Come partecipare ad un blog tour in Sicilia Occidentale e uscirne vivi

Diciamolo chiaramente, partecipare ad un blog tour è l’inferno.

E ci sono almeno 3 cose che vi segneranno in maniera indelebile:

  1. tornerete più grassi;
  2. avrete la sindrome da ritorno post vacanza lavoro;
  3. per almeno i primi 5 giorni, non riuscirete più a mangiare ciò che cucinate a casa…

Siete disposti a subire tutto questo?

Perché arrivare in una meta sconosciuta (a volte), alloggiare  in un albergo 4 stelle, alzarsi la mattina presto e stare fuori tutto il giorno in giro, a vedere posti incantevoli, conoscere gente simpatica, produttori interessanti, partecipare a corsi di cucina con grandi chef, è davvero troppo per essere sopportato.

E poi tutto quel cibo, difficile da allontanare dalla bocca? Difficile da rinunciare?

Ecco, questo è esattamente quello che dovete aspettarvi se partecipate ad un blogtour.

Come quello che ho fatto io a nella Sicilia Occidentale e in particolare modo nel trapanese.

Le foto, è vero, aiutano a capire lo strazio che abbiamo subito, ma non in maniera approfondita come viverlo. Ma qualcuno doveva pur sacrificarsi…

Sole caldo, mare limpido, cielo azzurro, gente socievole, cibo sublime, persone speciali e tante risate…

Ecco a cosa ci ha sottoposto il Distretto turistico della Sicilia Occidentale.

Così insieme a Daniela, Oriana e Silvia (rigorosamente in ordine ùalfabetico) e poi agli operatori del settore, miei compagni di viaggio, tour operator abbiamo vissuto questa esperienza per 4 giorni.

Gruppo Sicilia Occidentale a Segesta

E si conferma l’opinione che avevo: la Sicilia è un posto bellissimo, ma non diciamolo troppo forte che poi vogliono venire tutti!

In ogni caso, visto che i nostri sacrifici erano troppi, il tempo ha deciso di metterci la sua, e di essere inclemente, facendo cambiare programma al tour.

Vedere Erice in una giornata buia e tempestosa (va bene è un’iperbole, ma sicuramente non era la giornata migliore per godere del panorama e del borgo), in ogni caso non le toglie il suo fascino (solo che dovete accontentarvi della mia parola o andare e sperare di trovare lo stesso tempaccio, perché le foto sono venute un po’ annebbiate…)

Sicilia Erice 5858

Erice con la nebbia

L’incontro poi con Maria Grammatico, istituzione mondiale (e a ben ragione), l’assaggiare le sue creazioni, che sono opere d’arti, per la vista e il palato, e un corso di cucina con lei per la preparazione di alcuni dolci come le Minne delle Monache, i cannoli e i Belli e Brutti, hanno comunque rischiarato e riscaldato la giornata.

Maria Grammatico e i suoi dolci

Sicilia attrezzi per fare i cannoli 5877

Lei è una donna meravigliosa, moderna, una donna che ha fatto di una privazione, un punto di forza. Trovate tutto raccontato nel suo libro Mandorle amare, che ci fa rivivere la sua storia, di come da una sfortuna è riuscita a creare un impero, anche se sentirlo raccontare dalla sua viva voce, con quel suo fare pratico, ma anche ruffiano, non ha uguali.

Dolci di mandorle di Maria Grammatico

Questi alcuni dolcetti senza glutine.

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Nel pomeriggio dovevamo andare alla Riserva dello Zingaro, ma il mal tempo ce l’ha impedito. Sicuramente una perdita, compensato ampiamente da un luogo magico come le grotte di Custonaci. A dicembre organizzano il presepe vivente, con oltre 100 figuranti, e immagino l’atmosfera che si respiri, perché già così è uno spettacolo da vedere. Le stanze, nelle grotta Mangiapane (così chiamata perché una famiglia di pastori, i Mangiapane, appunto, vi si stabilì, fino agli anni 50), riadattate facendo rivivere gli antichi mestieri, recuperando oggetti dal passato e il racconto della guida che ti fa vivere la Sicilia della fine dell’Ottocento è un’esperienza che non si deve perdere. Ma non è l’unica grotta, ce ne sono diverse, alcune rinvenute anche per caso, perfettamente conservate e dove sono stati ritrovati reperti addirittura del paleolitico.

Custonaci Sicilia

Custonaci TP

custonaci TP 2

Custonaci TP 1

Il sindaco di Custonaci ci ha accolti all’Hotel Ristorante Il Cortile, dove, come se non bastasse il pranzo luculliano dalla signora Grammatico, ci hanno offerto cassatelle e sfince, cioè dei dolci tipici della zona, che ovviamente sono fritti e con la ricotta. Potete anche soggiornare lì e siete a due passi da San Vito.

Cassatelle e Sfince

La sera l’abbiamo passata a San Vito, che non ha certo bisogno di presentazioni e abbiamo mangiato alla Casa del Cous Cous, dove fra l’altro, ho potuto gustare il cous cous senza glutine, che lo chef Enzo Battaglia, ha preparato apposta per me.

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L’indomani mattina siamo partiti di buon ora, perché il programma era ben nutrito. Prima tappa la meravigliosa Segesta, dove si respira la storia attraverso il suo teatro e il tempio, costruito sulla cima del monte da cui si gode di un panorama mozzafiato a perdita d’occhio.

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Grazie a Dio il tempo si è rimesso, per cui la visita a Castellammare del Golfo era d’obbligo. Una cittadina sul mare che si abbarbica sulla montagna, con il suo castello proprio bagnato dall’acqua.

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Castellammare – Trapani

Le foto, credo, nonostante io non sia brava, parlino da sole.

Il nostro viaggio è proseguito per Scopello, altra tappa d’obbligo, dove il mare è ancora più azzurro e limpido, se possibile, con i suoi faraglioni che spuntano dal mare imponenti.

Scopello

Qui potete gustarvi un pranzo davvero luculliano all’agriturismo Tenute La Plaia. La padrona di casa, Cinzia Plaia, ci ha fatto visitare la sua elegante struttura , che mette a disposizione anche 10 stanze, una piscina, e una vista mozzafiato.

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Agriturismo La Plaia – Scopello

All’agriturismo sono attentissimi anche alle esigenze dei celiaci e lo chef, Liborio Giorlando, ha riprodotto tutto anche in versione gluten free e così ho potuto assaggiare tutte le prelibatezze che ci aveva preparato. E vi assicuro che tutti i chilometri da fare per arrivare fin lì, ne valgono davvero la pena!

Antipasto senza glutine Tenute Plaia
Antipasto senza glutine Tenute La Plaia 

E ora ditemi che questo antipasto non è bellissimo anche solo da vedere! 

Dopo pranzo ci siamo diretti a Marsala, altra perla della Sicilia Occidentale. Bella, elegante, si affaccia sul mare e ha fra le più belle tenute vinicole. Qui si trova la famosa tenuta Florio, che non è la prima volta che visito, ma dalla quale rimango sempre affascinata, non solo per la prelibatezza dei suoi vini, ma anche per la storia di questa famiglia che ha lasciato tanto a questa parte dell’isola nei primi del ’900 (seguite la lettura e vedrete che li rincontrerete).

Degustazione Florio
Degustazione alla Cantina Florio – Marsala
Cantine Florio
Cantine Florio

E dopo una visita che si deve assolutamente fare se passate da Marsala, un giro in città è assolutamente da non perdere.

Marsala
Marsala – Sicilia

La sera, abbiamo mangiato da uno degli chef più promettenti nonostante la sua giovane età, Emanuele Russo, di Le Lumie. Il menù tutto gluten free e, meraviglie delle meraviglie, anche il dolce, senza glutine per tutti! Piatti all’apparenza semplici, il cui studio e la ricercatezza, esplodono invece nel palato.

Le Lumie Marsala
Le Lumie – Marsala

Anche di lui ne avevo già parlato qui.
L’indomani, il tempo ormai diventato splendido e pienamente primaverile ci ha permesso di godere al massimo della gita a Favignana.
Favignana è una delle tre isole delle Egadi, la più grande, la più conosciuta e la più abitata. Il mare è splendido in qualsiasi stagione ci andiate e piena di vita. Ma la bellezza di Favignana non risiede solo in questo. Se approdate in questa splendida isola, dovete, e ripeto DOVETE, visitare la tonnara Florio. Il fascino della tonnara rimane intatto, grazie anche ai racconti e ai canti (le “scialome” dei tonnaroti) del custode Giuseppe Giangrasso che ne rimane la memoria storica, visto che dal 1962 vive e lavora lì. 

Favignana Custode
Il custode della tonnara Florio, il signor Giangrasso

Una scialoma

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La tonnara era anche uno stabilimento dove si lavorava il tonno. Era una delle più grandi tonnare del Mediterraneo e anche all’avanguardia, basta solo sapere che c’era il nido per i bambini. Veniva, infatti vissuta come una vera e propria città, dove però uomini e donne lavoravano separati. Rimangono ancora le imbarcazioni, i forni, le scatole dove veniva conservato il tonno e il busto, all’ingresso, dell’inventore della scatoletta con l’apertura a chiavetta, Giuseppe Caruso.

Favignana Tonnara

Favignana Tonnara FLorio

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Ma la cosa ancora più stupefacente è l’Antiqurium, dove sono conservati reperti delle guerre puniche, che grazie ad un servizio del Comune, può essere visitato e una guida volontaria ti racconta e ti fa rivivere il passato.

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A Favignana abbiamo mangiato in piazza alla Trattoria Due Colonne, che, se avvisati in tempo, possono servire anche un primo senza glutine. In ogni caso, la trattoria serve prevalentemente pesce, quindi qualcosa si trova comunque.

Non mancate poi di prendere un caffè al pistacchio (qualora le calorie non fossero sufficienti) al bar del porto, prima di tornare sulla terraferma, al Bar du marinaru.

caffè al pistacchio di Favignana

Ma Trapani non è solo mare e buona cucina, è anche cultura e tradizione.

E così, al rientro, visto che eravamo in settimana santa, abbiamo assistito ai “Misteri“, che altro non sono che la rappresentazione delle 16 tappe della via Crucis di Gesù. 16 statue con 16 “sponsor”  (diremmo oggi) degli artigiani della città, e 16 bande musicali che accompagnano i carri creando una suggestiva cornice al tutto. La più importante processione di tutta la Sicilia, che si consuma in 24 ore…

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E ancora è arte, grazie alla maestria degli orafi Giusi Damiano e Alfonso Graffeo (coralli e preziosi di Graffeo & Damiano), che oltre a creare dei gioielli in corallo di rara bellezza, insegnano quest’arte antica e cercano di tramandarla con pazienza, dedizione e passione, nel loro laboratorio/bottega. Il corallo di Trapani infatti vanta una tradizione che risale al XVI secolo e i due orafi cercano di conservarne la tradizione, innovandone i temi.

 
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Infine, ma non ultimo, è cibo. Ma non solo da mangiare, ma anche da preparare. Così, alla Scuola di Cucina Nuora, con lo chef Francesco Pinello, abbiamo imparato a fare le busiate (il tipico formato di pasta trapanese, una sorta di maccheroncino attorcigliato) che, anticamente si faceva con il  buso, cioè lo stelo della pianta dell’ampelodesmo e che tradizionalmente è senza uovo.

Scuola di cucina Nuara Trapani

Inutile dirvi che anche io ho mangiato le busiate, senza glutine, condite con pesto alla trapanese e le chiacchiere con lo chef mi hanno confermato la sua sensibilità e disponibilità al problema.

Buscate senza glutine co pesto alla trapanese

E ora vi chiedo, dove volete passare le vostre prossime vacanze? 

Qui non c’è solo mare pulito e cristallino, sole caldo, spiagge bianche e tanto cibo eccellente, qui si trova anche la storia, la tradizione, l’arte, che rendendo perfetto una vacanza anche di relax estiva. 

Sicilia: il duro lavoro dei foodblogger durante un blogtour

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Nel mezzo del cammin di nostro blogtour del Distretto turistico della Sicilia Occidentale, mi ritrovai in una cantina oscura Chè la diritta via era smarrita!

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura!

E così non vi dirò dei sacrifici immani che sto facendo, non vi racconterò la quantità di ottimo cibo e vino che sono Costretta ad assaggiare, non vi illustrerò la bellezza dei posti che sto visitando, ma vi darò i tre assiomi che ho imparato anche io da questa eseprienza:

  1. I milanesi imparano in fretta;
  2. in Sicilia non esitono più le due stagioni di una volta (primavera e estate), o, quanto meno, coesistono felicemente (loro), ma si danno turni di un giorno;
  3. Non ha importanza quanto mangi, troverai sempre posto per un altro po’ di cibo, anche se sei celiaco!

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Londra Gluten Free

Come alcuni di voi sapranno, e cioè coloro che mi seguono sulla mia pagina Facebook, lo scorso fine settimana l’ho trascorso a Londra.

Londra è una città meravigliosa. Lo so, ho detto un’ovvietà. Ma Londra non è meravigliosa solo per le mille meraviglie che raccoglie, ma soprattutto per l’atmosfera che si respira.

Un’atmosfera magica, nonostante la marea delle persone che ci sono, il traffico (che non c’è, allora, solo a Palermo), la quantità enorme di italiani che si trovano e il freddo cane, soprattutto per una come me che è abituata a non scendere sotto i 13 gradi nell’inverno più rigido.

Questa Londra che vi racconto, però, non è un itinerario di viaggio. Anche perché è la sesta volta che vado (e non ho mai scritto un post9) e, vi assicuro, ci tornerei anche domani, per cui non ho fatto il viaggio per vedere le 10 cose imperdibili di Londra, ma abbiamo girato a zonzo, abbiamo visitato dei musei che non avevamo visto le altre volte, abbiamo incontrato amici, ci siamo immersi nella sua atmosfera e abbiamo mangiato… tutto gluten free!

E così, come ho fatto per altri viaggi, ve lo racconto in ordine alfabetico.

A come AMICI.

Ebbene sì, il film che si erano fatti i miei pargoli quando erano piccoli, continua tutt’ora e rimangono convinti che i viaggi ce li facciamo tipo pellegrinaggio.

E così abbiamo incontrato Angelina di Angelina in Cucina, Alessia di Pentagrammi di farina, e una compagna delle elementari di mio marito, e la dolcissima Costanza, che ci ha deliziato con ben due cene a casa sua e la dolce presenza della sua tenera Eugenia (finalmente il pargolo ha incontrato una sua coetanea).

Ognuno di loro mi ha dato una dritta. Una cosa da vedere, da mangiare, da provare e le abbiamo ascoltate tutte.

B come Breakfast e Bakery

No, non abbiamo fatto la colazione tipica inglese con uova, bacon e fagioli, non perché non volessimo, ma solo perché il posto dove avremmo potuto mangiarlo senza glutine, lo propone in questa versione solo il martedì.
In ogni caso abbiamo potuto fare colazione fuori perché abbiamo trovato Hummingbird Bakery. Una piccola catena che vende muffin, sparsa per Londra, che ha anche due o tre alternative senza glutine. Noi abbiamo provato muffin Red Velvet e quello alla vaniglia, entrambi buonissimi. Noi siamo stati in quello di Portobello Road e in Oxford Street.
 
Hummingbird bakery
Abbiamo provato anche un’altra catena che si chiama Costa, presentissimo su tutto il territorio, dove però abbiamo trovato solo un brownie al cioccolato, imbustato, anche se fresco perché fatto da loro. Quindi nessun rischio di contaminazione.
 
C come Cioccolato, o sarebbe meglio dire Cioccolatiere! Sì, perché a Londra mi sono imbattuta nel cioccolateria di Mr Paul A. Young, di cui trovate qui, qui e qui, le sue ricette rifatte da me, e dopo aver comprato i suoi preziosi cioccolatini, lui è uscito dal laboratorio e io me lo sono ritrovato lì, come una visione. Inutile dire che mi son fatta fare la foto con lui come fosse una star!
 
paul a young
 
D come Double Bus
Salirci è un’esperienza magnifica. Cercate di mettervi al primo posto. Noi li abbiamo preferiti alla metropolitana, così ti godi la città, anche se il trasporto è più lento.
 
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E come English.
Ma quanto è bello l’accento inglese? E soprattutto, quanto è bello sentire tutto figlio conversare facilmente in inglese? Be’, momento autocelebrativo, ma non potevo tacere una cosa positiva del pargolo n. 3 (una volta ogni tanto…)
 
F come Freddo.
Ok, noi non ci siamo abituati. Io andavo coperta come sulla neve, con tanto di cappello (hipster mi ha detto il pargolo n. 3) e sciarpa fino al naso, oltre alla maglia di lana, il maglione a collo alto e un altro maglione sopra ben pesante e un giaccone super mega imbottito. Questo mi ha protetta da eventuali raffreddori… peccato che proprio ieri, a Palermo ho preso tutta l’acqua del mondo mentre pedalavo sulla mia bicicletta e adesso sono a casa malata, afona e con la borsa d’acqua calda…
 
G come Gente.
Ma quante perone ci sono a Londra? Ben più dei suoi 9 milioni di abitanti. Turisti, tantissimi turisti, soprattutto italiani. Li riconosci da come vanno bardati. Perché i londinesi, sono vestiti più leggeri e le ragazze escono di sera senza calze e con le scarpe aperte… NO COMMENT!
 
G come Grandi Magazzini. 
Confesso, non ero mai stata da Harrods e Selfridges. Ho rimediato! E ho trovato la linea di Livia’s Kitchen.
 
H come Harry Potter. Non potevamo mancare, stavolta, all’ultimo baluardo che l’altra volta avevamo saltato per ovvi motivi di tempo. Così ci siamo recati a Kings Cross per vedere e immortalare il binario 10. Se avete bambini (ragazzini) o siete appassionati voi stessi, vi consiglio vivamente di andare a visitare gli studios dove sono stati girati i film. Armatevi di pazienza e tempo, perché si trovano moooolto fuori Londra.
Daniele Harry Potter
 
I come Instagram.
Se volete vedere qualcosa in più, potete seguirmi anche .
 
L come Locali.
Mi ero fatta un elenco di tutti i locali che hanno anche cibo senza glutine, in maniera tale da provarne alcuni. Ma fra il poco tempo a disposizione, gli inviti a cena, ne abbiamo provati davvero pochi.
Con Alessia, una delle pentegrammine, siamo andati a prendere un tè con tanto di torta da Artisan Gluten Free Bakery, che fa tutto senza glutine e la cui recensione potete trovare qui.
 
Gluten Free Bakery
 
Poco più in la c’è anche un’altra bakery, che si chiama Romeo. Io non l’ho provata, ma è bello sapere che ci sia tanta scelta!
 
Londra ROmeo
 
Invece non abbiamo più trovato Muffinsky, vicino Covent Garden, perché ha chiuso 🙁
 
Sempre a Covent Garden, insieme ad Angela, invece abbiamo mangiato da Shake and Shack, catena americana di hamburger, anche vegetariani, attenti al senza glutine, dove si possono mangiare tutti gli hamburger senza il pane.
 
Londra Shake and shacK
 
La volta scorsa invece abbiamo provato Pret à manger, che si trova dovunque a Londra, dove si trova qualcosa naturalmente senza glutine, soprattutto zuppe, quinoa e anche un roll al pollo. Abbiamo provato anche un locale a Borough market, assolutamente da visitare (guarda anche alla M), dove ci aveva portati Angela, e abbiamo mangiato due dolcetti meravigliosi, e da Muriel’s Kitchen.
dolcetti Borough market
Muriel's kitchen
 
Guarda anche alla B e P
 
 
M come Mercati Covent Garden e Portobello.
Lo so, che sono i due mercati più finti di Londra, dove praticamente ci sono quasi solo italiani, ma non c’ero mai stata e andavano visti. La prossima volta andrò anche a Columbia Road, che abbiamo saltato perché troppo lontano da dove stavamo noi e non volevamo perdere l’aereo.
 
N come Notting Hill
Quartiere fascinoso dove si trova il mercato di Portobello .
Londra fiori
 
O come Ottolenghi e Oliver
Neanche stavolta sono andata a mangiare da Ottolenghi… e se è per questo nemmeno da Jamie Oliver. La prossima volta, giuro che vado, perché il primo è quasi totalmente senza glutine e il secondo prevede delle alternative. In ogni caso le cene sono state piacevolissime. La nostra amica ci ha invitati a casa sua e ci ha viziati come non mai!
 
P come Pizza
Lo so all’estero non si mangia la pizza. È sempre una delusione. Però, per amore di cronaca e soprattutto di mio figlio, che c’è voluto andare a tutti i costi, siamo andata da Prezzo. Anche questa una catena. Questo nome non l’ho trovato da nessuna parte su siti internet o quant’altro, ma se andate alla A capirete bene che gli amici ci hanno aiutato anche in questo, suggerendoci questo nome. Così quando siamo andati a Kings Cross per vedere il binario 10 (gli harrypotteriani mi capiranno) e ho visto il locale, non abbiamo resistito e siamo entrati.
La pizza è buona. Ovvio, non dovete aspettarvi una pizza italiana, ma è buona. E hanno anche qualche dolcetto senza glutine. Noi abbiamo assaggiato la Polenta Cake. Loro sono informati, il locale è carino, e il servizio gradevole e veloce.
 
prezzo londra
 
Q come Quartetto.
Sì, il più famoso quello di Liverpool, i Beatles. Siamo andati ad Abbey Road, là proprio dove ci sono gli studi e dove si sono fatti la storica foto sulle strisce.
 
R come Right and Left
Ecco, se c’è una cosa che proprio non capisco è perché devono confondere così la gente. La guida a sinistra e tu non sai mai dove guardare per attraversare, le spine diverse, le misure diverse… Insomma questo mi destabilizza, ma glielo riesco a perdonare perché il resto è davvero perfetto.
 
S come Souvenir. 
Da Londra mi sono portata tutti i biscotti senza glutine che ho trovato, e sono praticamente entrata in quasi tutti i negozi di souvenir pakistani per trovare gli Shortbread senza glutine, perché così mi era stato detto, che li avrei trovati lì. Quelli non li ho trovati, ma ne ho trovati altri.
 
T come Traffico. A Londra c’è un immenso traffico. E io, essendo palermitana, me ne intendo. Però non capisco come sia possibile che nonostante tutto gli autobus siano sempre puntuali… 
 
Londra Portobello
 
U come underground.
Per non farci mancare niente mentre eravamo in secondo piano sotto terra, una voce metallica e una sirena, ci avvertono di uscire immediatamente dalla metropolitana. Il cuore mi è balzato in gola, così come credo a molti di noi lì dentro, ma nonostante tutto non ci sono state scene di panico, nessuna agitazione, molta compostezza, anche quando arrivati quasi alla superficie i controllori ci facessero fretta per uscire. Insomma, abbiamo provato anche l’ebbrezza dell’allarme bomba.
 
V come Victoria and Albert Musuem.
Ci siamo tornati ben due volte. Il venerdì sera, perché era aperto fino alle 22 e il sabato mattina perché non avevamo visto alcune sale e il pargolo ci teneva tanto, (e non, come affermano le malelingue perché ci siamo fatti un servizio completo sulla conchiglia della Venere di Botticelli) e grazie alla seconda visita mi sono portata a casa due bei cucchiaini con le stoffe della casa reale!
Conchiglia di Botticelli
 
Z come Zonzo.
Sì, questa è proprio la parola giusta che descrive questo viaggio. Ce ne siamo andati a zonzo, liberamente, tanto felicemente.

Una settimana a Berlino

Berlino è bellissima e nessuno lo può negare.

Vederla è un’esperienza indimenticabile sotto ogni punto di vista.

La città che, secondo mio figlio, ha fatto un business di un grave e inammissibile misfatto.

Sì, perché il mio pargolo n. 3, per tutta la durata del viaggio, non si è dato pace del fatto che molte delle “attrazioni” turistiche fossero proprio riconducibili alla guerra e ad un atroce piano fuori di senno, lo sterminio degli Ebrei, e che da questo ricordo, loro ne ricavassero dei soldi.

Judische Museum Cardamomo and co
Judisches Museum Berlino

Devo dire che la sua prospettiva mi ha affascinato alquanto e l’ho trovata anche sensata, sebbene, d’altro canto, sia anche contenta del fatto che proprio loro che hanno perpetrato questo abominio, siano i primi a prendersi la responsabilità del ricordo perpetuo.

Sachsenhausen Cardamomo and co
Sachsenhausen Berlino

Be’, davvero diverso da quello che succede in Italia, dove nessuno mai si prende la responsabilità di niente e si preferisce coprire gli errori o addirittura abbellirli e rigirare la frittata…

Ma, opinioni politiche a parte, devo dire che Berlino mi ha lasciato davvero il segno.

La grandezza degli spazi, riempita dalla maestosità dei monumenti, tutti (o quasi) perfettamente ricostruiti in maniera da sembrare gli originali, le infinite distese di verde all’interno della città, il perfetto equilibrio fra il nuovo e l’antico, il ricordo e il continuo evolversi, l’efficenza dei mezzi di trasporto, la rende una città assolutamente da visitare almeno una volta nella vita.

Il nostro viaggio è stato fatto all’insegna del risparmio, per cui siamo partiti con un volo diretto, prenotato mesi prima, con Ryanair, e abbiamo dormito in un residence di Hapimag, di cui siamo soci, che permette di avere degli appartamenti al centro della città a costi piuttosto contenuti, anche se molto ben curati e organizzati (a fronte di una spesa iniziale consistente che però nel giro di due viaggi, si riesce ad ammortizzare e quindi, da quel momento in poi anche a risparmiare). Abbiamo comprati la Wellcome card (che consente sconti su tutti i musei e la possibilità di prendere tutti i mezzi), che include anche i vostri figli.

Io biascico ancora un po’ di tedesco, imparato una trentina di anni fa, ma l’inglese lo parlano quasi tutti. In ogni caso ci sono moltissimi italiani che lavorano lì, che incontri in ogni dove e quindi possono aiutarti.

I tedeschi non sono le persone più friendly del mondo, si spazientisco piuttosto in fretta, ma anche qui, la versione molto affascinate del mio amico Massimo, è che è giusto che sia così, perché nessuno sgarra e tutti fanno il proprio dovere, per cui la cortesia non è un requisito indispensabile sul lavoro, mentre la professionalità sì, per cui si seccano se gli fai perdere del tempo.

Ad onor del vero, comunque, va detto anche che che abbiamo anche trovato persone gentili… ogni tanto.

Se andate a Berlino, avete solo l’imbarazzo della scelta su cosa vedere. 

Già solo guardare la città e passeggiare per i suoi parchi è un’esperienza da fare.

Noi alloggiavamo a Mitte, un quartiere centralissimo, proprio accanto alle due chiese gemelle (Franzozische Dom e Deutsche Dom), che si fronteggiano, nella bellissima piazza Gendarmenmarktplatz, poco distante dall’isola dei musei, dove si trovano ben 5 musei statali, secondo me, assolutamente da visitare.

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Soprattutto il Pergamon non dovete perdervelo, anche se per adesso, ne avrete una visione parziale.

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Ovviamente tutte le tappe più famose, sono obbligate. Da quelle che ci ricordano il nostro vicino passato, come il Muro, Check Point Charlie, il Museo degli Ebrei (Judisches Museum), uno dei musei più belli e toccanti che abbia mai visitato, e il Memoriale, a quelle che ci riportano alla grande storia tedesca, come la Porta di Brandeburgo, la cattedrale di Berlino, la Hamburger Bahnhof che è una vecchia stazione adibita a museo, o il Reichstag, sede del parlamento tedesco, che dovete prenotare in anticipo, di almeno due settimane, per non arrivare sul filo del rasoio, come noi, o non visitarlo affatto, e il magnifico castello di Charlottenburg.

berlino Cardamomo and co

Berlino Cardamomo and co

Ma Berlino è anche parchi, centri commerciali (assolutamente da vedere il LaFayette, perché dentro è strepitoso, e il Kaufhof), lo Zoo e l’Acquarium e tutto diventa davvero imperdibile…

Berlino cardamomo and co

BerlinoCardamomo and co

Ma se andate a Berlino, vi consiglio caldamente di non perdervi Potsdam, con i suoi meravigliosi castelli.

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Ma una nazione la si conosce anche dal suo cibo e qui arriva la nota dolente.

E non tanto perché il cibo non è magnifico (würstel e patate rientrano nell’immaginario di ogni bambino, ma forse non in quello degli adulti), quanto perché, su 3 milioni di abitanti, la scelta gluten free è davvero poca cosa.

Andando a Berlino ci si aspetta che nel civilissimo nord le cose per i celiaci siano davvero diverse e la diversità non esista.

Invece esiste ed è difficilissimo trovare qualcosa senza glutine. O quanto meno, ci sono anche dei locali che offrono dei piatti senza glutine, ma la scelta è davvero limitatissima. 

Su Gluten Free Travel and Living potete trovare un’analisi più approfondita dei locali che ho provato personalmente.

In ogni caso mi sento di consigliarvi assolutamente il cafè FUNK YOU Funk You Natural Food (Gärtnerstraße 21, 10245 Berlin-Friedrichshain) e il panificio/caffetteria Jute Bäckerei (Schönhauser Allee 52 a10437 Berlin – Prenzlauer Berg).

locali Berlino

In ogni caso in tutti i supermercati trovate un angolo senza glutine.

Parmigiano reggiano: un’esperienza a 360°

Per una che non carbura prima di mezzogiorno, andarsi a coricare alle 3 e svegliarsi alle 6 per essere al caseificio alle 7,30, avrebbe dovuto essere un bel sacrificio. E, invece, ero felice come una bambina che andava al Luna Park.

Sabato scorso sono stata invitata dal Consorzio del Parmigiano Reggiano, insieme ad altre 10 blogger, per assistere alla produzione del re dei formaggi al Caseificio Sociale Coduro a Fidenza (Parma).

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Un’anteprima, del prossimo week end, quando sarà possibile per tutti visitare i caseifici e assistere al processo di lavorazione del Parmigiano, che vi convincerà a comprare solo il vero Parmigiano Reggiano, così come è successo a noi, visto che è assolutamente e completamente senza nessun tipo di conservante, e visto tutto l’amore e il lavoro che c’è dietro.

Parmigano Collage

Un processo affascinante che comincia con l’arrivo del latte fresco, appena munto, che si unisce a quello munto la sera prima, che, con l’aggiunta di siero e caglio di vitello, e una lunga preparazione, formano il parmigiano.

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That’s all!. Sì, niente altro se non una lunga attesa e cura.

La parte liquida da una parte (lattosio e carotene) e la parte solida da un’altra, a sgocciolare. E poi vengono messe nelle forme di teflon per una notte e poi passate nelle forme di acciaio, per 3 giorni. Quindi messe in salamoia per 20 giorni, e ancora nelle camere calde a sudare (una sorta di sauna) e infine nella camera chiamata “il riposo del re” dove aspettano un minimo di 12 mesi prima di essere assaggiate.

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Latte che proviene solo da mucche del territorio, nutrite solo con foraggio super controllato, per ottenere un prodotto di estrema qualità e ottenere il DOP.

E, nonostante i meravigliosi macchinari, che mescolano un quintale di latte per volta, per avere due forme da 45 kg ciascuno, l’importanza dell’essere umano, il casaro prima, che stabilisce quando il latte è arrivato alla giusta consistenza per formare il parmigiano, e gli esperti dopo, che controllano ogni singola forma di parmigiano prima di certificarne la massima qualità.

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E poi, l’assaggio, o meglio, la degustazione. Di tre stagionature diverse: 12 mesi, 20 mesi, 30 mesi. E il sentore dello yogurt, del fieno, della frutta, oltre che diverse consistenze. Perché, quei puntini bianchi che vedete non sono un difetto, ma un pregio, perché sono aminoacidi che cristallizzano il parmigiano.

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Insomma abbiamo imparato ad amarlo, avendolo conosciuto. Proprio come succede con il fidanzato…

E dopo l’assaggio in purezza, all’Antica Corte Pallavicina, in una location incantevole, lo chef Massimo Spigaroli, ci ha mostrato come valorizzarlo al massimo.

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Dopo aver visitato la meravigliosa cornice, e soprattutto la cantina del culatello, il paradiso degli affettati, dove capeggiano culatelli di cotanti proprietari, abbiamo assistito alla preparazione dei piatti che poi abbiamo assaggiato.

culatello Cardamomo & co

Da un antipasto che può sembrare semplicissimo, che a bontà, non è secondo a nessuno, “Un pensiero sul mio orto, una maionese verde e bottarga” ,

spigarelli Cardamomo & co

ai primi “Il raviolo all’uovo, erborinato di Stagno Lombardo e Parmigiano dei 20 anni” e “I soffici ai tre Parmigiani in brodo di gallina, con piselli e asparagi, in crosta di sfoglia”,

Raviolo Spigarelli

spigarelli cardamomo & co

per passare ad un secondo come Il maiale nero ripieno di culatello e parmigiano”

spigarelli Cardamomo & co

per finire con un “dolce di fragole con biscotto alla polvere di sedano, streusel di cioccolato e crema alla panna, cioccolato bianco e parmigiano”.

spigarelli cardamomo & co

Una giornata davvero indimenticabile. Abbiamo imparato tanto, abbiamo condiviso tanto, siamo state in compagnia di amiche speciali, tutte bloggalline: Teresa, Sandra, Monica, Fina, Sara, Tania Cri, Dauly, Elisabetta, Giuseppina, Elisa, Cecilia e anche, una volta tanto, un maschietto, Jacopo. Cosa volere di più? Solo ripetere l’esperienza! 😉 

Giuliaaaaaaaaa, grazieeeeeee!!!

Antica Corte Pallavicina
Foto del Consorzio Parmigiano Reggiano

 

spigaroli Cardamomo & coSpigaroli Cardamomo & co

Identità Golose 2015

Questa è una di quelle volte in cui il dono dell’ubiquità ti servirebbe proprio!

Perché come si fa a decidere di scegliere di seguire il corso di uno chef piuttosto che un altro???

A Identità Golose è così, bisogna scegliere. Anche se nell’Auditorium ci sono chef del calibro di Alain Ducasse e Pietro Leeman.

E, alla fine, o forse fin dal principio, ho scelto la saletta blu 2, dove si svolgeva Identità Naturali.

Già l’anno scorso ero rimasta affascinata e piacevolmente colpita e ho voluto ripetere l’esperienza.

Non me ne sono pentita.

Ha aperto i lavori la grande Loretta Fanella. Una donna dolce, timida, ma forte, una pasticciera d’eccellenza. 

identità golose 1475 Fanella

Già l’anno scorso aveva preparato un dolce senza glutine, del quale mi ero stupita.

Anche quest’anno ha replicato. Più consapevolmente, però, perché ha scoperto che suo figlio è celiaco…

Dolce risveglio, il nome. E devo dire assolutamente azzeccato. Un plumcake con la farina di castagne, una crema all’arancia e una gelatina all’arancia, coperta da una gelatina al caffè, con una caramella di caffè. Ovviamente descrivere il dolce non dà minimamente l’idea della meraviglia che abbiamo assaggiato e della tecnica che c’è dietro, ma più di tanto non so fare… 

identità golose 1470 dolce

Però se volete saperne di più ha pubblicato il suo libro, intitolato Oltre.

I lavori sono continuati con Simone Salvini. Anche lui un grande, neanche a dirlo. Piatto a parte, Salvini prima di essere uno chef meraviglioso, è un uomo meraviglioso. E non tanto perché fa della sua professione un’attività seria e volta al benessere della salute, ma per la sua grande umanità e disponibilità.

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E non solo perché alla mia semplice domanda se anche il panino fosse gluten free, lui non solo si è informato se fossi celiaca, e mi ha fatto preparare un piatto apposta totalmente privo, e nemmeno perché alla fine mi ha pure ringraziato per non “essermi vergognata di aver esposto il problema”, sottolineando come ancora moltissimi subiscono la celiachia passivamente e il mio atteggiamento invece è vincente, provocando in me un’emozione tanto vicina al pianto, trattenuto solo dalla vergogna di essere di fronte a 300 persone… No, non solo, quanto meno, per tutto questo. 

Salame Collage

L’abbiamo incontrato poi allo stand dove volevamo acquistare il suo libro. Già l’anno scorso volevo farlo, ma era esaurito e non l’avevo più trovato. Esaurito dovunque. Quest’anno la casa editrice ha deciso di ristamparlo (alleluja). E lui era lì a firmare le sue copie.

Come non approfittarne? Ovviamente non volevo disturbarlo, prendergli meno tempo possibile… E invece, è stato lui a voler parlare con noi, ad informarsi, a ringraziarci pure. Senza fretta, interessato, come solo una bella persona sa fare.

Vi sembra abbastanza? 

E devo anche confessare che fosse stato anche solo per loro due, già sarebbe valso il viaggio e tutto il resto.

Ovviamente non vi parlerò di tutti gli chef. Un discorso troppo complesso. Ognuno di loro ha lasciato il segno, svelando i loro segreti, le innovazioni, aprendo le menti agli avventori, anche se riprodurre le loro ricette, sono certa che non sarà così semplice…

Ma  Fabio Abbattista merita una menzione. Lui così attento alle materie prime, che sono tutte italiane, anzi mediterranee, scegliendo personalmente dei piccoli produttori, racconta la tradizione, innovandola, così come ha dimostrato con la sua pasta di patate e i suoi gnocchi con crema di ceci e cecina croccante, che al di là del nome, che ho dato io, ovviamente aveva il tocco del maestro, e, neanche a sottolinearlo, era anche gluten free.

identità golose 1502 gnocchi

E poi Simone TondoSe devo essere sincera ricordo poco dei suoi piatti, ricordo che sono di tre colori, ma non ce li fa assaggiare, lui serve personalmente i suoi clienti e lì non può farlo, quindi preferisce non farci assaporare le sue preparazioni. Ma, devo confessare, sono più presa dal suo fascino. No, non solo perché è un bel tenebroso (cioè, non solo), ma proprio dal suo modo di fare. Sarà perché sta a Parigi, ormai, e ne ha preso lo stile? È contento della sua scelta, sicuramente vincente, ma sembra un amante tradito, non scelto. Parla con rabbia nei confronti dell’Italia che non offre possibilità ai giovani. Sì, è stata anche la sua fortuna, ma si sente il suo struggimento. 

Ci sarà un motivo per cui ci siamo fatte la foto con lui?

identità golose Simone Tondo

E infine, ma solo in ordine d’apparizione, la Bowerman

A parte un colore di capelli davvero, a dir poco, particolare, lei è sempre bravissima. Stavolta ci ha parlato dell’importanza delle api e del fatto che se dovessero scomparire, in 4 anni, sarebbe la fine anche per noi… 

identità golose 1531 Bowerman

Ma Identità Golose non è solo chef. O quanto meno non solo chef all’opera.

E così abbiamo incontrato Joe Bastianich, insolitamente vestito informale. A suo discapito, ma anche a suo grande merito, il ricavato delle magliette va in beneficenza. E dopo la foto, mi ha anche schiacciato l’occhio. Insomma, non è poi così cattivo come vuol far credere…

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Joe Bastianich

Ma Identità Golose è anche persone che gravitano nel mondo del Food. Produttori, soprattutto. 

E non posso non menzionare Tutte le Spezie del mondo, sempre attenta a recuperare il meglio e il nuovo.

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E anche un produttore di Erbe Koppert Cress. Le ho assaggiate quasi tutte perfino una quasi anestetizzante.

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Per non parlare di IGourmet e Forneria Veneziana che propongono prodotti senza glutine e vegani.

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 Insomma, una esperienza che ogni anno mi lascia a bocca aperta, e come una bambina al luna park, io mi ritrovo a desiderare di tornare, tornare, tornare…

Ringrazio Fina Curcio de L’avvocato nel fornetto per alcune foto presenti su questo post. 

Tre giorni a Milano

Sfatiamo subito una leggenda metropolitana che si aggira per l’Italia, a Milano il sole e il cielo azzurro esistono e io l’ho visto.

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Ho visto anche la neve, cosa che a Palermo si vede ogni 30 anni, ma se a novembre mi avessero detto che non solo ci sarebbe stata la neve a Palermo, ma che addirittura l’avremmo vista per ben due volte nello stesso anno, non ci avrei mai creduto.

Forse vale lo stesso principio per Milano. Ma per bene tre volte, lontane e distinte fra loro, io sono stata lì e ho trovato una meravigliosa palla gialla e infuocata su un altrettanto meravigliosa distesa turchina, che al mio paese si chiamano sole e cielo. Sarà c… fortuna o me lo porto dietro, non so, ma vi assicuro che c’era.

In ogni caso per arrivare fin lì, bisogna assolvere ad un compito che io odio sopra ogni altra cosa ed è disfare le valigie, che è compensatata solo dall’amore che invece ho nel farle per partire.

Beninteso, non amo LETTERALMENTE farle, ma tutto quello che significa.

Soprattutto ho sempre un grande senso di sgomento, disfacendo le mie valigie, (e non è dovuto solo ai calzini sporchi), ma perché tiro fuori “pezzi” del mio viaggio, e mi assale una malinconia e nostalgia per quello che è stato, come se non dovesse tornare più, che mi spinge a chiedermi (già fin dal mio arrivo sull’aereo) “che ci faccio qui? perché sto tornando?”

Stavolta però, non dico che sono contenta di essere tornata, ma sono talmente arricchita dai miei tre giorni a Milano, che penso soltanto ai momenti passati felicemente e alla prossima avventura.

Sì, perché una avventura lo è stata!

Cioè, che ci fanno 4 foodblogger di Palermo a Milano, disposte a sfidare il maltempo, l’oscurità, il freddo e la neve?

Incontrano altre/i foodblogger (e non solo) da varie parti di Italia che si riuniscono per (udite udite) aggiornarsi.

Sì, il FoodCamp, organizzato dalla MEGA Paola (alias Ci_polla) Sucato,nella sede di Ryouchef,  non è altro che una magnifica giornata di intenso lavoro, dove professionisti mettono a disposizione il loro sapere per aggiornare sul FOOD a 360°, chi vuole aggiornarsi.

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Paola Bonini, Patrizia Cinus, io

Embe’? Direte voi, che c’è di straordinario?

Tanto, tantissimo.

In un mondo non immune dalla competizione, in un luogo dove la competizione può trasformarsi in opportunità di lavoro, il Food Camp è tutto il contrario. È opportunità di crescita, è condivisione, è magia.

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Chef Diego Rossi

 E così, voglio ringraziare tutti i contributors che hanno reso questa giornata così speciale Claudia Castaldi, Simone Tolomelli, Paolo Valenti, Mariachiara Montera, Paola Bonini,  Sara Porro, Vatinee Suvimol, Diego Rossi, Raffa, Sandra Longinotti, che ci hanno arricchito con la loro esperienza.

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Cucina Thai, Vatinee Suvimol, Valentina Tozza, Serena Oliva

 

Ma altresì voglio ringraziare tutti i blogger intervenuti con i quali ho passato una giornata incantevole:  le mie accompagnatrici, in primis, che si sono fatte coinvolgere Alessandra Messina e Fina Curcio, Ornella Daricello, Ilaria Dondi, Sandra Pilacchi, Teresa De Masi, Valentina Tozza, Emanuela Bertino, Teresa Balzano e Katia  Baldrighi che si sono anche occupate del mercatino, Chiara Bettaglio che si è occupata dello streaming, Tiziana Colombo, Lorenza Dadduzio,  Emanuele Bonati, Claudia Scarlino, Serena Oliva, Elisabetta Ferrari, Alessandra Colaci, Alessia Saro, Francesca Gonzales, Marco De Padova, Patrizia Cinus, Elisabetta Origgi, Anna Maria Simonini, Antonella Foglia, Maria Cristina Coppetto e tanti altri ancora che mi scuseranno se non li menziono.

Comunque si è anche cucinato e assaggiato…

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pollo thai

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Ma non abbiamo fatto solo questo. Siamo andate anche ad Identità Golose. Ma per questo dovrete aspettare domani…

Stay tuned

Fine settimana nel sole, nel sale, nell’olio

Solo una settimana fa eravamo a Trapani per la raccolta delle olive approfittando dell’iniziativa de Il tuo olio novello.
Un fine settimana di incanto, passato con delle care amiche, Ale di Cose buone di Ale e Fina di L’avvocato nel fornetto, in una bella atmosfera quello dell’Agriturismo Duca di Castelmonte.
 
Oltre alla raccolta delle olive, con degustazione presso l’agriturismo Antico Baglio Porticalazzo, abbiamo anche ammirato le bellezze delle saline di Paceco e, la domenica mattina, quelle delle Saline Ettore e Infersa con degustazione di sali, di cui dobbiamo ringraziare la bravissima Daniela.
 
Infine, con il bravissimo fotografo Michele Fundarò, abbiamo anche avuto una lezione di fotografia e spero di poter mettere in pratica tutti i suggerimenti che ci ha dato… Spero mi perdoni per tutte le mie dimenticanze!
 
E infine, ma non ultimo, sono stati due giorni all’insegna del buon cibo, sano e genuino pure senza glutine!
 
Ma ora vi lascio al racconto delle foto.
 
Baglio Porticalazzo
 
Gli ulivi di Baglio Porticalazzo

 

 

 

 

 

 

Saline di Paceco 

 

Prodotti dell’orto del baglio Duca di Castelmonte

 

Saline Ettore Infersa 
 
 

 

 

Fior di sale

 

Saline Ettore e Infersa 

 

Degustazione di sali

 

E infine un grande grazie a Giacomo Incarbona, della agenzia Elite Island, che ha permesso tutto questo e ci ha accompagnato, facendoci da Cicerone per due giorni.
 
 
A presto 
Stefania Oliveri

Svezia, un paese per tutti!

Svezia.
Nell’immaginario collettivo la Svezia è tutto il contrario di quello che in realtà sia.
La Svezia è divertente, scanzonata, flessibile, originale, perfettibile, accogliente, caotica, godereccia, mangereccia e, infine, anche come ce l’aspettiamo, e cioè verde, freddissima e cara.
Mi ha stupito trovare delle cicche per terra, un topolino di campagna in città, un viavai di gente sorridente, disponibile ed abbronzata.
Sì, gli svedesi, inaspettatamente, sono abbronzati e non sono altissimi, o quanto meno non tanto alti da metterti a disagio se, per caso, sei senza tacchi (e sei alta quanto me…)
E non ti aspetti che siano divertenti, aperti e critici nei confronti di un paese che sembra perfetto.
E non ti aspetti nemmeno di mangiare così bene (soprattutto salmone e aringhe sono una meraviglia) e di trovare dovunque una alternativa gluten free.
Ecco la Svezia è proprio un paese per celiaci. E la cosa meravigliosa è che spesso e volentieri, nello stesso posto, nella stessa panetteria, nello stesso bistrot, trovi le alternative, messe lì, tutte insieme (ma ben protette da contaminazioni) e disponibili per tutti. 
Finalmente niente ghettizzazioni! La torta è senza glutine, ma è per tutti, non solo per quegli sfogati dei celiaci che devono mangiare qualcosa di meno buono e quindi preparato a parte. 
Finalmente un paese che segue la mia filosofia, cucinare cose appetitose e buone senza glutine per tutti!
La Svezia, quindi, è proprio un paese per tutti!!!
Se volete maggiori informazioni sul viaggio che ho fatto, andate a vedere qui.
Io adesso vi metto alcune foto. Non sono belle, e stavolta non solo per mia imperizia, ma anche perché sono state fatte con il cellulare, visto che, proprio in Svezia mi è defunta per sempre la mia amata Canon… Mi ha servito fedelmente in questi anni e, forse, ha voluto morire in un paese che ha reso felice non solo me, ma anche lei! Che riposi in pace.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

A presto
Stefania Oliveri

Calzone alla quinoa con pastrami e possono mangiarlo anche ad Istanbul!

Appena tornata da una Pasqua ad Istanbul e sono ancora molto frastornata.
Istanbul 0282
 
La città è meravigliosa. Piena di fiori, di tulipani, che pare essere il fiore della Turchia, importato in Olanda, proprio dai turchi, e poi abbandonati per tre secoli a causa di un sultano spendaccione amante dei fiori.
Una città extra pulita ed enorme. 
Con piazze e vie larghissime e viuzze e vicoli piccolissimi.
Intensa, piena di traffico e persone.
Tanti, tanti, anzi migliaia di persone in giro. 
Tanti, tantissimi stranieri. E una fila di due ore al banco dei controlli passaporti per entrare in questo splendido paese.
I turchi gentilissimi e ospitali. In ogni negozio ti offrono da bere. E lì ho assaggiato il tè più buono della mia vita, alla mela.
I mercati. I mercati meravigliosi. Puliti anche quelli.
E il cibo da strada… Io non ho potuto assaggiare molto, ma vendono anche pannocchie bollite o arrostite, castagne arrostite, tanta frutta, melograni, arance, angurie, che sicuramente non ti fanno sentire esclusa dal resto del mondo.
E le moschee e le chiese ortodosse.
Insomma, un turbinio di emozioni, colori, profumi, bellezza, opulenza e miseria (ma dignitosa).
E la voce dell’Iman che agli orari prestabiliti invita tutta la città a pregare, pure nel cuore della notte. Ma ci si abitua e ti manca pure se non la senti…
Una città da vedere, da vivere, da raccontare.
Il mio racconto completo con le foto lo potete trovare su Gluten Free Travel & Living.
 
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La ricetta di questo calzone è dello chef Marco Scaglione, guru del senza glutine. Io ho solo cambiato il ripieno, perché ho provato questo pastrami Furlotti, che è un taglio di manzo aromatizzato, affumicato e poi cotto al vapore, assolutamente senza glutine come tutti i prodotti Furlotti. Un salume assolutamente adeguato ai paesi musulmani, dove non si mangia il maiale! 😉

Calzone alla quinoa con pastrami 

 
Ingredienti: 
400 g Mix per pane
100 g farina di quinoa 
380 g acqua
12 g di lievito di birra fresco
10 g sale
15 g olio extra vergine di oliva
12 fette di pastrami Furlotti
100 g mozzarella 
Origano

 

In una terrina sciogliete il lievito nell’acqua tiepida. Incorporate a poco a poco il liquido nelle farine, lavorate con il gancio adatto fino ad ottenere una pagnotta liscia ed omogenea.
Dividete l’impasto in 6 panetti e fate lievitare per circa un’ora (meglio al riparo da spifferi).
Spianate quindi i panetti ricavandone sei dischi, e mettete, su ciascuno, una parte di pastrami e una di mozzarella, e ripiegate i calzoni a metà. Chiudeteli pressando bene i bordi in modo che non si aprano in cottura.
Mettete i calzoni su una teglia foderata con carta da forno, e spennellateli con l’olio. 
Infornate a 250°C per circa 20 minuti.
 
Quinoa calzone with pastrami 
 
400 g GF Bread Mix 
100 g quinoa flour 
380 g water 
12 g fresh yeast 
10 g salt 
15 g extra virgin olive oil 
12 slices of pastrami Furlotti 
100 g mozzarella 
oregano 
 
Dissolve the yeast in lukewarm water. Stir in gradually the liquid in the flour, working with the hook suitable to obtain a loaf smooth and homogeneous. 
 
Divide the dough into 6 rolls and let rise for about an hour. 
 
Flatten the dough balls in order to obtain six circles, put on each some pastrami and mozzarella, and folded the calzoni in half. Fold the side without the toppings over, and seal the edges to form a half circle. Brush with oil. 
 
Place the calzones on a baking sheet lined with parchment paper and cook about 15-20 minutes 
 until golden brown on the outside. Serve hot. 
 
 
Davvero buonissimi, con un sapore particolare, dato dalla farina di quinoa, ma sono stati approvati dall’intera famiglia.
 
Vi ricordo che ci sono ancora pochi giorni per partecipare al mio contest “Per un pugno di mandorle” dove si vincono dei premi meravigliosi. Correte a vedere anche tutte le ricette partecipanti qui.
 
 
 
A presto
Stefania Oliveri