La caponata destrutturata diventa un’insalata!

Come mai non scrivo per giorni e oggi, invece, solo dopo un giorno dall’ultima pubblicazione, ripubblico?

Perché scade l’MTC! Cioè oggi è l’ultimo giorno utile per postare e io, sul filo di lama, ce l’ho fatta!
Di corsa, anzi peggio, di corsissima, perché oltre alle presentazione del libro (a  proposito vi aspetto oggi in viale Strasburgo 442, da Celiachia Home, alle 16,30), partenze, casa, marito, connessione ballerina, famiglia e amici dei pargoli, c’è anche l’esame del n. 1. Adesso aspettiamo solo l’orale ed è finita, ma non vi dico la preparazione che c’è stata dietro.
E indovinate qual è l’argomento della sua tesina? “La città giardino di Mondello”! E quando è nata la città giardino? Ebbene sì, proprio durante la bella Epoque, grazie ai Florio… 
Insomma mi sono sentita assolutamente immersa nel tema della sfida di questo mese… 
Ma una insalata? Come farla?
Bene, poi, qualche giorno fa, a Genova, l’illuminazione (non era la via di Damasco, ma l’illuminazione è stata meno aulica, quindi ci sta tutta).
Cosa può racchiudere la Sicilia e i Florio, in un’insalata? 
Ma certo: LA CAPONATA! 
Ovviamente l’ho destrutturata e siccome i Florio hanno fatto sentire la loro influenza anche nel trapanese, ho deciso che la mia versione doveva essere di quelle parti e ho aggiunto quello che nella caponata, a Trapani, non manca mai: LE MANDORLE.

Caponata destrutturata alla trapanese
1 melanzana lunga
4 pomodori
12 olive verdi di Castelvetrano
sedano (il cuore)
una manciata di mandorle
olio evo
0,50 dl di aceto di vino bianco (o di mele)
2 cucchiaini da tè di zucchero bianco
sale
Lavate bene la melanzana e tagliatela a tocchetti (piuttosto piccoli): Mettete i tocchetti in uno scolapasta e ricoprite di sale e lasciate per almeno mezz’ora. Quindi sciacquate bene e riempite una padella di olio. Quando sarà arrivato a temperatura, tuffate, poco per volta, i tocchetti di melanzana e metteteli ad asciugare su un foglio di carta assorbente.
Nel frattempo pulite i pomodori e tagliateli a tocchetti piccoli, togliendo il picciolo e l’acqua di vegetazione.
Pulite anche il sedano e tritate il cuore (la parte più tenera) e anche le mandorle e fatele tostare su un padellino, ma non perdetele mai d’occhio.
Snocciolate le olive.
In un bicchiere sciogliete lo zucchero con l’aceto. Quindi prendete solo metà dell’olio di cottura delle melanzane e mescolatelo molto bene all’aceto zuccherato. Questa sarà la salina di accompagnamento della caponata destrutturata.
Suggerimenti:
-nessuno degli ingredienti contiene glutine naturalmente.

Con questa insalata partecipo all’MTC di giugno, vinto da un altro uomo… e speriamo che la finiscano! 😉

Deconstructed Caponata from Trapani
1 long eggplant
4 tomatoes
12 green olives of Castelvetrano
celery (only the heart)
some almonds
extra virgin olive oil
0.50 dl of white wine vinegar (or apple)
2 teaspoons of white sugar
salt
Wash the eggplant and cut into chunks (rather small): Put the pieces in a colander and cover with salt and leave for, at least, half an hour. Then rinse well and filled a pan of oil. When it become hot enough, dipped, little by little, the pieces of eggplant and put them to dry on a paper towel.
In the meantime, clean the tomatoes and cut into small pieces, removing the stem and water vegetation.
Also clean the celery and chopped it (the most tender) and also do with almonds. Toast them in a frying pan, but do not ever lose them at all.
In a glass melt the sugar with the vinegar and add half of the eggplant cooking oil, so it will create the typical sweet and sour caponata.
Serve with the sauce.

A presto
Stefania Oliveri

Torta con crema Butterscotch per ringraziare le amiche riunite dall’Associazione Città dell’Olio

Torta-butterscotch
 
Venerdì mattina: 3 ore, 59 minuti e 45 secondi prima di prendere un aereo Ryanair, non riesco a fare il
check in on line.
Venerdì pomeriggio: 20 minuti prima di prendere l’aereo, scopro che i quindici secondi di ritardo mi costano 84 euro. Argh!
5 minuti più tardi: vengo palpata ripetutamente da una agente dell’aeroporto, pur indossando un vestito
leggerissimo e semi trasparente, perché il metal detector suona, ma l’unica cosa vistosa che potrebbe farlo suonare (la mia collana), non me la fanno togliere…
Salgo sull’aereo piuttosto incaz…volata, ma contemporaneamente felice di volare verso un week end speciale.
Atterro con 15 minuti di anticipo, ma
Alessandra e Patty sono già lì ad attendermi… Inizia il fine
settimana tutto al femminile (o quasi) in cui, neanche a dirsi, più
di 15 donne insieme non solo sono andate più che d’accordo, ma si sono divertite, hanno imparato, scambiato opinioni e parlato (e
parlato e parlato) senza mai litigare!
Tre giorni in cui ho potuto riabbracciare “vecchie” amiche e dove ho conosciuto nuove amiche meravigliose, che hanno accettato la Forno Star che c’è in me e le mie esibizioni canore…
 
 
 
Dove abbiamo assaggiato i prodotti migliori della nostra penisola, e Imperia, dove abbiamo visto un moderno frantoio, che ne conserva anche uno antico, dove si produce l’olio Raineri
 
 
 
e una degustazione di olio presso l’ONAOO
 
 
dove hanno avuto il coraggio di darmi anche un’attestato…
 
 
 
 che ci ha aperto un mondo sull’olio.
 
 
 
Non un incontro dove eravamo mere spettatrici, ma un evento in cui eravamo protagoniste e che ci ha
arricchito di nuove informazioni sul cibo in generale e sull’olio in
particolare.
Il percorso iniziato qualche mese fa con l’Associazione Città dell’Olio mi ha fatto apprezzare la diversità fra i vari oli di ogni regione con le sue peculiarità, cosa che non avevo mai avuto modo di scoprire e ciò che empiricamente ho sperimentato in questi mesi, in poche ore mi è stato spiegato con competenza e semplicità e ci hanno guidati, tramite una degustazione di 7 oli diversi, facendoci capire le differenze fra un buon olio e uno cattivo… e ci ha pure dato un attestato.
Ho assaggiato diverse bontà e ho scoperto la burrata più buona del pianeta, del caseificio Olanda diAndria,
 
 
 la pasta di farina di ceci La Pasta Cecella,
 
 
 
 i confetti alla ricotta e pere Perle di Calabria, il pesto 
 
 
 
e anche bontà che non ho potuto assaggiare, come i ravioli piemontesi, della Accademia delle Tradizioni Enogastronomiche del Piemonte, ma che già solo a vederli…
 
Insomma un week end speciale che porto nel mio cuore.

 

E per ringraziare tutti ho deciso di postare una torta buonissima che ho fatto per il compleanno di mio fratello Sandro, per il suo …esimo compleanno! (Fratellone, dimmelo che sono stata buona con te a non rivelare la tua età!)
 
 
 
 
Torta con crema Butterscotch (riadattata da Fiona Cairns)
per le basi:
175 gr di burro molto morbido a cubetti
116 gr di farina di riso finissima
40 gr di fecola
20 gr di maizena
2 cucchiaini di lievito
3 uova codice 0 (o 1) leggermente sbattutte
100 gr di zucchero grezzo di canna bianco (o zucchero semolato)
75 gr di zucchero grezzo di canna
1 cucchiaino di vaniglia bourbon liquido (o i semi di una bacca)
 
Per la crema butterscotch al mascarpone:
500 gr di mascarpone
1 cucchiaio di melassa scura
1 cucchiaio di miele (di acacia o sulla bio)
2 cucchiai di zucchero grezzo di canna
 
Una torta davvero facilissima da fare dal risultato davvero strepitoso, sia dal punto di vista del sapore (vi assicuro, è sublime) sia nell’aspetto (benché la foto non le renda giustizia).
Mettete tutti gli ingredienti in un robot di cucina e montate con le fruste il composto fin quando non sarà omogeneo, ma non bisogna montarlo eccessivamente (mi raccomando).
Imburrate due stampi da 20 cm e foderate la base con carta forno e dividete l’impasto nelle due teglie, livellando la superficie.
Infornate in forno già caldo a 170° ventilato (a 180° se statico) e fate cuocere per 20/25 minuti, o fino a quando uno stecchino infilato nella pasta non esce pulito e asciutto.
Lasciate intiepidire le torte negli stampi e poi fatele raffreddare su una gratella per dolci, eliminando la carta forno.
Preparate la crema.
Lavorate il mascarpone in una terrina insieme alla melassa, il miele e o zucchero. Quindi spalmatene uno strato sulla superficie di ogni torta e adagiatele l’una sull’altra. Potete lasciare la torta così come è, oppure fare come me e spalmare la crema anche intorno alle torte.
Decorate con le nocciole caramellate.
 
Visto a cosa mi servivano? 😉
 
E infine, ma non ultimo, domani pomeriggio alle 16,30 ci sarà un’altra presentazione a Palermo (con degustazione di alcune ricette del mio libro) a Palermo da Celiachia Home, viale Strasburgo 442. Vi aspettiamo!
 
 
A presto
Stefania Oliveri

Nocciole caramellate per … indovinate cosa?

(Scroll down for English version)

Volevo scrivervi “INDOVINATE CHE SONO?”
Poi mi sono accorta che avevo scritto il titolo nella foto, quindi le strade da percorrere erano due:
1. fare finta di niente e confidare in una vostra ipovisione;
2. Scoprire le carte…
Così non mi resta che darvi la ricetta e lasciarvi indovinare per cosa le ho usate…
La ricetta è di Fiona Cairns, lei dice che sono un po’ complicate da realizzare… ma se ci sono riuscita io, sono sicura che più riuscirci chiunque!
Nocciole caramellate
circa 30 nocciole pelate (le mie avevano la pellicina… ok, non sono sempre fedelissima…)
24 stecchini lunghi di legno
110 gr di zucchero 
1 dl di acqua
Fate tostare le nocciole (in forno per 5 minuti o su fiamma in un padellino). Lasciatele raffreddare e quindi infilate delicatamente lo stecchino al centro della nocciola (non preoccupatevi, è più semplice di quanto sembri).
Mettete lo zucchero e l’acqua in un pentolino con fondo pesante (ne ho visto uno, che desidero ardentissimamente … se qualcuno volesse regalarmelo, visto che fra poco ci sarà un anniversario, se la caverebbe, tutto sommato, con poco) su fuoco basso e fate sciogliere lo zucchero. Per eliminare eventuali residui di zucchero dal bordo, usate un pennello bagnato e passatelo sulle incrostazioni, così da scioglierle.
Quindi alzate la fiamma e portate e bollore senza mescolare mai. Deve diventare di un bel colore ambrato. Saprete che è pronto quando immergendo una goccia in una ciotola d’acqua, formerà una pallina dura con delle piccole crepe.Quindi togliete subito dal fuoco e immergente il pentolino in una bacinella con acqua fredda, per fermare la cottura.
Quindi passate le nocciole dentro il caramello con lo stecchino e aspettate che fili prima di levarlo dal caramello. 
Mettete gli stecchini a scolare dentro un lavandino, fermandoli con una cosa pesante sopra (io ho usato una teglia pesante con la ciotola piena d’acqua).
Lasciate raffreddare per almeno mezz’ora e poi usatele per guarnire…
Suggerimenti:
-Buonissime e naturalmente gluten free.
Caramelized hazelnuts (from Fiona Cairns)
for about 30 peeled hazelnuts (mine had the skins … ok, I am not always faithful …)
24 long wood sticks
110 grams of sugar
1 dl of water
Toast the hazelnuts (or in the oven for 5 minutes on high heat in a frying pan). Let them cool and then gently slipped the toothpick in the center of the nut (do not worry, it’s easier than it sounds).
Place the sugar and water in a heavy-bottomed saucepan (I saw one, I wish to have it … if someone wants to buy it to me, because soon there will be an anniversary, it’s not so expensive) on low heat and melt the sugar. To eliminate any residual sugar from the edge, use a wet brush and pass on the pan, so as to remove it.
Then raise the heat and boil without stirring. It must become a beautiful amber color. You will know it is ready when a drop dipping into a bowl of water, will form a hard ball with small cracks. Immediately remove the pan from the heat and dipping it in a bowl with cold water to stop the cooking.
Then dip the nuts into the caramel with the toothpick and wait wires and only then take off from caramel.
Put the toothpicks to drain in a sink, staking them with a heavy thing on (I used a heavy pan with the bowl full of water).
Let cool for at least half an hour and then use them to garnish …
Suggestions:
-Delicious and naturally gluten free

A presto
Stefania Oliveri

GlutenFreeTravelanLiving … e la gastroscopia!

Sono in ritardo, ma ho la giustificazione.
Oggi ho fatto la gastroscopia…
Dopo un’estate (la scorsa) trascorsa a vomitare e un inverno (questo) pure, finalmente ho deciso che forse non potevo più rinviare.
17 anni sono passati da quando ho fatto l’ultima, che mi diagnosticò la celiachia…
Oggi ho fatto la seconda e spero l’ultima della mia vita…
Perché se è vero che ti sedano e che il tubo è molto più piccolo, è pure vero che ho lo stomaco “ad uncino” (testuali parole del medico) e la gastroscopia è durata più di 20 minuti e non i soliti 10 di prassi…
Insomma tutte le specialità, pare, ce li abbia io…
In ogni caso, dopo la mia breve parentesi giustificativa e soprattutto dopo un pomeriggio passato a dormire per l’anestesia, vi voglio annunciare una notizia fantastica:
E’ NATO IL PORTALE DEDICATO ALLA CELIACHIA, fatto da celiaci per tutti!
Lì troverete tutte le risposte, ma sopratutto se avete domande, lì è il luogo giusto per farle!
E ora tutti ad ammirarlo!
… e poi, indovinate chi hanno recensito?

Zuccotto al lemon curd e fragole e grazie Catania

Per adesso non faccio che parlare del mio libro.
Lo so, sto diventando monotematica.
Ma che posso farci se per adesso piovano presentazioni e interviste?
E io non dovrei mettervi al corrente?
Stavolta però vi metto solo qualche foto e vi lascio con poche parole: GRAZIE ELIFLA, GRAZIE AGATA, GRAZIE CATANIA!

Grazie, anche, alla Ditta Senz’Altro
Mi hanno inviato dei prodotti da provare e, a poco a poco, li sto testando. Stavolta è toccato ai savoiardi.
Ho voluto fare una specie di zuccotto, ma un po’ diverso, con quello che avevo nel freezer…
Sì, avete capito ben, nel freezer, perché sia il lemon curd che la meringa italiana si conservano bene anche in freezer per circa tre mesi. 
Così, in men che non si dica, ho fatto un dolce buonissimo… Peccato che non ho avuto tempo di decorarlo esternamente, e quindi la presentazione non è delle migliori (ok, confesso, non c’è nessuna presentazione, è vero!).
Però era tanto buono lo stesso e se riuscite a montare una buona panna fresca con un po’ di zucchero a velo e a decorare con alcune fragole fresche, anche l’occhio, oltre al palato, sarà accontentato.

Simil Zuccotto con lemon curd e fragole
1 confezione di Savoiardi Senzaltro
300 gr di fragole fresche
200 gr di meringa italiana
Bagna all’Alchermes
Lemon Curd

Bagna all’Alchermes
100 gr di acqua 
1 cucchiaio colmo di zucchero 
40 gr di Alchermes.

Rivestite uno stampo da zuccotto con la pellicola e posizionate i biscotti bagnati precedentemente da entrambe le parti nella bagna all’Alchermes (fate sciogliere lo zucchero nell’acqua e poi aggiungete il liquore). 
Mescolate il lemon curd con la meringa italiana con delicatezza e aggiungete le fragole tagliate a pezzi e riempite lo stampo. 
Chiudete con un altro strato di biscotti e mettete in frigo per almeno due ore a riposare.
Al momento di servire, sformate e decorate e vostro piacere. Io ho spolverizzato con un po’ di zucchero a velo, che è stato assorbito alla velocità della luce … 

Suggerimenti:
– questi biscotti sono morbidi e friabili e sono ottimi anche da mangiare così in purezza;
– li trovate in farmacia o nei negozi specializzati nella vendita di prodotti senza glutine.

A presto
Stefania Oliveri

E adesso anche a Catania: Metti un celiaco a cena. Fantasie COOLinarie di una Forno Star!

E dopo Trapani, Palermo e di nuovo Palermo, è arrivata l’ora di andare a Catania!
E così, oggi pomeriggio alle 18,30 aspetto tutti i catanesi (nessuno escluso) e anche chi abita nei dintorni, a venire alla Mondadori di via Umberto.
Prometto che scriverò una dedica personale a tutti! 😉

Un grazie speciale alla mia straordinaria amica… catanese! 😉
A più tardi!
Stefania Oliveri

Patate alla savoiarda e il cimitero… e nuova foto

(Scroll down for English version)

L’estate, forse, sta arrivando e io mi non mi voglio fare trovare impreparata.
Così vado in farmacia a comprare una crema solare per il viso, protezione 50.
La dottoressa mi guarda e mi consiglia di prendere anche le capsule, che contengono betacarotene, per prevenire le macchie.
Commossa da tanta competenza e cortesia, le chiedo se mi consiglia anche una crema colorata per nascondere il viso pallido che mi contraddistingue in estate a fronte di un corpo ben abbronzato.
La dottoressa quindi mi comincia a spiegare che io non ho bisogno di una crema, ma di un siero, perché la crema non riesce ad andare in profondità, a causa delle cellule epiletiali morte che sono sul mio viso e aggiunge:
“lei fa lo scrub?”
Mi sento come se fossi stata scoperta.
In realtà una volta ogni tre mesi ci penso e lo faccio, ma mi vergogno di confessare la mia indolenza, anche perché lei ha il tono di quella che ti dice, “ha una pelle che fa schifo perché lei non fa lo scrub” e preferisco mentire, affermando che non lo faccio mai.
“Bene, si vede!” Appunto! Ho fatto bene a mentire!
Comincio a sentirmi piccola piccola e a niente vale il mio comodo tacco 12…
“Vede, lei ha tutti i pori aperti e questo significa che il suo viso è pieno di queste cellule morte” e rincara “ha strati e strati di cellule morte”.
Le sue parole scatenano nella mia mente una visone apocalittica della mia pelle e un pensiero si concretizza sulla mia bocca “quindi ho un cimitero in viso???”
Ovviamente mi guarda interdetta. 
E ovviamente, io, ho comprato tutto, non volendomi pensare come la succursale delle catacombe a Palermo (e chi c’è stato sa di cosa parlo…).
Quattro prodotti (per la modica cifra di… no, meglio non confessare, che poi il dolce doppio lo legge), che ,però, spero facciano il miracolo di resuscitare ‘sti morti e portarli a nuova vita, e vediamo se la prossima volta mi sento rifare quella domanda!

Un contorno, piatto unico (se si mangia in gran quantità con del pane), facile e veloce, che apprezzeranno anche i vostri pargoli, almeno come i miei che se le sono contese fino all’ultima briciola.
(Ripubblico con nuova foto)

Patate alla savoiarda

1 kg di patate
mezzo litro di latte
una presa di sale
gruviera (io mozzarella)
50 grammi di burro (io olio)

Lavate, sbucciate e tagliate a fette regolari le patate crude e fatele bollire in acqua salata per 10 minuti e scolatele al dente.
Quindi disponetele in una teglia rettangolare precedentemente imburrata (io l’ho oliata) . 
Aggiungete un pizzico di sale, se la gradite una spolverata di pepe nero e noce moscata, coprite con il latte. Tagliate a dadini di circa 1 centimetro la mozzarella e ditribuiteli sulle patate. 
Infornate in forno preriscaldato a 200 gradi per 20 minuti. 
Le patate saranno pronte quando saranno asciutte e di un bel colore dorato. La funzione grill del forno per pochi minuti aiuta a formare la crosticina.
Suggerimenti:
– nessuno di questi ingredienti contiene glutine, quindi è un piatto sicuro per i celiaci.
– è vegetariano.
Savoyard Potatoes
1 kg of potatoes
half a liter of milk
a pinch of salt
Gruyere cheese (or mozzarella)
butter or oil
parsley
Wash, peel and cut into regular slices, raw potatoes and boil in salted water for 10 minutes and drain when they are not at all cooked.
Then arrange them in a roasting pan previously greased (I have oiled).
Add a pinch of salt, if you like a sprinkling of black pepper and nutmeg, cover with milk. Cut into cubes about 1 inch mozzarella and put over the potatoes.
Bake in preheated oven at 200 degrees for 20 minutes.
The potatoes will be ready when they are dry and golden brown. The grill function of the oven, for a few minutes, helps to form a crust.
Cover with the chopped parsley
suggestions:
– None of these ingredients contain gluten, so it’s a dish safe for celiacs.
– It is vegetarian.

“Metti un celiaco a cena. Fantasie COOLinarie di una Forno Star”, l’intervista

“Metti un celiaco a cena. Fantasie COOLinarie di una Forno Star”

Due gambe e due piedi distrutti da tre giorni, alias 72 ore, in piedi.

Due corde vocali finite.
Migliaia di baci che nemmeno al mio matrimonio.
Migliaia di mani strette con calore e affetto.
Milioni di parole.
Centinaia di storie di celiaci (piccoli e grandi) ascoltate con l’afflato che può esserci solo da chi condivide la stessa sorte.
Quarantacinque editori indipendenti conosciuti, tutte persone assolutamente dedite alla cultura.
Centinaia di scrittori conosciuti.
Una presentazione con altre tre persone speciali: Luca Iaccarino, Chiara Chiaramonte e Manuela Zanni.
Un EDITORE speciale, grande, immenso che ha messo su questa splendida kermesse in uno dei posti più belli e sconosciuti della nostra bella città, che ha dato lustro, una volta tanto, in maniera eccezionale alla nostra comunità, rendendo orgogliosi i palermitani e in particolar modo me, credendo con grande sensibilità, al mio progetto.
Una redazione speciale con delle collaboratrici sempre dolci e disponibili, nonostante la immensa stanchezza, che hanno determinato il successo di questa manifestazione.
Una famiglia, di cui tre pargoli e un dolce doppio, mobilitati all’uopo.
Una immensa felicità: LA MIA!Infine anche una intervista (la prima)!

L’intervista di Resa Pubblica, fatta da Manuela Zanni, dopo la presentazione del mio libro “Metti un celiaco a cena. Fantasie COOLinarie di una Forno Star”, Navarra Editore.

 
E ora, su, non fate i timidi e ditemi che ve ne pare… Vi sembro abbastanza emozionata?
… mi devo ancora abituare alla notorietà! 😉

A presto

Stefania Oliveri

L’invito di una Forno Star!

Non sto più nella pelle.
Sono al settimo cielo.
Sabato mattina alle 11, ci sarà la presentazione del mio libro Metti un celiaco a cena. Fantasie COOLinarie di una Forno Star, nientepopòdimenoche all’Istituto di Storia Patria di Palermo (piazza San Domenico) all’interno di una delle manifestazioni più prestigiose “Una Marina di Libri” e con me ci saranno (ri)nientepopòdimenoche Luca Iaccarino e Chiara Chiaramonte.

E la Forno Star in persona firmerà i vostri autografi… e vi offrirà anche degli assaggini fatte con le sue manine!

A presto
Stefania Oliveri

Spaghetti Cacio e Pepe (anarchici) del mio dolce doppio

(Scroll down for English version)
Lunedì mattina.
Due giorni dopo l’accaduto.
Decido di risalire a cavallo sulla bici.
Andare in bici mi rendeva davvero felice.
Mi sentivo libera e felice.
Niente di meglio che una giornata bella di sole, un dolce tepore e il vento fra i capelli…
Sarà di nuovo tutto come prima…
Decido di optare per uno zainetto al posto della borsa.
Metto la mia solita merenda home made (tanto fuori non trovo niente), l’acqua che VOGLIO bere per non mangiare (con scarsi risultati, ammetto), i fazzoletti, il portacolori e i sacchetti della spesa, perché non si sa mai, riesca a passare dal supermercato.
Mi metto in sella.
Ce la faccio… Sì, ce la faccio.
Esco dal garage e corro veloce per arrivare a scuola.
Sento una moto dietro di me.
Il cuore mi sale in gola. 
Il cuore comincia a battere sempre più forte, come se volesse uscirmi dal petto.
La moto rallenta e io sto per svenire. 
Dobbiamo girare a sinistra… mi supera.
Il cuore continua a battermi fortissimo. Meno male, testimonia che sono ancora viva.
Continuo a camminare, cercando di stare tranquilla.
“Sono tranquilla, sono tranquilla, sono tranquilla”…
Arriva un’altra moto.
Di nuovo il cuore in gola…
Insomma, ve la faccio breve, si sono avvicinate e mi hanno superato 15 moto, solo all’andata.
Al ritorno, non volevo più prendere la bici. Ho aspettato, ho tergiversato e alla fine ho ripreso la bici e me ne sono andata a casa… E ho ripreso il Lextonan…
Domani ci ritento… sarò più fortunata…
Nel frattempo mi reputo fortunata, perché il dolce doppio non cucina più solo la domenica e soprattutto non fa più solo il maiale!
Così quando sono rientrata mi ha fatto trovare una pasta cacio e pepe niente male!
Voglio sottolineare però, che siccome io non amo tutto il formaggio e mangio prevalentemente (cioè solo) parmigiano, la sua cacio e pepe è un anarchica…

Pasta cacio e pepe anarchica

Ingredienti per 5 persone:
500 g pasta Nutri Free con grano saraceno
Parmigiano (un bel po’, non mi ha saputo dire quanto)
Pepe nero
sale
acqua di cottura della pasta
Portate a bollore abbondante acqua salata e cuocete gli spaghetti per il tempo scritto nella confezione meno due minuti.
Conservare abbondante acqua di cottura. Scolare gli spaghetti e nella stessa pentola aggiungere l’acqua di cottura (a poco a poco), il parmigiano e il pepe, compensando l’acqua con il parmigiano fino al raggiungimento di una crema.
Vi assicuro, slurposissima!

Anarchist Spaghetti with cheese and pepper
Ingredients for 5 people:
500 g gluten free spaghetti (with buckwheat)
Parmesan cheese (a lot, I am not able to say how much)
black pepper
salt
water from the pasta
Boil salted water and cook the spaghetti as long as written in the box less two minutes.
Keep aside some water of the pasta. Drain spaghetti and add, in the same pan, the cooking water (little by little), Parmesan and pepper, until it becomes a cream.
I assure you, it’s gorgeous!
A presto
Stefania Oliveri