Gelato al parmigiano e chorizo (parmesan ice cream) e questa casa non è un albergo!

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“Questa casa non è un albergo!”

Non ci posso credere, l’ho detto veramente!
E aggiungo che ho anche detto: “devi tornare a mezzanotte, cinque minuti prima sì, un minuto dopo NO!”
E ne ho sciorinate anche altre che, mai e poi mai, avrei pensato di dire ai miei figli… mai… Ma si sa, mai dire mai!
Devo ammettere che, tutto sommato, sono anche contenta del lavoro di mamma che ho svolto finora. I miei pargoli si fanno il letto (più o meno…), apparecchiano, sparecchiano e lavano i piatti, spazzano e mettono i panni sporchi nel cestino apposito (quasi sempre), e mangiano tutto quello che preparo (volenti o nolenti!)
E’ vero, non sono riuscita ancora a far mettere loro le ciabatte, quindi continuo a lavare calzini luridi in inverno e a gridare “LAVATEVI I PIEDI PRIMA DI ANDARE A DORMIRE!” in estate.
E neanche a far capire loro che esiste un luogo dove gli indumenti piegati dovrebbero stare che si chiama “armadio” e non “sedia”…
In ogni caso, finora, ero riuscita a far rispettare le regole di rientro a casa… finora…
Così, per aggirare l’ostacolo, ormai vanno a dormire sempre da qualche amico, i cui genitori concedono orari più flessibili, e la regola del minuto dopo non la conoscono.
Il pargolo n. 2 ad esempio è stato via tre giorni. E’ tornato, è ha dormito due giorni di seguito…
Il pargolo n. 1, torno invece a farsi la doccia, a cambiarsi, a spruzzarsi quintali di profumo del dolce doppio (perché “tutti mi dicono che faccio un odore meraviglioso!”), ogni tanto si prende anche qualche manicaretto al volo e poi esce di nuovo…
L’unico pargolo, il n. 3 che rimane a casa, ormai è stanco di farsi tutti i turni di lavaggio stoviglie…
Così, ieri, mentre il n. 2 dormiva e il n. 3 guardava la tele, il n. 1 è rientrato, ha lasciato l’asciugamani bagnato e un bel po’ di sabbia sul pavimento, si è preparato, si è spruzzato, si è vestito, si è preso il gilet (“sì, amore, portatelo il gilet, stasera ci sarà freddo, visti i 40° di stamani”, “mamma, davvero???” e poi mettendo i neuroni in moto “me lo porto solo perché fa figo”) e mi ha detto “ti prometto che domani sera ceno con voi… però poi esco presto!”
L’epilogo della serata è stato questo messaggio, mandato all’1,30 del mattino: “mamma, ritardo. Sono con una ragazza. Capiscimi. Non pensare male. Sapete a che ora si è ritirato??? Alle 5 del mattino!
Intanto ho chiesto al dolce doppio di rifargli un discorsetto e poi, se è il caso, l’ammazzo!

Con questo caldo e in queste lunghe notti insonni, ho pensato a rendere più freschi i miei piatti. E siccome per adesso si ha poca voglia sia di spignattare che di mangiare mi è venuto in mente di servire dell’ottimo chorizo inviato dalla Joselito, che mi ha fatto un gran piacere conoscere, non solo perché i loro prodotti non contengono né glutine né lattosio, ma soprattutto perché i loro maiali sono dei maiali felici, cioè allevati naturalmente, senza nessuna forzatura, costrizione, in completa libertà, con un’alimentazione del tutto naturale, che ne fa non solo un maiale felice in vita, ma anche una carne sana e prelibata per gli uomini. Per accompagnare questo meraviglioso chorizo (provate per credere, e vi assicuro che se in questo blog mi permetto di segnalare delle aziende è solo perché valgono veramente), con del fresco gelato di parmigiano.

Gelato di parmigiano???
Ebbene sì, gelato di parmigiano salato! E con dei fichi biologicissimi del giardinetto di mia suocera e dei pomodorini pachino super dolci.
Insomma una goduria per il palato anche in questi giorni di afa!




Gelato al parmigiano
100 gr di parmigiano grattugiato
200 gr di panna (fresca, ma va bene anche quella UHT)
sale q.b. (cioè poco poco)
Mettete la panna in una casseruola e riscaldate. Aggiungete il parmigiano e mescolate fino a quando non si sarà completamente sciolto. Assaggiate e salate secondo il vostro gusto.
Quindi versate il composto nei contenitori di silicone per ghiaccio e mettete in freezer.
Quando saranno gelati, mettete in un frullatore (con coperchio) e fate mantecare per alcuni secondi, cioè fino a quando non si sarà ben amalgamato.
Io l’ho servito con il chorizo, il pomodorino tagliato e condito con ottimo olio evo e basilico e dei freschissimi fichi.
Una vera delizia!

Parmesan ice cream
100 grams of grated Parmesan cheese
200 grams of cream (fresh, it’s better)
salt (if need)
Place the cream in a saucepan and heated. Add the Parmesan cheese and stir until it is completely melted. Taste and then salt according to your taste.
Then pour the mixture into containers of silicone ice and place in freezer.
When they are frozen, put them in a blender and then stir for a few seconds, that is, until well blended.
I have served with chorizo​​, tomato dressed with basil and extravergin olive oil, and fresh figs.
Gorgeous!

A presto
Stefania Oliveri

Pasta di ceci con burrata e pomodori e ancora fidanzate

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Il pargolo n. 2 è innamorato e, come tutti gli innamorati, sospira e langue.
Solo che il pargolo n. 2 si innamora, langue e sospira per una ragazzina diversa ogni settimana…
La scorsa settimana, la donzella di turno, nemmeno a dirlo, aveva un nome “esotico“… Sembra che la maledizione dei nomi stranieri mi perseguiti…
Questa settimana, invece, la donzella ha un nome italianissimo! E già sono contenta per questo! Fra l’altro, pare che possa durare anche più di una settimana, perché con lei sta lunghe ore attaccato al telefono e ridono sempre…
Come al solito, ho sbirciato su Facebook (che ci posso fare io se il pargolo mi lascia il collegamento attivo sul mio cellulare???), e la ragazzina mi pare davvero carina, alias non ha l’atteggiamento tipico delle adolescenti di oggi, che si fanno fotografare in posa di piccole veline (un tempo le avremmo chiamate Lolite…)
Oltre alla ragazzina (che però prevedo avrà vita breve), c’è un altro aspetto positivo della cosa: non devo più minacciare il mio secondo pargolo per farlo lavare… Anzi ormai si fa tre docce al giorno, ha consumato un intero flacone di bagnoschiuma e uno di shampoo, un pure un deodorante… E non vi dico quanto profumo, del dolce doppio (quello che costa carissimo) si spruzzi prima di uscire (“amore, poco poco, non preoccuparti…”).
Purtroppo, invece, il pargolo n.1, continua ad avere una spiccata predilezione verso fanciullette dai n nomi esotici… Meno male che, anche lui, si innamori una volta alla settimana!

Pasta di ceci con burrata e pomodorini
Vi racconto questa pasta di ceci che viene nientepopòdimenoche da Genova. Durante il mio soggiorno, passato prevalentemente alla fiera, ho conosciuto tantissimi produttori di cibo divino. Fra questi una burrata che non si riesce a togliere dalla bocca, una volta assaggiata e che provoca grave assuefazione, del Caseificio Olanda di Andria e la pasta di ceci (sì, proprio fatta con la farina di ceci!) Pasta Cecella della Ditta Panissa & Panissa, una pasta che è come la manna, per i celiaci, essendo completamente fatti di farina di ceci.
Dal mio viaggio, il bottino non poteva essere migliore. Così ho pensato di riunire in un’unica pietanza queste due prelibatezze. Non vi posso dire come è andata a ruba a casa mia!

Ingredienti:
500 gr. pasta Cecella
2 confezioni di burrata
4 pomodori freschi ben sodi
olio evo
sale
basilico
La pasta di ceci vuole una cottura minima, non più di 4 minuti. Per questo motivo per prima cosa preparate il pomodoro. Lavate i pomodori, tagliateli e togliete l’acqua di vegetazione, qundi tagliateli a dadini e condite con olio, sale e basilico e lasciate a macerare per una decina di minuti.
Quindi bollite abbastanza acqua salata e tuffate la pasta. In un pentolino, meglio antiaderente, mettete un po’ di acqua di cottura della pasta e la burrata e fate sciogliere per un minuto.
Quindi versate nella stessa padella la pasta scolata, amalgamate e condite con il pomodoro.
Portate in tavola con straccetti di burrata fresca sopra.
Pasta fresca veloce e adatta a tutti, celiaci compresi!

E oggi pomeriggio, alle 17, vi aspetto alla farmacia Caronna di Palermo per la presentazione del mio libro… e qualche cosina in più…

Chickpea pasta with burrata and tomatoes
Ingredients:
500 gr. chickpea pasta Cecella
2 packs of burrata
4 fresh tomatoes 
extra virgin olive oil
salt
basil
The chickpea pasta needs only 4 minutes to be cooked. For this reason, first prepare the tomato. 
Wash the tomatoes, cut and remove the vegetation water. Cut them into cubes and seasoned with olive oil, salt and basil and leave to soak for about ten minutes.
Boil salted water and dipped the pasta. In a saucepan, preferably non-stick, put a bit of water from the pasta and also the burrata cheese and melt for a minute.
Then pour the drained pasta in the same pan, mix and seasoned with tomato.
Season with more strips of fresh burrata above.
A presto 
Stefania Oliveri

Potrei girare un film horror!

Ve lo dico? A me Shining mi fa un baffo!
Se Kubrick fosse venuto a conoscenza della mia storia e avesse visto con i suoi occhi quanto sangue sono riuscita a perdere da 8 cm quadrati di dito, sono certa che avrebbe inserito almeno una scena così anche nel suo famoso film.
Peccato che il tutto sia avvenuto 30 anni dopo e Kubrick riposi in pace già da qualche anno…
Ovviamente la scena si svolge in cucina (altrimenti che FOOD blogger sarei?).
Ovviamente l’attrezzo è un arnese di cucina (ovvio, no?), ed esattamente un minipimer.
Ovviamente sul fuoco ci sono varie pentole, uno con la salsa fresca, uno con la quinoa e il dolce in forno.
Ovviamente sto preparando un NUOVO pesto: menta, bottarga e limone…
Ovviamente, come tutti sanno (persino io), le foglie di menta non si riescono a frullare bene. Restano sempre un po’ filamentose, per cui si abbarbicano al minipimer come fosse edera.
Mi fermo un attimo. Spengo sotto la salsa, scolo la quinoa, controllo la torta.
Riprendo in mano il minipimer e tento un’ultima frullata. Mi arrendo, va bene anche così. Assaggio, il sapore va bene. Sbatto il minipimer sul boccale per far scendere il condimento… Niente. Rimane lì. 
Nel frattempo i pargoli n. 1 e 3 litigano, il 3 mi chiama in aiuto, ma io sono immersa nel trovare la soluzione.
Così, dopo una breve considerazione, decido che l’unico modo per recuperare il condimento è con le mani. 
Diversamente dal solito, non stacco la spina… anche perché io, di solit,o stacco direttamente la parte inferiore… 
E mentre cerco di recuperare il condimento, l’altra mano spinge il bottone ON… 
E’ stato un attimo, ma sufficiente per farmi tre tagli profondi sul polpastrello e vicino all’unghia. 
Poso il minipimer e guardo il mio dito e ciò che vedo è solo sangue. Lo metto subito sotto l’acqua e il sangue scompare. Lo tolgo e di nuovo il sangue esce a fiumi.
Rifaccio diverse volte, ma il sangue non vuole smettere di uscire a frotte.
L’urlo (evidentemente disumano) richiama il dolce doppio e i pargoli, che mi trovano ricoperta di sangue dappertutto e accasciata sul lavello. Sento che sto per svenire e con un filo di voce, mentre mi chiedono cosa sia successo, io continuo a ripetere “sto svenendo”. Anche perché non voglio, oltre ad un dito maciullato, anche qualche altra ferita da caduta di un corpo in carne…
Finalmente mi prendono una sedia, il dolce doppio cerca di fermare il sangue strozzandomi il dito con un fazzoletto, io non sento più nessuna estremità. Mi fanno bere acqua e zucchero e nel frattempo sento il pargolo n. 3 che dice “ma la mamma morirà?” So, che non morirò, ma il dolore è troppo forte e mi sento morire.
Insomma, per farla breve. Al pronto soccorso, dove sono arrivata con le mie gambe, solo dopo aver affidato la cottura della torta al pargolo n.1 (“e mi raccomando vedi con lo stecchino se è pronta”, e lui “e dove li trovo gli stecchini?” -tutto gli devo dire!-) la dottoressa (un angelo, più che altro) che prima apre le ferite e le disinfetta, mi da 9 punti. Lei mi accoglie sorridente e incoraggiante e mentre mi visita continua a dirmi “signora, è stata bravissima, sa quante ne vedo io qui, di incidenti col minipimer? e sono tutti più gravi del suo”. 
Cerca di farmi ridere, di tenermi su. Mi rimprovera di cucinare troppo e mi dice “però la prossima volta deve stare più attenta”. Nel frattempo il dolce doppio spiffera che sono una food blogger (perché mai glielo ha detto?) e che ho perfino scritto un libro di cucina (cioè come fare cattiva pubblicità).
Lei si mette a ridere e afferma: “signora, mi scusi, chissà cosa avrà pensato quando l’ho rimproverata per l’uso sconsiderato del minipimer… ‘sta ragazzina che dà consigli, a me!”
Però io ho troppo dolore per avere ancora un po’ di sana ironia. Ovviamente non il dolce doppio che comincia ad inanellare una serie di battute alle quali la dottoressa ride e regge il gioco, raccontando anche una serie di storie orrorifiche di dita staccate e unghia appena laccate sulle quali, loro, se la ridono molto. 
Il mio senso dell’umorismo, messo a dura prova, cerca di abbozzare un sorriso, ma sento che sto di nuovo per svenire. La dottoressa se ne accorge e mi fa sdraiare, mi tiene le gambe alte e intima al dolce doppio di prendermi qualcosa di dolce al bar.
Il dolce doppio però vuole assicurasi che sia di mio gradimento e comincia ad elencarmi tutta una serie di bibite da prendere, mentre io non riesco più a proferir parola.
La dottoressa lo rimprovera delicatamente dicendogli di sbrigarsi perché “le gambe della signora pesano e io non so fino a quando riesco a reggere” (mi domando se scherzasse o dicesse sul serio…).
Insomma torna con un succo, riesco a berne qualche sorso e nel frattempo loro continuano a parlare di cosa devo fare per i prossimi 10 giorni. Il dolce doppio finisce il succo e la dottoressa, gli fa notare che il succo servisse più a me che a lui.
Insomma, adesso sono col dito fasciato, la torta si è cotta un po’ troppo, ma è stata mangiata, la salsa e la quinoa hanno costituito la riserva di cibo di questi giorni di inabilità e il pargolo n. 1, mi passa la sua piastra ogni giorno, per mettere a posto i miei capelli ribelli.
Pochi giorni prima dell’incidente, invece ero stata a San Vito per l’ennesima presentazione del mio libro.
Inutile raccontarvi della bella cornice del luogo e della tanta gente. Insieme a me c’era anche Chiara con il suo libro e tutte e due abbiamo portato degli assaggi… Ve lo dico? Un furore!
E adesso vi aspetto mercoledì 24, alle 17.00, alla farmacia Caronna (Palermo) per un’altra presentazione e, ovviamente, una meravigliosa degustazione!

A presto
Stefania Oliveri

Un meraviglioso ricordo di Marsala e voglio bere di più!

 Se c’è una cosa che in questi quattro anni e mezzo non avrei mai immaginato è quella di acquisire un bagaglio di conoscenze così approfondite su così tanti cibi.

Ma se c’è una cosa di cui adesso, dopo quattro anni e mezzo di blog, sono certa, è che ho tantissime cose ancora da apprendere su una infinità di cibi.

La bellezza di questa avventura sta proprio in questo, l’entrare in maniera più approfondita nella conoscenza di ciò che fa parte della nostra vita almeno tre volte al giorno (volenti o nolenti).
Lo scorso fine settimana, trascorso a Marsala (TP) per il Marsala Wine, mi ha fatto capire ed apprezzare ciò che finora era del tutto avulso dalla mia dieta. Abbiamo conosciuto una serie di produttori fantastici dediti con amore e passione ai loro prodotti.
Un amore che abbiamo potuto apprezzare
ancora di più nelle Cantine che abbiamo visitato entrando nel mondo magico che trasforma l’uva in vino.
Ma questo week end a Marsala è stato anche altro. Prima di tutto la presentazione nell’enoteca del Bellissimo Palazzo Fici, cornice perfetta per accogliere un pubblico stra interessato al mio libro (cosa che all’ego fa sempre un gran bene!).
Finita la presentazione siamo stati portati nella prima cantina che ho visitato, la cantina Musìta, che oltre ad offrirci un cena con i piatti tipici della nostra tradizione, ci ha fatto assaggiare la sua produzione di vini. Qui, ho avuto la prima folgorazione. Può un vino essere così buono? E possono diversi vini, tutti insieme, così buoni alla stessa maniera? Quasi come sulla via di Damasco, sono stata folgorata e convertita…
Come mai ho perso tutto questo tempo senza bere???
La cornice della cantina, tutta ristrutturata seguendo quella precedente e affinando però le tecniche di conservazione per far sì che il vino conservi intatto tutto il suo sapore, ha fatto da contraltare ad una serata più che piacevole anche perché
passata in compagnia di alcune amiche food blogger Anna Maria, Giulia e Anna. E se già avevo modo di conoscere bene le prime due, non avevo mai avuto la possibilità di approfondire con la terza. Che dirvi? Due anime gemelle! Una esplosione di simpatia, tanto da costringerci alle due a salire nelle nostre camere, visto il fitto programma che ci aspettava l’indomani.
L’indomani mattina, con gli occhi
gonfi, ma felici allo stesso tempo ci siamo rincontrate per una
visita della città insieme ad altri giornalisti del settore, che ci
siamo premurate di scandalizzare con spiegazioni su alcuni cibi
tipici. Ero già stata a Marsala altre volte, ma devo ammettere che
avere una guida che ti spiega con grande amore, tutto quello che
riguarda il luogo, è un’altra cosa.
Subito dopo siamo passati alla Cantina Florio. A parte il fatto che Palermo è legata a doppia mandata a
questa famiglia e che ha tratto tanto beneficio da essa (è vero,
purtroppo, non sfruttata) e che mio figlio aveva appena dedicato la
sua tesina proprio alla storia dei Florio e all’architettura degli
stabili che ci hanno lasciato, io sono proprio di parte perché adoro
il marsala e l’amaro Florio e a casa mia non mancano mai.
Dopo una prima degustazione sensoriale
di tre vini meravigliosi quali il Grecale, il Donna Franca e Terre
Arse (un’esperienza da non perdere assolutamente), ci hanno un pranzo
a base delle tipiche specialità siciliane, da leccarsi i baffi.
Non contenti, la sera ci hanno portati
alla cantina di Donna Fugata, proprietà dei Rallo che mi hanno
stupito per la loro cordialità e simpatia. Anche qui un tripudio di
vini con degustazione orizzontale (stesso vino, di annate diverse) e portate luculliane dello chef Nino Chirco de I Bucanieri. Chef che ha preparato tutto senza glutine anche per me, rendendo possibile
l’assaggio di una delle torte più buon mai mangiate in vita mia: la
caprese con ricotta.
La domenica, dopo una visita doverosa
alle Saline, dove abbiamo avuto modo anche di trascorrere del tempo insieme agli altri ospiti e stringere ancora di più (qualora ce ne fosse bisogno) la nostra amicizia, siamo stati invitati allo show
cooking tenuto dagli chef Emanuele Russo (padrone di casa del ristorante Le Lumie), che ci ha insegnato a fare il cous cous;
Gabriele Li Mandri de Il Gallo e l’Innamorata che ha presentato le
sarde a beccafico e Riccardo Sala di Torre d’Occidente con i suoi
crudi di pesce. Infine abbiamo degustato le loro bontà e, sorpresa
delle sorprese, lo chef Russo mi ha anche servito il pane senza
glutine, di una bontà straordinaria!
Ahimè, io sono dovuta partire subito dopo, ma so che altri due meravigliosi eventi ci aspettavano…
 
Che dirvi?
Ho scoperto che nella mia terra esistono delle eccellenze e che queste eccellenze sono davvero strepitose e che, avendole a portata di mano, le mostrerò a tutti i miei amici, sicura che rimarranno esterrefatti così come lo sono stata io!

 

Alla cantina Musìta
Il pesce del mercato
 

 

Alla cantina Florio
 

 

La libidine di annusare un vino Florio del 1934 
Il Grecale
 

 

Alle Cantine Donna Fugata
 
Con Anna the Nice 

 

Con Claudia Scorza d’arancia, Anna Maria La cucina di qb e Anna the Nice
 
 
Gli chef Gabriele Li Mandri, Riccardo Sala ed Emanuele Russo
 
 
I crudi

 

Il cous cous
 
Il pane senza glutine

 

San Vito dal 9 al 14 luglio

Appena tornata da Marsala per presentare il mio libro e per partecipare ad un fantastico evento che mi ha fatto girare tre cantine favolose, Florio, Rallo e Musita e di cui sono molto orgogliosa (facendo parte della mia terra) e mi ha fatto degustare i vini più buoni della terra (e non sono esagerata), di cui presto vi racconterò ogni cosa, riparto per San Vito (TP) per una nuova presentazione.
Così, chi volesse conoscermi e sapere qualcosa di più, può venire alla presentazione di “Metti un celiaco a cena. Fantasie COOLinarie di una FornoStarmartedì 9 luglio alle 20 per la quinta edizione dal 9 al 14 luglio 2013 di SiciliAmbiente, festival internazionale di documentari, di corti e animazioni legati ai temi ambientali e della sostenibilità, in cui Navarra Editore presenterà i suoi libri.
A presto
Stefania Oliveri

Insalata di pasta estiva e un’altra presentazione a Marsala!

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Da venerdì a domenica sarò a Marsala per il Wine Festival (andate a vedere il programma), una manifestazione enogastronomica volta a far
assaggiare le specialità del territorio.
Ovviamente non vi sarà difficile
credere quanto io sia orgogliosa di questa manifestazione che si
terrà proprio nella mia terra.
E, meraviglia delle meraviglie, venerdì
alle 19 ci sarà anche la presentazione del mio libro, Metti un celiaco a cena. Fantasie COOLinarie di una Forno Star, NavarraEditore, all’Enoteca Comunale, Palazzo Fici, via XI maggio.
La cornice è bellissima e già solo il
fatto di vedere un luogo così, vale la visita. Marsala, poi, è una
cittadina davvero incantevole, fervente di iniziative, quindi, amici marsalesi e limitrofi, che ne dite di venirci a trovare?
La ricetta di oggi invece è un inno all’estate che, pare, sia iniziata.
Quindi, adesso che l’estate è arrivata con un
bel caldo, ho voluto sperimentare un’insalata di pasta.
Non vi nascondo, che avevo davvero
paura di provarla, perché la cottura delle paste senza glutine non è
la cosa più semplice del mondo. Basta un secondo in più perché si
scuocia inesorabilmente e si riduca in una pappetta immangiabile.
Ho
usato la pasta NutriFree, scendendola bene al dente per paura che, il
calore della pasta, potesse far continuare la cottura e rovinare il
risultato finale, facendo spezzare la pasta, rendendola davvero
brutta da vedere e da mangiare.
Invece è rimasta al dentissimo (le
malelingue hanno detto “croccante”, ma non è vero), con la
consapevolezza che la prossima volta posso aspettare ancora un minuto prima di scolarla per essere perfetta!
Insalata di pasta estiva
per 5 o 6 persone:
500 gr di pasta (io ho usato le penne
della Nutrifree)
1 melanzana lunga e viola
3 zucchine genovesi
300 gr di pomodorini
una manciata di mandorle spellate
olio evo
sale
menta fresca
Lavate e togliete le estremità alla
melanzana e alle zucchine. Quindi tagliatele a fette larghe un
centimetro e poi a strisce e poi a cubetti. Cospargete la melanzana
di sale e lasciatele a riposare per almeno mezzora. Quindi
sciacquatele bene e asciugatele. Quindi, fate scaldare dell’olio in
una larga padella e cominciate a soffriggere i tocchetti di melanzane
a poco a poco, e poi le zucchine.
Nel frattempo sciacquate i pomodorini,
e tagliateli in quarti, togliendo l’acqua di vegetazione e i semini.
Salate e oliate e condite con menta lavata e tagliata a striscioline.
Mettete a macerare, insieme ai
pomodorini, anche le melanzane e le zucchine.
In un padellino fate tostare le
mandorle e poi tritatele grossolanamente.
Cuocete la pasta in abbondante acqua
salata. Scolatela e lasciatela raffreddare, irrorandola con
dell’olio. Appena sarà a temperatura ambiente mescolate anche gli
altri ingredienti e condite con le mandorle e ciuffetti di menta.

Summer Pasta Salad
for 5 or 6 persons:
500 grams of pasta
1 long and purple eggplant
3 zucchini Genoese
300 grams of cherry tomatoes
a handful of blanched almonds
extra virgin olive oil
salt
fresh mint
Wash and remove the ends of the eggplant and zucchini. Then cut them into cubes. Sprinkle the eggplant with salt and leave to rest for at least half an hour. Then rinse well and dry. Heat the oil in a large pan and fry the cubes of eggplant, little by little, and then the zucchini.
Meanwhile, rinse the tomatoes and cut them into quarters, removing the vegetation water and seeds. Salted, oiled and seasoned with mint, cut into strips.
Marinate with tomatoes, even the aubergines and courgettes.
In a small pan, toast the almonds and then chop coarsely.
Cook the pasta in salted water. Drain and let cool. Mix with oil. You will just stir at room temperature the other ingredients and flavored with almonds and mint.

A presto
Stefania Oliveri

Nuggets di pollo per la notte prima degli esami

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5 giorni prima degli esami, mattina.
Pargolo: “mamma, per gli orali mi
voglio mettere la camicia bianca e i jeans, va bene?” (domanda
retorica, perché se quello ha deciso quello si mette anche se gli
urlassi NO!)
mamma: “ok”
Pargolo: “me la lavi la camicia?”
(anch questa domanda retorica, in realtà vuole solo dire “LAVAMI
LA CAMICIA)
Mamma: “Ok”
5 giorni prima degli esami, pomeriggio.
Mamma: “la tua camicia non è a
lavare, me la dai, così te la lavo?”
Pargolo: “ma sì che è a lavare, nel
mio armadio non c’è! Non è che è ancora da stirare?” (domanda
retorica per dire “uffa, non fai mai le cose in tempo!!!”)
Mamma: “ora guardo” (ma sono certa
che non ci sia…) “no, non c’è, guarda bene nel tuo armadio, sarà
ben riposta e non la vedi” (ossia, “chissà dove l’hai buttata
accartocciata e non la vedi!”)
Pargolo: “no, non c’è proprio!”
trionfante. “Non è che l’hai posata nell’armadio dei miei
fratelli?” (alias “mamma sei fatta vecchia!”)
Mamma, titubante (so di essere fatta
vecchia per davvero): “guarda!”
Pargolo, dopo qualche minuto: “non
c’è!”
Mamma: “ora controllo io” (alias,
smonto gli armadi, metto a posto il marasma e la trovo!)
4 giorni prima dell’esame, dopo molte
ore a sistemare gli armadi dei pargoli.
Mamma: “la tua camicia non è da
nessuna parte, sei sicuro di non averla prestata a qualcuno?”
Pargolo: “ma noooooo, me la volevo
mettere per gli esami!” (alias “ma sei tutta scema?”)
Mamma: “in questa casa non c’è,
guarda a casa a Palermo nel tuo armadio”.
Pargolo: “no, mamma, lì non c’è di
sicuro. L’ho portata a Mondello, perché volevo metterla per gli
esami”.
Mamma: “visto che oggi pomeriggio vai
a Palermo, vai a controllare!”
4 giorni prima dell’esame, sera.
Pargolo: “a casa, a Palermo, non
c’è!”
Mamma: “hai controllato bene? Anche
fra la biancheria sporca?”
Pargolo: “ma certo!”
3 gironi prima degli esami, mattina,
dopo aver ricontrollato tutti gli armadi e i cassetti, la biancheria
sporca, il cestino di quella pulita, in frigo e anche nella dispensa,
e la camicia non si trova.
Mamma: “Sicuramente la camicia è a
casa a Palermo e tu non hai controllato bene. Oggi vai e controlla!”
Pargolo: “ma tanto non c’è, quindi
cerca qui, bene tu!”
2 giorni prima degli esami.
Mamma: “hai controllato bene a
Palermo?”
Pargolo: “certo che sì e non c’è!”
… mumble, mumble…
1 giorno prima degli esami, tardo
pomeriggio, dopo aver ascoltato pargolo e amico del pargolo ripetere,
aver cucinato per i due nervosi della situazione, rimesso a posto,
essere andata a Palermo per incontrare varie persone per il libro,
vado a casa a cercare la camicia bianca.
Ovviamente la trovo nel cesto della
biancheria sporca che da giorni chiedevo mi fosse portata per lavare
i panni a Mondello…
La porto a Mondello e trionfante
annuncio di averla trovata proprio dove avevo sospettato che fosse.
Il pargolo stressato mi chiede di
lavarla e la mamma intenerita dal grande salto del figlio, lo
accontenta.
La lavo, l’asciugo col phon e a
mezzanotte e un quarto, vinta dal sonno, vado a dormire.
Mattina prima degli esami, ore 6,00 in
punto, suona la sveglia.
Come uno zombie mi alzo, prendo lo
stiratore, il ferro e comincio a stirare la camicia.
Arriva il pargolo e mi chiede: “ e i
jeans dove sono????”
Alla domanda sono preparata: “sono
lavati e stirati!”
Pargolo: “no, non sono nel mio
armadio!”
Mamma: “guarda in quello dei tuoi
fratelli…” e mentre lui si avvia, scappo a guardare nella cesta
della roba da stirare.
NIENTE!
Perdindirindina!
Corro fuori per vedere se sono ancora
stesi e prego che siano asciutti…
Ok, li ho trovati, sono asciutti.
Li stiro e li consegno al pargolo, che
adesso è tutto lindo e stirato, senza l’orecchino al lobo (“che fa
tanto musicista rap e se la commissione non apprezza il genere, sono
fregato” -non è proprio il termine che ha usato, ma è per rendere
l’idea-) ben pettinato e sorridente, pronto ad andare…
Mi vengono quasi le lacrime agli
occhi… si è concluso un altro periodo della sua vita e adesso sta
crescendo…. “MAMMAAAAAAAAAAAAA” un grido si eleva al di là del
cancelletto.
Corro spaventata. “Che è successo?”
Pargolo. “Ti sei dimenticata di darmi
i soldi per la colazione…”, “già…” penso io, “… e un
bacio prima di andarmene!”
Forse non cresceranno mai!
P.s. SICURAMENTE non crescono mai!
E per i miei pargoli cucciolosi, con
del pollo avanzato ho fatto delle polpette di pollo riciclate. Le ho
chiamate nuggets, così loro le hanno mangiate più volentieri,
perché d’altro canto si sa, i nomi “esotici” hanno sempre il
loro perché!
Nuggets riciclati
(ricetta senza dosi, nata a caso per
far mangiare il pollo avanzato)
Pollo arrosto avanzato, spellato e
dissossato
ricotta (anche di mucca)
1 uovo
un po’ di senape di Digione
un po’ di scalogno
sale, curry e paprika (o le spezie che
preferite)
pangrattato di mais
Mettere in un frullatore tutti gli
ingredienti e tritate. Quindi formate delle palline e passatele nel
pangrattato. Mettete in forno a 180°, in una teglia coperta con un
foglio di carta forno, fino a doratura.
Servite con salse e verdure.
Recycled Nuggets
(without prescription doses, born at random to eat advanced chicken)
Advanced roast chicken, skinned and boned
cottage cheese
1 egg
a bit of Dijon mustard
a bit of shallot
salt, curry and paprika (or spices of your choice)
breadcrumbs corn
Put all ingredients in a blender and chop. Then roll into balls and coat in breadcrumbs. Bake at 180 °, in a pan covered with a sheet of parchment paper, until golden brown.
Serve with sauces and vegetables.

A presto
Stefania Oliveri