abbia tutti i capelli!
In estate si distende sul letto prendendolo tutto e lasciandomelo caldo quando mi devo coricare.
Si fa la barba e lascia il lavandino pieno di peli, però adesso che si vanno facendo bianchi, si vedono meno.
Adora la carne e odia il pesce, quindi mi fa sempre storie quando lo cucino, ma se andiamo a mangiare fuori ordina pesce!
Non va mai ai ricevimenti dei genitori dei nostri pargoli a mortificarsi per i loro voti, ma quello che andava male a scuola era lui.
Si accorge di ogni mia minima spesa, benché profonda un grandissimo impegno a nascondergliele!
Dorme col cappello di lana anche in estate e detesta l’aria condizionata, mentre io riesco a sudare pure d’inverno, visto che pretende, fra l’altro, il piumone in vere piume d’oca della Danimarca, per superare le rigide temperature del nostro inverno (+15°).
E molto altro ancora…
Però mi dice che sono bellissima sempre, quando sono in carne e quando sono magra come un bastone (sì, vi assicuro sono stata anche magrissima!), quando ho i capelli a posto e quando ce li ho da schifo (il che capita più spesso), mi osanna per qualsiasi cosa cucini (anche quando non me lo merito, pesce a parte, s’intende!), non mi compara mai a quella gran cuoca di sua mamma (anche se io furbamente i piatti forti della suocera non li faccio!), ha cominciato a cucinare la domenica (…), mi porta a ballare e si diverte un mondo e stasera mi porta fuori a cena (e non, come sostiene ogni sera, sul nostro terrazzo!) e mi ha promesso che non mi dirà che a casa si mangia meglio! Quindi, visto il suo poderoso impegno, quest’anno ho deciso che questo anniversario s’ha da fare!


P.s. Per il mio dolce doppio: per la dichiarazione d’amore vai a vedere qui, che questo non l’hai mai letto!


E allora oggi torta!


La torta di oggi rientra nell’ultima ricetta delle (st)Renne e quindi un certo magone ce l’ho… anche se so che a settembre ritorneremo (e non so se questo sia più una promessa o una minaccia…). In ogni caso avremo una bella sorpresa per tutti! E con tanta commozione voglio ringraziare le persone speciali che fanno parte di questo gruppo, quelle che pur essendo dislocate per tutta l’Italia ci sono sempre nelle gioie e nei dolori, che sento vicine nonostante la lontananza, che mi sono amiche e mi capiscono, nonostante tutto! E, in ordine di apparizione, ringrazio Ale e Dani, Annalù e Fabio, EliFla e Mapi. Ragazzi vi adorooooooooo!
E ora passiamo alla ricetta, però prima una piccola precisazione. La prima volta che ho fatto la torta ho usato come base la chiffon cake… Ahimè, e non so perché, e anzi se avete suggerimenti vi prego di dirmi subito, l’interno non è venuto cotto bene, quindi invece di avere quella sofficità che tutti decantano, io ho ottenuto una torta durissima… Mi sento di avere la maledizione da pandispagna e adesso anche da chiffon cake! Ahimé era pure il compleanno di mio fratello che ci aveva invitato a cena… insomma la torta l’hanno mangiata, ma se avessi detto che era una crostata era meglio!
L’ho quindi rifatta e stavolta ho cambiato la base, perché questa mi viene sempre morbida e ben cotta e la torta è da vera libidine… Caro fratello mio, ti prometto che te la rifaccio e stavolta la versione buona!
P.s. L’idea mi è venuta guardando Sale & Pepe di giugno

Ingredienti per la base plumcake al caramello:
Ingredienti:
3 uova codice 0 (bio) o 1 (allevate all’aria aperta)
160 gr di zucchero
100 gr di farina di riso
50 gr. di fecola di patate
1 cucchiaino di lievito
150 gr di burro
25 caramelle mou
10 cl di latte.
Scartate le caramelle, tagliatele a pezzetti (ma anche no) e fatele sciogliere a fuoco basso con il burro e il latte. Mescolate lo zucchero con le uova, aggiungete la farina, il lievito e la crema di caramelle. Mescolate ancora, versate in uno stampo rotondo ricoperto da carta forno (metodo più sicuro per evitare contaminazioni) e infornate 30/40 minuti a 180°C, forno statico (io, ahimè ho questo forno che può essere solo ventilato e quindi lo abbasso a 170°C e se vedo che i bordi scuriscono metto la carta argentata sopra). Lasciate intiepidire la torta prima di trasferirla sul piatto da portata. Quindi tagliare a metà (e vi assicuro si taglia che è una meraviglia) e conditela così:

Ingredienti per la farcia:
350 g di ciliegie
250 ml di panna vegetale già zuccherata da montare
75 gr di zucchero semolato
30 gr di burro
Lavate le ciliegie, e a metà di esse tagliate la base, mantenendo però i picciuoli. Mettetele in un padella con 10 g di burro e un cucchiaio di zucchero, e fate cuocere per 5 minuti circa. A questo punto trasferitele in un piatto conservandone lo sciroppo. Snocciolate le ciliegie rimaste, cuocetele nella stessa padella per 6-7 minuti con 20 g di burro e lo zucchero rimanente. Scolate anche queste e conservate lo sciroppo. Imbibite quindi le due metà con lo sciroppo e farcite con la panna che avrete montato (io con il Bimby ottenendo risultati davvero soddisfacenti!), quindi mettete le ciliegie snocciolate all’interno. Coprite con l’altra metà della torta e copritela panna e guarnite con le ciliegie con il picciuolo. Se non la mangiate subito, serve il riposo in frigo.

E domani non dimenticate di passare da EliFla per la sua ultima ricetta per le (st)Renne di questa estate!
A presto
Stefania Oliveri

Kakiage? No, PANEAGE! E per i profani: PANELLE!

 
 
 
 
 
 

(Panelle)
Quando ha vinto Acquaviva sono stata felicissima… quando ha proposto il suo Kakiage mi sono ricreduta! “Ma come posso fare ‘sta cosa per precisini????” Io sono una speedy, una che non va per il sottile, una che ha come mito Nigella, mica Montersino, De Riso, Young, solo per dirne alcuni. Nigella è il massimo della raffazzoneria in cucina… ed è per questo che mi ci rispecchio in pieno! Io sono una da “minimo sforzo, massimo risultato”, in termini goderecci s’intende!
Così, dicevo, quando ho visto il suo post, ho messo le mani avanti e mi sono dichiarata subito sconfitta! Io non riesco e proprio non ce la faccio e fra l’altro non amo friggere, le fritture mi vengono male!
Ma Acquaviva è Acquaviva e con la sua massima dolcezza (e poi mi chiedete come mai la ami così tanto???) mi ha seraficamente risposto “semplice, ci insegnerai le regole raffazzonate del kakiage spettinato!”. Ora non è che io abbia capito bene cosa sia un kakiage e se volete saperlo, qui non troverete la risposta, ma da lei sì, però ho capito che per la sfida di questo mese c’erano tre regole fondamentali: 1. friggere; 2. tagliare le cose a piccoli pezzi; 3. fare una salsetta che prevedesse pure il sale particolare…
Ecco allora la mia ricetta che non so se possa essere considerato un kakiage, ma vi assicuro che per l’intera famiglia è stata una manna dal cielo, perché il pranzo di ieri è stato a base di questo, preparazione che da noi si chiamano PANELLE!
Piccola precisazione: Le panelle sono il cibo di strada per eccellenza di Palermo. Il fatto che nella strada che porta a Trapani si trovino significa solo che tanti palermitani trascorrono le vacanze a San Vito Lo Capo e nelle isole Egadi e le hanno esportate! Non c’è scuola che non abbia il suo panellaro all’ingresso che vende delle mega mafalde di pane, con i semi sopra, riempiti da panelle e cazzilli (crocchette di patate) assolutamente e rigorosamente senza glutine (pane a parte!). La tradizione vuole che per scoprire se l’olio è a temperatura il panellaro sputi nella padella (padella delle dimensioni di un catino d’acqua grande!) e che l’olio sia usato all’infinito… Però io sono certa che siano leggende metropolitane per limitarne il consumo… ma la verità è che il palermitano è mangiataro e quindi non superstizioso!

 

Le mie PANEAGE (si legge paniaghe!)
Il procedimento per fare le panelle non è velocissimo e neanche privo di intoppi, ma siccome ripeto io ho la “nigellite” (vero Annalù?), ho usato il Bimby… che propongo per l’immediata santità!


Ingredienti:
200 gr di farina di ceci (senza glutine, cioè la farina di ceci è assolutamente e naturalmente senza glutine!!!)
600 gr di acqua
sale e prezzemolo q.b.
Mettere la farina di ceci, l’acqua e il sale nel Bimby e azionare la macchina per 7 minuti velocità 3 a 70°; quindi far cuocere altri 7 minuti a 90° velocità 4, fino a portarla a velocità 6. 30 secondi prima del termine della cottura aggiungere il prezzemolo lavato e tagliato piccolo piccolo. Travasare subito in un contenitore unto di olio (io ho usato uno stampo da plumcake, ma si può usare una lattina di olio di semi, quelle cilindriche per intenderci) e lasciar riposare per almeno 4 ore… cioè io le ho fatte di mattina e fritte a pranzo. Quindi sfornare il pezzo intero e tagliare a fette di 3 mm circa e friggere in abbondante olio (io di semi di girasole, perché la cottura in olio di oliva ancora non mi viene buona). Servire calde con una spolverata di sale (io ho usato il sale rosa dell’Himalaya) e se volete spruzzate di limone.
A parte ho fatto una salsina di maionese all’acciuga molecolare, ho preparato del pomodoro a picchiopacchio (trapanese), e delle verdure cotte a vapore, insomma dovevo o no contenre le calorie della frittura?
Maionese all’acciuga di Shamira
Ingredienti
20 gr lecitina di soia
70 gr. di acqua calda
Mettere in un bicchiere a bordi alti la lecitina e versare sopra l’acqua calda. Aspettare qualche secondo e poi emulsionare, fino ad ottenere una salsina. A questo punto potete condirla come volete e io l’ho condita con acciughe e limone spremuto e sale dell’Himalaya.
Però ho provato anche la versione con tonno e arancia ed è da sballo!

Picchiopacchio
Ingredienti
pomodori per salsa ben sodi
aglio
olio extravergine d’oliva
basilico
sale
In realtà i pomodori dovrebbero essere tuffati nell’acqua bollente ed essere spellati… Io, però essendo una che ama cucinare velocemente, li ho semplicemente tagliati a dadini e conditi con olio, sale, aglio tagliato grossolanamente e basilico.
Le verdure invece le ho cotte a vapore nel Bimby, dopo averle tagliate a piccolissimi pezzi.

Adesso, non so se questa preparazione andrà bene per la sfida di questo mese,

io ve la invio, sperando che questa versione assolutamente spettinata, vi abbia almeno fatto sorridere… per il resto ci sono gli altri blog!
P.s. E questo mese non voglio vincere, non me lo merito proprio!!!


A presto
Stefania Oliveri

Una “porca figura” ai frutti rossi!


Ecco il mio karma!
Se c’è una regola che funziona al 100% nella mia vita, posso starne certa al 1000%, è che se ho i capelli orribili, mi succede qualcosa di positivo. Bene, penseranno in molti, ma in realtà, chi sarebbe felice di trovarsi nel momento clue della propria vita, non perfettamente in ordine? D’altronde, anche al cinema, la protagonista è sempre bellissima, ha i capelli perfetti, vaporosi, in ordine, il vestito adatto, l’espressione giusta… allora perché nei miei film, io, invece ho sempre una schifezza di capelli? Ad esempio, quando ho conosciuto mio marito, avevo deciso di sperimentare una nuova capigliatura riccia (io che sono liscissima). Così, avendomi assicurato che mettendo delle pezze al posto dei bigodini, avrei avuto i ricci più ricci della vita, non esitai un istante e quel pomeriggio sperimentai. Fra l’altro non dovendo uscire, mi sentivo abbastanza protetta dall’eventuale fallimento. Non avevo previsto però le lacrime amare di una mia amica, abbandonata all’ultimo momento mentre si stava recando al cinema a vedere un film che io non avrei mai visto!! Come facevo a lasciarla così disperata e sola? Così decisi di accompagnarla. Tolsi le pezze e… AHHHHH! I capelli erano ricci sì, ma assolutamente piatti sopra, come se avessi una scatola sopra la testa… Ma l’amicizia è più forte di tutto e decisi di accompagnarla, nonostante il disastro. Cercai di sistemarli alla bell’e meglio raccogliendo le ciocche laterali, ma l’esito fu quello di assomigliare ad una dama dell’ottocento. Fra l’altro non avendo più tempo di cambiarmi di vestito e decisi pure di non cambiarmi d’abito e di coprire il tutto con una mantella verde. Ancora ci penso e mi continuo a chiedermi perché mai me la sia comprata verde… (conoscete quel detto che dice “chi di verde si veste di sua beltà si fida”… e io non mi fido!) Comunque dovevamo restare dentro al cinema al buio e nessuno mai mi avrebbe visto, e l’amicizia è sacra e non posso deludere anche io la mia amica. Al cinema ci defiliamo verso le ultime file e non piacendomi il film, riuscì pure a dormire. Uscendo dalla sala, pure con gli occhi gonfi, ommiddio, non solo incontrai un mio amico, ma pure in compagnia di tutti i suoi amici che mi voleva presentare da tempo… Cercai di non perdermi d’animo e trovai subito una soluzione: fare finta di non vederlo e passare avanti, nascondendomi dentro la folla! Solo che non avevo previsto un piccolo particolare, e cioè avvertire la mia amica che. prontamente, avendo voglia di incontrare gente nuova, si fiondò sul gruppo a salutare. E io che avevo cantato vittoria, avendo già guadagnato l’uscita, dovetti capitolare… Così mi feci forza e mi recai… al patibolo… Parlammo e parlammo e parlammo. Ci furono presentati circa una ventina di persone e io puntai tutto sulla brillantezza della conversazione… fino a quando non arrivò lui. Vederlo e innamorarmene subito fu un tutto uno. E che bei capelli, invece, aveva lui! Mi guardò con uno sguardo che mi penetrò fino in fondo e io mi sentì assolutamente persa. Ci invitarono ad unirci a loro, ma io comunque avendo ancora ancora un briciolo di lucidità e rifiutai con forza. Per farvela breve, dopo tre mesi ci siamo comunque messi insieme, e dopo 6 anni sposati, ma ricordo perfettamente che appena tornata a casa specchiandomi nello ingresso mi spaventai!
Ecco, anche il giorno di un colloquio lavorativo io ho avuto i capelli di una scopa. Il giorno del mio quarantesimo compleanno, quando mio marito mi ha organizzato l’unica festa a sorpresa (e quindi ci è riuscito benissimo a farla) della mia vita, dove c’erano presenti più di sessanta amici (gli intimi), avevo dei capelli orribili, addirittura fatti dal parrucchiere, che per l’occasione, invece di pettinarmeli al mio solito, aveva deciso di girarmi le punte in fuori… E loro, che di solito mantengono la piega per abbondanti 10 minuti, quel giorno ubbidienti sono stati così per tutta la sera!!!
Anche al matrimonio di mio cugino, io che ero la testimone, avevo una bel ciuffo verde… sì, verde hulk… Quindi se tanto mi da tanto, quando ho i capelli a posto, quando mi sento davvero figa, non succede niente nella mia vita, non incontro nessuno e per di più se è venerdì sera è certo che non esco! Insomma un po’ come capita quando si ha la casa tutta sottosopra, sporca, piena di polvere, con la biancheria sparsa per la casa da pargoli e mariti pollicini (ho una casa grande io, eh!), arriva sempre qualche ospite e se poi, mi è anche scoppiata la pentola a pressione, si è rotta la lavatrice e l’acqua scorre a fiumi, mi è caduto qualche barattolo frantumandosi in mille pezzi, allora è sicuro che arriva anche mia suocera… che deliziosamente fa finta di non accorgersi di niente, ma sono sicura che penserà “ma dove è capitato quel povero figlio mio???”
Così, quando ho preparato questa figata di secondo, mi aspettavo di avere qualche ospite inatteso, come capita ogni santo giorno… ed è pure venuto un amico a prendere un aperitivo a casa, ma non si è trattenuto a cena a casa nostra… e così questo secondo da assoluta “porca figura” (ed è proprio il caso di dirlo!!!) è stato riservato solo alle papille gustative dei Cardamomos… magari se mi si bruciavano o erano di sapore osceno l’amico sarebbe rimasto!
P.s. Siccome è un secondo ed è venuto piuttosto bene, la mia dolce metà mi aveva proposto di spacciarlo per suo per la rubrica “domenica cucina lui”, ma io ligissima, per amore della verità, ho rifiutato… D’altronde non mi aveva offerto abbastanza!
Braciole di maiale alle ciliegie (ricetta vista qui)
BRACIOLE DI MAIALE ALLE CILIEGIE
1 tazza di ciliegie, snocciolate
3 cucchiai di acqua
1 / 4 tazza di vino rosso secco
2 cucchiai di aceto di vino rosso
2 cucchiai di miele di acacia
1 cucchiaino di foglie di timo tritato
1/2 cucchiaino di senape secca
Sale
6 braciole di maiale
pizzico di zucchero
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
Denocciolare le ciliegie e metterle in un pentolino insieme all’acqua, al vino rosso, all’aceto di vino rosso, al miele, al timo, alla senape, con un pizzico di sale. Cuocere a fuoco lento per circa 10-15 minuti.
Nel frattempo, cospargere di sale entrambi i lati delle braciole di maiale, con un pizzico di zucchero ma su un solo lato. Posizionare le costolette dal lato dello zucchero in una larga padella fredda. Cuocere a fuoco medio basso per circa cinque minuti. Girare le costolette e far cuocere ancora per circa 4 minuti a fuoco al minimo e coperte.
Servire con la salsa di ciliegie.
Anche se in un primo momento erano tutti abbastanza scettici sulla ricetta e io sembrassi l’unica gasata della casa, il colore rosso della salsa così come l’odore dolciastro, hanno stimolato la curiosità. E dopo un primo assaggio scettico, tutti, pargolo n.3 compreso, hanno aggiunto la salsa alla solita fettina di maiale!
Piccole precisazioni: secondo me questa salsa si sposa benissimo con qualsiasi tipo di carne, ma con il maiale la consiglio se volete essere certi della porca figura!

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Questa è la mia ricetta per le (st)renne e domani non dimenticate l’appuntamento da EliFla e venerdì da Mapi!!!

Stefania Oliveri

Storia di una donna sensibile!

Ultimamente le mie uscite sono state a dir poco disastrose. Ho partecipato a varie feste dove, se andava bene, mangiavo una sola cosa: la frutta… e a volte nemmeno quella perché era contaminata. La consolazione più frequente è stata quella di rispettare la dieta… ma anche questo non è stato esattamente vero, perché arrivata a casa ho cominciato a strafogare ogni tipo di porcheria a portata di mano, per compensare il digiuno forzato e le papille gustative stimolate all’ennesima potenza da due occhi fortemente ipermetropi, ma che davanti al cibo subiscono un miracolo riacquisttando la vista!!!
Così, quando la mia amica mi ha chiesto di aiutarla a preparare un rinfresco per il battesimo di sua figlia, perché c’erano due altre amiche celiache e non voleva che facessero il digiuno, non potevo assolutamente tirarmi indietro! Così, nonostante quella passata sia stata la settimana più dura della mia vita, per gli impegni a scuola con scrutini e ratifiche finali, mia suocera ricoverata per un intervento piuttosto serio e il pargolo n. 3 da portare ogni giorno a fare la fisioterapia, non ci ho pensato due volte e l’ho aiutata!!!
Ieri è stato il grande giorno ed è andato tutto benissimo e alla fine ho scoperto che oltre alle due amiche, a mia cugina e me, c’erano anche due bimbe celiache…

La festa è stata davvero un successo: tutti hanno mangiato con grande voluttà e soprattutto con grande felicità, la padrona di casa impeccabile, la bimba una meraviglia, un giardino fantastico, una serata splendida hanno reso tutto davvero magico! Grazie Carolina per la tua enorme sensibilità al nostro problema, sei una persona davvero speciale! Meditate gente, meditate…

E ora alcuni numeri: 60 persone, 15 tipi di finger food, 80 pezzi circa per tipo, 6 chili (e rotti) di torta, fiumi di prosecco e Ferrari!

Ed ecco qualche foto del rinfresco:

Mini muffins salati alla polpa di granchio

Panini colorati

Sablè alla paprika

Crostatine di brisè al saraceno con zucchine e carote al profumo di menta e limone

Crumble di cheesecake ai due peperoni

E questa è la torta che ho preparato (su espresso desiderio della mia amica!)

Ingredienti per la base torta al caramello
Farcia al lemon curd e panna e fragole

Bagna acqua alchermes e zucchero
Copertura in pasta di zucchero
Piccole precisazioni: ho bagnato poco la torta perché ha già una sua sofficità e non volevo provocare l’effetto pappetta. Il lemon curd con la panna assume un sapore molto più delicato che si sposa benissimo con le fragole e per questo tipo di torte. L’esterno della torta, invece, è stata ricoperta solo di panna montata benissimo tanto da diventare della consistenza di una crema al burro, che ha reso possibile ricoprirla e spalmarla molto bene. Altra precisazione sulla base è che davvero facilmente modellabile, adattissima a questa tipologia di torte.

A presto
Stefania Oliveri

Torta con corn flakes e lemon curd per Gente del Fud!

Torta con corn flakes e lemon curd senza glutine


Sono tornata. Sono tornata da due splendidi giorni a Castellammare di Stabia, con amici cari, con persone speciali. E siccome non ho il dono della sintesi di molti di voi, né quello della macchina fotografica di altri, non ho né parole, né foto. Ma ho emozioni nel cuore, quelle nessuno può cancellarle. Ho commozione nel ricordo, ho gratitudine per chi ha reso possibile tutto questo (grazie ragazzi!), ho ancora un sorriso stampato sul viso che nessuno mi riesce a cancellare… Ho entusiasmo, lo stesso che ci hanno trasmesso, ho tanta voglia di fare cose nuove, di intraprendere progetti grandi, di buttarmi in nuove avventure in cui credo veramente. Ho la determinazione di riprovare ad incontrarvi tutti e al più presto, chi c’era, chi sono riuscita ad incontrare (le malelingue dicono che saltassi addosso a qualsiasi foodblogger, ma, chi mi conosce bene, sa che non può essere vero!) e chi non c’era, assente giustificato, che ci è mancato tanto! Per questo e per molto altro ancora voglio ringraziare Garofalo (sì, una marca di pasta, non vi state sbagliando!), ma così tanto attenta anche a noi celiaci…), perché ha scelto le persone giuste per la sua azienda, persone che si occupano di persone, che sono attente alle persone e che per questo, poi, fanno grande anche il brand!


E anche se so che forse sono stata un po’ ostica nel mio scritto, vi rimando a chi, molto più bravo di me, ha descritto questa avventura, durata davvero troppo poco… Io vi lascio con la mia ricetta settimanale, quella che fa parte di un altro progetto speciale, dove 5 blog si ritrovano per condividere, perché c’è amicizia, dove c’è entusiasmo, c’è gioia, c’è passione per quello che si fa, dove ognuno fa la sua parte complice di un progetto più grande, perché anche noi (st)Renne siamo Gente del Fud!


TORTA FREDDA DI CORN FLAKES
L’idea parte dall’enciclopedia di dei dolci del Corriere della Sera,volume 16. Però, a parte le mie modifiche, devo segnalare che le dosi, almeno per i miei corn flakes, che giocoforza sono dietoterapici, sono diverse. Io vi metto quindi le mie dosi sperimentate!


Ingredienti:

4 dl di latte (ma secondo me la metà è perfetta!)

150 di miele (io di acacia)

0,8 dl di rum

100 gr. di corn flakes al grano saraceno (io ne ho usato 200 gr, della Cerealvit, Dietolinea, perfetta croncattezza)

2 dl di panna fresca

1 cucchiaio di zucchero a velo

500 gr di fragole

In una ciotola capiente versate il latte e addolcitelo con il miele. Quando sarà completamente sciolto, aggiungete il rum, quindi i corn flakes e lasciateli per almeno 20 minuti. Lavate le fragole e cominciate a comporre la torta. Sul fondo di una teglia aspribile appoggiatevi metà dei corn flakes quindi uno strato di lemon curd all’olio, quindi uno strato di fragole e ricominciate…

E buon appetito

Stefania Oliveri

Mini quiche al saraceno… da mangiare in sol boccone!

Ennesima piccola grande frustrazione per il cucciolo. Ieri festa a scuola di fine d’anno. Chiamo la rappresentante di classe per informarmi su cosa stiano preparando. Mi rassicura che compreranno i gelati in una bar dove fanno anche quelli per celiaci. Perfetto! In un momento così difficile e indaffarato per me, il fatto di non dover pensare a preparare qualcosa, mi rende felice!
E’ ovvio che io alla festa non potrò essere, perché non posso chiedere due ore di permesso… Ma sono contenta di mandare lo stesso il pargolo a scuola, perché anche lui mangerà come gli altri… Alle 11.15 arriva una telefonata al mio cellulare da parte della rappresentante. Mi spavento… “Volevo chiederti se tuo figlio può mangiare i pop corn, lui dice di sì, ma la maestra non vuole che li mangi!” Ho un attimo di perplessità, poi rispondo “sì…”. Percependo il mio tentennamento, mi informa che una mamma si è offerta di fare una torta e di comprare i gelati da un’altra parte e quindi lei ha preso delle merendine imbustate in un negozio gluten free, ma il tuo pargolo non le vuole, perché non gli piacciono…” Improvvisamente mi è montata l’ira funesta del pelide Achille e mi sono sentita Orlando Furioso, tanto che avrei trasformato volentieri tutte le chiome fluenti delle mamme, presenti alla festa, in scalpi! E non mi dite che ANZI aveva qualcosa da mangiare, che ANZI hanno pensato a lui, che ANZI non mi posso lamentare! Mi lamento eccome e soffro tutta la sofferenza del mondo, perché noi celiaci non possiamo avere gusti, perché noi celiaci ci dobbiamo accontentare, perché noi celiaci non abbiamo scelta, perché noi celiaci dobbiamo stare a guardare gli altri che mangiano. Ma che grande sensibilità, far mangiare a tutti un gelato e pretendere che un bambino che lo aspetti, non lo possa mangiare e ANZI debba essere riconoscente perché gli danno una merendina che non gli piace! Che tutti sappiano che i celiaci non hanno BISOGNO di mangiare, hanno il GUSTO di mangiare, come tutti gli altri…
Ed allora una ricetta che chiunque può fare PER TUTTI, celiaci compresi!

Mini quiche al grano saraceno (non potendo mangiare le mamme mi son mangiata il saraceno!)


Ingredienti:
75 gr. farina di riso sottilissima
75 gr. farina di mais fioretto
50 gr farina di grano saraceno
90 gr di burro
1 uovo
1 o 2 cucchiai di acqua
mezzo cucchiaino di sale
Impastare le farine con il burro poi aggiungere l’uovo e l’acqua. Fare una palla e mettere in frigo a riposare per 2 ore.

Per la farcia (quello che avevo nel frigo):
Spinaci lessi
mascarpone
parmigiano
1 uovo
Ho mescolato tutto insieme e ho farcito la pasta brisè e l’ho messa al forno a 180° per 20 min. ca.
Buonissime!
A presto
Stefania Oliveri

Strawberry curd

Strawberry cure senza glutine

E’ ufficiale, abbiamo ricominciato, perché non riusciamo a smettere… Abbiamo la (st)Rennite e non riusciamo a smettere! Come chi? Menù Turistico, Assaggi di Viaggi, Io, Cuocicucidici e L’Apple Pie di Mary Pie! Stavolta abbiamo deciso di privilegiare i frutti rossi… Sarà per questo, talmente sono stata influenzata, che in questi giorni mi sono vestita di rosso, sentendomi tanto Kelly LeBrock (e non dite dei poveri!) in The Woman in Red… fino ad oggi, quando arrivata scuola col mio bel talleuirino rosso fuoco, i miei alunni mi hanno chiamato prof. Gabibbo… Allora mi sorge spontanea una domanda, visto che il rosso è il colore di tante cose, fra cui quello che scatena l’ira dei tori, quello della passione, ma anche quello della penna che sottolinea gli errori… dovrò ricordarmene anche agli scrutini imminenti???
Comunque, oggi qualcuno (per rimediare?) mi ha chiesto se fossi dimagrita… e io prontamente, senza indugio e schiettamente, ho mentito, e ho risposto di sì!
… e visto che sembro più magra, penso ai dolci…

Strawberry Curd
Ricetta rielaborata da me sulla base del lemon curd all’olio d’oliva di Alessandra Raravis. Ok, quando l’ho pensata, devo confessare mi sono sentita un genio, perché la mia mente aveva partorito una ricetta quasi nuova… Poi, ahimè, mi sono accorta che non ho inventato niente di nuovo, d’altronde sempre un solo neurone c’ho! Lo strawberry curd esiste già… però non all’olio d’oliva!

Ingredienti
300 gr fragole
150 gr zucchero
2 uova intere 2 tuorli
1 cucchiaio scarso di maizena
1 cucchiaio scarso di olio evo
la buccia grattugiata di un limone bio

Io l’ho fatta con il Bimby, in questa maniera: con la funzione turbo ho frullato lo zucchero con la scorza di limone per qualche secondo. Quindi, dopo aver lavato ben bene le fragole, le ho frullate. Ho quindi aggiunto tutti gli altri ingredienti insieme, l’olio, le uova. E poi l’ho fatto cuocere per 7 minuti, velocità 3 ad temperatura 80. E il gioco è fatto.

Il curd è buono anche così a cucchiaiate, ma io, con un avanzo di Chiffon Cake, ho fatto dei bicchierini monoporzione, imbibendola ben ben con un composto di acqua, alchermes e zucchero e coprendo il tutto con una granella di pistacchi di Bronte per garantire il croccante.

Domani vi aspetta EliFla e venerdì Mapi, non mancate!

A presto

Stefania Oliveri

Ma ieri era venerdì 17? La torta pallone per 15 anni indimenticabili!

E’ stato un disastro! Sì un vero e proprio disastro! E mi ero pure organizzata per tempo!
Allora, circa un mese fa il mio pargolo n. 2 mi chiede quale torta gli avrei preparato… sbigottita lo guardo e non oso credere alle mie orecchie. Ma davvero vuole una torta decorata? Tutta in sollaccheri, mi premuro a indirizzare i suoi desideri e siccome adora il calcio (l’unico della famiglia e non so da chi abbia preso!), prima che mi chieda l’ennesimo campo di calcio, gli suggerisco una palla… Lui, tutto contento, accetta e mi chiede se però posso fare anche una sciarpa con i colori della sua maglia del cuore… “Ok”, penso “è semplice, basta fare dei pentagoni, degli esagoni e un rettangolo per la sciarpa e con poco me ne esco!” Vado a prendere la mia scatola delle formine e con orrore mi accorgo di non possedere un esagono… Dopo aver girato tutta Palermo alla caccia dell’esagono e scoprendo che persino l’ottagono è una forma più usata, decido di costruirmelo con un foglio di acetato. Mi sento davvero un genio! … Solo che non faccio i conti con la mia estrema manualità, diciamo così, creativa… per cui dopo un numero imprecisato di prove, dove ho inventato forme che, voi umani, non potete capire, decido di passare il testimone all’ingegnere di casa… Ok, esagono fatto in men che non si dica. Essendo un foglio di acetato però (e anche con questo non avevo fatto i conti) mantiene più difficilmente la sua staticità… Comunque mi armo di santa pazienza e e la settimana scorsa decido di prepararmi tutto il materiale. Faccio la pdz, la coloro, la stendo la ritaglio e la conservo ben chiusa in un contenitore ermetico che non le faccia perdere la sua elasticità…
Sabato scorso passo alla preparazione della torta, che non so perché, mi ero fissata dovesse essere una chiffon cake… che rimane tutta la notte a testa in giù, ma che più di tanto non gonfia (almeno però, non si seduta…). Domenica l’arduo compito di uscirla dallo stampo semisferico… Avrei voluto tanto dire tutte le parolacce che conosco e riuscire ad inventarne anche di nuove… ma mi trattengo, perché ci sono 6 orecchie innocenti a sentirmi! Comunque, alla fine, riesco nell’impresa. Taglio la torta, la imbibisco (poco, tanto è morbidissima), la farcisco e poi la ricopro di panna (che nel frattempo non era fredda), quindi la schiaffo in freezer, e nel frattempo mi do alle fragole con tutto ciò che comporta (e anche qui mi chiedo perché non abbia scelto un’ottima ananas in scatola…) e la metto in frigo… E dove entra una torta con questa forma? Passo una buona mezz’ora a riorganizzare i ripiani. Esco tutto, pulisco i ripiani (a che ci sono), elimino qualche resto antidiluviano e finalmente la torta ci sta! Nel frattempo sabato, asspettando che la torta cuocesse, mi viene un’idea geniale (un’altra delle mie) e decido che un piccolo Cristian ci sta sulla torta e così faccio anche un calciatore, seduto su una pietra, ma così carino, ma così carino che sono proprio soddisfatta di tutto il lavoro fatto, perché è davvero carino.
Ieri, torno a casa alle 14.00 dopo la scuola, già sono distrutta, dal caldo, dalle interrogazioni, dalle relazioni che devo stendere, dalle pagelle che si devono preparare… Ho anche un compagno del pargolo a pranzo (e sorvolo sul pranzo, che in quanto compleanno doveva essere speciale!). Finiamo e io mi do agli ultimi ritocchi della torta, cioè devo assemblare tutti i pezzi di pdz preparati in precedenza… e… AHHHHHH!!! orrore! I pentagoni neri sono talmente morbidi che non si staccano dalla carta forno su cui riposavano, mentre gli esagoni bianchi sono talmente duri che non riesco a prenderli senza spezzarli. Oh no, mi ritocca rifare tutto. Mi armo di santa pazienza, reimpasto il molliccio e cerco di utilizzare il duro e ricomincio… Naturalmente alla velocità della luce… e, si sa, la fretta è sempre cattiva consigliera… Penso anche che devo ancora infornare le pizze i ventagli di sfoglia (che avevo preparato sabato, ma che i pargoli e gli amici dei pargoli, presi dalla foga finiscono tutti), per fortuna i muffins si sono salvati… Infine, alla meno peggio assemblo ‘sta palla e quindi decido di mettere su il calciatore… AHHHHHH alla seconda!!! Mi è diventato Frankstein! Uno squarcio proprio vicino all’occhio, gli fa uscire il bulbo oculare e le gambe sembrano avere due ferite procurate in guerra… Che fare??? Non mi perdo d’animo (ok, confesso, mi perdo proprio d’animo!) e ricomincio ad impastare, cerco alla bell’e meglio di rifare il bambino… be’ almeno lo squarcio non c’è più… però quel visetto dolce, del mio pargoletto, l’ha perso tutto… Poi, per quell’assioma che vuole che i guai non vengano mai soli, comincia anche a piovere, la terrazza è inutilizzabile, ma il caldo è pestifero… Mi sembra che tutto mi stia remando contro. “Ma è soltanto un’impressione”, mi dico per consolarmi e neanche il tempo di pensarlo che effettivamente le figure geometriche cominciano a colare… “Facciamo ‘sta foto, va’, potrò sempre mostrarla come prova del lavoro fatto e almeno speriamo che sia buona…”
Quindi foto schifose, torta assolutamente imprecisa, pargolo comunque contento, perché sono arrivati in tempo a vederla ancora sana… anche se mentre mangiavano il salato ha perso qualche capello ed una gamba…

La torta era composta (perché per fortuna era buonissima e l’hanno mangiata tutta) da una chiffon cake, farcita con uno strato di lemon curd mescolato a panna (così come suggerito dalla mia carissima EliFla), con fragole e ricoperta da panna.
Ecco gli ingredienti che ho usato io, la cui ricetta è presa pari pari da Un cuore di farina senza glutine:
200 gr. farina di riso sottilissima
56 gr. fecola di patate
35 gr. farina di tapioca
7 uova
250 gr zucchero
196 ml acqua naturale minerale
120 ml di olio di mais
una bustina di lievito e un mezzo di cucchiaino di cremor tartaro
1 cucchiaino di vaniglia bourbon
scorza grattugiata un limone

Preriscaldare il forno a 165 gradi. Separare gli albumi dai tuorli. Frullare lo zucchero in modo da renderlo finissimo (io lo faccio col Bimby). Mescolare insieme, in una ciotola bella grande farina, zucchero, lievito e sale, fare un buco al centro e versarvi nell’ordine: olio, tuorli, acqua, scorza di limone e NON MESCOLARE, ma mettere da parte.
Montare a neve fermissima gli albumi (io col Bimby, 3 minuti, velocità 4 con la farfalla, 37 gradi) con il cremor tartaro: il cremor tartaro serve ad evitare che gli albumi si disidratino. E’ possibile farne a meno mettendo qualche goccia di limone negli albumi.
Mescolare, quindi, gli ingredienti messi prima a riposare, in modo da ottenere un composto uniforme, io lo faccio con uno sbattitore elettrico, al quale aggiungere, piano piano gli albumi montati a neve, operazione che deve essere fatta a mano e fino al completo assorbimento degli albumi al composto.
A questo punto bisognerebbe versare in uno stampo di tipo americano (quelli col tubo al centro) o altrimenti in uno stampo da ciambella che non deve essere assolutamente unto e infarinato e infornare. Io ho usato lo stampo da charlotte perché mi serviva semisferico (e non vi ho già detto cosa ho passato per staccarlo dal fondo della teglia…)
Cuocere a 165 ° per circa 55 (io 155° per 45) minuti e poi siccome il mio forno è ventilato io l’ho coperto con un foglio di carta argentata per non farlo bruciare e l’ho lasciato per altri 20/25 minuti a a 165°,anche se in realtà la ricetta consigliava altri 10/15 minuti a 175°.
Togliere dal forno e far raffreddare capovolto (senza che la base poggi su un piatto, quindi deve stare capovolto e sospeso), e siccome lo stampo non è imburrato il dolce non cadrà a terra, sempre se è cotto bene, altrimenti succederà quello che è successo a me la prima volta, cioè il centro è precipitato sul piano di lavoro! 🙁
Quando sarà ben freddo (cioè l’indomani per sicurezza) potete tagliarlo a metà (io in tre parti) e lo farcite a vostro piacimento. Io come descritto sopra. Purtroppo la dose di panna e lemon curd era di pari peso e il sapore del lemon curd si è perso. La prossima volta farò doppio peso di lemon curd e metà di panna. Però il sapore era comunque molto buono.

Con questa foto partecipo al concorso di Agnese, che mai fu più indicato all’uopo. Perché oltre alla torta schifezza anche le foto non potevano venir peggio… e neanche era un venerdì 17!

Tanto perché continuo a portarmi dietro una stella un po’ storta, non riesco a caricare la locandina del concorso… proverò più tardi… :(((
Ok, ci sono riuscita! 🙂

A presto, spero con risultati migliori!
Stefania Oliveri

Buon compleanno cucciolo n. 2

Il giorno di festa da noi si fa il pancake, o meglio, LUI fa il pancake! E oggi è un giorno speciale di festa, è il compleanno del pargolo di mezzo… E allora, anche se è lunedì, la colazione l’ha cucinata lui!


Devo ammettere che gli ultimi esperimenti ci avevano un po’ delusi. I pargoli, li avevano apprezzati comunque (leggasi li avevano mangiati ricoperti di nutella!), ma essendo io una food blogger (mica niente, eh?), non potevo che notare le piccole pecche… Una cosa positiva, comunque, c’era: riuscivo a mantenere meglio la mia brama insaziabile e quindi a contenere meglio le oscillazioni della bilancia! Poi un giorno l’illuminazione: “ma perché non le fai come all’inizio, che ti veniva meravigliose?” E così e Biaglut sia!

Ingredienti
2 uova
300 gr. farina Biaglut pacco da ½ kg
1 e ½ cucchiaino di lievito
1 cucchiaio di burro fuso
2 cucchiai di zucchero semolato
1 pizzico di sale
250 ml latte
100 ml di acqua frizzante
Rompere le uova e mettere tutto insieme con con lo zucchero, lievito, la farina e il latte e mescolare a mano fino ad amalgamare tutto. Quindi prendere la frusta elettrica e cominciare a sbattere aggiungendo piano piano l’acqua frizzante e il burro fuso (usate pure il microonde a 450 watt). Infine il pizzico di sale. Quando la pastella sarà pronta, cominciare a cuocere mettendo su una padella a fondo piatto e sottile già calda (ma non troppo, il fuoco deve essere comunque dolce). Quando il pancake comincia a fare le prime bollicine, è il segnale che si deve girare e far cuocere per altri 20 secondi (circa), cioè fino a farle dorare. Servire, alla moglie adorante, con un’abbondante colata di sciroppo d’acero.

Note mie: Il rito dei pancake si è instaurato da qualche anno a casa nostra, così ogni domenica il dolce doppio li prepara senza alcuna possibilità di sottrarsene. Abbiamo provato a farli in ogni modo e con qualsiasi mix di farine, ma devo ammettere, che con la farina Biaglut vengono sempre buone. Quindi anche se a malincuore, devo ammettere che, sebbene io sia una irriducibile sostenitrice delle farine alternative, in questa ricetta la superiorità della farina dietoterapica si avverte, eccome! Quindi mi toccherà buttare la bilancia, che impietosa, noterà la differenza!

A domani … e vedrete la torta che gli ho preparato!
Stefania Oliveri

Per non far torto a nessuno: la versione vegetariana e quella carnivora

A volte penso che i miei figli preferirebbero avere per madre, la matrigna di Cenerentola, per quanto riesco ad essere arcigna con loro. A volte penso di riuscire a superare perfino la matrigna di Biancaneve, perché se lei offriva una mela avvelenata, io, invece, riuscirei a strozzarli con le mie stesse mani… Ma giuro, lo faccio per loro… Forse, avrebbero voluti trovarsi in un’altra favola… ma questa è la nostra… Perché non siamo tutti uguali… anche se vogliono lasciarcelo credere…
Forse tutti i laureati guadagnano alla stessa maniera? Non ci sono alti e bassi, magri e grassi, biondi e bruni? Forse gli uomini partoriscono, allattano e cucinano ogni giorno! O tutti mangiano senza glutine, non esistono diabetici, ipertesi, e allergici vari? O forse non ci sono bambini abusati, donne violentate, persone umiliate? Sono tutti i lavori uguali e tutti danno le stesse possibilità? Tutti crediamo nelle stesse cose e ci comportiamo bene, nessuno ruba, nessuno tradisce, nessuno approfitta? Abbiamo tutti gli stessi desideri? Forse nessuno muore di sete, di fame e di stenti? Abbiamo tutti l’acqua, la macchina, la tecnologia… tutti una casa confortevole… tutti la libertà … ?
E io sono una forte sostenitrice dell’ingiustizia! Una volta (ok, succede ogni giorno, ma vi racconto di quella volta) ho praticato un’enorme ingiustizia, comprando un sandwich al pargolo n. 3 di quattro anni alle ore quattordici anche se stavamo ritornando a casa, mentre agli altri due no, visto che arrivando a casa si sarebbe addormentato senza toccare cibo. Le proteste furono forti e insistenti, e lo scandalo gridato ai quattro venti. Ma io non non cedetti: a casa era già tutto pronto e si mangiava a casa. Quello stesso pomeriggio i pargoli n. 1 e 2 avevano una festa di compleanno, dove sarebbero andati da soli, mentre il n. 3 sarebbe rimasto a casa perché troppo piccolo. Il 3 piangeva a più non posso perché voleva partecipare anche lui. Presi la palla al balzo e feci questo discorso: “miei cari, stamattina mi avete fatto riflettere sulla forte iniquità praticata nei vostri confronti e ho deciso di cambiare… Mi sono pentita amaramente di non avervi comprato il sandwich e da oggi in poi tutti e tre avrete le stesse possibilità e se uno, anche solo uno non può, allora neanche gli altri dovranno…” I pargoli, furono felici di sentirmi fare quel discorso, pensando che l’indomani avrei comprato il panino anche a loro! Poi continuai, dicendo: “quindi visto che alla festa dovreste andare solo voi e il piccolo no, ho pensato che ci sono due soluzioni e sarete voi a decidere, democraticamente, quale sia la migliore. O andate tutti e tre o rimanete tutti e tre a casa…” Lo sgomento si impossessò di loro, mentre il piccolo esultava… A quel punto ci fu di nuovo un coro di proteste che si levò, loro volevano andare e il fratellino doveva rimanere a casa! Io, ovviamente, li accontentai, ma da quel momento capirono… chi decide a casa! Purtroppo siamo ancor ben lontani dalla comprensione del concetto di uguaglianza alla mia maniera, sebbene ogni giorno ricordo loro una frase di Don Milani che sosteneva che “far parti uguali, fra disuguali, è somma disuguglianza”!… Il fatto è che ancora non hanno capito chi sia “somma”… e forse pensano che sia il vero nome della più cattiva delle madri!
Siccome, fra l’altro, sostengono che io non faccio più un piatto quando a loro piace (visto che opinione hanno di me? Belve!), voglio smentire questa loro affermazione e dimostrare che non è vero! E così vi presento due versioni leggermente diverse della stessa quiche, che a loro è piaciuta talmente tanto che hanno detto: “possiamo dirti che ci piace tantissimo e tu la farai di nuovo lo stesso? Altrimenti ti diciamo che ci fa schifo!”

Quiche con pomodorini pachino


La base della quiche è assolutamente vegana (o se preferite light, fa lo stesso) e vi assicuro che non sentirete affatto la differenza con quella piena di burro e uova. Il ripieno di una invece è solo vegetariana, perché comunque contiene un uovo, l’altra invece è assolutamente per carnivori, perché contiene il pollo… ma altrimenti come potevo riciclare quel misero petto di un pollo arrosto rimasto? Economia fu!


Ingredienti
100 g di farina di riso sottilissima
100 g di farina di mais fioretto, alias quella macinata finissima (non pensate di farlo voi perché non funziona)
50 g di amido di mais
100 g di acqua
70 g di olio di semi di girasole
mezza bustina di lievito per torte salate
sale.
Versare in una terrina l’acqua, l’olio di semi di girasole e il lievito. Mescolare bene finché il lievito non sarà sciolto. Aggiungere il mix di farine poco per volta e il sale, mescolando fino ad ottenere un impasto morbido e omogeneo. Se dovesse risultare troppo granulosa aggiungere uno o due cucchiai d’acqua. Quindi stendere l’impasto con le mani, cioè non pensate di farlo con un mattarello perchè rimane tutta appiccicata al mattarello e al tavolo, quindi appiattite con le mani direttamente dentro la forma. Io ho provato sia nelle teglie antiaderenti, che in quella di terracotta e l’impasto non si è attaccato, ma, al limite, mettete due strisce di carta forno a mo’ di croce sul fondo della tortiera, così che poi la possiate tirare fuori agevolmente. A questo punto potete riempirla del condimento che volete e poi mettete in forno a 180 ° per una ventina di minuti.
La mia farcia
confezione di panna di soia
300 gr pomodorini pachino
Parmigiano

1 uovo
basilico
sale


Mescolare tutti gli ingredienti insieme e infine aggiungere i pomodorini lavati e talgiati a metà. Per la versione col pollo, basta aggiungerlo dopo averlo tagliato a pezzetti.
Note mie: se avete fatto caso, questa è una brisè che non ha bisogno di riposo in frigo, dato che non c’è il burro, e quindi si fa molto velocemente… In ogni caso se la fate il pomeriggio per la sera, potete mettere l’impasto in frigo e non ne risentirà!

Quale sia piaciuta di più non so dirvelo, però la versione finger food è stata molto apprezzata. E voi quale preferite?
E con questa ricetta partecipo al contest di Cucinando con mia sorella sul pomodoro in collaborazione con una ditta che apprezzo grandemente la Mutti


E voi che stare aspettando a partecipare?

A presto
Stefania Oliveri