Melanzane, pomodori e peperoni e una opportunità da non perdere!

(Melanzane, pomodori e peperoni di Claudia Roden, english translation below)

Finalmente si muove qualcosa anche in Sicilia.

Cioè, non fraintendetemi, ci sono una miriade di prodotti meravigliosi, di eccellenza nella nostra bella isola, ma spesso, per diverse ragioni, sono prodotti poco conosciuti.
Grazie a Dio, le cose stanno cambiando e la globalizzazione, di per sé non meravigliosa, ha, però l’innegabile vantaggio di far conoscere più velocemente, facilmente e in maniera planetaria (ok, ho un tantino esagerato) prodotti di eccellenza ma che non hanno la forza di imporsi nel mercato.
Ecco perché, quando posso, quando verifico di persona, la cosa, mi permetto di segnalarlo nel mio blog.
Ora, conoscete bene, il mio amore per l’olio e per quello di Castelvetrano in particolar modo. Anche se, da tempo, ho avuto modo di provare olii diversi, di ogni parte di Italia, sempre oli di eccellenza, e devo dire che ho cominciato a capire che ad ogni pietanza si dovrebbe accompagnare un olio diverso, esattamente come si fa con il vino.
Ma torniamo nel seminato.
L’autunno è stagione di raccolta di olive ed è sempre bello poter assistere e partecipare, ma non sempre è possibile. 
Non tutti ne hanno la possibilità, perché non tutti hanno la loro campagna, o quella di un amico, dove poter fare l’esperienza.
Così, quando sono venuta a conoscenza di questa iniziativa, sono stata davvero contenta e così adesso la faccio conoscere anche a voi.

Il fine settimana del 25 e 26 ottobre e del 1 e 2 novembre, in provincia di Trapani si svolgerà una manifestazione che si chiama Il tuo Olio Novello, perché si potrà assaggiare proprio dell’olio biologico nuovo. 

Una serie di agriturismi hanno messo a disposizione le loro strutture, le tenute e gli oliveti, ed  è stato elaborato un pacchetto vacanza denominato “il tuo Olio Novello”, che include la possibilità di assistere dal vivo alla raccolta delle olive e poter portare a casa l’olio novello DOP Valli Trapanesi. 

Il pacchetto include un soggiorno in pensione completa, comprensivo di pranzi e cene tipiche, la visita al frantoio con la molitura delle olive appena raccolte, il tour delle Saline Ettore e Infersa con visita ad un antico mulino a vento in funzione. 

Un’esperienza davvero speciale, che io ho già fatto l’anno scorso nel savonese e, devo dire, che ancora oggi mi porto dentro un ricordo davvero unico.

E, oggi, che siamo sempre più attenti all’alimentazione e ai corretti stili di vita, una vacanza del genere diventa anche un modo per rigenerare corpo e mente, dimenticandoci dei ritmi frenetici che spesso la città e la vita quotidiana, ci impongono.

E ora, vi do anche una buona notizia. Per i lettori di Cardamomo & co. ci sarà uno sconto, un ottimo sconto. Quindi se siete interessati, non esitate a scrivermi, che vi darò il codice che vi darà accesso alla vacanza scontata. Affrettatevi però, perché i posti vanno a ruba e non ci sono ancora molti posti disponibili…

E ora, una ricetta presa dal bellissimo libro di Claudia Roden, La cucina del medio oriente e del nord Africa, che potrebbe essere benissimo una ricetta siciliana… ma d’altro canto quante dominazioni abbiamo avuto? E da ognuna abbiamo imparato qualcosa…

Le verdure, nella ricetta della Roden sono tagliate in maniera diversa da come ho fatto io, per il resto, è tutto uguale. Ma credo che sia proprio il taglio che faccia la differenza fra una ricetta siciliana e una medio orientale

Melanzane, pomodori e peperoni

2 melanzane
1 cipolla a fette
1 bicchiere di olio d’oliva
1 o 2 peperoni (io rossi, lei verdi)
4 pomodori spellati
sale e olio evo di Castelvetrano
Tagliate le melanzane a tocchetti e cospargetele di sale e lasciate riposare per mezz’ora, quindi lavatele e strizzatele.
Nel frattempo riscaldate dell’acqua e immergete i pomodori puliti, in maniera tale da spellarli più facilmente. Poi togliete l’acqua di vegetazione e tagliateli a dadini.
Soffriggete la cipolla nell’olio finché sarà appassita e dorata. 
Unite, quindi, peperoni e melanzane tagliate a tocchetti e fateli insaporire per una decina di minuti. Aggiungete i pomodori, salate e cuocete per 30 minuti (o finché il liquido delle verdure non sarà ridotto).
Lasciate raffreddare nella casseruola.
In Turchia vengono servite con dello yogurt insaporito con sale e aglio… ma io purtroppo non lo avevo… voi, provatelo.

Eggplant, tomatoes and peppers 
2 eggplants 
1 onion, sliced 
1 cup of olive oil 
1 or 2 peppers (red or green) 
4 peeled tomatoes 
salt and extra virgin olive oil
Cut the eggplant into cubes and sprinkle with salt and let rest for half an hour, then wash and squeeze. 
Immerse the tomatoes in hot water so you can peel them more easily. Then remove the vegetation water and cut into cubes. 
Fry onions in oil until they are brown. 
Put  peppers and eggplants and let them cook for about ten minutes. Add the tomatoes, salt and cook for 30 minutes (or until the liquid from the vegetables will be reduced). 
Let cool in the pan. 
In Turkey they serve with yogurt flavored with garlic and salt … but I, unfortunately, I had not … but you, try it.

Riso basmati con verdure, uvetta e pistacchi e sono una stolta!

 
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Devo confessare che non sono una che pianifica le cose.
Non lo sono mai stata.
Sono un’istintiva e come tale, non perdo un colpo per sbagliare.
Sempre!
E scelgo sempre la via più difficile e tortuosa.
E anche stavolta ho agito così.
Non mi sono smentita.
Non ho pensato a niente.
O meglio, ho pensato a tantissime cose, ma che non c’entravano niente con la sfida di questo mese.
Per tutto il mese mi sono lambiccata il cervello per: 
1. sistemare casa dopo la ripitturazione (che mai più!) di casa nostra; 
2. far quadrare il cerchio fra casa e lavoro e un corso di foto; 
3. accogliere il ritorno del figlio prodigo (che, però, non ha imparato la lezione…); 
4. cercare libri di seconda mano per i miei pargoli; 
5. mettere a tavola qualcosa di commestibile, pur senza aver fatto la spesa, che tempo non ne avevo;
6. far funzionare la macchina fotografica nuova, o meglio, riuscire a scaricare le foto dalla macchina fotografica nuova (e riuscire ad avere oltre alla ricetta, anche uno straccio di foto…)
Sabato mattina, poi,  finalmente la spesa e finalmente sono entrate in casa delle verdure.
Comprate a caso, sia chiaro.
Senza nessuna idea precisa.
Domenica, che volevo dedicare al riposo e andare al mare, che qui, adesso è estate torrida, l’ho invece passata a sistemare il terrazzo, e a dare una parvenza di piante a quelle cose informi e giallo-verdognole che stanziavano abbandonate da mesi.
Alla fine, verso le 18, si doveva pur pensare alla cena.
Il riso l’avevo, le verdure pure, decido di preparare il piatto per la sfida.
Prendo il libro Cannella e Zafferano di Lorenza Pliteri per ispirarmi.
Sì, capisco di aver scelto proprio il libro giusto, c’è la ricetta per me che deve essere medio orientale (l’unica certezza che avessi).
La preparo seguendola (quasi) pedissequamente.
Voglio approcciarla con il taglio filologico (parlo figo, no?).
Comincio a cucinare.
Mi accorgo che un ingrediente non c’è, ma lo sostituisco, per me, con perizia.
Faccio le foto di rito e porto a tavola…
Improvvisamente mi rendo conto di non aver seguito il metodo di cottura indicato, che, invece, era l’unico obbligo…
Ma si sa, gli stolti sono assistiti da una buona stella.
Il metodo di cottura della ricetta è identico a uno di quelli proposti da Annalena.
Bene, sono salva. La ricetta è in concorso!
L’unico pecca è che ero convinta di aver fatto una ricetta libanese e ne andavo orgogliosa. E accorgermi solo adesso che ve la sto trascrivendo, che è indiana…
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Pilav di verdure (da Cannella e zafferano, di Lorenza Pliteri)
500 g di verdure (1 melanzana, 1 zucchina, 2 cipolle, 2 peperoni)
450 g riso basmati
1 cipolla
50 g uvetta
50 g di pistacchi tritati di Bronte (avrebbero dovuto essere mandorle)
1 stecca di cannella
1 peperoncino rosso piccante
1 bustina di zafferano
4 capsule di cardamomo
4 (io 2) chiodi di garofano
olio di oliva extravergine
sale
Lavate e tagliate tutte le verdure a dadini e le cipolle in quarti.
Sbollentate la cipolla per 4 minuti e per 3 le altre verdure. Scolate le verdure di volta in volta con la schiumarola e fermate la cottura tuffandole in acqua fredda.
Mettete in ammollo l’uvetta per 20 minuti. Trascorso questo periodo, strizzatela bene.
Sciacquate più volte il riso fino a quando l’acqua non diventa limpida (io l’ho fatto almeno 10 volte e non le canoniche 5… ma quanto era “sporco”?).
Spezzate le capsule di cardamomo e tritate i semini con i chiodi di garofano.
Affettate la cipolla tenuta da parte e fatela appassire con due cucchiai di olio, la cannella, il peperoncino (io l’ho lasciato intero perché non c’era scritto se tagliarlo, ma ha dato poco mordente), le spezie tritate e lo zafferano sciolto in poca acqua tiepida. Unite il riso e fate insaporire per alcuni minuti. Versate, quindi, dell’acqua bollente fino a coprire e a superare di due dita il riso. Salate e portate a bollore. Abbassate la fiamma, e fate cuocere per 10 minuti, cioè fino a quando il riso avrà assorbito tutta l’acqua e risulterà morbido. Sgranatelo con una forchetta .
Rosolate l’uvetta con dell’olio e aggiungete i pistacchi tritati.
Servite il riso con le verdure, l’uvetta e i pistacchi.
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Suggerimenti:
– Nel libro suggeriva di tagliare le cipolle a metà, ma forse si riferiva a cipolle di piccole dimensioni (anche s neon c’era scritto). Le mie erano piuttosto grandi e quinte le ho tagliate in quarti e secondo me, il risultato è migliore;
– un passaggio un po’ oscuro riguarda le verdure. Quando salarle? Io le ho salate dopo averle raffreddate;
– sul fondo della casseruola il riso si attacca un po’, dando luogo ad una crosticina meravigliosa. Io non l’ho fotografata, perché sul libro non parlava della crosticina, ma leggendo altre ricette ho capito che è normale, anzi è auspicabile, ed effettivamente è buonissima;
– le verdure possono essere diverse, e a vostro piacere, secondo la stagione.
 

Con questa ricetta partecipo al consueto appuntamento del nostro venerdì con il 100% Gluten Free (Fri)Day

 

Pilav (english version)

  • Eggplant
  • Sweet red peppers
  • Onions
  • Summer zucchini
  • Basmati rice
  • Raisins
  • Pistachio nuts
  • Cinnamon
  • Hot chili peppers , 
  • Saffron , 
  • Cardamomo
  • Cloves
  • Extra virgin olive oil (EVO)

Wash vegetables and cut them into cubes. Cut onions in quarters. Boil onions for 4 minutes and the vegetables 3 minutes. Put in cold water to stop cooking. Leave the raisin in hot water for 20 minutes.

Wash rice 5 times.

Grind cardamomo and cloves. Chop onion and stir with oil, cinnamon, pepper, all spices and saffron melt. Add rice and cook for few minutes. Add hot water till above 2 finger. Salt and cook after boiling, for 10 minutes.

Stir raisin with some oil and chopped pistachios. Serve rice with vegetables, raisins and pistachios

A presto
Stefania Oliveri

Svezia, un paese per tutti!

Svezia.
Nell’immaginario collettivo la Svezia è tutto il contrario di quello che in realtà sia.
La Svezia è divertente, scanzonata, flessibile, originale, perfettibile, accogliente, caotica, godereccia, mangereccia e, infine, anche come ce l’aspettiamo, e cioè verde, freddissima e cara.
Mi ha stupito trovare delle cicche per terra, un topolino di campagna in città, un viavai di gente sorridente, disponibile ed abbronzata.
Sì, gli svedesi, inaspettatamente, sono abbronzati e non sono altissimi, o quanto meno non tanto alti da metterti a disagio se, per caso, sei senza tacchi (e sei alta quanto me…)
E non ti aspetti che siano divertenti, aperti e critici nei confronti di un paese che sembra perfetto.
E non ti aspetti nemmeno di mangiare così bene (soprattutto salmone e aringhe sono una meraviglia) e di trovare dovunque una alternativa gluten free.
Ecco la Svezia è proprio un paese per celiaci. E la cosa meravigliosa è che spesso e volentieri, nello stesso posto, nella stessa panetteria, nello stesso bistrot, trovi le alternative, messe lì, tutte insieme (ma ben protette da contaminazioni) e disponibili per tutti. 
Finalmente niente ghettizzazioni! La torta è senza glutine, ma è per tutti, non solo per quegli sfogati dei celiaci che devono mangiare qualcosa di meno buono e quindi preparato a parte. 
Finalmente un paese che segue la mia filosofia, cucinare cose appetitose e buone senza glutine per tutti!
La Svezia, quindi, è proprio un paese per tutti!!!
Se volete maggiori informazioni sul viaggio che ho fatto, andate a vedere qui.
Io adesso vi metto alcune foto. Non sono belle, e stavolta non solo per mia imperizia, ma anche perché sono state fatte con il cellulare, visto che, proprio in Svezia mi è defunta per sempre la mia amata Canon… Mi ha servito fedelmente in questi anni e, forse, ha voluto morire in un paese che ha reso felice non solo me, ma anche lei! Che riposi in pace.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

A presto
Stefania Oliveri

Un posto all’ombra e la focaccia alta

Era ovvio, lo sapevo.

Un’estate fresca (tutto sommato) anche in Sicilia, non poteva continuare fino ad ora.
Così, puntuale, come ogni anno, al rientro a scuola, è scoppiato l’inferno!
38°, ma solo sulla carta.
Dentro l’aula, sotto tetto ed esposta completamente al sole, senza tende, almeno ce ne saranno 50!
Una trentina di ragazzi chiusi lì dentro, insieme ad un’insegnate che cerca di spiegare qualcosa.
Non un ventilatore, ovviamente non parliamo di aria condizionata, nemmeno uno spiraglio, uno zefiro, nemmeno con tutte le finistre spalancate e la porta aperta.
E un sole caldo, no caldissimo, che batte sulla fila accanto alla finestra e piano piano arriva fino alla fila accanto al corridoio.
Così, giusto per non farli anche ustionare, si permette loro di spostare i banchi dalla finestra, alla ricerca di un posto all’ombra… che non c’è.

Focaccia alta di Anna Lisa
Anna Lisa è una garanzia e ogni volta che replico una sua ricetta, viene sempre bene. Stavolta però, diversamente da lei, io ho usato una sola farina dietoterapica e cioè il mix per pizza della Nutrifree e ho diminuito la quantità totale della farina perché sono… rinco  (sarà il troppo caldo?)  A dire la verità, mi erano sembrati un po’ troppo i liquidi rispetto alla farina, e l’impasto mi sembrava davvero morbido, per cui ho aggiunto un altro po’ di farina (ma non credo di essere arrivata ai 50 g che mancavano…) In ogni caso ecco la ricetta e voi, mi raccomando usate 300 g di farina!
Ingredienti
250 g di farina Nutrifree mix per pizza 
(al posto di:
150 g di farina Bi-aglut Sfornagusto
100 g di Pandea
50 g di Glutafin)
80 g di lievito madre senza glutine
280 g di acqua
2 cucchiai di olio Evo
1 cucchiaino e mezzo di sale fino
per il condimento
olive verdi
origano e sale fino
pomodorini (se li avete)
Ho impastato il tutto alle 1,00 di notte (qui fa caldo, come forse avrete capito…) e ho messo l’impasto già condito (ben poca cosa, olio e origano) a lievitare direttamente in una teglia da 20 cm coperta con carta forno. 
Ho, quindi, avvolto con la pellicola e lasciato lievitare in forno spento fino alle 7,30 circa.
Ho acceso il forno a 220° funzione per pizza.
Ho scoperto la focaccia (che era raddoppiata di volume) e l’ho infornata per circa 20 minuti.
Una meraviglia, nonostante l’errore! Grazie Annalisa!

Frittura di cappuccetti

(Frittura di cappuccetti)
A volte, anzi no, spesso, rimango basita per quello che dice la gente.
Così come quando proprio quest’anno, nel bel mezzo di un esame di riparazione, una collega, mi dice “ma hai tutto il decoltè macchiato, lo sai?” E poi ha anche aggiunto, giusto per farmi capire bene, “ma non metti la crema protettiva?”
In una frazione di secondo ho pensato alle possibili risposte da darle senza considerare la presenza di altri 12 colleghi, un alunno sotto esame e un pubblico che, credo, sarebbe stato ben contento di veder prendere una piega inaspettata… 
Opzione n. 1
“e tu ti sei accorta che il vestito che ti sei messa è di una misura inferiore alla tua e l’unica forma che mette in evidenza è la tua pancia?” e poi, giusto per ribadire il concetto “ma non te l’hanno detto che i vestiti aderenti non vanno bene per chi ha un fisico come il tuo?”, ma temo che non avrebbe capito la finezza del sarcasmo;
Opzione n.2 
“No, cara, non me n’ero accorta, grazie per avermi segnalato la cosa, in questo momento. Adesso, corro subito a passarmi quintali di varechina sulla pelle, sperando che le macchie spariscano…”
Confesso che sono stata tentata
Opzione n. 3
“Sì, cara, la crema protettiva la metto apposta a pois per creare questo effetto maculato che è tanto di moda, e come tu ben sai, l’animalier non tramonta mai e io, che sono di tenenza, voglio esserlo fino alle midolla!”
Opzione n. 4
“Dici che sono tanto visibili? da domani solo vestiti coprenti, anche se ci sono 30.000 gradi in classe!”
Opzione n. 5
“ma ci sei o ci fai?” come direbbero qui a Palermo…
E invece, appunto, sono rimasta zitta!
Anche quella di oggi è una ricetta un po’ datata. Questa estate, quando ho visto i cappuccetti dal pescivendolo non ho resistito.
Cosa sono i cappuccetti? Sono le seppioline, piccole piccole, chiamate così proprio per la loro forma di  piccoli cappucci. Più piccoli sono più sono prelibati.
Una ricetta davvero facilissima, anzi di più…

Frittura di cappuccetti
Ingredienti:
Seppioline
farina di riso (al posto della 00)
olio (io di mais)
limone
sale
Lavate e asciugate i calamaretti. Quindi asciugateli e passateli nella farina di riso. Togliete la farina in eccessso.
Quando l’olio sarà molto caldo, tuffateli nell’olio bollente. Appena pronte, scolatele con un mestolo forato, salate e servite con del limone spremuto.

Suggerimenti:
– lo so che la frittura è una gran noia, si sporca tutto, si impuzza la cucina, e i vostri capelli si potrebbero mangiare, ma in estate, una volta ogni tanto e con un coperchio paraschizzi, non dico che friggerete ogni giorno, ma quella volta all’anno, ve la potrete concedere.

Fried little cuttlefishes
cuttlefishes
rice flour 
oil (I used corn oil) 
lemon 
salt 
Wash and dry the little cuttlefishes. Then dry and bake in the rice flour.  Remove the excess of flour. 
When the oil is very hot, plunge them into boiling oil. Drain with a slotted spoon, salt and serve with squeeze of lemon.
Con questa ricetta partecipo al 100% Gluten Free (Fri)Day

A presto
Stefania Oliveri

Concorsi a base di LIKE? No, grazie!

Chi mi conosce lo sa, lo vado ripetendo da un po’ di tempo. Non partecipo ai concorsi a base di LIKE, chiunque sia ad organizzarli, perché sono una mortificazione della bravura personale dei partecipanti: non vince chi è più bravo – e lo meriterebbe, quindi – ma solo chi ha la faccia tosta di rompere gli zebedei ad amici e contatti vari con la richiesta di voto, e io ho la faccia tosta, ma fino ad un certo punto…

In certi momenti, poi, non se ne può davvero più: è un susseguirsi a raffica persino da parte di perfetti sconosciuti che, come se niente fosse, ti arrivano in mail privata per invitarti a cliccare sul like alla loro foto – o ricetta o qualunque altra cosa – in concorso. Senza cogliere la mortificazione di sè che compiono attraverso quella richiesta.
Solo questo conta, la faccia tosta. E se non si possiede questa dote, meglio abbandonare ogni speranza: nei concorsi a base di like si può anche essere un genio nella materia oggetto del contendere ma non servirà a nulla. Ci sarà sempre una foto sovraesposta, con la linea storta dell’orizzonte di chi non ha mai sentito parlare del bilanciamento del bianco che avrà più like di voi.
Idem per le ricette: avete cucinato il piatto dell’anno? Bene, non potrete nulla contro le pennette alla vodka e salmone miracolosamente riemerse per l’occasione dall’oblio post anni ottanta cui erano state – giustamente – relegate. Non cercate di capire le loro centinaia di like, non ci riuscireste. Ma fidatevi: così è e così sarà. Anche se non vi pare.
Per non parlare poi del ritorno di immagine delle aziende che puntano su questo criterio per farsi followers a buon mercato. Bene, ogni produttore un po’ lungimirante, secondo me, è in grado di capire che l’ondata di spam che inevitabilmente salta fuori da questi eventi alla fine ha più effetti negativi che positivi. Un po’ come le patatine di Cracco a Cibus, insomma, che provocavano contrazioni di stomaco alla sola vista dei cartelloni diffusi a macchia d’olio per tutta l’area fiera.
Insomma, non se ne può più di questi meccanismi. E pare proprio che siamo in molti a pensarla allo stesso modo.  È stata sufficiente la sola provocazione su facebook per far sì che nel giro di poche ore saltassero fuori decine e decine di blogger che hanno voglia di dire basta. Ci siamo confrontati e abbiamo coordinato la nostra protesta. Oggi vengono postati centinaia di messaggi unificati e con lo stesso logo nella speranza che, insieme, riusciremo a convincere i produttori che esistono altre vie, molto più efficienti ma soprattutto meno mortificanti della caccia al like.

Pane di Anna Lisa con lievito madre e grano saraceno e alimentiAmo la vita

Ormai ogni sabato lo dedichiamo a passeggiare (by night) per il centro storico di Palermo, per scoprire di più della nostra città. Dire che abbiamo tesori ad ogni pietra, purtroppo lasciati lì senza essere non dico valorizzati, ma quanto meno riportati alla luce, fa male al cuore.
La passeggiata, a cura di Palermo Aperta a Tutti, comincia alle 9 e finisce intorno a mezzanotte, con un oratore di tutto rispetto, colto, preparato, divertente.
Ovviamente fra i partecipanti molti adulti, anzi forse solo adulti e il mio pargolo n. 3… che come al solito, si è fatto riconoscere.
Così, mentre la nostra guida ci spiegava le origini del nome di Palermo, che al principio era Sys (o Zyz) che significa, in fenicio, splendente (o anche fiore), cambia il suo nome, acquistandone uno greco, Panormos (PànHormos) che secondo una teoria non significa “tutto porto”, come si sa comunemente, ma si pensa che Hormos significhi gemma, gioiello, e quindi riconducibile alla stessa etimologia del nome fenicio, sottolineava anche il fatto che Palermo avesse subito la dominazione di tutti, tranne che dei greci, ma porta il nome che gli diedero proprio loro che non riuscirono mai a conquistarla.
A quel punto, il pargolo, mi dice “forse si è dimenticato la Magna Grecia!”
Non ho il tempo di guardarlo che veloce come una saetta si avvicina alla guida. Tremo per il timore che glielo dica, anzi no, tremo perché so che glielo dirà! E infatti glielo dice.
Continuando per la nostra passeggiata, la malcapitata guida, osa nominare una statua a cui è stata data forma di sirena.
Ora, forse a voi ancora non l’ho mai raccontato, ma le sirene erano la sua ossessione da piccolo, per cui conosce tutto al riguardo.
Così, di nuovo, si precipita accanto alla guida e gli chiede quale forma avesse la sirena della suddetta statua se quella greca o medievale.
Dirvi che volevo scomparire come un fumetto, è poco. Cioè, secondo voi, ha mai incontrato un bambino rompiballe come il mio???
La guida mi ha guardata e io ho cercato di ingraziarmelo con un sorriso compassionevole… cioè chiedendo compassione per me!
Domani andremo di nuovo, ma forse porterò un fazzoletto per imbavagliare il pargolo… o un buon pane come quello di qui sotto!
Oggi vi posto un pane, anche esso risalente ai primi di giugno. Ricordo buonissimo. Ricordo da chi l’ho copiato e cioè da Anna Lisa, che è garanzia di sicura riuscita, ma non ricordo se ho cambiato qualcosa… per questo vi metto la sua ricetta, così come l’ha scritta lei.

Pane di Anna Lisa con lievito madre e grano saraceno

Ingredienti
100 gr di lievito madre senza glutine 
195 ml di acqua
200 (io 180) g di Mix per Pane Nutrifree
50 (io 70) g di farina di grano saraceno Nutrifree
10 ml di olio
4 gr di sale
1 cucchiaino di miele
semi di girasole (mia aggiunta)
Il lievito dev’essere stato rinfrescato almeno 5 ore prima oppure estratto dal frigo almeno 2 ore prima della preparazione.
In planetaria sciogliete il LM con l’acqua e il miele.
Pesate le farine e unitele  nella ciotola lavorando con il braccio impastatore.
Versate a filo l’olio e infine il sale.
Lavorate per 10/15 minuti a velocità 1/2.
Trasferire l’impasto in una ciotola appena oliata e lasciate lievitare fino al raddoppio.
I tempi di lievitazione dipenderanno dal vostro lievito, e dal caldo che c’è in casa, ma non  meno di 4 ore.
Per chi ha la pietra refrattaria: inseritela sull’ultimo gradino del forno e preriscaldate per circa 1 ora a 250° con funzione grill. Altrimenti accendete il forno al massimo e con la placca da forno inserita.
Una volta lievitato l’impasto, scaravoltatelo su una spianatoia leggermente infarinata
e senza lavorarlo, modellatelo delicatamente con le mani dandogli la forma di un filone.
Incidete la superficie con 3 tagli obliqui, (io l’ho dimenticato) e copritelo con un canovaccio pulito e lasciate riposare fino a quando il forno avrà raggiunto la temperatura.
Preparate un’emulsione di acqua e olio e spennellate la superficie del pane. Io ho aggiunto dei semi di girasole.
Inserite il pane nel forno sulla placca da forno e cuocete a 250° per 10 minuti e a 200° per altri 30 minuti.
E questo è il risultato.

E siccome è venerdì, e anche il 100% Gluten Free (Fri)Day, questa ricetta, va dritta dritta al #GFFD!!!

E anche per la raccolta n. #21di Panissimo ideata da Sandra, di Sono io Sandra e da Barbara di Bread & Companatico che per settembre trovate da Sandra  ideata da Sandra

E adesso voglio parlarvi di un appuntamento importante che si svolgerà sabato 13 e domenica 14 prossimi a Palermo e precisamente a Monreale, Poggio San Francesco, AlimentiAmo la vita, una kermesse sulla dieta mediterranea e sul buon cibo genuino. Vi aspettiamo numerosissimi!

A presto
Stefania Oliveri

Riso basmati con ceci di Ottolenghi

(Riso Basmati con ceci, uvetta e cipolle di Yotam Ottolenghi)

E poi ti rendi dolorosamente conto di:
– non avere più l’età… da tempo;
– di non essere all’altezza nemmeno con le zeppe;
– di non aver concluso niente di speciale;
– di non avere una figlia con cui andare a fare shopping;
– di non essere indispensabile e neanche necessaria;
– di non aver realizzato i sogni che credevi possibili;
– di non avere più il tempo;
– di non avere abbastanza denaro per levarti degli sfizi;
– di non avere nemmeno una salute di ferro, perché è vero che c’è di peggio, ma se ogni volta che esci,  devi star male, allora ti rendi conto che c’è anche di meglio;
– che non ti entrano più i vestiti di due anni fa
– e che hai preparato questo riso alla fine di giugno e lo stai postando solo oggi…

E ora la ricetta di oggi.
A giugno ho comprato il libro di Ottolenghi, Jerusalem. Un libro davvero meraviglioso. E appena ho visto questo riso me ne sono innamorata a prima vista e farlo è stato un tutt’uno.
Mi sono segnata la ricetta, ma adesso, a tre mesi di distanza, non mi ricordo se fosse spiegata egregiamente oppure no, quindi, partecipo allo Starbook, perché è un libro che è stato recensito e proprio la mia cara Ema, l’ha provato per noi, ma io, contrariamente a come fanno loro, posso solo dirvi che mi è piaciuto molto e così ai miei ospiti, ma più di tanto non riesco a ricordare.
Riso Basmati con ceci, uvetta e cipolle di Yotam Ottolenghi
2 e ½ cucchiai di olio 
220 270 g di riso basmati 
50 g riso selvagio
330 ml di acqua bollente 
1 e ½ cucchiaini di curry in polvere 
2 cucchiaini di cumino
240 gr di ceci cotti (bolliti)
180 ml di olio di girasole  oliva
1 cipolla media, tagliata sottile 
½ cucchiaio di fecola 
100 gr di uvetta
2 cucchiai di prezzemolo tritato 
un cucchiaio di pistacchi tritati al coltello (mia aggiunta)
1 cucchiaio di coriandolo tritato 
1 cucchiaio di aneto tritato 
sale e pepe nero
Per cuocere il riso basmati usa una tecnica diversa dal semplice bollirlo. Mettete un cucchiaio di olio di oliva in una casseruola media e coprite con un coperchio su fuoco vivo. Aggiungete il riso e ¼ di cucchiaino di sale e mescolate finché il riso non sarà caldo. Aggiungete pian piano l’acqua bollente, abbassate il fuoco tenendolo molto basso, coprite la casseruola con il coperchio e fate cuocere per 15 minuti. 
Togliete la casseruola dal fuoco, coprite con un panno pulito, poi con il coperchio e lasciate fuori dal fuoco per 10 minuti. 
Mentre il riso cuoce preparate i ceci. Scaldate il restante olio di oliva in una casseruola a fuoco vivo. Aggiungete i semi di cumino e il curry in polvere e dopo pochi secondi aggiungete i ceci e ¼ di cucchiaino di sale. State attenti altrimenti le spezie rischiano di bruciare nell’olio. Lasciate sul fuoco per uno o due minuti, giusto il tempo di far scaldare i ceci, quindi trasferiteli in una ciotola capiente. 
Nella stessa casseruola, mettete l’olio e fatelo scaldare a fuoco alto. Friggete quindi le cipolle , a poco a poco, precedentemente tagliate a listarelle e infarinate con la maizena, per 2-3 minuti, finché non saranno dorate. Fate assorbire l’olio in eccesso scolandole su carta da cucina e salate.
Componete il piatto. Mettete il riso, ceci, l’uvetta precedentemente ammollata e sciacquata,  le erbe e le cipolle fritte. Mescolate, e aggiustate di sale e pepe secondo il vostro gusto. Servite tiepido o a temperatura ambiente. 

Con questa ricetta partecipo allo Starbook

A presto
Stefania Oliveri

Arancine di riso venere per Taste & More e il GFFD

(Arancine di riso venere)
Ebbene, sono tornata!

Sono tornata al blog, sono tornata a lavorare (sigh sigh), sono tornata da una bella vacanza dalla Svezia (felice, felice felice).
Finalmente, questa estate, siamo partiti e mi è sembrato di avere la mia settimana di vacanza!
Perché, seppure non si lavori, se non si lascia casa, non ci si riposa abbastanza.
Una settimana (e nel momento di caldo peggiore in Sicilia) passata in quel di Stoccolma con 15 gradi è stata davvero rigenerativa.
In realtà volevamo andare a trovare il pargolo n. 1 a Bath, ma i biglietti erano alle stelle. Così, guardando i prezzi più bassi per raggiungere una qualsiasi località (Ryanair, tanto odiata e bistrattata, santa subito, perché mi permette di partire più spesso! – e non sono pagata per dirlo! -), c’era la Svezia. E Svezia fu!
Ovviamente il pargolo n. 2 ha rinunciato al viaggio. Aveva una meta molto più allettante a San Vito. Appena tornato da una settimana a Scoglitti (Ragusa), due giorni dopo mi annuncia che andrà a passare il ferragosto a San Vito, tre giorni che si sono trasformati in 9!
E così, mentre noi scegliamo le mete per il basso costo economico, lui sceglie le mete per seguire la fidanzatina! Lei va a Scoglitti e lui la segue; lei va a SanVito e lui la segue; se lei fosse andata in Svezia, la Svezia sarebbe stato il luogo ideale per passare le vacanze!
In ogni caso, sebbene un giorno mi ha fatto morire perché non dava segni di vita ed è stato allertato l’intero mondo, e mio fratello è partito da Palermo per andarlo a cercare a San Vito, la vacanza, nostra e sua, è andata bene.
Ahimè, in Svezia, e non so se a causa del freddo o della sfida, mi si sono rotti, in ordine, la macchina fotografica (fiumi di lacrime), gli occhiali (e io sono ciecata), e le scarpe (le uniche che mi ero portata, oltre le ciabatte extra slim).
Presto vi racconterò qualcosa sulla Svezia (che vale la pena visitare), ma ancora vi devo dire una cosa e cioè che la teoria dei miei pargoli (che noi si parte per andare a trovare le blogger), è stata confermata anche stavolta e, in quel di Goteborg, ho conosciuto Serena! Un incontro davvero speciale, una ragazza meravigliosa, che mi ha dato una sferzata di allegria, buon umore e, soprattutto, di energia (nonostante la mia età!)
Ma oggi è il 5 ed è pure venerdì e ci sono due appuntamenti importanti.
Oggi esce il nuovo numero di Taste and More

ed è anche il 100% Gluten Free (Fri)Day!

E quindi non mi resta che lasciarvi la ricetta che le racchiude tutte e due!!! E voi che aspettate a partecipare al #GFFD e a sfogliare il nuovo Taste and More?

Arancine di riso venere glutinoso funghi e passatina di ceci
Ingredienti per 8 persone (circa 24 palline)
300 g riso venere glutinoso
250 g mozzarella
semi di sesamo

per i funghi:
300 g di funghi champignon (ma i porcini vanno anche meglio)
1 cipolla bionda
½ bicchiere di vino bianco di quello buono
olio extravergine d’oliva
sale
prezzemolo

per la passatina di ceci
200 g di ceci biologici
½ spicchio di aglio
4 cucchiai di olio
6 cucchiai di brodo vegetale homemade
Il giorno prima mettete a bagno i ceci, sciacquandoli alcuni volte.
Il giorno dopo fate lessare i ceci. Mettete i ceci nell’acqua fredda e portate a bollore. Quando comincia a bollire, abbassate la fiamma, perché l’acqua deve fremere e non bollire. Al principio potrebbe essere necessario schiumare l’acqua. Se non usate la pentola a pressione ci vogliono circa 4 ore di cottura, altrimenti con la pentola a pressione, ½ ora basterà. In ogni caso, salate solo alla fine della cottura.
Lessate, in acqua abbondante e salata, il riso venere per 40 minuti circa.
Scolatelo e fatelo raffreddare.
Nel frattempo preparate i funghi.
Puliteli con un panno e tagliateli a fettine.
Tagliate e fettine anche la cipolla sbucciata.
Quindi in una larga padella, meglio in un wok, mettete l’olio e fatelo riscaldare, quindi mettete la cipolla e fate soffriggere brevemente.
Aggiungete i funghi e mescolate, quindi aggiungete il vino e fate evaporare. Abbassate la fiamma e fate cuocere per 15 minuti, circa.
Quindi salate e aggiungete il prezzemolo, lavato , asciugato e tritato.
Quando i ceci saranno pronti, metteteli dentro un frullatore e aggiungete l’olio, l’aglio, e il brodo vegetale e frullate fino ad avere una consistenza vellutata.
Nel palmo di una mano, mettete un po’ di riso venere e spingetelo, per compattarlo.
Al centro mettete uno o due dadini di mozzarella, i funghi e coprite con un altro po’ di riso e cercate di fare delle palline ben compatte.
Passate ogni pallina (con delicatezza) sul sesamo posto su un piattino, così da ricoprire tutta la superficie. Mettete le palline al forno caldo a 180° e fate cuocere per una decina di minuti.
Servite le polpettine di riso su un letto di passatina di ceci, con della verdurina fresca.

E ora andate qui per scaricare la nostra bellissima rivista!!!

http://issuu.com/tasteandmore/docs/taste_more_magazine_settembre_-_ott_7f697006bcc604?e=6542438/9204254

Pasta con tonno e limone e siamo già al 2 settembre

(Pasta con tonno e limone, gluten free)
Chissà perché il 1° settembre è considerato la svolta.
Cioè, per gli insegnanti è la svolta: ricomincia la scuola. 
Sì, perché gli insegnanti cominciano a lavorare dal primo giorno di settembre e non quando inizia la scuola dei figli, così come non finisce quando finisce agli allievi, ma continua almeno fino a metà luglio, visto che che gli esami di maturità ci sono ogni anno…
Però, il primo settembre, è sempre l’inizio di qualcosa e tutti i blog si sono risvegliati… eccetto il mio, che come al solito, è in ritardo su tutto!
Però, per la verità, una cosa l’ho iniziata anche io e da ieri, il mio blog ha una newsletter!
E, meraviglie delle meraviglie, nonostante era il primo settembre ed eravate tutti indaffarati, avete risposto in tanti! E vi ringrazio di cuore!
Chi volesse ancora unirsi (ve lo dico bene “adesso, chi ancora non l’ha fatto, si unisca!”), qui accanto lasci il suo indirizzo e-mail e presto riceverà una newsletter da me, con tante sorprese!
Perdonata per il ritardo?
 
Ora, spero di non essere in ritardo, per una pasta estiva (be’, lo so che al nord l’estate non è nemmeno iniziata, ma questo potrebbe aiutarvi a ricrearla, anche se solo con il pensiero) e così vi propongo una pasta con il tonno fresco e una nota diversa dal solito, data dal limone. Aggiungetelo, non ve ne pentirete!
Pasta-tonno e limone-3273-b 
 
 
 
 
Pasta con tonno e limone
 
g 250 pasta corta
g 500 tonno fresco a tocchetti
4 pomodorini
1 scalogno (o uno spicchio d’aglio)
mezzo bicchiere di vino bianco
menta fresca e peperoncino
limone bio
olio evo
In una casseruola fate soffriggere l’olio con lo scalogne tritato (o altrimenti con lo spicchio d’aglio) ed il peperoncino (nessuna dose perché è a vostro gusto… mio marito ne metterebbe uno intero tutto per lui, io ne metto un quarto per tutti…)
Aggiungete, quindi, i pomodorini lavati e tagliati a metà e fate insaporire. Unite il tonno, mescolate e sfumate con il vino bianco.
Aggiustate di sale, coprite con un coperchio e lasciate cuocere a fuoco basso per pochi minuti.
Nel frattempo, cuocete la pasta e scolatela al dente così da completare la cottura nel  condimento.
Aggiungete le foglioline di menta fresca e completate con la buccia del limone grattugiata al momento. Mescolate bene e servite.
Fresca, buona e veloce!
 
Pasta with tuna and lemon 
 
250 g  pasta 
500 g fresh tuna cut into chunks 
4 cherry tomatoes 
1 shallot (or a clove of garlic) 
half a glass of white wine 
fresh mint and chilli 
organic lemon 
extra virgin olive oil 
In a saucepan, saute the oil with chopped shallots (or otherwise with the clove of garlic) and chilli (at your taste)
Add tomatoes, washed and cut in half and cook. 
Add tuna, stir and pour in the white wine. 
Season with salt, cover with a lid and simmer over low heat for few minutes. 
Meanwhile, cook the pasta (not at all) and finish cooking in the sauce. 
Add fresh mint leaves and season with the grated lemon zest at the moment. Mix well and serve. 
Fresh, good and fast!
 
A presto
Stefania Oliveri