Focaccine con lievito madre e gluten free e 50 sfumature di beige!

(Focaccine morbide senza glutine e lievito madre)
Questo post avrebbe dovuto intitolarsi “50 sfumature di beige… e forse anche di più”!
No, non immaginavo che potessero realizzarsi tanti beige…
Pensavo che fosse più semplice… insomma un colore semplice, beige, no?
Neutro per eccellenza, quale colore più semplice?
E invece no! 
E quindi oltre al marasma che c’è in casa per la tinteggiature delle pareti, si è consumato anche un piccolo (ok, vi dico la verità), enorme dramma. 
Avevo scelto il colore che mi sembrava un tortora chiaro e dopo che sono state dipinte tutte le pareti del salotto (e la quadratura del mio salotto è quanto un appartamento, grande, a Milano), mi accorgo che invece era un beige rosato (che io odio) e che nel mio salone ci stava una ciofeca.
Le lacrime mi sono salite agli occhi, pensando che avrei dovuto sopportare quel tremendo colore per tutto il resto della mia vita (perché se una cosa è certa, non farò mai più ridipingere casa!).
Il mio dolce doppio, ovviamente era furente, ma, forse, mosso a compassione dagli occhi umidi  che io continuavo a sostenere, fosse per colpa della polvere, ha deciso di chiamare due suoi amici architetti per aiutarmi a capire quale fosse il colore esatto che io volevo.
Così dopo ore e ore e ore, cartelle e cartelle, e prove e riprove, abbiamo trovato esattamente il colore giusto! 
E adesso che due pareti sono finalmente del colore giusto, io mi sento felice! 
Basta poco in fondo, no?
E per non farmi mancare niente, ieri è anche arrivato Paprika, il mio cucciolo di gatto, che ufficialmente fa parte della nostra famiglia! Per adesso è spaventatissimo e si nasconde sotto i divani (dove ho scoperto che la signora delle pulizie non pulisce) e poi piange perché vuole stare in braccio.
E oggi, per il 100% Gluten Free Friday, vi lascio la ricetta delle focaccine di Anna Lisa dove però io ho cambiato il mix di farine, perché non avevo quelle usate da lei. Il risultato? Meraviglioso! Grazie Anna Lisa
Focaccine di Anna Lisa 
Ingredienti:
250 gr di farina per pane Nutrifree Fibra+
180 gr di Biaglut
80 gr di Pandea
350 gr di lievito madre
400 gr di acqua
5 gr di miele
2 cucchiaini di sale
3 cucchiai di olio Evo
Ho sciolto il LM con l’acqua e il miele, ho mescolato e ho lasciato agire mentre preparavo gli altri ingredienti.
Ho aggiunto pian piano le farine lavorando con le fruste, poi l’olio a filo e infine il sale continuando a lavorare fino a completo assorbimento (circa 5 minuti con tutti gli ingredienti).
Ho messo a lievitare fino al raddoppio.
Trascorso il tempo, ho infarinato un piano di lavoro (con farina di riso super sottile) e ho rilavorato leggermente l’impasto. Poi ho ricavato delle palline proprio come ha fatto Annalisa e le ho schiacciate facendoci dei buchi con le dita.
Le ho disposte sulle teglie e le ho spennellate con l’olio e su alcune ho messo i semi di sesamo e su altre l’origano.
Ho acceso il forno a 200° (statico) e, una volta arrivato a temperatura, ho cotto finché non le ho viste belle dorate e sfrigolanti, cioè circa 25 minuti.
E ora guardate l’interno… me orgogliosissima!
L’interno
Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free Friday

Seconda stella a destra…

Nessuna ricetta e nessuna foto artistica.
Oggi il tema è un altro.
La scrittura sarà la protagonista.
Sì, perché sono tornata nei luoghi della mia infanzia, quella felice, per fotografare i miei luoghi del cuore.
Ma quei luoghi non esistono più…
Cioè, il posto è sempre lì, ma non è più come era.
Così ho deciso che non ci sarebbero state foto a raccontarli.
Non c’è più il giardino sotto casa che accoglieva tanti gattini, che io cercavo di portare sempre a casa di nascosto, arrotolandoli dentro la gonna e pretendendo che mia mamma non si accorgesse di loro. Quel giardino, magico, selvaggio, che mi ha ospitato con i suoi rami intrigati e disordinati, in tanti pomeriggi estivi, quel giardino condominiale, usato da pochi, proprio perché così selvaggio, con i suoi mattoni in graniglia di marmo, anche un po’ sconnessi, e il muro rigato di verde, laddove scorreva un rubinetto, non c’è più, adesso, al suo posto, c’è un bel giardino ordinato, senza animali, che i condomini usano, ma i loro bimbi meno…
Sono tornata anche al lido dove ho imparato a nuotare.
Mi ricordo ancora il mio salvagente a forma di cigno, tutto bianco con un bel becco arancione, mio compagno inseparabile che mi dava la compagnia per stare in acqua per ore.
E mi ricordo anche il signore che ogni giorno mi chiedeva che gusto di ghiacciolo volessi, e io che non sapevo ancora parlare bene, gli indicavo il colore sul mio costumino, che, grazie a Dio, era bianco con delle arance stilizzate con le foglie verdi, per cui racchiudeva tutti i gusti di allora (e ancora il ghiacciolo alla coca cola non era stato inventato). Lui, brizzolato, con un sorriso malconcio e la pelle scura e ruvida, che si scioglieva alla vista di una bimba così piccola che andava a comprare il suo ghiacciolo da sola…
E mi ricordo anche la sabbia fresca dove giocavo con i miei amichetti (avventizi e solo estivi), grazie all’ombra del casotto che ospitava il bar. Quel bar dove il signore dei gelati trascorreva tutte le sue giornate fino ad ottobre, quando ricominciava la scuola, ed era già più fresco e i bambini tornavano a casa alle 12,30.
Quel lido c’è ancora, le sdraio sono diverse (non più di legno) e anche gli ombrelloni, e il casotto non c’è più e la sabbia fresca si limita ad una striscia sottile, dove ancora i bambini giocano, ma quasi in fila indiana.
Neanche il camerino, grande e con la finestra, trasformata nella mia stanza dei giochi, dove trascorrevo intere giornate, soprattutto in inverno, non c’è più. La casa è stata venduta e il camerino è stato trasformato in un bagno.
Esiste ancora, invece, il balcone dove trascorrevo ore a leggere libri, in attesa che si facesse un orario decente per uscire da casa di mia nonna a San Leone, per andare al mare con i miei amici, ormai adolescente. Ma la villa non è più quella di mia nonna, e quel balcone così fresco e ventilato, non mi vedrà più seduta a terra mentre leggo.
Così, ho deciso che non ci saranno foto dei posti del mio cuore, perché sarebbero diverse da come erano o da come me li ricordo.
Ma loro sono ancora lì, indelebili, in un altro posto che però non si può fotografare.
Sebbene siano passati moltissimi anni (troppi), quei posti sono proprio lì, nel mio cuore, che riesce ad accogliere anche mille altre cose, ma ognuno ha il suo spazio ben distinto. Ricordi, luoghi, persone,  sono lì, tutti insieme, senza che niente e nessuno tolga spazio agli altri, e senza che l’azione del tempo possa cambiarli, e i nonni rimangono giovani, i cugini che non ci sono più, ci sono sempre, allegri e felici con me.
Ecco, tengo lì anche i miei posti del cuore, credo nel posto giusto…

E con questo racconto, partecipo, fuori concorso al contest #Secondastellaadestra di Gluten Free Travel & Living, di cui mi pregio di farne parte

A presto
Stefania Oliveri

Fiori di zucchine ripieni di amaranto alla crema di tenerumi e due contest importanti

Prima che partisse il pargolo n. 1 abbiamo fatto un ripasso veloce delle parole che potevano servirgli, ma ho qualche dubbio sul fatto che effettivamente gli siano servite… Continuava a dire “dishwater” invece che “dishwasher”, “I’m looking for a water”, “We went to go to Bath” invece di “we want” e
“at what time live the bus?”
Confesso, volevo morireeeeee, mentre di sottofondo avevo pure le spiritosaggini del dolce doppio che continuava a dire: “Holy Mary”.
Ad una settimana dal suo arrivo, comunque, a destinazione, ha trovato un lavoro come “aiuto cuoco” (“però, mamma, mi hanno messo a lavare i piatti”), ha cambiato ostello (e speriamo che sia vero che paga quel prezzo che ha capito) e si è reso conto che il suo livello di inglese è “scandaloso” (testuali parole) e deve fare un corso di inglese “perché qui le ragazze sono troppo belle e non posso parlare con loro, altrimenti”. Sante ragazze, forse mio figlio imparerà qualcosa di inglese!

La ricetta di oggi, invece, è stata pensata, ovviamente senza glutine, non solo per il 100% Gluten Free 
(Fri)Day, (qui dove si postano)

ma soprattutto per un altro bellissimo contest, sponsorizzato dalle Bloggalline in collaborazione con INformaCIBO La cucina italiana nel mondo

Quindi mi sono organizzata per bene e avevo fatto pure delle bellissime foto… ma, c’è un ma…
Il ma è che credo di non aver scaricato le foto sul computer e di averle eliminate come se lo avessi fatto… Purtroppo, la partenza del mio pargolo mi ha rincoglionito, se è possibile, ancora di più! Così, adesso c’è solo questa fatta col cellulare (e meno male) che testimonia (forse no) la sua bontà.
In ogni caso, è stato fatto con tutto il cuore, con ingredienti di stagione e a Km 0 e prodotti di eccellenza del mio territorio, anche se sono stati rivisitati, quindi, foto a parte, credo di poter partecipare 😉
“Pasta” ai tenerumi decomposta

200 g di amaranto
1 mazzo di tenerumi (foglie delle zucchine lunghe)
4 fiori di zucchine per ogni commensale
1 spicchio d’aglio
500 g di pomodorini Pachino
scaglie di parmigiano reggiano
olio extravergine d’oliva
sale

La prima cosa da fare è quella di lessare l’amaranto per circa 15 minuti, in acqua salata, e poi bisogna farlo raffreddare.
Quindi pulite ben bene i “tenerumi” e prendete solo le parti più tenere. Lessate anche queste e quando pronte scolatele bene. Aggiustate di sale e fateli soffriggere poco poco insieme allo spicchio d’aglio, che dovete limitare prima di frullare il tutto. Mescolate la purea all’amaranto.
Quindi lavate delicatamente i fiori di zucca, eliminate il pistillo interno e riempiteli con l’amaranto.
Mettete i fiori ripieni al forno caldo a 180° per non più di 10 minuti.
Nel frattempo tagliate i pomodorini in quarti e conditeli con olio e sale e quando i fiori saranno pronti, conditeli con i pomodorini e scaglie di parmigiano.
Una bontà davvero unica.

E ovviamente essendo dietetica, ma con molto gusto fa parte della raccolta Happy caLOWries

A presto
Stefania Oliveri

Ghiaccioli cremosi al caffè e tanti “senza”, ma anche molti “con”!

 

Piccoli uomini crescono e grandi (nel senso di anziane) mamme piangono.
Il pargolo n. 1 è partito.
Partito per l’Inghilterra in cerca di lavoro.
Non immaginavo di potermi sentire così male.
Non immaginavo un buco nel cuore così grande.
Non immaginavo…
E non voglio essere consolata.
Voglio solo essere capita.
Forse non mi sentirei così, se fosse partito con più certezze, con un lavoro che lo aspettava, con una casa che lo accoglieva.
Forse.
O forse mi sarei sentita esattamente così.
L’ho lasciato andare, ma mi sento uno straccio.
Farli volare è così difficile.
So solo che vorrei averlo ancora qui, piccolo e monello, a desiderare la sua indipendenza…

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Oggi ricetta al caffè.
Non è il caffè originario del Brasile? Quindi anche se la ricetta non è propriamente brasiliana, l’ingrediente principale lo è.
La ricetta poi è di quelle che si potrebbe dire SENZA, invece io vi dico solo i PIENO: pieno di saluto, di bontà e gusto. Quindi più che “senza” è “free” (LIBERO) da tante cose che fanno invece tanto male!

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Ghiaccioli al caffè
200 g latte di riso
50 panna di soia
50 sciroppo d’agave
2 cucchiai di caffè solubile
Ci vuole davvero pochissimo per fare questi ghiaccioli. 
Fate riscaldare, appena appena, il latte di riso per sciogliere il caffè solubile, quindi aggiungete sia la panna di soia che lo sciroppo d’agave e mescolate.
Versate il composto negli stampini da ghiacciolo, ma anche nelle tazzine, nei bicchierini di carta, o in qualsiasi cosa abbiate e mette in frigo per almeno 5 ore.
Per tirarli fuori dallo stampino, prima di servirlo, mettetelo sotto l’acqua corrente et voilà, les jeux sont fait!
 
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Coffee Popsicles 
200 g rice milk 
50 soy cream 
50 agave syrup 
2 tablespoons instant coffee 
It’s really easy to make these popsicles. 
Pre-heat, barely, rice milk to dissolve the instant coffee and then add the soy cream and the agave syrup, and stir. 
Pour the mixture into popsicle molds, but also in paper cups, or whatever you have at home and put them in the fridge for at least 5 hours. 
To pull off the popsicles out of molds, put them under running water and voila, les jeux sont fait!
E con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free (Fri)Day le cui regole le dovreste ormai conoscere, ma reperite iuvant, ogni venerdì pubblicate una ricetta senza glutine e mandatela qui

 
E poi partecipa anche alla mia raccolta di ricette gustose ma light Happy CaLOWries le cui ricette le trovate qui
 
 

e al contest Wanted recipe di Ricette vegane e non solo

 

A presto

Stefania Oliveri

Gelato al cardamomo bianco e siamo di nuovo in onda con Taste & More!

Qui fa caldo.
Anto’, fa caldo!
E lo so che, invece, nell’altra metà della penisola fa freddo (ne sarà felicissimo Anto’…)
E quando fa caldo, cosa si vorrebbe mangiare se non solo cose fredde, facili e golose?
Io, in estate mi nutrirei solo di gelato.
Confesso, mi piace. E faccio anche coming out, mi piace anche quello confezionato con tante schifezzuole dentro.
Ma volete mettere la facilità di scartare solo una confezione e goderselo?
Anche i miei pargoli vivrebbero di gelato, e non solo in estate.
E quando si parla di pargoli, viene fuori la brava mamma che pensa anche alla loro salute e che vuole evitare tutte le “schifezzuole”.
Ho fatto diversi gelati, perfino uno salato, e stavolta ne ho sperimentato uno che è piaciuto assolutamente a tutti.
I miei pargoli mi hanno chiesto già di farlo e rifarlo.
Ed è facilissimo, oltre che buonissimo.
E non c’è bisogno della gelatiera.
Insomma, completamente in linea con la mia filosofia del “facile, veloce e assolutamente da maiale effige”!
C’è un solo problema… il cardamomo bianco l’ho trovato solo in Turchia, ad Istanbul… mi toccherà ritornarci!

(scroll down for english version)
Gelato al cardamomo
Ingredienti per 500 g di gelato
375 ml di panna
125 ml di latte intero
100 g di zucchero
10 baccelli di cardamomo bianco (o verde)
1/4 di cucchiaino di estratto di vaniglia
Preparazione
Mettete il latte, la panna e lo zucchero in una piccola casseruola e mescolate fino a quando lo zucchero si scioglie.
Schiacciate leggermente i baccelli di cardamomo con il dorso di un cucchiaio, così da aprirli e far uscire anche i semini. Aggiungete i baccelli e i semi di cardamomo al composto e mettete su la crema a fuoco medio e portatelo ad un leggero bollore. Spegnete il fuoco e lasciate riposare per 20 minuti.
Trascorso questo tempo, mescolate bene e quindi filtrate attraverso un setaccio. Aggiungete l’estratto di vaniglia, coprite e conservate in frigorifero fino a quando non si sarà completamente raffreddato.
Quindi versate in piccole formine, meglio in silicone, e trasferite in freezer.
Per mantecare e farlo diventare gelato, estraete il composto e mettetelo in un potente mixer e frullate per un minuto circa.
Servite subito.

Per vedere le altre foto e le altre ricette, non vi resta che vederle sul nuovo numero di Taste&More e vi assicuro de ne sono delle belle, andate qui e seguite la procedura. È più facile del solito!

Cardamom ice cream 
Ingredients for 500 g of cream 
375 ml cream 
125 ml whole milk 
100 g sugar 
10 cardamom white (or green) pods
1/4 teaspoon vanilla extract 
Put the milk, cream and sugar in a small saucepan and stir until the sugar dissolves. 
Crush cardamom pods with the back of a spoon, to open them and let out even the seeds. Add the cardamom pods and seeds to the mixture and put the cream on medium heat and bring to boil, lightly. Turn off the heat and let rest for 20 minutes. 
After this time, stir well and then filter through a sieve. Add the vanilla extract, cover and refrigerate until it is completely cooled. 
Then pour into small molds, (that of silicone are perfect), and transfer into the freezer. 
To thicken and turn it into ice cream, remove the mixture and put it into a powerful blender and blend for about a minute.
Serve immediately

A presto
Stefania Oliveri

Insalata brasiliana e il 100% Gluten Free (Fri)Day

Sono diventata intollerante!
Non, non intollerante al glutine… quanto meno, non solo!
O, forse, sono solo diventata più vecchia e quindi non tollero più niente!
Non tollero il caldo asfissiante, la sabbia dappertutto, il sale sulla pelle.
Non tollero sdraiarmi sulla asciugamani e non avere una sdraio comoda e un ombrellone a farmi ombra.
Non tollero la maleducazione di chi non lascia nemmeno un centimetro di spazio fra la tua asciugamano e la sua.
Non tollero tutta questa gente intorno a me e su di me.
Non tollero che mi chiedano 4 euro per entrare in uno spazio totalmente vuoto per arrivare sulla battigia.
Non tollero di pagare 14 euro per un ora di mare, per avere un lettino e un ombrellone…
Non tollero di pagare 14 euro per avere un lettino e un ombrellone in ultima fila dove si schiatta dal caldo.
Voglio andare in letargo a maggio e risvegliarmi a ottobre…

Insalata brasiliana
ingredienti 
1 kg di patate, 
1 mela Stark
6 carote
1 costa di sedano, 
olive verdi
sale
olio
1 limone,
zenzero in polvere o fresco (1 cm grattugiato, basterà)
1 pomodoro (per decorare)
maionese (facoltativa)

Prima di descrivervi la ricetta, che comunque è di una facilità disarmante,  vi dico subito che:
-il pomodoro non l’ho messo;
– e neanche la maionese! E senza la maionese, secondo me, è buonissima!

Ovviamente, essendo un’insalata, è facilissima. 
Prima di ogni cosa, dovete lavare, sbucciare e tagliare a dadini piccolini le patate.
Quindi mettete le patate in acqua fredda, salata e abbondate e fate bollire fino a quando non vi sembreranno abbastanza tenere. Quindi mettetele a raffreddare.
Nel frattempo lavate, sbucciate e tagliate a dadini anche le carote, la mela, irrorandola con il succo del limone per non farla annerire, e il sedano.
Grattugiate lo zenzero ed emulsionatelo insieme a dell’olio e al sale e condite l’insalata.
Io ho omesso sia il pepe, che la maionese e vi assicuro che era molto buona ugualmente!

E con questa ricetta partecipo al  100% Gluten Free (Fri)Day 

e alla raccolta organizzata da A Fiamma Dolce

e, ovviamente, alla mia raccolta Happy CaLOWries

Brasilian salad 
1 kg of patatoes
1 green apple 
6 carrots 
1 stalk of celery
green olives 
salt 
oil 
1 lemon, 
fresh or powdered ginger (if grated 1 cm) 
1 tomato (for garnish) 
mayonnaise (optional) 
Before describing the recipe, which is disarming ease, I have to tell something: 
 -I did not put the tomato; 
– and even mayonnaise! And without the mayonnaise, in my opinion, is very good! 
Obviously, being a salad, it’s easy. 
First of all, you have to wash, peel and dice the potatoes. 
Then put the potatoes in cold and salted water, and boil until they will seem quite soft. Then put them to cool. 
In the meantime, washed, peeled and cut into cubes carrots, celery and apple and squeeze lemon juice to prevent it from blackening. 
Grate the ginger and mix with oil and salt and season the salad. 
I have omitted both the pepper, mayonnaise and I assure you that it was very good, too!

A presto
Stefania Oliveri