Miele Amiche Api da Palermo con furore

Non è facile vedere questa passione negli occhi di un ragazzo.

Davide ha l’età di mio figlio (il pargolo n. 1), ma, differentemente da lui, andava bene a scuola e aveva anche intrapreso l’università con risultati brillanti.

E però, tutto il lavoro fatto con i suoi genitori durante l’estate, appena finita la scuola, quando si dorme poche ore a notte e c’è un gran da fare con le api, l’ha convinto che in realtà, quello che lui voleva realmente fare era l’apicultore!

Read more

Prato: 3 giorni indimenticabili

“Ma che c’è a Prato da vedere?”

Be’, me l’ero chiesto anche io, veramente, perché di Prato si sente parlare poco.  Della bellissima Toscana, Prato, è la città meno conosciuta… se non per i fasti passati del tessile e, adesso, per avere la maggior concentrazione d’Europa, di cinesi. E però, a Prato, invece, c’è tanto da vedere! E così, è stata una tre giorni davvero al cardiopalmo. Ovviamente non potevano mancare le mie solite disavventure (che se non le annotassi in questo diario virtuale, anche io stenterei a credere che capitino tutte a me). Così dopo la sveglia all’alba, un volo tranquillo, prendo il treno in orario per arrivare da Pisa, a Lastra a Signa (ma quante volte l’ho sentita nominare alla radio? Finalmente un concetto astratto nella mia mente, diventa realtà), e ci impiego quasi due ore ad arrivare… Facile battuta quella che era venerdì 17… In ogni caso arrivo trafelata in uno dei posti più incantevoli che è il castello dei 100 camini, dalle forme più disparate, ovverosia Villa Artimino.

Prato Villa Artimino 2


Prima di visitarlo, però un appuntamento importante con la chef Michela Bottasso, del vicino ristorante Biagio Pignatta, (dal nome del primo maggiordomo di Ferdinando I) che ci insegna a fare la pasta con le uova, o con il latte, gli stritoli, così come il Petto d’anatra all’arancia. Prato Michela Bottassi

Prato pasta

Il ristorante, ha un immenso orto, di cui dispone per l’approvvigionamento delle verdure di stagione. Dopo il pranzo, con ciò che avevamo preparato, ecco la visita dell’incantevole Villa. In realtà la villa è conosciuta come la Ferdinanda, perché fatta costruire da Ferdinando I dei Medici nel 1596, ed in soli 4 anni, e che oggi è patrimonio dell’UNESCO. Si trova a soli 20 km da Firenze e intorno c’è un panorama mozzafiato, con verde a perdita d’occhio, oltre ad una cantina ben fornita di vino di Carmignano, dove, oltre tutto, si trova anche un girarrosto inventato da Leonardo Da Vinci.

Prato Villa Artimino


Prato Villa Artimino 4

Prato Villa Artimino 5


Se volete godere di questa residenza, l’Hotel Paggeria Medicea (4 stelle) vi farà rivivere tutti i fasti della vita di lusso. Prato Villa Artimino 3
Rientrati a Prato, ci rechiamo al Museo di Palazzo Pretorio di Prato, tre piani di opere favolose, fra tanti dipinti di Filippo Lippi. E la storia di quest’artista, che ci racconta la guida, mi commuove. Lui frate, lei, Lucrezia monaca, si conoscono, si innamorano e scappano. Ottengono anche la dispensa papale per sposarsi, ma non lo faranno mai. Alla morte di lui, lei tornerà in convento, mentre lui la immortala in moltissime sue opere.

Sul tetto di Palazzo Pretorio prendiamo l’aperitivo, guardando la città. Uno spettacolo stupendo condiviso con delle amiche speciali, per l’apertura ufficiale della manifestazione EatPrato. Prato Palazzo pretorio

Infine, la cena nella bellissima cornice del Giardino Buonamici.

Prato Mannori
Luca Mannori

Il sabato mattina, abbiamo continuato il nostro tour del gusto e non solo. Prima colazione alla pasticceria Mannori.
Forse, non tutti sanno, e sopratutto non lo sanno i palermitani, ma la famosissima Setteveli è sua, e ha vinto il campionato mondiale nel 1997. E anche se non è una pasticceria gluten free, io ho comunque potuto assaggiare i suoi macarons, e vi assicuro che, anche quelli, sono un’esperienza.

Prato pasticceria Mannori macaron


Subito dopo, siamo andati a visitare il biscottificio Mattei. Prato biscottificio Mattei
Da loro si trovano i “biscotti di Prato” (e non chiamateli cantucci) fatti solo con cinque ingredienti: farina, uova, zucchero, mandorle e pinoli. Prato biscotti di prato


prato biscotti di prato 2
Oltre alle tante altre specialità, come il Pan di Ramerino, il Filone Candito, la Torta Mantovana, tutte cose che io non ho potuto assaggiare, anche i Brutti, ma Buoni (io direi buonissimi), totalmente e naturalmente senza glutine.

Prato brutti ma buoni

Sono rimasta affascinata da questa realtà, in piedi da 150 anni, che si occupa solo di prodotti tipici del territorio e che da quest’anno hanno introdotto una novità “le cassatine sullo stecco”, che non hanno niente a che vedere con le nostre cassatine siciliane, ma è un gelato alla crema, con biscotto di Prato e coperto da una glassa al cioccolato.

Dopo, una chiacchierata molto interessante, in piazza al Duomo con un produttore di grano, Marco Bardacci, dell’omonimo Molino, e il panettiere Sergio Fiaschi, dell’omonimo panificio, che appartengono all’Associazione Gran Prato, dove si predilige la filiera corta e che ha disciplinato il pane di Prato, la Bozza, diverso dal pane di Firenze, più saporito, dove il grano viene coltivato con  sistemi agricoli convenzionali o integrati, con un limitato apporto di concimazione e in regime bio, così da esaltare i profumi e i sapori delle farine e dei prodotti, e dove l’unico lievito ammesso è quello madre, che ogni panettiere conserva gelosamente. Non poteva mancare una lezione di panificazione con Stefania Storai.

 

prato gran prato
Marco Bardazzi del Molino Bardazzi
prato panettiere
Sergio Fiaschi

prato Stefania Storai
Stefania Storai


Per il pranzo siamo stati suddivisi in gruppi e il nostro gruppo è stato dirottato da I Corti. Su questo ristorante mi dilungherò a breve, perché è davvero un’oasi anche per i celiaci, pur non essendo un locale del circuito AIC. I suoi piatti particolari e raffinati, l’atmosfera elegante, ma gioviale, la competenza del personale, mi hanno stregata (e non solo me, ma tutti i commensali) per l’estrema bontà. Se siete a Prato, vale davvero la pena fermarsi qui.

I Corti Prato
I Corti a Prato

Menù i corti Prato

Nel pomeriggio una visita la Museo del Tessuto. Vi assicuro, sarà una sorpresa. Adatto sia agli adulti, ma anche ai bambini, ci racconta la storia del tessuto, degli abiti, della manifattura nel corso dei secoli, uno spaccato della nostra tradizione. Prato museo del tessuto


Prato Museo del tessuto 2
Subito dopo, abbiamo visitato un altro baluardo di Prato e cioè il laboratorio della Pasticceria Nuovo Mondo del pasticciere Paolo Sacchetti, che ci ha mostrato come si fanno le pesche di Prato. Lui usa solo il burro nei suoi dolci, niente margarina o altri grassi imprecisati, ed è il vicepresidente dell’AMPI (Associazione Maestri Pasticceri Italiani) e ha recuperato una tradizione che stava andando persa. Le pesche infatti sono un dolce nato già nella seconda metà del 1800, quando i fornai riutilizzavano il pane raffermo, imbevendolo nell’Alchermes, riempiendolo con crema pasticciera e rotolandoli nello zucchero. Nel tempo, il pane raffermo è stato sostituito dalle più morbide brioche, anche se il resto è rimasto invariato. 

Prato Paolo Sacchetti
Paolo Sacchetti

Pesche di Prato


Un incanto vedergliele fare e desiderare di rifarle senza glutine.

Infine, il cooking show delle due blogger finaliste di #EatPrato (qui l’elenco di tutti i partecipanti), Coralba Martini e Valeria Fricano che hanno cucinato per aggiudicarsi il primo posto.

Prato blogger

        I miei ringraziamenti vanno a EatPrato, il comune di Prato, il direttore artistico, Luca Managlia, a Forchettina Giramondo, al Molino Bardazzi, alla Pasticceria Mannari, al Biscottificio Mattei Antonio, al Ristorante I Corti

e alle meravigliose blogger di avventura: ElisabettaTizianaTeresaMartinaFabiola, Sandra, Teresa.   

Racconta un produttore #farerete

Avrete sicuramente visto questo hashtag #farerete. 

Sì, spesso si parla di “rete” e di “fare rete”, ma cosa significa per noi?

Ecco, ci siamo detti che era bello unire l’esperienza di vari blogger (tutti quelli che vogliono, liberamente), ma anche di non blogger, per raccontare il proprio territorio, perché ognuno di noi è patrimonio di una conoscenza che può mettere a disposizione degli altri e uscirne tutti più arricchiti.

Perché il mio tesoro, condiviso, diventa patrimonio di tutti, mentre, se me lo tengo solo per me, finisce per diventare stantìo e morire.

Così abbiamo deciso che ognuno di noi, che conosce un produttore, ma anche un artigiano, piccolo, ma sicuramente prezioso, può presentarlo nel suo blog e dargli così quella luce che non può raggiungere da solo e diventare così luce per tutti.

Ecco da cosa nasce il progetto Racconta un produttore.

Come realizzarlo?

Tutti, chiunque, non solo blogger, possono partecipare e raccontare il produttore che conosce e vuole far conoscere, o scrivendo una storia sul suo blog, usando anche solo immagini, o parole e immagini, o e se non avete un blog, troverete spazio per raccontarlo, sul sito www.slowthinking.it firmando il vostro post.

Nel primo caso, vi chiediamo di scrivere tre o quattro righe per descrivere l’iniziativa, di mettere questo banner

racconta-il-tuo-produttore

di segnalarci il link sulla pagina dell’evento di Facebook e qualora non foste iscritti a Facebook, potreste farlo con un commento sul sito, sotto il post dedicato all’iniziativa.

Infine, vi chiediamo di utilizzare i due hashtag #raccontailtuoproduttore e #slowthinking per la condivisione dell’evento e degli articoli sui social network.
 
SCADENZE?
30 settembre 2016
 
That’s all!

Come partecipare ad un blog tour in Sicilia Occidentale e uscirne vivi

Diciamolo chiaramente, partecipare ad un blog tour è l’inferno.

E ci sono almeno 3 cose che vi segneranno in maniera indelebile:

  1. tornerete più grassi;
  2. avrete la sindrome da ritorno post vacanza lavoro;
  3. per almeno i primi 5 giorni, non riuscirete più a mangiare ciò che cucinate a casa…

Siete disposti a subire tutto questo?

Perché arrivare in una meta sconosciuta (a volte), alloggiare  in un albergo 4 stelle, alzarsi la mattina presto e stare fuori tutto il giorno in giro, a vedere posti incantevoli, conoscere gente simpatica, produttori interessanti, partecipare a corsi di cucina con grandi chef, è davvero troppo per essere sopportato.

E poi tutto quel cibo, difficile da allontanare dalla bocca? Difficile da rinunciare?

Ecco, questo è esattamente quello che dovete aspettarvi se partecipate ad un blogtour.

Come quello che ho fatto io a nella Sicilia Occidentale e in particolare modo nel trapanese.

Le foto, è vero, aiutano a capire lo strazio che abbiamo subito, ma non in maniera approfondita come viverlo. Ma qualcuno doveva pur sacrificarsi…

Sole caldo, mare limpido, cielo azzurro, gente socievole, cibo sublime, persone speciali e tante risate…

Ecco a cosa ci ha sottoposto il Distretto turistico della Sicilia Occidentale.

Così insieme a Daniela, Oriana e Silvia (rigorosamente in ordine ùalfabetico) e poi agli operatori del settore, miei compagni di viaggio, tour operator abbiamo vissuto questa esperienza per 4 giorni.

Gruppo Sicilia Occidentale a Segesta

E si conferma l’opinione che avevo: la Sicilia è un posto bellissimo, ma non diciamolo troppo forte che poi vogliono venire tutti!

In ogni caso, visto che i nostri sacrifici erano troppi, il tempo ha deciso di metterci la sua, e di essere inclemente, facendo cambiare programma al tour.

Vedere Erice in una giornata buia e tempestosa (va bene è un’iperbole, ma sicuramente non era la giornata migliore per godere del panorama e del borgo), in ogni caso non le toglie il suo fascino (solo che dovete accontentarvi della mia parola o andare e sperare di trovare lo stesso tempaccio, perché le foto sono venute un po’ annebbiate…)

Sicilia Erice 5858

Erice con la nebbia

L’incontro poi con Maria Grammatico, istituzione mondiale (e a ben ragione), l’assaggiare le sue creazioni, che sono opere d’arti, per la vista e il palato, e un corso di cucina con lei per la preparazione di alcuni dolci come le Minne delle Monache, i cannoli e i Belli e Brutti, hanno comunque rischiarato e riscaldato la giornata.

Maria Grammatico e i suoi dolci

Sicilia attrezzi per fare i cannoli 5877

Lei è una donna meravigliosa, moderna, una donna che ha fatto di una privazione, un punto di forza. Trovate tutto raccontato nel suo libro Mandorle amare, che ci fa rivivere la sua storia, di come da una sfortuna è riuscita a creare un impero, anche se sentirlo raccontare dalla sua viva voce, con quel suo fare pratico, ma anche ruffiano, non ha uguali.

Dolci di mandorle di Maria Grammatico

Questi alcuni dolcetti senza glutine.

IMG_7347

 

Nel pomeriggio dovevamo andare alla Riserva dello Zingaro, ma il mal tempo ce l’ha impedito. Sicuramente una perdita, compensato ampiamente da un luogo magico come le grotte di Custonaci. A dicembre organizzano il presepe vivente, con oltre 100 figuranti, e immagino l’atmosfera che si respiri, perché già così è uno spettacolo da vedere. Le stanze, nelle grotta Mangiapane (così chiamata perché una famiglia di pastori, i Mangiapane, appunto, vi si stabilì, fino agli anni 50), riadattate facendo rivivere gli antichi mestieri, recuperando oggetti dal passato e il racconto della guida che ti fa vivere la Sicilia della fine dell’Ottocento è un’esperienza che non si deve perdere. Ma non è l’unica grotta, ce ne sono diverse, alcune rinvenute anche per caso, perfettamente conservate e dove sono stati ritrovati reperti addirittura del paleolitico.

Custonaci Sicilia

Custonaci TP

custonaci TP 2

Custonaci TP 1

Il sindaco di Custonaci ci ha accolti all’Hotel Ristorante Il Cortile, dove, come se non bastasse il pranzo luculliano dalla signora Grammatico, ci hanno offerto cassatelle e sfince, cioè dei dolci tipici della zona, che ovviamente sono fritti e con la ricotta. Potete anche soggiornare lì e siete a due passi da San Vito.

Cassatelle e Sfince

La sera l’abbiamo passata a San Vito, che non ha certo bisogno di presentazioni e abbiamo mangiato alla Casa del Cous Cous, dove fra l’altro, ho potuto gustare il cous cous senza glutine, che lo chef Enzo Battaglia, ha preparato apposta per me.

IMG_7422

L’indomani mattina siamo partiti di buon ora, perché il programma era ben nutrito. Prima tappa la meravigliosa Segesta, dove si respira la storia attraverso il suo teatro e il tempio, costruito sulla cima del monte da cui si gode di un panorama mozzafiato a perdita d’occhio.

Sicilia Segesta 5914

Sicilia Segesta 5928

Sicilia Segesta 5924

Sicilia Segesta 5920

Grazie a Dio il tempo si è rimesso, per cui la visita a Castellammare del Golfo era d’obbligo. Una cittadina sul mare che si abbarbica sulla montagna, con il suo castello proprio bagnato dall’acqua.

Sicilia Castellammare 5946

Sicilia Castellammare 5933

 

Sicilia Castellammare 5930
Castellammare – Trapani

Le foto, credo, nonostante io non sia brava, parlino da sole.

Il nostro viaggio è proseguito per Scopello, altra tappa d’obbligo, dove il mare è ancora più azzurro e limpido, se possibile, con i suoi faraglioni che spuntano dal mare imponenti.

Scopello

Qui potete gustarvi un pranzo davvero luculliano all’agriturismo Tenute La Plaia. La padrona di casa, Cinzia Plaia, ci ha fatto visitare la sua elegante struttura , che mette a disposizione anche 10 stanze, una piscina, e una vista mozzafiato.

Sicilia Scopello 5961
Agriturismo La Plaia – Scopello

All’agriturismo sono attentissimi anche alle esigenze dei celiaci e lo chef, Liborio Giorlando, ha riprodotto tutto anche in versione gluten free e così ho potuto assaggiare tutte le prelibatezze che ci aveva preparato. E vi assicuro che tutti i chilometri da fare per arrivare fin lì, ne valgono davvero la pena!

Antipasto senza glutine Tenute Plaia
Antipasto senza glutine Tenute La Plaia 

E ora ditemi che questo antipasto non è bellissimo anche solo da vedere! 

Dopo pranzo ci siamo diretti a Marsala, altra perla della Sicilia Occidentale. Bella, elegante, si affaccia sul mare e ha fra le più belle tenute vinicole. Qui si trova la famosa tenuta Florio, che non è la prima volta che visito, ma dalla quale rimango sempre affascinata, non solo per la prelibatezza dei suoi vini, ma anche per la storia di questa famiglia che ha lasciato tanto a questa parte dell’isola nei primi del ’900 (seguite la lettura e vedrete che li rincontrerete).

Degustazione Florio
Degustazione alla Cantina Florio – Marsala
Cantine Florio
Cantine Florio

E dopo una visita che si deve assolutamente fare se passate da Marsala, un giro in città è assolutamente da non perdere.

Marsala
Marsala – Sicilia

La sera, abbiamo mangiato da uno degli chef più promettenti nonostante la sua giovane età, Emanuele Russo, di Le Lumie. Il menù tutto gluten free e, meraviglie delle meraviglie, anche il dolce, senza glutine per tutti! Piatti all’apparenza semplici, il cui studio e la ricercatezza, esplodono invece nel palato.

Le Lumie Marsala
Le Lumie – Marsala

Anche di lui ne avevo già parlato qui.
L’indomani, il tempo ormai diventato splendido e pienamente primaverile ci ha permesso di godere al massimo della gita a Favignana.
Favignana è una delle tre isole delle Egadi, la più grande, la più conosciuta e la più abitata. Il mare è splendido in qualsiasi stagione ci andiate e piena di vita. Ma la bellezza di Favignana non risiede solo in questo. Se approdate in questa splendida isola, dovete, e ripeto DOVETE, visitare la tonnara Florio. Il fascino della tonnara rimane intatto, grazie anche ai racconti e ai canti (le “scialome” dei tonnaroti) del custode Giuseppe Giangrasso che ne rimane la memoria storica, visto che dal 1962 vive e lavora lì. 

Favignana Custode
Il custode della tonnara Florio, il signor Giangrasso

Una scialoma

IMG_7516

La tonnara era anche uno stabilimento dove si lavorava il tonno. Era una delle più grandi tonnare del Mediterraneo e anche all’avanguardia, basta solo sapere che c’era il nido per i bambini. Veniva, infatti vissuta come una vera e propria città, dove però uomini e donne lavoravano separati. Rimangono ancora le imbarcazioni, i forni, le scatole dove veniva conservato il tonno e il busto, all’ingresso, dell’inventore della scatoletta con l’apertura a chiavetta, Giuseppe Caruso.

Favignana Tonnara

Favignana Tonnara FLorio

IMG_7520

Ma la cosa ancora più stupefacente è l’Antiqurium, dove sono conservati reperti delle guerre puniche, che grazie ad un servizio del Comune, può essere visitato e una guida volontaria ti racconta e ti fa rivivere il passato.

IMG_7522

A Favignana abbiamo mangiato in piazza alla Trattoria Due Colonne, che, se avvisati in tempo, possono servire anche un primo senza glutine. In ogni caso, la trattoria serve prevalentemente pesce, quindi qualcosa si trova comunque.

Non mancate poi di prendere un caffè al pistacchio (qualora le calorie non fossero sufficienti) al bar del porto, prima di tornare sulla terraferma, al Bar du marinaru.

caffè al pistacchio di Favignana

Ma Trapani non è solo mare e buona cucina, è anche cultura e tradizione.

E così, al rientro, visto che eravamo in settimana santa, abbiamo assistito ai “Misteri“, che altro non sono che la rappresentazione delle 16 tappe della via Crucis di Gesù. 16 statue con 16 “sponsor”  (diremmo oggi) degli artigiani della città, e 16 bande musicali che accompagnano i carri creando una suggestiva cornice al tutto. La più importante processione di tutta la Sicilia, che si consuma in 24 ore…

IMG_7552

E ancora è arte, grazie alla maestria degli orafi Giusi Damiano e Alfonso Graffeo (coralli e preziosi di Graffeo & Damiano), che oltre a creare dei gioielli in corallo di rara bellezza, insegnano quest’arte antica e cercano di tramandarla con pazienza, dedizione e passione, nel loro laboratorio/bottega. Il corallo di Trapani infatti vanta una tradizione che risale al XVI secolo e i due orafi cercano di conservarne la tradizione, innovandone i temi.

 
IMG_7304
 

Infine, ma non ultimo, è cibo. Ma non solo da mangiare, ma anche da preparare. Così, alla Scuola di Cucina Nuora, con lo chef Francesco Pinello, abbiamo imparato a fare le busiate (il tipico formato di pasta trapanese, una sorta di maccheroncino attorcigliato) che, anticamente si faceva con il  buso, cioè lo stelo della pianta dell’ampelodesmo e che tradizionalmente è senza uovo.

Scuola di cucina Nuara Trapani

Inutile dirvi che anche io ho mangiato le busiate, senza glutine, condite con pesto alla trapanese e le chiacchiere con lo chef mi hanno confermato la sua sensibilità e disponibilità al problema.

Buscate senza glutine co pesto alla trapanese

E ora vi chiedo, dove volete passare le vostre prossime vacanze? 

Qui non c’è solo mare pulito e cristallino, sole caldo, spiagge bianche e tanto cibo eccellente, qui si trova anche la storia, la tradizione, l’arte, che rendendo perfetto una vacanza anche di relax estiva. 

Caffè o espresso? This is the question!

Ignoranza, sicuramente.

Incompetenza, anche, lo ammetto.

Dietro al caffè, c’è un mondo che sconoscevo.

E come ogni percorso formativo, tanta, tanta riconoscenza per l’universo che mi si è aperto.Histo caffè bicchiere

All’accademia di Histo Caffè a Palermo un corso di 3 giorni sul brewing, con il barista, campione italiano di Aeropress, Davide Spinelli, è stato quello che non mi aspettavo.

Histo caffè 4351

Eppure quasi tutti ci sentiamo esperti, intenditori, anche, sul caffè, foss’anche perchè ogni mattina ne prendiamo almeno uno.

Bevande inflazionata, iper consumata, eppure poco conosciuta, a partire dal nome.

Sì, perché quello che noi tutti chiamiamo caffè, non è altro che la pianta, la drupa della pianta, ma quello che noi beviamo si trasforma a secondo del metodo che usiamo per estrarlo.

Histo caffè 4399

E così ho imparato che noi itaiani consumiamo prevalentemente (o esclusivamente) l’espresso o la moka, e che non siamo il primo paese per consumazione.

Ebbene sì, i primi sono nientepopodimenoche i Finlandesi. Ci avreste mai creduto?

E ho anche imparato che esistono migliaia di aggeggi infernali per fare il caffè e che ognuno determina una caratteristica diversa e un sapore diverso.

Histo Aeropress

Questo qui sopra è l’aeropress.

Mentre quelli qui sotto si chiamano Moccamaster (il primo, forse anche il più semplice da usare e che garantisce un sapore abbastanza uniforme ad ogni estrazione) e il Syphon.

Histo brewers

E poi c’è il mio preferito, il V60

Histo caffè 4360

e il Chemex

chemex

E così, durante questi tre giorni, grazie a Francesco e Sergio Lipari, i proprietari dell’Accademia Histo Caffè, i primi a mettersi in gioco ed ad imparare essi stessi, ho imparato tantissime cose.

Fratelli Lipari Histo

Innanzitutto ho imparato che il caffè filtro è più simile al tè, quindi più una bevanda da sorseggiare, da meditazione. È un caffè che si estrae in maniera diversa e per questo ha un sapore diverso dall’espresso, ma non per questo meno piacevole.

E se per l’espresso ci si concedono pochi minuti, con un caffè estratto con il metodo filtro, bisogna concedersi un tempo maggiore. Diversa la ritualità, e per questo, magari, è da godere in compagnia di un amico.

Cambiano tempi, temperature, a secondo del metodo che si predilige, ma la tipologia del caffè può essere la stessa.

Ovviamente deve essere un caffè pregiato, meglio se di specie Arabica.

Histo caffè 4383
Una variabile importante, che cambia totalmente il sapore del caffè ottenuto, è il grado di tostatura richiesto. Ovviamente meglio se tostato da non più di 3 giorni e macinato al momento.

Anche la granulometria è importantissima per ottenere un caffè perfetto, e di solito è un po’ più grossa di quella del caffè per la moka.

Anche il dosaggio deve essere quello perfetto. Di solito il rapporto è di 60 g per un litro d’acqua.

E la temperatura va dai 92°C ai 96°C.

E che dire dell’acqua? E sì, anche quella ha il suo peso nel sapore.

E poi ho assaggiato, preparato e assaggiato ad occhi chiusi le varie tipologie, e con mia grande, grandissima sorpresa, sono sempre riuscita ad capire le caratteristiche dei caffè sottoposti.

E dopo 3 giorni di intenso studio e lavoro ho ottenuto anche il mio bell’attestato!

Da Histo 

Per chi fosse interessato ai corsi che fanno in Accademia, potete guardare qui e, a breve (metà novembre), ci sarà quello interessantissimo di Latte Art.

 

 

Un meraviglioso ricordo di Marsala e voglio bere di più!

 Se c’è una cosa che in questi quattro anni e mezzo non avrei mai immaginato è quella di acquisire un bagaglio di conoscenze così approfondite su così tanti cibi.

Ma se c’è una cosa di cui adesso, dopo quattro anni e mezzo di blog, sono certa, è che ho tantissime cose ancora da apprendere su una infinità di cibi.

La bellezza di questa avventura sta proprio in questo, l’entrare in maniera più approfondita nella conoscenza di ciò che fa parte della nostra vita almeno tre volte al giorno (volenti o nolenti).
Lo scorso fine settimana, trascorso a Marsala (TP) per il Marsala Wine, mi ha fatto capire ed apprezzare ciò che finora era del tutto avulso dalla mia dieta. Abbiamo conosciuto una serie di produttori fantastici dediti con amore e passione ai loro prodotti.
Un amore che abbiamo potuto apprezzare
ancora di più nelle Cantine che abbiamo visitato entrando nel mondo magico che trasforma l’uva in vino.
Ma questo week end a Marsala è stato anche altro. Prima di tutto la presentazione nell’enoteca del Bellissimo Palazzo Fici, cornice perfetta per accogliere un pubblico stra interessato al mio libro (cosa che all’ego fa sempre un gran bene!).
Finita la presentazione siamo stati portati nella prima cantina che ho visitato, la cantina Musìta, che oltre ad offrirci un cena con i piatti tipici della nostra tradizione, ci ha fatto assaggiare la sua produzione di vini. Qui, ho avuto la prima folgorazione. Può un vino essere così buono? E possono diversi vini, tutti insieme, così buoni alla stessa maniera? Quasi come sulla via di Damasco, sono stata folgorata e convertita…
Come mai ho perso tutto questo tempo senza bere???
La cornice della cantina, tutta ristrutturata seguendo quella precedente e affinando però le tecniche di conservazione per far sì che il vino conservi intatto tutto il suo sapore, ha fatto da contraltare ad una serata più che piacevole anche perché
passata in compagnia di alcune amiche food blogger Anna Maria, Giulia e Anna. E se già avevo modo di conoscere bene le prime due, non avevo mai avuto la possibilità di approfondire con la terza. Che dirvi? Due anime gemelle! Una esplosione di simpatia, tanto da costringerci alle due a salire nelle nostre camere, visto il fitto programma che ci aspettava l’indomani.
L’indomani mattina, con gli occhi
gonfi, ma felici allo stesso tempo ci siamo rincontrate per una
visita della città insieme ad altri giornalisti del settore, che ci
siamo premurate di scandalizzare con spiegazioni su alcuni cibi
tipici. Ero già stata a Marsala altre volte, ma devo ammettere che
avere una guida che ti spiega con grande amore, tutto quello che
riguarda il luogo, è un’altra cosa.
Subito dopo siamo passati alla Cantina Florio. A parte il fatto che Palermo è legata a doppia mandata a
questa famiglia e che ha tratto tanto beneficio da essa (è vero,
purtroppo, non sfruttata) e che mio figlio aveva appena dedicato la
sua tesina proprio alla storia dei Florio e all’architettura degli
stabili che ci hanno lasciato, io sono proprio di parte perché adoro
il marsala e l’amaro Florio e a casa mia non mancano mai.
Dopo una prima degustazione sensoriale
di tre vini meravigliosi quali il Grecale, il Donna Franca e Terre
Arse (un’esperienza da non perdere assolutamente), ci hanno un pranzo
a base delle tipiche specialità siciliane, da leccarsi i baffi.
Non contenti, la sera ci hanno portati
alla cantina di Donna Fugata, proprietà dei Rallo che mi hanno
stupito per la loro cordialità e simpatia. Anche qui un tripudio di
vini con degustazione orizzontale (stesso vino, di annate diverse) e portate luculliane dello chef Nino Chirco de I Bucanieri. Chef che ha preparato tutto senza glutine anche per me, rendendo possibile
l’assaggio di una delle torte più buon mai mangiate in vita mia: la
caprese con ricotta.
La domenica, dopo una visita doverosa
alle Saline, dove abbiamo avuto modo anche di trascorrere del tempo insieme agli altri ospiti e stringere ancora di più (qualora ce ne fosse bisogno) la nostra amicizia, siamo stati invitati allo show
cooking tenuto dagli chef Emanuele Russo (padrone di casa del ristorante Le Lumie), che ci ha insegnato a fare il cous cous;
Gabriele Li Mandri de Il Gallo e l’Innamorata che ha presentato le
sarde a beccafico e Riccardo Sala di Torre d’Occidente con i suoi
crudi di pesce. Infine abbiamo degustato le loro bontà e, sorpresa
delle sorprese, lo chef Russo mi ha anche servito il pane senza
glutine, di una bontà straordinaria!
Ahimè, io sono dovuta partire subito dopo, ma so che altri due meravigliosi eventi ci aspettavano…
 
Che dirvi?
Ho scoperto che nella mia terra esistono delle eccellenze e che queste eccellenze sono davvero strepitose e che, avendole a portata di mano, le mostrerò a tutti i miei amici, sicura che rimarranno esterrefatti così come lo sono stata io!

 

Alla cantina Musìta
Il pesce del mercato
 

 

Alla cantina Florio
 

 

La libidine di annusare un vino Florio del 1934 
Il Grecale
 

 

Alle Cantine Donna Fugata
 
Con Anna the Nice 

 

Con Claudia Scorza d’arancia, Anna Maria La cucina di qb e Anna the Nice
 
 
Gli chef Gabriele Li Mandri, Riccardo Sala ed Emanuele Russo
 
 
I crudi

 

Il cous cous
 
Il pane senza glutine

 

Torta con crema Butterscotch per ringraziare le amiche riunite dall’Associazione Città dell’Olio

Torta-butterscotch
 
Venerdì mattina: 3 ore, 59 minuti e 45 secondi prima di prendere un aereo Ryanair, non riesco a fare il
check in on line.
Venerdì pomeriggio: 20 minuti prima di prendere l’aereo, scopro che i quindici secondi di ritardo mi costano 84 euro. Argh!
5 minuti più tardi: vengo palpata ripetutamente da una agente dell’aeroporto, pur indossando un vestito
leggerissimo e semi trasparente, perché il metal detector suona, ma l’unica cosa vistosa che potrebbe farlo suonare (la mia collana), non me la fanno togliere…
Salgo sull’aereo piuttosto incaz…volata, ma contemporaneamente felice di volare verso un week end speciale.
Atterro con 15 minuti di anticipo, ma
Alessandra e Patty sono già lì ad attendermi… Inizia il fine
settimana tutto al femminile (o quasi) in cui, neanche a dirsi, più
di 15 donne insieme non solo sono andate più che d’accordo, ma si sono divertite, hanno imparato, scambiato opinioni e parlato (e
parlato e parlato) senza mai litigare!
Tre giorni in cui ho potuto riabbracciare “vecchie” amiche e dove ho conosciuto nuove amiche meravigliose, che hanno accettato la Forno Star che c’è in me e le mie esibizioni canore…
 
 
 
Dove abbiamo assaggiato i prodotti migliori della nostra penisola, e Imperia, dove abbiamo visto un moderno frantoio, che ne conserva anche uno antico, dove si produce l’olio Raineri
 
 
 
e una degustazione di olio presso l’ONAOO
 
 
dove hanno avuto il coraggio di darmi anche un’attestato…
 
 
 
 che ci ha aperto un mondo sull’olio.
 
 
 
Non un incontro dove eravamo mere spettatrici, ma un evento in cui eravamo protagoniste e che ci ha
arricchito di nuove informazioni sul cibo in generale e sull’olio in
particolare.
Il percorso iniziato qualche mese fa con l’Associazione Città dell’Olio mi ha fatto apprezzare la diversità fra i vari oli di ogni regione con le sue peculiarità, cosa che non avevo mai avuto modo di scoprire e ciò che empiricamente ho sperimentato in questi mesi, in poche ore mi è stato spiegato con competenza e semplicità e ci hanno guidati, tramite una degustazione di 7 oli diversi, facendoci capire le differenze fra un buon olio e uno cattivo… e ci ha pure dato un attestato.
Ho assaggiato diverse bontà e ho scoperto la burrata più buona del pianeta, del caseificio Olanda diAndria,
 
 
 la pasta di farina di ceci La Pasta Cecella,
 
 
 
 i confetti alla ricotta e pere Perle di Calabria, il pesto 
 
 
 
e anche bontà che non ho potuto assaggiare, come i ravioli piemontesi, della Accademia delle Tradizioni Enogastronomiche del Piemonte, ma che già solo a vederli…
 
Insomma un week end speciale che porto nel mio cuore.

 

E per ringraziare tutti ho deciso di postare una torta buonissima che ho fatto per il compleanno di mio fratello Sandro, per il suo …esimo compleanno! (Fratellone, dimmelo che sono stata buona con te a non rivelare la tua età!)
 
 
 
 
Torta con crema Butterscotch (riadattata da Fiona Cairns)
per le basi:
175 gr di burro molto morbido a cubetti
116 gr di farina di riso finissima
40 gr di fecola
20 gr di maizena
2 cucchiaini di lievito
3 uova codice 0 (o 1) leggermente sbattutte
100 gr di zucchero grezzo di canna bianco (o zucchero semolato)
75 gr di zucchero grezzo di canna
1 cucchiaino di vaniglia bourbon liquido (o i semi di una bacca)
 
Per la crema butterscotch al mascarpone:
500 gr di mascarpone
1 cucchiaio di melassa scura
1 cucchiaio di miele (di acacia o sulla bio)
2 cucchiai di zucchero grezzo di canna
 
Una torta davvero facilissima da fare dal risultato davvero strepitoso, sia dal punto di vista del sapore (vi assicuro, è sublime) sia nell’aspetto (benché la foto non le renda giustizia).
Mettete tutti gli ingredienti in un robot di cucina e montate con le fruste il composto fin quando non sarà omogeneo, ma non bisogna montarlo eccessivamente (mi raccomando).
Imburrate due stampi da 20 cm e foderate la base con carta forno e dividete l’impasto nelle due teglie, livellando la superficie.
Infornate in forno già caldo a 170° ventilato (a 180° se statico) e fate cuocere per 20/25 minuti, o fino a quando uno stecchino infilato nella pasta non esce pulito e asciutto.
Lasciate intiepidire le torte negli stampi e poi fatele raffreddare su una gratella per dolci, eliminando la carta forno.
Preparate la crema.
Lavorate il mascarpone in una terrina insieme alla melassa, il miele e o zucchero. Quindi spalmatene uno strato sulla superficie di ogni torta e adagiatele l’una sull’altra. Potete lasciare la torta così come è, oppure fare come me e spalmare la crema anche intorno alle torte.
Decorate con le nocciole caramellate.
 
Visto a cosa mi servivano? 😉
 
E infine, ma non ultimo, domani pomeriggio alle 16,30 ci sarà un’altra presentazione a Palermo (con degustazione di alcune ricette del mio libro) a Palermo da Celiachia Home, viale Strasburgo 442. Vi aspettiamo!
 
 
A presto
Stefania Oliveri