Come sopravvivere alla sindrome della parolaccia: la parmigiana palermitana!

Avete mai sentito parlare della sindrome di Gilles de la Tourette? Neanche io fino al 12 settembre, data dell’inizio della scuola, la mia! Arriva questa ragazzina dai modi gentili, che saluta tutti in maniera affettuosa e parla con un tono di voce bassa, quasi impercettibile. E’ dolce e disponibile e desiderosa di studiare. Cosa di meglio di un alunna così? Ci avvertono che soffre di questa sindrome e la manifestazione tipica è il turpiloquio (e adesso non pensiate che abbia acquisito il nome del maggiore imprecatore di tutti i tempi…) Ben presto però ci convinciamo che la ragazzina non deve essere stata colpita più di tanto o che comunque si trova così bene con noi, da non indurla alla licenziosità. Fino a quando, qualche giorno fa, arriva il suo insegnante specializzato sul sostegno e lei va fuori di testa. Diventa tutta rossa, si emoziona, si agita e poi l’apostrofa con un “ah bono!” Effettivamente, per dovere di cronaca, devo ammettere che il collega è davvero grazioso (ok, qualcosina di più) ed è molto interessante… cosa che non guasta mai in un ambiente di lavoro popolato da femmine e da pochi esemplari maschi di scarso valore estetico (ma perché i professori sono di solito brutti???) Ed ecco che la sindrome comincia a manifestarsi in tutta la sua natura. Innanzitutto il professore di economia, che fino al momento prima era stato il beniamino della ragazza, diventa brutalmente “Brutto”, salvandosi in corner, perché la ragazza sostiene, davanti a tutti i suoi compagni (e soprattutto compagne), che abbia un bel deretano (ma lei non ha usato questa parola, come potete ben immaginare) e tutti adesso lo guardano sotto un altro profilo… Le professoresse vengono invece apostrofate tutte come meretrici (e non sottolineo nemmeno che non è stata proprio questa la parola…). E cosa c’entro io in tutto questo, visto che non sono nemmeno nel consiglio di classe? Be’, appartenendo all’universo femminile, in quanto potenziale rivale, devo essere colpita. Così ieri mattina mi chiama per salutarmi… ma con una bella alzata di dito medio (se ci fosse bisogno di qualche spiegazione)… e io, che come al solito in queste situazioni sono prontissima, la guardo sorridente e amorevole e le rispondo con tutto l’afflato possibile “GRAZIE!”, mentre i miei alunni della prima classe mi guardano strabuzzando gli occhi!
Spero solo, che stamattina, entrando in classe, i miei alunni oltre ad alzarsi in piedi per salutarmi non mi mostrino anche il loro dito medio, perché altrimenti glielo faccio vedere io chi ha la vera sindrome della parolaccia e di quale verbosità fiorita sono capace!

Parmigiana di melanzane

Ingredienti:
melanzane viola lunghe e scure (le migliori per essere fritte)
pomodoro fresco per salsa (cioè quello a grappoli)
cipolla
parmigiano abbondantissimo
basilico abbondante
olio extravergine d’oliva
In sé per sé la ricetta non è affatto difficile, però forse è un po’ lunga… E’ ovvio che diventa lunga se si vuole fare una parmigiana di ottima qualità con una buona salsa di pomodoro fresca. Ognuno ha la sua ricetta, quindi fate quella che più vi piace. Quanto a me, mi piacerebbe fare la parmigiana con la salsa fatta da mia suocera, perché è la salsa più buona dell’intero universo. Di solito io faccio così: faccio soffriggere una cipolla con un po’ di olio (mia mamma mette anche uno spicchio d’aglio, ma io lo evito per via dell’intolleranza del dolce doppio), quindi metto anche i pomodori dopo averli lavati, tagliati e spremuti (per eliminare l’eccesso di acqua). Quindi far cuocere per una mezz’ora circa, a fuoco basso e con un coperchio (altrimenti vi troverete improvvisamente tutta la cucina a pois rossi!). Aggiungete un po’ di zucchero (qui è proprio a vostro gusto), che serve a togliere l’acidità. Quindi spegnete il fuoco e aggiungete il basilico. Trasferite i pomodori pronti in un passaverdure e passatelo dentro una terrina. Quindi trasferitelo nella pentola di nuovo con un po’ d’olio e il sale e fatelo cuocere finché non si stringe. Appena è pronto mettete dell’altro basilico fresco.
Preparate nel frattempo le melanzane. Lavatele e senza sbucciarle tagliatele a fette di mezzo centimetro. Cospargetele con del sale e lasciate a spurgare per almeno mezz’ora. Quindi sciacquatele bene e asciugatele per friggerle. Mia suocera le frigge nell’olio d’oliva e le vengono buonissime. Io faccio metà olio d’oliva e metà olio di semi di mais, perché con l’olio d’oliva soltanto non mi vengono bene (ma questi sono misteri…). Mettetele ad asciugare su fogli di carta assorbente. Quando tutto è pronto, cominciate a preparare la parmigiana. In una pirofila mettete un primo strato di salsa, quindi le melanzane e un altro strato di salsa e abbondante parmigiano. Proseguite fino a finire tutti gli ingredienti. Badate bene che l’ultimo strato deve essere di parmigiano. Mettete in forno a 180° per circa 20 minuti. Servite tiepida o fredda, con ciuffi di basilico fresco.

Suggerimenti: le dosi sono rigorosamente ad occhio e vi assicuro che non si può fare diversamente!

La parmigiana, quella vera, quella palermitana, ha solo questi 3 ingredienti. Niente mozzarella o formaggio di qualsiasi tipo, niente prosciutto, niente bechamelle. E però non sostengo che le aggiunte non ci stiano bene, anzi! Ma se già così ha un bel carico di calorie, qualsiasi altra aggiunta le fa lievitare enormente, quindi a quel punto non consideratelo più un contorno (quale è), ma un piatto unico!

La salsa dovrebbe essere fresca, ma se proprio non vi va di farla, allora vi consiglio la passata Mutti che è eccezionale ed è quasi come se fosse fresca. Non comprate passate di sotto marca perché il rendimento non è lo stesso, visto che il sapore della salsa è determinate!

La parmigiana va fatta in estate (già adesso è piuttosto tardino) perché quando non è più stagione le melanzane si riempiono di fastidiosi semini che ne alterano la bontà!
Infine, ma non ultimo, questa pietanza, così come è, è naturalmente senza glutine, ma se volete aggiungere della bechamelle, fate attenzione che sia fatta con fecola, maizena o farina di riso. Il procedimento e le dosi sono le stesse della bechamelle tradizionale fatta con la farina 00.

A questo punto vi ricordo che avete tempo fino all’8 ottobre per partecipare al contest coi fichi e senza glutine delle (st)Renne e di passare da Mapi di L’apple pie di Mary Pie per l’ultima (st)Renna del mese!
A presto
Stefania Oliveri

E’ stato amore a primo sorso: gamberoni e fichi con lui!

Da quando l’ho assaggiato me ne sono innamorata e non ho potuto fare a meno di comprarlo. Viene da Petrosino, un comune in provincia di Trapani, che avevo sempre pensato non esistesse davvero… perché non so. Poi al cous cous fest una signora tanto gentile, ce l’ha fatto assaggiare come se fosse un liquore, in un bicchierino e io, quasi astemia, ho titubato pensando fosse un amaro. Ma quando la signora gentile mi ha detto che anche a Petrosino c’è un aceto balsamico ottimo, aceto di vino e mostro concentrato d’uva, meglio di quello di Modena, ho voluto sfidare la sicurezza della donna. Io sono una food blogger, una che sa ciò che è buono e vale (ve bene mi sono allargata un po’, però fa tanto “fico” pensarlo!) … e meraviglia delle meraviglie, è talmente buono da poterlo bere. L’ho comprato immediatamente e adesso il mio aceto balsamico sarà sempre made in Sicily! Provate per credere! 


Questo aceto l’ho usato per la mia ricetta con i fichi, l’ultima delle (st)Renne (ma voi avete ancora tempo fino all’8 ottobre per partecipare al contest e vincere un mese con le (st)Renne più, alla fine, un magnifico week end a Paceco presso l’Agriturismo Baglio Costa di Mandorla.

Gamberoni al prosciutto crudo su letto di fichi e riduzione di aceto balsamico profumato
L’idea è veramente semplice, ma vi assicuro d’effetto!

4 gamberoni per commensale
1 fetta di prosciutto crudo salato per ogni gamberone
tre fette di fichi ogni gamberone
aceto balsamico di Petrosino Laudicina (Condiaroma 33)


Pulite i gamberoni del carapace, facendo attenzione a non togliere né la testa né la coda, togliendo però il budello. Avvolgete i gamberoni nel prosciutto crudo e fate saltare in padella per pochi minuti per parte. Per condire io ho preparato una riduzione di aceto balsamico e fichi. In una padella ho versato l’aceto balsamico e un fichi sbucciato e schiacciato. Ho fatto cuocere per un po’ (forse 5 minuti) fino a quando non mi è sembrato che fosse diventato cremoso. Però forse avrei dovuto continuare un altro po’ la cottura. Poi ho filtrato e versato sopra i gamberoni che ho servito con dell’insalata di lattuga romana sopra un letto di fichi in fette.
Qualche suggerimento: Innanzitutto devo dire che il sapore dei fichi non è molto apprezzabile, nel senso che non si sente, non che non ci sta bene, forse a causa del prosciutto crudo salato. Forse uno dolce sarebbe più indicato. Non so ditemi voi cosa ne pensate. Secondo, voglio sottolineare che le creme di aceto balsamiche aromatizzate che vendono in commercio, non sono indicate per i celiaci, perché contengono glutine. Questo è il motivo per cui mi sono lanciata nella sua preparazione, che però è andata abbastanza bene, cremosità a parte.
Per chi volesse sapere qualcosa di più sull’azienda dell’aceto balsamico di Petrosino può vedere qui .
 
A presto
Stefania Oliveri

Eton Mess in cestino d’ananas e finalmente vi svelo l’arcano!

Mi sono fatta prendere dal sacro fuoco, anche se so che non servirà a niente, ma non posso dirvi quanto abbiamo riso, anzi forse sì potete immaginarlo se avete visto la mia creatura di intaglio!

Ora, non è che voglio vincere ad ogni costo (e si vede anche), ma l’idea che sta dietro questa sfida e che mi spinge sempre a partecipare è che io mi diverto e mi diverto un mondo… E venerdì mi sono divertita da morire e, stavolta anche il resto della ciurma Cardamomo…Essendo la torta del pargolo n. 1 un semplice plumcake, buonissimo, ma plumcake, tornando a casa da scuola, ho pensato che potevo arricchirlo un po’ con un crema… E allora perché non fare un Eton Mess? Però con tre tipi di frutta, perché così vuole la sfida, cercando di fare un cestino con l’ananas… Ma mentre mi dedicavo a questa creazione, e all’opera di intaglio, mi è ritornato in mente il desiderio più grande del pargolo e così ho deciso di esaudirlo… Lui non l’ha indovinato, e, ahimè neanche gli altri uomini della mia vita, ma appena l’hanno scoperto ci siamo fatti un sacco di risate… E non è questo il regalo più bello???

Eton Mess (rivisitato e scorretto)

1 ananas

1 pesca montagnola

1 melagrana

350 gr. di panna da montare

zucchero a velo (secondo il vostro gusto)

7 meringhe (delle mie almeno 10)

Se volete cimentarvi nell’impresa che a me è sembrata faraonica di intagliare un ananas a forma di cestino, dovete munirvi di un coltello tagliente e forte e tagliere un quarto di ananas da una parte e un quarto dall’altra, lasciando una parte centrale. Quindi scavate il resto che farà da letto per la crema.

Nel frattempo montate la panna e tagliate l’ananas, la pesca non sbucciata e sgranate la melagrana. Sbriciolate le meringhe tranne due o tre e amalgamate il tutto. Riempite l’ananas con la crema e servite con frutta a pezzi riconoscibile…

E ora svelo l’arcano ai miei 21 lettori (“a Manzo’ ne ho avuto solo 4 in meno di te! Tiè!”), chiedendo prima umilmente venia a Fabiana. Devo dire che mi sono state fornite le risposte più fantasiose che si possa immaginare, ma ho avuto anche tante soddisfazioni, d’altrocanto non è un caso che chi ha indovinato appartiene al genere femminile…Signore e signori, la risposta esatta è: una MOTO… e ribadisco al mio pargolo “è l’unica che avrai!”

E anche con questa ricetta partecipo all’MTC di settembre!



A presto

Stefania Oliveri

Il cous cous fest visto da una celiaca!

Niente è peggio di una cosa che ti piace e non puoi mangiare… E per una palermitana, che ha trascorso quasi tutte le vacanze della sua vita in quel di Trapani, scoprirsi celiaca e sapere di non poter più assaggiare il suo piatto preferito, è come dire al sole di non sorgere più ad est! Gli ultimi cous cous fest erano stati un tormento vero e proprio. Ci andavamo perché a me piaceva, ma non potevo assaggiare niente, al mio dolce doppio non piaceva, ma poteva mangiarlo e i pargoli facevano capricci per mangiarlo…Così decidemmo che era ora di non sottoporci più al supplizio. E così è stato fino a due anni fa, quando vengo a saper che al Cous cous fest c’è il cous cous senza glutine! Non potevo crederci! Per questo dobbiamo ringraziare la sezione dell’AIC di Trapani e soprattutto il suo presidente che si sta spendendo in una maniera eccelsa, cosa che quella di Palermo non si sogna nemmeno! Bella sorpresa l’anno scorso, ma ancora meglio quest’anno! Intanto il fest è organizzato meglio. Gli stand sono dislocati per tutto il paesino di San Vito e tutto è molto più agevole. Lo stand senza glutine è insieme allo stand magrebino e tunisino, che i miei amici assicurano essere fantastici. La location è molto suggestiva. Si trova infatti sulla spiaggia a pochi metri dal mare che per l’occasione è uno specchio, così come la serata è fresca e non umida. Dei tavolini, dei cuscini e dei divani sono a disposizione dei clienti, che con 15 euro ricevono un piatto abbondante di cous cous, un bicchiere di vino, il melone e due dolci: un cannolicchio (un piccolo cannolo) e il cous cous dolce. Anche i celiaci quest’anno possono addirittura scegliere fra un cous cous di montone (quello che ho preso io) e il più tradizionale di pesce. Già questo basta per mandarmi in solluchero! Ma sorpresa delle sorprese, c’è il dolce anche per noi. Be’ la scelta è fuori contesto, ma un tiramisù non si rifiuta mai! Ahimè dimentico la macchina fotografica a casa, ma mi beo della presenza dei miei beniamini di radiodue di Decanter, della presenza del mitico Andy Luotto e delle centinaia di stand con prodotti tipici del territorio, con produttori ben disponibili a farti assaggiare le loro spacialità. Ovviamente torno anche con un bottino che consta di bottarga di cernia e di ricciola, un aceto balsamico di Petrosino, che vi assicuro è di una bontà inaudita, e di un amaro e un liquore alla liquirizia di una bontà unica (ma di questo vi parlerò più avanti!)
Riesco a sapere pure chi sono i vincitori, o quanto meno sono sicura del verdetto della giuria popolare che ha dato la vittoria al Senegal, meno della giuria tecnica che pare l’abbia assegnata alla Palestina… ma di questa non sono certissima perché ormai stavamo abbandonando il paese per tornare a Palermo e il dolce mio doppio non ne ha voluto sapere di aspettare il verdetto davanti al palco… Ultimo aggiornamento, so per certo che ha vinto la Francia!
Foto non ne ho, ma vi lascio una ricetta di cous cous, niente a che vedere con quelli presenti, ma ugualmente buono, per celebrare degnamente questa iniziativa che finalmente anche per me ha riacquistato valore. Grazie Vito Flores!
Cous cous con pesto genevose e picchio pacchio con sale rosa dell’Himalaya


300 gr di cous cous di mais (io della NutriFree)
pesto alla genovese (metà mandorle e metà pinoli, aglio, basilico e olio)
pomodoro per salsa ma ben sodo
aglio
foglie di rucola
sale rosa dell’Himalaya
olio
La ricetta è semplice se avete già un buon pesto pronto (io ne tengo sempre una scorta in freezer) e il cous cous è quello precotto (ma se non è precotto e non siete almeno di Trapani non vi cimentate nemmeno nell’impresa!). Cuocere il cous cous come scritto nella confezione e mescolarlo con il pesto. Tagliare il pomodoro a cubetti e condirlo con olio, aglio e sale. Tagliare la rucola e condire. Mescolare tutto e servire.
Per le informazioni sul cou cous senza glutine andate a veder qui.
Ed ecco quello che è rimasto!

A presto

Stefania Oliveri

Involtini alla palermitana e che il pargolo cresca!

Sono troppo stanca! Questa settimana è stata di soli venerdì, è cominciata con un venerdì, è continuata con un venerdì e ancora oggi è venerdì! Sono distrutta! Caso vuole che è oggi è pure il compleanno del pargolo n. 1… e se fate l’insegnante e volete un figlio fate di tutto per non averlo né a settembre né a giugno, perché sono i mesi peggiori… Il rientro a scuola è infatti follia allo stato puro: colleghi che mancano perché non vengono nominati dal provveditorato, né dal preside, assistenti che mancano e docenti che si trovano a fare il lavoro di 5 persone, tutte con mansioni diverse. E sfatiamo anche la falsa credenza che gli insegnanti lavorano mezza giornata, perché da quando è iniziata la scuola ogni pomeriggio sono tornata a scuola… Ritornando al compleanno del pargolo, capite bene che è stato difficile organizzargli qualsiasi cosa. Così il tradizionale pranzo con le nonne, avrà un menù speciale (voluto dal pargolo in persona), ma non la torta, che sarà un semplice plumcake… Riuscirà il pargolo a superare il trauma da torta da colazione, dopo che ai suoi fratelli faccio sempre dei monumenti??? E così se mai dovesse andare in psicoanalisi per i traumi subiti dalla mamma, testimoni voi, che non è colpa mia, ma delle istituzioni!

Epperò un’altra buona scusa ce l’ho! Ed è che il pargolo, da quando è venuta Marina, non ha fatto che dirmi “ma quanto sono buoni questi involtini, ma perché non li hai fatti mai”, mangiandosi pure l’uvetta che lui invece detesta cordialmente!… E allora per il pranzo del SUO compleanno, potevo io non rifarli? E così che involtino sia, ma patriottico, come tutto il menù, perché LUI, sebbene non sia nato a Palermo, è palermitano fino nel midollo, con grande disperazione della mamma, che della cucina palermitana odia “la semplicità”! Quindi se volete rifarli, sappiate che dovete avere abbastanza tempo!
Involtino alla palermitana ossia “spitina ‘ii cainni”

Le dosi sono rigorosamente ad occhio!

4 fettine di carne di vitello ben battute per ogni commensale

250 gr. di pangrattato (io uso quello della BiAglut)

un pugno di uvetta quella nera e piccola (meno dolce)

una bustina di pinoli

parmigiano grattugiato (forse dovrebbe essere pecorino, ma in questa casa non entra!)

tre cucchiai di salsa (fresca) o in mancanza io ho usato il concentrato di pomodoro Mutti

mezza cipolla per il composto interno, più una cipolla e mezzo per l’esterno (poi capirete)

foglie di alloro

olio extravergine d’oliva

sale

In realtà, siccome la cucina palermitana è un po’ pesantuccia, si dovrebbe iniziare con il soffriggere la mezza cipolla con un filo d’olio, ma io salto il passaggio e vi assicuro che il sapore non ne risente. In una ciotola mescolo il pangrattato con il parmigiano, l’uvetta precedentemente ammollata, il pinoli, la cipolla tritata, la salsa, il sale, e l’olio. Su questo voglio spendere qualche parola. Di olio ce ne vuole abbastanza (almeno con il pangrattato gluten free) e se pensate che ogni cucchiaino contiene 54 calorie, finirete per mangiare mezzo involtino e pensare di aver ingerito le calorie di un’intera settimana! Però non pensateci, e bagnate bene “la mollica” (come si chiama da noi) fino ad avere la consistenza della sabbia bagnata. Quindi armatevi di santa pazienza e mettendo un po’ di composto nella fettina di carne, arrotolatela, cercando di fare un involtino. A questo punto dovete infilzare ogni involtino con uno stecchino (in realtà a Palermo se ne mettono 4 per stecco) intervallandoli con una foglia di cipolla e una di alloro. A questo punto dovrebbero essere passati nell’olio e coperti col pangrattato. Io ho fatto la versione un po’ più light e ho saltato il passaggio. Mettete in forno a 180° per 20 minuti circa.

Servite caldi, ma vi assicuro che anche freddi sono strepitosi!
E buon compleanno tesoro mio grande!

E non dimenticate di passare da Mapi di L’apple Pie di Mary Pie

E noi a presto

Stefania Oliveri

Cous cous con zucca e fichi e salsa di yogurt alla menta … per darmi un tono!

Se c’è una cosa che mi distingue dalle altre (st)Renne, non è che sono celiaca e neanche la più rompina del gruppo, ma è il fatto che faccio le ricette meno complicate e più banali del gruppo. Eppure mi impegno a fondo… Cioè cerco di scovare ricette belle e altisonanti, che mettano d’accordo lo chef (nascosto) che c’è in me e la pigra (palese) casalinga che c’è in me. Ahimè, nonostante gli sforzi, prevale sempre la seconda… sarà per questo che a me è toccato il mercoledì, così che gli altri del gruppo facciano da cuscinetto alla mia imperizia? In ogni caso, siccome sono quella più a sud di tutti, una giustificazione ce l’ho ed è pure buona: sono nata stanca e non mi posso affatica’, Ficarra e Picone docet!

Cous cous di mais con zucca e fichi e salsa di yogurt alla menta
Nella mia smania di trovare abbinamenti sfiziosi, recandomi al mercato vedo una bella zucca e la compro. Arrivata a casa, mi ricordo del tema di questo mese e vedo i fichi, buoni e succulenti, che mi aspettano sul portafrutta. In un guizzo di creatività decido di osare. Ma quando oso, chi ne fa le spese è tutta la famiglia… perché io sono generosa!


Per il condimento per 6 persone (anche se forse avrei dovuto osare di più!)
500 gr. zucca (già pulita)
250 gr. di fichi
2 cipolle rosse
olio extravergine d’oliva
curcuma
zenzero
cardamomo
curry
menta
aglio
1 yogurt naturale
sale
Tagliare le cipolle a fettine e la zucca a cubetti. Mettere un po’ d’olio in un tegame e far saltare le cipolle e la zucca, insieme a tutte le spezie per un quarto d’ora scarso. Salate. Lavate bene i fichi e, senza sbucciarli, tagliateli in otto parti e a fine cottura aggiungerli alla zucca e far saltare per pochi minuti. Quindi aggiungete metà yogurt e spegnete e aggiungete la menta spezzettata con le mani. Nel frattempo tritate l’aglio e aggiungetelo al resto dello yogurt insieme alle spezie e ad un filo d’olio, un pizzico di sale e altra menta spezzettata piccola piccola.
Nel frattempo preparate il cous cous come scritto sulla confezione. Servite con qualche spicchio di fico non cotto.

Confesso che mi spaventava alquanto l’abbinamento, ma invece funziona davvero. Un suggerimento che posso darvi è quello di far soffriggere anche uno spicchio d’aglio nell’olio, insieme alle spezie, e di toglierlo appena è dorato e quindi procedere come da ricetta. Io non l’ho fatto perché il dolce doppio è intollerante all’aglio e poi sta male per tre giorni, ma secondo me dona una marcia in più.

Piccoli suggerimenti: Io ho usato il cous cous di mais della Nutrifree (E 3,95 per 375 gr.), ma se ne trovano in commercio da Naturasì di diverse tipologie (di riso e mais, ad esempio, ma non prendete quello di kamut perché non è adatto ai celiaci e guardate che ci sia scritto che non contiene tracce di glutine). Per il resto tutti gli altri ingredienti non contengono glutine naturalmente, ma le spezie certificate sono solo quelle della Cannamela.
Come vedete non è difficile cucinare senza glutine, bastano piccoli accorgimenti e tutti possono gustare la stessa appetitosa pietanza! Quindi non abbiate timore di partecipare al contest delle (st)Renne senza glutine, è facile e si può vincere un mese nel backstage delle (st)Renne oltre che un meraviglioso week end per due all’Agriturismo Baglio Costa di Mandorla a Paceco (TP)!

Non dimenticate domani di passare da EliFla di Cuocicucidici e venerdì da Mapi di L’apple pie di Mary Pie e sono certa non ve ne pentirete!

A presto

Stefania Oliveri

Pancake alla frutta e gelato di anguria a 4 mani per un MTC che non voglio vincere!

Questo mese so già che non vincerò. E non perché non mi sia impegnata abbastanza… Infatti da quando ho saputo che la sfida dell’MTC prevede la frutta (ahi, ahi, ahi Fabiana!), ho mediato e riflettuto sul fare qualcosa che fosse davvero una ricetta degna di vincere… Così all’inizio avevo pensato di fare un aspic frutta (molto anni ’80), e perfino monoporzione. Ho addirittura fatto del vino cotto, che poi ho utilizzato per i fichi (almeno è servito a qualcosa!), che poi ho trasformato in gelatina… Ma è venuta una cosa troppo scura, dove la frutta non si vedeva e, comunque, anche il sapore non era degno di essere chiamato tale, tanto da decidere, dopo pochi assaggi, che la degna fine del “dessert” fosse nell’umido! Così, a corto di idee (e se le idee son sempre così è meglio che rimangano sempre corte!), domenica ho approfittato della solita colazione preparata dal mio dolce doppio, per trasformarla in una ricetta adatta all’MTC. La ricetta è davvero banale ed elementare, quindi non merita nemmeno attenzione, anzi cambiate blog e non leggete nemmeno gli ingredienti… che questo mese partecipo col marito e non vorrei che per sbaglio ricevesse un altro premio!
Pancakes alla frutta di stagione con gelato veloce all’anguria

Ingredienti per i pancakes, a cura del dolce doppio, guardate qui.
Per il condimento per ogni due pancake:
mezza pesca montagnola
mezza fetta di melone bianco
2 cucchiaini di zucchero di canna
1 noce (piccolina) di burro
menta
Lavare e tagliare a cubetti la pesca senza togliere la buccia. Tagliare a cubetti anche il melone (è il massimo che posso fare come taglio!) e mettere in una padella insieme al burro e allo zucchero. Far saltare per qualche minuto. Spegnere e aggiungere qualche fogliolina di menta.
Per il gelato veloce di anguria:
cubetti di anguria congelati
zucchero a velo
qualche cucchiaio di acqua gassata
1 cubetto di latte congelato
cioccolato fondente in gocce
(e non chiedete le quantità perché ho fatto ad occhio!)
Se vi avanza delle frutta che nessuno vuole più o se prevedete di fare un gelato veloce, mettetela nel congelatore, tagliata a cubetti, perché lo sforzo vi ripagherà. Quando vi serve, infatti potete tirar fuori la frutta, metterla in un frullatore (io ho il Bimby), insieme a qualche cucchiaio di acqua e di latte (oppure per avere una consistenza più cremosa anche allo yogurt) e azionate il vostro mixer e magicamente si trasformerà in un gelato. Se lo fate con l’anguria, mescolate qualche goccia di cioccolato fondente e rimette a riposare in freezer per una mezz’ora. A questo punto sarà pronto per essere servito, come più vi aggrada.
Io l’ho sovrapposto al pancake caldo, servito con la frutta calda, per avere quel contrasto caldo freddo che piace tanto… ma anche perché domenica faceva un caldo micidiale, potevo rischiare di essere linciata proponendo una prima colazione ustionante?
Il risultato è stato piacevolmente gradevole, nonostante tutte le previsioni lo dessero per sconfitto.
Quindi con questa ricetta partecipo alla sfida del MT e Fabiana

Piccole osservazioni: lo zucchero di per sé non contiene glutine, ma lo zucchero a velo sì. Esso è, infatti, sempre addizionato con della farina per farlo durare più a lungo e non farlo cristallizzare. Fate quindi attenzione che sia addizionato con maizena o altrimenti fatelo voi a casa con dello zucchero normale, tanto quello non conterrà mai farina!
Anche lo yogurt in apparenza è un cibo che non contiene glutine, ma purtroppo non tutti i produttori possono assicuralo. Fate quindi attenzione che non sia del tipo che i celiaci non possono mangiare. In alternativa, andate sul sicuro e usate il latte!
Ahimè, anche il cioccolato potrebbe contenere tracce di glutine (ma anche di frutta a guscio, ci avete fatto caso?), anche se, in teoria, sarebbe un alimento naturalmente gluten free…

A presto
Stefania Oliveri

Come in una favola… la zucca, ma siciliana!

Sembra impossibile, ma dopo venti anni, anzi per l’esattezza 21 anni, l’ho rincontrata! Ed è stata una grande e calda emozione. Caldissima, visto che ieri a Palermo si è concentrato tutto il caldo e l’umidità dell’estate! E loro non ci sono proprio abituati, perché vengono dal freddo (solo climaticamente, beninteso): l’Olanda. Comincio col dirvi che che venti anni fa ero giovane e carina (almeno per gli olandesi che vedevano in me sicula, bassa e scura, l’esotica), ed ero magra! Eravamo un gruppo di studenti trapiantati in quel di Amsterdam, del tutto soli, del tutto indipendenti, del tutto liberi. Capite bene, come per me, per tutti noi, sia stato il periodo più bello e straordinario della nostra vita. Per anni ho vissuto nella nostalgia di quel periodo… e poi si cresce e piano piano si dimentica. Fino a quando un giorno mi arriva una e-mail, che mi chiede se sono proprio io quella Stefania Oliveri, che 20 anni prima ad A’dam ha studiato col prof. Lo Cascio e ha dato un contributo significativo alla lettera D… Stendiamo un velo pietoso sul considerevole apporto, visto che all’epoca non riuscivo nemmeno ad accendere un computer… per il resto ero io, sì, proprio io! E’ da quella e-mail che ho ricominciato a credere… alle carrambate e ieri si è perfino materializzata qui a casa mia, nientepopòdimenoche Marina. Non vi dico che amarcord … Fra un ricordo e l’altro, in ogni caso, ci abbiamo fatto rientrare anche il cibo (che non si dica che non siamo vere foodblogger!) e abbiamo scoperto che all’epoca nessuna delle due sapeva cucinare, né era minimamente interessata al cibo… e poi la folgorazione, per entrambe, sulla via di Damasco! Peccato solo che a Palermo loro siano stati un solo giorno, ma le ho promesso (am forse sa più di minaccia) che io ad Amsterdam ci ritorno e non certo per un giorno. Sei pronta Marina?
Ora vi presento il menù della serata, perché son sempre una forno star…
Arancine, panelle, sfincione, sarde a beccafico, involtini alla palermitana, zucca fritta in agrodolce, caponata (quella mia non fritta … almeno quella) parmigiana (ancora fritta), gelo di gelsomino e di mellone (anguria) e cannoli

E oggi vi do la ricetta della zucca un agrodolce. La versione è diversa dall’originale perché manca l’aglio, visto che il marito è allergico…
Zucca fritta in agrodolce


1/2 kg di zucca
2 cipolle
olio evo e sale
1/4 di bicchiere di aceto bianco
menta

Pulire la zucca eliminando la buccia e i semi. Tagliare a tocchetti . Far riscaldare l’olio in una padella e rosolare per bene la zucca con abbondante olio. Mettetela da parte. Pelate e tagliate a fettine le cipolle e soffriggete anche esse nell’olio della zucca. Quando saranno dorate, aggiungete la zucca, salate e versate l’aceto con un po’ di zucchero e lasciate evaporare. Spegnere il fuoco e aggiungere abbondante menta.

Si serve a temperatura ambiente.

Qualche piccola precisazione: questa ricetta in realtà, nella versione palermitana richiede l’uso dell’aglio che va fatto imbiondire nell’olio. L’olio così profumato servirà a friggere la zucca. La zucca in realta va fatta a fettine. Io però, per paura di rompere queste fettine, molto delicate, ho preferito proporla a cubetti. Infine, questa ricetta è naturalmente priva di glutine, perché non si utilizza nessun ingrediente che possa essere a rischio. Inoltre, non essendo presente nessun elemento di origine animale è adatto a chi segue una dieta vegana.

Infine, ma non ultimo, non dimenticate di passare da Menù Turistico per la (st)renna di oggi!

A presto

Stefania Oliveri

Evviva la multiculturalità: crostini ai tre sapori

La scuola è ricominciata anche qui in Sicilia (per la verità, siccome io mi trovo a Belluno (???), a me è ricominciata il 12, con 6 ore di fila al giorno con soltanto 45° nelle aule fresche…ma questa è un’altra storia!) e anche l’ultimo pargolo, quello di mezzo è tornato sui banchi!
La prima volta che il pargolo n. 2 si fidanzò, scelse una ragazzina indiana. Appena mia mamma lo seppe, mi disse “l’importante che non te la porti a casa da grande…!” Vedendo la mia espressione di disappunto, aggiunse “perché se si poi si dovessero separare, si porta i figli lontano e voi non li vedete più!” Devo aggiungere però che il pargolo aveva solo 7 anni e la bambina era adottata e si sentiva più palermitana di me!
Quest’anno a scuola, sempre lui, diventa il miglior amico di un ragazzo di colore. I., lo chiameremo, è simpaticissimo e parla in maniera piuttosto forbita (cosa alla quale non sono abituata, perché i miei figli sembrano regredire, piuttosto). Non appena mia mamma lo vede, mi rivolge una domanda lapalissiana “è nivuru?”
La guardo basita e la rimprovero con gli occhi. “Mamma, si dice nero!”
Sì, perché noi ragazzi degli anni ’80 abbiamo imparato che se uno è di colore, si dice che è nero, e non negro, se uno è asiatico si dice che è bianco e non viso pallido, se uno è giallo si dice cinese, e non cinesino, e se uno è rosso si dice indiano e non augh!
E aggiungo “suo padre è professore universitario”.
“Ahhh” mia mamma illuminata, “allora è adottato!”
“No, mamma” risposta laconica.
Perché il preconcetto è che se sei di colore e parli bene e frequenti un liceo (soprattutto in centro), e tuo padre è professore universitario, allora sicuramente appartieni ad una famiglia ricca che ti ha adottato.
“E da dove viene, allora?” la seconda domanda spontanea, perché se non sei adottato, allora sei immigrato ed extracomunitario.
“Mamma, è palermitano!”
“Il negretto?” e non pensiate che ci fosse una accezione negativa, ma mia mamma è del periodo di “Faccetta nera” e poi è amico di mio figlio, suo nipote. Mi sento in dovere di cominciare una disamina su come si chiamano le persone del mondo “!”
“Ma nivuru rimane!”
Il suo ragionamento effettivamente non fa una piega.
“E che lavoro fanno i suoi genitori?” Sottointendendo “fanno le pulizie?”, come se poi fosse un crimine.
“No, mamma, ti ho detto che suo padre è professore universitario”
“… Ma sei sicura?”

E siccome siamo per il multicolor allora ho pensato di postare questi tre patè, che giacevano in fondo all’archivio delle mie foto, visto che la ricetta risale nientepopòdimeno che al periodo di natale…

Il primo (che poi sarebbe il secondo crostino) l’ho copiato spudoratamente da quel genio dell’arte culinaria, nonché (st)Renna di oggi (mi raccomando andate a vedere il suo capolavoro di oggi) di Mapi di L’apple pie di Mary Pie.

Patè di lenticchie rosse

180 g lenticchie rosse
1/2 l brodo vegetale
1 cipolla tritata
2 spicchi aglio
2 cucchiai di pepe rosa
30 g burro
1 cucchiaio di Marsala
1 rametto di maggiorana (o 2 cucchiaini di maggiorana secca)
olio extravergine di oliva
Le lenticchie rosse non hanno bisogno di essere ammollate, o così almeno dice il produttore (e io mi sono fidata ciecamente e ho fatto bene).
Soffriggere in un poco di olio nel wok aglio e cipolla tritati per due o tre minuti, aggiungervi le lenticchie, la maggiorana e il pepe e mescolare bene per insaporirle. Aggiungere il brodo caldo a poco a poco e farle cuocere per 40 minuti almeno. Unire il Marsala e farlo evaporare.
Frullare il tutto per ottenere una crema omogenea e aggiungervi il burro. Mescolare bene per farlo sciogliere e amalgamare.
Volendo, a questo punto si può passare la crema al setaccio per togliere le bucce; a me piaceva però il suo aspetto rustico, quindi le ho lasciate (dice Mapi e io aggiungo che a me scocciava e non l’ho fatto!)
Foderare un piccolo stampo con della pellicola, versarvi il paté compattandolo bene, livellarlo e metterlo in frigorifero a rassodare per almeno due ore.
Sformare il paté e servirlo con piccoli crostini di pane gluten free.

Il secondo paté (il terzo crostino) invece proviene da questo blog e siccome adoro l’aringa, ho voluto provarla e ho fatto bene.
PATE’ DI ARINGA
INGREDIENTI:
Aringa Affumicata
Cipolle di Tropea
Erba Cipollina
Panna Acida (io ho aggiunto un cucchiaio di limone alla panna)
Burro
Pepe Rosa

Tenete in ammollo l’aringa in acqua fredda per un quarto d’ora. Tritate finemente la cipolla e mettetela da parte. Asciugatela bene e frullatela con burro, panna acida, erba cipollina e pepe rosa. Aggiungete il trito di cipolla ed amalgamate il tutto. Coprite con della pellicola e tenete in frigo fino al momento di servire. Spalmate sui crostini gluten free o su qualche fettina di mela.

Il terzo paté (cioè il primo crostino) invece proviene da un libro di Sale e Pepe e riscuote sempre un enorme successo.

Paté di Granchio

Ingredienti (per 8 persone)
1 scatola da 250 gr. di polpa di granchio
alcune gocce di limone
alcune gocce di tabasco
sale e pepe
3 cucchiai di maionese (io Calvè che è senza glutine)
1 cucchiaio di salsa di pomodoro (io di solito preferisco quella di pomodori freschi, ma potete usare, se non è stagione, anche del concentrato di pomodoro Mutti, che è come se fosse fatto a casa)
un po’ di paprika (mia aggiunta)
Crostini
Sgocciolare molto bene la polpa di granchio e mescolare con tutti gli ingredienti fino ad ottenere una salsa morbida. Nel libro si suggerisce, se il composto risultasse troppo duro, di aggiungere un po’ di panna, ma io non è ho avuto bisogno. Mettere in frigorifero per almeno due ore e servire con crostini. Una vera delizia!!!

Ora un piccolo aggiornamento sul contest delle (st)Renne Gluten Free.

Le (st)Renne si sono consultate e hanno deciso che il vincitore non sarà uno, ma ben 5. Tutti e cinque entreranno di diritto per il mese successivo avranno il piacere di far parte del gruppo (con relativi cazz… su FB e per chi non è su FB per e-mail) e di aver attribuito un giorno in cui dovranno pubblicare la loro ricetta con il tema del mese. In questa maniera molte più persone avranno la possibilità di vincere il week end per due persone all’agriturismo Baglio Costa di Mandorle di Paceco.

A presto
Stefania Oliveri