Budino salato coi tenerumi, pomodorini confit e nido di spaghetti di riso

Quando ho scoperto che la sfida del mese era un budino salato, cotto a bagno Maria, ho pensato che non ce la potevo fare. A me il neurone non mi si muove con le verdure, mi sembra di essere a dieta e non ce la fo’!

Poi ho avuto un’improvvisa illuminazione, vedendo dei meravigliosi piselli freschi e delle fantastiche fave, anche esse, fresche e soprattutto biologiche. A quel punto mi sono accorta che fare il budino salato è davvero una gran figata, è facilissimo e soprattutto vengono sempre buoni e il neurone si è messo in moto per una terza versione… Stavolta però è una versione totalmente sicula, che più sicula non si può. Ho pensato di de strutturare la minestra estiva più buona che possiate immaginare: la pasta coi tenerumi , che altro non sono che le foglie più tenere delle zucchine lunghe. Ovviamente non potevo usare la panna per la versione sicula e così ho deciso di sostituirla con la nostra magnifica ricotta di pecora (l’ultima della stagione). E così, in extremis, partecipo all’MTC anche con questa ultima versione siciliana di budino salato

Budino di tenerumi con pomodorini confit e nodo di spaghetti di riso
500 gr di tenermi cotti
100 gr di ricotta di pecora
2 uova codice 0 o 1
100 gr di parmigiano
Per mezzo chilo di tenerumi, bisogna comprarne un bel po’. In ogni caso dovete scegliere solo le foglie più tenere, dovete lavare bene e cuocere in acqua bollente fino a quando non saranno tenere. Salare e scolare e strizzare ben bene.

Quindi tritare con un mixer e aggiungere la ricotta, le uova, il sale, il parmigiano e mescolare bene. Mettere in stampini di silicone (io non li ho imburrati…) e far cuocere a bagno maria (con acqua calda) dentro il forno caldo a 180° per una trentina di minuti. Sfornare e lasciare intiepidire, per levarli meglio dagli stampini (io li ho tolti caldi perché il sole stava andando via e poi non potevo fare le foto… e mi si sono sformati benissimo!)

Per i pomodorini confit (da preparare anche due giorni prima, ma durano a lungo, quindi anche prima va bene)
Mezzo chilo di pomodorini
Olio evo
Sale
Zucchero di canna

Lavare i pomodorini, asciugarli e tagliarli a metà. quindi mettere sulla placca da forno, preferibilmente con la carta forno, con la gobba all’ingiù. Spolverizzare con sale e zucchero e irrorare con un goccio d’olio. Mettere in forno già caldo a bassa temperatura (140°) per circa un’oretta o fino a quando non vedrete che saranno pronti.

Nido di spaghetti di riso
100 gr di spaghetti di riso
Olio
Sale
Mettere gli spaghetti in ammollo in acqua calda, per 10 minuti. Siccome di solito la pasta con i tenerumi si fa cuocere nell’acqua della verdura, io ho utilizzata l’acqua di cottura dei tenerumi. Gli spaghetti, così, si sono colorati un po’.

Quando erano morbidi, con l’aiuto di una forchetta ho formato dei nidi che ho adagiato su una teglia. Li ho irrorati con un po’ d’olio e li ho messi al forno caldo per pochissimo tempo (circa altri 10 minuti).

Ho servito i budini con i pomodorini confit e i nidi di pasta, irrorandoli con un filo d’olio.

Suggerimenti:
-strizzate molto bene i tenerumi, altrimenti i budini saranno troppo morbidi e e difficili da sformare;
-provate a friggere gli spaghetti di riso, vengono come patatine, e sicuramente la preparazione risulta più golosa.
A presto
Stefania Oliveri

Golosi anche senza glutine: torta al cacao molto leggera di Trish Deseine

Oggi è la giornata dedicata alla celiachia, per questo io e un folto gruppo di blogger abbiamo deciso di contribuire dandovi un piccolo vademecum su come comportarsi con un celiaco a cena… Premesso che la celiachia è una malattia e non un capriccio, l’unica cura possibile, ad oggi, è l’astensione dai cibi glutinosi! Dico ciò perché si capisca bene che chi è celiaco è COSTRETTO a mangiare senza glutine e non gli fa piacere, perché è molto dannoso per il suo organismo. Quindi ci sono cibi IN (permessi) e cibi OUT (vietati). La cosa più semplice da fare è preparare un menù che possa andare bene per tutti, così non vi stresserete a preparare più pietanze, con risultati, il più delle volte deludenti. Per preparare cibi che possano mangiare tutti, quindi anche i celiaci, bisogna sapere quali sono i cibi consentiti e quelli vietati. Qui troverete un elenco molto utile (http://saporiesaporifantasie.blogspot.it/p/celiachia-for-dummies.html) Anche se l’elenco può sembrare lungo c’è un modo abbastanza semplice per capire se un cibo è senza glutine. Basta leggere attentamente le etichette! Adesso poi la normativa prevede che sia scritto a chiare lettere e, nei prodotti esteri, è sempre specificato se può contenere tracce di glutine. Infine, se un prodotto porta la spiga sbarrata sulla sua confezione è certificato dall’AIC ed è garantito per i celiaci. REGOLE PER EVITARE CONTAMINAZIONI in casa 1. Lavare mani, superfici, utensili sporchi di farina, possibilmente in lavastoviglie e accuratamente; 2. Usare la carta forno per le teglie e tutti quegli utensili (come piastre) dove hanno cotto cibi col glutine; 3. Se volete cucinare la pasta per un celiaco, l’acqua deve essere pulita, il cucchiaio con il quale mescolate la pasta senza glutine a parte, il sale nuovo o comunque non quello contaminato dal cucchiaio “sporco” di acqua della pasta col glutine; 4. Evitare di infarinare i cibi, anche quelli degli altri, così eviterete grande fonti di stress; se proprio dovete non mettete nella stessa padella o teglia le due preparazioni; 5. se usate una griglia e avete della carne impanata, grigliate prima quella del celiaco (senza panatura) e poi tutto il resto; 6. non addensare salse, ecc. con farina. Usate la fecola per tutti e sarà più semplice! 7. non appoggiate il cibo su cibi col glutine o dove sia stato cibo col glutine. Ad esempio il pane del celiaco non mettetelo insieme a quello col glutine o nello stesso contenitore anche senza che l’altro sia presente; 8. anche per l’olio di frittura valgono le stesse regole, prima friggete il cibo senza glutine e poi tutto il resto; in ogni caso non utilizzate quello già usato in precedenza contaminato! 9. Se avete dei dubbi sulla composizione dei cibi… non usateli!

A dimostrazione del fatto che si possono mangiare cose buonissime pure senza glutine, voi do questa ricetta di Trish Deseine in I love torte, che io ho trasformato in senza glutine.
A dispetto di questo e del fatto che sia pure senza glutine,oltre che senza grassi, non la rende meno buona di moltissime torte al cioccolato… L’ho provata solo per dimostrare che le torte al cacao non mi piacciono… Ma mi sono dovuta ricredere!

Ingredienti:
4 uova codice 0
100 gr di zucchero
75 gr di fecola (fino a 100 gr. di farina 00 potete sostituire con uguale quantità di fecola e il risultato finale sarà identico)
1 cucchiaino raso di lievito
25 gr di cacao in polvere (io amaro della Venchi)

Sbattere le uova (intere) con lo zucchero fino a quando non diventano chiare e cremose. Incorporate delicatamente farina e lievito e il cacao setacciti. Versare nella tortiera e cuocere in fofrno già caldò a 180 per circa 40 minuti o fino a quando lo stecchino non esca asciutto. Togliete dsl forno e sfornatela su una griglia.
TataNora – Riso, bisi e prosciutto cotto
Profumi & Sapori – Parfait alle mandorle
Francesca Antonioli – farinata
Fabiola Palazzolo – semifreddo alla coppa del nonno, con cioccolato e granella di mandorla
Simonetta Nepi: Torta alle pere Carlotta Negro: biscotti con lemon curd
la valigia sul letto: pollo in crosta di pinoli con salsa allo zafferano
Murzillo Saporito: Calici di yogurt variegati al gelso
Se cucino….sorrido: capresi all’olio extravergine
SexAndTheKitchen: Menù intero
Sghimbesci e spatasciati: torta di pesche (dolci)
cucchiaio e pentolone: risotto con riduzione al lambrusco e sfoglie di salame http://cucchiaioepentolone.blogspot.it/
la cucina di mamma: gelato e biscotti ai fiori di sambuco
In Gloria’s kitchen: cupcakes alla ciliegia
Anna Lisa di Senza Glutine per tutti i gusti: Focaccine salate alle ciliegie e rosmarino
La ginestra e il mare: Victoria sponge con strawberry curd
Felix Un cuore di farina senza glutine Minestra di riso Asparagi
@nna: Sfere di Ciocco-Cola…
La Gaia celiaca: Soffio di Amaretto
Marilena: Torta kinder pinguì rivisitata
Spuntine: Risotto con indivia e patate.
Stefania l’Araba felice: Muhallabia
I pasticci dello zio Piero: Quinoa con gorgonzola e Involtini di pesce spada con riso
Un castello in giardino, zona terremotata, un grosso abbraccio tesoro!
Pane e acqua di rose! Budino di fagioli con mazzancolle
Agrodolce, polpette gluten free
Questo è l’elenco di quasi tutti i partecipanti… Dico quasi perché sicuramente qualcuno sarà saltato, qualcuno si sarà aggiunto all’ultimo minuto. Mi scuso fin da adesso se ci sarà qualche disguido di cui mi assumo tutta la responsabilità. Ma è stato bello coordinarsi (isomma io non ho coordinato tanto bene, piuttosto ho lasciato che mi guidassero), tutte insieme per una causa comune. Tutti insime celiaci e non, perché il mondo dell’etere è davvero sensibile al problema e noi celiaci abbiamo trovato tanta solidarietà… spero solo che cresca anche fuori dall’etere!
Un grosso bacio
Stefania Oliveri

Budino salato ai piselli con salsa inglese alla menta e carciofi fritti

Come al solito sarò una voce fuori dal coro, ma io odio l’estate! Tanto amo la primavera (almeno fino a quando si possono portare la scarpe chiuse) tanto odio l’estate. Perché, sebbene io sia una bionda innaturale, ho la carnagione bianco latte, anzi, come dicevano i miei fratelli, quando ero fanciulla, bianco morte. Questo comporta un vero stress da prime volte al sole non da poco… Avete presente quando si dice una mozzarella che cammina? Be’, io riesco ad essere addirittura più candida. I sandali aperti, poi, che scoprono prematuramente quelle estremità cadaveriche quando ancora non si è avuto il tempo di dorarle, sono l’oggetto che riesco ad odiare di più in questo periodo. Cosa che mi porta ad interrogarmi sul perché la mia melanina abbia deciso di non albergare sui miei piedi, evidentemente, non li gradisce, ma perché ama spudoratamente i miei baffi, il mio mento e la mia fronte e il decoltè, le braccia, le spalle e gli avambracci, trasformandomi in un perfetto dalmata! (Ricordate la carica dei 101? …)
Ma abitando praticamente sul mare, non posso che passare l’estate (ma per la verità comincio già al primo accenno di primavera) a spalmare creme protettive sempre più forti, che hanno il potere di farmi rimanere bianca come in inverno…
E allora un altro interrogatorio sorge spontaneo, e allora perché ca… vado al mare? Qui le risposte tendono ad innalzarmi (tanto ci tento sempre di innalzarmi, in un modo o nell’altro)e mi rispondo che, essendo un’ottima madre, porto il mio pargolo (ormai solo il n. 3), che il sole, si sa, fa tanto bene (???), e poi nella speranza che una volta o l’altra mi abbronzi decentemente …
Ovviamente, regolarmente la speranza viene disattesa!
Ma perché vi ho parlato di questo? A parte l’annoso problema che mi si presenta in questo periodo di scoprire le estremità, questo budino, o meglio il colore di questo budino, mi a ricordato molto il colorito invernale del mio incarnato e da lì è stato tutto un collegamento e vi ho scritto sta pappardella. Cioè non c’entra niente, ma ormai ve lo siete sciroppato e amen!
Così ora passo alla ricetta di una delle cose (salate) più buone che abbia mai mangiato e che, manco a farlo apposta, è naturalmente gluten free. Grazie Acquolina per la scelta e grazie a Simonetta per il suo bellissimo post che dovete assolutamente leggere

L’idea è nata da una tipica pietanza che mia mamma fa ogni primavera e che a me piace da impazzire. Noi la chiamiamo Pitotta, ma per “noi”, intendo solo la mia famiglia. A Palermo si chiama Frittella, ma ilmotivo mi è oscuro, visto che niente è fritto… La nostra pitotta ha anche le fave, ma a Palermo non le mettono, mentre la menta è quasi d’obbligo. Altro non è che un ottimo contorno di piselli e carciofi, destrutturato!


Budino salato ai piselli con salsa inglese alla menta con chips di carciofi fritti
per 8 budini piccoli:

500 g di piselli frescissimi già sbucciati,
100 ml di panna fresca,
2 uova,
30 g di parmigiano,
sale.

Sbucciare i piselli e cuocere in acqua salata. Scolare, lasciare intiepidire, e frullare, tenendone qualcuno da parte per decorare. Unire la panna, le uova, il parmigiano grattugiato e mescolare bene, regolando il sale. Versare negli stampi imburrati (io quelli di silicone, che non ho imburrato) e cuocere nel forno già caldo a 180° a bagno maria (versare due dita di acqua calda in una teglia e adagiarvi gli stampi con i budini) per 30 minuti circa (dipende dagli stampi e dal forno).

Preparare la salsa di menta (della quale non ne avrete mai abbastanza). Questa salsa è una salsa inglese che si serve sugli arrosti, ma vi assicuro, è buona su tutto ed è indispensabile.
50 gr di foglie di menta (sono tantissime, quindi prepratevi a comprare dei bei mazzoni di menta!)
1 cucchiaio di zucchero bianco (circa 25 gr)
mezzo bicchiere di aceto di vino bianco, ma io ho usato quello alle mele
2 cucchiai di acqua
sale q.b.
Lavare bene le foglie di menta, mettere tutti gli altri ingrdienti e frullare bene… Cioè ci vorrà un po’ perché si frullino e non vi verrà una crema ben liscia, ma non vi preoccupate è normale ed è buonissima… oltre che senza nessun grasso!
Chips di carciofi:
Nel frattempo lavate, i carciofi, togliete le foglie più esterne, tagliate la calotta più dura e tagliate a fettine sottili. Fate riscaldare l’olio, non molto, e tuffate i carciofi e fateli friggere come se fossero patatine.

Sformate i budini e irrorate con la salsa di menta e guarnite con qualche pisellino sbollentato e i carciofi fritti a lato.

Suggerimenti:
-ho capito che per sformare bene i budini, l’impasto non deve essere troppo morbido, ma un po’ più consistente;
-io non ho imburrato gli stampini, perché l’ho dimenticato, ma evidentemente la consistenza era giusta, oppure la cottura esatta, mi si sono sformati a meraviglia;
-la salsina è una goduria allo stato puro e si può usare anche sopra la carne, o comunque anche spalmata su un pezzo di pane ed è buonissima, oltre che indispensabile per questo budino, perché gli dà il tocco di briosità che altrimenti non avrebbe;
– i carciofi sono quelli romani rotondi, perché al mercato del biologico mi hanno detto che sono i migliori da friggere… Io li ho presi, solo perché non li avevo mai comprati, ma evidentemente sono già un po’ fuori stagione…
Con questa ricetta partecipo all’MTC di questo mese… sperando che sia la volta buona! 😉

A prestoStefania Oliveri

Un fiore per ricordare ancora… frittata coi gerani

Oggi è il ventesimo anniversario e io quel giorno c’ero. Non lo stesso posso dire per i miei alunni. Per loro è solo storia. Per me è invece vita vissuta, proprio in un periodo particolare della mia vita, cioè quando ancora andavo all’università, mi stavo laureando e avevo appena partecipato all’occupazione e pensavo di poter cambiare il mondo.
Quel sabato pomeriggio fu terribile, il mondo mi crollò addosso a me e a tutti i palermitani… forse non a tutti, ma ai palermitani perbene, sì. Lui, loro erano la nostra speranza, la speranza di un riscatto. Quella bomba ci aveva distrutto!
Mia mamma mi raccontava sempre che quando morì Kennedy, il mondo pianse. Si vedeva gente per strada piangere per un uomo straordinario. Ecco anche quando morì Falcone, Palermo pianse e vidi tantissimi piangere per strada. Capì per esperienza cosa significava perdere un grande uomo.
E però la storia insegna, che la sua morte non fu una sconfitta. Poi il 19 luglio, una domenica caldissima, proprio vicino a casa di mia cognata, dove eravamo tutti riuniti, scoppiò la seconda bomba e morì anche Paolo Borsellino. Lui lo sapeva di essere un uomo morto, ma a casa di sua madre il divieto di sosta per le macchine non l’avevano messo…
La città si ribellò. Si indignò. Scese in piazza. Si fece sentire. Prese ardore e combatté. Forse per questo, in quel periodo, tantissimi mafiosetti parlarono e si costituirono, dando una sferzata al fenomeno.
La mafia capì che non ci avevano ridotto al silenzio, anzi la città si era risvegliata e la loro strategia era risultata perdente. Volevano spaventarci e invece ci eravamo uniti… La mafia capì o forse glielo fecero capire… Fatto sta che, da allora, non ci sono stati più morti eccellenti, anzi. Ma non per questo la mafia scomparve, anzi. “Forse” un accordo fece in modo che loro ottenessero quello che volevano e in cambio loro non uccisero più… La città ripiombò nella mafia senza nemmeno accorgersene. Perché se ci sono delle bellissime iniziative che fanno di tutto per non farci abbassare la guardia e per combattere, come Addio Pizzo, i progetti alla Legalità delle scuole, Libera e tanto altro, è pure vero che la mafia si combatte in una maniera sola: col lavoro! E lavoro non ce n’è! Ce n’era poco prima, ce n’è di meno adesso.
E allora come si combatte la mafia? E’ difficile andare avanti senza lavorare; è difficile trovare un lavoro, uno straccio di lavoro (in un centro commerciale, ad es., mal pagato) senza una raccomandazione… E chi te la da la raccomandazione? E poi, puoi non essere debitore di un voto?
Peggio. Il lavoro non c’è, ma i desideri tutti. Voglia di riscatto sociale, di rispetto, della moto di grossa cilindrata (“il motorazzo”), femmine… E così si comincia con poco, si spaccia, si rubacchia per restituire dietro pagamento, si chiede il pizzo…
Siete mai stati allo Zen di Palermo? Siete mai entrati in una casa? Io sì!
Il quartiere è degradato e a dispetto del suo nome Zen (che potrebbe richiamare concetti di pace, serenità e bellezza), non c’è accenno di bellezza, pace e serenità. Le case sembrano fatte di cartone, a terra il linoleum, le camere piccole e buie. La spazzatura è dovunque (ma questa è l’unica somiglianza col resto della città) ed è tutto sporco e polveroso. Tutto rotto, tutto lasciato lì a giacere, ad aspettare una sepoltura che mai arriverà… D’estate, quando sono andata io a trovare i miei amici, c’erano un caldo afosissimo, molto più caldo che a casa mia e gli scarafaggi passeggiavano indisturbati…
Sbirro, in quel quartiere (e, purtroppo, non solo) è l’offesa massima!
In una città che accetta una realtà come questa, che accetta il disordine, la sporcizia, la doppia fila, il rumore, la mancanza di piste ciclabili, di una metropolitana degna di questo nome, del favore per ottenere un diritto, come fa a non attecchire la mafia?
La mafia dà. Dà soldi, potere, dignità… o quanto meno all’inizio dà. Poi pretende, anche, e il prezzo è sempre troppo alto, ma ormai non se ne può più uscire…
Oggi era doveroso ricordare un grande uomo come Falcone, che ha fatto tanto per questa città, perché la città non dimentichi, perché si svegli di nuovo e combatta, di nuovo, unita la mafia, perché il suo sacrificio non sia stato inutile!
Io lo voglio ricordare così, perché io c’ero e nonostante sano trascorsi venti anni, il mio dolore e la mia rabbia sono ancora come allora… Tante volte ho pensato che io non posso più stare qui, che vorrei andare altrove, trovare pace e serenità e soprattutto darla ai miei figli, ma sono ancora qui e con tutta me stessa non voglio rassegnarmi, voglio combattere ancora… sempre!

E dopo questo doveroso preambolo non è facile passare ad una ricetta, ma oggi mi tocca perché è l’ultima (st)Renna che posto per questa tornata. E siccome il tema sono i fiori, dedico questo post a tutti i palermitani, a tutti i siciliani, a tutti i politici per bene…


La ricetta stavolta, strano ma vero, è salata. Ho fatto una semplicissima frittata a cui ho aggiunto dei petali di geranio non trattati. I gerani, come tanti altri fiori (ma non tutti, informatevi bene prima di procedere alla loro cottura), sono commestibili. E sono soprattutto facilissimi da trovare. Io, in realtà sono andata fino a Lascari (vicino Cefalù) dalla mia amica a prenderli, perché lontani da ogni strada, lontani da ogni smog e soprattutto non trattati.
La ricetta è semplicissima e potete offrirla come antipasto un po’ sfizioso per stupire i vostri ospiti… ma non vi spaventate, il sapore dei fiori non è così determinante!
Frittatine ai gerani
1 uovo codice 0 (bio) o 1 (allevate a terra) per ogni commensale
1 manciata di gerani
Parmigiano
Sale q.b.
Olivo evo
Sbattere le uova con il sale e il parmigiano. Riscaldare un po’ d’olio in una padellina e versare il composto con le uova. Spargere i petali di gerani, già lavati e asciugati, sopra la frittata e far cuocere fino a doratura. Ritagliare con un coppa pasta (io a forma di fiore) e servire.
Non dimenticate di passare domani da EliFla di Cuocicucidici e venerdì da Mapi di L’Apple Pie di Mary Pie. Invece andate a vedere da Ale e Dani di Menù Turistico per la proposta di lunedì e per quella di martedì da Anna Luisa e Fabio de Assaggi di Viaggi. La prossima settimana invece sarà il turno di Mai di Il colore della curcuma, Eleonora di Burro e Miele, Laroby di Le chat egoiste, Roberta di La valigia sul letto e Patty di Andante con gusto, le (st)rennine di questo mese. Poi ci prenderemo la nostra pausa estiva. Ma non dimenticate che avete tempo fino al 3 giugno per partecipare al contest con delle ricette gluten free con i fiori. Potete ancora vincere un magnifico week end per due persone all’agriturismo Baglio Costa di Mandorle di Paceco(TP).

Che aspettate?
A presto
Stefania Oliveri

“Le vostre idee cammineranno sulle nostre gambe”

Da qualche anno si è diplomato un mio alunno, figlio di un mafioso. Non un mafioso “grande e importante”, ma di quelli che servono ai capi per fare il “lavoro” sporco… Infatti il padre di questo mio alunno era in già in carcere, quando lui è arrivato, e ci è rimasto per tutti e 5 gli anni del liceo di suo figlio e forse anche di più.
Però la mafia è “buona” e “aiuta” la famiglia in difficoltà, per cui se il mio alunno e la sua famiglia ce l’hanno fatta a sopravvivere è per merito della mafia…
Questo ragazzo, bello come il sole, simpatico in maniera straordinaria, un leader positivo all’interno della classe, per 5 lunghissimi anni non ha mai partecipato al progetto Legalità della sua classe. Si andava alle conferenze, si andava al cinema, si facevano balletti e mangiate, ma lui non ha mai partecipato. Con dignità, sia chiaro, ma non ha mai partecipato. Restava a scuola, da solo, non faceva le assenze strategiche e per 5 lunghissimi anni, ci ha detto “non posso, loro ci campano e per rispetto a mio padre, non posso”.
Il mio cuore, il cuore di tutti noi, potete immaginarlo, ci si stringeva ad ogni occasione e a niente servivano discorsi del tipo “venire a vedere un film o sentire una conferenza, non scalfisce il bene che vuoi a tuo padre, nè quello che lui vuole a te…”
E però, evidentemente, i nostri discorsi, il nostro esempio, il nostro impegno, voglio credere, o forse solo la sua meravigliosa coscienza, non l’hanno portato sulla cattiva strada.
Prima di diplomarsi, col massimo dei voti, gli abbiamo consigliato di andarsene, di partire, di ricominciare una vita altrove, lontano da quegli “obblighi”. Qui sarebbe stato troppo difficile sottrarsene. Lui meritava una vita migliore e diversa da quella di suo padre… Ma lui è rimasto.
Continuamo a seguirli, i nostri alunni, anche quando lasciano il “nostro” nido, perché quando ci stai insieme per 5 lunghissimi anni, finisci per amarli come se fossero figli tuoi. Palermo è una grande città, ma non abbastanza per non seguirli, per non sapere. E poi ci vengono a trovare, tutti, quasi tutti… lui no.
Per qualche anno non si è fatto sentire, una volta l’ho pure visto da lontano, ma evidentemente mi ha vista anche lui e si è nascosto… Il dolore è stato grande, ma sono certa che il motivo fosse che non voleva deludermi, vedendolo ancora qui.
E però… e però la sua magnifica coscienza l’ha portato a cambiare strada, a trovare un lavoro onesto, a fidanzarsi con una ragazza onesta, figlia di gente perbene.
L’altro giorno l’ho incontrato di nuovo per caso, e non volendo metterlo in imbarazzo, avevo fatto finta di non vederlo. E invece lui mi viene incontro con la sua bella fidanzata, me la presenta, mi racconta e mi dice “prof. stiamo partendo io e la mia ragazza… come volevate tutti voi e a casa sono tutti felici!”
Il mio cuore si è riempito di gioia, perché comunque abbiamo creato una coscienza e perché mi sono sentita come se ne avessi strappato uno alla mafia…
Adesso lui è partito e ha ricominciato altrove!
Dedico questo racconto, vero, a tutte le vittime della mafia, a quelle passate e conosciute e sconosciute, a quelle presenti e a quelle future… sperando di creare coscienza, e che questa, no faccia più di vittime.
Stefania Oliveri

Pane semi integrale ai semi di zucca e di lino

Nell’ordine non voglio:

1. Ingrassare;
2.fare il cambio di stagione;
3. Andare a scuola
Interessa a nessuno? Al mio preside? Al mio armadio… al mio organismo?
Ergo, denuncio un grosso menefreghismo nei miei confronti!
Soluzioni?
Intanto io impasto, che questo mi rilassa… soprattutto quando gli sforzi vengono ricompensati!
Pane integrale ai semi di zucca e lino
(da Ricettario per celiaci, di Olga Scalisi e Emanuela Ghinazzi, le guru, per intenderci!)
Un pane buonissimo, riuscito perfettamente, da me leggermente modificato per mancanza degli ingredienti originali.
Ingredienti

Mix per pane:
280 gr di farina Mix B
140 gr di Glutafin. Select (da me sostituita con Bezgluten)
80 gr Farmo
Mescolare le farine e setacciarle tre volte
Prepare il mix e prenderne 400 gr
100 gr di farina Brot mix
430 gr di acqua tiepida M
22 gr di lievito di birra fresco, che io mi sono accorta di non avere e quindi ho usato una bustina da 10 gr di lievito secco
4 cucchiai di semi di girasole (io zucca della Sarchio)
1 cucchiaio di semi di sesamo
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiai di olio (io evo)
2 cucchiaini di sale
Sciogliere il lievito con l’acqua tiepida e lo zucchero. Aggiungere le farine, il sale e l’olio e impastare per 5 minuti a velocità sostenuta (io lo faccio col Bimby).
Aggiungere i semi l’ultimo minuto.
Mettere a lievitare l’impasto finché non triplica di volume (almeno un’ora e mezza).
Scaldare il forno a 250 gradi , insieme a due pentole di pirex con il loro coperchio..

Nel frattempo rovesciare l’impasto su un piano infarinato, senza toccarlo con le mani, ma aiutandovi con una spatola e poi cercare di formare due pagnotte rotonde senza lavorarlo troppo e lasciarlo riposare altri 20 o 30 minuti.
Quindi prendere le pentole in pirex calde e mettere dentro le pagnotte e infornare coperte con il loro coperchio (così non c’è bisogno di spennellare il pane con olio e acqua). Far cuocere per 40 minuti e poi togliere il coperchio e far cuocere ancora per 20 minuti o fino a quando, battendo sotto non suoni cavo. Sfornare e far raffreddare e poi mangiare.

Se volete conservarlo, appena raffreddato tagliatelo a fette e congelatelo, perché il pane senza glutine l’indomani diventa duro.
Il pane più buono che abbiamo mai mangiato.
Grazie ragazze!
A presto
Stefania Oliveri

Budino salato alle fave con lollipos di parmigiano e culatello

E chi l’aveva mai fatto un budino?
A me neanche piacciono!
Eppure sono senza glutine… di solito. Ma io non lo avevo mai fatto! Figuriamoci salato!
E sono entrata in panico! E quando mai? Già, quando mai?
Stressata per non aver vinto la sfida dello scorso mese (eppure mi ero impegnata), ho capito subito che questo mese non ce la posso fare… E adesso che è pure cominciata la sfida e che ho visto qualche proposta, sono certa che non ce la potrò mai fare… Avvilitissima sono!
E però, dopo aver fatto il primo budino, ho fatto anche il secondo e il terzo è in preparazione, mentre il quarto lo comincio domani… Perché ho scoperto che è semplice da fare, che ci sono infinite varianti, che piacciono a tutti e che alla prossima cena in piedi che farò non mancheranno! Insomma, se l’obiettivo è quello di farci superare i nostri limiti e le nostre paure (es. la cottura a bagnomaria, o lo spatasciamento del budino una volta sformato), allora io ce l’ho fatta e pure brillantemente…
Se invece l’obiettivo è vincere, per questo mese passo, perché non posso raggiungere certe vette che ho già visto! Me ne farò una ragione, promesso… Poi, però, non lamentatevi quando sentirete piagnistei e stridor di denti all’interno del gruppo di FB a tal uopo creato, almeno questo dovete concedermelo!
E quindi con un po’ di vergogna propongo il primo dei miei budini salati, che sicuramente non ha il pregio dell’originalità, ma quello della bontà e della semplicità ce l’ha tutto! L’idea era quella tipica primaverile di fave, pecorino e salame (ve l’ho detto che non sono stata originale!)… Poi però, non amando il pecorino, ho deciso che sarebbe stato parmigiano e il salame era stato finito e ho pensato che il culatello è buono uguale. Alla fine ne è uscito un mix di sapori ben azzeccati… e chi non ci crede, che li provi!
Ed ora cara Acquolina, ti annuncio che ho seguito le tue indicazioni passo passo, verdure a parte. Quindi nessuna originalità… ma si deve pur partire da qualche parte!

Budino salato alle fave con lollipos di parmigiano e culatello
per 8 budini piccoli:

500 g di fave fresche già sbollentate e pulite,
100 ml di panna fresca,
2 uova,
30 g di parmigiano,
sale.

Dopo aver passato mezzo pomeriggio a sbucciare le fave, lessatele in acqua salata. Scolare, lasciare intiepidire, e procedere all’altra noiosa operazione di togliere tutte le pellicine. A questo punto il più è fatto!
Accendere il forno a 180°C. Frullare le fave insieme alla panna, unire le uova, il parmigiano grattugiato, mescolare bene e regolare di sale. Versare negli stampi imburrati (io di silicone, ma ho dimenticato di imburrarli) e cuocere nel forno a bagno maria (versare due dita di acqua calda in una teglia e adagiarvi gli stampi con i budini) per 30 minuti circa (dipende dagli stampi). Lasciare quindi raffreddare benissimo e sformare delicatamente sul piatto da portata (operazione che mi è riuscita subito e al primo colpo, senza nessun spatasciamento… un vero colpo di c… maestria da food blogger!)

Quindi procedere a fare i lollipops di parmigiano (da Lorraine Pascale, Baking Made Easy)
parmigiano
stuzzicadenti

In una teglia antiaderente (o se vi spaventate anche su carta forno) fate dei cerchietti di parmigiano, grattugiato finemente, con l’aiuto di un coppa pasta. Quindi mettete uno stuzzicadenti su metà cerchietto e rinforzate col parmigiano la parte dove c’è il legnetto. Mettete in forno già caldo a 180° per 3 minuti, non di più. Fate raffreddare leggermente e staccate i lollipops dalla teglia. Sono strepitosi!

Culatello
Tagliate il culatello a striscioline e servite con il budino e i lollipops di parmigiano.

Suggerimenti:
-ho capito che per sformare bene i budini, l’impasto non deve essere troppo morbido, ma un po’ più consistente;
-io non ho imburrato gli stampini, perché l’ho dimenticato, ma evidentemente la consistenza era giusta, oppure la cottura esatta, oppure ho avuto una gran botta e mi si sono sformati a meraviglia;
-questi budini sono naturalmente senza glutine e ottimi per tutti;
-i lollipops sono da cosiddetta “maiala effige”, cioè minimo sforzo, massima resa!

E con questa ricetta partecipo al mio tormentone da ben 18 edizioni, l’MTC di questo mese!

A prestoStefania Oliveri

Crostata profumata alla malva con crema di Ladurée

Prossimo obiettivo? 1. Eliminare sale e zucchero dalla mia dieta…
Ok, passo all’obiettivo successivo!
2. Postare ricetta per le (st)Renne “Grazie dei fiori”! Ok, ce la posso fare!
3. Ricordarvi che fino al 3 giugno potete postare le vostre ricette senza glutine e con i fiori che potete vedere qui. Fatto!
4. Ricordarvi che domani tocca ad EliFla, venerdì a Mapi, lunedì ad Alessandra e Daniela e martedì a Anna Luisa e Fabio. E ce l’ho fatta!
5. E che l’ultima settimana ci saranno le (st)Renne del mese di maggio Eleonora, Mai, Patty, Roby e Roberta. Ed ho fatto anche questo!
Quindi, tirando le somme, sono riuscita a raggiungere gli obiettivi che mi ero posta… cosa sarà mai se il primo lo salto?
Per farmi perdonare e per dimostrarvi che il primo obiettivo mi è davvero impossibile realizzare, vi lascio una ricetta, tutto sommato, ma anche sottratto, facile.

Pasta frolla senza glutine col mix di Felix (o quasi)
115 g di amido di mais
35 g di fecola di patate
110 g di farina di riso
8 g di xantano (omesso perché non ne avevo!)
1 uovo codice 0 o 1
75 g di zucchero
1 puntina di sale
scorza di mezzo limone grattugiata
5 gr di fiori essiccati di malva
160 g di burro

Per la farcia di Ladurée(Ladurée, Dolce, Luxory Books, p. 120):
500 gr di mascarpone
8 gr di fogli di colla di pesce
60 gr di panna da montare
125 gr di zucchero
cioccolato bianco
ananasPer la pasta frolla
Impastare con un mixer tutti gli ingredienti della pasta frolla e mettere in frigo a riposare per mezz’ora, avvolgendo l’impasto nella pellicola.
Riprendere l’impasto e stenderlo, mettendolo in uno stampo. Bucherellare con i rebbi di una forchetta, coprire con carta forno e questa con i fagioli e mettere in forno a 170°C (già caldo) e far cuocere 20 minuti. Togliere la carta forno e i fagioli e se ancora non dovesse essere pronta, rimettere la pasta folla in forno per altri 10 minuti o fino a quando non è dorata.
Lasciare raffreddare.Preparare la crema
Ammorbidire i fogli di gelatina in acqua fredda per una decina di minuti. Quindi strizzarli bene e immergere nella panna portata ad ebollizione insieme allo zucchero, ma fuori dal fuoco. Lasciare raffreddare il composto.
Quando il composto sarà raffreddato, aggiungere il mascarpone, che prima dovrà essere ammorbidito girandolo con una spatola e poi incorporato mescolando bene i due composti.
Prima di aggiungere la crema alla base, far sciogliere del cioccolato bianco al microonde (o a bagnomaria) e spennellare la crostata, così da non far inumidire il guscio di frolla a contatto con la crema. Appena il cioccolato si sarà rappreso, versare la crema e mettere in frigo a raffreddare. Ladurée suggerisce di metterla in freezer per 20 minuti.
Quindi tagliare l’ananas come meglio vi aggrada e disporre sulla crostata, spolverizzando con i petali secchi della malva.

Suggerimenti:
-per la pasta frolla lo xantano credo sia assolutamente indispensabile. E’ stato piuttosto difficile stendere la pasta e poi è risultata piuttosto sbriciolosa. Il sapore però è veramente ottimo, per cui mi riservo di riutilizzare il mix di Felix, quando finalmente troverò lo xantano a Palermo!
-potete sostituire l’ananas con le fragole, come nella ricetta originale di Ladurée;
-la malva ha un sapore delicatissimo, ma dà all’insieme un gusto ricercato. Aggiungetela, però, solo all’ultimo sul dolce, perché stinge!


Vi ricordo, che partecipando al contest Grazie dei fiori, potrete vincere un magnifico fine settimana, per due persone, in questo Agriturismo meraviglioso Baglio Costa di Mandorle, in provincia di Trapani

E allora che aspettate? Se volete ispirarvi potete guardare qui
A presto
Stefania Oliveri

Rifatte senza glutine: I peperoni ripieni di Micò!


Su FB ieri leggo un messaggio inequivocabile, con la fotografia di una donna procace e discinta. “Per mantenere viva l’attrazione dell’uomo nei suoi confronti la donna non deve competere con le donne irreali dei media, sforzandosi di ottenere un corpo perfetto… deve piuttosto operare in modo da inviargli messaggi positivi e privi di rifiuto riguardo al sesso” firmato John Gray.
Inutile dirvi che mi sono subito acculturata su san google, scoprendo che codesto uomo è uno psicologo, anzi è quello psicologo che ha scritto “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere”, che però non ho avuto mai l’ardire di comprare… E però, adesso, con questa frase illuminante, l’avvicinarsi dell’estate, lo scoprirsi delle nudità, ho pensato bene di adottare come mio unico guru… Mi chiedo solo una cosa, secondo voi, mi dovrei proporre ad ogni uomo che incontro?
E in tema con i modelli improponibili se non con una profonda chirurgia estetica, che comunque non ti fa mai somigliare a quella attrice e non ti toglie 20 anni di dosso, oggi vi propongo la ricetta mensile delle nostre rifatte, che non ci farà comunque nè somigliare a quella attrice e nemmeno ci toglierà 20 anni, ma quanto meno vivremo momenti di pura estasi senza soffrire! 😉

Peperoni ripieni
La ricetta è di Vale di In cucina senza glutine
Ingredienti
4 peperoni di media grandezza (io li ho trovati solo lunghi)
200 g. di riso integrale
80 g. olive denocciolate (io ho usato un misto di olive verdi di Castelvetrano e olive nere)
20 g. capperi
15 g. alici sott’olio da tagliare a pezzettini piccini piccini
700 g. di cipolle (io ne ho messo il doppio di quanto dicesse Vale, perché così suggeriva e ha ragione!)
30 g. parmigiano grattugiato
100 g. provolone piccante o affumicato (io invece ho usato mozzarella) da tagliare a dadini
4 cucchiai di olio evo
sale q.b.
pepe q.b

Lessare il riso e lasciarlo a mezza cottura. Scolarlo e condirlo con l’olio evo e lasciare raffreddare.
Nel frattempo lavare i peperoni, tagliarli a metà (se sono della stessa varietà dei miei)e privarli dei semi.
Pulire e tagliare a fettine sottili le cipolle e lasciarle appassire per almeno 40 minuti a fuoco basso in un tegame capiente con dell’acqua (mi raccomando non devono prendere colore!)
Mettere in una insalatiera mettere tutti gli altri ingredienti ed aggiungere alla fine il riso e le cipolle mescolando bene. Aggiustare di sale e pepe e riempire i peperoni.
Infornare a forno già caldo a 180°200° fin quando non saranno belli dorati

Anche il giorno dopo, freddi, sono buonissimi!!!

E non dimenticate di provare la prossima ricetta Cheesecake al limone della bravissima Anna Lisa

che pubblicheremo tutti insieme il 15 giugno!
Per vedere tutte le ricette fate un giro qui o qui
A presto
Stefania Oliveri

Mio marito ha ricominciato a fare il maiale… ubriaco di grappa!

So che non ci crederete, ma sono riuscita a scovare una ricetta di carne meravigliosa anche nel blog più dolce della blogsfera Assaggi di Viaggi. E così, oggi per il contest The Recipe-tionist, vi propongo un secondo, cioè, diciamolo chiaramente, potevo mai ricreare una bontà dolce di quella meravigliosa pasticcera di Anna Luisa?
In realtà, comunque, non partecipo io, ma il mio dolce doppio, che ancora una volta ha fatto il maiale anche questa domenica!
E siccome, era anche la festa della mamma, anche il pargolo n. 3 ha voluto aiutare, quindi in realtà partecipano due dei quattro uomini della mia vita!


Arista di maiale alla grappa di Anna Luisa e Fabio di assaggi di Viaggi
E adesso lascio la parola a loro, perché il dolce doppio ha seguito passo passo la ricetta!
Ingredienti per 6 persone
1,2 kg di arista di maiale
1 spicchio d’aglio
1 cipolla
un mazzetto aromatico (timo, mirto, rosmarino)
1 dl di miele
1 bicchierino di grappa
6 bacche di ginepro
20g di burro
1 bicchiere di vino bianco secco
brodo (noi home made o Sarchio)
olio
sale
pepe

Spalmate l’arista con il burro ammorbidito che farete penetrare bene massaggiando con le mani (operazione eseguita egrgiamente dal pargolo n. 3), poi sistematela in una teglia unta d’olio ed infornatela a 200°C per 20 minuti. Estraete l’arista dal forno, lasciatela intiepidire e legatela con lo spago da cucina, inserendo anche le erbe aromatiche.
Mettetela nuovamente nella teglia con le bacche di ginepro pestate, l’aglio schiacciato e la cipolla a spicchi. Salate, pepate, bagnate con il vino e proseguite la cottura in forno a 175° C per un’altra ora. Di tanto in tanto bagnate la carne con il suo fondo di cottura, allungando eventualmente con un po’ di brodo.
Versate il miele in una ciotolina e diluitelo con la grappa; bagnate con il composto l’arista e cuocetela ancora per 5 minuti. Impiattare e servire.
Buona, buona, buona esattamente come i loro dolci!
E con questa ricetta partecipo al magnifico contest di EliFla di Cuocicucidici che questo mese ha premiato i due bravissi Anna Luisa e Fabio di Assaggi di Viaggi

A presto
stefania Oliveri