Stavolta mio marito ha fatto il salmone!

Già l’ho detto in un’altra occasione, ma lo ripeto, per ricordarmelo io la prossima volta, ma ogni volta che si organizza una cena in casa Cardamomo, il mio dolce doppio si stressa di vedermi lavorare tutto il giorno… e come al solito si ripete il cliché: io decido il menù, io faccio la spesa, io cucino, io pulisco, lui si stressa… Ogni volta succede così e anche stavolta non fa eccezione… Ma giuro, la prossima volta porto tutti al ristorante!
La ricetta di oggi l’ha fatta lui, comunque, anche se, visto che ero molto indaffarata, mi ha stressata per sapere come dovesse cucinare questo salmone, cioè una nuova versione da proporre sul blog… Capito??? ci ha lo stress da blog “devo cucinare qualcosa di diverso, mica posso postare sempre la stessa ricetta… che direbbero i miei lettori?” Così per variare il salmone di Jamie Oliver già fatto qui, ho pensato di farglielo panare in maniera diversa e di renderlo più siculo… quindi

Salmone ai pistacchi!

Ingredienti per 6:
6 fette di salmone un po’ spessi e con la pelle
sale e pepe
olio
senape di digione
pistacchi di Bronte tritati
limone
Accendere il grill del forno alla temperatura più alta. Foderare la teglia di carta forno e adagiarvi sopra le fette di salmone, condite con sale e pepe. Spalmare un cucchiaino di senape su ogni filetto. Mettere i pistacchi tritati in una padella e farli tostare un po’ e poi cospargere sul pesce premendo. Quindi mettere al forno la teglia per 10 minuti. Fatto!
In realtà Jamie Oliver usa la trota salmonata… quindi io mi sono pure beccata il riprovero del dolce doppio, perché ho ricomprato il salmone A mia discolpa, devo dire che la trota salmonata saprei anche dove trovarla, ma si trova solo a 5 km da casa mia… La prossima volta gliela vado a prendere, così non fa brutta figura con i suoi lettori
Suggerimenti: il pesce viene, neanche a dirlo, buonissimo anche così, solo che secondo me i pistacchi non dovevano essere tostati precedentemente, perché si rischia di farli tostare troppo in forno… In realtà sembra così anche dalla foto, però posso assicurarvi che al palato non si sentiva che fossero bruciacchiati. Però sicuramente è meno bello da vedere.

A presto
Stefania Oliveri

Un rosso fuoco per un rosso fuoco!

(In questo post: gelo di melograno e sciroppo di rose essiccate)
Tutti siamo esperti in questione di cibo. Sappiamo ciò che è buono e ciò che è cattivo, sappiamo ciò che ci piace e ciò che non ci piace, sappiamo riconoscere un buon piatto da un cattivo piatto… Ma chi è il vero esperto in questione? Il food blogger? Chissà! Quello che so, per esperienza, è che il food blogger è sicuramente ossessionato dal cibo, lo sogna anche di notte, vuole assaggiare e sperimentare il più possibile, e trae infinito godimento nel preparare ogni piatto nuovo… e tutto questo ce l’ho!
Ma un vero food blogger ha anche un meraviglioso, bellissimo, strepitoso, professionale Kitchen Aid…. e io NON CE L’HO!!! Quindi per esserlo, devo assolutamente possederlo!!!
Piccolo messaggio subliminale per Barbara… 😉
Ecco perché ho passato tutto il mese a pensare e sperimentare ricette in rosso… solo che il colore rosso, rosso brillante come il KA, non mi è riuscito benissimo, in nessuna delle mie sperimentazioni… Così ho scelto, alla fine una ricetta che rossa rossa non è, ma contine solo ingredienti rossi rossi. Fra l’altro Barbara chiedeva anche di fare una ricetta con basso contenuto di grassi, ed io che amo i dolci che ho fatto? Un dolce! Ecco allora un gelo di melograno che fa tanto bene ed è tanto buono, ma con uno sciroppo di rose… Rosso su rosso!

Partiamo dalla sciroppo di rose
Avevo dei petali di rose disidratati e ho deciso di realizzare uno sciroppo… in rete non ci sono ricette a tal riguardo, e quindi ho deciso di sperimentare io prendendo una ricetta con i petali freschi da qui.
Ecco gli ingredienti (io ho dimezzato le dosi per paura che non riuscisse bene)


2 bicchieri di acqua
2 bicchieri di zucchero
1 bicchiere di petali essiccati
il succo di mezzo limone.
Preparate lo sciroppo di zucchero, mettendo in un pentolino l’acqua e lo zucchero e non appena quest’ultimo è ben sciolto unite i petali di rosa e il succo del limone. Abbassate la fiamma e fate bollire per una decina di minuti. Lascia in infusione almeno 8 ore. Vedrete che con la cottura e l’infusione lo sciroppo diventerà di un bel colore rosa e prenderà il profumo dei fiori. In realtà io ho aiutato un pochino la natura e per averlo di un bel colore rosso ho aggiunto la punta di uno stecchino di colorante alimentare rosso, sciolto in due gocce di acqua.
Dopo le otto ore filtrate bene fate bollire nuovamente lo sciroppo. Quando è ben caldo, versatelo nei barattoli, chiudere bene e rigirate i barattoli sul tappo e attendete il raffreddamento come per le marmellate. Così ha un buon livello di conservazione, ma bisogna riporli in un luogo fresco e scuro.
Questo sciroppo può essere usato per vari utilizzi così mi è venuto in mente di utilizzarlo al posto dello zucchero per fare il gelo di melograno. Anche qui ho sperimentato, usando le dosi del gelo di mellone.


Gelo di melograna
Ho usato:
250 gr di succo di melograno
20 gr di maizena
1 cucchiaio di sciroppo di rose
chicchi di melegrana
Stemperate un cucchiaio di succo di melograno con la maizena, questo si fa per evitare che si formino grumi aggiungendo la maizena a tutto il succo. Quindi mescolate tutto il succo con questa pappetta e lo sciroppo di rose e mettete su fuoco basso. Mescolate sempre fino a quando il succo diventa denso. Purtroppo il bel colore rosso rubino si ammattisce e vira sul rosso mattone… Versate in bicchierini (con questa dose ne vengono 8) e appena si raffredddano mettete in frigo. Servite con i chicchi di melograno.
Il sapore è buono e delicato. Si apprezza il melograno e il retrogusto dell’aroma di rosa. Il dolce è abbastanza light e sicuramente fa molto bene! E adesso speriamo che faccia bene anche alla mia cucina!
Suggerimenti senza glutine: la maizena è naturalmente senza glutine e per i geli, è la soluzione migliore perché da la giusta cremosità. Se usate la fecola, il composto diventa più duro, se usate l’amido di grano ha bisogno più tempo per non sentire il gusto della farina cruda, rischiando di far diventare il gelo troppo duro.

Infine questa è una ricetta adatta anche ai vegani, oltre che ai celiaci!
Se volete potete aggiungere un ciuffo di panna montata… ma per restare vegana deve essere di soia!

Con questa ricetta partecipo al contest di Barbara


A presto
Stefania Oliveri

Come risolvere un problema annoso… un dolce tuffo in una crema!


E alla fine, dopo una serie infinita di docce svedesi, la mia doccia si è rotta! Adesso la cara dolce acqua calda non arriva neanche con suppliche e preghiere… solo acqua fredda, che, in questo periodo, a me sembra gelata. Perché io faccio la doccia con l’acqua calda anche con 45° all’ombra, figuriamoci quando i gradi scendono a 18°! Abbiamo telefonato a tutti gli idraulici che conosciamo (mio marito è ingegnere e una certa lista ce l’ha!), ma non sono al momento disponibili. Abbiamo telefonato anche a quelli trovati sull’elenco telefonico, ma anche essi sembrano tutti impegnati… Ora io mi chiedo: ma a Palermo si sono rotte tutte le docce insieme o, forse, mi stanno facendo uno scherzetto (visto il periodo), o, ancora, stanno partendo tutti per questo ponte lunghissimo? E allora io mi domando ancora, visto che invece io rimango inchiodata qui: perché non ho sposato un idraulico invece che un ingegnere idraulico???


Vi lascio una ricetta semplicissima, che fa calmare i nervi e consola dalle angherie della vita, ma buona buona buona, preparata aspettando Patrizia per goderci un pomeriggio di chiacchere fra amiche. Sei un tesoro e una dolcezza, e dobbiamo stare insieme più spesso!

Verrines di dolce crema ai cranberries
Ingredienti per 4 bicchierini:
125 gr. di philadelphia
125 gr. di latte condensato
3 biscotti sbriciolati Rustici della Biaglut
cranberries disidratati
Mescolare insieme le due creme. Sbriciolare i biscotti sul fondo dei bicchierini, versare la crema e ricoprire con altri biscotti sbriciolati e alcuni cranberries. That’s all! Conservate in frigo fino al momento di servire.
Suggerimenti: potete sostituire la Philadelphia con il mascarpone e avrete un sapore meno acidulo o i cranberries con l’uvetta passa.

Inoltre voglio inviare questo dolcino alla mia zietta super tecnologica che oggi fa il compleanno: una marea di auguri e ti voglio tanto tanto bene!

Con questa ricetta partecipo al contest di Fujiko Le ricette della Felicità, perché basta davvero poco per appagare il gusto e la vista!

A presto

Stefania Oliveri

Davvero una “maiala effige” … al cioccolato!

Se pensate che l’unico in grado di fare delle gran maialate in casa mia è il mio dolce doppio, vi sbagliate di grosso!!! E adesso ve lo dimostro con questa ricetta che è la mia estrema porcata di oggi!!!

P.s. Messaggio privato per il mio collega: questa è la torta che ho portato a scuola, la glassa non è indispensabile, come ben sai, ma se ce la metti non ti lamentare dell’assuefazione che provoca… io ti ho avvertito!

Plumcake al cioccolato con salsa
(da un’idea di “La scuola di pasticceria”, 2, Torte al cioccolato, la Cucina del Corriere della sera)

150 gr di cioccolato fondente (Venchi è senza glutine)
100 gr. di burro
4 uova codice 0 (cioè biologiche) o 1 (cioè allevate all’aria aperta)
125 gr di zucchero semolato
125 gr di farina di mandorle o mandorle tritate
1 bustina di lievito per dolci

Grattugiare o tritare anche grossolanamente il cioccolato (o usare le goccine) e farlo fondere a bagnomaria o al microonde (come faccio io a 450° per un minuto circa) insieme al burro. Separare i tuorli dagli albumi e montare questi ultimi a neve fermissima. Montare anche i tuorli con lo zucchero, fino a quando non saranno ben bianchi e spumosi e aggiungere il cioccolato fuso e raffreddato, la farina di mandorle e il lievito. Infine incorporare delicatamente gli albumi, mescolando dal basso verso l’alto, ma in maniera decisa e versare il composto in uno stampo da plumcake foderato con carta forno. Far cuocere in forno caldo a 180° per circa 30 minuti, preferibilmente a forno statico.


Per la salsa:
1 dl di panna fresca
100 gr di cioccolato fondente
50 gr burro
In una casseruola versare la panna e farla scaldare abbastanza senza farla bollire. Quindi versare il cioccolato tritato e il burro e mescolare fino a quando non si scioglieranno del tutto. Se vi fosse qualche difficoltà, rimettete di nuovo tutto sul fuoco basso e continuate a mescolare.
Sfornare il plumcake e lasciarlo raffreddare e al momento di servirlo versare la salsa sopra. Una libidine che supera di gran lunga tutte le “porcate” della cucina domenicale del mio lui!

Suggerimenti: la ricetta prevedeva del cioccolato al latte, che però io non avevo e ho quindi usato quello fondente e stavolta questa è stata l’unica variante.
La torta deve rimanere morbida e bagnata, quindi è buona anche senza la salsa. Però se volete fare una “maiala effige” dovete assolutamente accompagnarla con questa fantastica salsa che deve rimanere liquida, così come vedete dalle foto. La torta, così, si imbibisce bene di questa salsa e il sapore diventa sublime! Infine se volete la versione light di questa meraviglia, risparmiando un numero di calorie infinite, ma comunque altrettanto buona, potete andare a vedere qui.

Con questa ricetta partecipo al contest di La cucina di Esme sul cioccolato

A presto

Stefania Oliveri

Trick o treat? Nightmare profiteroles!

Trick or treat? In zona Cesarini se lo chiederanno di sicuro le MT e la mia omonima di nome e di città… Io invece assicuro loro che non si tratta né di dolcetto, né di scherzetto… ma di vero e proprio incubo! Di vera e proprio persecuzione! E se stavolta ho proposto ben 5 soluzioni di cui, ahimè, tre fuori concorso, alla prossima ne proporrò 6 e poi ancora 7 e poi ancora 8 e poi … e poi… fino a quando non vincerò questa sfida, che ormai da oltre un anno mi ha fatto perdere il sonno… Insomma una minaccia velata di sfinirle, perché la corruzione non ha funzionato… sebbene, stavolta, mi sento quasi vincitrice anche io, visto che la vittoria è andata a “Stefania di Palermo”! L’unico problema è stato nel fatto che io abito tre traverse più in là…
In ogni caso la versione di questa volta rispetta rigorosamente la forma richiesta, la base è fatta seguendo la ricetta fantastica di Sua Altezza Reale del naturalmente gluten free, assolutamente ottima e perfetta, esattamente come quella di Montersino, come previsto dal regolamento… Insomma stavolta sono in gara anche con la versione salata! Che poi pensandoci, son tutti bravi con la versione del signor Montersino, ma farli venire bene, anzi ottimi senza glutine, mica è impresa da poco… E fra l’altro credo che nessuno si sia nemmeno cimentato… 🙁
E se ciò non bastasse, aggiungo pure una informazione in più rispetto al post della volta scorsa, e cioè ho la certezza che i bignè si possono congelare e rimangono fragranti come appena sfornati. Questi che vedete infatti sono gli stessi della volta scorsa, scongelati e riempiti ieri. La cosa fondamentale, mi sento di dire, è che devono essere congelati non appena si raffreddano e si devono scongelare il giorno che si devono mangiare.
E dopo questa perla di saggezza, passo alla ricetta.


Per l’impasto guardate qui e se non avete il Bimby, seguite il procedimento indicato da Stefania che è perfetto!
Per il ripieno interno:
Philadelphia
salmone affumicato
sale
un goccio di grappa
Per la colatura:
Philadelphia
zucca
pistacchi

Niente di più semplice e godurioso, proprio da minimo sforzo e massimo entusiasmo 😉
Frullate il salmone insieme alla Philadelphia e regolate di sale, aggiungendo un po’ di grappa per aromatizzare. Farcite i bignè.
Per la colatura invece dovete procurarvi una bella zucca e farla appassire, senza aggiungere niente altro, dentro il forno a 180°, dopo averla mondata e tagliata a tocchetti. Non appena avrà assunto una consistenza morbida, spegnete il forno e fatela raffreddare. A questo punto passatela con il frullatore perché deve avere la consistenza di una purea e mescolatela con della philadelphia e aggiustate di sale. Colatela sul vostro profiteroles e spolverizzate con pistacchi tritati.
Suggerimenti: resistete fino a quando tutti i commensali non avranno assaggiato un bignè, rischiereste di non portare l’antipasto a tavola…


E ancora una volta, con questa ricetta, partecipo alla sfida più dura della mia vita, quella per cui ho perso il sonno e la mia autostima è caduta sotto i piedi… ok, sotto i tacchi… ma sempre nel punto più basso sta… almeno fino a quando non vincerò!

A presto
Stefania Oliveri

Il solito maiale di mio marito!

Oggi non ce la faccio, sono stanca, stanchissima e ho tanti pensieri, per i miei amici e per una in particolare… aspetto una notizia e sto dicendo tutte le preghiere che posso… E’ un periodaccio… Per questo oggi la foto non c’è! Faceva più schifo del solito, il setting non c’era, era tutto pronto a tavola e non mi andava di fare aspettare la famiglia, non avevo voglia di rifare tutto… e non avevo nemmeno voglia di prendere un piatto (uno dei mille che ho) per mettere in posa questo buon cibo… Mi scuso prima di tutto con il mio dolce doppio, perché non sto dando onore al suo piatto, ma vi assicuro che il suo esperimento era di una bontà infinita… Stavolta ve lo racconto e voi ve lo immaginate… e se vi state chiedendo qual è l’animale della domenica … vi rivelo subito che mio marito ha fatto di nuovo il maiale!

P.s. Riciclo una foto fatta a maggio per la mia super produzione di marmellata, perché la foto ci vuole…

Salsiccia agrodolce
La ricetta nasce da un idea di Nigella e dalle sue salsicette da cocktail, però lui ha voluto rinnovarle e ha fatto le sue modificche ed ha avuto il suo meritato successo!
Le dosi sono ad occhio, quindi assaggiate la salsa e se vi pare buona usatela, altrimenti regolate secondo il vostro gusto!
8 “callozzi” di salsiccia
2 cucchiai di marmellata di fragole (home made, cioè fatta da me!)
1 cucchiaio di olio evo
sale
1 cucchiaio di salsa di soia (io Crudigno l’unica che conosca senza glutine, ma fatemi sapere se ne esistono altre)
1/2 limone
pepe
Mettere la salsiccia in una pirofila da forno e bucherellarla. Preparare a parte una salsetta fatta con tutti gli altri ingredienti e verserla sulla salsiccia. Metterla in forno a 220° per una ventina di minuti. Lui l’ha servita con le patate al forno, tagliate e rondelle sottili, e cipolla.

Con questa ricetta partecipo al contest di Bolli bolli pentolino sulla marmellata in collaborazione con Poggio del Picchio

A presto

Stefania Oliveri

Quale sarà il prossimo animale? Per adesso ci sono solo le ossa!

In attesa che scopra quale sia l’animale che farà oggi mio marito, vi lascio queste meringhette a forma di ossa… d’oltrende Halloween si avvicina… se qualcuno volesse ispirarsi… sperando che sulla nostra tavola non ci siano nè pipistrelli, nè ossa di rana, nè gatti neri…

Meringhe a forma di osso

Una premessa è d’obbligo. Stavolta ho deciso di tentare la ricetta del Bimby per fare la meringa. Quindi dopo aver guardato a destra e manca e poi ho deciso che questa fosse la migliore. Se invece volete fare le meringhe ma non possedete il Bimby andate a guardare qui per il procedimento.

Ingredienti
4 albumi (circa 130 gr)
400 gr di zucchero semolato

Ho tritato per prima cosa lo zucchero per polverizzarlo, mettendo la funzione turbo per un minuto. Quindi ho inserito nel boccale gli albumi (avete capito bene non ho tolto lo zucchero dal boccale). Quindi ho inserito la farfalla e ho azionato a 50° per 7 minuti velocità 4. Si sono montate perfettamente. Il procedimento Bimby prevede una doppia montatura a distanza di 10 minuti, ma io per timore che si sgonfiassero non l’ho fatta. Ho comunque aspettato che il composto si raffreddasse e dopo 10 minuti ho poi trasferito il tutto in una sacca da pasticcere. Un piccolo trucco per riempirla senza imprecare contro chi l’ha inventata è quella di procuravi una bottiglia di plastica e tagliare l’estremità superiore, così che possiate appoggiare la tasca dentro la bottiglia facendo sporgere il lembo superiore dalla bottiglia. Questo trucchetto mi ha definitivamente riconciliato con qualsiasi tipo di aggeggio infernale inventato a tal uopo! A questo punto foderate almeno tre placche da forno e cercate di fare la forma di un osso. Come? Io ho fatto così: ho disegnato una Y e ho poi aggiunto due codine ed è venuto fuori questo… Poi ho infornato in forno ventilato a 80° per una settantina di minuti, cioè fino a quando il guscio esterno è duro. Io amo le merignhe dal cuore più morbido, quindi per me vanno benissimo 70 minuti, ma se le preferite più friabili, allora lasciatele almeno 80 minuti o anche 2 ore.
I miei pargoli sono impazziti!
Suggerimenti: Se non avete il Bimby che vi polverizza lo zucchero a velo, il consiglio è di usare metà zucchero semolato e metà zucchero a velo. Lo zucchero a velo comprato contine amido, quindi dovete stare ben attenti che sia di maizena e non di grano altrimenti non è adatto per i celiaci.
Le meringhe si conservano a lungo in una scatola a chiusura eremetica… se non avete tre pargoli come i miei!
P.s. Io non amo Halloween, perché penso che siamo italiani e dobbiamo rispettare le nostre feste, però vedendo queste ossa di meringhe da Martha Stewart, mi sono detta che essendo la nostra festa dei morti e portando i nostri morti il carbone dolce, quest’anno potevano portare anche delle ossa… Voi che ne pensate?
A presto
Stefania Oliveri

Sai tenere un segreto? Io sì! Sarà colpa del brandy?

Se c’è una cosa che mi riesce davvero bene, è mantenere un segreto! Ho un vero e proprio talento naturale, cioè, mica mi impegno nemmeno tanto, io dimentico appena 5 minuti dopo che mi hanno confessato l’inconfessabile! E se ciò è una fortuna, per chi mi affida i suoi segreti, lo è molto meno per chi mi affida dei messaggi da riportare. Non vi dico se devo rifare una ricetta, anche per la millesima volta, io non me lo ricordo! Così quando ieri un mio alunno celiaco, mi ha chiesto la ricetta della torta al cioccolato e mandorle che ho fatto per il compleanno di un altro alunno, io l’ho guardato smarrita e gli ho risposto “non mi ricordo”, abbastanza mortificata, anche perché avevo appena asserito di averla fatta la sera prima alle 10 di sera…Anche perché ti guardano e pensano “questa NON l’ha fatta lei!” Così gli ho promesso di portargli la ricetta oggi… E io gliel’ho portata? NO! Mi sono dimenticata, appunto! E allora mi sono dovuta pure sbottonare e confessargli che ho il blog di cucina e che lì la trovava… E così prima che mi dimentico come ho fatto questo coniglio, pubblico la ricetta, almeno riesco a farlo una seconda volta, visto che era buonissimo!

CONIGLIO ALLE MELE E PANCETTA
Ingredienti (per sei persone):
1 coniglio da circa 1 kg e mezzo
aceto di vino
120 gr. di pancetta affumicata
olio extra vergine di oliva
1 cipolla
1 bicchierino di brandy
2 mele (io ho usato le Fuji)
200 gr. di panna liquida fresca
sale, pepe q.b.

Lavate in acqua e aceto il coniglio tagliato in pezzi (o meglio questa era una cosa che faceva mia nonna e anche mia mamma e adesso faccio anche io, ma credo che ai giorni nostri non sia neppure più necessario, visto che i coniglio sono di allevamento e non hanno più odore di selvaggina…), asciugatelo e fate rosolare il coniglio, dopo aver rosolato prima la pancetta (senza nessun grasso) poi la cipolla tagliata a fettine (aggiungendo l’olio solo se ce ne fosse bisogno) e metteteli da parte.
Cuocete nello stesso unto i pezzi di mela, aggiungendo anche un pezzettino di burro, e, una volta cotti, mettete in caldo con il coniglio e le cipolle. Aggiungete al fondo di cottura il brandy e fatelo evaporare, unite il coniglio e le cipolle e fate cuocere per 30 minuti circa.
In ultimo aggiungete le mele terminando la cottura per ulteriori 10 minuti e regolate di sale e pepe.

Con questa ricetta che lapalissianamente rosa non è, partecipo alla raccolata portata avanti da Ornella di Gialla tra i fornelli, perché ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno. Io non sono ancora riuscita a realizzare una ricetta tutta rosa, ma ho voluto partecipare lo stesso mettendo questo nastro rosa, perché il coniglio è una carne bianca genuina che dovremmo consumare di più e per la presenza delle mele, frutta di stagione (ok, va bene le mele ci sono sempre, ma a maggior ragione sono di stagione … di tutte le stagioni!)… evitate magari la pancetta affumicata… però sarebbe l’unica cosa rosa del piatto… 😉

Comunque per maggiori informazioni andate qui e troverete tutto nel dettaglio!
Quindi non perdete tempo e prevenite!

A presto

Stefania Oliveri

Per un amico lontano… crostatine vegane.

Il mio migliore amico sta al di là dell’oceano ormai da tantissimo tempo. Ed è passato tanto di quel tempo che ha superato di gran lunga gli anni che abbiamo trascorso insieme. Ci siamo conosciuti che eravamo già grandi, all’università. Poi in Olanda abbiamo trascorso i migliori mesi della nostra vita (almeno io li ricordo così… ma chissà se è vero…). Poi siamo tornati (depressi) e abbiamo trascorso gli ultimi anni dell’università sempre insieme. Abbiamo studiato le ultime materie che ci rimanevano, concedendoci delle pause folli fatte di balli scatenati sulle note di Twist and Shout dei Beatles, di Prince e degli U2, perché entrambi non amavamo il caffè! Abbiamo passato anche le notti insieme, fuori per le strade a tampinare i nostri amori, a volte ricambiati, altre volte no, ancora a ballare, a bere (poco, quasi astemi entrambi), a fumare mai. Abbiamo riso insieme, pianto anche tanto (io molto di più… forse solo io), ci siamo confessati l’inconfessabile… Poi lui è partito, è andato a lavorare ad Amsterdam e io sono rimasta. Ad uno ad uno sono partiti anche tutti gli altri amici. Ma io non facevo che ripetermi che era un periodo, che era transitorio… Poi lui è andato a lavorare negli Stati Uniti. E poi si è pure sposato un’americana. E ora ha pure due bellissimi bambini. Sono passati 20 anni (o giù di lì) e io, che sono un po’ tarda, ho realizzato solo ora quanto mi manchi… Avrei ancora bisogno della sua spalla su cui versare tutte le lacrime che non riesco a versare con nessun altro. E vorrei fargli assaggiare la mia cucina, che non ha avuto il tempo di apprezzare, perché quando è partito l’unica cosa che eravamo riusciti a fare era stato bruciare il latte e anche un americano …
Gli dedico queste crostatine buone, ma non dolci, o quanto meno con un impasto salato che andrebbe bene anche per un salato, e un ripieno dolce ma non troppo… proprio come la nostra amicizia dolce finché c’è stata, non troppo perché è durata poco, salata come le lacrime … Mi manchi!
La ricetta è di una persona dolcissima che si trova dall’altra parte dell’altro oceano la meravigliosa Anna! Lei ha fatto questa versione vegana e senza glutine e io ho voluto subito provarli… li ho modificati un po’, ma proprio poco perché non avevo le patate americane. La ricetta originale la potete vedere da Anna, qui vi do la mia versione.


per l’impasto
40 gr di farina di ceci
20 gr di fecola di patate
25 cc di acqua calda
un pizzico di sale
1 cucchiaio di olio evo
1/2 cucchiaino di bicarbonato

per il ripieno
60 gr di patate americane (io non le ho usate)
1/4 di mela (io ho messo una mela intera per sostituire le patate)
10 gr di cranberry
1 cucchiaio scarso di zucchero di canna

fecola di mais per spolvero
Ho amalgamato tutti gli ingredienti dell’impasto e dopo averlo avvolto in una pellicola per alimenti e l’ho messo a riposare in frigo per almeno 1 ora. Anna scrive che l’impasto le si sbriciolava, ma a me non è successo e anzi è venuto con una consistenza piuttosto elastica. Infatti quando ho ripreso l’impasto ho potuto lavorarlo molto bene, ovviamente spolverizzando un poco il piano di lavoro. Non ho voluto fare dei fagottini, ma ho optato per la versione crostatina (davvero piccina piccina).
Per il ripieno ho tagliato la mela in piccoli pezzi, ho messo i i cranberries (mirtilli rossi) fatti precedentemente rinvenire in acqua ed asciugati, ho aggiunto lo zucchero, una spruzzata di limone (per non far annerire le mele) e le ho messe dentro le crostatine. Quindi ho infornato per una ventina di minuti a 180°. Servire a temperatura ambiente.
Suggerimenti:
Come vi dicevo, il guscio delle crostatine mi sembra più indicato per un ripieno salato, perché si sente molto il sapore dei ceci e noi palermitani lo associamo alle panelle. La prossima volta voglio provare ad invertire le dosi delle due farine per farle in versione dolci.
Infine volevo fare presente che gli ingredienti usati sono naturalmente gluten free, ma per le farine bisogna stare attenti se sono fatte in stabilimenti che non trattano anche farine glutinose, per evitare pericolose contaminazioni.
A presto
Stefania Oliveri

…TACCHINO RISPONDE!

Ok, lo ammetto non ci vedo proprio più! Anzi devo proprio confessare che sono totalmente, completamente ciecata e devo proprio decidermi a mettere gli occhiali anche per vederci da lontano! Sì, perché quelli da vicino ce li ho, e non voglio nemmeno pensare a tutti i gradi che mi mancano… in ogni caso tanti da non permettermi più di mangiare senza indossarli… Ma adesso non ci vedo più nemmeno da lontano e dovrei mettermi un paio di occhiali per vederci mentre cammino… oppure, peggio, un bel paio di lenti bifocali (e guai a chi si azzarda a dire “come le persone anziane”)! Insomma, per farla breve, ieri ho comprato un dentifricio sbagliato proprio perché sono ciecata come una talpa! Ora io ho un unico piacere peccaminoso: il dentifricio! E anche se a casa ho anche l’Elmex, perché tutti i dentisti lo consigliano, a me piace l’Aquafresh. Lo compro quasi di nascosto, quando penso di non essere vista da nessuno e mi sento quasi in colpa ad usarlo (perché i dentisti non lo consigliano…), e a casa me lo nascondo per non farmelo fregare da nessuno, mi piace stendere quella pasta di tre colori sullo spazzolino, quasi un bisogno infantile di vedere un dentifricio tutto colorato… E l’azienda come mi ripaga? Ampliando la gamma e aggiungendone uno con la riga verde al posto di quella blu??? Ma l’Aquafresh è un’istituzione, è ha tre colori, come la bandiera francese, bianca, rossa e blu… e allora perché questo attacco improvviso di patriottismo? E io che ormai sono totalmente ciecata, secondo voi ho visto che il colore era diverso???
E ora, ditemi voi, se queste polpettine sono delle dimensioni giuste per un finger food, perché io non le vedo proprio!

Le polpettine di Meggy


Prima di passare alla ricetta devo precisare due cosine. Intanto che partecipo a l contest di EliFla di Cuocicucidici e con la vincitrice del mese Meggy di Basilico, Malva e Cerfoglio.


Il contest prevede che si debba rifare una ricetta della vincitrice del mese, variando al massimo un solo ingrediente. Io non ho variato gli ingredienti, ne ho solo aggiunto uno e cambiato le dosi. Ecco come:

Ingredienti:
800 gr. di fesa di tacchino
1 porro grande
1/2 lattina di latte di cocco
salsa di soia dolce (Crudigno che non contiene glutine)
olio evo
curry
yogurt
sale

Preparazione:
affettate finemente il porro e stufatelo poi con un goccio d’olio in una casseruola antiaderente
Tagliate grossolanamente la fesa di tacchino e mettetela nel robot da cucina assieme al porro stufato, al latte di cocco e alla salsa di soia dolce.
Frullate il tutto fino ad ottenere un composto denso e omogeneo, poi procedete formando delle polpettine grandi come una noce, aiutandovi con un cucchiaio bagnato e con le mani sempre bagnate per non far appiccicare il composto.
Cuocetele in una padella antiaderente senza olio nè altri grassi fino a doratura di tutti i lati, altrimenti potete cuocerle anche in forno a 180° sempre fino a doratura (io ho optato per questa seconda alternativa, anche se Meggy sostiene che siano più gustose cotte in padella).
Il risultato saranno delle polpette morbidissime, quasi spumose con un’invitante crosticina.
Servitele con dello yogurt bianco addizionato con salsa di soia dolce e sale e io ho aggiunto anche abbondante curry.
Suggerimenti:
– Il latte di cocco in cottura esce dalle polpette, quindi non fatevi tentare dall’aggiungere olio, perché ve ne ritroverete in abbondanza nella padella.
– La salsa di soia, inaspettatamente contiene glutine. Io ne ho trovata una al NaturaSì marca Crudigno che non ne contiene.
– La salsa di yogurt ci sta benissimo, quindi non preparatela con morigeratezza!

A presto
Stefania Oliveri