Consigli utili… anzi utilissimi!

Questa vignetta esprime in maniera sintetica, ma molto espressiva ciò che succede ad un celiaco, quando non sa di essere celiaco o, quando lo sa, e subisce la contaminazione e non solo.
La contaminazione è una delle iatture peggiori dell’avere la celiachia, perché sebbene amici, parenti e locali, facciano di tutto per elimare tutti gli alimenti che contengono glutine, non riescono, mai del tutto, ad eliminare la contaminazione. Non per cattiva volontà, sia chiaro, ma perché è difficile pensare a tutte le fonti che possono procurarla, come il sale già usato con un cucchiaio che ha anche mescolato la pasta col glutine e poi è stato rimesso nel sale per prelevare un’ulteriore quantità di sale; o anche un burro usato per spalmarlo sul pane e poi riutilizzato; o anche una tovaglia già usata dove c’è stato del pane… Purtroppo, però, i celiaci sono (o dovrei dire siamo) anche più predisposti a tutta una serie di inconvenienti, che purtroppo provocano comunque tutti i sintomi sopra descritti.
Ecco allora che io ho trovato un gran beneficio nell’usare i probiotici che regolano la funzione intestinale e che, di conseguenza, danno anche un ottimo aspetto alla pelle.

I probiotici sono in realtà batteri dello stesso tipo di quelli che abitano nel nostro intestino, costituendo la flora intestinale. Detta così, potrebbe anche sembrare una cosa brutta, perché quando si dice “batteri” si pensa al peggio. Invece esistono i batteri buoni che servono proprio al nostro organismo per far funzionare il nostro intestino.
Ora, senza tediarvi con informazioni scientifiche, che però potete trovare qui, vi dico solo che un probiotico che risolve tutti i nostri problemi è la famosa Enterogermina e alzi la mano che non l’ha presa anche quando è stato sotto antibiotico… Io ho imparato ad usarla, non solo quando prendo gli antibiotici, ma proprio quando si manifestano i fastidiosi sintomi legati alla celiachia, trovando un gran sollievo.
Provatela anche voi e fatemi sapere, se avete trovato i miei stessi benefici.

A presto
Stefania Oliveri

Gelato e/o ghiacciolo al peperone

Forse vi starete chiedendo perché venerdì non ho postato la mia solita ricetta dedicata al 100% Gluten Free (Fri)Day…
O forse non ve lo starete chiedendo per niente, ed è più probabile, visto che non mi sono arrivate né chiamate, né e-mail, né segnali di fumo al riguardo, ma vi spiego lo stesso perché ho saltato la mia unica volta, questa volta.
Bisogna innanzitutto dire che, in casa Cardamomo&co. non ci facciamo proprio mancare niente!
Noi, non siamo tipi da risparmiarci.
Così, giovedì, dopo essere andata al mercato a fare la spesa e fra la realizzazione del pesto e la cottura dei gamberetti, chiedo al pargolo n. 3 di aiutarmi e di prendere una bottiglia in giardino per innaffiare le piantine aromatiche.
Se gli avessi detto di guidare un’astronave, forse, sarebbe stato meno pericoloso…
Così, neanche il tempo di dirgli che era la bottiglia sbagliata (preciso, ben nascosta fra gli alberi, mentre quella che gli avevo chiesto io era ben visibile accanto alle erbette aromatiche) che apre la bottiglia e appesta tutta la cucina. Ma lui, con fare indagatore, annusa e aspira una bella boccata di fumi di cloro!
Così, mentre io tossivo e cercavo di prendere aria, lui stava soffocando, letteralmente.
Mi sono armata di tutto il coraggio di una mamma disperata e l’ho letteralmente trascinato al Pronto Soccorso, certa che lì avrebbero risolto il problema anche velocemente.
Invece, arrivo e la dottoressa che lo sente prima di vederlo, ci fa passare davanti a tutti e quando gli spiego la cosa, comincia ad entrare in panico. Comincia a gridare, a chiedermi insistentemente se avesse bevuto il cloro e io “no, no, l’ha solo inalato” per tranquillizzarla, ma devo dire con scarso successo. Gli fa una Bentlan, cerca di mettergli l’ossigeno, poi continua a fargli la respirazione e nel frattempo, come fosse un polpo, chiama anche il centro anti avvelenamenti, che arriva nel giro di due minuti, forse anche uno e mezzo.
Chiedono a me le informazioni che avrebbe dovuto dare loro, la dottoressa della guardia medica, perché lei è visibilmente più in panico di me. Fra un colpo di tosse e l’altro, risponde il pargolo, perché, forse è quello meno in panico di tutti.
Gli fanno ulteriori controlli, continuano a mettergli la maschera di ossigeno, mi tranquillizzano, ma mi dicono che si devono fare ulteriori controlli. Insomma lo caricano sull’ambulanza, senza di me, e io li seguo con la mia macchina. Ovviamente loro vanno più veloci di me e li perdo. E invece di andare all’ospedale Cervello, dove mi avevano detto che lo avrebbero portato, io vado all’ospedale Villa Sofia.
Mi precipito al Pronto Soccorso, mentre il dolce doppio, allertato immediatamente, si trova già nel posto giusto. Continua a chiamarmi per sapere dove sono arrivata. Mi avverte che l’hanno portato al P.S. pediatrico e di chiedere di quello.
Per fortuna, a Palermo, ce n’è solo uno, altrimenti vagherei ancora per Villa Sofia alla ricerca di mio figlio.
Alla fine arrivo al posto giusto e trovo il pargolo con l’ossigeno, una flebo e seduto sulla sedia a rotelle…
Se non fosse stato che ho un forte senso per il contegno, sarei svenuta… ma lì, davanti a tutti, mi seccava da morire.
Vedere però di nuovo il colorito normale sul viso di mio figlio e le labbra di nuovo rosa e non nere, mi rassicura non poco e quindi riesco pure a controllare il tono di voce…
Per farla breve, abbiamo aspettato tre ore, però alla fine, tutti i controlli risultano a posto e ci lasciano andare a casa.
Ovviamente, nel frattempo il mio dolce doppio ha voluto essere protagonista anche lui (secondo me l’ha fatto apposta per essere citato in questo post) e decide di farsi venire il mal di denti più doloroso della sua storia.
Neanche le cure del dentista più bravo di Palermo, riescono a sedare questo mal di denti e, nemmeno gli antidolorifici.
Passiamo una notte insonne e, nonostante tutto, l’indomani (cioè proprio il venerdì) devo andare a sistemare casa e a svuotare la camera del pargolo n. 3, perché è l’unica che ancora non è stata dipinta…
Insomma, sono arrivata a sera tardi, e non sapevo nemmeno come mi chiamassi…
E adesso che vi ho raccontato tutto questo, sono abbastanza giustificata per l’assenza?

Comunque, questa è la ricetta che volevo postarvi venerdì…



Ora lo so che vi sembrerà un’idea malsana, lo so che un ghiacciolo è dolce e non si serve come aperitivo. Ma se fa tanto caldo, come qui, per un aperitivo un po’ diverso, in una caldissima serata estiva, come solo in Sicilia, questi ghiaccioli al peperone sono perfetti! (e scriveteci sopra che sono salati, altrimenti, qualcuno, potrebbe rimarci male!)



Ghiaccioli al peperone
Ingredienti per 8 ghiaccioli:
300 g di peperone rosso
200 g panna di soia
175 g latte di soia
sale
qualche goccia di tabasco

Pulite i peperoni, privandoli dei semi interni, e se è possibile anche della pellicina esterna, aiutandovi con un pelapatate. Tagliate e tocchetti e  fate cuocere con poca acqua e con il coperchio. Quando saranno, morbidi spegnete il fuoco e fate raffreddare.
Aggiungete la panna, il latte, il sale e il tabasco e frullate. Se ci sono resti di pellicina, passate la crema  al setaccio. Quindi inserite nello stampo dei ghiaccioli e mettete in freezer per almeno 4 ore.
Per sformarli, basterà passarli sotto l’acqua corrente per qualche secondo.

Questa ricetta rientra di diritto nella mia raccolta Happy CaLOWries

A presto
Stefania Oliveri