Prato: 3 giorni indimenticabili

“Ma che c’è a Prato da vedere?”

Be’, me l’ero chiesto anche io, veramente, perché di Prato si sente parlare poco.  Della bellissima Toscana, Prato, è la città meno conosciuta… se non per i fasti passati del tessile e, adesso, per avere la maggior concentrazione d’Europa, di cinesi. E però, a Prato, invece, c’è tanto da vedere! E così, è stata una tre giorni davvero al cardiopalmo. Ovviamente non potevano mancare le mie solite disavventure (che se non le annotassi in questo diario virtuale, anche io stenterei a credere che capitino tutte a me). Così dopo la sveglia all’alba, un volo tranquillo, prendo il treno in orario per arrivare da Pisa, a Lastra a Signa (ma quante volte l’ho sentita nominare alla radio? Finalmente un concetto astratto nella mia mente, diventa realtà), e ci impiego quasi due ore ad arrivare… Facile battuta quella che era venerdì 17… In ogni caso arrivo trafelata in uno dei posti più incantevoli che è il castello dei 100 camini, dalle forme più disparate, ovverosia Villa Artimino.

Prato Villa Artimino 2


Prima di visitarlo, però un appuntamento importante con la chef Michela Bottasso, del vicino ristorante Biagio Pignatta, (dal nome del primo maggiordomo di Ferdinando I) che ci insegna a fare la pasta con le uova, o con il latte, gli stritoli, così come il Petto d’anatra all’arancia. Prato Michela Bottassi

Prato pasta

Il ristorante, ha un immenso orto, di cui dispone per l’approvvigionamento delle verdure di stagione. Dopo il pranzo, con ciò che avevamo preparato, ecco la visita dell’incantevole Villa. In realtà la villa è conosciuta come la Ferdinanda, perché fatta costruire da Ferdinando I dei Medici nel 1596, ed in soli 4 anni, e che oggi è patrimonio dell’UNESCO. Si trova a soli 20 km da Firenze e intorno c’è un panorama mozzafiato, con verde a perdita d’occhio, oltre ad una cantina ben fornita di vino di Carmignano, dove, oltre tutto, si trova anche un girarrosto inventato da Leonardo Da Vinci.

Prato Villa Artimino


Prato Villa Artimino 4

Prato Villa Artimino 5


Se volete godere di questa residenza, l’Hotel Paggeria Medicea (4 stelle) vi farà rivivere tutti i fasti della vita di lusso. Prato Villa Artimino 3
Rientrati a Prato, ci rechiamo al Museo di Palazzo Pretorio di Prato, tre piani di opere favolose, fra tanti dipinti di Filippo Lippi. E la storia di quest’artista, che ci racconta la guida, mi commuove. Lui frate, lei, Lucrezia monaca, si conoscono, si innamorano e scappano. Ottengono anche la dispensa papale per sposarsi, ma non lo faranno mai. Alla morte di lui, lei tornerà in convento, mentre lui la immortala in moltissime sue opere.

Sul tetto di Palazzo Pretorio prendiamo l’aperitivo, guardando la città. Uno spettacolo stupendo condiviso con delle amiche speciali, per l’apertura ufficiale della manifestazione EatPrato. Prato Palazzo pretorio

Infine, la cena nella bellissima cornice del Giardino Buonamici.

Prato Mannori
Luca Mannori

Il sabato mattina, abbiamo continuato il nostro tour del gusto e non solo. Prima colazione alla pasticceria Mannori.
Forse, non tutti sanno, e sopratutto non lo sanno i palermitani, ma la famosissima Setteveli è sua, e ha vinto il campionato mondiale nel 1997. E anche se non è una pasticceria gluten free, io ho comunque potuto assaggiare i suoi macarons, e vi assicuro che, anche quelli, sono un’esperienza.

Prato pasticceria Mannori macaron


Subito dopo, siamo andati a visitare il biscottificio Mattei. Prato biscottificio Mattei
Da loro si trovano i “biscotti di Prato” (e non chiamateli cantucci) fatti solo con cinque ingredienti: farina, uova, zucchero, mandorle e pinoli. Prato biscotti di prato


prato biscotti di prato 2
Oltre alle tante altre specialità, come il Pan di Ramerino, il Filone Candito, la Torta Mantovana, tutte cose che io non ho potuto assaggiare, anche i Brutti, ma Buoni (io direi buonissimi), totalmente e naturalmente senza glutine.

Prato brutti ma buoni

Sono rimasta affascinata da questa realtà, in piedi da 150 anni, che si occupa solo di prodotti tipici del territorio e che da quest’anno hanno introdotto una novità “le cassatine sullo stecco”, che non hanno niente a che vedere con le nostre cassatine siciliane, ma è un gelato alla crema, con biscotto di Prato e coperto da una glassa al cioccolato.

Dopo, una chiacchierata molto interessante, in piazza al Duomo con un produttore di grano, Marco Bardacci, dell’omonimo Molino, e il panettiere Sergio Fiaschi, dell’omonimo panificio, che appartengono all’Associazione Gran Prato, dove si predilige la filiera corta e che ha disciplinato il pane di Prato, la Bozza, diverso dal pane di Firenze, più saporito, dove il grano viene coltivato con  sistemi agricoli convenzionali o integrati, con un limitato apporto di concimazione e in regime bio, così da esaltare i profumi e i sapori delle farine e dei prodotti, e dove l’unico lievito ammesso è quello madre, che ogni panettiere conserva gelosamente. Non poteva mancare una lezione di panificazione con Stefania Storai.

 

prato gran prato
Marco Bardazzi del Molino Bardazzi
prato panettiere
Sergio Fiaschi

prato Stefania Storai
Stefania Storai


Per il pranzo siamo stati suddivisi in gruppi e il nostro gruppo è stato dirottato da I Corti. Su questo ristorante mi dilungherò a breve, perché è davvero un’oasi anche per i celiaci, pur non essendo un locale del circuito AIC. I suoi piatti particolari e raffinati, l’atmosfera elegante, ma gioviale, la competenza del personale, mi hanno stregata (e non solo me, ma tutti i commensali) per l’estrema bontà. Se siete a Prato, vale davvero la pena fermarsi qui.

I Corti Prato
I Corti a Prato

Menù i corti Prato

Nel pomeriggio una visita la Museo del Tessuto. Vi assicuro, sarà una sorpresa. Adatto sia agli adulti, ma anche ai bambini, ci racconta la storia del tessuto, degli abiti, della manifattura nel corso dei secoli, uno spaccato della nostra tradizione. Prato museo del tessuto


Prato Museo del tessuto 2
Subito dopo, abbiamo visitato un altro baluardo di Prato e cioè il laboratorio della Pasticceria Nuovo Mondo del pasticciere Paolo Sacchetti, che ci ha mostrato come si fanno le pesche di Prato. Lui usa solo il burro nei suoi dolci, niente margarina o altri grassi imprecisati, ed è il vicepresidente dell’AMPI (Associazione Maestri Pasticceri Italiani) e ha recuperato una tradizione che stava andando persa. Le pesche infatti sono un dolce nato già nella seconda metà del 1800, quando i fornai riutilizzavano il pane raffermo, imbevendolo nell’Alchermes, riempiendolo con crema pasticciera e rotolandoli nello zucchero. Nel tempo, il pane raffermo è stato sostituito dalle più morbide brioche, anche se il resto è rimasto invariato. 

Prato Paolo Sacchetti
Paolo Sacchetti

Pesche di Prato


Un incanto vedergliele fare e desiderare di rifarle senza glutine.

Infine, il cooking show delle due blogger finaliste di #EatPrato (qui l’elenco di tutti i partecipanti), Coralba Martini e Valeria Fricano che hanno cucinato per aggiudicarsi il primo posto.

Prato blogger

        I miei ringraziamenti vanno a EatPrato, il comune di Prato, il direttore artistico, Luca Managlia, a Forchettina Giramondo, al Molino Bardazzi, alla Pasticceria Mannari, al Biscottificio Mattei Antonio, al Ristorante I Corti

e alle meravigliose blogger di avventura: ElisabettaTizianaTeresaMartinaFabiola, Sandra, Teresa.   

Palermo, la città più pop!

Ma lo sapevate che “Palermo è la città più pop del mondo“?

Così dice l’artista Max Ferrigno, e guardando le sue opere, direi che ha proprio ragione.

Max Ferrigno e la santuzza

Popsurrealista, che nel 2005 ispira la sua arte ai cartoni animati giapponesi (quelli con cui sono cresciuta io e oltre) e li trasforma in “attori attivi” dei suoi quadri, coloratissimi.

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Sicilia: il duro lavoro dei foodblogger durante un blogtour

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Nel mezzo del cammin di nostro blogtour del Distretto turistico della Sicilia Occidentale, mi ritrovai in una cantina oscura Chè la diritta via era smarrita!

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura!

E così non vi dirò dei sacrifici immani che sto facendo, non vi racconterò la quantità di ottimo cibo e vino che sono Costretta ad assaggiare, non vi illustrerò la bellezza dei posti che sto visitando, ma vi darò i tre assiomi che ho imparato anche io da questa eseprienza:

  1. I milanesi imparano in fretta;
  2. in Sicilia non esitono più le due stagioni di una volta (primavera e estate), o, quanto meno, coesistono felicemente (loro), ma si danno turni di un giorno;
  3. Non ha importanza quanto mangi, troverai sempre posto per un altro po’ di cibo, anche se sei celiaco!

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Londra Gluten Free

Come alcuni di voi sapranno, e cioè coloro che mi seguono sulla mia pagina Facebook, lo scorso fine settimana l’ho trascorso a Londra.

Londra è una città meravigliosa. Lo so, ho detto un’ovvietà. Ma Londra non è meravigliosa solo per le mille meraviglie che raccoglie, ma soprattutto per l’atmosfera che si respira.

Un’atmosfera magica, nonostante la marea delle persone che ci sono, il traffico (che non c’è, allora, solo a Palermo), la quantità enorme di italiani che si trovano e il freddo cane, soprattutto per una come me che è abituata a non scendere sotto i 13 gradi nell’inverno più rigido.

Questa Londra che vi racconto, però, non è un itinerario di viaggio. Anche perché è la sesta volta che vado (e non ho mai scritto un post9) e, vi assicuro, ci tornerei anche domani, per cui non ho fatto il viaggio per vedere le 10 cose imperdibili di Londra, ma abbiamo girato a zonzo, abbiamo visitato dei musei che non avevamo visto le altre volte, abbiamo incontrato amici, ci siamo immersi nella sua atmosfera e abbiamo mangiato… tutto gluten free!

E così, come ho fatto per altri viaggi, ve lo racconto in ordine alfabetico.

A come AMICI.

Ebbene sì, il film che si erano fatti i miei pargoli quando erano piccoli, continua tutt’ora e rimangono convinti che i viaggi ce li facciamo tipo pellegrinaggio.

E così abbiamo incontrato Angelina di Angelina in Cucina, Alessia di Pentagrammi di farina, e una compagna delle elementari di mio marito, e la dolcissima Costanza, che ci ha deliziato con ben due cene a casa sua e la dolce presenza della sua tenera Eugenia (finalmente il pargolo ha incontrato una sua coetanea).

Ognuno di loro mi ha dato una dritta. Una cosa da vedere, da mangiare, da provare e le abbiamo ascoltate tutte.

B come Breakfast e Bakery

No, non abbiamo fatto la colazione tipica inglese con uova, bacon e fagioli, non perché non volessimo, ma solo perché il posto dove avremmo potuto mangiarlo senza glutine, lo propone in questa versione solo il martedì.
In ogni caso abbiamo potuto fare colazione fuori perché abbiamo trovato Hummingbird Bakery. Una piccola catena che vende muffin, sparsa per Londra, che ha anche due o tre alternative senza glutine. Noi abbiamo provato muffin Red Velvet e quello alla vaniglia, entrambi buonissimi. Noi siamo stati in quello di Portobello Road e in Oxford Street.
 
Hummingbird bakery
Abbiamo provato anche un’altra catena che si chiama Costa, presentissimo su tutto il territorio, dove però abbiamo trovato solo un brownie al cioccolato, imbustato, anche se fresco perché fatto da loro. Quindi nessun rischio di contaminazione.
 
C come Cioccolato, o sarebbe meglio dire Cioccolatiere! Sì, perché a Londra mi sono imbattuta nel cioccolateria di Mr Paul A. Young, di cui trovate qui, qui e qui, le sue ricette rifatte da me, e dopo aver comprato i suoi preziosi cioccolatini, lui è uscito dal laboratorio e io me lo sono ritrovato lì, come una visione. Inutile dire che mi son fatta fare la foto con lui come fosse una star!
 
paul a young
 
D come Double Bus
Salirci è un’esperienza magnifica. Cercate di mettervi al primo posto. Noi li abbiamo preferiti alla metropolitana, così ti godi la città, anche se il trasporto è più lento.
 
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E come English.
Ma quanto è bello l’accento inglese? E soprattutto, quanto è bello sentire tutto figlio conversare facilmente in inglese? Be’, momento autocelebrativo, ma non potevo tacere una cosa positiva del pargolo n. 3 (una volta ogni tanto…)
 
F come Freddo.
Ok, noi non ci siamo abituati. Io andavo coperta come sulla neve, con tanto di cappello (hipster mi ha detto il pargolo n. 3) e sciarpa fino al naso, oltre alla maglia di lana, il maglione a collo alto e un altro maglione sopra ben pesante e un giaccone super mega imbottito. Questo mi ha protetta da eventuali raffreddori… peccato che proprio ieri, a Palermo ho preso tutta l’acqua del mondo mentre pedalavo sulla mia bicicletta e adesso sono a casa malata, afona e con la borsa d’acqua calda…
 
G come Gente.
Ma quante perone ci sono a Londra? Ben più dei suoi 9 milioni di abitanti. Turisti, tantissimi turisti, soprattutto italiani. Li riconosci da come vanno bardati. Perché i londinesi, sono vestiti più leggeri e le ragazze escono di sera senza calze e con le scarpe aperte… NO COMMENT!
 
G come Grandi Magazzini. 
Confesso, non ero mai stata da Harrods e Selfridges. Ho rimediato! E ho trovato la linea di Livia’s Kitchen.
 
H come Harry Potter. Non potevamo mancare, stavolta, all’ultimo baluardo che l’altra volta avevamo saltato per ovvi motivi di tempo. Così ci siamo recati a Kings Cross per vedere e immortalare il binario 10. Se avete bambini (ragazzini) o siete appassionati voi stessi, vi consiglio vivamente di andare a visitare gli studios dove sono stati girati i film. Armatevi di pazienza e tempo, perché si trovano moooolto fuori Londra.
Daniele Harry Potter
 
I come Instagram.
Se volete vedere qualcosa in più, potete seguirmi anche .
 
L come Locali.
Mi ero fatta un elenco di tutti i locali che hanno anche cibo senza glutine, in maniera tale da provarne alcuni. Ma fra il poco tempo a disposizione, gli inviti a cena, ne abbiamo provati davvero pochi.
Con Alessia, una delle pentegrammine, siamo andati a prendere un tè con tanto di torta da Artisan Gluten Free Bakery, che fa tutto senza glutine e la cui recensione potete trovare qui.
 
Gluten Free Bakery
 
Poco più in la c’è anche un’altra bakery, che si chiama Romeo. Io non l’ho provata, ma è bello sapere che ci sia tanta scelta!
 
Londra ROmeo
 
Invece non abbiamo più trovato Muffinsky, vicino Covent Garden, perché ha chiuso 🙁
 
Sempre a Covent Garden, insieme ad Angela, invece abbiamo mangiato da Shake and Shack, catena americana di hamburger, anche vegetariani, attenti al senza glutine, dove si possono mangiare tutti gli hamburger senza il pane.
 
Londra Shake and shacK
 
La volta scorsa invece abbiamo provato Pret à manger, che si trova dovunque a Londra, dove si trova qualcosa naturalmente senza glutine, soprattutto zuppe, quinoa e anche un roll al pollo. Abbiamo provato anche un locale a Borough market, assolutamente da visitare (guarda anche alla M), dove ci aveva portati Angela, e abbiamo mangiato due dolcetti meravigliosi, e da Muriel’s Kitchen.
dolcetti Borough market
Muriel's kitchen
 
Guarda anche alla B e P
 
 
M come Mercati Covent Garden e Portobello.
Lo so, che sono i due mercati più finti di Londra, dove praticamente ci sono quasi solo italiani, ma non c’ero mai stata e andavano visti. La prossima volta andrò anche a Columbia Road, che abbiamo saltato perché troppo lontano da dove stavamo noi e non volevamo perdere l’aereo.
 
N come Notting Hill
Quartiere fascinoso dove si trova il mercato di Portobello .
Londra fiori
 
O come Ottolenghi e Oliver
Neanche stavolta sono andata a mangiare da Ottolenghi… e se è per questo nemmeno da Jamie Oliver. La prossima volta, giuro che vado, perché il primo è quasi totalmente senza glutine e il secondo prevede delle alternative. In ogni caso le cene sono state piacevolissime. La nostra amica ci ha invitati a casa sua e ci ha viziati come non mai!
 
P come Pizza
Lo so all’estero non si mangia la pizza. È sempre una delusione. Però, per amore di cronaca e soprattutto di mio figlio, che c’è voluto andare a tutti i costi, siamo andata da Prezzo. Anche questa una catena. Questo nome non l’ho trovato da nessuna parte su siti internet o quant’altro, ma se andate alla A capirete bene che gli amici ci hanno aiutato anche in questo, suggerendoci questo nome. Così quando siamo andati a Kings Cross per vedere il binario 10 (gli harrypotteriani mi capiranno) e ho visto il locale, non abbiamo resistito e siamo entrati.
La pizza è buona. Ovvio, non dovete aspettarvi una pizza italiana, ma è buona. E hanno anche qualche dolcetto senza glutine. Noi abbiamo assaggiato la Polenta Cake. Loro sono informati, il locale è carino, e il servizio gradevole e veloce.
 
prezzo londra
 
Q come Quartetto.
Sì, il più famoso quello di Liverpool, i Beatles. Siamo andati ad Abbey Road, là proprio dove ci sono gli studi e dove si sono fatti la storica foto sulle strisce.
 
R come Right and Left
Ecco, se c’è una cosa che proprio non capisco è perché devono confondere così la gente. La guida a sinistra e tu non sai mai dove guardare per attraversare, le spine diverse, le misure diverse… Insomma questo mi destabilizza, ma glielo riesco a perdonare perché il resto è davvero perfetto.
 
S come Souvenir. 
Da Londra mi sono portata tutti i biscotti senza glutine che ho trovato, e sono praticamente entrata in quasi tutti i negozi di souvenir pakistani per trovare gli Shortbread senza glutine, perché così mi era stato detto, che li avrei trovati lì. Quelli non li ho trovati, ma ne ho trovati altri.
 
T come Traffico. A Londra c’è un immenso traffico. E io, essendo palermitana, me ne intendo. Però non capisco come sia possibile che nonostante tutto gli autobus siano sempre puntuali… 
 
Londra Portobello
 
U come underground.
Per non farci mancare niente mentre eravamo in secondo piano sotto terra, una voce metallica e una sirena, ci avvertono di uscire immediatamente dalla metropolitana. Il cuore mi è balzato in gola, così come credo a molti di noi lì dentro, ma nonostante tutto non ci sono state scene di panico, nessuna agitazione, molta compostezza, anche quando arrivati quasi alla superficie i controllori ci facessero fretta per uscire. Insomma, abbiamo provato anche l’ebbrezza dell’allarme bomba.
 
V come Victoria and Albert Musuem.
Ci siamo tornati ben due volte. Il venerdì sera, perché era aperto fino alle 22 e il sabato mattina perché non avevamo visto alcune sale e il pargolo ci teneva tanto, (e non, come affermano le malelingue perché ci siamo fatti un servizio completo sulla conchiglia della Venere di Botticelli) e grazie alla seconda visita mi sono portata a casa due bei cucchiaini con le stoffe della casa reale!
Conchiglia di Botticelli
 
Z come Zonzo.
Sì, questa è proprio la parola giusta che descrive questo viaggio. Ce ne siamo andati a zonzo, liberamente, tanto felicemente.

Una settimana a Berlino

Berlino è bellissima e nessuno lo può negare.

Vederla è un’esperienza indimenticabile sotto ogni punto di vista.

La città che, secondo mio figlio, ha fatto un business di un grave e inammissibile misfatto.

Sì, perché il mio pargolo n. 3, per tutta la durata del viaggio, non si è dato pace del fatto che molte delle “attrazioni” turistiche fossero proprio riconducibili alla guerra e ad un atroce piano fuori di senno, lo sterminio degli Ebrei, e che da questo ricordo, loro ne ricavassero dei soldi.

Judische Museum Cardamomo and co
Judisches Museum Berlino

Devo dire che la sua prospettiva mi ha affascinato alquanto e l’ho trovata anche sensata, sebbene, d’altro canto, sia anche contenta del fatto che proprio loro che hanno perpetrato questo abominio, siano i primi a prendersi la responsabilità del ricordo perpetuo.

Sachsenhausen Cardamomo and co
Sachsenhausen Berlino

Be’, davvero diverso da quello che succede in Italia, dove nessuno mai si prende la responsabilità di niente e si preferisce coprire gli errori o addirittura abbellirli e rigirare la frittata…

Ma, opinioni politiche a parte, devo dire che Berlino mi ha lasciato davvero il segno.

La grandezza degli spazi, riempita dalla maestosità dei monumenti, tutti (o quasi) perfettamente ricostruiti in maniera da sembrare gli originali, le infinite distese di verde all’interno della città, il perfetto equilibrio fra il nuovo e l’antico, il ricordo e il continuo evolversi, l’efficenza dei mezzi di trasporto, la rende una città assolutamente da visitare almeno una volta nella vita.

Il nostro viaggio è stato fatto all’insegna del risparmio, per cui siamo partiti con un volo diretto, prenotato mesi prima, con Ryanair, e abbiamo dormito in un residence di Hapimag, di cui siamo soci, che permette di avere degli appartamenti al centro della città a costi piuttosto contenuti, anche se molto ben curati e organizzati (a fronte di una spesa iniziale consistente che però nel giro di due viaggi, si riesce ad ammortizzare e quindi, da quel momento in poi anche a risparmiare). Abbiamo comprati la Wellcome card (che consente sconti su tutti i musei e la possibilità di prendere tutti i mezzi), che include anche i vostri figli.

Io biascico ancora un po’ di tedesco, imparato una trentina di anni fa, ma l’inglese lo parlano quasi tutti. In ogni caso ci sono moltissimi italiani che lavorano lì, che incontri in ogni dove e quindi possono aiutarti.

I tedeschi non sono le persone più friendly del mondo, si spazientisco piuttosto in fretta, ma anche qui, la versione molto affascinate del mio amico Massimo, è che è giusto che sia così, perché nessuno sgarra e tutti fanno il proprio dovere, per cui la cortesia non è un requisito indispensabile sul lavoro, mentre la professionalità sì, per cui si seccano se gli fai perdere del tempo.

Ad onor del vero, comunque, va detto anche che che abbiamo anche trovato persone gentili… ogni tanto.

Se andate a Berlino, avete solo l’imbarazzo della scelta su cosa vedere. 

Già solo guardare la città e passeggiare per i suoi parchi è un’esperienza da fare.

Noi alloggiavamo a Mitte, un quartiere centralissimo, proprio accanto alle due chiese gemelle (Franzozische Dom e Deutsche Dom), che si fronteggiano, nella bellissima piazza Gendarmenmarktplatz, poco distante dall’isola dei musei, dove si trovano ben 5 musei statali, secondo me, assolutamente da visitare.

Berlino deutsch dom Cardamomo and co

Soprattutto il Pergamon non dovete perdervelo, anche se per adesso, ne avrete una visione parziale.

pergamon Cardamomo and co

Ovviamente tutte le tappe più famose, sono obbligate. Da quelle che ci ricordano il nostro vicino passato, come il Muro, Check Point Charlie, il Museo degli Ebrei (Judisches Museum), uno dei musei più belli e toccanti che abbia mai visitato, e il Memoriale, a quelle che ci riportano alla grande storia tedesca, come la Porta di Brandeburgo, la cattedrale di Berlino, la Hamburger Bahnhof che è una vecchia stazione adibita a museo, o il Reichstag, sede del parlamento tedesco, che dovete prenotare in anticipo, di almeno due settimane, per non arrivare sul filo del rasoio, come noi, o non visitarlo affatto, e il magnifico castello di Charlottenburg.

berlino Cardamomo and co

Berlino Cardamomo and co

Ma Berlino è anche parchi, centri commerciali (assolutamente da vedere il LaFayette, perché dentro è strepitoso, e il Kaufhof), lo Zoo e l’Acquarium e tutto diventa davvero imperdibile…

Berlino cardamomo and co

BerlinoCardamomo and co

Ma se andate a Berlino, vi consiglio caldamente di non perdervi Potsdam, con i suoi meravigliosi castelli.

potsdam cardamomo and co

Ma una nazione la si conosce anche dal suo cibo e qui arriva la nota dolente.

E non tanto perché il cibo non è magnifico (würstel e patate rientrano nell’immaginario di ogni bambino, ma forse non in quello degli adulti), quanto perché, su 3 milioni di abitanti, la scelta gluten free è davvero poca cosa.

Andando a Berlino ci si aspetta che nel civilissimo nord le cose per i celiaci siano davvero diverse e la diversità non esista.

Invece esiste ed è difficilissimo trovare qualcosa senza glutine. O quanto meno, ci sono anche dei locali che offrono dei piatti senza glutine, ma la scelta è davvero limitatissima. 

Su Gluten Free Travel and Living potete trovare un’analisi più approfondita dei locali che ho provato personalmente.

In ogni caso mi sento di consigliarvi assolutamente il cafè FUNK YOU Funk You Natural Food (Gärtnerstraße 21, 10245 Berlin-Friedrichshain) e il panificio/caffetteria Jute Bäckerei (Schönhauser Allee 52 a10437 Berlin – Prenzlauer Berg).

locali Berlino

In ogni caso in tutti i supermercati trovate un angolo senza glutine.

Parmigiano reggiano: un’esperienza a 360°

Per una che non carbura prima di mezzogiorno, andarsi a coricare alle 3 e svegliarsi alle 6 per essere al caseificio alle 7,30, avrebbe dovuto essere un bel sacrificio. E, invece, ero felice come una bambina che andava al Luna Park.

Sabato scorso sono stata invitata dal Consorzio del Parmigiano Reggiano, insieme ad altre 10 blogger, per assistere alla produzione del re dei formaggi al Caseificio Sociale Coduro a Fidenza (Parma).

parmigiano reggiano 2391

Un’anteprima, del prossimo week end, quando sarà possibile per tutti visitare i caseifici e assistere al processo di lavorazione del Parmigiano, che vi convincerà a comprare solo il vero Parmigiano Reggiano, così come è successo a noi, visto che è assolutamente e completamente senza nessun tipo di conservante, e visto tutto l’amore e il lavoro che c’è dietro.

Parmigano Collage

Un processo affascinante che comincia con l’arrivo del latte fresco, appena munto, che si unisce a quello munto la sera prima, che, con l’aggiunta di siero e caglio di vitello, e una lunga preparazione, formano il parmigiano.

parmigiano 5 Collage

That’s all!. Sì, niente altro se non una lunga attesa e cura.

La parte liquida da una parte (lattosio e carotene) e la parte solida da un’altra, a sgocciolare. E poi vengono messe nelle forme di teflon per una notte e poi passate nelle forme di acciaio, per 3 giorni. Quindi messe in salamoia per 20 giorni, e ancora nelle camere calde a sudare (una sorta di sauna) e infine nella camera chiamata “il riposo del re” dove aspettano un minimo di 12 mesi prima di essere assaggiate.

Parmigiano Cardamomo & co

Latte che proviene solo da mucche del territorio, nutrite solo con foraggio super controllato, per ottenere un prodotto di estrema qualità e ottenere il DOP.

E, nonostante i meravigliosi macchinari, che mescolano un quintale di latte per volta, per avere due forme da 45 kg ciascuno, l’importanza dell’essere umano, il casaro prima, che stabilisce quando il latte è arrivato alla giusta consistenza per formare il parmigiano, e gli esperti dopo, che controllano ogni singola forma di parmigiano prima di certificarne la massima qualità.

PamigianoCardamomo & co

E poi, l’assaggio, o meglio, la degustazione. Di tre stagionature diverse: 12 mesi, 20 mesi, 30 mesi. E il sentore dello yogurt, del fieno, della frutta, oltre che diverse consistenze. Perché, quei puntini bianchi che vedete non sono un difetto, ma un pregio, perché sono aminoacidi che cristallizzano il parmigiano.

parmigiano cardamomo & co

Insomma abbiamo imparato ad amarlo, avendolo conosciuto. Proprio come succede con il fidanzato…

E dopo l’assaggio in purezza, all’Antica Corte Pallavicina, in una location incantevole, lo chef Massimo Spigaroli, ci ha mostrato come valorizzarlo al massimo.

Spigarelli 2400

Dopo aver visitato la meravigliosa cornice, e soprattutto la cantina del culatello, il paradiso degli affettati, dove capeggiano culatelli di cotanti proprietari, abbiamo assistito alla preparazione dei piatti che poi abbiamo assaggiato.

culatello Cardamomo & co

Da un antipasto che può sembrare semplicissimo, che a bontà, non è secondo a nessuno, “Un pensiero sul mio orto, una maionese verde e bottarga” ,

spigarelli Cardamomo & co

ai primi “Il raviolo all’uovo, erborinato di Stagno Lombardo e Parmigiano dei 20 anni” e “I soffici ai tre Parmigiani in brodo di gallina, con piselli e asparagi, in crosta di sfoglia”,

Raviolo Spigarelli

spigarelli cardamomo & co

per passare ad un secondo come Il maiale nero ripieno di culatello e parmigiano”

spigarelli Cardamomo & co

per finire con un “dolce di fragole con biscotto alla polvere di sedano, streusel di cioccolato e crema alla panna, cioccolato bianco e parmigiano”.

spigarelli cardamomo & co

Una giornata davvero indimenticabile. Abbiamo imparato tanto, abbiamo condiviso tanto, siamo state in compagnia di amiche speciali, tutte bloggalline: Teresa, Sandra, Monica, Fina, Sara, Tania Cri, Dauly, Elisabetta, Giuseppina, Elisa, Cecilia e anche, una volta tanto, un maschietto, Jacopo. Cosa volere di più? Solo ripetere l’esperienza! 😉 

Giuliaaaaaaaaa, grazieeeeeee!!!

Antica Corte Pallavicina
Foto del Consorzio Parmigiano Reggiano

 

spigaroli Cardamomo & coSpigaroli Cardamomo & co

Tre giorni a Milano

Sfatiamo subito una leggenda metropolitana che si aggira per l’Italia, a Milano il sole e il cielo azzurro esistono e io l’ho visto.

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Ho visto anche la neve, cosa che a Palermo si vede ogni 30 anni, ma se a novembre mi avessero detto che non solo ci sarebbe stata la neve a Palermo, ma che addirittura l’avremmo vista per ben due volte nello stesso anno, non ci avrei mai creduto.

Forse vale lo stesso principio per Milano. Ma per bene tre volte, lontane e distinte fra loro, io sono stata lì e ho trovato una meravigliosa palla gialla e infuocata su un altrettanto meravigliosa distesa turchina, che al mio paese si chiamano sole e cielo. Sarà c… fortuna o me lo porto dietro, non so, ma vi assicuro che c’era.

In ogni caso per arrivare fin lì, bisogna assolvere ad un compito che io odio sopra ogni altra cosa ed è disfare le valigie, che è compensatata solo dall’amore che invece ho nel farle per partire.

Beninteso, non amo LETTERALMENTE farle, ma tutto quello che significa.

Soprattutto ho sempre un grande senso di sgomento, disfacendo le mie valigie, (e non è dovuto solo ai calzini sporchi), ma perché tiro fuori “pezzi” del mio viaggio, e mi assale una malinconia e nostalgia per quello che è stato, come se non dovesse tornare più, che mi spinge a chiedermi (già fin dal mio arrivo sull’aereo) “che ci faccio qui? perché sto tornando?”

Stavolta però, non dico che sono contenta di essere tornata, ma sono talmente arricchita dai miei tre giorni a Milano, che penso soltanto ai momenti passati felicemente e alla prossima avventura.

Sì, perché una avventura lo è stata!

Cioè, che ci fanno 4 foodblogger di Palermo a Milano, disposte a sfidare il maltempo, l’oscurità, il freddo e la neve?

Incontrano altre/i foodblogger (e non solo) da varie parti di Italia che si riuniscono per (udite udite) aggiornarsi.

Sì, il FoodCamp, organizzato dalla MEGA Paola (alias Ci_polla) Sucato,nella sede di Ryouchef,  non è altro che una magnifica giornata di intenso lavoro, dove professionisti mettono a disposizione il loro sapere per aggiornare sul FOOD a 360°, chi vuole aggiornarsi.

food camp15
Paola Bonini, Patrizia Cinus, io

Embe’? Direte voi, che c’è di straordinario?

Tanto, tantissimo.

In un mondo non immune dalla competizione, in un luogo dove la competizione può trasformarsi in opportunità di lavoro, il Food Camp è tutto il contrario. È opportunità di crescita, è condivisione, è magia.

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Chef Diego Rossi

 E così, voglio ringraziare tutti i contributors che hanno reso questa giornata così speciale Claudia Castaldi, Simone Tolomelli, Paolo Valenti, Mariachiara Montera, Paola Bonini,  Sara Porro, Vatinee Suvimol, Diego Rossi, Raffa, Sandra Longinotti, che ci hanno arricchito con la loro esperienza.

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Cucina Thai, Vatinee Suvimol, Valentina Tozza, Serena Oliva

 

Ma altresì voglio ringraziare tutti i blogger intervenuti con i quali ho passato una giornata incantevole:  le mie accompagnatrici, in primis, che si sono fatte coinvolgere Alessandra Messina e Fina Curcio, Ornella Daricello, Ilaria Dondi, Sandra Pilacchi, Teresa De Masi, Valentina Tozza, Emanuela Bertino, Teresa Balzano e Katia  Baldrighi che si sono anche occupate del mercatino, Chiara Bettaglio che si è occupata dello streaming, Tiziana Colombo, Lorenza Dadduzio,  Emanuele Bonati, Claudia Scarlino, Serena Oliva, Elisabetta Ferrari, Alessandra Colaci, Alessia Saro, Francesca Gonzales, Marco De Padova, Patrizia Cinus, Elisabetta Origgi, Anna Maria Simonini, Antonella Foglia, Maria Cristina Coppetto e tanti altri ancora che mi scuseranno se non li menziono.

Comunque si è anche cucinato e assaggiato…

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pollo thai

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Ma non abbiamo fatto solo questo. Siamo andate anche ad Identità Golose. Ma per questo dovrete aspettare domani…

Stay tuned

Fine settimana nel sole, nel sale, nell’olio

Solo una settimana fa eravamo a Trapani per la raccolta delle olive approfittando dell’iniziativa de Il tuo olio novello.
Un fine settimana di incanto, passato con delle care amiche, Ale di Cose buone di Ale e Fina di L’avvocato nel fornetto, in una bella atmosfera quello dell’Agriturismo Duca di Castelmonte.
 
Oltre alla raccolta delle olive, con degustazione presso l’agriturismo Antico Baglio Porticalazzo, abbiamo anche ammirato le bellezze delle saline di Paceco e, la domenica mattina, quelle delle Saline Ettore e Infersa con degustazione di sali, di cui dobbiamo ringraziare la bravissima Daniela.
 
Infine, con il bravissimo fotografo Michele Fundarò, abbiamo anche avuto una lezione di fotografia e spero di poter mettere in pratica tutti i suggerimenti che ci ha dato… Spero mi perdoni per tutte le mie dimenticanze!
 
E infine, ma non ultimo, sono stati due giorni all’insegna del buon cibo, sano e genuino pure senza glutine!
 
Ma ora vi lascio al racconto delle foto.
 
Baglio Porticalazzo
 
Gli ulivi di Baglio Porticalazzo

 

 

 

 

 

 

Saline di Paceco 

 

Prodotti dell’orto del baglio Duca di Castelmonte

 

Saline Ettore Infersa 
 
 

 

 

Fior di sale

 

Saline Ettore e Infersa 

 

Degustazione di sali

 

E infine un grande grazie a Giacomo Incarbona, della agenzia Elite Island, che ha permesso tutto questo e ci ha accompagnato, facendoci da Cicerone per due giorni.
 
 
A presto 
Stefania Oliveri

Svezia, un paese per tutti!

Svezia.
Nell’immaginario collettivo la Svezia è tutto il contrario di quello che in realtà sia.
La Svezia è divertente, scanzonata, flessibile, originale, perfettibile, accogliente, caotica, godereccia, mangereccia e, infine, anche come ce l’aspettiamo, e cioè verde, freddissima e cara.
Mi ha stupito trovare delle cicche per terra, un topolino di campagna in città, un viavai di gente sorridente, disponibile ed abbronzata.
Sì, gli svedesi, inaspettatamente, sono abbronzati e non sono altissimi, o quanto meno non tanto alti da metterti a disagio se, per caso, sei senza tacchi (e sei alta quanto me…)
E non ti aspetti che siano divertenti, aperti e critici nei confronti di un paese che sembra perfetto.
E non ti aspetti nemmeno di mangiare così bene (soprattutto salmone e aringhe sono una meraviglia) e di trovare dovunque una alternativa gluten free.
Ecco la Svezia è proprio un paese per celiaci. E la cosa meravigliosa è che spesso e volentieri, nello stesso posto, nella stessa panetteria, nello stesso bistrot, trovi le alternative, messe lì, tutte insieme (ma ben protette da contaminazioni) e disponibili per tutti. 
Finalmente niente ghettizzazioni! La torta è senza glutine, ma è per tutti, non solo per quegli sfogati dei celiaci che devono mangiare qualcosa di meno buono e quindi preparato a parte. 
Finalmente un paese che segue la mia filosofia, cucinare cose appetitose e buone senza glutine per tutti!
La Svezia, quindi, è proprio un paese per tutti!!!
Se volete maggiori informazioni sul viaggio che ho fatto, andate a vedere qui.
Io adesso vi metto alcune foto. Non sono belle, e stavolta non solo per mia imperizia, ma anche perché sono state fatte con il cellulare, visto che, proprio in Svezia mi è defunta per sempre la mia amata Canon… Mi ha servito fedelmente in questi anni e, forse, ha voluto morire in un paese che ha reso felice non solo me, ma anche lei! Che riposi in pace.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

A presto
Stefania Oliveri

Calzone alla quinoa con pastrami e possono mangiarlo anche ad Istanbul!

Appena tornata da una Pasqua ad Istanbul e sono ancora molto frastornata.
Istanbul 0282
 
La città è meravigliosa. Piena di fiori, di tulipani, che pare essere il fiore della Turchia, importato in Olanda, proprio dai turchi, e poi abbandonati per tre secoli a causa di un sultano spendaccione amante dei fiori.
Una città extra pulita ed enorme. 
Con piazze e vie larghissime e viuzze e vicoli piccolissimi.
Intensa, piena di traffico e persone.
Tanti, tanti, anzi migliaia di persone in giro. 
Tanti, tantissimi stranieri. E una fila di due ore al banco dei controlli passaporti per entrare in questo splendido paese.
I turchi gentilissimi e ospitali. In ogni negozio ti offrono da bere. E lì ho assaggiato il tè più buono della mia vita, alla mela.
I mercati. I mercati meravigliosi. Puliti anche quelli.
E il cibo da strada… Io non ho potuto assaggiare molto, ma vendono anche pannocchie bollite o arrostite, castagne arrostite, tanta frutta, melograni, arance, angurie, che sicuramente non ti fanno sentire esclusa dal resto del mondo.
E le moschee e le chiese ortodosse.
Insomma, un turbinio di emozioni, colori, profumi, bellezza, opulenza e miseria (ma dignitosa).
E la voce dell’Iman che agli orari prestabiliti invita tutta la città a pregare, pure nel cuore della notte. Ma ci si abitua e ti manca pure se non la senti…
Una città da vedere, da vivere, da raccontare.
Il mio racconto completo con le foto lo potete trovare su Gluten Free Travel & Living.
 
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La ricetta di questo calzone è dello chef Marco Scaglione, guru del senza glutine. Io ho solo cambiato il ripieno, perché ho provato questo pastrami Furlotti, che è un taglio di manzo aromatizzato, affumicato e poi cotto al vapore, assolutamente senza glutine come tutti i prodotti Furlotti. Un salume assolutamente adeguato ai paesi musulmani, dove non si mangia il maiale! 😉

Calzone alla quinoa con pastrami 

 
Ingredienti: 
400 g Mix per pane
100 g farina di quinoa 
380 g acqua
12 g di lievito di birra fresco
10 g sale
15 g olio extra vergine di oliva
12 fette di pastrami Furlotti
100 g mozzarella 
Origano

 

In una terrina sciogliete il lievito nell’acqua tiepida. Incorporate a poco a poco il liquido nelle farine, lavorate con il gancio adatto fino ad ottenere una pagnotta liscia ed omogenea.
Dividete l’impasto in 6 panetti e fate lievitare per circa un’ora (meglio al riparo da spifferi).
Spianate quindi i panetti ricavandone sei dischi, e mettete, su ciascuno, una parte di pastrami e una di mozzarella, e ripiegate i calzoni a metà. Chiudeteli pressando bene i bordi in modo che non si aprano in cottura.
Mettete i calzoni su una teglia foderata con carta da forno, e spennellateli con l’olio. 
Infornate a 250°C per circa 20 minuti.
 
Quinoa calzone with pastrami 
 
400 g GF Bread Mix 
100 g quinoa flour 
380 g water 
12 g fresh yeast 
10 g salt 
15 g extra virgin olive oil 
12 slices of pastrami Furlotti 
100 g mozzarella 
oregano 
 
Dissolve the yeast in lukewarm water. Stir in gradually the liquid in the flour, working with the hook suitable to obtain a loaf smooth and homogeneous. 
 
Divide the dough into 6 rolls and let rise for about an hour. 
 
Flatten the dough balls in order to obtain six circles, put on each some pastrami and mozzarella, and folded the calzoni in half. Fold the side without the toppings over, and seal the edges to form a half circle. Brush with oil. 
 
Place the calzones on a baking sheet lined with parchment paper and cook about 15-20 minutes 
 until golden brown on the outside. Serve hot. 
 
 
Davvero buonissimi, con un sapore particolare, dato dalla farina di quinoa, ma sono stati approvati dall’intera famiglia.
 
Vi ricordo che ci sono ancora pochi giorni per partecipare al mio contest “Per un pugno di mandorle” dove si vincono dei premi meravigliosi. Correte a vedere anche tutte le ricette partecipanti qui.
 
 
 
A presto
Stefania Oliveri