Crostata salata “furbissima” alle cipolle e mozzarella di una Araba molto felice!

(Scroll down for English version)
Se leggete “furbissima” a chi pensate?
Sì, esatto, proprio a lei!
Che è sempre sinonimo di garanzia!
Garanzia di semplicità, esattezza e soprattutto BONTA’!
E io, che sono sempre di corsa, ho lei come punto di riferimento per ricette veloci, sicure e d’effetto!
Sarà sicuramente il nome… visto che è mia omonima! 😀

CROSTATA SALATA FURBISSIMA di Araba Felice
per una crostata da 26/28 cm di diametro
250g di farina Ruggeri
150 ml di acqua bollente
100 ml di olio di semi
un cucchiaino di sale
un cucchiaino di lievito per torte salate
cipolle, sale, origano ed olio d’oliva per la copertura, oppure, zucchine, pomodorini, melanzane, patate…quello che preferite
Mettete la farina, il sale ed  il lievito in una ciotola, mescolandoli.
Unite tutto insieme l’olio e l’acqua ben calda, quindi girate tutto con una forchetta finchè i liquidi saranno assorbiti. Poi compattate l’impasto con le mani.
L’Araba dice che è questione di trenta secondi al massimo!
Non serve impastare, basta che il panetto sia omogeneo ed è fatta.
Stendete con le mani la pasta in una teglia coperta da carta forno (io ho dimenticato la carta forno, ma si è staccata ugualmente) dando forma circolare fino a raggiungere il diametro indicato.
Tagliate a fettine sottili le cipolle. Fatele stufare con olio e acqua e salate.
Condite con sale, cipolle, origano (pepe a piacere), mozzarella ed olio d’oliva ed infornate subito in forno preriscaldato a 200 gradi (io avendolo ventilato l’ho messo a 180°).

Cuocere per circa 45 minuti.

Servire tiepida o a temperatura ambiente.

Perfetta!!!!

NOTE:
– la crostata non so si mantiene benissimo anche il giorno dopo, perché non ne è rimasta nemmeno una briciola;
– la pasta è deliziosa e friabile. Va assolutamente impastata con acqua molto calda perchè venga bene (io ne ho aggiunto un po’ di più usando una farina senza glutine, ma voi usatene circa 120 ml)
– le verdure per la copertura possono ovviamente variare a seconda dei gusti, e delle stagioni (così come ho fatto io…)

English version:

SALTY TART 
for a tart of 26/28 cm 
250g flour Ruggeri
150 ml of boiling water
100 ml of vegetable oil
a teaspoon of salt
a teaspoon of baking 
onions, salt, oregano and olive oil to cover, or, zucchini, tomatoes, eggplant, potatoes … whatever you prefer
Put the flour, salt and baking powder in a bowl, mixing them.
United everything together, with oil and very hot water, then turn around with a fork until the liquid will be absorbed. Then compacted the dough with your hands.
You need only thirty seconds or less!
No need to knead, as long as the dough is homogeneous and it’s done.
Roll out the dough with your hands on a baking sheet covered with parchment paper (I forgot the parchment paper, but came off too) giving a circular shape until it reaches the specified size.
Cut the onions into thin slices. Let them stew with oil, water and salt.
Put on the tart onions, salt, oregano (pepper, if you like), mozzarella and olive oil and bake immediately in a preheated oven at 200 degrees (I having an aired one so I put it to 180 °).
Bake for about 45 minutes.
Serve warm or at room temperature.
A presto
Stefania Oliveri

Metti un celiaco a cena. Fantasie COOLinarie di una Forno Star!

Ok, ormai è ufficiale e posso sbottonarmi.

E in anteprima mondiale (ok, sto esagerando, ma voi sapete quanto ami esagerare io!) vi annuncio che sta per uscire il mio secondo libro!
Stavolta però, lo troverete facilmente in tutte le librerie, oltre a poterlo ordinare, direttamente dal sito dell’editore Navarra.
L’uscita ufficiale è prevista il 3 maggio a Trapani al Mercato del Pesce  (dove altro si può trovare un libro di cibo?). Alle 18,00 ci sarà la presentazione e siete tutti invitati!

Ah, come si chiama il libro?
METTI UN CELIACO A CENA. FANTASIE COOL’INARIE DI UNA FORNO STAR!




Eccomi in copertina… per inciso, non sono così alta, ma avevo un tacco 18, altrimenti avreste visto solo il cappello! 😉

Per inciso bis, non è un libro solo per celiaci, ma anche per celiaci! Ed oltre a tanti ricette piuttosto semplici e alla portata di tutti, troverete anche qualche racconto della mia vita… Insomma non è la solita pizza! 😉

A presto
Stefania Oliveri

Biscotti vegani, senza zucchero, senza burro, con miglio, riso integrale e grano saraceno!

(English version here)

Sono al supermercato, insieme al dolce doppio. Da quando siamo in 5 non riesco più a fare la spesa da sola. I sacchetti sono diventati troppi e il peso esagerato, così lui diventa indispensabile, almeno il sabato.

Guardo i carrelli delle persone e ripenso al mio vecchio carrello. Quello pieno di tutte quelle cose che ancora vedo negli altri carrelli: würstel, merendine, prodotti pronti, uova senza differenza di codice, salse pronte, quintali di burro, zucchero e quant’altro possa essere preparato più facilmente possibile.
Piano piano, “grazie” alla celiachia prima e al blog dopo, ho cominciato a fare attenzione alle etichette, ai prodotti di qualità, a guardare da dove provengono, se le uova sono bio, a consumare meno zucchero, meno burro, a non comprare più merendine già pronte, piene di ogni conservante, ma a farle da me.
Così ho cominciato a comprare alimenti alternativi, che, ovviamente costano un botto. Perché solo se sei ricco, puoi essere anche salutista, altrimenti devi “accontentarti” di ingurgitare qualsiasi “schifezza” a poco prezzo. D’altro canto anche la celiachia è una malattia da ricchi, visto i prezzi esorbitanti di tutti i nostri prodotti, anche delle materie prime… Insomma, evidentemente, devo essere ricchissima … e sicuramente, dentro, lo sono di certo!

Biscotti vegani (da qui, ma io ho fatto diverse modifiche…)

Ingredienti
(per circa 50 biscotti )
1 mela grande (al netto circa 150 gr)
30 gr uvetta
2 cucchiaini di lievito per dolci (non bio)
70gr di zucchero di canna grezzo + un cucchiaio per guarnire
50 gr di farina di riso integrale
50 gr di farina di miglio
100 gr di farina di grano saraceno 
1 cucchiaino di  miele (ma se lo usate non sono più vegani) o melassa
olio extravergine d’oliva spremuto a freddo q.b. o olio di semi di girasole (circa 20gr)
Mettete a mollo l’uvetta  e fatela rinvenire per una decina di muniti. Lavate e sbucciate la mela (se non bio). Tagliatele a pezzetti e tritatele con il mixer, insieme all’uvetta, poi aggiungete il lievito e frullando tra un ingrediente e l’altro aggiungete lo zucchero di canna, le farine, il miele.
A questo punto, continuando a frullare aggiungete l’olio a filo finché l’impasto non formerà una palla. Il mio impasto era troppo morbido, quindi ho aggiunto della farina di riso bianco. 
Formate una palla e lasciatela in frigo per circa due ore. Poi prendete una spianatoia infarinata e stendete l’impasto in più step, mettendo l’impasto in frigo fra uno step e l’altro.
Stendete l’impasto di circa 3-4mm di spessore e tagliate con un taglia biscotti. Cospargete con lo zucchero di canna rimasto e passate ancora una volta il mattarello, leggermente, perchè lo zucchero aderisca meglio all’impasto.
Prendete una teglia e ricopritela con carta da forno. Adagiate i biscotti e cuocete in forno caldo a 180°C per 10 minuti circa. Essendo i biscotti già colorati dalla farina di grano saraceno, non vedrete che diventeranno color ambra… ma solo allora saranno pronti.
I miei avevano una consistenza gommosetta, ma probabilmente è dipeso dal fatto che dovevano cuocere qualche minuto in più… o forse dovevo mettere un po’ meno olio…
In ogni caso il sapore era buono e sicuramente sono salutari… e poi sono costati talmente tanto che li avrei mangiati comunque! 😀

In ogni caso se volete una versione davvero, ma davvero libidinosa, farciteli con un poco di nutella, convinceranno anche i palati più diffidenti!

A presto
Stefania Oliveri 

Zuppa di pollo e mandorle con chapati di soia e Salutiamoci!

(ricetta indiana: zuppa di pollo e mandorle e chapati alla soia senza glutine)
Ho subito un trauma.
Dopo solo tre mesi di matrimonio.
In realtà anche dopo tre giorni di matrimonio… ma questa è un’altra storia, forse, un’altra volta ve ne parlerò.
Sarà che il n.3 mi porta sfiga?
Tant’è!
Erano circa le tre del pomeriggio, era settembre inoltrato e c’era ancora molto caldo.
La mattina avevo comprato i miei primi funghi.
Chiamo mia mamma al telefono e le chiedo cosa ne devo fare.
Mi spiega per filo e per segno (“separa il cappello dalla base, lavali, affettali, affetta una cipolla, metti dell’olio in padella, butta i funghi e cuocili”, “ma li devo salare?” “certo!” “quanto ne metto?” “tu lo vedi!” “???”) e mi metto all’opera.
Stacco i cappelli, li lavo e li comincio a tagliare.
Al terzo fungo (deve essere piuttosto un maledizione!), mentre lo taglio, un essere pelosissimo e grigio-marroncino esattamente come l’interno del cappello del fungo, comincia a scappare per tutto il tagliere. Fulmineo più di Bip Bip quando scappa da Willie il Cojote.
Qualche misero secondo e realizzo che è un verme. Lancio un urlo raccapricciante (forse si è ispirato proprio a me Munch per il suo quadro), lancio il coltello in aria, e scappo inun’altra stanza.
Chiamo terrorizzata il dolce doppio che nel frattempo era andato al suo studio.
Mi sente concitata come non mai, piango e spiego la situazione, ma siccome singhiozzo non capisce che dico, e torna subito a casa.
Mi trova tremante e sconvolta e del verme nessuna traccia. Comincia a ridere (erano i primi mesi, adesso penso che approfitterebbe del coltello lasciato lì incustodito per farmi a fettine).
Più lui ride, più io piango. Decide, per estremo amore di continuare lui, ma io da allora non ho più comprato funghi da pulire… Fino a due giorni fa, quando assolutamente sordo alle mie proteste del fuori stagione, il dolce doppio ha comprato mezzo chilo di funghi.
Decido che li pulirà lui… Facile a dirsi, difficile a farsi, visto che rimangono due giorni lì senza che nessuno li tocchi.
Così mi prendo di coraggio e comincio a pulirli, perché mi secca buttare via il cibo…
Quante probabilità avevo di ritrovarlo? Che dite gioco al SuperEnalotto?
Zuppa di pollo e mandorle con chapati di soia (da India, Thailandia e Sudest Asiatico, n. 22, anche se io l’ho modificato)
Ingredienti per 4 persone
120 gr di filetto di pollo
75 gr di mandorle
75 gr di ghee (io olio evo)
1 porro medio
1/2 cucchiaino di zenzero
1 carota media
prezzemolo
mezzo cavolfiore lessato
2,5 dl di panna di soia
sale e pepe
Pulite e tagliate il porro a fettine e fatelo stufare con l’olio e lo zenzero. Quindi aggiungete le mandorle tritate, il sale, il pepe, la carota tagliata a fettine, il cavolfiore e il pollo tagliato a dadini.
Cuocete per circa 10 minuti circa o fino a quando il pollo non sarà cotto, mescolando di tanto in tanto. Quando spegnete, aggiungete il prezzemolo tritato. Lasciate intiepidire e poi frullate con un mixer. Aggiungete 4,5 dl di acqua minerale e frullate ancora.
Quindi rimettete tutto il composto sul fuoco e portate a bollore, mescolando. Cuocete per altri 2 minuti e servite calda con del chapati (il mio era alla soia).

Chapati alla soia (per circa 16 chapati)

200 farina di soia
e 300 farina di riso
1 cucchiaino da tè di xantano
500 g di acqua
1 cucchiaino di sale
20 g di olio 

Mescolate tutti gli ingredienti insieme  fino ad ottenere un composto omogeneo, sostenuto e appiccicoso. Quindi coprite con un pellicola trasparente e lasciatelo riposare per circa mezz’ora.
Dividete l’impasto in 16 palline uguali, e stendetele su una superficie ben infarinata, cercando di dare una forma rotonda (io ci devo ancora lavorare un po’ su). Mettete una padella antiaderente su fuoco alto e fate riscaldare. Quindi mettete alcune chapati sulla padella e giratele quando vedrete formarsi delle bolle. Premetele con un canovaccio pulito (o anche con un utensile piatto) e giratele di nuovo. Tenete in caldo quelle già pronte, mentre cuocete le altre, chiudendole in un foglio di alluminio con su un tovagliolo di carta).
Servite le chapati calde, questo è l’unico segreto della loro bontà!

Con questa ricetta partecipo a Salutiamoci, che questo mese è ospitato da I paciocchi di Francy, il cui ingrediente principe sono le mandorle.

(English version)
Chicken soup with almonds and soy chapati 
Ingredients for 4 people
120 grams of chicken fillet
75 grams of almonds
75 grams of ghee (I used extra virgin olive oil)
1 medium leek
1/2 teaspoon ground ginger
1 medium carrot
parsley
half boiled cauliflower
2.5 dl soy cream
salt and pepper
Clean and cut the leek into thin slices and let it simmer with the oil and ginger. Then add the ground almonds, salt, pepper, sliced ​​carrot, cauliflower and diced chicken.
Cook for about 10 minutes or until the chicken is cooked, stirring occasionally. When you switch off, add the chopped parsley. Let cool and then blend with a mixer. Add 4.5 dl of mineral water and blend.
Then replace all the mixture on the stove and bring to boil, stirring. Cook for another 2 minutes and serve hot with chapati (mine was soy).
Chapati soy (for about 16 chapati)
200 soybean meal
and 300 rice flour
1 teaspoon xanthan gum
500 g of water
1 teaspoon salt
20 g of oil
Mix all ingredients together until the mixture is smooth, supported and sticky. Then cover with plastic wrap and let rest for about half an hour.
Divide the dough into 16 equal balls and roll out on a floured surface, trying to give a round shape (I’ve got to still work a little up). Put a frying pan over high heat and let heat. Then put some chapati on the pan and flip them when you see bubbles forming. Press them with a clean dish cloth (or even with a flat tool) and turn them again. Keep warm in those pre-prepared locking them in aluminum foil with a paper towel and cook the others.
Serve them warm

A presto
Stefania Oliveri

Il chili, il Bajare ki roti (pane di miglio) e un pugno di dollari!

Domenica.

Metto a tavola.
Cerco una canzone che non trovo.
Così, comincio ad intonare la colonna sonora di “Per un pugno di dollari”.
Il dolce doppio capisce subito e comincia a nitrire…
I pargoli ci guardano come se fossimo impazziti.
Sono troppo giovani per capire… o forse hanno solo ragione, hanno una mamma e un papà pazzi e farebbero bene a rivolgersi alla neuro!
Però quanto si sono divertiti!
In ogni caso, mi hanno anche detto, che se è il prezzo da pagare per mangiare il chili, sono disposti a pagarlo.

Chili con piselli con il Bajare ki roti
Ingredienti per la carne
1 kg di spalla di manzo
1 cipolla
1cucchiaino di concentrato di pomodoro alle verdure Mutti
1/2 di cucchiaino di paprika forte
1/4 di cucchiaino di cumino
una spruzzata di tabasco
sale
1 peperoncino secco, ma non troppo (non ho assolutamente idea di che tipo fosse, me lo ha fornito mia mamma, perché ho capito che sono più rari delle pietre preziose)

Ingredienti per il contorno:
1/2 kg di piselli freschi sgranati
1 cipolla
olio e sale
prezzemolo

Ingredienti per il pane Bajare ki roti (da “India in cucina”):
500 gr di farina di miglio
acqua
un pizzico di sale
burro

Aprite il peperoncino e togliete i semi all’interno. Tagliatelo a pezzi e lasciate in infusione in acqua bollente per almeno 2 ore. 
Passato questo tempo, frullatelo con l’acqua di infusione fino ad ottenere una pasta leggermente densa. Passatela al setaccio fine  in modo da eliminare ogni residuo di pellicine, recuperando quanta piu’ polpa possibile.
Tritate la cipolla e in una pesante pentola di ghisa (la mia non so di che materiale sia, viene direttamente dalla Romania, dove nn ci sono cow boy, ma di carne se ne intendono!) mettete dell’olio e la cipolla tritata e fatela stufare. Quindi aggiungete la carne e tutti gli aromi, compreso la pasta al peperoncino (io una puntina, ma per me era più che sufficiente, per il dolce doppio e l’ha aggiunto dopo). Fate cuocere circa tre ore (io in realtà l’ho fatta cuocere moooolto meno, ma era tenera lo stesso… ho letto solo dopo che dovevo farla cuocere così a lungo ed era già ora di pranzo, mica potevamo fare merenda col chili…) con il coperchio, lasciando una fessura per far uscire il vapore.
Il giorno prima avevo preparato invece il contorno, i piselli.
Ho tritato la cipolla e l’ho fatta stufare con dell’olio. Quindi ho aggiunto dell’acqua e quando era in ebollizione ho messo i piselli che ho fatto cuocere per un quarto d’ora circa. Quindi ho salato e infine ho aggiunto del prezzemolo tritato.
Dieci minuti prima di spegnere il fuoco sotto la carne, h aggiunto i piselli e li ho fatti amalgamare insieme, così da servire tutto caldo.

Per il pane:
In una ciotola grande mettete la farina di miglio e il sale, quindi aggiungete dell’acqua minerale a poco a poco, fino ad ottenere un impasto semi-duro. Quindi cominciate ad impastare su un piano di lavoro leggermente infarinato per 5 minuti. Trasferite il composto in una ciotola oliata e lasciatelo riposare per 30 minuti coprendolo con un panno pulito, in un luogo caldo.
Dividete quindi l’impasto in 8 palline e fate riposare ancora per 5 minuti. Quindi appiattite con le mani (ma la prossima volta mi auto con un matterello) così da formare dei dischi.
Scaldate una piastra in ghisa e fate cuocere da entrambe le parti, premendo leggermente. Servite con del burro, meglio con del ghee.
Servite tutto caldo!

Suggerimenti:
– prima di ogni cosa, leggete le ricette fino in fondo prima di cominciare a prepararle, così saprete bene anche i tempi di cottura e non come faccio io;

– scoprireste che l’ideale è far riposare il Chili e servirlo il giorno dopo!

– la farina di miglio è una farina naturalmente senza glutine, tuttavia anche qui bisogna controllare che non sia contaminata… sob!

Con questa ricetta partecipo al 29° MTC, con il Chili di Anne, il secondo dopo la mia vittoria! 😉 

A presto
Stefania Oliveri

Rifatte senza glutine: lo sfincione palermitano!

22° gradi vi sembrano abbastanza?

Cioè, per essere primavera?
Cioè, in qualsiasi altra città d’Italia sarebbero abbastanza, no?
Non a casa mia.
Non per il mio dolce doppio.
Lui pretende ancora di dormire col piumone in piume d’oca!
Non che anche in inverno ce ne sia bisogno, fra i nostri 12 gradi e i riscaldamenti, riesco a sudare anche in inverno con il piumone, ma con 22 gradi, si fa la sauna!
Ma lui è atermico.
Di notte va in ipotermia e deve coprirsi tipo in Svezia. Di giorno gira in maniche di camicia…
E così nelle notti invernali, il suo abbigliamento da notte prevede pigiama in pile, un maglione sopra il pigiama e il berretto di lana…. oltre al piumone, costringendo me ad usare solo camicie da notte primaverili, leggere leggere…
Ma con 22° nemmeno la camicina estiva basta a contrastare quelle caldissime piume…
Che fare? Un lievitato! Che col calduccio cresce bene!

Caldo a parte, oggi è il giorno delle Rifatte senza glutine. Questo appuntamento mensile, che ormai da oltre un anno ci accompagna, è un appuntamento importante per tutti i celiaci, perché cerchiamo di dimostrare che si può mangiare mangiare bene, sebbene “manchi” il glutine.
E oggi, tocca ad una mia ricetta. E, adesso una lacrimuccia di commozione mi riga il viso, voglio ringraziare le tante amiche (moltissime che non avevano mai partecipato all’iniziativa), si sono messe in gioco e hanno provato. Hanno fatto anche delle versioni vegane e vegetariane, ma sempre senza glutine.
Lo sfincione è lo street food per eccellenza a Palermo e riuscire a riprodurlo senza glutine è stata una vera soddisfazione.
Questa versione risale al 2010, oggi userei altre farine alternative e, forse, un giorno, ve ne parlerò. Ma nonostante tutto, il risultato è ottimo.

Non vi resta che andare a vedere tutte le partecipanti e le loro meravigliose versioni dalle Rifatte senza glutine

Sfincione palermitano
Per la base
350 gr. di maizena
400 gr. di farina di riso sottilissima (mi raccomando, altrimenti il sapore non è buono!)
un cubetto di lievito da 40 gr.
60 gr. di burro (stavolta ho usato l’olio)
15 gr. di zucchero
450 gr. di latte
Olio extravergine d’oliva
sale

Mescolate le due farine, il sale e mescolate insieme all’olio. Intiepidite il latte e aggiungete il lievito, avendo cura di farlo sciogliere bene. Aspettate 10 minuti, quindi aggiungetelo all’impasto e lavorate fino a raggiungere una consistenza compatta, ma morbida. Lasciate lievitare un’ora e mezza al calduccio. Deve diventare circa il doppio. Quindi, riprendete l’impasto, e stendete su una teglia aiutandovi con un po’ di olio. Condire e lasciare riposare altri 40 minuti circa coperto con pellicola.

Per il condimento:
600 gr ca. di pomodoro pelato
300 gr di cipolla (stavolta ho usato cipolle rosse)
olio extravergine d’oliva
grana (versione blasfema, perché a Palermo si usa pecorino e caciocavallo, in parte grattugiati e in parte a cubetti)
origano
4 filetti di acciughe (facoltative, ma ci stanno benissimo)
50 gr. di pangrattato (io uso quello di mais perché viene bello croccante)

sale

Tagliare a fettine la cipolla e farla soffriggere con l’olio. Quindi aggiungere il pomodoro, salare e lasciar cuocere per circa 20 minuti. Salare e pepeare a vostro piacere. Far raffreddare. A questo punto stendere sull’impasto lievitato e spolverizzare con abbondantissimo grana, origano, sale e qualche aggiughina sott’olio spezzettata. (Come dicevo, nello sfincione vero, ci vanno anche pezzetti di pecorino -no, errato, è il caciocavallo-… ma io non lo mangio e quindi non lo metto, ma se a voi piace, questa è la morte sua!)
A parte fate tostare il pangrattato con un po’ d’olio e sale e versate sul condimento.
Quindi cuocete in forno caldo a 200° per 20 minuti circa.
La pasta deve essere alta, circa 5 cm dopo la lievitazione e quindi la teglia per queste dosi deve essere circa di 35×25 cm.

Suggerimenti:
– stavolta ho usato l’olio ed è venuto meno soffice della versione con il burro, anche se il risultato è stato molto soddisfacente.

Infine, la prossima ricetta, se volete partecipare il prossimo 15 maggio, appartiene a Gaia di La Gaia Celiaca ed è la torta amaretto, che io ho già fatto e vi assicuro che è buonissima!
Vi aspettiamoooooo!
A presto
Stefania Oliveri

Costolette d’agnello alla senape per un olio umbro DOP

Chi l’ha detto che l’agnello si mangia solo a Pasqua?
Anzi, personalmente, proprio a Pasqua non l’ho mangiato.
In rete c’è una vignetta divertente in cui un agnello ci interroga, chiedendosi “ma a pasqua una insalatina, no?” Ed effettivamente, se mi metto nei suoi panni, la domanda sorge spontanea…
Però a me è sorta spontanea una riflessione “e perché tutti gli altri giorni sì?”
Insomma, secondo me è un po’ ipocrita, essere clementi con gli agnellini solo a pasqua. O lo si è tutto l’anno o non lo si è neanche a pasqua…
In ogni caso, noi l’abbiamo mangiato solo qualche giorno fa, quindi il povero agnellino è stato sacrificato dopo la festa…
E siccome adesso qui è arrivata la primavera, ho voluto accompagnare le costolette con un’insalatina primaverile con le fragole.
Il tutto è stato preparato usando l’olio evo DOP umbro del Frantoio di Spello Uccd (qui trovate tutte le notizie). Un olio particolare, dal sapore forte e tendente all’amarognolo, come di cardi e carciofi, che è stato esaltato dalle verdure, bilanciando, il piccante della rucola e la dolcezza delle fragole.

Come ogni due settimane vi propongo, insieme ad altre bravissime blogger, una ricetta usando degli oli speciali che ci propone l’Associazione Città dell’Olio per promuovere le eccellenze del nostro territorio.

Le altre ricette le trovate da:
Patty di Andante con gusto con Cacio e pepe con carciofi
Fausta di Caffè col Cioccolato con i Biscotti all’avena e sciroppo d’acero
Teresa di Scatti Golosi con Focaccine al caprino, miele al tartufo e olio 





Costolette d’agnello alla senape (da L’enciclopedia della Cucina Italiana, Pasqua, mille sorprese in tavola)
Ingredienti per 5 persone:
almeno 3 costolette di agnello a testa
3 cucchiai di senape di Dijione
1/2 bicchiere di brodo vegetale (home made)
1/2 bicchiere di vino bianco secco
4-5 cucchiai di farina di riso
4 cucchiai di aceto balsamico (io questo)
2 rametti di timo (o del timo secco)
olio extravergine d’oliva D.O.P. Umbro Frantoio di Spello Uccd
rucola
valeriana
fragole

sale e pepe
Spargete a pioggia la farina di riso sulle costolette premendo bene con le mani per farla aderire meglio.
In una larga padella scaldate l’olio con il timo, quindi unite le costolette. Fatele rosolare circa un minuto per lato a fuoco alto. Quindi spalmatele con la senape e continuate la cottura per qualche istante. Quindi, mescolate il vino con un cucchiaio di aceto balsamico e sfumate, sempre con fiamma vivace. Aggiustate di sale e pepe.
Bagnate quindi con qualche cucchiaio di brodo e fate cuocere per un altro minuto o due, fino a quando il sughetto della carne non si addenserà.
Spegnete il fuoco e coprite la padella con un coperchio per un altro minuto o due, facendo riposare la carne.
Nel frattempo lavate e asciugate le verdure, tagliate le fragole e condite il tutto con olio e aceto balsamico (se volete anche un po’ di sale, ma io non lo metto).
Servite ben calde tre costolette a persona, con il loro sughetto e l’insalata.
Suggerimenti: 
– se la vostra padella non è abbastanza larga per contenere tutte le costolette, fatele dorare prima tutte, tenendo in caldo quelle già dorate e poi condite con la senape e tutto il resto;
– in questa ricetta ci sono alcuni ingredienti che potrebbero contenere glutine, anche se prodotti alla fonte privi, come ad esempio, la farina di riso, l’aceto, la senape, e il brodo vegetale se usate il dado.
A presto con un nuovo olio!
Stefania Oliveri

Torta di mandorle e fragole con salsa mou: senza farina e senza zucchero!

Ho una vicina di casa.
Ok, chiunque abiti in uno stabile, ha una vicina di casa.
In realtà la vicina di cui vi parlo, è esattamente la mia dirimpettaia.
Cioè abita nel palazzo di fronte al mio.
Ma condividiamo lo stesso interno.
Quanto meno la finestra della mia camera da letto si affaccia sull’interno del suo palazzo. Dove, per inciso, non abita più nessuno… a causa sua.
Ha litigato pesantemente con tutti i suoi vicini e, ad uno ad uno, sono scappati.
Avendo imparato a conoscerla, dai “lievi” insulti che lanciava dalle finestre di casa sua contro chiunque, ho cercato sempre di evitarla il più possibile.
L’oggetto del contendere era sempre diverso, e pretendeva che gli altri si conformassero alle sue abitudini.
Essendo io l’ultima arrivata, credeva di potersi accaparrare un’alleata, visto che ero anche l’unica a non darle spago.
Adesso che nello stabile abita solo lei, non ha più nessuno con cui litigare.
Così una mattina, mi ferma per strada, e mi dice che nel suo interno ci sono dei topi.
“T O P I???” ripeto allarmata.
“Topi!” sentenzia lei.
“Dobbiamo fare subito una derattizzazione” sostengo io e lei tutta contenta se ne va, trionfante.
Avverto immediatamente il mio portiere, che mi stoppa ancora prima che io abbia finito e mi chiede se  è stata la signora Tizia ad avvertirmi.
Confermo, è stata lei.
“Ogni mese viene in portineria e pretende che il nostro condominio faccia la derattizzazione perché lei ha i topi in casa. Ma non c’è mai stato stato un topo!”. 
Continua “ci chiede di rifarle il prospetto perché noi glielo roviniamo, che noi le dobbiamo versare un vitalizio perché suo marito ha l’esaurimento nervoso a causa di alcuni condomini del nostro palazzo, chiede un risarcimento perché ha ricevuto insulti da alcune signore che abitano nel nostro palazzo e così via dicendo…”
Ok, stavolta mi ha incastrata!
Così non mi resta che cercare di cambiare strada ogni volta che la vedo da lontano e di aprire la finestra della camera da letto in maniera discreta, così che lei non mi possa scoprire.
Ahimè mi scopre e comincia a gridare il mio nome.
Sopraffatta dalla vergogna, mi affaccio.
“Signora, allora, per i topi che avete intenzione di fare?” Mi ripete per almeno quattro volte.
Per almeno quattro volte, tergiverso.
Lei capisce.
Passa al contro attacco.
Per una settimana di seguito, la mattina alle 5 butta un secchio pieno d’acqua dalla sua finestra, provocando un frastuono tale da svegliarci.
Per una settimana, sopporto.
Dopo una settimana decido di affrontarla e, alle 5 del mattino, mi alzo dal letto, apro la finestra e le chiedo spiegazioni.
Mi dice che lo fa per scacciare i topi.
“???COME???” le urlo “leggermente” risentita.
“L’acqua li spaventa, anzi lo faccia anche lei!”
Per una frazione di secondo (ok, forse qualcosa di più) penso che l’unica soluzione sia sopprimerla, e che la derattizzazione serva contro questa folle pazza scatenata.
Poi, capisco che non voglio pagarla per nuova (d’altro canto ha anche la sua età!) e decido di farmela amica.
Le propongo di darci un appuntamento per lanciare l’acqua insieme.
Mi sorride a 14 denti (gli unici che ha in bocca) e si accorda.
Ovviamente l’appuntamento glielo dò per le 5… ma del pomeriggio!
Così, adesso non scappa un pomeriggio, in cui non mi ritrovi con la pazza a lanciare acqua sul suo interno, ma almeno adesso si dorme un po’ più a lungo!
Questa torta, invece, proviene da un sito americano bellissimo. E siccome, ultimamente, mi sono data alla svolta salutista (più o meno), questa torta mi è sembrata adatta all’uopo. In realtà, nel sito originario era ricoperta da una meringa svizzera, anche essa salutare. Io però non avevo tempo, soprattutto di sperimentare e, caso mai affrontare la disfatta, e avendo ancora della salsa mou decido di decorarla con quella… Insomma, questa mia versione è assolutamente diversa… ma soprattutto non confrontate le foto!
Per farla breve, questa mia versione è venuta troppo poco dolce, quindi vi dò due soluzioni: 1.  o aumentate di almeno altri 30 gr il miele e continuerà a rimanere salutare; 2. o abbondate con la salsa mou e la saluta va a farsi friggere.
Ovviamente, io, cosa ho scelto?

Torta di mandorle e fragole con salsa mou (per una teglia rotonda 20 cm)

220 gr farina di mandorle
1/4 cucchiaino di sale
1/4 cucchiaino di bicarbonato di sodio
30 gr di miele
3 uova codice 0 (bio)
mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia puro
60 gr di burro
1/2 tazza di fragole in quarti (circa 8-10)

Preriscaldate il forno a 180°.
Fondete il burro in un pentolino a fuoco basso fino a che non diventa dorato e fragrante e mettetelo da parte.
In una ciotola mettete la farina di mandorle, il sale e il bicarbonato. Quindi aggiungete il miele, le uova, la vaniglia e il burro fuso. Frullate fino a che il composto non diventa liscio.
Versate tutto in una tortiera ricoperta di carta forno (o imburrata e infarinata con farina di riso). Tagliate le fragole a rondelle e affondatele nel composto. Cuocete in forno per 25-30 minuti.

Servite con abbondante salsa mou.

Con questa ricetta, ma senza salsa mou, partecipo a Salutiamoci di aprile ospitato da I paciocchi di Francy e dedicato alle mandorle.

A presto
Stefania Oliveri

Patatas a schiscionera … col cuore e con la pancia!

Ogni mese un nuovo blog da spulciare.
Ogni mese una nuova ricetta da provare.
Ogni mese una nuova amica da mettere in evidenza.
Questo è il gioco di EliFla. Semplice e generoso, così come lei è!
Questo mese è toccato a Sarah di “Pancakes a colazione” e quando ho visto le sue patate sapevo bene che avrei fatto felice i miei figli.
Così è stata scelta la sua ricetta, col cuore. Perché i figli so’ piezze ‘e cuore e i miei pargoli sono anche la mia pancia! 😉
P.s. le dosi sono di Sarah, ma io ho raddoppiato… e sono finite lo stesso grazie alle mie tre bocche fameliche!






Patatas a schiscionera di Sarah Pancakes a colazione

Ingredienti per 4 persone:        

1 kg di patate vecchie
4 spicchi di aglio (io uno scalogno)
1 cucchiaio di origano secco
1 mazzetto di prezzemolo
1/2 bicchiere di olio extravergine di oliva
sale e pepe
Sbucciate le patate, lavatele, asciugatele e tagliatele a piccoli cubetti. Lavate e asciugate il prezzemolo e tritatelo. Sbucciate lo scalogno e tritate anche esso. Scaldate l’olio in una padella antiaderente e fatevi dorare il trito di scalogno e prezzemolo. Aggiungete le patate, un mestolino di acqua, salate e profumate con un’abbondante macinata di pepe. Fate cuocere a fiamma medio-alta, mescolando di tanto in tanto, per 20 minuti o finché la patate saranno ben cotte e dorate. Spolverizzate con l’origano, servite.

Con questa ricetta partecipo al contest di EliFla di Cuocicucidici. Avete tempo fino al 25 aprile!

Vi ricordo che il 15 aprile invece è il giorno delle Rifatte senza Glutine. Questo mese tocca rifare il mio sfincione… Perché non ci provate e partecipate? Vedrete che vi piacerà anche senza glutine!
A presto
Stefania Oliveri

Sono intollerante!

A me succede spesso questo.
Entro in un ristorante sedicente informato.
Chiedo cosa hanno per me e mi viene risposto:”una bella zuppa di kamut”
Rispondo, sgranando gli occhi: “il kamut è pieno di glutine!!!”
E la risposta ch mi si dà, è: “si impara sempre qualcosa…”
… ma non era informato?
Storia vera con testimoni!

E anche questo

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