Prato: 3 giorni indimenticabili

“Ma che c’è a Prato da vedere?”

Be’, me l’ero chiesto anche io, veramente, perché di Prato si sente parlare poco.  Della bellissima Toscana, Prato, è la città meno conosciuta… se non per i fasti passati del tessile e, adesso, per avere la maggior concentrazione d’Europa, di cinesi. E però, a Prato, invece, c’è tanto da vedere! E così, è stata una tre giorni davvero al cardiopalmo. Ovviamente non potevano mancare le mie solite disavventure (che se non le annotassi in questo diario virtuale, anche io stenterei a credere che capitino tutte a me). Così dopo la sveglia all’alba, un volo tranquillo, prendo il treno in orario per arrivare da Pisa, a Lastra a Signa (ma quante volte l’ho sentita nominare alla radio? Finalmente un concetto astratto nella mia mente, diventa realtà), e ci impiego quasi due ore ad arrivare… Facile battuta quella che era venerdì 17… In ogni caso arrivo trafelata in uno dei posti più incantevoli che è il castello dei 100 camini, dalle forme più disparate, ovverosia Villa Artimino.

Prato Villa Artimino 2


Prima di visitarlo, però un appuntamento importante con la chef Michela Bottasso, del vicino ristorante Biagio Pignatta, (dal nome del primo maggiordomo di Ferdinando I) che ci insegna a fare la pasta con le uova, o con il latte, gli stritoli, così come il Petto d’anatra all’arancia. Prato Michela Bottassi

Prato pasta

Il ristorante, ha un immenso orto, di cui dispone per l’approvvigionamento delle verdure di stagione. Dopo il pranzo, con ciò che avevamo preparato, ecco la visita dell’incantevole Villa. In realtà la villa è conosciuta come la Ferdinanda, perché fatta costruire da Ferdinando I dei Medici nel 1596, ed in soli 4 anni, e che oggi è patrimonio dell’UNESCO. Si trova a soli 20 km da Firenze e intorno c’è un panorama mozzafiato, con verde a perdita d’occhio, oltre ad una cantina ben fornita di vino di Carmignano, dove, oltre tutto, si trova anche un girarrosto inventato da Leonardo Da Vinci.

Prato Villa Artimino


Prato Villa Artimino 4

Prato Villa Artimino 5


Se volete godere di questa residenza, l’Hotel Paggeria Medicea (4 stelle) vi farà rivivere tutti i fasti della vita di lusso. Prato Villa Artimino 3
Rientrati a Prato, ci rechiamo al Museo di Palazzo Pretorio di Prato, tre piani di opere favolose, fra tanti dipinti di Filippo Lippi. E la storia di quest’artista, che ci racconta la guida, mi commuove. Lui frate, lei, Lucrezia monaca, si conoscono, si innamorano e scappano. Ottengono anche la dispensa papale per sposarsi, ma non lo faranno mai. Alla morte di lui, lei tornerà in convento, mentre lui la immortala in moltissime sue opere.

Sul tetto di Palazzo Pretorio prendiamo l’aperitivo, guardando la città. Uno spettacolo stupendo condiviso con delle amiche speciali, per l’apertura ufficiale della manifestazione EatPrato. Prato Palazzo pretorio

Infine, la cena nella bellissima cornice del Giardino Buonamici.

Prato Mannori
Luca Mannori

Il sabato mattina, abbiamo continuato il nostro tour del gusto e non solo. Prima colazione alla pasticceria Mannori.
Forse, non tutti sanno, e sopratutto non lo sanno i palermitani, ma la famosissima Setteveli è sua, e ha vinto il campionato mondiale nel 1997. E anche se non è una pasticceria gluten free, io ho comunque potuto assaggiare i suoi macarons, e vi assicuro che, anche quelli, sono un’esperienza.

Prato pasticceria Mannori macaron


Subito dopo, siamo andati a visitare il biscottificio Mattei. Prato biscottificio Mattei
Da loro si trovano i “biscotti di Prato” (e non chiamateli cantucci) fatti solo con cinque ingredienti: farina, uova, zucchero, mandorle e pinoli. Prato biscotti di prato


prato biscotti di prato 2
Oltre alle tante altre specialità, come il Pan di Ramerino, il Filone Candito, la Torta Mantovana, tutte cose che io non ho potuto assaggiare, anche i Brutti, ma Buoni (io direi buonissimi), totalmente e naturalmente senza glutine.

Prato brutti ma buoni

Sono rimasta affascinata da questa realtà, in piedi da 150 anni, che si occupa solo di prodotti tipici del territorio e che da quest’anno hanno introdotto una novità “le cassatine sullo stecco”, che non hanno niente a che vedere con le nostre cassatine siciliane, ma è un gelato alla crema, con biscotto di Prato e coperto da una glassa al cioccolato.

Dopo, una chiacchierata molto interessante, in piazza al Duomo con un produttore di grano, Marco Bardacci, dell’omonimo Molino, e il panettiere Sergio Fiaschi, dell’omonimo panificio, che appartengono all’Associazione Gran Prato, dove si predilige la filiera corta e che ha disciplinato il pane di Prato, la Bozza, diverso dal pane di Firenze, più saporito, dove il grano viene coltivato con  sistemi agricoli convenzionali o integrati, con un limitato apporto di concimazione e in regime bio, così da esaltare i profumi e i sapori delle farine e dei prodotti, e dove l’unico lievito ammesso è quello madre, che ogni panettiere conserva gelosamente. Non poteva mancare una lezione di panificazione con Stefania Storai.

 

prato gran prato
Marco Bardazzi del Molino Bardazzi
prato panettiere
Sergio Fiaschi

prato Stefania Storai
Stefania Storai


Per il pranzo siamo stati suddivisi in gruppi e il nostro gruppo è stato dirottato da I Corti. Su questo ristorante mi dilungherò a breve, perché è davvero un’oasi anche per i celiaci, pur non essendo un locale del circuito AIC. I suoi piatti particolari e raffinati, l’atmosfera elegante, ma gioviale, la competenza del personale, mi hanno stregata (e non solo me, ma tutti i commensali) per l’estrema bontà. Se siete a Prato, vale davvero la pena fermarsi qui.

I Corti Prato
I Corti a Prato

Menù i corti Prato

Nel pomeriggio una visita la Museo del Tessuto. Vi assicuro, sarà una sorpresa. Adatto sia agli adulti, ma anche ai bambini, ci racconta la storia del tessuto, degli abiti, della manifattura nel corso dei secoli, uno spaccato della nostra tradizione. Prato museo del tessuto


Prato Museo del tessuto 2
Subito dopo, abbiamo visitato un altro baluardo di Prato e cioè il laboratorio della Pasticceria Nuovo Mondo del pasticciere Paolo Sacchetti, che ci ha mostrato come si fanno le pesche di Prato. Lui usa solo il burro nei suoi dolci, niente margarina o altri grassi imprecisati, ed è il vicepresidente dell’AMPI (Associazione Maestri Pasticceri Italiani) e ha recuperato una tradizione che stava andando persa. Le pesche infatti sono un dolce nato già nella seconda metà del 1800, quando i fornai riutilizzavano il pane raffermo, imbevendolo nell’Alchermes, riempiendolo con crema pasticciera e rotolandoli nello zucchero. Nel tempo, il pane raffermo è stato sostituito dalle più morbide brioche, anche se il resto è rimasto invariato. 

Prato Paolo Sacchetti
Paolo Sacchetti

Pesche di Prato


Un incanto vedergliele fare e desiderare di rifarle senza glutine.

Infine, il cooking show delle due blogger finaliste di #EatPrato (qui l’elenco di tutti i partecipanti), Coralba Martini e Valeria Fricano che hanno cucinato per aggiudicarsi il primo posto.

Prato blogger

        I miei ringraziamenti vanno a EatPrato, il comune di Prato, il direttore artistico, Luca Managlia, a Forchettina Giramondo, al Molino Bardazzi, alla Pasticceria Mannari, al Biscottificio Mattei Antonio, al Ristorante I Corti

e alle meravigliose blogger di avventura: ElisabettaTizianaTeresaMartinaFabiola, Sandra, Teresa.   

Londra Gluten Free

Come alcuni di voi sapranno, e cioè coloro che mi seguono sulla mia pagina Facebook, lo scorso fine settimana l’ho trascorso a Londra.

Londra è una città meravigliosa. Lo so, ho detto un’ovvietà. Ma Londra non è meravigliosa solo per le mille meraviglie che raccoglie, ma soprattutto per l’atmosfera che si respira.

Un’atmosfera magica, nonostante la marea delle persone che ci sono, il traffico (che non c’è, allora, solo a Palermo), la quantità enorme di italiani che si trovano e il freddo cane, soprattutto per una come me che è abituata a non scendere sotto i 13 gradi nell’inverno più rigido.

Questa Londra che vi racconto, però, non è un itinerario di viaggio. Anche perché è la sesta volta che vado (e non ho mai scritto un post9) e, vi assicuro, ci tornerei anche domani, per cui non ho fatto il viaggio per vedere le 10 cose imperdibili di Londra, ma abbiamo girato a zonzo, abbiamo visitato dei musei che non avevamo visto le altre volte, abbiamo incontrato amici, ci siamo immersi nella sua atmosfera e abbiamo mangiato… tutto gluten free!

E così, come ho fatto per altri viaggi, ve lo racconto in ordine alfabetico.

A come AMICI.

Ebbene sì, il film che si erano fatti i miei pargoli quando erano piccoli, continua tutt’ora e rimangono convinti che i viaggi ce li facciamo tipo pellegrinaggio.

E così abbiamo incontrato Angelina di Angelina in Cucina, Alessia di Pentagrammi di farina, e una compagna delle elementari di mio marito, e la dolcissima Costanza, che ci ha deliziato con ben due cene a casa sua e la dolce presenza della sua tenera Eugenia (finalmente il pargolo ha incontrato una sua coetanea).

Ognuno di loro mi ha dato una dritta. Una cosa da vedere, da mangiare, da provare e le abbiamo ascoltate tutte.

B come Breakfast e Bakery

No, non abbiamo fatto la colazione tipica inglese con uova, bacon e fagioli, non perché non volessimo, ma solo perché il posto dove avremmo potuto mangiarlo senza glutine, lo propone in questa versione solo il martedì.
In ogni caso abbiamo potuto fare colazione fuori perché abbiamo trovato Hummingbird Bakery. Una piccola catena che vende muffin, sparsa per Londra, che ha anche due o tre alternative senza glutine. Noi abbiamo provato muffin Red Velvet e quello alla vaniglia, entrambi buonissimi. Noi siamo stati in quello di Portobello Road e in Oxford Street.
 
Hummingbird bakery
Abbiamo provato anche un’altra catena che si chiama Costa, presentissimo su tutto il territorio, dove però abbiamo trovato solo un brownie al cioccolato, imbustato, anche se fresco perché fatto da loro. Quindi nessun rischio di contaminazione.
 
C come Cioccolato, o sarebbe meglio dire Cioccolatiere! Sì, perché a Londra mi sono imbattuta nel cioccolateria di Mr Paul A. Young, di cui trovate qui, qui e qui, le sue ricette rifatte da me, e dopo aver comprato i suoi preziosi cioccolatini, lui è uscito dal laboratorio e io me lo sono ritrovato lì, come una visione. Inutile dire che mi son fatta fare la foto con lui come fosse una star!
 
paul a young
 
D come Double Bus
Salirci è un’esperienza magnifica. Cercate di mettervi al primo posto. Noi li abbiamo preferiti alla metropolitana, così ti godi la città, anche se il trasporto è più lento.
 
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E come English.
Ma quanto è bello l’accento inglese? E soprattutto, quanto è bello sentire tutto figlio conversare facilmente in inglese? Be’, momento autocelebrativo, ma non potevo tacere una cosa positiva del pargolo n. 3 (una volta ogni tanto…)
 
F come Freddo.
Ok, noi non ci siamo abituati. Io andavo coperta come sulla neve, con tanto di cappello (hipster mi ha detto il pargolo n. 3) e sciarpa fino al naso, oltre alla maglia di lana, il maglione a collo alto e un altro maglione sopra ben pesante e un giaccone super mega imbottito. Questo mi ha protetta da eventuali raffreddori… peccato che proprio ieri, a Palermo ho preso tutta l’acqua del mondo mentre pedalavo sulla mia bicicletta e adesso sono a casa malata, afona e con la borsa d’acqua calda…
 
G come Gente.
Ma quante perone ci sono a Londra? Ben più dei suoi 9 milioni di abitanti. Turisti, tantissimi turisti, soprattutto italiani. Li riconosci da come vanno bardati. Perché i londinesi, sono vestiti più leggeri e le ragazze escono di sera senza calze e con le scarpe aperte… NO COMMENT!
 
G come Grandi Magazzini. 
Confesso, non ero mai stata da Harrods e Selfridges. Ho rimediato! E ho trovato la linea di Livia’s Kitchen.
 
H come Harry Potter. Non potevamo mancare, stavolta, all’ultimo baluardo che l’altra volta avevamo saltato per ovvi motivi di tempo. Così ci siamo recati a Kings Cross per vedere e immortalare il binario 10. Se avete bambini (ragazzini) o siete appassionati voi stessi, vi consiglio vivamente di andare a visitare gli studios dove sono stati girati i film. Armatevi di pazienza e tempo, perché si trovano moooolto fuori Londra.
Daniele Harry Potter
 
I come Instagram.
Se volete vedere qualcosa in più, potete seguirmi anche .
 
L come Locali.
Mi ero fatta un elenco di tutti i locali che hanno anche cibo senza glutine, in maniera tale da provarne alcuni. Ma fra il poco tempo a disposizione, gli inviti a cena, ne abbiamo provati davvero pochi.
Con Alessia, una delle pentegrammine, siamo andati a prendere un tè con tanto di torta da Artisan Gluten Free Bakery, che fa tutto senza glutine e la cui recensione potete trovare qui.
 
Gluten Free Bakery
 
Poco più in la c’è anche un’altra bakery, che si chiama Romeo. Io non l’ho provata, ma è bello sapere che ci sia tanta scelta!
 
Londra ROmeo
 
Invece non abbiamo più trovato Muffinsky, vicino Covent Garden, perché ha chiuso 🙁
 
Sempre a Covent Garden, insieme ad Angela, invece abbiamo mangiato da Shake and Shack, catena americana di hamburger, anche vegetariani, attenti al senza glutine, dove si possono mangiare tutti gli hamburger senza il pane.
 
Londra Shake and shacK
 
La volta scorsa invece abbiamo provato Pret à manger, che si trova dovunque a Londra, dove si trova qualcosa naturalmente senza glutine, soprattutto zuppe, quinoa e anche un roll al pollo. Abbiamo provato anche un locale a Borough market, assolutamente da visitare (guarda anche alla M), dove ci aveva portati Angela, e abbiamo mangiato due dolcetti meravigliosi, e da Muriel’s Kitchen.
dolcetti Borough market
Muriel's kitchen
 
Guarda anche alla B e P
 
 
M come Mercati Covent Garden e Portobello.
Lo so, che sono i due mercati più finti di Londra, dove praticamente ci sono quasi solo italiani, ma non c’ero mai stata e andavano visti. La prossima volta andrò anche a Columbia Road, che abbiamo saltato perché troppo lontano da dove stavamo noi e non volevamo perdere l’aereo.
 
N come Notting Hill
Quartiere fascinoso dove si trova il mercato di Portobello .
Londra fiori
 
O come Ottolenghi e Oliver
Neanche stavolta sono andata a mangiare da Ottolenghi… e se è per questo nemmeno da Jamie Oliver. La prossima volta, giuro che vado, perché il primo è quasi totalmente senza glutine e il secondo prevede delle alternative. In ogni caso le cene sono state piacevolissime. La nostra amica ci ha invitati a casa sua e ci ha viziati come non mai!
 
P come Pizza
Lo so all’estero non si mangia la pizza. È sempre una delusione. Però, per amore di cronaca e soprattutto di mio figlio, che c’è voluto andare a tutti i costi, siamo andata da Prezzo. Anche questa una catena. Questo nome non l’ho trovato da nessuna parte su siti internet o quant’altro, ma se andate alla A capirete bene che gli amici ci hanno aiutato anche in questo, suggerendoci questo nome. Così quando siamo andati a Kings Cross per vedere il binario 10 (gli harrypotteriani mi capiranno) e ho visto il locale, non abbiamo resistito e siamo entrati.
La pizza è buona. Ovvio, non dovete aspettarvi una pizza italiana, ma è buona. E hanno anche qualche dolcetto senza glutine. Noi abbiamo assaggiato la Polenta Cake. Loro sono informati, il locale è carino, e il servizio gradevole e veloce.
 
prezzo londra
 
Q come Quartetto.
Sì, il più famoso quello di Liverpool, i Beatles. Siamo andati ad Abbey Road, là proprio dove ci sono gli studi e dove si sono fatti la storica foto sulle strisce.
 
R come Right and Left
Ecco, se c’è una cosa che proprio non capisco è perché devono confondere così la gente. La guida a sinistra e tu non sai mai dove guardare per attraversare, le spine diverse, le misure diverse… Insomma questo mi destabilizza, ma glielo riesco a perdonare perché il resto è davvero perfetto.
 
S come Souvenir. 
Da Londra mi sono portata tutti i biscotti senza glutine che ho trovato, e sono praticamente entrata in quasi tutti i negozi di souvenir pakistani per trovare gli Shortbread senza glutine, perché così mi era stato detto, che li avrei trovati lì. Quelli non li ho trovati, ma ne ho trovati altri.
 
T come Traffico. A Londra c’è un immenso traffico. E io, essendo palermitana, me ne intendo. Però non capisco come sia possibile che nonostante tutto gli autobus siano sempre puntuali… 
 
Londra Portobello
 
U come underground.
Per non farci mancare niente mentre eravamo in secondo piano sotto terra, una voce metallica e una sirena, ci avvertono di uscire immediatamente dalla metropolitana. Il cuore mi è balzato in gola, così come credo a molti di noi lì dentro, ma nonostante tutto non ci sono state scene di panico, nessuna agitazione, molta compostezza, anche quando arrivati quasi alla superficie i controllori ci facessero fretta per uscire. Insomma, abbiamo provato anche l’ebbrezza dell’allarme bomba.
 
V come Victoria and Albert Musuem.
Ci siamo tornati ben due volte. Il venerdì sera, perché era aperto fino alle 22 e il sabato mattina perché non avevamo visto alcune sale e il pargolo ci teneva tanto, (e non, come affermano le malelingue perché ci siamo fatti un servizio completo sulla conchiglia della Venere di Botticelli) e grazie alla seconda visita mi sono portata a casa due bei cucchiaini con le stoffe della casa reale!
Conchiglia di Botticelli
 
Z come Zonzo.
Sì, questa è proprio la parola giusta che descrive questo viaggio. Ce ne siamo andati a zonzo, liberamente, tanto felicemente.

Gluten Free Expo

Avete presente il paradiso?

Ok, questo è stato il Gluten Free Expo a Rimini, per noi celiaci.

Sono andata fino a Rimini per partecipare al GF Expo, dove ho sperimentato la sensazione di libertà di poter mangiare e assaggiare tutto senza dover chiedere “ma è senza glutine?” In una parola: IL PARADISO!!!

Uno spazio immenso dove un sacco di produttori, artigiani, hanno portato i loro prodotti e hanno messo a disposizione la loro passione, la loro esperienza, l’amore che mettono nel loro lavoro, alla ricerca di un prodotto perfetto, anche se senza glutine.

GFExpo

E poi i cooking show con gli chef famosi, ve ne cito alcuni per tutti, Simona Ranieri, Marco Scaglione, e Marcello Ferrarini, ma anche con le blogger che si mettono sempre in gioco, portando la loro esperienza, come le ragazze di Pentagrammi di farina e Elisa di Glutenfreeely

Rimini GFExpo 5810

Le numerose presentazioni di libri gluten free (evviva) oltre a quelle degli chef, anche quello di alcune blogger, come Olga Botta e Emanuela Ghinazzi, dal titolo Zero Glutine, e quello corale di Gluten Free Travel & Living, di cui anche io sono orgogliosa autrice, Gluten Free per tutti i gusti.

GFExpo libri

E poi i tanti approfondimenti, su tante tematiche, tutte inerenti la celiachia, molti dei quali affidati a noi di Gluten Free Travel & Living, di cui trovate qui tutti i titoli e a breve anche tutti gli approfondimenti saranno on line.

RImini GFTL

E poi le riviste che si occupano di celiachia, dalle storiche come Celiachia Oggi alle neonate Oggi cucino Free, di cui sono anche orgogliosa redattrice.

E le tante amiche incontrate allo stand, che da incontri virtuali, sono diventati reali, come Tiziana di L’Ombelico di VenereLeti di Senza è buono, di Manuela di Il mondo di Ortolandia, di  Silvia di Eppur non c’è, Elisa di Elisa in the Sweet Life, e Rossanina di Coquinaria, Jè Ale di Un castello in giardino e Tiziana di Nonna Paperina oltre i tanti amici che non hanno un blog.

GFExpo blogger

Insomma, per me solo due giorni, di turbinio intenso, di stanchezza immane, ma anche di tanto tanta passione e lavoro importante per tutti i celiaci e non solo!

GFExpo Rimini Cardamomo and co

Parmigiano reggiano: un’esperienza a 360°

Per una che non carbura prima di mezzogiorno, andarsi a coricare alle 3 e svegliarsi alle 6 per essere al caseificio alle 7,30, avrebbe dovuto essere un bel sacrificio. E, invece, ero felice come una bambina che andava al Luna Park.

Sabato scorso sono stata invitata dal Consorzio del Parmigiano Reggiano, insieme ad altre 10 blogger, per assistere alla produzione del re dei formaggi al Caseificio Sociale Coduro a Fidenza (Parma).

parmigiano reggiano 2391

Un’anteprima, del prossimo week end, quando sarà possibile per tutti visitare i caseifici e assistere al processo di lavorazione del Parmigiano, che vi convincerà a comprare solo il vero Parmigiano Reggiano, così come è successo a noi, visto che è assolutamente e completamente senza nessun tipo di conservante, e visto tutto l’amore e il lavoro che c’è dietro.

Parmigano Collage

Un processo affascinante che comincia con l’arrivo del latte fresco, appena munto, che si unisce a quello munto la sera prima, che, con l’aggiunta di siero e caglio di vitello, e una lunga preparazione, formano il parmigiano.

parmigiano 5 Collage

That’s all!. Sì, niente altro se non una lunga attesa e cura.

La parte liquida da una parte (lattosio e carotene) e la parte solida da un’altra, a sgocciolare. E poi vengono messe nelle forme di teflon per una notte e poi passate nelle forme di acciaio, per 3 giorni. Quindi messe in salamoia per 20 giorni, e ancora nelle camere calde a sudare (una sorta di sauna) e infine nella camera chiamata “il riposo del re” dove aspettano un minimo di 12 mesi prima di essere assaggiate.

Parmigiano Cardamomo & co

Latte che proviene solo da mucche del territorio, nutrite solo con foraggio super controllato, per ottenere un prodotto di estrema qualità e ottenere il DOP.

E, nonostante i meravigliosi macchinari, che mescolano un quintale di latte per volta, per avere due forme da 45 kg ciascuno, l’importanza dell’essere umano, il casaro prima, che stabilisce quando il latte è arrivato alla giusta consistenza per formare il parmigiano, e gli esperti dopo, che controllano ogni singola forma di parmigiano prima di certificarne la massima qualità.

PamigianoCardamomo & co

E poi, l’assaggio, o meglio, la degustazione. Di tre stagionature diverse: 12 mesi, 20 mesi, 30 mesi. E il sentore dello yogurt, del fieno, della frutta, oltre che diverse consistenze. Perché, quei puntini bianchi che vedete non sono un difetto, ma un pregio, perché sono aminoacidi che cristallizzano il parmigiano.

parmigiano cardamomo & co

Insomma abbiamo imparato ad amarlo, avendolo conosciuto. Proprio come succede con il fidanzato…

E dopo l’assaggio in purezza, all’Antica Corte Pallavicina, in una location incantevole, lo chef Massimo Spigaroli, ci ha mostrato come valorizzarlo al massimo.

Spigarelli 2400

Dopo aver visitato la meravigliosa cornice, e soprattutto la cantina del culatello, il paradiso degli affettati, dove capeggiano culatelli di cotanti proprietari, abbiamo assistito alla preparazione dei piatti che poi abbiamo assaggiato.

culatello Cardamomo & co

Da un antipasto che può sembrare semplicissimo, che a bontà, non è secondo a nessuno, “Un pensiero sul mio orto, una maionese verde e bottarga” ,

spigarelli Cardamomo & co

ai primi “Il raviolo all’uovo, erborinato di Stagno Lombardo e Parmigiano dei 20 anni” e “I soffici ai tre Parmigiani in brodo di gallina, con piselli e asparagi, in crosta di sfoglia”,

Raviolo Spigarelli

spigarelli cardamomo & co

per passare ad un secondo come Il maiale nero ripieno di culatello e parmigiano”

spigarelli Cardamomo & co

per finire con un “dolce di fragole con biscotto alla polvere di sedano, streusel di cioccolato e crema alla panna, cioccolato bianco e parmigiano”.

spigarelli cardamomo & co

Una giornata davvero indimenticabile. Abbiamo imparato tanto, abbiamo condiviso tanto, siamo state in compagnia di amiche speciali, tutte bloggalline: Teresa, Sandra, Monica, Fina, Sara, Tania Cri, Dauly, Elisabetta, Giuseppina, Elisa, Cecilia e anche, una volta tanto, un maschietto, Jacopo. Cosa volere di più? Solo ripetere l’esperienza! 😉 

Giuliaaaaaaaaa, grazieeeeeee!!!

Antica Corte Pallavicina
Foto del Consorzio Parmigiano Reggiano

 

spigaroli Cardamomo & coSpigaroli Cardamomo & co

Pasta frolla senza glutine

(Pasta frolla senza glutine)

Crostata senza glutine 1597 b

Sì, io sono malata, e inutile nascondersi dietro ad un dito.

La mia è una malattia strana. Io non ho bisogno di medicine.

O meglio non ci sono ancora medicine per la mia malattia.

La mia malattia non è evidente.

Chi mi guarda non pensa che io sia malata.

La mia malattia si manifesta violentemente a tavola.

Perché io non posso mangiare come gli altri. 

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Identità Golose 2015

Questa è una di quelle volte in cui il dono dell’ubiquità ti servirebbe proprio!

Perché come si fa a decidere di scegliere di seguire il corso di uno chef piuttosto che un altro???

A Identità Golose è così, bisogna scegliere. Anche se nell’Auditorium ci sono chef del calibro di Alain Ducasse e Pietro Leeman.

E, alla fine, o forse fin dal principio, ho scelto la saletta blu 2, dove si svolgeva Identità Naturali.

Già l’anno scorso ero rimasta affascinata e piacevolmente colpita e ho voluto ripetere l’esperienza.

Non me ne sono pentita.

Ha aperto i lavori la grande Loretta Fanella. Una donna dolce, timida, ma forte, una pasticciera d’eccellenza. 

identità golose 1475 Fanella

Già l’anno scorso aveva preparato un dolce senza glutine, del quale mi ero stupita.

Anche quest’anno ha replicato. Più consapevolmente, però, perché ha scoperto che suo figlio è celiaco…

Dolce risveglio, il nome. E devo dire assolutamente azzeccato. Un plumcake con la farina di castagne, una crema all’arancia e una gelatina all’arancia, coperta da una gelatina al caffè, con una caramella di caffè. Ovviamente descrivere il dolce non dà minimamente l’idea della meraviglia che abbiamo assaggiato e della tecnica che c’è dietro, ma più di tanto non so fare… 

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Però se volete saperne di più ha pubblicato il suo libro, intitolato Oltre.

I lavori sono continuati con Simone Salvini. Anche lui un grande, neanche a dirlo. Piatto a parte, Salvini prima di essere uno chef meraviglioso, è un uomo meraviglioso. E non tanto perché fa della sua professione un’attività seria e volta al benessere della salute, ma per la sua grande umanità e disponibilità.

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E non solo perché alla mia semplice domanda se anche il panino fosse gluten free, lui non solo si è informato se fossi celiaca, e mi ha fatto preparare un piatto apposta totalmente privo, e nemmeno perché alla fine mi ha pure ringraziato per non “essermi vergognata di aver esposto il problema”, sottolineando come ancora moltissimi subiscono la celiachia passivamente e il mio atteggiamento invece è vincente, provocando in me un’emozione tanto vicina al pianto, trattenuto solo dalla vergogna di essere di fronte a 300 persone… No, non solo, quanto meno, per tutto questo. 

Salame Collage

L’abbiamo incontrato poi allo stand dove volevamo acquistare il suo libro. Già l’anno scorso volevo farlo, ma era esaurito e non l’avevo più trovato. Esaurito dovunque. Quest’anno la casa editrice ha deciso di ristamparlo (alleluja). E lui era lì a firmare le sue copie.

Come non approfittarne? Ovviamente non volevo disturbarlo, prendergli meno tempo possibile… E invece, è stato lui a voler parlare con noi, ad informarsi, a ringraziarci pure. Senza fretta, interessato, come solo una bella persona sa fare.

Vi sembra abbastanza? 

E devo anche confessare che fosse stato anche solo per loro due, già sarebbe valso il viaggio e tutto il resto.

Ovviamente non vi parlerò di tutti gli chef. Un discorso troppo complesso. Ognuno di loro ha lasciato il segno, svelando i loro segreti, le innovazioni, aprendo le menti agli avventori, anche se riprodurre le loro ricette, sono certa che non sarà così semplice…

Ma  Fabio Abbattista merita una menzione. Lui così attento alle materie prime, che sono tutte italiane, anzi mediterranee, scegliendo personalmente dei piccoli produttori, racconta la tradizione, innovandola, così come ha dimostrato con la sua pasta di patate e i suoi gnocchi con crema di ceci e cecina croccante, che al di là del nome, che ho dato io, ovviamente aveva il tocco del maestro, e, neanche a sottolinearlo, era anche gluten free.

identità golose 1502 gnocchi

E poi Simone TondoSe devo essere sincera ricordo poco dei suoi piatti, ricordo che sono di tre colori, ma non ce li fa assaggiare, lui serve personalmente i suoi clienti e lì non può farlo, quindi preferisce non farci assaporare le sue preparazioni. Ma, devo confessare, sono più presa dal suo fascino. No, non solo perché è un bel tenebroso (cioè, non solo), ma proprio dal suo modo di fare. Sarà perché sta a Parigi, ormai, e ne ha preso lo stile? È contento della sua scelta, sicuramente vincente, ma sembra un amante tradito, non scelto. Parla con rabbia nei confronti dell’Italia che non offre possibilità ai giovani. Sì, è stata anche la sua fortuna, ma si sente il suo struggimento. 

Ci sarà un motivo per cui ci siamo fatte la foto con lui?

identità golose Simone Tondo

E infine, ma solo in ordine d’apparizione, la Bowerman

A parte un colore di capelli davvero, a dir poco, particolare, lei è sempre bravissima. Stavolta ci ha parlato dell’importanza delle api e del fatto che se dovessero scomparire, in 4 anni, sarebbe la fine anche per noi… 

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Ma Identità Golose non è solo chef. O quanto meno non solo chef all’opera.

E così abbiamo incontrato Joe Bastianich, insolitamente vestito informale. A suo discapito, ma anche a suo grande merito, il ricavato delle magliette va in beneficenza. E dopo la foto, mi ha anche schiacciato l’occhio. Insomma, non è poi così cattivo come vuol far credere…

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Joe Bastianich

Ma Identità Golose è anche persone che gravitano nel mondo del Food. Produttori, soprattutto. 

E non posso non menzionare Tutte le Spezie del mondo, sempre attenta a recuperare il meglio e il nuovo.

identità golose 1500 tutte le spezie

E anche un produttore di Erbe Koppert Cress. Le ho assaggiate quasi tutte perfino una quasi anestetizzante.

identità golose 1529 erbe

Per non parlare di IGourmet e Forneria Veneziana che propongono prodotti senza glutine e vegani.

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 Insomma, una esperienza che ogni anno mi lascia a bocca aperta, e come una bambina al luna park, io mi ritrovo a desiderare di tornare, tornare, tornare…

Ringrazio Fina Curcio de L’avvocato nel fornetto per alcune foto presenti su questo post. 

Panettone a biga senza glutine, con farine naturali

 (Panettone a biga senza glutine, con farine naturali)

E dopo due tentativi andati male, finalmente il terzo è andato a buon fine!
Spaventata dalla legge “non c’è due senza tre”, ho intrapreso il mio terzo panettone.
No, non con la stessa ricetta.
Perché io sono una temeraria.
Tre tentativi, tre ricette.
Perché?
Non perché le ricette non fossero buone.
Le ho copiate da brave blogger e sono certa che le loro ricette siano ottime.
Ma una volta capito l’inghippo, perdo interesse e so già che ho voglia di passare ad un’altra sperimentazione.
Il primo panettone è stato realizzato con una farina diversa da quella consigliata perché mi è stato impossibile recuperarla. Ovviamente il risultato non poteva che essere differente.
Col secondo panettone, invece, ho sicuramente toppato la cottura.
Il sapore ottimo, ma il mio forno ventilato mi ha impedito di controllare la cottura.
Devo confessare che per questo avevo seguito pedissequamente la ricetta e volevo rifarlo, cuocendolo bene.
Poi, mentre ero al telefono con Anna Lisa e le raccontavo le mie disavventure, lei mi dice “ma perché non fai quello con la biga? È facilissimo e non devi usare farine dietoterapiche”.
Ecco, le paroline magiche “farine naturalmente senza glutine”!!!
A questo punto ero più che convinta.
Sono andata sul suo blog e ho seguito la ricetta passo passo (o quasi…).
La ricetta in realtà è di Olga e Manu e la trovate qui.

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Lievito madre senza glutine, come trattarlo

Nel lontano 2008, Olga e Manu, con la collaborazione di Vale, sperimentavano già, il lievito madre con farine naturalmente senza glutine.
Secondo loro, il mix migliore per ottenere buoni risultati è composto dal 50% di farina di riso sottilissima e farina  di mais fioretto, anche essa sottilissima, e una quantità d’acqua maggiore del 50% rispetto al totale delle farine. Per essere attivato poi suggeriscono di aggiungere anche un cucchiaio d’olio e uno di miele.
 
In realtà ho trovato in rete anche altre ricette relative alla pasta madre senza glutine, come quella di Giulia Landini, che non prevedono l’uso di farina di mais fioretto, ma solo l’uso della farina di riso e una quantità di acqua non precisata, o come quella di Marta Albè che prevede una sola farina (o riso o mais), la stessa quantità d’acqua e un cucchiaio di malto di riso.
 
Infine, lo chef Marco Scaglione nel suo libro Pani, pizze e focacce senza glutine, indica il mix di farine  per pane Nutrifree (quindi una farina dietoterapica) acqua e miele, per il primo impasto, (250 g di farina, 200 g di acqua e 50 g di miele) e per proseguire con i rinfreschi in cui utilizza pari quantità lievito madre e farina e il 150/175% in acqua (es. 200 g lievito madre, 200 g farina, 300/350 g di acqua).Non credo che questo sia comunque una lista esaustiva delle persone che si sono cimentate nel lievito madre, quindi mi scuso fin da adesso con tutti quelli non citati.

Io però non l’ho mai fatto di sana piante, per cui non voglio mettervi nessuna delle ricette citate. Sperimentate voi quella che vi pare migliore o, fatevelo regalare…

Io l’ho avuto regalato prima da Gaia (ma lo feci defungere, pace all’anima sua) e poi da Michela

Il trattamento è stato diverso e siccome quello di Michela sono riuscita a farlo vivere tutt’ora e mi da grandi soddisfazioni, probabilmente solo perché più esperta, ed essendo diventata io stessa spacciatrice di lievito madre, vi scrivo qui come io rinfresco e tratto il mio lievito madre.

Come rinfrescare il lievito madre
È la prima domanda che ci si pone non appena lo si riceve in regalo.
Per rinfrescare il lievito madre, la prima cosa da fare è portarlo a temperatura ambiente. Quindi si pesa. A questo punto potete stabilire la quantità di acqua e farine da usare. Il mio lievito madre è stato fatto con farina di riso sottilissima e farina di mais sottilissima. Quindi sciolgo il lievito con la metà del peso di acqua, lo lascio riposare una decina di minuti e poi aggiungo 1/4 di farina di riso e 1/4 di farina di mais. Esempio: su 200 g di lievito madre, uso 100 g di acqua, 50 g di farina di riso e 50 di mais. Mescolo il tutto e lascio a temperatura ambiente fino a quando non si attiva il lievito (il che dipende dalla temperatura dell’ambiente, quindi in estate mezz’ora e in inverno 2 / 3 ore). Quindi conservate in frigo,  in un barattolo di vetro piuttosto alto e stretto, che agevola la lievitazione.

Se lo rinfrescate un giorno si e un giorno no (quando è giovane è meglio fare così) potete tenerlo fuori dal frigo, in un contenitore di vetro coperto con un canovaccio pulito, in luogo riparato dalle correnti d’aria ma aereato.
 
Quando invece è diventato più maturo, si può diradare le frequenza dei rinfreschi, ogni 3 o 4 giorni, ma in tal caso, dopo averlo fatto maturare una notte, va conservato in frigo.
Va tenuto nella parte meno fredda del frigo.
 
Olga e Manu sostengono che si può tranquillamente surgelare, se per un certo periodo si pensa di non averne bisogno. Io l’ho fatto, con quello che mi aveva regalato Gaia, e funziona. L’unica accortezza è quella di rinfrescarlo almeno un paio di volte prima di usarlo.
 
Come conservarlo?
Il lievito madre è una creatura viva. E come ogni essere vivente, non si comporta sempre nello stesso modo.
Quindi non vi stupite se un giorno è bello attivo e qualche giorno dopo no. Spesso dipende dall’umidità, dalla temperatura, e da tanti altri fattori, per cui non vi scoraggiate e riprovate.
 
E se ammuffisce?
I pareri di Gaia e Olga sono discordanti, perché una sostiene che si deve buttare, l’altra che si può recuperare.
 
Simile ma diverso dal lievito madre con glutine
Come per le preparazioni senza glutine, soprattutto i lievitati, anche il lievito madre, deve essere trattato in maniera diversa, oltre a presentarsi anche in maniera diversa.
Innanzitutto è più morbido rispetto a quello col glutine, contiene più acqua, perché se non lo idratiamo abbastanza non fermenta.
Questo significa che è molto più morbido. Si presenta più come una pastella densa, che un panetto. 
Questo rende poco praticabili le tecniche di rinforzo del LM abitualmente usate per quello con glutine, ad esempio la legatura, (cosa che io non ho mai fatto, ma Gaia l’ha provato e non le ha dato alcun risultato). 
Ma questo è normale visto che nelle nostre farine non c’è il glutine che sostiene l’impasto.
 
Inoltre il lievito madre senza glutine non cresce moltissimo, ma le bolle ci sono, quindi il suo lavoro, lo fa.
 
Infine, l’ultimo mistero è quello dei tempi. E qui parla l’esperienza di Gaia. Per utilizzare il lievito madre con le farine glutinose, ci vuole un bel po’ di tempo. In quello senza glutine, invece, la fermentazione comincia subito, fin dal primo giorno.
Secondo Gaia, infatti, una cosa è il glutine, e altra la capacità di fermentare e le due cose non sono necessariamente legate. “Probabilmente le nostre farine hanno più facilità a fermentare di quelle con glutine (forse perché le farine di mais e riso che si trovano in commercio sono magari meno trattate dei loro equivalenti di grano? è tutto da scoprire), anche se poi non producono la maglia glutinica necessaria a sostenere i gas prodotti durante la fermentazione e quindi non lievitano bene.
Insomma, è un tema interessante, che andrebbe approfondito. Lascio questo compito a chi ha competenze in merito, panificatori esperti, specialisti in biologia e scienza dell’alimentazione”

Fine settimana nel sole, nel sale, nell’olio

Solo una settimana fa eravamo a Trapani per la raccolta delle olive approfittando dell’iniziativa de Il tuo olio novello.
Un fine settimana di incanto, passato con delle care amiche, Ale di Cose buone di Ale e Fina di L’avvocato nel fornetto, in una bella atmosfera quello dell’Agriturismo Duca di Castelmonte.
 
Oltre alla raccolta delle olive, con degustazione presso l’agriturismo Antico Baglio Porticalazzo, abbiamo anche ammirato le bellezze delle saline di Paceco e, la domenica mattina, quelle delle Saline Ettore e Infersa con degustazione di sali, di cui dobbiamo ringraziare la bravissima Daniela.
 
Infine, con il bravissimo fotografo Michele Fundarò, abbiamo anche avuto una lezione di fotografia e spero di poter mettere in pratica tutti i suggerimenti che ci ha dato… Spero mi perdoni per tutte le mie dimenticanze!
 
E infine, ma non ultimo, sono stati due giorni all’insegna del buon cibo, sano e genuino pure senza glutine!
 
Ma ora vi lascio al racconto delle foto.
 
Baglio Porticalazzo
 
Gli ulivi di Baglio Porticalazzo

 

 

 

 

 

 

Saline di Paceco 

 

Prodotti dell’orto del baglio Duca di Castelmonte

 

Saline Ettore Infersa 
 
 

 

 

Fior di sale

 

Saline Ettore e Infersa 

 

Degustazione di sali

 

E infine un grande grazie a Giacomo Incarbona, della agenzia Elite Island, che ha permesso tutto questo e ci ha accompagnato, facendoci da Cicerone per due giorni.
 
 
A presto 
Stefania Oliveri

Pizza con lievito madre e bottarga, senza glutine per Taste&More

(Pizza con lievito madre senza glutine)

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Fare una buona pizza senza glutine, ormai non è così difficile. Le farine dietoterapiche sono migliorate grandemente e quasi tutte danno ottimi risultati, se usate con sapienza.



Perché i lievitati senza glutine hanno bisogno di essere trattati in maniera diversa dai loro cugini glutinosi…


Un segreto è quello di idratarli maggiormente. Questa, infatti, consente di rimanere più morbido, facendolo guadagnare in sapore.


E siccome la consistenza dei cibi è fondamentale, ho rifatto la ricetta di Michela della pizza, adattandola alle esigenze dei celiaci.

 

La sua ricetta la trovate nel nuovo numero di Taste&More, il n. 11 per l’esattezza, dove troverete tantissime versioni, una più intrigante dell’altra!
Ma non solo. Perché Taste&More, va diventando sempre più bello da vedere, ma anche sempre più interessante da scoprire!
E allora, che aspettate? Andatelo a scaricare!

 

pizza-lievito-madre-sg-con-bottarga-0118-b
Ed ecco la mia pizza senza glutine. Io ho provato due versioni e ve le metto entrambe.Pizza con lievito madre e bottargaIngredienti per 2 pizze medie

per l’impasto

400 g di farina L’altro gusto* (senza lattosio)
100 g Brot mix
370 ml di acqua
100 g di lievito madre senza glutine
15 g di olio
10 g di sale

Seconda opzione*:

200 g lievito madre
300 g farina Pandea
140 g grano saraceno
370 ml di acqua
15 ml olio
10 g sale

per il condimento

bottarga
1 cipolla grande
2 peperoncini
olio extravergine d’oliva
pangrattato senza glutine

Sciogliete il lievito madre (non freddo e rinfrescato) nell’acqua direttamente nella ciotola dell’impastatrice. Aggiungete le farine e impastate alla minima velocità per circa 5 minuti. Aggiungete l’olio, lasciandolo assorbire, quindi aggiungete il sale. Lasciate lavorare ancora qualche minuto. L’impasto risulterà piuttosto appicicoso e poco lavorabile. Lasciatelo nella ciotola e copritelo con della pellicola lasciando riposare l’impasto fino al giorno successivo. Ovviamente il riposo dipende dall’impasto e dal caldo, quindi se dovete cuocere la pizza la sera dopo, mettete l’impasto in frigo, fino al mattino succesivo e poi lasciatelo a temperatura ambiente fino al momento di cuocere.
Dividete l’impasto in due parti, con l’aiuto di un altro po’ di olio e arrotondate ogni porzione, direttamente nella teglia, coperta con carta forno. Coprite e lasciate riposare ancora per un’ora.
Accendete il forno alla massima temperatura e lasciatelo scaldare bene.



Nel frattempo condite la pizza, grattuggiando la bottarga sugli impasti e adagiando la cipolla tagliata a fettine sottili. Cospargete con del pangrattato e alcune rondelle di peperoncino. Irrorate la superficie della pizza con olio extra vergine, quindi infornate e lasciate cuocere.


*opzione più liquida

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Pizza with sourdough and bottarga 
Serves 2 medium pizzas
for the dough
400 g gf flour L’Altro Gusto
100 g gf flour Brot mix
370 ml of water
100 g of sourdough
15 ml of oil
10 g salt
Second option:
200 g sourdough
300 g flour Pandea
140 g buckwheat
370 ml water
15 ml oil
10 g salt
for seasoning
bottarga
1 large onion
2 chillies
extra virgin olive oil
gluten-free breadcrumbs
Dissolve the sourdough into water. Add flour and mix at low speed for about 5 minutes. Add oil, after add the salt. Let work for few minutes. The dough will be quite sticky and not very workable. Leave it in the bowl and cover with plastic wrap, leaving the mixture to stand until the next day. The rest depends on the mixture and heat, so if you need to cook the pizza the next night, put the dough in the fridge until the morning after and then leave at room temperature until ready to cook.
Divide the dough into two parts and roll out any portion with oil and  directly into the pan. Cover and let stand for one hour.
Preheat the oven to maximum temperature and let it warm up well.
Meanwhile, season pizza. Grate bottarga on the dough and cut the onion into thin slices. Sprinkle with bread crumbs and a few slices of red pepper. Sprinkle the surface of the pizza with extra virgin olive oil, then bake

A presto
Stefania
Oliveri