And the winner are…

E finalmente ecco i vincitori del contest Per un pugno di mandorle!
Sono arrivate tantissime ricette e tutte meravigliose e le poter rivedere tutte qui.
Ne abbiamo selezionate alcune, con grandi difficoltà.
Nel frattempo ci abbiamo ragionato e chiesto il vostro parere, per riuscire a fare una cernita e decidere fra quelle più gettonate.
Alla fine, siamo arrivate a scegliere le tre vincitrici.

Però, prima sono d’obbligo i ringraziamenti a chi ha reso possibile questo contest.

Innanzitutto l’azienda Valdibella la cooperativa di Camporeale che dedica il proprio lavoro a tre prodotti d’eccellenza da agricoltura biologica, sostenendo la biodiversità e cioè l’uva, le olive e le mandorle, e che mette a disposizione una fornitura dei loro prodotti ai tre vincitori.
In secondo luogo, mi preme ringraziare l’amico Vito Laudicina, che mi ha fatto scoprire un aceto  balsami meraviglioso, di Petrosino, il CondiAroma 33, che i vincitori avranno la possibilità di assaggiare e, sono certa non l’abbandoneranno più!
Ancora il B&B Piccola Sicilia, che aspetta ti vincitori praticando uno sconto.
E infine, ma non ultimo, il ristorante La dolce vita, (via Giusti, 17 – Palermo), del quale sono una assidua frequentatrice, perché oltre a cucinare piatti meravigliosi, offre anche ai celiaci la possibilità di gustare le loro prelibatezze, che mette a disposizione una cena.
Ma un ringraziamento speciale va anche alle mie due amiche preziose Vatinee del blog A Thai Pianist e Benny di Fashion Flavors, senza le quali, non avrei mai potuto far fronte a questo impegnativo contest e soprattutto senza le quali, non avrei mai saputo scegliere!
Ma voglio ringraziare anche tutte voi, che avete partecipato, mandandomi delle ricette meravigliose e tutte senza glutine, supportandoci anche nella scelta. Siete fonti preziose di ispirazione e vi sento tutte vicine, come amiche speciali.
E adesso, finalmente, annuncio le vincitrici (perché di tre dolci donzelle si tratta!):
Il premio fotografia va al blog La cucina scacciapensieri con la Torta Mousse alle fragole con biscuit di mandorle
La prima classificata nella categoria ricette invece è la meravigliosa Ema di Arricciaspiccia, che ha proposto una dolce di mandorle davvero strepitoso, Croccante di mandorle, con mousse di mandorle e datteri e crema all’arancia 
e infine, seconda classificata, Gamberi su carciofi all’arance e mandorle di Flavia di Cuocicucidici
Mandate i vostri indirizzi e riceverete i meravigliosi premi!
Grazie a tutti
A presto
Stefania Oliveri

Ho vinto il primo premio!!!

Ho vinto!!! E per la prima volta, in questa sfida, sono pure prima!!! Non ci posso ancora credere!
Questa è la foto che è arrivata prima classificata!

E siccome partecipo da due anni e non avevo mai vinto il primo premio, oggi mi tocca fare un poco la fanatica! 
Un ringraziamento pubblico quindi alle tre signore dell’MTC che hanno “saputo” scegliere il meglio! 😉
Un ringraziamento anche a Roberta di Pupaccena per la sfida che ci ha proposto;
e un osanna alla nuova vincitrice della sfida di gennaio, Patty di Andante con gusto... perché chi ben comincia è a metà dell’opera!
A prestoooooo
Stefania Oliveri

HO VINTO! … quasi! Risotto zucca e gamberoni

Ok, finalmente ho vinto l’MTC, nientepopòdimeno che con queste tagliatelle… ma, io, NON sono contenta… nemmeno stavolta! COME???? Dopo che vi faccio la capa tanta da ben un anno e mezzo che voglio vincere, adesso non sono contenta? Pazza sono, sicuramente! E invece no, non sono pazza, magari incontentabile, ma pazza no! Perché ho vinto l’MTC (eppure pensavo di avere una ricetta da porca figura… seppure il maiale non ci fosse!), addirittura molecolare (e chi è quel folle che la rifà? e soprattutto che la tira a mano???), ma ho vinto una sezione dell’MTC che si apre al gluten free… E così, ieri, il tormentone si è esteso a tutti gli amici di FB, li ho ammorbati con lamentele e stridor di denti. Oggi però, a mente serena, e calma, dopo aver asciugato tutte le mie lacrime (amare) e anche tutta la camera da letto e anche il corridoio (e per poco riuscivo ad arrivare a bagnare anche la cucina…), a mente fresca, ripensandoci sono pure contenta… Contenta perché questa vittoria in realtà segna una svolta importante nell’MTC, perché adesso si avrà un premio supplementare se ci si cimenterà nel senza glutine… e a pensarci bene questa cosa mi commuove, perché la sensibilità nei riguardi delle problematiche dei celiaci a tavola, mi fa sempre commuovere… e ora smetto perché altrimenti ricomincio a piangere e stavolta la cucina non avrebbe scampo!
P.s. Vi racconto un altra piccola soddisfazione avuta ieri: al contest di ELiFla The recipe-tionist, sono arrivata in finale… poi, siccome i proverbi non sbagliano mai, non ho vinto! Volete sapere qual è il proverbio al quale mi riferisco? “Amici … e guardati!”, insomma per la serie “non sono brava e neanche raccomandata!”

La ricetta di oggi ha per protagonisti i gamberoni, addolciti dalla zucca. Questo è stato il primo scelto dal pargolo n. 3 per il pranzo del suo compleanno e non vi dico il mio stupore per cotanta richiesta… potevo non accontentarlo?


Risotto zucca e gamberoni
Ingredienti (per 6 persone):
450 gr. riso
mezza cipolla
olio extravergine d’oliva
mezzo bicchiere di vino bianco
25 gamberoni
500 gr di polpa di zucca (cotta con cipolla, olio)
brodo vegetale home made
sale rosa dell’Himalaya

Tagliate la cipolla a dadini piccolissimi e soffriggete con un po’ d’olio (mi ripeto, ma il risotto in Sicilia non si fa con il burro… almeno io!) e poi versate il riso e fate cuocere, mescolando, fino a quando non diventa trasparente. A questo punto sfumate con il vino e aspettate che evapori (altrimenti lascia il sapore amarognolo) e quindi cominciate a versare del brodo caldo e continuando a mescolare. Precedentemente sgusciate i gamberi e con le teste preparate un fumetto (cipolla, olio, e un po’ d’acqua), che aggiungerete al risotto. Prima di spegnere il fuoco aggiungere la zucca preparata precedentemente e fuori dal fuoco aggiungere un po’ di burro e i gamberoni, che cuoceranno con il calore stesso del riso. Lasciate due gamberoni a testa da parte, cucinandoli in una larga padella sempre con della cipolla e un po’d’olio e una goccia di acqua. Servite caldissimo. Io ho salato con un po’ di sale rosa dell’Himalaya, ma più per il colore che per altro!
Suggerimenti:
– aggiungete dei pistacchi tritati al coltello perché ci stanno benissimo… io purtroppo ho dimenticato a metterli nella foto! 🙁
– gli ingredienti sono tutti gluten free, ma se usate il dado vegetale comprato, fate attenzione alla marca, deve essere Knorr o altra marca presente nel prontuario.
A presto
Stefania Oliveri

Diversamente pasta frolla di castagne…

Bene, faccio una comunicazione di servizio: ho ufficialmente abbandonato la bilancia al suo destino (crudele) e io mi sono rassegnata ad essere, oltre che diversamente alta, anche diversamente magra! Veramente sto diventando anche diversamente romantica, da quando EliFla mi ha fatto giudice del suo contest…. già sono diversamente tollerante al glutine, ai soprusi, alle malefatte, sono anche diversamente a dieta e diversamente logorroica, diversamente prudente e diversamente organizzata, diversamente ricca e diversamente maggiorata, diversamente bionda e diversamente giovane, diversamente tecnologica e diversamente fotografa, e se è per questo, anche diversamente cuoca e diversamente pasticcera… ma su una cosa sono certa, non sono diversamente intelligente, né diversamente modesta!
E ora una ricetta diversamente light…

Pasta frolla con farina di castagne senza glutine (vista qui)



150 g farina castagne
40 g farina di mais fumetto (quella sottilissima)
60 g farina di riso
125 g di olio extravergine di oliva (ma in origine era burro a temperatura ambiente), ma col senno di poi ne metterei solo 100
100 g di zucchero a velo
2 tuorli (32 g)
Un pizzico di sale
Per il ripieni:
600 g ricotta fresca (rigorosamente di pecora)
300 gr di zucchero
come base a cui aggiungere qualche cucchiaio di nutella per l’altro ripieno
oppure melebagnate dal succo di un limone, uvetta (ammollata) e pinoli per una versione più leggera
Preparazione:
1.Per la pasta frolla, setacciate la farina di castagne, di mais, di riso insieme allo zucchero a velo e il sale. Versate al centro il l’olio e lavorate con le dita fino a formare tante briciole. Lavorate la pasta il meno possibile per evitare che si riscaldi. Con una forchetta unite i tuorli sbattuti. Impastate velocemente con le punta delle dita e poi ancora con il palmo cercando di omogeneizzare l’impasto. Avvolgete nella pellicola e lasciate in frigorifero per almeno 1 ora.
2.Quando la pasta si è raffreddata, stendete con un matterello tra due fogli di carta da forno realizzando una sfoglia e ricoprite la vostra tortiera. Se la pasta si rompe (può accadere, anzi accadrà sicuramente perché non c’è glutine) rattoppate con altra pasta aiutandovi con le dita. Riponete la tortiera con la pasta frolla nel frigorifero.
3.Preriscaldate il forno a 180 °C.
Preparate il ripieno: passate la ricotta al setaccio (ma io non lo faccio mai!), unite lo zucchero. In metà dose unita anche la nutella. Versate all’interno della frolla il ripieno di ricotta e livellate.
4.Infornate per 30 minuti, abbassate poi la temperatura a 160°C e fate cuocere per altri 10 minuti. Siccome io ho fatto delle mini porzioni ho fatto cuocere meno. Fate raffreddare la crostata nella tortiera, dopodiché ponetela su una gratella.
5.Con la pasta rimasta ho invece riempito degli stampini con la frutta e spolverizzato con lo zucchero di canna. Ho sbriciolato sopra l’impasto a mo di crumble e ho infornato fino a quando non è diventato dorato.


Tutte e tre le versioni sono davvero ottime, i miei figli hanno gradito maggiormente la versione nutellosa, anche perché non amano la farina di castagne. Devo dirvi che con l’esperienza fatta, tradurre il quantitativo di burro in olio è stato eccessivo, per cui proverei a diminuirlo fino a 100 gr…. o altrimenti usate il burro e il risultato sarà più che garantito!

Infine volgio ringraziare sentitamente Alessandra che, pur essendo dall’altra parte dell’oceano, mi ha pensata con questo award… ma dopo tutto quello che ho scritto, davvero volte sapere ancora 7 cose su di me?

A PRESTO
Stefania Oliveri

Spaghetti di soia e salmone per alti valori

Ok, finalmente mio marito ha capito che ho il colesterolo alto e che non può cucinare carne rossa!!! Così questa domenica, ha ripreso a cucinare, ma mi ha accontentata con un bel primo. Non solo! Visto che anche la glicemia si è alzata (e guai chi si azzarda a dire che sono le uniche cose alte che mi riguardano… perché anche i tacchi ho alti, anzi altissimi!!!), anche la pasta la devo vedere con il contagocce. E allora, che fare? Gli spaghetti di soia, che fanno tanto bene alla salute, allo spirito e alla gola.
Da una ricetta liberamente tratta da libro di Jamie Oliver (la bibbia di mio marito), ecco a voi gli
SPAGHETTI DI SOIA CON VERDURE E SALMONE
Piccola precisazione prima di entrare nel vivo della ricetta. Ebbene sì, dopo solo quattro volte e sottolineo 4, che mio marito cucina, riesce pure a variare la ricetta di partenza… ho proprio creato un mostro… ma che bel mostro!


Ingredienti per 5 persone:
500 gr. di spaghetti di soia (effettivamente sono un po’ tanti, ma sono finiti tutti comunque)
250 gr. di funghi champignon
1 peperone giallo (ma anche rosso è perfetto)
2 fette di salmone
2 cipollotti lunghi
2 zucchine genovesi
1 peperoncino verde (la varietà non piccantissima!)
salsa di soia senza glutine (state molto attenti perché le salse che si trovano normalmente in commercio contengono glutine!!! da Naturasì si trovano invece quelle senza glutine)
curry
zenzero
sale
pepe
olio (lui ha usato olio extravergine d’oliva, anche se nella ricetta era previsto olio di semi di arachidi)
anacardi

Lavare, sbucciare e tagliare a tocchetti tutte le verdure (be’, in realtà questo non l’ha fatto lui, ma non si può sempre sottilizzare!). Quindi far riscaldare l’olio in un wok, insieme ad abbondante curry e far saltare le verdure. Tagliare anche il salmone a cubetti e quindi aggiungerlo alle verdure e saltare anche il pesce. Sfumare con un po’ di salsa di soia. Nel frattempo mettere in una pentola dell’acqua insieme agli spaghetti di soia e portare ad ebollizione. Quando bollirà, spegnere e scolare. Quindi riversare nel wok e farli saltare con altra salsa di soia. Condire con gli anacardi.


Che dire? Ma perché non cucina ogni giorno lui???A prestoStefania Oliveri

Mousse di granchio… non per vegetariani… nè per granchi!

Giusto per tranquillizzare mia suocera, per dimostrarle che, ogni tanto, in questa casa, suo figlio e i suoi nipoti, mangiano anche qualcosa di salato…
MOUSSE DI GRANCHIO
da Sale & Pepe, De Turckheim e Le Foll, “Feste d’estate 2.Buffet, cene tra amici e a lume di candela
(Le ricette riescono sempre… ma i colori non sono sempre quelli originali… al prossimo post vi svelo l’arcano…)

Ingredienti (per 8 persone… poco fameliche)

1 scatola da 250 gr. di polpa di granchioalcune gocce di limonealcune gocce di tabascosale e pepe3 cucchiai di maionese (io Calvè)1 cucchiaio di salsa di pomodoro (la mia era appena fatta con pomodori freschi)

un po’ di paprika (mia aggiunta)CrostiniSgocciolare molto bene la polpa di granchio e mescolare con tutti gli ingredienti fino ad ottenere una salsa morbida. Nel libro si suggerisce, se il composto risultasse troppo duro, di aggiungere un po’ di panna, ma io non è ho avuto bisogno. Mettere in frigorifero per almeno due ore e servire con crostini. Una vera delizia!!!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Manuela di La vie delle Spezie sul pesce

E infine, ma non per ultima voglio ringraziare Omini Pasticcini per il bellissimo premio che mi ha passato. Mi sento davvero onorata!

A prestoStefania Oliveri

Quadrotti morbidi e croccanti per risolvere i grandi dubbi sulla fede!

L’unico membro della famiglia che mi da soddisfazioni in quanto amante della lettura è mio figlio, il piccolo (il cucciolo di casa). Non solo è un appassionato lettore di libri anche un po’ avanti per la sua età, ma ha desiderio di conoscere e di leggere anche libri che leggo io, soprattutto quando parlano di bambini. Così, l’anno scorso quando lessi “Il bambino col pigiama a righe”, gli raccontai la storia e gli lessi alcuni tratti salienti. Capitò poi che essendo uscito anche il film, molte scuole programmarono la visione per i propri alunni. Io portati la mia classe, e i miei due figli grandi ci andarono con le loro. A casa non si faceva che parlare di questa storia e di tutti gli annessi e connessi relativi alla seconda guerra mondiale. Stimolato oltre modo, il mio pargoletto mi chiese di poterlo vedere anche lui e così lo rivedemmo tutti insieme a casa. Naturalmente il tutto condito da tante domande, “perché gli ebrei non credono che Gesù sia il Messia” e spiegazioni teologiche annesse e comparazioni fra le grandi religioni…

Un giorno, però, la maestra del pargoletto mi manda a chiamare, perché mi doveva parlare urgentemente di una cosa gravissima e siccome, come tutti i figli dei professori, e i miei figli non fanno eccezione, non hanno nessuna voglia di studiare, non vi dico il mio stato di agitazione, “Cosa è successo?”, “Cosa ha fatto? O meglio casa NON ha fatto, stavolta?”, “Dove ho sbagliato?” e via dicendo, conditi da una serie di sensi di colpa sulla mia inadeguatezza di madre… Arrivata di corsa a scuola, mi accoglie la maestra con un viso fra il preoccupato e l’arrabbiato… Mi preparo al peggio e mi metto nella condizione di chi deve ricevere cattive notizie. Ma la maestra non parla e mi scruta. A quel punto mi sento davvero disorientata e un grande punto interrogativo si dipinge sul mio viso. Comincia a rivolgermi una serie di domande…: “Signora, ma Daniele è adottato?” Sgrano gli occhi! Ma se è la fotocopia spiccicata di suo padre (però gli occhi sono i miei!!!! tiè!) “No, maestra, se così fosse stato glielo avrei già detto”. “Ma di che religione siete? Mi avevate detto di non essere cattolici, ma cristiani sì….”, “sì, maestra, cristiani sì”… “Mi scusi maestra, ma cosa c’entra tutto questo con quello che mi deve dire???” Dunque per farla breve, il mio cuccioletto volenteroso, aveva deciso che non doveva scrivere l’Ave Maria, che era troppo stanco (lui legge, mica scrive), che non ce la poteva fare, ma certo non poteva dare questa motivazione alla maestra, perché, poveretta, si sarebbe offesa e lui ha un animo sensibile e non vorrebbe mai che la maestra ci rimanesse male… e allora che fa? Le dice che lui non crede alla Madonna! “Come????” E’ certo lui è ebreo! “Come???? E tuo padre?” chiede la maestra per prenderlo in castagna. Candidamente il cucciolo risponde di no. Quindi la maestra trionfante, dice, “Allora non è possibile…”, ma lui che intuisce immediatamente la fregatura, sfoggia lo sguardo più innocente e malinconico e dolce che gli riesce e afferma “Ma io sono stato adottato!” La maestra a questo punto spiazzata decide di non continuare e lascia perdere. Ma la bomba è innescata, e tutti gli altri bambini sono lì che lo guardano e che gli chiedono cosa significa, dove era prima, chi erano i suoi genitori, cosa facevano e via di seguito. La fantasia del pargolo n. 3 è fervida, ma da qualche parte deve pur attingere e da dove se non da quel film??? D’altronde non era ebreo uno dei protagonisti? E’ successo il finimondo! I compagni appena arrivati a casa, raccontano tutto alle loro mamme, e quando si trovano a lezione di karate, raccontano tutto al maestro, e a quando si trovano al laboratorio d’arte raccontano tutto alle psicologhe (oh mio Dio!), e via dicendo e la notizia, in men che non si dica si sparge, tutto a nostra insaputa… Sono tutti preoccupatissimi, per cui dopo il primo racconto della maestra arrivano le prime chiamate dalle mamme e i primi interrogatori da parte degli insegnanti dei corsi… Insomma un manicomio! Alla fine si è appianato tutto con la spiegazione, non facile, della situazione… ma adesso tutti ci guardano come marziani: “MA CHE RAZZA DI FILM FANNO VEDERE AL FIGLIO?????”

E allora? Non mi resta che consolarmi (capite perché mangio così tanti dolci???)
QUADROTTI MORBIDI E CROCCANTI alias il tortino croccante di Nigella
Ricetta easy e quick dell’anglosassone Nigella.

300 gr. di cioccolato fondente (io uso le goccine)

125 gr. di burro

2 cucchiai di melassa

125 gr di marshmallows

200 gr di biscotti secchi (io gluten free e siccome ne avevo 125 gr. ne ho messi di meno)

Fondere il cioccolato (tagliato a piccoli pezzi, se non usate le goccine) insieme al burro anche esso tagliato a cubi, al microonde per 50 secondi (o fino a quando non si sia ben sciolto) ad una potenza di 450. Quindi aggiungere la melassa e mescolare bene. Sbriciolare i biscotti (molto terapeutico prendere a martellate il pacchetto sano di biscotti… come suggerisce la stessa Nigella) e aggiungerli all’impasto, insieme ai marshmallows, anche essi tagliati o meglio quelli di dimensioni ridotte (se li trovate). Mescolate il tutto e stendete su una teglia ricoperta da carta forno. Nel frattempo fate sciogliere altri 100 gr di cioccolato fondente con una noce di burro e cospargete sopra il composto, per far fare una bella crosticina croccante. Mettete in frigo. Quando il composto si sarà solidificato (se avete un buon frigo non ci vorrà molto), tagliate a quadrotti e, se volete, cospargete di zucchero a velo.


Questi quadrotti sono perfetti da portare per un picnic. Io li ho portati a casa di amici al mare e hanno fatto furore.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Morena di Menta e cioccolato di Summer Cakes

Infine, ma non per ultimo, un ringraziamento speciale va a Simonetta del blog Glu.fri cosas varias libre de gluten per il bellissimo premio che mi ha passato.


A presto
Stefania Oliveri

Sarde a beccafico … premiate

Se c’è una cosa che a noi Cardamomos riesce veramente bene è la beneficenza! E non per vantarmi, ma come mi prodigo io a far girare l’economia dei negozi sotto casa mia, non mi batte nessuno! Anche mio marito però non è da meno e quindi ogni mese elargisce un grosso assegno al circolo in cui è socio per sostentarne l’attività. Al principio avrebbe dovuto dedicarsi al tennis almeno due volte a settimana, ma poi si sa, i generosi fanno proprio così, ha deciso di elargire denaro senza nulla in cambio, se non l’infinita stima e affetto dei Soci fondatori! Per questo motivo, e anche perché, ahimé quest’anno niente casa di villeggiatura a Sferracavallo, abbiamo deciso di sfruttare un po’ questa sua posizione e ci siamo tesserati tutti quanti per la stagione estiva. Quando ho rimesso piede al circolo, mi sono subito ricordata perché non volevo più farne parte… La vera socia del club si reca in piscina così abbigliata: borsa da piscina Chapelier formato gigante, infradito Reef (rigorosamente rasoterra), costume da Parah a salire, copricostume abbinato, orecchini di brillanti almeno da 60 centesimi di carato (be’ son pochini, ma per cominciare bastano), braccialetti Dodo by Pomellato, collanina con ciondolo Bulgari, telo da sdraio Murphy&Nye del marito o pseudo tale (perché fa figo mostrare che il proprio lui è uno alla moda), occhiali da sole Prada. Naturalmente all’arrivo la signora sfoggia una borsa Luis Vuitton, la cintura Hermès, jeans Seven, maglietta, meglio camicia, Burberry, scarpe Hogan. Ora, a parte la Chapelier, che mi hanno regalato ma che essendo solo di formato medio non posso utilizzare come borsa da mare capiente, io non rientro nell’identikit. Ma voi, riuscite a capire la mia angoscia a recarmi colà abbigliata nella maniera sbagliata??? Non posseggo il minimo accessorio suddetto, né vero né fasullo… Però se mi impegnassi a fondo e spendessi il mio stipendio mensile tutto per me, ce la potrei fare. Secondo ostacolo: non rientro nella categoria neanche però al riguardo status civile. La vera signora del club ha: 1 almeno uno o due matrimoni falliti alle spalle; 2. almeno un nuovo compagno; 3. almeno due figli, di cui solo uno suo; 4. almeno una tata al seguito; 5. almeno una mini cooper… E qui sono assolutamente fuori gioco, perché seppure mi impegnassi a fondo, con ex marito e nuovo compagno, io di figli ne ho già tre… E anche in quanto a status fisico sono lontana mille miglia. La vera signora del club è alta, magra (perché non ci pensa nemmeno al cibo, figuriamoci a cucinarlo), palestrata, col seno rifatto e le labbra turgide… e anche qui sono fuori gioco, perché, primo, io non passo un minuto senza pensare a come sperimentare nuovi sapori e presentare nuovi cibi, e quindi già ingrasso al solo pensiero, secondo, se anche il seno potrei pure rifarmelo, ma mi ci vedete a me in una palestra a sudare??? Giammai! Ma allora perché mi sono ri-iscritta?
P.s. Non sono stata pagata da nessuna delle marche succitate, ma se qualcuno di esse volesse, a suo buon cuore, elargire un piccolo assegno, sarebbe gradito… prego contattarmi su e-mail, grazie 😉

Urge ricetta salva calorie e quindi pesce e, siccome non sono una vera signora da club, il pesce è quello meno raffinato, ma tanto sano:

SARDE A BECCAFICO



1 kg di sarde
250 gr. di pangrattato
un pugnetto di uvetta passa
un pugnetto di pinoli
il succo di un limone (o anche di una arancia)
olio q.b.
Sale
4 cipolle (quelle che volete, bianche, bionde, rosse)
foglie di alloro
La cosa principale di questo piatto è che vi facciate pulire le sarde dal vostro pescivendolo di fiducia, altrimenti è meglio che non pensiate nemmeno a farle… Dunque, dopo che le sarde saranno ben deliscate, passatele bene sotto l’acqua corrente togliendo i resti di lisca che possono esserci (e già questo è un bel lavoro). Quindi in una terrina versate il pangrattato, l’olio, il limone, il sale, i pinoli e l’uvetta, precedentemente messa a mollo per circa 20 minuti e ben strizzata. Amalgamate bene. La consistenza deve essere come quella della sabbia sul bagnoasciuga. A questo punto stendete un po’ di composto all’interno della sarda e arrotolatela, quindi posizionatela in una teglia da forno in cui avrete fatto un letto di cipolle. Quando finite l’operazione, aggiungete fra una sarda e l’altra qualche foglia di alloro e ancora una spruzzata di limone e o di arancia (che è ancora meglio!). Cuocere al forno a 180° per una ventina di minuti. Le sarde però si mangiano a temperatura ambiente.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Manuela di La Via delle Spezie

Inoltre colgo l’occasione per ringraziare Claudia di Il dolce forno di Claudia (che non sono riuscita a contattare sul suo blog) per il bellissimo e simpaticissimo premio che mi ha passato!!!

A presto
Stefania Oliveri

Torta alle 3 C… Chocolate Cola Cake e premi

Da quando ho il blog la mia vita è cambiata. Io penso in meglio, ma c’è chi invece pensa che non solo io sia peggiorata, ma che la sua (anzi dovrei dire la loro) vita è cambiata e in (molto) peggio! E allora io mi interrogo su cosa è bene e su cosa è male. Universalmente (o quasi) i concetti di bene e di male sono facili da riconoscere, ma a casa mia sembra che tutto questo si sia assolutamente stravolto. Ok, per farla breve, da quando ho il blog sono ancora più attenta ai prodotti che compro, mi informo su ciò che è sano e ciò che invece fa male, bandendo per sempre (o quasi) tutti quei cibi che sono nocivi. Quindi via le fette di pane imbustate che contengono alcol, via la margarina che non si sa bene cosa diavolo contenga, via il parmigiano, i dadi e quant’altro perché contengono il glutammato monosodico (Melampa docet) che provoca una serie di danni dall’occhio al cervello, passando per l’ipotalamo e favorendo obesità, disturbi comportamentali (e non ne abbiamo certo bisogno), provoca alterazioni endocrine, rachitismo, epilessia e infertilità, via tutti gli alimenti che presentano aspartame (Melampa ridocet) che provoca il tumore, via tutti gli additivi, via tutte o quasi le merendine, pieni di ogni schifezza, via le uova se non rigorosamente a codice 0 e io che mi affatico a panificare, biscottare, dadare (fare il dado, ora anche conio!), ad eliminare grassi, colesterolo, e non ultimo glutine (che comunque bene non fa!). E mentre io mi sentivo la mamma più brava e più buona del mondo (e qui chiedo a voi di esprimervi), si preparava, alle mie povere spalle, una rivolta subdola e matricida. E così l’altro giorno una protesta formale comincia in casa mia. I miei figli (con la complice partecipazione di quello che dovrebbe essere mio marito, ma si rivela, il più delle volte, solo il figlio cresciuto) hanno steso un editto contro la sottoscritta, dichiarandomi estromessa dal mio ruolo di “regina della casa” (come dico io, “despota” come sostengono loro) e quindi impossibilitata a decidere sul menù giornaliero della famiglia. Insomma per farla breve, mi hanno detto che sono un oppressore, una tiranna (e via di seguito con tutti i sinonimi), che non permetto loro di mangiare ciò che vogliono, che li costringo a mangiare schifezze e che questo regime alimentare, che io chiamo “sano”, ha semplicemente rotto loro i c… e qui in giro ce ne sono tanti…
Così sono andati a fare la spesa con il padre e hanno portato in casa una serie di porcherie pronte e confezionate (ci mancava poco che mi portavano pure il pacchetto di McDonald’s) e una scorta mega galattica di coca cola… Ed ecco che mi viene un’idea, se proprio non posso combatterli (per convincerli, sia chiaro) almeno me li devo fare amici e batterli nel loro stesso campo. E mi ricordo, improvvisamente, di una torta di Alessandra… (una delle cause della mia rovina fisica…) la “torta alle tre C”, che stanno per Chocolate Cola Cake… E così, ieri faccio loro questa torta piena di ogni ingrediente contrario al mio credo, assolutamente oltre ogni decenza, cercando di dimostrare che schifezza ne sarebbe venuta fuori … e invece, nooooo, oddio è venuta una torta buonissima, sofficissima e, devo confessare, che ne ho mangiata tanta anche io…, ma di nascosto. Da questa esperienza ho capito una cosa che se rinasco voglio solo figlie femmine!!! E inoltre prometto solennemente che non permetterò mai più a marito e figli di andare a fare la spesa senza il mio supercontrollo… e da domani si postano solo torte sane (va be’ anche a fette…)

CHOCOLATE-COLA CAKE
da Alessandra che a sua volta da The English Kitchen


per la torta
250 g di burro
250 g di farina di riso (era farina 00 autolievitante)
300 g di zucchero
3 cucchiai di cacao amaro, setacciato
un cucchiaino generoso di lievito
200 ml di Coca Cola
75 ml di latte
2 uova grandi, sbattute
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

per la glassa al burro
60 g di burro soffice
200 g di zucchero a velo setacciato
2 o 3 cucchiai di cacao amaro setacciato
2 cucchiai di Coca Cola
per la salsa
125 ml di panna
3 cucchiai di burro a pezzetti
70 g di zucchero
60 g di zucchero di canna
60 g di cacao setacciato

marshmallow per decorare
per la torta:
Mescolare gli ingredienti secchi come per i muffins farina, zucchero, lievito e cacao, far fondere il burro e unirvi la Coca Cola. Versare questo composto negli ingredienti secchi, mescolare bene e in ultimo unire le uova sbattute velocemente, il latte e l’estratto di vaniglia. Versare in una teglia in silicone o coperta da carta forno e far cuocere a 180 gradi per 40 minuti. Quindi sfornare, fra raffreddare e sformare su una gratella.
per la glassa al burro:
montare gli ingredienti tutti insieme, fino a quando saranno soffici e morbidi. (Alessandra ha aggiunto un po’ di panna fresca non montata, perché secondo lei il burro è un po’ poco, ma a me è venuta un po’ troppo liquida…)

Quando la torta è completamente fredda, ricoprirla con questa crema, stendendola con una spatola

per la salsa*
montare il burro con lo zucchero, fino a quando non si sentiranno più i granelli. Aggiungere la panna e montare con le fruste; in ultimo aggiungere il cacao e montare, fino ad ottenere un composto soffice e spumoso
Ora vi riporto integralmente un passaggio di Alessandra, che mi ha convinta a saltare questo passaggio…
“* la speciale venerazione di cui l’autrice del blog inglese gode in questa casa non è stata minimamente scalfita dalla solenne bocciatura di questa salsa. Intendo dire che mai nella vita mi vedrete alle prese con una simil ganache che grida vendetta al cospetto di Dio per percentuali di grassi e orripilanza della preparazione. Quindi, se siete di quelli che amano il dolce “dolce”- e anche qualcosa di più, nappate la torta con una normale ganache al cioccolato, se non addirittura con del cioccolato fuso. Altrimenti, saltate il passaggio” e io l’ho fatto!
Infine, se non vi sembra già troppo, decorare con mashmellows.

Ora, dopo questa bella batosta della scorsa settimana, giusto per tirarmi un po’ su (e ci sono riusciti) perché tutto questo ringalluzzisce e non di poco la mia vanità, vi dico subito che ho ricevuto ben 4 premi!!! Ok, lo so, molti di voi li hanno già ricevuti, e già da tempo ed alcuni mi sono stati assegnati molto tempo fa… ma per la serie “meglio tardi che mai” adesso li posto anche io e voglio ringraziare per questo, in rigoroso ordine cronologico,
Italians do eat better,

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Vale di Mangia e bevi,

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Grazie, grazie e grazie e li rigiro a tutti voi che mi venite a trovare e in particolar modo ad Alessandra e Daniela di Menù Turistico, senza le quali non avrei mai conosciuto e mangiato questa torta, e Melampa, per la legge del cotrappasso, perché senza di lei non avrei mai saputo certe cose…

Torta grano saraceno e frutta per onorare tutti voi che mi avete premiato… e non solo

Se c’è una cosa che mi fa piacere è quella di ricevere dei premi da voi! Mi rende giuliva… proprio come un’oca! E sono questi piccoli, grandi pensieri che rendono anche speciale questo mondo, fatto di tante gioie (vere e non virtuali, perché il sentimento di ognuno di noi è assolutamente autentico) e di qualche dolore… anch’esso molto reale, anche se invece la conoscenza è solo virtuale. Oggi, quindi voglio onorare alcuni di voi, perché avete avuto un pensiero carinissimo nell’assegnarmi dei premi del tutto immeritati, e qualcun’altro perché invece lascerà comunque un segno indelebile in me. Per questo, innanzi tutto, voglio ricordare Nino, il cui blog conosciuto pochi mesi fa, mi fece emozionare fino alle lacrime con un post dedicato alla moglie. Poche e semplici parole dedicate al suo amore grandissimo. Ora, lui non c’è più, ma sono sicura che finalmente ha raggiunto il suo “grande amore”. Ciao Nino!

E adesso invece un ringraziamento speciale va a (in ordine di arrivo dei premi): Luciana di “Dal dolce al salato”, Malù de “Il cantuccio di Malù”, Max de “Il blog di Max e Maurina di Comfort food. Uno l’ho avevo già ricevuto ed è questo
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il secondo invece è del tutto nuovo
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e prevede un gioco e cioè elencare le 10 cose che ci rendono più felici… e le mie sono:
1. l’aria inquinata, la spazzatura ad ogni angolo, i rumori molesti (in una sola parola: Palermo);
2. fare la dieta;
3. far fare i compiti ai miei pargoli;
4. fare le pulizie a casa, rimettere in ordine e soprattutto stirare in estate;
5. non uscire a cena fuori;
6. stare in assoluta solitudine;
7. guidare in mezzo al traffico;
8. litigare;
9. essere celiaca;
10. non viaggiare!
Be’, il premio deve essere passato ad altri 10 food blogger e io lo assegno:
Gaia di La Gaia Celiaca
E le vostre, quali sono?

E adesso la ricetta, che questo, sempre un blog di cucina è! La ricetta io l’ho trovata da “Senza perdere la tenerezza” che a sua volta l’aveva vista da Pippi de “Io… così come sono“. E questa è la mia versione.
 
TORTA SARACENA CON FRUTTA
Ingredienti:

100 g fecola (loro farina di grano 00)100 g di farina di grano saraceno60 g di olio di semi2 uova codice 0 o al massimo 175 g di zucchero semolato75 g di zucchero di canna (io ho usato il muscovado)1 bustina di lievitoun pizzico di sale2 mele1 banana ananasfragole (ma si può usare qualunque frutta, io, ad esempio, l’ho fatta solo mele, uvetta e pinoli, e un’altra mele ed ananas… comunque viene sempre buona, anche se diversa)il succo di un limone Ho tagliato la frutta a cubetti, l’ho spruzzata col succo del limone e con due cucchiai di zucchero sottratti ai 150 g totali. Il restante zucchero l’ho montato con le uova fino a renderle chiare chiare e spumosette, ho unito l’olio (sempre sbattendo) il pizzico di sale, le farine setacciate con il lievito e quando tutto è stato bello amalgamato, ho unito la frutta. Pippi l’ha scolata dalla maceratura, io invece l’ho messa perchè il composto mi sembrava un po’ denso. Ho mescolato piano piano il tutto e messo in una teglia di circa 23 cm. di silicone, ma si può far cuocere in una teglia foderata da carta da forno bagnata e strizzata. Quindi l’ho messa in forno a 170° per circa 45 minuti. Ottima, e migliora il giorno dopo!

A prestoStefania Oliveri