Muffins SENZA and COOK DIFFERENT!

È normale vedere delle persone con gli occhiali.
Se non ci vedono bene è normale che li portino.
Così come è normale, vedere qualcuno con l’apparecchio ai denti, con le stampelle, col tutore…
Poi ci sono persone che hanno problemi che non si vedono.
Almeno non fino a quando non ci vai a mangiare.
E lì scopri un mondo che non avevi mai immaginato.
C’è chi come me è celiaco, ma c’è chi è intollerante al latte, chi è diabetico, chi allergico a questo o a quell’altro.
Spesso però non sembra normale cucinare per persone che hanno dei problemi con il cibo e io ne so qualche cosa, per esperienza personale.
Poi ci sono persone come Patty e come Pamirilla che invece sono persone sensibili e che si occupano in un modo o nell’altro di persone come noi.
Nessuno si sognerebbe mai di togliere gli occhiali a chi non vede, né le stampelle a chi non riesce a camminare. Siamo tutti d’accordo nell’abbattere le barriere architettoniche così che i paraplegici possano essere autonomi. E sarebbe segno di grande civiltà imparare a cucinare in maniera diversa affinché chi ha problemi con il cibo possa avere una vita sociale normale.
Così il mio motto adesso è COOK DIFFERENT, tanto è buono per tutti!

Questi muffins nascono proprio per il contest di Patty È buono, È senza, in collaborazione con Cose dell’altro pane.
Ho voluto farli senza glutine (e questa non è una novità) e senza zucchero (raffinato, che fa male a tutti!) e ho voluto sostituire il burro con l’olio d’oliva che è un grasso salutare e se si sostituisce anche il latte, con quello di riso o di mandorle, diventa anche adatto agli intolleranti ai latticini. Al posto del lievito, a cui tanti sono allergici, ho usato il bicarbonato e per aromatizzarli usate quello che più vi aggrada, soprattutto ciò a cui non siete allergici o intolleranti. Io li ho “conditi” con gocce di cioccolato per il pargolo n. 3, perché se c’è il cioccolato mangia qualsiasi cosa, e per me con l’uvetta perché preferisco il dolce della frutta. Ma sono sostituibili con qualsiasi cosa vogliate.
Infine ho spolverizzato con zucchero a velo (ma fate attenzione che sia consentito ai celiaci), ma solo per estetica, perché non inficia né migliora il sapore dei nostri muffins.

Muffins SENZA … ma buonissimi
per 12 tortine
180 g di farina così divisi: 90 g farina di riso sottilissima, 45 g farina di grano saraceno, 45 g farina di tapioca
130 g di sciroppo di mele
20 sciroppo di miglio
85 ml di olio extra vergine d’oliva con un sapore neutro come quello genovese
125 ml di latte parzialmente scremato (sostituibile con latte di mandorle non zuccherato)
2 uova codice 0 (cioè bio)
1 cucchiaino da caffè di bicarbonato
gocce di cioccolato, uvetta o altra frutta a scelta a piacere

L’esecuzione è di una semplicità spaventosa.
Dovete mettere tutti gli ingredienti insieme e mescolarli fino a quando non saranno ben amalgamati fra di loro (ci vorranno al massimo 2 minuti).
Quindi mettete i pirottini dentro lo stampo da muffins e con l’aiuto dello strumento per fare le palline di gelato, mettete un cucchiaio e mezzo in ogni pirottino.
Decorate con ciò che più vi piace, goccino di cioccolato, cranberries, uvetta bionda, o qualsiasi frutta tagliata a cubetti.
Infornate in forno già preriscaldato a 180°C per 15/20 minuti in forno statico (il mio è ventilato e 15 minuti sono stati sufficienti). La prova stecchino è quella che vi dirà se è i muffins sono cotti.

Suggerimenti:
– la farina di tapioca dona particolare morbidezza agli impasti, ma, fra i cereali, è quello che presenta più amido e quindi maggiori calorie;
– viene però bilanciato dal grano saraceno che è ricco di proteine vegetali e vitamine gruppo B, e sali minerali come potassio, calcio, rame e magnesio.

Con questa ricetta partecipo al contest di Patty Andante con Gusto È buono, è senza in collaborazione con Cose dell’altro pane



e al 100% Gluten Free (Fri)Day

Muffins “WITHOUT” … but yummy
for 12 cupcakes
180 g of flour so divided : 90 g thin rice flour, 45 gbuckwheat flour , 45 g tapioca flour
130 ml of apple syrup
20 ml mile syrup
85 ml of extra virgin olive oil with a neutral taste like the Genoese
125 ml milk (can be replaced with unsweetened almond milk )
2 eggs code 0 ( ie bio)
1 teaspoon of baking soda
chocolate chips , raisins or whatever you like
The execution is really simple.
You have to put all the ingredients together and mix until they are well blended (almost 2 minutes).
Then put the cups in the muffin mold and fill them for 2/3 .
Decorate with what you like, drops of chocolate, cranberries , raisins blonde , or any fruit cut into cubes.
Bake in preheated oven at 180 ° C for 15 /20 minutes. The toothpick test is the one that will tell you if the muffins are ready.

Se volete sostenere la Samot Onlus, leggete questo post e poi cliccate su questa pagina facebook e fatela conoscere …

A presto
Stefania Oliveri

Sformato di pane ai semi di sesamo e lino

Ok, siamo al periodo delle pagelle e, mai come quest’anno, ringrazio Dio che uno sia fuori dalla scuola.
Il pargolo n. 2 invece rimane fedele al suo standard… cioè pagella da schedina.
Ovviamente, a sentir lui, i voti sono sbagliati e in realtà non era 3 quel 3, ma 4! Perché 4 è più vicino a 5 e quindi è “quasi la sufficienza”, 3 invece no…
“Ma come 3??? Ma se ho preso 7 e mezzo nel compito!!!” Si ostina a ripetere.
“E gli altri 4???” rintuzzo io.
“Beh, quelli è facili recuperarli, praticamente è un 6”
“Ma non sei al liceo scientifico e i numeri dovresti conoscerli bene? Un 4 non è quasi un 6. Un 4 è un 4!”
“Proprio perché vado allo scientifico, posso assicurarti che il 4 è quasi un 6, io faccio ‘algebra e geometria analitica’ ” come se mi avesse detto, IOSONOILVEROVERBODELLAMATEMATICA!
“Ma quest’anno non hai nemmeno 10 in educazione fisica, che ti fa alzare la media”, ribatto visto la pregressa giustificazione.
“Certo, mi hai detto che il 10 in educazione fisica non aveva valore e ho voluto seguire ciò che mi hai detto”
Perfetto, ora è anche colpa mia che la sua media sia precipitata!
In ogni caso le punizioni sono scattate, gli abbiamo tagliato tutto… testa a parte… ancora!

Questo sformato nasce in una sera in cui non avevo niente e non avevo voglia di fare fatica. Così, ho tagliato un baguette a fettine e ho improvvisato una cenetta coi fiocchi… almeno così mi ha detto il pargolo n. 3!

Sformato di pane ai semi
1 baguette di sesamo e lino Panito
dadini di pancetta affumicata (per me invece cimate di cavolfiore lessati)
mozzarella
1 uovo
sale
Tagliate la baguette a fettine sottile.
Sbattete un uovo con il sale e immergete le fette di pane.
Tagliate la mozzarella a fettine.
Disponete uno strato di pane su una pirofila, coprite con la mozzarella e i dadini di pancetta e poi coprite con un altro stato di pane.
Mettete in forno a 180°C per circa 15 minuti.

A presto
Stefania Oliveri

La farinata e ho riflettuto sulla vita…

Conoscete il dott. Spinsanti?
Io no, fino a qualche giorno fa.
Medico e uno dei fondatori della medicina palliativa in Italia.
Dove palliativa non significa inutile, perché non c’è più niente da fare, ma significa dignitosa!
Ho partecipato ad una conferenza interessante sul “saper vivere fino alla fine”.
Cosa significa? Significa che ognuno di noi dovrebbe avere il diritto di scegliere per la vita e per la morte.
Spesso abbiamo la possibilità di farlo, ma più spesso non ce l’abbiamo. Sono gli altri che decidono per noi.
E i motivi sono tanti…
Mi sono interrogata su questo, sull’accanimento terapeutico dei familiari.
E mi sono data le mie risposte.
L’esperienza della morte non l’ho ancora provata di persona, altrimenti non sarei qui a raccontarvela. Ma l’esperienza di perdere qualcuno, a cui si vuole molto bene, ce l’ho e, purtroppo, più di una.
E ogni volta, la paura della perdita è stata talmente forte da farmi pensare che anche un respiro in più sarebbe stato meglio che niente. Ma non so se per i miei cari fosse lo stesso.
In ogni caso ricordo perfettamente che ogni volta che è arrivata la notizia,  io non l’avrei voluta sentire.
Mio cugino aveva solo 18 anni quando è morto e a 16 si è ammalato. Per due anni di seguito, senza un attimo di sosta, sono andata e venuta dall’ospedale, perché volevo godermi ogni suo istante e perché volevo fargli sentire il mio affetto.
Abbiamo passato gli ultimi due anni della sua vita sempre insieme.
Fino a quando non è partito per Genova per avere il trapianto.
A quel punto sembrava che la remissione fosse certa e così accettai di partire anche io, per l’Olanda per fare l’Erasmus.
E chiedevo di lui ad ogni telefonata.
Pochi giorni prima di ritornare, però, ebbi la netta sensazione che il filo si fosse spezzato, sebbene mia madre mi rassicurasse.
Tornai 10 giorni dopo la sua morte, di sera, ma io non chiesi di lui, per la prima volta.
Non chiesi nemmeno la mattina dopo. Io, lo sapevo già, in fondo al cuore.
Ma non sapere mi dava l’illusione che non fosse successo niente.
Ricordo ancora che mia madre si avvicinò alla porta della mia stanza mentre disfacevo i bagagli e mi guardò senza dire niente.
Capì subito cosa voleva dirmi, ma io non volevo saperlo, solo quello mi dava l’illusione che fosse tutto a posto.
Scoppiammo a piangere tutte e due e per un tempo infinito, fui devastata.
Pensando a quel forte dolore (e anche agli altri che ho subito), capisco la volontà di non voler lasciare andare i propri cari…
Ma ricordo anche le grida di mio cugino all’ennesimo supplizio che gli praticavano.
Non so, se assistendo ai suoi ultimi giorni, quando ormai si sapeva che non c’erano più speranze, e lui diventò anche cieco, se il suo profondo dolore e il mio profondo amore, si sarebbero incontrati e, per l’affetto che nutrivo per lui, l’avrei lasciato andare…
Non lo so…
So solo che mi manca tutt’ora, così come tutti gli altri.
 
Il mio libro sostiene la Samot Onlus, un’associazione che si occupa di malati terminali, come mio cugino, e delle loro famiglie, per affrontare il dolore della perdita.
 
E adesso vi propongo una ricette vista da Un’arbanella di basilico vincitrice di The Recipe-tionist. La ricetta che ho scelto è molto semplice, ma altrettanto buona ed una ricetta tipica della sua regione. L’ho scelta proprio per questo, per renderle omaggio e perché è una ricetta naturalmente senza glutine: la farinata
 

 

 
Farinata

500 g di farina di ceci
1 bicchiere di olio extravergine d’oliva
sale 
pepe
rosmarinoDiluite la farina di ceci con 1,5 litri di acqua e mescolate bene per sciogliere i grumi. Fate riposare per 3-4 ore. Se necessario, schiumate.
Mettete 1 bicchiere di olio nel composto e mescolate. Ungete una teglia e versatevi l’impasto per un’altezza massima di 1/2 centimetro. Infornate a 200° fino a che si formerà una crostina dorata.

Carla Emilia ci avverte che nel forno di casa non viene bene come nel forno a legna, e io ho aggiunto il rosmarino così come suggerito anche nel suo post, ma devo dire che il risultato non è stato niente male e i pargoli sono stati ben contenti e adesso me la chiedono sempre!

Se vi va di sostenere la Samot Onlus, vi chiedo di cliccare MI PIACE sulla pagina facebook del mio libro “Metti un celiaco a cena. Fantasie COOLinarie di una Fornostar” così che tante persone possano conoscerlo e acquistarlo e sostenere anche loro la Samot Onlus.

di Stefania Oliveri

Con questa ricetta partecipo a The recipe-tionist di febbraio

 
 
 
 
 
 
 
“Farinata”
500 g of chickpea flour 
1 cup of extra virgin olive oil 
salt 
pepper 
rosemary 
 
Dilute the chickpea flour with 1.5 liters of water and stir well to dissolve the clots. Let stand for 3-4 hours. If necessary, skim. 
Put 1 cup of olive oil into the mixture and stir. Grease a baking dish and pour the mixture to a maximum height of 1/2 inch. Bake at 200 degrees until they form a golden crust.

A presto

Stefania Oliveri

Un noir, un ispettore: Marineide

Conoscete Ioan Viborg?
No, non è uno chef.
Non è nemmeno un uomo normale, sia inteso, ma se così fosse, non avrebbe potuto scrivere nemmeno i gialli che ha scritto!
È in carcere, è danese e fa reperire i suoi manoscritti nelle maniere più mirabolanti al suo editore, che grazie a Dio, ce le sta consegnando.
Stavolta, dalla sua cella danese, fa arrivare il suo manoscritto, racchiuso dentro gli ovetti gialli del cioccolato più famoso, che fa ingoiare ai suoi amici detenuti e scarcerati… e vi lascio immaginare come l’editore viene in possesso dello scritto e qual è l’unico costo che deve pagare…
L’ultima storia, si intitola “Marineide. Il papiro di Teossena“.
E Marineo è il nome dell’Ispettore, che ama mangiare il buon cibo.
E a Castropietro (in provincia di Palermo) si svolge la scena.
Insomma, potevo io non amarlo?
La prosa è scorrevole, il linguaggio risente del regionalismo (per intenderci alla Montalbano), ma è più colloquiale e veloce, il ritmo è serrato e si ride, si ride tanto.
Il protagonista potrebbe essere mio marito, tanto si somigliano, e si respira il nostro mondo. Si sente, si vive e si assapora, in tutto e per tutto, il modo di fare, di dire e di concepire il mondo, dei siciliani.
Ma è un thriller strano, diverso.
Così, come strani e diversi sono tutti i romanzi della serie.
Una diversità, ad esempio, consiste nel finale… sempre uguale.
Ma una genialità vera e propria, a mio parere, sono le pubblicità inserite all’interno del libro, una specie di intervallo di lettura. Pubblicità esilaranti che giocano molto sul doppio senso.
La storia di questo ultimo lavoro, racconta la scoperta di un papiro ripescato nel mare della Sicilia, nel quale viene svelato un luogo di culto degli antichi Egizi. Quindi gli Egizi arrivarono anche loro in Sicilia? 
L’ispettore Marineo avrà il compito di difendere il prezioso documento, soprattutto perché un losco individuo vuole impadronirsene a tutti i costi per arrivare per primo al tesoro.
Ed ecco la partita più bella che si giocherà, senza esclusione di colpi, fra i due in cui l’azione cambia sempre senza esclusione di colpi di scena, sotterfugi e trappole.
A tutto questo si aggiunge fra l’altro la scoperta di un “tesoro” di inenarrabile bellezza… ma non vi racconto altro. Andate a scoprire voi il resto.
Insomma, ve lo consiglio, è un “noir da leggere tutto in un fiato”!

A presto
Stefania Oliveri

Strudel alla ricotta e pere con salsa al Marsala e due mani (e non solo) prestate!

Stavolta ho voluto fare di testa mia.

E ho voluto adattare la versione glutinosa di Mari e ho fatto la pasta matta senza glutine, seguendo la sua ricetta, adattandola alle farine senza glutine.

Ho scelto due farine dietoterapie che mi danno grande soddisfazione, ho aggiunto un po’ di liquidi in più e il gioco è fatto… Cioè sarebbe stato fatto se avessi avuto due mani disponibili, anziché una…
E però, mi rendo conto, che ho anche delle amiche meravigliose, che nel momento del bisogno ci sono sempre state. Presto vi racconterò le mirabolanti imprese di queste donne stupende. Oggi vi racconto la storia di Fina.
Appena ho lanciato l’S.O.S. nell’etere, lei, subito mi ha risposto all’appello.
Così lunedì mattina, nonostante io avessi anche qualche linea di febbre e un mal di testa da morire e con una temperatura esterna che sfiorava i 25°C, la mitica Fina è venuta a casa mia per aiutarmi a stendere l’impasto dello strudel.
Cioè, sfidando i bacilli, la mia rintronaggine e preferendo venire a lavorare, anziché recarsi in quel di Mondello a prendersi un po’ di sole, di aria e di salsedine, ha preferito aiutarmi. Se non è amicizia questa, ditemi voi qual è…
Volevo farle trovare l’impasto già pronto, ma il mio dolce doppio aveva provveduto a mettere al “suo” posto il gancio a foglia della planetaria, in un posto che ha deciso senza neanche avvertirmi. 
Mi trova, così, infuriata come una iena leggermente sconvolta per la ricerca, di mezz’ora, senza nessun esito positivo e, calma e lucida, come io non ero, mi propone di fare l’impasto a mano. 
Così, senza nessuna esitazione mette le mani in pasta e mi sforna una pagnottina perfetta.

Con destrezza poi mi stende l’impasto, non senza notare che effettivamente l’impasto col glutine si stende con più facilità e soprattutto non si spezza e si rompe con la stessa facilità, sbuccia le pere, riempie il rotolo, lo avvolge, lo spennella, lo mette in forno, controlla anche la cottura e se ne va.

Cioè, dopo tutta la fatica, e aver indossato il grembiule col pipillo, non l’ha nemmeno assaggiato… 
Per cui, se per caso, la mia idea di strudel vi dovesse piacere, sappiate che la vera vincitrice è lei, che ha fatto tutta la fatica, senza nemmeno la ricompensa dell’assaggio!
Non merita la vittoria? 😉

Strudel alla ricotta e pere con salsa al Marsala
Ingredienti 
per la sfoglia
(150 g di farina 00) convertite da me in 
100 g farina di farina per pizza NutriFree
50 g di farina Fibrepan per pane e pizza
120 ml di acqua (20 ml in più rispetto alla versione glutinosa)
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
1 pizzico di sale
per il ripieno
300 g di ricotta di pecora (possibilmente ben scolata)
100 g di zucchero semolato
2 pere Abate (bio)
50 g di uvetta bionda
50 g di noci
3 fette di panbrioche della Schaer
marsala
per la salsa
100 g di panna fresca
30 g di marsala
2 cucchiaini da tè di zucchero a velo
2 g di maizena
una noce di burro
Preparate l’impasto per la sfoglia.
Scaldate l’acqua, deve essere abbastanza calda ma non bollente. Mettete le farine in un recipiente, aggiungete il sale e l’olio e versate a mano a mano l’acqua calda mescolando. Quando la farina avrà assorbito tutta l’acqua, togliete l’impasto dal recipiente e cominciate a lavorarlo con le mani su una spianatoia per un paio di minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, quasi appiccicoso ma che comunque non resta attaccato alla spianatoia o alle dita. Mettete l’impasto a riposare, coperto da un panno umido o da una pellicola, per circa mezz’ora. Nel frattempo accendete il forno e portatelo alla temperatura di 180°C, modalità statica (il mio forno ha solo la modalità ventilata, per cui ho l’ho messo a 170°C)
Preparate il ripieno
Fate scolare bene la ricotta per almeno un giorno (la mia era freschissima, appena fatta e un giorno è stato pochino) e poi conditela con lo zucchero e mescolatela bene.
Lavate l’uvetta e poi mettetela a bagno con del Marsala. 
Tritate le noci.
Sbucciate le pere, lavate, e tagliatetele a tocchetti.
Scolate l’uvetta e riunite tutti gli ingredienti in una ciotola e mescolate bene.

Stendete il ripieno dentro la sfoglia e arrotolate gentilmente e poi pizzicate i bordi.
Quindi spennellate con abbondante burro, precedentemente fatto sciogliere al microonde per circa 1 minuto o 2 a 450 W.

Fate cuocere per 30/40 minuti, ma guardatelo a vista.


Preparate la salsa
Mettete in un pentolino il marsala e la maizena e mescolate fino a quando non si sarà sciolta del tutto.
Mettete sul fuoco e fate cuocere brevemente senza mai staccare gli occhi dal pentolino. Togliete dal fuoco prima che il marsala si addensi e mettete la noce di burro e fate sciogliere.
Aggiungete la panna e lo zucchero a velo e amalgamate bene.
La salsa così sarà pronta. Servitela sullo strudel con abbondanza e non ve ne pentirete.

Considerazioni:
– l’impasto è venuto perfetto! Vi sembro poco obiettiva? Forse, ma quando una cosa viene bene, bisogna ammetterlo, punto;
– so che la sfida, non è sull’impasto, perché quello di Mari è perfetto, ma senza glutine, si deve sempre sperimentare, e per me la vera sfida è stata proprio questa;
– il ripieno, comunque, era davvero buonissimo e non ha fatto rimpiangere quello con le mele che i miei pargoli adorano;
– lo strudel è buono anche senza la salsa, ma questa dà una sferzata (un po’ alcolica), davvero eccezionale;
– l’idea è nata, sempre grazie a Fina, che mi aveva fregato l’idea di fare uno strudel cassata. Così spremendo le meningi, ho cominciato a pensare alla ricotta (che volevo assolutamente usare) e mi è venuta in mente la torta buonissima di Sal De Riso. Quando però ho ammollato l’uvetta nel Marsala, ho anche capito che quello poteva essere il giusto coronamento per questo strudel;
– la prossima volta, penso che non aggiungerò alla salsa la maizena (sebbene poca), perché così il marsala si può cuocere un po’ di più, senza il pericolo che si addensi.

Infine, ma non ultimo, un ringraziamento enorme alla mia carissima amica Fina, L’Avvocato nel fornetto, perché ha reso possibile e ha proprio realizzato la mia idea. Senza di lei, non ci sarebbe stato questo strudel, questa sfida superata e soprattutto quei due chili presi (senza nemmeno dividerceli) tutti io, sul giro vita!

E con questa ricetta partecipo alla sfida dell’MTC

e al 100% Gluten Free (Fri)Day

Strudel with ricotta cheese and pears, with Marsala sauce
ingredients
for the pastry
(150 g flour 00) or
100 g flour for pizza Nutrifree
50 g of flour for bread and pizza Fibrepan
120 ml of water (20 ml more than the version with gluten)
1 tablespoon extra virgin olive oil
1 pinch of salt
For the filling
300 g ricotta (preferably well drained)
100 g of caster sugar
2 pears Abate ( bio)
50 g blonde raisins
50 g nuts
3 slices of gluten free and sweet bread
marsala
for the sauce
100 g of fresh cream
30 g of marsala
2 teaspoons powdered sugar
2 g of cornstarch
a knob of butter
Prepare the dough for the pastry.
Heat the water, it has to be lukewarm . Put the flour into a bowl , add the salt and the oil and pour water gradually , stirring . When the flour has absorbed all the water , remove the dough from the bowl and begin to knead with your hands on a board for a couple of minutes, until the dough is soft, almost sticky but that does not remain attached to the work surface or the fingers. Put the dough to rest , covered with a damp cloth or foil , for about half an hour. In the meantime, turn on the oven at 180 ° C, static mode.
Prepare the filling
Let the ricotta drain well for at least a day and then toss with the sugar and mix well.
Wash the raisins and then soak them with Marsala .
Chop the walnuts.
Peel washed pears, and chop in chunks.
Drain the raisins and combine all ingredients in a bowl and mix well .

Spread the filling into the pastry and roll gently and then pinch the edges.
Then brush with a lot of butter, previously melted in the microwave for about 1 minute or 2 at 450 W

Cook in the oven for 30/40 minutes.

Prepare the sauce
Put in a saucepan Marsala and cornstarch and stir until it has dissolved completely .
Put on the fire and cook briefly. Be careful because it can become thick . Remove from heat before the marsala thickens and put the butter and melt .
Add the cream and icing sugar and mix well .
 Serve the strudel with sauce.

A presto
Stefania Oliveri

Corn muffin di Martha Stewart e ribadisco che sono una cattiva lettrice!!!

Spesso quando le ricette non vengono si pensa che è la ricetta a non andare.
A volte, è anche vero.
Ma più spesso, non lo è!
Se è vero che si seguono le indicazioni per come sono state date e il risultato è deludente, allora abbiamo ben donde di sostenere che non va.
Ma se facciamo anche delle piccole modifiche, sopratutto se son dolci, ci dovremmo anche porre il dubbio: “Sono state le mie modifiche o è la ricetta che non va?”
Perché tutto questo preambolo? 
Perché ho rifatto una ricetta del libro di Martha Stewart, Martha’s American food, ricetta presa da La Gaia Celiaca e non mi è venuta bene…
Io di Gaia mi fido al 100%. No, di più!
Così se lei dice che son venuti buoni, perché a me son venuti male?
Vero è che io non li ho mangiati subito, come ha fatto lei, ma solo l’indomani.
Però mi sono interrogata, per capire dove stava l’inghippo… e parlando con Gaia ho capito dove stava… e non è né colpa di Gaia né di Martha…
E ora vi dico anche perché.
P.s. vi trascrivo la ricetta come l’ha scritta Gaia e poi vi dico cosa ho fatto io… voi fate come lei!

“Corn muffin 
Tratto da una ricetta di Martha Stewart in “Martha’s american food”

Ingredienti


1 tazza + 2 cucchiai di farina da polenta gialla (¶)
1/2 tazza g di farina di riso senza glutine (¶)
1/4 di tazza g di fecola di patate (¶)
1/4 di tazza di amido di mais (¶)
1 cucchiaio di lievito chimico (¶)
1 cucchiaino da tè di sale
1/4 di tazza di olio insapore (io mais)
4 cucchiai di burro fuso
2 cucchiai di miele neutro (io di sulla)
2 uova intere
1 tazza di latte intero parzialmente scremato

Gli ingredienti contrassegnati con il simbolo (¶) sono alimenti a rischio per i celiaci e per essere consumati tranquillamente devono avere il simbolo della spiga barrata, oppure essere presenti nel prontuario dell’Associazione Italiana Celiachia, o nell’elenco dei prodotti dietoterapici erogabili, o riportare la scritta SENZA GLUTINE sulla confezione.

Preparazione

Setacciare insieme la farina di riso, l’amido di mais, la fecola di patate, la farina da polenta, lo zucchero e il sale.

In un’altra ciotola mescolare il latte, le uova sbatttute, il miele, l’olio e il burro fuso. Mescolare bene e mischiare agli altri ingredienti.
Riempire 12 (a me 14) stampini da muffin fino a 1 cm dal bordo, e a far cuocere, nel forno precedentemente scaldato a 180° per una ventina di minuti, finché il solito stecchino non esce pulito.

Servire tiepidi o a temperatura ambiente, accompagnati da miele”.


Come al solito io leggo la ricetta, ma sono una pessima lettrice, così, dopo aver preparato tutti gli ingredienti, invece di metterli in due ciotole separate, da una parte i liquidi e dall’altra i solidi, ho messo tutto insieme e ho fatto andare come se fosse una torta normale…
Ed ecco l’errore! 
I muffins, si sa, si fanno solo così, punto e basta.
E così, partecipo allo Starbooks Redone, ma stavolta, non viene bocciata la ricetta, ma l’esecutrice disattenta e cioè io!
Corn muffins (from Martha Stewart)
ingredients
1 cup + 2 tablespoons flour for polenta 
1/2 cup of rice flour
1/4 cup of potato starch 
1/4 cup cornstarch
1 tablespoon baking powder 
1 teaspoon of salt
1/4 cup of tasteless oil 
4 tablespoons melted butter
2 tablespoons mild honey 
2 whole eggs
1 cup of whole milk
preparation
Sift together rice flour, corn starch , potato starch , flour for polenta , sugar and salt.
In another bowl mix the milk , beaten eggs , honey , olive oil and melted butter. Stir well and mix with the other ingredients .
Fill 12 muffin molds up to 1 cm from the edge , and bake in pre-heated oven at 180 degrees for about twenty minutes , usually until the toothpick comes out clean.

Serve warm or at room temperature , accompanied by honey. 

A presto
Stefania Oliveri

Carbonara al chorizo di Jamie Oliver: ovverosia la Pasta travestita!

La ricetta in realtà è di Jamie Oliver.
Ma Jamie Oliver è un copione di ricette italiane.
Questa sarebbe una carbonara, ma a modo suo…
E io, pur essendo italiana, quando mi sono ritrovata questo meraviglioso chorizo fra le mani (per non dire in bocca, dalla quale me lo sono dovuta strappare per non finirlo tutto!), non ho resistito a provare questa ricetta “contaminata”.
Contaminata per ben 3 volte: una ricetta italiana, fatta da un inglese, con un ingrediente spagnolo (e non è una barzelletta!)
Cosa ne poteva venir fuori??? 
Solo una gran meraviglia, come tutte le fusioni sanno creare.
Il formato di pasta più adatto? I fusilloni della Fabbrica di Pasta Senza Glutine, che non scuociono e mantengono la consistenza e la forma, come la pasta con il glutine! Provatela e mi saprete dire!
Io ho fatto qualche modifica, non solo negli ingredienti ma anche nel procedimento, ma è venuta buonissima… magari poi proverò anche la sua versione.
Carbonara al chorizo ovvero la pasta travestita
Ingredienti (per 5 persone):

500 g Fusilloni
70g chorizo vero!
2 rametti rosmarino fresco
un rametto di origano
3 cucchiai olio di oliva 
2 uova
4 cucchiai yogurt fresco senza grassi
4 cucchiai di parmigiano
qualche goccia di limone
sale

Il condimento si fa nel tempo che cuoce la pasta, quindi è facile e veloce, oltre che molto buona.
Mettete in una pentola capiente abbondante acqua, salatela e portate a bollore. Quindi versate la pasta e fate cuocere esattamente il tempo scritto sulla confezione (non scuocerà affatto!)
Nel frattempo procedete con la preparazione del sugo.
Tritate il chorizo e mettetelo in una ciotola insieme al rosmarino,  all’origano e sbattete le uova con il succo di limone, lo yogurt, l’olio, il parmigiano e il sale.
Scolate la pasta e conservate un po’ di acqua di cottura. In una zuppiera grande versate la pasta e il condimento e amalgamate bene. Se è necessario aggiungete un po’ d’acqua della pasta e amalgamate ancora fino a quando si sarà formata una crema fluida. Servite subito e se volete aggiungete ancora parmigiano.
Suggerimenti:
– Jamie Oliver fa soffriggere il chorizo, con il rosmarino e l’aglio, io ho fatto la versione un po’ più light, ma non credo che il gusto ne abbia risentito;
– se, come il mio dolce doppio siete intolleranti all’aglio, potete sostituirlo con lo scalogne, ma solo nella versione col soffritto;
– non ho fatto saltare la pasta in una padella col condimento perché il calore della pasta fa cuocere le uova e dona quella cremosità, che, secondo me, si perde se si fa cuocere ancora.
Con questa ricetta partecipo al contest di Celiaca per Amore, Un Fusillo per Capello
E se volete votarmi basta andare qui e cliccate sulla ricetta Carbonara al chorizo ovvero la pasta travestita
Chorizo Carbonara
Ingredients (for 5 people) :
500 g Fusilloni
70g chorizo ​​true!
2 sprigs fresh rosemary
a sprig of oregano
5 tablespoons olive oil
2 eggs
4 tablespoons nonfat yogurt fresh
4 tablespoons of Parmesan cheese
a few drops of lemon
salt
The dressing is done in the time that the pasta is cooking , so it is easy and fast, as well as very good.
Put the pasta into the lidded pan, cover with boiling salted water and cook according to packet instructions
Finely slice the chorizo, oregano and rosemary leaves and put into a bowl, and beat the eggs , lemon juice , yogurt, Parmesan cheese and salt.
Drain the pasta, reserving a cupful of the starchy cooking water. Toss the pasta into the chorizo bowl and mix well with the creamy sauce, loosening with a splash of cooking water, if needed, then season to taste and mix well.
 Serve immediately and, if you want, add more Parmesan cheese.
A presto
Stefania Oliveri

Strudel siciliano senza glutine ovvero: il più grande miracolo dopo il big bang!

No, non so che sapore abbia il vero strudel.

Non l’ho mai assaggiato.
Prima di diventare celiaca ho assaggiato dei surrogati fatti con la pasta sfoglia, ma devo dire, che mi erano piaciuti anche quei surrogati.
Poi sono diventata celiaca e ho incontrato una signora di origine altoatesina, che l’ha preparato per una festa.
Abitavamo tutti nello stesso residence e si organizzavano spesso delle feste in cui ognuno preparava qualcosa.
Quando seppi che lei avrebbe preparato lo strudel, che secondo tutti era il migliore mai assaggiato, le chiesi di poterla assistere durante la preparazione. E, lei, ne fu ben contenta perché di solito, gli altri, volevano solo mangiarlo, ma nessuna l’aiutava…
Vedere quella pasta così sottile ed elastica mi procurò una fitta al cuore.
Sapevo che la mia non sarebbe mai stata come quella…

Molti anni dopo, facemmo un viaggio in Austria.
Costrinsi tutti i miei uomini ad assaggiare il vero strudel nella sua madrepatria e feci bene ad essere così tiranna, perché per 14 giorni non fecero che mangiarlo e mangiarlo e mangiarlo.
In Austria ne facevano diverse versioni, ma la preferita era sempre quella con le mele.
Il solo vederglielo mangiare, però, mi procurava uno stato di benessere quasi come se, in quella maniera, lo mangiassi anche io.
Però, effettivamente, non so quale sia veramente il suo reale sapore.
Ma ricordo ancora quella pasta tirata sottile, e lavorata con le mani per allargarla ancora di più e solo il pensiero mi fa capire che qualsiasi versione io possa realizzare, non sarà mai la sfoglia del vero strudel.

Non potendo fare altro, mi accontenterò del suo surrogato più fedele…
Grazie Mari per avermi fatto superare il gap, non so se, senza questa sfida, mi sarei mai cimentata… anzi sono sicura di no.

La sfida nella sfida ha voluto che io non fossi proprio in forma per stendere l’impasto…
Così, non mi rimaneva che chiamare aiuto…
Chi, se non mia mamma? 
Grazie al Bimby ho fatto l’impasto e poi a lei, è toccato l’arduo compito di stendere l’impasto (secondo  la sua versione sono più di 30 anni che non usa un matterello, attrezzo antiquato, che non capisce come mai io abbia ancora in casa). 
Impensabilmente, l’impasto era abbastanza elastico, per cui tornava indietro, con grande “fastidio” da parte della “stenditrice”.
L’ha stesa più sottile che ha potuto (alias finché la sua pazienza ha tenuto).
E io, che l’avrei stesa più sottile ancora, mi sono arresa, dopo che, la suddetta, mi ha detto: “ma unn’ai cchi ffari?” (ovverosia, “ma chi te lo fa fare, non hai di meglio?”), aggiungendo subito dopo “lo fai per far mangiare le verdure al piccolo?”, ben sapendo che la risposta sarebbe stata negativa…
E così ho giocato la carta del pietà, anziché quella della furia, e le ho risposto: “lo faccio per far mangiare tuo nipote dovunque vada
e qualsiasi cosa…” e poi ho aggiunto “i rimasugli, comunque, li riempio di nutella e così li mangerà anche lui”. Come tagliare la testa al toro e la lingua alla mia mamma! (Ti adoro, mamma, lo sai!!!)
Alla fine l’ho cotto in forno, perché chiederle pure di cuocerlo a vapore, sarebbe stato davvero troppo la tradizione siciliana, della cucina di mia mamma, prevede solo questo tipo di cottura!

Cara la mia Lasagna Pazza, tutto questo, l’ho subito fatto per te, visto quanto ti amo??? E se mi rimetto,  ma solo se mi rimetto, ti farò anche la versione dolce… 

Il ripieno (nutella a parte) l’ho scelto siciliano, perché mi piace, al solito, sposare due tradizioni. E devo dire che questo matrimonio siculo-trentino s’ha da fare.
La nostra pasta con i “Vrroccula arriminati” è fra i primi più tipici e più amati dai palermitani. E lo zafferano è la nota che nobilita il piatto. Io, quindi, ho pensato di servire il mio strudel con una salsina allo zafferano, una colata gialla oro, che lo ha insaporito e che ha dato il tocco sprint a tutto al piatto.



Strudel siculo-trentino 

Per la pasta dell’impasto
Ingredienti
300 gr di farina Senz’Altro per pasta 
100 gr di vino bianco Corvo Glicine
100 gr di acqua minerale naturale
40 gr di olio extravergine d’oliva 
sale
Impastate la farina con il sale, l’olio, il vino e l’acqua, fin quando avrete una pasta morbida, ma non appiccicosa. È più facile se mettete prima tutti gli ingredienti solidi all’interno di una ciotola capiente e poi, nel mezzo, mettete tutti i liquidi e con una forchetta cominciate ad amalgamare. Quando le polveri e i liquidi saranno amalgamati, con poca farina sulle mani, impastate per pochi minuti e lasciate riposare. (Io però ho messo tutto nel Bimby e ho fatto impastare a lui, perché con una sola mano, mi era impossibile)
Nel frattempo preparate il condimento.
Per la farcia
1/2 cavolfiore
uva passa (passolina)
pinoli
6 filetti di acciughe sott’olio
olio extravergine d’oliva
1 cucchiaino da tè di concentrato di pomodoro (io Mutti)
sale
mezzo cucchiaino di zafferano 

Fate lessare le cimette di cavolfiore al dente dopo averlo pulito e lavato. In una padella mettete un po’ d’olio e fate sciogliere qualche filetto di acciuga, quindi aggiungete il cavolfiore e il concentrato di pomodoro. Fate cuocere per 5 minuti aggiungendo un po’ di acqua di cottura del cavolfiore. A questo punto aggiungete anche l’uvetta (precedentemente ammollata nell’acqua calda) e i pinoli. Fate dorare e poi spegnete. Attendete che si raffreddi e poi stendete sull’impasto. Arrotolate su sé stesso, spennellate con un po’ di olio il rotolo e fate cuocere per 20/25 minuti a 180°C. Servite con la salsa allo zafferano.
Salsa allo zafferano
1 scalogno
mezzo bicchiere di spumante Vino Franco Valdobbiano
80 ml di panna fresca
40 g burro
2 bustine di pistilli di zafferano
Tritate lo scalogno finemente e mettetelo in una padella insieme allo spumante. Fate cuocere fino a quando lo spumante no sarà quasi del tutto riassorbito.
Aggiungete, quindi la panna, dove avrete fatto sciogliere lo zafferano e fate cuocere per qualche minuto.
Quindi, spegnete e aggiungete il burro a tocchetti e fate sciogliere. Salate.

Suggerimenti:
– l’impasto cercate di stenderlo più sottilmente possibile…;
– arrotolate l’impasto con dentro il ripieno cercando di lasciare solo una sfoglia dell’impasto, così da mantenerlo più morbido;
– la salsina tende a rapprendersi per via del burro, quindi scaldatela poco prima di servirla.

Con questa ricetta partecipo all’MTC di febbraio 



e al 100% Gluten Free (Fri)Day e qui postate i vostri link 

Sicilian Strudel
For the pasta dough
ingredients
300 g of gf flour
100 g of white wine
100 g of natural mineral water
40 g of extra virgin olive oil
salt
Mix the flour with salt, olive oil, wine and water, until you have a soft dough , but not sticky.  It is easier if you put before all the solid ingredients in a large bowl and then, put all liquids and begin to mix with a fork . Then with some flour on your hands, knead for a few minutes and let it rest . 
Meanwhile, prepare the sauce.
For the filling
1/2 cauliflower
raisins
pine nuts
6 anchovy fillets in oil
extra virgin olive oil
1 teaspoon of tomato paste 
salt
half a teaspoon of saffron
Boil the cauliflower florets. In a pan put some oil and melt some anchovy fillet , then add the chopped cauliflower and tomato paste . Cook for about 5 minutes, adding some cooking water of the cauliflower . At this point also add the raisins ( previously soaked in hot water ) and pine nuts. Saute and then shut off . Let it to cool and then roll on the dough . Roll on himself , brush with some oil and cook for 20/25 minutes at 180 ° C. Serve with saffron sauce .
Saffron sauce
1 shallot
half a glass of sparkling wine Franco Valdobbiano
80 ml of fresh cream
40 g butter
2 sachets of saffron
Chop the shallots finely and place in a pan with sparkling wine. Cook until no sparkling wine is almost completely absorbed .
Then add the cream, where you have melted saffron and cook for a few minutes .
So , turn off and add the butter into pieces and melt . Season with salt .
suggestions :
– The dough try to spread it more thinly as possible … ;
– Roll up the dough with the filling inside trying to leave only a pastry dough, so as to keep it softer ;
– The sauce tends to thicken because of the butter , then heat it just before serving .

A presto
Stefania Oliveri

Gnocchi o passatelli in brodo? Comunque 100% Gluten Free (Fri)Day

Sono finite le ricette in archivio.
Questa è l’ultima, fatta più di un anno fa e mai postata… e oggi, ne sono contenta, perché altrimenti, proprio io non avrei potuto partecipare al 100%  Gluten Free (Fri)Day!
La fasciatura me la toglieranno giorno 15 e fino ad allora non potrò cucinare niente di sfizioso.
Mia mamma mi prepara dei sughi tradizionali e semplici o cose che ho già postato e non mi sento di chiederle di più.
Anche perché, poi, dovrei chiedere a qualcuno di posizionarmi il tre piedi e la macchina fotografica e fare le foto con la sola mano sinistra è molto più lento e tutti molto più impazienti…
In ogni caso, ho recuperato questa ricetta, che era nata per fare dei passatelli, visto che avevo un ottimo brodo di pollo… 
Adesso, però, guardando la foto mi sembrano avere la forma degli gnocchi…
Io però ricordo benissimo che ho passato l’impasto con il passa pomodoro con l’aggeggio con i fori più larghi.
Forse si sono spezzati prima del dovuto?
Forse. Ora non ricordo. Perché oltre alla spalla rotta, avrò un Alzheimer incipiente.
Ricordo, invece, che erano buonissimi e li ho fatti anche piuttosto velocemente poco prima di pranzare.

Passatelli in brodo di pollo
Ingredienti per 5 persone:

4 uova fresche intere bio
200g Parmigiano Reggiano grattugiato
200 g pangrattato senza glutine Biaglut
sale q.b.
noce moscata
brodo di pollo*

In una ciotola mettete il parmigiano, il pangrattato, le uova, il sale e una grattata di noce moscata e mescolate bene fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Lasciate riposare per almeno un’ora (io non l’ho fatto perché era già ora di pranzo).
Quindi prendete l’impasto e poco per volta mettetelo nel passaverdura, con il disco con i fori più larghi, e passateli su un piatto.

Nel frattempo portate a bollore il brodo e quindi versate i passatelli. Saranno pronti non appena salgono a galla.
Serviteli con prezzemolo tritato e altro parmigiano.
*Brodo di pollo

1 pollo
1 cipolla
1 carota
1 costa di sedano
sale

In  una grande pentola colma d’acqua leggermente salata immergete il pollo tagliato a pezzi e senza pelle. Quindi aggiungete sedano, cipolla e carota, lavati e spellati, a pezzi grandi, e mettete a cuocere su fiamma vivace e portate a bollore. 
A questo punto abbassate la fiamma in modo che il brodo sobbolla. La cottura dovrà protrarsi per almeno due ore e, ogni tanto, schiumate con una paletta forata. 
A cottura ultimata filtrate il brodo usando uno chinoise. 
Lasciatelo quindi raffreddare prima a temperatura ambiente e poi ponetelo in frigorifero. In questa maniera potrete eliminare, dalla superficie, le restanti parti di grasso solidificate.
Suggerimenti:
– tutti gli ingredienti sono naturalmente senza glutine e senza rischio di contaminazioni, eccetto il pangrattato che deve essere rigorosamente senza glutine per i celiaci.
Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free (Fri)Day

Passatelli  (fresh pasta) in chicken broth
Ingredients for 5 servings :
4  fresh eggs, bio
200g grated Parmesan cheese
200 g gluten-free bread crumbs
salt q.b.
nutmeg
chicken broth *
parsley
In a bowl put the Parmesan cheese, bread crumbs , eggs , salt and a pinch of grated nutmeg. Mix well to obtain a homogeneous mixture.
Let rest for about an hour.
Then take the dough and process through a food mill fitted with the coarsest gratin attachment.
In the meantime, boil the broth and pour passatelli . They will be ready as soon as them rise to the surface.
Serve with chopped parsley and more Parmesan cheese .
* Chicken Soup
1 chicken
1 onion
1 carrot
1 stalk of celery
salt
In a large pan, plenty of lightly salted water, dip the chicken without skin and cut into pieces . Then add clean
celery , onion and carrot , cut into large pieces , and cook on high heat.  Bring to boil .
At this point, lower the heat because the broth have to simmer . It needs to cook for at least two hours and, occasionally, you have to skim with a scoop holes.
When cooked, strain the broth by using a chinois.
Then let cool to room temperature and then place it in the refrigerator. In this way you will remove , from the surface, the remaining parts of the solidified fat.

A presto
Stefania Oliveri