Rifatte senza glutine: torta amaretto di Gaia

Questa torta l’ho fatta tanto tempo fa, perché io di Gaia mi sono subito fidata.
La mia Gaia è brava e modesta, e ogni cosa che fa è perfetta.
Perfetta come questa torta!
Non vi dico che dispiacere che mi son presa, quando ha deciso di chiudere il blog.
Poi, fortunatamente, è rinsavita, e ha deciso di ricominciare a postare le sue meravigliose storie e le sue fantastiche ricette.
Questa, che trovate oggi, è una delle tante, perché da lei c’è soltanto l’imbarazzo della scelta, e io ho pure le prove concrete della sua bravura, perché ho cenato a casa sua e tutto quello che ha cucinato non era buono, era strepitoso!
E chi non avesse la fortuna che ho avuto io, può cominciare provando questa torta!

La torta amaretto della mia amica Gaia della Gaia Celiaca

Torta Amaretto
Ingredienti
2 cucchiai di fecola di patate
1 cucchiaio di fioretto di mais (quella sottilissima)
1 cucchiaio di farina di riso + quella per infarinare la tortiera (io no perché ho usato uno stampo in silicone)
200 g di mandorle sbucciate (io farina di mandorle)
200 g di zucchero semolato + 4 cucchiai
110 g di burro + quello per imburrare la tortiera (io no perché ho usato uno stampo in silicone)
4 uova codice 0 o 1
1/2 bustina di lievito per dolci
Preparazione
Per la base:
separate gli albumi dai tuorli e tenete da parte le chiare per la farcitura.
Sbattete i tuorli con 4 cucchiai di zucchero. Aggiungetevi 110 g di burro fuso intiepidito, e per ultima la fecola di patate, la farina di riso, il fioretto di mais e il lievito. Versate il composto in una tortiera da 28cm di diametro. Ne verrà uno strato piuttosto sottile. Va bene così. E comunque appena cotto sarà morbidissimo.
Se avete le mandorle intere tritarle finemente nel mixer e mescolarle a 200 g di zucchero.
Montate le chiare a neve ben ferma e incorporatele, un cucchiaio alla volta, al miscuglio di mandorle e zucchero, sempre montando.
Versate il composto così ottenuto nella tortiera, sopra l’impasto, e far cuocere nel forno statico, precedentemente scaldato, a 180° per 40 minuti (come suggerisce Gaia).
Lasciate raffreddare e servire. “Il giorno dopo è pure più buona” asserisce Gaia, ma io dico che è divina!

E con questa ricetta partecipo alle Rifatte senza glutine del mese di maggio

E il prossimo mese tocca a Tania con la pasta Sfiziosa. Vi aspettiamo il 15! 

E vi ricordo che se volete acquistare il mio libro, lo trovate già qui

Amaretto cake
ingredients
2 tbs potato starch
1 tbs cornmeal 
1 tbs rice flour for dusting the pan 
200 g blanched almonds (or almond flour)
200 g caster sugar+ 4 tablespoons
110 g of butter to grease the pan + one tbs
4 eggs code 0 or 1
1/2 teaspoon of baking powder
For the base:
Separate the egg whites from the yolks and set aside the egg whites for the topping.
Beat the egg yolks with 4 tablespoons of sugar. Add 110 g lukewarm butter, and then potato starch, rice flour, cornmeall and baking powder. Pour the mixture into a cake tin 28cm in diameter. It will be rather thin layer. Okay so.
If you have the whole almonds in a food processor chop finely and mix with 200 g of sugar.
Whip the egg whites until stiff and incorporate, a tablespoon at a time, to the mixture of almonds and sugar.
Pour the mixture so obtained into the pan, over the dough, and bake in conventional oven, pre-heated at 180 degrees for 40 minutes (as suggested by Gaia).
Let cool and serve. “The next day is also better” asserts Gaia, but I say it’s divine!

I remind you that if you want to buy my book, it is already here

A presto
Stefania Oliveri

Rifatte senza glutine: lo sfincione palermitano!

22° gradi vi sembrano abbastanza?

Cioè, per essere primavera?
Cioè, in qualsiasi altra città d’Italia sarebbero abbastanza, no?
Non a casa mia.
Non per il mio dolce doppio.
Lui pretende ancora di dormire col piumone in piume d’oca!
Non che anche in inverno ce ne sia bisogno, fra i nostri 12 gradi e i riscaldamenti, riesco a sudare anche in inverno con il piumone, ma con 22 gradi, si fa la sauna!
Ma lui è atermico.
Di notte va in ipotermia e deve coprirsi tipo in Svezia. Di giorno gira in maniche di camicia…
E così nelle notti invernali, il suo abbigliamento da notte prevede pigiama in pile, un maglione sopra il pigiama e il berretto di lana…. oltre al piumone, costringendo me ad usare solo camicie da notte primaverili, leggere leggere…
Ma con 22° nemmeno la camicina estiva basta a contrastare quelle caldissime piume…
Che fare? Un lievitato! Che col calduccio cresce bene!

Caldo a parte, oggi è il giorno delle Rifatte senza glutine. Questo appuntamento mensile, che ormai da oltre un anno ci accompagna, è un appuntamento importante per tutti i celiaci, perché cerchiamo di dimostrare che si può mangiare mangiare bene, sebbene “manchi” il glutine.
E oggi, tocca ad una mia ricetta. E, adesso una lacrimuccia di commozione mi riga il viso, voglio ringraziare le tante amiche (moltissime che non avevano mai partecipato all’iniziativa), si sono messe in gioco e hanno provato. Hanno fatto anche delle versioni vegane e vegetariane, ma sempre senza glutine.
Lo sfincione è lo street food per eccellenza a Palermo e riuscire a riprodurlo senza glutine è stata una vera soddisfazione.
Questa versione risale al 2010, oggi userei altre farine alternative e, forse, un giorno, ve ne parlerò. Ma nonostante tutto, il risultato è ottimo.

Non vi resta che andare a vedere tutte le partecipanti e le loro meravigliose versioni dalle Rifatte senza glutine

Sfincione palermitano
Per la base
350 gr. di maizena
400 gr. di farina di riso sottilissima (mi raccomando, altrimenti il sapore non è buono!)
un cubetto di lievito da 40 gr.
60 gr. di burro (stavolta ho usato l’olio)
15 gr. di zucchero
450 gr. di latte
Olio extravergine d’oliva
sale

Mescolate le due farine, il sale e mescolate insieme all’olio. Intiepidite il latte e aggiungete il lievito, avendo cura di farlo sciogliere bene. Aspettate 10 minuti, quindi aggiungetelo all’impasto e lavorate fino a raggiungere una consistenza compatta, ma morbida. Lasciate lievitare un’ora e mezza al calduccio. Deve diventare circa il doppio. Quindi, riprendete l’impasto, e stendete su una teglia aiutandovi con un po’ di olio. Condire e lasciare riposare altri 40 minuti circa coperto con pellicola.

Per il condimento:
600 gr ca. di pomodoro pelato
300 gr di cipolla (stavolta ho usato cipolle rosse)
olio extravergine d’oliva
grana (versione blasfema, perché a Palermo si usa pecorino e caciocavallo, in parte grattugiati e in parte a cubetti)
origano
4 filetti di acciughe (facoltative, ma ci stanno benissimo)
50 gr. di pangrattato (io uso quello di mais perché viene bello croccante)

sale

Tagliare a fettine la cipolla e farla soffriggere con l’olio. Quindi aggiungere il pomodoro, salare e lasciar cuocere per circa 20 minuti. Salare e pepeare a vostro piacere. Far raffreddare. A questo punto stendere sull’impasto lievitato e spolverizzare con abbondantissimo grana, origano, sale e qualche aggiughina sott’olio spezzettata. (Come dicevo, nello sfincione vero, ci vanno anche pezzetti di pecorino -no, errato, è il caciocavallo-… ma io non lo mangio e quindi non lo metto, ma se a voi piace, questa è la morte sua!)
A parte fate tostare il pangrattato con un po’ d’olio e sale e versate sul condimento.
Quindi cuocete in forno caldo a 200° per 20 minuti circa.
La pasta deve essere alta, circa 5 cm dopo la lievitazione e quindi la teglia per queste dosi deve essere circa di 35×25 cm.

Suggerimenti:
– stavolta ho usato l’olio ed è venuto meno soffice della versione con il burro, anche se il risultato è stato molto soddisfacente.

Infine, la prossima ricetta, se volete partecipare il prossimo 15 maggio, appartiene a Gaia di La Gaia Celiaca ed è la torta amaretto, che io ho già fatto e vi assicuro che è buonissima!
Vi aspettiamoooooo!
A presto
Stefania Oliveri

Rifatte senza Glutine: Apple Pear Crisp

Di solito in questo periodo dell’anno, almeno qui, la primavera è già iniziata, o, quanto meno, le temperature si sono già alzate.
Invece già questa è la seconda settimana di mal tempo, di freddo e di pioggia intensa. Non ha nevicato, perché siamo al sud, ma vi dico che poco ci è mancato…
In ogni caso, la temperatura è stata ideale per gustarsi un dolce godurioso e caldo come l’Apple Pear Crisp.
Questo mese, infatti, le Rifatte senza glutine sono ospiti di Fabipasticcio. Lei è una donna di una cultura infinita e che va a fondo alle cose. Si auto definisce una chaltron woman, ma è tutto tranne che questo! Basta assaggiare questo suo dolce per capire che non è affatto così. Provatelo e non ve ne pentirete!
Apple pear crisp
Ingredienti
450 gr di mele pelate (io la metà) Non mi ricordo la qualità (ahi, ahi, che brutta la vecchiaia)
450 gr di pere sode pelate, tipo Williams, (anche qui, io la metà)
2 cucchiai da tavola di succo di limone per non fare ossidare la frutta 
87 grammi di farina senza glutine (io 44 gr farina di riso e 44 gr fecola, come suggeriva Fabi stessa)
100 gr di zucchero di canna
sale
60 gr di burro (o margarina o burro non di latte vaccino)
50 grammi abbondanti di noci tritate pistacchi o/e di pinoli
50 grammi di cioccolato fondente a pezzetti oppure di gocce di cioccolato
50 gr di uvetta sultanina precedentemente ammollata nel rum
cannella (oppure spezie varie, cioè stollen mix, lebkucken mix o speculatius mix, quei mix di spezie natalizi sono fantastici ovunque)
Forno caldo a 180°C, teglia quadrata tonda da 20 cm circa
Tagliate a cubetti da 1 cm, dicono loro, io vi dico fate dei cubetti piccoli e regolari delle mele e delle pere e mettete il tutto nella teglia, versateci sopra il succo di limone e mescolate bene bene.
Poi aggiungete anche le spezie nella quantità che volete, io ho messo solo cannella.
Mescolate di nuovo, aggiungete uvetta, precedentemente ammollata nel rum, pistacchi e pinoli e mescolate ancora.
Mescolate le due farine, col sale e lo zucchero, e aggiungete il burro e fate delle belle briciole che spargerete sulla frutta. Quindi aggiungete anche le gocce di cioccolato e spargetele per benino su tutta la frutta.In realtà avrei dovuto fare al contrario, ma ormai il dado era tratto!
Infornate per 40-50  20 minuti, dipende dal forno. E’ pronto quando la crosticina è bella dorata e delle piccole bolle ai lati. Lasciate raffreddare in forno aperto per 10-15 minuti …se vi riesce… A noi non è riuscito…
Questa ricetta partecipa all’iniziativa mensile delle Rifatte senza Glutine
Il prossimo mese tocca ad una mia ricetta, lo Sfincione palermitano. Quindi se volete partecipare andate a vedere qui la ricetta

Rifatte senza glutine: crumble di banane e tre sorprese


Tre sorprese!
E tutte e tre nello stesso mese. 
E tutte e tre inaspettate.
Perché è proprio vero, le cose capitano quando meno te lo aspetti.

La prima grande sorpresa è stata vincere l’MTC. Non ci speravo più… e soprattutto non pensavo che il SENZA GLUTINE invadesse l’etere con tanto scrupolo e attenzione. Grazie ancora per la vostra estrema sensibilità e per come vi mettete in gioco e, soprattutto, perché vi state immedesimando nella nostra condizione. E questo è il risultato più grande in cui potessi sperare.

La seconda sorpresa l’ho avuta a San Valentino. Sì, avete letto bene, San Valentino.
Perché i miei pargoli, maschi e disinteressati, svogliati e indifferrenti (come solo i maschi sanno esserlo), mi hanno fatto una sorpresa. Mi hanno scritto, nientepopòdimenoche, una LETTERA! 
Non potevo credere ai miei occhi. Hanno preso un foglio e una penna e mi hanno scritto una lettera… Be’, chiamarla lettera, forse è un po’ ardito, ma 10 righe (comprese le firme) sono più di quanto potessi mai immaginare, quindi la chiamo lettera. Ho riso per mezz’ora di seguito, perché sono stati dolci e per quello che hanno scritto… e ora giudicate anche voi…

La terza sorpresa l’ho avuta a scuola.
Sì, a scuola! Ieri sono arrivata trafelata come al solito, incavolata perché il pargolo n. 1 non è entrato (“mamma è San Valentino e io DEVO incontrare una ragazza” – chissà se avrà scritto una lettera anche a lei… -). entro in classe e i miei alunni ci sono tutti (“ma non festeggiano San Valentino questi? non hanno ragazze da incontrare?”). In ogni caso, cominciamo la nostra “bella” lezione. Nel bel mezzo, arriva una collega, mi porta delle caramelle (“le ho scelte senza glutine per te”! WOW!) e poi mi dice: “vieni fuori, guarda un po’…” 
I miei alunni stanno facendo un bellissimo flash mob! 
Non posso credere ai miei occhi… Ma quando l’hanno organizzato? E come è possibile che non me ne sia accorta??? Insomma un moto d’orgoglio si impossessa di me per tanto spirito di iniziativa…

E dopo queste tre sorprese, riuscirà il mio animo sensibile a reggere cotanto stupore?

E ora passiamo alla ricetta di oggi, che fa parte di un altro progetto d’amore. Ogni mese, pubblichiamo tutte insieme una ricetta senza glutine, del blog che ci ospita. Questo mese è toccato (sarà un caso) Marcella di Celiaca per amore
Marcella non è celiaca, ma lo è suo marito. Per suo marito ha aperto un blog di cucina, per dimostrare che si può mangiare bene anche senza glutine e anche se non si è celiaci… Se non è amore questo…

La ricetta è una base di pasta frolla, con un ripieno di banane e un crumble che non avevo mai fatto. Il risultato è molto buono, anche se io ho anche fatto delle crostatine con la mela al posto delle banane, per “amore” dei miei pargoli che non le amano tanto. 
Crostatine alle banane con crumble di riso (lascio la parola a Marcella, perché io non ho cambiato quasi niente)
BASE 
pasta frolla con le seguenti dosi, con il mix di farine naturali
300 g di farina
2 tuorli + 1 uovo intero (grandi)
100 g di zucchero
100 g di burro
1/2 cucchiaino di lievito
RIPIENO
1 banane  e 2 mele
3 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di cannella
pinoli (3 o 4 per minicrumble)
succo di limone
uvetta passa
CRUMBLE
1 bicchiere di farina (io di riso)
1 bicchiere di zucchero
50 grammi di burro
2 cucchiai di cannella
Ho preparato la pastafrolla, e ho preparato nei pirottini delle minibasi, su cui ho aggiunto un cucchiaio di banane a pezzetti (precedentemente marinate con succo di limone e zucchero), qualche pinolo e l’uvetta precedentemente ammollata.
Per il CRUMBLE.
Ho sciolto in un pentolino il burro a fuoco bassissimo, ho aggiunto la farina, lo zucchero e la cannella. Bisogna mescolare continuamente, finché non si formano dei molliconi (crumbles, appunto) di composto. Ho tolto il composto dal fuoco e l’ho lavorato con una forchetta per far diventare i ‘molliconi’ delle mollichine (deve diventare tipo pangrattato), e con quelle ho ricoperto i minicrumbles.
Li ho cotti 15 minuti nel forno ventilato preriscaldato a 180 gradi…..e intanto ne ho preparato altri senza pasta frolla sotto, mischiando mele e banane, ma sempre ricoperte di crumble.
Se volete partecipare il prossimo mese, la ricetta sarà quella di Fabiana,  l’Apple Pear Crisp.


Vi aspettiamo il 15, e qui potete trovare tutte le informazioni.

A presto
Stefania Oliveri

Rifatte senza glutine: il plumcake di Anna

L’ultima
moda dei ragazzi, è quella di indossare le
magliette a maniche corte anche di inverno. Così, all’interno della mia classe,
dove con 15 gradi esterni, si raggiungono temperature da -2, tutti i miei alunni
stanno a maniche corte, ma con un bellissimo sciarpone al collo. La spiegazione
ufficiale è che sentono caldo, neanche
fossero in menopausa. La verità, invece, è che devono mettere in mostra i loro bei bicipiti.
Ovviamente,
non fa eccezione il pargolo n.1, che, indossa solo le magliette
a maniche corte e se proprio si vuole coprire, aggiunge un gilet, con cappuccio, due
misure più piccole. 
“Fa caldo”
continua a dirmi mentre io e i suoi fratelli indossiamo
maglioni di lana e felpe.
“E
la tosse che non ti lascia?” rintuzzo.
“Che c’entra…” è l’unica risposta che riesce a
darmi, anche perché, immagino, che anche i suoi
neuroni stiano morendo dal freddo o siano addirittura ibernati per fornire una
risposta logica (sempre che ce li abbia…)

Passiamo alla ricetta di oggi. Proviene direttamente dal blog di Anna “Un po’ di briciole in cucina”. 
E’ un plumcake ottimo per la prima colazione, da inzuppare in una bella tazza di latte fumante. Io ho seguito esattamente la sua ricetta, senza cambiare una virgola (almeno una volta ci sono riuscita!) e fa parte del nostro progetto mensile legato alla Rifatte senza glutine. Un’iniziativa volta a sensibilizzare maggiormente, chi celiaco non è, verso una conoscenza più approfondita della dieta senza glutine, ma soprattutto per dimostrare che senza glutine, non vuol dire senza gusto… Come lo dimostrano tutte le ricette finora realizzate.
Se volete partecipare, il prossimo mese, basterà realizzare questa ricetta e postarla il 15 febbraio alle ore 9. Tutte insieme!

Al 15, allora!

PLUMCAKE di Anna
250g di farina per dolci l’Altro Gusto, in mancanza si può usare il Mix Di Farine Senza Glutine Per Impasti Lievitati
90g di burro
80g di zucchero
150ml di latte
1/2 bustina di lievito per dolci
2 uova
1 pizzico di sale (unica omissione)
Separate gli albumi dai tuorli e montate i primi a neve ferma.
In una ciotola mettete la farina, i tuorli, lo zucchero, il burro e lievito sciolto nel latte tiepido. Amalgamate tutto, fino a che l’impasto è diventato omogeneo. Aggiungetegli albumi all’impasto, delicatamente e mescolando dall’alto verso il basso.
Versate in uno stampo da plumcake e poi in forno già caldo a 180°c per 30 minuti circa. Sfornate e lasciate raffreddare.
Plumcake solo da prima colazione.

A presto
Stefania Oliveri

Rifatte senza glutine: blinis di zucca, farina di ceci e ricotta

Oggi un po’ di storia…
Nel lontano (per alcuni) 1990, una mattina un signore si svegliò, un tal Ministro Ruberti, e decise che i privati dovessero finanziare l’istruzione…
E se da un lato (quelli che allora si chiamavano yuppies) si esaltrono, perché le università tecniche avrebbero avuto soldi a palate (anche se, diciamolo, anche un po’ pilotando la ricerca nel verso della azienda di turno, non certo liberamente…), dall’altra parte, tute le università umanistiche (ma grazie a Dio, non solo quelle, ma tutti coloro che volevano rimanere liberi nella ricerca, ma soprattutto volevano rimanere liberi nel pubblicare i dati delle proprie ricerche…) insorsero.
Per tre mesi, gli universitari occuparono le università, con grossi sacrifici, vi assicuro, io c’ero, e per tre mesi lottarono contro questa legge, discutendo, facendo manifestazioni, parlando, facendo dibattiti, e stesure di documenti. Tutti gli universitari italiani si unirono e non posso dimenticare che proprio a Palermo, nella mia facoltà si tenne il primo convegno nazionale degli universitari… 
Il movimento fu chiamato dai giornalisti ufficiali (quelli piuttosto asserviti, che ci presentavano piuttosto male, e che nel 1985 ci avevano chiamato “l’esercito delle Timberland”), come “la pantera”, perché nello stesso periodo, una pantera era fuggita da un circo romano e nessuno la ritrovava…
La pantera lottò, come è tipico dei felini, e ottenne, che la legge Ruberti non passasse.
Mi sentivo, veramente parte della storia, perché avevo contribuito a non far passare una legge iniqua, non tanto per me, che già ero al quarto anno di università, ma per tutti coloro che, da lì in poi, avrebbero voluto frequentare l’università.
Dieci anni dopo, nel 2000 (circa), un governo di sinistra, dando un colpo di spugna alla costituzione, assicurò le sovvenzioni alle scuole private, per garantirsi i voti della chiesa cattolica…
In quel tempo io già lavoravo a scuola, ero precaria, e speravo che gli universitari e tutto il mondo della scuola si unisse, così come 10 anni prima, contro questa nefandezza incostituzionale…
Fui fra le poche che scioperò… Nessuno si ribellò, nessuno parlò, la legge passò…
E così cominciò il lento declino della scuola pubblica, sempre più depauperata dei suoi soldi, in favore delle scuole private, non solo quelle mega e buone che preparano i rampolli ricchi, ma anche quelle scalcagnate, dove ragazzi ignoranti vengono promossi perché pagano…
Oggi, andare all’università è un lusso, che si paga caro e amaro, senza che nemmeno ti dia la possibilità di trovare uno straccio di lavoro decente. Oggi non c’è lavoro, in Italia…
Oggi, nel 2012, un ulteriore colpo di spugna. Altre sovvenzioni alle scuole private, sovvenzioni che tolgono alle scuole pubbliche…
Non pensate che quando dico che non abbiamo le sedie, io stia esagerando. E’ proprio così.
Non pensate che quando vi dico, fa un caldo infernale, non sia proprio così, e viceversa quando vi dico c’è un freddo boia… Mi sento di stare già scontando l’inferno di dantesca memoria, ma soprattutto, di farlo scontare ai miei alunni…
Quest’anno è l’ultimo per il mio pargolo n. 1, e io non so se potrò permettermi di mantenerlo all’università. E se riuscissi a farlo per lui, come faccio per gli altri due? E cosa metto in tavola ogni giorno? E dopo 5 anni di università e di sacrifici, nostri e suoi, riuscirà a trovare un lavoro, che riesca a dargli autonomia a lui e respiro a noi? O sarà troppo choosy per fare un tirocinio “a gratis”, per accettare un lavoro come muratore , imbianchino, in un call center a 500 euro al mese (sempre che vada bene…), cancellando con un colpo di spugna tutti gli studi fatti?
Per questo lotto, e per questo spingo i miei figli a lottare e a non arrendersi, perché, chi governa, sappia che non ce la facciamo più, che non abbiamo più speranze per il futuro, che l’unica via che ci rimane è di andare via…
Io voglio costruire un futuro per i miei figli e per i miei alunni, futuro che per adesso non vedo… Perché senza lavoro non c’è dignità e io mi sento di averla ancora e con tutto il fiato in corpo, continuerò a lottare per mantenerla.
Sì, sciopero e sciopererò ancora, e sciopererò fino a quando non capiranno che tutto questo non va bene a moltissimi, ai più. 
E mi scuso, ma non troppo, per i disagi che oggi potrà avere la mamma X, perché suo figlio non trova l’insegnante a scuola, perché domani potrebbe non trovarla più e io non ci sto!
Blinis di zucca 6729
Ma oggi tocca ad un progetto importante, una iniziativa che vuole sensibilizzare i “glutinosi” verso i celiaci.
E voglio chiudere con una bella notizia che riguarda proprio questa sensibilità semi raggiunta.
Oggi, il mio pargolo n. 3 andrà in gita con la sua scuola e andrà a visitare le terre confiscate ala mafia (piccolo appunto, abbiamo interrotto tutti i progetti e tutte le funzioni extra, che rappresentano il piccolo straordinario dei docenti, ma tutte le scuole, unanimemente, hanno deciso che le uniche attività che non interromperanno, sono proprio quelle sulla legalità, perché la nostra funzione educativa non la dimentichiamo mai), e offriranno loro il pranzo. Devo confessare che quando mio figlio torna a casa con queste notizie, io tremo… Invece mi ha rassicurata, dicendomi che hanno chiesto se c’erano celiaci presenti e se ci fossero delle allergie, perché prepareranno un pranzo ad hoc per ognuno di loro.
E se questo piccolo spazio ha, in minima parte, influenzato, anche una sola persona a sensibilizzarsi al problema, così come è successo in questa situazione, sono felice di partecipare… Perché come dice il Dalai Lama: “se pensate che io sia troppo piccola per fare la differenza, provate a dormire con una zanzara”.

 Blinis alla zucca con farina di ceci e ricotta di Oxana

– 150 gr di purea di zucca
– 60 gr di ricotta fresca di pecora
– 170 gr circa di farina di ceci (tutto dipende dalla zucca se ha troppo acqua o no)
– 2 uova
– circa 70 ml di acqua frizzante (dipende da zucca se è troppo asciuta o no)
– 2 cucchiai di zucchero semolato
– 1/2 cucchiaini da caffè di lievito 
– olio di semi
Io ho proceduto come Oxana. Ho scaldate il forno a 200°C e ho tagliato la zucca a spicchi, eliminando  i semi. Poi l’ho messa su una teglia da forno e l’ho infornata per circa 30-40 minuti, cioè fino a quando la zucca non è stata tenera e molto asciutta. Quando la zucca si è raffreddata un po’, l’ho frullata.

Nel frattempo, in una ciotola ho lavorato la ricotta con le uova, la purea di zucca e lo zucchero, fino a quando l’impasto non è stato omogeneo.

Ho quindi setacciato la farina e lievito e li ho aggiunti un po’ alla volta all’impasto. A questo punto ho aggiunto l’acqua frizzante e ho lasciato riposare per circa 30 minuti. La prossima volta però, aumenterò il tempo di riposo, visto che si tratta di farina di ceci (un po’ come si fa per la panissa).

Trascorso il tempo, ho scaldato una padella, ungendola leggermente con poco d’olio, giusto per non far attaccare i blinis. Con un cucchiaio ho versato l’impasto (tipo crespella) e ho formato un disco. Li ho cotti a fuoco medio per qualche minuto da ogni lato, il tempo che si colorino.
Servite a piacere con marmellata, nutella, crema di ricotta o quant’altro vi suggerisca la vostra immaginazione.
Suggerimenti:
– io li vedrei meglio in versione salata, eliminando lo zucchero, perché il sapore mi ricorda troppo le panelle, e il mio palato siculo non mi permette di associarle ad un sapore dolce…
– in ogni caso, è un dolce poco dolce, e anche qui, per me sicula doc, i dolci sono dolci, solo se sono ben dolci! Ma se amate i dolci, pochi dolci, questo fa proprio per voi.
– va da sè, che sono da prima colazione e non per la chiusura di un pasto.

Se volete partecipare il prossimo mese, e solidarizzare con i celiaci, la ricetta che proponiamo è della meravigliosa Simonetta di Glu.fri cosas sin glutine, il gateaux al cioccolato.
Non mancate!

A presto
Stefania Oliveri

Rifatte senza glutine: pasta coi peperoni

Sabato mattina, ore 9, corso di Cake Design.
Ci ritroviamo in 20, tutte donne, di fasce d’età variabili.
Ci sediamo una accanto all’altra e io sono tra la giovanissima e bellissima Marilena e due simpatiche ragazze sconosciute.
Comincia il corso e la docente, una signora un po’ più grande di me (ma lo dico solo perché ha detto che ha pure dei nipoti, figli di suo figlio, ed io, con tutta la buona volontà, non sarei ancora nell’età di avere nipoti, non ai giorni nostri, quanto meno…), esordisce subito dicendoci “datemi del tu!”
Ovviamente il clima è molto gradevole, di grande collaborazione, lavoriamo tutte alacramente. In questo clima così gradevole, è ovvio che “mi passi questo?” “TI serve quest’altro”, “secondo TE va bene?” è d’obbligo… Fino a quando mi accorgo che invece, le altre, mi danno del LEI. La prima, la seconda e anche la terza volta. Allora non è uno sbaglio. Mi stanno proprio dando del LEI!!!! 
Mi faccio coraggio e propongo un TU amicale e mi presento: “Stefania”…
Non passano nemmeno due minuti e rivengo apostrofata con il LEI…
Insisto “datemi del TU”.
Niente, proprio non ce la fanno. E scopro con maggiore orrore che si impegnano anche a darmi del TU, ma che proprio viene loro difficile, tanto da costringerle a fare dei giri di parole interminabili per evitare frasi in cui possa esserci un soggetto TU e il relativo verbo coniugato…
Mi arrendo. Capisco, e non insisto più… E decido anche: il sabato mattina devo riposare di più! 
Niente di più adeguato di questa giornata per fare un pensierino di rifacimento… ma non vi preoccupate, io rifaccio solo i piatti, per la faccia ho perso le speranze!
Peperoni?
Sì, peperoni!
Perché qui ancora si trovano.
E però questa pasta è stata mangiata a luglio e da allora, i miei pargoli, la vogliono rifatta almeno una volta a settimana. 
E perché la pubblico solo ora?
Perché ricominciamo. 
Oggi è il 15 e come ogni mese, tocca ad una “sglutinata” e questo mese tocca ad una ricetta della bravissima Elena

Pasta coi peperoni (rifatta, una volta tanto quasi uguale!)
Ingredienti per 5 persone:
500 gr di pasta senza glutine (io Rigatoni della Biaglut)
2 spicchi di aglio (omessi per il dolce doppio)
½ cipolla bianca
2 peperoni rossi,

2 pomodori medi maturi (altrimenti una scatola di polpa di pomodoro o pomodoro pelato fatto a pezzi)
1 confezione di panna da cucina  (“nel 2012 queste sono senza glutine: yochef Parmalat e Chef Leggera Parmalat”) o panna liquida fesca (“quella da montare naturale, senza nessuna aggiunta di zucchero”) oppure latte

un ciuffo di basilico
sale, pepe e olió evo q.b.

Prima di tutto sbollentare in acqua calda i pomodori per 5 minuti e privarli di semi e buccia. In una padella antiaderente fare soffriggere, in un filo di olio, la cipolla tagliata; aggiungere i peperoni tagliati a pezzettini e procedere con la cottura a fuoco medio. A metà cottura aggiungere i pomodori fatti a pezzi e far cuocere per circa 10 minuti. Passare tutto al passa pomodoro o centrifugare con il Minipimer. Verrà fuori una crema. Aggiungere la panna liquida e il basilico tritato, mettendone da parte un po’ per guarnire i piatti alla fine. Se si sceglie di usare il latte servirà un cucchiaio raso di amido di mais o di riso setacciato con un piccolo colino per addensare la salsa.
Salare e pepare.
Cuocere la pasta e farla saltare nel sughetto.
E con questa ricetta partecipo alle Rifatte senza glutine, e qui potete trovare tutte le informazioni!
A presto 
Stefania Oliveri

Marmellata di prugne e una passeggiata alla Favorita

(In questo post: Marmellata di prugne)

Ogni mattina passo dalla Favorita, il più bello e grande parco di Palermo, che congiunge Mondello alla città. In questo parco si fa jogging, si va in bici e si organizzano pic nic. Per un lungo periodo è stato abbandonato, sporco e incolto. Poi è stato rimesso in sesto e adesso è in condizioni accettabili. Cioè, niente a che vedere con i grandi e pulitissimi parchi europei, ma almeno praticabile. In questo grande parco si fa anche un’altra cosa e, per dirla alla De Andrè, si vende l’amore… Questo lo si è sempre fatto. Adesso “l’amore” lo vendono solo le africane, che si mettono ai bordi della strada, in gruppi, sedute su sedie pieghevoli e aspettano il porco di turno, che per pochi euro (che sono certa non andranno nemmeno a loro), si prendono “l’amore”…
E così, anche stamattina, andando a scuola, molto presto, le ho viste lì, ad aspettare… Stamattina che c’era già fresco… Ma ci stanno anche tutto l’inverno, quando c’è molto freddo, e anche quando c’è un caldo infernale… sempre lì ad aspettare… e ad essere sfruttate. E così stamattina ho pensato quanto gli olandesi siano molto più avanti di noi. Noi ci scandalizziamo di vedere le donne in vetrina, come fossero merce… Ma cosa sono, se non merce? E allora non è molto meglio trattarle, almeno, con la dignità di una merce? Una vetrina, il calduccio o il fresco, il frutto della loro prestazione e il regolare pagamento delle tasse come tutti noi?
Però, a piazzale dei matrimoni, una, si è organizzata bene, anche se, non credo, sia una africana. Ogni giorno un grande SUV bianco si posteggia lì e si vede una donna, mi pare bionda, che aspetta… Forse non ha una vetrina grande tutta per se’, ma 6 finestrini, mi sembra, possano degnamente sostituirla… Mi resta solo un dubbio, le tasse, per le sue prestazioni, le pagherà?

Mi rimane un’ultima domanda e mi chiedevo, sarà per questo, che il parco, si chiama La Favorita?

Mai e poi mai, lo confesso, avrei fatto una marmellata (anche se forse dovrei dire confettura) di prugne. Le prugne non mi piacciono granché, soprattutto per il sapore acidulo della buccia.
Ma siccome ho un bell’albero (ok, è esagerato dire bello, in realtà è bruttarello assai) in giardino, qui a Mondello, ho voluto provare a fare la marmellata con i pochi frutti biologici non attaccati dagli uccelli, dai vermi e dal tempo. E così dopo aver raccolto il nostro magro bottino insieme ala cucciolo di casa, abbiamo preparato questa squisitezza! Sì, avete capito benissimo, la marmellata di prugne è davvero buonissima, inaspettatamente gustosa. E il cucciolo ha anche avuto il suo momento proustiano, perché il sapore gli ha ricordato gli omogeneizzati alla prugna della sua infanzia. Se non sono soddisfazioni queste!
Marmellata di prugne
1 kg di prugne biologiche
500 gr di zucchero
1 limone (il succo)
Lavare accuratamente le prugne e togliere il nocciolo. Metterle nel boccale del Bimby, insieme allo zucchero e frullare per 10 secondi alla massima velocità. Spremere il limone e far cuocere per 20 minuti velocità 1 temperatura Varoma. Quando è pronta, versare in barattoli sterilizzati e quindi chiudere col tappo e capovolgere il barattolo fino a quando non si sarà raffreddato per creare il sottovuoto!
Suggerimenti:
– la marmellata è già finita tutta, quindi, sono certa che i barattolini erano sterilizzati bene, o il botulismo non ha avuto il tempo di prodursi oppure, ho avuto una gran botta di c…, ma qui a Mondello non ho la mia adorata lavastoviglie dove sterilizzo la qualsiasi, quindi ho provato a farne una casereccia, mettendo i barattoli non l’acqua dentro al microonde, fino a quando l’acqua non ha sobbollito per due minuti. Poi ho buttato l’acqua, ho aspettato che si asciugassero e quindi ho invasato…
– inutile dirvi che la marmellata è assolutamente e naturalmente senza glutine!
A presto
Stefania Oliveri

Zucchine e pinoli alla menta e a me, la legge di Murphy, mi fa un baffo!

Secondo la famosissima legge di Murphy, se una sola cosa può andar male, andrà male! Ma a me, se ci sono più eventi che possono andare male, vanno tutti male. TUTTI!!!
La legge di Murphy, a me, mi fa un baffo, sappiatelo!
Da un mese, ogni due giorni, sto male e vomito tutto il vomitabile. Ok, lo so, è un blog di cucina e se io vomito ogni due giorni, non vorrà mica dire che le cose che cucino fanno così schifo??? Ok, ammetto che l’eventualità di una tale considerazione mi abbia sfiorato, ma siccome il resto della famiglia e tutti quelli che sono passati da questa mensa, non hanno avuto nessun problema e anzi si sono profusi in lodi e in bis, allora, devo desumere, che il problema è, piuttosto, mio!
Ovviamente i giorni in cui ho concentrato i miei malesseri sono stati proprio nel fine settimana. Poco male se, l’alternativa fosse stata affrontare una spiaggia stracolma… E invece, amici buoni e anche mio fratello, ogni fine settimana, mi hanno proposto una bella gita in gommone… Ora, non so voi, ma accettare un invito, quando ti senti come se fossi appena scesa da una procella in tempesta, non mi sembrava il caso, e così ho rifiutato ogni volta.
Ma ieri, ieri, nonostante tutto, nonostante non avessi passato proprio una notte tranquilla, ho accettato. Cosa poteva andare peggio?

Ora ve lo dico io cosa poteva andare peggio!

Siamo usciti col sole e il mare piatto, e solo dopo un’ora si è messo il maestrale. Sapete cosa significa? Se non lo sapete, non fate mai l’esperienza, perché seppure l’esperienza del Tagadà non vi abbia segnato durante l’adolescenza, questa vi segnerebbe per tutta la vita. Cioè, se solo immaginate cosa possano passare i vostri panni in lavatrice, non osate immaginare quando si attiva la centrifuga… Non so se ho reso l’idea.
Alla fine, dopo aver sfidato il mare, abbiamo anche sfidato il tempo, tornando con un acquazzone, che se non fosse stato che la pioggia era carica di sabbia del deserto, sarebbe anche andata bene perché ci avrebbe ripulito di tutto il sale accumulato nella traversata di ritorno…
In ogni caso, tutto lo shakeramento, non è servito a farmi stare male… Così ho deciso che anche la prossima volta accetterò, cosa potrebbe andare peggio? Signor Murphy, lei è decisamente superato!


Da Tapas, antipasti gustosi, La cucina dell’estate, Giunti
Zucchine e pinoli alla menta
500 gr di zucchine
1/2 tazza di pinoli
1/3 di tazza di uva passa
4 filetti di acciuga sott’olio
3 cucchiai di menta fresca
succo di limone (dimenticato!)
1 spicchio d’aglio (omesso)
olio evo q.b.
sale e pepe

Dopo aver lavato le zucchine, tagliatele a rondelle e fatele soffriggere in un po’ d’olio (se usate l’aglio, prima fate dorare lo spicchio e poi le zucchine) e quindi fate cuocere a fuoco basso, mescolando spesso.
Quindi aggiungete le acciughe sgocciolate e tagliate a pezzetti, i pinoli, l’uvetta sciacquata e il succo del limone (se ve ne ricordate), ma va bene anche senza. Aggiustate di sale e spolverizzate con un po’ di pepe.
Appena si raffreddano aggiungete anche la menta tritata.
Sono un ottimo contorno e si conservano in frigo anche per due giorni, se non finiscono prima!

Suggerimenti:
– è una pietanza assolutamente e naturalmente senza glutine, adatta, quindi anche ai celiaci!
– Per una versione vegana, omettete pure le acciughe, ma non dimenticate di aggiungere più sale!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Cristina di Poveri ma belli e buoni, Un’acciuga al giorno

E anche alla raccolta di Cobrizo Salutiamoci
A presto

Stefania Oliveri

Rifatte senza glutine: Cheesecake ai limoni e ci rivediamo ad ottobre

Una cheese cake facilissima da fare, buona, no, buonissima! Estiva, profumata e fresca! L’ha proposta Anna Lisa e le sono grata di cotanta bontà!
Fa parte di un progetto di solidarietà nei confronti dei celiaci, che avendo una malattia per cui non esiste cura, se non quella di astenersi dal glutine e quindi dai cibi che li contengono, oltre che nell’evitare qualsiasi contaminazione, non possono mangiare tutto, restando il più delle volte discriminati da interi menù col glutine.
Questa cheese cake mette d’accordo tutti, celiaci e non…

Questa torta la dedico a tutte quelle persone sensibili che permetteranno a un celiaco di gioire della convivialità e a Ginestra in particolare per il suo meraviglioso impegno.

La ricetta è di Anna Lisa e la potete trovare qui
Ingredienti:
500 gr di ricotta di pecora (o altro formaggio dolce)
100 ml di panna fresca (crema di latte)
220 gr di zucchero semolato
2 cucchiai di fecola di patate consentita
1 limone non trattato
4 uova
1 cucchiaino da caffé di vaniglia liquida bourbon
1 noce di burro

Procedete a mano o con il Bimby.
Montate a neve gli albumi 4 min. vel.4 con la farfalla, aggiungendo la vaniglia a 20 secondi dalla fine del tempo. Mettete da parte in frigorifero. Accendete il forno a 180°.
Senza lavare il boccale, tritate lo zucchero con la scorza del limone 8 sec. vel.10.
Unite i tuorli, la panna, la ricotta, la fecola e il succo di limone e lavorate per 1minuto(o finché non sarà liscio e omogeneo) a vel.4. Incorporate a mano gli albumi delicatamente.
Ungete di burro una tortiera a stampo apribile da circa 26 cm. e cospargete il fondo
con una manciata di zucchero (anche di canna).
Versate il composto nella tortiera e infornate per 30/40 minuti, finché la superficie non sarà un po’ scurita. Togliete dal forno e lasciate intiepidire per una mezz’ora quindi, rovesciate su un piatto di portata.
Potete servirlo freddo (specie d’estate) o a temperatura ambiente dopo averlo comunque raffreddato in frigorifero per qualche ora.

Suggerimenti:
– provoca seria assuefazione!

Ci rivediamo ad ottobre con la pasta ai peperoni di Elena
A presto
Stefania Oliveri