Un fiore per ricordare ancora… frittata coi gerani

Oggi è il ventesimo anniversario e io quel giorno c’ero. Non lo stesso posso dire per i miei alunni. Per loro è solo storia. Per me è invece vita vissuta, proprio in un periodo particolare della mia vita, cioè quando ancora andavo all’università, mi stavo laureando e avevo appena partecipato all’occupazione e pensavo di poter cambiare il mondo.
Quel sabato pomeriggio fu terribile, il mondo mi crollò addosso a me e a tutti i palermitani… forse non a tutti, ma ai palermitani perbene, sì. Lui, loro erano la nostra speranza, la speranza di un riscatto. Quella bomba ci aveva distrutto!
Mia mamma mi raccontava sempre che quando morì Kennedy, il mondo pianse. Si vedeva gente per strada piangere per un uomo straordinario. Ecco anche quando morì Falcone, Palermo pianse e vidi tantissimi piangere per strada. Capì per esperienza cosa significava perdere un grande uomo.
E però la storia insegna, che la sua morte non fu una sconfitta. Poi il 19 luglio, una domenica caldissima, proprio vicino a casa di mia cognata, dove eravamo tutti riuniti, scoppiò la seconda bomba e morì anche Paolo Borsellino. Lui lo sapeva di essere un uomo morto, ma a casa di sua madre il divieto di sosta per le macchine non l’avevano messo…
La città si ribellò. Si indignò. Scese in piazza. Si fece sentire. Prese ardore e combatté. Forse per questo, in quel periodo, tantissimi mafiosetti parlarono e si costituirono, dando una sferzata al fenomeno.
La mafia capì che non ci avevano ridotto al silenzio, anzi la città si era risvegliata e la loro strategia era risultata perdente. Volevano spaventarci e invece ci eravamo uniti… La mafia capì o forse glielo fecero capire… Fatto sta che, da allora, non ci sono stati più morti eccellenti, anzi. Ma non per questo la mafia scomparve, anzi. “Forse” un accordo fece in modo che loro ottenessero quello che volevano e in cambio loro non uccisero più… La città ripiombò nella mafia senza nemmeno accorgersene. Perché se ci sono delle bellissime iniziative che fanno di tutto per non farci abbassare la guardia e per combattere, come Addio Pizzo, i progetti alla Legalità delle scuole, Libera e tanto altro, è pure vero che la mafia si combatte in una maniera sola: col lavoro! E lavoro non ce n’è! Ce n’era poco prima, ce n’è di meno adesso.
E allora come si combatte la mafia? E’ difficile andare avanti senza lavorare; è difficile trovare un lavoro, uno straccio di lavoro (in un centro commerciale, ad es., mal pagato) senza una raccomandazione… E chi te la da la raccomandazione? E poi, puoi non essere debitore di un voto?
Peggio. Il lavoro non c’è, ma i desideri tutti. Voglia di riscatto sociale, di rispetto, della moto di grossa cilindrata (“il motorazzo”), femmine… E così si comincia con poco, si spaccia, si rubacchia per restituire dietro pagamento, si chiede il pizzo…
Siete mai stati allo Zen di Palermo? Siete mai entrati in una casa? Io sì!
Il quartiere è degradato e a dispetto del suo nome Zen (che potrebbe richiamare concetti di pace, serenità e bellezza), non c’è accenno di bellezza, pace e serenità. Le case sembrano fatte di cartone, a terra il linoleum, le camere piccole e buie. La spazzatura è dovunque (ma questa è l’unica somiglianza col resto della città) ed è tutto sporco e polveroso. Tutto rotto, tutto lasciato lì a giacere, ad aspettare una sepoltura che mai arriverà… D’estate, quando sono andata io a trovare i miei amici, c’erano un caldo afosissimo, molto più caldo che a casa mia e gli scarafaggi passeggiavano indisturbati…
Sbirro, in quel quartiere (e, purtroppo, non solo) è l’offesa massima!
In una città che accetta una realtà come questa, che accetta il disordine, la sporcizia, la doppia fila, il rumore, la mancanza di piste ciclabili, di una metropolitana degna di questo nome, del favore per ottenere un diritto, come fa a non attecchire la mafia?
La mafia dà. Dà soldi, potere, dignità… o quanto meno all’inizio dà. Poi pretende, anche, e il prezzo è sempre troppo alto, ma ormai non se ne può più uscire…
Oggi era doveroso ricordare un grande uomo come Falcone, che ha fatto tanto per questa città, perché la città non dimentichi, perché si svegli di nuovo e combatta, di nuovo, unita la mafia, perché il suo sacrificio non sia stato inutile!
Io lo voglio ricordare così, perché io c’ero e nonostante sano trascorsi venti anni, il mio dolore e la mia rabbia sono ancora come allora… Tante volte ho pensato che io non posso più stare qui, che vorrei andare altrove, trovare pace e serenità e soprattutto darla ai miei figli, ma sono ancora qui e con tutta me stessa non voglio rassegnarmi, voglio combattere ancora… sempre!

E dopo questo doveroso preambolo non è facile passare ad una ricetta, ma oggi mi tocca perché è l’ultima (st)Renna che posto per questa tornata. E siccome il tema sono i fiori, dedico questo post a tutti i palermitani, a tutti i siciliani, a tutti i politici per bene…


La ricetta stavolta, strano ma vero, è salata. Ho fatto una semplicissima frittata a cui ho aggiunto dei petali di geranio non trattati. I gerani, come tanti altri fiori (ma non tutti, informatevi bene prima di procedere alla loro cottura), sono commestibili. E sono soprattutto facilissimi da trovare. Io, in realtà sono andata fino a Lascari (vicino Cefalù) dalla mia amica a prenderli, perché lontani da ogni strada, lontani da ogni smog e soprattutto non trattati.
La ricetta è semplicissima e potete offrirla come antipasto un po’ sfizioso per stupire i vostri ospiti… ma non vi spaventate, il sapore dei fiori non è così determinante!
Frittatine ai gerani
1 uovo codice 0 (bio) o 1 (allevate a terra) per ogni commensale
1 manciata di gerani
Parmigiano
Sale q.b.
Olivo evo
Sbattere le uova con il sale e il parmigiano. Riscaldare un po’ d’olio in una padellina e versare il composto con le uova. Spargere i petali di gerani, già lavati e asciugati, sopra la frittata e far cuocere fino a doratura. Ritagliare con un coppa pasta (io a forma di fiore) e servire.
Non dimenticate di passare domani da EliFla di Cuocicucidici e venerdì da Mapi di L’Apple Pie di Mary Pie. Invece andate a vedere da Ale e Dani di Menù Turistico per la proposta di lunedì e per quella di martedì da Anna Luisa e Fabio de Assaggi di Viaggi. La prossima settimana invece sarà il turno di Mai di Il colore della curcuma, Eleonora di Burro e Miele, Laroby di Le chat egoiste, Roberta di La valigia sul letto e Patty di Andante con gusto, le (st)rennine di questo mese. Poi ci prenderemo la nostra pausa estiva. Ma non dimenticate che avete tempo fino al 3 giugno per partecipare al contest con delle ricette gluten free con i fiori. Potete ancora vincere un magnifico week end per due persone all’agriturismo Baglio Costa di Mandorle di Paceco(TP).

Che aspettate?
A presto
Stefania Oliveri

Crostata profumata alla malva con crema di Ladurée

Prossimo obiettivo? 1. Eliminare sale e zucchero dalla mia dieta…
Ok, passo all’obiettivo successivo!
2. Postare ricetta per le (st)Renne “Grazie dei fiori”! Ok, ce la posso fare!
3. Ricordarvi che fino al 3 giugno potete postare le vostre ricette senza glutine e con i fiori che potete vedere qui. Fatto!
4. Ricordarvi che domani tocca ad EliFla, venerdì a Mapi, lunedì ad Alessandra e Daniela e martedì a Anna Luisa e Fabio. E ce l’ho fatta!
5. E che l’ultima settimana ci saranno le (st)Renne del mese di maggio Eleonora, Mai, Patty, Roby e Roberta. Ed ho fatto anche questo!
Quindi, tirando le somme, sono riuscita a raggiungere gli obiettivi che mi ero posta… cosa sarà mai se il primo lo salto?
Per farmi perdonare e per dimostrarvi che il primo obiettivo mi è davvero impossibile realizzare, vi lascio una ricetta, tutto sommato, ma anche sottratto, facile.

Pasta frolla senza glutine col mix di Felix (o quasi)
115 g di amido di mais
35 g di fecola di patate
110 g di farina di riso
8 g di xantano (omesso perché non ne avevo!)
1 uovo codice 0 o 1
75 g di zucchero
1 puntina di sale
scorza di mezzo limone grattugiata
5 gr di fiori essiccati di malva
160 g di burro

Per la farcia di Ladurée(Ladurée, Dolce, Luxory Books, p. 120):
500 gr di mascarpone
8 gr di fogli di colla di pesce
60 gr di panna da montare
125 gr di zucchero
cioccolato bianco
ananasPer la pasta frolla
Impastare con un mixer tutti gli ingredienti della pasta frolla e mettere in frigo a riposare per mezz’ora, avvolgendo l’impasto nella pellicola.
Riprendere l’impasto e stenderlo, mettendolo in uno stampo. Bucherellare con i rebbi di una forchetta, coprire con carta forno e questa con i fagioli e mettere in forno a 170°C (già caldo) e far cuocere 20 minuti. Togliere la carta forno e i fagioli e se ancora non dovesse essere pronta, rimettere la pasta folla in forno per altri 10 minuti o fino a quando non è dorata.
Lasciare raffreddare.Preparare la crema
Ammorbidire i fogli di gelatina in acqua fredda per una decina di minuti. Quindi strizzarli bene e immergere nella panna portata ad ebollizione insieme allo zucchero, ma fuori dal fuoco. Lasciare raffreddare il composto.
Quando il composto sarà raffreddato, aggiungere il mascarpone, che prima dovrà essere ammorbidito girandolo con una spatola e poi incorporato mescolando bene i due composti.
Prima di aggiungere la crema alla base, far sciogliere del cioccolato bianco al microonde (o a bagnomaria) e spennellare la crostata, così da non far inumidire il guscio di frolla a contatto con la crema. Appena il cioccolato si sarà rappreso, versare la crema e mettere in frigo a raffreddare. Ladurée suggerisce di metterla in freezer per 20 minuti.
Quindi tagliare l’ananas come meglio vi aggrada e disporre sulla crostata, spolverizzando con i petali secchi della malva.

Suggerimenti:
-per la pasta frolla lo xantano credo sia assolutamente indispensabile. E’ stato piuttosto difficile stendere la pasta e poi è risultata piuttosto sbriciolosa. Il sapore però è veramente ottimo, per cui mi riservo di riutilizzare il mix di Felix, quando finalmente troverò lo xantano a Palermo!
-potete sostituire l’ananas con le fragole, come nella ricetta originale di Ladurée;
-la malva ha un sapore delicatissimo, ma dà all’insieme un gusto ricercato. Aggiungetela, però, solo all’ultimo sul dolce, perché stinge!


Vi ricordo, che partecipando al contest Grazie dei fiori, potrete vincere un magnifico fine settimana, per due persone, in questo Agriturismo meraviglioso Baglio Costa di Mandorle, in provincia di Trapani

E allora che aspettate? Se volete ispirarvi potete guardare qui
A presto
Stefania Oliveri

Torta alle rose per le (st)Renne Senza Glutine


E’ ufficiale, da lunedì abbiamo ricominciato, ma sarà l’ultimo mese… Quindi un sentimento di gioia e di tristezza insieme in questo post, che annuncia trionfante il tema del mese delle (st)Renne, i fiori, ma che annuncia altresì che stiamo per chiudere questa bella avventura. L’avventura però si concluderà in bellezza perché, dopo aver proclamato le ultime 5 (st)Renne per un mese, annunceremo anche il vincitore del week end, per due persone, all’Agriturismo Baglio Costa di Mandorla di Paceco (TP).

Ovviamente il nostro non è un addio, ma un arrivederci. Ci prendiamo una pausa estiva per poi tornare, rinnovati. Stiamo troppo bene insieme e il nostro cazz… lavoro è troppo divertente per farlo finire.
In ogni caso, avete ancora tutto un lungo mese da passare in nostra compagnia. Il lunedì tocca sempre alla ricetta di Menù Turistico, il martedì a quella degli Assaggi di Viaggi, il mercoledì alla mia, il giovedì a quella di Cuocicucidici e il venerdì a quella de L’Apple Pie di Mary Pie (che sono poi i giudici di questo contest). Poi fra tre settimane, ci saranno le 5 vincitrici dello scorso mese a darvi le loro proposte, Roberta, La valigia sul letto, Patty, Andante con Gusto, Eleonora, Burro e miele, la Robi, Le Chat egoiste e Mai, Il colore della curcuma.
Il tema di questo mese, come vi ho già annunciato, sono i fiori. Quando abbiamo deciso di cucinare con i fiori, per i primi momenti, dopo la contentezza per un tema non scontato e adattissimo alla stagione, almeno io, ho avuto un attimo di sgomento… Quali fiori si possono mangiare? Ma dove li trovo i fiori non trattati? E che ricette si possono fare con i fiori? Ma saranno veramente buoni? Poi ho cominciato a documentarmi e a scoprire che vengono usati tantissimo e che avevo bizzeffe di ricette anche nei miei numerosi libri, anche se non tematici. E quando ho cominciato a cucinare con i fiori, mi è presa una vera e proprio mania. Cioè adesso guardo ogni fiore con occhi diversi e immagino accostamenti e consistenze… Insomma, adesso ho una nuova mania e ho cominciato a piantare fiori nel mio terrazzo per poterli mangiare… Mettetevi alla prova e vedrete che succederà anche a voi!
Questa torta nasce dopo una scorribanda nel meraviglioso giardino di una mia amica, che ha una varietà infinita di rose. Mi ha raccolto due mazzi enormi di rose di tutti i colori, rosa, gialle, rosse. Io ho deciso di fare la marmellata (o gelatina) con quelle più profumate che erano di un colore giallo tenue e quelle rosse fuoco le ho usate per decorare. Quelle rosa… be’ quelle rosa non ho avuto il coraggio di toccarle erano troppo belle!

Torta alle rose (da un’idea di Accademia Maestri di Pasticceri Italiani, Scuola di Pasticceria, Torte e crostate, n. 1, La Cucina del Corriere della Sera)
Torta alle rose
Ingredienti (dicono per 6, ma va bene anche per 8, e anche per più persone se ci sono altri dolci)
Per il pan di Spagna
4 uova codice 0 (bio) o 1 (allevate a terra)
150 gr di zucchero
150 gr di farina (così divisi: 100 gr farina di riso finissima, 35 gr fecola di patate, 15 gr di farina di tapioca)
1 cucchiaino di vaniglia bourbon
sale

Per la crema:
6 gr di gelatina in fogli (ma secondo me devono essere di più… forse il doppio)
2,5 dl di latte
4 tuorli
100+20 gr di zucchero semolato
4 cucchiai di acqua di rose
2 dl di panna fresca
0,6 dl di acqua
100 gr di gelatina di rose (io ne ho usato solo 80)

Per decorare
1 rosa biologica , non trattata
1 albume
2 cucchiai di zucchero semolato


Preparare per prima cosa il pan di Spagna
Innanzitutto devo confessare che questa ricetta mi è piaciuta perché le uova non si separano ma si montano bianchi e rossi insieme. Ovviamente è importante che siano a temperatura ambiente e che vengano montati per almeno 10 minuti, con lo zucchero e un pizzico di sale, cioè fino a quando il composto non sarà chiaro e spumoso.
A questo punto potete aggiungere la farina setacciata, poco per volta… ma io ho sbagliato e l’ho messa tutta insieme… Quindi ho dovuto usare di nuovo la frusta elettrica per eliminare i grumi… e il composto non ne ha risentito affatto. Quando il composto sarà omogeneo, versatelo in una tortiera da 24 cm, imburrato e infarinato (con farina di riso) o ricoperto con carta forno e cuocetelo a 180°C in forno già caldo per 25 minuti. Passato questo tempo, sfornate il pan di Spagna, sformatelo e fatelo raffreddare su una gratella.
Per la crema:
Bisogna far ammorbidire la gelatina a bagno in acqua fredda (io la prossima volta ne metto 10 grammi, perché 6 mi son sembrati poco). Nel frattempo dovete far scaldare il latte, mentre montate i tuorli con 100 gr di zucchero (ovviamente, siccome non leggo fino in fondo io ne ho messi 120, ma va bene comunque), fino ad ottenere una crema chiara e spumosa e continuando a mescolare aggiungere il latte tiepido a filo. A questo punto dovete far addensare la crema a fuoco basso (e forse io l’ho fatto troppo poco) e al primo bollore, togliete dal fuoco e aggiungete la gelatina strizzata e mescolate fino a quando non si sarà sciolta bene. Fate raffreddare la crema e unite metà acqua di rose.
Quindi montate la panna freddissima (con un cucchiaio di zucchero a velo) e mescolatela con la crema, delicatamente, e conservatela in frigo.
Quando dovrete montare il dolce, dovete sciogliere i 20 gr di zucchero rimasto con l’acqua, ottenendo uno sciroppo. Togliete quindi dal fuoco e aggiungete l’acqua di rose rimasta e la gelatina di rose (avrei dovuta metterne i due terzi, ma l’ho aggiunta tutta).
Quindi dividete il pan di Spagna in due e imbibite le due parti con questo composto. Coprite il primo strato con la crema alle rose e sovrapponete il secondo strato e coprite con la crema rimasta. In realtà, la ricetta originale prevedeva che la parte superiore fosse spalmata con la gelatina rimasta. Ma siccome la quantità di crema è abbondante, io l’ho ricoperta con la crema e vi devo dire che era una meraviglia.
Decorate con i petali di rose brinati, cioè spennellati con un elo di albume e poi passati nello zucchero.
La torta risulta delicatissima, con un sapore delicato di rose ed è un ottimo fine pasto.

Suggerimenti:
-se la crema alla rosa diventa grumosa, basta mixerarla un po’ e poi aggiungere la panna;
-preparate una quantità leggermente maggiore di sciroppo di zucchero, perché la torta, secondo me deve essere imbibita maggiormente, anche se il pan di Spagna risulta morbidissima;
-domani vi posto la ricetta della marmellata/gelatina di rose… O altrimenti compratela, se ne trovano in commercio!
E adesso, dopo esservi sorbiti tutta la pappardella, vi ricordo le regole per partecipare al nostro contest delle (st)Renne Gluten free sui fiori. Bisogna:
1. preparare una ricetta (dall’antipasto al dolce, questo lo decidete voi, che abbia come ingrediente i fiori (commestibili) e che sia rigorosamente senza glutine. Mi raccomando i fiori non devono essere solo elemento decorativo, ma ingrediente della ricetta;
2. inviare la ricetta qui, nel mio blog, entro e non oltre la mezzanotte di domenica 3 giugno, esponendo il banner nel vostro blog;
3. inviare quante ricette volete, che possono partecipare anche ad altri contest.
Entro il 6 giugno proclameremo le 5 nuove (st)Renne, che parteciperanno di diritto all’estrazione per il week end, per due persone, all’Agriturismo Baglio Costa di Mandorle di Paceco e l’indomani proclameremo il vincitore del week end.
E allora che aspettate? Partecipateeeeeee!

A presto
Stefania Oliveri

Pilaf malese e grazie dei fiori… commestibili e senza glutine!

Oggi ri iniziano per l’ultimo mese le (st)Renne. Dopo un anno passato insieme vi salutiamo per il periodo estivo. Ultimo mese anche per le (st)Renne gluten free, al termine del quale si decreterà il vincitore (per adesso solo la vincitrice vista la partecipazione solo femminile) del magnifico week end all’Agriturismo Baglio Costa di Mandorle di Paceco. Il tema prescelto, visto che siamo in primavera, ma anche perché vogliamo ringraziarvi per averci seguito e aver partecipato, sono i fiori… commestibili. So che non è facile, ma conoscendovi, sono certa che attiverete la vostra fantasia. Potete proporre dall’antipasto al dolce, ovviamente solo senza glutine, e l’importante è che sia presente il fiore come ingrediente della vostra portata. Quindi non solo mero elemento decorativo, ma ingrediente. Tutto chiaro?
Il contest parte oggi e da Menù Turistico potete trovare la prima ricetta, domani toccherà agli Assaggi di Viaggi, mercoledì a me, giovedì a Cuocicucidici e venerdì a La Apple Pie di Mary Pie e così per tre settimane, che sono anche i giudici del contest gluten free. La quarta settimana invece toccherà alle (st)Renne vincitrici lo scorso mese (Roberta, La valigia sul letto, Patty, Andante con Gusto, Eleonora, Burro e miele, la Robi,Le chat egoiste – alla quale faccio tanti auguri!- e Mai, Il colore della curcuma) e concluderanno il contest che si chiuderà domenica 3 giugno. Entro tre giorni verranno proclamate le nuove (st)Renne e l’indomani la vincitrice del magnifico week end.
Spero di non aver dimenticato niente, ma se così fosse, vi prego di scusarmi già in anticipo e mercoledì farò un riepilogo quanto più dettagliato possibile con il banner da prelevare per partecipare al contest.
E adesso la ricetta, ma non una del dolce doppio. No, non è che non cucina più, è solo che ha deciso che siccome c’è bel tempo (almeno qui) e c’è il sole, di darsi al barbecue … e di farci buttare fuori di casa da un condominio inferocito… Così ieri, nonostante le mie rimostranze, ha comprato la carne ha montato il suo strabiliante barbecue (quello economico, come tutti i suoi affari…) e di mettersi ad arrostire in terrazza… Solo che noi abitiamo al primo piano e intorno abbiamo altri tre palazzoni… Insomma, se proprio deve farlo, almeno deve invitare tutto il vicinato, mica puoi far sentir loro u ciavuru e lasciarli a bocca asciutta, no?

Per cui anche questo lunedì niente ricetta del dolce doppio… Affrante? E allora diteglielo che deve tornare a cucinare, ma seriamente!

Da una ricetta dell’Enciclopedia della Cucina internazionale, India, Thailandia, Sud est Asiatico, n. 22, La Biblioteca di Repubblica
Pilaf malese
Per cominciare vi dico subito che io ho raddoppiato le quantità, ma ho dimezzato le dosi di alcune spezie perché mi sembravano eccessive le dosi… e ho fatto bene, io vi metto le mie dosi.
per una decina di persone
700 gr di riso basmati
1 stecca di cannella
40 gr di ghee (ma nel libro diceva burro)
10 chiodi di garofano (ma erano eccessivi anche per tutto questo riso..)
4 spicchi d’aglio
2 cipolle
25 gr di zenzero fresco
30 gr di zucchero
260 gr di piselli
10 bacche di cardamomo
1/2 cucchiaino da caffè di curcuma
4 carote (mia aggiunta)
sale
Per prima cosa si deve lavare bene il riso, cambiando l’acqua più volte e cioè fino a quando non sarà limpida. Quindi si deve versare in una pentola e coprirlo con l’acqua per una mezz’ora. Nel frattempo ho pelato e grattugiato lo zenzero e le carote, ho tritato la cipolla (ma doveva essere tagliata a fettine). Ho riscaldato il ghee in una casseruola con tutte le spezie, con il carmamomo pestato e l’aglio intero (così dopo si può togliere). Quindi ho unito la cipolla e le carote, lo zenzero e lo zucchero, mescolando finchè il composto non ha raggiunto un bel colore ambrato.
A questo punto si può aggiungere il riso e si deve fare tostare per un minuto e quindi anche i piselli (avrebbero dovuto essere freschi, e i miei lo erano, ma talmente tanto da sembrare surgelati…) e 1,2 l d’acqua, salando. Ho portato ad ebollizione e da quel momento ho fatto cuocere circa 20 minuti, cioè fino a quando il riso non ha assorbito tutta l’acqua. Solo a questo punto si può coprire la casseruola con un canovaccio e lasciar riposare per 10 minuti. Servire caldo, o tiepido.

Suggerimenti:
– secondo me, 10 chiodi di garofano sono tanti anche per 700 gr di riso per cui non ne aggiungere più di 5;
– dovete togliere i chiodi di garofano, l’aglio e laa cannella dal riso prima di servirlo, perché è fastidioso ritrovarseli in bocca, per cui vi suggerisco di toglierli prima di aggiunere il riso. Il sapore rimarrà lo stesso, ma non dovrete fare la caccia al tesoro al termin della cottura;
– per una versione vegana, basta sostituire il burro con dell’olio.
Vi aspetto numerosi, come sempre, per le proposte senza glutine del contest
A presto
Stefania Oliveri

Matilde di Canossa e il suo biancomangiare… salato e senza glutine!

Se parlo di una donna forte e modernissima, che ha lottato strenuamente per i suoi diritti, a che epoca pensate? Non certo al medioevo. E invece la donna di cui vi parlerò oggi è vissuta proprio in quel periodo e seppur sconosciuta ai molti, mi ha affascinato con la sua storia.
Matilde di Canossa, conosciuta (???) ai più per lo storico incontro che realizzò fra il papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, suo cugino, fu una donna fortissima e valorosa… ed estremamente contemporanea! Rimasta orfana di padre a soli 8 anni e uccisi anche due suoi fratelli maggiori, alla madre di Matilde non rimase che sposare un uomo, per mantenere i suoi possedimenti. Le toccò in sorte un lontano parente, Goffredo di Lorena, anche egli vedovo e con un figlio, Goffredo detto il Gobbo; che venne subito piazzato con Matilde, alla morte del padre. Ella però fu addestrata a combattere con lancia e spada, a piedi e a cavallo, e, diciottenne, guidò per la prima volta le schiere del patrigno Goffredo in battaglia.Ma questo era solo il primo di oltre sessanta combattimenti cui Matilde partecipò, non sempre con esiti positivi, ma con tenacia e acume tattico, esattamente come la madre Beatrice, anch’ella comandante in capo dei suoi feudatari. La sua figura di donna guerriera, però, non mise mai in ombra la sua fama di bellezza (“era alta, forte, con denti splendidi e capelli biondo fulvo”) né la sua umiltà e devozione.
Certo non possiamo parlare di matrimonio d’amore, ma ebbero anche una bimba, che però morì prematuramente. A questo punto Matilde lasciò il marito per tornarsene a Mantova. Tre anni dopo anche suo marito fu assassinato e così a soli 30 anni cominciò a regnare da sola per oltre 40 anni, dimostrando di essere un ottimo capo di stato.
Fu modernissima per un’altra ragione e cioè sposò un ragazzo più giovane di lei di 27 anni! In realtà, anche qui la motivazione non fu l’amore, ma l’alleanza con un casato di duchi di Baviera ostili all’imperatore Enrico IV e a favore del Papa, cosa che Matilde favorì sempre. Il ragazzo però era troppo giovane, solo 15 anni e assolutamente imberbe. Non voglio fare pettegolezzi, ma il primo incontro amoroso fu un vero disastro, raccontano le cronache del tempo, che rincarano la dose asserendo che l’impedimento fosse di naturale frigidità del ragazzo, tanto da passare alla storia col nome di Guelfo il pingue e l’impotente. Ovviamente fu allontanato anche lui e non ci saranno eredi nemmeno da questo matrimonio… Adottò però il conte fiorentino Guido Guerra e donò alla chiesa (alla sua morte) tutti i suoi beni. Giunti a questo punto Enrico V, figlio e successore di Enrico IV, reintegrò Matilde nei suoi possedimenti (eccetto che per la Toscana) e la nominò viceregina di Italia. Matilde a ormai 69 anni (una bella età per l’epoca) essendo anche ammalata e decidse di ritirarsi nei suoi castelli dove morirà da lì a poco. Adesso è sepolta nella Basilica di San Pietro in Vaticano. La sua tomba scolpita dal Bernini è detta “Onore e Gloria d’Italia”.
Ma perché vi ho parlato di questa donna? Perché a lei è legato un fatto storico e a questo fatto storico un piatto antico che nei secoli si è un po’ perso: il biancomangiare. Si racconta infatti che grazie a lei l’imperatore Enrico IV si prostrasse per tre giorni davanti al Papa, restando addirittura scalzo sulla neve per chiedere perdono e far ritirare la scomunica che pendeva sul suo capo, dopo che egli stesso l’aveva scomunicato perché non eletto secondo le norme canoniche stabilite nel 1059. L’enorme appoggio del Papa da tutti gli stati Europei e la mediazione di Matilde fecero sì che egli decidesse di sottomettersi e grazie all’intercessione di Matilde, il Papa accettò le sue scuse. In quella occasione venne servito il biancomangiare, ma in versione salata, per simboleggiare la purezza del cuore.
La versione che arriva ai nostri giorni è quella dolce, molto più conosciuta, ma dopo una serie di ricerche sono arrivata a questa versione salata, che doveva essere più o meno la versione dell’epoca, come è scritto qui. Io ho seguito il procedimento passo passo… ma non mi vergogno a dire che non è nient’altro che pollo e bechamelle! 😉


Biancomangiare salato secondo l’uso medievale
• 150 g di mandorle
• 25 g di farina di riso
• ½ litro di brodo di gallina
• 150 g di petto di gallina con cui si è fatto il brodo oppure di petto di pollo
• 5 cl circa di acqua di rose
• spezie
• sale
Per prima cosa dobbiamo preparare un buon brodo di pollo.
• 3 litri d’acqua (preferibilmente di fonte)
• 1 bel pollo ruspante di 1,3 – 1,5 kg
• 3-4 carote
• 1 patata
• 1 grossa cipolla sbucciata e picchiettata con 4 chiodi di garofano
• 1 bel cucchiaino di pepe in grani
• 2 foglie d’alloro
• sale grosso
Mettete il pollo, dopo averlo fiammeggiato, in un pentolone e ricoprite con abbondante acqua fredda. Coprite con un coperchio e portate ad ebollizione a fuoco moderato. Quindi abbassate la fiamma al minimo per far sobbollire. Nel frattempo con una schiumarola togliete le impurità che affiorano in superficie. Pulite le verdure, lavatele e aggiungetele alla carne. Salate moderatamente , aggiungete il pepe in grani e l’alloro e fate cuocere per circa 1 ora e mezzo/ 2. Togliete il pollo e prelevate la carne. Nel frattempo filtrate il brodo. Si conserva in frigorifero. Il giorno dopo, sgrassate togliendo lo strato di grasso superficiale.
A questo punto, avendo il brodo pronto e anche il pollo possiamo procedere al biancomangiare. Tritate il pollo molto finemente. Spellate (o comprate quelle già sbucciate) e pestate le mandorle, stemperatele assieme alla farina di riso in ½ litro di brodo tiepido e filtriate. Fate bollire il latte così ottenuto e salate (se ve ne fosse bisogno). Aggiungete il trito di carne e cuocete, mescolando, finché la miscela non si addensi. La consistenza deve essere quella di una crema piuttosto densa. A fine cottura aggiungiamo l’acqua di rose. Servite tiepido, in un’unica coppa oppure in coppette individuali dopo aver spolverato con una miscela di spezie dolci (zenzero, cannella, alloro e chiodi di garofano).
Essendo considerato un antipasto io ho preferito la versione moderna in finger food.

Suggerimenti:
– dopo aver filtrato il brodo e separato dalle mandorle, ridotte in farina, ho deciso che siccome il sapore delle mandorle si perdeva completamente, di aggiungere le mandorle filtrate. Secondo me hanno dato un po’ più sapore al biancomangiare e soprattutto una consistenza diversa, ma non sono riuscite a dare la svolta che mi aspettavo. Insomma se avessi fatto una normale bechamelle e aggiunto il pollo in brodo, con le spezie, sarebbe stato pressoché uguale il risultato…

Detto questo, vi ricordo che oggi, seppur primavera, per me è l’ultimo appuntamento del mio blog con le (st)Renne. Domani toccherà ad EliFla e venerdì a Mapi e poi verrà il turno delle (st)Renne per un mese Eleonora, Mai, Patty, Gaia e Greta.


Ne approfitto per mostrare la mia solidarietà ad Eleonora che per tutta la settimana lascerà il blog chiuso in segno di lutto per i fatti gravosi successi a Toulouse, in cui hanno perso la vita quattro poveri innocenti. In un momento in cui si predica la tolleranza, in cui si cerca di insegnare a rispettare il prossimo, in cui si agogna una convivenza civile e pacifica, un fatto del genere ci sconvolge e ci addolora ancor di più… Perché queste cose non accadano più…

Infine, ma non per ultimo vi ricordo che il contest delle (st)Renne sulle donne (st)raordinarie (ma andate e leggere qui cosa si intende per straordinarie), si concluderà il primo di aprile e avrà 5 vincitori che concorreranno per vincere un magnifico weekend all’Agriturismo Baglio Costa di Mandorle di Paceco (TP),

oltre ad essere elette (st)Renne per un mese… Quindi che aspettate?
A presto
Stefania Oliveri

Un dolce di Careme per il battesimo del figlio di Napoleone e Maria Luisa

La donna di cui vi parlerò oggi, per le nostre (st)Renne sulle donne (st)raordinarie, è una parente di Sissi, ed esattamente una zia acquisita di Sissi. Zia acquisita per matrimonio, in quanto figlia del fratello del padre di Francesco Giuseppe… Troppo complicato? Meno di quello che si creda.
Maria Luisa d’Austria era figlia dell’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe II e della seconda moglie (sua cugina) maria Teresa di Borbone, meglio conosciuta in quanto ultima moglie di Napoleone Bonaparte. Ma perché voglio parlarvi di lei? Perché scrivendo la scorsa settimana la storia di Sissi, e di quanto viene ancora odiata agli austriaci e di come l’accolsero male anche allora, mi è venuta in mente la storia di questa donna e di come invece fu amata e il paragone è nato spontaneo.
Innanzitutto fu tanto amata dal padre che le dedicò molto tempo, meno della madre, troppo fatua, ma che ben presto morì e fu rimpiazzata da una matrigna (una cugina del padre) di soli 4 anni più grande di lei, che l’amò a sua volta, forse per la vicinanza di età, forse per il fatto che non poteva avere figli suoi. Fu amata per il suo carattere docile e amabile, sempre disponibile al volere altrui, prima quello del padre, che all’età di 18 anni la diede in sposa a Napoleone, per assicurargli una discendenza e poi a quello di Napoleone stesso, che sebbene l’avesse sposata per mero interesse politico, pur essendo così diversa da Giuseppina (donna che lui amò follemente), meno bella, meno di classe, meno donna di corte, ma che trattò sempre bene e essendo molto gentile con lei (per stessa ammissione di Maria Luisa), perché appunto così dolce e arrendevole. Gli diede il tanto agognato erede, ma non servì a niente, non ereditò mai il titolo e comunque all’età di 20 anni morì. In ogni caso (ve la faccio breve), quando Napoleone fu mandato in esilio, Maria Luisa preferì tornare in Austria dal padre che l’affidò ad un suo generale di fiducia Adam Albert von Neipperg… Fiducia assolutamente mal riposta, visto che lei ne diventò dapprima l’amante e poi, quando napoleone morì, la moglie, congiungendosi in nozze morganatiche. Ovviamente dovette lasciare il primo figlio alle cure del padre e non poté riconoscere nemmeno i due figli che ebbe da Neipperg, nemmeno dopo la morte di lui. In ogni caso, rimasta vedova per la seconda volta, prima ebbe diversi amanti per consolarsi della perdita e poi sposò, sempre con nozze morganatiche, il conte francese Charles-René de Bombelles, per convenienza di avere un marito accanto, che fosse anche il primo uomo del ducato di Parma. Morì comunque abbastanza giovane all’età di 56 anni.
Ma ancora il nesso fra le due donne non si vede ed effettivamente l’unico nesso, forse, lo vedo solo io. In ogni caso mi ha fatto tanto riflettere il fatto che queste due donne si sono conquistate l’amore/odio del loro popolo e non solo, non per le loro azioni, quanto per la loro indole. L’indole ribelle dell’una la portarono ad essere contornata da un sentimento negativo pur non agendo di per sé mai male (ebbe un solo marito, non si sa di amanti, non abbandonò i figli per altri uomini). L’indole remissiva dell’altra, invece, la fecero molto amare da tutti, mariti, sudditi e figli (perfino il primo), pur agendo molto male (abbandonò il primo marito Napoleone, prima della sua fine, lasciò il figlio pur di sposare il secondo marito, non allevò nemmeno gli altri due figli perché il matrimonio era morganatico e non li poté mai riconoscere, ed ebbe numerosi amanti…).
Ecco spiegato il detto “ci vuole fortuna pure a cuocere un uovo…”
Stabilito il rapporto fra le due donne, adesso passiamo a stabilire un rapporto con una ricetta. Ma qui la cosa è molto più semplice. A parte il fatto che, al contrario di Sissi, amava e apprezzava la buona cucina, specialmente i dolci, tanto da cominciare ad ingrassare proprio al suo arrivo a Parigi, l’incontro fatale, forse fu proprio con il famoso pasticcere di corte Marie-Antoin Careme, forse il primo pasticcere di torte monumentali. E proprio a lui fu affidato il compito di preparare i dolci per il battesimo del figlio di Maria Luisa e Napoleone e per loro ideò un dolce a grandezza uomo, composto da meringa, crema di marroni, panna e due cigni giganteschi ai lati… Io, per ovvi motivi di spazio, ve li propongo in versione finger food.

Dolce del battesimo
Base meringa:
100 gr. di albumi
200 gr. di zucchero (di cui 100 semolato e 100 a velo)
Se per caso avete degli albumi che vi avanzano, la cosa più semplice da fare è congelarli e usarli quando vi servono. Si scongelano e si lasciano a temperatura ambiente e solo quando raggiungono questa temperatura si possono cominciare a montare. Mettere quindi gli albumi in un robot da cucina e cominciate a montare. Appena cominciano a diventare schiumose, aggiungete lo zucchero a poco a poco. Io consiglio prima quello semolato e poi quello a velo. Se usate quello comprato non avete bisogno di altro, se invece lo fate voi tritandolo con il Bimby allora è il caso di aggiungere un po’ di cremor tartaro… Continuate a montare bene, fino a quando non si formi una bella crema lucida e densa. A questo punto se siete pratici con la sac a poche, inserite la crema nella sac a poche e fate tanti ciuffetti distanziati fra di loro di circa 3 cm, Se invece non lo siete, potete fare i ciuffetti con due cucchiaini. Mettetele in forno ventilato a 90 ° per circa 2 ore 2 ore e mezza. Più mettete basso il forno più dovranno cuocere, più verranno dure… A me invece piacciono col cuore leggermente morbido quindi le faccio cuocere a 100° per 1 ora e mezza (circa). Più è bassa la temperatura più le meringhe verranno bianche perché lo zucchero non caramellizzerà (credo sia per questo), ma siccome a me piacciono più morbidine non mi interessa tanto il colore…

Crema di marroni:
Ok, lo confesso, ho comprato quella già fatta…

Panna:
Panna fresca
Zucchero a velo secondo il vostro gusto
Montare la panna piuttosto fredda con lo zucchero a velo, ma non tanto. Deve rimanere piuttosto soffice

Pasta di zucchero per i cigni
Vedi qui

Montaggio:
Sopra una meringa adagiare una noce di crema di marroni, possibilmente passata con lo schiaccia patate (se versione finger, con lo spremi aglio) per far cadere la crema a filetti e una di panna montata. Ai lati applicare i due cigni di pasta di zucchero e spolverizzare con zucchero a velo.

Suggerimenti:
Se non siete pratiche con la pasta di zucchero,nessun problema, potete omettere i cigni…o quelli che volevano smigliare a dei cigni! 😉

Ricordatevi che avete tempo per il contest delle (st)Renne Gluten Free fino al primo di aprile

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e che oltre a vincere un mese con noi (cioè a cazzeg… a lavorare su FB con noi – Menù Turistico, Assaggi di Viaggi, io, Cuocicucidici e L’Apple Pie di Mary Pie -), come questo mese faranno Eleonora, Mai, Patti, Gaia e Greta, si vince un vero premio, e bellissimo per giunta, e cioè un magnifico week end all’Agriturismo Baglio Costa di Mandorla di Paceco (TP)…
Vi aspettiamo numerosi!
A presto
Stefania Oliveri

Donne (st)raordinarie: Sissi e la Sacher my way, per il contest delle (st)Renne!


Da lunedì sono ripartite ufficialmente le nostre (st)Renne. Stavolta il tema è molto bello e particolare, perché è dedicato alle donne. Questo è il mese in cui l’8 marzo la fa da padrone. Noi però vogliamo ridare significato a questa festa, che, negli ultimi anni, ci sembra si sia trasformata più in un’occasione mancata, più che in una vera festa su cui riflettere. E siccome quello che sappamo fare (chi più, chi meno) è cucinare, abbiamo deciso di dedicare i nostri piatti a donne (st)raordinarie. I piatti dovranno essere dedicati a donne famose e ci dovrete dire il perché della scelta. Potrà essere più o meno scontato, come ad esempio una bella pizza margherita o la pavlova, oppure meno scontata e allora dovrete spiegarci come ci siete arrivati. Niente ricette dedicate alle nonne, alle mamme e alle zie, ma solo donne famose. Oggi, essendo mercoledì, tocca a me e io vi racconterò la storia della arcinota Sissi di Austria. Prima però voglio ricordarvi che da lunedì è iniziato ufficialmente anche il contest delle (st)Renne gluten free e che avete tempo di postare le vostre ricette fino al primo di aprile a mezzanotte e poi proclameremo le nuove 5 (st)rennine per un mese!


Sissi, come tutti sapete dai film, è stata l’imperatrice d’Austria, sposa di Francesco Giuseppe, detto Franz. Però come forse non tutti sapete, la bella storia d’amore e di favola fra i due è solo un’invenzione cinematografica. In realtà Franz era promesso sposa della sorella maggiore di Sissi, nonchè sua cugina, in quanto figlie della sorella della di lui mamma (Sofia). Ma quando le due sorelle combinano l’incontro, Franz si innamora perdutamente della bellissima sedicenne Sissi e non vuole sentire ragione di sposare l’altra sorella Nenè. Quattro giorni dopo a Bad Ischl i due si fidanzano e nemmeno un anno dopo si sposano.
Però Sissi è stata educata in maniera piuttosto bizzarra per l’epoca. Allevata con amore direttamente dai genitori e con una libertà davvero fuori dal comune. La rigida vita di corte, il ferreo protocollo e l’asfissia della suocera minano grandemente la felicità di Sissi, che si ripecuote nella vita di coppia, nonostante il grande amore di Franz per lei. Questo la porta sempre di più ad estraniarsi dalla vita di corte e a viaggiare per l’Europa in cerca della felicità, cosa che la fa diventare antipatica a tutta l’Austria. L’antipatia nei suoi confronti è tangibile ancora adesso, tanto che tutte le guide non fanno che rimarcare il caratteraccio della Imperatrice, il suo disinteresse per tutti, tranne che per sè stessa, il suo egocentrismo, la sua anoressia. Ed effettivamente, dopo la nasciata della primogenita, toltale per farla allevare dalla nonna (come usava all’epoca), Sissi comincia a ribellarsi, così dopo la nascita della secondogenita, decide di riprendersele e di viaggiare con entrambe le bambine. Ahimè, la prima, muore a causa di una febbre e la povera Sissi ne esce profondamente provata. Finalmente nasce l’erede al trono, il maschio, Rodolfo, anche esso allontanato subito dalla madre. Sissi così decide di dedicarsi a sè stessa. Passa lunghe ore a fare ginnastica, facendosi costruire degli attrezzi appositi, a farsi lisciare i lunghissimi capelli, a passarsi creme, a studiare poesia, a cavallo. E a dire la verità, nella sua stanza all’Hofburg non c’è n ritratto di nemmeno uno dei suoi figli, nè del consorte, ma dei suoi cavalli e del suo poeta preferito, con il quale trascorre lunghe giornate.
Sissi è talmente moderna, che esprime il mal di vivere con l’anoressia. Mangia una volta al giorno, il più delle volte della carne cruda, per mantenere il suo fisico esile. Il suo vitino è infatti strettissimo benché sia alta più di un metro e settantacinque e non pesò mai più di 45 chili. Benché golosissima, soprattutto di dolci, si costringe a lunghi digiuni, non presentandosi nemmeno a tavola per mangiare con Franz, a volte nemmeno alle cene di gala…
A 40 anni, poi, decide di far coprire tutti gli specchi con dei veli per non specchiarsi più e non vedere i segni del tempo che passa su il suo volto. Alla morte del figlio, suicidatosi insieme alla sua amante perché non vuole succedere a suo padre. Sissi decide di vestirsi a nero per tutta la vita e di non sorridere mai più. Continua con i suoi viaggi, facendosi costruire un vagone apposta, continua con la cura maniacale di sè, che prevede anche lunghe cavalcate, continua a sostenere gli Ungheresi e la loro indipendenza, che sono gli unici che l’amano a tutt’oggi.
Muore a poco più di 60 anni per errore, perché al suo posto doveva esserci il cugino, e senza nemmeno accorgersi di essere stata pugnalata a morte.
Ma, sebbene abbia provata dell’antipatia per lei durante il mio viaggio in Austria (e devo dire che sono proprio gli austriaci che ci tengono a suscitare questo sentimento), in seguito l’ho rivalutata. Una donna moderna, troppo moderna per l’epoca, una donna forte, troppo forte per la corte austriaca, una donna che voleva cambiare le regole troppo presto per la storia. Una donna fedele a sè stessa e al marito (non si sa di amanti e quant’altro, come altre donne dell’epoca), solo insofferente alle regole del gioco. Certo il gioco era grande, ma non era stata nemmeno lei a volerlo, come biasimarla? E qui sta il grande dilemma, ragione o sentimento e quando è giusto seguire l’uno e quando l’altro? Ai posteri l’ardua sentenza!

La ricetta che ho scelto per ricordare Sissi è la Sacher di cui era golosissima. In realtà è una rivisitazione della Sacher, meno grassa grazie al fatto che non c’è un briciolo di burro… Con questo non dico affatto che sia una torta dietetica, ma sicuramente meno pesante dal punto di vista calorico, il che non guasta mai! Chissà se Sissi l’avrebbe apprezzata…
La ricetta viene da Torte al cioccolato, n. 2, dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani, Scuola di Pasticceria, di La Cucina del Corriere della Sera, pag. 81 senza nessuna modifica (incredibile, ma vero!).

Sacher my way
Per l’impasto:
250 gr di cioccolato fondente al 60% (Venchi è senza glutine)
6 uova
200 gr di zucchero di canna
150 gr di mandorle in polvere
Per la glassa:
3 cucchiai di confettura di albicocche
150 gr di cioccolato fondente
1,4 dl di panna fresca
Per decorare
Mandorle pelate
Spezzettate il cioccolato in una ciotola e fatelo fondere a bagnomaria, o al microonde. Sgusciate 5 uova e montate gli albumi a neve. In un’altra ciotola montate i tuorli e l’uovo rimasto, con lo zucchero fino a quando saranno densi e spumosi.
Aggiungete la farina di mandorle al cioccolato fuso, quindi le uova con lo zucchero e una cucchiaiata di albumi e mescolate. Aggiungete, infine, gli albumi montati a neve mescolando dal basso verso l’alto, delicatamente.
Versate il composto in una teglia imburrata e coperta con la carta forno, oppure in uno in silicone e cuocete in forno già caldo a 170 gradi non ventilato (160 ventilato)per 40-45 minuti. A cottura ultimata, fate riposare per 10 minuti e poi sformate ili dolce su una gratella e lasciatela raffreddare.
Scaldate la confettura in un pentolino e spalmatela sulla torta con una spatola. Nel frattempo riscaldate la panna in un pentolino senza farla bollire e aggiungete il cioccolato spezzettato, dopo aver spento il fuoco, e fatelo sciogliere. Fate raffreddare leggermente per far rapprendere un po’ la glassa e poi versate sulla torta. Guarnite cospargendo la superficie con le mandorle spezzettate grossolanamente.
Suggerimenti:
– vi consiglio di mettere la torta sua una gratella con sotto un vassoio per versare il cioccolato fuso, in maniera tale da evitare che si sporchi il piatto da portata;
– state attenti al cioccolato e alla farina di mandorle se preparate la torta per un celiaco e assicuratevi che siano senza glutine controllando le etichette.
– infine, provoca grande assuefazione…

Domani non dimenticate di passare da EliFla, venerdì da Mapi, lunedì da MT e martedì dagli Assaggi di Viaggi e così per tre settimane. La quarta settimana toccherà alle (st)Renne per un mese che questa volta sono: Eleonora, Mai, Patti, Gaia e Greta.
Se volete diventare anche voi (st)Renne per un mese e vincere un magnifico week end per due persone all’Agriturismo Baglio Costa di Mandorle (TP),


non vi resta che preparare una ricetta in tema assolutamente PRIVO DI GLUTINE e linkarmela qui, esponendo il banner. Avete tempo fino al PRIMO DI APRILE a mezzanotte.
Non mi resta che salutarvi e augurarvi in bocca al lupo!A prestoStefania Oliveri

Squilli di tromba: le nuove (st)Renne per un mese!

Il contest delle (st)Renne gluten free si è concluso sabato notte. Le ricette arrivate e in concorso erano 44, tutte meravigliose, tutte mega. Sceglierne 5 è stato davvero difficile, tanto che i ballottaggi sono stati più di uno. Ovviamente ci dispiace per tutte quelle che non ce l’hanno fatta, perché le ricette erano davvero tutte strepitose, ma una scelta doveva essere fatta. Ha prevalso il criterio della tradizione e dell’interpretazione in chiave gluten free. Come sempre vi ringrazio tutte della partecipazione qualitativa e del fatto di mettervi in gioco con una tematica che ad altri sembra impossibile. Mettersi in discussione e in gioco con dei cibi nuovi e più difficili da realizzare è, per me, già una grande vittoria. Spero che questo vi spinga a sperimentare sempre di più, per poter realizzare il sogno di ogni celiaco: “mangiare tutti la stessa magnifica prelibatezza”! Il vostro impegno mi ripaga di tutta la fatica che un contest comporta e la vostra sensibilità mi rende particolarmente felice oltre che orgogliosa di conoscere (sebbene alcune solo virtualmente) delle persone così speciali!
Mi preme anche ringraziare le mie amiche (st)Renne Ale e Daniela, Anna Luisa e Fabio, ELiFla e Mapi che sempre con grande disponibilità seguono il contest e vagliano con grande serietà e professionalità le vostre ricette.
E adesso, bando alle ciance, e annuciamo con piacere che le nuove (st)Renne per un mese saranno:

Minestra di Pasta Imperiale di Patty di Andante con gusto

Goulasch Suppe con popovers senza glutine di Greta di Greta’s Corner

Ribollita di gaia de La Gaia celiaca

Escudella catalana di Mai de Il colore della curcuma

Harira Marocchina Tradizionale di Eleonora di Burro e Miele

Vi aspettiamo il mese di marzo per la nuova sfida con le (st)Renne Gluten Free!
A presto
Stefania Oliveri

Zuppa di piselli secchi… perché ne ho una scorta!


Dopo aver messo in piazza la mia dispensa (anche se vi assicuro ho dimenticato un paio di cosucce), ho pensato e ripensato alla faccenda e mi sono data pure una spiegazione per il mio comportamento. E dato che non ho l’età per aver vissuto (nemmeno) durante la seconda guerra mondiale, quindi non posso avere la sindrome della fame e della privazione, penso che le mie scorte possano dipendere essenzialmente da due fattori: 1. trasmissione genetica da parte di nonna materna, che accumulava tutto, soprattutto cibo, ma in genere tutto l’acquistabile e in mega confezioni, tanto che alla sua morte trovammo ben 20 confezioni di pastiglie per pulire la dentiera (donna di estrema pulizia, la mia nonna!); 2. alla mia estrema rincoglionitaggine… e chissà perché sono più propensa per la seconda ipotesi!
E quindi, siccome ho qualche pacco di piselli secchi da far fuori, per la mia ultima (st)renna di questo mese, invece di farvi fare il giro del mondo (anche perché siamo a corto di carburante) vi riporto in Sicilia. Questa è una zuppa buonissima, una di quelle che piacciono però di più agli adulti. I miei pargoli, oramai, si sono arresi e lo sanno che quando fa freddo almeno una volta a settimana gliela propongo… e quasi stanno cominciando ad amarla. La mia è la versione gluten free, ma è ugaule uguale a quella del libro che, sebbene non abbia foto, penso sia una vera Bibbia per la cucina siciliana di Alba Allotta, La cucina siciliana, Newton compton, p. 73

Zuppa di piselli secchi

per 4 persone:
250 gr piselli secchi
½ cipolla
1 carota
1 costola di sedano
1 foglia di allora (ok, l’unica differenza, non l’ho messa, ma l’ho sostituita con un pomodoro)
olio extravergine d’oliva q.b.
Sale e pepe
spaghetti spezzettati (io senza glutine della Piaceri Mediterranei)
La prima cosa da fare è quella di lasciare a bagno per un’intera notte i piselli secchi. L’indomani scolateli e fate un trito di cipolla, carote e sedano e un pomodoro spellato dopo averlo tuffato un minuto in acqua bollente, fate soffriggere (o per una versione più light fate stufare aggiungendo un po’ d’acqua). Per la versione con la pentola a pressione, a questo punto mettete i piselli e l’acqua fino a coprirli per oltre due dita, chiudete con il coperchio e fate cuocere fino al fischio a fuoco alto. Dopo il fischio, abbassate la fiamma e cuocete al massimo per 20 minuti.
Per la versione tradizionale in pentola, invece, bisogna bagnare con abbondante acqua e cuocere per circa due ore. Solo quando i legumi saranno ben disfatti, versate se occorre altra acqua e portate a bollore e quindi versate la pasta spezzata precedentemente (si usa mettere gli spaghetti in un panno pulito e cominciare a spezzarli con una lunghezza di due cm), salate, pepate. Servire la minestra con un filo di olio a crudo.
Varianti: non so se le varianti siano mie o se sia uso comune in tutte le case siciliane, ma se avete delle bietole, del cavolfiore di qualsiasi colore (io ho usato quello bianco), dei broccoli bolliti, aggiungeteli pure perché ci stanno d’incanto.

E con questa ultima zuppa io vi saluto. Questa infatti è l’ultima settimane delle (st)Renne lunedì con Ale e Dany, ieri con Annaluisa e Fabio, oggi con me, domani con Flavia e venerdì con Mapi, ma la settimana prossima ci saranno le (st)renne per un mese, vincitrici dell’ultimo concorso indetto dalle (st)Renne Gluten Free sulle Tavole delle Feste, le bravissime: Eleonora, Mai, Loredana, Greta e Simonetta.
Quindi non dimenticate che avete tempo fino al 4 febbraio per partecipare al nuovo contest Gluten Free. L’argomento è davvero semplice, come vedete, le zuppe, ovviamente rigorosamente Senza Glutine… e potrete vincere, oltre un mese con noi, anche un magnifico week end al Baglio Costa di Mandorle di Paceco!

A presto

Stefania Oliveri

Zuppa di lenticchie indiana… comunque asiatica!

Al contrario dei miei precedessori (MT e Assaggi di Viaggi) che si sono rivolti alla loro tradizione locale, io ho voluto sperimentare la cucina estera. Adoro la cucina medio orientale e avendo comprato dei libri a tal riguardo, ho voluto provare una di quelle zuppe lontane. Questa viene addirittura dall’India, anche se in realtà, alla fine, al posto del riso, ho usato il grano saraceno… Ovviamente così non è più totalmente indiana, ma l’origine asiatica del grano saraceno, mi ha convinta che comunque rimanevamo in zona… In realtà avevo del grano saraceno già bollito e così l’ho sostituito al riso… E comunque, se vi interessa, non è un vero cereale, ma una pianta erbacea con alto valore proteico. Inoltre, a quanto sembra, da recenti indagini, contiene una sostanza (chiroinositolo) che pare curi il diabete mellito, abbassando la glicemia del 19%. Insomma tutte ottimi ragioni per consumarlo, no? E va bene, confesso anche questo, mi piace e tanto, e questo è tutto!

La mia zuppa proviene dal libro di Lorenza Pliteri, Cannella e zafferano, La cucina della via delle spezie, Il Lettore Goloso, collana edita dal fantastico Allan Bay.



Zuppa di lenticchie indiana

250 gr di lenticchie rosse

1 patata

4 pomodori

1 cipolla

1 cucchiaino di cumino

1 cucchiaino di curcuma

peperoncino piccante (io paprika)

½ cucchiaino di zenzero fresco grattugiato

1 ciuffo di menta

olio di oliva extravergine

sale

Sbollentate i pomodori per due minuti, scolateli, spellateli e tagliateli a dadini. Sbucciate la patata e tagliatela a cubetti e ponetela in acqua fredda. Tritate finemente la cipolla e soffriggetela in una padella con l’olio caldo, insieme al cumino, la curcuma, il peperoncino (o la paprika), lo zenzero e la cipolla, lasciandola appassire per pochi minuti. Unite i pomodori e la patata, fate insaporire per 5 minuti, quindi aggiungete le lenticchie e coprite con 1 litro d’acqua bollente. Portate a bollore, coprite e lasciate cuocere per circa un’ora (io l’ho fatta cuocere molto meno ed è stato sufficiente). Regolate di sale, cospargete con la menta fresca tritata (o con prezzemolo) e servite la zuppa accompagnandola con riso lessato all’indiana.

Varianti del libro: potete insaporire la zuppa cospargendola, a cottura ultimata, con questo condimento. Riscaldate un cucchiaino di burro chiarificato (per una versione vegana usate l’olio) in una padella e, quando sfuma, unite un pizzico assefetida (o aglio) e mezzo cucchiaino di semi di cumino, poi soffriggete fino a quando si saranno scuriti. Unite una cipolla tagliata a velo e fatela imbrunire. Quindi versate il soffritto sulla zuppa con una manciata di coriandolo fresco tritato e mescolate.

Varianti mie e suggerimenti: Come già detto io ho usato il grano saraceno e ci stava benissimo. Il grano saraceno è privo di glutine a dispetto del suo nome, quindi andate tranquilli con i celiaci. Deve essere ben lavato più e più volte, cioè fino a quando l’acqua non uscirà limpida. Quindi bisogna tostare i chicchi per qualche minuto e poi cuocere per almeno 20 minuti.

Infine, io ho sostituito il peperoncino con la paprika… ma mio marito li ha messi entrambi!

Domani appuntamento da EliFla e venerdì da Mapi, e non dimenticate il contest delle (st)Renne Gluten Free, vi aspetto numerosi con le vostre ottime zuppe! 🙂

Potrete vincere un mese con le (st)Renne e un week end all’Agriturismo Baglio Costa di Mandorla di Paceco (TP). Se volete maggiori dettagli andate qui.

Se volete vedere le ricette arrivate finora potete andare qui.

A presto

Stefania Oliveri