Gelato alle rose, con pistacchi e datteri e mi spiegate quanti sono 5 giga???

Il gelato rientrava fra i dolci da sperimentare questa estate, per cui quando Mapi ha deciso di scegliere proprio il gelato per la sfida, non potevo che essere stra felice… Non avevo fatto i conti però né col caldo né con la tecnologia. Perché, fotografare un gelato con 40 gradi, devo dire, risulta alquanto difficile e perché non avere la connessione flat, ti fa rimpiangere i confort del lusso di casa. Avere comprato una chiavetta da 5 giga, non ha ha reso quanto desideravo, ma poi, quanti sono 5 giga??? Se ci penso bene a scuola non mi hanno mai parlato di questa unità di misura… Per cui, quando ho chiesto “ma quanto tempo posso stare su internet?”, mi sembrava di fare una domanda più che ragionevole… Scoprendo che 5 giga sono… “5 giga!” Così ho capito che 5 giga non si possono quantificare con i minuti, ma mi piacerebbe tanto sapere almeno in quanto tempo si consumano 5 giga! Fatto sta, che il primo mese, li ho terminati 20 giorni prima della scadenza… E questo mese, pure… Forse mi ci vorrebbero almeno 15 giga allora… E così non mi rimane che elemosinare connessioni al dolce doppio, che invece non è contento affatto di concedermele. Ho scoperto anche però che, affinando le mie arti femminili, tutta la dolcezza e anche qualcos’altro, riesco a strappare qualche minuto al giorno… Solo che, per adesso, sto pure abbastanza male e quindi la mia arte va a farsi un po’ benedire…

In ogni caso, alla fine della fiera, ho capito bene una cosa: 5 giga sono troppo pochi per me!
E ora bando alle ciance e passo subito al gelato, prima che i minuti di connessione scroccati scadano e il dolce doppio dica stop…
L’ispirazione proviene dal medio-oriente, dal mondo arabo, che poi è anche il nostro mondo, grazie ai sapori che ci hanno lasciato. E in preda all’onda profumata del contest appena terminato sui fiori, ho deciso che volevo provare un gelato alla rosa, arricchito da pistacchi e datteri… E se ve lo posto, posso solo dirvi che, stavolta, a convincere il dolce doppio, ci ha pensato il gelato! 😉
La ricetta è quella della crema di Mapi, con qualche piccola modifica, perché ho diminuito un po’ lo zucchero, visto che lo sciroppo di rose e i datteri sono dolci già di loro…

Gelato allo sciroppo di rose, pistacchi e datteri
300 ml latte
250 g zucchero semolato
250 ml panna fresca
3 tuorli, codice 0 o 1 di uova grandi
4 cucchiai di sciroppo di rose (io l’ho fatto così)
pistacchi di Bronte e datteri q.b.
Resa: 800 ml

Montare i tuorli con metà zucchero finché il composto “scrive”. Nel frattempo mettere in un pentolino il latte e il restante zucchero. Mettere sul fuoco e portare fin quasi a ebollizione. Togliere la pentola dal fuoco, e aggiungere lo sciroppo di rose. Versarlo a filo sulle uova montate mescolando continuamente con una frusta e fare addensare la crema inglese fino a quando non velerà il dorso di un cucchiaio (Mapi dice che deve raggiungere la temperatura di 85 °C, ma solo se avete un termometro…). Non superare questa temperatura o lo stadio della velatura del cucchiaio, altrimenti la crema si coagula e impazzisce. Toglierla immediatamente dal fuoco e aggiungere i pistacchi e i datteri tagliati a pezzetti, e immergere la base della pentola in una ciotola contenente acqua e ghiaccio mescolando continuamente, altrimenti si raffredda solo quella a contatto coi bordi del recipiente, mentre il resto rimane caldo. Se l’acqua si intiepidisce sostituirla con altra acqua fredda e ghiaccio per abbatterne rapidamente la temperatura. Quando la crema sarà fredda, aggiungere la panna e trasferirla in piccoli contenitori da riporre in freezer.

Quando sarà gelato passare nel Bimby per 20 secondi velocità 6 e poi 10 secondi velocità 4.
Prima di servirlo, passarlo in frigorifero per 20 minuti.
Dopo la mantecatura i datteri e i pistacchi si tritano un po’ troppo (per i miei gusti) quindi aggiungete dei datteri tagliati a pezzi e dei pistacchi tritati al coltello, oltre che una colata di sciroppo di rose.
Avevo provato a fare dei finger food riempendo i datteri con il gelato e mettendo sopra i pistacchi e lo sciroppo di rose… L’idea è buona, perché il sapore ne guadagn, ma il caldo fa sciogliere comunque il gelato e anche se si passano in freezer, si avrà sempre del gelato sciolto sul piatto. Quindi, ho aspettate delle temperature più miti rispetto ai 40 ° di Palermo oppure rinunciate all’idea!
P.s. Il gelato è stato assaggiato anche dalla carinissima Valeria di Murzillo Saporito e dal suo dolce sposo…

Con questa ricetta partecipo all’MTC di questo mese sul gelato, proposto dalla strepitosa, nonché doppia vincitrice (e ci sarà un motivo!) Mapi

Zucchine e pinoli alla menta e a me, la legge di Murphy, mi fa un baffo!

Secondo la famosissima legge di Murphy, se una sola cosa può andar male, andrà male! Ma a me, se ci sono più eventi che possono andare male, vanno tutti male. TUTTI!!!
La legge di Murphy, a me, mi fa un baffo, sappiatelo!
Da un mese, ogni due giorni, sto male e vomito tutto il vomitabile. Ok, lo so, è un blog di cucina e se io vomito ogni due giorni, non vorrà mica dire che le cose che cucino fanno così schifo??? Ok, ammetto che l’eventualità di una tale considerazione mi abbia sfiorato, ma siccome il resto della famiglia e tutti quelli che sono passati da questa mensa, non hanno avuto nessun problema e anzi si sono profusi in lodi e in bis, allora, devo desumere, che il problema è, piuttosto, mio!
Ovviamente i giorni in cui ho concentrato i miei malesseri sono stati proprio nel fine settimana. Poco male se, l’alternativa fosse stata affrontare una spiaggia stracolma… E invece, amici buoni e anche mio fratello, ogni fine settimana, mi hanno proposto una bella gita in gommone… Ora, non so voi, ma accettare un invito, quando ti senti come se fossi appena scesa da una procella in tempesta, non mi sembrava il caso, e così ho rifiutato ogni volta.
Ma ieri, ieri, nonostante tutto, nonostante non avessi passato proprio una notte tranquilla, ho accettato. Cosa poteva andare peggio?

Ora ve lo dico io cosa poteva andare peggio!

Siamo usciti col sole e il mare piatto, e solo dopo un’ora si è messo il maestrale. Sapete cosa significa? Se non lo sapete, non fate mai l’esperienza, perché seppure l’esperienza del Tagadà non vi abbia segnato durante l’adolescenza, questa vi segnerebbe per tutta la vita. Cioè, se solo immaginate cosa possano passare i vostri panni in lavatrice, non osate immaginare quando si attiva la centrifuga… Non so se ho reso l’idea.
Alla fine, dopo aver sfidato il mare, abbiamo anche sfidato il tempo, tornando con un acquazzone, che se non fosse stato che la pioggia era carica di sabbia del deserto, sarebbe anche andata bene perché ci avrebbe ripulito di tutto il sale accumulato nella traversata di ritorno…
In ogni caso, tutto lo shakeramento, non è servito a farmi stare male… Così ho deciso che anche la prossima volta accetterò, cosa potrebbe andare peggio? Signor Murphy, lei è decisamente superato!


Da Tapas, antipasti gustosi, La cucina dell’estate, Giunti
Zucchine e pinoli alla menta
500 gr di zucchine
1/2 tazza di pinoli
1/3 di tazza di uva passa
4 filetti di acciuga sott’olio
3 cucchiai di menta fresca
succo di limone (dimenticato!)
1 spicchio d’aglio (omesso)
olio evo q.b.
sale e pepe

Dopo aver lavato le zucchine, tagliatele a rondelle e fatele soffriggere in un po’ d’olio (se usate l’aglio, prima fate dorare lo spicchio e poi le zucchine) e quindi fate cuocere a fuoco basso, mescolando spesso.
Quindi aggiungete le acciughe sgocciolate e tagliate a pezzetti, i pinoli, l’uvetta sciacquata e il succo del limone (se ve ne ricordate), ma va bene anche senza. Aggiustate di sale e spolverizzate con un po’ di pepe.
Appena si raffreddano aggiungete anche la menta tritata.
Sono un ottimo contorno e si conservano in frigo anche per due giorni, se non finiscono prima!

Suggerimenti:
– è una pietanza assolutamente e naturalmente senza glutine, adatta, quindi anche ai celiaci!
– Per una versione vegana, omettete pure le acciughe, ma non dimenticate di aggiungere più sale!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Cristina di Poveri ma belli e buoni, Un’acciuga al giorno

E anche alla raccolta di Cobrizo Salutiamoci
A presto

Stefania Oliveri

In memoria di Paolo Borsellino

Domenica. Pomeriggio. Caldo. Silenzio in città… All’improvviso un boato, assordante. Trema tutto. I coperchi delle prese elettriche si staccano. Fumo. Tanto fumo nero. Ci ritroviamo tutti in corridoio a chiederci cosa sia successo, spaventati, no, terrorizzati. Ma tutto adesso è ritornato a tacere in maniera surreale… Ci affacciamo e il fumo è proprio lì vicino a noi.
Sono passati 57 giorni… solo 57 giorni. Se l0 aspettava lui, ce lo aspettavamo tutti, ma non così, e non possiamo crederci… Solo 57 giorni dopo, va via anche Paolo Borsellino e la sua scorta…
Io, stavolta, ero proprio lì, vicino. In via D’Amelio, in un palazzo vicino. Abbiamo cominciato a piangere subito, abbiamo capito subito… E poi l’inferno, gente che urla, piange, autoambulanze, polizia… Ma è troppo tardi…

“Ho capito tutto… Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia… Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri” (Paolo Borsellino).

Sono passati 20 anni e tutto si sta rimettendo in gioco… li stanno ammazzando un’altra volta… Palermitani svegliamoci!

Stefania Oliveri

Gelato al gelsomino per ricordare il mio papà

(Gelato al gelsomino)
I primi sette anni della mia vita li ho trascorsi a Trapani. I miei primi ricordi sono indelebilmente legati a questa città. Mi ricordo la villa di un’amica di mia mamma a Val d’Erice, dove trascorrevamo tutte le sere d’estate, ricordo il mare e il mio “cigno” (un salvagente a forma di cigno, perché io non mi sentivo ancora il brutto anatroccolo), la 500 di mia mamma che mi portava al lido, la sabbia morbida e fresca all’ombra dove giocavo con i miei amici, il ghiacciolo che mangiavo ogni giorno e che andavo a comprare da sola perché ci si conosceva tutti, il mare azzurro e limpido e il gelato al gelsomino che mangiavo con somma goduria col mio papà.
Adoravo il gelsomino e ne avevamo uno proprio nel nostro balcone e costringevo la mamma a fare la granita di gelsomino, che mangiavamo ancora solo io e il mio papà…
Così, quando in questa villa a Mondello ho trovato un bellissimo gelsomino, sono ritornata indietro di anni (non vi azzardate a pensare di secoli!), e ho deciso che assolutamente dovevo rifare quel gelato e ritrovare la mia infanzia…

Il gelato l’ho rifatto e l’infanzia l’ho ritrovata… ma solo per un attimo…
Gelato al gelsomino

Piccola premessa: ho usato la ricetta del gelato al basilico, anche perché secondo le istruzioni di Mapi e dell’MTC si doveva partire da una crema inglese. Questo è il motivo del colore giallino del gelato, mentre il gelato dei miei ricordi è bianchissimo, proprio come il gelsomino.
Infine, questo gelato ha solo un aroma di gelsomino, molto gradevole e sicuramente maggiormente apprezzabile da chi non ama i gusti forti, ma io lo rifarò, anzi secondo le indicazioni ho capito che rifarò un sorbetto e aumenterò le dosi dei fiori, per ricreare quel gusto tanto particolare. Per il mio papà.


Gelato al gelsomino da un’idea di Feste d’estate di C. De Turckheim & N. Le Foll
½ l di latte
60 fiori di gelsomino appena raccolto
200 gr di zucchero
6 tuorli
250 gr di panna fresca
fiori di gelsomino per guarnire

Mettere il latte a bollire e quando è pronto mettere i fiori lavati e lasciare in infusione per 15 minuti almeno. A parte, sbattere i tuorli con lo zucchero, fino a raggiungere una consistenza “a nastro” (cioè ben lavorate) e versarvi il latte a filo, mescolando continuamente. Non appena tutto il latte sarà aggiunto, rimettete tutto sul fuoco e cuocete a fuoco basso, continuando a mescolare di continuo, fino a quando la crema non velerà il cucchiaio e passando un dito sul dorso ne rimanga traccia. A questo punto è ora di togliere la crema dal fuoco e di versare la crema in un’altra ciotola (così da non continuare la cottura). Coprire con una pellicola e adagiare proprio sulla superficie, in maniera tale da non far formare la tipica pellicina.
A questo punto, aggiungere la panna liquida. Mettere nel congelatore in stampi piccoli in modo da poterli poi frullare col Bimby.
Quando la crema sarà congelata, tagliarla a pezzi e metterlo nel Bimby prima a velocità 6 per 40 secondi, quindi a velocità 4 per 20 secondi. La consistenza sarà del gelato cremoso.

Servire con dei fiori sopra.

Suggerimenti:

– come vi dicevo il gusto del gelsomino è troppo delicato (per quanto mi riguarda) per cui, la prossima volta, farò come per il gelo di gelsomino e terrò in infusione i fiori nel latte per una notte intera almeno e un quantitativo sicuramente maggiore;
-questa preparazione è totalmente e naturalmente senza glutine quindi adatta anche ai celiaci!

E anche con questa ricetta partecipo all’MTC di luglio sul gelato.

A presto
Stefania Oliveri

Gelato al basilico e amarene e un miracolo della Santuzza ci vorrebbe!

Non perché io voglia insistere su questo tasto e neanche perché io non mi sento palermitana (che dopo più di trenta anni, forse lo sarei anche, e soprattutto detto subito dopo la festa della patrone, pare pure blasfemia), ma perché riesco a vedere con gli occhi disincantati una realtà che mi sembra follia e che spero non lo sembri solo a me, altrimenti sono felice di non sentirmi palermitana!
Come già vi ho detto in questo post, la spiaggia di Mondello è la più caotica, disordinata, affollata e maleducata spiaggia nella quale mi sia mai imbattuta. E sebbene, da poco, il nostro nuovo (vecchio) sindaco ha mostrato un’immagine a dir poco strepitosa della nostra Mondello, per pubblicizzare che un tratto di mare (che giuro è il peggiore della costa) è stato attrezzato per i disabili, non solo mi fa indignare, ma mi fa anche ridere. Dico, ma a chi prende in giro? Ma lui quando viene a Mondello? Forse solo in pieno inverno! E sicuramente hanno usato photoshop per pulire questa meravigliosa distesa, che all’occhio umano (anche super miope) si presenta piena, no, stracolma di immondizia!
Per non parlare del colore del mare! In estate il colore si trasforma da un limpido celeste ad un verde… torbido!
Sindaco a parte, che continua a dirci che lui il sindaco lo sa fare (forse lo ripete come mantra?), vogliamo parlare dei milioni di ragazzi che si riversano sulla spiaggia e che pensano di essere dei calciatori? Perché, come se non bastasse la vicinanza e la comunanza di sedie, sdraio e discorsi e le cabine posizionate in maniera strategica proprio nel bel mezzo, ci sono tutti questi pargoli che, forti delle vittorie del Palermo, e anche dei vicini europei, si dedicano con costanza e dedizione al pallone, sferrando dei fortissimi tiri sulla spiaggia.
E a nulla vale che il commissariato è proprio lì davanti e le minacce degli astanti (i pochi ancora perbene che sono rimasti), perché sono spalleggiati da miriadi di adulti conniventi, che pensano che il fanciullo debba allenarsi anche lì, anzi proprio lì, non sia mai che un talent scout si trovasse nelle vicinanze e non potesse scoprirlo per via di un bagnante poco coinvolto!
E mentre non mi annoio a guardare questi spettacoli e ad assistere a scene a dir poco imbarazzanti, vengo assalita da migliaia di venditori ambulanti… Ora io lo so che non essendoci un o stabilimento alle spalle, la gente deve pur essere servita con generi di conforto come un’untuosa ciambella, una sbrodolante pollanca, una grassissima porzione abbondante di pasta al forno o anche del salutare cocco, ma perché si deve decidere di fare tutti gli affari della propria vita proprio sulla spiaggia? E soprattutto perché proprio lì si devono istigare i fanciulli all’acquisto di palloni? E perché questi venditori, vestiti sempre di tutto punto, accaldati e sudati e puzzolenti devono passare proprio sulla mia asciugamano?
E in un momento di recessione, dove le tasse sono all’ordine del giorno e a momenti ci tassano anche l’aria che respiriamo (e in questo caso io sono fortunata, perché qui a Mondello l’aria me la divido col mondo!), mi sono chiesta, m questi le tasse le pagano?
Mooooooontiiiiiiiii???? Be’, questi li lasciano stare, perché ne ricaverebbero davvero poco… (mi chiedo perché invece continuano a spremere sempre le stesse categorie di poveri -pensionati, insegnanti, piccoli artigiani- e non si accaniscono sui grandi, sui veri evasori e sui ricchi… ah sì, perché sono loro colleghi!)
E così dopo l’ennesima incazz..ura, mi son dovuta consolare e a forza di consolazioni sto diventando una botte…
A me è piaciuto moltissimo, ma ha avuto anche i suoi detrattori. Penso che sia un gelato adatto a chi vuole di più, a chi non si accontenta dei soliti gusti, un gelato alternativo per chi pensa che al mondo ci possano essere delle spiagge attrezzate e ordinate e che anche a Palermo il miracolo si possa avverare… A Sindaco, fallo bene, o altrimenti Santuzza pensaci tu!

Gelato al basilico e amarene da Feste d’estate di C. De Turckheim & N. Le Foll
½ l di latte
40 foglie di basilico appena raccolto
200 gr di zucchero
6 tuorli
250 gr di panna fresca
amarene

Mettere il latte a bollire e quando è pronto mettere la metà delle foglie di basilico e lasciare in infusione per 15 minuti. A parte, sbattere i tuorli con lo zucchero, fino a raggiungere una consistenza “a nastro” (cioè ben lavorate) e versarvi il latte a filo, mescolando continuamente. Non appena tutto il latte sarà aggiunto, rimettete tutto sul fuoco e cuocete a fuoco basso, continuando a mescolare di continuo, fino a quando la crema non velerà il cucchiaio e passando un dito sul dorso ne rimanga traccia. A questo punto è ora di togliere la crema dal fuoco e di versare la crema in un’altra ciotola (così da non continuare la cottura). Coprire con una pellicola e adagiare proprio sulla superficie, in maniera tale da non far formare la tipica pellicina.
A questo punto, aggiungere la panna liquida, il resto delle foglie di basilico e tritare. Mettere nel congelatore in stampi piccoli in modo da poterli poi frullare col Bimby.
Quando la crema sarà congelata, tagliarlo a pezzi e metterlo nel Bimby prima a velocità 6 per 40 secondi, quindi a velocità 4 per 20 secondi. La consistenza sarà del gelato cremoso.

Servire con le amarene.

Con questa ricetta partecipo all’MTC di questo mese sul gelato proposto dalla bravissima Mapi

A presto
Stefania Oliveri

Gelato ai marroni di Roux per la mia bellissima mamma!

Oggi è il compleanno della mia mamma e anche il primo giorno per postare una ricetta per l’MTC. E allora concedetemi di dedicare questo post alla mia mamma, con tutto l’amore che posso, sebbene sia un gesto di cui lei non saprà mai niente … Ma certi gesti d’amore si fanno anche in silenzio, senza bisogno di farli vedere per forza, anche perché mia mamma detesta fare sapere che è il suo compleanno…. E questo sarà così, un gesto silenzioso d’amore, per la mia mamma bellissima, nonostante la sua meravigliosa età!
P.s. Lo so che ogni mamma è la più bella al mondo per lo scarrafone suo, ma la mia mamma è obiettivamente bella… vi ho mai raccontato di quella volta in cui fu fermata, insieme a mio padre (anche lui altro bellissimo uomo), a Roma, durante il loro viaggio di nozze, da Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, che gli chiesero se volessero fare del cinema? E che aggiunsero pure che era elegantissima? Ora, io mi chiedo, ma da cotanti genitori, come è che sono nata io?
In ogni caso, dopo questa breve riflessione, vi lascio con una torta gelato che le dedico in questo giorno importante che lei non vuole festeggiare.

Per questo gelato ho scomodato niente popò di meno che Michel Roux e il suo Tutto con le uova. Inutile dirvi che è strepitoso!

Gelato ai marroni con base di torta ai pistacchi
50 ml di latte
150 gr di purea di castagne zuccherata
100 gr di zucchero
6 tuorli
30 ml di rum (facoltativo)
100 gr di panna (specificava densa… ma che vuol dire??? Io ho messo una buona panna fresca)
100 gr di marrons glacés

Mettere il latte, la purea di castagne e 2/3 dello zucchero in una pentola e portare ad ebollizione su fuoco medio. A parte, sbattere i tuorli con lo zucchero rimasto, fino a raggiungere una consistenza “a nastro” (cioè ben lavorate) e versarvi il latte a filo, mescolando continuamente. Non appena tutto il latte sarà aggiunto rimettete tutto sulla casseruola e cuocete a fuoco basso, continuando a mescolare di continuo, fino a quando la crema non velerà il cucchiaio e passando un dito sul dorso ne rimanga traccia. A questo punto è ora di togliere la crema dal fuoco e di versare la crema in un’altra ciotola (così da non continuare la cottura) e aggiungere il rum (se lo si desidera). Coprire con una pellicola e adagiare proprio sulla superficie, in maniera tale da non far formare la tipica pellicina.
A questo punto, aggiungere la panna liquida e mettere nel congelatore in stampi piccoli in modo da poterlo poi frullare col Bimby.
Quando la crema sarà congelata, tagliarlo a pezzi e metterlo nel Bimby prima a velocità 6 per 40 secondi, quindi a velocità 4 per 20 secondi. La consistenza sarà del gelato cremoso.
A questo punto io ho utilizzato un pandispagna al pistacchio precedentemente preparato. Ho tagliato una fetta sottilissima e ho messo sul fondo della tortiera e ho cosparso col gelato appena fatto e ho rimesso in freezer fino al momento di servire. Quindi servite con pezzetti di marrons glacès sopra.

Torta al pistacchio da Feste d’estate di C. de Turckheim e N. Le Foll
Per 8 persone
Ingredienti per la torta:
100 gr di pistacchi sgusciati
200 gr di burro
80 farina di riso super sottile
40 fecola
200 gr zucchero semolato
4 uova codice 0 (bio) o 1 (allevate a terra)
1 cucchiai da minestra di acqua di fiori d’arancio
3 o 4 gocce di colorante alimentare verde consentito (facoltativo)

Frullate i pistacchi con metà dello zucchero finché il composto non risulti ben omogeneo. Sbattete il resto dello zucchero con il burro a temperatura ambiente, fino a quando non diventa spumoso. Quindi aggiungete le uova (intere) ad una ad una, le farine, il composto di pistacchi e zucchero e infine l’acqua ai fiori d’arancio (e il colorante). Versate in uno stampo a cerniera di 24 cm, imburrato e infarinato (con farina di riso), e infornate in forno già caldo a150°C (ventilato) per 45 minuti (ca.).In ogni caso vale la prova stecchino.

Lasciate raffreddare prima di sfornare e tagliare il pandispagna, per l’uso che vi serve.

Per un post dettagliato sul gelato andate dalla vincitrice di questo mese delle’MTC, Mapi di L’Apple Pie di Mary Pie, per il resto qui c’è la mia ricetta!

E con questa ricetta partecipo all’ITC di luglio

E partecipo anche al contest di Francesca Dolce Anniversario

A presto
Stefania Oliveri

Pasta con pesto e sgombro e il lamento delle piatte!

Qualche giorno fa leggevo questo post che parlava della “maledizione” delle vere maggiorate e si osannava a Simona Siri, che finalmente aveva detto pane al pane e vino al vino (o sarebbe più giusto dire “tette a tette”?)
Ma mentre leggevo e mi compenetravo nei grossi problemi delle maggiorate vere, pensavo a tutte quelle che, come me, andiamo dalla terza in giù e l’unica lettere dell’alfabeto che conosciamo è la A e alla B, facciamo salti di gioia!

pasta pesto e sgombro e cheesecake all'albicocca 013
 
E allora vorrei una Simona Siri delle piatte, una di quelle che capisce che comunque gli uomini guardano solo quei due argomenti e se anche hai dei gran begli occhi, continuano a non accorgersene proprio perché sei piatta. Una di quelle che capisce che il seno, sì, ti entra in una coppa di champagne, ma ti sta anche comodo… E che è vero che riusciamo a possedere i reggiseni di una gamma di colori inimmaginabili, ma di cassetti te ne servono almeno tre e ben capienti, per contenerli, perché più che essere REGGIseni, sono SOSTITUISCIseni! Anche perché nonostante tutto il rinforzo possibile e immaginabile, in ogni caso il vestito, lì, ti sta sempre largo!
E hai voglia di correre a prendere l’autobus e non arrivare mai in ritardo al lavoro, tanto il capo neanche si accorge che esisti e, a quel punto, potresti anche arrivare in ritardo…
E hai voglia di mettere vestiti impero, scollature abissali, e seno di fuori, non sei mai volgare, anzi, nessuno si accorge di niente… nemmeno dei tuoi gran begli occhi!
Ed è da 44 anni suonati che cerco di avere degli argomenti di distrazione, ma lo stuolo di occhi maschili rimane incollato lì… altrove da me!

E non mi resta che sospirare e possibilmente più a fondo che posso, anche se alla fine possa solo indurre a pensare di avere qualche problema di asma!

Ricetta consolatoria di una mia amica maggiorata (sarà anche per questo che era così buona?)
 

Pasta con pesto simil genovese e sgombro

pasta pesto e sgombro cardamomo & co 010

Per 5 persone
420 gr di pasta (io ho usato quella integrale della Piaceri Mediterranei)
2 spicchi d’aglio
400 gr pomodoro pelati Mutti con peperoncino (ma potete usare anche pomodoro fresco con o senza peperoncino)
270 gr di sgombro sott’olio
olio evo

sale

pesto alla simil genovese così fatto:
pinoli
mandorle
basilico
aglio

sale

Mettete a bollire l’acqua per la pasta.

Nel frattempo fate soffriggere i due spicchi d’aglio e poi toglieteli. Quindi versate il pomodoro a pezzi e fate cuocere 4 o 5 minuti. Quindi unite lo sgombro sgocciolato e tagliato a pezzi e cuocete altri 3 minuti circa.
Preparate il pesto tritando mandorle (nel vero pesto genovese di mandorle non ce n’è neanche l’ombra, questa è una versione sicilianizzata), pinoli, mezzo spicchio d’aglio e le foglie del basilico lavate e asciugate.

Unite il pesto al sugo di pomodoro e sgombro.

Scolate la pasta molto al dente (trucco indispensabile per non far scuocere la pasta senza glutine) e saltate pochi minuti con il sugo. Conservate qualche cucchiaio di acqua della pasta, se dovesse sembrarvi troppo asciutta la pasta.

Stra buonissima!

 
A presto (si spera)
Stefania Oliveri

Torta alle rose per Barbara

Anche quest’anno un premio ambitissimo… un Kitchen Aid del colore della mia cucina… Posso non partecipare? E però il forno qui a Mondello non funziona… E allora? E allora, ripubblico una torta libidinosa, che ha avuto un successo strepitoso, che ha lasciato tutti a bocca aperta, sperando di avere delle chance anche per il concorso di Barbara…
Con questa ricetta dolce partecipo al contest

Get an Aid in the Kitchen di Cucina di Barbara


Torta alle rose
Ingredienti (dicono per 6, ma va bene anche per 8, e anche per più persone se ci sono altri dolci)
Per il pan di Spagna
4 uova codice 0 (bio) o 1 (allevate a terra)
150 gr di zucchero
150 gr di farina (così divisi: 100 gr farina di riso finissima, 35 gr fecola di patate, 15 gr di farina di tapioca)
1 cucchiaino di vaniglia bourbon
sale

Per la crema:
6 gr di gelatina in fogli (ma secondo me devono essere di più… forse il doppio)
2,5 dl di latte
4 tuorli
100+20 gr di zucchero semolato
4 cucchiai di acqua di rose
2 dl di panna fresca
0,6 dl di acqua
100 gr di gelatina di rose (io ne ho usato solo 80)

Per decorare
1 rosa biologica , non trattata
1 albume
2 cucchiai di zucchero semolato
Gelatina di roseIngredienti per 700 gr di confettura (io ho dimezzato, anzi ho dimezzato due volte le dosi)
500 gr di petali di rose (dovete avere un roseto sterminato per raggiungere queste quantità!)
1 kg di zucchero
2 bicchieri di Kirsch (che io non avevo e ho sostituito con rum e miele)


Preparare per prima cosa il pan di Spagna
Innanzitutto devo confessare che questa ricetta mi è piaciuta perché le uova non si separano ma si montano bianchi e rossi insieme. Ovviamente è importante che siano a temperatura ambiente e che vengano montati per almeno 10 minuti, con lo zucchero e un pizzico di sale, cioè fino a quando il composto non sarà chiaro e spumoso.
A questo punto potete aggiungere la farina setacciata, poco per volta… ma io ho sbagliato e l’ho messa tutta insieme… Quindi ho dovuto usare di nuovo la frusta elettrica per eliminare i grumi… e il composto non ne ha risentito affatto. Quando il composto sarà omogeneo, versatelo in una tortiera da 24 cm, imburrato e infarinato (con farina di riso) o ricoperto con carta forno e cuocetelo a 180°C in forno già caldo per 25 minuti. Passato questo tempo, sfornate il pan di Spagna, sformatelo e fatelo raffreddare su una gratella.
Per la gelatina di rose:
Mettete i petali di rose, appena raccolti in una terrina e puliteli delicatamente (cioè sarebbero da pulire delicatamente, ma non avete idea di quanti petali siano 100 gr, figuratevi 500, quindi io li ho messi a mollo e risciacquati più volte).
Nel frattempo preparate uno sciroppo denso facendo sciogliere lo zucchero in 250 gr di acqua, cuocendo a fuoco basso per una decina di minuti. Appena lo sciroppo farà delle grosse bolle è il momento di versare i petali, di copriere e di far cuocere ancora per 8 minuti. Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.
Appena freddo passatelo al passaverdure (questa è la fase più lunga e faticosa), quindi unite il liquore e mescolate per amalgamare bene. Trasferite la confettura nei barattoli e conservare in frigo fino al momento di usare.

Per la crema:
Bisogna far ammorbidire la gelatina a bagno in acqua fredda (io la prossima volta ne metto 10 grammi, perché 6 mi son sembrati poco). Nel frattempo dovete far scaldare il latte, mentre montate i tuorli con 100 gr di zucchero (ovviamente, siccome non leggo fino in fondo io ne ho messi 120, ma va bene comunque), fino ad ottenere una crema chiara e spumosa e continuando a mescolare aggiungere il latte tiepido a filo. A questo punto dovete far addensare la crema a fuoco basso (e forse io l’ho fatto troppo poco) e al primo bollore, togliete dal fuoco e aggiungete la gelatina strizzata e mescolate fino a quando non si sarà sciolta bene. Fate raffreddare la crema e unite metà acqua di rose.
Quindi montate la panna freddissima (con un cucchiaio di zucchero a velo) e mescolatela con la crema, delicatamente, e conservatela in frigo.
Quando dovrete montare il dolce, dovete sciogliere i 20 gr di zucchero rimasto con l’acqua, ottenendo uno sciroppo. Togliete quindi dal fuoco e aggiungete l’acqua di rose rimasta e la gelatina di rose (avrei dovuta metterne i due terzi, ma l’ho aggiunta tutta).
Quindi dividete il pan di Spagna in due e imbibite le due parti con questo composto. Coprite il primo strato con la crema alle rose e sovrapponete il secondo strato e coprite con la crema rimasta. In realtà, la ricetta originale prevedeva che la parte superiore fosse spalmata con la gelatina rimasta. Ma siccome la quantità di crema è abbondante, io l’ho ricoperta con la crema e vi devo dire che era una meraviglia.
Decorate con i petali di rose brinati, cioè spennellati con un velo di albume e poi passati nello zucchero.
La torta risulta delicatissima, con un sapore delicato di rose ed è un ottimo fine pasto.

Suggerimenti:
-per non far diventare grumosa la crema, basta aggiungere un cucchiaio alla volta di crema fredda;
-preparate una quantità leggermente maggiore di sciroppo di zucchero, perché la torta, secondo me deve essere imbibita maggiormente, anche se il pan di Spagna risulta morbidissimo.

Un fresco semifreddo di caffè per un caldo luglio

Di una cosa sono star certa, a Mondello Beach non morirò di solitudine. Avete presente le sardine ben strette, allineate, vicine vicine, messe lì ordinatamente da una mente perversa? Ecco, il sabato e la domenica a Mondello sono sicura che le sardine esulteranno e capiranno come è stato possibile arrivare a pensare a cotanto risparmio di spazio!

Però oggi, io li frego, oggi, gommone!

… anche se, ve lo dico, le barche si ritrovano tutte in un posto che noi abbiamo deciso di chiamare CONDOMINIO… Be’, quanto meno l’acqua è davvero azzurro mare!

La ricetta sarebbe dovuta essere della mamma di una compagna del pargolo n. 3, che me l’ha ripetuta un centinaio di volte. All’ultima cena, essendo colpita da Alzaheimer precoce, ho deciso che dovevo registrare quello che diceva. Ho chiamato il dolce doppio, perché lui non è diversamente tecnologico, come me, è gli ho chiesto di registrare.

In realtà, questa situazione, mi ha fatto capire, che anche lui è diversamente tecnologico, perché ha registrato lo la fine quando la mia amica diceva “…e buon appetito!”
Così, cercando di recuperare qualche reminiscenza ho fatto così. Perdonami mia cara…
Semifreddo al caffè, my way!
4 uova codice 0 separate (tuorli e albumi)
180 gr. zucchero,
100 da far montare con i tuorli e
80 con gli albumi, io ho pastorizzato facendo due sciroppi, uno per i tuorli e uno per gli albumi (ma si può fare anche senza pastorizzare)
200 gr di panna da montare con
2 o 3 cucchiai di zucchero a velo,
mezza tazzina di acqua e due cucchiaini o tre di caffè liofilizzato

Montate i tuorli con un cucchiaio di zucchero, quindi versate lo sciroppo di zucchero (esattamente come faccio quello per fare la meringa italiana, che trovate qui) a filo. Montate gli albumi con un cucchiaio di zucchero, e il resto lo fate diventare sciroppo come prima e lo versate agli albumi a filo e sbattete ancora per due minuti. Quindi montate la panna e mescolate delicatamente tutto insieme.
Io ho anche aggiunto dei savoiardi (senza glutine) imbibiti con rum e acqua e zucchero… da libidine.

Suggerimenti:

-conservare in freezer, il semifreddo resterà morbido grazie alla presenza della meringa italiana.

E siccome io sono diversamente tecnologica e ho finalmente cambiato il computer, ho qualche problema a connettermi e a postare, e quindi spero a presto…

Stefania Oliveri