Dolce e salato: una crepe due ricette una condivisione: the day after!

Come promesso (o vi è sembrata una minaccia?), eccoci oggi a pubblicare la versione dolce delle crepes fatte in tandem. Cioè la base è la stessa, ma il ripieno è una sorpresa… E siccome i pargoli non hanno avuto il piacere di assaggiare questa torta, non volevo privarli di cotanta gioia, così ho deciso che la crema sarebbe stato il giusto ripieno! I pargoli hanno ringraziato Anna Lisa! 😉
Devo fare però una precisazione. La mia cara amica Stefania (la discepola più attenta del maestro Montersino), mi ha fatto notare che per chiamare chibouste una crema, deve contenere anche della gelatina… In effetti, una bella dose di gelatina era prevista anche per la mia chibouste… Ma, così come ho dimostrato di non essere Marchesi, vi dimostro di non essere nemmeno Montersino, e la mia crema aveva la consistenza giusta senza gelatina… Magia, bravura o cottura prolungata? No, vi prego non rispondetemi… so già cosa mi direste!


Base della crepes (secondo la ricetta di Anna Lisa)
2 uova 0 o 1
250 latte (io intero)
50 farina grano saraceno bianco
40 fecola
20 riso
20 tapioca
1 pz sale
20 burro (io chiarificato… ormai ce lo avevo…)
Sbattete le uova e aggiungete le farine mescolando. Quindi il latte e il burro chiarificato. Lasciate riposare per una ventina di minuti, almeno.
Riprendete l’impasto delle crespelle e versatelo, un mestolo alla volta, in una padella piatta e antiaderente facendolo scorrere bene fino al bordo; non esagerate con le dosi, è importante che siano sottili. Lasciate colorire leggermente e poi rigiratele per cuocerle anche dall’altro lato (a noi ne sono venute 12).
Nel frattempo preparate il ripieno:
la crema chibouste (o chiamatela come più vi aggrada), senza uova, che io ho fatto nel Bimby (riporto come qui, ma ovviamente per sei crepes ne basterà un quarto):
500 ml di latte intero fresco
120 g di zucchero
40 g di fecola
30 g di maizena
75 g di burro
1 ml di estratto di arancio dolce (se non lo trovaste, usate succo d’arancia dolce – come ho fatto io – oppure l’aroma che riuscite a reperire)
La scorza di un’arancia bio
Schiaffate (ops, forse non è linguaggio da food blogger, ma è quello che fatto) tutti gli ingredienti nel Bimby e fate cuocere a 90° per 10 minuti a velocità 4. Se vi dovesse sembrare troppo luquida, prolungate la cottura di qualche minuto ancora.
Nel frattempo preparate la meringa italiana come fa Montersino (qui l’ho beccato bene!)
2 albumi
Il peso dei due albumi li raddoppiate in zucchero, più un cucchiaio
Un po’ d’acqua
Con la spiegazione di Stefania è vento tutto facilissimo.
Cominciate a montare a neve gli albumi, quindi aggiungete il cucchiaio di zucchero. Nel frattempo mettete in un pentolino lo zucchero e un po’ d’acqua e accendete il fuoco. Siccome non ho il termometro, il trucchetto è che da quando comincia a sobbollire dovete far passare solo 3 minuti e lo sciroppo di zucchero avrà la giusta temperatura per pastorizzare gli albumi. Spegnete il fuoco e versate lo sciroppo sugli albumi a filo, avendo cura di non versarlo sulle fruste, per non avere spiacevoli inconvenienti, e continuate a montare finché non sarà a neve ferma.
Aggiungete alla crema raffreddata e mescolate con cura. Io non ho aggiunto tutta la meringa italiana, ne ho aggiunto solo 2/3. Il rimanente l’ho messa in congelatore per guarnire la torta l’indomani.
Tagliate quindi le torte in due e spalmate ogni disco con la chiboust e sovrapponete gli altri strati, fino ad esaurimento degli ingredienti e guarnite.
Arance caramellate:
1 arancia bio
50 gr di acqua
100 gr di zucchero
Lavate bene l’arancia e tagliatela a fettine sottili. In una larga padella mettete l’acqua e lo zucchero e fate sciogliere. Quindi aggiungete le fettine di arancia e fate cuocere a fuoco moderato finché non si asciughi tutta l’acqua. Sono buonissime e con questa lunga cottura, non si percepisce più l’amaro della buccia.
Sono felice di questa collaborazione, seppur breve, con Anna Lisa, e spero che possano esserci altri momenti di condivisione culinaria … e non solo!
P.s. Lo so che sarà un messaggio sdolcinato, ma è un post “dolce” e che sia dolce fino in fondo: sono felice di aver deciso un giorno, per caso, di aprire questo blog, perché, a parte tutto il lavoro che mi da (neanche venissi pagata…), la cosa più bella che mi ha veramente regalato, è una serie di nuove amiche vere e sincere, reali e tangibili, che ogni giorno mi riempono di affetto, e che mi danno la voglia di continuare, nonostante la grande fatica, e Anna Lisa è fra loro! :*
A presto
Stefania Oliveri

Dolce e salato: una crepe due ricette una condivisione

Questo post a 4 mani nasce per caso da una informazione chiesta per caso e data per caso.
Insomma, il caso ha unito me e Anna Lisa di Senza glutine… per tutti i gusti nella realizzazione comune di crepes dolci e salate partendo dalla stessa ricetta di base. Qualche giorno fa ho comprato la Farina di Grano Saraceno Bianco (Nutrifree), che avevo sentito osannare a destra e manca e io, che come sapete sono poco incline alle novità, mi sono fatta subito abbindolare… Poi però, avevo completamente rimosso dove l’avevo vista usare e così lancio un S.O.S. nelle’etere,prontamente raccolta da Anna Lisa che avevo già sperimentato delle ricette, ma non le aveva ancora pubblicate.
Fra l’altro aveva fatto delle crespelle utilizzando questa farina un paio di mesi prima oltre che per una lasagna di crepes, mai pubblicate perché, a dir suo, “la foto era un po’ penosa…”
In pieno ciclone MTC, sapere che aveva usato proprio questa farina per delle crepes, mi scatena la fantasia… e quando mi propone di provare a fare una ricetta in tandem per pubblicarla insieme, non mi ascio sfuggire l’occasione e accetto immediatamente di buon grado e anzi raddoppio e le propongo di fare una versione salata e una dolce… E lei, poteva rifiutarsi???
Così, in mezzo al caos più totale che regna in questo periodo a casa sua, ma anche a casa mia non è da meno, ci siamo chiuse in cucina e abbiamo spignattato… Ahimè, proprio non ce l’abbiamo fatta a partecipare all’MTC in tandem, siamo due donne in “corriera” noi! Ma è stato bello progettare questa cosa, è stao bello condividere ansie e preoccupazioni, è stato bello condividere divertimento e spensieratezza, ed è stato bello sentirsi per telefono e ridere sulle nostre vite di corsa… Pubblichiamo lo stesso le nostre buonissime crepes e oggi vi beccate la versione salata e domani pronti per il dolce! 🙂


Base della crepes (secondo la ricetta di Anna Lisa)
2 uova 0 o 1
250 latte (io intero)
50 farina grano saraceno bianco
40 fecola
20 riso
20 tapioca
1 pz sale
20 burro (io chiarificato… ormai ce lo avevo…)
Sbattete le uova e aggiungete le farine mescolando. Quindi il latte e il burro chiarificato. Lasciate riposare per una ventina di minuti, almeno.
Riprendete l’impasto delle crespelle e versatelo, un mestolo alla volta, in una padella piatta e antiaderente facendolo scorrere bene fino al bordo; non esagerate con le dosi, è importante che siano sottili. Lasciate colorire leggermente e poi rigiratele per cuocerle anche dall’altro lato (a noi ne sono venute 12).
Nel frattempo preparate il ripieno:
prosciutto affumicato (senza glutine)
ricotta di pecora freschissima
pistacchi di Bronte
sale q.b.
rucola e olio per guarnire
Con un mixer tritate il prosciutto e i pistacchi insieme alla ricotta, ben sgocciolata e aggiustate di sale. Riempite le crepes e formate dei cannelloni. Adagiate su un’insalatina di rucola condita ocn olio e sale.
Ve lo dico? Buonissime!
Ed ecco la strepitosa versione di Anna Lisa

E domani siamo di nuovo qui con la versione dolce!
A presto
Stefania Oliveri

Torta al cioccolato bianco con chiboust all’arancia e arance caramellate e tanti auguri ad Eleonora Ferlicchia!

Oggi è solo mercoledì e pubblico un dolce… UN DOLCE??? Dopo che da lunedì ammorbo l’etere con proclami di dieta ferrea, anzi di digiuno ad oltranza???
No, non ho desistito dai buoni propositi… almeno non ancora… Ma questa è stata l’ultima follia prima della privazione totale, del castigo, della punizione, della condanna, della penitenza, del flagello, della tortura della dieta… E siccome ancora non sono troppo arrabbiata col mondo intero, non mi sento tanto incattivita da questa condizione, vi lascio con questa dolcezza la cui foto non le rende omaggio…
Infine, siccome oggi è il compleanno della mia amica Eleonora (la mamma di Manfredi, per intenderci), le dedico questa torta con tutto l’affetto che posso. Buon compleanno meravigliosa creatura!
P.s. Come tutte le mie ricette, anche questa nasce dal fatto che volevo smaltire un kg di cioccolato bianco che avevo appena comprato (perché non si sa mai se mi dovesse servire e, toh, ce ne ho un chilo!). Avevo anche ben 8 chili di arance, però comprate dal dolce doppio (perché anche lui sa fare gli stessi affari miei), arance che, a casa, mangia solo lui…
E così cercando di qua e guardando di là, mi imbatto in una meravigliosa torta di Trish Deseine… che però aveva una crema al limone, della quale non riportava nemmeno gli ingredienti… Che fare? L’etere mi viene in aiuto e prontamente EliFla mi da la ricetta collaudata di Ginestra, che io però voglio alleggerire… Chiedo allora alle esperte montersiniane, Stefania e Anna Luisa, se posso aggiungere la meringa italiana e caso mai la panna. Concordano entrambe che la meringa italiana è più che sufficiente e così procedo… Insomma è la torta della massima collaborazione! Grazie amiche! :*
  TORTA CIOCCOLATO BIANCO E crema all'arancia 025
 



Torta al cioccolato bianco con chiboust all’arancia e arance caramellate
La base di Trish Desein da Cioccolato
120 gr di cioccolato bianco extra fine della Venchi (senza glutine)
25 cl (io 250 gr) di panna liquida
110 gr di burro ammorbidito
175 gr di zucchero
3 uova codice 0 (bio) (o 1 al massimo)
225 gr di farina così divisa:
150 gr di farina di riso tipo amido o amido di riso
50 gr di fecola di patate
25 gr. di farina di tapioca (ma potete sostituire con maizena)
2 cucchiaini di lievito consentito
Tritate (al coltello e grossolanamente, non preoccupatevi) il cioccolato bianco e fate scaldare la panna, quindi versatela sul cioccolato e fatelo sciogliere (ovviamente fuori dal fuoco). Nel frattempo sbattete il burro con lo zucchero finché non avrete un composto chiaro e spumoso. Quindi aggiungete le uova (tutte intere, alleluia) uno per volta, continuando a mescolare. A questo punto cominciate a versare, alternando, le farine, mescolate con il lievito, e il cioccolato fuso. Non sbattete troppo (non ce n’è bisogno) e versate in due stampi rotondi da 23 cm, foderati con carta forno. Fate cuocere in forno caldo a 170° C (se ventilato, o altrimenti a 180°C se statico) per circa 20/25 minuti.
Sfornate e fate raffreddare 10 minuti e poi mettete le due torte su una griglia a raffreddare.
Nel frattempo preparate la crema, senza uova, che io ho fatto nel Bimby:
500 ml di latte intero fresco
120 g di zucchero
40 g di fecola
30 g di maizena
75 g di burro
1 ml di estratto di arancio dolce (se non lo trovaste, usate succo d’arancia dolce – come ho fatto io – oppure l’aroma che riuscite a reperire)
La scorza di un’arancia bio
Schiaffate (ops, forse non è linguaggio da food blogger, ma è quello che fatto) tutti gli ingredienti nel Bimby e fate cuocere a 90° per 10 minuti a velocità 4. Se vi dovesse sembrare troppo luquida, prolungate la cottura di qualche minuto ancora.
Nel frattempo preparate la meringa italiana come fa Montersino (Peccati di gola)
2 albumi
Il peso dei due albumi li raddoppiate in zucchero, più un cucchiaio
Un po’ d’acqua
Con la spiegazione di Stefania è vento tutto facilissimo.
Cominciate a montare a neve gli albumi, quindi aggiungete il cucchiaio di zucchero. Nel frattempo mettete in un pentolino lo zucchero e un po’ d’acqua e accendete il fuoco. Siccome non ho il termometro, il trucchetto è che da quando comincia a sobbollire dovete far passare solo 3 minuti e lo sciroppo di zucchero avrà la giusta temperatura per pastorizzare gli albumi. Spegnete il fuoco e versate lo sciroppo sugli albumi a filo, avendo cura di non versarlo sulle fruste, per non avere spiacevoli inconvenienti, e continuate a montare finché non sarà a neve ferma.
Aggiungete alla crema raffreddata e mescolate con cura. Io non ho aggiunto tutta la meringa italiana, ne ho aggiunto solo 2/3. Il rimanente l’ho messa in congelatore per guarnire la torta l’indomani.
Tagliate quindi le torte in due e spalmate ogni disco con la chiboust e sovrapponete gli altri strati, fino ad esaurimento degli ingredienti e guarnite.
Arance caramellate:
1 arancia bio
50 gr di acqua
100 gr di zucchero
Lavate bene l’arancia e tagliatela a fettine sottili. In una larga padella mettete l’acqua e lo zucchero e fate sciogliere. Quindi aggiungete le fettine di arancia e fate cuocere a fuoco moderato finché non si asciughi tutta l’acqua. Sono buonissime.
Disponete le fette d’arancia sul dolce, appena si raffreddano, e decorate i lati con delle meringhe precedentemente preparate come qui e la meringa italiana, aiutandovi con una sac à poche. Quindi fiammeggiate la meringa italiana.
P.s. Era la mia prima volta col cannello!
Suggerimenti:
-la meringa italiana deve essere fiammeggiata necessariamente altrimenti sulla torta si scioglie;
-non dimenticate di non versare lo sciroppo bollente sulle lame altrimenti potreste ustionarvi, perché comincia a schizzare dovunque;
-le arance caramellate non son solo decorative, sono ottime da mangiare e ci stanno benissimo sopra. Vedrete che cuocendole piuttosto a lungo (visto le quantità degli ingredienti), perderanno l’amarostico delle bucce.
-infine, ma non ultimo, la torta è di sofficissima, talmente soffice da non aver bisogno di essere bagnata con alcun liquido ed è talmente buona che non so dirvi quanto duri, perché è finita in un batter d’occhio!

Con questa ricetta partecipo al contest di Ackyart di Arte in Cucina

A presto
Steania Oliveri

Scaloppine con speck e gorgonzola e ancora un’intervista!

L’esperto di formaggi in casa è il dolce doppio. In realtà, io, fino a qualche anno fa, non ne mangiavo nemmeno. Poi sono diventata celiaca e ho deciso che non potevo eliminare, oltre a tutto quello che mi era già imposto, anche i formaggi. Così mi sono forzata e quelli di colore bianco li mangio… Cioè, li mangio, se si accompagnano anche a qualche altra cosa, in purezza non ci riesco proprio… Così quando Mauri mi ha contattato per provare alcune sue specialità, devo confessarvi, che mi sono sentita un po’ spaesata… Il dolce doppio, invece, si è ringalluzzito tutto e si è esposto: “lo cucino io!” Potevo rifiutare cotanta offerta?
La scelta è caduta su un secondo (ovvio, no?), ma almeno questa domenica non sul maiale! 😉
E però, visto che ieri era domenica e, ormai, è diventata consuetudine “concedervi” con una mia intervista (:DDD), vi lascio con la quarta, fatta da Santa Cristina

Scaloppine con speck e gorgonzola
Ingredienti per 5:
600 gr di magatello di vitello (tagliata a fette sottili)
100 gr di gorgonzola dolci Mauri (Bontàzola)
100 gr di speck a fettine molto sottili
50 gr di grappa
40 gr di burro
poca farina di riso
brodo vegetale (io homemade)
sale e pepe
Battete le fettine fra due fogli di carta forno perché devono essere molto sottili. Incidete i bordi per non farla arricciare in cottura. Infarinatele con un velo di farina di riso e scuotete l’eccesso. Mettete il burro in una padella molto larga e fate fondere a fuoco basso. Mettete le scaloppine e alzate la fiamma, e fatele dorare da entrambi i lati. Salate leggermente e bagnate con la grappa e lasciatela evaporare. Unite poco brodo e continuate la cottura per circa tre minuti. Quindi disponete su ogni scaloppina, una fettina di speck e un po’ di gorgonzola. Coprite e fate sciogliere il formaggio. Pepate e far cuocere ancora due minuti.
Impiattate e servite su un letto di rucola.
Noi abbiamo pasteggiato con un rosso del Santa Cristina, davvero eccezionale!
A presto
Stefania Oliveri

Crepes aringa e mela e un sassolino nella scarpa…


Quando i miei pargoli dicono “questo è mio”, il mio dolce doppio risponde che “mio, lo dice il gatto!” E lo dice anche a me… Ma a distanza di 18 giorni dal “mio” compleanno, il “mio” regalo, ambito da tutta la famiglia, usato allegramente dall’uomo di casa, regalo che io non avevo desiderato nemmeno per un momento e anzi avevo sottolineato che non mi serviva affatto, ha subìto un passaggio di proprietà… Da “mio” (ad uso e consumo di tutti), è passato a “suo” ad uso e consumo esclusivo… pure tutte le mie cose ha cancellato (il mio account, le mie foto, le mie ricette, i miei appunti…)
Effettivamente “mio” non l’ha detto… però devo dire, di aver intuito “non è più tuo e non lo tocchi mai più!”
Mi sa che per il suo compleanno riceverà delle bellissime teglie con fondo estraibile, che desidero da tanto tempo… e saranno solo sue!


Crepes salate con aringa e mela
Per le crepes (come qui):
250 ml latte
1 noce di burro chiarificato
125 g farina Biaglut pacco da 1/2 kg!
2 uova
Per il ripieno:
Aringa affumicata
mela verde Granny smith
yougurt bianco (meglio se greco)
cipolla rossa
olio
sale
Sbattete le uova e aggiungete la farina mescolando. Quindi il latte e il burro chiarificato. Lasciate riposare per una ventina di minuti, almeno.
Riprendete l’impasto delle crespelle e versatelo, un mestolo alla volta, in una padella piatta e antiaderente facendolo scorrere bene fino al bordo; non esagerate con le dosi, è importante che siano sottili. Lasciate colorire leggermente e poi rigiratele per cuocerle anche dall’altro lato (a noi ne sono venute 12).
Nel frattempo preparate il ripieno:
Tagliate l’aringa a tocchetti piccoli e anche la mela, dopo averla lavata bene (e assolutamente non sbucciatela!). Tritate anche la cipolla e mescolate tutto con lo yogurt, un po’ d’olio e il sale (attenzione perché l’aringa è molto saporita).

Le crepes sono piaciute tanto sia ai pargoli che all’ospite, che mi hanno fatto promettere di rifarle al più presto… ma io sono come Paganini… 😉

Con questa ricetta partecipo all’MTC di questo mese.

A presto
Stefania Oliveri

Risotto radicchio con salsa al mandarino per la Recipe-tionist di marzo!


Quando mi sento un po’ giù (e capita spesso), ascolto questa canzone di Bennato… Parla di riscatto e di tenere duro… magari aiuta qualcuno…

Un giorno credi di Edoardo Bennato

Un giorno credi di essere giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli
e devi cominciare da zero

Situazioni che stancamente
si ripetono senza tempo
una musica per pochi amici
come tre anni fa

A questo punto non devi lasciare
qui la lotta è più dura, ma tu
se le prendi di santa ragione
insisti di più

Sei testardo, questo è sicuro
quindi ti puoi salvare ancora
metti tutta la forza che hai
nei tuoi fragili nervi

Quando ti alzi e ti senti distrutto
fatti forza e vai incontro al tuo giorno
non tornar sui tuoi soliti passi
basterebbe un istante

Mentre tu sei l’assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadende
raccontare a tutta la gente
del suo falso incidente

Questa canzone ha un grande effetto terapeutico esattamente come ce l’ha avuto questo risotto!


Il risotto di Valeria di Murzillo Saporito
Ingredienti per 6 persone:
500 gr di riso integrale
400 gr di radicchio
pancetta affumicata (sostituzione della salsiccia che ho dimenticato di comprare)
8 mandarini
1 litro di brodo vegetale home made
2 scalogni (quelli veri)
1/2 bicchiere di vino bianco
un cucchiaino di paprika piccante (al posto della salsa Worcester)
una noce di burro
olio

Preparazione:
Preparate la salsa al mandarino. Pelate i mandarini e con un passaverdure ricavatene il sugo e la polpa.
In un pentola fate rosolare uno scalogno tritato con un filo d’olio e unite la polpa dei mandarini; fate ridurre ottenendo una salsa densa.
Nel frattempo preparate il risotto. Fate imbiondire l’altro scalogno tritato, con un filo d’olio in un tegame dal fondo spesso. Unite il riso e fatelo brillare per un paio di minuti mescolando, quindi alzate la fiamma e fate sfumare col vino bianco. A questo punto iniziate ad aggiungere il brodo bollente a mestolate per portare a cottura il riso.
A metà cottura circa unite il radicchio tagliato a listarelle e la paprika e continuate la cottura del risotto sempre mescolando.
Nel frattempo fate cuocere in un padellino antiaderente senza aggiungere alcun condimento la pancetta.
Controllate la cottura del riso (per il riso integrali ci vogliono circa 40 minuti) e se necessario (io ho utilizzato del brodo salato e quindi non ho aggiunto altro sale) aggiustate di sale, togliete dal fuoco e aggiungete una noce di burro, la pancetta e il parmigiano.
Servite accompagnando il risotto con la salsa al mandarino.

Con questa ricetta partecipo al Recipe-tionist di Eli-Fla


che per questo mese vede protagonista la bravissima Valeria di Murzillo Saporito!
A presto
Stefania Oliveri

Matilde di Canossa e il suo biancomangiare… salato e senza glutine!

Se parlo di una donna forte e modernissima, che ha lottato strenuamente per i suoi diritti, a che epoca pensate? Non certo al medioevo. E invece la donna di cui vi parlerò oggi è vissuta proprio in quel periodo e seppur sconosciuta ai molti, mi ha affascinato con la sua storia.
Matilde di Canossa, conosciuta (???) ai più per lo storico incontro che realizzò fra il papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, suo cugino, fu una donna fortissima e valorosa… ed estremamente contemporanea! Rimasta orfana di padre a soli 8 anni e uccisi anche due suoi fratelli maggiori, alla madre di Matilde non rimase che sposare un uomo, per mantenere i suoi possedimenti. Le toccò in sorte un lontano parente, Goffredo di Lorena, anche egli vedovo e con un figlio, Goffredo detto il Gobbo; che venne subito piazzato con Matilde, alla morte del padre. Ella però fu addestrata a combattere con lancia e spada, a piedi e a cavallo, e, diciottenne, guidò per la prima volta le schiere del patrigno Goffredo in battaglia.Ma questo era solo il primo di oltre sessanta combattimenti cui Matilde partecipò, non sempre con esiti positivi, ma con tenacia e acume tattico, esattamente come la madre Beatrice, anch’ella comandante in capo dei suoi feudatari. La sua figura di donna guerriera, però, non mise mai in ombra la sua fama di bellezza (“era alta, forte, con denti splendidi e capelli biondo fulvo”) né la sua umiltà e devozione.
Certo non possiamo parlare di matrimonio d’amore, ma ebbero anche una bimba, che però morì prematuramente. A questo punto Matilde lasciò il marito per tornarsene a Mantova. Tre anni dopo anche suo marito fu assassinato e così a soli 30 anni cominciò a regnare da sola per oltre 40 anni, dimostrando di essere un ottimo capo di stato.
Fu modernissima per un’altra ragione e cioè sposò un ragazzo più giovane di lei di 27 anni! In realtà, anche qui la motivazione non fu l’amore, ma l’alleanza con un casato di duchi di Baviera ostili all’imperatore Enrico IV e a favore del Papa, cosa che Matilde favorì sempre. Il ragazzo però era troppo giovane, solo 15 anni e assolutamente imberbe. Non voglio fare pettegolezzi, ma il primo incontro amoroso fu un vero disastro, raccontano le cronache del tempo, che rincarano la dose asserendo che l’impedimento fosse di naturale frigidità del ragazzo, tanto da passare alla storia col nome di Guelfo il pingue e l’impotente. Ovviamente fu allontanato anche lui e non ci saranno eredi nemmeno da questo matrimonio… Adottò però il conte fiorentino Guido Guerra e donò alla chiesa (alla sua morte) tutti i suoi beni. Giunti a questo punto Enrico V, figlio e successore di Enrico IV, reintegrò Matilde nei suoi possedimenti (eccetto che per la Toscana) e la nominò viceregina di Italia. Matilde a ormai 69 anni (una bella età per l’epoca) essendo anche ammalata e decidse di ritirarsi nei suoi castelli dove morirà da lì a poco. Adesso è sepolta nella Basilica di San Pietro in Vaticano. La sua tomba scolpita dal Bernini è detta “Onore e Gloria d’Italia”.
Ma perché vi ho parlato di questa donna? Perché a lei è legato un fatto storico e a questo fatto storico un piatto antico che nei secoli si è un po’ perso: il biancomangiare. Si racconta infatti che grazie a lei l’imperatore Enrico IV si prostrasse per tre giorni davanti al Papa, restando addirittura scalzo sulla neve per chiedere perdono e far ritirare la scomunica che pendeva sul suo capo, dopo che egli stesso l’aveva scomunicato perché non eletto secondo le norme canoniche stabilite nel 1059. L’enorme appoggio del Papa da tutti gli stati Europei e la mediazione di Matilde fecero sì che egli decidesse di sottomettersi e grazie all’intercessione di Matilde, il Papa accettò le sue scuse. In quella occasione venne servito il biancomangiare, ma in versione salata, per simboleggiare la purezza del cuore.
La versione che arriva ai nostri giorni è quella dolce, molto più conosciuta, ma dopo una serie di ricerche sono arrivata a questa versione salata, che doveva essere più o meno la versione dell’epoca, come è scritto qui. Io ho seguito il procedimento passo passo… ma non mi vergogno a dire che non è nient’altro che pollo e bechamelle! 😉


Biancomangiare salato secondo l’uso medievale
• 150 g di mandorle
• 25 g di farina di riso
• ½ litro di brodo di gallina
• 150 g di petto di gallina con cui si è fatto il brodo oppure di petto di pollo
• 5 cl circa di acqua di rose
• spezie
• sale
Per prima cosa dobbiamo preparare un buon brodo di pollo.
• 3 litri d’acqua (preferibilmente di fonte)
• 1 bel pollo ruspante di 1,3 – 1,5 kg
• 3-4 carote
• 1 patata
• 1 grossa cipolla sbucciata e picchiettata con 4 chiodi di garofano
• 1 bel cucchiaino di pepe in grani
• 2 foglie d’alloro
• sale grosso
Mettete il pollo, dopo averlo fiammeggiato, in un pentolone e ricoprite con abbondante acqua fredda. Coprite con un coperchio e portate ad ebollizione a fuoco moderato. Quindi abbassate la fiamma al minimo per far sobbollire. Nel frattempo con una schiumarola togliete le impurità che affiorano in superficie. Pulite le verdure, lavatele e aggiungetele alla carne. Salate moderatamente , aggiungete il pepe in grani e l’alloro e fate cuocere per circa 1 ora e mezzo/ 2. Togliete il pollo e prelevate la carne. Nel frattempo filtrate il brodo. Si conserva in frigorifero. Il giorno dopo, sgrassate togliendo lo strato di grasso superficiale.
A questo punto, avendo il brodo pronto e anche il pollo possiamo procedere al biancomangiare. Tritate il pollo molto finemente. Spellate (o comprate quelle già sbucciate) e pestate le mandorle, stemperatele assieme alla farina di riso in ½ litro di brodo tiepido e filtriate. Fate bollire il latte così ottenuto e salate (se ve ne fosse bisogno). Aggiungete il trito di carne e cuocete, mescolando, finché la miscela non si addensi. La consistenza deve essere quella di una crema piuttosto densa. A fine cottura aggiungiamo l’acqua di rose. Servite tiepido, in un’unica coppa oppure in coppette individuali dopo aver spolverato con una miscela di spezie dolci (zenzero, cannella, alloro e chiodi di garofano).
Essendo considerato un antipasto io ho preferito la versione moderna in finger food.

Suggerimenti:
– dopo aver filtrato il brodo e separato dalle mandorle, ridotte in farina, ho deciso che siccome il sapore delle mandorle si perdeva completamente, di aggiungere le mandorle filtrate. Secondo me hanno dato un po’ più sapore al biancomangiare e soprattutto una consistenza diversa, ma non sono riuscite a dare la svolta che mi aspettavo. Insomma se avessi fatto una normale bechamelle e aggiunto il pollo in brodo, con le spezie, sarebbe stato pressoché uguale il risultato…

Detto questo, vi ricordo che oggi, seppur primavera, per me è l’ultimo appuntamento del mio blog con le (st)Renne. Domani toccherà ad EliFla e venerdì a Mapi e poi verrà il turno delle (st)Renne per un mese Eleonora, Mai, Patty, Gaia e Greta.


Ne approfitto per mostrare la mia solidarietà ad Eleonora che per tutta la settimana lascerà il blog chiuso in segno di lutto per i fatti gravosi successi a Toulouse, in cui hanno perso la vita quattro poveri innocenti. In un momento in cui si predica la tolleranza, in cui si cerca di insegnare a rispettare il prossimo, in cui si agogna una convivenza civile e pacifica, un fatto del genere ci sconvolge e ci addolora ancor di più… Perché queste cose non accadano più…

Infine, ma non per ultimo vi ricordo che il contest delle (st)Renne sulle donne (st)raordinarie (ma andate e leggere qui cosa si intende per straordinarie), si concluderà il primo di aprile e avrà 5 vincitori che concorreranno per vincere un magnifico weekend all’Agriturismo Baglio Costa di Mandorle di Paceco (TP),

oltre ad essere elette (st)Renne per un mese… Quindi che aspettate?
A presto
Stefania Oliveri

Gli originali di sconosciuti… ma senza glutine!

Io non ho mai fumato e sono pure felice di questo, per cui quando la mia amica i ha chiesto di fare un pacchetto di sigarette, mi sono sentita venire meno… Ma il giorno del compleanno è un giorno speciale e non volevo deluderla.
Mi mostra orgogliosa il pacchetto da riprodurre… e mi viene un mancamento. Ma chi le ha viste mai ‘ste sigarette??? Ma un pacco di Marlboro, che almeno conosco, no? A complicare il tutto, l’amica, non mi vuole dare il pacchetto, perché le sigarette non sono finite… Insomma, cerco di memorizzare e poi confido su internet.
A casa scopro con orrore che esistono un’infinità di modelli, tutti diversi, ma nessuno che assomigli a quello mostratomi…
Decido che sono un’artista e che lo interpreto a modo mio… d’altronde se faccio falsi d’autore, posso pure fare originali di sconosciuti, no?
Alla fine saprò se mi vuole davvero bene, no?


La foto non rende giustizia, fatta all’ultimo momento e di frettissima…
La torta è uguale a questa… le era piaciuta talmente che l’ha voluta uguale!

LE STRENNEinc. presentano……

“Parlami, D’amore Annalu!”- antologia degli scatti più emozionanti, coinvolgenti e commoventi della Strenna più esilarante, creativa e meravigliosamente incorreggibile di tutte, che oggi compie 38 anni. Vogliamo festeggiarlo con un piccolo pensiero, che è un regalo per tutti: perchè le sue fotografie sono un’iniezione di emozioni allo stato puro, una staffilata che va dritta al cuore, un groppo in gola che blocca il respiro- e meriterebbero per questo ben altri prosceni, più affollati ed autorevoli.


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L’augurio è che siano tutte dietro l’angolo, le mille occasioni che si merita-e pure tutte in fila, in modo che possa coglierle ad una ad una, senza tralasciarne nessuna. Da parte nostra, vogliamo comunque tributargli il riconoscimento più ambito, più agognato, la statuetta che tutti bramerebbero avere e che da oggi risplenderà nel suo palmares, a perenne memoria di un compleanno che, ne siamo certe, sarà difficile da dimenticare.
Buon compleanno, Fabio!
Un doveroso riconoscimento alla professionalità di Camille, sensibile e cara compagna di avventura, che ha reso possibile tutto questo.
Credits Video: L’artista dell’obbiettivo. Foto di Fabio D’Amore, diritti riservati. Regia e Montaggio: Camille Dufresne.Stefania