Cestino di riso con “frittella” quasi siciliana e ricotta

Stavolta gioco in casa!

L’olio è siciliano come me. Anzi, l’olio viene esattamente da dove viene mio padre: Castelvetrano (TP). Ed è lo stesso sapore che da ben … tot anni io continuo a sentire nel mio palato, per cui mi ero convinta che fosse il più buono in assoluto!
E devo confessare, ma forse il mio è solo campanilismo, continuo a pensare che sia il più buono, nonostante gli altri olii che ho provato mi abbiano stupito molto piacevolmente.
Sebbene sia il sapore che accompagna tutti i piatti della mia vita, questo olio mi ha riportato indietro di tanti anni. Ho ripensato al mio papà, che non c’è più, a quando tornava a casa con le latte di olio da 5 litri, tutto contento del buon raccolto, quando mi portava nella sua terra e mi mostrava orgoglioso quegli ulivi. I miei fratelli, molto più grandi di me, hanno trascorso tante estati in quella casa. Io, invece mai. Mia nonna era anziana e andavo a trovarla di tanto in tanto, ma più spesso era lei che stava da noi…
Poi, vendemmo il podere; per noi cittadini non era facile occuparsene. 
Ma mio padre tornava ogni anno lì a comprare quell’olio, così come io faccio adesso.
Mio padre, adesso, riposa lì, in quella terra che ha tanto amato, nella cappella di famiglia dei suoi avi, che sono stati baroni e possidenti terrieri e che hanno usato, da sempre quell’olio.
Cestino di riso con frittella siciliana e ricotta
La frittella, a Palermo, è un contorno primaverile composto di fave, piselli e carciofi. Mia mamma, che è di Agrigento, l’ha sempre chiamata “pitotta”, ma io non ho mai capito se è il vero nome in agrigentino o solo il modo in cui mio fratello (il più grande) la chiamava da piccolo.
In ogni caso, in questo periodo è un fiorire di frittelle in tutte le case siciliane e in tutti i ristoranti di cucina tipica siciliana.
Solo che io avevo appena comprato degli ottimi topinambur biologici… e i topinambur, si sa, sanno di carciofo (che i miei pargoli odiano), ma hanno l’aspetto delle patate (che i miei pargoli adorano)… E così ho deciso che avrei sostituito i carciofi con i topinambur, per fare felici tutti!
Inoltre, sempre in questo periodo, in Sicilia, si mangia, in quantità industriale, pasta con le fave e la ricotta… E così ho trasformato due piatti in uno ed è diventato un antipasto, che può benissimo essere servito come finger food!

Ingredienti:
Sfoglia di riso (adatta ai celiaci) uno a commensale
300 gr di piselli freschi sbucciati
300 gr di fave fresche sbucciate
300 gr di topinambur
ricotta di pecora q.b.
olio extravergine d’oliva Centonze, Casa di Latomie
3 scalogni
sale e pepe
prezzemolo

Sbucciate i legumi e pelate i topinambur, e riduceteli a tocchetti piccoli. In tre casseruole diverse fate scaldare dell’olio e quindi rosolate gli scalogni tritati. In due aggiungete l’acqua e portate ad ebollizione, quindi calate i piselli e le fave e fate cuocere fino a quando non vi sembreranno cotte a sufficienza. Nell’altra, invece, fate stufare lo scalogno insieme al topinambur, quindi aggiungete un po’ d’acqua fino a coprire il tubero e fate cuocere con un coperchio. Salate e pepate il tutto.
Quando sarà tutto freddo unite e mescolate per amalgamare i tre ingredienti, quindi aggiungete la ricotta ben sgocciolata.
Prendete la sfoglia di riso e bagnatela con dell’acqua messa su un piatto e adagiatela su pirottini mono porzione. Mettete in forno a 180° per una decina di minuti.
Sfornate e fate raffreddare (ci vogliono pochi minuti). Quando il cestino sarà freddo, riempite con la frittella, spolverizzate con prezzemolo e completate con un filo d’olio.

Questa ricetta fa parte della raccolta voluta dall’Associazione Città dell’Olio che promuove il buon olio italiano.

Come sempre sono accompagnata dalle mie meravigliose amiche che hanno cucinato questo:
Patty di Andante con gusto con Salmone allo zafferano e pistacchi di Bronte
Teresa di Scatti golosi con Gnocchi viola e caprino
Faustidda di Cioccolato e caffè con Skordalia con verdure
Sabina di Cook’n’book con Crostini di pane home made con macco di fave

A presto
Stefania Oliveri

Fideuà con passatina di ceci, gamberoni e pesto quasi genovese… e 10 punti per risparmiare!

Essere celiaci ha il suo costo!
E non solo in termini umani e sociali, ma proprio in termini pecuniari.
E in un momento di recessione, essere celiaco è ancora più pesante!
Visto che la sfida di questo mese prevede l’utilizzo della pasta, e l’unico modo che noi celiaci abbiamo per sostituire la pasta col glutine, è quello di comprare quella senza glutine, voglio darvi un’idea di quanto si spende per mangiare un piatto di pasta…
Così ho comparato i prezzi di alcuni spaghetti senza glutine:
 
Spaghetti Piaceri Mediterranei alle tre farine pacco da 500 gr E 4,80
Spaghetti Schaer pacco da 500 gr E 4,49
Spaghetti BiAglut pacco da 500 gr E 4,49 a 5,95
Spaghetti Garofalo Senza Glutine pacco da 500 gr E 3,45
Spaghetti Giusto pacco da 500 gr. E 3,92
Spaghetti Le Veneziane pacco da 250 gr E 1,80 (quinid da 500 gr. E 3,60)
Spaghetti Felicia pacco da 500 gr E 3,72
Spaghetti Le Asolane pacco da 500gr. (in offerta) E 5,00 (il prezzo originale E 7,00)
Spaghetti Rice&Rice pacco da 500 gr E 3,90
(i prezzi sono stati presi, prevalentamente, da qui)
 
Se confrontiamo i prezzi con le paste migliori sul mercato, quelle col glutine, un pacco da 500 gr., non costa mai più di 2,80…
Ma quanti di voi comprano questa pasta così cara per usarla ogni giorno?
Noi celaci, invece siamo costretti a spendere PER FORZA queste enormi cifre per mangiare l’italiaca pietanza…
 
Vero è anche che i celiaci “godono” di un assegno mensile, che varia da regione a regione, a seconda del sesso e dell’età. Qui in Sicilia per le donne, l’assegno ammonta a 99 euro…
Capite bene, che con questi prezzo, l’assegno non è sufficiente se si dovesse mangiare come prima della dieta.
 
fideuà con ceci e gamberi Cardamomo & co
 

 

Ora, non mi voglio lamentare, punto e basta, ma vi consiglio 10 modi per ridurre il conto “dal droghiere”.

1. Comprate principalmente alimenti naturalmente privi di glutine. Questi, come verdure, frutta, noci, semi, legumi, cereali senza glutine, uova, carne, pesce, latticini costano alla stessa maniera sia che seguiate una dieta priva di glutine o meno. Rendeteli il nucleo della vostra dieta! 
2. Mangiate pochi alimenti senza glutine dietoterapici. Questo va di pari passo con il punto n. 1. 
Quindi recatevi meno possibile nel “negozio” (di solito farmacie) dove si acquistano pane, biscotti, cracker, cereali e altri alimenti che portano l’infame marchio GF (gluten free). Sono in genere più costosi rispetto ai loro omologhi glutinosi. Tagliate il consumo di questi alimenti, e il vostro conto in banca vi ringrazierà.
3. Fai il tuo pane, i biscotti e altri prodotti da forno da zero e soprattutto usando farine naturalmente senza glutine (anche se è bene leggere anche qui per capire cosa significa spendere meno…) . Farli a casa è gratificante e tempo ben speso in cucina, in più vi permetterà di risparmiare denaro.
4. Al supermercato spesso ci sono dei generi in sconto. E gli acquirenti più parsimoniosi catturano il momento.Ovviamente questo richiede la flessibilità di acquistare qualsiasi marca sembra essere in vendita in una determinata settimana. I consumatori celiaci non hanno questo lusso. Anche perché, seppure troviamo del cibo senza glutine di una marca che non conosciamo in sconto, l’amore, e, la fiducia, ma soprattutto la paura dell’acquisto sbagliato ci fa rimanere ferocemente leali, all’acquisto di di ciò che conosciamo. 
Approfittiamo quindi di quegli alimenti di base -burro, riso, olio d’oliva, pollo, e quant’altro in offerta. E fate scorta. Conservatele nel freezer o in dispensa, e prevedete di utilizzarli nelle settimane o addirittura nei mesi a venire.
5. Organizzate i vostri pasti ogni settimana. La pianificazione, vi permette di non gettare via cibo e quindi denaro. 
6. Fate un uso creativo degli avanzi. Certo, si possono anche solo mangiare come sono. Ma facendone un uso creativo, darete loro nuova vita, vi sembrerà di mangiare cose nuove e aiuterete quei cibi ad allungare il vostro budget. Come qui e qui e qui!
7. Fate compromessi. Se siete come me, preferirete prodotti biologici e proteine ​​animali allevati secondo etica (uova codice 0, animali che pascolavano, nutriti con erba, ecc.) Purtroppo, anche tali alimenti costano di più. Basta comprarli meno spesso e il gioco è fatto!
8. Mangiate più verdure e meno carne. Una volta -solo una o due generazioni fa- la carne si mangiava una volta a settimana. Era un bene di lusso. Anche oggi, la carne, soprattutto quella buona costa molto e si vuole risparmiare conviene una dieta più vegetariana, e il portafogli vi ringrazierà!
9. Mangiate meno!
Scherzi a parte, a seconda del punto di vista, questo consiglio può sembrare sia a) ridicolmente ovvio, o b), ovviamente ridicolo. 
Ma ascoltami. Focalizzate la vostra dieta su cibi nutrienti, piuttosto che su cibo spazzatura, superficialmente economico, con tanto zucchero, un alto contenuto di grassi e calorie inutili. 
Il corpo avrà le sostanze nutritive di cui ha bisogno, ci sentiremo sazi, e non saremo tentati da spuntini che ci riempiono di calorie inutili, prosciugano il portafoglio e in ultima analisi, ci lasciano insoddisfatti.
10. Salta i ristoranti e cena a casa!
Certo è divertente andare per ristoranti. Ma se si vuole essere gentili con il nostro portafoglio, è meglio stare a casa e cucinare nella nostra cucina. Questo è vero e vale, anche se non seguite una dieta senza glutine, anche se in molti ristoranti (e ahimè non solo) pagare un sovrapprezzo per una versione senza glutine dello stesso piatto, è molto usuale!
E così il gioco è fatto. Dieci suggerimenti per ridurre i costi del celiaco. 
Certo non è necessario aderire a tutti i 10 punti per vedere i frutti. Sceglietene un paio e vedete cosa succede. Mangiare senza glutine non deve prosciugare il vostro conto in banca, e con questi piccoli accorgimenti, sicuramente il vostro conto vi ringrazierà!
 
E dopo questa lunga disamina, che forse vi sembrerà che non c’entra niente col post, ma che invece è partito proprio dalla considerazione che l’equipaggio di una barca doveva proprio fare questi conti per non rimanere a corto di scorte, vi lascio con la ricetta, l’ultima della sfida, sulla fideuà.
 
fideuà con ceci e gamberi Cardamomo & co 8531
 
Fideuà con passatina di ceci e gamberoni, con pesto … quasi genovese!
per 5 persone
250 gr di spaghetti spezzati (io ho usato quelli senza glutine della Garofalo)
500 gr di gamberoni
250 gr ceci già cotti
una cipolla
mezzo bicchiere di vino bianco
un cucchiaio di concentrato di pomodoro Mutti alle verdure
erbette (prezzemolo, basilico, timo)
fumetto di gamberoni
 
sale

olio evo 

Salsa quasi genovese (di accompagnamento)
mezzo spicchio d’aglio
200 gr di basilico fresco

100 gr di mandorle
 
sale

olio evo

La sera prima mettete a bagno i ceci (io faccio tutta la confezione e poi quelli che non mi servono li surgelo per future preparazioni). La mattina dopo sciacquateli, mettete nella pentola a pressione un po’ d’olio, mezza cipolla tritata e fate stufare. Quindi aggiungete i ceci, l’acqua fino a comprirli e superarli di un dito, chiudete la pentola a pressione e dal momento del fischio, fateli bollire per 20 minuti. Quindi fate evaporare e solo dopo aprite il coperchio. Salate solo adesso. Quindi frullatene un po’.
 
Lavate e pulite i gamberoni. Lasciate le teste solo a 5 di loro che serviranno come decorazione del piatto. Quindi in una larga casseruola mettete a scaldare dell’olio con mezza cipolla tritata e aggiungete le teste e i carapaci dei gamberoni. Fate tostare, quindi sfumate col vino bianco. Aggiungete il concentrato di pomodoro, dell’acqua, le erbette, il sale e fate cuocere a lungo. Quindi filtrate il brodo ottenuto. 
 
Preparate il pesto “genovese”. In realtà il mio pesto non è con i pinoli, ma con le mandorle, come si usa qui in Sicilia. Per questo lo definisco quasi genovese. Il procedimento però è lo stesso (anche se non lo faccio col mortaio, che ho comprato, ma solo per supplire alla mancanza della volta scorsa). 
Mettete in un bicchiere alto il basilico, le mandorle, mezzo spicchio d’aglio, il sale e abbondante olio evo e frullate con un mixer ad immersione. Io aggiungo anche un cubetto di ghiaccio per evitare che il pesto si scurisca.
 
Nella stessa casseruola, dove avete fatto il fumetto, che avete messo da parte, aggiungete olio e fate tostare gli spaghetti spezzati. Quindi cominciate a bagnare col brodo dei gamberoni, mescolando spesso, fino a quando gli spaghetti non saranno pronti (circa 8 minuti) e salate. Fuori dal fuoco, aggiungete i gamberoni a pezzi e mescolate. Il calore degli spaghetti li cuocerà. 
Mentre cuocete gli spaghetti spezzati, una padella larga mettete un filo d’olio evo e fate cuocere i 5 gamberoni con la testa, circa due minuti per lato.
 
Presentazione del piatto.
In un piatto fondo, fate un letto con la passatina dei ceci, quindi al centro, mettete gli spaghetti spezzati, decorate con un gamberone e la salsa al pesto. Aggiungete un filo d’olio a crudo.
 
Con questa ricetta partecipo all’MTC di marzo vinto dalla fantastica Mai
 
 
 
E alla raccolta di marzo sui ceci di Salutiamoci questo mese ospitato da Pappa & Cicci
 
A presto
Stefania Oliveri
 

 

Riso integrale su vellutata di verdure, un piatto diverso per questa Pasqua diversa!

Domenica, qui a Palermo, era estate. Sole, caldo e scirocco.
Ieri, cioè solo un giorno dopo, era inverno, ma di quello profondo e nero. Freddo, freddissimo, bufera. Tutto il giorno!
Ora, non pensiate che parlo di tempo, perché non so più di cosa parlare… Ma oltre a dire “non ci sono più le mezze stagioni”, si può certamente affermare, che non ci sono più le stagioni…
In realtà, ricordo che a 17 anni, passai la mia prima pasqua lontano da casa, nel Maryland, era aprile e nevicò… Effettivamente nemmeno quello fu normale…
Ora, possibile che io sia l’unica a chiedermi come mai?
Che i grandi e i potenti non capiscano che questo dipende da una politica ambientale sconsiderata?
Io, nel mio piccolo, cerco di stare attenta. Cerco di non sciupare troppa acqua, troppa energia, troppa luce, troppo gas.
Cerco di comprare i detersivi alla spina, per non disperdere plastica inutile.
Cerco di farmi i detersivi da sola…
Cerco di non avere troppi scarti…
Cerco di differenziare il più possibile…
Cerco, cerco, cerco…
Ma la mia “ricerca” è una piccola goccia nell’oceano…
… e “intanto il tempo se ne va”, tanto per citare uno più famoso di me…
Ricetta primaverile… nonostante tutto, perché questa pasqua possa essere salutare, buona e diversa!

Riso integrale su vellutata di verdure
Ingedienti per 5 persone:
320 gr di riso balilla originario integrale
250 gr di fave bollite e sbucciate
250 di patate viola + 2 da friggere
1 porro grande
1 rametto di rosmarino
1 rametto di timo
brodo vegetale fatto con il granulare vegetale Sarchio
olio evo
sale e pepe

Cuocete il riso in acqua bollente e salata per 30 minuti circa.
Sbollentate le fave per qualche minuto in acqua bollente, leggermente salata e sgusciatele.
Lavate e affettate il porro e le patate viola e fateli insaporire in un tegame con due cucchiai di olio. Quindi unite le fave sgusciate  e il timo e cuocete per 20 minuti, a fuoco medio, con del brodo vegetale.
Frullate il tutto e aggiustate di sale e di pepe.
Sbucciate e tagliate a rondelle sottili le altre patate viola e friggetele con un poco di olio d’oliva
Scolate il riso. Mettete la vellutata sul fondo del piatto, al centro mettete il riso riso e decorate con le patate fritte, le fave sgusciate e un filo d’olio evo a crudo.

Con questa ricetta pertercipo al contest pasquale di Sarchio 

A presto
Stefania Oliveri

Torta al limone… la più buona che ci sia!

Conoscete Fiona Cairns?
No???

Be’, lei è quella che ha fatto la torta nuziale a William e Katie.
Io non ho avuto modo di assaggiarla quella torta…
Però ho avuto modo di farla (almeno una delle torte nuziali), e vi assicuro che è di una bontà più unica che rara.
Quando ho visto il suo libro “Torte di compleanno”, solo solo per l’immagine della copertina, non ho resistito e l’ho comprato.
Mai spesa fu migliore (“a parte le migliaia di cose che ho comprato e di cui, amore, sono arci contenta e senza le quali non potrei vivere…”).
Così, il giorno del mio compleanno, alle 12,45, avendo visto “la carta mala parata”, alias nessuno che avesse pensato a comprarmi (non dico farmi), una torta, ho cominciato a trafficare in cucina…
Potevo non avere la mia torta di compleanno? Giammai!
Alle 14,30 era pronta per essere mangiata…
Certo alcune cose erano state fatte in precedenza e giacevano nella mia dispensa, ma per il resto è stato tutto molto facile e indolore.
Ovviamente è stata scelta proprio per la semplicità dell’esecuzione e perché mi sentivo avvantaggiata dalla dispensa, però nutrivo qualche remora sul sapore…
Smentita al 100%. Il sapore è ottimo ed è finita in giornata stessa, finita soltanto da noi 5…
Siccome questa torta è davvero molto buona e contemporaneamente abbastanza fresca, mi sembra un’ottima alternativa ai classici dolci pasquali.
Per cui, se come me, avete poco tempo, o poca voglia, di preparazioni lunghe e complicate, questa torta non vi deluderà!
Ovviamente, voi sarete più esperte di me nella decorazione finale… ma io, lo sapete, ho una manualità da elefante.

Torta al limone
Per la base:
250 gr di burro morbido a cubetti
250 gr di farina autolievitante
o per la versione senza glutine: 160 gr di farina di riso super sottile, 60 gr di fecola, 30 di farina di tapioca
1 cucchiaino di lievito (per la versione senza glutine 2 cucchiaini)
la scorza grattugiata di due limoni bio e il succo di uno
250 gr di zucchero grezzo di canna bianco (io ho usato quello Sarchio)
4 uova grandi (codice 0 o 1) leggermente sbattute

per lo sciroppo:
il succo di un limone
5 cucchiai di zucchero

per farcire e decorare:
300 gr di mascarpone
300 gr di lemon curd o marmellata di limone (io ho usata quest’ultima home made)
pistacchi tritati (ma erano mandorle)
cinque fette di limone bio da caramellare con un po’ di zucchero
meringhe già pronte (io home made)
panna fresca da montare con due cucchiai di zucchero a velo

Setacciate le farine insieme al lievito in una ciotola capiente, quindi aggiungete la scorza del limone, lo zucchero, il burro e le uova. Mescolate bene con le fruste elettriche, ma non a lungo.
Foderate due stampi da 20 cm con la carta forno e aggiungete il composto, dividendole nelle due teglie.
Quindi mettete in forno già caldo a 180°, se statico, o a 170° se ventilato, per circa 25-30 minuti o fino a quando lo stecchino non uscirà asciutto.
Intanto preparate lo sciroppo, mescolando il succo del limone e lo zucchero.
Appena le torte saranno pronte, bucherellatele con uno stecchino e versate lo sciroppo. Quindi fate raffreddare nello stampo.
Quando si saranno raffreddate, sformatele ed eliminate la carta forno.
Dividete ogni torta a metà nel senso orizzontale.
Mescolate la marmellata (o il lemon curd) al mascarpone (mi raccomando se lo fate col lemon curd non mescolate troppo altrimenti la crema vi si raggrumerà). 
Stendete la crema, così ottenuta, su ogni strato, fino a completare tutti gli strati.
Montate la panna con lo zucchero a velo, e con una sac à poche, ma anche con una spatola, ricoprite la torta.
Caramellate le fette del limone, tagliandole sottilissime, mettendole in una larga padella con 80 gr di acqua e 40 di zucchero. Fate sciogliere a fuoco basso, finché non si asciughi tutta l’acqua.
Fatele raffreddare su un foglio di carta forno, quindi decorate la superficie della torta.
Tritate i pistacchi, leggermente tostati e spolverizzate sopra i limoni, insieme alle meringhe.

Suggerimenti:
– le farine e lo zucchero a velo sono prodotti a rischio contaminazione per i celiaci, quindi se cucinate per uno di noi, assicuratevi che non contengano tracce di glutine;
– anche le meringhe possono contenere tracce di glutine se comprate già pronte e comunque non omettetele perché danno un sapore ancora più squisito;
– vi consiglio di mettere le basi sotto sopra, per avere un bello effetto quando si taglia la fetta… io ho sbagliato il primo strato …
– si conserva in frigo, ma vi consiglio di tirarla fuori almeno un’ora prima di servirla perché la bse si ammorbidisca.

Con questa ricetta partecipo al contest pasquale di Sarchio

A presto
Stefania Oliveri

Risotto quaglie, amarone e verza e sono su Sale&Pepe!

Non potevo credere ai miei occhi, quando ho trovato un messaggio da parte della redazione di Sale & Pepe.
Dapprima ho stropicciato gli occhi, poi ho pulito gli occhiali e ho ingrandito lo schermo per sincerarmi che quella e-mail era davvero lì e non era frutto di un sogno.
Ho quindi chiamato tutta la famiglia a raccolta, li ho invitati a darmi un pizzicone (e giuro non succederà mai più) e poi li ho invitati a leggere a loro volta…
Sì, avevo letto ben, anzi benissimo, il mio blog sarebbe stato recensito sul numero di marzo!
Ora, sono certa che è una coincidenza, ma a marzo io faccio il compleanno…
Potevo ricevere un regalo migliore?
Ho voluto ringraziare tutta la redazione dedicando loro questo risotto, trovato appunto sul questo numero, di Simone Rugiati… Io l’ho modificato un tantino Spero non me ne voglia lo chef), e per la ricetta originale andate a vedere sulla rivista! 😉

Risotto con quaglie, verza e amarone (di Simone Rugiati, da Sale&Pepe)
adattato da me…
Per 5 persone
320 gr di riso Carnaroli (quello regalatomi da EliFla)
una costola di sedano
una carota
2 cipolle bionde
2 bicchieri di vino rosso corposo, tipo Amarone
120 gr di croste di parmigiano reggiano stagionato
mezza verza
5 quaglie già pulite
1 cucchiaio di miele di acacia 
1 cucchiaino di zucchero
un rametto si rosmarino
brodo vegetale home made
olio evo
sale e pepe
Ricavate i petti delle quaglie … se un lavoro che avete già fatto, bene, altrimenti fatelo fare dal vostro macellaio… a casa nostra si è cimentato il dolce doppio.
In una casseruola che possa andare anche in forno rosolate con un po’ d’olio, il sedano, la carota e la cipolla tritati. Quindi aggiungete le carcasse delle quaglie e le cosciente, fatele tostare e poi passate in forno già caldo a 200°. 
Deglassate con due bicchieri di brodo vegetale e fate ridurre di circa la metà sul fuoco, quindi filtrate il fondo.
Nel frattempo, eliminate le croste dal parmigiano e mettetele in abbondante brodo vegetale e fate cuocere per circa 10/15 minuti.
Pulite la verza e tagliatela a listarelle.
Mettete anche il vino rosso in un pentolino sul fuoco insieme allo zucchero e fate ridurre della metà.
Rosolate i petti di quaglia in una larga padella con un po’ d’olio, il rosmarino, quindi aggiungete il fondo di ossi preparato e il miele, e fate caramellare leggermente e aggiustate di sale e pepe.
Nel frattempo fate stufare la cipolla tritata, rimasta, con un p’ d’olio. Unite il riso e tostatelo, quindi unite il brodo a poco a poco. Aggiungete anche la verza e cuocete per circa 15 minuti.
Tostate le croste di parmigiano in un padellino tagliandole a fettine sottili (anche più sottili delle mie…).
Mantecate il risotto con un po’ di burro e il parmigiano grattugiato fuori dal fuoco.
Servite il risotto all’onda, con la riduzione di vino, le croste di parmigiano e i petti di quaglia… una vera bontà!
E siccome che sono fanatica vi zoommo l’articolo che parla di me 🙂
A presto
Stefania Oliveri

Plumcake alla zucca, mandorle e cranberries senza zucchero e senza burro… e voglio un gelato che non costi più caro!

Cosa sono 20 centesimi?

Effettivamente non molto, sebbene sono anche la differenza che a molti, in questi tempi di crisi, fanno scegliere un prodotto piuttosto che un altro…
In ogni caso, sebbene, 20 centesimi sembrino molto meno delle vecchie 400 lire, continuano a non essere una cifra esorbitante…
E però, non riesco a rassegnarmi, a quei 20 centesimi, perché sono la differenza fra me, celiaca, e un cliente non celiaco per mangiare esattamente la stessa identica cosa…
Quei 20 centesimi sono la discriminante! Oltre ad essere il 18% in più del prezzo di base…
Sì, perché arrivare in gelateria, una gelateria informata sul senza glutine, per carità, che tiene anche i coni e le brioche senza glutine, è una bella soddisfazione. Arrivare in quella gelateria e pagare quel cono senza glutine e quella brioche 1 euro in più rispetto alle altre, ti sta anche bene, visto che le nostre farine comunque sono molto più care. Ti rode, ma ci sta!
Ma arrivare in quella stessa gelateria e prendere una coppetta, che non è speciale, è come tutte le altre coppette che stanno lì esposte e che aspettano di essere riempite, con il gelato che è uguale al gelato che sta lì per gli altri, non fatto con ingredienti speciali, perché il gelato di quella gelateria è tutto senza glutine, e pagarla 20 centesimi in più perché è destinata ad una celiaca, mi fa diventare furente!
Perché è vero che il gelataio si reca nel laboratorio dietro al bancone per prendermelo da una vaschetta non contaminata, ma quel minuto in mezzo in più che impiega per servirmi, non credo che valgano 20 centesimi…
Forse, in realtà ne varrebbe molti di più, visto che ho la possibilità di mangiare un ottimo gelato anche sotto casa, io che essendo celiaca non ho diritto di mangiare dovunque…
Ma forse ne varrebbe molti di più e ne guadagnerebbe sicuramente molto di più di 20 centesimi a coppetta, se solo mi/ci trattasse come tutti gli altri…
La gelateria si chiama Stancampiano e si trova a Palermo in via Notarbartolo.
 
 
 

Plumcake alla zucca, mandorle e cranberries

In realtà, negli U.S.A., queste preparazioni vengono chiamate BREAD. Ma quando io penso al pane, penso ad una preparazione diversa e sicuramente non dolce. Per questo io l’ho chiamato plumcake. Non ho seguito una precisa ricetta, ne ho mescolate tante, tutte trovate in rete e poi ho fatto la mia personale versione, più leggera, senza zucchero, senza burro e senza lievito, ma ugualmente morbido e dolce.
 
Il motivo di questa scelta, oltre ad essere dettata da motivi di salute personali, essendo celiaca, è che voglio diminuire anche gli zuccheri nelle mie ricette, in quanto i celiaci sono soggetti a rischio di diabete. Avendo un bimbo abbastanza piccolo, esposto a questo problema, le sue merende, voglio che siano più sane possibili… 
 

 

Ingredienti secchi:
175 gr tazza di farina di mandorle 
1 ¼ cucchiaino di bicarbonato di sodio
pizzico di sale
½ cucchiaino colmo di cannella
¼ cucchiaino di noce moscata 
250 gr di zucca 
60 gr di miele (meglio se di acacia)
60 gr di malto di riso
60 gr di olio d’oliva ligure
3 uova medie codice 0 o 1
3 cucchiai da tavola di acqua

 

Preriscaldate il forno a 180 gradi.

In una piccola ciotola aggiungete tutti gli ingredienti secchi e mescolate fino a quando tutti gli ingredienti secchi non saranno incorporati l’uno nell’altro.
Poi, in una grande ciotola aggiungete 3 uova e sbattete fino a renderle schiumose. Quindi aggiungete la zucca, cotta precedentemente al forno e tritata, e mescolate fino a quando non ci saranno più grumi. Quindi aggiungete l’olio e continuare a mescolare fino a quando non sarà completamente incorporato, quindi aggiungete il miele e il malto di riso e mescolate.
Mescolando, aggiungete lentamente un terzo degli ingredienti secchi e poi un terzo dell’acqua e continuate fino a quando non si esauriscono tutti gli ingredienti, continuando a mescolare ed tutto è completamente incorporato.
Versate il composto nella teglia, cospargete di cranberries e infornate per circa 35 minuti.
Io ho usato uno stampo un po’ troppo grande, quindi è venuto un po’ bassino, usate uno stampo da plumcake più piccolo per avere delle fette più alte.
Il dolce è molto umido e morbido.
 
Con questa ricetta partecipo al contest “Diversamente Buoni” di Cucina Tollerante e No Sugar Please nella sezione Dolci.
 
 

Fideuà quasi primaverile alla bottarga: cucina catalana mon amour!

Sono stata a Barcellona due volte e ne sono rimasta incantata.
Ci ritornerei ogni primavera.
Veramente amo tutta la Spagna, almeno quella che ho vista.
Ma non ho la paellera. 
Non l’ho comprata, perché l’unica cosa che non mi è piaciuta della Spagna è proprio la paella…
Se per questo non ho nemmeno il mortaio.
O meglio, ce l’ho, anzi ne ho due, antichi, che tengo in terrazza…
Ne avrei anche uno in legno.
Ma chissà dove l’ho nascosto conservato.
Da Barcellona mi sono portata tanti prodotti. Lì, ho conosciuto le bacche di goji, ad esempio.
Ma da quando ci sono stata, è passato tanto tempo ed è finito tutto.
Ma conservo ancora qualcosa …
La prima volta, comprai il costume tipico delle ballerine di flamenco e lo portai a mia nipote. Lo trovavo splendido, ma sapevo che se solo avessi chiesto di comprarlo per me, il dolce doppio me lo avrebbe impedito con il sangue.
Ma quel vestito mi piaceva troppo.
Lasciai ogni speranza quando finì la settimana di vacanza…
L’anno successivo, per il mio compleanno, trovammo dei biglietti aereo a 5 euro per Barcellona. 
E’ ovvio, che ripartimmo, per ammirare tutto quello che non avevamo avuto il tempo di vedere la prima volta e… comprare il vestito. Era un segno del destino che dovevo averlo anche io!
Mai messo… fino a questa estate, quando ho deciso di fare una festa spagnola per avere la possibilità di indossarlo prima che non mi entrasse più!
Così, ho costretto una cinquantina di amici, a vestirsi anche loro da spagnoli per partecipare alla mia festa.
Poi, riposto, per sempre…
Credevo.
Perché, quando Mai ho proposto la sua fideuà, pensando di non avere nemmeno uno dei suppellettili richiesti, mi è tornato in mente che, però avevo il vestito…
La mia fidueà non è col pesce, perché qui ha cominciato a piovere, anzi a diluviare, il 4 marzo e ancora non ha finito.
Quindi niente pesce.
Ha però delle verdure che sono a cavallo fra questo inverno che non ci vuole lasciare e questa primavera che non vuole arrivare.
Il pesce, però, c’è nella salsina. E’ un pesce che si può conservare a lungo. O meglio è una parte del pesce che si può conservare a lungo e che io adoro.
La mia fideuà non è stata fatta con la paellera e la salsina non è stata fatta con il mortaio, ma la Spagna c’è, grazie a quel vestito che mi è addirittura servito due volte.
Quando si dice che non ammortizzo bene i costi…

Fideuà a cavallo fra l’inverno e la primavera
per 5 persone
250 gr di spaghetti spezzati (io ho usato quelli senza glutine della Garofalo)
250 gr di patate viola (vitelotte)
250 gr di zucca butter nut già mondata
200 gr di fave già sbucciate
un porro grande
brodo vegetale*
olio evo di Castelvetrano

Salsa alla bottarga (di accompagnamento)
mezzo spicchio d’aglio
della bottarga
olio evo di Castelvetrano

Per prima cosa dovete sbucciare e pulire tutte le verdure. Quindi una casseruola, bassa e larga, mettete dell’olio e fate stufare il porro, quindi aggiungete le patate e fate rosolare. E poi aggiungete la zucca. A questo punto aggiungete anche un po’ di brodo caldo, fino a coprire le verdure e fate cuocere fino a quando le verdure non mi sembreranno cotte. 
Nel frattempo, fate lessare le fave. Quando saranno tiepide, sgusciatele.
Mettete da parte le verdure e il brodo ricavato e nella stessa casseruola, aggiunte ancora olio e fate tostare gli spaghetti spezzati. Quindi cominciate a bagnare col brodo delle verdure, mescolando spesso, fino a quando gli spaghetti non saranno pronti (circa 8 minuti). Quindi aggiungete tutte le verdure e le fave, mescolate bene e servite con la salsa, che ho preparato così:
Salsa alla bottarga:
In un mortaio (io ho supplito con una ciotolina e il batticarne…) mettete la bottarga grattugiata, mezzo spicchio d’aglio tritato e abbondante olio. Quindi pestate fino a ridurre in salsa. 
Aggiungete sopra la pasta.
Una assoluta meraviglia!

*Dado Vegetale (da ricettario Bimby)
Ingredienti
– 1 gambo di sedano
– 1 carota
– 1 cipolla (o cipollotto)
– 1 zucchina (solo se di stagione, altrimenti d’inverno si può sostituire con un pezzo di zucca)
– 1 spicchio d’aglio (io non lo metto per non far finire il dolce doppio in ospedale)
– 20 gr funghi freschi (io secchi)
– qualche foglia di erbe aromatiche di stagione (rosmarino, basilico, salvia ecc.)
– 1 ciuffo di prezzemolo
– 80 gr olio evo
– 200 gr sale grosso
– 30 gr vino bianco seccoInserite tutte le verdure, i funghi e le erbe aromatiche nel boccale e azionate per 10 Sec. Vel 7.

Aggiungete quindi il sale, l’olio e il vino e con il misurino inclinato, fate cuocere 20 Min. Temp. Varoma Vel. 2.

Omogenizzate per 1 Min. Vel. Turbo.
Se dovesse risultare troppo liquido (dipende, come sempre, da quanta acqua tirano fuori le verdure e i funghi!!) potete prolungare il tempo di cottura a Temp. Varoma.

Si conserva in un barattolo in frigo anche per tre mesi. Oppure potete metterlo nei contenitori per ghiaccio e congelarlo.

Con questa ricetta partecipo all’MTC di marzo sulla fidueà, ricetta proposta dalla mia catalana preferita!

P.s. Avete notato che non ho chiesto di vincere? 😉
A presto
Stefania Oliveri

Risotto verza e pancetta per l’olio romagnolo

Riso.
Cosa pensate se dico riso?
Sapete quante varietà di riso esistono?
Se non lo sapete ve ne do una semplice idea io, in ordine alfabetico: Arborio, Baldo, Balilla, Basmati,  Carnaroli, Gange, Glutinoso, Integrale, Originale, Padano, Parboiled, Patna, Red, Ribe, Roma, Sant’Andrea,Selvaggio, Thai, Venere, Vialone nano… solo per citare i più famosi, perché in realtà ne esistono circa 120.000 varietà (uno più, uno meno…)
Ora, a chi mi dice che non gli piace il riso, vorrei proprio chiedere quale riso abbia assaggiato…
Prima di diventare celiaca, devo confessare, che non piaceva nemmeno a me. O quanto meno, non mi piaceva quello preparato da chiunque che non fosse mia mamma. Poi ho scoperto il perché. Dipendeva dal riso usato…
Quindi, oltre ad avervi suggerito una quantità di varietà di riso da far impallidire la pasta, voglio darvi anche alcuni consigli per farlo venire sempre bene:
1. non usate riso di scarsa qualità, si sente subito alla cottura. Meglio spendere qualcosa in più, e garantire il sapore;
2. i tempi di cottura variano a secondo della qualità del riso che usate. Seguite le indicazioni sulle confezioni, ma, soprattutto, assaggiatelo per vedere se è ben cotto. Un riso poco cotto dà problemi nella digestione;
3. un riso troppo cotto, il cui chicco si sfalda, non solo perde tutte le sue caratteristiche nutritive, ma è immangiabile;
4. per un ottimo risotto è bene SEMPRE far tostare il riso prima di cominciarlo a cuocere;
5. il risotto si serve su piatto freddo perché la temperatura del riso è tale da farlo continuare a cuocere; con un piatto freddo la cottura si arresta;
6. ricordatevi che se rimane del riso potete utilizzarlo in mille altre preparazioni, come polpette, arancine, e quant’altro vi possa suggerire la vostra immaginazione.

Così come il riso anche l’olio ha la sua importanza. Ne esistono anche qui diverse varietà e qualità. E come ogni venerdì, anche oggi parliamo di un olio di eccellenza.
L’olio extravergine d’oliva Brisighella, mandatomi dall’Associazione Città dell’Olio, che promuove la cultura dell’olio italiano, è un olio che viene dalle colline dell’Appennino Tosco Romagnolo, che risale addirittura ai tempi degli antichi Romani, grazie alla particolare conformazione del territorio che ne fa il luogo ideale per un micro clima adatto a produrre un olio di grande qualità.

Questo olio deve essere ottenuto dal 90% di olive Nostrane Brisighella, solo così ottiene la denominazione DOP. Non solo. Le olive vengono raccolte a mano, fra il 5 novembre e il 20 dicembre, lavate, e poi spremute entro 4 giorni dalla raccolta. Il meglio viene ulteriormente selezionato e denominato Brisighello, dopo che è stato estratto a freddo.
Il suo colore mi ha sorpreso, perché è di un verde smeraldo, e si sa, su di me i gioielli fanno un certo effetto ;). 
Il sapore invece è leggermente piccante e amarognolo. 
Così, ho pensato che sarebbe stato ottimo con un risotto dal carattere forte
Risotto verza e pancetta
Ingredienti per 5 persone
420 gr di riso Carnaroli (gentilmente regalatomi da EliFla)
1/2 verza
6 pomodori secchi (anche questi, gentile omaggio della mia amica)
1 cipolla
100 gr di pancetta affumicata tagliata a dadini
una fetta per commensale di pancetta affumicata
parmigiano
olio extra vergine d’oliva Brisighella
vino bianco di ottima qualità
brodo vegetale home made
sale
Tritate la cipolla, pulita. Tagliate la verza a strisce sottili e lavatela abbondantemente. In una casseruola capiente mettete dell’olio e fate stufare metà cipolla. Quindi unite la verza e fate stufare anche essa. Aggiungete un po’ d’acqua se necessario. Salate.
Stufate l’altra metà di cipolla con altro olio e la pancetta a dadini. Quindi aggiungete il riso e fatelo tostare per qualche minuto. Sfumate con il vino bianco. Non appena sarà evaporato, cominciate a bagnare il riso con un buon brodo caldo (io fatto a casa con il Bimby).
A metà cottura (circa dopo 10 minuti), aggiungete la verza, e i pomodori tagliati a strisce e continuate a cuocere fino a quando non sarà pronto. Fuori dal fuoco mantecate con un po’ d’olio a crudo e il parmigiano.
Nel frattempo, in una padella antiaderente, fate scaldare delle fette di pancetta e giratele, per farle diventare croccanti, che servirete sul risotto.

Questa ricetta fa parte di una raccolta di ricette bimensile, dedicate al nostro buon olio d’oliva promossa dall’Associazione Città dell’Olio.
Questa settimana le mie amiche hanno preparato:
Patty di Andante con Gusto con Pain Brioche aromatico
Faustidda di Cioccolato e caffè, con Cipolline speziate glassate al miele
e Sabrina di Cook’n’Book, con Moscardini al vapore

A presto
Stefania Oliveri

Rifatte senza Glutine: Apple Pear Crisp

Di solito in questo periodo dell’anno, almeno qui, la primavera è già iniziata, o, quanto meno, le temperature si sono già alzate.
Invece già questa è la seconda settimana di mal tempo, di freddo e di pioggia intensa. Non ha nevicato, perché siamo al sud, ma vi dico che poco ci è mancato…
In ogni caso, la temperatura è stata ideale per gustarsi un dolce godurioso e caldo come l’Apple Pear Crisp.
Questo mese, infatti, le Rifatte senza glutine sono ospiti di Fabipasticcio. Lei è una donna di una cultura infinita e che va a fondo alle cose. Si auto definisce una chaltron woman, ma è tutto tranne che questo! Basta assaggiare questo suo dolce per capire che non è affatto così. Provatelo e non ve ne pentirete!
Apple pear crisp
Ingredienti
450 gr di mele pelate (io la metà) Non mi ricordo la qualità (ahi, ahi, che brutta la vecchiaia)
450 gr di pere sode pelate, tipo Williams, (anche qui, io la metà)
2 cucchiai da tavola di succo di limone per non fare ossidare la frutta 
87 grammi di farina senza glutine (io 44 gr farina di riso e 44 gr fecola, come suggeriva Fabi stessa)
100 gr di zucchero di canna
sale
60 gr di burro (o margarina o burro non di latte vaccino)
50 grammi abbondanti di noci tritate pistacchi o/e di pinoli
50 grammi di cioccolato fondente a pezzetti oppure di gocce di cioccolato
50 gr di uvetta sultanina precedentemente ammollata nel rum
cannella (oppure spezie varie, cioè stollen mix, lebkucken mix o speculatius mix, quei mix di spezie natalizi sono fantastici ovunque)
Forno caldo a 180°C, teglia quadrata tonda da 20 cm circa
Tagliate a cubetti da 1 cm, dicono loro, io vi dico fate dei cubetti piccoli e regolari delle mele e delle pere e mettete il tutto nella teglia, versateci sopra il succo di limone e mescolate bene bene.
Poi aggiungete anche le spezie nella quantità che volete, io ho messo solo cannella.
Mescolate di nuovo, aggiungete uvetta, precedentemente ammollata nel rum, pistacchi e pinoli e mescolate ancora.
Mescolate le due farine, col sale e lo zucchero, e aggiungete il burro e fate delle belle briciole che spargerete sulla frutta. Quindi aggiungete anche le gocce di cioccolato e spargetele per benino su tutta la frutta.In realtà avrei dovuto fare al contrario, ma ormai il dado era tratto!
Infornate per 40-50  20 minuti, dipende dal forno. E’ pronto quando la crosticina è bella dorata e delle piccole bolle ai lati. Lasciate raffreddare in forno aperto per 10-15 minuti …se vi riesce… A noi non è riuscito…
Questa ricetta partecipa all’iniziativa mensile delle Rifatte senza Glutine
Il prossimo mese tocca ad una mia ricetta, lo Sfincione palermitano. Quindi se volete partecipare andate a vedere qui la ricetta