Tutto quello che so su Manfredi Ferlicchia e i ravioli con crema all’arancia

Se Dauly non me lo avesse detto non l’avrei saputo… Cioè, per la serie “quanto è piccolo il mondo… ma io dove sto?”
Dauly mi scrive un messaggio in posta privata e mi chiede se quella amica è proprio la mamma di Manfredi Ferlicchia… Rimango basita perché comincio ad immaginar scenari di conoscenze palermitane della mia amica virtuale… Mi spiega in un messaggio successivo, se quella mia amica è proprio la mamma del ragazzo che ha vinto “uomini e donne”. A questo punto l’illuminazione, mi ricordo che l’argomento era uscito in maniera casuale in una delle nostre serate, ma Eleonora (la mamma di Manfredi) è una persona così discreta, che si è guardata bene dallo sbandierarlo. E così posso rispondere alla amica virtuale, che sì, è lei, ma che non l’ho mai vista, sottointendendo una puntata. Dauly capisce, invece, che io non la conosco e mi chiede se allora è un’imbucata alle feste in casa mia… Capisco l’equivoco e la conforto dicendole che non solo la conosco, ma che ci frequentiamo spesso e che almeno due volte a settimana usciamo pure insieme…
E così, grazie all’etere e, a quanto pare a distanza di un mese, vengo a scoprire che suo figlio ha vinto Uomini e donne… “Ohibò”, penso, “ma io dove vivo?” Ma io non guardo la TV, se non Gambero Rosso e non leggo riviste… Insomma, da questo punto di vista sono fuori dal mondo. Cioè, vi immaginate se le mie alunne scoprono che io conosco Manfredi Ferlicchia?

In realtà io conosco molto bene sua mamma. L’ho conosciuta 5 anni fa e poco dopo lui finì la scuola e se ne andò a Milano per intraprendere la carriera di modello. Di lui so cose che voi umani potete reperire molto più facilmente di me: è bello (bellissimo, oserei dire, ma lo stampo è di quelli buoni), è giovane (anche questo piuttosto lapalissiano), ha due genitori in gamba e simpaticissimi e due fratelli belli come il sole e come lui… e fuma, almeno fumava quando stava ancora a Palermo, ma adesso forse ha smesso, non so! That’s all.
Di sua mamma so molto di più. E’ una donna stupenda (una di quelle che DEVE immolarsi a migliorare la specie!), è una donna dolcissima, molto elegante, sobria, sempre pacata, sempre con una parola buona da spendere per gli altri, che ama divertirsi, che cucina in maniera strepitosa, che si dedica anima e cuore per i suoi figli, ma senza asfissiarli. E se tanto mi da tanto, allora penso di conoscere anche un poco Manfredi e se a gran voce, come adesso ho visto in giro, tutti chiedevano alla tronista di scegliere Manfredi, un motivo ci sarà pure e non solo legato alla bellezza.

E adesso che l’arcano è svelato, e io l’ho detto pure a voi, che dite, mi merito o no, una foto con autografo? E poi, visto che siamo anche in tempi di crisi, glielo dico alle alunne e me lo rivendo? Di una cosa sono certa, in ogni caso se intraprendo il business una percentuale a Dauly non gliela toglie nessuno, almeno per la sua indole da detective!

E adesso passiamo alla ricetta. Oggi è lunedì e ieri ha cucinato il dolce doppio… Va bene, dire cucinare è una parola grossa, però il risultato è stato davvero ottimo e per quanto mi riguarda tanto basta!
Ravioli di spinaci e ricotta con salsa all’arancia
Una confezione di ravioli con spinaci e ricotta della DS (E 5,40 per 300 gr. fatevi voi il conto di quanto vi viene a costare un piatto)
(per i non celiaci) un confezione di ravioli col glutine (e 1,60 500 gr)
il succo di due arance
la scorza di mezza arancia
un bicchierino di brandy
30 gr. di burro
2 cucchiai di fecola di patate
1/4 cucchiaino da tè di harissa
1 cucchiaino da tè curcuma
1 cucchiaino scarso di zucchero
sale e pepe
Per prima cosa ha prelevato la buccia da mezza arancia e l’ha tagliata a filetti sottili. Ha spremuto il succo dentro un padellino dove ha messo anche il burro e la scorza. Non appena si è sciolto il burro ha aggiunto il brandy e l’ha fatto evaporare e poi ha aggiunto la fecola per restringere un poco il sughetto. Infine ha aggiunto le spezie, il sale, il pepe e lo zucchero. Assaggiate per regolare il tutto a vostro piacere.
Nel frattempo fate cuocere in abbondante acqua salata i ravioli e poi saltateli qualche secondo nella padella del condimento.
Servite caldi con parmigiano grattuggiato. Aggiungete anche dei pistacchi per un tocco croccante.


Suggerimenti:
Se volete addensare la crema con la fecola, anziché che con la panna, ricordatevi di stemperarla prima con del liquido freddo, altrimenti vi si raggrumerà, come è successo al dolce doppio… a quel punto non vi resta che prendere un mixer e frullare il tutto.

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio … buon compleanno Ale!


«Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio,
ego me baptizzo contro il malocchio.
Puh! Puh!
E con il peperoncino e un po’ d’insaléta
ti protegge la Madonna dell’Incoronéta;
con l’olio, il sale, e l’aceto
ti protegge la Madonna dello Sterpeto;
corrrrrno di bue, latte screméto,
proteggi questa chésa dall’innominéto».

Premetto che io non credo nella sfiga! E non credo nemmeno che gli amuleti ci preservino da una eventuale sfiga. Premetto anche che, se mia mamma vedesse questo post con questo elefantino con la proboscide alzata, dopo che per anni ha cercato di convertirmi, essendo lei stessa una collezionista di elefanti rigorosamente con la proboscide alzata (altrimenti portano male!), penso che potrebbe diseredarmi per sempre, visto che 40 anni della mia vita non sono bastati a convertirmi e poi solo un anno di conoscenza con Alessandra e mi piego a ciò… Premetto, pure, che ieri è stato il compleanno del pargolo n. 3 e dopo due giorni di full immersion per preparare tutto il menù e tutta la festa a tema piratesco, ed aver avuto 10 piccoli pirati per casa (a casa mia, e chi la conosce capisce!), dove ho cercato di tenerli seduti dalla 5 alle 9.00, prima truccandoli, poi travestendoli, poi facendogli colorare il loro personaggio, poi facendogli decorare il loro bicchiere, e ancora facendo fare loro una caccia al tesoro con gli indovinelli (ho inventato anche quelli… quasi tutti), e una pesca al buio e infine facendo fare anche una tombola (le idee piratesche erano finite!), io, che se c’è una cosa che non amo, è intrattenere i bambini (datemi gli adolescenti, me la cavo meglio!), ed avendo a fine serata i piedi tondi, le gambe gonfie e la testa confusa, volendo solo andare a dormire per riposare le mie stanche membra, ho invece scritto questo post, scaricato le foto (sì, l’elefantino fatto solo ieri), scelta quella meno peggio, aiutata da Mai a levare alcune imperfezioni, visto che le foto sono state fatte alle 4,30 del pomeriggio, quando ormai non c’è più luce naturale, ma non è ancora buio (cioè con la condizione peggiore), caricato tutto sul blog e programmato per oggi (e speriamo che funzioni!). Premesso tutto questo, ora vi dico perché l’ho fatto. L’ho fatto perché io adoro questa donna, penso che sia meglio di Wonder Woman, che si extra, che sia esattamente la persona che io vorrei essere (ma non ci riuscirò mai) e che se non ci fosse bisognerebbe inventarla, ma soprattutto perché le voglio un gran bene, un bene infinito e le auguro tutto il bene del mondo, quel bene che si merita e che sono certa che Dio le darà al di là di tutto. Ma siccome una sorpresa è una sorpresa e ben 20 persone, che la pensano esattamente come me, hanno escogitato per giorni e giorni tutto questo ambaradan, cucinando, fotografando, mettendosi d’accordo, costruendo banner (ok, questo solo Mai!) e parlando, parlando e parlando (non ci credete?), ridendo e scherzando, potevo essere io l’unica a non sottomettermi? Quindi carissima Alessandra, se verrò diseredata, sappi che mi dovete accogliere nella vostra famiglia, se domani sarò una pezza a scuola e non riuscirò a mettere due parole una dopo l’altra, sappi che dovrai cercarmi un lavoro, se non riuscirò a svegliare il pargolo per portarlo a scuola, … ok, di questo non dovrai preoccuparti, perché avrai solo tutto il suo apprezzamento.
E ora bando alle ciance e ti lascio la mia ricetta… cioè la ricetta di Nigella (Delizie Divine, p. 40) delle Fairy Cakes (quale ricetta più adatta per te?).
Ovviamente io l’ho trasformata in gluten free e poi al posto dei fiori ho messo dei bellissimi squali , in tutti tranne in uno, il tuo. E un unico e bellissimo elefantino capeggiava in un mare di squali!

Fairy Cakes (per 12 cupcakes)
125 g di burro ammorbidito
125 g di zucchero semolato
2 uova grandi
90 g di farina di riso tipo amido
35 g di fecola di patate
1 cucchiaino di lievito
½ cucchiaino di estratto di vaniglia bourbon
3-4 cucchiai di latte
Glassa per decorare:
1 albume
250 g di zucchero a velo
qualche goccia di limone
colorante alimentare
Come sostiene Nigella, sono facilissimi da fare. Basta mettere tutto insieme in un robot da cucina e mescolare fino a rendere il composto omogeneo. A questo punto potrete aggiungere il latte. Se usate farina 00 (o autolievitante come prevede la ricetta), i cucchiai di latte devono essere 2 o 3. Con le farine senza glutine, aumentate un poco la dose, cioè fino a quando il composto non vi sembrerà morbido e fluido. Mettete quindi negli stampini (io mi sono aiutata con un dosatore per gelato) e fate cuocere, in forno già caldo e statico a 200°, per 15 – 20minuti. Io l’ho fatto cuocere a 180° in forno ventilato. Fatele raffreddare e ricoprite con la glassa.
Montate a neve i bianchi e aggiungete a poco a poco lo zucchero, il limone e il colorante. Dopodiché mettete in una sac à poc e decorate. Se volete potete completare con la pasta di zucchero
Buonissimi!
E adesso i nomi di tutti i pazzi che ti vogliono bene:

Anna Luisa e Fabio
Mapi
EliFla
Stefania
Eleonora
Mai
Giulia
Ema
Greta
Loredana
Simonetta
Cristina b.
Ginestra
Muscaria
La Roby
Cristina
Patty
Ale
Gambetto

A presto
Stefania Oliveri

Torta vascello del Corsaro Nero e buon compleanno al pargolo n.3

E ora vi svelo perché avevo in casa ben 36 uova bio nel frigo. Cioè, perché se uno legge solo il post, pensa “questa è pazza”, ed è pure vero, ma di solito, la mia discreta scorta di uova corrisponde a 2 confezioni, cioè 12 uova… Che se per qualcuno sono già una follia, per me sono invece una scorta sufficiente per una settimana! Ma il fatto è che stavolta ne avevo davvero un gran bisogno perché dovevo fare non una, ma ben due torte… monumentali, cioè di quelle che in realtà richiedono non una, ma ben due torte in contemporanea, cioè 4 torte in totale… Anche quest’anno il cucciolo del mio amico e collega ha fatto il compleanno a ridosso del mio cucciolo e il papà ha voluto una torta degna del suo ometto. Ovviamente, come ogni anno, scatenando le invidie del mio pargolo n. 3 che mi rinfaccia ad ogni occasione (e vi assicuro che ne crea diverse) di fare la torta anche per Marco! Quando poi ha visto che il tema era simile a quello che aveva scelto anche lui, non vi dico quello che è potuto uscire da quella boccuccia di rose, con tanto di tentativo di sensi di colpa sulla sottoscritta che invece di concentrarsi tutta per il suo compleanno, si doveva concentrare per il compleanno di un altro bimbo… Così ora tocca anche rimediare e oltre ad una torta diversa, devo organizzare tutto il compleanno a tema e preparare tutto il menù a tema… E quindi, mi servivano o no le uova? (e non pensate che l’abbia usate per il tiro a segno su mio figlio!)

Oggi comunque è proprio il giorno del compleanno del mio pargoletto. Dieci anni fa in una bella mattina di sole di sabato mattina, nasceva il mio cuccioletto. E sono sicura che potete immaginare quanto sia stata contenta di stringerlo fra le mie braccia. E quanti sogni e programmi abbia fatto per lui… poi è iniziata la scuola e i miei sogni si sono infranti… Ma i figli si amano così come sono, no?
Allora oggi vi faccio vedere la torta dell’antagonista di mio figlio, per quella del mio pargolo dovrete aspettare domani, perché la completerò oggi, al ritorno da scuola e prima che arrivino i suoi compagni… e speriamo di avere il tempo di fare le foto…


Torta vascello del corsaro Nero
La base della torta è costituita da questo plumcake che penso sia una base ottima perché morbida, ma consistente.
La bagna è costituita da:
100 gr di latte intero
2 cucchiai di Nesquik

(come suggerito da EliFla, che mi ha assistito tramite FB, insieme ad un altro bel gruppo di food blogger siciliane, che ringrazio)
La farcia è una Camy Cream alla nutella.
Ho ricoperto la torta con una ganasce al cioccolato, per lisciarla ben bene, fatta da:
300 gr di panna fresca
300 gr di cioccolato fondente in gocce
Riscaldate la panna in una pentola, appena raggiunge il bollore, spegnete e poi aggiungete il cioccolato e mescolate bene con una spatola… si addenserà da sola.
Ho ricoperto con pasta di zucchero.
Per fare il vascello ho fatto due plumcake. Uno l’ho tagliato a metà e ho sovrepposto, sfalzandolo, all’altro, tenendelo con tre stecchini di quelli più lunghi e grossi e ho modellato la punta. Due giorni prima ho fatto i personaggi e tutti i suppellettili. Lo stesso giorno ho coperto e sistemato tutti i personaggi. La pasta di zucchero infatti teme l’umidità, quindi è sempre meglio ricoprire la torta il giorno stesso in cui si deve consumare la torta, per evitare che sudi.
La torta non è perfetta, ma da 6 mesi non lavoravo più la pasta di zucchero. Però voglio ringraziare tantissimo Mapi, che mi ha regalato tutti gli aggeggini per lavorare la pasta di zucchero e vi assicuro che la differenza c’è!
E adesso alcune foto dei particolari.
Il corsaro Nero

Il coccodrillo

Ancora il corsaro Nero.

Un pirata spaventato!

E infine, vi ricordo di partecipare al contest delle (st)Renne senza glutine. Questo mese è sulle zuppe (niente di più semplice) e scade il 4 febbraio!
A presto
Stefania Oliveri

Zuppa di piselli secchi… perché ne ho una scorta!


Dopo aver messo in piazza la mia dispensa (anche se vi assicuro ho dimenticato un paio di cosucce), ho pensato e ripensato alla faccenda e mi sono data pure una spiegazione per il mio comportamento. E dato che non ho l’età per aver vissuto (nemmeno) durante la seconda guerra mondiale, quindi non posso avere la sindrome della fame e della privazione, penso che le mie scorte possano dipendere essenzialmente da due fattori: 1. trasmissione genetica da parte di nonna materna, che accumulava tutto, soprattutto cibo, ma in genere tutto l’acquistabile e in mega confezioni, tanto che alla sua morte trovammo ben 20 confezioni di pastiglie per pulire la dentiera (donna di estrema pulizia, la mia nonna!); 2. alla mia estrema rincoglionitaggine… e chissà perché sono più propensa per la seconda ipotesi!
E quindi, siccome ho qualche pacco di piselli secchi da far fuori, per la mia ultima (st)renna di questo mese, invece di farvi fare il giro del mondo (anche perché siamo a corto di carburante) vi riporto in Sicilia. Questa è una zuppa buonissima, una di quelle che piacciono però di più agli adulti. I miei pargoli, oramai, si sono arresi e lo sanno che quando fa freddo almeno una volta a settimana gliela propongo… e quasi stanno cominciando ad amarla. La mia è la versione gluten free, ma è ugaule uguale a quella del libro che, sebbene non abbia foto, penso sia una vera Bibbia per la cucina siciliana di Alba Allotta, La cucina siciliana, Newton compton, p. 73

Zuppa di piselli secchi

per 4 persone:
250 gr piselli secchi
½ cipolla
1 carota
1 costola di sedano
1 foglia di allora (ok, l’unica differenza, non l’ho messa, ma l’ho sostituita con un pomodoro)
olio extravergine d’oliva q.b.
Sale e pepe
spaghetti spezzettati (io senza glutine della Piaceri Mediterranei)
La prima cosa da fare è quella di lasciare a bagno per un’intera notte i piselli secchi. L’indomani scolateli e fate un trito di cipolla, carote e sedano e un pomodoro spellato dopo averlo tuffato un minuto in acqua bollente, fate soffriggere (o per una versione più light fate stufare aggiungendo un po’ d’acqua). Per la versione con la pentola a pressione, a questo punto mettete i piselli e l’acqua fino a coprirli per oltre due dita, chiudete con il coperchio e fate cuocere fino al fischio a fuoco alto. Dopo il fischio, abbassate la fiamma e cuocete al massimo per 20 minuti.
Per la versione tradizionale in pentola, invece, bisogna bagnare con abbondante acqua e cuocere per circa due ore. Solo quando i legumi saranno ben disfatti, versate se occorre altra acqua e portate a bollore e quindi versate la pasta spezzata precedentemente (si usa mettere gli spaghetti in un panno pulito e cominciare a spezzarli con una lunghezza di due cm), salate, pepate. Servire la minestra con un filo di olio a crudo.
Varianti: non so se le varianti siano mie o se sia uso comune in tutte le case siciliane, ma se avete delle bietole, del cavolfiore di qualsiasi colore (io ho usato quello bianco), dei broccoli bolliti, aggiungeteli pure perché ci stanno d’incanto.

E con questa ultima zuppa io vi saluto. Questa infatti è l’ultima settimane delle (st)Renne lunedì con Ale e Dany, ieri con Annaluisa e Fabio, oggi con me, domani con Flavia e venerdì con Mapi, ma la settimana prossima ci saranno le (st)renne per un mese, vincitrici dell’ultimo concorso indetto dalle (st)Renne Gluten Free sulle Tavole delle Feste, le bravissime: Eleonora, Mai, Loredana, Greta e Simonetta.
Quindi non dimenticate che avete tempo fino al 4 febbraio per partecipare al nuovo contest Gluten Free. L’argomento è davvero semplice, come vedete, le zuppe, ovviamente rigorosamente Senza Glutine… e potrete vincere, oltre un mese con noi, anche un magnifico week end al Baglio Costa di Mandorle di Paceco!

A presto

Stefania Oliveri

Sono pronta per l’embargo! Tartufi al baileys e panatura di meringhe


Se c’è una cosa che ho imparato da tutta questa faccenda, è che io posso sopravvivere anche ad un embargo. Sì, perché anche se la maggior parte della penisola, di cui la nostra isola fa parte, non ne ha saputo niente, la Sicilia ha vissuto una settimana da incubo. Timidamente qualche blogger siciliana ne ha accennato, ancor più timidamente qualche notiziola sparsa è stata data dai mezzi di “informazione”, ma di quello che ha significato per ogni singolo siciliano, questa settimana appena trascorsa, non si può immaginare… Perché anche se di sciopero si trattava, in realtà ha corrisposto ad un vero e proprio embargo. Autotrasportatori in rivolta che con i loro mezzi hanno bloccato qualsiasi entrata e uscita di merci, di benzina, così che alla fine della settimana si registravano scene da apocalisse nei supermercati vuoti e file chilometriche davanti benzinai chiusi… caso mai aprissero… Tutti pazzi, tutti stanchi, tutti disperati… tutti tranne me! E sì, tranne me, che invece ho capito di poter essere autosufficiente per ben più di una settimana! Dei benzinai ne ho potuto felicemente fare a meno perché io giro in bici e i miei figli a piedi e, finalmente, anche il marito ha preso la bicicletta. Anzi devo dire che ero pure ben contenta che ci fosse il deserto in giro, non vi dico l’aria pulita che finalmente abbiamo respirato in città!
La spesa poi non è stata un problema, perchè ho scoperto di avere scorte di ogni ben di Dio, ed arrivato ad un certo punto, ho pure pensato di mettere su un mercato nero… Ben 10 pacchi di zucchero semolato, ben 5 chili di zucchero a velo (questo è quello di scorta), ben 6 confezioni di caffè, ben 6 pacchi di biscotti per la colazione… cioè 6 per ogni tipo! Ben 10 scatolette grandi + 10 confezioni piccole di tonno in scatola, un numero imprecisato di scatolume vario, dalla salsa di pomodoro di tutti i generi e tipi, ai ceci biologici, alle acciughe, alla frutta sciroppata; una serie interminabile di legumi secchi; cereali senza glutine di tutte le varietà (quinoa, grano saraceno, miglio decorticato, amaranto, tapioca e quant’altro la vostra immaginazione vi possa suggerire) e riso di tutte i colori e di tutte le sfumature, oltre che di tutte le forme! Non voglio nemmeno scrivere il numero dei barattoli di marmellata che posseggo, ovviamente i gusti li ho tutti e per ogni gusto ne ho almeno due o tre barattoli; una serie interminabile di senape di tutti i posti del mondo, sotto ogni forma possibile; 4 bottigliette di sciroppo d’acero, 3 barattoli di mostarda, 4 barattoli di indispensabile codetta di cioccolato di 375 gr. color rosa (e neanche ho figlie femmine…); due confezioni di crackers e 6 di piadina. Una decina di sanissimi pacchi di patatine (da quelle light, a quelle rigate a quelle alla paprika a quelle al formaggio). 10 lattine di bevande alla mela e alla pera gassate che si trovano solo da Ikea; una cassa da 12 di latte intero. Confezioni e confezioni di cioccolatini, caramelle, lecca lecca e marshmellows (anche quelle al caramello, da pura libidine!), oltre che due chili di goccine di cioccolato fondente e confezioni di tè e tisane di tutti i gusti, di tutte le fogge, di tutte le maniere, oltre gli indispensabili 960 gr. di cannella rimasta, e qui mi fermo, non perché abbia finito, ma perché non voglio confessare oltre.
Neanche il frigo era vuoto… 6 confezioni di uova rigorosamente biologiche, 3 confezioni di mascarpone e tre di philadelphia, due barattoli di insostituibile caviale, un chilo di parmigiano, marmellate aperte (varie, fragole per i pargoli, albicocche per il dolce doppio, arance per me), salumi vari da affettare, 3 confezioni di carote, 3 confezioni di barbabietole precotte, 4 panetti di burro, sciroppo di mirtilli rossi, sciroppo di sambuco, succo di ananas, di arancia, di frutti tropicali, di pera e di pesca, spumante, liquori di cannella, di mandarino, di limone, di rose, baileys…

E neanche il freezer, scherza! Una interminabile serie di condimenti con verdurame vario, cotto e surgelato da me, un salmone da 5 chili, 6 pizze congelate, panini di tutti i colori, involtini di carne e sarde a beccafico, sfoglia surgelata, pasta frolla, 8 barattoli di pesto genovese, più una serie di pesti con varia frutta secca, ben 6 barattoli con albumi congelati…
Insomma, a parte frutta e verdure fresche, in casa c’è proprio tutto e di più…
Stamattina quindi ho cercato di comprare solo quello che mi mancava e …ORRORE … i prezzi triplicati! Per questo ho deciso che faccio fuori tutte le scorte in scatola che mi ritrovo e quando i prezzi ritorneranno normali, ricomincerò a fare la spesa… D’altro canto, non possiamo pagare lo scotto del disagio, in mezzo come siamo fra un governo ottuso e una protesta giusta…
E così oggi per rendere meno amara la giornata, ho deciso di pubblicare dei tartufi meravigliosi che hanno avuto un gran successo. Ovviamente risalgono al periodo natalizio, ma vi confesso che se ci penso ancora un po’, prendo e me li faccio… tanto ho tutto a casa!

Tartufi al baileys con panatura di meringa
(per una cinquantina di tartufi)
250 gr. di cioccolato fondente
150 gr. di mascarpone
1/2 bicchierino di Baileys homemade (o a vostro gusto)
2 cucchiai di zucchero a velo
Per la copertura:
meringhe spezzettate homemade
Fare sciogliere il cioccolato (tritato o le goccine) al micronde per un minuto, un minuto e mezzo a 600 W. Appena si raffredda aggiungere il mascarpone e lo zucchero passato al setaccio e mescolare e infine il baileys. Far riposare il composto in frigo per almeno un’ora. Riprendere il composto e con le mani umide (o con l’aiuto di due cucchiaini) fare delle palline e passarle nelle meringhe sbriciolate. Tenere in frigo fino al momento di servirle.
Il sapore è strabiliante e la consistenza è piuttosto morbida, quindi è importante che rimangano in frigo fino al momento prima di servirle.

Con questa ricetta partecipo al contest di Una pasticciona in cucina

A presto
Stefania Oliveri

Pacchettini di riso, ovvero involtini primavera light!

Giornate difficili a scuola per adesso, e non solo perché c’è la consegna delle pagelle… Ahimè, capita anche di incontrare delle persone disoneste che vogliono speculare sul dolore altrui… e in questi giorni ne ho incontrate un paio… che ho dovuto e voluto arginare e che per questo si sono scagliate contro di me con tutta la cattiveria del caso. Ma siccome il bene vince sempre sul male e io lavoro con onestà, alla fine tutte le cattiverie e si sono rivelate infondate, le personacce smascherate e, come nelle migliori favole, tutti vissero felici e contenti, cattivi a parte!
E così mi sono potuta occupare del contest di EliFla… IL CONTEST DI ELIFLA???? Ma è già così tardi???? Cioè neanche il tempo di iniziare questo mese ed già è finito! Meno male che per questo mese (e solo per questo mese), si conclude il 25 e io sono ancora in tempo!
Quindi ora bando alle ciance e passiamo alla ricetta che proviene direttamente dal blog di Pates et pattes che è la vincitrice di questo mese. Mi ha colpito perché ha usato dei fogli di riso, che sono più difficile da trovare, ma sono gluten free e poi perché nel post si parla di Parigi… La ricetta è davvero buonissima e semplicissima da fare!
Pacchettini di riso
Ingredienti per 4 persone:
12 fogli di riso
2 carote
2 zucchini
3 cipollotti freschi
3 funghi champignon piuttosto grandi (mia aggiunta)
olio extravergine di oliva
sale
salsa di soia (io ho sostituito con una salsa agrodolce piccantina orientale)

Preparazione:
Pulite e grattuggiate le carote e gli zucchini. Pulite e affettate finemente i cipollotti e anche i funghi.
In una padella antiaderente con un po’ di olio fate cuocere per 3 minuti le verdure con il sale.
In un’insalatiera mettete dell’acqua tiepida ed imbevete i fogli di riso. Su ciascun foglio mettete due cucchiai di verdure ed avvolgete, chiudendo prima i lati per non fare uscire il ripieno.
Fate cuocere al vapore per 5 minuti.
Condite con salsa di soia, o agrodolce, secondo il vostro gusto.
Davvero buonissimi!
E con questa ricetta partecipo al contest di EliFla The Recipe-tionist

A presto
Stefania Oliveri

Zuppa di lenticchie indiana… comunque asiatica!

Al contrario dei miei precedessori (MT e Assaggi di Viaggi) che si sono rivolti alla loro tradizione locale, io ho voluto sperimentare la cucina estera. Adoro la cucina medio orientale e avendo comprato dei libri a tal riguardo, ho voluto provare una di quelle zuppe lontane. Questa viene addirittura dall’India, anche se in realtà, alla fine, al posto del riso, ho usato il grano saraceno… Ovviamente così non è più totalmente indiana, ma l’origine asiatica del grano saraceno, mi ha convinta che comunque rimanevamo in zona… In realtà avevo del grano saraceno già bollito e così l’ho sostituito al riso… E comunque, se vi interessa, non è un vero cereale, ma una pianta erbacea con alto valore proteico. Inoltre, a quanto sembra, da recenti indagini, contiene una sostanza (chiroinositolo) che pare curi il diabete mellito, abbassando la glicemia del 19%. Insomma tutte ottimi ragioni per consumarlo, no? E va bene, confesso anche questo, mi piace e tanto, e questo è tutto!

La mia zuppa proviene dal libro di Lorenza Pliteri, Cannella e zafferano, La cucina della via delle spezie, Il Lettore Goloso, collana edita dal fantastico Allan Bay.



Zuppa di lenticchie indiana

250 gr di lenticchie rosse

1 patata

4 pomodori

1 cipolla

1 cucchiaino di cumino

1 cucchiaino di curcuma

peperoncino piccante (io paprika)

½ cucchiaino di zenzero fresco grattugiato

1 ciuffo di menta

olio di oliva extravergine

sale

Sbollentate i pomodori per due minuti, scolateli, spellateli e tagliateli a dadini. Sbucciate la patata e tagliatela a cubetti e ponetela in acqua fredda. Tritate finemente la cipolla e soffriggetela in una padella con l’olio caldo, insieme al cumino, la curcuma, il peperoncino (o la paprika), lo zenzero e la cipolla, lasciandola appassire per pochi minuti. Unite i pomodori e la patata, fate insaporire per 5 minuti, quindi aggiungete le lenticchie e coprite con 1 litro d’acqua bollente. Portate a bollore, coprite e lasciate cuocere per circa un’ora (io l’ho fatta cuocere molto meno ed è stato sufficiente). Regolate di sale, cospargete con la menta fresca tritata (o con prezzemolo) e servite la zuppa accompagnandola con riso lessato all’indiana.

Varianti del libro: potete insaporire la zuppa cospargendola, a cottura ultimata, con questo condimento. Riscaldate un cucchiaino di burro chiarificato (per una versione vegana usate l’olio) in una padella e, quando sfuma, unite un pizzico assefetida (o aglio) e mezzo cucchiaino di semi di cumino, poi soffriggete fino a quando si saranno scuriti. Unite una cipolla tagliata a velo e fatela imbrunire. Quindi versate il soffritto sulla zuppa con una manciata di coriandolo fresco tritato e mescolate.

Varianti mie e suggerimenti: Come già detto io ho usato il grano saraceno e ci stava benissimo. Il grano saraceno è privo di glutine a dispetto del suo nome, quindi andate tranquilli con i celiaci. Deve essere ben lavato più e più volte, cioè fino a quando l’acqua non uscirà limpida. Quindi bisogna tostare i chicchi per qualche minuto e poi cuocere per almeno 20 minuti.

Infine, io ho sostituito il peperoncino con la paprika… ma mio marito li ha messi entrambi!

Domani appuntamento da EliFla e venerdì da Mapi, e non dimenticate il contest delle (st)Renne Gluten Free, vi aspetto numerosi con le vostre ottime zuppe! 🙂

Potrete vincere un mese con le (st)Renne e un week end all’Agriturismo Baglio Costa di Mandorla di Paceco (TP). Se volete maggiori dettagli andate qui.

Se volete vedere le ricette arrivate finora potete andare qui.

A presto

Stefania Oliveri

Non sono a dieta… ma quasi quasi mi ci metto! Vellutata di topinambur e olio all’arancia


Avete mai sentito parlare di topinambur? Neanche io, fino a quando non sono diventata food blogger. Da quel momento sono diventati il mio oscuro oggetto del desiderio. Mai trovati! Poi l’anno scorso andai a Genova per capodanno e la mia acerrima amica me la preparò fra le entrèe… Da quel momento me ne innamorai perdutamente! E dopo averlo assaggiato, non ritrovarlo è corrisposto ad un lungo delirio! Fino a quando, qualche giorno fa, non sono approdata in un grosso ipermercato di Palermo e l’ho visto. Vederlo e volerlo è stato un tutt’uno. Quindi se oggi pubblico questa ricetta, non è perché sono a dieta e vado di cremine, ma perché per me, anzi per il mio palato, questa vellutata è equivalsa ad una gratifica immensa quasi come un dolce! Se poi, anche i vostri pantaloni continuano a gridare, questa ricetta li metterà a tacere… almeno il tempo di mangiarla!
Ora, per chi non lo sapesse, il topinambur è una pianta che assomiglia allo zenzero, ha la consistenza della patata e il sapore del carciofo (anche se molto più delicato). Purtroppo, presa dalla foga del ritrovamento ho utilizzato tutti quanti i miei topinambur dimenticando totalmente di essere una food blogger e di volerlo immortalare per dovere di cronaca e mi sono ritrovata solo golosa che non ha saputo rinunciare nemmeno ad un misero pezzettino per amore del suo blog. Insomma, per la serie, contro “la gola nemmeno la scienza”!
Ho scoperto poi, ma del tutto casualmente, che il topinambur è una alimento alleato dei diabetici, perché controlla in maniera naturale il diabete e abbassa la glicemia, oltre che ha una azione dimagrante e contrasta la ritenzione idrica!
Insomma come dire che ho scoperto il rimedio per mettere a tacere quei dannatissimi pantaloni senza essere a dieta… E allora che aspettate anche voi a comprarne tonnellate?

Vellutata di topinambur


Ingredienti per 6 persone:
600 gr di topinambur
2 patate
1 carota
1 cipolla
vino bianco q.b.
brodo vegetale home made
olio extra vergine di oliva all’arancia (home made)
sale e pepe
panna fresca …
Sbucciare i topinambur e le patate e tagliarli a cubetti. Sbucciare cipolla e carota e tritarle finemente. Scaldare un po’ d’olio in una pentola e rosolare il trito di cipolla e carota. Unire i topinambur e le patate e lasciare insaporire per un minuto o due, volendo si possono stufare (cioè aggiungete un poco d’acqua all’olio). Sfumare con il vino bianco e far evaporare e aggiungere il brodo vegetale (o lo fate istantaneo con una carota, del sedano una patata e una cipolla, o lo fate col Bimby, come lo faccio io). Cuocere a fuoco basso per circa 20 minuti. Infine frullare. Salare e pepare. Servire con un filo di olio aromatizzato all’arancia (cioè se venite in possesso di arance biologiche, essiccate la buccia – sul termosifone, in forno o al microonde – e poi mettetelo a macerare con dell’ottimo olio d’oliva, non ve ne pentirete) o, volendo, con della panna fresca e dei crostini di pane.
Suggerimenti… nessuno, è perfetta così!
E oggi passate dai miei amici Assaggi di Viaggi per la (st)Renna di oggi!

E visto che non so se mi ricapita più di preparare altro cibo light, partecipo volentieri al contest di Diario della mia cucina per la sezione antipasti

A presto
Stefania Oliveri

CenerOntola e la sua zucca “rifatta”: la Pumpkin Pie

I suppellettili della vera principessa (o come la chiama il mio amico Davide Nonino, CenerOntola) sono:
1. La bilancia. Ahimè (e meglio ahisè) la mia si comporta come lo specchio della matrigna di Biancaneve… E però le ho dato una lezione di vita che non ha dimenticato: “se vuoi che non ti finisca male, con me, puoi dire delle belle bugie e mai delle brutte verità!”
2. Lo specchio… quello dimagrante, perché la vera principessa è morbida, molto morbida e burrosa, ma è meglio che non lo sappia … troppo!
3. Il mestolo… per dirigere…
4. La zucca… per mangiarla! Perché l’unica cosa che si “rifà” sono le ricette … come quella di oggi!
Ed ecco come ho usato io la mia zucchetta!

Questo mese tocca “rifare” la ricetta di una simpaticissima food blogger come Jè Ale è. E lei ha scelto la Pumpkin Pie, perché sebbene sia una torta che nei paesi anglosassoni si mangi per Halloween, siamo ancora in periodo di zucca.


Pumpkin Pie
Per la base (brisé):
60 gr. di farina di riso super sottile
25 gr. di fecola di patate
15 gr. di farina di tapioca
50 gr di burro
25 gr. di latte
Impastare tutti gli ingredienti e mettere in frigo a riposare. Quindi dopo almeno mezz’ora riprendere, stendere. Se volte fate come me delle mini porzioni oppure queste dosi bastano per una crostata piccola.
Per il ripieno:
250 gr di zucca cotta al forno, fredda e frullata
100 gr di panna (io ho usato quella di soia)
60 gr. di zucchero
1 uovo
cannella e zenzero q.b.
La mia zucca era abbastanza asciutta e quindi non l’ho ripassata in padella. L’ho invece frullata con tutti gli altri ingredienti e poi l’ho versata nelle crostatine. Quindi ho infornato in forno già caldo a 180° (perché il mio forno è ventilato) per 15 minuti nella parte più bassa del forno e poi ho abbassato a 160° e ho fatto cuocere per altri 30/35 minuti.
Servire a temperatura ambiente.

Suggerimenti:
– Secondo me la pasta brisè non da onore a questa torta, perché la base è troppo neutra, quindi io aggiungerei dello zucchero o farei una frolla;
– l’interno è buono e aromatico, ma anche qui aggiungerei qualcosa. Forse una base al cioccolato o degli amaretti sbriciolati avrebbero dato quello sprint, che non c’era;
– la panna, come suggerisce Jè Ale, forse, era proprio il tocco in più che mancava
Ai miei pargoli non sono piaciuti, ma essendo abbastanza light, io li ho mangiati volentieri a colazione.

Unitevi a noi e mettetevi in gioco rifacendo una ricetta senza glutine. Aiutateci a dare visibilità al senza glutine, perché senza glutine è per tutti, col glutine non è per tutti! Il prossimo mese toccherà rifare la ricetta della bravissima Anna di Ai fornelli con la celiachia con i totani ripieni su letto di fagioli.

A presto

Stefania Oliveri

Un dramma, anzi due e le tagliatelle molecolari

Se la bilancia l’ho messa a tacere da tempo (non per niente sono sicula!), i pantaloni invece continuano a gridare e pure vendetta! Eppure ho cercato di metterli a tacere… ma ogni anno gridano sempre di più e sempre più forte… Ma fra i miei buoni non propositi, c’è quello di non fare la dieta… Che mi rimane da fare? Sono in grande difficoltà e proprio ora mi sto chiedendo, visto che non riesco a piegarli alla mia volontà, almeno, a qualcuno di voi è a conoscenza di pantaloni naturalmente muti?
Nel frattempo che aspetto la risposta, voglio farvi a parte di un altro mio piccolo dramma. Se non avessi avuto un’infanzia difficile con una nonna che faceva i cavatelli a ferragosto (solo a ferragosto, col caldo da impazzire) impedendo a tutti quanti di andare a mare perché dovevamo aiutarla, (e solo già per questo dovrei avere la massima comprensione), e una mamma che non ha mai tirato una sfoglia, al massimo qualche “tappina” (ciabatta) su di noi figli, e se non avessi la celiachia per cui odio tutte quelle preparazioni che fanno ringalluzzire tutte le più brave ed esperte food blogger, quelle serie che fanno preparazioni serie e complicate, e non avessi appena comprato la macchinetta per la pasta (la famosa nonna papera), sarei anche felice della sfida di questo mese! Ma siccome dei se e dei ma è piena la storia, l’unica cosa che mi rimane da dire a quelle due pazze (e sono certa che sapete bene di chi parlo) e all’altra pazza scatenata di questo mese (che se non conoscete è meglio, e anzi, approfittatene per starne alla larga) che questo non me lo dovevano fare…
“PENTITEVI DI QUESTA SCELTA”!!!
E ora che mi sono sfogata, passo alla ricetta… e bada ben, bada ben, bada ben, stavolta PRETENDO DI VINCERE… altrimenti vi finisce come alla bilancia!

Tagliatelle molecolari di farina di lenticchie rosse con salmone e zucchine
A persona:
100 gr di farina di lenticchie rosse denaturata (guardate qui per vedere come ho fatto)
1 uovo
20 gr di sostituto del glutine della Orgran (poi vi spiego meglio)
olio a piacere q.b
acqua q.b
un pizzico di sale

Per prima cosa voglio che sappiate che olio e acqua q.b. significa che ce ne vuole molto di più dei cucchiai canonici che ci vogliono per fare la pasta fresca. Adesso non so dirvi quanti ne abbia messi, ma tanti affinché l’impasto risulti morbida come la pasta frolla. In ogni caso dovete impastare tutti gli ingredienti insieme e lasciate riposare per una ventina di minuti. Qui devo approfondire il discorso sul sostituto del glutine. Di solito uso lo xantano, ma per adesso il mio “spacciatore di fiducia” (in realtà l’unico che abbia trovato a Palermo), non ce l’ha. Per cui ho deciso di provare questo prodotto, scoprendo che costa anche meno dello xantano e addirittura molto meno (incredibile ma vero). Vero è anche che se ne deve usare una dose più consistente, per cui forse il prezzo alla fine si equivale… In ogni caso, anche se la farina è denaturata, secondo me è indispensabile per dare elasticità all’impasto. Anche perché se volete fare proprio delle tagliatelle, visto che questo prevede la sfida di questo mese, è proprio indispensabile. Se invece vi accontetate di formati più piccoli, ma non dovete partecipare all’MTC, allora potrete fare a meno delle due cose.

Quindi stendete la pasta ottenuta con il mattarello o con il nonna papera (anche qui, io l’avevo comprata con l’intenzione di usarla e poi scopro che la sfida prevede di stenderla a mano… e non voglio aggiungere altro!). Qui vi do una dritta, all’inizio l’avevo stesa ungendo leggermente il piano con l’olio extravergine d’oliva, ma ho avuto grandi difficoltà. Poi ho deciso di provare con la farina di riso, sperando che la pasta non si asciugasse troppo. Il miracolo è stato, che non solo non si asciugata per niente, ma ne è bastata davvero poco per stenderla e renderla davvero sottile. Purtroppo l’impasto è stato fatto di sera quindi le foto sono venute sfocate e le uniche due a fuoco sono quelle che vi mostro. Ma vi assicuro che la cosa ha funzionato benissimo.

Le ho arrotolate e le ho tagliate al coltello (e non vi dico che quando le avevo stese con l’olio, ho preso la riga per tagliarle ad una ad una… meno male che poi ho pensato di provare con la farina di riso!) Io le ho preparate il giorno prima e le ho lasciate ad asciugare stese su un vassoio spolverizzato con un po’ di farina di riso. L’indomani le ho cotte in abbondante acqua salata e le ho condite così:
Salsa di salmone e zucchine con aneto e spumante
500 gr. di salmone fresco tagliato a pezzetti (la parte migliore è quella più grassa)
200 gr di zucchine genovesi
spumante (io Ferrari, p.s. non mi sponsorizza, ma se volesse potrebbe corrompermi!)
una cipolla piccola (meglio uno scalogno)
aneto
semi di finocchio (ma la prossima volta non li metterei… ma mio marito sì)
olio
sale e pepe bianco
In un wok, scaldate l’olio e fate soffriggere la cipolla tagliata a dadini piccolissimi, le zucchine grattugiate grossolanamente, l’aneto e i semi di finocchio. Quindi mettete il salmone e fatelo dorare. Aggiungete lo spumante e fatelo evaporare e aggiustate di sale. Scolate le tagliatelle nel wok e fatele saltare per amalgamarle bene. Servite calde con del prezzemolo e una spolverata di pepe bianco.

Note:
Trattasi anche qui di piatto trasversale, mangiato volentieri da tutti, pargolo n. 3 compreso. Nessuno ha capito che si trattava di farina di lenticchie, il sapore infatti, benché presente, è molto delicato. In ogni caso il salmone si sposa benissimo con questa farina.

Con questa ricetta partecipo all’MTC di Menù Turistico e di Ale di Ale Only Kitchen

A presto
Stefania Oliveri