Siete più pazze o più brave???

Ultima (st)Renna di Natale per me ed è passato un anno da quando abbiamo iniziato. Ancora mi chiedo come è possibile che io faccia parte di questo pazzo gruppo e non perché non sia pazza abbastanza (anzi) ma perché la bravura dei miei amici (Ale e Dani, Anna Luisa e Fabio, EliFla e Mapi) è davvero ineguagliabile … Tranne poi ad incontrare altre 5 food bloggers bravissime (Giulia, Eleonora, Emanuela, Stefania e Mai) di cui eravamo certe della bravura, tanto da vincere il contest delle (st)Renne per un mese, ma non sapevamo della pazzia… tale e quale a quella nostra. E così dopo un mese di risate su FB, ma anche di lavoro (???), di divertimento, ma anche di lacrime e condivisione, eccoci qui a lasciare il testimone queste (st)Rennine… che non ci vogliono più lasciare… Dalla prossima settimana, potrete vedere le loro creazioni su questi schermi e se poi volete anche voi essere dei nostri e testare la vostra pazzia (perché sulla bravura siamo certi), non vi resta che partecipare al contest delle (st)Renne Gluten Free!

Avete tempo fino al 10 dicembre e il tema è su ciò che vorreste trovare durante queste feste sulle vostre tavole… naturalmente deve essere tutto gluten free, perché ricordatevi che è Natale anche per i celiaci, e mica li volete lì tutti depressi e tristi a non poter gustare le prelibatezze che sapete cucinare! E infine, e non è poco, potete concorrere alla vittoria di un week end meraviglioso al l’agriturismo Baglio Costa di Mandorle di Paceco!

La mia ricetta, come al solito, non è fantasmagorica, anzi è semplicissima (ma mica ci dobbiamo stressare per forza durante le feste, no?), ma ha tutti gli ingredienti giusti per fare natale: le castagne, la ricotta, l’arancia… e l’alberello! Infine ho scelto questa ricetta perché ha un carico calorico piuttosto limitato e sicuramente è adattissima a chi ha problemi col colesterolo (niente uova, niente burro) e in periodo natalizio quando tutto è un tripudio di calorie e “ciccia e brufoli”, alternare con una proposta più sana e meno calorica… Così mi sono ispirata a La cucina regionale italiana, 1, Emilia Romagna per questa torta di Ricotta e Castagne

Ingredienti per 8 persone:

150 gr farina di castagne

2 dl di latte

2 cucchiai di zucchero a velo (mia aggiunta)

20 gr di burro (omesso)

300 gr di ricotta

120 gr zucchero

1 arancia non trattata

0.8 dl di rum (io 50 ml di liquore allìarancia Armagnac)

2 cucchiai di cacao amaro (omesso)

mie aggiunte

marrons glacèes

caramello (secondo ricetta di Menù Turistico)

160 gr di zucchero semolato

1 cucchiaio di glucosio

Lavorate la farina di castagne con il latte versato a filo per evitare che si formino dei grumi. A questo punto io ho aggiunto lo zucchero a velo, ma col senno di poi, e il gusto siciliano in cui i dolci devono essere dolci, ne mettere altri due. A questo punto versate il composto in una teglia, avendola imburrata precedentemente, o altrimenti, in uno in silicone come quello mio e livellatelo con una satola (risulta piuttosto denso).

Quindi preprate la crema di ricotta, mescolandola con lo zucchero, la scorza grattugiata dell’arancia, e l’Armagnac. Quindi versate questo impasto sul precedente. Quindi cuocete a 180° in forno caldo per 40 minuti circa. Lasciate raffreddare e poi decorate. La torta originale prevede il cacao amaro. Io ho spolverizzato di zucchero a velo e ho deciso di fare delle decorazioni in caramello.

Ho preso tutte le precauzioni di cui parla Alessandra nel suo post, quindi prima di cominciare ho indossato dei guanti di lana e sopra quelli in lattice… Poi messo in un pentolino lo zucchero e il glucosio a fuoco basso e ho fatto sciogliere. A questo punto, visto che nessuna goccia di “fuoco” mi aveva ustionato, ho tolto i guanti e ho cominciato a “creare”… Cioè ho fatto dei nidi meravigliosi e delle sculture bellissime, infine ho rimpito degli stampini di taglia biscotti con il caramello. Poi ho lasciato i miei capolavorisopra il tappetino in silicone, coperti con la retina, a temperatura ambiente… ahimè l’indomani mattina i miei meravigliosi nidi e le sculture erano totalmente disciolte… restavano solo quelle nelle formine e che vedete nelle foto.

Piccoli suggerimenti:

-la torta è totalmente senza glutine, ma state attenti che la farina di castagne non sia prodotta in stabilimenti contaminati.

-io ho sfornato la torta capovolgendola, ma forse la parte di sopra dovrebbe stare di sotto…

-usate una teglia più piccola della mia, così vi verrà più alto lo strato di sopra;

– la farina di castagne senza zucchero risulta un po’ amarognola, quindi i miei figli non l’hanno gradita, aggiungete i 4 cucchiai di zucchero e non ve ne pentirete;

– non fate il caramello il giorno prima, perché non vi ritroverete tutto il lavoro fatto…

-conservatala in frigo e più passa il tempo e più è buona.

E domani passate da EliFla per la sua ultima (st)renna di natale!

Con questa ricetta partecipo anche al contest di Dentro la pentola Dentro il riccio

A presto

Stefania Oliveri

Il salto è breve: dalla padella al… forno!

Forza maggiore (scadenza dell’MTC) mi hanno costretta a postare il baccalà, prima della ricetta fatta dal mio dolce doppio. Quindi a grande richiesta, anche se oggi è già martedì, e quindi con un giorno di ritardo, vi presento la rana di mio marito…
A scanso di equivoci, vi dico subito che non era quella dalla bocca larga, ma era una pescatrice…
Vi dico anche che stavolta ho de

ciso io cosa dovesse cucinare… cioè sabato sono andata al mercato e quando ho visto la rana pescatrice sul bancone, ho detto. “devi essere mia”! Come un milione di altre cose, che sto scoprendo solo ora, non conoscevo o non avevo mai mangiato, la rana pescatrice era entrata nei miei sogni (e guai chi si azzarda a dire che faccio sogni strani… quelli strani per davvero non ve li confesserò mai!) Non vi dico la contentezza del pescivendolo quando: 1° l’ho riconosciuta, 2° l’ho comprata… E non vi dico invece lo sgomento, quando domenica ho presentato il bottino al dolce doppio e gli ho detto: “cucina!” Dopo un primo momento di disorientamento e un accenno di rifiuto (“ma che è ‘sta cosa????” “E come lo faccio???” “Ma io non lo mangio!!!”) e il mio incoraggiamento (“me lo sono fatto pulire…”, “ho comprato la pancetta…”, “ma no è buono…”), ha abdicato e l’ha cucinata. Ma ormai, sapete, lui è un intenditore e così ha determinato che erano troppo piccole e che quindi doveva sfilettarle. E io, che invece non avevo nessuna idea a tal riguardo (ma lui non lo sa… ancora), glielo ho lasciato fare. D’altro canto chi cucina, conduce!

Ingredienti:
3 filetti di rana pescatrice a persona
3 fettine di pancetta a persona
sale e pepe q.b.
rosmarino
olio evo
Niente di più facile (se il pesce è già sfilettato… altrimenti assumete vostro marito!) Stendete i filetti e sopra mettete una fettina di pancetta. Poi arrotolate insieme le due fettine e chiudete con uno stecchino. Condite con sale, pepe, rosmarino e olio e infornate a 180° per 20 minuti, circa.
A me è piaciuta tantissimo, la carne è morbidissima e gustosa, ma delicata allo stesso tempo. Il cucciolo di casa l’ha mangiata pure e volentieri, cosa volere di più?
Amore, sei contento che mi sia piaciuta?
E non dimenticate l’appuntamento di oggi, con le (st)Renne (st)re chic dagli Assaggi di Viaggi e domani vi aspetto perché tocca a me, giovedì a Cuocicucidici e venerdì a L’apple pie di Mary Pie con l’ultimo appuntamento. Dalla prossima settimana cominceranno le (st)Renne per un mese Giulia, Emanuela, Eleonora, Stefania e Mai. E se volete essere anche voi (st)Renne per un mese, basta partecipare al mio contest le (st)re chic gluten free (qui per vedere le ricette già arrivate)e concorrete anche ad un premio bellissimo: un week end per due nell’agriturismo Baglio Costa di Mandorla di Paceco (TP). Che aspettate? Avete tempo fino al 10 dicembre!
A presto
Stefania Oliveri

Caprese… di baccalà!

Non vincerò con questa ricetta. Lo so, non vincerò! Ma la posto lo stesso perché è stata pensata e realizzata col mio dolce doppio. E in periodo di dieta, tutto quello a cui siamo riusciti a pensare è stato una preparazione fresca, ad un insalata, dato che comunque qui continua a far abbastanza caldo… e cosa meglio di una caprese?

Caprese di baccalà

per 3 persone
200 gr di baccalà
4 pomodori sodi
farina di riso
olio evo
basilico
Non amo la frittura e non amo il baccalà… ma forse non lo amo perché non ho provato le tantissime ricette strepitose che ho visto a questa tornata dell’MTC. Però avendo a disposizione del baccalà ho voluto provare quante più ricette possibili. Una l’ho dimenticata, poi non ho avuto tempo (chissà quando finirà questo periodo di super lavoro…) e oggi è l’ultimo giorno. Sono certa però che quella che avrei voluto fare, e non ho fatto, sarebbe rientrata nella rosa dei vincitori… Ma forse in realtà nel mio inconscio non voglio vincere, perché dover giudicare la migliore ricetta fra le numerosissime che arrivano , sarebbe un lavoro troppo difficile…
Come vi dicevo nell’altro post, ho comprato il baccalà già dissalato, e l’ho rimesso di nuovo in ammollo, ma non è bastato a dissalarlo. In ogni caso l’ho tamponato con un fazzolettino di carta, l’ho tagliato a dadini e poi l’ho panato nella farina di riso. Ho scaldato un po’ d’olio e ho soffritto il baccalà. Quindi ho svuotato tre pomodori, mentre il quarto l’ho tagliato in cubotti e condito con un po’ di olio evo. Quindi ho mescolato il pomodoro, il baccalà e ho condito con il basilico. Ho servito nei pomodori svuotati.
Una versione fresca, che i pargoli n.1 e 2 hanno mangiato perché adorano il pomodoro…
Suggerimenti: Innanzitutto assaggiate il baccalà prima di procedere alla sua cottura, così vi renderete conto se è ben dissalato. Infine, essendo una panatura non ha importanza se la farina di riso è quella un po’ più grossolana, quindi potete farla anche voi a casa ad esempio col Bimby.
Per oggi niente ricetta del dolce doppio, perché era il termine ultimo per partecipare all’MTC,

ma domani vi mostro cosa ha preparato… Stay tuned!

A presto
Stefania Oliveri

Due baccalà con una fava!

E ora sta proprio esagerando! Perché prima mi lamentavo del fatto che non cucinasse mai. Poi per venirmi incontro ha cominciato ad interessarsi e a preparare i pancakes la domenica. Poi si è intrippato (come direbbero i miei alunni) e ha cominciato a cucinare la domenica, e adesso mette bocca (e non solo per mangiare) anche nella preparazione dei “miei” piatti! E così domenica, mentre lui diffidente nei confronti del baccalà, stava cucinando il suo manzo, e io ero nel bel mezzo di una rielaborazione di 4 (dicasi 4) versioni di baccalà, con relative e annesse foto (e non vi stupite se il set è sempre lo stesso!), lui dispensava consigli e prendeva il sopravvento ai fornelli mentre facevo le foto… E così mentre facevo le foto della “baccalata”, avendogli prospettato una mousse di baccalà su cialdina di parmigiano, mai fatta in vita mia, lui mi fa la sorpresa e mi prepara la cialdina… ovviamente ho ringraziato sentitamente e con una lacrima di commozione (ho fatto credere a lui) per la gentilezza… ma la lacrima era di disperazione, perché la cialdina era troppo grossa, troppo grande e non abbastanza colorita… e io che già pregustavo almeno una foto da maiala effige, se non ad una ricetta, mi sono dovuta accontentare di una foto monocolore… Ma voglio sottolinearlo, è solo colpa SUA!
Per questo e solo per questo, per dare un po’ di colore alla mia preparazione è nata l’altra ricetta… la mousse di baccalà nel peperone… Che però ha soddisfatto molto di più il mio palato!
Devo fare una piccola precisazione. Ho capito che non mi piacciono le cose troppo salate, non mi è piaciuto il baccalà e non mi piace nemmeno il prosciutto crudo quando è troppo salato… La prossima volta che compro il baccalà, lo faccio stare almeno 5 giorni a bagno… e faccio stare lontano il dolce doppio! 😉

Mousse di baccalà:

200 gr. di baccalà “ben” dissalato

300 ml di latte parzialmente scremato

2 pomodori per salsa ben sodo

1 patata media

parmigiano

peperoni

Far cuocere il baccalà ben dissalato nel latte per almeno una ventina di minuti, insieme ad un pomodoro lavato, spellato e tagliato a spicchi, togliendo i semi di vegetazione, e la patata sbucciata e tagliata a tocchetti. Far raffreddare e poi frullare. Nel frattempo grattuggiare il parmigiano con i fori grandi e fare un mucchetto al centro di una padella antiaderente e far cuoce finchè il parmigiano con comincia a bollire e comincia a colorirsi. A questo punto staccatelo dai bordi e mettetelo subito sopra un bicchiere ( o meglio una tazzina) a raffreddare. Quindi fare una quenelle con due cucchiaini, o se siete pratici con una sac a poche fate delle spumine, sopra le cialdine e spolverizzare con del pomodoro tagliato a cubetti e condito con olio (io niente sale perché il mio baccalà è rimasto troppo salato).

La’altra versione finger food: con la spuma rimasta riempire delle falde di peperone arrostito e spellato e arrotolare su se’ stesso. Condire con del prezzemolo.

Questa seconda versione per me è molto buona, perché intanto si è smorzato molto il salato della mousse, e si è rivelato molto fresco. I miei pargoli e soprattutto il mio dolce doppio ha gradito anche molto quello con la cialdina di parmigiano…


Con queste ricette partecipo all’MTChallenge di questo mese

e al contest di Cristina di Poveri ma belli e buoni sul Cacio e pe … sce

A prestoStefania Oliveri

Ravioli di farina di piselli home made e barbabietola per un primo davvero speciale


E oggi voglio fare la gastrofighetta anche se, ne converrete in tanti, io con le mie ricette sono quanto di più distante dal gastrofichismo! Epperò, oggi, mi sembra di presentare una ricetta proprio da “maiala effige” (così faccio anche un po’ di concorrenza al dolce doppio…) e quindi voglio presentarvela, proprio come farebbero tutte le migliori riviste patinate della nostra sfera.
Quindi comincio col dirvi che la ricetta di oggi è una vera leccornia, deliziosa, ghiotta, golosa, gustosa, sfiziosa, stuzzicante, una vera prelibatezza che farà arrendere le vostre papille gustative sotto la scioglievolezza di ogni bocconcino … Forse è più un linguaggio da pubblicità (oddio, magari anche un po’ ruffiana, di quelle che devono nascondere il qualche magagna…) e però niente di più vero. E così per questa tornata delle (st)Renne ho voluto dedicarmi ad un piatto che solo per un dì di festa si può fare, perché ha bisogno di tanto tempo. L’idea è partita da un post di Shamira e della sua cucina molecolare. Quando lessi il suo post, pensai che la farina si poteva ricavare da tutti i legumi che avevo a casa. Lo sguardo da scienziato pazzo e si impossesso del mio viso e di tutti i legumi presenti nei miei scaffali della dispensa. Così presi tutti i pacchi che avevo e cominciai a tritare col Bimby… pensavo che fosse un po’ più semplice.farine denatura, risi e bisi e zuppa di baccelli 039



Ho cominciato piena di buone speranze, ho tritato e ritritato, e poi ho passato e ripassato al colino. Insomma ho iniziato alle 4 del pomeriggio e ho finito alle nove di sera con una bella intossicazione dovuta ai fumi delle farine… Però che soddisfazione poi avere tutte quelle farine da denaturare… cioè da mettere al forno e far cuocere per tre ore circa ad una temperatura di circa 80°/90°.farine denatura, risi e bisi e zuppa di baccelli 047

Questa cosa dovrebbe servire a sostituire il glutine nelle farine che naturalmente non l’hanno. Io non lo so se questo è successo veramente, so solo che la prossima volta un aiutino con lo xantano all’impasto glielo do! In ogni caso andate a leggere il post di Shamira nel suo post per capire meglio.
Come potete ben vedere io ho ridotto in polvere e denaturato ben 5 legumi secchi diversi (ecco perché mi sono beccata l’intossicazione), ma di sicuro ho risparmiato un bel po’ in energia, visto che sono riuscita a far entrare 5 teglie contemporaneamente dentro il forno! (Be’ non pensiate che abbia origini genovesi… o forse sì!) In ogni caso la prossima volta la compro!

100 gr di farina di piselli denaturata
1 uovo
olio evo q.b
acqua q.b
un pizzico di sale

Per prima cosa voglio che sappiate che olio e acqua q.b. significa che ce ne vuole molto di più cucchiai canonici per la pasta fresca. Adesso non so dirvi quanto ne ho messa, ma vi assicuro che non era ancora abbastanza, perché l’impasto deve comunque risultare più molliccio dell’impasto normale, anche perché avrete minore difficoltà a stenderla. In ogni caso dovete impastare tutti gli ingredienti insieme (e comunque ribadisco che io aggiungerei un po0 di xantano. Quindi stendete la pasta ottenuta con il mattarello o con il nonna papera (io con quello) e poi riempire col condimento e richiudere. Io ho preparato il giorno prima e ho lasciato a riposare i ravioli su un vassoio spolverizzato con un po’ di farina di riso e ho conservato in frigo. Se volete potete anche congelarli. Metteteli nel congelatore così stesi sul vassoio, e solo dopo riponeteli dentro un sacchetto, altrimenti si attaccano l’uno all’altro.
Il condimento:
ricotta sgocciolata
barbabietola
sale e pepe
Tritare la barbabietola e aggiungere quanta ricotta volete. Salare e pepare. Usare per il ripieno. Il ripieno però è abbastanza umido, quindi può bagnare l’impasto.
Per il condimento ho usato il più tipico e il più semplice dei condimenti, ma già i ravioli sono molto saporiti, per cui mi sembrava giusto riuscire a sentire i sapori dei ravioli.
Burro di ottima qualità
salvia
parmigiano
Niente di più semplice. In un padellino mettete il burro e la salvia e fate sciogliere appena. Versate sui ravioli appena scolati (devono cuocere un po’ non è come la pasta fresca che cuoce immediatamente, ricordatevi che sono sempre piselli che state cuocendo e soprattutto non assaggiate l’impasto a crudo perché è amarissimo!). Spolverizzate con il parmigiano.
Ottimi, ottimi, ottimi!

E siccome oggi è mercoledì questa ricetta fa parte del consueto appuntamento con le (st)Renne, domani non dimenticate di passare da EliFla, venerdì da Mapi, lunedì da Menù Turistico e martedì dagli Assaggi di Viaggi! E tutti noi vi aspettiamo per il contest delle (st)Renne gluten free, per vincere un mese nel backstage delle (st)Renne e un magnifico week end per due persone nell’agriturismo Baglio Costa di Mandorle!
A presto
Stefania Oliveri

La baccalata e uno!

Lo so che mi lamento sempre, lo so che c’ho sempre da ridire, ma possibile mai che all’MTC non c’è mai una ricetta che mi vada a genio? Il profitteroles non mi piace…va, la frutta la mangio solo nei salati, il danubio era troppo difficile per farlo senza glutine e ora, cosa propongono? Il baccalà! E chi l’ha cucinato mai??? Anzi a dire il vero, chi l’ha mai mangiato???
Questo mese avevo detto, passo, tanto non vinco, ma perché devo cucinare il baccalà che nessuno mangerà? Poi, il mio dolce doppio mi dice che ha due o tre ideuzze… insomma, doveva rubarmi la scena anche in questo??? E così sabato mattina convinco mia mamma ad accompagnarmi a comprare il baccalà. Mia mamma super stupita al telefono mi ripete “BA CCA LA’???” “Sì, mamma, per l’MTChallenge!” “Ahhhhhhhhh… allora ti accompagno”… E non ho capito se è perché adora Alessandra o perché questa banda di pazze (Ale, Daniela e Cristina) sono riuscite a farmi mangiare anche il baccalà…
Comunque l’ho comprato (solo mezzo chilo e già mi sembrava troppo, ma mi è sembrato brutto prenderne solo 200 gr) e volevo fare 4 versioni (a che c’ero…). Poi mentre cucinavo, mi sono scordata la quarta… e così ho pensato, che se mi fossero piaciute le prime tre, l’avrei ricomprato e fatta la quarta versione… Ebbene, la quarta versione non la vedrete mai… Ora non ho capito se sono io che non l’ho saputo cucinare (perché non avendolo mai mangiato non ho parametri di confronto) o proprio non mi piace… In ogni caso su questi schermi NEVER AGAIN!

La prima versione è sicula sicula, cioè se baccalà deve essere, che almeno sia in forma di caponata.

La mia prima Baccalata
200 gr di baccalà dissalato (ma in quanto tempo si dissala???)
2 pomodori
2 coste di sedano
1 cipolla
1 cucchiaio scarso di zucchero
100 gr. di olive verdi di Castelvetrano
farina di riso
olio evo
aceto di mele
mandorle
E per fare questa baccalata ho pure fritto il baccalà! Ho comprato il baccalà già dissalato per avvantaggiarmi e l’ho comunque messo in acqua fino al momento di cucinarlo… L’ho asciugato e passato nella farina di riso e poi soffritto con un po’ di olio, quando questo era arrivato a temperatura. Quindi ho tagliato la cipolla a fettine sottili, ho sbollentato i pomodori e li ho spellati e tagliati a dadini, ho tagliato il sedano a pezzetti e l’ho bollito. Quindi ho soffritto la cipolla e il sedano, ho aggiunto i pomodori e infine il baccalà. Ho aggiunto l’aceto e lo zucchero e le olive senza il nocciolo. Ho lasciato cuocere per 10 minuti. Ho tagliato delle mandorle a pezzetti e le ho spadellate per qualche minuto. Quando si è raffreddato ho spolverizzato con le mandorle (come nella versione trapanese). Servite a temperatura ambiente.
Questa versione, sebbene troppo salata per me (che però mangio quasi senza sale), era buona ed è piaciuta anche ai pargoli. Secondo me l’agrodolce tipico della caponata ha smorzato il salato del baccalà.

Per le altre due versioni, vi rimando ai prossimi giorni, perché adesso non ce la faccio, sono troppo stanca dopo aver passato 12 ore di seguito a scuola… Solo vi ricordo di passare dagli Assaggi di Viaggi per la (st)Renna giornaliera… e non dimenticate il contest delle (st)Renne Gluten Free!

A presto

Stefania Oliveri

Quel gran manzo di mio marito…

Ieri abbiamo finito di mangiare alle 4 (cioè alle 16), perché dopo essere usciti per comprare dei libri, (ma quanto siamo “acculturati”!), mentre io finivo di preparare il baccalà per l’MTChallenge, ben tre versioni diverse (ma questa è un’altra storia), il mio dolce doppio ha deciso che, comunque lui doveva preparare qualcosa per i “suoi lettori” (aridaglie SUOI!). Così approfittando del fatto che avessi comprato del filetto di manzo, mi ha detto “così domani potrai scrivere QUEL GRAN MANZO DI MIO MARITO” …

Filetto di manzo alle mele


Ingredienti per 4 persone:
8 medaglioni di filetto di manzo di 3 cm circa
2 mele e mezzo varietà Fuji
200 ml di panna
timo e rosmarino
2 cucchiai di succo di limone
3 cucchiai di acquavite di champagne
farina di riso per infarinare
50 gr burro
1 cucchiaio di olio evo
sale e pepe

Legate le fette del filetto con dello spago da cucina, così che non perdano la forma. Passate le fette nella farina di riso per infarinarle leggermente. In una padella fate sciogliere il burro con l’olio (così supera il grado di cottura e non si brucia), il timo e il rosmarino e fate rosolare il filetto. Fatelo cuocere per 4/5 minuti da ogni parte, quindi salatele e pepatele. Appena saranno pronte tenete in caldo il filetto, e nella stessa padella fate cuocere le mele, precedentemente lavate, sbucciate (ma anche no, se sono biologiche) e tagliate a rondelle, con il succo del limone e l’acquavite. Fate cuocere per 2/3 minuti a fuoco vivace, quindi, trascorso questo tempo, unite la panna e fate restringere per qualche minuto. Aggiustate di sale e pepate. Servite il filetto con le mele e il fondo di cottura.
Mi secca dirlo, ma non solo era buonissimo, ma era anche meglio del maiale!


Suggerimenti:
– per infarinare la carne vanno bene, oltre la farina di riso, la maizena e la fecola di patate tutte farine naturalmente senza glutine;
– ritorna l’acquavite di champagne, perché quella abbiamo ancora, ma potete benissimo sostituire con cognac o brandy. In ogni caso l’aroma è stupendo!
– oltre alle mele Fuji si possono usare anche le Royal Gala e le Imperatore, ma forse quelle perfette sarebbero le Renette o le Golden bianche. In ogni caso ci vuole una mela poco zuccherina e con un retrogusto leggermente acidulo.


Non dimenticate di passare oggi da Menù Turistico per la consueta (st)Renna del lunedì e domani dagli Assaggi di Viaggi , giovedì da Cuocicuidici e venerdì da L’apple Pie di Mary Pie e non dimenticate che vi aspettiamo per le (st)Renne Gluten free!
A presto
Stefania Oliveri

Pasta cui vruoccula in tegame…

Il pargolo n. 1 è uscito in mezzo alla settimana ed è andato ad una festa proprio di giovedì, perché mercoledì ha preso un bel voto… Un 7 nel compito di matematica… Ok, forse poteva fare di più, ma un sette, il primo 7, non va festeggiato?
Ed ora come spiegare al cucciolo di casa, che è ancora alle elementari, che quando lui prende 7 non è un buon voto e non merita nessun festeggiamento?
E siccome il pargolo n. 1 ama la pasta ben condita e saporita, quella con un marcato gusto siculo, perché non accontentarlo … magari mi porta un altro 7!


Pasta coi broccoli in tegame
pasta tipica siciliana
500 gr di pasta penne rigate Piaceri Mediterranei
3 cucchiai di salsa (io Mutti)
3 filetti di acciughe
½ cipolla
50 gr di uvetta
50 gr di pinoli
½ kg di broccoli (sparacieddi)
½ kg di cavolfiore (vruocculu)
olio extravergine d’oliva
Sale e pepe q.b.
curcuma (la curcuma non fa parte della tradizione siciliana, che invece vorrebbe lo zafferano, ma fa bene e da lo stesso colore giallastro!)

Mettere ad ammorbidire in acqua tiepida l’uvetta. Lessare in acqua salata le cimette e le parti più morbide dei il broccoli e qualche foglia di verdura. Conservare l’acqua di cottura per cuocere la pasta.
Tagliare finemente la cipolla e soffriggerla in un tegame. Appena la cipolla sarà imbiondita aggiungere le acciughe, cercando di ridurle in poltiglia. Quindi aggiungere l’uvetta sgocciolata e i pinoli e fare insaporire per qualche minuto. A questo punto unire i broccoli lessati e tagliati piccoli piccoli. Amalgamare bene e unire un po’ di curcuma, e aggiustare di sale e pepe.
Cuocere la pasta nell’acqua dei broccoli messa da parte. Scolarla al dente e amalgamarla con il condimento. Volendo si può aggiungere la “muddica atturrata” che si prepara così: mettere in un padellino il pangrattato insieme ad un po’ d’olio e farlo tostare stando attenti a non farlo bruciare, quando sarà appena colorato scendere dal fuoco. Fate attenzione perché si brucia in un momento!
Questa pasta è in lizza, insieme ad altre degne compagne, per far parte di un ricettario di Piaceri Mediterranei… Se la volete ritrovare in quel ricettario, correte a votarla qui! Merci!
A presto
Stefania Oliveri

Amar… la mia prima volta!


… e alla mia tenera età, in questi due giorni ho scoperto cose che la maggior parte di voi (di voi forse no, ma di tanti sì!) non conosceranno mai! Cioè queste sono cose che almeno una volta nella vita, tutti dovremmo sperimentare… Sensazioni forti e sensoriali inaudite… Una volta, un’amica mi disse, dopo aver provato il primo massaggio, che era stata un’esperienza migliore addirittura della prima notte di nozze. Adesso sono passati tanti anni da quella notte per ricordarmi se sia stata la mia maggiore soddisfazione, ma sicuramente una bella gratificazione questa nuova esperienza me l’ha lasciata! Cioè, cosa c’è di meglio che sapere che sapore abbia la fava tonka, il tartufo, il wasabi e l’amaranto???
E così comincio col parlarvi dell’amaranto. L’amaranto è abbastanza semplice da trovare, quanto meno molto di più rispetto alla fava tonka, al tartufo e al wasabi. E però il nome non è bello. La radice amaro– mi faceva presuppore che non fosse buono. Così lo vedevo sempre sugli scaffali del Naturasì, ma alla fine desistevo dal comprarlo. Fino a quando non ho letto il post di Sat-chan di Alice e il bianconiglio nel pianeta delle leccornie … E quando ho letto che era buonissimo, fidandomi ciecamente di lei, ho deciso che era il momento di superare ogni remora, farmi coraggio e comprarlo… e soprattutto mangiarlo e non lasciarlo nello scaffale della dispensa a marcire per anni, come faccio spesso (ok, sempre) quando compro qualcosa di “prezioso”, particolare e introvabile, quasi a volerlo conservare per un momento in cui ne vale la pena e quando finalmente penso che il momento sia arrivato, è buono per buttarlo… Stavolta invece l’ho comprato e fatto nelle stesso giorno! E ora passiamo alla ricetta.

Zuppa di amaranto con carote al curry


Ingredienti per 6 persone:
250 gr. di amaranto
625 gr di acqua
sale q.b.
3 carote grandi
2 patate
1 costa di sedano
1 cipolla
curry
parmigiano
olio evo
Lavare l’amaranto per togliere eventuali impurità. Mettere l’acqua in una pentola e portare ad ebollizione. Quindi versare l’amaranto e far cuocere per una mezz’oretta. Lasciare a riposare altri 5 minuti dopo aver spento il fuoco, coprendo la pentola con un coperchio per far gonfiare i semini.
Nel frattempo lavate e sbucciate le carote, la cipolla, le patate, il sedano. Tagliare a tocchetti. Mettere dell’olio in una pentola e far soffriggere la cipolla, il sedano e le carote. Quindi aggiungere le patate e un po’ d’acqua non superate un dito sopra le verdure) e far cuocere fino a quando non saranno morbide. Salare e aggiustare di sale e curry, quindi passare con un frullatore. Aggiungete la purea all’amaranto e servire calda con un filo d’olio a crudo e un po’ di parmigiano.
La zuppa è veramente buona e la consistenza è particolare, si sentono i semini scoppiettare in bocca.

Alcuni suggerimenti:
– l’amaranto si può cuocere anche nella pentola a pressione (così come ha fatto Sat-chan) e si dimezzano i tempi di cottura;
– senza il parmigiano è pureuna ricetta vegana;
– inoltre è un cereale naturalmente privo di glutine, ricco di proteine e ferro, calcio, fosforo e magnesio…. what else? … magari George Clooney!
Non dimenticate di passare dalla (st)Renna Mapi per le (st)rès chic!
A presto
Stefania Oliveri

Invitate un celiaco per le feste e vincete uno splendido week end!


E si ricomincia! A distanza di un anno siamo ancor insieme, come prima, più di prima. Come prima e più di prima il nostro rapporto funziona e alla grande, fatto di affetto, stima, complicità, divertimento, condivisione, rispetto, fiducia. Più di prima non solo perché il legame cresce, ma anche perché da 5 che eravamo, siamo diventati 10! Ci siamo moltiplicati! E così al gruppo storico delle (st)Renne (Daniela e Ale di MT, Annaluisa e Fabio di Assaggi di Viaggi, Io, EliFla di Cuocicucidici e Mapi di L’Apple Pie di Mary Pie) si sono aggiunte le vincitrici del contest delle (st)Renne Gluten free, del mese scorso: Ema di Arricciaspiccia, Stefania di Profumi & Sapori, Mai de Il colore della Curcuma, Eleonora di Burro e Miele e Giulia di Rossa di Sera.


E da oggi riparte anche il contest delle (st)Renne Gluten free, per vivere una meravigliosa esperienza con noi e vedere come vanno le cose nel nostro pazzo mondo e soprattutto per vincere un meraviglioso week end a Paceco all’Agriturismo Baglio Santa Croce, a giugno.

Partecipare è semplicissimo, ecco le regole:
1.chiunque può partecipare entro il 10 dicembre
2.si possono postare quante ricette si vogliono (cioè così si hanno più possibilità!);
3.il tema di questo mese è i piatti delle feste, cioè tutti quei piatti che vorremmo trovare sulla nostra tavola un giorno di festa!
4.Ovviamente la ricetta deve essere rigorosamente SENZA GLUTINE!!!
5.Dovrete esporre il banner sul vostro blog e inserire il link a questo post.
Cosa si vince?
1.la possibilità di far parte per un mese del pazzo gruppo, su FB
2.Un meraviglioso week end a Paceco messo a disposizione dai magnifici proprietari dell’Agriturismo Baglio Costa di Mandorla.

E ora veniamo alla mia ricetta. Siccome non volevo sfigurare dopo due colonne portanti delle (st)Renne, due colossi, due mostri sacri, ho ripreso una ricetta di MT e l’ho rifatta in versione finger food e aromatizzandola all’arancia, che sa tanto di feste… solo che dopo che l’ho fatta mi sono resa conto che la ricetta in realtà non era né di Daniela, né di Alessandra… ma della suocera di quest’ultima… Epperò, mi sa, che dovrebbe entrare a far parte del team di MT, perché la ricetta è davvero strepitosa!!! Insomma non tutte le suocere vengono per nuocere!

Paté di carne alle noci


Andate da lei per vedere l’originale, io vi metto come l’ho fatta io.

Ingredienti 10 persone

200 gr. polpa magra di maiale;
200 petto di tacchino;
85 gr. burro + 80 gr. di ricotta di pecora (per la versione più leggera, altrimenti, come nell’originale tutto burro!);
1 cipolla;
100 gr. gherigli di noci;
100 gr. vino bianco secco;
80 gr. di armagnac;
50 gr di gelatina
brodo;
sale;
noci e arance per decorare.

Tempo occorrente: 2 ore circa (più 12 di frigorifero)

Preparare la gelatina mettendo prima a mollo i fogli in acqua fredda e poi strizzare i fogli e metterli nell’acqua calda, con l’avvertenza di ridurre il liquido a 800 gr. di
acqua, anziché un litro. Fuori dal fuoco, aromatizzare con l’Armagnac e lasciar leggermente raffreddare.
Spennellare con questa uno stampo da plum cake o come me, monoporzione e mettere 5 minuti in frogprifero.
Ripetere l’operazione per tre volte. Tenere da parte un bicchiere di gelatina liquida per il paté.
Stufare la cipolla affettata sottilmente in 45 gr. di burro, unite le carni e farle colorire. Unite poi il vino bianco, in cui avrete sciolto il dado (io home made, ma voi usate pure quello comprato, ma a questo punto tenete conto della marca, perché deve essere senza glutine) e far asciugare bene.
Passare il composto al frullatore, in modo da ridurlo in pasta; poi aggiungete il bicchiere di gelatina tenuto da parte (se si fosse indurita, fatela sciogliere).
Tritare le noci e aggiungerle al composto; amalgamare con il restante burro morbido.
Sbattere tutto nell’impastatrice elettrica o con le fruste elettriche, fino ad ottenere un composto morbido, riempire lo stampo da plum cake (o gli stampini) spennellato di gelatina, battendolo bene sul piano del tavolo, affinché
non restino spazi vuoti. Lisciate la superficie del composto, coprite con pellicola e lasciatelo in frigo da un minimo di dodici ore a un massimo di due giorni. Al momento di servire, sformate su un piatto da portata la base, mettetevi sopra il paté (sformandolo dopo aver immerso lo stampo per qualche secondo in acqua calda), asciugatelo bene e decoratelo con i gherigli di noce. O sopra una fetta di arancia se decidete per la monoporzione. Tagliate la gelatina a quadrotti e mettetela intorno.

Suggerimenti:
– Secondo me la gelatina risulta troppo, quindi scendete a 600 ml di liquido.
– Inoltre io ho usato acqua leggermente aromatizzata all’Armagnac, ma per un sapore un po’ più deciso, è meglio usare del brodo e poi aromatizzarlo col liquore;
– La versione finger food richiede moltissimo tempo, ma se volete fare la versione plumcake, vi suggerisco un procedimento che accorcia di parecchio i tempi e cioè fate solidificare la gelatina solo sul lato superiore (cioè quello che in frigo corrisponde alla parte inferiore) dello stampo e con il resto della gelatina fate uno strato a parte. Quindi tagliatelo a quadrotti e servitelo tutto intorno al paté!

A presto
Stefania Oliveri