Peperoni in agrodolce e a me la Khoo mi fa un baffo!

(In questo post: peperoni in agrodolce semplicissimi)
Settembre.
La scuola (a me) è ufficialmente iniziata da 16 giorni e già sono ritornata 6 volte anche nel pomeriggio.
La nostra tata è andata via esattamente da 18 giorni.
Io sono tornata a Palermo da 5 giorni.
Ho il caos a casa come se mancassi da 24 mesi.
E in frigo non c’è più niente, mentre il freezer è pieno di gelato, fave fresche surgelate a tempo debito e albumi rimasti dalla preparazione dei gelati…
Ci sono 35 gradi all’ombra.
E io sono stanca come se trasportassi sacchi di cemento da 25 chili, sulle spalle, tutto il giorno…
Mi ci vorrebbe una vacanza…

Pensando all’estate e ai peperoni che abbiamo consumato, vi lascio una ricetta facilissima (a me Rachel Khoo mi fa un baffo), fatta con ingredienti freschi e del contadino dietro casa a Mondello…

Peperoni in agrodolce come mi ha insegnato mia suocera (cottura a parte!)
Mia suocera è una gran cuoca. Tutto quello che fa, lo fa bene, no, meglio!

La sua è la cucina siciliana tradizionale e i miei pargoli ne vanno pazzi. Per questo rimango stupita quando apprezza le mie ricette non tradizionali... (o sarà solo cortesia?)

In ogni caso, soprattutto quando c’è lei, non replico mai una sua ricetta, perché la mia ne uscirebbe sconfitta… e io odio perdere! 😉

Però, le sue ricette le tengo da conto e le rifaccio nella solitudine della mia famiglia…

Ingredienti:
4 peperoni (rossi, gialli, poco importa)
2 cipolle (quelle bionde)
olio evo q.b. (che per mia suocera significa mezza bottiglia, per me il fondino…)
un cucchiaio di aceto (io di mele)
un cucchiaino di zucchero
sale
menta

Il procedimento di mia suocera è in padella. Ed anch’io, in passato, li facevo così. Ca va sans dire, che si sporca molto di più… E quindi di necessità, virtù. Ho sperimentato una cottura al microonde, che non sporca e da lo stesso risultato, in metà (e anche meno) del tempo. Allora, editori della Khoo, vi ho convinti che sono alla sua altezza? (e non facciamo “basse” insinuazioni!)
Quindi, prendete i peperoni, lavateli bene, togliete la calotta e tagliateli a striscioline. Rilavateli, per eliminare eventuali semi. 
Prendete anche le cipolle, togliete le estremità e la calotta esterna, quindi lavatela (e diminuisce anche l’effetto cipolla sulle vostre ghiandole lacrimali) e tagliatele, anche esse, a striscioline.
Mettete in una pirofila in pirex un po’ d’olio, le cipolle, i peperoni, il sale, l’aceto e o zucchero e coprite con un coperchio per il microonde (o anche uno pirex). Fate cuocere 5 minuti alla massima potenza. Quindi togliete il coperchio, mescolate fate cuocere ancora per 5 minuti alla massima potenza. Se non dovesse bastare, fate cuocere ancora per un massimo di altri 5 minuti.
Decorate con un ciuffo di menta.
Suggerimenti:
– questo tipo di cottura, contrariamente a quanto si possa pensare, non lascia i peperoni umidi e molli come se fossero bolliti, perché togliendo il coperchio si asciuga tutta l’acqua e da lo stesso risultato che se fossero cotti in padella;
– però, in realtà, evitate anche il soffritto, che in padella, invece, non si può evitare…
– è una ricetta, totalmente gluten free!

E con questa ricetta partecipo al contest di Intolleranza Zero Blog per la sezione gluten free (benché sia anche lattosio free)

 e alla raccolta di Profumo di glicine… che arriva in cucina sul peperone

A presto
Stefania Oliveri

Pasqualina senza glutine… forse non proprio genovese, ma sicuramente nordica!

(Torta pasqualina con ricotta e radicchio senza glutine, al vino e vegetariana)

Passo, questo mese passo!

Sono determinata! Troppe cose da fare, troppi avvenimenti nella mia vita, troppi cambiamenti e soprattutto, in bilico fra due case, cercando di lasciarne una e riprendere l’altra, in mezzo a mille micro traslochi che lasciano dove non sei le cose che ti servono e ti trovi ad avere tutto il superfluo a tua disposizione.
Niente farine alternative, niente xantano!
Niente ingredienti ad hoc, il dolce doppio è a dieta.
Niente ricotta fresca, comprata tre volte in un giorno e spazzolata in un nano secondo dal dolce doppio famelico e affamato dalla dieta Dukan.
Niente cannucce, e neanche mattarello, e neanche pennello per stendere l‘olio, e una manicure, una volta tanto, riuscita bene che certo non è ideale per la pasta da stendere…
E soprattutto zero voglia di sperimentare qualcosa che, so già, sarà difficile (e anche di più) da fare senza glutine. Sono stanca, troppo stanca!
E ancora nessuna voglia di prendere a pugni un impasto, tanto non serve a niente, il glutine non esce! E zero voglia di aspettare un riposo, anche esso inutile, perché il glutine si ostina a non voler uscire.
L’etere però viene sommerso (neanche a dirlo) da pasqualine e fa anche un certo senso chiamarle così, visto il caldo che è ritornato prepotente e sembra di essere in estate più ora che prima… e soprattutto, tutti, ad elogiare questa pasta sfoglia, che sfoglia non è e che burro non ha, che è “troppo buona” e anche “troppo facile”…
Perfino la mie amiche “sglutinate” (qui e qui) la provano e ne elogiano le virtù… Crederci o non crederci, sorge spontaneo il dubbio amletico.
Così complice un sabato di orgoglio iniziato con la pubblicazione, a mia insaputa, di un articolo sull’Espresso che elogia il mio libro (Cardamomo & co.), e una manicure homemade ben riuscita, con unghia quasi lunghe e smalto rosso fiammante perfettamente steso (giuro è la prima volta che ci riesco), decido che è il momento giusto, quello buono.
E poi, a me, l’MTC mi prende, mi rapisce, mi strega e mi fa partecipare anche contro la mia volontà (volontà debole, a dire il vero…) e mi fa partecipare anche se non ho mai vinto!
Così, in raptus di follia, controllo cosa ho in casa:
– farina dietoterapica (quindi con un po’ di xantano, sono sicura -o quasi-): ok, celò!
– ricotta di pecora (poca), ma celò!
– un piccolo radicchio, celò!
– addirittura le noci e pure quelle pecan, celeò!
– mannaggia, non ho una pera e neanche una mela… vabbe’ facciamo a meno!
– e la cannuccia? E la cannuccia, il dolce doppio, le va a comprare!
E come una novella Rossella O’Hara, mi dico, “sabato è un altro giorno” e chi se ne frega se volevo passare!
Ovviamente, mettendomi all’opera, presa dal sacro fuoco della pasqualina, faccio le mie considerazioni sulla farina senza glutine e decido di aumentare i liquidi. Le farine senza glutine vogliono assolutamente più liquidi. Quindi aumento di qua, levo di là, e finalmente ho i miei 5 bellissimi panetti sul tavolo. Ma prima vi do le mie dosi e poi parliamo del procedimento.
Torta pasqualina senza glutine
300 gr di farina Farmo (che è risultata perfetta anche da sola)
100 gr di vino bianco Muller Turgau
100 gr di acqua
40 gr di olio evo siculo doc
sale
Impastare la farina con il sale, l’olio, il vino bianco e l’acqua bastante per una pasta morbida (circa il 90 % di liquidi perché le farine senza glutine richiedono maggior quantitativo di liquidi), ma non appiccicosa. In realtà io ho messo tutto in una ciotola in questo ordine:
-farina e sale (e ho fatto un buco al centro);
– tutti i liquidi, al centro del buco.
Poi ho amalgamato con una forchetta e infine, aiutandomi con poca farina sulle mani, ho impastato pochi minuti (be’ forse secondi, in realtà) e ho diviso in 5 palline.
Quindi ho fatto riposare coperte con una ciotola 2 ore (il tempo dell’arrivo della cannuccia!).
Nel frattempo ho preparato il ripieno che ha anche avuto modo di raffreddarsi.

Ripeno della pasqualina (più altoatesino, che genovese … ricotta di pecora a parte, ma è molto più gustosa la nostra, no?)
Ingredienti:
1 piccolo cespo di radicchio (quello tondo)
1 cipolla media (ma se volete abbondare secondo me non ci stanno male)
250 gr di ricotta di pecora (questa sola era rimasta)
noci e noci pecan tritate al coltello
sale
noce moscata
olio evo q.b.
una generosa spruzzata di vino (io, sempre, il Muller Turgau e il dolce doppio non mi ha nemmeno ammazzata!)
mela o pera (non celeavevo)
Ho mondato il radicchio togliendo le foglie più esterne e la base, l’ho tagliato a strisciarelle, l’ho lavato molto bene e l’ho asciugato molto bene (io ho un aggeggio bellissimo che toglie tutta l’acqua alle verdure…, altrimenti lasciatelo a scolare).
Ho quindi pulito la cipolla, l’ho lavata (così, dicono, non faccia lacrimare) e l’ho tagliata a fettine sottili.
In una padella a bordi alti ho messo l’olio e l’ho fatto riscaldare, quindi ho soffritto la cipolla e quindi ho aggiunto il radicchio. Ho sfumato col vino e l’ho fatto cucinare per alcuni minuti (forse 10?).Quindi ho salato e ho aggiunto un po’ di noce moscata e le noci tritate.
Quando il radicchio si è raffreddato, ho aggiunto la ricotta (forse un po’ di parmigiano non avrebbe guastato).

Dovendo impiegare le due ore di attesa, mi sono “costruita il mattarello, rivestendo una bottiglia di limoncello con della pellicola. Ho ripreso le palline e ho steso la prima sfoglia, su un foglio di carta forno e spolverizzando con un poco di farina, cercando di allargarla quanto più possibile per farla arrivare al diametro della teglia usata (20 cm). Mi sono unta leggermente le mani e ho spalmato d’olio la prima, la seconda e la terza sfoglia. Quindi ho versato il ripieno e ho tirato una prima sfoglia e una seconda col metodo precedente. Fra la quarta e la quinta sfoglia ho inserito una cannuccia (che finalmente era arrivata) e ho arrotolato i bordi su loro stessi. Quindi, sotto gli occhi sbigottiti e increduli del dolce doppio ho cominciato a soffiare. Quindi in fretta e furia ho sfilato la cannuccia e ho chiuso immediatamente il buchino (forse non perfettamente), mentre il dolce doppio esclamava felice (e non aggiungo come una pasqua) “che figata!”
Ho messo in forno ventilato (ok, era il fornetto, ma ridiamogli dignità, visto che ha fatto bene il suo sporco lavoro!) a 180 ° per circa 40/45 minuti.
Mangiare tiepida…
Considerazioni:
-la pasqualina era strepitosa! Ora lo so che dicono tutti così, ma vi assicuro che il risultato senza glutine non era certo e quindi la mia sorpresa e il mio orgoglio (il n. 3 della giornata) è cresciuto a dismisura!
– forse il vino non era dei più adatti e il quantitativo un po’ abbondante, ma vi assicuro che il sapore era davvero squisitissimo; ovviamente voi usate un vino secco meno pregiato, che va bene lo stesso, in maniera tale da contenere (maggiormente) il prezzo di questa pasqualina che già parte svantaggiata dal prezzo della farina senza glutine… Insomma quando si dice vale tanto oro quanto pesa…
– e adesso la notizia migliore (e lo devo scrivere a lettere cubitali): il giorno dopo era anche meglio! Ora, ai glutinosi sembrerà una notizia alquanto irrilevante, ma gli “sglutinati” innalzeranno lodi al Signore, perché il nostro cibo (soprattutto robette del genere) il giorno dopo sono immangiabili: dure, decomposte. Invece, assolutamente inaspettatamente ha mantenuto forma, sapore e consistenza… Insomma what else (a parte George Clooney?)
– inoltre è abbastanza semplice da fare (sicuramente molto più che la sfoglia vera!)
– infine, ma non ultimo, un ringraziamento speciale va a questo folle gruppo e soprattutto alla vincitrice di questo mese che mi ha fatto emozionare due volte:
-la prima, all’assaggio;
-la seconda, il giorno dopo!
Non mi resta che dirvi che la rifarò, proverò la vera pasqualina originale (o quasi, dove lo trovo io quel formaggio dal nome impronunciabile?) e poi che ne farò una versione meno sgarrupata… e magari ci arrivo anche per la fine della sfida! 😉
Tremate gente, Stefania è tornata!
Con questa ricetta partecipo all’ennesimo MTC!
Alla prossima
Stefania Oliveri

Pasta integrale con crema di parmigiano e zucchine e HELP: cerco una colf!

(In questo post: pasta integrale con crema di parmigiano e zucchine saltate al curry)
La
ricerca di una nuova donna delle pulizie, mi sta togliendo il sonno.
Sembrerebbe una cosa facile trovare qualcuna, ma così non è! Eppure, le pulizie
le sappiamo fare tutti… le dovremo saper fare tutti… Ma questa è un’altra di quelle
cose che tutti pensano di saper fare, ma che in realtà ci vuole estro e
maestria anche per questo. 
Così come tutti pensano, ad esempio, di essere architetti, tranne poi scontrarsi con problemi del tipo “non avevo
considerato che qui ci fosse una porta, un pilastro, un rubinetto…” o peggio “i muri hanno uno spessore?”. 
Ancora, tutti pensano di sapere insegnare, soprattutto l’inglese. Quante volte mi sono
sentita dire “ma che ci vuole a studiare l’inglese?” E io lì mi domando “e
com’è che tuo figlio allora è stato rimandato?” Domanda che mi guardo bene dal
fare, perché sono certa che la risposta sarebbe “la prof. è una stronza!” e mai
un dubbio sulle capacità del figlio o quanto meno sulla sua voglia di studiare…
E
l’elenco è lungo, delle cose che crediamo di saper fare, senza avere una
specifica preparazione. Eppure ci ostiniamo a pensare che lo sappiamo fare anche meglio! Così è anche per le pulizie! Ahimè non tutti le sanno fare e, a quanto
pare, quelli che NON lo sanno fare capitano tutti a me!
E
così, da quando è andata via la nostra tata, preposta a vegliare anche sui
nostri pargoli, almeno fino a quando non sono cresciuti e poi sono stati
attenti a lei, visto che ultimamente, aveva cercato di avvelenarsi, con un
tubero (non bene identificato) trovato in giardino, che aveva lavato, sbucciato
e messo in bocca, provocandosi un’ustione al cavo orale, forse presa dal sacro
fuoco culinario della padrona di casa che, in quel periodo, raccoglieva fiori e
li faceva mangiare a tutta la famiglia, (inciso lungo, ma torno al seminato),
dicevo, da quando è andata via lei, io sono alla ricerca di qualcuno che mi
faccia tornare a casa ed avere il desiderio di restarci, invece che prendere la
porta e tornare a scuola!
Le
notti insonni (che non passo a pulire casa, ma forse dovrei), sono dovute anche
all’ansia di avere una persona nuova da istradare, di cui avere fiducia, di
trovare un feeling che ti faccia trovare anche serenità nell’accoglierla e nel
lasciarla fare…
Riusciranno
i nostri eroi nell’impresa? Nel frattempo “spardo l’ogghiu” (consumo l’olio)
serale…
Per cui, in tutto questo ambaradan, ho scelto per il recipe-tionist di questo mese, dove Elena fa da padrona di casa con il suo Zibaldone Culinario, una ricetta semplice da fare a pranzo per i mi pargoli famelici al ritorno dalla scuola e da fare velocemente… Mangiata con grande soddisfazione da parte di tutti perché qui il parmigiano va via come l’acqua. Ma preparando questo post e prendendo i link per segnalarvi i loro blog, mi sono accorta che anche Helga ha scelto la stessa pasta, nonostante le ricette di Elena sia varie, belle e tante… Be’, poco importa, evidentemente questa pasta ha ispirato tutte e due!Ecco la mia interpretazione senza glutine!
Pasta integrale con crema la parmigiano e zucchine
Ingredienti per  4 persone (dolce doppio è a dieta è non l’ha potuta mangiare)

400 g di pasta integrale (io ho usato quella senza glutine della Nutrifree)
250ml di latte (io non l’ho diminuito)
100 g di Parmigiano
3 zucchine
1 cipollaolio evo
paprika dolce (ho messo del curry)
sale

Essendo abitudinaria, mi sono dimenticata di tagliare a bastoncini le zucchine e le ho tagliate a rondelle. Le ho saltate in padella con olio, con una cipolla tagliata a fettine sottili, per 5-7 minuti, non di più devono rimanere croccanti e le ho salate e spolverizzare con il curry. Ho cotto la pasta in abbondante acqua salata per la metà del tempo indicato in confezione, perché la pasta senza glutine passa subito il punto di cottura e poi comincia a sfaldarsi… e nel frattempo ho scaldato il latte con il parmigiano grattugiato, mescolando bene in modo che si sciolga. Anche qui ho aggiunto un altro po’ di curry.Ho scolato la pasta, l’ho mescolata con la crema di formaggio e poi l’ho saltata nella stessa padella delle zucchine. Servire subito dopo… aver fatto la foto! 😉

Suggerimenti:
– io ho usato pasta senza glutine, che è più difficile da cuocere… Il trucco per non vedersela decomporre nel piatto è quello che vi dicevo più sopra di scolarla a metà cottura, perché la pasta continua a cuocere anche dopo scolata e, diversamente, diventerebbe una poltiglia. Saltatela velocemente e servitela subito… sempre per lo stesso motivo;
– infine, anche le spezie non sono sempre certe per noi celiaci, l’unica marca per adesso consentita è la Cannamela, altrimenti evitatele per noi celiaci.

Con questa ricetta partecipo al The Recipe-tionist di settembre

A presto
Stefania Oliveri

Riso di Teheran (Teheran zeresk) per il nuovo anno scolastico…

E’ iniziato l’anno scolastico e per il mio pargolo n. 3 un nuovo ciclo. La prima media è un traguardo importante, un nuovo inizio, una nuova vita. Ovviamente tutti i genitori, ma soprattutto le mamme, sono super ansiosi di assicurare al figlio la miglior scelta possibile. E io non faccio eccezione. Solo che io non faccio di tutto giusto e ingiusto, legale o meno… E così anche se volevo ardentemente che lui studiasse spagnolo e fosse in classe col suo migliore amico, ho aspettato che il fato facesse il suo corso. Oranoi abitiamo in una zona in la scuola media di appartenenza è super ambita da tutti. Una delle migliori scuole di Palermo, dove tutti i ricconi, che non mandano i propri figli alla vicina scuola privata super d’elite, vogliono che i figli frequentino.
Ovviamente con cotanta richiesta, il “fato” ha favorito i figli di questi ultimi, che casualmente sono finiti tutti nelle due uniche sezioni di spagnolo, dove puta caso, ci sono anche i migliori insegnanti…
Per mio figlio, invece, “il fato”, ha previsto, una classe di francese, dove i professori sono sì bravi, ma non eccezionali, dove i bambini sono figli di persone normali o extracomunitari. Mi sono domandata come mai, nessun extracomunitario abbia avuto il c… di capitare nelle classi di spagnolo… Evidentemente il “fato” ci vede benissimo, nonostante la benda, o quanto meno riconosce benissimo quei bambini i cui genitori hanno le tasche piene di soldi e le amicizie altolocate…

La ricetta invece che vi propongo oggi è un riso basmati un po’ diverso. Viene direttamente da Teheran e i miei amici hanno fatto il ter… Il libro da cui l’ho presa è quello bellissimo di Claudia Roden, La cucina del medio oriente e del nord africa, Il lettore goloso e io ho seguito il procedimento passo passo.

Teheran zeresk (nome originale)
500 gr a riso a chicco lungo
1 grosso pollo a pezzi
60 g di burro o 4 cucchiai d’olio
3 dl di yogurt bianco
1 uovo leggermente sbattuto
¼ di cucchiaino di zafferano in polvere (io curcuma)
30-60 gr frutti essiccati di crespino (io cranberries)
sale
pepe nero
Fate saltare il pollo in una grande casseruola, con 2 cucchiai d’olio fino a quando non saranno ben dorati. Quindi copriteli con l’acqua e fateli cuocere a fuoco basso finché la carne sarà tenera. Quindi lasciateli intiepidire e poi disossateli.
In un recipiente mettete lo yougurt, l’uovo, la curcuma, sale e pepe e mescolate la salsina con la carne.

Nel frattempo lavate il riso ben bene e mettetelo in una terrina con due cucchiai di sale
e acqua tiepida, fino a coprirlo per un’ora almeno, ma se lo fate riposare più
a lungo è meglio.

Trascorso questo tempo, portate ad ebollizione altra acqua
con altri due cucchiai di acqua e quindi aggiungete il riso scolato. Cuocetelo
su fiamma forte per 4-6 minuti, quindi assaggiate e scolatelo anche se i
chicchi vi sembrano ancora con l’anima dura.
Nella stessa casseruola, mettete, quindi, 30 gr di burro e
fatelo fondere. Versate di nuovo il riso e mescolate. Quindi toglietene metà e
aggiungete il pollo a pezzi, la salsa di yogurt e i cranberries e aggiungete
l’altro riso a copertura. Quindi mettete altri 30 gr di burro in fiocchi e
coprite con un telo pulito e il coperchio. Lasciate cuocere a fiamma bassissima
per 20-30 minuti. Questo si fa per far cuocere il riso a vapore, affinché il
telo assorba tutta l’umidità in eccesso. Si formerà una crosticina croccante
sotto che è molto prelibata e si serve a parte.
Se vi sembra molto complesso il metodo, ma vi assicuro che è
più difficile a dirsi, che a farsi, cuocetelo semplicemente a vapore e condite
con il pollo, la salsa e i cranberries.
Suggerimenti:
-secondo me si deve servire direttamente nella pentola, quindi
sceglietene una bella da portare in tavola. Io ho fatto proprio così, anche se
per la foto ho deciso di fare una monoporzione. I chicchi del riso si
presentano comunque ben sgranati;
– ovviamente è un piatto totalmente gluten free;
– inutile dirvi che la ricetta è riuscitissima, come tutte quelle che ho provato da questo libro!
– i cranberries non sono proprio mediorientali… ma ci stavano d’incanto!
A presto
Stefania Oliveri

Marmellata di prugne e una passeggiata alla Favorita

(In questo post: Marmellata di prugne)

Ogni mattina passo dalla Favorita, il più bello e grande parco di Palermo, che congiunge Mondello alla città. In questo parco si fa jogging, si va in bici e si organizzano pic nic. Per un lungo periodo è stato abbandonato, sporco e incolto. Poi è stato rimesso in sesto e adesso è in condizioni accettabili. Cioè, niente a che vedere con i grandi e pulitissimi parchi europei, ma almeno praticabile. In questo grande parco si fa anche un’altra cosa e, per dirla alla De Andrè, si vende l’amore… Questo lo si è sempre fatto. Adesso “l’amore” lo vendono solo le africane, che si mettono ai bordi della strada, in gruppi, sedute su sedie pieghevoli e aspettano il porco di turno, che per pochi euro (che sono certa non andranno nemmeno a loro), si prendono “l’amore”…
E così, anche stamattina, andando a scuola, molto presto, le ho viste lì, ad aspettare… Stamattina che c’era già fresco… Ma ci stanno anche tutto l’inverno, quando c’è molto freddo, e anche quando c’è un caldo infernale… sempre lì ad aspettare… e ad essere sfruttate. E così stamattina ho pensato quanto gli olandesi siano molto più avanti di noi. Noi ci scandalizziamo di vedere le donne in vetrina, come fossero merce… Ma cosa sono, se non merce? E allora non è molto meglio trattarle, almeno, con la dignità di una merce? Una vetrina, il calduccio o il fresco, il frutto della loro prestazione e il regolare pagamento delle tasse come tutti noi?
Però, a piazzale dei matrimoni, una, si è organizzata bene, anche se, non credo, sia una africana. Ogni giorno un grande SUV bianco si posteggia lì e si vede una donna, mi pare bionda, che aspetta… Forse non ha una vetrina grande tutta per se’, ma 6 finestrini, mi sembra, possano degnamente sostituirla… Mi resta solo un dubbio, le tasse, per le sue prestazioni, le pagherà?

Mi rimane un’ultima domanda e mi chiedevo, sarà per questo, che il parco, si chiama La Favorita?

Mai e poi mai, lo confesso, avrei fatto una marmellata (anche se forse dovrei dire confettura) di prugne. Le prugne non mi piacciono granché, soprattutto per il sapore acidulo della buccia.
Ma siccome ho un bell’albero (ok, è esagerato dire bello, in realtà è bruttarello assai) in giardino, qui a Mondello, ho voluto provare a fare la marmellata con i pochi frutti biologici non attaccati dagli uccelli, dai vermi e dal tempo. E così dopo aver raccolto il nostro magro bottino insieme ala cucciolo di casa, abbiamo preparato questa squisitezza! Sì, avete capito benissimo, la marmellata di prugne è davvero buonissima, inaspettatamente gustosa. E il cucciolo ha anche avuto il suo momento proustiano, perché il sapore gli ha ricordato gli omogeneizzati alla prugna della sua infanzia. Se non sono soddisfazioni queste!
Marmellata di prugne
1 kg di prugne biologiche
500 gr di zucchero
1 limone (il succo)
Lavare accuratamente le prugne e togliere il nocciolo. Metterle nel boccale del Bimby, insieme allo zucchero e frullare per 10 secondi alla massima velocità. Spremere il limone e far cuocere per 20 minuti velocità 1 temperatura Varoma. Quando è pronta, versare in barattoli sterilizzati e quindi chiudere col tappo e capovolgere il barattolo fino a quando non si sarà raffreddato per creare il sottovuoto!
Suggerimenti:
– la marmellata è già finita tutta, quindi, sono certa che i barattolini erano sterilizzati bene, o il botulismo non ha avuto il tempo di prodursi oppure, ho avuto una gran botta di c…, ma qui a Mondello non ho la mia adorata lavastoviglie dove sterilizzo la qualsiasi, quindi ho provato a farne una casereccia, mettendo i barattoli non l’acqua dentro al microonde, fino a quando l’acqua non ha sobbollito per due minuti. Poi ho buttato l’acqua, ho aspettato che si asciugassero e quindi ho invasato…
– inutile dirvi che la marmellata è assolutamente e naturalmente senza glutine!
A presto
Stefania Oliveri

Torte gelato alla nutella e al pistacchio per una tragica scomparsa

(In questo post, torta al gelato di nutella e pistacchio)

E con sommo dispiacere che io e il mio deretano, i miei fianchi e il mio addome e non ultimo il mio interno cosce, diamo il triste annuncio della dipartita, dopo una lunga agonia, del mio metabolismo. Piangiamo affranti e non riusciamo a farcene una ragione. La gola, seppur affranta, non vuole però rassegnarsi a cambiar vita…

Torta gelato alla nutella
80 gr di nutella
100 gr di panna fresca (io ho usato quella pastorizzata)
150 gr di zucchero
400 gr di latte intero
4 tuorli codice 0 o 1
un pizzico di sale (omesso).

Versate tutti gli ingredienti nel boccale in cottura per 5 minuti, velocità 4 a 80°. Versare la crema in piccoli contenitori (io ho usato bicchieri di carta) e conservare nel freezer per 12 ore. Trascorso questo tempo, mantecate il composto per 15 secondi, velocità 9 e poi per altri 30 secondi spatolando a velocità 6. A questo punto il gelato è pronto per essere spalmato sulla base di biscotti così fatta:

360 gr biscotti secchi (io ho usato i Petit Beurre della Schaer)
160 gr burro

Sbriciolate i biscotti (io li lascio sempre un po’ grossolani, ma forse dovrebbero essere tritati un po’ più finemente…). Sciogliete il burro (io lo faccio al microonde) e aggiungetelo ai biscotti e mescolate bene. Quindi formate uno strato sul fondo di una teglia con cerchio amovibile e mettete in frigo a indurire. Riprendetelo dopo almeno mezz’ora e versate il gelato mantecato. Riponete i freezer fino al momento di servire.

Io ho guarnito con delle strisce di nutella.

Per la torta gelato al pistacchio ho seguito lo stesso procedimento solo che ho sostituito la nutella con la crema al pistacchio (io della Fiasconaro) e ho usato uno stampo a forma di fiore della GP&Me

Suggerimenti:
– ovviamente, se non avete dei celiaci a cena, potete usare dei biscotti col glutine, quelli che più vi aggradano;

– purtroppo la torta gelato con sotto il biscotto, seppur molto buona, ha un piccolo inconveniente. Infatti il gelato resta sempre morbido, mentre il biscotto si indurisce un bel po’. Niente di importante, ma se la farete, dovrete essere pronte a correre questo rischio…

A presto
Stefania Oliveri

Sorbetto al tè alla cannella e arancia

(In questo post: sorbetto di tè all’arancia e cannella perché non è ancora finita l’estate!)

Forse è già tardi. Il tempo si è spezzato e piove in tutta l’Italia… Ma in Sicilia, sono certa che non è tardi. Appena ricominceranno le scuole (e, per me, esattamente il 12 settembre), ricomincerà a splendere il sole, a fare caldo, in una parola, ricomincerà ad essere estate. Ne sono certa, anzi certissima. E farà caldo fino a natale! Perché io non potrò più andare al mare, perché io non sarò più a Mondello, e perché sarò in una classe di fuoco a cercare di mantenere calme 30 belve, accaldate, dopo tre mesi (per loro, non per noi insegnanti) di vacanze!

Sorbetto al tè (da un’idea di Accademia Maestri Pasticceri Italiani, Scuola di Pasticceria 8, Gelati, cassate, semifreddi e sorbetti, La Cucina del Corriere della Sera)

600 ml di acqua minerale naturale
4 bustine di tè alla cannella e arancia (Twinnings)
100 gr di zucchero semolato
1 albume
150 zucchero semolato

Fate bollire l’acqua per il tè in una casseruola, quindi mette il tè in infusione. Dopo 10 minuti togliete i filtri, zuccherate e lasciatelo raffreddare.

Nel frattempo preparate la meringa italiana, (come c’è scritto qui)

Mescolate il tutto e mettete in freezer. Quindi mettete tutto il composto in un robot da cucina (io il Bimby) e azionate per tritarlo. Assumerà una consistenza morbida, ma resterà congelata.

Servite con foglione di menta!

Suggerimenti:
– inutile dirvi che questa preparazione è totalmente gluten free!
– se non volete cimentarvi nella meringa italiana, basterà montare l’albume a neve e aggiungere al posto dello zucchero semolato quello a velo;
– la soddisfazione non è pari a quella che vi potrebbe dare una torta al cioccolato, ma se vi accontentate e c’è molto caldo, vi darà la sua bella soddisfazione!
A presto
Stefania Oliveri

Crema… cornuta e la Commedia è servita!


(In questo post: cremina di concentrato di pomodoro, capperi e origano da spalmare su crostini e da servire come antipasto)

Quando ho visto il contest di Patty, ho subito pensato a questo film. Forse perché ad agosto mi sento sempre sull’orlo di una crisi di nervi, o forse perché l’orlo proprio lo supero. In ogni caso il suo contest mi ha subito fatto pensare che qualunque ricetta avessi fatto sarebbe stata associata a questo film! All’inizio lo avevo associato al guacamole, perché comunque è una ricetta dei paesi latini e Almodovar è spagnolo.
Ma quando è venuta a trovarmi Francesca con la sua allegra famiglia, e mi ha parlato della salsa cornuta, ho capito che, la sua, era proprio la ricetta giusta! Cioè, una salsa con questo nome era proprio adatta alla trama del film, che di corna parla…
Almodovar, piace o non piace, e a me piace tanto! Un po’ come Ken Loach, che piace o non piace, e a me piace… assai. Il mio dolce doppio, invece, odia Ken Loach e l’odio è scaturito quando l’ho portato a vedere Terra e Libertà! Per me un film favoloso, sulla guerra civile in Spagna, raccontato attraverso le lettere e i cimeli del nonno della protagonista. Un film, che io ho trovato romantico e intenso, e che al dolce doppio ha demolito con un sardonico “una porcata!”.
Pensavo che anche Almodovar non fosse, per così dire, nelle sue corde, e invece gli piace e questo film, l’ha divertito non poco (dovrei preoccuparmi?).
La storia è l’intreccio di più storie “d’amore”, ma soprattutto di tradimenti, in cui, secondo me, nonostante tutto, le donne ne escono vittoriose e gli uomini perdenti, con un bellissimo (oltre che giovanissimo) Antonio Banderas e una bravissima Carmen Maura. Donne che inseguono i loro mariti, amanti, fidanzati e uomini che fuggono dalle loro mogli, amanti, fidanzate. Fino a quando le donne non capiscono che stanno meglio da sole…
La ricetta, l’ho associata a questo film, per il suo nome, ma anche per il suo sapore, forte, deciso e mediterraneo, proprio come il film e le donne rappresentate. Così come le foto che le ho volute sgargianti per rendere omaggio agli abiti, dai colori improbabili, colorati, variegati, con un rosso fuoco, colore della passione amorosa, e un viola, colore della passione luttuosa. Anche secondo voi riescono a rappresentare “il dramma” e insieme la commedia, insita nel film?

Salsa cornuta da una ricetta orale di Francesca
1 tubetto di concentrato di pomodoro (io ho usato quello alle verdure della Mutti)
1 barattolino piccolo di acciughe sott’olio
origano
un cucchiaio di capperi (io sotto aceto, sciacquati)
olio
peperoncino
3 spicchi d’aglio (da me sostituiti con uno scalogno, visto che il mio dolce doppio è intollerante)

 

Anche questa, come la precedente, è una ricetta facilissima (altrimenti non sarebbe sul mio blog!), ma di grande soddisfazione!

Dovete mettere tutto in un recipiente con i bordi alti e poi azionare il minipimer e il gioco è fatto!
Semplice no?

E con questa ricetta partecipo al contest di Patty di Andante con Gusto La commedia è servita

A presto
Stefania Oliveri